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Archive for the ‘Buono a sapersi….’ Category

Come quantificare le dosi degli alimenti senza la bilancia….

Come quantificare gli alimenti senza la bilancia.

Come quantificare gli alimenti senza la bilancia.

Come quantificare le dosi

Come si puliscono i totani….

Il totano è un mollusco cefalopode che vive su fondali sabbiosi. Si trova comunemente nel mar Mediterraneo, nell’Oceano Atlantico fin su nel Mare del Nord.

Molto usato, soprattutto nella frittura di pesce ha carni meno tenere dei calamari, suoi simili.

Tuttavia, i totani, soprattutto quelli più piccoli sono molto prelibati e gustosi, vengono inoltre adoperati per antipastini gustosi e per la preparazione di succulenti condimenti da abbinare a primi piatti.

L’operazione di pulitura si inizia sciacquando il mollusco sotto abbondante getto di acqua fredda, quindi staccando la testa dal resto del corpo del totano.

Portando a termine questa operazione vedrete che oltre appunto alla testa, verrano via congiuntamente anche le viscere medesime.

Estraete quindi la cartilagine trasparente interna presente nella sacca.

Ripassate il  totano sotto l’acqua per eliminare per bene ogni eventuale residuo interno che possa essere rimasto ancora nella sacca.

Ora prendete la testa e, aiutandovi con un paio di forbici, separatela dalle viscere. Eliminate quindi gli occhi e terminate l’operazione di pulitura asportando  il “beccuccio”, ovvero la parte rigida che si trova al centro dei tentacoli.

Provvedete ora a levare la pelle esterna della sacca, operazione che vi verrà facilitata utilizzando l’acqua corrente che vi aiuterà inoltre ad elimare qualsivoglia residuo ancora eventualmente presente.

A questo punto i vostri totani sono pronti per essere utilizzati per qualsivoglia ricetta desideriate.

Se acquistati freschissimi possono essere conservati in frigorifero (in un recipiente coperto) per non più di 24 ore, oppure messi a congelare e consumati entro 3 mesi.

 

 

Come si puliscono i gamberi….

Di per sè, pulire i gamberi, o gamberoni che siano, è un’operazione piuttosto semplice da eseguire se possiamo usare le mani ma può crearci qualchè difficoltà in più se dobbiamo eseguire il tutto  con coltello e forchetta oppure se abbiamo il terrore di sporcarci.

Se dunque avete pensato di organizzare una bella cena a base di pesce, cucinando magari un fritto di pesce e/o un succulento piatto di spaghetti ai frutti di mare oppure avete pensato ad una bella grigliata di gamberoni alla brace, vi consigliamo di pulire i gamberi/gamberoni prima di cucinarli in modo da levare i vostri commensali da questo imbarazzo.

Iniziamo l’operazione passando i gamberoni sotto abbondante getto di acqua fredda e corrente. Questo passaggio è molto importante dunque va eseguito con cura ed attenzione in quanto permette di eliminare, oltre ad possibili residui di sabbia anche l’eventuale presenza di meta bisolfito di sodio, una sostanza conservante che spesso viene aggiunta sui gamberi (anche su quelli freschi) per mantenerne il colore rosso vivo.

Se non lo si elimina in maniera accurata, c’è il rischio che i vostri crostace, benchè freschi, durante la cottura emanino uno sgradevole odore di ammoniaca facendovi fare brutta figura.

Terminana l’operazione di lavatura, rivoltiamo i gamberi sul dorso, eliminiamone le zampe quindi e successivamente, con attenzione, il carapace (ovvero il guscio).
Usando i pollici, pressiamo verso l’esterno, iniziando dalla base della testa e proseguendo graduatamente verso la coda.

Vi consigliamo, anzi, diciamo pure che è importante, non eliminare l’ultimo anello e la coda.

Se il guscio verrà via con difficoltà, è un buon segno, significa che il crostaceo che state pulendo è bello fresco, viceversa, se il carapace dovesse togliersi con estrema facilità o addirittura venir via praticamente da solo, il prodotto potrebbe non essere fresco, dunque, attenzione.

Ora dovete adoperarvi per eliminare il “budellino” interno, ovvero il filamento nero che vedete quando aprite il gamberone in metà

Per portare a termine questa operazione, girate il gamberone, infilzatelo con uno stecchino in modo da raggiungere il budellino e poterne estrarre l’estremità tirando con accortezza.

L’operazione richiede un poco di manualità e delicatezza. Ponete attenzione a non rovinare il crostaceo infilzandolo troppo in profondità onde evitare, ad esempio che la testa rimanga a penzoloni. Cosa poco gradevole, soprattutto dal punto di vista estetico.

Se avete compiuto l’operazione a regola d’arte, il budellino verrà via praticamente intero.

L’operazione di pulitura a questo punto sarà terminata con soddisfazione.

Come lessare i fagiolini….

Iniziamo con il dire che i fagiolini sono degli ortaggi e non dei legumi, dunque risultano molto più leggeri e meno calorici dei fagioli normali.

Proprio per questa caratteristica sono molto indicati ed usati nelle diete.

Solitamente si possono cucinare semplicemente lessati quindi conditi a piacere con olio extravergine d’oliva e magari aceto balsamico oppure  ripassati in padella con salsa di pomodoro.

Di seguito vi diamo alcuni suggerimenti per approntare e quindi cuocere in maniera corretta questa preziosa e gustosa verdura.

Innanzitutto prendete i vostri fagiolini ed eliminatene i piccioli presenti alle estremità, così facendo premuratevi di tirar via anche il filo fibroso che unisce le due estremità del fagiolino per tutta la sua lunghezza.

Terminata l’operazione, riponete i vostri fagiolini in uno scolapasta e traferite il tutto nel lavandino in modo che possiate lavarli accuratamente sotto abbondante getto di acqua fredda.

Ponete particolare cura nel lavaggio in modo da eliminare ogni eventualre residuo di terra o fango che potrebbe eventualmente rimanere in caso di una risciacquatura superficiale.

Procuratevi ora una pentola dai bordi alti, riempitela di una giusta quantità di acqua fredda, salate ed immergetevi i fagiolini.

Coperchiate in modo che si raggiunga l’ebollizione in tempi più rapidi. Da questo momento i fagiolini dovranno cuocere per circa 20/25 minuti (dipende molto dalla loro grandezza), per non sbagliarvi tenete sempre sott’occhio la cottura e, di tanto in tanto, con l’approssimarsi della tempistica di cui sopra, estraete dalla pentola un fagiolino e verificatene la cottura spezzandolo su un piatto con l’aiuto di una forchetta.

Tenete presente che i fagiolini dovranno essere cotti ma ancora croccanti, non devono di certo sfaldarsi.

Una volta terminata la lessatura, scolate per bene gli ortaggi quindi allargateli su un canovaccio pulito in modo che si raffreddino più in fretta.

Trascorso il tempo necessario potrete adoperare i vostri fagiolini come meglio credete, ovvero potete condirli semplicemente con olio-aceto oppure ripassarli in padella con un sughetto fatto con salsa di pomodoro-basilico e cipolla oppure ancora usarli per ulteriore preparazioni che meglio gradite.

 Consiglio: se usate la pentola a pressione, i tempi di cottura, all’incirca, si dimezzano. Invece di lessarli in acqua, potete farli cuocere a vapore con tempistiche pressochè simili.

Fagiolini crudi

Fagiolini crudi

 

 

 

Come riconoscere un uovo fresco….

Voi direte…è semplice… che ci vuole? Leggiamo la data di scadenza sulla confezione…. Noi rispondiamo…giusto…però magari per qualche motivo avete tolto le vostre uova dalla confezione originaria oppure avete in frigo delle uova che vi ha dato il vostro vicino di casa che alleva con cura galline che mangiano solo mais e cavallette…

Di conseguenza, due consigli in merito non fanno mai male visto che è assolutamente sconsigliabile mangiare uova vecchie che possono essere causa scatenante di gravi mallattie gastrointestinali, la più conosciuta delle quali è la salmonella.

Dunque, occhio alla penna, ripetiamo, quando possibile, confidate nella data di scadenza quando non lo è, rimettetevi a questi consigli che di seguito vi andiamo ad elencare.

Inziamo con il dire che un uovo è fresco per legge nei primi 28 giorni dalla deposizione. In più, le uova di categoria A, cui appartengono tutte le uova fresche, devono avere le seguenti caratteristiche:

  • guscio e cuticola: normali, puliti, intatti;
  • camera d’aria: altezza non superiore a 6 mm, immobile; tuttavia, per le uova commercializzate la dicitura «extra», l’altezza non deve superare i 4 mm;
  • albume: chiaro, limpido, di consistenza gelatinosa, esente da corpi estranei di qualsiasi natura;
  • tuorlo: visibile alla speratura soltanto come ombratura, senza contorno apparente, che non si allontani sensibilmente dal centro dell’uovo in caso di rotazione di questo, esente da corpi estranei di qualsiasi natura;
  • germe: sviluppo impercettibile;
  • odore: assenza di odori estranei.

Detto di quella che è la legge, esistono poi alcuni “trucchi della nonna” per sapere che tipo di uova abbiamo dinnanzi in mancanza di confezione o data di scadenza a portata di mano.

Lo stratagemma più conosciuto è quello della bacinella d’acqua, ovvero, prendete un recipiente capiente, riempitelo di acqua fredda salata quindi immergetevi l’uovo, 1) se questi si adagia sul fondo orizzontalmente, significa che è fresco (diciamo deposto da meno di 7 gg). 2) Se si posiziona verticalmente (ovvero sta quasi “in piedi”) pur rimanendo sul fondo, vuol dire che è in uno stato medio di freschezza (deposto diciamo nell’arco dei precedenti 15 gg) e può essere consumato COTTO in molti modi (sodo, in camicia, al padellino, etc.) mentre non è consigliabile mangiarlo crudo o alla coque. Se invece 3) l’uovo galleggia vuol dire che è stato deposto da almeno 20 gg quindi si consiglia vivamente di gettarlo e non consumarlo.

Rompendo adeguatamente in un piatto l’uovo, se questi è fresco si presenterà  con il tuorlo sodo e l’albume gli rimarrà compatto attorno e più fluido all’esterno. Se l’uovo non è più molto fresco invece il tuorlo tende a sfaldarsi ed a mescolarsi con l’albume.

Altro accorgimento è quello di agitare l’uovo accanto all’orecchio, se non udirete alcun rumore significa che l’uovo è fresco, viceversa, se udirete una specie di scialacquio, significa che il tuorlo sbatte contro le pareti del guscio, quindi l’uovo non è fresco.

L’uovo fresco si presenta inoltre esteriormente con un guscio poroso ed opaco, mentre se non è fresco tende ad essere lucido.

Detto questo, ultimo consiglio, non acquistate MAI uova che possano presentare crepe nel guscio (o peggio ancora rotte) perchè esse possono facilmente essere preda di batteri anche molto pericolosi.

Uovo...dimmi come sei....

Uovo…dimmi come sei….

 

 

 

 

Come cuocere l’uovo sodo alla perfezione….

A prima vista può sembrare una delle operazioni di cucina più facili del mondo…invece…tutto sommato non è poi semplice cuocere un uovo sodo alla perfezione…una volta il tuorlo ancora un tantino liquido….un’altra…troppo cotto.

Eccoci a darvi alcuni piccoli consigli per cucinarlo come si deve.

Prendete il vostro uovo fresco di medie dimensioni (o le vostre uova, non cambia nulla) e mettetelo in una pentola con dell’acqua fredda.

Accendete il fuoco e portatelo ad ebollizione.

Da quando l’acqua inizia a bollire, cronometro alla mano, lasciate passare 8 minuti (se le uova dovessero essere particolarmente grandi,  9/10 minuti)

Trascorso il tempo, scolate l’uovo (o le uova) e fatelo raffreddare sotto un getto di acqua fredda allor quando inzierete a sgusciarlo.

Ad operazione ultimata, aprendolo in due, noterete che  il tuorlo sarà colore giallo vivo, senza traccia di aloni verdi di contorno (cottura eccessiva) oppure parti ancora molli (cottura scarsa).

A questo punto il vostro uovo sodo è pronto per essere servito in tavola (magari accompagnato con qualche salsa) oppure per essere adoperato per preparazioni ulteriori.

Uovo sodo

Uovo sodo

 

 

Come pulire e tagliare l’ananas….

L’ananas è uno dei miei frutti preferiti, se non il preferito in assoluto.

Per gustare al meglio questa eccezionale leccornìa che la natura ci mette a disposizione, bisogna saperla scegliere ed acquistare con cura.

Nel banco di frutta e verdura, evitate i frutti con la buccia troppo verde (che risultano ovviamente troppo acerbi, soprattutto se dovete poi consumarlo nell’immediatezza) e quelli dalla buccia totalmente gialla e magari già un po’ molle (troppo maturi, rischierebbero di marcire molto rapidamente).

1) Una volta acquistato l’ananas, prendete il frutto, poggiatelo orizzontalmente su un tagliere quindi eliminatene le due estremità, ovvero la parte superiore verde-cespugliosa e quella inferiore dove il frutto si attaccava originariamente alla pianta.

A questo punto riportate l’ananas in posizione verticale e, con un coltello affilato, eliminate la buccia con movimenti verticali facendo ben attenzione a non ferirvi le dita.

Terminata questa operazione rimarranno ancora da eliminare i residui duri, tondi e spinosi. Questi li potrete asportare con il coltello stesso oppure con la punta di un pela patate.

Ora, sempre in posizione verticale, smezzate l’ananas quindi asportate la parte centrale dura e fibrosa.

Il vostro ananas è pronto per essere affettato e servito in tavola, oppure adoperato per ulteriori preparazioni.

Questo è il modo più semplice e rapido per consumare l’ananas ma non certo il solo.

2) Un’altra alternativa è quella di eliminare sempre le due estremita quindi inserirvi un cavatorsolo che vi permetterà di estrarre piuttosto comodamente la parte dura centrale, quindi potrete procedere pelando l’ananas esternamente come descritto precedentemente per poi tagliarlo in fette orizzontali.

Vi è poi un ultimo modo, il più complicato ma nello stesso tempo esteticamente piacevole da vedere, ovverosia quello che io chiamo 3) ” a cigno” o 4) “a barchetta”

Esso consiste nel prendere l’ananas intero, tagliarlo in quattro parti (ciuffo compreso), eliminarne poi la parte inferiore (quella che in origine teneva il frutto attaccato alla pianta) per poi inciderne la parte fibrosa centrale senza asportarla ( poi la rigirerete per fissarla con uno stecchino, creando “il collo” di un cigno) se invece l’asporterete, creerete la barchetta come nelle foto di cui sotto.

Incidete la polpa senza asportarla quindi, separate la polpa dalla buccia in modo che questa diventi il “vassoi” per l’ananas.

Tagliate ora la polpa in sezioni spesse circa all’incirca un cm quindi sistemateli in maniera sfasata in modo che assumano le sembianze di una barca a remi.

Ananas

Ananas

1) ananas a tocchetti

1) ananas a tocchetti

2) ananas a fette

2) ananas a fette

3) ananas "a cigno"

3) ananas “a cigno”

4) ananas "a barchetta"

4) ananas “a barchetta”

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come pulire i funghi (porcini)

I funghi sono una delle leccornie più apprezzate e preziose del sottobosco. In estate ed in autunno, precipitazioni atmosferiche permettendo, spuntano rigogliosi nelle nostre valli e vanno poi a profumare parecchi piatti della nostra tradizione culinaria.

I modi per cucinarli sono molteplici, tutti molto gustosi e saporiti.

Nella fattispecie non stiamo ad illustrarvi alcuna ricetta bensì vi diamo un paio di consigli su come pulirli e prepararli per la cottura, il riferimento particolare è al re dei funghi, ovvero, il porcino!

Innanzitutto partiamo con il dire che è sconsigliabile lavare i funghi sotto l’acqua corrente.

Detto questo, con il vostro bel fungo dinnanzi, procuratevi un coltello affilato ed iniziate la pulitura eliminando la parte terminale terrosa del gambo.

Raschiate quindi il resto del gambo con estrema delicatezza in modo da elimanare qualsiasi ulteriore traccia di terra.

A questo punto, bagnate un panno di cotone e strofinate il gambo in modo da pulirlo ancora da altre eventuali tracce di sporco ancora presenti.

Prendete ora in mano il fungo e, con un movimento rotatorio delicato, staccate la testa dal gambo facendo ben attenzione a non rovinare nè l’uno nè l’altro.

Raschiate quindi l’attaccatura tra testa e gambo in modo da eliminare eventuali traccie di terriccio.

Con le setole di un pennello da cucina, spolverate bene la testa del fungo quindi pulitela con il panno di cotone inumidito.

A questo punto il vostro fungo è pronto per essere tagliato e quindi impiegato nella preparazione che desiderato.

Funghi porcini

Funghi porcini

 

 

 

 

 

Come pulire gli asparagi

In realtà è un’operazione piuttosto semplice. Comunque due consigli (se proprio li vogliamo considerare tali) in merito non guastano mai.

Innanzitutto è necessario distinguere tra asparagi bianchi ed asparagi verdi. I primi sono consumati soprattutto nelle regioni del nord-est della nostra bella Italia mentre quelli verdi sono più adoperati nel resto del nostro paese.

Per quanto riguarda gli asparagi verdi, prima di essere cotti vanno ben lavati poi con un coltello privati della parte bianca (la parte più legnosa e fibrosa).

A questo punto, molti consigliano di usare un pelapatate o uno coltello per eliminare la parte esterna verde . Io direi di fare questa operazione solo se l’asparago è di calibro grande (di conseguenza con una scorza esterna più consistente), altrimenti preferisco mantenere l’asparago integro.

Come ultima operazione, allineate le punte degli asparagi e, con un coltello pareggiateli alla base in modo che la successiva cottura risulti più uniforme.

Ora i vostri asparagi saranno pronti per essere lessati o cotti a vapore (ricordate che la punta è molto più tenera da cuocere rispetto al gambo).

 

Asparagi - per la foto si ringrazia

Asparagi – per la foto si ringrazia

 

Come pelare le mandorle….

In molte ricette che necessitano l’impiego di mandorle, quest’ultime devono essere inserite pelate. Non sempre in commercio si trovano facilmente, proprio per questo ci permettiamo di darvi qualche suggerimento utile su come portare a termine questa facile operazione.

Prendere una pentola a bordi alti, riempirla di una giusta quantità d’acqua e portarla ad ebollizione, a questo punto immergete le mandorle per qualche minuto (2/3) in modo che si sbollentino. Recuperate dunque i frutti con una schiumarola ed adagiateli su un vassoio ricoperto di carta assorbente.

Lasciatele raffreddare dopo di che sarà sufficiente una leggera pressione sulla superficie di ogni mandorla per privarla della buccia esterna.

Operazione molto semplice, vi riuscirà perfettamente.

 

Per la foto si ringrazia

Per la foto si ringrazia

 

 

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