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Archive for the ‘Prodotti agricoli e derivati’ Category

Olio extravergine d’oliva Garda – D.O.P.

Disciplinare di produzione – Garda DOP

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata da una delle seguenti menzioni geografiche aggiuntive: “Bresciano”, “Orientale”, “Trentino”, è riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varieta’ di olivo
1. La denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bresciano”, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti, da sole o congiuntamente negli oliveti: Casaliva, Frantoio e Leccino per almeno il 55%. Possono, altresì, concorrere altre varietà presenti negli oliveti in misura non superiore al 45%.
2. La denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Orientale” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalla varietà di olivo Casaliva o Drizzar presente negli oliveti per almeno il 50%. Possono, altresì, concorrere le seguenti varietà: Lezzo, Favarol, Rossanel, Razza, Fort, Morcai, Trepp, Pendolino, presenti negli oliveti, da sole o congiuntamente, in misura non superiore al 50%.
3. La denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Trentino” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti da sole o congiuntamente, negli oliveti: Casaliva, Frantoio, Pendolino e Leccino per almeno l’80%. Possono, altresì, concorrere altre varietà presenti negli oliveti in misura non superiore al 20%.

Articolo 3.
Zona di produzione
1. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 comprende i territori olivati atti a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione situati nel territorio amministrativo delle provincie di Brescia, Verona, Mantova e Trento.
2. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bresciano” comprende, in provincia di Brescia, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Botticino, Calvagese della Riviera, Desenzano del Garda, Gardone Riviera, Gargnano, Gavardo, Limone sul Garda, Lonato, Manerba del Garda, Moniga del Garda, Muscoline, Padenghe sul Garda, Paitone, Polpenazze del Garda, Pozzolengo, Puegnago del Garda, Roè Volciano, Salò, San Felice del Benaco; Serle, Sirmione, Soiano del Lago, Tignale, Toscolano Maderno, Tremosine, Villanuova sul Clisi, Vobarno. Tale zona riportata in apposita cartografia, è delimitata dai confini amministrativi dei comuni sopracitati.
3. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Orientale” comprende, nelle provincie di Verona e Mantova, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni:
– in provincia di Verona: Affi, Bardolino; Brenzone; Bussolengo, Caprino Veronese, Castelnuovo del Garda, Cavaion Veronese, Costermano, Garda, Lazise, Malcesine, Pastrengo, Peschiera del Garda, Rivoli Veronese, San Zeno di Montagna, Sommacampagna, Sona, Torri del Benaco, Valeggio sul Mincio;
– in provincia di Mantova: Castiglione delle Stiviere, Cavriana, Monzambano, Ponti sul Mincio, Solferino, Volta Mantovana. La zona predetta, riportata in apposita cartografia, è delimitata dai confini amministrativi dei comuni sopracitati.
4. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Trentino” comprende, in provincia di Trento, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Arco, Calavino, Cavedine, Drena, Dro, Lasino, Nago-Torbole, Padergnone, Riva del Garda, Tenno, Vezzano. Tale zona, riportata in apposita cartografia, è delimitata dai confini amministrativi dei comuni sopracitati, ad esclusione del comuni di Lasino, Padergnone e Vezzano, i cui territori interessati riguardano esclusivamente le parti rivierasche in località S.Massenza, Sarche e Toblino limitrofe al lago di Toblino-S.Massenza.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
1. Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative.
2. I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli tradizionalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e degli oli destinati alla denominazione di origine controllata di cui all’art. 1.
3. Sono pertanto idonei gli oliveti collinari e pedo collinari dell’anfiteatro morenico del Garda, i cui terreni morenici di natura prevalentemente sabbiosa siano senza ristagni d’acqua e perfettamente sgrondi con presenza di calcare.
4. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bresciano” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 2 dell’art. 3.
5. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Orientale” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 3 dell’art.3.
6. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Trentino” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 4 dell’art.3.
7. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art.1 deve essere effettuata entro il 15 gennaio di ogni anno.
8. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art.1 non può superare i kg. 5000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 22%.
9. Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata sui limiti predetti attraverso accurata cernita purché la produzione globale non superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
10. La denuncia di produzione delle olive deve essere presentata secondo le procedure previste dal D.M. 4 novembre 1993, n.573, in un’unica soluzione.
11. Alla presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle Associazioni dei produttori olivicoli ai sensi dell’art. 5, punto 2 lettera a) della legge 5 febbraio 1992, n. 169, comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
1. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Bresciano” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 2 dell’art.3.
2. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Orientale” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 3 dell’art.3.
3. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Trentino” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 4 dell’art.3.
4. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art. 1 deve avvenire direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici.
5. Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.
6. Le operazioni di oleificazione devono avvenire entro cinque giorni dalla raccolta delle olive.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Bresciano” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: dal verde al giallo;
odore: di fruttato medio o leggero;
sapore: fruttato con leggera sensazione di amaro e piccante;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panel test:>=7,00
numero perossidi: <= 12 Meq02/kg;
acido oleico:>=74%
All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Orientale” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: verde da intenso a marcato, con modeste variazioni della componente del giallo;
odore: fruttato leggero
sapore: fruttato con sensazione di mandorla dolce;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panel test:>=7,00
numero perossidi :<= 14 Meq02/kg;
acido oleico: >=74%
All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Trentino” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: verde con riflessi dorati;
odore: di fruttato leggero con sensazione erbacea;
sapore: sapido, delicatamente fruttato;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panel test:>= 7,00
numero perossidi: <= 14 Meq02/kg.
Altri parametri non espressamente citati devono essere conformi alla attuale normativa U.E.
In ogni campagna olearia il consorzio di tutela individua e conserva in condizioni ideali un congruo numero di campioni rappresentativi degli oli di cui all’art. 1 da utilizzare come standard di riferimento per l’esecuzione dell’esame organolettico.
E’ facoltà del Ministro per le risorse agricole, alimentari e forestali di modificare con proprio decreto i limiti analitici sopra riportati su richiesta del consorzio di tutela.
La designazione degli oli alla fase di confezionamento deve essere effettuata solo a seguito dell’espletamento della procedura prevista dal D.M. 4 novembre 1993, n. 573, in ordine agli esami chimico-fisici ed organolettici.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
1. Alla denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: “fine”, “scelto”, “selezionato”, “superiore”.
2. E’ consentito l’uso veritiero di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non abbiano significato laudativo o non siano tali da trarre in inganno il consumatore.
3. L’uso di nomi di aziende, tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situate nell’area di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda e se l’oleificazione e il confezionamento sono avvenuti nell’azienda medesima.
4. Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 devono avvenire nell’ambito della zona geografica delimitata al punto 1 dell’art. 3.
5. Le menzioni geografiche aggiuntive, autorizzate all’art. 1 del presente disciplinare, devono essere riportate in etichetta con dimensione non inferiore alla metà e non superiore rispetto a quella dei caratteri con cui viene indicata la denominazione di origine controllata “Garda”.
6. L’uso di altre indicazioni geografiche consentite ai sensi dell’art.1, punto 2, del D.M. 4 novembre 1993, n.573, riferite a comuni, frazioni, tenute, fattorie, da cui l’olio effettivamente deriva deve essere riportato in caratteri non superiori alla metà di quelli utilizzati per la designazione della denominazione di origine controllata di cui all’art.1.
7. Il nome della denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa: La designazione deve altresì rispettare le norme di etichettatura previste dalla vigente legislazione.
8. L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnato dalla menzione geografica aggiuntiva “Bresciano”, deve essere immesso al consumo in recipienti in vetro di capacità non superiore a litri 5.
9. L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Orientale” deve essere immesso al consumo in recipienti in vetro di capacità non superiore a litri 1.
10. L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “trentino” deve essere immesso al consumo in recipienti in vetro di capacità non superiore a litri 1.
11. E’ obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Olio extravergine d'oliva Garda D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Garda D.O.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine d'oliva D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva D.O.P. – per la foto si ringrazia

Miele Varesino – D.O.P.

Miele Varesino Dop

Il «Miele Varesino» è un miele monoflorale di acacia ad elevato grado di purezza dal punto di vista dell’origine del nettare. Il miele è peculiarmente liquido e presenta un colore chiaro, da trasparente a giallo paglierino, un odore leggero e delicato, privo di odori marcati e un sapore molto dolce. L’aroma è delicato, confettato e vanigliato.
La zona geografica di produzione si estende ai piedi delle Alpi, tra i fiumi Ticino ed Olona e tra i laghi Maggiore e di Lugano. Tale zona corrisponde al territorio della Provincia di Varese.
La presenza in questa zona geografica di estese e continuative fioriture di Robinia pseudoacacia L. ha determinato, da almeno un secolo e mezzo, l’interesse per la pratica dell’apicoltura ed il successo della produzione del «Miele Varesino».

Disciplinare di produzione

Articolo 1.
Denominazione del prodotto
La Denominazione di Origine Protetta “Miele Varesino” è riservata al miele conforme ai requisiti ed alle prescrizioni stabilite nel presente disciplinare, della tipologia monoflorale:

MIELE VARESINO monoflorale di ACACIA.

Articolo 2.
Zona di produzione
La zona geografica di produzione, sia per la fase di raccolta in campo che per quella di estrazione e preparazione per il consumo è delimitata dai confini del territorio della Provincia di Varese.
La Provincia di Varese (“Provincia Verde” e dei “Laghi”) è delimitata ad ovest dal Lago Maggiore (Verbano) e dal corso del fiume Ticino; a nord e, parzialmentea est, dal confine italo-svizzero, e nelle restanti direzioni dai confini con le province di Como e di Milano.
La zona prealpina si sviluppa tra il Lago Maggiore e il Lago di Lugano (Ceresio) in una intricata serie di brevi solchi vallivi, le cosidette valli varesine, separate da rilievi che mediamente superano poco i 1000 metri.
La zona contigua al capoluogo è un’area di transizione verso la pianura, modellata da bassi rilievi morenici e caraterizzata dalle piccole conche glaciali dei laghi di Biandronno,Varese, Monate e Comabbio.
Ancora più a sud i rilievi morenici degradano e, da Gallarate fino al confine con la provincia di Milano, il paesaggio è quello dell’alta pianura padana, con suoli ciottolosi di deposito alluvionale e ripiani inclinati verso sud ed intagliati dalla rete idrografica del fiume Olona, Bozzente, Lura, Arno e del “fiume azzurro” il Ticino.
Gli apiari per la produzione del miele monoflorale di “acacia”, al momento della raccolta del nettare sono ubicati in pianura, in collina ed sulle montagne varesine ad una altezza che non deve superare i 600 m. sul livello del mare.

Articolo 3.
Caratteristiche del prodotto
Per “MIELE VARESINO” si intende il miele prodotto da alveari localizzati, nel periodo di bottinatura del nettare, all’interno del territorio della Provincia di Varese che deve essere estratto da favi e preparato per la commercializzazione all’interno dello stesso territorio.

Il “MIELE VARESINO” di acacia, dizione utilizzata per il miele monoflorale di Robinia Pseudoacacia L., viene così definito in quanto proviene da un’unica origine floreale e ne possiede le caratteristiche organolettiche, chimico-fisiche e microscopiche definite di seguito.

3.1 Caratteristiche chimico fisico generali.
Il contenuto di acqua del “MIELE VARESINO” non deve essere superiore al 17.50%.
Indice HMF idrossimetilfulfurale inferiore a 15 mg/kg.

3.2 Caratteristiche organolettiche
Le caratteristiche organolettiche dipendono dall’origine floreale e sono di conseguenza lievemente diverse in rapporto alle diverse componenti nettarifere e dalle zone di produzione:
Colore: trasparente, da quasi incolore a giallo paglierino.
Odore: generico di miele, leggero e delicato, privo di odori marcati.
Sapore: molto dolce, delicato, confettato e vanigliato.
Stato fisico: tipicamente liquido, cristallizzazione rara e comunque molto ritardata.

3.3.Caratteristiche melissopalinologiche
Classe di rappresentatività: PK/10g inferiore a 20.000 (media 9.500).
Il polline di Robinia si trova in modo ricorrente associato a quello di specie non nettarifere, la maggior parte delle quali presenti diffusamente allo stato spontaneo nei robinieti della zona di produzione, come Graminaceae, Fraxinus, Quercus robur gr., Rumex, Sambucus nigra, Chelidonium e Luzula. Tra le specie spontanee di tipo nettarifero si riscontrano Acer, Prunus f., Salix, Trifolium repens e Castanea sativa, quest’ultima sempre rappresentata negli spettri pollinici.
Tra le piante coltivate o perlopiù presenti in modo prevalente in impianti forestali artificiali, giardini e parchi, troviamo ben rappresentate sia specie non nettarifere (Actinidia, Pinaceae) che nettarifere (Aesculus, Gleditsia, Liriodendron).
Nella parte centro-settentrionale della zona di produzione lo spettro risulta ancor più caratteristico per la presenza di pollini appartenenti a specie di piante sempreverdi (laurofille), tra cui spiccano Ilex aquifolium e la palma Trachycarpus fortunei (una volta chiamata Chamarops excelsa), quest’ultima specie ricorrentemente rappresentata negli spettri pollinici.
Occorre infine rimarcare l’assenza di polline di Loranthus europaeus e di leguminose foraggere, quali Onobrychis, Hedysarum coronarim tutte specie mancanti nella zona di produzione.
Il Polline di Robinia è il principale polline del miele di acacia con percentuali molto variabili (generalmente superiori a 25%), campo di variazioni 15-70% rispetto allo spettro pollinico complessivo.

Articolo 4.
Prova dell’origine
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli imput e gli output. In questo modo e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, delle arnie, dei produttori e dei confezionatori, la tenuta di registri di produzione e di confezionamento nonché attraverso l’immediata dichiarazione alla struttura di controllo delle quantità prodotte, è garantita la tracciabilità e la rintracciabilità del prodotto.
Tutte le persone fisiche o giuridiche iscritte nei relativi elenchi sono assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
Descrizione del metodo di ottenimento del prodotto
5.1 Conduzione degli alveari
Gli alveari di produzione possono essere:
“stanziali”, cioè permanere nella stessa postazione per l’intero arco dell’anno di produzione.
“nomadi” con spostamenti entro il territorio sopra descritto per tutto il periodo della fioritura interessata e provenienti da postazioni esterne dal territorio ma devono giungervi privi di melario o con melario vuoto.
Sono utilizzate arnie razionali (a favo mobile) a sviluppo verticale e, al momento del raccolto produttivo delle api, verranno impiegati melari vuoti e puliti.
E’ assolutamente vietato utilizzare per la nutrizione proteica, pollini di origine diversa da quella strettamente di produzione locale.
Durante l’ispezione degli alveari, il fumo necessario deve essere prodotto con materiali vegetali di natura cellulosica che non devono trasferire al miele odori estranei o residui di combustione.

5.2 Prelievo, Estrazione e Preparazione al consumo
E’ fatto divieto di usare sostanze repellenti.
Per l’utilizzo della denominazione di origine protetta “MIELE VARESINO”, il miele deve essere estratto e preparato per il consumo attraverso le seguenti fasi:
l’estrazione deve essere effettuata esclusivamente da favi di melario privo di covata;
i locali destinati alla smielatura, lavorazione conservazione del miele devono essere ubicati nell’ambito territoriale della zona di produzione;
l’estrazione è condotta esclusivamente con smielatori centrifughi. La filtrazione deve essere eseguita per gravità con filtri permeabili agli elementi figurati del miele (pollini). Successivamente alla filtrazione il miele deve essere posto in recipienti provvisti di coperchio, al fine della decantazione.
La qualità del prodotto viene assicurata con l’osservanza, da parte degli operatori, di tecniche di buone prassi apistiche riguardanti l’allevamento delle famiglie, la produzione, il prelievo dei melari, l’estrazione del miele, la preparazione al consumo del raccolto e la conservazione dello stesso.
Nel caso il miele, ancora contenuto nei melari, presenti un contenuto di acqua superiore a 17.50% è consentito un trattamento dei favi con corrente di aria calda e secca e/o con deumidificatore al fine di portare l’umidità ad un valore inferiore a 17.50%.
E’ fatto assoluto divieto trattare il prodotto con temperature superiori a 40 gradi.

5.3 Conservazione
Il miele prodotto può essere conservato, confezionato ed etichettato entro 24 mesi dalla data di estrazione.
I locali dove viene conservato il miele devono essere asciutti, areati e, se necessario, ad umidità controllata.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente geografico
Fattori storici ed umani
Nella provincia di Varese l’apicoltura ha sempre avuto un ruolo di primaria importanza nell’economia rurale di questo territorio.
Tra la fine dell’ottocento e i primi del novecento due eventi importanti diedero un notevole impulso all’apicoltura varesina.
Innanzitutto con la costruzione della rete ferroviaria italiana realizzata dall’unità d’Italia in poi, la Robinia pseudoacacia fu utilizzata per consolidare i pendii delle scarpate e delle trincee che grazie alle sue ramificate radici superficiali assicurava un ottimo consolidamento dei terreni.
La specie, originaria del Nord America, si diffuse in Italia verso la fine del XVIII secolo quale pianta da giardino e dimostratasi subito vigorosa e di facile adattamento a diversissime condizioni pedoclimatiche passò ad usi forestali. La specie, trovò nella provincia di Varese un habitat ideale per l’indice di piovosità, per il tipo di terreno e per le temperature. La diffusione che ebbe al di fuori della rete ferroviaria fu enorme, e tutti quei terreni abbandonati dall’agricoltura in conseguenza alla forte industrializzazione di quegli anni insieme ai boschi incolti/trascurati, furono colonizzati dalla Robinia. Le piante iniziarono a produrre il prelibato nettare che avrebbe dato luogo al famoso miele di Acacia (così battezzato dai francesi in tutto il mondo).
Contestualmente l’apicoltura cosiddetta Villica si stava trasformando in apicoltura Razionale che permetteva di prelevare il miele senza dover ricorrere all’apicidio e di ottenere dei mieli monoflorali, impossibili da produrre con il sistema villico.
“Le prime arnie razionali comparvero a Cassano presso il dott. Dubini e … a Golasecca e Coarezza … dai soci, geometra Giacomo Guazzoni e Fresca, nel 1882 acquistando bugni villici che travasavano nell’arnia ideata dal Guazzoni stesso, a fondo mobile e a soffitta mezza mobile. Nel 1887 il Guazzoni costruì lo stampo per fogli cerei, il primo con metallo da caratteri da stampa, in seguito di alluminio e ne diffuse un po’ da tutte le parti, ed uno anche in Siberia. I due soci concorsero in diverse esposizioni guadagnandosi diplomi e medaglie. … l’arnia Guazzoni … poteva essere tenuta chiusa in apiario: … le operazioni si eseguivano più facilmente, perché apribile anche nella parte superiore”. Questi eventi consentirono di produrre mieli monoflorali, oltre al tradizionale castagno, già a far data dai primi anni del novecento: poteva essere ottenuto il miele di acacia, grande novità per quei tempi, determinando quindi un notevole incremento dell’apicoltura nella provincia di Varese nei successivi anni. Tale attività costituiva la principale fonte di reddito per gli apicoltori.
I boschi di robinia del territorio varesino fin da subito sono diventati meta di apicoltori provenienti da altri territori; tuttora il patrimonio boschivo offre nettare oltre che ai 12.000 alveari “Varesini” ad altrettanti alveari “Forestieri”. Negli ultimi anni l’apicoltura in provincia di Varese ha fatto passi da gigante infatti sempre più si dedicano a questa attività, quale fonte di reddito, apicoltori professionisti, senza tener conto dei semiprofessionisti ed hobbisti che, vista la forte presenza di boschi, si dedica a questa passione anche quale fonte di reddito alternativa.
A testimonianza di ciò si ricorda che fin dal 1934 esiste un Consorzio provinciale Obbligatorio fra Apicoltori convertito nel 1983 in Associazione Produttori Apistici della Provincia di Varese e affiancato nel 1989 dal Consorzio Qualità Miele Varesino.
Si evidenzia che da tantissimi anni durante la fioritura della Robinia Pseudoacacia, sul territorio della provincia di Varese la presenza degli alveari si raddoppia passando da 12.000 a oltre 20.000 arnie. La motivazione di questo notevole incremento è da ricondursi al fatto che a differenza da altre zone in cui si produce il miele d’acacia, nel territorio varesino non ci sono colture agrarie o essenze spontanee che influenzano con la loro fioritura la qualità del prodotto che risulta così più puro e pienamente rispondente alla migliore tipicità del miele di acacia.

Fattori ambientali
Da sud a nord la provincia di Varese può essere ripartita per il 22% a pianura (alta pianura), il 46% a collina ed infine il 32% a montagna. L’alta pianura è formata da depositi alluvionali terrazzati di origine fluvioglaciale, in particolare da sedimenti grossolani, costituiti da ghiaie e ciottoli. La zona collinare è prevalentemente costituita da depositi morenici intervallati a piane. I rilievi montuosi, confinati nella zona settentrionale, presentano litologie di natura carbonatica (marne e soprattutto dolomie e calcari) oppure silicatica (rocce metamorfiche, come gneiss e micascisti, e ignee, come granofiri e porfiriti).
Il clima di tipo temperato suboceanico è caratterizzato da precipitazioni copiose, più o meno regolarmente distribuite durante l’anno, e da escursioni termiche piuttosto contenute. Le temperature medie annuali oscillano tra gli 8 °C sui rilievi montuosi sino ai 13°C in pianura, mentre le precipitazioni medie annuali aumentano da sud a nord, passando da valori di 1100 mm a 2100 mm.
I numerosi specchi lacustri contribuiscono all’eterogeneità del territorio, anche sotto il profilo microclimatico.
Nella parte planiziale l’uso del suolo è per la maggior parte rappresentato da insediamenti residenziali e produttivi oltre che da seminativi. Procedendo verso nord, aumentano progressivamente gli ambienti a maggior naturalità (boschi, prati, aree umide, ecc.), tanto che le zone montuose sono ammantate da boschi di latifoglie, come querceti, acero-frassineti, castagneti e faggete.
Complessivamente i boschi della provincia di Varese ricoprono una superficie di circa 541 km2, pari al 45% dell’intera superficie provinciale. L’acacia o robinia (Robinia pseudoacacia) costituisce boschi monospecifici (robinieti puri) oppure consorzi con altre specie forestali (robinieti misti). Nell’insieme i robinieti ricoprono una superficie di circa 163 km2, corrispondente al 30% della superficie forestale provinciale. I robinieti sono in particolar modo diffusi nella parte centro-meridionale (pianura e collina), dove rappresentano spesso l’unica tipologia forestale presente nella zona planiziale, mentre nella parte settentrionale (montagna) sono presenti soltanto a bassa quota; i robinieti, infatti, superano di rado i 600 m. di altitudine.
Nei boschi Robinia pseudoacacia si presenta associata ad Acer pseudoplatanus e A. campestre, Castanea sativa Corylus avellana, Crataegus monogyna, Fraxinus excelsior, Prunus avium e P. serotina, Robinia viscosa, Sambucus nigra e Quercus robur. Su alberi e arbusti si abbarbicano spesso liane, come Clematis vitalba, Hedera helix, Lonicera japonica, Parthenocissus quinquefolia e Rosa multiflora. Lo strato erbaceo è piuttosto variabile in relazione alle caratteristiche del suolo ed è normalmente ricco di specie della famiglia delle Graminaceae (soprattutto Brachypodium sylvaticum, Holcus mollis, Molinia arundinacea, Poa nemoralis e P. sylvicola) e dei generi Luzula (L. multiflora, L. nivea e L. pilosa) e Carex (C. brizioides, C. digitata, C. muricata agg. e C. sylvatica), oltre che di Alliaria petiolata, Anemone nemorosa, Chelidonium majus, Circaea lutetiana, Duchesnea indica, Galeopsis pubescens, Galium aparine, Geum urbanum, Polygonatum multiflorum, Primula vulgaris, Rubus fruticosus, Vinca minor e Viola odorata. Nella parte centro-settentrionale della provincia i robinieti si arricchiscono di specie arboree e arbustive sempreverdi (Elaeagnus pungens, Laurus nobilis, Ilex aquifolium, Ligustrum lucidum, Prunus laurocerasus Taxus baccata e la palma Trachycarpus fortunei), molte delle quali termicamente esigenti e originarie di climi tropicali caldo-umidi. Gli esemplari naturalizzati di queste particolari specie, collettivamente chiamate laurofille, sono il risultato di un processo di spontaneizzazione che parte dai numerosi centri di dispersione (parchi e giardini) presenti storicamente sul territorio, soprattutto nelle zone circostanti i principali laghi dove trovano accoglimento ville settecentesche e ottocentesche. I parchi e i giardini ospitano, in generale, una ricca diversità di specie, in particolare di dendroflora, tra cui spiccano Aesculus hippocastanum, Gleditsia triacanthos, Liriodendron tulipifera, Prunus cerasifera e numerose specie di conifere appartenenti alla famiglia delle Pinaceae (Cedrus atlantica e C. deodara, Chamaecyparis lawsoniana, Picea abies e Pinus strobus).
Nel periodo di fioritura di Robinia pseudoacacia non si manifestano comunque altre fioriture di specie nettarifere così ugualmente importanti da un punto di vista quantitativo, che possano andare ad inficiare la monofloralità del miele prodotto.

Fattori produttivi
L’attività apistica è diffusa e sviluppata su tutto il territorio provinciale ed è caratterizzata da aziende produttive che operano con grande passione in regime di professionismo, semi-professionismo e hobbysti, considerando questa attività un’importante punto di forza della economia della produzione agricola nella provincia di Varese.
Tradizionalmente l’attività si compone di apiari stanziali ed anche nomadisti che vanno dalla pianura alla collina ed alla montagna seguendo le varie fasi di fioritura.
La provenienza del “MIELE VARESINO” è verificabile mediante l’analisi melissopallallinologica.

6.1 Identificazione del prodotto
Il “MIELE VARESINO” in ogni sua fase di produzione deve assicurare la tracciabilità del prodotto.

Articolo 7.
Controlli
La verifica sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto da una struttura di controllo, in conformità a quanto stabilito dagli art. 10 e 11 del Reg. (CEE) n. 510/2006.
L’Organismo di controllo è: I.M.C. S.r.l. – Via Pisacane, 32 – 60019 Senigallia (AN) – tel. +039. 071 7930179 fax +039 071 7910043, e-mail: [email protected]

Articolo 8.
Etichettatura
Le indicazioni relative alla designazione e presentazione del prodotto confezionato sono quelle prevista dalla vigente legislazione.
Oltre a quelle previste, in etichetta devono esserci le seguenti indicazioni:
la denominazione “MIELE VARESINO” come descritto nell’art.1 del presente disciplinare;
l’acronimo “DOP” o per esteso “Denominazione d’Origine Protetta”;
il logo comunitario di identificazione dei produttori a Denominazione di Origine Protetta;
la data di produzione corrispondente al mese ed anno di estrazione, preceduta dalla parola “Produzione” (esempio Produzione maggio 2011)
le modalità di conservazione: “da conservarsi in luogo fresco e asciutto e al riparo dalla luce”;
da consumarsi entro; mese ed anno” corrispondenti a non più di 36 mesi dalla data di estrazione”.
Possono inoltre comparire sull’etichetta:
indicazioni nutrizionali
consigli per l’uso.

Articolo 9.
Utilizzo del marchio

L’utilizzo del marchio “MIELE VARESINO” è riservato agli apicoltori che risiedono, producono ed hanno il laboratorio nella zona di produzione da almeno tre anni.

Fonte: Agraria.org

Miele Varesino D.O.P. - per la foto si ringrazia

Miele Varesino D.O.P. – per la foto si ringrazia

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