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Archive for Settembre, 2019

Crostata alla crema di limone

La crostata alla crema di limone è uno dei nostri dolci preferiti, un vero portento.

Genuina e semplice da preparare, è un dessert da forno molto versatile che si addice a tutte le occasioni, dalla colazione al dolce fine pasto, dalla merenda energizzante ad un goloso spuntino.

Il procedimento non è particolarmente complicato, la tempistica piuttosto veloce.

Insomma, solo caratteristiche positive per questo dolce che saprà ingolosire e soddisfare i vostri ospiti.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti:

  • Per la frolla:
    • 250 gr. di farina tipo “2” (ma può andare benissimo la “00”)
    • 75 gr. di zucchero semolato
    • 1 pizzico di sale
    • 3 tuorli d’uovo (freddi)
    • 140 gr. di burro
    • 1 pizzico di sale
  • Per la crema:
    • 850 ml di latte
    • La scorza di un limone non trattato
    • 4 tuorli d’uovo
    • 200 gr. di zucchero
    • 60 gr. di amido di mais
    • 65 gr. di succo di limone

Iniziate la preparazione impastando la frolla.

Versate la farina su un piano di lavoro spazioso (oppure, come abbiamo fatto noi, in un contenitore capiente) formando la classica fontanella, unite al centro il burro freddo tagliato a tocchetti quindi lo zucchero semolato ed il pizzico di sale.

Aggiungete infine i tre tuorli d’uovo per poi iniziare ad impastare in maniera il più possibile energica.

Ottenuto un composto solido e compatto, formate il classico “panetto” che avvolgerete con un foglio di pellicola traspare per poi sistemarlo in frigo dove rimarrà a riposo per 45 minuti circa.

Nel contempo apprestatevi a cucinare la crema al limone. In un pentolino portate il latte al limite dell’ebollizione unitamente alla scorza del limone non trattato.

In un altro pendolino a parte lavorate (a freddo) i 4 tuorli d’uovo con lo zucchero fino ad ottenere una crema piuttosto liscia, incorporate poi l’amido di mais. Mescolate fin quando gli ingredienti si saranno ben amalgamati.

A questo punto filtrate il latte dalle scorze di limone ed unitelo a filo, mescolandolo, nel pentolino con la crema di uova ed amido di mais.

Accendete ora il fuoco e portate il composto al limite dell’ebollizione facendo in modo che si addensi adeguatamente. Per finire aggiungete, miscelando, il succo di limone.

Trasferite ora il tutto in un contenitore piuttosto largo che ricoprirete con una pellicola trasparente. Lasciate raffreddare il tutto a temperatura ambiente.

Trascorsi i 45 minuti necessari al riposo in frigo, riprendete la frolla, stendetela con un mattarello fino ad ottenerne un foglio dello spessore di circa mezzo cm.

Foderate con la pasta una tortiera dal diametro di 24 cm precedentemente imburrata. Fate aderire perfettamente la frolla alla teglia ed eliminatene i bordi in eccesso.

Bucherellate la superficie della frolla con i rebbi di una forchetta in modo che “respiri” meglio durante la cottura.

Farcite ora la torta con la crema di limone cucinata in precedenza, livellate con il dorso di un cucchiaio oppure una spatola.

Con una rotella tagliapasta ricavate dalla frolla in eccesso delle striscioline con cui andrete a formare il classico quadrettato di guarnizione.

Spennellate la frolla con un uovo sbattuto ed infornate, in forno ventilato, preriscaldato a 180° per circa 40 o comunque fin quando la frolla non risulterà dorata alla perfezione.

Sfornate e lasciate raffreddare.

A questo punto la vostra crostata al limone sarà pronta per essere servita ai vostri ospiti.

Stuzzicante golosità.

Crostata con crema al limone

Crostata con crema al limone

Crostata con crema al limone

Crostata con crema al limone

Crostata con crema al limone

Crostata con crema al limone

Filetto al pepe verde

Il filetto al pepe verde è un secondo che tutti noi, almeno una volta nella vita, abbiamo provato. Il pregiato taglio (che raccomandiamo essere di prima qualità), unito alla salsa assemblata con panna e senape, creano un piatto dal sapore unico ed avvolgente. Un piatto al tempo stesso semplice e sofisticato, gustoso e delicato.

La ricetta ha lontane origini francesi ma è ormai parte integrante della nostra tradizione culinaria.

Un piatto ideale per eventi importanti, pranzi di lavoro, cerimonie ma anche per una fraterna rimpatriata tra amici con la certezza di riscuotere un successo meritato.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 4 filetti di manzo tenero (se possibile rifilati a forma di medaglione) da circa 200/250 gr cadauno
  • 180 gr. di panna liquida
  • 60 gr. di burro
  • 2 cucchiai di pepe verde
  • 1 bicchierino di brandy
  • 2 cucchiaio di senape di Dijon
  • Sale q.b.
  • Spago da cucina q.b.

Avvolgete sui lati i medaglioni di filetto in modo che mantengano la forma anche in cottura.

Per prima cosa pestate la metà dei grani di pepe fino ad ottenerne un trito grossolano che poi farete aderire, premendo con decisione, alla superficie del filetto su entrambi i dorsi.

Procuratevi ora una padella dove andrete a sciogliere il burro, quando questo sarà in temperatura, adagiate i filetti e fateli rosolare per un paio di minuti per parte, quindi per lo stesso tempo sui lati in modo da “sigillare” in maniera adeguata la carne. Salate con moderazione.

Trascorso il tempo, scolate la carne ed adagiatela momentaneamente su un piatto ben caldo.

In padella aggiungete i restanti grani di pepe (qualcuno dice interi, qualcuno dice pestati, noi li abbiamo lasciati integri) al burro già fuso, sfumate con il bicchierino di Brandy quindi incorporate prima la senape poi la panna.

Fate raddensare il condimento per alcuni minuti a fiamma media, quindi rimettete nuovamente la carne in cottura, un minuto per parte.

Aggiustate di sale se necessario, quindi impiattate e servite i vostri filetti al pepe verde ancora fumanti ai vostri ospiti.

Raccogliete l’eventuale sugo in eccesso in una salsiera e mettetela in tavola qualora qualche commensale gradisse approfittarne.

Delizia avvolgente.

Filetto al pepe verde

Grissini ricoperti di cioccolato

I grissini ricoperti di cioccolato sono una semplice e deliziosa leccornìa, perfetti per una merenda veloce, uno spuntino stuzzicante, una colazione veloce.

Velocissimi da preparare, faranno felici i più piccoli ma attireranno in egual misura anche chi ha qualche anno in più.

Noi li abbiamo preparati con tre diverse guarnizioni ovvero con il cocco, i pistacchi e le codette di zucchero.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti:

  • 10/15 grissini di medio calibro
  • 1 tavoletta di cioccolato fondente
  • 2 cucchiai di panna fresca da cucina
  • Granella di cocco q.b.
  • Granella di pistacchi q.b.
  • Codette di zucchero q.b.

Iniziate la ricetta tritando grossolanamente il cioccolato fondente quindi fatelo sciogliere a bagnomaria unitamente ai due cucchiai di panna da cucina, quando avrete ottenuto un miscuglio cremoso, intingetene i grissini ricoprendoli per circa ¾ della superficie.

A questo punto spolverizzateli con la granella di cocco oppure con quella di pistacchi o ancora con le codette di zucchero.

Ripetete l’operazione fin quando non terminerete gli ingredienti.

Depositate i grissini a solidificare su una grata o su un contenitore in modo che si asciughino contemporaneamente su tutti i lati.

A questo punto i vostri grissini ricoperti saranno pronti per essere sgranocchiati ed offerti ai vostri ospiti.

Semplice golosità.

Grissini ricoperti di cioccolato

Grissini ricoperti di cioccolato

Grissini ricoperti di cioccolato

Genepy

Il genepy è un liquore tipico delle regioni alpine che viene usato abitualmente come digestivo.

La sua origine è antichissima e si perde nella notte dei tempi.

Per quanto riguarda la metodologia di produzione è assai semplice, ovvero si tratta di lasciar macerare l’artemisia in una soluzione idroalcolica per circa 40 giorni.

La parte più complicata risulta sicuramente essere quella di reperire la pianta che abitualmente cresce in zone piuttosto impervie e comunque ad altitudini elevate, ovvero tra i 2.300 ed i 3.500 mslm.

L’artemisia, piuttosto rara, la si può comunque trovare nelle zone alpine, soprattutto quelle nordoccidentali.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti:

  • 1 litro di alcool
  • 250 litri di acqua
  • 250 gr. di zucchero
  • 40 fiori e gambi di artemisia

Fate macerare l’artemisia nell’alcool per 40 giorni.

Trascorso il tempo portate ad ebollizione 1.250 litri di acqua dove andrete a sciogliere i 250 gr. di zucchero. Lasciate raffreddare quindi aggiungete la soluzione all’alcool (privato dell’artemisia).

Mescolate per bene il tutto quindi colate il liquido utilizzando gli appositi filtri in carta.

Lasciate riposare il genepy ottenuto almeno un mese prima di consumarlo.

Genepy

Cipolla di Isernia – P.A.T.

Area di produzione
Isernia.

Caratteristiche del prodotto
Bulbo di colore bianco, con forma schiacciata, pezzatura grande (peso medio da 100 a 300 g.).

Metodiche di lavorazione
Semina in agosto in semenzai, trapianto fine ottobre – novembre. Distanza sulla fila 20-30 cm, tra le file 60-70 cm. Pianta particolarmente rustica adatta a terreni marginali, necessita di una zappettatura a primavera e di una concimazione organica con letame; la raccolta è intorno al 15 giugno. Dopo la raccolta, le radici vengono tagliate, le prime foglie asportate con taglio a circa 8-10 cm sopra il bulbo. I bulbi vengono messi in mazzetti di due, tre e quattro a seconda della grandezza e conservati sotto tettoie arieggiate o in locali tipo fondaci ventilati.

Materiali e attrezzature per la preparazione
La raccolta viene fatta esclusivamente a mano con l’ausilio di attrezzi tradizionali (zappa, bidente).

Locali di lavorazione, conservazione e stagionatura
Tettoie aperte o fondaci freschi e ventilati.

Elementi che comprovano la tradizionalità
Cenni storici
Veniva usata in campo medico per curare le cisti, attraverso impacchi di cipolla cotta; la foglia di cipolla riscaldata veniva utilizzata per i duroni ai piedi.

Fonte: iserniaturismo.it

Cipolla bianca di Isernia P.A.T. – per la foto si ringrazia

Cotoletta alla bolognese

La cotoletta alla bolognese è un secondo di carne semplicemente strepitoso. È molto complicato, se non quasi impossibile descrivere quanto sia gustosa, profumata, saporita ed invitante questo piatto della tradizione culinaria emiliana.

Carne, prosciutto crudo, Parmigiano, uova, basta l’elenco degli ingredienti principali, tutti di altissima qualità, per capire quando possa essere sontuosa ed invitante questa ricetta che sicuramente metterà d’accordo tutti i palati, anche quelli più sofisticati.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 4 fettine di carrè da circa 200 gr. ciascuna
  • 250 gr. di pangrattato
  • 150 gr. di farina tipo 00
  • 2 uova medie
  • 60 gr. di burro chiarificato
  • 400 gr. di prosciutto crudo (noi abbiamo usato quello di Parma per rimanere in regione)
  • 200 gr. di Parmigiano Reggiano media stagionatura (da grattugiare)
  • 200 gr. di brodo di carne
  • 100 gr. di passata di pomodoro (facoltativa)

Iniziate la preparazione battendo le fettine con il batticarne attraverso un foglio di carta da forno in modo da renderle sottili evitando di spezzarne le fibre.

Procuratevi tre contenitori larghi con i bordi bassi, nel primo versate la farina, nel secondo le uova (sbattute), nel terzo il pangrattato.

Prendete le quattro fettine, passatele e ripassatele prima nella farina, quindi nell’uovo sbattuto infine nel pangrattato facendo in modo che risultino perfettamente impanate.

In una padella (cuocete le fettine non più di due alla volta) fate sciogliere il burro chiarificato quindi immergete le cotolette che farete dorare alla perfezione su entrambi i versi. A questo punto adagiate il prosciutto su un lato in superficie quindi cospargete con abbondante Parmigiano Reggiano grattugiato. Bagnate poi con il brodo (un mestolo a fettina) ed ultimate la cottura (con il coperchio) con ulteriori 5/6 minuti.

A questo punto recuperate il fondo di cottura, filtratelo con un colino quindi provvedete a farlo raddensare in un pentolino, a fiamma lieve, unitamente ad un paio di cucchiai di Parmigiano Reggiano.

A questo punto non vi resta che impiattare la vostra cotoletta (se gradite, potete adagiarla su un velo di passata di pomodoro) ed irrorarla con il fondo di cottura appena addensato.

Servite in tavola ai vostri ospiti.

Impareggiabile bontà.

Cotoletta alla bolognese

Crostata di fichi

La crostata di fichi è un dolce ricco e sostanzioso, particolarmente indicato nel periodo estivo/autunnale dove la reperibilità di questo frutto opulento è più facile.

Una torta assai versatile, ottima per una colazione tonificante, per un dopo pranzo goloso o perché no, per una merenda energizzante.

La preparazione è piuttosto semplice, la parte che vi porterà via più tempo sarà, senza dubbio, quella del confezionamento della frolla, per il resto, è una ricetta adatta a qualunque grado di abilità pasticcera.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti :

Per la frolla:

  • 360 gr. di farina di tipo “2”
  • 50 gr. di zucchero
  • 50 gr. di olio di semi
  • 50 gr. di latte intero
  • 1 uovo
  • ½ bustina di lievito vanigliato per dolci

Per la farcia:

  • 100 ml. di panna fresca
  • 1 uovo
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • Vino Marsala q.b.
  • Cannella in polvere q.b.
  • Fichi freschi q.b.

Iniziate la ricetta preparando la frolla, mescolate in una contenitore l’uovo con lo zucchero, l’olio di semi, il latte e lo lievito vanigliato. Successivamente incorporate la farina un poco alla volta setacciandola.

L’impasto, man mano che aggiungerete la farina, diventerà ogni volta più consistente, momento in cui andrete a trasferitelo su un piano di lavoro per continuare l’impasto a mano. Proseguite fin quando non otterrete un composto elastico ed omogeneo. Formate un cubetto, avvolgetelo con la pellicola da cucina e lasciatelo riposare in frigo per una mezz’ora.

Trascorso il tempo, stendete la frolla con l’aiuto di un mattarello fino ad ottenere una sfoglia dello spessore di circa un cm.

Procuratevi ora una teglia da forno rotonda, foderatela con l’apposita carta quindi con la sfoglia appena tirata. Bucherellatene il fondo al fine di ottenere una migliore “respirazione” durante la cottura.

Tagliate i bordi di pasta che spunteranno in eccesso dalla tortiera.

A questo punto bagnate la frolla con un po’ di vino Marsala quindi spolverizzate con della cannella.

Sistemate poi i fichi (precedentemente tagliati a rondelle o a spicchi) sulla base della pasta fino a ricoprirla del tutto.

Passate dunque alla preparazione della crema per la farcitura. Mescolate in una ciotola l’uovo con il cucchiaio di zucchero e la panna fresca fin quando non otterrete un composto liquido ed omogeneo.

Trasferite il tutto nella teglia ricoprendo i fichi in modo uniforme.

Provvedete infine ad infornare, in modalità preriscaldata, a 180° per circa 40 minuti (forno statico).

Trascorso il tempo o comunque quando la frolla risulterà ben dorata e fragrante, sfornate e lasciate raffreddare.

A questo punto non vi resterà che porzionare e servire la crostata ai vostri ospiti.

Sostanziosa delizia.

Crostata di fichi

Zucca di Rocchetta Cengio – P.A.T.

La Zucca di Rocchetta, color arancio e di medie dimensioni, con polpa densa e molto zuccherina, è ideale per fare: torte salate, creme vellutate, ripieni vari, ma soprattutto confetture e mostarde in accompagnamento ai formaggi.

Nei primi mesi di vita della Contotta Slow Food Alta Valle Bormida, alcuni soci Slow Food hanno dato vita al progetto “Salviamo la Zucca di Rocchetta”. L’iniziativa, rivolta alla valorizzazione dei prodotti locali, della cucina e delle tradizioni culinarie, si pone contro l’omologazione che mette a rischio la cultura gastronomica della Valle, e la salute dei suoi abitanti. Il progetto si rivolge in modo particolare ai piatti della tradizione locale a base di una zucca che si presta sia per i dolci sia per i salati.

Il progetto si fonda sul fatto che, negli ultimi anni, solo uno o due contadini anziani si premunivano per garantire la continuità, con annate produttive povere nell’ordine di quattro o cinque zucche che dividevano con amici e conoscenti. Nel 2005 Slow Food ha intercettato i pochi semi rimasti per distribuirli ad agricoltori e orticoltori della Valle, che si sono impegnati a coltivarli in purezza per salvaguardarne la sopravvivenza e garantirne il rischio di estinzione, riappropriandosi della capacità di riprodurre le sementi. Dalla piccola produzione (40 esemplari) del 2005 sono stati selezionati 850 semi prelevati dalle zucche migliori e distribuiti a 130 soggetti.

  • Zona di produzione: Cengio e comuni Alta Valle Bormida
  • Lavorazione: Semina alla fine di Aprile in piena terra. Ogni confezione di semi per la produzione 2006 oltre alla lettera di impegno al rispetto del disciplinare , riporta il numero della zucca di provenienza garantendo il monitoraggio produttivo e selettivo- raccolta ottobre-conservazione fmo ad aprile. Semina coltivazione nell’area geografica definita dall’apposito regolamento, nel rispetto di apposito disciplinare (pubblicato su : www.slowfood-altavallebormida.it)
  • Curiosità:La zucca Rouge Vif d’Estampes è una varietà di Cucurbita maxima, di colore rosso-arancio, appiattita, con caratteristici solchi sulla buccia, di origine francese. (ancora in commercio negli Stati Uniti) Era il prototipo per la carrozza a forma di zucca di Cenerentola e, spesso, viene chiamata con il nome di zucca Cinderella (Cenerentola in inglese). Mediamente ha un tempo di maturazione di 110 giorni, un peso di 12 kg e una larghezza di 50 cm per un’altezza di 15 cm. Ha una polpa deliziosa ed è eccellente per le torte di zucca. I primi semi arrivano a Rocchetta circa 30/35 anni fa (inizio anni 70)e nel corso degli anni si è modificata naturalmente nelle dimensioni, mantenendo inalterata la qualità, anzi, secondo gli “amici della zucca” comitato spontaneo per il progetto salviamo la Zucca di Rocchetta), ha acquistato una pregevole qualità soprattutto per confetture e vellutate.

Fonte: agriligurianet.it

Zucca di Rocchetta Cengio P.A.T. – per la foto si ringrazia

Polpo alla brace su crema di ceci

Il polpo alla griglia su crema di ceci è un secondo di mare molto appetitoso, un modo stuzzicante ed originale di presentare il mollusco in tavola

La croccantezza della carne derivata dalla cottura alla brace si combinerà perfettamente alla cremosità della purea di ceci ed alla freschezza dell’insalata.

Gli ospiti rimarranno sicuramente colpiti e soddisfatti dalla vostra abilità e riscuoterete il meritato successo riscontrando una marea di complimenti.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • Un polpo da circa 1.2 kg.
  • 2 spicchi d’aglio
  • 1 rametto di rosmarino
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • Olio extravergine q.b.
  • Sale q.b.
  • Succo di limone q.b.

Per la crema di ceci:

  • 300 gr. di ceci precotti
  • 1 scalogno
  • 1 rametto di rosmarino
  • 200 gr. di formaggio grattugiato (Grana o Parmigiano
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b .

Per l’insalata:

  • 2 pomodori maturi
  • Qualche foglia di radicchio
  • 1 gambo di sedano
  • Prezzemolo tritato

Per prima cosa pulite il polpo seguendo la procedura qui indicata.

Una volta pronto, arricciate il mollusco immergendolo quattro o cinque volte in acqua bollente (facendo altresì attenzione a non ustionarvi) quindi fatelo ammorbidire cuocendolo per circa quindici minuti.

Nel frattempo preparate l’intingolo per la marinatura. In una ciotola mescolate una buona quantità di olio extravergine d’oliva, il rametto del rosmarino (tritato), il prezzemolo (tritato), il succo di limone, lo spicchio d’aglio (tritato grossolanamente) ed un po’ di sale.

Una volta trascorsi i 15 minuti, spegnete il fuoco e lasciate raffreddare il polpo nel suo liquido di cottura.

Nell’attesa cucinate la crema di ceci. Scolate con cura i ceci che trasferirete in una padella antiaderente quando lo scalogno sarà appassito in un filo d’olio extravergine d’oliva aromatizzato con un rametto di rosmarino. Continuate la cottura per non più di 5 minuti aggiungendo qualche cucchiaio di acqua tiepida.

Trascorso il tempo, trasferite il tutto (tranne il rosmarino che eliminerete) nella tazza di un mixer da cucina unitamente al formaggio grattugiato, ad un pizzico di sale e ad una macinata di pepe. Frullate il tutto fino ad ottenere un composto piuttosto denso e corposo.

Una volta freddo, scolate il mollusco e, con un coltello affilato, separate i vari tentacoli dalla sacca. Trasferite il tutto sulla griglia incandescente. In realtà potreste anche lasciare il cefalopode intero che però potrebbe essere molto più complicato da gestire sulla brace.

Per le tempistiche di cottura, dipenderà molto dalla grandezza dei pezzi, comunque non saranno necessari più di 5/6 minuti per lato, tempo durante in quale spennellerete, di tanto in tanto, il polpo con l’intingolo mescolato in precedenza. Salate su entrambi i lati.

Ora non vi resta che impiattare iniziando con un po’ di crema di ceci su cui adagerete la porzione di polpo e completerete con un po’ di insalata fresca (pomodoro a pezzi con un po’di radicchio rosso ed alcune rondelle di sedano condite semplicemente con un po’ di sale ed olio extravergine d’oliva).

Prima di servire in tavola ai vostri ospiti, spolverizzate con un po’ di prezzemolo tritato.

Un tripudio, un trionfo.

Polpo alla brace con insalata fresca su crema di ceci

Pisello di Borso del Grappa – P.A.T.

“El biso de Borso” si distingue dagli altri per la sua dolcezza: qualità e pregi vengono esaltati nel raccolto primaverile, è in questo momento che i semi sono teneri e di sapore delicato.

Territorio interessato alla produzione

Territorio Comunale di Borso del Grappa (TV)

La storia

Non si hanno notizie precise sull’origine di questo legume, che probabilmente proviene dall’Asia centrale. Venne citato da vari studiosi greci e romani. Proprio questi ultimi conoscevano e coltivavano due diverse varietà del legume. Attualmente l’Italia è uno dei maggiori produttori mondiali di piselli.

Il Pisello di Borso era conosciuto fin dai tempi della Serenissima Repubblica Veneta, quando veniva offerto con il riso al Doge in occasione della festa di San Marco. Anche nel “Trattato della Natura de’ cibi” di Baldassarre Pisanelli del 1659 si trovano riferimento ad un pisello particolarmente dolce proveniente dalla zona di Borso. Altri documenti disponibili attestano che il Pisello veniva coltivato a Borso sin dal 1800.
Un tempo veniva portato ai vicini mercati di Bassano, Asolo e Crespano: la coltivazione era diffusissima.

La maggiore manifestazione che oggi vede protagonista il prodotto è “ La mostra del mercato del Biso” che si svolge durante il mese di giugno.

Descrizione del prodotto

Il pisello è una leguminosa. È caratterizzato da una forma sferoidale di colore verde, a buccia liscia, di consistenza dura e sapore dolce. È racchiuso assieme ad altri piselli in un baccello di colore verde brillante, non commestibile e croccante al tatto. La definizione di “biso di borso” viene applicata esclusivamente ai baccelli della specie “pisum sativum l.” il cui numero medio di baccelli per pianta è di 5-6 mentre il numero medio di semi per baccello è di circa 6. Rispetto ai piselli che normalmente si trovano in commercio, il prodotto finito si presenta meno acquoso, più concentrato e particolarmente dolce.


Processo di produzione

La particolare dolcezza di questo pisello, dalla quale dipende la sua fama, è ottenuta anche grazie ai metodi di coltivazione che prevedono la semina autunnale sulle colline riparate, esposte a sud, dove la particolare giacitura dei terreni, l’assenza di nebbie e la felice esposizione favoriscono tale caratteristica. Le tecniche agronomiche utilizzate sono tradizionali, senza impiego di pesticidi e concimi chimici di sintesi e sono effettuate su terreni che da almeno dieci anni non sono interessati da leguminose in genere. I piselli vengono venduti in cassette di cartone del peso di ca. 5 kg. L’imballaggio usato deve essere nuovo ed il prodotto deve essere privo di foglie e steli. All’interno della cassetta deve essere presente la fascia con il marchio tipico, il nome e dati dell’azienda e del socio produttore, nonché la data di raccolta. Il prodotto non è soggetto a trasformazioni poiché è destinato al consumo allo stato fresco, tuttavia può essere conservato alcuni giorni nelle celle frigorifere utilizzate normalmente per prodotti orticoli.

Reperibilità

Dalla tarda primavera ad estate inoltrata sono reperibili presso tutti i mercati al dettaglio.

Usi

I piselli sono ricchi di proteine, ferro, vitamine e fosforo e si prestano a molteplici usi culinari. Famosissima è la ricetta tipicamente veneta dei Risi e bisi.

Fonte: marcadoc.com

Pisello di Borso del Grappa P.A.T. – per la foto si ringrazia

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