Crea sito

Archive for the ‘Vini e liquori’ Category

Valdichiana Toscana – D.O.C.

Zona di produzione e storia

Le uve destinate alla produzione dei vini della denominazione di origine controllata «Valdichiana toscana» devono essere prodotte nella zona di produzione che comprende in parte il territorio amministrativo dei comuni di Arezzo, Castiglion Fiorentino, Cortona, Foiano, Lucignano, Marciano, Monte San Savino e Civitella in Val di Chiana in provincia di Arezzo e Sinalunga, Torrita di Siena, Chiusi, Montepulciano in provincia di Siena.

La secolare storia del vino Valdichiana toscana dall’epoca etrusca ai giorni nostri è attestata da numerosi documenti bibliografici e reperti archeologici risalenti alla civiltà etrusca. Tra questi ricordiamo il ritrovamento di piani monolitici con scanalature, utilizzati per spremere l’uva mediante il calpestio, che testimonia l’accuratezza delle tecniche enologiche impiegate. Tutto ciò è alla base del fattore umano di esperienze e cultura che nel tempo, in interazione con l’ambiente, ha portato a individuare e sviluppare le pratiche più consone per la produzione enologica di qualità, sia per ottenere vini dal lungo invecchiamento, sia per la produzione di vini più giovani e fruttati.
Al tempo degli Etruschi questa zona era chiamata il “granaio dell’Etruria”, ma le sue colline erano già punteggiate di vigneti. Più tardi Plinio il Vecchio, descriverà la bontà di questi vini: il Talpone (rosso) e l’Ethesiaca (bianco). Una viticoltura che gravitava intorno agli importanti centri di Cortona, Montepulciano e Arezzo e che veniva praticata sulle colline della Valdichiana toscana.
L’importanza della vite in questi territori nel tardo e nel basso medioevo si desume anche dalle numerose disposizioni a protezione delle vigne contenute nello Statuto del Comune di Arezzo del 1327, le quali tra l’altro proibivano la caccia all’interno dei vigneti ed imponevano di tenere i cani legati durante la maturazione dell’uva.
Nel ‘400 i vini locali, bianchi e rossi, vengono citati come pregevoli dal novellista lucchese Sercambi, mentre nel XVI secolo arriva una importante testimonianza da parte di Sante Lancerio, appassionato di vini e bottigliere del Papa Paolo III°: in un documento conservato nella biblioteca civica di Ferrara, assieme ad altri vini viene descritto il Bianco della Valdichiana (toscana) tra i più graditi al Pontefice stesso.
Ampio spazio alla viticoltura locale è stato dedicato dall’aretino Francesco Redi, nel celebre ditirambo “Bacco in Toscana”.
Dopo un periodo di anonimato, dovuto anche all’impaludamento della valle, con il successivo risanamento Lorenese si torna a parlare di vino della Valdichiana (toscana), anche se il rilancio della viticoltura si può fare risalire alla fine dell’800, quando i francesi della Borgogna e della Champagne, a causa dell’invasione fillosserica verificatasi in quei comprensori, arrivarono fino a questa zona per acquistare il vino bianco per la spumantizzazione.
Alla fine del XIX secolo è sentita l’esigenza di istruire le maestranze per la gestione dei vigneti e delle cantine: nel 1882 viene istituita una Scuola pratica di Agricoltura e tuttora nel Comune di Cortona è attivo un rinomato Istituto Tecnico Agrario.
In quest’epoca iniziò ad affermarsi anche il concetto di superiorità tecnico-economica della coltura specializzata rispetto a quella promiscua, la cui diffusione era stata favorita dall’avvento della conduzione mezzadrile.
La riscoperta definitiva dei vini locali avviene ai primi del ‘900 quando vengono definite le caratteristiche chimiche ed organolettiche del Bianco Vergine. Una autorevole citazione si trova nel manuale del De Astis che nel 1935 cita questo vino come molto richiesto, anche per la preparazione di vermouth e spumanti.
Per iniziativa di alcuni produttori, il 9 dicembre 1965 fu costituito il Consorzio con lo scopo di tutelare e promuovere l’immagine dei vini della Valdichiana toscana. Nel 1972 è stata ufficialmente riconosciuta la DOC “Valdichiana”, dapprima solo per la tipologia di vino “bianco vergine”, con l’estensione della DOC nel 1989 alle tipologie frizzante, secco e amabile, e spumante, e successivamente, nel 1999, per ulteriori tipologie di vino sia da uve a bacca bianca (chardonnay e grechetto) che da uve a bacca rossa (rosso, rosato, sangiovese), e per il Vin Santo La necessità di introdurre le tipologie “Rosso”, “Sangiovese” e “Rosato ” era giustificata dalla tradizione che nella zona aveva visto sempre produrre vini da pasto rossi tranquilli molto apprezzati e richiesti dal mercato.
Sulla base di tali tradizioni produttive e dell’esperienza accumulata dall’entrata in vigore del disciplinare, e tenendo conto delle modificate esigenze commerciali, il Consorzio dei produttori ritenne quindi utile proporre l’introduzione della tipologia “Rosso”, “Rosato” e “Vin Santo”.
Con tale modifica fu variato, , il nome della DOC da “Bianco Vergine Valdichiana” a “Valdichiana”, con la possibilità di aggiungervi il nome della tipologia del vino e cioè: “Bianco” o “Bianco Vergine”, “Grechetto”, “Chardonnay”, “Frizzante”, “Spumante”, “Rosso”, “Sangiovese”,”Rosato” e “Vin Santo”.
Come in altri comprensori toscani, anche nella Valdichiana il “Vin Santo”, era da sempre ritenuta una produzione caratteristica e di elevato pregio enologico, anche se prodotta in limitati quantitativi; il Consorzio ritenne quindi opportuno proporre l’inserimento anche del Vin Santo tra le tipologie di vini della DOC Valdichiana prevedendo anche la menzione riserva.
Nel 2011, per maggior chiarezza nei confronti dei consumatori, è stata variata la denominazione da “Valdichiana” a “Valdichiana toscana”.
La Valdichiana è infatti un’area geografica a cavallo di due Regioni, la Toscana, con le province di Arezzo e Siena, e l’Umbria con le province di Perugia e Terni; da un punto di vista orografico la Valdichiana è compresa, fra le conche intermontane appenniniche situate “tra le due dorsali Monte Acuto – Monte Morello –Monte Giovi- Pratomagno – Alpe di Poti –Alta S. Egidio e Monte Albano – Monti del Chianti”. Appartiene alla conca chianina anche il bacino del Trasimeno, che raggiunge in questa porzione la sua larghezza massima, circa 40 chilometri. Il limite meridionale della Valdichiana arriva fino ad Orvieto.
Con il termine “Valdichiana” si intende pertanto da un punto di vista geografico una zona ben più ampia della zona di produzione della DOC Valdichiana, che è compresa nei soli comuni toscani.
L’aggiunta al nome Valdichiana dell’aggettivo “toscana” consente senza equivoci, l’esatta percezione da parte dei consumatori che i vini prodotti e tutelati dalla DOC Valdichiana provengono da quella parte di Valdichiana situata geograficamente nella regione Toscana, consentendo quindi, sul piano dell’immagine e della promozione di rafforzare il legame, forte, vitale, unico ed essenziale, con il suo territorio naturale.

Fonte: Agraria.org

Valdichiana D.O.C. – per la foto si ringrazia

Val d’Arno di Sopra D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione dei vini a denominazione di origine controllata “Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” ricade nella provincia di Arezzo e comprende i terreni vocati alla viticoltura dell’intero territorio dei comuni di Cavriglia, Montevarchi, Bucine, Pergine Valdarno, Civitella in Val di Chiana, Pian di Scò, Castelfranco di Sopra, Terranuova Bracciolini, Loro Ciuffenna, San Giovanni Valdarno, Castiglion Fibocchi e Laterina.
La sottozona “Pietraviva” comprende l’intero territorio dei comuni di Cavriglia, Montevarchi, Bucine, San Giovanni Valdarno, Pergine Valdarno e Civitella in Val di Chiana, mentre la sottozona “Pratomagno” comprende l’intero territorio dei comuni di Pian di Scò, Castelfranco di Sopra, Terranuova Bracciolini, Loro Ciuffenna, Castiglion Fibocchi e Laterina.

Numerose sono le fonti che attestano come la coltivazione della vite e la produzione vinicola fossero pratiche diffuse in quest’area fin da tempi remoti. Già verso il 390/370 a.C. nell’Etruria Meridionale e Centrale le popolazioni etrusche erano capaci di realizzare un processo arcaico di vinificazione delle uve.
La produzione vinicola nell’area compresa tra Arezzo e Firenze è attestata nel I secolo d.C. da Plinio il Vecchio: nel XIV libro della sua Naturalis Historia, dedicato alla viticoltura italica, le aree circostanti Arezzo vengono indicate chiaramente come tra le migliori per la produzione viticola dell’epoca e si fa riferimento alle numerose varietà di uve di qualità ivi coltivate.
Non stupisce quindi che già allora la Regio VII Augustea, ossia l’Etruria, venisse ricordata principalmente per i vini che nascevano nell’interno (zona del Valdarno di Sopra in testa.
Oltre a Plinio il Vecchio numerosi autori fanno riferimento alla produzione vinicola dell’Etruria (pur in assenza di indicazioni specifiche sul Valdarno Superiore): Diodoro Siculo la cita come “Una terra che dà molti frutti, per la cura stessa che [gli abitanti] mettono nel coltivarla“; Galeno cita i suoi vini come “leggeri, buoni e da bere giovani”.
Durante il Medioevo i vigneti erano posti prevalentemente non in aperta campagna ma ai margini dei villaggi o accanto ai monasteri: trattandosi di una coltivazione altamente specializzata si rendevano necessarie cure costanti e controlli assidui contro il rischio di furti e devastazioni.
Riferimenti collegabili alla DOC Val d’Arno di Sopra sono reperibili nel Catasto Fiorentino del 1427, che non si limita a citazioni tecnico-catastali e geografiche ma presenta anche valutazioni di merito sulla qualità del prodotto ottenuto nelle diverse zone, sulle diverse qualità di vitigno e vino e sulle varie quotazioni che potevano avere gli stessi, stilando di fatto una graduatoria di merito e prezzo dei vini dell’epoca.
Nelle trasformazioni agricole avvenute nel periodo del XVI – XVIII secolo si verifica un primo passaggio a vigneti specializzati o chiusi e si sviluppa una viticoltura più scientifica e imprenditoriale.
L’incremento delle coltivazioni è una conseguenza anche della grande domanda di alcuni rinomati vini toscani ed in particolare della zona del Valdarno e della Valdambra.
Dopo il periodo buio dell’oidio, in Toscana vi fu una fase di grande sviluppo ad opera di alcuni produttori con la sperimentazione di diversi e nuovi vitigni esteri. Sull’onda dei loro risultati iniziò un periodo di rinnovamento del comparto viticolo ed enologico con la nascita di diversi gruppi industriali del vino e Fattorie che imbottigliavano per portare a termine una commercializzazione mirata.
A fine Ottocento la viticoltura aretina aveva raggiunto nuovamente ottimi livelli produttivi e gran parte dei vini bianchi toscani di qualità era prodotta in Valdarno e nella Valdambra.
Dopo la Prima Guerra Mondiale nell’area del Valdarno di Sopra vi fu un altro periodo di breve rilancio vitivinicolo prima della Seconda Guerra Mondiale, con la realizzazione di nuovi vigneti ed in particolare di stabilimenti enologici ancor oggi esistenti che rimangono un interessante esempio di archeologia delle prime industrie enologiche.
Negli ultimi 25 anni, per merito di alcuni produttori pionieri, anche in provincia di Arezzo ed in particolare nella zona del Valdarno e della Valdambra si sono potuti raggiungere livelli qualitativi molto elevati, anche per merito, così come dopo la distruzione a causa dell’oidio, dell’introduzione di materiale viticolo clonale oltre a nuove varietà che sono state affiancate ai vitigni locali.
L’incidenza dei fattori umani è in particolare riferita alla puntuale definizione dei seguenti aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del vigente disciplinare di produzione:
– base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino in questione, sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica interessata: Chardonnay, Sauvignon, Malvasia e Trebbiano per i vini bianchi; Sangiovese, Merlot, Cabernet sauvignon, Cabernet franc per i vini rossi.
– le forme di allevamento: i sesti d’impianto e i sistemi di potatura che, anche per i nuovi impianti, sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti, sia per agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della chioma, permettendo di ottenere un’adeguata superficie fogliare ben esposta e di contenere le produzioni di vino entro i limiti fissati dal disciplinare.
– le pratiche relative all’elaborazione dei vini, che sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione in rosso e bianco dei vini tranquilli, adeguatamente differenziati per la tipologia di base e le tipologie riserva, riferite quest’ultime a vini più strutturati, la cui elaborazione comporta determinati periodi di invecchiamento ed affinamento. Per le tipologie Vendemmia Tardiva, le uve devono aver subito un appassimento sulla pianta per raggiungere l’idonea gradazione alcolica mentre la tipologia Passito devono essere ottenuta da uve appositamente scelte, fatte appassire sulla pianta o in locali idonei e successivamente fermentate ed invecchiate come vuole la vecchia tradizione.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini della denominazione di origine controllata “Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
– “Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Bianco, “Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” bianco Spumante di qualità:
Chardonnay dal 40 all’80%, Malvasia bianca lunga da 0 a 30%, Trebbiano Toscano da 0 a 20%.
Possono concorrere alla produzione di detto vino altri vitigni a bacca bianca, fino ad un massimo del 30%, idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana.
– “Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Rosso, Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” rosato, “Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” rosato Spumante di qualità:
Merlot dal 40 all’80%, Cabernet Sauvignon da 0 a 35%, Syrah da 0 a 35%.
Possono concorrere alla produzione di detto vino altri vitigni a bacca nera, fino ad un massimo del 30%, idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana.
– “Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Passito:
Malvasia Bianca Lunga dal 40 all’80%, Chardonnay da 0 a 30%.
Possono concorrere alla produzione di detto vino altri vitigni a bacca bianca, fino ad un massimo del 30%, idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana.
– I vini “Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” con le seguenti specificazioni:
Chardonnay
Sauvignon
Cabernet Sauvignon
Cabernet Franc
Merlot
Sangiovese
Syrah
devono essere ottenuti, in ambito aziendale, per almeno l’85% da uno dei sopracitati vitigni.
Possono concorrere alla produzione di detti vini anche le uve di altri vitigni a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Toscana, fino ad un massimo del 15%.

I vini a denominazione di origine controllata «Valdarno di Sopra» o «Val d’Arno di Sopra» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” bianco:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” bianco spumante di qualità:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” rosato:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” rosato spumante di qualità:
sapore: da extra brut a demi-sec, armonico, delicato;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” rosso:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo 21,0 g/l.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Chardonnay:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Sauvignon:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Cabernet sauvignon:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 21,0 g/l.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Cabernet franc:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 21,0 g/l.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Merlot:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 21,0 g/l.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Sangiovese:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 21,0 g/l.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Syrah:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 21,0 g/l.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” passito:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 16,00% vol;
acidità totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

È facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare con proprio decreto i limiti minimi sopra menzionati per l’acidità totale e per l’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Valdarno di Sopra» o «Val d’Arno di Sopra» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” bianco:
colore: giallo paglierino;
odore: fine, delicato;
sapore: secco, armonico.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” bianco spumante di qualità:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: fine, delicato;
spuma: fine e persistente
sapore: da extra brut a demi-sec, fruttato, armonico, piacevole.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” rosato:
colore: da rosato tenue a rosato intenso;
odore: fine, delicato, fruttato;
sapore: secco, armonico, delicato.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” rosato spumante di qualità:
colore: da rosato tenue a rosato intenso;
odore: fine, delicato, fruttato;
spuma : fine e persistente;
sapore: da extra brut a demi-sec, armonico, delicato.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” rosso:
colore: rosso rubino più o meno intenso;
odore: fine, fruttato;
sapore: secco, pieno, armonico.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Chardonnay:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: fine, intenso, fruttato e floreale;
sapore: secco, armonico.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Sauvignon:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: fine, delicato;
sapore: secco, armonico.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Cabernet sauvignon:
colore: rosso rubino intenso;
odore: intenso, caratteristico, complesso;
sapore: secco, armonico.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Cabernet franc:
colore: rosso rubino intenso;
odore: intenso, caratteristico, complesso, erbaceo;
sapore: secco, caratteristico, armonico.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Merlot:
colore: rosso rubino intenso;
odore: intenso, fruttato, complesso;
sapore: secco, pieno, armonico.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Sangiovese:
colore: rosso rubino, tendente al granato con l’invecchiamento;
odore: floreale e fruttato, caratteristico;
sapore: secco, armonico.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” Syrah:
colore: rosso rubino, tendente al granato con l’invecchiamento;
odore: profumi di piccoli frutti rossi e spezie;
sapore: secco, armonico.

“Val d’Arno di Sopra” o “Valdarno di Sopra” passito:
colore: da giallo paglierino intenso al giallo ambrato;
odore: delicato, caratteristico, intenso, etereo;
sapore: dolce, vellutato, armonico.

In relazione all’eventuale conservazione in recipienti di legno, ove consentita, il sapore dei vini può rivelare lieve sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia di vino.

Fonte: Agraria.org

Val d’Arno di Sopra D.O.C. – per la foto si ringrazia

Vin Santo di Montepulciano – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione delle uve ricade nel territorio amministrativo del comune di Montepulciano, in provincia di Siena, limitatamente alla zona idonea a fornire produzioni che rispondono ai requisiti del disciplinare di produzione.

Le radici della viticoltura e dell’enologia sono parte integrante del territorio, della cultura, della storia, dell’economia e delle tradizioni locali di Montepulciano.
Il vino prodotto in questo comprensorio riveste storicamente una connotazione nobiliare ed aristocratica, con le produzioni destinate non all’autoconsumo ma al commercio, come testimoniano tanti atti di vendita registrati dal 789 in poi.
Con un documento del 1350 furono stabilite le prime clausole per il commercio e l’esportazione del vino di Montepulciano e nel corso dei secoli la viticoltura ha poi mantenuto il ruolo di coltura principale del territorio.
Nella “Statistica Agraria della Val Di Chiana” di Giuseppe Giulj (1830), nel capitolo relativo a “Delle specie di vino scelto e dei modi di fabbricarlo”, è riportato che: “a cinque specie si possono ridurre i vini scelti, che si fabbricano in una certa quantità nella valle, e sono quelli neri, il Vino Nobile di Monte Pulciano, e l’aleatico; fra quelli bianchi vi si contano il Moscadello, il vermut ed il Vin Santo”. L’Autore prosegue elencando i vitigni, le caratteristiche delle uve e del sistema di fermentazione e condizionamento.
A giustificazione dell’importanza assegnata alla produzione enologica locale, è da citare la storica presenza delle cantine nel sottosuolo dei palazzi signorili della città di Montepulciano, cantine in parte tuttora utilizzate per l’invecchiamento del vino Il Vin Santo di Montepulciano ha ottenuto la Denominazione di origine controllata solo con D.M. 21 ottobre 1996, ma la sua produzione è ben documentata e storicamente presente nelle aziende locali.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
La denominazione di origine controllata “Vin Santo di Montepulciano” e le sue specificazioni “riserva” e “occhio di pernice” sono riservate ai vini ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione varietale:
– “Vin Santo di Montepulciano” ,”Vin Santo di Montepulciano” riserva:
Malvasia bianca, Grechetto bianco (localmente detto Pulcinculo), Trebbiano toscano, da soli o congiuntamente minimo 70%.
Possono concorrere altri vitigni complementari a bacca bianca per un massimo del 30% idonei alla coltivazione nella Regione Toscana. Sono esclusi i vitigni aromatici.
– “Vin Santo di Montepulciano” Occhio di pernice:
Sangiovese (denominato a Montepulciano Prugnolo Gentile) minimo 50%; altri vitigni idonei alla coltivazione nella Regione Toscana da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 50%.

I vini a denominazione di origine controllata “Vin Santo di Montepulciano” all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Vin Santo di Montepulciano”:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 17,00% vol di cui almeno 2,00% vol da svolgere;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
acidità volatile: massimo 40 milliequivalenti per litro.

“Vin Santo di Montepulciano” riserva:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 20,00% vol di cui minimo 3,50 % vol da svolgere;
estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
acidità volatile: massimo 40 milliequivalenti per litro.

“Vin Santo di Montepulciano” Occhio di pernice:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 21,00% vol. di cui minimo 4,00% vol da svolgere;
estratto non riduttore minimo: 25,0 g/l;
acidità totale minimo: 4,5 g/l;
acidità volatile: massimo 40 milliequivalenti per litro.

Il Vin Santo di Montepulciano DOC, in tutte le tipologie, dovrà avere un titolo di alcol svolto minimo 12,00% vol.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata “Vin Santo di Montepulciano” all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Vin Santo di Montepulciano”:
colore: dal giallo dorato all’ambrato intenso;
odore: profumo intenso etereo caratteristico di frutta matura;
sapore: ampio e vellutato, con intensa rotondità.

“Vin Santo di Montepulciano” riserva:
colore: dal giallo dorato all’ambrato più o meno intenso in relazione alla sua concentrazione zuccherina;
odore: profumo intenso etereo caratteristico di frutta matura;
sapore: ampio e vellutato, con intensa rotondità.

“Vin Santo di Montepulciano” Occhio di pernice:
colore: tra ambrato e topazio con ampia unghia rossiccia che si fa marrone con l’età e consistenza in relazione alla sua concentrazione zuccherina;
odore: profumo intenso, ricco, complesso, di frutta matura e altre sfumature;
sapore: fine, persistente, con retrogusto dolce.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Adatto ad abbinamenti con torte secche e crostate. Temperatura di servizio 10° – 12°C.

Fonte: Agraria.org

Vin Santo di Montepulciano D.O.C. – per la foto si ringrazia

Bolgheri – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La viticoltura nel territorio di Castagneto Carducci ha origini antiche; essa risale al tempo degli Etruschi, quando la zona, meta di importanti rotte commerciali degli antichi Greci, vide l’introduzione di nuovi vitigni e di nuove tecniche di vinificazione, nate dall’incontro delle due culture.
La coltivazione della vite suscitò grande interesse anche nei Romani ed inoltre, al periodo medievale risalgono importanti testimonianze di monaci e domini ecclesiastici.
Negli anni a seguire vennero predisposti nuovi impianti sopratutto nelle zone di Bolgheri ed in quelle di San Guido, Belvedere, Segalari, Grattamacco, Lamentano, Sant’Agata, Il Castellaccio, Casavecchia e Felciano, aumentando così la produzione enologica dei vini della zona.
La grande rivoluzione delle zone in questione fu attuata dal marchese Mario Incisa della Rocchetta, che intuì la grande vocazione del territorio ad ospitare gli illustri vitigni francesi Cabernet e Merlot.
Nel 1942 piantò nella tenuta di San Guido a Bolgheri, la prima vigna di appena 2000 metri quadrati con del solo Cabernet, che avrebbe dato origine al mitico Sassicaia.
Oltre al nuovo vitigno introdusse innovazioni colturali come il sesto di impianto molto stretto e basso, una potatura severa, così da ottenere poca uva e l’utilizzo di barrique.
La prima commercializzazione dei vini ottenuti da questo nuovo impianto risale al 1968, data storica per la viticoltura italiana, quando vennero imbottigliate 3000 esemplari di un vino considerato entusiasmante.
Nel 1978 arriva la prima vittoria internazionale, quando il Sassicaia ’72 sbaraglia i migliori 32 Cabernet francesi in una degustazione a Londra.
Il valore inestimabile del Sassicaia venne riconosciuto dal suo legislatore solo nel 1983, dopo averlo per anni classificato come un semplice vino da tavola.
Nello stesso anno si ottiene così il riconoscimento della DOC Bolgheri e DOC Bolgheri Sassicaia.

Territorio – Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Le uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Bolgheri» devono essere prodotte nell’ambito del territorio amministrativo del comune di Castagneto Carducci in provincia di Livorno ad esclusione dei territori ubicati ad ovest della vecchia strada statale Aurelia.
La denominazione di origine controllata «Bolgheri» con il riferimento alla sottozona «Sassicaia» è riservata al vino proveniente dalla omonima sottozona.

Le operazioni di vinificazione, di affinamento, di imbottigliamento e di invecchiamento dei vini devono essere effettuate nell’ intero territorio amministrativo del comune di Castagneto Carducci.

La denominazione di origine controllata «Bolgheri» bianco è riservata al vino ottenuto dalle uve provenienti dai vigne aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Vermentino: da 0 al 70 %;
Sauvignon: da 0 a 40 %;
Trebbiano toscano: da 0 a 40 %.
Possono concorrere altri vitigni con uve a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la Regione Toscana, presenti nei vigneti da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 30%.

La denominazione di origine controllata «Bolgheri» Vermentino è riservata al vino provenienti dalle uve del vitigno Vermentino per almeno l’85%.
Possono concorrere altri vitigni con uve a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la Regione Toscana, presenti nei vigneti da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 15%.

La denominazione di origine controllata «Bolgheri» Sauvignon è riservata al vino proveniente dalle uve del vitigno Sauvignon per almeno l’85 %.
Possono concorrere altri vitigni con uve a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la Regione Toscana, presenti nei vigneti da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 15%.

La denominazione di origine controllata «Bolgheri» rosso, rosso superiore e rosato è riservata ai vini ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti aventi nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Cabernet Sauvignon: da 0 al 100%;
Merlot: da 0 al 100%;
Cabernet Franc: da 0 al 100%;
Syrah: da 0 al 50%;
Sangiovese: da 0 al 50%.
Possono concorrere altri vitigni con uve a bacca rossa, idonei alla coltivazione per la Regione Toscana, presenti nei vigneti da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 30%.

La denominazione di origine controllata “Bolgheri Sassicaia” è riservata al vino ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti della corrispondente sottozona e aventi, nell’ ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Cabernet Sauvignon: almeno l’ 80%;
Possono concorrere altri vitigni con uve a bacca rossa, idonei alla coltivazione per la Regione Toscana, presenti nei vigneti da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 20%.

I vini a denominazione di origine controllata «Bolgheri» all’ atto di immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Bolgheri» bianco:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

«Bolgheri» Vermentino:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

«Bolgheri» Sauvignon:
titolo alcolometrico volumico totale minimo 10,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

«Bolgheri» rosato:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50%;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

«Bolgheri» rosso:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50%;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.

«Bolgheri» rosso superiore e «Bolgheri» con menzione Vigna:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l;
Anni di invecchiamento: minimo 2.

“Bolgheri Sassicaia”:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 25,0 g/l;
Anni di invecchiamento: minimo 2 anni, di cui almeno 18 mesi in botti di rovere con capacità massima di 225 litri.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Bolgheri» all’ atto di immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Bolgheri» bianco:
colore: giallo paglierino;
odore: fine, delicato;
sapore: secco, armonico, sapido;

«Bolgheri» Vermentino:
colore: giallo paglierino;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: secco, armonico, morbido;

«Bolgheri» Sauvignon:
colore: giallo paglierino;
odore: delicato, caratteristico, leggermente aromatico;
sapore: asciutto, armonico;

«Bolgheri» rosato:
colore: rosato;
odore: vinoso di profumo delicato;
sapore: asciutto, armonico;

«Bolgheri» rosso:
colore: da rosso rubino a granato;
odore: intensamente vinoso;
sapore: asciutto, armonico;

«Bolgheri» rosso superiore e «Bolgheri» con menzione Vigna:
colore: rosso rubino intenso o granato;
odore: vinoso, ricco ed elegante
sapore: asciutto, pieno, robusto e armonico con buona elegante struttura;

“Bolgheri Sassicaia”:
colore: rosso rubino intenso o granato;
odore: vinoso,ricco ed elegante;
sapore: asciutto, pieno, robusto e armonico, con buona elegante struttura;

Abbinamenti e temperatura di servizio

“Bolgheri Bianco”: da minestre leggere e piatti di pesce. Temperatura di servizio: 8-12 °C;
“Bolgheri Sauvignon”: da antipasti e piatti di pesce. Temperatura di servizio: 8-12°C;
“Bolgheri Vermentino”: da piatti a base di pesce. Temperatura di servizio: 8-12 °C;
“Bolgheri Rosato”: da minestre e primi piatti leggeri. Temperatura di servizio: 10-12 °C;
“Bolgheri Rosso”: da salumi, formaggi, crostini alla toscana e piatti non troppo forti. Temperatura di servizio: 16-18 °C;
“Bolgheri Rosso Superiore”: da carni rosse, formaggi stagionati e cacciagione. Temperatura di servizio 18-20°C;
“Bolgheri Sassicaia”: da carni rosse, cacciagione e formaggi stagionati. Temperatura di servizio 18-20°C.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Bolgheri D.O.C. – per la foto si ringrazia

Bianco dell’Empolese – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La denominazione di origine controllata “Bianco dell’Empolese” è riservata ai vini delle seguenti tipologie:
– Bianco
– Vin Santo

La presenza della viticoltura nell’area dell’Empolese risulta essere precedente all’epoca romana. Nel registro dei proventi del Comune di Fucecchio del 1352, ben il 28,6% delle entrate comunali provenivano dalla vendita dei loro vini. Nel corso dei secoli la viticoltura ha mantenuto il ruolo di coltura principale del suddetto territorio, così nel 1969 fu costituito l’Ente di tutela dei vini tipici di Empoli e della Val d’Elsa.
La DOC “Bianco dell’Empolese” venne riconosciuta tramite Decreto il 18 aprile 1989.

Le uve destinate alla produzione del vino “Bianco dell’Empolese” debbono provenire dalla zona di produzione che comprende in provincia di Firenze tutto il territorio amministrativo dei comuni di Empoli, Cerreto Guidi, Fucecchio, Vinci, Capraia e Limite, Montelupo Fiorentino.
Le operazioni di vinificazione, invecchiamento e di imbottigliamento debbono essere effettuate all’interno dei medesimi territori comunali della zona di produzione.

La produzione del Vin Santo deve prevedere le seguenti pratiche enologiche:
le uve devono essere selezionate, per garantire la migliore qualità, per essere successivamente sottoposte ad appassimento naturale. L’appassimento deve avvenire in locali idonei a garantire il miglior appassimento, che deve essere protratto fino a raggiungere un contenuto zuccherino non inferiore al 28% .
La conservazione e l’invecchiamento del vino deve avvenire in appositi locali (vinsantaie) ed in recipienti di legno (caratelli) di capacità non superiore a 5 ettolitri.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Composizione ampelografica
I vini della presente DOC devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:

– Bianco:
Trebbiano Toscano minimo 60% ; possono concorrere alla produzione di detto vino, per un massimo del 40 %, le uve dei vitigni a bacca bianca, da soli o congiuntamente, idonei alla coltivazione nella Regione Toscana iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino;

– Vin Santo:
Trebbiano Toscano minimo 60% ; possono concorrere alla produzione di detto vino, per un massimo del 40 %, le uve dei vitigni a bacca bianca, da soli o congiuntamente, ad esclusione del Moscato Bianco, idonei alla coltivazione nella Regione Toscana iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino.

I seguenti vini devono presentare, all’atto dell’immissione al consumo, le seguenti caratteristiche:

– Bianco:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00 % vol;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l;

– Vinsanto:
titolo alcolometrico volumico totale minimo:
per il tipo secco: 17,00% vol di cui almeno 16,00% vol svolto ed un massimo di un 1,00% vol da svolgere;
per il tipo amabile: 17,00 % vol di cui almeno 14,00% vol svolto ed un minimo del 3,0% vol da svolgere;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 21,0 g/l.

Caratteristiche organolettiche

– Bianco:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: delicato, fine e caratteristico;
sapore: secco, armonico, fresco, delicato;

– Vinsanto:
colore: dal dorato all’ambrato più o meno intenso;
odore: intenso, etereo, caratteristico;
sapore: secco o amabile, armonico, morbido, con caratteristico retrogusto.

Abbinamenti e temperatura di servizio

– Bianco dell’empolese: da piatti a base di pesce, temperatura di servizio 8-10°C;
– Vin Santo dell’Empolese: da dessert, temperatura di servizio 14°C.

Fonte: Agraria.org

Trebbiano Toscano – per la foto si ringrazia

Ansonica Costa dell’Argentario – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La coltivazione della vite, in quest’area, risale a tempi antichi, come testimoniano alcuni reperti etruschi e romani, rinvenuti presso Marsiliana. Tra questi suscitano particolare interesse reperti di vasellame e pithoi, recipienti destinati alla raccolta del vino ottenuto da operazioni di pigiatura e torchiatura. La presenza dei suddetti reperti, rivela che il luogo in questione era destinato alla vinificazione delle uve provenienti probabilmente dalle aree più interne.
La successiva dominazione romana portò miglioramenti nelle tecniche di vinificazione, che rimasero tali fino al medioevo, quando venne riconosciuta la necessità di utilizzare ampi territori per la coltivazione della vite.
I vini dell’isola del Giglio e della costa maremmana furono valorizzati dalla Repubblica marinara di Pisa che li commercializzò sopratutto allo Stato della Chiesa e alla Repubblica di Genova.
La tradizione vitivinicola di queste zone, rimase inalterata durante i secoli, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Vide inoltre nel corso degli anni, la diffusione di nuove cultivar nei territori collinari, ma la grande espansione commerciale del settore portò discreti problemi di organizzazione della distribuzione dei vini, a causa anche delle caratteristiche poco omogenee dei prodotti. Questi problemi furono risolti dalla Cantina Sociale di Capalbio, che vinificando le uve provenienti dai territori limitrofi presentò sul mercato un vino più uniforme, più standardizzato, ma migliorato nella qualità.
Fu così che il riconoscimento DOC per questo vino venne attribuito col decreto ministeriale 28 aprile 1995 per il vino «Ansonica Costa dell’Argentario».

La zona di produzione del vino è ubicata nella parte collinare, pedecollinare e insulare dell’area sud della provincia di Grosseto e comprende in parte i comuni di Manciano, Orbetello e Capalbio e l’intero territorio dei comuni di Isola del Giglio e Monte Argentario in provincia di Grosseto.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Il vino a Denominazione di Origine Controllata «Ansonica Costa dell’Argentario» deve essere ottenuto da uve provenienti da vigneti aventi nell’ambito aziendale la seguente composizione ampelografica:
– Ansonica B.: minimo 85%.
Possono concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve a bacca bianca provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana, iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino.

Il vino a Denominazione di Origine Controllata «Ansonica Costa dell’Argentario», alla vendita, devono presentare le seguenti caratteristiche:
– Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
– Acidità totale minima: 4,50 g/l;
– Estratto non riduttore minimo: 15,00 g/l.

Caratteristiche organolettiche

Il vino a Denominazione di Origine Controllata «Ansonica Costa dell’Argentario», alla vendita, devono presentare le seguenti caratteristiche:
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: caratteristico, leggermente fruttato;
– sapore: asciutto, morbido, vivace e armonico.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si accompagna a piatti a base di pesce, molluschi e crostacei, triglie alla livornese, panzanella. Temperatura di servizio 8-10°C.

Fonte: Agraria.org

Ansonica Costa dell'Argentario D.O.C. - per la foto si ringrazia

Ansonica Costa dell’Argentario D.O.C. – per la foto si ringrazia

Vernaccia di San Gimignano – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: tutto il territorio del comune di San Gimignano (Siena).
Tra i vini toscani, la Vernaccia è quello con le origini storiche più incerte.
Probabilmente la Vernaccia prende il nome dal latino “vernaculum” che significa “del posto”, “nativo”. Questo spiegherebbe la molteplicità di uve che in Italia vanno sotto questo nome.
Marchio Lucidi, poeta seicentesco, scrive che il nome Vernaccia deriverebbe da Verno, freddo, gelido. Altri scrittori del XIV e XV secolo farebbero derivare il nome da una corruzione del nome Vernazza, uno dei paesi della Cinque Terre. Si evidenzia, quindi, chiaramente, in ultima analisi, la tesi secondo la quale con il nome Vernaccia, ci si riferisce a vitigni locali autoctoni.
La Vernaccia era quindi legata come nome ad una varietà di vini e di zone di produzione che il passar dei secoli ha selezionato.
Attualmente in Italia si producono tre vini DOC di Vernaccia: la Vernaccia di Oristano, in Sardegna, la Vernaccia di Serrapetrona nelle Marche, vino rosso, e la Vernaccia di San Gimignano (D.O.C.G.).
Introdotto dalla Grecia nel XIII secolo, di questo vitigno si trovano tracce certe sin dal 1276 in quanto lo troviamo citato negli Ordinamenti di gabelle del Comune di San Gimignano.
Decantata dal Redi nei suoi scritti, la Vernaccia di San Gimignano venne divulgata da Lorenzo il Magnifico che mise a dimora nei suoi possedimenti.
Sante Lancerio, bottigliere del Papa Paolo III Farnese, ne trascrive le qualità organolettiche riscontrate nelle degustazioni durante i suoi viaggi gastronomici. La Vernaccia di San Gimignano è stato il primo vino ad essere insignito della DOC (il 3/3/1966 – G.U. 6/5/1966).

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Vernaccia di San Gimignano. Possono concorrere altri vitigni a bacca bianca non aromatici raccomandati o autorizzati per la provincia di Siena fino ad un massimo del 10%.
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11%.
Zuccheri: residuo massimo 4 g/l.
Acidità totale minima: 5 g/l.
Estratto secco netto minimo: 15 g/l.
Invecchiamento: si consiglia di consumarlo entro i due anni.
Qualifiche: Riserva, con grado alcolometrico minimo di 11,5, un anno di invecchiamento e quattro mesi di affinamento in bottiglia obbligatori.

Caratteristiche organolettiche

Colore: giallo paglierino tenue, tendente al dorato con l’invecchiamento.
Odore: fine, penetrante, caratteristico, fruttato e floreale.
Sapore: asciutto, fresco, di buon corpo, di buona persistenza, armonico, con caratteristico retrogusto amarognolo (mandorla amara).

Abbinamenti e temperatura di servizio

Ottimo l’abbinamento con piatti a base di pesce, primi piatti con salse bianche, fritture varie, uova e carni bianche. Può essere servito anche come aperitivo e con gli antipasti in genere. Temperatura di degustazione piuttosto fredda, 8° – 10°C.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Vernaccia di San Gimignano D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Vernaccia di San Gimignano D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

Suvereto – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La storia della viticoltura a Suvereto si può assimilare a quella della Val di Cornia, e come questa parte da molto lontano, e si intreccia con la storia degli Etruschi, dei Romani, per poi passare dal basso ed alto medio evo ed arrivare ai giorni nostri. L’impero Romano sviluppò la coltivazione della vite e l’uso del vino in modo razionale ed esteso. Nel XIV secolo la famiglia Della Gherardesca, proprietari feudali da Cecina fino a Follonica, dette un ulteriore impulso alla diffusione dell’attività vitivinicola a Suvereto. Un incremento più consistente ed esteso delle attività viticole ed enologiche si ebbe a partire dal XVII secolo, con la nascita dell’Accademia dei Georgofili e con lo spezzettamento del latifondo a causa della eredità e dei fallimenti economici dei proprietari, che dettero impulso ad una impostazione agricola diversa dal passato. Intorno al 1830 si ebbero le prime bonifiche , ed esse portarono nuovi spazi agricoli ed anche nuovi vigneti e nuove cantine. Emanuele Repetti nel suo dizionario del 1843 scrive a proposito dei terreni bonificati “ …pianure e campi tramezzati di vignetie oliveti. Ora colui che attraversasse il piano di Campiglia e le pendici del suo poggio stupirebbe in vedere l’uno e l’altre coperte di vigne, di oliveti…vedrebbe vaste campagne adorne di vigneti disposti a filari, poggianti alle canne (anche se) alcune moderne piantagioni sono all’uso fiorentino…” Agli inizi si pigiava l’uva nel vigneto per poi portare il mosto in fattoria o nella proprietà, nelle quali c’era la grande cantina. In seguito si fecero piccole cantine poderali. Il consumo del vino continuò ad avere i suoi canali : la maggior parte venduto in botti, ed il resto per autoconsumo dei proprietari. Le prime testimonianze di un certo valore culturale – enoico l’abbiamo nel 1886 con la partecipazione di cinque produttori di Suvereto all’Esposizione Mondiale di Roma; nel 1907 alcuni produttori sono ad un concorso enologico sui vini di Toscana.
Con il dopoguerra i produttori di Suvereto avviano un graduale percorso di valorizzazione e promozione delle produzioni vitivinicole, e con un progressivo lavoro di qualificazione dei vini, nel 1989 viene riconosciuta la DOC “Val di Cornia” e nel 2000 la sottozona “Suvereto”.
La DOCG Suvereto nasce dalla preesistente sottozona della DOC Val di Cornia. Essa interessa i vigneti che si trovano all’interno del territorio amministrativo dell’omonimo comune.
Tre tipologie di vini: un blend di Cabernet Sauvignon e Merlot e tre monovitigni (Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese).
A partire dalla vendemmia 2011 è possibile destinare le uve raccolte alla produzione dei vini che si possono avvalere della DOCG Suvereto in etichetta.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica:
Suvereto:
Cabernet Sauvignon e Merlot: da soli o congiuntamente, fino al 100%.
Possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, fino a un massimo del 15%, le uve a bacca rossa, non aromatiche, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana.
Suvereto Sangiovese:
Sangiovese: minimo 85%.
Possono concorrere alla produzione di detti vini da sole o congiuntamente, fino a un massimo del 15%, le uve a bacca rossa, non aromatiche, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana.
Suvereto Merlot:
Merlot : minimo 85%
Possono concorrere alla produzione di detti vini da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 15% le uve a bacca rossa, non aromatiche, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana.
Suvereto Cabernet Sauvignon:
Cabernet Sauvignon: minimo 85%
Possono concorrere alla produzione di detti vini da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 15% le uve a bacca rossa, non aromatiche, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana.

All’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Suvereto:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol. (13,00% vol. la riserva);
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 25 g/l.
Suvereto Sangiovese:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol. (13,00% vol. la riserva);
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 25 g/l.
Suvereto Merlot:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol. (13,00% vol. la riserva);
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore: 25 g/l.
Suvereto Cabernet Sauvignon:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol. (13,00% vol. la riserva);
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore: 25 g/l.
I vini a denominazione di origine controllata e garantita Suvereto , Suvereto Sangiovese, Suvereto Merlot, e Suvereto Cabernet Sauvignon, che provengano da uve la cui resa ad ettaro è pari ad 8 tonnellate e con un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 13,00%, sottoposti ad un periodo di invecchiamento non inferiore a 24 mesi di cui almeno 18 in contenitori di rovere, possono ottenere la qualifica «riserva».
Il periodo di invecchiamento decorre dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata e garantita Suvereto, Suvereto Sangiovese, Suvereto Merlot e Suvereto Cabernet Sauvignon all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Suvereto:
colore: rosso rubino, anche intenso, brillante, tendente al granato;
odore: vinoso, delicato;
sapore: asciutto, vellutato, armonico, di buon corpo, con eventuale sentore di legno.
Suvereto Sangiovese:
colore: rosso rubino intenso o granato, brillante, tendente al granato;
odore: delicato, fine, caratteristico;
sapore: asciutto, vellutato, armonico, di corpo, con eventuale sentore di legno.
Suvereto Merlot:
colore: rosso rubino intenso o granato;
odore: delicato e caratteristico;
sapore : asciutto, armonico, di corpo.
Suvereto Cabernet Sauvignon:
colore: rosso rubino intenso o granato;
odore: delicato e caratteristico, elegante;
sapore: asciutto ed armonico, di corpo.

Fonte: Agraria.org

Suvereto D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Suvereto D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Val di Cornia – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La DOCG Val di Cornia interessa i vigneti che sorgono nelle aree più adatte alla viticoltura dei comuni di Suvereto, Campiglia, San Vincenzo, Piombino e Sassetta (tutti in Provincia di Livorno) ed il vino contraddistinto con questa denominazione è a base Sangiovese (minimo 40%) con eventuale apporto di Cabernet Sauvignon e/o Merlot fino al 60%. A partire dalla vendemmia 2011 è possibile destinare le uve raccolte alla produzione dei vini che si possono avvalere della DOCG Val di Cornia in etichetta.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

I vini a denominazione di origine controllata e garantita “Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia” devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Sangiovese: minimo il 40%
Cabernet Sauvignon e Merlot: da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 60%.
Possono concorrere alla produzione di detti vini le uve a bacca nera, da sole o congiuntamente, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana, fino ad un massimo del 20% ad esclusione del vitigno Aleatico.
All’atto dell’immissione l consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
“Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia”:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol. (13,00% vol. la «riserva»);
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 25 g/l.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata e garantita “Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia”all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
“Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia”:
– colore: rosso rubino di buona intensità, brillante, tendente al granato;
– odore: vinoso, delicato;
– sapore: asciutto, vellutato, armonico, di buon corpo, con eventuale sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Vino da abbinare a selvaggina e cacciagione, arrosti ed altri piatti impegnativi. Va servito a una temperatura di 18°-20°C.

Fonte: Agraria.org

Vigneto Val di Cornia D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Vigneto Val di Cornia D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Morellino di Scansano – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: la fascia collinare della provincia di Grosseto tra i fiumi Ombrone e Albegna, che include l’intero territorio amministrativo del comune di Scansano e parte dei territori comunali di Manciano, Magliano in Toscana, Grosseto, Campagnatico, Semproniano e Roccalbegna, nella provincia di Grosseto.
La “storia” del Morellino è legata a quella delle colline nell’entroterra della Maremma che si prestano da sempre alla coltivazione della vite. La tutela dell’ambiente risale alla civiltà degli Etruschi e arriva ai giorni nostri con tradizioni forti e intatte. Con una piovosità costante e concentrata soprattutto nel periodo autunno-primaverile, con le colline che lasciano filtrare il tepore delle brezze marine accompagnate dal sole all’interno delle valli comprese tra l’Ombrone e l’Albegna, le condizioni per la maturazione delle uve sono le migliori.
L’antica origine del vino di Scansano è comprovata da documenti storici del XII secolo, che lo citano per “eccelsa bontà”. Nel 1812, erano prodotti nella zona di Scansano, ben 5.540 hl di vino di cui una parte classificata di “qualità superiore”.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Le uve di Sangiovese costituiscono “l’anima” del Morellino: il Disciplinare di produzione ne prevede una presenza minima dell’85% delle uve utilizzate, mentre il restante 15% deve essere scelto in vitigni “raccomandati” per questa zona, come il Ciliegiolo, il Canaiolo, il Malvasia.
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol., per la tipologia Riserva 13,00% vol.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Morellino di Scansano», se destinato alla tipologia “Riserva”, deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento non inferiore ad anni due, di cui almeno uno in botte di legno.
Il periodo di invecchiamento decorre dal 1° gennaio successivo all’annata di produzione delle uve.

Caratteristiche organolettiche

Il vino Morellino di Scansano presenta un colore rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento; all’olfatto deve essere intenso, fine, fresco, fruttato con sentori di frutti rossi, marasca, molto spesso prugna, etereo, può presentare sentore di legno; al gusto è secco, caldo, leggermente tannico, morbido con l’invecchiamento.
– Limpidezza: brillante;
– Odore: profumato, etereo, intenso, gradevole, fine;
– Sapore: asciutto, caldo, leggermente tannico;
– Acidita’ totale minima: 4,50 g/l;
– Estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l, per la tipologia Riserva 26,0 g/l.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Va degustato a 18°C, stappando la bottiglia un’ora prima. Bicchiere consigliato: ampio e capiente.
Abbinamento: arrosti di carni rosse, cacciagione e selvaggina.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Morellino di Scansano D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Morellino di Scansano D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

aaa

Morellino di Scansano D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

Search
Categories