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Archive for the ‘BASILICATA’ Category

Pezzente – P.A.T.

Il pezzente, prodotto tipico della zona montagnosa e collinare della Basilicata, è un salume della tradizione contadina quando le risorse erano limitate e del maiale non si buttava via niente. Se le parti nobili venivano utilizzate per salsiccia, soppressata, pancetta e quant’altro, con i tagli poveri del maiale si faceva il pezzente.
Alla miscela di carni trite si aggiungeva poi la polvere di peperone dolce e piccante di Senise, finocchio selvatico, aglio fresco tritato e sale marino.
Ancora oggi la preparazione di questo insaccato è rimasta inalterata e avviene manualmente.
La fase più delicata è quella dell’amalgama tra carne e concia, chiamata localmente arricciatura: occorre premere l’impasto energicamente con i pugni chiusi sino a quando non diventi perfettamente omogeneo. A questo punto si usa prelevare una parte d’impasto e soffriggerla in un tegame (u sartanscill) per verificare se il sale e gli altri ingredienti siano dosati al punto giusto o se occorra aggiungerne ancora prima dell’insaccatura.
Un solo produttore confeziona ancora il pezzente secondo la ricetta tradizionale: le carni che impiega provengono da maiali allevati allo stato brado nei boschi materani.
La gustosità della pezzente viene esaltata cuocendola sia alla brace che bollita insieme a verdure e poi versata su fette di pane tostato. È ottima anche usata con altre carni per cucinare dei gustosissimi ragù.

Il Pezzente della Montagna Materana è un Presìdio Slow Food, sostenuto dal Gal Le Macine. Lo scopo è di sostenere le piccole produzioni eccellenti che rischiano di scomparire, valorizzando territori, recuperando mestieri e tecniche di lavorazione tradizionali, salvandole dall’estinzione.

Fonte: saporetipico.it

Pezzente di Basilicata P.A.T. - per la foto si ringrazia

Pezzente di Basilicata P.A.T. – per la foto si ringrazia

Soppressata lucana – P.A.T.

La Soppressata Lucana è un salume prodotto con parti magre pregiate e lardo di maiale. La lavorazione prevede che le carni vengano sminuzzate con il coltello e aromatizzate con sale, pepe nero in grani, peperone in polvere, erbe aromatiche e spezie. Una volta reso omogeneo, l’impasto è insaccato in budello naturale di maiale e dopo l’asciugatura il salume viene posto sotto pressa. Seguono la stagionatura di circa un mese e un’eventuale leggera affumicatura. Al momento del consumo la soppressata presenta colore rosso o rosato, inframmezzato dal bianco del lardo; la consistenza è compatta ma morbida; il profumo è intenso, il sapore è sapido e speziato.

Fonte: cucina.corriere.it

Soppressata lucana P.A.T. - per la foto si ringrazia

Soppressata lucana P.A.T. – per la foto si ringrazia

Pancetta della Basilicata – P.A.T.

Area di Produzione

  • Montagna e collina lucana.

Materie prime

  • Grasso di copertura che va dalla regione retrosternale a quella inguinale di suini allevati localmente.

Materiali e attrezzature per la preparazione, condizionamento e imballaggio

  • Tompagno in legno, stecche di canna, spago, pertiche di legno.

Tecnica di lavorazione e conservazione

  • Dopo la macellazione del suino, la pancetta viene prima isolata lungo la linea di sezionatura e successivamente squadrata. La si lascia riposare per 24h a temperatura bassa e cosparsa di sale o posta in salamoia per circa 7-10 giorni. Al termine della salatura la pancetta viene lavata con vino bianco e ricoperta di pepe e peperone piccante, arrotolata e legata con l’impiego di spago e di stecche di canna oppure lasciata tale e quale (pancetta tesa). La pancetta preparata viene appesa su pertiche di legno e lasciata asciugare in un locale dotato di focolare acceso in caso di elevata umidità relativa dell’ambiente. Una volta asciugata nel giorno di 10 – 15 giorni, la pancetta, la pancetta viene lasciata maturare in ambiente fresco (cantina o locale idoneo) per circa due mesi. La pancetta può essere consumata nell’arco di un anno.

Locali di stagionatura e/o conservazione

  • Cantina o opportuno locale fresco.

Caratteristiche del prodotto finito

  • Forma cilindrica se arrotolata e quadrata o rettangolare se tesa; colore bianco del grasso con variegature rosse della parte muscolare integrata; consistenza morbida; sapore gradevole del grasso.

Periodo di produzione

  • Periodi freddi che vanno da fine autunno a tutto l’inverno.

Fonte: vacanzeinbasilicata.it

Pancetta della Basilicata P.A.T. - per la foto si ringrazia

Pancetta della Basilicata P.A.T. – per la foto si ringrazia

Salsiccia a catena – P.A.T.

Sin dai tempi più remoti esiste un legame indissolubile tra la Basilicata e questo specifico prodotto a base di carne di maiale, di cui Cancellara ne è egregia rappresentante, tanto da essere stata denominata “città dei sapori” ed essere conosciuta come la patria della salsiccia  a catena.

La salsiccia a catena, è un prodotto prelibato, preparato ancora oggi a punta di coltello secondo il metodo tradizionale, e con la caratteristica forma a catena, di cui ci sono documentazioni storiche che ne testimoniano la tecnica tradizionale molto radicata che non si ritrova in nessun altra parte della regione. Allora, come oggi, la salsiccia rappresenta un elemento trainante dell’economia del luogo, destinata ad avere sempre più una funzione di attrattore per il turismo enogastronomico. Infatti nel 2010 la salsiccia a catena di Cancellara è stata annoverata nell’elenco dei prodotti tradizionali istituito dal Ministero delle Politiche Agricole (Decreto n. 350/99), riconoscendo in tale prodotto il legame con il territorio, dal momento che mantiene ancora metodo di lavorazione, conservazione  e stagionatura rispettosi delle regole delle tradizioni locali.

Le caratteristiche di qualità della salsiccia di Cancellara sono da ricercare in molteplici fattori. In primis l’accortezza che i cancellaresi usano nell’evitare ogni tipo di stress al suino durante la fase di macellazione; c’è poi la scelta accurata delle parti migliori del maiale, tagliuzzate a punta di coltello e non con il tritacarne; l’uso di semi di finocchio e di polvere di peperone, ottenuta essiccando e tritando i caratteristici peperoni a forma di cornetto, per il condimento della carne; l’uso di budelli naturali per l’insacco; infine, la stagionatura, che avviene in specifici locali, dotati preferibilmente di camino, ma soprattutto di piccole finestre esposte a nord, che consentono di mantenere una temperatura fresca e una non eccessiva aerazione.

Fonte: Proloco di Cancellara

Salsiccia a catena P.A.T. - per la foto si ringrazia

Salsiccia a catena P.A.T. – per la foto si ringrazia

Fior di Latte Appennino Meridionale

Carta d’identità

Protezione transitoria
Formaggio fresco a pasta filata, molle, a fermentazione lattica

Caratteristiche

  • forma tondeggiante, anche con la testina ( è consentito l’uso di forme a nodino, a treccia e a parallelepipedo
  • pasta dura cotta a lenta maturazione
  • crosta è assente
  • la superficie è liscia e lucente di colore bianco latteo ed è presente una pelle di consistenza tenera ed omogenea
  • la pasta ha un colore bianco-latte a struttura fibrosa, a fogli sottili, ha una consistenza morbida e lievemente elastica, più accentuata all’inizio; al taglio o per compressione leggera rilascia un liquido lattiginoso, omogeneo privo di striature o chiazze. Al taglio sono ammesse occhiature ripiene di latticello, purché non dovute a fermentazioni gassose
  • il sapore è caratteristico di latte piacevolmente acidulo
  • l’odore è di latte delicatamente acidulo
  • peso tra i 20 e i 500 g
  • viene prodotto tutto l’anno

La zona di produzione

Nei comuni della Campania :Avellino, Benevento, Caserta, Napoli, Salerno, nei comuni del Lazio: Latina e Frosinone, in un comune del Molise: Campobasso, in Puglia nei comuni di Bari, Foggia e Taranto, in Basilicata: nel comune di Potenza ed in Calabria, nel comune di Cosenza.

La lavorazione

Il Fior di Latte Appennino Meridionale prevede una lavorazione nella quale il latte intero crudo, proveniente da 1 o più mungiture consecutive (che devono essere effettuate nell’arco di 16 ore) sia ricavato da bestiame bovino alimentato con essenze tipiche della zona di produzione e costituite prevalentemente da leguminose e da cereali conservate allo stato fresco e conservato. È consentito l’uso di mangimi concentrati ed integratori. Il latte deve giungere al caseificio entro le 36 ore dalla prima mungitura e non può essere termizzato o pastorizzato.

Il latte viene scaldato a 33-38°C e vengono aggiunti , prima siero-innesto naturale proveniente dalla zona di produzione e poi caglio naturale liquido di vitello. La coagulazione avviene in 20-40 minuti , quindi la cagliata viene rotta fino alla riduzione della massa caseosa in granuli della dimensione di una nocciola. Quindi la cagliata viene fatta fermentare naturalmentefino alla sua maturazione sotto siero che avviene in 3-5 ore dall’aggiunta del caglio. Non è consentito l’uso di acidi organici ovvero di correttori di pH di natura chimica.

Al termine della maturazione il pH risulta compreso tra i 5 e i 5,3, a questo punto la cagliata viene ridotta in listarelle poste in appositi recipientinei quali con aggiunta di acqua quasi bollente la cagliata viene fatta filare.

La pasta che si ottiene in questo modo viene tagliata in piccoli pezzi e modellata. Una volta ottenuta la forma questa viene fissata tramite l’immersione in vasche contenenti acqua fredda e poi le forme vengono immerse in salamoia ( la salatura può essere anche effettuata durante la filatura). Non è ammesso l’utilizzo dei conservanti.

Note

Con il Decreto Ministeriale 1 marzo 2002 è stata concessa la protezione transitoria a livello nazionale alla denominazione d’origine Fior di Latte Appennino Meridionale , per il cui riconoscimento in sede europea è in atto il relativo procedimento.

Ad essa è possibile aggiungere una menzione che specifichi la provenienza del prodotto, purchè essa sia veritiera e documentabile, da riportare immerdiatamente dopo l’indicazione obbligatoria della sede dello stabilimento di produzione.

Fonte: Atlante Caseario.com

Fior di Latte Appennino Meridionale - per la foto si ringrazia

Fior di Latte Appennino Meridionale – per la foto si ringrazia

Casieddu – P.A.T.

Il Casieddu è un caprino ottenuto da razze miste alimentate a pascolo estensivo naturale. Viene prodotto da luglio a settembre nel Comune di Moliterno (PZ).

La forma del prodotto finito appare sferica, di 8-9 cm, la crosta è dura di colore grigio giallo, la pasta omogenea e compatta ha un sapore dolce e salato livemente aromatico.

Nella lavorazione il latte viene prima filtrato con foglie di felci e poi scaldato a 100°C aggiungendovi un’erba fortemente aromatica della famiglia delle Labiate: la Calamintha nepeta savi detta localmente “Nepeta“.

Dopo il riscaldamento del latte lo si fa raffreddare fino a 35-45°C aggiungendovi poi il caglio di capretto in pasta. la coagulazione avviene in 40 minuti circa: La cagliata viene poi rotta in modo violento fino alla riduzione in grani finissimi, segue il riposo della cagliata sotto siero per alcuni minuti.

Dopo il riposo la cagliata viene estratta e e modellata fino alla formazione di piccole sfere.

Può essere consumata subito :
in tal caso viene avvolta in foglie di felce legate da steli di ginestra
Può essere consumato stagionato :
in tal caso viene salato a secco, la salatura avviene solo per il prodotto stagionato.

Matura in 7 giorni in un ambiente fresco ed areato.

La stagionatura avviene in circa 2 mesi in ambiente fresco.

Fonte: Atlante Caseario.com

Casieddu P.A.T. - per la foto si ringrazia

Casieddu P.A.T. – per la foto si ringrazia

Canestrato di Moliterno – I.G.P.

Il Canestrato di Moliterno si ottiene da latte intero di pecora (in percentuale del 70% o superiore, fino al 90% o inferiore) e di capra ( in percentuale non inferiore al 10% e non superiore al 30%), crudo o termizzato, proveniente da una o più mungiture e trasformato al massimo entro le 48 ore dalla prima mungitura. Le razze di pecore utilizzate per il latte sono: Gentile di Puglia, Gentile di Lucania, Leccese, Sarda, Comisana e loro incroci, le razze di capre sono: Garganica, Maltese, Jonica, Camosciata e loro incroci. Il bestiame deve provenire dalla zona di produzione ed alimentati prevalentemente al pascolo o con foraggi freschi e comunque della zona di produzione. Viene prodotto in

Provincia di Potenza:
Armento, Brienza, Calvello, Calvera, Carbone, Castelluccio Inf., Castelluccio Superiore,Castelsaraceno, Castronuovo di Sant’Andrea, Cersosimo, Chiaromonte, Corleto Perticara, Episcopia, Fardella, Francavilla sul Sinni, Gallicchio, Grumento Nova, Guardia Perticara, Lagonegro, Latronico, Lauria, Marsiconuovo, Marsicovetere, Missanello, Moliterno, Montemurro, Nemoli, Noepoli, Paterno, Rivello, Roccanova, Rotonda, San Chirico Raparo, San Costantino Albanese, San Martino d’Agri, San Paolo Albanese, San Severino Lucano, Sant’Arcangelo, Sarconi, Senise, Spinoso, Teana, Terranova del Pollino, Tramutola, Viggianello, Viggiano.

Provincia di Matera:
Accettura, Aliano, Bernalda, Craco, Cirigliano, Ferrandina, Gorgoglione, Montalbano Jonico, Montescaglioso, Pisticci, Pomarico, Scanzano Jonico, Stigliano, Tursi.

La forma di questo canestrato è cilindrica a facce piane, con scalzo convesso in maniera variabile, il diamentro delle facce da 15 a 25 cm, con altezza dello scalzo da 10 a 15 cm; peso variabile da 2 a 5,5 kg. la crosta di presenta di colore giallo più o meno intenso nella forma non stagionata e bruna in quella stagionata. Può presentarsi anche nero ardesia se trattata con emulsione di acqua, nerofumo, olio di oliva e aceto di vino. La pasta appare compatta di colore paglierino più o meno intenso. Il sapore passa con la stagionatura da dolce e delicato a forte e piccante.

Fonte: Atlante Caseario.com

Canestrato di Moliterno I.G.P. - per la foto si ringrazia

Canestrato di Moliterno I.G.P. – per la foto si ringrazia

Melanzana Rossa di Rotonda – D.O.P.

Zona di produzione

La zona di produzione e condizionamento comprende l’intero territorio dei seguenti comuni della provincia di Potenza: Rotonda, Viggianello, Castelluccio Superiore, Castelluccio Inferiore.

Caratteristiche

L’aspetto tradisce questo particolarissimo ortaggio che lo avvicina per forma e colore piuttosto ad un pomodoro o ad un caco. infatti la Melanzana Rossa di Rotonda DOP è chiamata nella sua zona “melanzana a pomodoro”, in dialetto “ merlingiana a pummadora”, per le sue dimensioni piccole e tondeggianti e per il colore arancio striato verde, tendente al rosso più intenso quando è matura.
Il profumo ricorda il fico d’India, mentre al palato è piccante con retrogusto amarognolo.

Disciplinare di produzione – Mela Alto Adige – Sudtiroler Apfel IGP

Articolo 1.
Denominazione
La Denominazione d’origine protetta (DOP) “ Melanzana Rossa di Rotonda” è riservata alle bacche che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
La denominazione d’origine protetta (DOP) “Melanzana Rossa di Rotonda” si ottiene con l’ecotipo Melanzana Rossa di Rotonda riconducibile alla specie Solanum aethiopicum, comunemente nota come Melanzana Rossa.
La Melanzana Rossa di Rotonda, all’atto dell’immissione al consumo allo stato fresco deve avere le seguenti caratteristiche:
– pezzatura della bacca: lunghezza fino a cm. 8, larghezza fino a cm. 8 con peso fino a 200 g;
– colore e sovracolore, verde arancio chiaro con tenui sfumature verdognole ad inizio maturazione e successivamente arancione vivo tendente al rosso lucido;
– bacca intera di aspetto fresco, sana;
– polpa caratterizzata da una consistenza carnosa e dalla caratteristica di non annerire dopo il taglio;
– pulita, praticamente esente da sostanze estranee visibili;
– priva di odore e/o sapore estranei;
– priva di umidità esterna anormale.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione e condizionamento della D.O.P. “Melanzana Rossa di Rotonda” comprende:
l’intero territorio dei seguenti comuni della provincia di Potenza: Rotonda, Viggianello, Castelluccio Superiore, Castelluccio Inferiore.

Articolo 4.
Prova dell’origine
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli imput e gli output.
In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei condizionatori, nonché attraverso la denuncia tempestiva alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte delle struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
La tecnica di produzione del prodotto è la seguente:
Preparazione del terreno: le operazioni colturali devono prevedere aratura ad una profondità di circa 30-35 cm. precedente l’impianto. Seguiranno poi le operazioni di preparazione del terreno per il trapianto.
Trapianto: si esegue dal 10 Maggio al 30 Giugno di ogni anno.
Sesto d’impianto: i sesti e le distanze di piantagione,devono essere quelli in uso tradizionale nella zona, con una densità d’impianto comunque non superiore a n. 18.000 piante ad ettaro.
Modalità di trapianto: le piantine vengono trapiantate in solchetti preventivamente aperti.
Materiale di propagazione: utilizzo di piantine con 3-5 foglie con un altezza compresa tra 10-15 cm..
Le piantine utilizzate vengono riprodotte nell’area di produzione individuata all’art. 3.
Irrigazione: vengono utilizzati i seguenti metodi di irrigazione: a scorrimento, a goccia e
microirrigazione.
Concimazione: Nel caso di concimazione si utilizza sostanza organica: letame maturo oppure si fa ricorso ad altra sostanza organica compostata o alla pratica del sovescio. Il livello di concimazione minerale non deve superare le seguenti unità fertilizzanti per ettaro:
U.F. 100 Azoto; U.F. 100 Fosforo; U.F. 120 Potassio.
Difesa: nel rispetto sia della tecnica di coltivazione tradizionale che di quelle a basso impatto ambientale sono consentite per i trattamenti fitosanitari tutti i principi attivi comunemente ammessi nella coltivazione integrata delle colture agrarie. Non è ammesso l’utilizzo del diserbo.
Raccolta: la raccolta delle bacche deve essere effettuata a mano con forbici asportando una piccola porzione di peduncolo. La raccolta delle bacche inizia dal 1 luglio di ogni anno e termina entro il 30 di novembre. La produzione massima in coltura specializzata è fissata in 60 tonnellate ad ettaro.
Seme: il seme utilizzato per la riproduzione deve provenire da piante madri sane selezionate all’interno di campi ricadenti nei comuni di cui all’art. 3.
Tutte le fasi del condizionamento, dalla preparazione fino al confezionamento ed alla conservazione del prodotto, sono effettuate all’interno del territorio di cui all’art. 3 per evitare che il trasporto e le eccessive manipolazioni possano produrre ammaccature delle bacche e rottura del peduncolo alterando irrimediabilmente le qualità organolettiche del prodotto.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente
La caratteristica principale della “Melanzana Rossa di Rotonda” che tanto la differenzia dallo standard qualitativo delle altre melanzane prodotte in altre zone è il basso contenuto di acido clorogenico responsabile dell’imbrunimento della bacca. Il contenuto di acido clorogenico della melanzana comune risulta in media pari a 4300 ppm nettamente superiore al valore di quello della “Melanzana Rossa di Rotonda” mediamente pari a 800 ppm. Caratteristica questa di notevole interesse da parte dell’industria agro-alimentare e conserviera poiché consente di mantenere la polpa bianca anche dopo il taglio delle bacche per molto tempo. Altra importante caratteristica è la forma tonda simile al pomodoro e il tipico colore arancione con la presenza di venature brunastre/verdastre sulla bacca che la differenziano in maniera evidente da tutte le altre. Queste caratteristiche rendono unica e rara la “Melanzana Rossa di Rotonda” visto che la sua coltivazione è stata accertata in Italia esclusivamente nella zona delimitata all’art. 3 sin dagli anni ‘40. Il suo adattamento alle condizioni climatiche della zona ne ha favorito la sua diffusione tanto da interagire con il territorio e l’ambiente responsabili della sua unicità. I terreni su cui viene coltivata sono situati in una immensa valle, il cui bacino è di origine lacustre e risale al periodo dell’era quaternaria .Sono quindi di origine alluvionale, sabbiosi e limo argillosi, freschi profondi e fertili con una buona ritenzione idrica. Il clima è sostanzialmente dolce e le piogge sono abbondanti nel periodo che va da ottobre a maggio. E’ questo particolare microclima che favorisce la coltivazione di quasi tutte le ortive e soprattutto la coltivazione della “Melanzana Rossa di Rotonda” conferendole quelle caratteristiche uniche.
La Melanzana Rossa di Rotonda fu introdotta all’inizio del secolo scorso nel Comune di Rotonda da alcuni cittadini che, tornati dalla guerra d’Africa, portarono con sè alcuni esemplari di questa melanzana molto simile al pomodoro. Nel corso degli anni il suo adattamento all’ambiente ha favorito la sua diffusione e la sua caratterizzazione distinguendola non solo dalle altre melanzane ma addirittura anche da quelle d’Africa da cui originariamente proveniva e che era di colore arancione senza striature e di forma più allungata. Tutte le sue caratteristiche qualitative sono esaltate nel suo ambiente naturale di coltivazione ubicato nel cuore del Parco Nazionale del Pollino, caratterizzato dalla posizione dei terreni e dalle loro buona qualità, dalla purezza dalle acque provenienti da sorgenti situate nel Parco stesso e “giovevolissime”, dalla mitezza del clima, come evidenziato dal CIRELLI nella sua monografia del 1853:” l’agro è abbondante di acqua………….., le quali sono giovevolissime per l’agricoltura, e l’industrioso colono di Rotonda sa ben mettere a profitto………………..la sedulità dei coltivatori, la mitezza del clima, la posizione de terreni, e la loro buona qualità offrono i fattori più sicuri della produzione, la quale perciò è svariata, offrendo annualmente tutti i prodotti bisognevoli per la sussistenza degli abitanti.
La Melanzana Rossa di Rotonda viene consumata da sempre conservata sott’olio per il suo gusto particolare leggermente piccante e per le sue particolari qualità antiossidanti e viene coltivata da sempre da ogni famiglia della zona nel proprio orto.
L’indagine e le ricerche condotte dal CNR di Bari nel 1992 (Langhetti 1993), anche sulla base di interviste fatte agli agricoltori più anziani del Comune di Rotonda confermano l’utilizzo della Melanzana Rossa di Rotonda nella cucina locale sin dagli inizi del ventesimo secolo. Gli anziani agricoltori (ottantenni e novantenni), all’epoca bambini, ricordano la “Melanzana Rossa di Rotonda”, perché utilizzata nella preparazione di molti piatti della cucina locale.
L’appuntamento annuale della “Sagra della Melanzana Rotonda di Rotonda”, continua a richiamare migliaia di persone a Rotonda e testimonia la continua affermazione del prodotto nel mondo della ristorazione tipica sia a livello locale che extraregionale.
Nella tradizione gastronomica la “Melanzana Rossa d Rotonda” si è affermata su tutte le tavole ed in particolare nel mondo della ristorazione locale e regionale di qualità e la sua notorietà trova ampia conferma nella sua presenza in diversi programmi televisivi, su riviste specializzate e libri di cucina.
La Melanzana Rossa di Rotonda è inserita nell’elenco dei prodotti tradizionali della Regione Basilicata.

Articolo 7.
Controlli
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto da una struttura di controllo conformemente a quanto stabilito dagli artt.10 e 11 del Reg. CE n.510/06. Tale struttura è l’Organismo di controllo CSQA Certificazioni S.r.l con sede a Tiene (VI) in Via San Gaetano, 74. Tel. 0445366094 – Fax 0445382672.

Articolo 8.
Etichettatura
L’immissione al consumo della DOP Melanzana Rossa di Rotonda deve avvenire secondo le seguenti modalità: il prodotto fresco deve essere posto in vendita in contenitori realizzati con materiale di origine vegetale, con cartone, con retine di plastica riciclabile o altro materiale riciclabile, consentito dalle normative comunitarie.
Le confezioni di retina di plastica riciclabile con le quali la “Melanzana Rossa di Rotonda” DOP viene immessa al consumo non possono superare il peso di 1 Kg.
Sulle etichette apposte sulle confezioni devono essere riportate, a caratteri di stampa chiari e leggibili, le seguenti indicazioni:
– Melanzana Rossa di Rotonda e “denominazione d’origine protetta” o il suo acronimo DOP con caratteri superiori a quelli usati per le altre indicazioni.
– il nome, la ragione sociale e l’indirizzo dell’azienda confezionatrice o produttrice;
– la quantità di prodotto effettivamente contenuta nella confezione, espressa in conformità delle norme vigenti;
– il logo.
E’ vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi: tipo, gusto, uso, selezionato, scelto e similari.
E’ tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento ad aziende, nomi, ragioni sociali, marchi privati, non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente.
Tali indicazioni potranno essere riportate in etichetta con caratteri di altezza e di larghezza non superiori alla metà di quelli utilizzati per indicare la denominazione d’origine protetta.
Il logo di forma ellittica ha un bordo formato esternamente da una doppia linea concentrica di color salmone, internamente da una linea di colore salmone. Il bordo ha fondo bianco, nella parte superiore di questo bordo è riportata la dicitura “Melanzana Rossa” nella parte inferiore la dicitura “di Rotonda”.
Nella forma ellittica interna dal fondo rosa salmone chiaro è raffigurata l’immagine stilizzata di una melanzana rossa dal corpo sfumato con colori variabili dal rosso all’arancio e gambo sfumato dal verde scuro al verde chiaro. Alla base del logo è riportata la dicitura “Denominazione di Origine Protetta”.
Indici colorimetrici:
bordo: color salmone Pantone F8BA55
dicitura Melanzana Rossa: caratteri Times di colore nero pantone su fondo bianco pantone
dicitura di Rotonda: caratteri Tru type” “Bookmann ITC LT” colore nero pantone su fondo bianco pantoneu;
forma ellittica interna: bordo colore rosa salmone chiaro pantone FCE4BF
melanzana: rosso pantone A83716; arancio pantone E89300; gambo verde scuro pantone 363324; verde chiaro a pantone 65954B;
dicitura “Denominazione di Origine Protetta”: caratteri “Tru type” “Bookman ITCLT” di colore nero pantone.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Melanzana Rossa di Rotonda D.O.P. - per la foto ri ringrazia

Melanzana Rossa di Rotonda D.O.P. – per la foto si ringrazia

 

Peperoni di Senise – I.G.P.

Zona di produzione

L’area di coltivazione dei Peperoni di Senise si trova a cavallo tra la provincia di Potenza e quella di Matera; gran parte dei comuni interessati, tra cui appunto Senise, ricadono nel Parco Nazionale del Pollino.

Caratteristiche

Ha piccole dimensioni, forma variabile (a punta, ricurva, smussata) e colore che da verde diventa rosso porpora. Presenta una buccia sottile è un basso contenuto in acqua che ne permette una rapida essiccazione. Presenta inoltre un picciolo che resta saldamente unito alla bacca anche a maturità. Ciò permette di riunire i peperoni fino a formare le trecce e collane di peperoni secchi tipiche dei luoghi di produzione.

Disciplinare di produzione – Peperone di Senise IGP

Articolo 1.
L’indicazione geografica protetta “Peperoni di Senise” è riservata ai peperoni che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
La denominazione “Peperoni di Senise” è riservata a tre tipi morfologici:
Tipo “APPUNTITO”
Tipo “TRONCO”
Tipo “UNCINO”
facenti parte della medesima popolazione prevista dal disciplinare di produzione.
Si precisa che quello “appuntito” è il Tipo prevalente.

Articolo 3.
Le zone di produzione dei “Peperoni di Senise” sono individuate nelle aree limitrofe al comune di Senise che comunque si affacciano per gran parte sulla Valle del Sinni: Francavilla S.S., Chiaromonte, Valsinni, Colobraro, Tursi, Noepoli, San Giorgio Lucano; e sull’Agri: Sant’Arcangelo, Roccanova, Tursi, Montalbano Jonico e Craco.
La zona di produzione è così delimitata:
– a partire dall’inserzione del Frida col fiume Sinni, si individuano per Francavilla sul Sinni, le aree golenali comprese fra la S.S. Sinnica e l’argine sulla sponda destra del Sinni fino al Rubbio;
– per Chiaromonte, i terreni golenali a partire dal fosso “Armirosse” e compresi tra la stradella comunale “Chiaromonte-Sinnica” e l’argine sulla sponda sinistra del fiume Sinni, nonché i terreni golenali siti sulla destra del torrente Serrapotamo in località “Ischitella” di Chiaromonte;
– per Senise, il territorio si identifica con le aree servite dagli impianti irrigui del consorzio di bonifica “Alta Val d’Agri” (aree golenali di recupero sulla sponda destra e sinistra del fiume Sinni impianto Sicileo, Visciglio, Massanova, Piano delle maniche, Codicino, Piano delle Rose), nonché le aree pianeggianti in destra e sinistra del torrente Serrapotamo;
– per San Giorgio Lucano, le aree golenali site sulla sinistra del fiume Sarmento in località “Rosaneto” e Piano delle Rose; – per Valsinni, sono interessati i terreni golenali posti sulla sponda destra del fiume Sinni;
– per Colobraro, i terreni golenali in destra del fiume Sirini;
– per il comune di Tursi, i terreni golenali pianeggianti posti sulla destra del fiume Agri e precisamente i “Giardini Monte e i Giardini di Marone”, e quelli in destra del fiume Sinni fino all’altezza tra l’incrocio tra la S.S. Sirinica e la diramazione per Tursi;
– per Montalbano Jonico, i terreni golenali lungo la sponda sinistra del fiume Agri che a partire dai “Giardini di Isca”, percorrendo tuta la S.S.Val d’Agri 103, arrivano alla c.da Sant’Elena;
– per Craco, sono indicati i terreni pianeggianti che costeggiano la S.P.76 Craco-Peschiera dall’incrocio con la S.S.103 fino al Km 8;
– per Roccanova, i terreni pianeggianti in destra e sinistra della fiumarella di Roccanova;
– per Sant’Arcangelo, i terreni golenali compresi tra fondovalle dell’Agri e la sponda destra del fiume omonimo.

Articolo 4.
Le condizioni ambientali e di coltura dei peperoni di cui si richiede l’indicazione geografica protetta devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire ai peperoni ed ai derivati le specifiche caratteristiche di qualità.
Sono, pertanto, considerati idonei i terreni di origine alluvionale di natura limo-sabbiosi e quelli collinari di medio impasto che, posizionati alla quota sul livello del mare variabile tra i 250 ed i 340 metri, risultano assoggettati ad un clima tipicamente mediterraneo, con precipitazioni concentrate nel periodo invernale e con temperature che risultano essere massime nei mesi di luglio-agosto (medie di 25,5 °C) e minime nei mesi di gennaio-febbraio (medie di 7,10 °C).
La tecnica di semina e le pratiche di coltivazione e di trasformazione del prodotto devono far riferimento alle modalità di seguito indicate.
Tecnica di semina e pratiche di coltivazione
Semina
epoca: terza decade di febbraio – seconda decade di marzo;
modalità di semina:
– manualmente a spaglio su semenzai a letto “freddo” o “caldo”;
– meccanicamente in contenitori alveolari;
Trapianto
epoca: seconda decade di maggio – prima decade di giugno;
modalità di trapianto:
– in solchetti preventivamente aperti
– in buche effettuate con cavicchio in legno;
dimensione delle piantine: piantine alla 3° 5° foglia con altezza di 10-15 cm.
sesto d’impianto:
– fila semplice: 25-30 cm lungo la fila e 70-80 cm tra le file;
– fila binata: 35 cm lungo la fila, 35 cm tra le due file binate, 120 cm tra due bine;
– rasole: 35 cm lungo la fila e 40 tra le file.
Trattamenti
Sono esclusi i trattamenti a calendario
Irrigazioni
interventi irrigui: in numero variabile a seconda dell’andamento climatico;
sistemi di irrigazione:
– scorrimento
– aspersione
– a goccia
Raccolta
epoca di raccolta: a partire dalla prima decade di agosto quando le bacche raggiungono la tipica colorazione rosso porpora;
metodi di raccolta: trattandosi di una specie a maturazione scalare la raccolta viene effettuata manualmente.
Il seme utilizzato per la riproduzione deve provenire da piante madri sane, selezionate all’interno di campi ricadenti nei comuni di cui all’art. 3.
Pratica di trasformazione
1. Il prodotto deve essere raccolto a maturazione completa.
2. Le bacche devono essere disposte su teli di stoffa o su reti in locali asciutti e ben areati, per almeno 2-3 giorni, lontano dalla luce.
3. I peduncoli devono essere infilati in serie con spago fine facendo in modo che le bacche si dispongano a spirale angolata, l’una rispetto alla successiva, di circa 1200. Così facendo si otterranno le caratteristiche “collane” o “serte”.
4. Le serte devono essere esposte al sole e rimanervi fino a quando il contenuto in acqua non si attesta sul 10- 12%. Successivamente dovranno essere riposte in locali arieggiati.
5. I peperoni, terminata la fase di essiccazione, devono subire un trattamento in forno per eliminare il residuo di umidità per agevolare la successiva molitura.
6. Il prodotto deve essere trasformato m polvere mediante molitura.

Articolo 5.
Nella coltivazione dei peperoni ad Indicazione Geografica Protetta “Peperoni di Senise”, sono ammesse soltanto le pratiche agronomiche atte a conferire al prodotto le peculiari caratteristiche di tipicità.
Agli organi di controllo regionali ed al “Consorzio di tutela dei “peperoni di Senise” da costituire su iniziativa del Comitato Promotore è demandato la verifica e l’accertamento:
– aspetti morfologici delle bacche di cui all’art. 6;
– contenuto in sostanza secca del pericarpo pari a 13-15%.
Il Consorzio di tutela dovrà, tra l’altro,:
– verificare che il disciplinare venga applicato dalle aziende agricole;
– fornire ai produttori di “Peperoni di Senise” i servizi e l’assistenza necessari per attuare il presente disciplinare;
– curare la tenuta dell’albo dei produttori e la rilevazione di dati e informazioni sui “Peperoni di Senise”;
– promuovere e gestire il marchio ed i piani di regolamentazione e programmazione della produzione tutelata al fine di salvaguardarne il valore economico e commerciale nonché lo standard qualitativo;
– esercitare attività di sorveglianza e vigilanza, anche in collaborazione con le autorità e gli organi dello Stato, per impedire e reprimere le contraffazioni, le irregolarità e le illegittimità eventualmente commesse a danno dei “Peperoni di Senise”.

Articolo 6.
I peperoni ad indicazione geografica protetta “Peperoni di Senise” all’atto dell’immissione al consumo fresco devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Tipo “APPUNTITO”
• caratteristiche del peduncolo: peduncolo ben saldo alla bacca tale da non staccarsi nemmeno ad essiccazione avvenuta;
• forma della bacca: leggermente deformata con costole poco evidenti;
• apice stilare: a punta;
• lunghezza della bacca: da 10 a 17 cm.;
• diametro basale: da 3,5 a 5 cm.;
• spessore della polpa: da 1,5 a 2,2 mm;
• colore a maturità commerciale:
– verde;
– rosso porpora;
• sapore: dolce.
Tipo “UNCINO”
• caratteristiche del peduncolo: peduncolo ben saldo alla bacca tale da non staccarsi nemmeno ad essiccazione avvenuta;
• forma della bacca: leggermente deformata con costole poco evidenti;
• apice stilare: ricurvo ad uncino;
• lunghezza della bacca: da 11 a 16 cm.;
• diametro basale: da 3,5 a 5,2 cm.;
• spessore della polpa: da 1,5 a 2,2 mm;
• colore a maturità commerciale:
– verde;
– rosso porpora;
• sapore: dolce.
• Tipo “TRONCO”
• caratteristiche del peduncolo: peduncolo ben saldo alla bacca tale da non staccarsi nemmeno ad essiccazione avvenuta;
• forma della bacca: a forma di cono leggermente deformata, con costole molto evidenti, generalmente, in numero di tre di cui una più sviluppata e ricurva nella parte apicale; • apice stilare: tronco (a naso di cane);
• lunghezza della bacca: da 9 a 14 cm.;
• diametro basale: da 3,0 a 5,1 cm.,
• spessore della polpa: da 1,5 a 2,0 mm.;
• colore a maturità commerciale:
– verde;
– rosso porpora;
• sapore: dolce.
Il prodotto secco si deve presentare:
• In “Serte” o “Collane” di lunghezza variabile da 1,5 a 2,0 m, con le bacche (in possesso degli stessi lineamenti morfologici di quelle freschi) disposte a spirale angolata, l’una rispetto alla successiva, di circa 120°, contenuto in acqua non superiore al 10-12% e colorazione rosso vinaccia.
• In “Polvere “a grana finissima ottenuta dalla macina dei peperoni secchi previo trattamento in forno per eliminare il residuo di umidità.

Articolo 7.
1. È vietato usare assieme alla denominazione di cui agli art. 1 e 2 qualsiasi qualificazione aggiuntiva ivi compresi gli aggettivi “superiore”, “extra”, “fine”, “scelto”, “selezionato”, e similari.
2. Il marchio, a forma di ovale con fondo giallo canarino, contiene la scritta “PEPERONI DI SENISE” e “I.G.P.” di colore nero e carattere tipografico “Palatino” e due peperoni stilizzati di colore rosso ed arancione, disposti ad “S”. Il peperone superiore è raffigurato con la punta in alto e il gambo in basso, mentre quello inferiore è raffigurato con la punta in basso ed il gambo in alto.
Per facilitare l’impressione sugli imballaggi tramite timbri ad inchiostro, potrà anche essere utilizzato il logo monocromatico.
È consentito, tuttavia, l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi, ragioni sociali, o marchi privati.
È altresì consentita l’indicazione di nomi di fattorie e località dai quali effettivamente provengono i peperoni, purché non abbiano significato laudativo.
I “Peperoni di Senise” dovranno essere commercializzati con le seguenti modalità:
Stato fresco: in cassette di legno della capacità di 12-15 Kg.
Stato secco: in serte (collane) della lunghezza dil,5-2,0 m.
Trasformati: in contenitori di vetro, opacizzato, con capacità di 500 e 1000 g o in bustine di carta plastificata, con finestrella trasparente, con capacità di 50 e 100 g.

Articolo 8.
La vigilanza per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione è svolta dal Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali, il quale può avvalersi ai fini del controllo della produzione e del commercio del peperone di Senise di un consorzio tra i produttori conformemente a quanto stabilito dall’art. 10 del Reg: (CEE) 2081/92.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Peperone di Senise I.G.P. - per la foto si ringrazia

Peperone di Senise I.G.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Vulture – D.O.P.

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine protetta “Vulture” è riservata esclusivamente all’olio extravergine di oliva rispondente alla normativa nazionale e comunitaria vigente ed al presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varietà di olivo e caratteristiche al consumo
L’Olio Extravergine di Oliva “Vulture” DOP è ottenuto dalla frangitura delle seguenti varietà di olivo presenti negli oliveti: per almeno il 70% cultivar “Ogliarola del Vulture”; possono concorrere altresì le seguenti varietà: “Coratina”, “Cima di Melfi”, “Palmarola”, “Provenzale”, “Leccino”, “Frantoio”, “Cannellino”, e “Rotondella”, presenti negli oliveti in misura non superiore al 30%, da sole o congiuntamente.
Le caratteristiche dell’Olio Extravergine di Oliva “Vulture” DOP al momento del confezionamento dovranno essere le seguenti:
Caratteristiche fisico-chimiche
a) Acidità espressa in acido oleico = o < 0,5 %;
b) Indice di perossidi (mEq di O2/Kg): < = 11;
c) K232: < = 2,0;
d) Polifenoli totali: = >150.
Valutazioni organolettiche
a) Colore: giallo ambrato con riflessi verdi;
b) Odore/flavour:
fruttato di oliva di intensità moderata/forte;
fruttato di pomodoro di intensità moderata;
nota erbacea di erba tagliata di intensità moderata;
amaro di intensità debole/moderata;
piccante di intensità debole/moderata.
c) Sapore: fruttato medio di oliva matura dal gusto dolce mandorlato, leggermente amaro con una lieve nota di piccante;

Articolo 3.
Zona di produzione
Le olive destinate alla produzione dell’Olio Extravergine di Oliva “Vulture” DOP devono essere prodotte e trasformate nell’intero territorio amministrativo dei comuni di: Melfi, Rapolla, Barile, Rionero in Vulture, Atella, Ripacandida, Maschito, Ginestra e Venosa.

Articolo 4.
Origine
L’Olio Extravergine di Oliva “Vulture” DOP possiede singolari qualità organolettiche che lo differenziano nettamente da altri oli, dimostrate da una ampia documentazione storica e dovute in particolare alla secolare dedizione degli olivicoltori e frantoiani del Vulture che hanno saputo legare questa produzione alle particolari condizioni pedoclimatiche della zona di produzione.
La tracciabilità del prodotto è garantita da una serie di adempimenti a cui si sottoporranno i produttori, in particolare l’organismo di controllo terrà un elenco degli agricoltori, dei frantoiani e degli imbottigliatori.
Gli olivicoltori, i frantoiani e gli imbottigliatori devono preventivamente aderire al sistema di controllo per la produzione di olio DOP “Vulture”, presentando richiesta all’organismo di controllo e fornendo tutti i dati necessari per individuare l’oliveto e l’impianto di trasformazione e/o di imbottigliamento. Le olive raccolte per la produzione della DOP vengono identificate nei contenitori, trasportate, ricevute e stoccate separatamente dal frantoio in attesa della molitura.
Annualmente l’olivicoltore comunica all’organismo di controllo la quantità di olive prodotte ed il frantoio presso il quale sono state conferite. Analogamente, il frantoio comunica la produzione di olio con i relativi lotti, i produttori di olive e le quantità di olive che hanno generato i lotti. Per ogni lotto di olio viene tenuta traccia durante i trasferimenti commerciali e di confezionamento, riportando il numero del lotto su ogni documento di trasporto.

Articolo 5.
Coltivazione
La coltivazione degli oliveti destinati alla produzione dell’Olio Extravergine di Oliva “Vulture” DOP deve essere quella tradizionale, tipica della zona, tale da conferire all’olio le specifiche, caratteristiche qualitative ed in particolare i sesti di impianto e le forme di allevamento sono quelli tradizionali in uso nella zona di produzione. Per i nuovi impianti i sesti consentiti saranno i seguenti: 5 x 5; 5 x 6; 6 x 6; 6 x 7; 7 x 7, mentre sarà conservata la tipica forma di allevamento a vaso basso.
La potatura, sarà manuale con la possibilità di utilizzare attrezzi pneumatici che agevolano le operazioni. La difesa fitosanitaria consentita contro la mosca delle olive “Dacus oleae” e la tignola“Prais oleae” è attuata nel rispetto dei disciplinari per la lotta integrata della Regione Basilicata. La lotta alle infestanti deve essere effettuata solo con le lavorazioni meccaniche ed è vietato l’uso del diserbo chimico. La produzione massima di olive non può superare le otto tonnellate per ettaro. La resa massima in olio non deve superare il 20% del peso del prodotto conferito. La raccolta deve essere effettuata a partire dall’inizio dell’invaiatura, fino al 31 di dicembre. La raccolta deve essere eseguita manualmente tramite brucatura e pettinatura, o meccanicamente con agevolatrici e scuotitori: in ogni caso devono essere utilizzate le reti per agevolare la raccolta. Tuttavia è vietata la raccolta delle olive cadute naturalmente sul terreno e quella sulle reti permanenti. E’ vietato altresì l’uso di cascolanti.
Il trasporto delle olive al frantoio deve avvenire nella stessa giornata di raccolta in cassette di plastica fessurate contenenti fino a Kg 25 di olive oppure in bins (cassoni di plastica fessurati contenenti fino a 400 kg di olive), per permettere la circolazione dell’aria ed evitare danni alle drupe. La fase di conservazione delle olive nel frantoio deve essere limitata il più possibile, non superare le 24 ore e deve avvenire in modo da garantire l’aereazione delle olive.

Articolo 6.
Metodo di ottenimento
La zona di trasformazione delle olive e di imbottigliamento dell’olio comprende il territorio riportato all’art 3. Per la molitura delle olive e l’estrazione dell’olio sono ammessi solo processi meccanici e fisici; è vietato ricorrere a prodotti ad azione chimica, biochimica e meccanica, quali l’uso del talco, non è consentita la doppia centrifugazione della pasta di olive senza interruzione, denominato metodo del ripasso. La gramolatura dovrà essere effettuata alla temperatura massima di 27°C per una durata di 40 minuti al massimo. Tutte le gramolatrici devono essere fornite di adeguato termometro per la rilevazione della temperatura della pasta di olive. L’olio deve essere conservato nella zona di produzione, in locali poco illuminati, in serbatoi di acciaio inox o posture interrate rivestite in acciaio inox, piastrelle in gres porcellanato, vetro o vernice epossidica. La temperatura di conservazione non deve superare i 18° C e non deve scendere al di sotto di 10° C. La commercializzazione deve avvenire in contenitori di vetro o di banda stagnata di capacità non superiore a cinque litri. Inoltre, il prodotto può essere confezionato in bustine monodose.
L’imbottigliamento deve avvenire nella zona di produzione per garantire il controllo, la rintracciabilità e per mantenere inalterate le qualità del prodotto, considerato che le condizioni climatiche del luogo di condizionamento ed il trasporto del prodotto allo stato sfuso possono modificare le caratteristiche organolettiche del prodotto, che durante il trasporto può facilmente assorbire odori e sapori alterando quelle caratteristiche peculiari.
E’ consentito l’ottenimento dell’olio extravergine “Vulture” DOP con metodo biologico.

Articolo 7.
Legame
Nel Vulture l’olivo non è solo risorsa produttiva ma anche un elemento che caratterizza l’identità paesaggistica ed ambientale del territorio, in quanto i sapienti olivicoltori hanno adeguato alle piante le tecniche di coltivazione, traendo dall’olio qualità uniche ed apprezzate da sempre dai consumatori più esigenti e proteggendo al contempo lo stesso territorio dalle calamità atmosferiche da cui spesso, purtroppo è colpito. La coltivazione su terreni in pendenza, il numero di piante per ettaro da 270 a 300, l’allevamento a vaso a due o più branche, la raccolta a mano con l’ausilio di agevolatrici, il trasporto delle olive in contenitori fessurati, la coltivazione superficiale del terreno, l’eliminazione delle erbe infestanti con la coltivazione del terreno e senza l’uso di diserbanti, la potatura praticata ogni anno o al massimo ad anni alterni sono elementi specifici dell’olivicoltura del Vulture.
Inoltre i contadini del Vulture hanno sempre coltivato insieme la vite e l’olivo, vino ed olio, infatti, legati da relazioni intense e profonde, sono il binomio culturale e gastronomico della civiltà mediterranea e si integrano come la notte ed il giorno.
Il vino “Aglianico del Vulture” e l’olio extravergine di oliva del Vulture hanno sempre avuto una grande rilevanza nella storia economica e sociale di questi luoghi. Nell’ambito di una agricoltura autarchica solo essi producevano reddito ed i contadini, per soddisfare una precisa domanda mercantile, hanno affinato e consolidato i pregi del vino e dell’olio che così hanno conquistato una vasta notorietà.
Il Monte Vulture è un vecchio vulcano inattivo che ha generato tutti i terreni su cui sono coltivati gli olivi: questa è una situazione ottimale che conferisce caratteristiche specifiche all’olio prodotto trattandosi di terreni ricchi di potassio, fosforo, calcio e magnesio che migliorano lo stato vegetativo delle piante e, di conseguenza, la qualità dell’olio.
I terreni coltivati ad oliveti raggiungono la zona limite dove per altimetria e condizioni climatiche è consentita la sopravvivenza dell’olivo: un clima più piovoso e freddo delle altre zone olivicole che determina una maggiore quantità di polifenoli nell’olio.
La zona di produzione è dunque un territorio uniforme, per i terreni che sono tutti di origine vulcanica, per la presenza di una varietà di olivo predominante, per un microclima e per le tecniche di coltivazione omogenee.
In queste condizioni l’Olio Extravergine di Oliva “Vulture” DOP, assume caratteristiche uniche che sono dovute all’ambiente geografico, comprendente fattori naturali ed umani.

Articolo 8.
Controlli
L’Olio Extravergine di Oliva “Vulture” DOP è controllato da un organismo di controllo conformemente agli Artt. 10 e 11 del regolamento (CE) N.510/2006.

Articolo 9.
Etichettatura e logotipo
Sulle etichette devono essere chiaramente indicati:
– il nome “Vulture”, mentre al rigo sottostante “olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta”, oppure “olio extravergine di oliva DOP”;
– il nome e cognome del produttore o la ragione sociale e la sede dello stabilimento di imbottigliamento;
– la quantità di olio contenuta nel recipiente;
– la dicitura “Olio imbottigliato dal produttore all’origine”, oppure “olio imbottigliato nella zona di produzione” , nel caso in cui l’imbottigliamento sia effettuato da terzi;
– la campagna olearia di produzione;
– la data di scadenza;
– lotto di produzione.
E’ vietato aggiungere alla denominazione di origine protetta qualsiasi termine relativo a menzioni geografiche diverse da quella espressamente prevista.
E’ possibile l’utilizzo di indicazioni relative alle aziende, ragioni sociali, marchi privati, purché non siano tali da trarre in inganno il consumatore: la dimensione dei caratteri deve essere dimezzata rispetto ai caratteri della denominazione “Vulture”.
E’ consentita la menzione che fa riferimento all’olio ottenuto con metodo biologico.
Il prodotto confezionato in bustine monodose deve presentare: la denominazione protetta, il lotto, la campagna di produzione e una numerazione progressiva attribuita dall’Organismo di controllo.
La denominazione “Vulture” dovrà essere realizzata con le seguenti caratteristiche:
– carattere: Korinna regular;
– corpo caratteri esterni: 24,3;
– colore carattere in primo piano: oro 872 U
– corpo caratteri interni: 17,9;
– colore caratteri in ombra: pantone 8580 cv;
– cornice colore: pantone 8580 cv
– Sono ammesse controetichette e collarini dei confezionatori.

Fonte: Agraria.org

Olio extravergine di oliva Vulture D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine di oliva Vulture D.O.P. – per la foto si ringrazia

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