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Archive for the ‘Vini e liquori’ Category

Breganze – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Breganze» in provincia di Vicenza comprende per intero i territori amministrativi dei comuni di: Breganze, Fara Vicentino, Molvena, ed in parte quelli dei comuni di: Bassano del Grappa, Lugo di Vicenza, Marostica, Mason Vicentino, Montecchio Precalcino, Pianezze, Salcedo, Sandrigo, Sarcedo e Zugliano.

La vite nella zona di Breganze, pur presente sia in epoca preistorica sia durante la dominazione romana, trova le prime testimonianze nel 1200 quando, il Podestà di Vicenza decretò il disboscamento a favore della vite a testimonianza dell’importanza di questo prodotto.
Nel 1295 a Bassano, viene redatto un codice vitivinicolo, Codice “Vineale “o “Vignale” o Statuti di Bassano, che è il precursore di quello che oggi potrebbe essere chiamato il “disciplinare di produzione”. Il codice è composto da 345 articoli, molti dei quali riguardano la vendemmia, la vinificazione, la denuncia delle uve e del vino e alcune disposizioni particolari sono riservate al vino bianco che necessita di una autorizzazione per la vendita, per questo sottoposto a controlli molto severi. In questo periodo la vite è generalmente coltivata “bassa” in collina e i vini sono prevalentemente bianchi a elevata gradazione, mentre in pianura la pianta è coltivata “alta”, appoggiata a sostegni vivi o morti e i vini sono rossi.
Nel periodo della Repubblica di Venezia i vini di Breganze ed in particolare il Vespaiolo, entrano nei racconti degli avvenimenti del tempo: il re Carlo V, soggiornando nella zona per incontrarsi con Papa Clemente VII ottiene in regalo un considerevole numero di botti di “vino Bresparolo”.
Nel 1610 Andrea Scotto nel suo “Itinerario”, elogia la produzione vinicola vicentina e cita Breganze “famosa per i vini dolci e saporiti che produce”; nel “Il Roccolo”, una specie di guida enologica della provincia di Vicenza del 1754, descrive il vino di Breganze “… si trastulli con quel grato Vespaiolo Breganzino, che a parer d’uomo Togato è miglior d’ogni altro vino…”. Nello stesso testo cita la versione passita “ … ed è uno dei più eccellenti liquori, è veramente saporitissimo”.
Nel 1855 a Vicenza, in occasione della prima “Mostra dei prodotti Primitivi del Suolo”, viene fatto un catalogo che elenca 120 varietà e uve a bacca rossa e 77 a bacca bianca dove compare anche la vespaiola o bresparola, come chiamata in loco.
Una nuova fase viticola per il Breganze inizia dopo la seconda Guerra Mondiale, dove si incentiva anche la messa a dimora di nuove barbatelle di vespaiolo. La “rivoluzione” ampelografia post bellica ha comportato un aumento qualitativo delle produzioni enologiche, tanto che nel 1969 è stato ottenuto il riconoscimento della DOC “Breganze” per i vini “Breganze Rosso”, “Breganze Cabernet”, “Breganze Pinot Nero”, “Breganze Bianco”, “Breganze Pinot Bianco” e “Breganze Vespaiolo”.
Nelle successive modifiche del disciplinare di produzione del 1995 e nel 2008, vengono implementati fino a 16 i vini a D.O.C. Breganze: soprattutto dal 1995 può fregiarsi della denominazione d’origine controllata “Breganze” la gemma enologica delle pedemontana vicentina, il Torcolato.
Il grande contributo alla fama della denominazione “Breganze” è il risultato sia delle caratteristiche pedoclimatiche dell’areale del Breganze D.O.C., sia delle capacità dei vignaiuoli locali, che hanno saputo esaltare la qualità dei propri vini aprendo loro scenari non solo locali ma internazionali; và citata anche l’associazione Strada del Torcolato e dei Vini di Breganze che, negli anni, hanno affiancato i viticoltori nel rafforzamento dell’immagine dei vini locali non tralasciano la tutela del territorio dal degrado e la valorizzazione del paesaggio, favorendo il turismo eno-gastronomico e rurale.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata «Breganze» con uno dei seguenti riferimenti Tai (da Tocai friulano), Pinot bianco, Pinot grigio, Vespaiolo (da Vespaiola – anche in versione spumante), Chardonnay, Sauvignon, Pinot nero, Marzemino, Merlot, Cabernet Sauvignon e Cabernet (da Cabernet Franc e/o Cabernet Sauvignon e/o Carmenère) devono essere ottenuti da uve provenienti dai corrispondenti vitigni per almeno l’85%.
Possono concorrere, fino a un massimo del 15%, le altre uve di altri vitigni di colore analogo non aromatici, ammessi alla coltivazione per la provincia di Vicenza .
I vigneti delle varietà Cabernet franc e Carmenère devono essere iscritti in elenchi distinti per ciascuna varietà.
Il vino a denominazione di origine controllata «Breganze» bianco è ottenuto dalle uve, dai mosti e dai vini delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti in ambito aziendale, nella seguente composizione:
– Tocai friulano (albo vino Tai) per almeno il 50%;
– altre varietà a bacca bianca congiuntamente o disgiuntamente, non aromatiche, fino a un massimo del 50%.
Il vino a denominazione di origine controllata «Breganze» rosso è ottenuto dalle uve, dai mosti e dai vini delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti in ambito aziendale, nella seguente composizione:
– Merlot per almeno il 50%;
– altre varietà a bacca rossa congiuntamente o disgiuntamente, non aromatiche, fino a un massimo del 50%.
Il vino a denominazione di origine controllata «Breganze» Torcolato è il vino ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti idonei alla produzione dei vini della varietà Vespaiola

I vini a denominazione di origine controllata «Breganze» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Breganze» bianco:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol; 12,00% vol per il superiore;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

«Breganze» rosso:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol; 12,00% vol per il superiore;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

«Breganze» Cabernet:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol; 12,00% vol per il superiore;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

«Breganze» Cabernet Sauvignon:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol; 12,00% vol per il superiore;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

«Breganze» Pinot nero:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol; 12,00% vol per il superiore;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

«Breganze» Marzemino:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol; 12,00% vol per il superiore;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

«Breganze» Merlot:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol; 12,00% vol per il superiore;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

«Breganze» Tai:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol; 12,00% vol per il superiore;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

«Breganze» Pinot Bianco:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol; 12,00% vol per il superiore;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

«Breganze» Pinot Grigio:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol; 12,00% vol per il superiore;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

«Breganze» Vespaiolo:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol; 12,00% vol per il superiore;
acidità totale minima: 6,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

«Breganze» Chardonnay:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol; 12,00% vol per il superiore;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

«Breganze» Sauvignon:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol; 12,00% vol per il superiore;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

«Breganze» Torcolato:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 14,00% vol;
zuccheri riduttori: minimo 35 gr/l;
acidità totale minima: 6,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 25,0 g/l.

«Breganze» Vespaiolo spumante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
acidità totale minima: 6,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l;
zuccheri riduttori: fino a 35,0 g/l.

E’ facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare, con proprio decreto – per i vini di cui al presente disciplinare – i limiti, sopra indicati, per l’acidità totale minima e l’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Breganze» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Breganze» bianco:
colore: giallo paglierino più o meno carico;
odore: vinoso, delicatamente intenso;
sapore: rotondo, fresco, di corpo.

«Breganze» rosso:
colore: rosso rubino vivo, anche intenso, eventualmente tendente al granato con l’invecchiamento;
odore: vinoso, caratteristico, talvolta erbaceo con profumo intenso e persistente;
sapore: armonico, di corpo, asciutto.

«Breganze» Cabernet:
colore: rosso rubino scuro con riflessi granati;
odore: molto intenso, gradevole, caratteristico;
sapore: asciutto, robusto, giustamente tannico.

«Breganze» Cabernet Sauvignon:
colore: rosso rubino intenso, tendente al rosso mattone con l’invecchiamento;
odore: vinoso, caratteristico, più o meno erbaceo con profumo intenso e persistente;
sapore: asciutto, pieno, vellutato.

«Breganze» Pinot nero:
colore: rosso rubino con sfumature color mattone;
odore: profumo delicato;
sapore: asciutto, sapido con retrogusto amarognolo.

«Breganze» Marzemino:
colore: rosso rubino più o meno vivace;
odore: molto intenso, gradevole, caratteristico;
sapore: vinoso, intenso e gradevole.

«Breganze» Merlot:
colore: rosso rubino vivo più o meno intenso; eventualmente tendente al granato con l’invecchiamento;
odore: vinoso, caratteristico;
sapore: armonico, di corpo, asciutto, robusto, giustamente tannico.

«Breganze» Tai:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: delicato e tipico;
sapore: rotondo, fresco, di corpo.

«Breganze» Pinot Bianco:
colore: bianco paglierino chiaro;
odore: profumo delicato, gradevole, caratteristico;
sapore: armonico e vellutato.

«Breganze» Pinot Grigio:
colore: dal paglierino al giallo dorato, talvolta con riflessi ramati;
odore: delicato, gradevole, caratteristico;
sapore: armonico e vellutato.

«Breganze» Vespaiolo:
colore: da paglierino a dorato, piuttosto carico;
odore: profumo intenso di fruttato, caratteristico;
sapore: pieno, fresco.

«Breganze» Chardonnay:
colore: giallo paglierino più o meno carico;
odore: intenso, giustamente aromatico;
sapore: gradevolmente morbido, vellutato, armonico.

«Breganze» Sauvignon:
colore: giallo paglierino;
odore: delicato, più o meno aromatico;
sapore: armonico e gradevole.

«Breganze» Torcolato:
colore: da giallo oro a giallo ambrato carico;
odore: profumo intenso, caratteristico di miele e di uva passita;
sapore: da abboccato a dolce, armonico, vellutato, deciso.

«Breganze» Vespaiolo spumante:
colore: giallo paglierino brillante con spuma persistente;
aroma: gradevole e caratteristico di fruttato;
sapore: pieno, rotondo, fresco, caratteristico.

Le suddette tipologie possono presentare eventuale sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia di vino.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Breganze D.O.C. – per la foto si ringrazia

Valpolicella – D.O.C.

Zona di produzione e storia

1) La zona di produzione della denominazione di origine controllata “Valpolicella” comprende in tutto o in parte i territori dei Comuni di: Marano, Fumane, Negrar, S. Ambrogio, S. Pietro in Cariano, Dolcè, Verona, S. Martino Buon Albergo, Lavagno, Mezzane, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Cazzano di Tramigna, Grezzana, Pescantina, Cerro Veronese, S. Mauro di Saline e Montecchia di Crosara.
2) La zona di produzione delle uve per la produzione dei vini della denominazione di origine controllata “Valpolicella” designabili con la specificazione geografica Valpantena è così delimitata… (omissis).
3) La zona di produzione delle uve per la produzione dei vini della denominazione di origine controllata “Valpolicella” designabili con la menzione Classico comprende i Comuni di Negrar, Marano, Fumane, Sant’Ambrogio, S. Pietro in Cariano.

Le prime coltivazioni della «Vitis vinifera L. », si attribuiscono alla civiltà paleoveneta o a quella etrusco-retica che fiorì tra il VII e il V secolo a.C. e che persistette durante la dominazione romana in Valpolicella, nel «Pagus Arusnatium». Il primo vino che si produceva nella zona, che oggi è la “Valpolicella”, era conosciuto come «retico», perché prodotto nella zona collinare e montana della provincia veronese-romana, chiamata “Retia”. Fra le ipotesi sull’origine del nome “Valpolicella”, sembra che possa derivare dal latino “Polesella” che significa terra dai molti frutti o da “Vallispolis-cellae” cioè valle dalle molte cantine. Molte sono anche le citazioni dell’attività di vinificazione in Valpolicella da parte dei classici greco-romani a testimonianza dell’importanza viticola della zona. Nei secoli successivi la viticoltura in Valpolicella è cresciuta molto e ha iniziato a specializzarsi come attestato dalla prima catalogazione ampelografia del XIX secolo, che ufficializza, tra l’altro, “la corvina” quale cultivar tipica della Valpolicella.
Numerosi sono gli studiosi che dedicarono lezioni e scritti ai vitigni della Valpolicella; nel 1881 Stefano de’ Stefani curò la prima delimitazione delle zone produttive dei vini di Verona in cui erano citati i “Vini della Valpolicella”; tale definizione della zona ed il miglioramento delle tecniche di produzione e di vinificazione nei successivi ottant’anni hanno portato nel 1968 all’approvazione ufficiale del primo Disciplinare di produzione del vino “Valpolicella” con il riconoscimento della DOC (Decreto Presidente della Repubblica 21.08.1968).
Al fine di tutelare l’identità delle diverse tipologie inserite nella denominazione “Valpolicella”, “Valpolicella Ripasso”, “Recioto della Valpolicella”e “Amarone della Valpolicella”, il 24 marzo 2010 sono stati adottati appositi decreti ministeriali con i quali le quattro suddette tipologie, sono state rese autonome.
Attualmente la denominazione “Valpolicella” è presente in numerosi mercati europei ed extraeuropei; grazie alla notorietà della denominazione, il territorio è meta di numerosi turisti italiani e stranieri e nel 2009, è stato nominato migliore regione viticola dell’anno dalla prestigiosa rivista americana Wine Enthusiast.
Giornalisti e scrittori hanno dedicato libri e pubblicazioni alla Valpolicella e ai suoi vini, i quali sono citati ed oggetto di riconoscimento nelle più importanti guide: Buoni Vini d’Italia Touring Club, Vini d’Italia Gambero Rosso, Veronelli, Luca Maroni, Espresso, Wine Enthusiast.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini della denominazione di origine controllata “Valpolicella” devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, in ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
– Corvina Veronese (Cruina o Corvina) dal 45% al 95 %; è tuttavia ammesso in tale ambito la presenza del Corvinone nella misura massima del 50%, in sostituzione di una pari percentuale di Corvina;
– Rondinella dal 5 % al 30 % .
Possono concorrere alla produzione di detti vini, fino ad un massimo del 25% totale le uve provenienti dai vitigni:
– a bacca rossa non aromatici, ammessi alla coltivazione per la provincia di Verona di cui al Registro nazionale delle varietà di viti, nella misura massima del 15%, con un limite massimo del 10% per ogni singolo vitigno utilizzato;
– classificati autoctoni italiani ai sensi della legge n. 82/06, art. 2, a bacca rossa, ammessi alla coltivazione per la Provincia di Verona di cui al Registro nazionale delle varietà di viti.

Il vino a denominazione di origine controllata “Valpolicella”, anche con le specificazioni “classico”, “Valpantena” e “superiore”, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– titolo alcolometrico volumico effettivo minimo: 11,00% vol (con un residuo alcolometrico volumico potenziale massimo di 0,40% vol) e 12,00% vol. per la tipologia “superiore”;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l e 20,0 g/l per la tipologia “superiore”.

E’ facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali di modificare con proprio decreto, i limiti sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Valpolicella» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: rosso tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso con profumo gradevole, delicato, caratteristico, che ricorda talvolta le mandorle amare;
– sapore: vellutato, di corpo, sapido, armonico.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si abbina a carni alla griglia, pollame e pollame nobile al forno o in casseruola, paste al forno con sughi di carne, formaggi stagionati non troppo piccanti. Va servito a una temperatura di 16-18°C.

Fonte: Agraria.org

Valpolicella D.O.C. – per la foto si ringrazia

Vigneti della Serenissima o Serenissima D.O.C.

Zona di produzione e storia

Le uve atte a produrre i vini spumanti “Vigneti della Serenissima” o “Serenissima” devono essere ottenute nelle aree di collina e montagna di spiccata vocazione viticola delle provincie di Belluno, Treviso, Padova, Vicenza e Verona.

Il nome Serenissima Repubblica di Venezia, nota anche solo come Serenissima, storicamente si riferisce ad uno Stato indipendente che VIII secolo al 1797, con capitale la città di Venezia, ha governato i territori veneti e di gran parte dell’attuale Italia nord-orientale, nonché delle coste e delle isole orientali del mare Adriatico fino alla Grecia. Durante questo periodo la produzione di vini bianchi freschi sulle colline venete, pur presente sin dall’epoca romana, ha trovato il suo sviluppo; in quest’epoca infatti gli aristocratici veneziani e i ricchi commercianti della Serenissima avevano fatto costruire ville palladiane e poderi su tutto l’arco collinare veneto, sia a scopo residenziale, sia al fine di produrre alimenti e vino anche da offrire agli illustri amici ospitati nelle ville. Questa viti-vinicoltura, che possiamo definire “aristocratica”, vide impegnate le grandi famiglie veneziane in una gara qualitativa per la produzione dei vini migliori e permise anche ai contadini della zona di acquisire nuove informazioni e nuove tecniche vitivinicole, specializzandosi in particolare nei vini bianchi freschi e frizzanti.
Numerosa bibliografia testimonia che i Vigneti della Serenissima possedevano una qualità che i vini “foresti” (stranieri) spesso non avevano, grazie sia alla predisposizione ambientale alla coltivazione della vite, sia alla corsa al miglioramento della qualità da parte dei nobili, per affermare il loro prestigio anche nella produzione vitivinicola.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini della denominazione di origine controllata “Vigneti della Serenissima” o “Serenissima” devono essere ottenuti dalle uve provenienti da vigneti aventi in ambito aziendale la seguente composizione varietale: Chardonnay e/o Pinot bianco e/o Pinot nero.

I vini a denominazione di origine controllata «Vigneti della Serenissima» o «Serenissima» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Vigneti della Serenissima” o “Serenissima”:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

“Vigneti della Serenissima” o “Serenissima” rosato o rosè:
– titolo alcolometrico volumico minimo: 11,50% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

“Vigneti della Serenissima” o “Serenissima” millesimato:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l.;
– estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l..

“Vigneti della Serenissima” o “Serenissima” riserva:
– titolo alcolometrico volumico minimo: 12,00%vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

E’ facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, modificare con proprio decreto i limiti relativi all’acidità totale e all’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Vigneti della Serenissima» o «Serenissima» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Vigneti della Serenissima” o “Serenissima”:
– spuma: persistente ed elegante;
– colore: paglierino più o meno intenso con eventuali riflessi verdolini o dorati;
– odore: con delicato con leggero sentore di lievito;
– sapore: sapido, fresco, fine, armonico.

“Vigneti della Serenissima” o “Serenissima” rosato o rosè:
– spuma: persistente ed elegante;
– colore: rosato più o meno tenue;
– odore: caratteristico con delicato sentore di lievito, talvolta fruttato;
– sapore: caratteristico, sapido.

“Vigneti della Serenissima” o “Serenissima” millesimato:
– spuma: persistente ed elegante;
– colore: da giallo paglierino con eventuali riflessi verdolini al giallo dorato;
– sapore: fine, complesso caratteristico della rifermentazione in bottiglia.

“Vigneti della Serenissima” o “Serenissima” riserva:
– spuma: persistente ed elegante;
– colore: dal giallo paglierino al giallo carico dorato;
– odore: caratteristico e complesso tipico del lungo affinamento in bottiglia;
– sapore: caratteristico, complesso, armonico.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Ottimo come aperitivo, è ideale nell’accompagnamento a tutto pasto. Temperatura di servzio: 8°C.

Fonte: Agraria.org

Vigneti della Serenissima D.O.C. – per la foto si ringrazia

Arcole – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Arcole» comprende:
– provincia di Verona: l’intero territorio amministrativo dei comuni di: Arcole, Cologna Veneta, Albaredo d’Adige, Zimella, Veronella, Zevio, Belfiore d’Adige, e, parzialmente, il territorio amministrativo dei comuni di Caldiero, San Bonifacio, Soave, Colognola ai Colli, Monteforte, Lavagno, Pressana, Vago e San Martino Buon Albergo;
– provincia di Vicenza: gli interi territori amministrativi dei comuni di Lonigo, Sarego, Alonte, Orgiano, Sossano e Rovereto di Guà.

La Doc Arcole prende il nome da uno dei Comuni che ricadono nell’ambito della Denominazione.
Il Comune di Arcole, infatti, sia per la localizzazione geografica al centro del comprensorio, sia per lo specifico interesse produttivo che per l’importante bagaglio storico legato alle campagne napoleoniche che tanto hanno segnato la vita e la storia di questa zona, è il punto di riferimento di tutto il comprensorio. Uno dei simboli più significativi è il ponte sul torrente Alpone e l’obelisco commemorativo del confronto tra gli eserciti francesi e austriaci tra il 15 e il 17 novembre 1796.
Oggi questo ponte può essere ritenuto il simbolo dell’Arcole Doc perché esprime la tradizione e l’intimo orgoglio di questa terra.
Qui la diffusione della vite ha certamente più di 2000 anni , grazie anche alle due vie di comunicazione che rendevano appetibile l’area alla colonizzazione romana: l’Adige (via fluviale) e la Porcilana (via stradale), ma avrà nel Medioevo nuovo vigore. La possibilità del trasporto del vino proveniente dalle zone attorno ad Arcole, contribuiva ad espandere ovunque la coltura della vite.
Tutta la zona dell’Arcole veniva indicata con il toponimo di Fiumenovo, che si identifica con gran parte della piattaforma alluvionale dove un tempo erano diffusi boschi e sterpaglie insieme a laghetti. Negli inventari delle proprietà e nei singoli documenti di donazione, di affitto e di compravendita, sono immancabili i riferimenti al vino e alla sua produzione sviluppata dalla rete di abbazie quali San Pietro di Villanova e Lepia.
Le viti furono tenute in grande considerazione anche dalla Repubblica di Venezia. Il Colognese, compreso nella zona dell’Arcole, è stato, per la Repubblica Veneziana, una terra prediletta molto legata alla città lagunare, forniva in abbondanza vino, granaglie e canapa, di cui i veneziani non potevano fare a meno.
La DOC Arcole viene riconosciuta nel 2000.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata «Arcole» con uno dei seguenti riferimenti Garganega, Pinot bianco, Pinot grigio, Chardonnay (anche in versione frizzante), Sauvignon, Merlot, Cabernet Sauvignon, Carmenère e Cabernet (da Cabernet franc e/o Cabernet Sauvignon e/o Carmenère) devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti coltivati, in ambito aziendale, con i corrispondenti vitigni per almeno l’85%. Possono concorrere, fino a un massimo del 15%, le uve di altri vitigni di colore analogo, non aromatiche, rispettivamente idonei alla coltivazione per le province di Vicenza e Verona.
I vigneti della varietà Cabernet franc devono essere iscritti in un albo distinto.
Il vino a denominazione di origine controllata «Arcole» bianco (anche nelle versioni passito, frizzante e spumante) è ottenuto dalle uve, dai mosti e dai vini, delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti di un unico ambito aziendale, nella seguente composizione:
Garganega per almeno il 50%, altre varietà a bacca bianca, non aromatiche, congiuntamente o disgiuntamente, elencate al precedente comma 1, fino a un massimo del 50%.
Il vino a denominazione di origine controllata «Arcole» rosso (anche nelle versioni frizzante, novello), «Arcole» rosato (anche nelle versioni frizzante e novello) e «Arcole» nero, è ottenuto dalle uve, dai mosti e dai vini, delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti di un unico ambito aziendale, nella seguente composizione:
Merlot per almeno il 50%, altre varietà a bacca nera, non aromatiche, congiuntamente o disgiuntamente, elencate al precedente comma 1, fino a un massimo del 50%.

I vini a denominazione di origine controllata «Arcole» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Arcole» Pinot Bianco:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol;
acidità totale minima:5 g\l;
estratto non riduttore minimo: 16 g\l.

«Arcole» Chardonnay:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol;
acidità totale minima: 5 g\l;
estratto non riduttore minimo: 16 g\l.

«Arcole» Chardonnay Frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5% vol;
acidità totale minima: 5,5 g\l;
estratto non riduttore minimo: 16 g/l.

«Arcole» Pinot Grigio:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol;
acidità totale minima: 5 g\l;
estratto non riduttore minimo: 16 g/l.

«Arcole» Garganega:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5% vol;
acidità totale minima: 5 g\l;
estratto non riduttore minimo: 16 g\l.

«Arcole» Merlot:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% vol e 12% vol nella versione riserva;
acidità totale minima: 4,5 g\l;
estratto non riduttore minimo: 18 g\l e 22 g\l nella versione riserva.

«Arcole» Cabernet Sauvignon:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% vol e 12% vol nella versione riserva;
acidità totale minima: 4,5 g\l;
estratto non riduttore minimo: 20 g\l e 22 g\l nella versione riserva.

«Arcole» Cabernet:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% vol. e 12% vol nella versione riserva;
acidità totale minima: 4,5 g\l;
estratto non riduttore minimo: 20 g\l e 22 g\l nella versione riserva.

«Arcole» Carmenère:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol e 12,00% vol nella versione riserva;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l e 22,0 g/l nella versione riserva.

«Arcole» Bianco:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,5% vol;
acidità totale minima: 4,5 g\l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

«Arcole» Bianco spumante o Arcole spumante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol;
acidità totale minima: 4,5 g\l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g\l.

«Arcole» Rosso:
acidità totale minima: 4,5 g\l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g\l e 22,0 g/l nella versione riserva.

«Arcole» Rosso Frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo:11,00% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,00 g/l.

«Arcole» Novello:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11 % vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

«Arcole» Sauvignon:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
acidità totale minima: 4,5, g\l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g\l.

«Arcole» Bianco Frizzante o «Arcole» Frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g\l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g\l.

«Arcole» Rosato:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g\l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g\l.

«Arcole» Rosato Frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g\l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g\l.

«Arcole» Bianco Passito o «Arcole» Passito:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 14,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l.

«Arcole» Garganega Vendemmia Tardiva:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

«Arcole» Nero:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13,50% vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 26,0 g/l.

È facoltà del Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali, modificare con proprio decreto i limiti dell’acidità e dell’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Arcole» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Arcole» Pinot Bianco:
colore: giallo paglierino;
odore: fine caratteristico, tendente al fruttato;
sapore: asciutto, talvolta morbido, vellutato, armonico.

«Arcole» Chardonnay:
colore: giallo paglierino;
odore: fine caratteristico, elegante;
sapore: asciutto, talvolta morbido e fine.

«Arcole» Chardonnay Frizzante:
colore: giallo paglierino tendente a volte al verdognolo, brillante;
odore: caratteristico con profumo intenso e delicato;
sapore: di medio corpo, armonico, leggermente amarognolo.

«Arcole» Pinot Grigio:
colore: da giallo paglierino ad ambrato, talvolta con riflessi ramati;
odore: delicato, caratteristico, fruttato;
sapore: asciutto, armonico, caratteristico.

«Arcole» Garganega:
colore: giallo paglierino tendente al verdognolo;
odore: caratteristico con profumo intenso e delicato;
sapore: asciutto, leggermente amarognolo, acidulo.

«Arcole» Merlot:
colore: rosso rubino se giovane, tendente al granato se invecchiato;
odore: piuttosto intenso, caratteristico;
sapore: asciutto, leggermente amarognolo.

«Arcole» Cabernet Sauvignon:
colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
odore: caratteristico, con profumo più intenso se invecchiato;
sapore: asciutto, armonico, austero e vellutato se invecchiato.

«Arcole» Cabernet:
colore: rosso rubino carico, talvolta tendente al granato;
odore: gradevole, con profumo più intenso se invecchiato;
sapore: asciutto, armonico, vellutato se invecchiato.

«Arcole» Carmenère:
colore: rosso rubino carico, talvolta tendente al granato;
odore: gradevole e caratteristico, con profumo più intenso se invecchiato;
sapore: asciutto, armonico, vellutato se invecchiato.

«Arcole» Bianco:
colore: giallo paglierino a volte tendente al verdognolo;
odore: caratteristico con profumo intenso e delicato;
sapore: asciutto, di medio corpo, armonico, leggermente amarognolo.

«Arcole» Bianco spumante o Arcole spumante:
spuma: fine e persistente;
colore: giallo paglierino più o meno intenso,
odore: caratteristico, leggermente fruttato;
sapore: sapido, caratteristico, delicato, nei tipi extra brut, brut, extra dry, dry, abboccato e dolce.

«Arcole» Rosso:
colore: rosso rubino;
odore: intenso e delicato;
sapore: asciutto di medio corpo e armonico.

«Arcole» Rosso Frizzante:
colore: rosso rubino;
odore: intenso e delicato;
sapore: di medio corpo, armonico, secco o abboccato.

«Arcole» Novello:
colore: rosso rubino chiaro;
odore: intenso fruttato caratteristico con sentore di ciliegia;
sapore: asciutto, sapido, leggermente acidulo.

«Arcole» Sauvignon:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: asciutto, pieno, armonico.

«Arcole» Bianco Frizzante o «Arcole» Frizzante:
colore: giallo paglierino tendente talvolta al verdognolo brillante;
odore: caratteristico con profumo intenso e delicato;
sapore: di medio corpo, armonico, leggermente amarognolo, secco, abboccato o dolce.

«Arcole» Rosato:
colore: rosso rubino chiaro, brillante;
odore: caratteristico con profumo intenso e delicato;
sapore: di medio corpo, armonico.

«Arcole» Rosato Frizzante:
odore: caratteristico con profumo intenso e delicato;
colore: rosso rubino chiaro;
sapore: di medio corpo, armonico, secco, abboccato o dolce.

«Arcole» Bianco Passito o «Arcole» Passito:
colore: giallo dorato più o meno intenso;
odore: gradevole, intenso e fruttato;
sapore: amabile, dolce, vellutato, armonico di corpo con eventuale percezione di legno.

«Arcole» Garganega Vendemmia Tardiva:
colore: giallo paglierino intenso con possibili riflessi verdognoli e dorati;
odore: ampio, profondo e intenso;
sapore: rotondo, pieno, intenso a volte con una vena amarognola nel finale, nei prodotti maturati in legno può presentare anche note di vaniglia.

«Arcole» Nero:
colore: rosso intenso con l’invecchiamento tendente al granato;
odore: caratteristico, accentuato, delicato;
sapore: pieno, vellutato, caldo, di buona struttura e persistenza.

I vini a denominazione di origine controllata «Arcole» di cui al presente articolo, possono essere elaborati, secondo pratiche tradizionali, anche in recipienti di legno; in tal caso possono essere caratterizzati da leggero sentore di legno.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più :

Arcole D.O.C. - per la foto si ringrazia

Arcole D.O.C. – per la foto si ringrazia

Bianco di Custoza – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Bianco di Custoza» o «Custoza» comprende in tutto o in parte i territori dei comuni di Sommacampagna, Villafranca di Verona, Valeggio sul Mincio, Peschiera del Garda, Lazise, Castelnuovo del Garda, Pastrengo, Bussolengo e Sona.

I primi cenni di domesticazione della vite nell’attuale zona di produzione della doc Custoza sono documentati dal ritrovamento di vinaccioli di Vitis Silvestris del periodo palafitticolo nella zona di Pacengo e Peschiera. Nella zona, le prime testimonianze della coltivazione della vite risalgono all’epoca romana (nell’area sono stati ritrovati tra l’altro vari reperti riferiti all’uso del vino nei riti religiosi ed alla conservazione e al trasporto del vino), ma è soprattutto a partire dal IX secolo e poi per tutta l’epoca medievale che si rileva un’abbondante documentazione sulla coltivazione della vite nella zona compresa in particolare tra Pastrengo e Sommacampagna.
È nella seconda metà del XIX secolo che la produzione vinicola della zona incomincia ad essere identificata esplicitamente con il nome di Custoza, che fa riferimento ad una frazione del comune di Sommacampagna celebre per due battaglie che vi si combatterono durante le guerre del Risorgimento italiano. Nel 1939 uno studio condotto dalla Stazione Sperimentale di Viticoltura ed Enologia di Conegliano individua e differenzia le migliori zone vinicole della porzione occidentale della provincia di Verona, identificando fra queste l’area di Sona-Custoza.
L’8 febbraio 1971, con l’approvazione di un Decreto presidenziale, si istituì la doc Bianco di Custoza, fra le prime denominazioni di origine di vini bianchi in Italia; nel 2005 venne approvata la nuova menzione semplificata “Custoza”.
Il Consorzio di tutela del Custoza venne istituito nel 1972. La zona di produzione è percorsa dalla Strada del vino Custoza doc, che permette agli appassionati, italiani e stranieri, di conoscere la produzione e le qualità della denominazione, valorizzata dagli abbinamenti con i prodotti tipici del territorio. La qualità del vino Custoza è riconosciuta alle aziende produttrici con l’assegnazione di numerosi premi, tra i quali i “tre bicchieri” a vari vini in diverse edizioni della guida Vini d’Italia del Gambero Rosso.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
Il vino a denominazione di origine controllata «Bianco di Custoza» o «Custoza» deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
– Trebbiano toscano: 10 – 45
– Garganega: 20 – 40
– Trebbianello (biotipo locale del Tocai friulano/Tai): 5 – 30
– Bianca Fernanda (clone locale del Cortese): 0 – 30
– Malvasia, Riesling Italico, Pinot bianco, Chardonnay e Manzoni Bianco da soli o congiuntamente: 0 – 30

I vini a denominazione di origine controllata «Bianco di Custoza» o «Custoza» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Bianco di Custoza» o «Custoza»:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol.;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,5 g/l;
– zuccheri riduttori residui: massimo 7 g/l.

«Bianco di Custoza» o «Custoza» superiore:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50 % vol.;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 20 g/l;
– zuccheri riduttori residui: 7 g/l.

«Bianco di Custoza» o «Custoza» spumante:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% vol.;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 15 g/l.

«Bianco di Custoza» o «Custoza» passito:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15% vol. di cui almeno il 12% vol. effettivo;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 22 g/l.

É in facoltà del Ministro delle politiche agricole e forestali modificare con proprio decreto i limiti sopra indicati dell’acidità totale e dell’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Bianco di Custoza» o «Custoza» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Bianco di Custoza» o «Custoza»:
– colore: giallo paglierino;
– odore: fruttato, profumato, leggermente aromatico;
– sapore: sapido, morbido, delicato, di giusto corpo, piacevolmente amarognolo.

«Bianco di Custoza» o «Custoza» superiore:
– colore: paglierino con tendenza al giallo dorato con l’invecchiamento;
– odore: gradevole, caratteristico lievemente aromatico;
– sapore: morbido, armonico, corposo con eventuale leggera percezione di legno.

«Bianco di Custoza» o «Custoza» spumante:
– spuma: fine persistente;
– colore: paglierino più o meno intenso con eventuali riflessi dorati;
– profumo: fragrante con sentore di fruttato, leggermente aromatico quando spumantizzato, con il metodo Martinotti; fine e composto, caratteristico della fermentazione in bottiglia, quando é spumantizzato con il metodo classico;
– sapore: da brut a dry.

«Bianco di Custoza» o «Custoza» passito:
– colore: giallo dorato;
– odore: intenso e fruttato;
– sapore: amabile o dolce, vellutato, armonico, di corpo leggermente aromatico, con eventuale leggera percezione di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia di vino.

Fonte: Agraria.org

 

Bianco Custoza D.O.C. – per la foto si ringrazia

Bagnoli di Sopra o Bagnoli – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione delle uve per la produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» comprende l’intero territorio dei comuni di: Agna, Arre, Bagnoli di Sopra, Battaglia Terme, Bovolenta, Candiana, Due Carrare, Cartura, Conselve, Monselice, Pernumia, S. Pietro Viminario, Terrassa e Tribano, tutti in provincia di Padova.
La zona di produzione delle uve per la produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» designabili con la menzione “Classico” interessa l’intero territorio del comune di Bagnoli di Sopra.

La coltivazione della vite nel territorio di Bagnoli ha origini romane in quanto l’intero areale faceva parte della “Decima Regio, Venetia et Histria” ed era attraversata da est ad ovest, dalla via “Amnia” costruita nel 131 a.C.
Lo scrittore romano Plinio descrisse la qualità particolare dei vini di queste zone del Padovano imputandola all’associazione della vite al salice: “Mira vitium natura, saporem alienum in se trahendi, qualem et salicum redolent Patavinorum in vindemiae” (Meravigliosa natura delle viti di attrarre a sé un profumo diverso, come le vendemmie profumano dell’odore dei salici nei campi dei Patavini).
Il primo e più antico documento conosciuto che parli dei vini di “Bagnoli” e che leghi il nome dei vini alla zona è l’atto di donazione del marchese del Dominio di Bagnoli al Vescovo di Padova nel 954 d.C.
Una fitta documentazione datata XII° e XIII° secolo riferisce di donazioni di terre vitate in Bagnoli e nei comuni limitrofi e di fitti pagati alla Corte Benedettina di Bagnoli con la decima e con un terzo del vino prodotto.
A testimonianza dell’importanza storica di questi vini, nel XIV° secolo i Benedettini edificarono nell’attuale centro di Bagnoli imponenti cantine che sono tutt’ora funzionali ed hanno ricevuto l’onorificenza di monumento nazionale.
Testi dell’epoca riportano che la necessità di rendere meno duri i giorni estenuanti della guerra contro l’Impero ottomano a Creta , le flotte veneziane si approvvigionarono dalle cantine di Bagnoli di un vino rosso fortificato definito “Vin da Viajo” (Vino da Viaggio): l’eccezionale resistenza alle alte temperature e agli spostamenti via mare lo resero infatti il vino più quotato dell’intera Repubblica durante quel periodo.
Nella seconda metà del 700, Bagnoli acquisterà larga rinomanza per la presenza sia come scrittore che come attore di Carlo Goldoni; ospite di riguardo del conte di Bagnoli Ludovico Widmann, egli s’innamorò dei vini del luogo dedicando al conte alcune commedie.
Alla fine dell’Ottocento i vini di Bagnoli erano considerati tra i migliori vini prodotti nel Padovano, come riportato nel testo “Geografia d’Italia” del 1904: “Assai apprezzati sono pure i vini che si traggono dai vigneti di Bagnoli, secondo taluni i migliori che si facciano nel Padovano”.
La tecnica viti-vinicola della zona si è anticamente nutrita del fondamentale apporto dei monaci benedettini che con il loro irreprensibile modello di coltivazione della vite avevano previsto penali severissime per il mezzadro che “non potasse o spollonasse le vigne”, o non rispettasse l’obbligo di “zappare tutte le viti due volte all’anno”.
Ancor oggi si nota nelle altezze delle impalcature dei vigneti, nella densità di impianto nonché nell’equilibrio delle piante coltivate col “Cassone Padovano”, antica e caratteristica forma di allevamento locale, una ricerca nel bilanciare questi terreni ricchissimi con produttività delle piante.
Anche la cura che si incontra nella gestione delle vigne sembra il “retaggio” del controllo asfissiante che i monaci riservavano agli affittuari dei fondi.
La professionalità dei produttori si distingue per una “maniacale” attenzione nella cura del vigneto, nella disposizione dei filari per favorirne la migliore esposizione alla luce del sole e per aver la minor resistenza ai venti, nella scelta dei cloni da coltivare in base al tipo di terreno, ed ancora, nel ricorso alle tecniche viticole più opportune per esaltare le potenzialità del territorio, nella ricerca del raggiungimento della maturazione ottimale, nella precisione dell’epoca di raccolta. Tutto ciò sembra essere la risposta ad un insegnamento antico che è entrato a far parte del “modus operandi” dei viticoltori di questa denominazione.
Guide enogastronomiche nazionali e internazionali e riviste specializzate del settore riservano sempre maggior spazio ai vini DOC Bagnoli. Anche nei concorsi, siano essi nazionali o internazionali (Concorso internazionale del Vinitaly, Concurs Mondial de Bruxelles, Japan Wine Challenge, India Wine Challenge, Los Angeles County Fair ecc.), i vini della DOC Bagnoli hanno ottenuto e continuano ad ottenere numerosi riconoscimenti.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» con uno dei seguenti riferimenti: Merlot, Cabernet (Cabernet franc, Cabernet sauvignon e Carmenère), Cabernet sauvignon, Cabernet franc, Carmenère, Turchetta, Refosco p.r., Marzemina bianca, Corbina e Cavrara devono essere ottenuti da uve provenienti in ambito aziendale dai corrispondenti vitigni per almeno l’85%. Possono concorrere, fino a un massimo del 15%, le uve di altri vitigni di colore analogo, idonei alla coltivazione per la provincia di Padova.
Il vino a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» rosso è ottenuto da uve delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti di ambito aziendale, per la seguente composizione:
– Merlot: 15% – 60%;
– Cabernet Franc e/o Carmenere e/o Cabernet Sauvignon in misura non inferiore al 25%;
– Raboso Piave e/o Raboso veronese fino al massimo del 15%.
La denominazione «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» rosato è ottenuto dalle uve, delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti di un unico ambito aziendale, nella seguente composizione:
Raboso Piave e/o Raboso veronese in misura non inferiore al 50%;
Merlot fino ad un massimo del 40%.
Possono inoltre concorrere, da sole o congiuntamente, le uve di altri vitigni idonei alla coltivazione nella provincia di Padova, presenti nei vigneti, in ambito aziendale, in misura non
superiore al 10% del totale delle viti.
Il vino a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» bianco è ottenuto dalle uve, delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti di ambito aziendale, nella seguente composizione:
– Chardonnay in misura non inferiore al 30%;
– Tocai friulano e/o Sauvignon in misura non inferiore al 20%;
– Raboso Piave e/o Raboso veronese (vinificate in bianco) in misura non inferiore al 10%.
– altre varietà di colore bianco, idonee alla coltivazione per la provincia di Padova fino a un massimo del 15%.
Il vino a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» spumante è ottenuto dalle uve, delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti in ambito aziendale, nella seguente composizione:
– Raboso Piave in misura non inferiore al 90%.
– altre varietà a bacca rossa, idonee alla coltivazione per la provincia di Padova fino a un massimo del un massimo del 10%.
Il vino a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» Vin da Viajo è ottenuto dalle uve, delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti in ambito aziendale, nella seguente composizione:
– Raboso Piave in misura non inferiore al 90%.
– altre varietà a bacca rossa, da sole o congiuntamente, idonee alla coltivazione per la provincia di Padova fino a un massimo del 10%.

I vini a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

rosso:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00%vol e 12,00% vol nella versione riserva;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 21,0 g/l e 24,0 g/l nella versione riserva.

rosato:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

bianco:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 4,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

Cabernet:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol e 12,00% vol nella versione riserva;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 21,0 g/l e 24,0 g/l nella versione riserva.

Merlot:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol e 12,00% vol nella versione riserva;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 21,0 g/l e 24,0 g/l nella versione riserva.

spumante (bianco):
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol; e 11,50% vol. per la specificazione storico;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

spumante rosato o “rosé”:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol e 11,50% vol per la specificazione storico;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Vin da Viajo:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50%;
– residuo zuccheri riduttori minimo: 45,0 g/l;
– acidità totale minima: 3,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 12,5 g/l e 13,5 g/l nella versione riserva.

Marzemina bianca:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

Cabernet sauvignon:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol e 12,00% vol nella versione riserva;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 21,0 gr/l e 24,0 g/l nella versione riserva.

Cabernet franc:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol e 12,00% vol nella versione riserva
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 21,0 gr/l e 24,0 g/l nella versione riserva.

Turchetta:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 19,0 g/l.

Refosco p.r.:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol e 12,00% vol nella versione riserva;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 21,0 gr/l e 24,0 g/l nella versione riserva.

Corbina:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo:: 19,0 g/l.

Cavrara:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 19,0 g/l.

E’ facoltà del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali modificare con proprio decreto i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

rosso:
– colore: rosso rubino se giovane, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, piuttosto intenso, con profumo gradevole;
– sapore: asciutto, intenso, vellutato ed armonico.

rosato:
– colore: rosato tendente al rubino, vivace;
– odore: leggermente vinoso, con profumo gradevole;
– sapore: asciutto o leggermente amabile, armonico.

bianco:
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: vinoso con gradevole profumo caratteristico;
– sapore: asciutto o amabile, fine, sapido, vellutato.

Cabernet:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico con profumo più intenso se invecchiato;
– sapore: asciutto pieno, talora erbaceo, equilibrato, tannico, di corpo, austero e vellutato se invecchiato.

Merlot:
– colore: rosso rubino vivo se giovane, tendente al granato se invecchiato;
– odore: intenso, fruttato, un po’ erbaceo, caratteristico e con profumo gradevole;
– sapore: asciutto, morbido, giustamente tannico, armonico.

spumante (bianco):
– spuma: fine, persistente;
– colore: paglierino tenue, intenso se “spumantizzato” con “Metodo Classico”, con riflessi addirittura dorati se maturato in bottiglia successivamente la sboccatura;
– odore: caratteristico, fruttato, delicato;
– sapore: asciutto, fresco, armonico, da pas dosè a dry.

spumante rosato o “rosé”:
– spuma: fine e persistente;
– colore: da rosato tenue al rosato rubino intenso, anche tendente al caratteristico “peau d’oignon” (buccia di cipolla) con la permanenza sui lieviti dopo la rifermentazione o la maturazione in bottiglia;
– odore: caratteristico e fruttato;
– sapore: fresco, armonico, gradevole da pas dosè a demi-sec.

Vin da Viajo:
– colore: rosso rubino più o meno intenso, tendente al granato se invecchiato;
– odore: caratteristico, gradevole;
– sapore: da amabile a dolce, vellutato, caratteristico;
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50%.

Marzemina bianca:
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: vinoso con gradevole profumo caratteristico;
– sapore: da asciutto a amabile, fine, sapido, vellutato.

Cabernet sauvignon:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico con profumo più intenso se invecchiato;
– sapore: asciutto, talora erbaceo, equilibrato, di corpo, austero.

Cabernet franc:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico;
– sapore: asciutto pieno, talora erbaceo, equilibrato, di corpo.

Turchetta:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico;
– sapore: asciutto, talora erbaceo, equilibrato, di corpo.

Refosco p.r.:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico con profumo più intenso se invecchiato;
– sapore: asciutto, talora erbaceo, equilibrato, di corpo.

Corbina:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico con profumo più intenso se invecchiato;
– sapore: asciutto, talora erbaceo, equilibrato, di corpo.

Cavrara:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico;
– sapore: asciutto, talora erbaceo, equilibrato, di corpo.

In relazione all’eventuale conservazione in recipienti di legno, il sapore e l’odore dei vini possono avere lieve sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia di vino.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Bagnoli di Sopra o Bagnoli D.O.C. - per la foto si ringrazia

Bagnoli di Sopra o Bagnoli D.O.C. – per la foto si ringrazia

 

Bardolino – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione delle uve atte a produrre i vini a denominazione di origine controllata “Bardolino” comprende in tutto o in parte i territori dei comuni di Bardolino, Garda, Lazise, Affi, Costermano, Cavaion, Torri del Benaco, Caprino, Rivoli Veronese, Pastrengo, Bussolengo, Sona, Sommacampagna, Castelnuovo, Peschiera, Valeggio.

Ritrovamenti archeologici dell’età del bronzo, reperti romani per l’uso del vino nei riti religiosi, raffigurazioni di grappoli nelle chiese medioevali, documenti di compravendite di vigneti, nonché scritti di autori famosi del XV secolo, testimoniano la lunga ed ininterrotta tradizione vitivinicola della zona del Bardolino.
È nel XIX secolo che la produzione vinicola della zona incomincia ad essere identificata esplicitamente con il nome di “Bardolino”, con le prime analisi chimiche effettuate nel 1873. Come testimonia nel 1897 lo scrittore bresciano Giuseppe Solitro, “Tra i più reputati della regione sono quelli di Bardolino, che questo nome corron tutta l’Italia e competono con i migliori della penisola”.
Giovanni Battista Perez, in un testo pubblicato nel 1900, descrive il vino “di tinta rosso-chiara” del distretto di Bardolino, soffermandosi sulle caratteristiche organolettiche della produzione delle varie località di quella che è l’attuale area del Bardolino.
Alcuni autori nei primi anni del 1900 caratterizzavano il Bardolino, come “salatino”, oppure “asciutto e leggero, dotato di una sottile sapidità”, peculiarità che tutt’oggi differenzia il Bardolino da vini simili ottenuti nelle zone limitrofe.
Per quanto riguarda il vino Chiaretto, tipico della zona, la tradizione vuole che la formula per la sua preparazione sia stata elaborata nel 1896 sul lago di Garda dal senatore, avvocato e scrittore veneziano Pompeo Molmenti, che sembra avesse appreso in Francia la tecnica della vinificazione “in bianco” delle uve rosse: Zeffiro Bocci nel 1970 scriveva che “nelle zone viticole veronesi adiacenti al Benaco, si è sempre prodotto un Chiaretto del Garda ben definito”.
Nel 1926 viene costituito il primo “Consorzio di difesa del vino tipico Bardolino”. Studi pedologici degli anni ’30 individuano, nel contesto del territorio della denominazione Bardolino, la zona denominata Classica.
Nel 1937 viene istituito il “Consorzio di difesa per la tutela dei vini pregiati veronesi”, indicando fra le tipologie tutelate il Bardolino. Negli anni ’40 e ’50 bottiglie di vino etichettate come “Bardolino” o “Bardolino Extra” vengono già esportate negli Stati Uniti.
La storia moderna del Bardolino ha ufficialmente origine il 28 maggio 1968, data di approvazione del Decreto presidenziale che istituisce la Denominazione d’origine protetta “Bardolino” e l’anno successivo viene istituito il Consorzio di tutela del vino Bardolino.
Grazie alla sua precisa identità storica e la sua qualità, oggi la denominazione Bardolino è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, dove viene venduto oltre il 60% del prodotto.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata “Bardolino” devono essere ottenuti dalle uve provenienti dai vitigni presenti nei vigneti in ambito aziendale, nella percentuale appresso indicata:
– Corvina veronese (cruina o corvina) 35 – 80% è tuttavia ammesso nella misura massima del 20% la presenza della varietà Corvinone in sostituzione di una pari percentuale di Corvina, Rondinella 10 – 40%;
– Molinara fino ad un massimo del 15%
– possono concorrere inoltre alla produzione di detti vini, anche le uve provenienti dai vitigni a bacca rossa, non aromatici, ammessi alla coltivazione per la provincia di Verona, fino ad un massimo del 20% del totale, con un limite massimo del 10% per ogni singolo vitigno utilizzato.
I vigneti già iscritti agli appositi albi alla data di approvazione del presente disciplinare, sono idonei alla produzione dei vini “Bardolino”.

I vini a denominazione di origine controllata «Bardolino» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Bardolino” e “Bardolino Classico” :
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

“Bardolino Chiaretto” e “Bardolino Classico Chiaretto”:
– titolo alcolometrico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l;
– zuccheri riduttori residui: massimo 9 g/l.

“Bardolino Chiaretto Spumante”:
– sapore: morbido, sapido, leggermente acidulo;
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

“Bardolino Novello” e “Bardolino Classico Novello”:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo:17,0 g/l;
– zuccheri riduttori residui: massimo: 10,0 g/l.

In relazione all’eventuale conservazione in recipienti di legno, ove consentito, il sapore dei vini può rivelare lieve sentore di legno.
È in facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare, con proprio decreto, i limiti sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Bardolino» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Bardolino” e “Bardolino Classico” :
– colore: rosso rubino tendente a volte al cerasuolo che si trasforma in granato con l’invecchiamento;
– odore: caratteristico, vinoso;
– sapore: asciutto, sapido, armonico.

“Bardolino Chiaretto” e “Bardolino Classico Chiaretto”:
– colore: rosa tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: caratteristico, fruttato, delicato;
– sapore: morbido, sapido, armonico.

“Bardolino Chiaretto Spumante”:
– spuma: sottile con grana fine e persistente;
– colore: rosa tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: caratteristico, delicato.

“Bardolino Novello” e “Bardolino Classico Novello”:
– colore: rosso rubino chiaro;
– odore: caratteristico intenso fruttato;
– sapore: asciutto, morbido, sapido, leggermente acidulo fresco, talvolta leggermente vivace.

In relazione all’eventuale conservazione in recipienti di legno, ove consentito, il sapore dei vini può rivelare lieve sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia di vino.

Fonte: Agraria.org

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Badolinio D.O.C. - per la foto si ringrazia

Badolinio D.O.C. – per la foto si ringrazia

Piave Malanotte o Malanotte del Piave – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: area imperniata sul fiume Piave che ricopre quasi tutta la pianura della provincia di Treviso e della parte orientale della provincia di Venezia.
La DOCG «Piave Malanotte» o «Malanotte del Piave» prende il nome da Borgo Malanotte, borgo medievale sito in Tezze di Piave (TV), cuore della produzione di questo vino. La zona di produzione inizia dove il fiume Piave si apre nella pianura trevigiana e confina con la laguna di Venezia.
In questo territorio la presenza della coltura della vite risale al 181 a.C. con la costruzione della via consolare Postumia da parte dei Romani. Dopo le varie invasioni barbariche che hanno portato alla distruzione delle viti, la coltivazione riprende con forza sotto il dominio della Repubblica di Venezia. La vite si espande in tutta l’area e la qualità del prodotto migliora in modo netto grazie alla volontà dei nobili veneziani di gareggiare fra loro per superarsi nella qualità del proprio prodotto.
Negli anni ‘50 i produttori della zona prendono coscienza delle peculiarità del prodotto e delle sue potenzialità e si riuniscono in un consorzio finalizzato alla tutela e alla gestione dei vini di qualità della zona. Nel 1971 il vino “Malanotte” è conosciuto dai consumatori come tipologia Raboso Piave Malanotte all’interno della denominazione DOC Piave, ed è considerato uno dei vini di maggior pregio qualitativo, le cui bottiglie sono state apprezzate per la prima volta all’inizio degli anni ’80.
La forte caratterizzazione di questo vino, costituito anche da una parte di uva appassita, ha incontrato fortemente i gusti dei consumatori tanto da divenire più famoso della denominazione nella quale era inserito come tipologia di vino. Ciò ha indotto la necessità di una maggior tutela nazionale ed internazionale del nome attraverso il riconoscimento di una denominazione geografica propria. Per questi motivi nel 2010 il «Piave Malanotte» o «Malanotte del Piave», ha ottenuto dal Ministero il riconoscimento della Denominazione geografica controllata e garantita per l’omonimo vino.
Una parte delle uve, dal 15% al 30%, viene appassita prima di essere pigiata, e per almeno trentasei mesi questo vino dal sapore austero, sapido e caratteristico, riposerà nelle cantine dei produttori, in parte in botti (almeno dodici mesi) e in parte in bottiglia (almeno quattro mesi), acquistando così alla fine un colore rosso rubino intenso spezzato da riflessi violacei, tendente al granato con l’invecchiamento, e il suo tipico profumo di ciliegia marasca speziata.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Composizione ampelografica:
Raboso Piave per almeno il 70%;
Raboso veronese fino al 30%;
il Raboso Veronese può essere sostituito nella misura massima del 5% da altre varietà a bacca rossa,
congiuntamente o disgiuntamente, tra quelle idonee alla coltivazione per le provincie di Treviso e Venezia
Il vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita «Piave Malanotte» o «Malanotte del Piave» all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol.;
– acidità totale minima: 5,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 26,0 g/l;
– residuo zuccherino massimo: 8,0 g/l.

Immissione al consumo: il vino «Piave Malanotte» o «Malanotte del Piave» non può essere immesso al consumo se non dopo essere stato sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno trentasei mesi di cui almeno dodici in botte e quattro in bottiglia a decorrere dal primo novembre dell’anno della vendemmia.

Caratteristiche organolettiche

Il vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita «Piave Malanotte» o «Malanotte del Piave» all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: rosso rubino intenso con riflessi violacei, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: tipico, di marasca/ciliegia, speziato;
– sapore: austero, sapido, caratteristico.
In relazione all’eventuale conservazione in recipienti di legno, il sapore dei vini può rilevare sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si esprime al meglio in calice ampio e alla temperatura di 20°C. Si accompagna bene a piatti importanti ed impegnativi di carni rosse e cacciagione, e a formaggi stagionati.

Fonte: Agraria.org

Piave Malanotte D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Piave Malanotte D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Soave Superiore – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: territorio collinare di parte dei comuni di Soave, Monteforte d’Alpone, San Martino Buon Albergo, Mezzane di Sotto, Roncà, Montecchia di Crosara, San Giovanni Ilarione, Cazzano di Tramigna, Colognola ai Colli, Caldiero, Illasi e Lavagno in provincia di Verona.
Il Soave Superiore Docg, già riconosciuto come denominazione di origine controllata nel 1968, è un vino di origini molto antiche..
Le ipotesi sull’origine del nome di questo vino sono ammantate di leggenda; una di queste si rifà addirittura a Dante Alighieri, grande amico del signore di Verona, Cangrande della Scala.
Le testimonianze sulla qualità di questo vino, comunque, si susseguono nel corso dei secoli, fino a risalire a Cassiodoro che ne tesseva le lodi raccomandandolo all’imperatore Teodorico.
In tempi più recenti, il Soave è stato uno dei vini più apprezzati dal poeta Gabriele D’Annunzio. E’ la terza Docg del Veneto e la seconda nella zona del Soave dopo il Recioto di Soave.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Garganega per almeno il 70%, e per il rimanente da uve dei vitigni Trebbiano di Soave (nostrano), Pinot Bianco e Chardonnay. In tale ambito del 30%, e fino ad un massimo del 5%, possono altresì concorrere le uve provenienti dai vitigni a bacca bianca non aromatiche autorizzati e raccomandati per la provincia di Verona.
“Soave superiore”
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12% vol.;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto secco netto minimo: 20 g/l;
– zuccheri riduttori residui: max 6 g/l.
“Soave Superiore” riserva:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,5% vol.;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto secco netto minimo: 20 g/l;
– zuccheri riduttori residui: max 6 g/l.
L’uso della specificazione “Classico”, in aggiunta alla denominazione di origine controllata «Soave Superiore» è riservato al prodotto ottenuto da uve raccolte nella zona di origine più antica, indicata all’art. 3, lett. b) del disciplinare.
I vini a denominazione di origine controllata e garantita «Soave Superiore» e «Soave Superiore Classico» devono essere immessi al consumo solo dopo un periodo di affinamento in bottiglia di almeno 3 mesi e comunque non prima del 31 marzo successivo alla vendemmia.
Il vino con la qualificazione “Riserva” deve essere sottoposto ad un periodo di affinamento obbligatorio di almeno 2 anni, di cui almeno 3 mesi in bottiglia, a partire dal 1° novembre dell’annata di produzione delle uve.

Caratteristiche organolettiche

“Soave superiore”:
– colore: giallo paglierino, a volte intenso con possibili riflessi verdi e oro;
– odore: ampio, caratteristico floreale;
– sapore: pieno e delicatamente amarognolo, nei prodotti maturati in legno il sapore può essere più intenso e persistente, anche con note di vaniglia.
“Soave Superiore” riserva:
– colore: giallo paglierino intenso, con possibili riflessi verde e oro;
– odore: ampio, profondo, con note di vaniglia;
– sapore: rotondo, intenso, avvolgente con una vena amarognola nel finale, nei prodotti maturati in legno può presentare anche note di vaniglia.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Un ottimo vino per accompagnare aperitivi, primi piatti, secondi piatti a base di pesce e di carni bianche, il suo sapore si abbina bene con i formaggi. Va servito alla temperatura di 10°C circa, in calici di media capacità a tulipano svasato. E’ un vino che non richiede invecchiamento.

Fonte: Agraria.org

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Soave Superiore  D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

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Recioto di Soave – D.O.C.G.

Zona di produzione: territorio collinare di parte dei comuni di Soave, Monteforte d’Alpone, San Martino Buon Albergo, Mezzane di Sotto, Roncà, Montecchia di Crosara, San Giovanni Ilarione, Cazzano di Tramigna, Colognola ai Colli, Illasi e Lavagno in provincia di Verona. Il Recioto è un vino di antichissima tradizione. L’esistenza nel territorio veronese di un vino bianco dolce, simile all’attuale Recioto di Soave, è testimoniata ancora nel V secolo, nella famosa epistola di Cassiodoro. Il dotto ministro di re Teodorico ricercava oltre l’acinatico «rosso» quello «bianco» (cioè l’attuale Recioto di Soave) per la cui produzione l’uva doveva essere scelta e conservata in fruttai fino all’inverno inoltrato con grappoli appesi.
Recioto è un vocabolo dialettale della gente veronese, deriva da «recia» che è la parte alta del grappolo di Garganega quella più nutrita e meglio esposta all’insolazione.
Poco prima della raccolta vera e propria si opera una selezione dei grappoli migliori che poi vengono posti sui graticci per l’appassimento.
L’uva a riposo viene costantemente seguita e pulita dai quattro ai sei mesi fino al momento della pigiatura. Caratteristica peculiare delle uve messe a riposo è la formazione della muffa nobile, una particolare muffa che dona al vino un’aroma tipico. E’ stato il primo vino del Veneto a fregiarsi dell’ambita DOCG.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Garganega per almeno il 70% e il rimanente da uve di vitigni Trebbiano di Soave (nostrano), Pinot bianco e Chardonnay. In tale ambito del 30% e fino al massimo del 5%, possono altresì concorrere le uve provenienti da vitigni a bacca bianca e non aromatiche autorizzati e raccomandati per la provincia di Verona.
“Recioto di Soave”:
– titolo alc. effettivo minimo: 12% vol (titolo alcolometrico volumico totale minimo: 14%);
– acidità totale minima: 5 g/l;
– estratto secco netto minimo: 28 g/l;
– zuccheri riduttori residui: minimo 70 g/l.
“Recioto di Soave” spumante:
– titolo alc. effettivo minimo: 11,5% vol.;
– acidità totale minima: 5 g/l;
– estratto secco netto minimo: 26 g/l;
– zuccheri riduttori residui: minimo 70 g/l.
La menzione “classico” è riservata al vino a denominazione di origine controllata e garantita “Recioto di Soave”, ad esclusione della versione spumante, ottenuto da uve provenienti dalla zona corrispondente delimitata dall’articolo 3 che è compresa nel territorio del vino a denominazione di origine controllata “Soave classico”.
Per il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Recioto di Soave”, anche nella versione spumante, deve essere obbligatoriamente indicata l’annata di produzione delle uve da cui il vino così qualificato è stato ottenuto; esso non può essere immesso al consumo prima del 1° settembre dell’anno successivo alla vendemmia.

Caratteristiche organolettiche

“Recioto di Soave”:
– colore: giallo dorato;
– odore: intenso e fruttato anche con sfumature di vaniglia; ricorda il miele d’acacia con sfumature floreali;
– sapore: dolce, vellutato rotondo, eventualmente con sfumatura di vaniglia, anche vivace come da tradizione.
“Recioto di Soave” spumante:
– spuma: fine e persistente;
– colore: giallo dorato, più o meno intenso;
– odore: gradevole, intenso e fruttato;
– sapore: abboccato o dolce, vellutato, armonico, di corpo.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Il “Recioto di Soave” si accompagna ottimamente al tradizionale pandoro di Verona ed in particolare a tutta la pasticceria secca. Ottimo anche l’abbinamento con i formaggi tipo Monte Veronese stagionato.
La tipologia “spumante” è ottima per l’abbinamento con la pasticceria secca e con il pandoro.

Fonte: Agraria.org

Recioto di Soave D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Recioto di Soave D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

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