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Archive for Maggio, 2015

Dice il saggio….

“Questa è la civiltà: hai tutto quello che vuoi quando non ti serve”.

Totò

Totò

Rapa di Caprauna

Descrizione

La Rapa di Caprauna (Brassica rapa subsp. rapa) ha una grossa radice a forma rotondo-appiattita con una pasta di colore bianco tendente al giallo e un sapore dolce che è più marcato più la colorazione gialla è intensa. La pianta veniva tradizionalmente seminata sui terrazzamenti retti da muretti a secco dopo la raccolta del grano e, vista la sua resistenza alle basse temperature, forniva >frutti per tutto l’autunno. La coltivazione in terreni ricchi di calcio a quote comprese tra gli 800 e 1500 m unitamente alla presenza delle stoppie dei cereali incrementano la crescita e la dolcezza della radice.

La semente viene autoprodotta a livello aziendale facendo seccare appese le infiorescenze delle migliori piante appositamente destinate alla produzione del seme. Dalla stessa semente, si differenziano in campo due tipologie di rapa: quella gialla, più dolce e pregiata, e quella bianca, meno gustosa

Area di produzione

Comuni di Caprauna e Alto (Alta Val Tanaro)

Storia e tradizione

testimonianza dalla fiorente attività agricola di un tempo. Questi terrazzamenti retti da muretti di pietra a secco, si estendono fino ad un altezza di 1200 m e  rendevano possibile la coltivazione a alta quota di grano, orzo, segale e avena. Dopo il primo raccolto di cereali i contadini seminavano sulle stoppi le rape che venivano raccolte nel periodo invernale e vendute nei mercati della Val Tanaro e della vicina Liguria dove erano conosciute per la loro dolcezza. Le foglie in dialetto denominate “gambe” ( le piante secche) venivano bruciate la sera di S. Giovanni davanti alle abitazioni e la cenere cosparsa sull’uscio per tenere lontane le formiche.

Oggi, i residenti a Caprauna non superano le 130 unità e l’età media è di circa 60 anni. L’avvio del Presidio, nelle intenzioni delle amministrazioni pubbliche coinvolte, mira alla promozione di un prodotto dalle indiscusse qualità organolettiche, e dovrebbe dare il via a un più ampio piano di recupero territoriale e ambientale. L’obiettivo è l’incremento della coltivazione delle rape sui terrazzamenti già esistenti, il ripristino di quelli danneggiati e una serie di iniziative volte a incentivare coloro che intendono ricominciare questo tipo di coltivazione ma anche, semplicemente, chi volesse ritornare a vivere a Caprauna. La rapa di Caprauna insieme ad altri prodotti tipici della Val Tanaro sono poi sostenuti dal Consorzio per la valorizzazione e la tutela dei prodotti tipici dell’Alta Val Tanaro che ha adottato disciplinari di produzione e un proprio marchio per la vendita dei prodotti da esso rappresentati.

Fonte: Prodotti tipici della Provincia di Cuneo.it

Per saperne di più:

  • La Rapa di Caprauna è un presidio Slow Food sostenuto dalla Comunità Montana Alta Val Tanaro anche tramite il Consorzio per la valorizzazione e la tutela dei prodotti tipici Alta Val Tanaro
Rapa di Caprauna - per la foto si ringrazia

Rapa di Caprauna – per la foto si ringrazia

Buon venerdì….

Kazuki Yamamoto

Kazuki Yamamoto

29 maggio

Oggi si venera San Massimino di Treviri, vescovo.

Citato nel Martirologio geronimiano alla data del 29 maggio, il vescovo di Treviri è ricordato anche da Gregorio di Tours, che descrive alcuni miracoli avvenuti presso la sua tomba.

La prima biografia di Massimino è caratterizzata da amplificazioni di scarsa attendibilità storica (tra cui si ricorda la falsa notizia della deposizione di Eufrate di Colonia ad opera di Massimino nel corso di un sinodo del 346), e dall’utilizzo di noti topoi agiografici, quale, ad esempio, l’episodio dell’orso costretto a sostituire la bestia da soma divorata da quest’ultimo. Tale testo è stato redatto fra il 750 e il 760 da un anonimo monaco di Treviri, con la finalità di avvantaggiare la sua diocesi nei confronti di quella coloniese.

Intorno all’839, su richiesta del monaco Valdone di S. Massimino di Treviri, Lupo di Ferrières compose un nuovo testo agiografico, che non è se non una rielaborazione stilistica della precedente biografia. A queste due biografie vanno aggiunti una raccolta di miracoli compilata da Sigeardo, monaco di S. Massimino, verso il 962, e un Carmen edito dal Kraus nel secolo scorso. Secondo gli agiografi Massimino sarebbe stato originario dell’Aquitania, da dove si trasferì a Treviri, divenendo ben presto presbitero sotto la guida del vescovo Agrizio, al quale successe tra il 320 e il 330: Treviri era allora capitale dell’Impero d’Occidente. Nonostante l’atteggiamento favorevole di Costantino nei confronti della reazione antinicena, Massimino si schierò apertamente in difesa dell’ortodossia e accolse presso di sé il patriarca di Alessandria Atanasio, allontanato dalla sua sede dall’imperatore per volere del partito filoariano, e il patriarca costantinopolitano Paolo, scacciato per motivi analoghi. Alla morte di Costantino (337) Massimino riuscì ad esercitare un positivo influsso sul giovane figlio di lui, Costante, che, divenuto imperatore d’Occidente, parteggiò per la causa nicena. Dalle ulteriori, ma scarne testimonianze ci è noto che Massimino, pochi anni prima della sua morte, presumibilmente avvenuta intorno al 346, fu, unitamente a papa Giulio I e al vescovo di Cordova Orosio, tra i promotori del Concilio di Sardica (343).

Massimino viene generalmente raffigurato come un vescovo recante il libro e il pastorale spesso accompagnato dall’orso.

Fonte: Santo del Giorno.it

Si festeggiano inoltre:

  • Sant’Alessandro, protomartire trentino
  • Santa Bona da Pisa, vergine
  • Sant’Esichio di Antiochia, martire
  • Sant’Essuperanzio di Ravenna, vescovo
  • San Gerardo di Macon, vescovo
  • San Massimo di Verona, vescovo
  • San Senatore di Milano, vescovo
  • Sant’Orsola, religiosa
San Massimino di Treviri

San Massimino di Treviri

 

Ostia di Parmigiano Reggiano D.O.P.

La ricetta di oggi è particolare, talmente versatile ed eterogenea nell’uso che è difficile inquadrarla in un contesto di antipasto o quant’altro.

Può servire appunto come accompagnamento agli antipasti, per creare delle tartine, come crostino spezzato in una vellutata o in una minestra, come accompagnamento di un secondo sugoso come spezzatini o gulash.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 ostie):

  • 80 gr. di Parmigiano Reggiano D.O.P.
  • olio extravergine d’oliva q.b.

Grattugiate il Parmigiano Reggiano in un contenitore.

Procuratevi ora due fogli di carta da forno lunghi una trentina di cm ciascuno.

Adagiate il primo foglio sul piano di lavoro quindi prendete 1/4 del formaggio e livellatelo un poco a forma di cerchio.

Ricoprite il tutto con il scecondo foglio di carta da forno quindi prendete un mattarello da cucina e premete per bene in modo da creare una sottile ostia.

Terminata l’operazione, togliete il foglio superiore di carta quindi, aiutandovi con una paletta, trasferite la sfoglia di Parmigiano in una padella che precedentemente avrete oliato leggermente.

Fate cuocere, su entrambi i lati fin quando le vostre ostie fin quando non avranno ottenuto una doratura perfetta ed una croccantezza ideale.

Trasferite quindi in un piatto, pronte per essere adoperate all’uso che meglio avrete pensato.

Ostia di Parmigiano Reggiano D.O.P.

Ostia di Parmigiano Reggiano D.O.P.

Ostia di Parmigiano Reggiano D.O.P.

Ostia di Parmigiano Reggiano D.O.P.

Ostia di Parmigiano Reggiano D.O.P.

Ostia di Parmigiano Reggiano D.O.P.

 

 

Farina di cocco

Generalità sulla Farina di Cocco

La farina di cocco è la polvere (più o meno fine, ma comunque generalmente molto grossolana rispetto agli sfarinati di cereali) ricavata dalla macinatura della polpa essiccata di noce di cocco.
Per noce di cocco si intende il frutto della palma tropicale appartenente al Genere Cocos, Specie nucifera; la nomenclatura binomiale di questa pianta è Cocos nucifera. L’albero è verosimilmente originario delle terre indonesiane e produce delle drupe di grosse dimensioni, dette comunemente “noci di cocco”. Questi frutti, che raggiungono il peso di 1 kg, sono composti da un esocarpo liscio, sottile e color bruno, che avvolge un mesocarpo fibroso a sua volta contenente l’endocarpo legnoso e durissimo. All’interno di questa protezione si trova il tessuto del seme (endosperma), ovvero l’unica porzione edibile del frutto (assieme all’acqua libera che contiene); tale polpa, avente una consistenza croccante e fibrosa, di colore bianco e aroma caratteristico, è il substrato dal quale si ricava la farina di cocco.

Caratteristiche Nutrizionali della Farina di Cocco

Composizione per: 100g di Cocco, Essiccato – Valori di riferimento delle Tabelle di Composizione degli Alimenti INRAN
Farina di Cocco Valori nutrizionali

Valori nutrizionali (per 100 g di parte edibile)

Parte edibile 100%
Acqua 2.3g
Proteine 5.6g
Amminoacidi prevalenti
Amminoacido limitante
Lipidi TOT 62.0g
Acidi grassi saturi 54.8g
Acidi grassi monoinsaturi 4.22g
Acidi grassi polinsaturi 1.08g
Colesterolo 0.0mg
Carboidrati TOT 6.4g
Amido 0.0g
Zuccheri solubili 6.4g
Alcol etilico 0.0g
Fibra alimentare 13.7g
Fibra solubile – g
Fibra insolubile – g
Energia 604.0kcal
Sodio 28.0mg
Potassio 660.0mg
Ferro 3.6mg
Calcio 23.0mg
Fosforo 160.0mg
Tiamina 0.03mg
Riboflavina 0.05mg
Niacina 0.9mg
Vitamina A 0.0µg
Vitamina C 0.0mg
Vitamina E – mg

La farina di cocco è un alimento ricco di lipidi e povero d’acqua. L’apporto energetico è molto elevato, intermedio tra un olio da condimento e una farina raffinata di cereali.
Il rapporto tra gli acidi grassi è a favore dei saturi, aspetto negativo per il metabolismo del colesterolo. D’altra parte, gli acidi grassi del cocco si avvalgono di una peculiarità molto rara; una buona fetta dei polimeri è a catena media, caratteristica che (in seguito alla digestione dei trigliceridi) li rende rapidamente assorbibili e immessi direttamente nel circolo sanguigno (contrariamente alle lunghe catene che entrano a far parte dei chilomicroni riversati nel torrente linfatico). Un altro alimento che vanta proprietà simili è il latte materno umano.
Le proteine e i carboidrati sono presenti in quantità poco rilevanti, mentre la fibra è decisamente abbondante.
Dal punto di vista vitaminico, la farina di cocco non mostra concentrazioni degne di nota; al contrario, per quel che concerne i sali minerali, si evincono buone quantità di potassio e ferro.

Aspetti Culinari della Farina di Cocco

La farina di cocco è disponibile in commercio in due forme diverse: il cocco rapè (grattugiato), utilizzato soprattutto per decorazioni e coperture, e lo sfarinato fine, invece più idoneo alla formulazione degli impasti.
La farina di cocco è una materia prima molto utilizzata in gastronomia. Si tratta di un ingrediente che si presta soprattutto alla composizione di dolci, sia dessert al cucchiaio, sia pasticceria secca.
Non mancano anche preparazioni alternative come il latte di cocco  e liquori al cocco.

Fonte: my-personaltrainer.it

Farina di cocco - per la foto si ringrazia

Farina di cocco – per la foto si ringrazia

Mela Rossa di Cuneo – I.G.P.

Zona di produzione

Pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Unione Europea serie C 140 del 16 maggio 2012.

La zona di produzione della «Mela Rossa Cuneo» comprende i comuni situati in parte nella provincia di Cuneo ed in parte in quella di Torino, ad un’altitudine compresa tra 280 e 650 metri. La porzione di territorio della Regione Piemonte interessata si identifica con un altipiano presente lungo la catena alpina occidentale costituita dalle Alpi Marittime e Cozie e rappresenta la principale zona di produzione di mele della Regione Piemonte, dove la coltivazione di mele a buccia rossa ha trovato la sua origine, il suo sviluppo e la sua localizzazione territoriale, sin dagli anni ’50 e ’60.

Caratteristiche

Le mele denominate «Mela Rossa Cuneo» IGP vengono prodotte utilizzando esclusivamente le seguenti varietà di mele e i loro cloni: Red Delicious, Gala, Fuji e Braeburn. Queste varietà si contraddistinguono per la sovracolorazione rossa della buccia, che influisce sull’aspetto del prodotto sia per quanto riguarda l’estensione del sopraccolore sia per la particolare brillantezza della colorazione dell’epicarpo. Queste caratteristiche conferiscono alla Mela Rossa Cuneo una propria specifica identità nei mercati locali, regionali, nazionali ed esteri.

Disciplinare di produzione – Mela Rossa di Cuneo IGP

Articolo 1.
Nome del prodotto
L’indicazione geografica protetta “Mela Rossa Cuneo” è riservata alle mele che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
Le mele denominate “Mela Rossa Cuneo” IGP vengono prodotte utilizzando esclusivamente i gruppi varietali di mele:
a) Red Delicious
b) Gala
c) Fuji
d) Braeburn

Devono inoltre possedere le seguenti caratteristiche:
Red Delicious
Epicarpo rosso intenso vinoso, con estensione ≥ 90% della superficie della buccia; esente da untuosità e rugginosità, confinata all’interno della cavità peduncolare
Forma tronco-conica
Calibro diametro ≥ 75 mm, oppure peso ≥ 180 g
Tenore zuccherino ≥ 11 °Brix
Polpa color bianco o bianco crema, talora con sfumature e venature verde chiaro; consistenza fondente
Durezza ≥ 5 kg /cm2
Gala
Epicarpo rosso intenso brillante, con estensione ≥ 80% della superficie della buccia; distribuzione prevalentemente striata, talora sfumata Forma da sferoidale a tronco-conica
Calibro diametro ≥ 70 mm, oppure peso ≥ 160 g
Tenore zuccherino ≥ 12 °Brix
Polpa color bianco crema, soda, croccante e succosa, di fine tessitura
Durezza ≥ 5 kg /cm2
Fuji
Epicarpo rosso da chiaro a intenso, con estensione ≥ 60% della superficie della buccia
Forma da sferoidale a cilindrica
Calibro diametro ≥ 75 mm, oppure peso ≥ 180 g
Tenore zuccherino ≥ 12 °Bbrix
Polpa colore bianco o bianco crema; soda, di tessitura fine croccante e succosa
Durezza ≥ 6 kg /cm2
Braeburn
Epicarpo dal rosso arancio al rosso intenso, prevalentemente striato, con estensione ≥ 80% della superficie
Forma da sferoidale a tronco conica
Calibro diametro ≥ 70 mm oppure peso ≥ 160 g
Tenore zuccherino ≥ a 11,5 °Brix
Polpa colore bianco o bianco crema; consistente, di tessitura fine croccante e succosa
Durezza ≥ 6 kg /cm2

Al momento dell’immissione al consumo i frutti devono essere interi, di aspetto fresco e sano, puliti e privi di sostanze ed odori estranei, in possesso dei requisiti stabiliti dalle categorie commerciali Extra e I.
I requisiti qualitativi minimi richiesti relativi ai diversi gruppi varietali e categorie, sono quelli stabiliti dalla normativa comunitaria.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione della “Mela Rossa Cuneo” comprende i seguenti comuni situati in parte nella provincia di Cuneo ed in parte in quella di Torino ad un’altitudine compresa tra 280 e 650 m s.l.m.
I comuni della provincia di Cuneo sono i seguenti:
Bagnolo Piemonte, Barge, Borgo San Dalmazzo, Boves, Brondello, Busca, Caraglio, Castellar, Castelletto Stura, Centallo, Cervasca, Cervere, Costigliole Saluzzo, Cuneo, Dronero, Envie, Fossano, Lagnasco, Manta, Martiniana Po, Pagno, Piasco, Revello, Rossana, Sant’Albano Stura, Salmour, Saluzzo, Sanfront, Savigliano, Scarnafigi, Tarantasca, Valgrana, Venasca, Verzuolo, Villafalletto, Villar San Costanzo.
I comuni della provincia di Torino sono i seguenti:
Bibiana, Bricherasio, Campiglione Fenile, Cavour, Garzigliana, Luserna S.Giovanni, Lusernetta, Osasco , S.Secondo di Pinerolo, Pinerolo.

Articolo 4.
Prova dell’origine
Ogni fase del processo produttivo deve essere monitorata documentando per ognuna gli input e gli output. In questo modo, attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dall’organismo di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei condizionatori, nonché attraverso la dichiarazione tempestiva alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto.
Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, sono assoggettate al controllo da parte dell’organismo di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e del relativo piano di controllo.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
Le distanze ed i sesti di impianto sono quelli normalmente utilizzati nell’area di coltivazione della “Mela Rossa Cuneo”. La densità massima di impianto non deve essere superiore alle 4.000 piante/ettaro, le forme di allevamento devono massimizzare la permeabilità della chioma alla radiazione luminosa, la quale rappresenta il fattore determinante al fine dell’ottenimento della tipica colorazione dei frutti.
La particolare brillantezza dell’epicarpo viene ottenuta attraverso gli indispensabili interventi di potatura, nella misura di un intervento invernale e di almeno un intervento di potatura estiva. Tale secondo intervento è finalizzato a garantire la ottimale illuminazione dei frutti necessaria a far sviluppare la tipica colorazione dei frutti.
L’irrigazione può essere effettuata sia “per scorrimento”, sia con impianti di distribuzione localizzata, i quali consentono di dosare gli apporti agli effettivi fabbisogni idrici.
Al fine di ottenere la ottimale qualità e conservabilità, la raccolta è effettuata al raggiungimento del corretto grado di maturazione di ogni singola cultivar. Deve essere eseguita con un accurato distacco dei frutti.
L’inizio del periodo di raccolta coincide con il momento in cui il frutto raggiunge la colorazione rossa ottimale.
La produzione unitaria massima ammessa per la “Mela Rossa Cuneo” è di 60 t/ha.
La conservazione della “Mela Rossa Cuneo” IGP avviene, secondo i metodi tradizionali, attraverso la tecnica della refrigerazione, assicurando valori di temperatura, di umidità e di composizione atmosferica tali da preservarne le peculiari caratteristiche qualitative.
Le mele denominate «Mela Rossa Cuneo» devono essere confezionate in imballaggi o confezioni tali da consentire la chiara identificazione del prodotto.
La commercializzazione della “Mela Rossa Cuneo” IGP deve essere effettuata esclusivamente nel periodo sotto indicato.
Gala da inizio agosto a fine maggio
Red Delicious da inizio settembre a fine giugno
Braeburn da fine settembre a fine luglio
Fuji da inizio ottobre a fine luglio

Articolo 6.
Legame con il territorio
La peculiarità estetica e gustativa della “Mela Rossa Cuneo” è il risultato della favorevole interazione tra l’ambiente di produzione descritto all’art. 3 e i gruppi varietali descritti all’art. 2.
Alla qualità della colorazione rossa concorrono i tre seguenti fenomeni fisico-climatici, che si verificano grazie all’unicum orografico costituito dalla balconata della stretta fascia di altipiano sospesa tra le Alpi occidentali e la pianura padana.
L’ampiezza delle escursioni termiche circadiane nel periodo precedente la raccolta.
La contiguità da un lato alla catena alpina, dall’altro alla pianura padana – a partire dalla tarda estate e per tutto il periodo autunnale, in corrispondenza dell’evoluzione pre-raccolta della maturazione delle varietà che costituiscono la “Mela Rossa Cuneo” – determina escursioni termiche tra il giorno e la notte, con valori medi nel periodo pari a 13,8°C. Tali valori rappresentano un’ampiezza insolita, rispetto a quelli generalmente registrati per la maggior parte delle regioni pomicole europee, sia montane sia di pianura, laddove gli sbalzi termici sono prevalentemente imputabili al rapido passaggio di perturbazioni meteorologiche.
L’umettamento della buccia, causato dalle gocce di rugiada che si forma nelle ore più fredde della notte, dà origine ad un ciclo di bagnatura/asciugatura. Nell’area di pianura sottostante l’altipiano dove è prevista la coltivazione della “Mela Rossa Cuneo” nei decenni passati era pratica comune aspergere con acqua refrigerata la chioma dei meli nelle notti in cui la temperatura non scendeva rispetto ai valori diurni. Si tentava in tal modo di imitare l’effetto di escursione termica e bagnatura del frutto, che avviene naturalmente sull’altipiano sovrastante.
Le “brezze di monte” a senso alternato mattino/sera accentuano e accelerano i cicli circadiani di temperatura e umettamento.
I fenomeni fisici sopra descritti interagiscono con la radiazione luminosa sulla formazione e sull’evoluzione degli antociani, i pigmenti antiossidanti responsabili del colore dell’epicarpo delle mele. Le escursioni termiche sono strettamente correlate alla formazione dei pigmenti del colore. L’estensione del colore percepibile dall’occhio umano dipende dalla percentuale di cellule con i pigmenti del colore, non già da una maggior o minor diluizione degli antociani nelle cellule. Il ciclo di umettamento/asciugatura, determinando la qualità della radiazione luminosa, interagisce nel processo evolutivo degli antociani, a partire dai composti precursori fino ai fenomeni degenerativi.
Sotto il profilo pedologico, il territorio della “Mela Rossa Cuneo” è ampiamente vocato alla coltura dei fruttiferi, ed in particolare del melo. Secondo la “Carta dei suoli del Territorio frutticolo piemontese occidentale” si incontrano terreni di origine alluvionale, più o meno recenti, a stratigrafia evoluta, dotati di orizzonti di accumulo limosi o più raramente argillosi, accomunati dalla presenza di un substrato ghiaioso relativamente superficiale.
I fattori ambientali, pedo-climatici, socio-economici e paesaggistici, in sinergia con l’opera dell’uomo che, grazie alle sue capacità ed esperienza, alla tradizione produttiva locale (ivi compresi il mantenimento delle tradizionali tecniche di coltivazione nel rispetto e nella tutela delle vallate e delle montagne cuneesi), contribuiscono a conferire alla “Mela Rossa Cuneo” caratteristiche uniche.
La vocazione produttiva di mele a buccia rossa del nostro territorio è ben descritta nel documento elaborato dalla Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo (CN). Il pensiero illuminista settecentesco fece nascere, in Piemonte, Accademie e Associazioni agrarie cui si deve una intensa attività di ricerca varietale, di diffusione di nuove cultivar e di messa a punto di tecniche colturali impostate su basi scientifiche. Si crearono così le condizioni per la diffusione di varietà di mele a buccia rossa particolarmente apprezzate per la capacità di esprimere nell’ambiente cuneese una particolare intensità e brillantezza di colore.
Lo sviluppo della moderna melicoltura cuneese è riconducibile agli anni ’50 e ’60 del XX secolo e lentamente nel panorama varietale le mele a buccia rossa cominciarono ad espandersi fino a divenirne, ai giorni nostri, il gruppo prevalente. Negli anni ’60 e ’70 la dicitura “Mela Rossa Cuneo” viene istituzionalizzata e comincia a comparire nei documenti contabili e nei fogli di viaggio del prodotto destinato al mercato interno; è di quegli anni la prima campagna promozionale che parla di “Mela Rossa Cuneo”; negli anni ’80 accompagna in fattura le spedizioni di prodotto all’estero. Negli stessi anni la Mela Rossa Cuneo diviene oggetto di mostre pomologiche destinate ad un pubblico di frutticoltori professionali ma anche di consumatori e progressivamente consolida, nel primo decennio del XXI secolo, una sua identificazione commerciale in progetti di valorizzazione commerciale nei punti vendita della GDO del nord ovest italiano.

Articolo 7.
Controlli
I controlli sulla conformità del prodotto al disciplinare sono svolti dall’Istituto Nord Ovest Qualità Soc.Coop – INOQ, con sede a Moretta (CN), Piazza Carlo Alberto Grosso, 72, P.IVA, 02668340041 – Tel. 0172 911323, Fax 0172 911320, e-mail [email protected]

Articolo 8.
Etichettatura e Confezionamento
La Mela Rossa Cuneo viene immessa al consumo utilizzando gli imballaggi ammessi dalla normativa vigente.
L’identificazione del Prodotto IGP dovrà avvenire sulle confezioni e/o sui singoli frutti su cui dovrà apparire la dicitura “Mela Rossa Cuneo” IGP in modo chiaro e perfettamente leggibile e con dimensione prevalente su ogni altra dicitura presente.
Nel caso di identificazione mediante bollino la bollinatura dovrà interessare almeno il 70% dei frutti. Sulle confezioni dovrà inoltre essere riportato il simbolo comunitario della IGP.
E’ consentito in abbinamento alla dicitura “Mela Rossa Cuneo” IGP, l’utilizzo di indicazioni e/o simboli grafici che facciano riferimento a nomi o ragioni sociali o marchi collettivi o marchi d’azienda individuali, purché non abbiano significato laudativo o tali da trarre in inganno l’acquirente.
Nella designazione è, comunque, vietata l’aggiunta di qualsiasi indicazione di origine non espressamente prevista dal presente disciplinare o di indicazioni complementari che potrebbero trarre in inganno il consumatore.

Fonte: Agraria.org

Mela Rossa di Cuneo I.G.P. - per la foto si ringrazia

Mela Rossa di Cuneo I.G.P. – per la foto si ringrazia

Mela Rossa di Cuneo I.G.P.

Mela Rossa di Cuneo I.G.P.

 

Caprino della Val Brevenna – P.A.T.

Il latte di capra, anche se meno usato del latte vaccino, è sempre stato molto
apprezzato perché facilmente digeribile, grazie alla finezza dei suoi globuli di grasso in esso contenuto. Per la caseificazione è inoltre eccellente dando formaggi
tradizionali di particolare pregio.
La capra, detta “la vacca del povero”, sta avendo ora una giusta rivalutazione, tanto che dall’allevamento tradizionale estensivo si va passando a quello intensivo, con il conseguente apprezzamento per la sua produzione di latte e di carne.
Gli allevamenti delle valli genovesi ( Valbrevenna, Val d’Aveto, Alta Valle Scrivia )
sono di tipo semi intensivo: pur ricorrendo sostanzialmente al pascolo, prevedono l’integrazione alimentare con foraggiere coltivate e fornendo agli animali, idonei ricoveri, seppur economici.
I tomini di latte caprino hanno forma cilindrica, diametro cm 5-6, colore bianchissimo, peso di circa 180 grammi.
Le formine vengono trattate con cenere di castagno o di faggio per due ore e fatte maturare per circa 10 giorni (Valbrevenna).
Viene anche prodotta una formaggetta, preparata mediante coagulazione enzimatica con solo latte crudo caprino, o talvolta con un’aggiunta di latte vaccino, del diametro di cm 10-14. Si consuma fresca o semistagionata (trenta giorni).

Fonte: appyfood.it

Caprino della Val Brevenna P.A.T. - per la foto si ringrazia

Caprino della Val Brevenna P.A.T. – per la foto si ringrazia

Dice il saggio….

“La felicità è la cosa più semplice, ma molti finiscono per trasformarla in lavori forzati”.

François Truffaut

François Truffaut

Castello di Jesi Verdicchio Riserva – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La vite nelle Marche fu coltivata dai Piceni che probabilmente impararono dagli Etruschi. Il Verdicchio è un vitigno di probabile origine veneta, portato dai coloni veneti che alla fine del 1400 si trasferirono nelle Marche. Il grappolo è di media grandezza, abbastanza compatto, di colore giallo-verde con buccia consistente, pruinosa e sottile (anche se alcuni cloni hanno la buccia più spessa). E’ poco resistente alle crittogame (vedi oidio e botrite) e la produzione è vigorosa e costante con maturazione medio tardiva.
La zona di produzione, poco distante dal mare, è composta da colline che arrivano a 500 metri di altezza, da fiumi quali l’Esino, il Musone ed il Misa che scorrono nelle valli ed è impreziosito da cittadelle fortificate. La collocazione ideale della vite è sulle assolate colline, rinfrescate dalla costante ventilazione che arriva dall’Adriatico e che impedisce il formarsi di umidità sui grappoli e sono formate da terreni argillosi e calcarei ricchi di limo e sabbia con banchi di salnitro.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Si ottiene con uve del vitigno Verdicchio, una varietà autoctona, che esprime solo nelle assolate colline dello Jesino le sue caratteristiche migliori. E’ consentito l’impiego di uve provenienti dai vitigni Trebbiano Toscano e Malvasia Toscana in misura non superiore al 15%.

All’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva (anche con la specificazione classico)
– titolo alcolometrico totale minimo: 12.50% vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/lt;
– estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

Caratteristiche organolettiche

All’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva (anche con la specificazione classico)
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: delicato, caratteristico;
– sapore: asciutto, armonico con retrogusto gradevolmente amarognolo.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si accompagna bene a tutti i piatti della cucina di mare come le triglie all’anconetana, pesci in umido o al forno, baccalà, stoccafisso, crostacei, molluschi, risotti di mare, cotture alla griglia, fritti di verdure, funghi, carni bianche. La temperatura di servizio ottimale è sugli 8°–10° C per i vini giovani e bevuti come aperitivo, 10°-12° C per i vini più strutturati e maturati nel legno.

Fonte: Agraria.org

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