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Asparago di Zambana – P.A.T.

Storia
Le prime notizie circa la coltivazione dell’asparago in Trentino riscontrate in bibliografia risalgono ai primi anni dell’Ottocento (1811-1812) allorché, a seguito dell’incorporamento nel 1810 del Trentino nel Regno Italico voluto da Napoleone, furono pubblicate sulla rivista “Annali dell’agricoltura del Regno d’Italia” memorie di autori vari sullo stato dell’agricoltura locale. Lo sviluppo maggiore si ebbe intorno agli anni ‘60 anche a seguito della nascita di una rete commerciale privata ma organizzata in grado di indirizzare buona parte della produzione verso l’esportazione. Dopo una crisi produttiva negli anni ’70 e ’80 le superfici investite ad asparago sono ora in leggera e continua crescita.
Descrizione
In Trentino la coltivazione dell’asparago è diffusa nell’area settentrionale della Val d’Adige, in Vallagarina, nell’Alto Garda e in Valsugana. Senza dubbio fra queste zone, quella più nota, dove le condizioni ambientali e i terreni sabbiosi sono particolarmente adatti, è quella di Zambana. Qui la produzione dell’asparago bianco ha una tradizione plurisecolare e ha raggiunto apprezzati livelli qualitativi.
L’Asparago di Zambana, che grazie all’impegno dell’amministrazione comunale ha ottenuto la DE.CO.(denominazione comunale), è un asparago bianco con peculiari caratteristiche di delicatezza, tenerezza e assenza di fibra. Ciò è dovuto alle particolari condizioni climatiche, del terreno e ai sistemi di coltivazione. I produttori del comune di Zambana – area cui è delimitata la denominazione – devono rispettare un preciso disciplinare di produzione per conseguire il marchio che attesta la genuinità e l’autenticità del prodotto a garanzia del consumatore. L’Asparago di Zambana è anche il primo asparago bianco ad essere inserito fra i prodotti dell’Arca di Slow Food. Molti dei produttori di asparagi trentini sono rappresentati dall’As.T. A. (Associazione asparagicoltori trentini) che riunisce e commercializza direttamente il prodotto dei propri iscritti.
Lavorazione
L’asparago bianco trentino appartiene a varietà importate da altre regioni europee o autoprodotte in zona a partire dal seme di queste. Coltivato in pieno campo, trae le sue particolari caratteristiche (delicatezza di gusto, tenerezza e sostanziale assenza di fibra) dalle condizioni pedoclimatiche in cui è coltivato e dalle stesse tecniche di produzione.
Per la preparazione dell’asparagiaia è tradizione avvalersi di rizomi (fusti striscianti, dotati di grosse radici) di un anno, chiamati “zampe”, che sono messi a dimora, dopo un’accurata preparazione e una cospicua concimazione del terreno, entro fosse della profondità di 20-25 cm e della larghezza di 50-70 cm. Le zampe sono poi ricoperte di terra fino al ripristino del livello naturale del suolo. Il primo anno sono lasciate vegetare con interventi esterni limitati alle normali cure colturali (sarchiatura, difesa fitosanitaria, recisione ed asporto di steli secchi in autunno). Nella primavera del secondo anno (inizio marzo) si apprestano le “andane” di terra, i classici argini rilevati e paralleli tra loro, al fine di consentire la crescita interrata dei “turioni”(parte commestibile dell’asparago) e di garantirne l’assenza di colore. Allo stesso scopo le “andane” vengono pacciamate con film plastico scuro che consente l’assenza di colorazione anche degli apici dei “turioni”. La raccolta è eseguita a mano o con attrezzi tradizionali in un periodo di circa due mesi (in fondovalle da fine marzo a fine maggio). Al termine della raccolta le “andane” sono spianate per evitare il progressivo innalzamento del rizoma ed i “turioni” che si sviluppano sono lasciati vegetare con normali cure colturali.
Per l’Asparago bianco di Zambana DE.CO. le modalità di coltivazione ricalcano a grandi linee quelle sopra delineate.
Asparago di Zambana P.A.T. – per la foto si ringrazia