Crea sito

Archive for the ‘Prodotti agricoli e derivati’ Category

Melanzanata di Sant’Oronzo – P.A.T.

Ha un gusto semplice e antico la Melanzanata di Sant’Oronzo, piatto tipico che si porta a tavola alla vigilia della festa in onore del patrono di Lecce. È una variante della classica parmigiana di melanzane con diverse varianti nella preparazione e negli ingredienti.

Le fette di melanzane, pressate e sgocciolate, si passano nell’uovo sbattuto e poi nella farina e si friggono in abbondante olio di oliva extravergine. Ben dorate, si dispongono a strati in una teglia, cospargendo con sugo di pomodoro fresco al basilico, pecorino grattugiato e facoltativamente, capperi sott’aceto; si termina con sugo di pomodoro e formaggio e si pone a cuocere in forno molto caldo.

Fonte: viaggiareinpuglia.it

Melanzanata di Sant’Oronzo P.A.T. – per la foto si ringrazia

Troccoli – P.A.T.

I troccolisono un particolare formato di pasta, realizzato con un antico strumento da cucina: il troccolaturo. Questo prodotto tipico pugliese prende il nome proprio da questo strumento. Conosciamolo meglio con un identikit.

ORIGINI
I troccoli sono un formato di pasta molto antico e devono il loro nome allo strumento speciale utilizzato per tagliarli: il troccolaturo. È una sorta di mattarello munito di lame circolari impiegato per lavorare la pasta fatta in casa. L’esistenza di questo strumento sarebbe stata già documentata dalle celebri tavole di Bartolomeo Scappi con il termine ferro da maccaroni. Inizialmente era di ferro, pesante da utilizzare, ma più preciso nel taglio dell’impasto. Successivamente si è trasformato nell’oggetto di legno conosciuto oggi, meno tagliente, ma certamente più economico. I primi mattarelli venivano realizzati con un legno molto dure per facilitare il taglio. Oggi, invece, il legno utilizzato è più neutro e tenero, come quello di faggio per esempio. In Puglia questo strumento si chiama “torcolo” o “troccolo” dal latino “torculum”.

PRODUZIONE

La produzione dei troccoli avviene principalmente in Puglia, in provincia di Foggia, ma anche in Lazio, Abruzzo e Basilicata. Si preparano setacciando la farina, impastandola con l’acqua ed eventualmente anche con gli albumi delle uova. Il composto si lavora fino a quando l’impasto non risulta liscio e sodo, poi si lascia riposare. Successivamente se ne stacca un pezzo, si riduce a un cilindro lungo 13-15 cm e lo si schiaccia con il palmo della mano. Infine si procede passando l’apposito mattarello di legno.

CARATTERISTICHE
I troccoli pugliesi sono dei tagliolini di pasta fresca rustici e spessi. Il loro impasto è a base di semola di grano duro, farina di grano di tipo 00, acqua e qualche volta anche albumi d’uovo.

UTILIZZO IN CUCINA
Ai troccoli si possono abbinare dei sughi robusti a base di carne, ma sono molto buoni anche con quelli a base di pesce. Dalla ricetta dei troccoli al pesto di rucola con capperi e grana padano a quella che li condisce con fiori di zucca e pistilli di zafferano, questa pasta sta benissimo con tutto ed è semplice e veloce da cucinare.

IL PIATTO

Un condimento tipico pugliese per i troccoli è il ragù del macellaio. Questo sugo è così chiamato, perché un tempo era proprio il macellaio a disporne e si prepara con avanzi e alcune varietà di carne tra cui non devono mancare l’agnello e il maiale.

Fonte: saporie.com

Troccoli P.A.T. – per la foto si ringrazia

Patata Novella di Galatina – D.O.P.

Zona di produzione e storia

Riconoscimento denominazione: Reg: 23/09/2016

La Patata Novella di Galatina DOP è un tubero della specie Solanum tuberosum, della varietà Sieglinde, una pregiata produzione orticola che ha trovato nella caratteristica “terra rossa” del Salento un ambiente congeniale al suo sviluppo.
La zona di produzione della Patata Novella di Galatina DOP è costituita dal territorio amministrativo dei Comuni di Acquarica del Capo, Alliste, Casarano, Castrignano del Capo, Galatina, Galatone, Gallipoli, Matino, Melissano, Morciano Di Leuca, Nardò, Parabita, Patù, Presicce, Racale, Salve, Sannicola, Taviano, Ugento, in provincia di Lecce, nella regione Puglia.

L’introduzione nel Salento della Patata Novella di Galatina DOP risale al secondo dopoguerra. La presenza storica nel territorio di questa coltura è testimoniata dall’attribuzione del nome Galatina, identificativo di un luogo geografico ben definito, al quale sono tradizionalmente legate la reputazione del prodotto e le qualità organolettiche specifiche che gli sono riconosciute.

Metodo di produzione

L’anticipazione di un raccolto che normalmente è da considerarsi primaverile – autunnale è dovuta alle caratteristiche di tipo genetico, agrotecnico e alle particolari condizioni agro-pedologiche e climatiche dell’areale di produzione. I terreni che ospitano la coltura sono caratterizzati dalle sinopie, ovvero le “terre rosse”, di natura sabbiosa e molto ricche in fosforo, ferro e potassio e povere in azoto totale presenti lungo tutta la fascia che accompagna la costa ionica. Le proprietà di queste particolari terre rosse sono influenzate dalle condizioni climatiche in cui si sono formate, come l’andamento delle temperature nelle diverse stagioni e la durata del periodo di illuminazione giornaliera. La Patata Novella di Galatina DOP trova in questo particolare ambiente e in un preciso periodo di coltivazione le migliori condizioni di sviluppo che consentono alla specie di ritardare o impedire la fioritura, a vantaggio di una migliore e più precoce produzione di tuberi. Anche le caratteristiche pedo-agronomiche dei terreni determinano una specifica influenza sulla precocità, permettendo al tubero di svilupparsi regolarmente e di conservare la forma mentre la buccia matura, mantenendo un aspetto liscio e lucido, dal color ruggine o cioccolato. La raccolta della Patata Novella di Galatina DOP avviene nel periodo compreso fra la prima decade di marzo e il 30 giugno di ogni anno. Una volta raccolti, i tuberi non possono essere sottoposti a lavaggio e non possono essere conservati per più di 30 giorni.

Caratteristiche

La Patata Novella di Galatina DOP è caratterizzata dalla buccia di colore giallo intenso, facile allo sfaldamento ma priva di screpolature, che per la presenza di residui terrosi derivanti dalla coltivazione nelle terre rosse può assumere un colore ruggine cioccolato. La polpa è soda e di colore giallognolo. La forma è allungata o ovale, di media grandezza.

Gastronomia

La Patata Novella di Galatina DOP si conserva in luoghi freschi e asciutti, meglio in assenza di luce. Infiniti gli utilizzi in cucina del prodotto, che è ideale preparato a fette, per arricchire le insalate, ma è un ottimo contorno sia lessata, che fritta o arrostita. Nel Salento viene anche utilizzata per condire la pasta, in una preparazione tipica regionale molto gustosa, la pasta patate e cozze.

Disciplinare di produzione – Patata Novella di Galatina DOP

Articolo 1. 
DENOMINAZIONE
La Denominazione di Origine Protetta “Patata novella di Galatina” è riservata esclusivamente ai tuberi che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO
La Denominazione di Origine Protetta “Patata novella di Galatina” designa esclusivamente i tuberi della specie Solanum tuberosum, var. Sieglinde, ottenuti nell’area delimitata al successivo art. 3.
Le caratteristiche del prodotto all’atto dell’immissione al consumo sono le seguenti:

FISICHE
– epidermide (corteccia o buccia), di colore giallo intenso, brillante; anche per la presenza di residui terrosi derivanti dalla coltivazione nelle terre rosse, assume un colore ruggine “cioccolato”.
– forma lungo – ovale, di media grandezza;
– buccia non completamente differenziata, facile allo sfaldamento, priva di screpolature;
– tuberi interi, non germinati, di forma regolare ed esenti da malformazioni, da sapori ed odori anomali;
– tuberi asciutti, privi di “inverdimento”, spaccature, ammaccature, rosure, macchie ed alterazioni patologiche;

CHIMICHE
– basso contenuto in amido (massimo 17%) e sostanza secca (massimo 21%);

Articolo 3.
ZONA DI PRODUZIONE
L’area di produzione della Denominazione di Origine Protetta “Patata novella di Galatina” è costituita dal territorio amministrativo dei seguenti Comuni in Provincia di Lecce: Acquarica del Capo, Alliste, Casarano, Castrignano del Capo, Galatina, Galatone, Gallipoli, Matino, Melissano, Morciano Di Leuca, Nardò, Parabita, Patù, Presicce, Racale, Salve, Sannicola, Taviano, Ugento.

Articolo 4.
PROVA DELL’ORIGINE
Ogni fase del processo produttivo deve essere monitorata documentando per ognuna gli input e gli output. In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dall’Organismo di controllo, dei produttori, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei condizionatori, nonché attraverso la dichiarazione tempestiva alla struttura di controllo delle quantità prodotte, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte dell’Organismo di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
METODO DI OTTENIMENTO
Le condizioni tecniche di coltura dei terreni destinati alla produzione della “Patata novella di Galatina” devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire al prodotto le specifiche caratteristiche di qualità, così come individuate all’art. 2.

A tal fine si individuano le seguenti tecniche colturali:

AVVICENDAMENTO COLTURALE. E’ obbligatorio l’avvicendamento colturale, da eseguire attraverso la rotazione biennale con frumento, leguminose da granella (fava, pisello) o con piante orticole (zucchino, finocchio). E’ comunque vietato l’impiego delle altre solanacee (peperone, pomodoro, melanzana), sia in rotazione con la patata, che come colture intercalari.

PREPARAZIONE DEL TERRENO. Entro il periodo che va dal primo di agosto e fino al 30 settembre si effettua una lavorazione del terreno in profondità, alla quale segue, poco prima dell’impianto, un’accurata fresatura.

L’IMPIANTO deve essere effettuato nel periodo compreso fra il 20 Novembre fino a tutto Febbraio. E’ obbligatorio l’utilizzo di tuberi seme certificati; è obbligo del produttore conservare i cartellini che accompagnano le partite dei tuberi seme impiegati. I tuberi seme, oltre che certificati, devono essere privi di lesioni e/o ammaccature e di germogli lunghi e filati.
I tuberi possono essere piantati interi o tagliati; è ammesso anche l’impiego di tuberi pre germogliati. I tuberi seme vengono posti ad una distanza sulla fila pari a 20 – 30 cm e fra le file ad una distanza compresa fra 60 e 80 cm.

IL PIANO DI FERTILIZZAZIONE terrà conto delle caratteristiche fisiche dei terreni e della loro dotazione in elementi nutritivi; di seguito si riportano gli importi massimi consentiti per i principali macroelementi:

AZOTO (N): Gli apporti massimi consentiti in azoto (N), in relazione alla dotazione del terreno sono pari a 170 Kg/ha; Non è ammesso in pre-semina un apporto di azoto superiore a 60 Kg/ha; il resto della concimazione azotata deve essere frazionato in due interventi: subito dopo l’emergenza e ad inizio tuberificazione.

FOSFORO (P2O5): Gli apporti massimi consentiti in fosforo (P2O5), in relazione alla dotazione del terreno sono pari a 130 Kg/ha;

POTASSIO (K2O): Gli apporti massimi consentiti in potassio (K2O), in relazione alla dotazione del terreno sono pari a 200 Kg/ha.

Non sono consentite distribuzioni di fosforo e potassio in copertura, limitandone la distribuzione solo in pre-semina, al momento della preparazione del terreno. E’ consentito l’apporto di letame.

IL CONTROLLO DI CRITTOGAME, FITOFAGI ED ERBE INFESTANTI deve essere effettuato attraverso il ricorso alla lotta integrata secondo le normative vigenti.

IRRIGAZIONE. I volumi irrigui stagionali non devono superare i 2000 m3/ha, distribuiti in un massimo di 10 interventi irrigui. Le adacquate verranno sospese 7 giorni prima della raccolta.

LA RACCOLTA inizierà a partire dalla prima decade di marzo e non si potrà prolungare oltre il 30 giugno. E’ vietato il ricorso all’impiego di prodotti chimici dissecanti. Le rese unitarie possono arrivare fino ad un massimo di 400 q/ha.

In tutte le fasi della LAVORAZIONE del prodotto devono essere adottate tutte le precauzioni atte ad evitare contusioni, ferite e fenomeni di inverdimento. È vietato il lavaggio dei tuberi. Una eventuale CONSERVAZIONE del prodotto non potrà superare un periodo di 30 giorni.

Articolo 6.
LEGAME CON L’AMBIENTE
La “Patata novella di Galatina” deve la sua peculiarità alla sua marcata precocità e alla particolare caratteristica estetica di presentare un’epidermide generalmente ricoperta di residui terrosi, che fanno assumere alla stessa un tipico colore ruggine.
I residui terrosi sulla “Patata novella di Galatina” richiamano il tipico colore delle terre dell’areale di coltivazione e la loro presenza è legata al fatto che i tuberi, dopo la raccolta e le operazioni di cernita, sono avviati alla commercializzazione senza essere sottoposti ad operazioni di lavaggio che determinerebbero danneggiamenti a carico della sottile buccia.
Altra caratteristica riconducibile alla “Patata novella di Galatina” è il basso contenuto in sostanza secca.
L’anticipazione per quanto possibile spinta di un raccolto che normalmente è da considerarsi primaverile – autunnale, è dovuta, oltre alle caratteristiche di tipo genetico e di tipo agrotecnico, anche e soprattutto alle particolari e specifiche condizioni agro pedologiche e climatiche.
La principale caratteristica dei terreni che ospitano la coltura è rappresentata infatti dalle “terre rosse”, presenti lungo tutta la fascia che costeggia la costa ionica, tanto da caratterizzare in modo esclusivo quest’area; di natura sabbiosa e a reazione sub acida o prossime alla neutralità, queste si presentano molto ricche in fosforo assimilabile, ferro assimilabile e potassio scambiabile, ma mediamente dotate in sostanza organica e povere in azoto totale. Le terre rosse rappresentano un tipico esempio di “terreni zonali o climatici”, di quei terreni, cioè, le cui proprietà sono fortemente influenzate dalle condizioni climatiche in cui si sono formati.
Inoltre, la natura sabbiosa dei terreni di coltivazione della “Patata novella di Galatina” rende questi terreni facilmente riscaldabili, permettendo una pronta partenza del ciclo vegetativo e quindi un conseguente anticipo della maturazione rispetto ad altri areali. La facilità di drenaggio dei terreni sabbiosi consente una maggiore facilità nell’eseguire le diverse operazioni colturali, tra le quali la semina e la raccolta, operazioni la cui tempestività di esecuzione contribuisce alla precocità della “Patata novella di Galatina”.
La temperatura media mensile del mese più freddo (gennaio) oscilla fra 9,50 e 10°C, quella del mese più caldo (agosto) da 25,60 a 26 °C, con valori massimi assoluti non di rado superiori ai 40°C; non si riscontrano, inoltre, forti escursioni termiche giornaliere (differenza fra temperatura massima e minima nelle 24 ore).
Più in dettaglio, nei riguardi della temperatura, risultano pienamente soddisfatte le condizioni termiche ottimali per lo sviluppo delle diverse fasi fenologiche:
– se, come accade, la temperatura del suolo non scende al di sotto dei 3 – 4°C, i tuberi si mantengono in stasi vegetativa senza alcun danno per l’integrità del tubero-seme;
quando la temperatura sale a circa 8°C, comincia la germogliazione, la quale procede rapidamente a temperatura superiore, con un optimum intorno ai 15°C; temperature elevate determinano stasi o blocco vegetativo. Eseguendo pertanto, così come avviene nella realtà, l’impianto dei tuberi – seme nel periodo che va da fine novembre fino a tutto febbraio, si permette al tubero di superare indenne un breve periodo di stasi vegetativa fino al momento in cui l’aumento delle temperature che si registra verso la fine del mese di febbraio – primi di marzo non è tale da consentire alla coltura una rapida germogliazione ed emergenza. Ciò è tanto più vero quanto più ci si sposti verso le zone costiere dell’area individuata, allorché le minori escursioni termiche che lì si registrano per via dell’effetto mitigante esercitato dal mare, consentono di anticipare ulteriormente l’epoca di impianto allo scopo di ottenere un maggiore anticipo nell’epoca di raccolta.
– il differenziamento dei tuberi inizia 15 – 20 giorni dopo l’emergenza; temperature superiori a 20°C all’epoca della formazione dei tuberi possono provocare una riduzione produttiva;
– anche l’accrescimento della parte aerea, oltre che dalla fertilità e dalle tecniche colturali (concimazione azotata in primis) è condizionata ovviamente dalla temperatura, che non dovrebbe superare in questa fase i 25 – 27°C.

Con riferimento al comportamento della coltura in relazione alla durata del periodo di illuminazione giornaliero (fotoperiodo), la patata, considerata specie longidiurna a tutti gli effetti, trova in questo ambiente e in questo periodo di coltivazione le migliori condizioni di sviluppo: le condizioni di fotoperiodo breve che caratterizzano l’ambiente in esame, consentono infatti alla specie di ritardare o impedire la fioritura a vantaggio di una migliore e più precoce produzione di tuberi.
Le caratteristiche pedo – agronomiche dei terreni che ospitano la coltura determinano una specifica influenza anche su alcune caratteristiche chimico – fisiche dei tuberi e sullo stato di maturazione del periderma.
Alle proprietà dei terreni di coltivazione, si deve attribuire anche l’influenza diretta sul basso contenuto in sostanza secca del prodotto: i tuberi, infatti, non trovando ostacoli nel corso del loro ciclo colturale, grazie alla natura sabbiosa ed al contenuto in sostanza organica dei terreni che li ospitano, esprimono a pieno le loro potenzialità di sviluppo, raggiungendo volumi considerevoli.
Per effetto di cio’, decisamente inferiori risultano di conseguenza i valori del peso specifico e quindi quelli della sostanza secca, parametro quest’ultimo ritenuto importante nella determinazione delle caratteristiche chimiche della “Patata novella di Galatina”.

Nei terreni sabbiosi che caratterizzano l’intera area di coltivazione, il tubero si sviluppa infatti regolarmente conservando la propria forma e la buccia può maturare mantenendo un aspetto liscio e lucido, assumendo il tipico “color ruggine o cioccolato” per effetto della coltivazione sulle tipiche terre rosse. Ad accentuare ulteriormente quest’aspetto, particolarmente apprezzato sui mercati di consumo, contribuisce in maniera determinante anche la circostanza secondo la quale alla raccolta del prodotto si provvede con semplici attrezzi meccanici che non vengono direttamente a contatto con i tuberi e, ancor di più al fatto che le patate, appena raccolte, vengono immediatamente destinate alle operazioni di commercializzazione senza che queste siano precedute o accompagnate da operazioni di lavaggio dei tuberi.

L’omogeneità delle caratteristiche qualitative del prodotto in tutta l’area di produzione individuata come tipica è riconducibile alla perfetta integrazione fra le caratteristiche genetiche della coltura e le tipiche ed irriproducibili condizioni agrometeorologiche della zona di coltivazione, le quali condizionano i vari stadi fenologici e di sviluppo della pianta. Le peculiari caratteristiche pedologiche, climatiche ed agronomiche, che trovano nelle terre rosse la loro massima espressione, fanno sì che la “Patata novella di Galatina” coltivata in questo ambiente si caratterizzi in modo originale e speciale nel panorama pataticolo europeo.
Risale agli anni immediatamente successivi al secondo evento bellico mondiale l’introduzione nel Salento della “Patata novella di Galatina”.
Il nome, e quindi l’attribuzione e l’accostamento ad un luogo ben determinato – Galatina, appunto – con il quale la patata è universalmente riconosciuta come garanzia di qualità organolettiche superiori, sta a testimoniare la storica presenza nel territorio della coltura, la quale, dopo una iniziale diffusione in questo Comune del Leccese, si è poi spostata soprattutto verso i Comuni immediatamente a ridosso della costa ionica.

Aspetti economico – produttivi
Quella della patata rappresenta senz’altro la coltivazione fondamentale per gli equilibri agricoli ed economici di diversi Comuni localizzati lungo la fascia costiera dell’arco Ionico Salentino; la scelta di ricorrere, fra le colture ortive, soprattutto alla patata e non ad altre, pure abbastanza rappresentate nell’intero Comprensorio, come anguria, peperone, è dovuta, oltre che alle concrete potenzialità produttive espresse dalle favorevoli condizioni pedoclimatiche, anche al fatto che la patata richiede una tecnica colturale relativamente più semplice rispetto alle altre ortive, oltre ad un più basso impegno di mezzi tecnici e capitali. A tutto questo aggiungasi che la coltivazione della patata, rispetto alle altre specie prima citate, ben si presta ad essere effettuata in consociazione con quella dell’olivo – sistemato a sesto ampio negli impianti di tipo tradizionale -, come di fatto è sempre avvenuto e tuttora avviene nella stragrande maggioranza delle situazioni. In tale contesto produttivo, è ormai generalizzata da decenni la consuetudine di raccogliere anticipatamente (entro il mese di ottobre) le olive direttamente dall’albero: se questo consente di ottenere un olio dalle caratteristiche qualitative di gran lunga superiori rispetto a quello proveniente dalle olive raccolte da terra – impegnando peraltro, in quest’ultimo caso, i terreni per periodi di tempo più lunghi – rappresenta senz’altro il mezzo più efficace per consentire di preparare con largo anticipo il terreno destinato ad accogliere i tuberi seme. L’influenza di una semina precoce sull’anticipo della maturazione dei tuberi e quindi sulla loro raccolta è del tutto evidente ed esalta ulteriormente la precocità della coltura.
Il mercato della “Patata novella di Galatina” è totalmente orientato all’esportazione verso i Paesi del Centro e del Nord Europa; sono del tutto trascurabili le quantità che vengono avviate verso i mercati nazionali; in particolare l’esportazione trova il suo principale e fondamentale sbocco presso i principali mercati di Germania (oltre l’80% del mercato all’esportazione), Paese in cui il prodotto ha da sempre raggiunto le maggiori quotazioni rispetto ad altre varietà di patate novelle prodotte in altre zone del Meridione d’Italia, come ampiamente testimoniato dalla documentazione relativa alla iniziativa promossa dalla Camera di Commercio di Lecce negli anni ‘70, in collaborazione con l’Istituto per il Commercio Estero, tesa a garantire una maggiore trasparenza nelle contrattazioni e nei prezzi praticati ai produttori: l’Ente si occupava di comunicare giornalmente e per l’intero periodo di commercializzazione a tutti i Sindaci dei Comuni interessati alla produzione della patata novella, la quotazione delle patate novelle italiane sui principali mercati tedeschi (Monaco di Baviera, Colonia, Amburgo, Francoforte). Presso i principali mercati di questo Paese, la “Patata novella di Galatina” viene universalmente apprezzata in ragione delle particolari caratteristiche estetiche, organolettiche e qualitative ed in ragione del fatto che su tutti questi mercati, essa trova la sua massima collocazione in un periodo di tempo (da aprile a giugno) in cui sono esaurite o in via di esaurimento le scorte di patate del vecchio raccolto e non è ancora disponibile il nuovo prodotto locale.

Articolo 7.
CONTROLLI
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto, da una struttura di controllo, conformemente a quanto stabilito dall’articolo 37 del Reg. (UE) n. 1151/2012. Tale struttura è l’Autorità pubblica designata Camera di Commercio, Industria, Artigianato, Agricoltura di Lecce, Viale Gallipoli n. 39 – 73100 Lecce – tel. 0832 68411; fax: 0832 684260 e-mail: [email protected];

Articolo 8.
ETICHETTATURA
Le confezioni di “Patata novella di Galatina” immesse al consumo potranno essere confezionate in cartone, tele, juta, vertbag e tutti quei contenitori consentiti dalla normativa vigente distinte per calibro secondo le due classi 28 – 40 mm o 32 – 65 mm.

L’etichetta riportata sulle confezioni conterrà le seguenti informazioni:
– il logo e la dicitura “Patata novella di Galatina”, in caratteri superiori ad ogni altra dicitura;
– l’origine (zona di produzione e di confezionamento);
– il nome, la sede e la ragione sociale del confezionatore;
– il peso netto all’origine;
– il calibro;
– il numero di identificazione del lotto;
– l’epoca di raccolta e la data di confezionamento;
– il simbolo dell’Unione Europea.

Altre informazioni potranno essere apposte a parte su uno specifico pieghevole o etichetta riportante:
– indicazioni che facciano riferimento a frazioni, località o aziende comprese nei territori dei Comuni di cui all’art. 3 e dai quali effettivamente provengono le patate con la Denominazione di Origine Protetta;
– informazioni sulle qualità nutrizionali della patata;
– informazioni sull’uso culinario;
– informazioni sulle modalità di conservazione consigliate.

Alla Denominazione di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quella prevista nel presente disciplinare.
Il logo, di forma circolare, è inframezzato da uno spazio di forma ondulare di colore bianco; è caratterizzato dalla presenza di un cerchio di colore verde – riportante la dicitura , in colore bianco, “ D.O.P. Patata novella” – nella parte superiore, e di colore giallo in quella inferiore – riportante la dicitura, in colore rosso, “di Galatina” – .

Nella parte superiore del logo, all’interno, si osservano:
– in primo piano, la rappresentazione grafica della pianta di patata nel corso della sua attività vegetativa con in risalto il colore verde del fogliame; lo sfondo, di colore azzurro, richiama il colore del mare Ionio, lungo la fascia costiera del quale si svolge la coltivazione della patata novella;

Nella parte inferiore del logo si osservano:
in primo piano, la rappresentazione dei tuberi, di colore giallo, a ricordare la solarità degli ambienti di coltivazione, nonché il colore della buccia e della polpa; lo sfondo, invece, di colore rosso, richiama nella mente il colore tipico dei terreni di produzione; l’associazione del colore giallo e di quello rosso riporta infine ai colori dello stemma della Provincia di Lecce.

Fonte: Agraria.org

Patata Novella di Galatina D.O.P. – per la foto si ringrazia

Cipolla bianca di Margherita – I.G.P.

Riconoscimento UE: Reg: 26/10/2015

Zona di produzione e storia

La zona di produzione della Cipolla Bianca di Margherita IGP comprende la fascia costiera adriatica che si estende dalla foce del fiume Ofanto alla foce del torrente Candelaro, nel territorio del comune di Margherita di Savoia, in provincia di Barletta-Andria-Trani, e dei comuni Zapponeta e Manfredonia, in provincia di Foggia, nella regione Puglia.

Sin dagli inizi del secolo XIX, nella zona di produzione della Cipolla Bianca di Margherita IGP si è sviluppata una particolare tecnica colturale caratterizzata dalla capacità di ottenere il seme su un terreno sabbioso, di creare semenzai, di trapiantare le piantine riparandole dall’erosione del vento con la paglia, per poi raccoglierle a mano. Queste stesse tecniche di coltivazione sono arrivate fino ai giorni nostri. Tracce di commercializzazione della cipolla Bianca di Margherita risalgono agli inizi dell’Ottocento, ma solo dalla metà del secolo scorso è diventata una presenza importante nei mercati ortofrutticoli italiani, principalmente nel periodo che va da aprile a luglio.

Caratteristiche

La Cipolla Bianca di Margherita IGP è caratterizzata da un colore bianco detto cristallino e da una particolare tenerezza e croccantezza, qualità specifiche conferite al prodotto dalla particolare tecnica di coltivazione, sviluppata su un terreno sabbioso, con una falda acquifera molto superficiale, che consente di creare uno stress idrico controllato nella cipolla favorendo il contenimento della crescita della pianta e un basso contenuto di sostanza secca.

La Cipolla Bianca di Margherita IGP è caratterizzata da bulbi bianchi, dal sapore dolce e succulento, consistenza tenera e croccante ed elevato contenuto in zuccheri. I quattro ecotipi locali presentano specifiche caratteristiche: la Marzaiola o Aprilatica è la tipologia più precoce che viene raccolta a partire da metà marzo, è di forma rotondeggiante ma schiacciata ai poli; la Maggiaiola, raccolta a maggio, ha forma meno schiacciata; la Giugniese o Lugliatica è la varietà più tardiva, viene raccolta fra giugno e metà luglio, e presenta forma decisamente rotondeggiante.

Metodo di produzione

La coltivazione della Cipolla Bianca di Margherita IGP è basata su ecotipi locali autoriprodotti, selezionati da diverse generazioni di agricoltori della zona. Gli ecotipi hanno una spiccata adattabilità al particolare ambiente pedoclimatico come quella di sviluppare un apparato radicale idoneo ad approfondirsi in terreno sabbioso. La semina viene effettuata a fine agosto – inizio settembre e il trapianto delle piantine nel periodo compreso tra novembre e febbraio, l’irrigazione deve essere commisurata all’andamento stagionale delle piogge; il controllo delle infestanti è ammesso con tutti i principi attivi autorizzati nell’agricoltura integrata. Il seme utilizzato per i nuovi impianti deve essere prodotto localmente e si deve ottenere mediante il piantamento dei bulbi selezionati durante la raccolta, che viene effettuata a mano. È consentito il confezionamento che deve però avvenire subito dopo la raccolta, mentre è vietato riconfezionare il prodotto al di fuori della zona di produzione.

Disciplinare di produzione – Cipolla bianca di Margherita IGP

Articolo 1.
DENOMINAZIONE
L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P) “CIPOLLA BIANCA DI MARGHERITA” è riservata alla cipolla che risponde ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare.

Articolo 2.
CARATTERISTICHE DEL PRODOTTO
La denominazione “Cipolla bianca di Margherita” designa la popolazione locale di bulbi della specie Allium cepa L. prodotta nella zona delimitata dal successivo art. 3 del presente disciplinare. E’ un prodotto fresco, caratterizzato da bulbi bianchi, teneri e con un elevato contenuto in zuccheri. In base al periodo di produzione, si differenziano quattro ecotipi locali:
‘Marzaiola’ o ‘Aprilatica’, ‘Maggiaiola’, ‘Giugniese’, ‘Lugliatica’.
In particolare, le caratteristiche delle diverse selezioni sono le seguenti:
‘Marzaiola’ o ‘Aprilatica’: tipologia precoce (epoca di raccolta a partire da metà marzo) con forma schiacciata ai poli;
‘Maggiaiola’: rispetto alla precedente è meno precoce e la forma è meno schiacciata (epoca di raccolta maggio);
‘Giugniese’, ‘Lugliatica’: sono più tardive (epoca di raccolta giugno-metà luglio), hanno forma più isodiametrica.
Al momento della raccolta il prodotto deve presentare il seguente requisito misurabile:
solidi solubili: 6,4 – 9,2 mg 100g-1 di peso fresco.
sostanza secca: 6,2 – 8,9 g. contenuto per 100g -1 di peso fresco.
Calibro: da un minimo di mm. 20 ad un massimo di mm 100.
Proprietà fisiche: colore bianco.

Sapore: dolce e succulento. Il contenuto totale in zuccheri riducenti deve essere
maggiore di 3.8 g 100g-1 di peso fresco.
Consistenza: tenera e croccante.

E’ ammessa la commercializzazione sia del prodotto spazzolato sia di quello non spazzolato.
Nel prodotto non spazzolato è ammessa la presenza di sabbia.

Articolo 3.
ZONA DI PRODUZIONE
La zona di produzione della “Cipolla bianca di Margherita” è ubicata lungo la fascia costiera adriatica che si estende dalla foce del fiume Ofanto alla foce del torrente Candelaro e comprende partendo da Sud:
Territorio del Comune di Margherita di Savoia: l’area interessata è la fascia costiera che parte dalla foce del fiume Ofanto ed è delimitata dal Mare Adriatico, dalla SP 141 (ex SS 159 delle Saline) fino al centro abitato; dopo quest’ultimo l’area è delimitata dalle Saline e dal confine amministrativo con il Comune di Zapponeta rappresentato da un termine lapideo;
Territorio del Comune di Zapponeta: l’area interessata è la fascia costiera che parte dal confine amministrativo con il Comune di Margherita di Savoia ed è delimitata dal Mare Adriatico, dalle Saline, dalla zona umida “San Floriano”, dal confine amministrativo con il Comune di Cerignola, dalla SP 77 (ex SS 545) fino all’innesto con la SP 141 (ex SS 159 delle Saline), dal confine amministrativo con il Comune di Manfredonia; Territorio del Comune di Manfredonia: l’area interessata è la fascia costiera che parte dal confine amministrativo con il Comune di Zapponeta ed è delimitata dal Mare Adriatico, dalla zona umida “Terra Apuliae”, dal tratto della SP 73 (Beccarini), dal tratto della SP 141 (ex SS 159 delle Saline) limitatamente alla parte confinante con la zona umida “Lago Salso”, dalla foce del Torrente Candelaro.

Articolo 4.
PROVA DELL’ORIGINE
Ogni fase del processo produttivo deve essere monitorata documentando per ognuna gli input e gli output. In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei condizionatori, nonché attraverso la denuncia tempestiva alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
METODO DI OTTENIMENTO
La coltivazione è basata su ecotipi locali autoriprodotti, selezionati da diverse generazioni di agricoltori della zona. Gli ecotipi hanno una spiccata adattabilità al particolare ambiente pedoclimatico quale ad esempio quella di sviluppare un apparato radicale idoneo ad approfondirsi in terreno sabbioso.
La tecnica colturale utilizzata prevede i seguenti interventi tecnico-colturali:
A – Impianto della coltura: semina nei semenzai nel periodo fine agosto-settembre e trapianto delle piantine nel periodo compreso tra novembre e febbraio.
B – Irrigazione: l’apporto irriguo, commisurato all’andamento stagionale delle piogge e alla domanda evapotraspirativa, deve essere protratta fino a quando le piante iniziano a manifestare il collasso del “collo”.
C – Controllo delle infestanti e difesa fitosanitaria: Sono ammessi tutti i principi attivi autorizzati nell’agricoltura integrata purché consentiti dalle normative vigenti.
D – Raccolta: La maturazione generalmente non è contemporanea per cui la raccolta può iniziare quando almeno il 50% delle piante presenta le foglie incurvate. La raccolta viene effettuata a mano.
E – Produzione del seme: Il seme utilizzato per i nuovi impianti deve essere prodotto localmente e si deve ottenere mediante il piantamento dei bulbi selezionati durante la raccolta.
Per la tecnica colturale e la difesa fitosanitaria rimane valido quanto riportato per la produzione dei bulbi.
F – Fasi successive alla raccolta: Il confezionamento deve essere effettuato subito dopo la raccolta nella zona individuata dall’art. 3 e non è ammesso riconfezionare il prodotto al di fuori della zona geografica onde evitare che il trasporto e le eccessive manipolazioni del prodotto sfuso possano causare danni meccanici, quali ammaccature e lesioni. Ammaccature e lesioni favoriscono lo sviluppo di muffe e la perdita di consistenza del bulbo e sono responsabili del decadimento qualitativo della “Cipolla bianca di Margherita”.
Il prodotto può essere confezionato in cassette da 10 kg o da 5 kg, in rete da 0,5 kg o da 1,0 kg, in vaschette da 1,0 kg, in “trecce” di peso variabile con numero minimo di bulbi pari a 5.

Articolo 6.
LEGAME CON L’AMBIENTE
Nella zona di produzione della “Cipolla bianca di Margherita” indicata all’art. 3 del disciplinare si è sviluppata sin dagli inizi del secolo XIX questa tecnica colturale caratterizzata dalla capacità di ottenere, su un terreno sabbioso, il seme (dal piantamento di bulbi selezionati), di creare semenzai e di trapiantare le piantine da essi ottenuti, di ripararle dall’erosione del vento con la paglia e di raccoglierle a mano per non danneggiare la cipolla.
Tale elevata specializzazione si è tramandata nel tempo e sussiste intatta ai giorni nostri, permettendo di esaltare le caratteristiche qualitative della “Cipolla bianca di Margherita” ed in particolare il colore bianco “cristallino”, la tenerezza, la croccantezza, la dolcezza, la bellezza della forma, caratteristiche uniche e riconosciute.
La zona di produzione della “Cipolla Bianca di Margherita” è caratterizzata:
– da condizioni climatiche particolarmente miti durante il periodo invernale – primaverile;
– da terreno sabbioso con presenza di una falda molto superficiale che consente di creare uno stress idrico controllato nella pianta in grado di favorire una crescita piuttosto contenuta della pianta e un basso contenuto di sostanza secca, da cui derivano la croccantezza e la succulenza;
– da terreno sabbioso che, riscaldandosi velocemente in primavera, favorisce la precocità della coltura. Il terreno sciolto, inoltre, non oppone alcuna resistenza allo sviluppo dei bulbi e di conseguenza il prodotto si presenta morfologicamente perfetto nelle diverse espressioni ecotipiche, senza presentare difetti di forma. La crescita della parte edule del prodotto, avviene, infine, in uno strato di terreno asciutto essendo i terreni sabbiosi “autopacciamanti”, condizione favorevole alla sanità del prodotto. Il terreno sabbioso inoltre non oppone alcuna resistenza all’accrescimento e permette una scarsa percentuale di bulbi con collo inverdito, in quanto la tecnica colturale praticata prevede il trapianto manuale ad una profondità tale da favorire il completo imbianchimento del prodotto.
– dalla leggerezza del terreno, che favorisce il completo imbianchimento del prodotto che non presenta difetti di colorazione;
Tracce di commercializzazione della “Cipolla bianca di Margherita” risalgono agli inizi dell’ottocento ma è a partire dalla metà del secolo scorso che è diventata una presenza importante nei mercati ortofrutticoli italiani, principalmente nel periodo che va da aprile a luglio.

Articolo 7.
CONTROLLI
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto dell’Organismo di controllo CSQA Certificazioni S.r.l., con sede in via San Gaetano n. 74 36016 Thiene (VI), telefono:
0445/313011, fax: 0445/313070 e-mail: [email protected]

Articolo 8.
ETICHETTATURA
All’atto dell’immissione al consumo il contenuto di ogni imballaggio deve essere omogeneo e comprendere cipolle dello stesso ecotipo e dello stesso standard qualitativo.
I contenitori devono presentare la dicitura “Cipolla bianca di Margherita” I.G.P. accompagnata dal logo della denominazione e dal simbolo I.G.P. dell’Unione. Sui contenitori devono essere riportati il nome, la ragione sociale, l’indirizzo del produttore e del confezionatore e ogni altra informazione prevista dalla normativa vigente in materia di etichettatura. E’ vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal disciplinare di produzione.
E’ tuttavia consentito l’uso di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non traggano in inganno il consumatore.
Si riporta la descrizione del logo: “La sagoma ovale del logo richiama il carattere curvilineo delle forme naturali del prodotto in oggetto. All’interno di una cornice verde (C71 M15 Y93 K44) è disegnato il paesaggio stilizzato del luogo di coltivazione (sabbia, mare e sole), in posizione centrale, l’immagine della cipolla. I colori utilizzati, cielo ciano sfumato, sabbia (C00 M20 Y60 K20) mare sfumato da ciano (C100 M00 Y00 K00) a blu (C100 M80 Y00 K40), Sulla cornice verde riporta la scritta “Cipolla bianca di Margherita” I.G.P. con carattere Arial grassetto di colore bianco e la silhouette della regione Puglia e un puntino rosso sulla zona di produzione.

Fonte: Agraria.org

Cipolla Bianca di Margherita I.G.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Terre Tarentine – D.O.P.

Disciplinare di produzione – Terre Tarentine DOP

Articolo 1.
Denominazione
La Denominazione di Origine Protetta «Terre Tarentine» è riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal Regolamento (CEE) n. 2081/92 e indicati nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varietà di olivo
La Denominazione di Origine Protetta «Terre Tarentine» è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti da sole o congiuntamente negli oliveti:
Leccino, Coratina, Ogliarola e Frantoio, in misura non inferiore all’80%, in percentuali variabili tra loro; il restante 20% è costituito da altre varietà minori presenti negli oliveti della zona di produzione indicata nel successivo art. 3.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione, trasformazione delle olive destinate all’ottenimento dell’olio extravergine di oliva «Terre Tarentine» e di imbottigliamento comprende l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni della provincia di Taranto:
territorio del comune di Taranto censito al catasto con la lettera «A», Ginosa, Laterza, Castellaneta, Palagianello, Palagiano, Mottola, Massafra, Crispiano, Statte, Martina Franca, Monteiasi, Montemesola.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
Le olive utilizzate per la produzione dell’olio extravergine «Terre Tarentine» devono provenire da oliveti le cui caratteristiche colturali sono quelle tipiche e tradizionali della zona e atte a contribuire, insieme alle caratteristiche pedoclimatiche, al conferimento di quelle doti qualitative tipiche e irriproducibili.
Sono idonei gli oliveti situati entro un limite altimetrico di 517 metri s.l.m., i cui terreni di origine calcarea del Cretaceo, con lembi di calcari del Terziario inferiore e medio ed estesi sedimenti calcareo sabbiosi-argillosi del Pliocene e del Pleistocene, appartengono alle terre brune e rosse, spesso presenti in lembi alternati poggiati su rocce calcaree.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere atti a non modificare le caratteristiche delle olive e dell’olio.
I nuovi impianti devono essere realizzati su terreni idoneo allo sviluppo vegetativo ottimale della coltura.
Il numero di piante per ettaro può variare a seconda della potenzialità produttiva del terreno, e comunque non può essere superiore a 500 nei sesti di impianto intensivo.
Sono vietate tutte le forme di forzatura e tutte quelle pratiche agronomiche volte all’incremento della produzione a sfavore della qualità e della salubrità del prodotto.

Articolo 5.
Produzioni e rese
La produzione massima di olive per pianta può essere di kg 60 negli oliveti con sesto di impianto intensivo e di kg 120 in quelli con sesto tradizionale.
La produzione massima per ettaro non deve superare i 120 quintali.
Le olive utilizzate per la produzione dell’olio extravergine «Terre Tarentine» devono essere sane.

Articolo 6.
Raccolta
Sono ammesse tutte le procedure di raccolta che effettuano il distacco delle drupe direttamente dalla pianta. Le operazioni di raccolta devono essere effettuate a partire dal mese di ottobre e non possono protrarsi oltre gennaio.
Il trasporto delle olive al frantoio deve avvenire nella stessa giornata in cui sono state raccolte ed utilizzando contenitori atti a garantire l’integrità delle drupe.
Le olive possono soggiornare nel frantoio al massimo per 72 ore prima della molitura ed essere stoccate in recipienti rigidi ed areati collocati in locali freschi ventilati in cui la temperatura non deve subire escursioni tali da compromettere la qualità delle drupe.

Articolo 7.
Modalità di oleificazione
L’oleificazione deve avvenire in frantoi autorizzati, ricadenti nella zona di produzione indicata all’art. 3.
Per l’estrazione dell’olio extravergine «Terre Tarentine» sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici, tradizionali e continui, atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche. È ammesso il solo impiego di acqua potabile a temperature non superiori ai 30° C.
La resa massima delle olive in olio non deve superare il valore del 22%.

Articolo 8.
Caratteristiche al consumo
All’atto dell’immissione al consumo, l’olio oggetto del presente disciplinare può essere filtrato o non filtrato e deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: giallo verde;
fluidità: media;
sapore: fruttato con media sensazione di amaro e leggera sensazione di piccante;
valore minimo del panel test: 6,5;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso: non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
Numero perossidi: <=12 Meq O2/Kg;
K232: <=1,7;
K270: <=0,150;
acido linoleico: <=10%;
acido linolenico: <=0,6%;
acido oleico: >=70%;
valore campesterolo: <=3,3%;
trilinoleina: <=0,2%.
Per tutti gli altri parametri chimico-fisici, non espressamente riportati si fa riferimento a quanto previsto nel Reg. CEE n. 2568/91 e successive modificazioni ed integrazioni.

Articolo 9.
Designazione e presentazione
Alla Denominazione di Origine Protetta di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare ivi compresi gli aggettivi «fine, scelto, selezionato, superiore» o di quant’altro possa trarre in inganno il consumatore.
È consentito l’uso veritiero di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non abbiano significato laudativo.
L’uso di nomi di aziende, tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situata nell’area di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda e se l’oleficazione ed il confezionamento sono avvenuti nell’azienda medesima.
Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine di oliva «Terre Tarentine» devono avvenire nell’ambito della zona geografica di produzione prevista all’art. 3.
Il nome della denominazione di origine protetta deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa.
La designazione deve altresì rispettare le norme di etichettatura previste dalla vigente legislazione.
L’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 deve essere immesso al consumo in recipienti a norma di legge di capacità non superiore a litri 5.
È obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto, nonché l’indicazione «da consumarsi preferibilmente entro il mese di ….. dell’anno …..» per un periodo di non oltre 15 mesi dalla data di pubblicazione.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Olio extravergine di oliva Terre Tarentine D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine di oliva Terre Tarentine D.O.P. – per la foto si ringrazia

Limone femminello del Gargano – I.G.P.

Zona di produzione

La zona geografica di produzione (e confezionamento), si trova nella provincia di Foggia e comprende i territori dei comuni di Vico del Gargano, Ischitella e Rodi Garganico, ovvero il tratto costiero e sub-costiero settentrionale del promontorio del Gargano, che va da Vico del Gargano a Rodi Garganico, fin sotto Ischitella.

Caratteristiche

Tale denominazione è riservata alle cultivar di limoni, cosiddetti “nostrani” o locali, e cioè tipi stabilizzati della varietà Femminello Comune, storicamente e commercialmente distinti in:
1. Limone a scorza gentile (Citrus limonium tenue Riss.), detto anche Lustrino. Peduncolo di medio spessore e lunghezza, forma del frutto sferoidale, buccia giallo-chiaro, particolarmente liscia e di spessore molto sottile. Diametro equatoriale minimo di 50 mm, peso non inferiore a 80 g circa. Flavedo ricco di oli essenziali e di profumi molto intensi; 8-11 segmenti per frutto. Polpa e succo giallo citrino, con numero ridotto di semi; succo non inferiore al 35% del peso del frutto e acidità superiore a 3,5 gr/100 ml.
2. Limone oblungo (C. limonium oblungum Riss.), volg. fusillo. Peduncolo di medio spessore e lunghezza, forma del frutto ellittica, dimensioni medio-grandi, diametro equatoriale minimo di 60 mm, peso non inferiore a 100 g; buccia giallo citrino intenso, di spessore medio, più o meno liscia. Flavedo ricco di oli essenziali e con profumi molto intensi; 8-11 segmenti per frutto. Polpa e succo giallo citrino; succo non inferiore al 30% del peso del frutto e acidità superiore a 3,5 gr/100ml.

Disciplinare di produzione – Limone Femminello del Gargano IGP

Articolo 1.
L’indicazione geografica protetta “Limone Femminello del Gargano” è riservata ai limoni prodotti in un’area specifica del Promontorio del Gargano, nella Regione Puglia, completamente maturati sulla pianta e prodotte per il consumo fresco e la trasformazione, che rispettano le condizioni e i requisiti stabiliti nel presente disciplinare.

Articolo 2.
Caratteristiche del prodotto
L’indicazione geografica protetta “Limone Femminello del Gargano” è riservata alle cultivar di limoni, cosiddetti “nostrani” o locali, e cioè tipi stabilizzati della varietà Femminello Comune, storicamente e commercialmente distinti in:
1. Limone a scorza gentile (Citrus limonium tenue Riss.), detto anche Lustrino. Peduncolo di medio spessore e lunghezza, forma del frutto sferoidale, buccia giallo-chiaro, particolarmente liscia e di spessore molto sottile. Diametro equatoriale minimo di 50 mm, peso non inferiore a 80 g circa. Flavedo ricco di oli essenziali e di profumi molto intensi; 8-11 segmenti per frutto. Polpa e succo giallo citrino, con numero ridotto di semi; succo non inferiore al 35% del peso del frutto e acidità superiore a 3,5 gr/100 ml.
2. Limone oblungo (C. limonium oblungum Riss.), volg. fusillo. Peduncolo di medio spessore e lunghezza, forma del frutto ellittica, dimensioni medio-grandi, diametro equatoriale minimo di 60 mm, peso non inferiore a 100 g; buccia giallo citrino intenso, di spessore medio, più o meno liscia. Flavedo ricco di oli essenziali e con profumi molto intensi; 8-11 segmenti per frutto. Polpa e succo giallo citrino; succo non inferiore al 30% del peso del frutto e acidità superiore a 3,5 gr/100ml.

Articolo 3.
Zona di produzione
Per “Limone Femminello del Gargano”, s’intende il frutto prodotto e confezionato in un’area che interessa i territori di Vico del Gargano, Ischitella e Rodi Garganico e precisamente il tratto costiero – subcostiero del Promontorio del Gargano che va da Vico del Gargano a Rodi Garganico, fin sotto Ischitella.
L’area è identificata dai seguenti confini naturali: a nord, la linea di spiaggia compresa nel tratto contrada Calenella-Foce Torrente Romondato, ad ovest il tracciato del Torrente citato, a sud-ovest, il tratto strada provinciale Frazione Isola Varano-Ischitella e il tracciato del Torrente Pietrafitta, a sud-est i tracciati dei tratturi Canneto e San Nicola, ad est il limite del territorio del comune di Vico del Gargano rappresentato dalla contrada Calenella.

Articolo 4.
Elementi che comprovano l’origine
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input (prodotti in entrata) e gli output (prodotti in uscita). In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, dei produttori e dei confezionatori è garantita la tracciabilità e rintracciabilità del prodotto.
La prova dell’origine, inoltre, è comprovata da specifici adempimenti cui si sottopongono gli agrumicoltori, quali il catasto di tutti i terreni sottoposti alla coltivazione di “Limone Femminello del Gargano” , nonché la tenuta di appositi registri di produzione e la denuncia alla struttura di controllo delle quantità prodotte. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, sono assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
Il “Limone Femminello del Gargano” è ottenuto in una realtà agrumaria “storica” con una tecnica consolidata nella tradizione, idonea ad ottenere limoni con specifiche caratteristiche di qualità.
5.1. I terreni
I terreni sono orograficamente inquadrabili nella fascia perimetrale del Promontorio modellata in valli e vallecole. Geomorfologicamente si tratta di piccole valli calcaree con terreni della categoria“suoli rossi mediterranei” particolarmente ricchi di potassio e microelementi.
5.2. Il portainnesto
Il portainnesto, come da tradizione agronomica, è il Melangolo (citrus mearda), certificato come tale dalla normativa vigente.
5.3. Impianto e sesto d’impianto, forme di protezione L’impianto del limoneto è fatto nel pieno rispetto dei peculiari caratteri orografici e podologici che caratterizzano la zona; su quelli in pendio si deve procedere alla sistemazione a terrazzo, quali muretti a secco e ciglionamenti. Il limoneto, come da tradizione, è consociabile con alberi di“Arancia Bionda del Gargano”.
La protezione dai venti, ove necessaria, deve essere assicurata da frangivento vivi di leccio, alloro ed altre essenze agrarie, ovvero da canneti e reti. Il sesto d’impianto è quello tradizionale, a quinconce, e in ogni caso, con una densità d’impianto compresa tra 250 e 400 piante per ettaro.
Le specie e le varietà da coltivare sono quelle definite all’art. 2.
5.4. L’allevamento
La forma da dare all’albero di limone è quella tipica della zona e precisamente una semisfera schiacciata, localmente denominata “cupola squarciata”; l’impalcatura della stessa è costituita da due branche principali e due secondarie facendo in modo che la chioma si sviluppi secondo un cerchio inscritto in un quadrato. Pertanto la cupola internamente è cava, per favorire l’arieggiamento e le operazioni di raccolta.
5.5. Le cure colturali
Nel periodo che va da maggio ad ottobre, le piante di limone sono irrigate.
Le lavorazioni al terreno si limitano alle zappature primaverili e alle concimazioni, generalmente ancora con letame ovino-caprino; in alternativa si ricorre a concimazioni a base di perfosfati.
Sistematiche potature primaverili, prima della ripresa vegetativa, modellano costantemente la“cupola” e, soprattutto, garantiscono il necessario equilibrio tra attività vegetativa e produttiva.
Le cure colturali continuano con la difesa, sia da avversità atmosferiche, fronteggiate anche con i frangivento, sia da attacchi parassitari, principalmente cocciniglie, causa del problema delle fumaggini.
Le colture utilizzanti processi di natura biologica sono assoggettate alla specifica normativa.
5.6. Le rese
La produzione di limoni non devono superare le 35 tonnellate per ettaro.
5.7. L’epoca di raccolta
Date le particolari condizioni pedoclimatiche e le peculiari caratteristiche che senza forzatura alcuna garantiscono una lunga persistenza del frutto sull’albero, l’epoca di raccolta è tutto l’anno. La raccolta è fatta manualmente e con l’ausilio di forbici.
E’ vietata la maturazione artificiale dei frutti.
Il confezionamento del prodotto IGP “Limone Femminello del Gargano” può avvenire esclusivamente nella zona di origine così come indicata all’art.3 del presente disciplinare di produzione, al fine di garantire la tracciabilità e il controllo del prodotto e per non deteriorare le caratteristiche qualitative del prodotto.

Articolo 6.
Elementi che comprovano il legame con l’ambiente La presenza del limone nel Gargano è strettamente legata alla zona cosiddetta dei “Giardini d’agrumi”, e più precisamente ad una precisa area, unica in tutta la fascia Adriatica, nella quale oltre a favorevoli condizioni climatiche vi è una naturale disponibilità di acqua.
Questa è l’unica zona del Gargano che si caratterizza per una straordinaria e alquanto suggestiva concentrazione di sorgenti, che, grazie ad un canale di presa e ad una rete di canalette secondarie, arrivano ad ogni singola pianta di limone.
La presenza del Limone Femminello del Gargano nella zona di origine è inquadrabile anche sul piano geo-pedoclimatico, di microambienti, in ognuno dei quali, grazie all’esperienza tradizionale e secolare dei contadini della zona, si sono sviluppati fin dal passato limoni le cui caratteristiche qualitative sono così palesi da essere richiesti, fin dall’antichità, anche da mercati esteri.
Grazie allo studio continuo da parte degli uomini della zona di produzione per migliorare e proteggere i limoneti del Gargano dalle gelate o dai freddi venti nordici, sono stati individuati i siti più propizi al migliore sviluppo del Limone Femminello del Gargano, ed è per questo motivo che gran parte degli impianti si sviluppano su versanti esposti a sud, sud-est. Inoltre sono stati adottati vari sistemi di frangivento per difendere le piante dai freddi venti marini, uno dei nemici più terribili del Limone Femminello del Gargano: esistono lunghi ed alti muri in fabbrica interrotti a distanze regolari da grandi finestroni, chiusi con graticciate in canne durante l’inverno; oppure, come nei limoneti di Rodi, i frangivento sono “vivi”, costituiti cioè da leccio ed alloro. In alternativa si realizzano i cosiddetti “canneti”: lunghe file di canne secche, infilzate nel terreno, e tenute insieme con canne trasversali.
L’agrumicoltura del Gargano è ancora una forma di “agricoltura tradizionale”, con lavori manuali, in cui maestro è ancora il potatore; quella del Gargano si delinea come una forma di agricoltura che nel corso del tempo ha maturato un patrimonio di conoscenze agronomiche tramandatasi di generazione in generazione.
Grazie alla qualità ambientale del contesto, inquadrabile da un punto di vista pedoclimatico nella“Regione litoranea” e nella “Fascia subumida a clima mediterraneo” del promontorio garganico, il Limone Femminello del Gargano è rinomato per la sua genuinità e, soprattutto per l’alto contenuto in vitamina C e per la particolarità dei profumi che questa IGP presenta rispetto ai limoni prodotti nelle altre regioni italiane. Tali caratteristiche derivano dalle condizioni pedologiche della zona, in cui la piovosità è particolarmente concentrata nel periodo autunnale-invernale con precipitazioni annue comprese tra mm 600 e 650 e, di conseguenza, con aridità estiva. Sul piano più propriamente termico, l’area di produzione del Limone Femminello del Gargano rientra nella fascia del Gargano classificata come “temperata senza inverno” o “caldo temperata”, con andamento termico caratterizzato da temperature medie superiori ai 10°C per almeno otto mesi. Il rapporto precipitazioni/temperature dà valori intorno a 40. L’area si caratterizza, inoltre, per un clima particolarmente mite, dato il sistema di dolci colline “degradanti a mare”. Geomorfologicamente si tratta di piccole valli calcaree con terreni della categoria “suoli rossi mediterranei” che su un piano fisico-chimico si presentano di medio spessore, poveri di fosforo ed azoto ma particolarmente ricchi di potassio e microelementi (ferro, manganese, zinco).
La più antica testimonianza di dati produttivi del Limone Femminello del Gargano si può dedurre dalla nota Statistica del Reame di Napoli di G. Ricchioni (1811), il quale stima in 100 mila ducati il valore della produzione agrumaria garganica. Dalla stessa fonte si evince che oltre la metà della produzione era destinata all’esportazione; ciò a conferma della enorme reputazione che tale agrume aveva acquistato anche all’estero. Già nel 1884 era attiva una prima rete commerciale con il continente americano (Canada, Stati Uniti) che assorbiva quasi tutta la produzione agrumaria garganica. Nei mercati più importanti del mondo, inoltre, gli agrumi del Gargano ottengono grandi riconoscimenti, essendo apprezzati per le loro uniche caratteristiche.
La tradizione agrumaria di questi tre comuni è frutto di una ormai ultra secolare pratica che, almeno dalle fonti storiche disponibili, è fiorente già nel XI secolo. In un documento storico, (Leone d’Ostia) si documenta che nel 1003 Melo, principe di Bari, incontrandosi con alcuni pellegrini normanni nell’atrio della Basilica dell’Arcangelo sul Gargano, li invogliasse alla conquista delle Puglie. E, per dar loro prova della ricchezza e della feracità di quei luoghi, spedì in Normandia una scelta quantità di frutti, tra cui i “pomi citrini” del Gargano, corrispondenti al melangolo (arancio amaro), il quale fino al 1500 era il tipo di agrume che si coltivava in Europa.
Fin dall’antichità, poeti, illustri viaggiatori francesi e tedeschi sono rimasti colpiti dai rilevanti momenti economici e paesaggistici di questa superficie produttiva che ha rappresentato <quanto di meglio possa desiderarsi in fatto di arboricoltura intensiva, veramente progredita>. Sul finire del‘600, secondo la preziosa testimonianza di frate Filippo Bernardi, in un Gargano avvolto in una coltre di oblio, si distinguono Vico, Rodi pieni di <agrumi che rende i paesani ricchi per il continuo traffico che vi fanno i Veneziani e gli Schiavoni i quali vengono a caricare vini, arance, limoni …; a Rodi si può dire che vi sia una tirata di giardini per la qualità di aranci e limoni che vi sono piante così sterminate che sembrano anzi querce che agrumi>.

Articolo 7.
Controlli
Il controllo per l’applicazione del presente disciplinare di produzione è svolto da un organismo privato autorizzato o da un’autorità pubblica designata, conformemente a quanto stabilito dall’art. 10 del Regolamento (CEE) n.2081 del 14 luglio 1992.

Articolo 8.
Etichettatura
Possono essere commercializzati, per il consumo fresco e la trasformazione, i limoni con caratteristiche così come definite nel presente disciplinare di produzione.
Il prodotto, nel rispetto delle norme generali e metrologiche del commercio ortofrutticolo, può essere commercializzato:
1. sfuso e ogni frutto deve riportare il logo IGP “Limone Femminello del Gargano”;
2. in confezioni, ovvero con incarto, e almeno l’80% dei frutti costituenti la confezione deve
osservare analogo adempimento.
Nel caso di confezionamento, i contenitori devono essere rigidi, con capienza da un minimo di 1 kg ad un massimo di 25 kg e devono essere costituiti di materiale di origine vegetale, quali legno o cartone. Le confezioni commerciali devono riportare le seguenti indicazioni:
– Limone Femminello del Gargano, eventualmente seguite dal nome del tipo commerciato quali Lustrino o Fusillo, loro sinonimi;
– Il logo;
– La dicitura di IGP anche per esteso;
– Il nome del produttore/commerciante, ragione sociale, indirizzo del confezionatore, peso netto all’origine.
I prodotti per la cui preparazione è utilizzata la I.G.P. “Limone Femminello del Gargano”, anche a seguito di processi di elaborazione e di trasformazione, possono essere immessi al consumo in confezioni recanti il riferimento alla detta denominazione senza l’apposizione del logo comunitario, a condizione che:
– il prodotto a denominazione protetta, certificato come tale, costituisca il componente esclusivo della categoria merceologica di appartenenza;
– gli utilizzatori del prodotto a denominazione protetta siano autorizzati dai titolari del diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione della I.G.P. riuniti in Consorzio incaricato alla tutela dal Ministero delle Politiche Agricole. Lo stesso Consorzio incaricato provvederà anche ad iscriverli in appositi registri ed a vigilare sul corretto uso della denominazione protetta.
In assenza di un Consorzio di tutela incaricato le predette funzioni saranno svolte dal Mi.P.A.F. in quanto autorità nazionale preposta all’attuazione del Reg. (CEE) n. 2081/92.
E’ fatto divieto di utilizzare nomi di specie e varietà diverse da quelle contemplate nel presente disciplinare. È vietata, inoltre, l’indicazione di qualsiasi qualificazione del tipo prima qualità, fine, extrafine e similari.
E’ consentito, infine, ai produttori o confezionatori l’uso di marchi privati o di particolari indicazioni, purché non siano laudativi e non siano concepiti per trarre in inganno l’acquirente.

Articolo 9.
Il logo
Il logo di Limone Femminello del Gargano è l’immagine qui riportata e rappresenta una stilizzazione di due limoni, con rametto fogliato, all’interno di una corona ellissoidale; sulla corona è riportata la dicitura “Limone Femminello del Gargano”.
Caratteristiche grafiche:
– Dimensioni pixel 469 x 387.
– Risoluzione 200 Dpi.
– La corona ellissoidale è di color Pantone 5483CVC.
– Testo “LIMONE FEMMINELLO DEL GARGANO” Carattere Arial Black tutto Maiuscolo, dim 37 x 54 pixel, di color Giallo Pantone 3945 CVC contornato in color Nero Pantone Quadricromia CVC.
– I limoni sono di colore Giallo Pantone sfumato da Pantone 129 CVC fino a Pantone 1205 CVC, con sfumatura macchiettata in colore Giallo Pantone 1265 CVC.
– Il Rametto è in colore Verde Pantone 357 , CVC, le foglie in colore Pantone 3435 CVC e le nervature in Verde Pantone 5767CVC.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Limone femminello del Gargano I.G.P. - per la foto si ringrazia

Limone femminello del Gargano I.G.P. – per la foto si ringrazia

Limone femminello del Gargano I.G.P. - per la foto si ringrazia

Limone femminello del Gargano I.G.P. – per la foto si ringrazia

La Bella della Daunia – D.O.P.

Zona di produzione

Territori dei comuni di Cerignola, Stornara, Ortanova, S.Ferdinando di Puglia, Trinitapoli e Stornarella, in provincia di Foggia.

Caratteristiche

L’oliva La Bella della Daunia DOP si presenta di grande pezzatura, ha polpa abbondante di colore verde o nero. Di forma allungata (simile ad un susina), si caratterizza per la pellicola sottile ed il gusto pieno e saporito.

Disciplinare di produzione – La Bella della Daunia DOP

Articolo 1.
La denominazione d’origine protetta «La Bella della Daunia» e’ riservata alle olive da mensa di colore verde e di colore nero che rispondono ai requisiti ed alle condizioni stabilite dal Reg. (CE) n. 510/2006 e dal presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
La denominazione di origine protetta «La Bella della Daunia» designa le olive da mensa di colore verde e di colore nero prodotte nella zona delimitata al successivo art. 3 del presente disciplinare ottenute dalla varieta’ di olivo la «Bella di Cerignola».

Articolo 3.
La zona di produzione della denominazione di origine protetta «La Bella della Daunia» di cui al presente disciplinare, comprende in provincia di Foggia, parte dei territori comunali di Cerignola, Orta Nova, Stornarella e Trinitapoli e gli interi agri di San Ferdinando e Stornara.
Il confine che delimita il territorio idoneo alla coltivazione dell’oliva da mensa «La Bella della Daunia» s’estende da ovest verso l’estremo sud:
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 176 «Canosa di Puglia» IV S.O. partendo da ovest il confine dell’area interessata inizia con la delimitazione del fiume Ofanto e prosegue verso il «Ponte Romano» situato sulla s.s. n. 98 e verso Cerignola sino all’incrocio con la strada provinciale «Ciminiera», deviando a sinistra fino al raggiungimento del locale «Casalini».
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Madonna di Ripalta» I S.E. attraverso la strada «Ciminiera» raggiunge la s.s. 529 Ofantina da dove prosegue verso sinistra lungo la suddetta stradale. Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Villaggio Gaudiano». Il N.E. dalla masseria Catenaccio s’estende lungo la s.s. 529 Ofantina sino al km 13, devia a destra sino alla masseria Moschella. Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175«S. Carlo». Il N.O. dalla masseria Moschella la delimitazione continua sino al limite dell’agro di Cerignola, prosegue lungo detto limite fino all’incrocio della strada S. Leonardo – Topporusso, devia a destra, percorre la stessa strada sino a 800 ml circa oltre la masseria Posta Barone Grella.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Borgo Liberta» I S.O.: il confine segue la strada S. Leonardo – Topporrusso dal km 13,00 sino al km 11,00 circa.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Madonna di Ripalta» I S.E. dal km 11,00 circa la delimitazione s’estende sino al quadrivia della strada Pozzo Terraneo, devia a sinistra e prosegue lungo la strada Pozzo Monaco-pozzoterraneo.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Borgo Liberta» I S.O. prosegue lungo la strada Pozzo Monaco – Pozzoterraneo sino al quadrivia di S. Giovanni in Fonde distante 5 km circa dal comune di Stornara e devia dapprima verso sinistra sino al km 11,3 e poi verso destra percorrendo la strada comunale che conduce al comune di Stornarella.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Orta Nova» I N.O.: seguendo la strada sopra descritta, raggiunge il comune di Stornarella e da qui prosegue attraverso la provinciale Stornarella – Ascoli Satriano sino al limite dell’agro di Stornarella (confinante con il canale «La Pidocchiosa»).
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Corleto» IV S.E. la delimitazione prosegue poi fino al limite costituito dall’agro comunale di Stornarella.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Ordona» IV N.E. Dall’agro del comune di Stornarella il confine s’estende lungo la strada provinciale Orta Nova – Ascoli Satriano fino al comune di Orta Nova.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Orta Nova» I N.O. Dal comune di Orta Nova attraverso la s.s. n. 161 Orta Nova – Napoli il confine s’estende fino al «Passo d’Orta», da qui devia verso sinistra con la s.s. n. 16 Cerignola – Foggia in direzione del capoluogo di provincia, fino al limite dell’agro di Orta Nova. Carta I.G.M.
1:25.000 n. 164 «Stazione di Orta Nova» TI S.O. il confine continua lungo la s.s. n. 16 in direzione di Foggia costeggiando l’agro di Orta Nova fino al raggiungimento della s.s. n. 544 Foggia – Trinitapoli.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 164 «Tressanti» TI S.E. la delimitazione prosegue poi lungo la s.s. n. 544 Foggia – Trinitapoli.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 165 «Stazione di Candida» III S.O. Il confine continua lungo la s.s. n. 544 Foggia – Trinitapoli.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 165 «Trinitapoli» III S.E. La delimitazione prosegue lungo la s.s. n. 544 Foggia – Trinitapoli e raggiunge la periferia del comune di Trinitapoli sino ad incrociare la strada comunale «Mandriglia». Da li’ prosegue fino a raggiungere il «Vecchio derivativo Ofantino». Devia poi verso destra lungo il limite dell’agro comunale di Trinitapoli sino al fiume Ofanto.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 176 «Canne della battaglia» IV N.IE. il confine prosegue poi lungo il fiume Ofanto limite di confine dell’agro comunale di Trinitapoli.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 176 «S. Ferdinando di Puglia» IV N.O.
Prosegue ancora lungo il fiume Ofanto limite dell’agro comunale di S. Ferdinando di Puglia.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 176 «Canosa di Puglia» IV S.O. Il confine s’estende lungo il fiume Ofanto e raggiunge il «Ponte Romano» situato sulla s.s. n. 98 Cerignola – Canosa.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Cerignola» I N.E. Il territorio di Cerignola descritto all’interno della carta I .G.M. n. 175«Cerignola» I N.E. risulta essere compreso entro i confini precedentemente delimitati.

Articolo 4.
Il sistema di coltivazione deve essere quello tradizionalmente adottato nella zona, fortemente legato ai peculiari caratteri orografici e pedoclimatici.
Il sistema di potatura annuale, le forme di allevamento e sesti d’impianto sono quelli tradizionali della zona, con un numero massimo di piante 420/Ha, anche consociate.
La raccolta delle olive avviene direttamente dalla pianta, a cominciare dal 1° ottobre; per le olive verdi nel momento in cui la pellicola inizia a virare dal verde foglia al verde paglierino con lenticelle ben pronunciate, per le olive nere quando le olive sono invaiate o mature con colorazione rosso vinoso.
Per evitare il contatto delle olive con il terreno devono essere usati dei teli.
L’irrigazione deve terminare 10/15 giorni prima della raccolta per non danneggiare le drupe (ammaccature) che risultano troppo turgide e delicate.
Il trasporto deve essere fatto in modo idoneo per evitare danni al frutto. A tal fine devono essere impiegate idonee cassette di plastica.
La produzione massima consentita d’olive per ettaro ammessa a tutela non deve superare i 150 q.li/Ha in coltura specializzata o promiscua (in tal caso si intende la produzione ragguagliata) Le olive verdi «La Bella della Daunia» a D.O.P. subiscono un processo di trasformazione con Sistema Sivigliano che viene di seguito descritto: le olive dopo la calibratura sono trattate con soluzione di liscivia alcalina (idrossido di sodio), le cui concentrazioni potranno variare da 1,7% al 4,0% (w/v), a secondo della maturazione delle olive, della temperatura, della qualita’ dell’acqua. Il trattamento si fa in recipienti di capacita’ variabile badando che la soluzione copra totalmente i frutti e si interrompe quando la liscivia sia penetrata ai 2/3 circa dello spessore della polpa. Questa fase di lavorazione dura da un minimo di otto ore ad un massimo di quindici ore. Le olive devono essere costantemente coperte di acqua per evitare ossidazioni.
Dopo il trattamento con la liscivia alcalina vengono fatti dei lavaggi con acqua per eliminare la soluzione sodica. Segue la fermentazione 30-60 giorni in recipienti adeguati nei quali le olive devono essere sempre coperte con salamoia che deve avere una concentrazione iniziale del 9%-10% che scende rapidamente intorno al 5% per l’alto contenuto d’acqua scambiabile dell’oliva. Qualora il periodo che intercorre tra la fase di fermentazione e quella di confezionamento supera i 6 mesi, allora e’ necessario aggiungere sale macinato in modo da stabilizzare la salamoia tra l’8% ed il 10%. Dopo la fermentazione le olive vengono confezionate in contenitori di vetro o di latta, ed altri contenitori con una salamoia finale variabile dal 3% al 5% e con pH < 4.6; segue la pastorizzazione.
Le olive nere «La Bella della Daunia» a D.O.P. subiscono un processo di trasformazione con Sistema californiano che puo’ avvenire in uno dei due modi di seguito descritti:
Metodica A): le olive sono calibrate e messe in contenitori con salamoia salina concentrata dal 2,5% al 10% in ragione inversa della grossezza e al riparo dell’aria nell’attesa d’essere lavorate.
Successivamente viene sostituita la salamoia con una prima soluzione di liscivia (idrossido di sodio) al 2% circa, per essere poi direttamente arieggiate o immettendo aria compressa nell’acqua.
Ripetuti trattamenti con liscivie diluite seguiti ciascuno da aerazione, facilitano la penetrazione fino al nocciolo; se e’ necessario le olive sono trattate con soluzione di gluconato di ferro o di lattato ferroso alimentare fino a 150 mg/kg d’olive (come residuo) per l’annerimento completo del frutto. Successivamente le olive sono lavate, sottoposte a vapore e confezionate in contenitori di vetro o di latta ed altri contenitori che possano essere sottoposti a sterilizzazione, con una salamoia al 3% circa e con pH=4,6 circa. Segue la sterilizzazione.
Metodica B): le olive sono calibrate e messe in contenitori con salamoia salina concentrata dall’8% al 10% in ragione inversa della grossezza e al riparo dell’aria nell’attesa d’essere lavorate.
Successivamente viene sostituita la salamoia con una soluzione di liscivia (idrossido di sodio) variabile dall’1,3 al 2,5% circa fino quando la liscivia sia penetrata ai 2/3 circa dello spessore della polpa. Seguono poi vari lavaggi e aerazione immettendo aria compressa nell’acqua. Se necessario le olive sono trattate con soluzione di gluconato di ferro o di lattato ferroso alimentare fino a 150 mg/kg d’olive (come residuo) per l’annerimento completo del frutto.
Successivamente le olive sono lavate, sottoposte a vapore e confezionate in contenitori di vetro o di latta ed altri contenitori che possano essere sottoposti a sterilizzazione; il prodotto confezionato avra’ una salamoia finale con concentrazione variabile dal 2% al 5% circa ed un pH > 4,6. Segue la sterilizzazione.

Articolo 5.
Gli oliveti e le ditte di trasformazione idonee alla produzione della DOP «La Bella della Daunia» sono iscritti in un apposito elenco, attivato, aggiornato e conservato dall’organismo di controllo conformemente alle previsioni degli articoli 10 e 11 del reg. CE n. 510/06.

Articolo 6.
All’atto dell’immissione al consumo l’oliva verde da mensa D.O.P.«La Bella della Daunia» deve avere le seguenti caratteristiche:
la tonalita’ di colore deve essere verde paglierino uniforme con lenticelle marcate;
forma allungata, somigliante ad una susina con base ristretta ed apice acuto e sottile;
delicatezza, sapore e consistenza piena e compatta della polpa, sottigliezza della pellicola;
peso compreso tra 6 g e 30 g;
resa in polpa > 80%;
contenuto in grasso < 15%;
tenore in zuccheri riduttori < 2,8%.
All’atto dell’immissione al consumo l’oliva nera da mensa D.O.P«La Bella della Daunia» deve avere le seguenti caratteristiche:
colore deve essere nero intenso all’esterno;
forma allungata, somigliante ad una susina con base ristretta ed apice acuto e sottile;
delicatezza, sapore e consistenza piena e compatta della polpa, sottigliezza della pellicola;
peso compreso tra 6 g e 30 g;
resa in polpa > 80%;
contenuto in grasso < 18%;
tenore in zuccheri riduttori < 2,4%.

Articolo 7.
L’immissione al consumo della DOP «La Bella della Daunia» deve avvenire secondo le seguenti modalita’: il prodotto deve essere posto in vendita in appositi contenitori di vetro, con peso sgocciolato minimo di 100 g, in confezioni in termoplastica con peso sgocciolato minimo di 100 g, in latte con peso sgocciolato da 180 g in su;
contenitori in plastica da 20 a 150 kg (per il trasporto delle olive dai trasformatori ai confezionatori) che non alterino e non trasmettano alle olive odori o sostanze nocive. Le confezioni devono essere sottoposte a pastorizzazione o sterilizzazione.
Tutti i contenitori devono essere provvisti di etichettatura corrispondente ai requisiti stabiliti dalle varie disposizioni di legge; sull’etichetta saranno riportate a caratteri di stampa chiari e leggibili le seguenti indicazioni:
«La Bella della Daunia» e «denominazione di origine protetta» (o la sua sigla D.O.P.);
il logo della denominazione da utilizzare in abbinamento inscindibile con la Denominazione di origine protetta (o la sua sigla DOP);
il nome, la ragione sociale, l’indirizzo dell’azienda produttrice e confezionatrice;
peso netto sgocciolato contenuto nella confezione espresso in conformita’ alle norme vigenti.
Il simbolo grafico e’ composto da una figura femminile che si ispira alla tradizione iconografica vascolare presente anticamente in Daunia ed e’ resa «in negativo», si tratta di una danzatrice che nella mano sinistra stringe un ramo di ulivo sollevato dalla figura.
Attorno alla figura si inserisce il titolo «La Bella della Daunia» con caratteri classici «graziati» (in maiuscolo). Nella cornice esterna di colore oro pantone 872 si inserisce superiormente la dicitura «Oliva da mensa DOP», inferiormente viene riportato il nome della cultivar: varieta’ «Bella di Cerignola».
Nelle riproduzioni la figura e’ nera con tratti bianchi su sfondo bianco. Essa e’ inscritta in una doppia circonferenza profilata di colore oro Pantone 872. La prima circonferenza mostra come sfondo il colore bianco, la seconda a fondo colore oro Pantone 872.
Entrambe le scritture sono in nero.
Il simbolo grafico sara’ riprodotto su di un bollino autoadesivo in tre dimensioni: con 2, cm 3, cm 5.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

La Bella della Daunia D.O.P. - per la foto si ringrazia

La Bella della Daunia D.O.P. – per la foto si ringrazia

 

Olio extravergine d’oliva Terre di Bari – D.O.P.

Disciplinare di produzione – Terre di Bari DOP

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata da una delle seguenti menzioni geograficheaggiuntive: “Castel del Monte”, ” Bitonto”, “Murgia dei Trulli e delle Grotte”, è riservata all’olio extra vergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varietà di olivo
1. La denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Castel del Monte”, è riservata all’olio extra vergine di oliva ottenuto dalla varietà di olivo Coratina presente negli oliveti in misura non inferiore all’80%. Possono, altresì, concorrere altre varietà presenti, presenti da sole o congiuntamente negli oliveti, in misura non superiore al 20%.
2. La denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bitonto”, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti; Cima di Bitonto o Ogliarola Barese e Coratina per almeno l’80%. Possono, altresi, concorrere altre varietà, presenti negli oliveti, da sole o congiuntamente, in misura non superiore al 20%.
3. La denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Murgia dei Trulli e delle Grotte”, e nservata all’olio extra vergine di olivo ottenuto dalla varietà di olivo Cima di Mola presente negli oliveti per almeno il 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà presenti negli oliveti, da soleo conngiuntamente, in misura non superiore al 50%.

Articolo 3.
Zona di produzione
1. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1, comprende i territori olivati atti a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione situati nel territorio amministrativo della provincia di Bari. Tale zona è riportata in apposita cartografia.
2. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Castel del Monte”, comprende, in provincia di Bari, l’intero territorio di amministrativo dei seguenti comuni:
Canosa, Minervino, Barletta, Andria, Corato, Trani, Bisceglie, Altamura, Poggiorsini, Gravina, Spinazzola.
3. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bitonto” comprende, nella provincia di Bari, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Bitonto, Palo del Colle, Modugno, Giovinazzo, Molfetta, Ruvo, Terlizzi, Grumo, Bitetto, Bitritto, Bari, Binetto , Triggiano, Capur so, Santeramo, Toritto, Acquaviva, Cassano, Cellamare, Valenzano, Adelfia, Noicttaro, Sannicandro, Sammichele, Gioia del Colle.
4. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Murgia dei Trulli e delle Grotte”, comprende, in provincia di Bari, l’intero territorio ammimstrativo dei seguenti comuni: Alberobello, Noci, Putignano, Castellana, Rutigiano, Turi, Conversano, Mola, Monopoli, Polignano, Locorotondo, Casamassima.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
1. Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all art. 1 devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative.
2. I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli tradizionalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e degli oli destinati alla denominazione di origine controllata di cui all’art.l.
3. Sono pertanto idonei gli oliveti, generalmente coltivati in forma specializzata con allevamento a vaso tronco-conico con sesti compresi tra 13×13 per le coltivazioni più antiche e 7×7 per quelle recenti, i cui terreni sono caratterizzati in maniera maggiormente diffusa da terra rossa poggiante sulla roccia calcarea.
4. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Castel del Monte” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 2 dell’art.3.
5. Per la produzione dell’olio extravergine a denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bitonto”, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 3, dell’art.3.
6. Per la produzione dell’olio extravergine a denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Murgia dei Trulli e delle Grotte”, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 4, dell’art.3.
7. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 deve essere effettuata entro il 30 Gennaio di ogni anno.
8. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominà4ione di origine controllata di cui all’arti non può superare kg.l0.000 per ettaro. La resa massima delle olive in olio non può superare il 22%:
9. Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata sui limiti predetti attraverso accurata cernita purchè la produzione globale non sùperi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
10. La denuncia di produzione delle olive deve essere presentata secondo le procedure previste dal D.M. 4 Novembre 1993, n.573, in unica soluzione.
11. La presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle Associazioni dei produttori olivicoli ai sensi dell’art.5, punto 2 , lettera a, della legge 5 Febbraio 1992, n.169, comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
1. La zona oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica “Castel del Monte”, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 2 dell’art.3.
2. La zona oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica “Bitonto”, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 3 dell’art.3.
3. La zona oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica “Murgia dei Trulli e delle Grotte”, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 4 dell’art.3.
4. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art. 1 deve avvenire direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici.
5. Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui l’art.l, sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di olio senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.
6. Le operazioni di oleificazione devono avvenire entro due giorni dalla raccolta delle olive.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
1. All’attodell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica “Castel del Monte”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: verde con riflessi gialli; odore: di fruttato intenso;
sapore: fruttato con sensazione media di amaro e ~i~cante;
acidità massima totale espressa in acido Qlelco; in peso, non superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panei Test: > = 7,00; numero perossidi: <=12 MeqO2/Kg; K 232: <=2,20 %; K270:<=0,180%;
valore percentuale della trilinoleina I trigliceridi totali <=0,20.
2. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica “Bitonto”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: verde – giallo; odore: di fruttato medio;
sapore.: fruttato con sensazione di erbe fresche e sentore leggero di amaro e piccante;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in péso, non supenore
a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panei Test: > = 7,00; numero perossidi: <=12
MeqO2IKg; K 232: <=2,40%;
K270:<=0,180%;
valore percentuale della trilinoleina I trigliceridi totali <=0,20.
3. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica “Murgia dei Trulli e delle Grotte”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: giallo oro con riflessi verdi; odore: di fruttato leggero;
sapore.: fruttato con sensazione di mandorle fresche e leggero sentore di amaro e piccante;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panel Test: > = 7,00; numero perossidi: <=15 MeqO2/Kg; K232:<=2,40%;
K270:<=0,180%;
valore percentuale della trilinoleina I trigliceridi totali <=0,20.
4. Altri parametri non espressamente citati devono essere conformi all’attuale normativa dell’Unione Europea.
5. In ogni campagna olearia il Consorzio di tutela individua e conserva in condizione ideale un congruo numero di campioni rappresentativi degli oli di cui all’arti da utilizzare come standard di riferimento per l’esecuzione dell’esame organolettico.
6. E’ in facoltà del Ministro delle risorse agricole, alimentarie forestali di modificare con proprio decreto i limiti ànalitici sop~a riportati su richiesta del consorzio di tutela.
7. La designazione degli oli alla fase di conferimento deve essere effettuata solo a seguito dell’espletamento della procedura prevista dal D.M. 4 Novembre 1993, n.573, in ordine agli esami chimico- fisici ed organolettici.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
1. Alla denominazione di origine controllata di cui all’arti è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente “Disciplinare di produzione” ivi compresi gli aggettivi: “Fine”, “Scelto”, “Selezionato”, “Superiore”.
2. E’ consentito l’uso veritiero di nomi, ragione sociale, marchi privati, purchè non abbiano significato laudativo o non siano tali da trarre in inganno il con sumatore.
3. L’uso di nomi di aziende, tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nella azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situate nell’aria di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda e se l’oleificazione e il confezionamento sono avvenuti nell’azienda medesima.
4. Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine a denominazione di origine controllata di cui l’arti devono avvenire nell’ambito della zona geografica delimitata dal punto i dell’art.3.
5. Le menzione geografiche aggiuntive, autorizzate all’ art. 1 del presente disciplinare, devono essere riportate in etichetta con dimensione non inferiore alla metà e non supenore rispetto a quella dei caratteri con cui viene indicata la denominazione di origine controllata “Terra di Bari”.
6. L’uso di altre indicazioni geografiche consentite ai seni dell’art. 1, punto 2, del D.M. 4 Novembre 1993, n.573, riferite a comuni, frazioni, tenute, fattorie da cui l’olio effettivamente deriva deve essere riportato in caratteri non superiori alla metà di quelli utilizzati per la designazione della denominazione di origine controllata di cui all’art. 1.
7. Il nome della denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con coìorirnetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa. La designazione deve altresì rispettare le norme di etichettatura prevista dalla vigente legislazione.
8. L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 deve essere immesso al consumo in recipienti in vetro o in banda stagnata di capacità non superiore a 5 litri.
9. E’ obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Olio Extravergine di Oliva D.O.P Terre di Bari - per la foto si ringrazia

Olio Extravergine di Oliva D.O.P Terre di Bari – per la foto si ringrazia

Olio Extravergine di Oliva D.O.P Terre di Bari - per la foto si ringrazia

Olio Extravergine di Oliva D.O.P Terre di Bari – per la foto si ringrazia

 

Clementine del Golfo di Taranto – I.G.P.

Zona di produzione

Zona di produzione: comuni di Palagiano, Massafra, Ginosa, Castellaneta, Palagianello, Taranto e Statte.

Caratteristiche

Presentano una forma sferoidale, leggermente schiacciata ai poli ed una buccia liscia o leggermente rugosa, di colore arancio con un massimo del 30% di colorazione verde. L’aroma è intenso e persistente. L’esperidio è apireno, con una tolleranza pari ad un massimo del 5% di frutti contenenti non più tre semi.

Disciplinare di produzione – Clementine del Golfo di Taranto IGP

Articolo 1.
Denominazione
L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Clementine del Golfo di Taranto” è riservata ai frutti di clementine derivanti dalla specie C. clementine Hort. ex Tanaka, indicati nel successivo Art. 2, che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal regolamento (CEE) n.2081/92 ed indicati nel presente disciplinare di produzione.
Le clementine di cui trattasi sono destinate ad essere fomite al consumatore esclusivamente allo stato fresco e devono essere prodotte all’interno del territorio dei comuni della provincia di TARANTO indicati nell’art. 3 del presente disciplinare.

Articolo 2.
Varietà
L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Clementine del Golfo dì Taranto” designa le clementine riferibili alle seguenti cultivar e selezioni clonali: Comune, Fedele, Precoce di Massacra (o Spinoso), Grosso Puglia, ISA, SRA 63, SRA 89.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione delle “Clementine del Golfo di Taranto” comprende l’intero territorio dei comuni di Palagiano, Massafra, Ginosa, Castellaneta, Palagianello, Taranto e Statte.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
Il sistema di coltivazione delle “Clementine del Golfo di Taranto”, di cui al presente disciplinare, dev’essere obbligatoriamente quello tradizionalmente adottato all’interno dell’area delimitata nel precedente Art.3 e prevede le seguenti tecniche:
a) La potatura è praticata ogni anno a primavera inoltrata, è finalizzata ad assecondare l’equilibrio tra la funzione vegetativa e produttiva, con tagli limitati specialmente nei primi anni.
La forma di allevamento è quella a globo – vaso.
b) La concimazione è sempre basata sullo stato di fertilità del terreno, a seguito di opportune analisi effettuate con cadenza triennale.
La concimazione di base viene praticata in inverno – primavera con concimi liquidi e/o solidi ed integrati alla ripresa vegetativa con micro – meso e macro elementi. Trovano applicazione anche la concimazione fogliare, i fìtoregolatori e la fertirrigazione.
e) Irrigazione viene praticata in quasi tutti i periodi dell’armo, in assenza di piogge. Il metodo più in uso è quello a goccia o a zampillo, diretto e lontano dalla proiezione della chioma, per evitare possibili attacchi di “marciumf1 nella zona del colletto.
d) Le lavorazioni del terreno servono per il controllo delle infestanti, l’interramento dei concimi e la riduzione della perdita d’acqua dal terreno per evaporazione.
e) I trattamenti antiparassitari sono praticati con i prodotti fìtosanitari a base di principi attivi registrati per gli agrumi.
Per l’ammissione all’I.G.P. i nuovi impianti dovranno essere realizzati in terreni ben drenati.
Sono ammessi frangiventi (vivi o morti) per la protezione della coltura nelle diverse fasi.
Fatto salvo i sesti di impianto preesistenti che hanno densità da 350 a 750 piante/ha, nei nuovi impianti la densità non deve superare n0 500 piante/ha. Sono ammessi impianti a sesto dinamico con diversa densità, fino ad un massimo di 25 anni di età.
La produzione unitaria massima consentita per le clementine, è fissata in 50 t/ha.
I nuovi impianti devono essere realizzati esclusivamente con piante innestate, conformi alla norme di qualità CE sulla commercializzazione del materiale di propagazione.
I nuovi impianti di agrumi devono essere realizzati usando come esclusivo porta innesto il Citras aurantium L., volgarmente noto come “Arancio amaro” o”Melangolo” .
La raccolta dei frutti deve essere effettuata a mano, con l’uso delle forbici, evitando che i frutti vengano deteriorati. I frutti devono essere raccolti asciutti, senza foglia o con qualche foglia. I frutti privi di calice (rosetta) sono esclusi dalla I.G.P. La tecnica della deverdizzazione non è ammessa.
E’ consentito l’impiego di cere e/o di prodotti conservanti ammessi dalla legislazione del Paese cui i frutti sono destinati, e in quanto tali, agenti esclusivamente all’esterno della buccia, senza alterazione del sapore e dell’odore tipici di ciascuna clementina.

Articolo 5.
Controlli
Gli impianti idonei alla produzione dell’I.G.P “Clementine del Golfo di Taranto”, sono iscritti in apposito elenco, attivato, tenuto ed aggiornato dall’organismo di controllo, che è tenuto a verificare, anche attraverso opportuni sopralluoghi, i requisiti richiesti per l’iscrizione all’Elenco. I controlli tecnici saranno svolti da un Organismo di controllo in possesso dei requisiti di cui alle norme EN 45011.
I produttori che intendono porre in commercio il prodotto con l’Indicazione Geografica Protetta Clementine del Golfo dì Taranto, sono tenuti a presentare all’Organismo di controllo prescelto gli estremi catastali per l’individuazione degli stessi agrumeti, superficie, sesto ed anno d’impianto. I titolari degli agrumeti iscritti nell’elenco che intendono commercializzare il proprio prodotto con l’Indicazione Geografica Protetta Clementine del Golfo di Taranto, devono rispettare le procedure indicate nel piano di controllo predisposto dall’Organismo di controllo prescelto ed approvato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
L’Indicazione Geografica Protetta “Clementine del Golfo di Taranto” deve rispondere, oltre ai requisiti previsti dalle norme comuni di qualità in vigore, alle seguenti caratteristiche:
– Forma: sferoidale- leggermente schiacciata ai poli;
– Buccia: liscia o leggermente rugosa di colore arancio con un massimo del 30% di colorazione verde;
– Colore della polpa: arancio;
– Calibro minimo: 6 (mm 43/52);
– Contenuto minimo in succo: 40% del peso frutto, ottenuto mediante spremitura con pressa a mano;
– Aroma: intenso e persistente;
– Rapporto di maturazione: minimo 6:1, ottenuto dal rapporto tra il contenuto in solidi solubili espresso in gradi Brix e gli acidi titolabili espressi in acido
citrico;
– Apirene, con presenza di un max del 5% di clementine contenenti al massimo tre semi.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
Le “Clementine del Golfo di Taranto” devono essere immesse al consumo:
– in confezioni sigillate del peso massimo di 3 Kg., sulle quali dovrà essere riportato il logo della denominazione sotto descritta;
– in confezioni non sigillate, superiori a 3 Kg. fino al massimo di Kg.25, con il logo della denominazione sotto descritta apposto almeno sul 90% dei frutti contenuti nella confezione.
E’ vietato utilizzare aggettivi che esaltino le caratteristiche commerciali ed esprimano ulteriori valutazioni commerciali.
I colori degli imballaggi, nonché la grafica utilizzata, devono essere progettati e realizzati in maniera tale da apparire facilmente identificabili anche a distanza.
Raggruppati su di un lato dell’imballaggio, dovranno comparire tutte le indicazioni previste dalla normativa in vigore e dal presente disciplinare.
In particolare, sulle confezioni dovrà apparire, in caratteri chiari e facilmente distinguibili da ogni altra indicazione, la scritta “Clementine del Golfo di Taranto” in caratteri almeno doppi rispetto a tutte le altre indicazioni.
Immediatamente al di sotto delle suindicate indicazioni, dev’essere riportata la scritta: “Indicazione Geografica Protetta”.
E’ consentito l’utilizzo di indicazioni che si riferiscano a: nomi, ragioni sociali, marchi privati muniti di codice di identificazione, purché non inducano il consumatore in errore od esaltino le caratteristiche dei frutti.
Unitamente alle altre indicazioni obbligatorie, previste dalle Norme di qualità vigenti, devono sempre comparire i dati identificativi dell’imballatore (nome, ragione sociale ed indirizzo) e dell’origine del prodotto; è ammessa la menzione dell’azienda o frazione da cui provengono gli agrami.
Il marchio INE deve essere riportato sulle produzioni destinate ai Paesi terzi.
Il simbolo grafico relativo all’immagine artistica del logotipo specifico ed univoco, da utilizzare in abbinamento inscindibile con l’Indicazione Geografica Protetta, è circolare, formato da due cerchi concentrici di colore verde Pantone 356CV.
Nello spazio compreso tra i due cerchi è inserita, nello stesso colore Pantone verde 356CV, la scritta: INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA.
Nella parte centrale sono visibili il cielo azzurro, Pantone 306CV, un frutto di clementine di colore arancio intenso, Pantone orange 021 CV, con peduncolo e foglia di colore verde, Pantone 356 CV. In basso, sotto l’immagine del frutto, è riportata la scritta “”Clementine del Golfo dì Taranto”, realizzata nei colori arancio, Pantone orange 021 CV.
Fra i due cerchi, in basso, si legge in colore verde, Pantone 356 CV, la sigla I.G.P.

Fonte: Agraria.org

Clementine del Golfo di Taranto IG.P. - per la foto si ringrazia

Clementine del Golfo di Taranto IG.P. – per la foto si ringrazia

Clementine del Golfo di Taranto I.G.P.

Clementine del Golfo di Taranto I.G.P.

Uva di Puglia – I.G.P.

Zona di produzione

Riconoscimento CE: Pubblicazione GUCE ottobre 2011
Regione: Puglia

La zona di produzione e condizionamento dell’Uva di Puglia comprende i territori della regione Puglia posti su una quota altimetrica non superiore a 330 m. s.l.m.

Caratteristiche

L’IGP “Uva di Puglia” è riservata alle categorie commerciali: categoria Extra; categoria I. Le varietà ammesse alla protezione sono: Italia b., Regina b., Michele Palieri n., Red Globe rs., Victoria b..

Disciplinare di produzione – Uva di Puglia IGP

Articolo 1.
DENOMINAZIONE
L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “UVA DI PUGLIA” è riservata all’uva che risponde ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare.

Articolo 2.
DESCRIZIONE DEL PRODOTTO
L’I.G.P. “Uva di Puglia” è riservata all’uva da tavola delle varietà Italia b., Regina b. Victoria b., Michele Palieri n., Red Globe rs., prodotta nella zona delimitata al successivo art. 3 del presente disciplinare di produzione.
L’I.G.P. “Uva di Puglia” è riservata alle categorie commerciali:
– categoria Extra;
– categoria I.
All’atto della sua immissione al consumo, l’”Uva di Puglia” deve presentare le seguenti caratteristiche:
– i grappoli interi devono essere di peso non inferiore a 300 grammi;
– gli acini devono presentare una calibratura non inferiore a 21 mm per Victoria, a 15 mm per Regina, a 22 mm per Italia, Michele Palieri e Red globe (diametro equatoriale);
– il colore è giallo paglierino chiaro per le varietà Italia, Regina e Vittoria, di un nero vellutato intenso per le varietà Michele Palieri e di un rosato dorè per la varietà Red Globe;
– il succo degli acini deve presentare un valore non inferiore a:

  • 14°Brix per le varietà Italia, Regina e Red globe;
  • 13°Brix per le varietà Victoria e Michele Palieri.

Per tutte le varietà, il valore del rapporto °Brix/acidità totale deve essere non inferiore a 22.

Articolo 3.
ZONA DI PRODUZIONE
La zona di produzione dell’Uva di Puglia comprende i seguenti territori della regione Puglia posti al di sotto dei 330 m. s.l.m. dei seguenti comuni:
Provincia di Bari :
– comuni interamente delimitati: Adelfia, Bari, Bitetto, Bitritto, Capurso, Casamassima, Cellammare, Conversano, Giovinazzo, Modugno, Mola di Bari, Molfetta, Noicàttaro, Polignano a Mare, Rutigliano, Sammichele di Bari, Triggiano, Turi, Valenzano;
– comuni parzialmente delimitati per una quota altimetrica non superiore a 330 m. s.l.m.: Acquaviva delle Fonti, Binetto, Bitonto, Cassano delle Murge, Castellana Grotte, Corato, Gioia del Colle, Grumo Appula, Monopoli, Palo del Colle, Putignano, Ruvo di Puglia, Sannicandro di Bari, Terlizzi, Toritto.
Provincia di Brindisi :
– comuni interamente delimitati: Brindisi, Carovigno, Cellino San Marco, Erchie, Francavilla Fontana, Latiano, Mesagne, Oria, San Donaci, San Michele Salentino, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni, Torre Santa Susanna, Villa Castelli.
– comuni parzialmente delimitati per una quota altimetrica non superiore a 330 m. s.l.m.: Ceglie Messapica, Cisternino, Fasano, Ostuni.
Provincia di Foggia :
– comuni interamente delimitati: Carapelle, Chieuti, Foggia, Isole Tremiti, Lesina, Ordona, Orta Nova, Poggio Imperiale, Rodi Garganico, San Paolo di Civitate, San Severo, Serracapriola, Stornara, Stornarella, Torremaggiore, Zapponeta.
– comuni parzialmente delimitati per una quota altimetrica non superiore a 330 m. s.l.m.: Apricena, Ascoli Satriano, Cagnano Varano, Carpino, Casalvecchio di Puglia, Castelluccio dei Sauri, Castelnuovo della Daunia, Cerignola, Ischitella, Lucera, Manfredonia, Peschici, Rignano Garganico, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Sannicandro Garganico, Troia, Vico del Gargano, Vieste.
Provincia di Taranto:
– comuni interamente delimitati: Avetrana, Carosino, Faggiano, Fragagnano, Grottaglie, Leporano, Lizzano, Manduria, Maruggio, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Palagianello, Palagiano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Jonico, San Marzano di San Giuseppe, Sava, Statte, Taranto, Torricella.
– comuni parzialmente delimitati per una quota altimetrica non superiore a 330 m. s.l.m.: Castellaneta,Crispiano, Ginosa, Massafra, Mottola.
Provincia di Barletta-Andria-Trani:
– comuni interamente delimitati: Barletta, Bisceglie, Trani, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli.
– comuni parzialmente delimitati per una quota altimetrica non superiore a 330 m. s.l.m.: Andria, Canosa di Puglia.
Provincia di Lecce interamente delimitata.

Articolo 4.
PROVA DELL’ORIGINE
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input e gli output. In questo modo e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi gestiti dalla struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei condizionatori, nonché attraverso la denuncia tempestiva alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
METODO DI OTTENIMENTO
I nuovi vigneti saranno realizzati su terreni ben drenati , permeabili e indenni da focolai di agenti dei marciumi e privi di vettori di virus nocivi alla vite utilizzando esclusivamente portinnesti certificati.
La forma di allevamento per la realizzazione di vigneti ad uva da tavola è quella a pergola a tetto orizzontale, il “tendone”.
La densità di piantagione dovrà essere compresa tra un minimo di 1.100 ed un massimo di 2.100 viti/ha. La distanza fra i filari dovrà essere compresa fra 2,2 e 3 m. La produzione di uva non dovrà essere superiore a 30 t/ha.
Per la difesa fitoiatrica, sono consentiti interventi rispettosi dell’ambiente e con i solo fitofarmaci a base di sostanze attive registrate per la vite di uva da tavola, secondo quanto indicato dal disciplinare di produzione integrata dell’uva da tavola della Regione Puglia.
La potatura secca andrà effettuata nel periodo compreso fra quello successivo alla caduta delle foglie e quello precedente il germogliamento : da dicembre a fine febbraio dell’anno successivo.
E’ ammessa la copertura del “tendone” con reti in polietilene e/o film plastico in PVC o polietilene + EVA e la coltivazione in serra, al fine di proteggere il prodotto da grandine, vento, pioggia, e per favorire l’anticipo della maturazione o il ritardo nella raccolta dell’uva (al variare del periodo di copertura).
Il periodo di raccolta dell’uva decorre dal momento del conseguimento dei requisiti minimi qualitativi previsti dal disciplinare (per la varietà Victoria: a partire dall’inizio della seconda decade di luglio; per la varietà Michele Palieri: a partire dall’inizio della terza decade di luglio per le varietà Italia, Regina e Red globe: a partire dall’inizio della terza decade di agosto). Il confezionamento deve essere effettuato nella zona individuata all’art.3 predetto onde evitare che il trasporto e le eccessive manipolazioni possano danneggiare gli acini alterandone integrità e colore.

Articolo 6.
LEGAME CON L’AMBIENTE
La reputazione dell’Uva di Puglia va inquadrata in un contesto storico-economico le cui prime testimonianze risalgono alla fine del 1800. L’Uva di Puglia ha mostrato da sempre una migliore attitudine al mantenimento delle caratteristiche di aspetto e di croccantezza dei suoi acini tanto da riscuotere un grande successo nel settore delle esportazioni fin dalla fine dell’1800. Infatti a quel tempo, nonostante la lunghezza del viaggio e la deperibilità del prodotto costituissero i principali fattori limitanti l’esportazione, l’Uva di Puglia, a differenza di altre uve, mostrò una migliore attitudine al mantenimento delle sue caratteristiche arrivando in ottimo stato nei mercati dei paesi esteri più importanti quali ad esempio quello tedesco. Negli anni, grazie all’eccezionale vocazionalità del territorio, la produzione dell’Uva di Puglia aumentò progressivamente e parallelamente aumentò anche la sua esportazione, come testimoniato dall’Istituto per il Commercio Estero, rappresentando quindi sui mercati internazionali un’espressione tipica del territorio di produzione. L’I.C.E. (Istituto Commercio Estero), già dagli anni ’40 poté constatare, tramite il massiccio invio di personale in missione in Puglia nel periodo della campagna di commercializzazione, che l’entità delle spedizioni dalle aree produttive vocate alla coltivazione dell’Uva raggiungeva giornalmente la quantità di centinaia di vagoni ferroviari.
Nonostante le difficoltà logistiche e i maggiori costi di trasporto rispetto alle uve provenienti da altre parti d’Italia, l’esportazione dell’Uva di Puglia raggiunse, nel 1975, il 62,4% della produzione di uva da tavola italiana destinata all’estero, il 52,7% nel 1980 e ancora il 74,1% nel 1985. È proprio grazie al grande successo sia nelle produzioni che nelle esportazioni che l’uva di puglia è più volte citata testi, studi tecnico-scientifici ed eventi, ne sono un esempio il volume pubblicato nel 1979 dell’OCDE (Organization for Economic Co-operation and Development) dal titolo Table Grapes, appartenete alla collana Intenational Standardisation of fruit and vegetable, il recente studio scientifico dell’università di Bari che prendendo campioni di “Uva di Puglia” ha voluto mettere a punto una tecnica di analisi volta alla determinazione del profilo metabolico degli alimenti ed infine in occasione del conferimento del premio “Grappolo d’Argento Città di Rutignano”nel 2010.
La zona di produzione dell’Uva di Puglia è caratterizzata da condizioni pedo-climatiche ideali per lo sviluppo dell’uva da tavola. Terreni di medio impasto ricchi di potassio e di calcio, clima mite anche di inverno, caratterizzato da discreta piovosità nel periodo invernale e da scarse precipitazioni in quello primaverile-estivo, luminosità elevata, rispondono appieno alle esigenze di una coltura, come la vite, potassofila ed eliofila.
Nella zona di produzione dell’Uva di Puglia indicata all’art. 3 del disciplinare si è sviluppata fin dalla fine del XIX secolo una alta specializzazione della manodopera utilizzata nella coltivazione di questo prodotto, caratterizzata dalla capacità di effettuare accurate e attente operazioni manuali sui germogli e grappoli, quali il diradamento degli stessi, la loro liberazione da foglie e germogli, la sistemazione dei germogli al fine di consentire la giusta luminosità, operazioni che favoriscono lo sviluppo e la maturazione dell’uva. Tale elevata specializzazione che si è tramandata nel tempo e che sussiste intatta ai nostri giorni, permette di esaltare le caratteristiche qualitative dell’”Uva di Puglia” e consente anche una minore incidenza delle malattie crittogamiche.
Nel 1869 un pioniere, Sergio Musci, dette corso da Bisceglie (Bari) alle prime spedizioni di uva da tavola verso Milano, Torino, Bologna. Nel 1880 dalla Puglia il cav. Francesco De Villagomez, sempre biscegliese, iniziò le spedizioni di uva da tavola in Germania.
L’importanza storica dell’“Uva di Puglia” trova la sua prima affermazione nel riconoscimento degli operatori delle altre regioni produttrici e nella richiesta sempre crescente sia da parte dei mercati nazionali che da quelli esteri.
L’”Uva di Puglia” continuava ad essere segnalata come esempio di successo del prodotto sul mercato grazie alla sensibilità e capacità dei produttori, in grado di utilizzare al meglio la vocazionalità pedoclimatica della regione.
Vivarelli nel 1914 facendo il punto sulla situazione pugliese, segnalava per questa regione la particolare vocazione del clima, del terreno e l’atteggiamento del viticoltore “che ha compreso la necessità di non trascurare cure speciali di coltivazione…”.

Articolo 7.
CONTROLLI
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto, da una struttura di controllo, conformemente a quanto stabilito dagli articoli 10 e 11 del Reg.(CE) n. 510/2006. Tale struttura è l’Autorità pubblica: Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura – C.so Cavour, 2
70121 Bari – Tel. 0802174111 – Fax 0802174228.

Articolo 8.
ETICHETTATURA
All’atto dell’immissione al consumo, il contenuto di ogni imballaggio deve essere omogeneo e comprendere esclusivamente grappoli della stessa varietà, origine e standard qualitativo. Ogni confezione deve essere sigillata (mediante retinatura, floppatura, apposizione di bollini di chiusura su buste ed imballi trasparenti e forati).
Le confezioni utilizzate sono :
– Cassetta da 5 kg netti di uva. La cassetta può essere in cartone, legno, compensato, plastica.
– Cassetta da 2 – 2,5 – 3,0 kg netti di uva in cartone.
– Cestini da 2,0 – 1,5 – 1,0 – 0,750 – 0,5 kg netti di uva, in polipropilene o in PET, assemblati in imballaggi di plastica, legno o cartone.
– Buste da 0,5 – 1,0 kg netti di uva, realizzate in PET, assemblati in imballaggio di plastica, legno o cartone.
L’uva da tavola deve essere condizionata in modo che sia garantita la protezione adeguata del prodotto. I materiali utilizzati all’interno dell’imballaggio devono essere nuovi, puliti e devono essere costituiti da sostanze tali da non provocare alterazioni esterne o interne dell’uva.
Gli imballaggi devono inoltre essere privi di qualsiasi corpo estraneo.
Su ogni confezione deve essere apposta una etichetta sulla quale sono riportate sullo stesso lato, in caratteri leggibili, visibili all’esterno, indelebili le seguenti indicazioni:
– nome ed indirizzo o simbolo o codice di identificazione del confezionatore e del produttore dell’uva.
– indicazione della natura del prodotto “uva da tavola” se il contenuto non è visibile dall’esterno, indicazione della varietà.
Logo
Il logo da utilizzare obbligatoriamente per il prodotto certificato è costituito da una circonferenza di colore rosso scuro, tracciata ai bordi con i colori della bandiera italiana. All’interno è rappresentata un’immagine disegnata e non fotografica della regione Puglia, ove è indicata la città di Bari. In basso a sinistra sotto il profilo della Regione è posto un grappolo d’uva con tralcio annesso.
All’estremità sinistra della regione Puglia, in alto, è rappresentato un sole stilizzato sfumato verso l’esterno. La sigla IGP e la dicitura “Uva di Puglia” sono collocate a destra all’interno della circonferenza descritta. Sull’estremità inferiore del profilo della Regione è collocato il logo comunitario.
Il logo che indicherà la denominazione IGP sarà riprodotto su bollino o collarino autoadesivo di vari diametri.
Indici colorimetrici:
– Rosso scuro : Pantone 485c.
– Colori della bandiera italiana: Verde:Pantone 361c; Bianco e Rosso :Pantone 162c.
– Sole stilizzato: colore 1585c sfumato sino al colore Pantone 803c.
– Dicitura IGP Uva di Puglia : Font flamenco D;
– Sigla IGP : colore Pantone 7404c – tracciato :Pantone 1585c.
– Uva di Puglia: colore Pantone 1585c – tracciato : Pantone 7404c.

Fonte: Agraria.org

Uva di Puglia I.G.P. - per la foto si ringrazia

Uva di Puglia I.G.P. – per la foto si ringrazia

Uva di Puglia I.G.P. - per la foto si ringrazia

Uva di Puglia I.G.P. – per la foto si ringrazia

Search
Categories