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Archive for marzo, 2018

Risotto alla barbabietola e crema di gorgonzola

Il risotto alla barbabietola e crema di gorgonzola è un vero portento, sia dal punto di vista del gusto che da quello visivo/cromatico.

Perfetto il connubio di gusti tra la dolcezza della barbabietola rossa precotta in forno e la forza saporita del gorgonzola.

Anche la preparazione è estremamente semplice e rapida da eseguire.

Un piatto ideale per tutte le stagioni, per tutte le occasioni, per tutti gli ospiti.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 280 gr. di riso carnaroli
  • 300 gr. di barbabietola rossa precotta al forno
  • 200 gr. di gorgonzola dolce
  • 80 gr. di formaggio grattugiato
  • 1 bicchiere di vino bianco di buona qualità
  • 1 cipolla bianca media
  • brodo vegetale q.b. (800 ml. Circa)
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • latte q.b.
  • sale q.b.

Per prima cosa pulite e pelate con cura la cipolla quindi riducetela in un trito piuttosto fine e trasferitela in una padella adeguatamente capiente.

Unite un filo di olio extravergine d’oliva e soffriggete fin quando la verdura non sarà appassita.

A questo punto aggiunte il riso, fatelo tostare prestando attenzione al fatto che la cipolla non bruci.

Sfumate con il vino bianco quindi iniziate la cottura vera e propria aggiungendo il brodo vegetale un mestolo alla volta non appena il precedente si sarà assorbito.

Procedete per 17/18 minuti o comunque fin quando non lo ritenete a puntino per i vostri gusti.

Nel frattempo provvedete a preparate la barbabietola, che va pelata, tagliata a tocchetti quindi ridotta in crema con l’aiuto di un mixer (consigliamo di aggiungere un paio di cucchiai di brodo vegetale per rendere più semplice il procedimento).

Procuratevi poi un pentolino dove andrete a far sciogliere (a fiamma molto bassa) il gorgonzola unitamente ad un poco di latte. Basteranno pochi minuti per ottenere una salsa piuttosto densa e corposa.

Quando mancheranno due/tre minuti al termine cottura del riso, unite in padella la crema di barbabietola e mescolate con estrema cura. Trascorso il tempo, spegnete il fuoco e mantecate con il formaggio grattugiato.

Ora non vi resta che impiattare, condire in decorazione con la salsa di gorgonzola e servire in tavola ai vostri ospiti.

Un successo assicurato.

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Rösti di cavolfiore

Il rösti è una preparazione tipica della cucina tedesca a base di patate, noi ci siamo permessi di rivisitarla in chiave nostrana sostituendo l’ingrediente principale con il cavolfiore.

Esperimento assolutamente riuscito, la ricetta che vi proponiamo oggi è invitante, gustosa ed economica. Siamo davanti ad un vero e proprio jolly da giocare in caso di cena/pranzo da preparare rapidamente e con pochi ingredienti.

Il rösti attenua molto il sapore del cavolfiore, cosa che vi permette di proporlo anche ai più piccini che spesso non gradiscono molto il gusto di questa verdura.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 1 cavolfiore medio
  • 3 denti di aglio
  • 1 mozzarella da 250 gr. (tagliata a tocchetti)
  • 3 uova
  • 80 gr. formaggio grattugiato
  • 1 cucchiaio di erba cipollina tritata fresca
  • Pepe nero q.b.
  • Sale q.b.

Per prima cosa pulite il cavolfiore premurandovi di eliminarne le parti interne più dure e fibrose quindi provvedete a lavarlo con cura.

Terminata l’operazione disponete la verdura su un canovaccio da cucina ed asciugatela con cura.

Grattugiate ora le cimette con una grattugia a mano (fori grandi) oppure con un mixer da cucina (in questo caso fate comunque in modo che il risultato sia ancora una poltiglia ancora abbastanza grezza).

Riponete ora il tutto in una ciotola, salate e mescolate. A questo punto strizzate il trito ottenuto con un colino oppure tramite un canovaccio pulito in modo da espellere più liquido possibile.

Ritrasferite il risultato nel contenitore precedente.

Unite ora gli altri ingredienti, ovvero le uova, l’olio, l’erba cipollina, l’aglio, il formaggio grattugiato e la mozzarella, aggiustate di sale e di pepe. Mescolate con cura in modo che gli ingredienti si mescolino in maniera uniforme.

Prendete il composto appena ottenuto e stendetelo uniformemente sulla leccarda del forno (foderata in precedenza con della carta da forno).

Infornate (preriscaldato) a 180° per circa 35 minuti o comunque fin quando la superficie del rösti risulterà perfettamente dorata.

Trascorso il tempo, sfornate e lasciate intiepidire.

A questo punto il vostro rosti è pronto per essere porzionato, impiattato e servito in tavola ai vostri ospiti.

Semplice golosità.

Rosti di cavolfiore

Rosti di cavolfiore

Rosti da cavolfiore

Rosti di cavolfiore

 

Tartare di barbabietola con mostarda di Dijon

La tartare di barbabietola rossa con mostarda di Dijon è un antipasto leggero ma nel contempo gustoso ed intrigante.

Molto semplice e rapido da preparare, in questo piatto si fondono alla perfezione la tipica dolcezza della barbabietola con il gusto, la piccantezza e l’acidità della mostarda di Dijon.

Antipasto adatto per tutte le stagioni, ben si adatta sia per un pranzo tra amici che per una cena più formale.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone)

  • 2 barbabietole rosse precotte al forno
  • mostarda di Dijon q.b.
  • 2 denti d’aglio
  • pepe q.b.
  • sale q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.

Per prima cosa pulite con cura le barbabietole precotte quindi, aiutandovi con un tagliere, riducetele a toccetti piuttosto fini.

Trasferite poi il risultato in una una ciotola da cucina.

Pelate l’aglio, tagliate i denti in due quindi privateli dell’animella interna.

Unite l’aglio alle barbabietole, quindi condite il tutto con un poco di sale, una macinata del pepe nero ed un filo di olio extravergine d’oliva.

Mescolate con cura e lasciate riposare una decina di minuti.

Trascorso il tempo, eliminate l’aglio, impiattate con cura come nella foto, premurandovi di spennellare ai lati della barbabietola con la mostarda di Dijon.

Terminate la composizione aggiungendo due gocce d’olio in superficie.

Servite in tavola ai vostri ospiti ricordando loro di mangiare la tartare di barbabietola accompagnata dalla mostarda affinchè non venga lasciata come mera decorazione.

Tartare di barbabietola rossa con mostarda di Dijon

 

 

Barbabietole rossa

Barbe rosse, barbabietole rosse o, ancora, carote rosse: sono tutti sinonimi dialettali utilizzati nella lingua locale di alcune regioni italiane, tutti riferiti alle rape rosse. Stiamo parlando di un tubero inconfondibile per il suo particolarissimo colore rosso brillante, tant’è che il pigmento caratteristico delle rape rosse, la betanina, viene assai sfruttato anche dall’industria alimentare.Malgrado gli appelli di dietologi e specialisti dell’alimentazione, si tende spesso a dimenticare l’importanza fitoterapica e benefica di alcuni ortaggi come, in questo specifico caso, le rape rosse. Dopo una descrizione generale e botanica, analizzeremo quindi le caratteristiche nutritive e terapiche di questo prezioso tubero di rosso vestito.

Generalità sulle rape rosse

Seppur appartenente alla stessa famiglia, la barbabietola rossa non dev’essere confusa con la barbabietola da zucchero.
La rapa rossa ha origini antiche: tant’è che il suo consumo è menzionato persino in alcuni antichissimi scritti greci risalenti al 420 a.C., periodo in cui il tubero rosso era noto semplicemente come beta.  Secondo il pensiero di altri autori, l’origine delle rape rosse risale addirittura al 2.000 a.C., considerata la presenza di alcuni reperti archeologici che la attestano.
Dai tempi più antichi, quindi, la rapa rossa è sfruttata dall’uomo come alimento che ben si presta ad accompagnare carni e piatti saporiti. Tuttavia, la preziosità della rapa rossa non si ferma solo all’ambito culinario: infatti, come approfondiremo durante la spiegazione dell’articolo, la rapa rossa è importante anche per le proprietà terapiche. Non a caso, si parla di rapa rossa come un concentrato di elementi indispensabili per la salute umana.

Diffusione e coltivazione

La rapa rossa è un tubero originario dei Paesi europei e dell’Africa del Nord, attualmente coltivato in tutte le aree del Mediterraneo.

La rapa rossa, che non richiede condizioni particolari di coltivazione, ben si adatta ad ogni tipolo di terreno, nonostante preferisca quelli leggermente acidi ed argillosi. La rapa rossa viene coltivata sino ad 800 metri di altitudine, ed ama le regioni a clima temperato.

 

Descrizione botanica

Le rape rosse sono tuberi noti in botanica come Beta vulgaris var. rapa forma rubra: si tratta di una pianta appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae ed al genere Beta. Esistono le varietà da foraggio, da orto, e da zucchero.
La rapa rossa è una pianta biennale erbacea, coltivata talvolta come annua (altezza 0,5-1 metro): similmente paragonabile per forma alla barbabietola, la rapa rossa presenta una pellicola rossa; pure la  radice, le foglie ed i piccioli sono dipinti dallo stesso color rubino. Le foglie presentano una particolare forma a cuore e, nelle specie coltivate, raggiungono una lunghezza superiore ai 20 centimetri, mentre i fiori presentano 5 petali e sono riuniti in spighe.
La rapa rossa fiorisce nei mesi caldi, in particolare da luglio a settembre.

Valori nutrizionali e pigmenti

Le rape rosse contengono pochissime calorie (solamente 19 per 100 grammi di prodotto): per questo motivo, rientrano tra i cibi ipocalorici, ottimi alimenti preferibili quindi in diete bilanciate che presuppongono una marcata restrizione calorica.
Le rape rosse sono costituite da una buona quantità di acqua, corrispondente all’incirca al 91%; si conta solo il 4% di carboidrati ed il 2,6% di fibre; il restante è costituito da proteine e, in minima parte, da grassi.
Essendo una radice, la rapa rossa funge da miniera di Sali minerali, sapientemente assorbiti dal terreno: potassio, ferro, calcio, fosforo e sodio. Anche le vitamine rivestono un ruolo da protagonista nella composizione dell’ortaggio: tra queste spiccano la B1, la B2, la B3, la A (tracce) e la C.
Nella radice di rapa rossa si ritrova un glicoside che attribuisce la tipica colorazione rosso vivo alla rapa: si tratta della betanina, sfruttata – come accennato – dall’industria alimentare come colorante naturale (E 162), ricavato dalla radice tramite spremitura od estrazione con acqua da frammenti dell’apparato radicale. Altro pigmento riscontrato nella rapa rossa è la betaxantina, che le conferisce striature giallastre.
Ancora, nella radice di rapa rossa si trovano altre sostanze sfruttate nella fitoterapia e nella cosmesi: saponine, antociani, flavonoidi in genere ed allantoine (proprietà idratanti e disarrossanti).

Rape rosse nell’alimentazione

Le rape rosse vengono generalmente consumate cotte, malgrado sia preferibile mangiarle crude, grattugiate o a fettine sottilissime – al fine di assumere anche tutte le vitamine, i sali minerali e le fibre in esse contenute.
Alcuni amano cuocere al forno le rape rosse, dunque tostate e gratinate.
Nella fitoterapia, è consigliato il decotto di rapa rossa come depurativo, rimineralizzante e digestivo.

 

Proprietà terapiche

Come abbiamo visto, la rapa rossa vanta numerosissime proprietà terapiche, sapientemente sfruttate in ambito erboristico-fitoterapico. Si tratta di un ortaggio dalle proprietà anzitutto depurative e rinfrescanti. Data la ricchezza di minerali, la rapa rossa s’inserisce tra gli alimenti fortemente rimineralizzanti e, per lo stesso motivo – nonché per la ricchezza di ossalati – è sconsigliata in caso di calcolosi renale.
Il consumo di rape rosse è raccomandabile invece agli anemici: infatti, sembra che le sostanze chimiche presenti nell’ortaggio siano in grado di rivitalizzare i globuli rossi e riequilibrare i livelli di ferro nel sangue.
Tra le altre proprietà attribuite alla rapa rossa, si ricordano quelle antisettiche, nutrienti e ricostituenti; per questi motivi, il consumo di rape risulta particolarmente benefico negli stati influenzali.
La radice rossa è utile anche per favorire le funzionalità digestive, poiché stimola la produzione di succhi gastrici: a rigor di ciò, è sconsigliata per chi soffre di acidità di stomaco.
Il consumo di rape rosse è inoltre controindicato per i diabetici, considerato il modesto contenuto in zuccheri (4%) di questo ortaggio.
Nella cosmesi, le rape rosse sono utilizzate sia per estrarre il pigmento rosso, sia per preparare creme ad azione capillarotropa ed antiarrossante.

Ortaggio anticancro?

Nella rivista International Journal of Cancer, si discute sul ruolo delle rape rosse come potenziale alimento anticancro: la questione è per certi versi discutibile ed oscura, e non esiste alcuna dimostrazione indubbia ed inequivocabile che accerti l’ipotesi. In particolare, nella rivista sopraccitata si discute del possibile ruolo delle rape rosse nella prevenzione del tumore al colon; per altri, le rape rosse sarebbero in grado non solo di prevenirne il cancro, ma anche di contrastarlo.

Fonte: www.my-personaltrainer.it

Barbabietola rossa – per la foto si ringrazia

 

Formaggio di colostro ovino – P.A.T.

Questo formaggio viene prodotto con il colostro, denso latte proveniente della seconda mungitura degli ovini che hanno appena filiato.Il colostro è sempre stato considerato particolarmente pregiato, date le sue qualità altamente nutritive ed il suo gusto particolarmente gradevole.

La produzione del colostro dalle pecore che hanno filiato si può ottenere nere solo per 4-5 giorni dalla nascita dell’agnello per cui viene subito raccolto e destinato al consumo diretto di bambini o anziani oppure viene trasformato in una ricotta ed un formaggio particolarmente prelibati.

Il colostro viene riscaldato in un recipiente di acciaio o alluminio, in passato si utilizzava il paiolo di rame, ad una temperatura di 35°C. Raggiunta questa temperatura il colostro viene tolto dalla fiamma e vi si aggiunge il caglio, si effettua una rimestata del tutto per renderlo omogeneo e quindi si attende la “quagliata” quando tutto il composto si addensa in una una forma unica, che appare omogenea e compatta.

Lasciata lievemente raffreddare, la forma viene introdotta in un contenitore cilindrico bucherellato in acciaio e viene pressata per facilitare la fuoriuscita del siero da entrambe le parti di seguito. Il siero fuoriuscito viene raccolto e rimesso nel recipiente per essere utilizzato per la produzione della ricotta.

Si ottiene così una massa caseosa di forma elicoidale dello spessore di circa 15- 20 cm. A questo punto, al siero rimasto si aggiunge del nuovo colostro e viene portato ad ebollizione fino a quando i fiocchi di ricotta non affiorano, la ricotta così formata viene “pescata” e raccolta a parte negli appositi cestelli di plastica (fruscelle) dai quali si effettua la totale eliminazione del liquido in eccesso che, tuttavia, non viene ancora buttato.

Il siero rimasto servirà nuovamente per immergere il formaggio appena prodotto per pochi minuti, poi la forma subisce nuovamente la pressione manuale per l’eliminazione di tutto il liquido in eccesso.

Al termine, viene il formaggio quindi fatto raffreddare ed immerso in una salamoia satura per per ventiquattro ore. Segue un periodo in cui il formaggio viene fatto seccare per 4-5 giorni, infine è pronto per essere consumato.

Nonostante tale elaborata lavorazione, il prodotto deve essere consumato abbastanza fresco, circa 7-8 giorni, anche se attualmente viene anche posto nel congelatore e consumato all’occorrenza, preferibilmente cotto a fette nella brace.

Pur essendo un formaggio molto apprezzato e ricercato viene prodotto solo artigianalmente e direttamente dall’allevatore. La produzione si limita a minicaseifici o piccole strutture generalmente gestite da piccoli gruppi familiari nel totale rispetto delle norme igienico-sanitarie.

Fonte: Atlante Caseario.com

Formaggio di colostro ovino P.A.T. - per la foto si ringrazia

Formaggio di colostro ovino P.A.T. – per la foto si ringrazia

Sformato di cavolo romanesco con bagna cauda

Lo sformato di cavolo romanesco con bagna cauda è un antipasto principalmente adatto alla stagione fredda ma che si può proporre tranquillamente durante tutto il periodo dell’anno.

Il sapore delicato del romanesco ben si coniuga con il gusto rustico e sapido della tipica salsa piemontese.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 6 persone):

  • 600 gr. di cavolo romanesco
  • 250 ml. di panna liquida da cucina
  • 5 uova
  • 1 rametto di rosmarino
  • 1 noce di burro
  • 25 ml di olio extravergine d’oliva
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • per la bagna cauda (delicata), cliccate qui, oppure, (intensa) qui.

Per prima cosa lavate con cura il cavolo romano, asciugatelo per bene quindi riducetelo a cimette.

Lessate ora la verdura (preferibilmente a vapore) per cinque o sei minuti quindi scolate e lasciatela raffreddare. Schiacciate ora le cimette aiutandovi con i rebbi di una forchetta in modo da ottenere una crema  piuttosto densa.

In un ciotola a parte andate a mescolare la panna con le uova, salate e pepate a piacere.

Unite al composto appena ottenuto la crema di romanesco  rimestate con cura fino ad ottenere un composto omogeneo.

Procuratevi ora 6 formine (preferibilmente in silicone oppure in alluminio) quindi imburratele con cura.

Riempite ora ogni contenitore con l’impasto fino al limite di un cm dal bordo superiore.

Prendete infine una teglia da forno dove verserete due dita di acqua, disponete quindi le sei formine ed infornate a 200 gradi (forno preriscaldato statico) per circa 30 minuti.

Nel frattempo preparate la bagna cauda (seguite il procedimento qui indicato).

Trascorso il tempo, sfornate i vostri flan, lasciateli intiepidire quindi rivoltate le formine in un piatto, conditeli con la bagna cauda ancora fumante e servite in tavola ai vostri ospiti.

Un successo.

Flan di cavolo romanesco con bagna cauda

 

Pappardelle gamberi, burrata, pistacchi e lime (by Andrea Arizzi)

Avevamo bisogno di una ricetta raffinata, in nostro soccorso è arrivato Andrea che ha cucinato ed immortalato i passaggi di questo primo piatto elegante e gustoso, perfetto per stupire i vostri ospiti sia in una cena formale che in un pranzo tra amici. Ideale per una cena romantica con il vostro partner.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera

Ingredienti (dosi per 2 persone):

  • 250 gr. Pappardelle all’uovo
  • 120 gr. Burrata
  • 10 mazzancolle fresche intere
  • 1 manciata di Pistacchi IGP di Bronte
  • 1 Lime
  • Olio extravergine di oliva q.b.
  • Pepe q.b.

Iniziate la procedura pulendo i gamberi, ovvero rimuovendo loro carapace ed intestino.

Disponeteli ora in un piatto piano e spolverizzateli con del lime grattugiato.

Sistemateli quindi con cura nel sacchetto apposito (aggiungendo un po’ di olio ed un’ulteriore grattugiata di lime), provvedete ad ottenere il sottovuoto con l’idoneo elettrodomestico.

Cuocere poi a bassa temperatura per 30 minuti, a 54.4°. Per chi non dispone degli strumenti per la CBT, consigliamo di cuocerli in padella facendo in modo di lasciarli con una buona consistenza tra il crudo e il cotto.

Nel frattempo procedete con altre preparazioni.

In primis: prendete i pistacchi, rimuovetene il guscio quindi delicatamente toglietene le pellicine marroni. Lavateli e lasciateli asciugare. Poi tritateli non troppo finemente con un qualsiasi frullatore o estrattore.

Preparare ora una pentola con l’acqua, portatela a ebollizione e salatela.
Su un tagliere, riducete la burrata a fettine, non troppo grosse nè troppo sottili. Ricordatevi di tirare fuori dal frigo, per tempo, la burrata stessa che altrimenti rischia di essere troppo fredda (deve, invece, essere a temperatura ambiente).

Nel frattempo, buttate la pasta e lessatela rispettando i tempi indicati sulla confezione per una cottura al dente.

A parte, preparare una padella con l’acqua della burrata, un po’ di succo di lime (che già avrete grattugiato in precedenza) e una punta di olio.

A metà lessatura della pasta (2 minuti circa), versate un po’ di acqua di cottura nella padella a fianco, accendete e riducete il tutto.
Terminata la cottura (4 minuti) scolatela, versatela nella padella a bordi bassi e mantecate di modo che la pasta assorba i sapori dell’acqua di burrata e del lime.

Non vi resta ora che impiattare annidando prima la pasta, poi disponendo a raggiera i gamberi, unendo infine la burrata a fettine. Spolverizzate con i pistacchi tritati, condite infine con un filo di olio extravergine d’oliva e con una macinata di pepe.

Non vi resta che servire in tavola ai vostri ospiti.

Semplicemente, sublime.

PAPPARDELLE GAMBERI, BURRATA, PISTACCHI E LIME

PAPPARDELLE GAMBERI, BURRATA, PISTACCHI E LIME

PAPPARDELLE GAMBERI, BURRATA, PISTACCHI E LIME

PAPPARDELLE GAMBERI, BURRATA, PISTACCHI E LIME

PAPPARDELLE GAMBERI, BURRATA, PISTACCHI E LIME

PAPPARDELLE GAMBERI, BURRATA, PISTACCHI E LIME

PAPPARDELLE GAMBERI, BURRATA, PISTACCHI E LIME

PAPPARDELLE GAMBERI, BURRATA, PISTACCHI E LIME

PAPPARDELLE GAMBERI, BURRATA, PISTACCHI E LIME

PAPPARDELLE GAMBERI, BURRATA, PISTACCHI E LIME

PAPPARDELLE GAMBERI, BURRATA, PISTACCHI E LIME

PAPPARDELLE GAMBERI, BURRATA, PISTACCHI E LIME

 

 

 

 

 

Ragù bianco radicchio e salsiccia

Oggi vi presentiamo una ricetta semplice ma gustosissima, ideale per condire qualunque tipo di pasta oppure come farcia per imbottire cannelloni, lasagne o pasta al forno.

Una vera delizia, salsiccia e radicchio si sposano sempre in maniera perfetta.

Le dosi indicate sono sempre piuttosto abbondanti, perchè noi siamo dell’avviso che per fare un buon ragù, bisogna cucinarlo con calma, curarlo con passione ed in grosse quantità. Se per caso avanza, lo si può tranquillamente congelare.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per condire 8/10 porzioni di pasta):

  • 600 gr. di salsiccia
  • 1 cespo di radicchio rosso di Chioggia I.G.P.
  • 1 carota
  • 1 sedano
  • 1 cipolla 
  • 1 bicchiere di vino rosso di buona qualità
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Per prima cosa, lavate con cura le verdure quindi riducete cipolla-sedano e carota in un trito non troppo sottile, tagliate il radicchio a listarelle.

Procuratevi ora una padella sufficientemente capiente dove verserete un filo di olio extravergine d’oliva, scaldatelo a fiamma media quindi unite il trito di verdure, soffriggete per qualche minuto (fin quando la cipolla non assumerà i connotati della trasparenza).

Aggiungete ora la salsiccia (che precedentemente avrete privato del budello esterno) sminuzzata in piccoli tocchetti.

Rosolate per qualche minuto, sempre a fuoco medio, fin quando la carne sarà perfettamente dorata.

A questo punto aggiungete il radicchio a listarelle, deglassate con il vino rosso quindi abbassate la fiamma e cuocere per una mezz’ora circa non dimenticandovi di mescolare di tanto in tanto.

Quando la salsiccia cotta a puntino ed il radicchio appassito si saranno perfettamente amalgamati, assaggiate ed eventualmente aggiustate con del sale e del pepe.

Il vostro ragù ora è pronto per condire una gustosa pasta oppure per farcire cannelloni o lasagne.

Consiglio: se usate il ragù per condire la pasta da mangiare al momento, tenetelo un tantino più cremoso, se lo usate per farcire cannelloni o lasagne, lasciatelo rapprendere un poco di più.

Ragù radicchio e salsiccia

Ragù radicchio e salsiccia

Ragù radicchio e salsiccia

Ragù radicchio e salsiccia

Ragù radicchio e salsiccia

Ragù radicchio e salsiccia

 

 

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