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Archive for the ‘L’angolo degli ortaggi….’ Category

Pomodori

Curiosità

Il termine primitivo mela aurea si trasformò, durante il corso degli anni, nella più immediata traduzione letterale: pomo d’oro o, più semplicemente, pomodoro, in omaggio al colore inizialmente dorato dell’ortaggio. La scalata verso il successo fu straordinaria: dal momento della sua scoperta, il pomodoro divenne presto il re degli ortaggi, per il sapore originale, per il colore rubino e per le innumerevoli proprietà benefiche, presunte e reali.

Nomi del pomodoro

L’elenco dei nomignoli attribuiti al pomodoro è tanto lungo quante sono le sue proprietà benefiche: c’è un po’ di confusione, quindi è doveroso far chiarezza sulla nomenclatura di questo ortaggio. Abbiamo accennato nell’introduzione che il termine “pomodoro” è frutto di una fusione del termine arcaico “pomo d’oro”; questo termine, prima di trasformarsi in quello attuale, subì varie modulazioni nel corso della storia: tra tutti, si ricorda il “pomme d’amour”, espressione tipicamente francese perché all’ortaggio erano attribuite potenzialità afrodisiache. Tant’è che il pomodoro divenne ingrediente principe di numerose pozioni ed intrugli magici, con (ipotetici) effetti sulla passione. A partire dal francese “pomme d’amour”, gli anglosassoni adattarono l’espressione nella loro lingua “apples of love”: si narra che Walter Raleigh (fondatore dell’isola di Roanoke) regalò una pianta di pomodori alla regina D’Inghilterra Elisabetta, soprannominandola, appunto, apples of love.
C’è che ritiene, addirittura, che il nome pomodoro sia frutto di una storpiatura dell’espressione “pomo dei Mori”: il frutto rosso, infatti, appartiene alla medesima famiglia delle melanzane, ortaggio che, in passato, era il prediletto ed il maggiormente diffuso in tutto il mondo arabo.
Ma la storia sulla nomenclatura del pomodoro non è ancora finita: fatta eccezione per la lingua italiana, il nome del pomodoro, in moltissimi paesi, trae origine dal azteco tomatl (più precisamente, il vocabolo più corretto sarebbe xitomatl, la radice xi- si perse nel corso degli anni).

Generalità

Chiaramente il protagonista indiscusso di insalate e piatti sfiziosi tipicamente mediterranei, il pomodoro deve la sua comparsa in terre europee ai conquistadores spagnoli. Sino al XVIII secolo, il pomodoro veniva coltivato solamente come pianta ornamentale perché i suoi frutti (all’epoca a buccia gialla) erano ritenuti tossici e velenosissimi. Riflettendo, questa teoria non risulta comunque del tutto priva di fondamento, considerando che il pomodoro appartiene alla stessa famiglia di piante velenose (es. belladonna); ad ogni modo, sta di fatto che il pomodoro è completamente innocuo – fatta eccezione, chiaramente per i soggetti sensibili od allergici.
Il pomodoro, originario dell’America centrale e meridionale, pur giungendo in Europa nel 1540, cominciò a prendere piede solo verso la seconda metà del 1600. Presto, la coltivazione dell’ortaggio si diffuse a macchia d’olio e, trovando le condizioni climatiche più favorevoli, il pomodoro modificò la propria veste da giallo dorato (da qui il nome pomo d’oro) all’attuale rosso rubino.
Si attese fino al 1700 per iniziare la coltivazione del pomodoro a finalità alimentari, mettendo da parte quelle ornamentali; nonostante ciò, è bene sottolineare che l’Italia fu uno dei primissimi stati a presentare il pomodoro in cucina.
Attualmente, le tecniche di coltivazione si sono sempre più perfezionate; la richiesta di pomodoro è da molti anni assai elevata e l’esportazione italiana di questi ortaggi è oramai ai vertici mondiali.

Descrizione botanica

Il pomodoro coltivato è noto in botanica come Solanum lycopersicum (o Lycopersicon esculentum secondo quanto stilato dal regolamento fitosanitario): si tratta di una pianta erbacea annua appartenente alla famiglia delle Solanaceae, i cui frutti rossi sono emblema della cucina mediterranea e dell’Italia intera.
La pianta di pomodoro presenta un fusto rampicante (o strisciante): il clima italico, eccessivamente umido, potrebbe causare un progressivo deterioramento dei frutti e della pianta strisciante, proprio per questo è preferibile avvalersi di sostegni.
Il fusto della pianta di pomodoro è coperto da foglie pubescenti pelose, pennatosette, che emanano una profumazione caratteristica ed inconfondibile: le foglie sono piuttosto grandi, irregolari e composte ognuna da più foglioline.
Lo sviluppo di fusto o foglie può essere determinato o indeterminato:

  1. Sviluppo determinato: in un preciso momento, la gemma apicale si trasforma in infiorescenza, cosicché – a livello dell’ascella delle foglie preesistenti – si sviluppano nuovi germogli: in questo modo, la pianta di pomodoro assume un tipico portamento cespuglioso. In genere, lo sviluppo determinato della pianta di pomodoro risulta adatto alla raccolta meccanizzata dei frutti.
  2. Sviluppo indeterminato: il meristema apicale (tessuto vegetale adibito alla riproduzione) mantiene la funzione di generare nuove foglioline per tutta la vita della pianta e, nello stesso modo, le infiorescenze continuano a svilupparsi a livello dell’ascella delle foglie.

[Tratto dal sito: www.agraria.org]
Continuiamo, ora, la descrizione botanica con l’analisi dei fiori.
I fiori di pomodoro sono raggruppati in infiorescenze variabili da 4 a 12, sorte sull’ascella delle foglie; i fiori di pomodoro sono piccoli, bisessuati e colorati di giallo.
I pomodori sono bacche carnose, di forma e dimensioni assai variabili in funzione della specie e della varietà. Si ricordano:

  • Pomodori a forma allungata: Maremma, San Marzano
  • Pomodori tondi lisci: Sunrise, Montecarlo
  • Pomodori costoluti: Samar, Pantano, fiorentino
  • Pomodori ciliegia e a dattero (pomodoro cherry)
  • Pomodori cavi all’interno: tomate à farcir
  • Pomodori a forma schiacciata, ombelicata, globosa ecc..

Generalmente, il colore della buccia è rosso scarlatto ma, anche in questo caso, la tonalità può assumere sfumature diverse in base alla specie: arancione, giallo, verdastro, rosso e verde, ecc.. Il tipico colore rosso rubino del pomodoro è dovuto alla presenza di un pigmento colorato, il licopene.
Le “porzioni” che dividono il pomodoro sono chiamate logge: ogni loggia è costituita da numerosissimi semini discoidali ed appiattiti.

Terreno e clima

Come sappiamo, la coltura orticola più diffusa al mondo – sia per consumo fresco che per destinazione industriale – è proprio il pomodoro: ad ogni modo, nonostante l’Italia sia un grande produttore di questi frutti, il clima non sempre risulta favorevole alla sua crescita.
Il pomodoro teme il gelo, dunque nel clima italico la crescita della pianta è favorita esclusivamente durante il periodo estivo:

Temperatura minima di fioritura: 21°C
Temperatura minima di germinazione: 12°C
Temperatura ideale diurna per lo sviluppo dei pomodori: 24-26°C
Temperatura ideale notturna per lo sviluppo dei pomodori: 14-16°C
Possibile formazione di difetti alla pianta di pomodoro: temperatura > 30°C
Il pomodoro esige clima piuttosto secco: l’umidità eccessiva, infatti, può essere responsabile di marciumi e difetti, sia nei pomodori che nella pianta intera.
Il pomodoro richiede terreni ben drenati, con pH mai eccessivamente acido (5.5-8).
Sodio, fosforo e potassio sono tre minerali indispensabili per il corretto sviluppo del pomodoro.

Introduzione

Si parla di lui come l’imperatore degli orti mondiali: in effetti, il pomodoro, per la sua bontà e per le proprietà benefiche, ha scalato le classifiche degli ortaggi “migliori”, guadagnandosi il podio in poche manciate di anni. Guardato dapprima con occhio sospettoso per i suoi frutti idealmente pericolosi, il pomodoro, negli anni a seguire, è stato ammirato negli orti botanici come pianta tipicamente esotica: attualmente, il pomodoro viene apprezzato per la malleabilità in cucina e per le proprietà in fitoterapia.
Nell’articolo precedente abbiamo studiato il pomodoro in chiave generale, soffermandoci in particolare sugli aspetti di carattere botanico; in questa trattazione conclusiva inquadreremo l’ortaggio nell’ambito fitoterapico, analizzando la sua composizione nutrizionale e le sue proprietà medicamentose, con i relativi effetti benefici sulla salute umana.

Proprietà nutrizionali

Come abbiamo visto, il pomodoro, seppur entrato relativamente tardi – rispetto agli altri ortaggi importati dalle Americhe –  nella cucina italiana, è divenuto un alimento base della dieta mediterranea.
I pomodori sono ricchi d’acqua, che ne costituisce oltre il 94%; i carboidrati rappresentano quasi il 3%, mentre le proteine sono calcolate intorno all’1,2%, le fibre all’1% e, da ultimo, i grassi rappresentano solamente lo 0,2%. Per questo, cento grammi di pomodoro fresco apportano solamente 17 Kcal.
I pomodori contengono discreti quantitativi vitaminici: si ricordano Vitamine del gruppo B, acido ascorbico, vitamina D e, soprattutto, vitamina E, che assicurano al pomodoro le note proprietà antiossidanti e vitaminizzanti.
Cospicua anche la componente minerale: ferro, zinco, selenio, fosforo e calcio associati a citrati, tartrati e nitrati agiscono in sinergia assicurando proprietà rimineralizzanti ed antiradicaliche.
Modico anche il contenuto di acidi organici, quali malico, citrico, succinico e gluteninico, utili per favorire la digestione.

Proprietà benefiche

Dall’analisi precedente si evince che l’identikit nutrizionale del pomodoro si profila perfettamente alle necessità del consumatore del terzo millennio: l’ortaggio è infatti povero di calorie (solo 17 per 100 grammi), adattandosi perciò alle “moderne” diete ipocaloriche, mineralizzante e vitaminizzante, diuretico, digestivo e – soprattutto – gustoso.
Ma le proprietà benefiche del pomodoro non sono ancora finite; abbiamo accennato la sua spiccata capacità di stimolare la diuresi (proprietà diuretica), di conseguenza l’ortaggio è anche un ottimo rinfrescante e depurativo, utile ad eliminare le scorie in eccesso. Questa proprietà viene potenziata dalla presenza dello zolfo, per merito delle sue spiccate capacità disintossicanti.
Ancora, il pomodoro, per la presenza di acidi organici, stimola la digestione salivare e gastrica: diminuendo il pH dello stomaco, infatti, viene favorita la digestione (soprattutto degli amidi). Proprio per questo motivo, però, il pomodoro è sconsigliato a chi soffre di irritazione gastrica o bruciore di stomaco.
Le fibre – emicellulosa e cellulosa, concentrate nella buccia – stimolano la motilità intestinale, a sfavore di stipsi ed intestino pigro.
Il pomodoro è inoltre ricco di solanina, sostanza naturale tossica che abbonda nei pomodori verdi non completamente maturi: la solanina è responsabile di mal di testa, dolori addominali e gastrici.
Il pomodoro viene sfruttato anche nell’emisintesi di corticosteroidi.

Indicazioni

Per le sue proprietà medicamentose, il pomodoro è consigliato ai costipati, essendo un buon stimolate intestinale, ai diabetici, per la povertà in zuccheri, agli ipertesi (per la scarsa quantità di sale), a chi è in sovrappeso, ai malati di gotta, reumatismi, uremia e a tutti coloro che non vogliono trascurare la propria salute. [tratto da Enciclopedia delle piante della salute, di G. Debuigne]

Controindicazioni

Seppur in grado di espletare meritevoli proprietà benefiche, il pomodoro è conosciuto anche per i suoi difetti. Come sopraccennato, il frutto rosso è controindicato a chi soffre di acidità di stomaco, ma non è tutto: il pomodoro è ricco di istamina, una bomba biologica a tutti gli effetti, in grado di scatenare reazioni allergiche, talvolta anche gravi. A questo proposito, molte persone sensibili lamentano dermatiti semplicemente dopo aver curato e tagliato i pomodori, oppure dopo averli mangiati anche in piccole quantità.
La lectina del pomodoro può interagire con la mucosa gestro-intestinale e scatenare infiammazione, alterazione del sistema immunitario, malassorbimento dei nutrienti, ecc.. [tratto da Nutrizione genetica, di Jeffrey S. Bland, Sarah H. Benum]
Il pomodoro contiene diverse proteine allergizzanti, causa di allergia alimentare; tra queste si ricordano Lyc e 1; Lyc e 2; 2Apoligalatturonasi; superossido dismutasi; pectinesterase. [tratto da it.wikipedia.org/]

Pomodoro nella cosmesi

Le proprietà del pomodoro vengono sfruttate anche nella cosmesi: per esempio, applicando sulla pelle delle mani un composto preparato mescolando il succo di pomodoro con glicerina e sale, queste risulteranno morbide e levigate. Da non dimenticare, che molte maschere di bellezza sono formulate con estratti di pomodoro, utile per le proprietà nutrienti, rassodanti e tonificanti.
Da ultimo, anche per alleviare l’acne è consigliata l’applicazione di una crema preparata con il pomodoro.

Fonte: my-personaltrainer.it

Pomodori – per la foto si ringrazia

 

 

 

Le zucchine

La zucchina (o zucchino) è il frutto immaturo di un vegetale appartenente alla famiglia delle Curcubitaceae, Genere Curcubita, Specie pepo; la nomenclatura binomiale della pianta di zucchine è Cucurbita pepo.
La pianta della zucchina è originaria dell’America centrale. Ha un aspetto erbaceo e cresce in maniera strisciante o rampicante. Le foglie sono grandi, ampie, palmate e rivestite di una peluria irritante; il loro colore è verde brillante e spesso presentano maculazioni grigie o bianche.

I fiori delle zucchine sono gialli, tendenti all’arancione, con un unico petalo; quelli maschili si dipartono dal fusto attraverso uno stelo sottile, mentre quelli femminili si ergono dall’estremità del frutto.
Le zucchine vengono raccolte acerbe, quando sono lunghe circa 20 centimetri, impedendo che crescano e maturino fino a diventare una zucca.

PROPRIETA’ NUTRIZIONALI E GASTRONOMIA.

Iniziamo col precisare che, essendo molto delicate, le zucchine non si mantengono a lungo; in particolare, se esposte alla luce e al calore, tendono a perdere in pochi giorni la freschezza e le proprietà nutritive originali.
Tra tutte le verdure, la zucchina è una delle meno caloriche (grazie al suo elevato contenuto in acqua) e ciò la rende estremamente utile in diversi tipi di dieta (clinica oppure no). L’energia della zucchine proviene fondamentalmente dai carboidrati e solo in minor parte dalle proteine (a basso valore biologico, con amminoacido limitante Treonina) e dai lipidi (di tipo insaturo); il colesterolo è assente.

Il contenuto in fibra alimentare non delude anche se, tra le verdure, non è certo il più elevato: rispetto ad un ortaggio ricco di questa componente nutrizionale, come ad esempio il carciofo (5.5g/100g), le zucchine ne apportano circa 4 o 5 volte MENO. Ovviamente, se da un lato contengono meno fibre (importantissime per l’equilibrio intestinale, la prevenzione di certi tumori e la modulazione dell’assorbimento dei nutrienti), le zucchine sono considerate tra gli ortaggi PIU’ DIGERIBILI dell’intera categoria.

Per quel che concerne l’aspetto vitaminico, le zucchine apportano soprattutto un modesto apporto di vit. C, di retinolo equivalenti (vit. A) e di acido folico .
Dal punto di vista salino, invece, le zucchine abbondano soprattutto di potassio e manganese .
Le zucchine si prestano a qualunque regime alimentare e contribuiscono ad aumentare l’apporto di acqua, potassio e fibre nell’alimentazione. Hanno un effetto saziante e sono perfette nel contesto di una dieta ipocalorica e/o contro le malattie del metabolismo. La porzione media di zucchine (cotte semplicemente, lesse o saltate in padella con un filo d’olio) è di circa 150-250g, anche due volte al giorno.

Al contrario della zucca (obsoleta in molte regioni di d’Italia), le zucchine sono un alimento diffusissimo nelle tavole di tutta la nazione. Cotte al vapore o bollite, trifolate e servite con un filo d’olio e d’aceto, vengono considerate da tutti una verdura gustosa e dietetica. Altre volte sono utilizzate come ingrediente di minestroni, zuppe, insalate miste o macedonie di ortaggi, con o senza legumi. Non mancano i primi piatti (pasta asciutta o risotti) accompagnati da sughi alle zucchine, mentre i più golosi tendono a cucinarle con olio e burro o a friggerle dopo averle infarinate. Ovviamente, i fanatici del crudismo le utilizzano senza cucinarle, sotto forma di julienne, magari all’interno di insalate miste arricchite con semi oleosi (sesamo, papavero, girasole, mandorle, pinoli, nocciole ecc.) ed altri ortaggi crudi.

Sono stati persino proposti dei dolci a base di zucchine, come la torta vegana con cacao, nocciole e zucchine.

Fonte: Dr. Riccardo Borgacci su my-personaltrainer.it

Zucchine

 

Porri

Il porro è una pianta utilizzata comunemente a scopo alimentare come ortaggio o verdura; quello comune, detto porro delle vigne, appartiene alla famiglia delle Liliaceae ed al Genere Allium, proprio come cipolla, aglio, scalogno ed erba cipollina. La nomenclatura binomiale che lo identifica è Allium ampeloprasum L.

Il porro si presenta di forma allungata, cilindrica, con foglie contrapposte, spesse, di colore verde all’apice e bianco verso il bulbo, dal quale si protendono alcune piccole radici. Il porro produce dei fiori di colore bianco con forma molto simile a quella dell’aglio e della cipolla.
E’ un alimento tipico del bacino del Mediterraneo, anche se la sua provenienza è verosimilmente riconducibile a zone più meridionali ed orientali; le coltivazioni di porro più antiche risalgono infatti all’epoca classica (Romani ed Egizi, ai quali probabilmente si deve la diffusione alle culture occidentali).
Il porro cresce rigoglioso anche con climi differenti da quelli dei territori di origine, come in Gran Bretagna, purché il terreno sia roccioso, drenante e possibilmente sabbioso; per il porro è ideale una disposizione colturale in prossimità delle coste. In Galles, ad esempio, se ne coltivano buone quantità poiché, oltre alla funzione gastronomica, rappresenta il simbolo nazionale.
Dal porro di origine, forse attraverso alcuni incroci, se ne sono poi ricavate altre diverse varietà; di queste, tre sono le più diffuse: porro comune (quello diffuso in quasi tutto il Mondo, anche in Italia), aglio elefante (Asia Centrale) e kurrat o porro egiziano (Africa e Medio-Oriente). In Virginia, il porro è conosciuto col nome di “cipolla di Yorktown” (città degli USA).

Usi Gastronomici

Del porro si mangia quasi tutto, eliminando solo le radici e le punte delle foglie. Dal punto di vista gastronomico, la tendenza comune è quella di scartare tutta la porzione verde utilizzando solo il fusto bianco, poi tagliato a rondelle e stufato o impiegato per fondi di cottura, sughi e brodi; tuttavia, si tratta di uno spreco inutile: delle foglie verdi si dovrebbero scartare solo pochi centimetri all’apice (circa 2-3cm, a seconda delle dimensioni), mentre il resto può essere lavato, bollito, condito ed utilizzato come contorno. E’ bene precisare che si tratta comunque di una preparazione che non si conviene a tutti i palati, per consistenza fibrosa e gusto deciso.
Le proprietà medicamentose del porro sono riferite soprattutto alla capacità diuretica (anche dei semi) e lassativa; è utile nella lotta alla litiasi renale (renella e calcoli), alla ritenzione d’urina, all’idropisia (edema) e alla stipsi. Un tempo si riteneva che potesse aumentare la fecondità femminile.
Il porro è un ortaggio poco calorico e ricco di fibre; le proteine sono scarse e i grassi quasi assenti. L’apporto energetico è conferito prevalentemente dal fruttosio. Tra i sali minerali e le vitamine non si apprezzano quantitativi particolarmente elevati o degni di nota (anche se mancano le traduzioni di sodio – verosimilmente contenuto – e potassio – ipoteticamente in buone quantità).

Fonte: www.my-personaltrainer.it

Porri – per la foto si ringrazia

 

Barbabietole rossa

Barbe rosse, barbabietole rosse o, ancora, carote rosse: sono tutti sinonimi dialettali utilizzati nella lingua locale di alcune regioni italiane, tutti riferiti alle rape rosse. Stiamo parlando di un tubero inconfondibile per il suo particolarissimo colore rosso brillante, tant’è che il pigmento caratteristico delle rape rosse, la betanina, viene assai sfruttato anche dall’industria alimentare.Malgrado gli appelli di dietologi e specialisti dell’alimentazione, si tende spesso a dimenticare l’importanza fitoterapica e benefica di alcuni ortaggi come, in questo specifico caso, le rape rosse. Dopo una descrizione generale e botanica, analizzeremo quindi le caratteristiche nutritive e terapiche di questo prezioso tubero di rosso vestito.

Generalità sulle rape rosse

Seppur appartenente alla stessa famiglia, la barbabietola rossa non dev’essere confusa con la barbabietola da zucchero.
La rapa rossa ha origini antiche: tant’è che il suo consumo è menzionato persino in alcuni antichissimi scritti greci risalenti al 420 a.C., periodo in cui il tubero rosso era noto semplicemente come beta.  Secondo il pensiero di altri autori, l’origine delle rape rosse risale addirittura al 2.000 a.C., considerata la presenza di alcuni reperti archeologici che la attestano.
Dai tempi più antichi, quindi, la rapa rossa è sfruttata dall’uomo come alimento che ben si presta ad accompagnare carni e piatti saporiti. Tuttavia, la preziosità della rapa rossa non si ferma solo all’ambito culinario: infatti, come approfondiremo durante la spiegazione dell’articolo, la rapa rossa è importante anche per le proprietà terapiche. Non a caso, si parla di rapa rossa come un concentrato di elementi indispensabili per la salute umana.

Diffusione e coltivazione

La rapa rossa è un tubero originario dei Paesi europei e dell’Africa del Nord, attualmente coltivato in tutte le aree del Mediterraneo.

La rapa rossa, che non richiede condizioni particolari di coltivazione, ben si adatta ad ogni tipolo di terreno, nonostante preferisca quelli leggermente acidi ed argillosi. La rapa rossa viene coltivata sino ad 800 metri di altitudine, ed ama le regioni a clima temperato.

 

Descrizione botanica

Le rape rosse sono tuberi noti in botanica come Beta vulgaris var. rapa forma rubra: si tratta di una pianta appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae ed al genere Beta. Esistono le varietà da foraggio, da orto, e da zucchero.
La rapa rossa è una pianta biennale erbacea, coltivata talvolta come annua (altezza 0,5-1 metro): similmente paragonabile per forma alla barbabietola, la rapa rossa presenta una pellicola rossa; pure la  radice, le foglie ed i piccioli sono dipinti dallo stesso color rubino. Le foglie presentano una particolare forma a cuore e, nelle specie coltivate, raggiungono una lunghezza superiore ai 20 centimetri, mentre i fiori presentano 5 petali e sono riuniti in spighe.
La rapa rossa fiorisce nei mesi caldi, in particolare da luglio a settembre.

Valori nutrizionali e pigmenti

Le rape rosse contengono pochissime calorie (solamente 19 per 100 grammi di prodotto): per questo motivo, rientrano tra i cibi ipocalorici, ottimi alimenti preferibili quindi in diete bilanciate che presuppongono una marcata restrizione calorica.
Le rape rosse sono costituite da una buona quantità di acqua, corrispondente all’incirca al 91%; si conta solo il 4% di carboidrati ed il 2,6% di fibre; il restante è costituito da proteine e, in minima parte, da grassi.
Essendo una radice, la rapa rossa funge da miniera di Sali minerali, sapientemente assorbiti dal terreno: potassio, ferro, calcio, fosforo e sodio. Anche le vitamine rivestono un ruolo da protagonista nella composizione dell’ortaggio: tra queste spiccano la B1, la B2, la B3, la A (tracce) e la C.
Nella radice di rapa rossa si ritrova un glicoside che attribuisce la tipica colorazione rosso vivo alla rapa: si tratta della betanina, sfruttata – come accennato – dall’industria alimentare come colorante naturale (E 162), ricavato dalla radice tramite spremitura od estrazione con acqua da frammenti dell’apparato radicale. Altro pigmento riscontrato nella rapa rossa è la betaxantina, che le conferisce striature giallastre.
Ancora, nella radice di rapa rossa si trovano altre sostanze sfruttate nella fitoterapia e nella cosmesi: saponine, antociani, flavonoidi in genere ed allantoine (proprietà idratanti e disarrossanti).

Rape rosse nell’alimentazione

Le rape rosse vengono generalmente consumate cotte, malgrado sia preferibile mangiarle crude, grattugiate o a fettine sottilissime – al fine di assumere anche tutte le vitamine, i sali minerali e le fibre in esse contenute.
Alcuni amano cuocere al forno le rape rosse, dunque tostate e gratinate.
Nella fitoterapia, è consigliato il decotto di rapa rossa come depurativo, rimineralizzante e digestivo.

 

Proprietà terapiche

Come abbiamo visto, la rapa rossa vanta numerosissime proprietà terapiche, sapientemente sfruttate in ambito erboristico-fitoterapico. Si tratta di un ortaggio dalle proprietà anzitutto depurative e rinfrescanti. Data la ricchezza di minerali, la rapa rossa s’inserisce tra gli alimenti fortemente rimineralizzanti e, per lo stesso motivo – nonché per la ricchezza di ossalati – è sconsigliata in caso di calcolosi renale.
Il consumo di rape rosse è raccomandabile invece agli anemici: infatti, sembra che le sostanze chimiche presenti nell’ortaggio siano in grado di rivitalizzare i globuli rossi e riequilibrare i livelli di ferro nel sangue.
Tra le altre proprietà attribuite alla rapa rossa, si ricordano quelle antisettiche, nutrienti e ricostituenti; per questi motivi, il consumo di rape risulta particolarmente benefico negli stati influenzali.
La radice rossa è utile anche per favorire le funzionalità digestive, poiché stimola la produzione di succhi gastrici: a rigor di ciò, è sconsigliata per chi soffre di acidità di stomaco.
Il consumo di rape rosse è inoltre controindicato per i diabetici, considerato il modesto contenuto in zuccheri (4%) di questo ortaggio.
Nella cosmesi, le rape rosse sono utilizzate sia per estrarre il pigmento rosso, sia per preparare creme ad azione capillarotropa ed antiarrossante.

Ortaggio anticancro?

Nella rivista International Journal of Cancer, si discute sul ruolo delle rape rosse come potenziale alimento anticancro: la questione è per certi versi discutibile ed oscura, e non esiste alcuna dimostrazione indubbia ed inequivocabile che accerti l’ipotesi. In particolare, nella rivista sopraccitata si discute del possibile ruolo delle rape rosse nella prevenzione del tumore al colon; per altri, le rape rosse sarebbero in grado non solo di prevenirne il cancro, ma anche di contrastarlo.

Fonte: www.my-personaltrainer.it

Barbabietola rossa – per la foto si ringrazia

 

Broccoli

I broccoli, coltivati per lo più in Europa, appartengono alla famiglia delle crocifere. La parte edibile della pianta (51%) sono sia le foglie (cavolo cappuccio, verza, cinese, marino, nero, cavolini di Bruxelles) sia il suo interno (broccolo, broccoletti, cavolfiore). Rappresentano un alimento molto amato perché, oltre al gradevole e gustoso sapore, il broccolo ha pochissime calorie (27 per 100 gr.) e viene quindi spesso consumato nelle diete ipocaloriche. Ne esistono diverse varietà ma le più note sono due: il cavolo broccolo che ha un fusto corto e inflorescenze di un colore verde acceso, con i fiori biancastri, molto simili a quelli del cavolfiore anche se più piccoli; il cavolo broccolo ramoso che è simile al cavolfiore e presenta la cima di un colore verde azzurro e i germogli laterali morbidi, di un colore verde scuro, chiamati broccoletti. Generalmente vengono consumati lessati o al vapore per esaltarne al massimo il gusto. Sia i cavoli che i broccoli sono un tipico alimento invernale e quindi conviene sicuramente acquistarli nella stagione di appartenenza, quando si possono trovare anche ad un prezzo più basso.

Piccole curiosità sui cavoli e i broccoli 
Alcune testimonianze riferiscono che sia i cavoli che i broccoli erano ben noti fin dai tempi antichi; il cavolo in particolare, era sacro per i Greci ed i Romani che ne facevano uso per curare diverse malattie e addirittura lo consumavano crudo prima dei banchetti per consentire all’organismo di assorbire meglio l’alcool. Con il passare del tempo, i cavoli e i broccoli si sono diffusi sempre di più e la loro presenza sulle mense è notevolmente aumentata proprio grazie alle loro innumerevoli qualità e per tantissimi anni sono stati considerati un cibo ideale nei periodi difficili. Forse l’unico elemento negativo insito in questi ortaggi è lo sgradevole odore emanato durante la cottura: ciò e dovuto allo zolfo in essi contenuto in discreta quantità. Come evitare l’odore cattivo? Semplicemente spremendo un limone nell’acqua di cottura. Sicuramente la cottura a vapore è quella che meglio di altre è in grado di esaltare il sapore dei broccoli e preservare inalterate tutte le proprietà salutari e nutritive.

Proprietà salutari e nutritive dei broccoli 
I broccoli sono ortaggi ricchi di sali minerali (calcio, ferro, fosforo, potassio), vitamina C, B1 e B2; fibra alimentare; tiossazolidoni, sostanze che si sono dimostrate particolarmente efficaci nella cura della tiroide. Inoltre contengono sulforafano, una sostanza che non solo previene la crescita di cellule cancerogene ma impedisce anche il processo di divisione cellulare con conseguente apoptosi (morte cellulare). Il sulforafano, insieme agli isotiocianati, esplica azione protettiva soprattutto contro i tumori intestinali, polmonari e del seno. Hanno anche un potere antianemico, emolliente, diuretico, cicatrizzante, depurativo, vermifugo. Sono indicati nei casi di stitichezza cronica per l’enorme ricchezza di fibre vegetali. Inoltre, gli specialisti consigliano il loro consumo per l’alto potere antiossidante in essi contenuto che aiuta a rafforzare le difese immunitarie e spesso viene suggerito per combattere l’Helicobacter pylori, un batterio molto resistente che colonizza la mucosa gastrica generando fastidiosegastriti ed ulcere. I broccoli, come tutti i vegetali, combattono la ritenzione idrica poiché aiutano l’organismo a disintossicarsi e ad eliminare prodotti chimici nocivi pericolosi. Infine, riducono il rischio di cataratta e proteggono dall’ictus. Per il loro potere saziante e poco calorico, come già accennato, sono molto indicati nelle diete dimagranti. Sebbene i broccoli vengano considerati ortaggi ipocalorici, sono molto efficaci nelle situazioni di estremo affaticamento e di carenze vitaminiche e utili nelle situazioni di estremo nervosismo ed eccessiva irritabilità.

I broccoli: un toccasana per i polmoni

La notizia arriva da una ricerca condotta dalla Johns Hopkins Medical School e pubblicata sulla rivista American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine. I broccoli sarebbero un eccellente rimedio contro le affezioni polmonari, asma e problemi respiratori in genere. Già considerati il “top” degli antiossidanti, oggi possono anche vantare il primato di “salvapolmoni”.

Fonte: www.benessere.com

Broccoli – per la foto si ringrazia

Patate viola

Le patate viola sono un tubero dalla forma oblunga, più o meno delle dimensioni di una pallina da golf, il cui nome è dovuto al caratteristico colore violaceo della polpa interna, mentre la buccia, più dura e spessa, ha di solito un colorito più vicino al marrone scuro, al blu o al nero: è per questo, che in molte regioni, le patate viola vengono indicate anche con nome di patate nere o patate blu.

Questo genere di patata, anch’esso appartenente alla famiglia delle solonaceae, come molte altre specie vegetali commestibili fra cui le melanzane, i pomodori e i peperoni,  è in realtà originario, proprio come le qualità a polpa gialla, dell’America Meridionale, in particolare di alcune regioni del  Cile e del Perù.

Le prime patate viola furono  importate in Europa dagli spagnoli,  anche se la loro diffusione è stata più limitata rispetto alle altre tipologie di patate a buccia rossa o gialla. Allo stato attuale, la patata viola viene coltivata soprattutto in Francia, nelle zona delle Picardie, e questo spiega il suo ampio ricorso nella cucina francese. Dal punto di vista del sapore, le patate blu, chiamate anche patate vitelotte, ricordano quello delle nocciole o delle castagne; la polpa, estremamente farinosa, una volta cotta può risultare un po’ appiccicosa.

Trattandosi di una qualità molto antica, la patata viola non ha subito alcuna modificazione dal punto di vista genetico, perciò conserva intatte tutte le sue proprietà organolettiche. In particolare, il colore viola di queste patate è associato, come nel caso di altri frutti ed ortaggi che hanno questa colorazione (basta pensare all’uva rossa o ai mirtilli) alla forte presenza di antiossidanti, che hanno un ruolo fondamentale per mantenere in salute il nostro organismo e metterci ad riparo da alcune malattie come il cancro, l’ictus e l’infarto.

Proprietà delle Patate Viola: Perché Fanno Bene?

Le patate viola o patate blu rappresentano un prezioso alleato per la nostra salute: poco caloriche, una porzione corrispondente a 3 patate di piccole dimensioni contiene solo 131 calorie, suddivise i 30 gr di carboidrati, 3 gr di proteine e zero grassi. La stessa porzione di patate viola contiene anche 4 gr di fibre, pari a circa il 16 per cento della dose raccomandata di fibra su una dieta di 2.000 calorie giornaliere.

Tre patate viola contengono inoltre il 55% della dose giornaliera raccomandata di vitamina C o acido ascorbico (presente soprattutto nella buccia) e il 7% di ferro. Esse sono, inoltre, molto ricche di potassio, minerale fondamentale per regolare la pressione sanguigna e mantenere in salute muscoli ed ossa.

Ciò che però rende davvero indispensabile introdurre la patata viola nella nostra dieta è la forte presenza di antiossidanti, scarsi o assenti nelle sorelle a polpa e buccia gialla: il caratteristico colore viola/ blu di queste patate è dovuto, infatti, proprio alla presenza di antociani, flavonoidi naturali a cui sono attribuite molte vantaggiose funzioni.

Uno studio condotto dall’American Chemical Society Meeting a Denver, nel 2012, su un campione di persone in sovrappeso affette anche da ipertensione, ha dimostrato che mangiando da 8 a 6 patate viola per due volte al giorno per un mese, non solo i partecipanti non hanno riportato alcun incremento di peso, ma sono riusciti a controllare efficacemente la loro pressione sanguigna.

Antociani e carotenoidi, altri antiossidanti presenti in gran quantità nella patata blu, hanno inoltre una funzione fondamentale per prevenire malattie cardiache e alcune forme di tumori. Altri studi hanno, infine, dimostrato come tutti gli antiossidanti appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, di cui appunto le patate viola sono molto ricche, riescano efficacemente a proteggere l’integrità del nostro DNA, incoraggiando la produzione di citochine, sostanze che permettono una corretta risposta del nostro sistema immunitario in tutti i casi di aggressione. Le citochine hanno inoltre notevoli proprietà antinfiammatorie, aiutano a rafforzare le membrane e a regolare l’attività degli estrogeni, riducendo il rischio di malattie associate a squilibri di tipo ormonale.

Come Cucinare le Patate Viola

Le patate viola possono essere gustate in molti modi diversi, sia da sole che in abbinamento ad altri ingredienti: tenete presente, però, che in tutte le preparazioni è sempre preferibile togliere la buccia, perché dura e poco digeribile. Dato che la patata blu ha una polpa piuttosto farinosa, si sconsiglia la cottura a vapore, mentre lessarle in abbondante acqua salata per 30 o 40 minuti è una valida soluzione.

Se volete usare le patate viola per la preparazione di torte salate e gateau e preferite una consistenza più liscia, provate a mescolarne la polpa con quella di altre patate, anche se in questo modo si ridurrà l’effetto cromatico. Se, invece, volete esaltare proprio questo aspetto, vale a dire l’inconfondibile colore viola, ricordate di cuocere le patate vitelotte con la buccia.

I pigmenti colorati si disperderanno nel liquido di cottura, mantenendo intatta la colorazione violacea della polpa! Inoltre, in questo modo beneficerete delle numerose sostante nutritive presenti anche nella buccia della patata viola, fra cui flavonoidi, potassio e acido ascorbico.

Un’idea originale e divertente per cucinare le patate blu potrebbe essere quella di realizzare un purè o degli gnocchi dalla colorazione insolita. Per la preparazione dei gnocchi, fate bollire le vostre patate viola in una pentola d’acqua conservando anche la buccia; una volta che la polpa avrà raggiunto la giusta consistenza (fate la prova con una forchetta, se passa da un lato all’altro vuol dire che la patata è cotta) sbucciate i tuberi e schiacciateli con un passapatate. Aggiungete della farina all’impasto per dare agli gnocchi la giusta consistenza e cuoceteli in acqua salata, togliendoli con un colino non appena saliranno in superficie.

In generale, le patate viola possono essere cucinate in tutti i modi in cui sono cucinate le altre qualità di patate, ma se volete amplificare al massimo le loro proprietà benefiche privilegiate la cottura al forno o la bollitura, rispetto, ad esempio, ad altri metodi come la frittura che prevedono l’uso di grassi.

Fonte: Vivere Armoniosamente

Patate viola

Il topinambur

Il topinambur è una pianta perenne erbacea originaria del Nord America (Canada in particolare), abbastanza apprezzata anche in Italia per l’alimentazione umana e, soprattutto, per il bestiame.
A colpo d’occhio, il topinambur può essere scambiato per una patata maggiormente globulosa e dura: le differenze con il tubero per antonomasia non finiscono qui. Infatti, il topinambur  è meno nutritivo rispetto alla patata, oltre a contenere una quantità importante di inulina, a scapito dell’amido. Ed è proprio la scarsità di amido che penalizza il topinambur: infatti, la coltivazione di questo tubero è nettamente diminuita a vantaggio degli ortaggi più produttivi ed amidacei.

Analisi botanica

Il topinambur appartiene alla famiglia delle Compositae Tubuliflorae: è una pianta erbacea perenne il cui fusto può raggiungere i 2 o 3 metri d’altezza e, nella parte apicale, si presenta ispido. Le foglie sono sia alterne che opposte: nella parte più bassa del fusto sono in genere alterne, mentre quelle opposte si riscontrano nella parte sovrastante; ancora, le foglie, molto acuminate ed appuntite,  presentano margine seghettato e superficie ruvida di color verde scuro, rigato da marcate nervature. I fiori gialli, similmente ai girasoli, si rivolgono al sole, seguendone il cammino con i capolini: non a caso, i fiori di topinambur vengono spesso scambiati, appunto, per girasoli.
Il topinambur viene coltivato, chiaramente, per la radice tuberizzata (le radici sono molto ramificate e sono provviste di rizomi tuberiferi): essa è globulosa, presenta una forma tozza ed è avvolta da una pellicola piuttosto rigida e chiara.
La pianta di topinambur non è molto esigente in termini di ambiente e terreno: si adatta, infatti, a tutti i climi, nonostante prediliga quelli temperati-caldi, e cresce facilmente in ogni tipo di terreno, dal più arido, al più umido.

Valori nutrizionali

Come abbiamo visto, il topinambur rientra erroneamente tra i tuberi “dimenticati”: l’alimento, infatti, non solo fornisce pochissime calorie (ca. 30 Kcal per 100 grammi di prodotto), ma è miniera di inulina (fino al 60% del peso secco), il che lo rende particolarmente indicato per i diabetici. Non a caso, è stato osservato che la glicemia, in seguito ad un pasto di soli topinambur, rimane invariata: ciò significa che la ghiandola pancreatica non viene stimolata a produrre insulina per equilibrare il tasso di glucosio nel sangue. [tratto da I cibi antiossidanti. Mangiare bene per prevenire e combattere la malattia, di Johannes F. Coy, Maren Franz]
I topinambur sono costituiti da una buona quantità di acqua (80%), 15-20% di glucidi (tra cui fruttosio, capace di non gravare sull’attività pancreatica), 2% di vitamina A e tracce di vitamine del gruppo B, Sali minerali (ferro, potassio, silicio, fosforo, magnesio) e aminoacidi quali asparagina ed arginina. Secondo gli studi del prof. Boas, il topinambur è fonte di biotina (vitamina H), importantissima nella prevenzione di stanchezza fisica, dolori muscolari ed inappetenza [tratto da http://www.topinambur.it/]

Impieghi alimentari

Il topinambur viene generalmente preparato secondo le medesime modalità delle patate: può essere bollito in abbondante acqua salata o, ancor meglio, cotto a vapore, prestandosi così alla preparazione di gustosi – e nel contempo semplici – contorni; in alternativa, può essere anche cucinato in padella o fritto.
Dopo la cottura, sia questa in acqua, in padella, in forno o nell’olio, il sapore del topinambur risulta delicato e dolciastro: come descritto nell’incipit dell’articolo, un altro nome con cui è conosciuto il topinambur è “carciofo di Gerusalemme”: questa associazione di ortaggi non è casuale, poiché il sapore del topinambur è per certi versi simile a quello del carciofo.
Il topinambur, infine, può essere utilizzato anche crudo, grattugiato direttamente nelle insalate. Aggiungendo un po’ di limone alla polpa del topinambur finemente affettata o grattugiata, l’effetto dell’inulina viene potenziato.
È bene ricordare che l’involucro esterno che avvolge il tubero risulta molto digeribile, perciò è sconsigliato eliminarlo.

Proprietà

Anche il topinambur rientra tra gli ortaggi sapientemente sfruttati dalla fitoterapia: come già ampliamente discusso, questo tubero dovrebbe essere apprezzato soprattutto dai diabetici per la consistente quantità di inulina presente. Ma le proprietà benefiche nascoste del topinambur non si fermano qui: le sue radici, tipicamente tuberizzate, sono reputate galattogene, quindi in grado di aumentare e promuovere la secrezione di latte nelle donne che allattano il loro piccolo al seno. Ancora, l’estratto di topinambur si rivela utilissimo in caso di sovrappeso, configurandosi come un valido ausilio per dimagrire: non a caso, il consumo di topinambur non solo facilita la digestione, ma favorisce anche la sensazione di sazietà, frenando gli attacchi incontrollati di fame.
Del topinambur, si sfruttano anche le foglie, utili per alleggerire i disturbi legati all’insufficienza cardiaca. [tratto da Dizionario ragionato di erboristeria e di fitoterapia, di A. Bruni]
In generale, il topinambur viene considerato droga tonica, stomachica, colagoga e diuretica.
Ancora, il topinambur non forma glutine, di conseguenza è asatto alle diete per celiaci.

EFFETTI COLLATERALI

Per le alte concentrazioni di inulina, l’assunzione di topinambur può causare problemi di meteorismo ed eccessiva flatulenza. Per limitare il fenomeno, l’intestino andrebbe abituato gradualmente iniziando col consumo di piccole porzioni, da aumentare poi col passare del tempo.
Fonte: www.my-personaltrainer.it

Topinambur – AGRIBISALTA S.R.L.

 

 

Spinaci

Gli spinaci sono ortaggi appartenenti al VII gruppo degli alimenti. Dal punto di vista botanico, invece, appartengono alla famiglia delle Chenopodiaceae, Genere Spinacia, Specie oleracea; la nomenclatura binomiale degli spinaci è Spinacia oleracea.
Queste piante erbacee sono native dei territori asiatici. Si presentano basse, con foglie lobate e di colore verde; hanno un ciclo vitale annuale e, al di fuori delle radici, risultano interamente commestibili (purché raccolte prima che abbiano sviluppato i fiori o i frutti).
Gli spinaci hanno un’applicazione alimentare e culinaria multipla. Possiedono infatti la funzione gastronomica primaria di “contorno”, crudo o cotto, ma non mancano le loro applicazioni nei primi piatti asciutti (come farcitura o condimento) o brodosi (nelle zuppe), nei secondi piatti (di nuovo come farcitura, ad esempio negli arrosti arrotolati o nelle frittate) e nei piatti unici (torte salate, pizza ecc.).

Fonte: my-personaltrainer.it

Spinaci - per la foto si ringrazia

Spinaci – per la foto si ringrazia

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