Crea sito

Archive for the ‘Vini e liquori’ Category

Verdicchio di Matelica – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione delle uve atte a produrre i vini a denominazione di origine controllata «Verdicchio di Matelica», comprende parte del territorio dei comuni di Matelica, Esanatoglia, Gagliole, Castelraimondo, Camerino e Pioraco in provincia di Macerata e parte del territorio dei comuni di Cerreto D’Esi e Fabriano, in provincia di Ancona.

La valle ha al centro l’abitato di Matelica, centro industriale e vinicolo. Di origine umbra divenne colonia romana.
Popolata dai Piceni è provato che questi già conoscessero l’uva ed il vino per il ritrovamento nel centro abitato di Matelica di una tomba di un giovane “principe” dove, fra splendide armi e scettri ed altri oggetti, è stato rinvenuto un bacile emisferico al cui interno stavano 200 vinaccioli di vitis vinifera, più di un grappolo. Fra i vasi ceramici alcuni erano legati alla mensa ed al vino.
Il periodo Romano ha permesso a Plinio, Varrone, Catone ed altri di dissertare sull’uva e sul vino piceno. Da ciò si può affermare che in queste terre, giudicate fertili, non mancavano le vigne.
La caduta dell’impero Romano, le invasioni medievali, il disfacimento dell’impero d’oriente, che aveva avuto potere ed influenza lungo la costa adriatica, riducono l’attività agricola al solo sostentamento e le vigne, abbandonate le antiche alberate dell’epoca romana quando le viti venivano “maritate” agli aceri e ad altre piante, ora occupano piccoli appezzamenti a se stanti, protetti. Nasce il vigneto dell’azienda agricola. Alta densità d’impianto per non “sprecare terreno”, applicazione del contratto mezzadrile con la ripartizione del prodotto, due vinificazioni separate destinate all’autoconsumo.
Nel periodo medioevale la valle è feudo della signoria dei “Da Varano” di Camerino, potenti ed illuminati protagonisti della storia dell’area di dominio.
Il passaggio dall’Impero allo Stato della Chiesa nel 1578 creò un risveglio dell’attività agricola dovuto ai monaci ed agli insediamenti monastici nel territorio che influirono sulle attività temporali che le popolazioni accettarono.
Proprio in questo periodo (12 gennaio 1579) un contratto notarile, in quel di Matelica, cita la parola “Verdicchio”.
Da qui la vite riprende un suo ruolo nell’economia aziendale e rurale cessando di essere esclusivo uso del Clero e dei Nobili ed entra nelle abitudini della comunità di persone.
È nella seconda metà dell’800, con l’arrivo dell’oidio, della peronospora e della fillossera, che la viticoltura subisce la sua fine per riprendere il suo nuovo sviluppo ai primi del ‘900 ove la divulgazione tecnica e l’insegnamento permettono di ricreare la viticoltura moderna con nuove varietà e, purtroppo, con l’abbandono di varietà e cloni del territorio.
Con gli anni ’50 si avvia il passaggio da coltura promiscua a specializzata, ha termine la figura del mezzadro (ope legis), i proprietari divengono imprenditori i quali, accorpando più poderi, investendo con il sostegno dei fondi comunitari, sfruttando le agevolazioni concesse alle forme cooperative ed allo sviluppo del sistema agroalimentare danno vita alla vitivinicoltura marchigiana di oggi nel matelicese e nella regione.
La denominazione “Verdicchio di Matelica”è conseguente al D.P.R. 930/1963 che norma le DOC e le DOCG.
Il D.P.R. 21 luglio 1967 riconosce la DOC al Verdicchio di Matelica. È il primo vino della regione ad aprire questa nuova pagina della vitivinicoltura regionale.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata “Verdicchio di Matelica” devono essere ottenuti dalle uve del vitigno Verdicchio, presente in ambito aziendale, per un minimo dell’ 85%.
Possono concorrere altri vitigni a bacca bianca, presenti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione nella Regione Marche, congiuntamente o disgiuntamente, per un massimo del 15%.

I vini a denominazione di origine controllata «Verdicchio di Matelica», all’atto dell’immissione al consumo devono avere le seguenti caratteristiche:

Verdicchio di Matelica:
titolo alcolometrico volumico totale minimo11,50 % vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Verdicchio di Matelica Passito:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol di cui effettivo almeno 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,0 g/l.
acidità volatile massima 25 meq/l;
estratto non riduttore minimo: 19,0 g/l.

Verdicchio di Matelica Spumante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo 11,50 % vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

È facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare con proprio decreto i limiti dell’acidità totale e dell’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Verdicchio di Matelica», all’atto dell’immissione al consumo devono avere le seguenti caratteristiche:

Verdicchio di Matelica:
colore: giallo paglierino tenue;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: asciutto, armonico, con retrogusto gradevolmente amarognolo.

Verdicchio di Matelica Passito:
colore: dal giallo paglierino all’ambrato;
odore: caratteristico,etereo, intenso;
sapore: da amabile a dolce; armonico, vellutato con retrogusto amarognolo caratteristico.

Verdicchio di Matelica Spumante:
spuma: fine e persistente
colore: giallo paglierino più o meno intenso con riflessi verdolini;
odore: caratteristico, delicato, fine ampio e composito;
sapore: da extrabrut a secco; sapido, fresco, fine e armonico.

In relazione alla eventuale conservazione in recipienti di legno il sapore dei vini può rilevare lieve sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Il Verdicchio di Matelica si accompagna a preparazioni a base di pesce, crostacei e molluschi, torte salate, pollame, passatelli, sarde alla marchigiana, zuppa di pesce. Temperatura di servizio 8° – 10°C.

Fonte: Agraria.org

Verdicchio di Matelica D.O.C. – per la foto si ringrazia

Verdicchio dei Castelli di Jesi – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La denominazione di origine controllata Verdicchio dei Castelli di Jesi è riservata ai seguenti vini:
“Verdicchio dei Castelli di Jesi”;
“Verdicchio dei Castelli di Jesi” Spumante;
“Verdicchio dei Castelli di Jesi” Passito;
“Verdicchio dei Castelli di Jesi” Classico;
“Verdicchio dei Castelli di Jesi” Classico Superiore.

La zona di produzione delle uve atte a produrre i vini a denominazione di origine controllata Verdicchio dei Castelli di Jesi ricade nelle province di Ancona e Macerata.

Il legame storico tra la vite e l’ambiente geografico nel territorio della Marca Anconetana inizia con l’arrivo dei monaci benedettini ed a seguire con quelli camaldolesi che reintroducono e diffondono la vite ormai da secoli tradizionale. Ne è testimone, tra l’altro, la centenaria sagra dell’uva di Cupramontana.
Ai monaci, quindi, nelle Marche si devono il tramandarsi delle tecniche viticolo-enologiche, il miglioramento del prodotto e, soprattutto, la conservabilità.
Con il diffondersi del contratto di mezzadria che crea l’appoderamento diffuso e la disponibilità di forza lavoro, il vino cessa di essere bevanda dei soli ceti agiati e diviene alimento delle classi rurali.
Già ai primi del 1500 lo spagnolo Herrera, professore a Salamanca, descrive le più comuni varietà di viti e la tecnica di vinificazione in bianco.
Fra i nomi dei vitigni descritti figura il Verdicchio così spiegato “uva bianca che ha il granello picciolo e traluce più che niuna altra. Queste viti sono migliori in luoghi alti e non umidi, che piani e in luoghi grassi, e riposati, perciocché ha la scorsa molto sottile e tenera, di che avviene che si marcisce molto presto, et ha il sarmento così tenero che da per sé per la maggior parte cade tutto e bisogna che al tempo della vendemmia si raccoglia tutta per terra, e per questa cagione ricerca luogo asciutto e non ventoso, molto alto nei colli. Il vino di questo vitame è migliore di niuno altro bianco.
Si conserva per lungo tempo, è molto chiaro, odorifero e soave. Ma l’uva di esso per mangiare non vale molto”.
E ancora, un significativo legame storico conseguente all’Unità d’Italia del 1861, è l’iniziativa relativa alla istituzione della Commissione Ampelografica Provinciale, promossa dal Prefetto e 7
presieduta dall’enologo De Blasis, che nel 1871 pubblica i “Primi studi sulle viti della Provincia di Ancona”.
Sono passate in rassegna le diverse realtà climatiche, geomorfologiche dei territori e si descrivono i vitigni coltivati elencandone caratteri e sinonimie.
Per l’area mandamentale di jesi viene descritto il Verdicchio (o Verdeccio) Questo è anche il periodo dei parassiti: oidio(1851), peronospora (1879), fillossera (1890). Il tempo trascorso per trovare le soluzioni spinse i viticoltori ad eliminare molte varietà clonali presenti nel territorio, privilegiando vitigni sconosciuti nella storia enologica regionale meno il Verdicchio che risultava il vino più commercializzato.
Ne è conferma storica ulteriore quanto scrive nel 1905-6 lo studioso Arzelio Felini in Studi Marchigiani “è oltre un ventennio che i nostri viticoltori, nel tentare di risolvere il problema enologico marchigiano, hanno abbandonato la moltiplicazione delle caratteristiche varietà dei vitigni nostrani per introdurre del nord e del sud”. È negli anni ’60 che l’aiuto CEE permette di rinnovare tutta la viticoltura regionale passando dalla coltura promiscua (filari) alla coltura specializzata (vigneto) con impianti a controspalliera per meglio svolgere le cure colturali e produrre uve di qualità.
Nella classifica effettuata dal Di Rovasenda (1881) il Verdicchio è dichiarato il vitigno italico più pregiato tra i vitigni a bacca bianca delle Marche.
Il vino Verdicchio acquisisce notorietà commerciale all’inizio degli anni ’50 quando due produttori investirono nella costruzione in uno dei “castelli” di una cantina di trasformazione per lavorare le proprie uve e caratterizzarono il prodotto con una bottiglia tipica: l’anfora greca in riferimento alla civiltà dorica che fondò la città di Ancona.
Allo sviluppo commerciale ha provveduto un altro industriale farmaceutico che ha acquisito la cantina cui ha fatto seguito la valorizzazione con la denominazione d’origine che ha consentito l’attuale sviluppo della DOC.
Il periodo mezzadrile prevedeva la ripartizione delle uve tra proprietario e mezzadro e, di conseguenza, la vinificazione separata nelle rispettive abitazioni. Tecniche diverse e capacità differenti non permettevano di ottenere un prodotto di qualità. Questo arriva con il sostegno comunitario agli investimenti sui vigneti, sugli impianti di vinificazione e sulle strutture commerciali le quali, forti della denominazione, riescono a raggiungere un notevole sviluppo sul mercato interno e su quello internazionale.
Un cenno va fatto anche all’attività vivaistica. Nel territorio operavano molti piccoli vivaisti con propri allevamenti di piante madri che hanno consentito di soddisfare la domanda in barbatelle innestate così che il rinnovo della viticoltura degli anni ’60 non subisse scompensi ed inquinamenti varietali.
Poi il vivaismo ha assunto forme e valori di dimensione nazionale per cui la domanda è stata soddisfatta in disponibilità e sicurezza varietale.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata «Verdicchio dei Castelli di Jesi» devono essere ottenuti dalle uve del vitigno Verdicchio, presente in ambito aziendale, per un minimo dell’ 85%.Possono concorrere altri vitigni a bacca bianca, presenti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione nella Regione Marche, del presente disciplinare, congiuntamente o disgiuntamente, per un massimo del 15%.

I vini a denominazione di origine controllata «Verdicchio dei Castelli di Jesi» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Verdicchio dei Castelli di Jesi:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00 % vol;
acidità totale: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito:
titolo alcolometrico volumico totale minimo 15,00% vol di cui effettivo almeno 12,00% vol;
estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l;
acidità totale minima: 4,0 g/l;
acidità volatile massima: 25 meq/l.

Verdicchio dei Castelli di Jesi spumante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

In relazione alla eventuale conservazione in recipienti di legno il sapore dei vini può rilevare lieve sentore di legno.
È facoltà del Ministero delle politiche agricole,alimentari e forestali modificare con proprio decreto i limiti dell’acidità totale e dell’ estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Verdicchio dei Castelli di Jesi» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Verdicchio dei Castelli di Jesi:
colore: giallo paglierino tenue;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: asciutto, armonico, con retrogusto gradevolmente amarognolo.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico:
colore: giallo paglierino tenue;
odore: delicato caratteristico;
sapore: asciutto, armonico, con retrogusto gradevolmente amarognolo.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Superiore:
colore:giallo paglierino;
odore: delicato caratteristico;
sapore: asciutto armonico con retrogusto gradevolmente amarognolo.

Verdicchio dei Castelli di Jesi Passito:
colore: dal giallo paglierino intenso all’ambrato;
odore: caratteristico, intenso;
sapore: da amabile a dolce, armonico, vellutato, caratteristico.

Verdicchio dei Castelli di Jesi spumante:
spuma : fine e persistente;
colore: giallo paglierino più o meno intenso con eventuali riflessi verdolini;
odore: proprio, delicato, fine ampio e composito;
sapore: da extrabrut a secco, sapido, fresco, fine e armonico.

In relazione alla eventuale conservazione in recipienti di legno il sapore dei vini può rilevare lieve sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Il Verdicchio dei Castelli di jesi spumante si abbina agli antipasti, alle carni bianche più o meno elaborate, a carni bollite a funghi, tartufi, fritti di verdure, sino al classico abbinamento col pesce, crostacei, molluschi. Temperatura di servizio 6° – 8°C.

Fonte: Agraria.org

Verdicchio dei Castelli di Jesi D.O.C. – Per la foto si ringrazia

Bianchello del Metauro – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini di cui all’art. 1 comprende gli interi territori dei comuni di: Fano, Cartoceto, Saltara, Serrungarina, Montefelcino, Isola del Piano, Fossombrone, S. Ippolito, Montemaggiore, S. Giorgio, Piagge, S. Costanzo, Orciano, Barchi, Fratterosa, l’isola amministrativa del comune di Mondavio denominata Cavallara, compresa tra i territori comunali di Serrungarina, Montemaggiore, Piagge, S. Giorgio e Orciano, e parte dei territori comunali di Urbino e di Fermignano.

Dall’unione dei due fiumi che scendono dall’Appennino marchigiano: “Meta” ed “Auro” prende il via nei pressi di Mercatello sul Metauro il fiume Metauro.
Lungo la valle di questo fiume sono presenti dei municipi romani: S. Angelo in Vado, Fossombrone e Fano e la parte verso questo fiume della piana di Urbino L’area fu oggetto d’insediamenti monastici benedettini con la creazione delle abbazie (anni 1050/1122), nella stessa area avvenne l’espansione delle aristocrazie rurali ed il diffondersi della nobiltà rurale. Tutte componenti che trovavano nell’attività agricola e nel mondo rurale il loro sostentamento e la loro ricchezza.
Nei secoli a seguire la presenza politica del Ducato di Urbino, le ricchezze derivanti dalle condotte militari e l’economia agricola creano la capillare diffusione della vigna accanto alle altre colture.
L’istituto mezzadrile, che prevede l’insediamento sul fondo, ben si adatta all’area di che trattasi per la possibilità del controllo, ove i campi sono intersecati da filari di viti sorrette da oppi, aceri, gelsi.
Sante Lancerio, bottigliere del Papa Paolo III nel 1536, di passaggio a Fano esprime “città bella, ma piccola, che fa buon vino”.
Il medico Andrea Bacci, archiatra pontificio, marchigiano, nel 1596 pubblica il “De naturali vinorum historia” in sette libri. Nel collegare l’ambiente al vitigno e nel descrivere il vino derivante dai vitigni distingue Greco e Trebbiano, nota la differenza se coltivati nel Piceno o in Urbino o in Toscana.
Nel V libro “De vinis Italiae” la parte descrittiva “In Picenis” Bacci giunge a Fano che giudica città “deliziosa con vini di alta qualità prodotti anche da viti importate quali Trebbiani e Malvasie”.
Riferisce, inoltre, di aver assaggiato nelle campagne di Urbino, Fano e Pesaro e nei castelli di Mondolfo e San Costanzo “qualificati Trebbiani”.
Da tale realtà storica ed agricola la richiesta della denominazione è stata una ovvia conseguenza sostenuta dai numerosi produttori presenti nel territorio.
La quasi esclusività del vitigno diffuso, le tecniche di produzione delle uve in un territorio omogeneo, con filari e poi vigneti specializzati, tecniche di trasformazione abbastanza semplici applicate in un tessuto sociale mezzadrile con appoderamento diffuso e poi di conduzione diretta con la soppressione -ope legis – del vecchio contratto, hanno consentito la totale partecipazione dei viticoltori allo sviluppo della denominazione.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
La Denominazione di origine controllata “Bianchello del Metauro” è riservata ai vini ottenuti dalle uve provenienti da vigneti che, nell’ambito aziendale, abbiano la seguente base ampelografica:
– Bianchello (Biancame) almeno per il 95%;
– Malvasia bianca lunga fino ad un massimo del 5%.

I vini a denominazione di origine controllata «Bianchello del Metauro» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Bianchello Del Metauro»:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,50 g/l;
estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

«Bianchello Del Metauro» superiore:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
acidità totale minima: 4,50 g/l.
estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

«Bianchello Del Metauro» spumante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

«Bianchello Del Metauro» passito:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol di cui almeno il 12,00% vol effettivo;
acidità totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l;
acidità volatile massima: 25 meq/l.

È in facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare con proprio decreto il limite minimo dell’estratto non riduttore e dell’acidità totale.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Bianchello del Metauro» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Bianchello Del Metauro»:
colore: giallo paglierino;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: secco, fresco, armonico, gradevole.

«Bianchello Del Metauro» superiore:
colore: giallo paglierino;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: secco, fresco, armonico, gradevole.

«Bianchello Del Metauro» spumante:
spuma: fine e persistente;
colore: paglierino più o meno intenso;
odore: proprio, delicato, fine, ampio, composito;
sapore: da extra dry a brut, sapido, fresco, fine, armonico.

«Bianchello Del Metauro» passito:
colore: dal paglierino intenso all’ambrato;
odore: caratteristico, intenso;
sapore: dolce, armonico, vellutato, caratteristico.

In relazione alla eventuale conservazione in recipienti di legno il sapore dei vini può rilevare lieve sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia di vino.

Fonte: Agraria.org

Bianchello del Metauro D.O.C. - per la foto si ringrazia

Bianchello del Metauro D.O.C. – per la foto si ringrazia

Vernaccia di Serrapetrona – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: tutto il territorio del comune di Serrapetrona e in parte quello dei comuni di Belforte del Chienti e di San Severino Marche (provincia di Macerata).
La Vernaccia di Serrapetrona è una perla dell’enologia marchigiana tanto rara (dato che se ne producono quantitativi limitatissimi) quanto antica. Si racconta che già nel Medioevo un soldato polacco, al seguito di truppe mercenarie, fosse rimasto così affascinato dal vino di Borgianastri, piccolo paese vicino a Serrapetrona, da coniare un detto sulla fortuna di questi luoghi che ancora è rimasto nel dialetto locale. Diverse sono le storie sull’origine del nome Serrapetrona, forse derivato da Petronius, nobile esule romano stabilitosi in queste terre, oppure più semplicemente desunto dalle molte pietre che si trovano nei dintorni della città.
Nonostante l’eccellenza di questo spumante rosso naturale, frutto di una vendemmia particolare dove metà dell’uva viene messa ad essiccare su graticci prima di essere spremuta, la produzione è rimasta molto limitata anche dopo il riconoscimento della Doc nel 1971 (poche decine di ettari).

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Vernaccia nera per almeno l’85%; possono concorrere alla produzione di detto vino anche uve provenienti da vitigni a bacca rossa, idonei alla coltivazione nella provincia di Macerata, da soli o congiuntamente, in misura non superiore al 15% del totale.
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.
Acidità totale minima: 4,5 g/l.
Estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
Le uve vengono sottoposte a leggero appassimento in locali idonei o mediante l’uso di impianti di ventilazione. Il mosto ottenuto da queste uve può essere unito al prodotto derivante dalle uve fresche o fermentare prima di essere assemblato. Il vino cosi ottenuto viene poi sottoposto a spumantizzazione mediante fermentazione naturale. L’immissione al consumo non può avvenire prima del 30 giugno dell’anno successivo alla raccolta delle uve.
Sono ammesse due versioni: secco e dolce.

Caratteristiche organolettiche

Spuma: persistente a grana fine.
Colore: dal granato al rubino.
Odore: caratteristico vinoso.
Sapore: caratteristico, da secco a dolce, con fondo gradevolmente amarognolo.

Abbinamenti e temperatura di servizio

La Vernaccia di Serrapetrona in versione secca è considerata un vino da fuori pasto o da meditazione (ma si accompagna bene anche ad arrosti di carni); la versione amabile è indicata coi dessert e con la pasticceria. Si degusta a 12°-14°C, stappando la bottiglia al momento, avendo cura di inclinare leggermente in avanti la stessa.

Fonte: Agraria.org

Vernaccia di Serrapetrona D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Vernaccia di Serrapetrona D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

Verdicchio di Matelica Riserva – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Decreto di riconoscimento: Dm. 18.02.2010

Il verdicchio è un pregiato vitigno autoctono delle Marche. La sua origine non è certa, ma la sua coltivazione, soprattutto nell’ alta valle dell’ Esino, ha radici antichissime e lo troviamo citato già da Columella.
La zona di produzione delle uve atte a produrre i vini a Denominazione di Origine Controllata e garantita “Verdicchio di Matelica Riserva” comprende parte del territorio dei comuni di Matelica, Esanatoglia, Gagliole, Castelraimondo, Camerino e Pioraco in provincia di Macerata e parte del territorio dei comuni di Cerreto d’Esi e Fabriano in provincia di Ancona.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Il vino a Denominazione di Origine Controllata e garantita “Verdicchio di Matelica Riserva” deve essere ottenuto dalle uve del vitigno Verdicchio, presente in ambito aziendale, per un minimo dell’85%.
Possono concorrere altri vitigni a bacca bianca, presenti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione nella regione Marche, congiuntamente o disgiuntamente per un massimo del 15%.

– Titolo alcolometrico volumico totale minimo 12,50% vol.
– Acidità totale minima 5 g/l
– Estratto non riduttore minimo: 18g/l
In relazione all’eventuale conservazione in recipienti in legno il sapore del vino può rivelare lieve sentore di legno.

Caratteristiche organolettiche

– Colore: giallo paglierino
– Odore: delicato, caratteristico
– Sapore: asciutto, armonico con retrogusto leggermente amarognolo

Abbinamenti e temperatura di servizio

Può essere utilizzato come aperitivo o abbinato a piatti di pesce o a primi piatti con condimenti vegetali o di mare. Si accompagna spesso a zuppe di pesce e a pesci al cartoccio o al forno; è ottimo anche con le carni bianche.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

  • Consorzio Tutela Vino Verdicchio Di Matelica
    P.zza E. Mattei I
    62024 Matelica (MC)
Verdicchio di Matelica Riserva D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Verdicchio di Matelica Riserva D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Castello di Jesi Verdicchio Riserva – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La vite nelle Marche fu coltivata dai Piceni che probabilmente impararono dagli Etruschi. Il Verdicchio è un vitigno di probabile origine veneta, portato dai coloni veneti che alla fine del 1400 si trasferirono nelle Marche. Il grappolo è di media grandezza, abbastanza compatto, di colore giallo-verde con buccia consistente, pruinosa e sottile (anche se alcuni cloni hanno la buccia più spessa). E’ poco resistente alle crittogame (vedi oidio e botrite) e la produzione è vigorosa e costante con maturazione medio tardiva.
La zona di produzione, poco distante dal mare, è composta da colline che arrivano a 500 metri di altezza, da fiumi quali l’Esino, il Musone ed il Misa che scorrono nelle valli ed è impreziosito da cittadelle fortificate. La collocazione ideale della vite è sulle assolate colline, rinfrescate dalla costante ventilazione che arriva dall’Adriatico e che impedisce il formarsi di umidità sui grappoli e sono formate da terreni argillosi e calcarei ricchi di limo e sabbia con banchi di salnitro.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Si ottiene con uve del vitigno Verdicchio, una varietà autoctona, che esprime solo nelle assolate colline dello Jesino le sue caratteristiche migliori. E’ consentito l’impiego di uve provenienti dai vitigni Trebbiano Toscano e Malvasia Toscana in misura non superiore al 15%.

All’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva (anche con la specificazione classico)
– titolo alcolometrico totale minimo: 12.50% vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/lt;
– estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

Caratteristiche organolettiche

All’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva (anche con la specificazione classico)
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: delicato, caratteristico;
– sapore: asciutto, armonico con retrogusto gradevolmente amarognolo.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si accompagna bene a tutti i piatti della cucina di mare come le triglie all’anconetana, pesci in umido o al forno, baccalà, stoccafisso, crostacei, molluschi, risotti di mare, cotture alla griglia, fritti di verdure, funghi, carni bianche. La temperatura di servizio ottimale è sugli 8°–10° C per i vini giovani e bevuti come aperitivo, 10°-12° C per i vini più strutturati e maturati nel legno.

Fonte: Agraria.org

Conero – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Il Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini nella riunione del 27 maggio 2004 ha espresso parere favorevole alla concessione della DOCG al vino “Rosso Conero” e alla revoca della denominazione di origine controllata del vino “Rosso Conero” Riserva”. Il parere è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 138 del 15 giugno 2004. Se non ci saranno opposizioni sarà presto pubblicata la versione definitiva del nuovo disciplinare
Zona di produzione: intero territorio comunale di Ancona, Offagna, Camerano, Sirolo, Numana e parte dei comuni di Castelfidardo ed Osimo.
La produzione di vino nella Marca Dorica (l’area del Conero) fonda le sue radici già intorno al X sec. a.c., avviata dagli Etruschi. Da allora la viticoltura è andata via via sviluppandosi, facendo crescere la qualità del prodotto enologico del Conero.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Conero» deve essere ottenuto dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica: Montepulciano minimo 85%; Sangiovese massimo 15%.

– Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol.;
– Acidita’ totale minima: 4,5 g/l;
– Estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l.
Il vino prima di essere immesso al consumo deve essere sottoposto ad un periodo d’invecchiamento di almeno 2 anni. Il periodo d’invecchiamento decorre dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve.

Caratteristiche organolettiche

All’atto dell’immissione al consumo alle seguenti caratteristiche:
– colore: rosso rubino;
– odore: gradevole, vinoso;
– sapore: armonico, asciutto, ricco di corpo.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si sposa con i sapidi salumi Marchigiani ed alle paste condite con sughi di carne,alla selvaggina, agli arrosti, al brasato ed è ottimo con il pecorino di fossa. Temperatura di degustazione: 18°-20°C.

Fonte: Agraria.org

Conero D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Conero D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

Search
Categories