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Archive for the ‘Vini e liquori’ Category

Boca – D.O.C.

Zona di produzione e storia

Le uve devono essere prodotte nella zona di produzione appresso indicata che comprende in tutto il territorio comunale di Boca, in parte quello di Maggiora, Cavallirio, Prato Sesia e Grignasco. Per questi ultimi con l’esclusione dei territori a sud della strada provinciale Borgomanero – Prato Sesia e a ovest della strada provinciale della Valsesia.

E’ un vino dalle origini molto antiche: già nel 1300 il cronista novarese Pietro Azario lo definì “rinomato sin dall’antichità”, mentre numerose testimonianze citano forniture di Boca alle armate spagnole che dal Piemonte si spostavano per occupare la Lombardia.
La particolare natura dei terreni, nei vigneti collinari di Boca e Maggiora, conferisce non soltanto ottime condizioni ambientali all’antico vitigno “Nebbiolo”, ma permette anche lo sviluppo di altri due vitigni caratteristici di questi rilievi, che gli sono complementari: Bonarda novarese e Vespolina. La Doc Boca è stata riconosciuta nel 1969.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini “Boca” e “Boca” riserva devono essere ottenuti dalle uve provenienti, nell’ambito aziendale, dai seguenti vitigni nella proporzione appresso indicata:
– Nebbiolo (Spanna): dal 70% al 90%;
– Vespolina e Uva rara (Bonarda novarese): da sole o congiuntamente dal 10% fino al 30%.

I vini a denominazione di origine controllata «Boca» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Boca”:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% Vol.;
“Boca” con menzione “vigna”: 12,00% Vol.;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

“Boca” riserva:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% Vol.;
“Boca” riserva con menzione “vigna”: 12,50% Vol.;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.

E’ facoltà del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali modificare i limiti dell’acidità totale e dell’estratto non riduttore minimo con proprio decreto.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Boca» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Boca”:
– colore: rosso rubino con riflessi granato;
– odore: caratteristico, fine ed etereo;
– sapore: asciutto, sapido, armonico, giustamente tannico.

“Boca” riserva:
– colore: rosso rubino con riflessi aranciato;
– odore: caratteristico, fine, ampio ed etereo;
– sapore: asciutto, sapido, armonico, elegante, piacevolmente tannico.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si abbina ottimamente con i primi piatti (soprattutto con il risotto); altrettanto apprezzato con la carne (brasato) ed i formaggi stagionati. Temperatura di servizio 16° – 18°C.

Fonte: Agraria.org

Boca D.O.C. – per la foto si ringrazia

 

Bramaterra – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione delle uve dei vini “Bramaterra” e “Bramaterra” riserva , comprende i terreni comunali di Masserano, Brusnengo, Curino, Roasio, Villa del Bosco, Sostegno e Lozzolo situati nelle zone collinari a nord della strada statale n. 142.

L’antico “Vino di Masserano”, ora Bramaterra, è prodotto nel territorio di sette paesi della zona collinare sopra le Baragge, protetta dal Monte Rosa. Pare che la sua origine sia dovuta ai servi della gleba che, divenuti liberi, si stabilirono in quel territorio e coltivarono la vite, ottenendo un vino di grande pregio. Il nome Bramaterra compare, per la prima volta, in una pergamena del 1447 e pare voglia significare l’affinità e la vocazione agricola di questo territorio.
Riconosciuto Doc nel 1979, era anche chiamato “Vino dei Canonici” in quanto particolarmente gradito alla curia vercellese.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata “Bramaterra” e “Bramaterra” riserva devono essere ottenuti dalle uve provenienti, in ambito aziendale, dai vigneti aventi la seguente composizione varietale:
– Nebbiolo (Spanna): dal 50 al 80 %;
– Croatina: fino ad un massimo del 30 %;
– Uva rara (Bonarda novarese) e Vespolina: da sole o congiuntamente fino ad un massimo del 20%

I vini “Bramaterra”e “ Bramaterra” riserva all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Bramaterra”:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol.;
“Bramaterra”con menzione “vigna”: 12,00% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l.

“Bramaterra” Riserva:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol.;
“Bramaterra” riserva con menzione “vigna”: 12.00% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l.

E’ facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare i limiti dell’acidità totale e dell’estratto non riduttore minimo con proprio decreto.

Caratteristiche organolettiche

I vini “Bramaterra”e “ Bramaterra” riserva all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Bramaterra”:
– colore: rosso granato con riflessi aranciati;
– odore: caratteristico, intenso, lievemente etereo che si affina con l’invecchiamento;
– sapore: pieno ed asciutto, vellutato con gradevole sottofondo amarognolo, di buon nerbo ed armonico.

“Bramaterra” Riserva:
– colore: rosso granato con riflessi aranciati;
– odore: caratteristico, intenso, lievemente etereo che si affina con l’invecchiamento;
– sapore: pieno ed asciutto, vellutato con gradevole sottofondo amarognolo, di buon nerbo ed armonico.

I suddetti vini possono presentare sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si abbina ottimamente con i primi piatti (soprattutto con il risotto); altrettanto apprezzato con la carne, specie con il tacchino. Temperatura di servizio 16° – 18°C.

Fonte: Agraria.org

Bramaterra D.O.C. – per la foto si ringrazia

Moscato d’Asti – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione del vino “Asti spumante” e “Moscato d’Asti” è compresa nei territori di 52 Comuni delle province di Asti, Cuneo e Alessandria.
Prodotto quasi esclusivamente da aziende di dimensioni medio piccole o da cantine cooperative che trasformano solamente le uve dei propri vigneti, il Moscato d’Asti ha raggiunto livelli qualitativi straordinari grazie alla diffusione della moderna tecnologia enologica, in particolare quella del freddo, che ha consentito di mantenere nel vino gli aromi ed i sapori del frutto e, nello stesso tempo, di stabilizzare il prodotto permettendone la conservazione ed il trasporto.
Storia, tradizione, dedizione imprenditorialità geniale, applicazione e ricerca continua lo mantengono prezioso esaltandone le peculiari caratteristiche.
La denominazione di origine controllata e garantita “Asti” (unico disciplinare) è riservata a due vini:
a) il vino spumante (“Asti” o “Asti spumante”);
b) il vino bianco non spumante (“Moscato d’Asti”).
Il Consorzio dell’Asti tutela anche il Moscato d’Asti che, pertanto, è sottoposto agli stessi controlli da sempre messi in atto sull’Asti Spumante. Con la D.O.C.G., inoltre, molte aziende vitivinicole dirette produttrici si sono iscritte al Consorzio che ha costituito al suo interno suo interno il Consiglio del Moscato d’Asti al fine di tutelare il prodotto dalle imitazioni e per far crescere il livello qualitativo e valorizzare l’immagine, peraltro già alta, del prodotto.

Vitigni – Tecnologia di produzione – Grado alcolometrico minimo

Vitigno: Moscato Bianco esclusivamente.

L’uva viene pressata utilizzando presse a polmone (pressione massima di 1,5 Bar) ed il mosto così ottenuto, ripulito dalle particelle solide in sospensione mediante defecazione statica, centrifugazioni e/o filtrazioni, viene refrigerato per evitare l’inizio di fermentazioni indesiderate, ripulito delle particelle solide in sospensione e mantenuto in celle frigorifere (0°C) fino all’avvio della fermentazione. La tecnologia per la preparazione del Moscato d’Asti prevede: riscaldamento del mosto da 0° a 18°C, aggiunta di lieviti selezionati a bassa produzione di acetaldeide (odore di mela cotta) e conduzione della fermentazione a temperatura controllata variabile dai 18° ai 20°C. Quando il mosto vino arriva ai 4,5 – 5,5 gradi di alcool svolto si arresta la fermentazione alcolica mediante refrigerazione a -3°C, si filtra e si procede all’imbottigliamento previa una ulteriore microfiltrazione sterilizzante. Quest’ultima si rende necessaria in quanto bastano pochi lieviti residui per dare origine a una rifermentazione del prodotto che porterebbe ad un intorbidamento del vino, alla modifica del sapore e in casi più gravi, alla rottura della bottiglia. Il Moscato d’Asti, pur non essendo uno spumante (non viene sottoposto a presa di spuma durante le fasi finali della fermentazione alcolica), mantiene una vivacità che lo rende unico. L’imbottigliamento isobarico del Moscato d’asti, in funzione delle caratteristiche compositive e della moderata pressione in bottiglia, necessita di rigide condizioni di sterilità microbiologica.

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Moscato d’Asti” all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
• titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% di cui svolto compreso nei limiti dal 4,5% al 6,5%;
• acidità totale minima: 5 per mille;
• estratto secco netto minimo: 15 per mille;
• pressione e CO2 fino a 1,7 Bar.

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Asti Spumante” all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
• titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12% di cui svolto compresi nei limiti dal 7% al 9,5%;
• acidità totale minima: 5 per mille;
• estratto secco netto minimo: 17 per mille.

Caratteristiche organolettiche

Vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita è uno dei prodotti più caratteristici della vitivicoltura piemontese; con un inimitabile aroma muschiato dell’uva di origine (il Moscato Bianco), delicato ed intenso, ricorda il glicine ed il tiglio, la pesca e l’albicocca con sentori di salvia, limoni e fiori d’arancio. Il caratteristico aroma dell’Asti e del moscato d’Asti nasce dall’unione di composti terpenici a bassa soglia olfattiva contenuti nell’uva moscato con i composti volatili che si formano durante la fermentazione della stessa. Fondamentale è quindi la carica aromatica dell’uva, in quanto, più essa è elevata, tanto più intenso sarà l’aroma del prodotto finito.
L’Asti spumante ed il Moscato d’Asti devono essere consumati giovani (possibilmente entro l’anno successivo alla vendemmia) al fine di apprezzare l’aroma del moscato nella sua completa intensità e tipicità.
L’elevata acidità, la temperatura elevata e l’esposizione alla luce sono infatti i fattori che rendono più veloci le normali trasformazioni della struttura chimica dei terpeni nel tempo.

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Moscato d’Asti” all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– limpidezza: brillante;
– colore: paglierino più o meno intenso;
– odore: caratteristico, fragrante;
– sapore: dolce, aromatico, caratteristico, talvolta vivace o frizzante.

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Asti Spumante” all’atto
dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– spuma: fine, persistente;
– limpidezza: brillante;
– colore: da paglierino a dorato assai tenue;
– odore: caratteristico, spiccato, delicato;
– sapore: aromatico, caratteristico, delicatamente dolce, equilibrato.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Va servito freddissimo, a 6°-8°C, inclinando leggermente la bottiglia in avanti al momento di stapparla. Eccellente con i dolci.

Fonte: www.agraria.org

Moscato d’Asti D.O.C.G. – per la foto si ringrazia.

Nebbiolo d’Alba – D.O.C.

Il Nebbiolo è una delle varietà di vite che accomuna le sorti produttive delle colline alla destra e alla sinistra del fiume Tanaro e il Nebbiolo d’Alba è l’esempio tangibile di questa comune vocazione alla qualità la sua zona di origine, infatti, si estende sul territorio di 25 Comuni situati su entrambe le sponde.

Il Nebbiolo d’Alba è un vino rosso in purezza di monovitigno. Esprime toni importanti è capace di resistere al tempo e di posizionarsi positivamente tra gli altri grandi figli del vitigno Nebbiolo. Si esprime al meglio dopo alcuni anni e questo dipende dai terreni in cui è nato. Il colore è rosso rubino poi granato, il profumo unisce i sentori fruttati del lampone, del geranio e della fragolina selvatica a quelli eterei e speziati della cannella e della vaniglia, il sapore, totalmente secco, si avvale di una struttura notevole, dove alcol, acidità ed estratto creano sensazioni di armonia ed eleganza.

Fonte: www.langhevini.it 

Nebbiolo d’Alba D.O.C. – per la foto si ringrazia

Barbera del Monferrato – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione del vino Barbera del Monferrato comprende i territori dei seguenti comuni:
Provincia di Alessandria:
a) Alto Monferrato: Acqui, Alice Bel Colle, Belforte, Bergamasco, Borgoratto Alessandrino, Bistagno, Carpeneto, Capriata d’Orba, Cartosio, Carentino, Cassine, Cassinelle, Castelletto d’Erro, Castelletto d’Orba, Castelnuovo Bormida, Cavatore, Cremolino, Denice, Frascaro, Gamalero, S. Rocco di Gamalero, Grognardo, Lerma, Melazzo, Merana, Malvicino, Molare, Montaldeo, Montaldo Bormida, Morbello, Morsasco, Montechiaro d’Acqui, Orsara Bormida, Ovada, Pareto, Ponti, Ponzone, Prasco, Predosa, Ricaldone, Rivalta Bormida, Rocca Grimalda, Sezzadio, Silvano d’Orba, Spigno Monferrato, Strevi, Tagliolo, Terzo, Trisobbio, Visone;
b) Basso Monferrato: Alfiano Natta, Altavilla Monferrato, Bassignana, Camagna, Camino, Casale Monferrato, Castelletto Merli, Castelletto Monferrato, Cellamonte, Cereseto, Cerrina, Coniolo, Conzano, Cuccaro, Fubine, Frassinello Monferrato, Gabiano, Lu Monferrato, Masio, Mirabello Monferrato, Mombello Monferrato, Moncestino, Montecastello, Murisengo, Occimiano, Odalengo Grande, Odalengo Piccolo, Olivola, Ottiglio Monferrato, Ozzano, Pomaro Monferrato, Pecetto di Valenza, Pietra Marazzi, Pontestura, Ponzano Monferrato, Quargnento, Rosignano Monferrato, Rivarone, Sala, San Salvatore Monferrato, San Giorgio Monferrato, Serralunga di Crea, Solonghello, Terruggia, Treville, Valenza, Vignale, Villadeati, Villamiroglio. Nei comuni di Coniolo, di Casale Monferrato e di Occimiano e Mirabello la zona di produzione è limitata ai territori collinari posti sulla destra del fiume Po e che sono delimitati dalla strada di circonvallazione di Casale uscente dal ponte sul Po in direzione di Alessandria, costeggiante il colle di S. Anna, attraversante il rione Valentino e la frazione di S. Germano. A sud di Casale il confine della zona di produzione coincide con la stessa strada nazionale che delimita anche il territorio collinare del Comune di Occimiano Monferrato, sito alla destra in direzione di Alessandria, fino al confine amministrativo del comune di Mirabello Monferrato.
Provincia di Asti:
Agliano Terme, Albugnano, Antignano, Aramengo, Asti, Azzano d’Asti, Baldichieri, Belveglio, Berzano San Pietro, Bruno, Bubbio, Buttigliera d’Asti, Calamandrana, Calliano, Calosso, Camerano Casasco, Canelli, Cantarana, Capriglio, Casorzo, Cassinasco, Castagnole Lanze, Castagnole Monferrato, Castel Boglione, Castell’Alfero, Castellero, Castelletto Molina, Castello d’Annone, Castelnuovo Belbo, Castelnuovo Calcea, Castelnuovo Don Bosco, Castel Rocchero, Celle Enomondo, Cerreto d’Asti, Cerro Tanaro, Cessole, Chiusano d’Asti, Cinaglio, Cisterna d’Asti, Coazzolo, Cocconato, Corsione, Cortandone, Cortanze, Cortazzone, Cortiglione, Cossombrato, Costigliole d’Asti, Cunico, Dusino San Michele, Ferrere, Fontanile, Frinco, Grana, Grazzano Badoglio, Incisa Scapaccino, Isola d’Asti, Loazzolo, Maranzana, Maretto, Moasca, Mombaldone, Mombaruzzo, Mombercelli, Monale, Monastero Bormida, Moncalvo, Moncucco Torinese, Mongardino, Montabone, Montafia, Montaldo Scarampi, Montechiaro d’Asti, Montegrosso d’Asti, Montemagno, Montiglio Monferrato, Moransengo, Nizza Monferrato, Olmo Gentile, Passerano Marmorito, Penango, Piea, Pino d’Asti, Piovà Massaia, Portacomaro, Quaranti, Refrancore, Revigliasco d’Asti, Roatto, Robella, Rocca d’Arazzo, Roccaverano, Rocchetta Palafea, Rocchetta Tanaro, San Damiano d’Asti, San Giorgio Scarampi, San Martino Alfieri, San Marzano Oliveto, San Paolo Solbrito, Scurzolengo, Serole Sessame, Settime, Soglio, Tigliole, Tonco, Tonengo, Vaglio Serra, Valfenera, Vesime, Viale d’Asti, Viarigi, Vigliano, Villafranca d’Asti, Villa San Secondo, Vinchio.

Nel Monferrato è tradizionale, ma non sempre praticato, il taglio con una modesta quantità di altre uve, principalmente Freisa nell’area casalese e astigiana, dolcetto nell’ovadese. Era tradizione monferrina imbottigliare una parte del vino nuova in luna di marzo, quando aveva ancora residui zuccherini e quindi rifermentava in bottiglia con presa di spuma.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
Il vino “Barbera del Monferrato” deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
– Barbera: Minimo 85%
– Freisa, Grignolino e Dolcetto, da soli o congiuntamente: massimo 15%.

I vini barbera del Monferrato all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Barbera del Monferrato:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol; per la “Barbera del Monferrato” con indicazione di “vigna” 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l.

Barbera del Monferrato frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l.

E’ in facoltà del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, con proprio decreto, di modificare i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini barbera del Monferrato all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Barbera del Monferrato:
colore: rosso rubino più o meno intenso;
odore: vinoso, caratteristico;
sapore: asciutto, mediamente di corpo, talvolta vivace.

Barbera del Monferrato frizzante:
colore: rosso rubino più o meno intenso;
spuma: fine, persistente;
odore: vinoso, caratteristico;
sapore: asciutto o leggermente abboccato, mediamente di corpo.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si abbina a salumi, antipasti a base di carne, insalate di coniglio, primi piatti conditi con ragù o salsiccia, secondi di carne di vitello e maiale, cotechini e zamponi. Temperatura di servizio 16° – 18°C.

Per saperne di più:
Barbera del Monferrato D.O.C. - per la foto si ringrazia

Barbera del Monferrato D.O.C. – per la foto si ringrazia

Barbera d’Alba – D.O.C.

Zona di produzione e storia

Le uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine “Barbera d’Alba” devono essere prodotte nella zona di origine costituita dall’intero territorio dei comuni di:
Alba, Albaretto della Torre, Barbaresco, Barolo, Borgomale, Camo, Canale, Castagnito, Castellinaldo, Castiglione Falletto, Castiglione Tinella, Castino, Corneliano d’Alba, Cossano Belbo, Diano d’Alba, Govone, Grinzane Cavour, Guarene, Magliano Alfieri, Mango, Monforte d’Alba, Montelupo Albese, Monticello d’Alba, Neive, Neviglie, Novello, Perletto, Piobesi d’Alba, Priocca, Rocchetta Belbo, Roddi, Roddino, Rodello, S. Vittoria d’Alba, S. Stefano Belbo, Serralunga d’Alba, Sinio, Treiso, Trezzo Tinella, Verduno, Vezza d’Alba; e in parte dal territorio dei comuni di Baldissero d’Alba, Bra, Cortemilia, Cherasco, La Morra, Monchiero, Montà d’Alba, Montaldo Roero, Monteu Roero, Narzole, Pocapaglia, S. Stefano Roero e Sommariva Perno, in provincia di Cuneo.

Il Barbera d’Alba nasce nelle langhe, termine che secondo alcuni studiosi deriverebbe da “Langues” che non sono altro che delle lingue di terra che si estendono in un vivace gioco di profili, modulati dal mutare delle stagioni. Dal punto di vista geologico, le Langhe hanno origine nell’Era Terziaria o Cenozoica, iniziata quasi 70 milioni di anni fa. La marna tufacea bianca caratterizza il comprensorio di produzione, sulle colline alte a dominare il fiume Tanaro. Il terreno di cui è composto il territorio nella sua massima parte appartiene a quella formazione geologica che si chiama “terreno tortoriano”, uno dei 14 strati dai quali è formata la pila dei terreni sedimentari che compongono il bacino terziario del Piemonte. Il terreno Tortoniano è caratterizzato da marne e sabbie straterellate.
Queste marne sono di un colore grigio-bluastro, non molto resistenti e danno luogo a colline biancheggiati piuttosto basse e rotondeggianti, sono molto favorevoli alla coltivazione della vite. Il vitigno Barbera attesta in maniera esemplare la fortuna del territorio di Langa e Roero: produrre grandi vini da invecchiamento ed al contempo regalare emozioni nei vini più giovani. Viene coltivato prevalentemente sui versanti Sud – Ovest, con forma di allevamento a spalliera con potatura guyot.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
La denominazione di origine controllata “Barbera d’Alba” è riservata ai vini rossi ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti aventi, in ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
– Barbera dall’ 85% al 100%
– Nebbiolo da 0 a 15 %.

Il vino a denominazione di origine controllata “Barbera d’Alba”, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00 % vol;
con menzione “vigna”: 12,00 % vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l.

Il vino a denominazione di origine controllata “Barbera d’Alba” Superiore, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50 % vol;
con menzione “vigna”: 12,50 % vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo : 23,0 g/l.

E’ facoltà del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali modificare i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo con proprio decreto.

Caratteristiche organolettiche

Il vino a denominazione di origine controllata “Barbera d’Alba”, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: rosso rubino;
odore: fruttato e caratteristico;
sapore: asciutto, sapido, armonico.

Il vino a denominazione di origine controllata “Barbera d’Alba” Superiore, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: rosso rubino;
odore: fruttato e caratteristico con eventuali sentori di legno;
sapore: asciutto, sapido, armonico.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si abbina ottimamente con antipasti caldi della cucina piemontese, agnolotti al ragù, tortellini in brodo e risotto alla milanese. Tra i secondi, predilige i piatti di carni bianche e rosse, lesse e bollite, l’arrosto di vitello e di agnello, la lonza di maiale arrosto; si può usare su stracotti, umidi di manzo e stufati, e con il cotechino insieme alle lenticchie. Ideale anche con i formaggi delle Langhe di media stagionatura. Temeratura di servizio: 16° – 18°C.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Barbera d'Alba D.O.C. - per la foto si ringrazia

Barbera d’Alba D.O.C. – per la foto si ringrazia

Alba – D.O.C.

Zona di produzione e storia

Le uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Alba» devono essere prodotte nella zona di origine delimitata dall’intero territorio dei comuni di: Barolo, Camo, Canale, Castellinaldo, Castiglione Falletto, Castiglione Tinella, Cigliè, Corneliano d’Alba, Cossano Belbo, Diano d’Alba, Dogliani, Grinzane Cavour, La Morra, Mango, Monchiero, Monforte d’Alba, Montelupo Albese, Monticello d’Alba, Neviglie, Piobesi d’Alba, Priocca, Rocca Cigliè, Rocchetta Belbo, Roddi, Roddino, Rodello, Santa Vittoria d’Alba, Santo Stefano Belbo, Serralunga d’Alba, Sinio, Treiso, Trezzo Tinella, Verduno, e Vezza d’Alba e da parte del territorio dei comuni di: Alba, Barbaresco, Baldissero d’Alba, Bastia Mondovì, Bra, Castagnito, Cherasco, Clavesana, Farigliano, Govone, Guarene, Magliano Alfieri, Montà d’Alba, Montaldo Roero, Monteu Roero, Narzole, Neive, Novello, Pocapaglia, Santo Stefano Roero e Sommariva Perno.

Poche altre zone del Piemonte, ma non soltanto, possono vantare una zona così fortunata, nella quale siano concentrate qualità produttive importanti e tutte di gran pregio, un territorio nel quale hanno trovato una giusta collocazione, all’interno di un’area, sino a metà del secolo scorso prettamente agricola. Quando si parla dell’Albese si vuole indicare un’area ben precisa, geograficamente altrettanto ben delimitata, composta dalle Langhe e dal Roero, la prima alla destra e la seconda alla sinistra orografica del fiume Tanaro. Con altrettanta convinzione Alba ne è considerata la sua capitale.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata «Alba» devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti aventi, in ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
– vitigno Nebbiolo: dal 70% all’85%
– vitigno Barbera: dal 15% al 30%
possono inoltre concorrere, congiuntamente o disgiuntamente, le uve provenienti da vitigni a bacca rossa non aromatici idonei alla coltivazione nella regione Piemonte fino ad un massimo del 5%.

I vini a denominazione di origine controllata «Alba» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
«Alba» con menzione «vigna»: 12,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l
estratto minimo non riduttore: 23,0 g/l.

I vini a denominazione di origine controllata «Alba» riserva all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
«Alba» riserva con menzione «vigna»: 12,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto minimo non riduttore: 23,0 g/l.

E’ in facoltà del Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali modificare con proprio decreto, i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Alba» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: rosso rubino intenso tendente al granato;
odore: caratteristico ed intenso;
sapore: asciutto, caldo, tannico, robusto, armonico, persistente.

I vini a denominazione di origine controllata «Alba» riserva all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: rosso rubino intenso tendente al granato;
odore: caratteristico ed intenso;
sapore: asciutto, caldo, tannico, robusto, armonico, persistente.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si accompagna con gli agnolotti al ragù, le carni rosse, lesse e bollite, l’arrosto di vitello o di agnello e la lonza di maiale arrosto, oppure gli stracotti, gli umidi di manzo e gli stufati; ottimo anche con la selvaggina ed i formaggi di media stagionatura. Si serve a una temperatura tra i 16° e i 18°C.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Alba D.O.C. - per la foto si ringrazia

Alba D.O.C. – per la foto si ringrazia

Albugnano – D.O.C.

Nell’intero territorio amministrativo dei comuni di Albugnano, Pino
d’Asti, Castelnuovo Don Bosco e Passerano-Marmorito, tutti in provincia
di Asti, con le uve di Nebbiolo (minimo 85%) e con quelle di Freisa
e/o Barbera e/o Bonarda (massimo 15%) si producono questi vini:

  • Rosso – dal colore rosso rubino più o meno intenso; profumo delicato,
    caratteristico, talvolta vinoso; sapore dal secco all’abboccato, di
    discreto corpo, più o meno tannico, di buona persistenza, talvolta
    vivace. Gradazione minima: 11,5°. Uso: da pasto.
  • Rosato – dal colore che varia dal rosato al cerasuolo; profumo delicato,
    gradevole, fruttato, talvolta vinoso; sapore dal secco all’abboccato,
    di buona persistenza, talvolta vivace. Gradazione minima: 11°. Uso:
    da pasto.
  • Superiore – dal colore rosso rubino più o meno intenso, talvolta con
    riflessi granati; profumo delicato, caratteristico; sapore etereo, di corpo, più o meno tannico, di buona persistenza. Gradazione minima:
    11,5°. Invecchiamento obbligatorio: un anno (a partire dal 1° gennaio
    dell’anno successivo a quello della vendemmia), di cui almeno sei
    mesi in botti di rovere. Uso: da pasto.

Fonte:Ente Mostra Vini – Enoteca Italiana, Siena – XVIII edizione – Ottobre 2006 – Arti Grafiche Ticci, Sovicille (SI)

Albugnano D.O.C. - per la foto si ringrazia

Albugnano D.O.C. – per la foto si ringrazia

Pelaverga di Verduno – D.O.C.

Descrizione

Vino attualissimo, adeguato alle esigenze dell’alimentazione moderna, il suo delicato equilibrio tra acidità e tannini lo rendono fresco ed aggraziato al palato anche se con una certa struttura. Con il suo tenero colore rubino, sfumato di riflessi che vanno dal violetto al cerasuolo è piacevole da bere giovane, quando prevalgono le note fiorite e fruttate come quelle di violetta e ciliegia, stimolante quando raggiunge un moderato invecchiamento che accentua le caratteristiche note speziate di pepe verde e bianco.

Deriva dalla vinificazione del vitigno Pelaverga Piccolo con la possibilità di aggiunte fino ad un massimo del 15% di altri vitigni a bacca nera e presenta una gradazione minima di 11 gradi.

Area di produzione

L’area di produzione corrisponde all’intero comune di Verduno e parte dei comuni di La Morra e Roddi.

Visualizza la cartina dell’area di produzione del Verduno Pelaverga in provincia di Cuneo.

Storia e tradizione

Nasce da pochi ettari di vigneto nei comuni di Verduno, La Morra e Roddi ad ovest di Alba questo vino originale prodotto con uno dei vitigni più rari del Piemonte, il Pelaverga piccolo, che a Verduno soprattutto ha raccolto i maggiori consensi.

Presente da tempo immemorabile su queste colline, legato dalla leggenda al nome del Beato Sebastiano Valfré da Verduno, un po’ in odore di santità ed un po’ chiacchierato come afrodisiaco, da sempre questo vino viene considerato un giovane cavaliere, allegro e avventuroso, alla corte del Barolo.

Nasceva infatti, nel secolo scorso, nelle stesse cantine del castello di Verduno dove il re Carlo Alberto, affascinato dal blasone qualitativo del grande vino originato dal Nebbiolo, eseguiva i suoi esperimenti enologici sulle uve da Barolo.

Oggi, con il suo aroma fragrante e pepato, è considerato un vino da conoscitori attenti ed appassionati di rarità, alla ricerca continua di nuove emozioni e abbinamenti speciali.

Utilizzato da sempre negli uvaggi con altri vitigni della zona, solo da pochi decenni viene vinificato in purezza ed in breve tempo ha acquisito personalità ed apprezzamento presso i consumatori, ad iniziare dal mercato locale che ne ha sancito per primo il successo.

Nel 1994 viene costituito l’attuale Consorzio di Tutela Barolo, Barbaresco, Alba Langhe e Roero, punto di riferimento per le aziende vitivinicole del territorio tra Langa e Roero, che hanno individuato in questa struttura lo strumento più idoneo per affrontare insieme ed in modo autorevole i problemi di sviluppo e di organizzazione della propria realtà e del settore nel suo complesso.

Fonte: Prodotti Tipici della Provincia di Cuneo.it

Per saperne di più:

  • Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e RoeroC.so Enotria, 2/c – Ampelion – 12051 Alba
    Tel: 0173 441074
    Fax: 0173 361380
    E-mail: [email protected]
    Sito web: www.langhevini.it
Pelaverga di Verduno D.O.C. - per la foto si ringrazia

Pelaverga di Verduno D.O.C. – per la foto si ringrazia

Colline Saluzzesi – D.O.C.

Descrizione

Il vino Colline Saluzzesi si può produrre in diverse tipologie.

Colline Saluzzesi: La denominazione senza specificazione di vitigno è riservata al vino rosso ottenuto da uve provenienti dai vigneti composti in ambito aziendale da: Pelaverga, Nebbiolo, Barbera da soli o congiuntamente minimo al 60%. Possono concorrere alla sua produzione altri vitigni a bacca rossa non aromatici, autorizzati e raccomandati per la provincia di Cuneo fino ad un massimo del 40%. Il vino presenta colore rosso rubino, profumo vinoso, fruttato, intenso e caratteristico, sapore fresco, secco, fruttato intenso, caratteristico, titolo alcolometrico minimo 10°.

Colline Saluzzesi Pelaverga: Uve Pelaverga 100%. Il vino presenta colore rosso tenue; profumo fine, delicato, fragrante, delicatamente fruttato con sentore di ciliegia e lampone, speziato, caratteristico; sapore secco, armonico, morbido, nel tipo amabile fresco, delicato con aroma di lampone, talvolta vivace; titolo alcolometrico minimo 10°.

Colline Saluzzesi Quagliano: Uve Quagliano 100%. Il vino presenta colore rosso tenue; profumo delicatamente vinoso con sentore di viola e con aroma gradevole e caratteristico; sapore amabile e gradevolmente dolce, di medio corpo, fruttato, talvolta vivace; titolo alcolometrico minimo 10° di cui almeno 5,5° svolti.

Colline Saluzzesi Quagliano Spumante: uve Quagliano 100%. Il vino presenta colore rosso tendente al violaceo, spuma fine e persistente, profumo delicatamente vinoso con sentore di viola e con aroma gradevole e caratteristico; sapore gradevolmente dolce, di medio corpo, assai fruttato; titolo alcolometrico minimo 11° di cui almeno 7° effettivi.

Area di produzione

L’area di produzione comprende il territorio dei comuni di Pagno e Piasco per intero e parte del  territorio dei comuni di Castellar, Brondello, Saluzzo, Manta, Verzuolo, Costigliole Saluzzo e Busca. Si tratta di un’area particolarmente favorita dal punto di vista climatico che ha conservato alcuni vigneti malgrado la forte concorrenza delle colture frutticole particolarmente sviluppate in questa zona e nella pianura adiacente. Per quanto riguarda le varietà, il Pelaverga è presente soprattutto in Valle Bronda, mentre lungo la dorsale collinare che da Saluzzo arriva fino a Busca si è conservata, in particolare a Costigliole Saluzzo, la coltivazione del Quagliano.

Storia e tradizione

Per il vitigno Pelaverga i riferimenti storici documentati confermano che il vino prodotto in queste piccole vallate alpine era già conosciuto ed apprezzato fin dal tempo dei romani che lo gradivano giudicando favorevolmente le sue proprietà afrodisiache.Altre testimonianze storiche riportano apprezzamenti per questo vino che, nel periodo rinascimentale e più precisamente nel 1511, la Marchesa Margherita di Foix inviava, come ogni anno, al Papa Giulio II, i famosi “trenta bottalli, perché il bon vino gli piasia…..e che tanto bene faceva alla città di Saluzzo”. Fu così che il Marchesato di Saluzzo ottenne in cambio la sede vescovile ed i privilegi che ne derivarono.La storia più recente ci conferma invece che il vino Pelaverga, dopo un periodo di semi oblio si è man mano riconquistato un posto di tutto rispetto nel panorama viticolo italiano, ottenendo, sotto il nome Colline Saluzzesi, la D.O.C. nell’anno 1996 e tuttora, grazie all’impegno di pochi ma agguerriti produttori, sta conquistando il giusto spazio riservato ai vini d’elevata qualità.

L’ottenimento della D.O.C., unita alla passione di alcuni viticoltori per un lavoro difficile, che rappresenta l’energia di un territorio vocato, ha dato l’impulso per la creazione nel dicembre del 2001 di un Consorzio denominato “Consorzio Colline Saluzzesi” con il preciso scopo di tutelare, valorizzare e curare gli interessi relativi alla Denominazione d’Origine dei vini, nonché ad organizzare e coordinare le attività degli associati coinvolti nella produzione e nella commercializzazione dei vini della denominazione stessa. Anche il Quagliano è un vitigno autoctono tipico della nostra collina. La parola Quagliano in riferimento all’uva si trova per la prima volta nei bandi campestri della città di Busca, pubblicati nel 1721, nuovamente lo ritroviamo sempre nei bandi campestri del comune di Costigliole del 1749. Un tempo l’uva , molto ricercata, era venduta ai mercati dei paesi vicini in quanto era apprezzata per le qualità organolettiche. Molti, inoltre, utilizzavano l’uva Quagliano per la cosiddetta cura dell’uva riconoscendone le sue particolari peculiarità diuretiche.

Fonte: Prodotti Tipici della Provincia di Cuneo.it

Per saperne di più:

Colline Saluzzesi D.O.C. - per la foto si ringrazia

Colline Saluzzesi D.O.C. – per la foto si ringrazia

 

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