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Archive for Giugno, 2019

Sformato di riso e zucchine

Lo sformato di riso e zucchine è un piatto unico saporito e sostanzioso che può essere consumato sia caldo che freddo. Caratteristica questa che lo rende ideale durante tutti i periodi dell’anno. In inverno, gustato fumante, in un pasto tonificante durante le giornate fredde mentre in estate risulta perfetto, magari mangiato freddo, come pranzo veloce oppure, perché no, per un pic-nic all’aria aperta.

Gli ingredienti sono poveri ma sostanziosi, facilmente reperibili. La preparazione è abbastanza rapida e comunque semplice.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 320 gr. di riso
  • 2 zucchine medie
  • 1 cipolla
  • 200 gr di provolone piccante
  • 1 mozzarella di bufala da 125 gr.
  • 80 gr. di formaggio grattugiato (Parmigiano, Grana, Pecorino)
  • Brodo vegetale q.b.
  • Pangrattato q.b.
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.

Iniziate la ricetta pulendo e lavando con cura le zucchine che poi, una volta asciugate, provvederete a grattugiare. Terminata l’operazione, trasferite il tutto in uno scolapasta, salate e lasciatele scolare la verdura per una mezz’ora circa, tempo necessario per eliminare l’acqua di vegetazione in eccesso.

Procuratevi ora una padella dove verserete un filo di olio extravergine d’oliva per poi unire la cipolla precedentemente pulita e tritata finemente. Accendete il fuoco e soffriggete per un paio di minuti, quindi aggiungete le zucchine grattugiate. Salate e pepate secondo i vostri gusti dunque fate insaporire per 6/7 minuti a fiamma media, mescolando di tanto in tanto.

A questo punto unite il riso, fatelo tostare poi iniziate la cottura vera e propria bagnando di tanto in tanto con del brodo vegetale caldo.

Quando avrete raggiunto una cottura al dente, spegnete il fuoco e mantecate con il formaggio grattugiato.

Nel frattempo ungete una pirofila da forno con del burro dove poi andrete a trasferire il riso formando un primo strato, ricoprite dunque con la provola tagliata a fettine sottili infine concludete ricoprendo con il restante riso.

Guarnite in superficie con la mozzarella tagliata a cubetti. Spolverizzate con un po’ di pangrattato quindi terminate il piatto condendo con un filo d’olio extravergine d’oliva.

Infornate in modalità statica, preriscaldata, per circa 20 minuti a cui aggiungerete, se gradite, ulteriori 5 minuti in modalità grill per ultimare la crosticina dorata in superficie.

Trascorso il tempo, sfornate, lasciate intiepidire per qualche istante quindi impiattate e servite in tavola ai vostri ospiti.

Stuzzicante prelibatezza.

Sformato di riso e zucchine

Sformato di riso e zucchine

Rosmarino di Montevecchia – P.A.T.

La comparsa di questo prodotto nella zona del Parco Regionela di Montavecchia risale all’inizio del 1900 (in seguito alla diminuzione della gelsi bachicoltura): questa coltura infatti ben si adatta al microclima mite e privo di gelate dei ronchi terrazzati del parco.
Il Parco di Montevecchia è il cuore verde della Brianza: si dispiega in terrazzamenti, dolci declivi e fitti boscosi. I torrenti Curione e Molgoretta solcano le zone pianeggianti, mentre nel centro s’innalza un colle sormontato da una graziosa chiesetta secentesca.
Nonostante il fenomeno di abbandono della campagna e dei campi, oggi sono circa un centinaio le aziende agricole che operano e producono all’interno del parco: oltre a Salvia e Rosmarino i prodotti che vi si possono trovare sono formaggi, miele, vino.

Area di produzione
Comuni compresi nel Parco Regionale di Montevecchia (Cernusco Lombardone, Lomagna, Missaglia, Montevecchia, Olgiate Molgora, Osnago, Perego, Rovagnate, Sirtori e Viganò) in provincia di Lecco.

Caratteristiche
Il rosmarino cresce spontaneamente nell’area mediterranea delle zone litoranee della macchia mediterranea, dirupi sassosi e assolati dell’entroterra, dal livello del mare fino alla zona collinare; tuttavia si è acclimatato molto bene anche nella zona dei laghi prealpini e nei luoghi sassosi e collinari della pianura padana.

Curiosità
È noto in Italia anche col nome volgare di ramerino o ramerrino; il nome del genere deriva dalle parole latine ros (rugiada) e maris (del mare).

Fonte: www.paesidelgusto.it

Rosmarino di Montevecchia P.A.T. – per la foto si ringrazia

Melanzane farcite con salsa di ricotta all’erba cipollina

Le melanzane con salsa all’erba cipollina sono un antipasto fresco e gustoso, uno dei tanti modi di utilizzare questo ortaggio versatile e prelibato.

La preparazione della ricetta è molto semplice, gli ingredienti sani e delicati, un piatto economico con cui soddisfare i vostri ospiti senza troppi artifici culinari.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 1 melanzane nera tonda di medie dimensioni
  • 2 pomodori
  • 100 gr. di ricotta
  • 2 cucchiai di erba cipollina
  • 1 cucchiaio di limone
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.

Per prima cosa lavate con cura la melanzana, asciugatela quindi affettatela sottilmente.

In un tegame versate una giusta quantità di olio extravergine d’oliva dove andrete a friggere le melanzane. Una volta cotte, scolatele su un foglio di carta assorbente da cucina.

Lavate con cura l’erba cipollina quindi tritatela piuttosto finemente.

Spatolate con cura la ricotta (potete farlo manualmente oppure usando un mixer da cucina) unitamente al cucchiaio di limone, ad un po’ di sale ed una micinata di pepe.

Unite al composto ottenuto un cucchiaio di erba cipollina tritata, mescolate con cura fin quando gli ingredienti non si saranno amalgamati alla perfezione.

Lavate con cura i pomodori quindi tagliateli a cubetti e conditeli con del sale, il restante dell’erba cipollina e dell’olio extravergine d’oliva.

A questo punto farcite le fette di melanzane con la salsa di ricotta, se riuscite poi chiudetele su loro stesse, altrimenti avvicinatene solo i bordi.

Impiattate e guarnite con un po’ di dadolata di pomodoro ed un filo di olio extravergine d’oliva.

Servite in tavola l’antipasto ai vostri ospiti.

Stuzzicante bontà.

Melanzane farcite con salsa di ricotta all’ erba cipollina

Mousse di mortadella

La mousse di mortadella è una salsa gustosa ed intrigante, perfetta per condire crostini da proporre come merenda sfiziosa oppure come finger food durante un’apericena. Ottima come farcitura per voul au vent freddi o da assaporare accanto a dei gnocchi fritti. Poi, perché no, spalmata su una fragrante fetta di pane casareccio. Noi abbiamo voluto osare un po’, l’abbiamo servita su una fetta di limone bio come antipasto freddo.

Un entrée ideale per ogni occasione, formale o meno. La procedura di preparazione è assolutamente elementare, gli ingredienti sono semplici e genuini.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 1 fetta spessa di mortadella di Bologna I.G.P. del peso di circa 200 gr.
  • 50 gr. di panna fresca
  • 60 gr. di ricotta (o altro formaggio spalmabile)
  • 4 filetti di acciuga
  • 1 limone bio
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.

Per prima cosa tagliate la mortadella a cubetti che poi andrete a versare nella tazza di un mixer da cucina.

Aggiungete la ricotta (precedentemente spatolata). Frullate per alcuni istanti dunque unite la panna ed i filetti di acciuga.

Mixate gli ingredienti fino ad ottenere un composto piuttosto denso ed omogeneo.

Salate e pepate secondo i vostri gusti.

Tagliate il limone in fette sottili

Trasferite la mousse in una sac à poche quindi guarnite ciascuna fetta di limone (oppure i crostini, o i voul au vent) fino a terminare gli ingredienti.

Servite, infine, il tutto in tavola per la gioia dei vostri ospiti.

Delicata bontà.

Mousse di mortadella

Tenerone di maiale marinato alla griglia

Il tenerone di maiale è un secondo saporito ed invitante, reso aromatico e profumato dalla preziosa e gustosa marinatura in cui è stato precedentemente immerso per almeno mezza giornata.

La carne risulterà tenera, gustosa, cotta a puntino e succosa. Un piatto con cui stupire e conquistare i vostri ospiti, anche quelli dal palato più fine e ricercato.

Oltre che aromi selezionati, sincerativi di acquistare un filetto di maiale di ottima qualità dunqe mettetevi nelle mani sapienti del vostro macellaio di fiducia.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone)

  • 4 bistecche di filetto di maiale da 200 gr. ciascuna (oppure un filetto intero da 800 gr.)
  • 1 cucchiaio di chiodi di garofano
  • 1 cucchiaio di aghetti di rosmarino
  • 1 cucchiaino di origano essiccato
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • ½ bicchiere di vino bianco di qualità
  • Succo di un limone bio
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.

Per prima cosa provvedete alla marinatura. Unite il succo di un limone bio ad una giusta quantità di olio extravergine d’oliva (le dosi non sono rigorose bensì a vostra scelta, secondo i vostri gusti), aggiungete il mezzo bicchiere di vino bianco, quindi tutte le spezie. Salate con moderazione.

Mescolate il tutto con cura affinché gli aromi si fondano alla perfezione.

A questo punto immergete la carne nell’intingolo e lasciatela riposare per almeno mezza giornata, se avete tempo, anche 24 ore.

Trascorso il tempo, scolate la carne quindi grigliatela (o cuocetela alla piastra) per pochi minuti su ciascun lato necessari per una cottura a puntino senza che i filetti si asciughino. Se necessario spennellate ancora la carne usando il succo di marinatura. Salate secondo i vostri gusti.

A questo punto non vi resterà che servire in tavola il tenerone di maiale marinato ai vostri ospiti.

Profumata bontà.

Tenerone di maiale marinato alla griglia

Asparagi alla ChezDan&Simo

Gli asparagi alla ChezDan&Simo sono un antipasto/secondo piatto gustoso ed intrigante, nutriente e sostanzioso, un modo alternativo ed interessante per proporre gli asparagi con un condimento fuori dai canoni della tradizionalità.

La ricetta si è fatta sostanzialmente da sola, o meglio, con gli ingredienti che avevamo nel frigorifero. Noi abbiamo solo cercato di combinarli al meglio ottenendo un risultato assolutamente soddisfacente.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 1 kg. di asparagi verdi (o bianchi se preferite)
  • 4 fette di prosciutto cotto di qualità
  • 200 ml di panna da cucina
  • 300 ml di passata di pomodoro
  • 1 cipolla rossa di Tropea
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.

Pulite e pelate la cipolla quindi riducetela in un trito non troppo fine che andrete ad unire in un padellino ad un filo di olio extravergine d’oliva.

Accendete il fuoco e rosolate per qualche minuti dunque aggiungete la salsa di pomodoro. Fate restringere per una decina di minuti a fiamma bassa per poi aggiungete la panna da cucina.

Mescolate con cura, continuate la cottura per un paio di minuti, pepate e salate secondo i vostri gusti, aggiungete il prosciutto cotto tagliato a striscioline infine terminate la cottura per ulteriori due minuti.

Nel frattempo lessate gli asparagi a vapore per 7/8 minuti (a seconda della grandezza) in modo che risultino cotti ma ancora croccanti.

A questo punto non vi resta che disporre la verdura nel piatto, condirla sulla base con alcuni cucchiai di salsa (ancora bella calda) per ogni porzione e servire la pietanza ai vostri ospiti. Terminate il condimento irrorando il tutto con un leggero filo d’olio extravergine d’oliva.

Originale leccornìa.

Asparagi alla ChezDan&Simo

Asparagi alla ChezDan&Simo

Asparagi alla ChezDan&Simo

Pomodori

Curiosità

Il termine primitivo mela aurea si trasformò, durante il corso degli anni, nella più immediata traduzione letterale: pomo d’oro o, più semplicemente, pomodoro, in omaggio al colore inizialmente dorato dell’ortaggio. La scalata verso il successo fu straordinaria: dal momento della sua scoperta, il pomodoro divenne presto il re degli ortaggi, per il sapore originale, per il colore rubino e per le innumerevoli proprietà benefiche, presunte e reali.

Nomi del pomodoro

L’elenco dei nomignoli attribuiti al pomodoro è tanto lungo quante sono le sue proprietà benefiche: c’è un po’ di confusione, quindi è doveroso far chiarezza sulla nomenclatura di questo ortaggio. Abbiamo accennato nell’introduzione che il termine “pomodoro” è frutto di una fusione del termine arcaico “pomo d’oro”; questo termine, prima di trasformarsi in quello attuale, subì varie modulazioni nel corso della storia: tra tutti, si ricorda il “pomme d’amour”, espressione tipicamente francese perché all’ortaggio erano attribuite potenzialità afrodisiache. Tant’è che il pomodoro divenne ingrediente principe di numerose pozioni ed intrugli magici, con (ipotetici) effetti sulla passione. A partire dal francese “pomme d’amour”, gli anglosassoni adattarono l’espressione nella loro lingua “apples of love”: si narra che Walter Raleigh (fondatore dell’isola di Roanoke) regalò una pianta di pomodori alla regina D’Inghilterra Elisabetta, soprannominandola, appunto, apples of love.
C’è che ritiene, addirittura, che il nome pomodoro sia frutto di una storpiatura dell’espressione “pomo dei Mori”: il frutto rosso, infatti, appartiene alla medesima famiglia delle melanzane, ortaggio che, in passato, era il prediletto ed il maggiormente diffuso in tutto il mondo arabo.
Ma la storia sulla nomenclatura del pomodoro non è ancora finita: fatta eccezione per la lingua italiana, il nome del pomodoro, in moltissimi paesi, trae origine dal azteco tomatl (più precisamente, il vocabolo più corretto sarebbe xitomatl, la radice xi- si perse nel corso degli anni).

Generalità

Chiaramente il protagonista indiscusso di insalate e piatti sfiziosi tipicamente mediterranei, il pomodoro deve la sua comparsa in terre europee ai conquistadores spagnoli. Sino al XVIII secolo, il pomodoro veniva coltivato solamente come pianta ornamentale perché i suoi frutti (all’epoca a buccia gialla) erano ritenuti tossici e velenosissimi. Riflettendo, questa teoria non risulta comunque del tutto priva di fondamento, considerando che il pomodoro appartiene alla stessa famiglia di piante velenose (es. belladonna); ad ogni modo, sta di fatto che il pomodoro è completamente innocuo – fatta eccezione, chiaramente per i soggetti sensibili od allergici.
Il pomodoro, originario dell’America centrale e meridionale, pur giungendo in Europa nel 1540, cominciò a prendere piede solo verso la seconda metà del 1600. Presto, la coltivazione dell’ortaggio si diffuse a macchia d’olio e, trovando le condizioni climatiche più favorevoli, il pomodoro modificò la propria veste da giallo dorato (da qui il nome pomo d’oro) all’attuale rosso rubino.
Si attese fino al 1700 per iniziare la coltivazione del pomodoro a finalità alimentari, mettendo da parte quelle ornamentali; nonostante ciò, è bene sottolineare che l’Italia fu uno dei primissimi stati a presentare il pomodoro in cucina.
Attualmente, le tecniche di coltivazione si sono sempre più perfezionate; la richiesta di pomodoro è da molti anni assai elevata e l’esportazione italiana di questi ortaggi è oramai ai vertici mondiali.

Descrizione botanica

Il pomodoro coltivato è noto in botanica come Solanum lycopersicum (o Lycopersicon esculentum secondo quanto stilato dal regolamento fitosanitario): si tratta di una pianta erbacea annua appartenente alla famiglia delle Solanaceae, i cui frutti rossi sono emblema della cucina mediterranea e dell’Italia intera.
La pianta di pomodoro presenta un fusto rampicante (o strisciante): il clima italico, eccessivamente umido, potrebbe causare un progressivo deterioramento dei frutti e della pianta strisciante, proprio per questo è preferibile avvalersi di sostegni.
Il fusto della pianta di pomodoro è coperto da foglie pubescenti pelose, pennatosette, che emanano una profumazione caratteristica ed inconfondibile: le foglie sono piuttosto grandi, irregolari e composte ognuna da più foglioline.
Lo sviluppo di fusto o foglie può essere determinato o indeterminato:

  1. Sviluppo determinato: in un preciso momento, la gemma apicale si trasforma in infiorescenza, cosicché – a livello dell’ascella delle foglie preesistenti – si sviluppano nuovi germogli: in questo modo, la pianta di pomodoro assume un tipico portamento cespuglioso. In genere, lo sviluppo determinato della pianta di pomodoro risulta adatto alla raccolta meccanizzata dei frutti.
  2. Sviluppo indeterminato: il meristema apicale (tessuto vegetale adibito alla riproduzione) mantiene la funzione di generare nuove foglioline per tutta la vita della pianta e, nello stesso modo, le infiorescenze continuano a svilupparsi a livello dell’ascella delle foglie.

[Tratto dal sito: www.agraria.org]
Continuiamo, ora, la descrizione botanica con l’analisi dei fiori.
I fiori di pomodoro sono raggruppati in infiorescenze variabili da 4 a 12, sorte sull’ascella delle foglie; i fiori di pomodoro sono piccoli, bisessuati e colorati di giallo.
I pomodori sono bacche carnose, di forma e dimensioni assai variabili in funzione della specie e della varietà. Si ricordano:

  • Pomodori a forma allungata: Maremma, San Marzano
  • Pomodori tondi lisci: Sunrise, Montecarlo
  • Pomodori costoluti: Samar, Pantano, fiorentino
  • Pomodori ciliegia e a dattero (pomodoro cherry)
  • Pomodori cavi all’interno: tomate à farcir
  • Pomodori a forma schiacciata, ombelicata, globosa ecc..

Generalmente, il colore della buccia è rosso scarlatto ma, anche in questo caso, la tonalità può assumere sfumature diverse in base alla specie: arancione, giallo, verdastro, rosso e verde, ecc.. Il tipico colore rosso rubino del pomodoro è dovuto alla presenza di un pigmento colorato, il licopene.
Le “porzioni” che dividono il pomodoro sono chiamate logge: ogni loggia è costituita da numerosissimi semini discoidali ed appiattiti.

Terreno e clima

Come sappiamo, la coltura orticola più diffusa al mondo – sia per consumo fresco che per destinazione industriale – è proprio il pomodoro: ad ogni modo, nonostante l’Italia sia un grande produttore di questi frutti, il clima non sempre risulta favorevole alla sua crescita.
Il pomodoro teme il gelo, dunque nel clima italico la crescita della pianta è favorita esclusivamente durante il periodo estivo:

Temperatura minima di fioritura: 21°C
Temperatura minima di germinazione: 12°C
Temperatura ideale diurna per lo sviluppo dei pomodori: 24-26°C
Temperatura ideale notturna per lo sviluppo dei pomodori: 14-16°C
Possibile formazione di difetti alla pianta di pomodoro: temperatura > 30°C
Il pomodoro esige clima piuttosto secco: l’umidità eccessiva, infatti, può essere responsabile di marciumi e difetti, sia nei pomodori che nella pianta intera.
Il pomodoro richiede terreni ben drenati, con pH mai eccessivamente acido (5.5-8).
Sodio, fosforo e potassio sono tre minerali indispensabili per il corretto sviluppo del pomodoro.

Introduzione

Si parla di lui come l’imperatore degli orti mondiali: in effetti, il pomodoro, per la sua bontà e per le proprietà benefiche, ha scalato le classifiche degli ortaggi “migliori”, guadagnandosi il podio in poche manciate di anni. Guardato dapprima con occhio sospettoso per i suoi frutti idealmente pericolosi, il pomodoro, negli anni a seguire, è stato ammirato negli orti botanici come pianta tipicamente esotica: attualmente, il pomodoro viene apprezzato per la malleabilità in cucina e per le proprietà in fitoterapia.
Nell’articolo precedente abbiamo studiato il pomodoro in chiave generale, soffermandoci in particolare sugli aspetti di carattere botanico; in questa trattazione conclusiva inquadreremo l’ortaggio nell’ambito fitoterapico, analizzando la sua composizione nutrizionale e le sue proprietà medicamentose, con i relativi effetti benefici sulla salute umana.

Proprietà nutrizionali

Come abbiamo visto, il pomodoro, seppur entrato relativamente tardi – rispetto agli altri ortaggi importati dalle Americhe –  nella cucina italiana, è divenuto un alimento base della dieta mediterranea.
I pomodori sono ricchi d’acqua, che ne costituisce oltre il 94%; i carboidrati rappresentano quasi il 3%, mentre le proteine sono calcolate intorno all’1,2%, le fibre all’1% e, da ultimo, i grassi rappresentano solamente lo 0,2%. Per questo, cento grammi di pomodoro fresco apportano solamente 17 Kcal.
I pomodori contengono discreti quantitativi vitaminici: si ricordano Vitamine del gruppo B, acido ascorbico, vitamina D e, soprattutto, vitamina E, che assicurano al pomodoro le note proprietà antiossidanti e vitaminizzanti.
Cospicua anche la componente minerale: ferro, zinco, selenio, fosforo e calcio associati a citrati, tartrati e nitrati agiscono in sinergia assicurando proprietà rimineralizzanti ed antiradicaliche.
Modico anche il contenuto di acidi organici, quali malico, citrico, succinico e gluteninico, utili per favorire la digestione.

Proprietà benefiche

Dall’analisi precedente si evince che l’identikit nutrizionale del pomodoro si profila perfettamente alle necessità del consumatore del terzo millennio: l’ortaggio è infatti povero di calorie (solo 17 per 100 grammi), adattandosi perciò alle “moderne” diete ipocaloriche, mineralizzante e vitaminizzante, diuretico, digestivo e – soprattutto – gustoso.
Ma le proprietà benefiche del pomodoro non sono ancora finite; abbiamo accennato la sua spiccata capacità di stimolare la diuresi (proprietà diuretica), di conseguenza l’ortaggio è anche un ottimo rinfrescante e depurativo, utile ad eliminare le scorie in eccesso. Questa proprietà viene potenziata dalla presenza dello zolfo, per merito delle sue spiccate capacità disintossicanti.
Ancora, il pomodoro, per la presenza di acidi organici, stimola la digestione salivare e gastrica: diminuendo il pH dello stomaco, infatti, viene favorita la digestione (soprattutto degli amidi). Proprio per questo motivo, però, il pomodoro è sconsigliato a chi soffre di irritazione gastrica o bruciore di stomaco.
Le fibre – emicellulosa e cellulosa, concentrate nella buccia – stimolano la motilità intestinale, a sfavore di stipsi ed intestino pigro.
Il pomodoro è inoltre ricco di solanina, sostanza naturale tossica che abbonda nei pomodori verdi non completamente maturi: la solanina è responsabile di mal di testa, dolori addominali e gastrici.
Il pomodoro viene sfruttato anche nell’emisintesi di corticosteroidi.

Indicazioni

Per le sue proprietà medicamentose, il pomodoro è consigliato ai costipati, essendo un buon stimolate intestinale, ai diabetici, per la povertà in zuccheri, agli ipertesi (per la scarsa quantità di sale), a chi è in sovrappeso, ai malati di gotta, reumatismi, uremia e a tutti coloro che non vogliono trascurare la propria salute. [tratto da Enciclopedia delle piante della salute, di G. Debuigne]

Controindicazioni

Seppur in grado di espletare meritevoli proprietà benefiche, il pomodoro è conosciuto anche per i suoi difetti. Come sopraccennato, il frutto rosso è controindicato a chi soffre di acidità di stomaco, ma non è tutto: il pomodoro è ricco di istamina, una bomba biologica a tutti gli effetti, in grado di scatenare reazioni allergiche, talvolta anche gravi. A questo proposito, molte persone sensibili lamentano dermatiti semplicemente dopo aver curato e tagliato i pomodori, oppure dopo averli mangiati anche in piccole quantità.
La lectina del pomodoro può interagire con la mucosa gestro-intestinale e scatenare infiammazione, alterazione del sistema immunitario, malassorbimento dei nutrienti, ecc.. [tratto da Nutrizione genetica, di Jeffrey S. Bland, Sarah H. Benum]
Il pomodoro contiene diverse proteine allergizzanti, causa di allergia alimentare; tra queste si ricordano Lyc e 1; Lyc e 2; 2Apoligalatturonasi; superossido dismutasi; pectinesterase. [tratto da it.wikipedia.org/]

Pomodoro nella cosmesi

Le proprietà del pomodoro vengono sfruttate anche nella cosmesi: per esempio, applicando sulla pelle delle mani un composto preparato mescolando il succo di pomodoro con glicerina e sale, queste risulteranno morbide e levigate. Da non dimenticare, che molte maschere di bellezza sono formulate con estratti di pomodoro, utile per le proprietà nutrienti, rassodanti e tonificanti.
Da ultimo, anche per alleviare l’acne è consigliata l’applicazione di una crema preparata con il pomodoro.

Fonte: my-personaltrainer.it

Pomodori – per la foto si ringrazia

 

 

 

Tortino di patate, speck e porri

Il tortino di porri patate e speck è un antipasto (ma anche piatto unico) rustico e saporito, molto sostanzioso ed invitante.

Sicuramente più affine alle stagioni fredde dell’anno, rimante comunque piacevole anche quando le temperatura sono più elevate.

La preparazione è piuttosto semplice, gli ingredienti genuini e facili da reperire. Potete create un’unica torta, nella classica teglia da forno, oppure preparare delle monoporzioni in cocotte di coccio, come abbiamo fatto noi, che risultano anche più d’impatto e facili da servire.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 4 patate medie
  • 120 gr. di speck in listarelle
  • 1 porro
  • 2 uova
  • 2 mozzarelle da 125 gr. ciascuna
  • 200 ml di panna da cucina
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Sale q.b.
  • Pepe q.b.

Per prima cosa lessate le patate quindi lasciatele raffreddare, pelatele e tagliatele a fettine non troppo sottili.

Mondate il porro per poi ridurlo a rondelle piuttosto sottili.

Procuratevi ora una padella dove andrete a rosolare lo speck a listarelle, non è il caso di aggiungere condimento, quando sarà ben croccante, scolatelo e mettetelo da parte.

Nella medesima padella, versate un filo di olio extravergine d’oliva, accendete il fuoco aggiungete il porro e fatelo appassire a fiamma lieve, quando sarà rosolato a puntino, scolatelo e mettetelo da parte.

Passate ora ad insaporire le patate, con un po’ di olio extravergine, nello stesso tegame. Quando si saranno dorate, salate e pepate secondo i vostri gusti. Spegnete il fuco.

Trasferite i tuberi in una ciotola unitamente allo speck, al porro, alla panna ed alle uova precedentemente sbattute. Mescolate il tutto per bene fin quando gli ingredienti non si saranno amalgamati alla perfezione.

A questo punto spostate il composto in una teglia da forno (in precedenza adeguatamente unta con l’olio o con il burro) oppure, come abbiamo fatto noi, create delle mini porzioni adeguate alla grandezza delle cocotte.

Ricoprite la superficie del tortino con delle fette sottili di mozzarella.

Infornate, in modalità preriscaldata, a 180°, per circa 25 minuti o comunque fin quando il tortino non risulterà ben colorito e comparirà la classica e golosa crosticina dorata in superficie.

Sfornate e servite in tavola ai vostri ospiti.

Rustica delizia.

Tortino di patate, porri e speck

 

Amarene d’Uschione – P.A.T.

Caratteristiche
Le Amarene d’Uschione sono prodotte seguendo una particolare tecnica di potatura dell’albero.

Modalità produttive
Pianta allevata con fusto alto 2 metri e poi ramificazioni brevi, per miglior raccolta e minor fragilità. Nessun trattamento perché coltivate con produzione biologica.

Caratteristiche organolettiche
Le Amarene di Uschione hanno un sapore dolce e polpa compatta.

Come si consuma
Le Amarene di Uschione sono utilizzate per produrre confetture, ma soprattutto sotto spirito, con aggiunta di zucchero, dopo averle fatte essiccare al sole e prima di aggiungere la grappa.

Zona di produzione
Le Amarene di Uschione sono prodotte a Uschione, frazione di Chiavenna, in provincia di Sondrio.

Fonte: italiaatavola.net

 

Amarene d’Uschione P.A.T. – per la foto si ringrazia

Scaloppine alla pizzaiola

Le scaloppine alla pizzaiola sono un secondo gustoso ed intrigante, una vera e propria leccornia per grandi e piccini.

La preparazione è semplice, gli ingredienti genuini e saporiti. Insomma, un piatto ideale per tutte le occasioni, in ogni periodo dell’anno.

Pomodori, origano, olive e capperi, uniti ad un sapiente soffritto renderanno strepitose le vostre fettine di vitello di alta qualità.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 600 gr. di vitello in fettine
  • 500 gr. di pomodori maturi
  • 25 gr. di burro
  • 1 scalogno
  • 1 carota piccola
  • 1 gamba di sedano piccola
  • 2 cucchiai di olive taggiasche sott’olio
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Origano q.b.
  • Sale q.b.

Per prima cosa pulite, lavate ed asciugate con cura le verdure. Riducete poi lo scalogno, la carota ed il sedano in un trito piuttosto sottile, i pomodori a cubetti (eliminate, per quanto possibile, i semi). Scolate le olive ed i capperi.

Prendete ora le fettine di vitello, inseritele tra due fogli di carta da forno quindi spianatele con un batticarne. Salate con moderazione.

Procuratevi dunque una padella capiente dove scioglierete il burro nel quale rosolate perbene la carne da entrambi i lati. Togliete infine la carne dal fuoco e mettetela da parte, in un piatto.

Nel medesimo tegame, versate un filo di olio extravergine d’oliva, quindi accendete il fuoco ed unite il trito di scalogno, sedano e carota.

Soffriggete il tutto per circa cinque minuti a fiamma media, aggiungete poi il pomodoro, le olive ed i capperi. Cuocete per altri cinque o sei minuti, mescolando di tanto in tanto. Aggiungete dunque la carne immergendola a fondo nel pomodoro, continuate poi la cottura per ulteriori 6/7 minuti a fiamma bassa facendo attenzione che il sugo non si asciughi eccessivamente.

Trascorso il tempo, spegnete il fuoco, impiattate le vostre scaloppine e spolverizzatele con un po’ di origano essiccato.

Servite il piatto in tavola, ancora fumante, ai vostri ospiti volendo, accompagnato da qualche verdura di stagione.

Delizia mediterranea.

Scaloppine alla pizzaiola

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