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Bianco Capena – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La denominazione di origine controllata “Bianco Capena” è riservata al vino bianco, anche nella tipologia “Superiore”, che risponde alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel disciplinare di produzione.

Le uve devono essere prodotte nella zona di produzione appresso indicata che comprende tutto il territorio amministrativo comunale di Capena e in parte quello di Fiano Romano, Morlupo e Castelnuovo di Porto, in provincia di Roma.

Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che per consolidata tradizione hanno contribuito ad ottenere il vino “Bianco Capena”.
La coltivazione della vite in Lazio ha origini antichissime, iniziata sicuramente dagli Etruschi, raggiunse un notevole progresso, favorito anche da evolute conoscenze tecniche e da materiale ampelografico di varia origine raccolto attraverso gli ampi rapporti commerciali di questo popolo.
Gli Etruschi, che i romani chiamavano Tusci, abitavano la riva destra del Tevere ed arrivando dal nord della penisola si erano insediati nelle città di Veji (Veio), Caere (Cerveteri), Capena, Falerii Novi (Civita Castellana), Lucus Feroniae (nei pressi di Capena), Pyrgi (S.Severa), Sabate (Trevignano).
La coltivazione della vite continuò ed ebbe maggiore espansione ad opera dei Romani, tanto che Virgilio, Orazione e Stradone, indicano il territorio sabino come terra d’elezione di boschi, oliveti e vigneti.
Gli Satuti di Castelnuovo di Porto, emanati nel 1548, contengono Capitoli che regolamentavano la coltivazione della vite e la produzione del vino, nonché pene per i trasgressori.
Nei corso dei secoli la viticoltura ha mantenuto il ruolo importante nell’economia agricola del territorio contribuendo allo sviluppo sociale ed economico dell’area, come testimonia la Sagra dell’uva di Capena, la cui prima edizione risale al 1927.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
Il vino “Bianco Capena” deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti dai seguenti vitigni, nella percentuale appresso indicata:
Malvasia (di Candia, del Lazio e Toscana), da sole o congiuntamente, fino a un massimo del 55%;
Trebbiano (toscano, e giallo), da soli o congiuntamente, in misura non inferiore al 25%.
Possono concorrere inoltre alla produzione di detto vino le uve dei vitigni Bellone e Bombino (localmente noto come uva di Spagna), da soli o congiuntamente, presenti fino a un massimo del 20%.

I vini a denominazione di origine controllata “Bianco Capena” all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
“Bianco Capena”:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00%vol (12,00% vol per il Superiore);
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

E’ in facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare i limiti dell’acidità totale e dell’estratto non riduttore minimo con proprio decreto.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata “Bianco Capena” all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
“Bianco Capena”:
– colore: paglierino più o meno intenso;
– odore: leggermente aromatico, fine, caratteristico;
– sapore: asciutto (zuccheri riduttori fino a 4,00 g/l) o leggermente abboccato (zuccheri riduttori da 4,01 a 20,00 g/l) caratteristico e gradevole.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Il Bianco Capena si abbina a piatti di pesce azzurro o di lago arrosto o in umido, fritture di verdure ed frittate. Temperatura di servizio 8° – 10°C.
Il Superiore viene abbinato a preparazioni strutturate – antipasti di pesci salsati, primi piatti a base di crostacei e verdure, pesci al forno. Temperatura di servizio 10° – 12°C.

Fonte: Agraria.org

Bianco Capena D.O.C. – per la foto si ringrazia

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