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Archive for Marzo, 2015

Pesca di Verona – I.G.P.

Zona di produzione

La zona di produzione della Pesca di Verona IGP è limitata alla provincia di Verona e in particolare comprende l’intero territorio dei comuni di Bussolengo, Buttapietra, Castel d’Azzano, Mozzecane, Pastrengo, Pescantina, Povegliano, S. Giovanni Lupatoto, Sommacampagna, Sona, Valeggio sul Mincio, Villafranca, Castelnuovo del Garda, Lazise, Sant’Ambrogio di Valpolicella, San Martino Buon Albergo, Verona, Zevio.

Caratteristiche

Tale indicazione è riservata alle pesche a polpa bianca ed a polpa gialla ed alle nettarine a polpa gialla delle cultivar a maturazione precoce, media e tardiva appartenenti alla specie Persica vulgaris, Mill.
Il colore dell’epidermide dei frutti è molto esteso e intenso, la polpa è consistente e succosa, di sapore caratteristico dovuto al giusto equilibrio fra grado zuccherino e acidità legato alla scarsa attività vegetativa delle piante ed al particolare clima.

Pesca di Verona I.G.P. - per la foto si ringrazia

Pesca di Verona I.G.P. – per la foto si ringrazia

Disciplinare di produzione – Pesca di Verona IGP

Articolo 1.
Denominazione
L’indicazione geografica protetta “Pesca di Verona” è riservata alle pesche a polpa bianca ed a polpa gialla , nonché alle pesca noce (dette anche nettarine) a polpa gialla delle cultivar a maturazione precoce, media e tardiva appartenenti alla specie Prunus Persica (L.) Batsch. Le varietà ammesse sono suddivise per tipologia ed epoca di maturazione:

Articolo 2.
Caratteristiche del prodotto
All’atto della sua immissione al consumo, la “Pesca di Verona” IGP deve presentare le seguenti caratteristiche qualitative:
 la forma dei frutti è rotondo – oblata per le pesche gialle e pesche bianche, rotondo-oblunga per le nettarine gialle;
 il colore dell’epidermide dei frutti di pesche e nettarine di Verona è molto esteso e intenso;
caratteristica stimabile come sovraccolore, rispetto al colore di fondo. In particolare per le pesche gialle è superiore al 70% dell’intera superficie dell’epidermide, per le nettarine gialle è superiore al 60%, per le pesche bianche superiore al 30%;
 la polpa è molto consistente, succosa, di sapore caratteristico dovuta al giusto equilibrio fra grado zuccherino e acidità per la scarsa attività vegetativa delle piante e il particolare clima.
Per le pesche gialle la durezza è superiore a 3,70 kg/cm2 , per le nettarine gialle superiore a 4 kg/cm2 ; per le pesche bianche superiore a 3 kg/cm2;
 Il sapore è dolce per un residuo secco rifrattometrico minimo pari a 9,5 gradi Brix per le cultivar precoci, a 10,5 gradi Brix per le cultivar a media maturazione e 11,0 gradi Brix per le cultivar tardive;
 La qualità gustativa è equilibrata-subacida; per un indice di maturità, espresso come rapporto tra il grado zuccherino (gradi Brix) e acidità (meq /100 cc) superiore a 1,50 per le varietà subacide e a 0,70 per le varietà acide.
 Il calibro minimo dei frutti, per le cultivar precoci, è pari a 61 mm e, per le cultivar medie e tardive, a 67 mm.
Possono ottenere il riconoscimento IGP “pesca di Verona” soltanto le pesche e le pesche noci o nettarine appartenenti alle categorie “extra” e “I”.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione della “Pesca di Verona” IGP è limitata alla provincia di Verona e in particolare comprende l’intero territorio dei Comuni di Bussolengo, Buttapietra, Castel d’Azzano, Mozzecane, Pastrengo, Pescantina, Povegliano, S. Giovanni Lupatoto, Sommacampagna, Sona, Valeggio sul Mincio, Villafranca, Castelnuovo del Garda, Lazise, Sant’Ambrogio di Valpolicella, San Martino Buon Albergo, Verona, Zevio.

Articolo 4.
Prova dell’origine
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input e gli output.
In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, dei produttori e dei confezionatori, nonché attraverso la denuncia tempestiva alla struttura di controllo delle quantità prodotte, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, sono assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.
Sull’elenco vanno indicati gli estremi catastali dei terreni coltivati a pesco e, per ciascuna particella catastale: la ditta del proprietario, la ditta del conduttore, la superficie su cui insiste il pesco, le cultivar, il numero complessivo di piante e la produzione annua media.
La domanda di iscrizione all’elenco e di eventuali variazioni da parte dei produttori già iscritti deve essere presentata alla struttura di controllo entro la data del 30 aprile.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
– Sistemi di impianto, forme di allevamento e tecniche di potatura invernale ed estiva devono favorire illuminazione ed arieggiamento di ogni parte della chioma degli alberi, in modo da accentuare i caratteri di tipicità della “Pesca di Verona”. Proprio per il determinante apporto in termini di colore e sapore della “Pesca di Verona” sono ammesse solo le forme di allevamento a “vaso basso veronese” e a “Y” trasversale.
E’ dunque raccomandata la potatura verde e reso obbligatorio il diradamento manuale dei frutti al fine di favorire le pezzature previste e le caratteristiche qualitative di tipicità.
E’ resa obbligatoria la tecnica dell’inerbimento controllato del terreno, che tradizionalmente contraddistingue la zona di produzione della “Pesca di Verona”. L’inerbimento costituisce infatti un fattore di vantaggio per lo sviluppo dei processi produttivi ecocompatibili, contribuisce all’equilibrio idrico, compete con le piante arboree determinandone uno sviluppo ridotto, migliora l’humus, accentua le caratteristiche qualitative peculiari della “Pesca di Verona”.
– Gli interventi di difesa antiparassitaria vanno attuati ispirandosi alle tecniche di produzione antiche, consolidate dalla tradizione, e tengono in considerazione le prerogative del quadrinomio costituito dal tipo di cultivar, dal suolo, dal clima e dall’uomo. La coltivazione deve essere condotta con uno dei seguenti metodi:
 convenzionale, in uso nella zona, con l’osservanza delle norme di “Buona Pratica Agricola” della Regione Veneto;
 integrata, ottenuta nel rispetto delle” Norme Tecniche” previste dal disciplinare della Regione Veneto;
 biologica, secondo il Reg. (CEE) 2092/91 e successive modifiche ed integrazioni.
– La densità di piantagione non deve superare le 1.000 piante/ha.
– La produzione massima per ettaro non deve superare le 20 t per le varietà precoci e 27 t per le medie e tardive.
– La raccolta delle pesche avviene con diversi stacchi, almeno 3. Viene fatta manualmente da terra o con l’ausilio di carri-raccolta in cassette, ceste o cassoni di plastica.
– La conservazione della “Pesca di Verona” deve essere effettuata utilizzando la tecnica della refrigerazione ad una temperatura compresa tra +0,5 e 3,0° C. Al fine di mantenere le caratteristiche qualitative tipiche e per una migliore serbevolezza dei frutti è necessario tenere costantemente sotto controllo i valori di umidità e di temperatura all’interno delle celle frigorifere.
Non si possono in ogni caso superare i 20 giorni di refrigerazione.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente
La domanda di riconoscimento della indicazione geografica protetta “Pesca di Verona” come IGP è giustificata dalla reputazione e notorietà del prodotto. La coltura del pesco nel veronese e il prestigio delle pesche di Verona hanno origini assai antiche. Già Plinio in epoca Romana riferiva nelle sue opere del “pomo della lanuggine” coltivato in territorio Veronese. Andrea Mantegna raffigurava poi le pesche nella Basilica di S. Zeno a Verona (1400). Se i primi riferimenti alle pesche nell’area veronese risalgono ad epoca romana, già nel 1700 comincia lungo l’Adige in provincia la coltura del pesco irrigua, nel 1890 si parla di 1.000 tonnellate prodotte e nel 1950 la superficie di coltivazione raggiunge i 5.000 ettari. La Pesca nell’area individuata in provincia di Verona rappresenta oggi un insieme di cultura, tradizione ed economia. Ciò è testimoniato da importanti feste locali, da concorsi per il miglior prodotto, da forme di allevamento e tecniche colturali selezionatesi nel tempo, da quattro importantissimi mercati alla produzione sorti negli anni 1970 a Valeggio sul Mincio, Villafranca, Bussolengo e Sommacampagna. In un articolo del giornale L’Arena di Verona, già nell’agosto del 1934 si faceva riferimento alla mostra locale delle pesche, e si coniava per l’occasione il motto “Mangiate le squisite pesche di Verona”, motto che veniva riportato su cartelloni, striscioni, cartellini in tutti i migliori ristoranti, negli enti pubblici, nelle banche etc. A questo preciso motto era anche associata un’immagine del prodotto particolarmente accattivante. Negli atti del Congresso Mondiale del Pesco in occasione della mostra pomologica nazionale del 1965 si torna ad evidenziare chiaramente la “Pesca di Verona”, come testimoniato dalle foto dell’epoca.
Ma la storia delle pesche di Verona coinvolge certamente anche altri scritti, più antichi e più recenti di quelli citati.
Del resto, la reputazione e la notorietà della “Pesca di Verona” sono conseguenza della qualità e peculiarità del prodotto, strettamente determinate dalle caratteristiche morfologiche e pedoclimatiche dell’areale di produzione di cui all’articolo 3 del presente disciplinare.
La zona di produzione individuata corrisponde ad un’area particolarmente vocata alla coltura della Pesca di Verona proprio perchè caratterizzata da un clima temperato, per la vicinanza del Lago di Garda, e da un ambiente edafico altamente favorevole perché costituito dai terreni di origine fluvioglaciale.
Questi ultimi contraddistinguono l’Alta Pianura veronese, le colline moreniche a Sud-Est del Lago di Garda e i terreni della pianura che segue il corso dell’Adige. Infatti lo strato attivo di questi terreni è ricco di scheletro, raramente supera i 40 cm di spessore e poggia su banchi di ghiaia e sabbia che lo rendono perfettamente drenato e ben adatto alla coltivazione del pesco, che richiede un ambiente pedologico poroso e arieggiato. In queste condizioni ambientali la Pesca di Verona manifesta un limitato sviluppo vegetativo che favorisce l’illuminazione e l’arieggiamento della chioma in modo da produrre frutta con le caratteristiche di tipicità: intensa colorazione dell’epidermide, giusto equilibrio tra grado zuccherino e acidità, pezzatura e consistenza della polpa. Tutta la zona in cui viene coltivata la “Pesca di Verona” gode di un clima temperato e gradevole in ogni stagione dell’anno e particolarmente in quei mesi che tradizionalmente vengono annoverati tra quelli climaticamente più rigidi. Fondamentale è anche la protezione esercitata dalle Prealpi, dai rilievi Berici ed Euganei, dal Monte Baldo e dalle altre pendici moreniche del Garda e dell’Adige. Le temperature minime invernali, raramente scendono sotto i – 10°C, riuscendo comunque a soddisfare il fabbisogno di freddo delle diverse cultivar. In genere le piogge cadono prevalentemente durante l’autunno e la primavera e le precipitazioni oscillano tra gli 800-1000 mm annui. In particolare la significativa escursione termica (superiore alle altre zone peschicole), la vicinanza del lago, l’umidità che al mattino si deposita sui frutti, conferiscono all’epidermide della Pesca di Verona una colorazione brillante intensa e molto estesa rispetto all’intera superficie del frutto (sovraccolorazione).
Questi peculiari elementi ambientali e climatici, unitamente alla tradizionale e secolare opera dell’uomo ivi insediato, grazie alla professionalità acquisita, alla continua ricerca ed alla messa in atto di tradizionali e specifiche tecniche colturali (con particolare riguardo ad una continua opera di miglioramento genetico), hanno contribuito a conferire alla “Pesca di Verona” caratteristiche organolettiche e qualitative uniche, riconosciute sia dalla specifica letteratura agricola e scientifica che dal punto di vista commerciale.
Così le forme di allevamento a vaso basso veronese e a “Y” trasversale, unite alle tecniche ormai consolidate di potatura verde e diradamento, consentono l’ottenimento di frutti dall’aspetto esterno inconfondibile e con un buon equilibrio tra acidi e zuccheri.

Articolo 7.
Controlli
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto dalla struttura di controllo, conformemente a quanto stabilito dagli artt. 10 e 11 del Reg. CE 510/2006.

Articolo 8.
Etichettatura
L’immissione al consumo dell’IGP “ Pesca di Verona” deve avvenire secondo precise modalità. La “Pesca di Verona” infatti, va commercializzata con bollinatura sul 100% del prodotto, o in confezioni su cui dovrà essere apposto il sigillo di garanzia in maniera tale che l’apertura della confezione comporti la rottura dello stesso sigillo. Le tipologie di confezioni utilizzabili sono di seguito riportate:
– Vassoi sigillati mediante film plastico
– Cestini da 1 Kg e da 2 Kg
– Plateaux 30×40 in cartone o legno o plastica
– Plateaux 30×50 in cartone o legno o plastica
– Plateaux 40×60 in cartone o legno o plastica.
L’epoca di commercializzazione va dal 10 giugno al 20 settembre
– Elementi specifici di etichettatura
Sul prodotto e sulle confezioni, in particolare sul nastrino prestampato dei cestini, sul film prestampato nei vassoi, nonché sugli imballaggi (plateaux) e sui coupon (vassoi e cestini) dovrà essere riprodotto il logo della IGP “Pesca di Verona”. In etichetta, sulle confezioni può essere riportata la tipologia Pesca o Pesca noce o Nettarina.
Il logo è di forma circolare. Sul bordo, di colore arancione, è riportata in alto la scritta “Indicazione Geografica Protetta” ed in basso al centro l’acronimo IGP. All’interno del cerchio, su sfondo bianco è raffigurata una Pesca che nasce dalla natura collinare del territorio di origine veronese. La scritta “Pesca di Verona” è arricchita da una bandierina all’interno della quale è indicato “dal 1584”, data che contraddistingue la prima documentazione rinvenuta sulle pesche a Verona.
Colori usati
Pantone 151
Pantone 1565
Pantone 1645
Pantone 1655
Pantone 179
Pantone 349
Pantone 357
Pantone 181
In etichetta oltre al logo della denominazione devono essere riportati:
– Nome, Ragione sociale e Indirizzo del confezionatore; peso, data e luogo di confezionamento;
– Categoria commerciale e calibro secondo quanto indicato all’art. 2 del presente disciplinare.
E’ vietata ogni menzione aggiuntiva non prevista nel presente disciplinare di produzione. E’ autorizzato l’uso del marchio aziendale tuttavia ogni indicazione diversa da “Pesca di Verona IGP” deve avere dimensioni significativamente inferiori a quelle utilizzate per “Pesca di Verona IGP”.
Il materiale con il logo della Pesca di Verona IGP non potrà essere riutilizzato.
La dicitura “Pesca di Verona” deve essere riportata in lingua italiana.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Olio extravergine d’oliva Veneto Valpolicella – Veneto Euganei e Berici – Veneto del Grappa – D.O.P.

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella”, “Veneto Euganei e Berici”, “Veneto del Grappa” è riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varietà di olivo
1. La denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti: Grignano o Favaro per almeno il 50%; Leccino, Casaliva o Frantoio, Maurino, Pendolino, Leccio del Corno, Trep o Drop in misura non superiore al 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà sperimentali presenti negli oliveti in misura non superiore al 10%.
2. La denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presentì, da sole o congiuntamente, negli oliveti: Leccino e Rasara per almeno il 50%; Frantoio, Maurino, Pendolino, Marzemino, Riondella, Trep o Drop, Matosso in misura non superiore al 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà sperimentali presenti negli oliveti in misura non superiore al 10%.
3. La denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presentì, da sole o congiuntamente, negli oliveti: Frantoio e Leccino per almeno il 50%; Grignano, Pendolino, Maurino, Leccio del Corno, Padanina in misura non superiore al 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà sperimentali presenti negli oliveti in misura non superiore al 10%.

Articolo 3.
Zona di produzione
1) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 comprende i territori olivati atti a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione situati nel territorio amministrativo della provincia di Verona, Padova, Vicenza, Treviso. Tale zona, riportata in apposita cartografia, comprende il territorio amministrativo dei seguenti comuni:
Provincia di Verona: Brentino Belluno, Dolcè, S. Ambrogio di Valpolicella, Fumane, S. Pietro in Cariano, S. Anna d’Alfaedo, Marano di Valpolicella, Negrar, Cerro Veronese, Grezzana, Verona, S. Martino Buonalbergo, S. Mauro di Saline, Mezzane di Sotto, Lavagno, Badia Calavena, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Caldiero, Cazzano di Tramigna, Soave, Vestenanova, S.Giovanni Ilarione, Montecchia di Crosara, Roncà, Monteforte d’Alpone, S. Bonifacio.
Provincia di Padova: Rovolon, Vò Euganeo, Lozzo Atestino, Teolo, Cinto Euganeo, Baone, Este, Torreglia, Galzignano Terme, Arquà Petrarca, Monselice, Abano Terme, Montegrotto Terme, Battaglia Terme, Cervarese S. Croce.
Provincia di Vicenza: Arzignano, Montorso Vicentino, Zermeghedo, Montebello Vicentino, Gambellara, Lonigo, Castelgomberto, Sovizzo, Montecchio Maggiore, Brendola, Sarego, Alonte, Creazzo, Altavilla Vicentina, Zovencedo, Grancona, Villaga, S. Germano dei Berici, Orgiano, Sossano, Campiglia dei Berici, Vicenza, Arcugnano, Longare, Castegnero, Nanto, Mossano, Barbarano Vicentino, Zugliano, Sarcedo, Thiene, Fara Vicentino, Breganze, Molvena, Pianezze, S. Lorenzo, Mason Vicentino, Marostica, S. Nazario, Solagna, Pove del Grappa, Bassano del Grappa, Romano d’Ezzelino, Mussolente.
Provincia di Treviso: Borso del Grappa, Crespano del Grappa, S. Zenone degli Ezzelini, Fonte, Possagno, Cavaso del Tomba, Castelcucco, Monfumo, Asolo, Maser, Pederobba, Cornuda, Valdobbiadene, Vittorio Veneto, Conegliano, Susegana.
2) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” comprende, in provincia di Verona, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Brentino Belluno, Dolcè, S. Ambrogio di Valpolicella, Fumane, S. Pietro in Cariano, S. Anna d’Alfaedo, Marano di Valpolicella, Negrar, Cerro Veronese, Grezzana, Verona, S. Martino Buonalbergo, S. Mauro di Saline, Mezzane di Sotto, Lavagno, Badia Calavena, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Caldiero, Cazzano di Tramigna, Soave, Vestenanova, S. Giovanni Ilarione, Montecchia di Crosara, Roncà, Monteforte d’Alpone, S. Bonifacio.
3) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” comprende, nelle province di Padova e Vicenza, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Arzignano, Montorsi Vicentino, Zermeghedo, Montebello Vicentino, Gambellara, Lonigo, Castelgomberto, Sovizzo, Montecchio Maggiore, Brendola, Sarego, Alonte, Creazzo, Altavilla Vicentina, Zovencedo, Grancona, Villaga, S. Germano dei Berici, Orgiano, Sossano, Campiglia dei Berici, Vicenza, Arcugnano, Longare, Castegnero, Nanto, Mossano, Barbarano Vicentino, Rovolon, Vò Euganeo, Lozzo Atestino, Teolo, Cinto Euganeo, Baone, Este, Torreglia, Galzignago Terme, Arquà Petrarca, Monselice, Abano Terme, Montegrotto Terme, Battaglia Terme.
4) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” comprende, nelle province di Vicenza e Treviso, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Zugliano, Sarcedo, Thiene, Fara Vicentino, Breganze, Molvena, Pianezze S. Lorenzo, Mason Vicentino, Marostica, S. Nazario, Solagna, Pove del Grappa, Bassano del Grappa, Romano d’Ezzelino, Mussolente, Borso del Grappa, Crespano del Grappa, S. Zenone degli Ezzelini, Fonte, Possagno, Cavaso del Tomba, Castelcucco, Monfumo, Asolo, Maser, Pederobba, Cornuda, Valdobbiadene, Vittorio Veneto, Conegliano, Sussegana.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
1) Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative.
2) I sesti di impianto, la forma di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelle tradizionalmente usate o, comunque, atte a non modificare le caratteristiche delle olive e degli oli destinati alla denominazione di origine protetta di cui all’art.1.
3) Sono pertanto idonei gli oliveti collinari e pedo collinari della zona indicata al precedente art.3 i cui terreni presentano origini e caratteristiche varie.
4) Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 2 dell’art.3, i cui terreni sono in genere poveri, molto calcarei, tendenzialmente alcalini, generalmente ricchi di potassio e fosforo, con scarsa solubilità.
5) Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 3 dell’art.3, i cui terreni presentano una matrice geologica di tipo sedimentario o vulcanico normalmente dotati di scheletro con reazione alcalina.
6) Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 4 dell’art.3, i cui terreni posti ai piedi dei massiccio del Monte Grappa sono derivati da conglomerati poligenici, talora intercalati da fascie sabbiose o marmose-argillose.
7) La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art.1 dovrà essere effettuata entro il 15 gennaio di ogni anno.
8) La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta di cui all’art.1 non può superare Kg. 7000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 18%.
9) Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata sui limiti predetti attraverso accurata cernita purché la produzione globale non superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
10) Ogni anno gli organismi preposti dalla legge, nell’ambito dei parametri precedentemente indicati ed a seguito di rilevazioni, definiranno le rese ammissibile in olive ed olio per ciascuna delle aree distinte dalle menzioni geografiche aggiuntive.
11) La denuncia di produzione delle olive deve essere presentata secondo la procedura prevista dal DM 4 novembre 1993, n. 573, in unica soluzione.
12) Alla presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle Associazioni dei produttori olivicoli ai sensi dell’art.5, punto 2 lettera a), della legge 5 febbraio 1992, n. 169, comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
1) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punti 2 dell’art.3.
2) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 3 dell’art.3.
3) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 4 dell’art.3.
4) La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art.1 deve avvenire direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici.
5) Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
1) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: giallo con lieve tonalità di verde per gli oli freschi;
– odore: di fruttato leggero;
– sapore: fruttato con leggera sensazione di amaro e retrogusto muschiato;
– punteggio al Panel test: >= 7,5
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
– numero perossidi: <= 10 MeqO2/Kg.
– acido oleico: >= 75%
2) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: verde-oro da intenso a marcato;
– odore: fruttato di varia intensità;
– sapore: fruttato con leggera sensazione di amaro;
– punteggio al Panel Test: >= 7,5;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
– numero perossidi: <= 11 MeqO2/Kg;
– acido oleico: >= 76%.
3) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: verde-oro con modeste variazioni del giallo;
– odore: fruttato di varia intensità;
– sapore: fruttato con sensazione di amaro per gli oli freschi;
– punteggio al Panel Test: >= 7,5
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
– numero perossidi: <= 11 MeqO2/Kg;
– acido oleico: >= 76%.
4) Altri parametri non espressamente citati devono essere conformi alla attuale normativa Ue.
5) La designazione degli oli alla fase di confezionamento deve essere effettuata solo a seguito dell’espletamento delle procedure previste dal DM 4 novembre 1993, n. 573, in ordine agli esami chimico-fisici ed organolettici.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
Alla denominazione di origine protetta di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi “fine”, “scelto”, elezionato”, “superiore”.
E’ consentito l’uso veritiero di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non abbiano significato laudativo o non siano tali da indurre in inganno il consumatore.
L’uso dei nomi di aziendem tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situata nell’area di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda o se l’oleificazione e il confezionamento sono avvenuti nell’azienda medesima.
Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta di cui all’art. 1 devono avvenire nell’ambito della zona geografica delimitata al punto 1 dell’art. 3.
L’uso di indicazioni geografiche riferite a comuni, frazioni, tenute, fattorie da cui l’olio effettivamente deriva deve essere riportato in caratteri non superiori alla metà di quelli utilizzati per la designazione della denominazione di origine protetta di cui all’art. 1.
Il nome della denominazione di origine protetta ai cui all’art. 1 deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta a tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa. La designazione deve altresì rispettare le norme di etichettatura previste dalla vigente legislazione.
L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta di cu all’art. q deve essere immesso al consumo in recipienti di vetro di capacità non superiore a litri 1.
E’ obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto.

Fonte: Agraria.org

Olio di oliva extravergine Veneto Valpolicella - Veneto Euganei e Berici - Veneto del Grappa DOP  - per la foto si ringrazia Corriere.it

Olio di oliva extravergine Veneto Valpolicella – Veneto Euganei e Berici – Veneto del Grappa DOP – per la foto si ringrazia Corriere.it

Olio di oliva extravergine Veneto Valpolicella - Veneto Euganei e Berici - Veneto del Grappa DOP - per la foto si ringrazia

Olio di oliva extravergine Veneto Valpolicella – Veneto Euganei e Berici – Veneto del Grappa DOP – per la foto si ringrazia

Caciotta al tartufo – P.A.T.

E’ un formaggio prodotto nel comprensorio eugubino-gualdese (PG) nel periodo autunnale, quando si possono trovare i tartufi. Si ottiene da latte misto vaccino (70%) ovino (30%) con bestiame alimentato a foraggi versi o con fieno della zona di produzione.

Si presenta come una caciotta di forma cilindrica di altezza di 5-8 cm e diametro di 8-15 cm , il peso va da 0,3 a 1,5 kg, con crosta leggermente abbucciata di un colore giallo tenue, con puntini più scuri; la pasta ha un colore paglierino ed all’interno presenta pezzi puntiformi di tartufo tritato che conferiscono al sapore un caratteristico aroma di tartufo; Il grasso è al 48%.

Nella lavorazione il latte viene precedentemente pastorizzato nei caseifici e viene addizionato a fermenti lattici, quindi scaldato ad una temperatura di circa 35-38°C, aggiungendovi caglio di vitello che fa raggiungere la cagliata in 20-25 minuti.

La cagliata viene rotta in granuli della dimensione di una “noce” viene eliminata la maggior parte del siero quindi viene aggiunto il tartufo tritato finemente, nella misura di mezzo chilo ogni 50 kg di prodotto finito.

La cagliata a questo punto viene introdotta negli stampi per subire un primo “sgrondo” del sier, il secondo spurgo viene effettuato mediante l’utilizzo di cassoni all’interno dei quali viene posta la cagliata e “stufata” per un’ora a temperature tra i 40 e 50°C.

La salatura avviene in 10-30 ore per immersione in salamoia. La maturazione dura 15-30 giorni in ambiente con umidità dell’80-90% a 8-12 °C, le forme vengono durante questo periodo girate e lavate, non si effettua stagionatua.

Questo formaggio è una produzione relativamente giovane (anni Sessanta) ed è nato per caratterizzare il formaggio locale, che era anonimo, con un prodotto di rinomanza e pregio quale il tartufo. Con la stessa tecnica vengono anche prodotte caciotte alla cipolla, o ad altre verdure.

Fonte: Atlante Caseario.com

Caciotta al tartufo P.A.T. - per la foto si ringrazia Corriere.it

Caciotta al tartufo P.A.T. – per la foto si ringrazia Corriere.it

27 marzo

Oggi si commemora San Ruperto, vescovo.

Salisburgo, la bella città austriaca la cui fama è collegata con quella del suo figlio più illustre, Wolfgang Amadeus Mozart, trae il suo nome dalle vicine ricche miniere di salgemma: esso significa infatti “città del sale”. Anche il suo primo vescovo e principale patrono, S. Ruperto, viene rappresentato con una saliera in mano (o con un barile, ricolmo appunto di sale e non di vino, come pensa qualche studioso non ben informato). Egli è l’unico santo locale festeggiato, oltre che nelle zone di lingua tedesca, anche nell’Irlanda: in realtà, fu anch’egli un tipico rappresentante dei ” monaci irlandesi” itineranti.
S. Ruperto discendeva dai Robertini o Rupertini, un’importante famiglia che dominava col titolo di conte nella regione del medio e alto Reno. Da questa famiglia nacque anche un altro S. Ruperto (o Roberto), di Bingen, la cui vita venne scritta da S. Ildegarda. I Robertini erano imparentati con i Carolingi e centro della loro attività era Worms. Qui S. Ruperto ricevette la sua formazione di stampo monastico irlandese. Verso il 700, come i suoi maestri, si sentì spinto alla predicazione e alla testimonianza monastica itinerante e si recò perciò in Baviera, ottenendo buoni risultati a Regensburg e Lorch. Appoggiato dal conte Theodo di Baviera, sul lago Waller, 10 km a nord-est di Salisburgo, là dove ora è Seekirchen, fondò una chiesa, dedicata a S. Pietro. Ma il luogo non appariva adatto ai progetti di S. Ruperto che chiese al conte un altro territorio sul fiume Salzach, nei pressi dell’antica e cadente città romana di Juvavum.
Il monastero che vi costruì, dedicandolo a S. Pietro, è il più antico di tutta l’Austria e insieme il nucleo della nuova Salisburgo. Il suo sviluppo fu opera anche di dodici collaboratori che Ruperto fece venire dalla sua terra d’origine: tra essi Cunialdo e Gislero, onorati come santi. Non lontano dal monastero di S. Pietro, sorse pure un monastero femminile, affidato alla direzione dell’abbadessa Erentrude, nipote di Ruperto.
Fu questo manipolo di coraggiosi che fece sorgere la nuova Salisburgo, che a giusto titolo riconosce in Ruperto il proprio ri-fondatore: “La sua figura mostra come una personalità piena di forza e di sensibilità, affondando le radici nelle profondità dello spirito cristiano, è in grado di impedire con intelligenza e senza limiti geografici qualsiasi decadimento sia interiore che esterno ” (J. Henning). S. Ruperto morì il giorno di Pasqua, e cioè il 27 marzo del 718. Le sue reliquie vengono conservate nella magnifica cattedrale di Salisburgo edificata nel sec. XVII.

Fonte: Piero Bargellini – su Santi e Beati

Si festeggiano inoltre:

  • Sant’Aimone, vescovo
  • Sat’Augusta di Serravalle, vergine e martire
  • San Matteo di Beauvais, crociato
San Ruperto vescovo - per la foto si ringrazia

San Ruperto vescovo – per la foto si ringrazia

 

 

Sole pieno, temperature primaverili, il fine settimana si avvicina….buon venerdì a tutti!

Kazuki Yamamoto

Kazuki Yamamoto

Torta al cioccolato (quasi) senza farina by Francesca Rabino

Il dolce che vi proponiamo oggi è stato cucinato dalla nostra amica Francesca che gentilmente ci ha passato le foto della preparazione.

Noi ci siamo limitati ad assaggiarla (buonissima) ed a pubblicare il risultato del suo lavoro.

Prendete nota e mettetevi all’opera.

Ingredienti:

  • 200 gr. si cioccolato fondente
  • 100 gr. di burro
  • 100 gr. di zucchero
  • 2/3 cucchiai farina

Come prima cosa unite lo zucchero a tuorli e sbatteteli aiutandovi con una frusta elettrica.

A parte fate sciogliere (a bagnomaria oppure nel microonde) il cioccolato fondente quindi aggiungetelo al miscuglio di zucchero e uova. Amalgamate bene il tutto fin quando gli ingredienti saranno ben assorbiti.

Sempre usando la frusta, montate gli albumi a neve.

Portata a termine l’operazione, incorporateli (un cucchiao alla volta) al composto precedentemente ottenuto con un movimento dal basso verso l’altro in modo che gli albumi non si “smontino”.

Accendete il forno e portatelo in temperatura a 180°

Ottenuto il vostro impasto finale, trasferitelo in una teglia che vi sarete premurati di imburrare oppure di rivestire con della carta forno.

Infornate il tutto per circa 25 minuti o comunque fin quando non vedrete comparire una crosticina croccante, segnale evidente della cottura ultimata.

Lasciate quindi raffreddare.

La vostra torta è pronta per essere consumata (volendo potete spolverizzarla con dello zucchero a velo).

 

Torta al cioccolato (quasi) senza farina

Torta al cioccolato (quasi) senza farina

Torta al cioccolato (quasi) senza farina

Torta al cioccolato (quasi) senza farina

Torta al cioccolato (quasi) senza farina

Torta al cioccolato (quasi) senza farina

Torta al cioccolato (quasi) senza farina

Torta al cioccolato (quasi) senza farina

Torta al cioccolato (quasi) senza farina

Torta al cioccolato (quasi) senza farina

Torta al cioccolato (quasi) senza farina

Torta al cioccolato (quasi) senza farina

 

Taurasi – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: intero territorio dei comuni di Taurasi, Bonito, Castelfranci, Castelvetere sul Calore, Fontanarosa, Lapio, Luogosano, Mirabella Eclano, Montefalcione, Montemarano, Montemileto, Paternopoli, Pietradefusi, Sant’Angelo all’Esca, San Mango sul Calore, Torre le Nocelle e Venticano, tutti in provincia di Avellino.
Il Taurasi è un eccellente vino campano che, pur non essendo molto famoso, è da considerarsi uno dei migliori vini del Mezzogiorno d’Italia. La zona di produzione è a nord-est di Avellino e comprende Taurasi e una quindicina di altri comuni, tutti nell’Avellinese.
Il Taurasi, come molti vini del Sud d’Italia, ha origini preromaniche: l’aglianico, il vitigno principale da cui si produce questo vino, era un tempo detto “hellenico” o “hellenica”, a sottolineare l’origine greca. Il Taurasi ha preso il nome da Taurasia, un piccolo borgo vinicolo che i romani fecero loro dopo aver sconfitto gli irpini, nell’80 d.C.
Successivamente trasferirono nella zona alcune migliaia di coloni liguri per lavorare le terre vitate. Ci sono diverse citazioni storiche riferite all’Aglianico in generale e al Taurasi in particolare: alla fine del XVI secolo Andrea Bacci, medico del Papa Paolo III, scrisse che questo vino “viene preparato con uve piuttosto secche, reso vigoroso dal rovere e conservato in ottimi vasi; risulta pertanto profumato e sapido, gradevole al gusto, piacevolissimo e stabile, di elevato potere nutritivo, corroborante per lo stomaco e le membra più che aperitivo”.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Aglianico; possono concorre altri vitigni a bacca rossa non aromatici raccomandati o autorizzati per la provincia di Avellino, fino a un massimo del 15%.
Il vino deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno tre anni di cui almeno uno in botti di legno.
– Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12%.
– Acidità totale minima: 5 per mille.
– Estratto secco netto minimo: 22 per mille.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Taurasi” deve essere sottoposto a un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno tre anni di cui almeno uno in botti di legno.
Se invecchiato quattro anni, di cui almeno 18 mesi in botti di legno, il Taurasi può denominarsi Riserva purché abbia un titolo alcolometrico volumico totale di 12,5%.

Caratteristiche organolettiche

– Colore: rubino intenso e brillante, tendente al granato fino ad acquistare riflessi aranciati con l’invecchiamento.
– Odore: pronunciato, ampio, etereo, gradevole più o meno intenso.
– Sapore: asciutto, austero, tannico da giovane, pieno, armonico, equilibrato quando maturo, con retrogusto persistente.
La varietà Riserva ha caratteristiche maggiormente accentuate del Taurasi e una più ampia struttura.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Il Taurasi viene servito ad una temperatura di 16-18°C per accompagnare piatti dotati di buon spessore aromatico: primi piatti al sugo di carne, selvaggina da piuma in casseruola, carni rosse arrosto, formaggi a pasta dura stagionati.
La varietà Riserva è un vino da meditazione da servire alla temperatura di 18°C. A tavola va abbinato a secondi piatti molto saporiti: carni rosse cotte a lungo in intingolo o nel vino, selvaggina da pelo marinata e cotta in casseruola.

Fonte: Agraria.org

Taurasi D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Taurasi D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

26 marzo

Oggi si commemorano Sant’Emanuele, Quadrato e Teodosio, martiri in

Questo gruppo di martiri, riportato nel ‘Martirologio Romano’ al 26 marzo, subì il martirio in Anatolia; ma di essi se ne parlava già nei Sinassari bizantini, chiamandoli genericamente come ‘orientali’ e raggruppati nel seguente ordine: Manuele (Emmanuel nel Martirologio Romano) Codrato (diventato Quadrato sempre nel Martirologio Romano) e Teodosio.
Uno dei Sinassari narra, che spinti dall’esempio e dal coraggio dei cristiani, al cui martirio avevano dovuto assistere, si presentarono spontaneamente al governatore della loro provincia, dichiarandosi cristiani. Vennero così arrestati e messi in prigione e giacché la morte, a quei tempi era una pena troppo lieve, furono prima torturati e alla fine decapitati.
Un altro Menologio, che fra l’altro li commemora distintamente, racconta che Quadrato (Codrato) era vescovo di una sede imprecisata e in un tempo non identificato; fu scacciato dai pagani e minacciato di morte se avesse continuato il suo ministero; il vescovo non li ascoltò e continuò come prima ad esercitare il suo apostolato, visitando e battezzando i prigionieri.
Quando fu scoperto dai persecutori fu arrestato, torturato e decapitato; Manuele e Teodosio non tollerarono tale violenza e pur sapendo di andare incontro a sicura morte, si schierarono con il loro vescovo e si presentarono al governatore per difenderlo, professandosi cristiani e come già detto, subirono anch’essi il martirio, presumibilmente nel III secolo.

Emanuele deriva dall’ebraico Immanuel e significa “Dio con noi”; è anche il nome con cui il profeta Isaia chiama il futuro Messia e per questo fu usato come appellativo di Gesù.
Molto diffuso in Italia sia nel maschile che nel femminile, come anche nelle forme abbreviate di Manuele e Manuela e nelle versioni spagnole di Manuel, Manolo. Inserito spesso nei nomi composti della tradizione di Casa Savoia: Emanuele Filiberto, Vittorio Emanuele, Carlo Emanuele, ecc.

Fonte: Antonio Borrelli su Santi e Beati

Si festeggiano inoltre:

  • San Bercario, abate
  • San Castulo, martire
  • Sant’Eutichio di Alessandria
  • Santi Montano e Massima, sposi e martiri
Sant'Emanuele - per la foto si ringrazia

Sant’Emanuele – per la foto si ringrazia

 

Muffin di zucchine

Antipasto semplice e veloce da preparare. Presentato ai nostri ospiti, ha riscontrato un successo fin superiore alle aspettative, motivo ulteriore per cui abbiamo deciso di proporvi la ricetta.

Prendete nota e mettetevi all’opera.

Ingredienti (dosi per 12 muffin):

  • 250 gr. di farina (noi abbiamo usato la tipo 2 ma va benissimo la tipo 00)
  • 200 gr. di zucchine
  • 60 gr. di formaggio grattugiato
  • 200 ml. di latte intero
  • 50 ml. di olio extravergine d’oliva
  • 1 cucchiaino di lievo istantaneo (quello per pizza e preparazioni salate)
  • 2 uova
  • 120 gr. di scamorza (o provola)
  • 1 spicchio di peperone california rosso (facoltativo, per guarnizione)
  • 12 formine di carta per muffin
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Per prima cosa spuntate le zucchine e mondatele per bene sotto abbondante getto di acqua per poi passare a ridurle a tocchetti piuttosto piccoli.

Tagliate la scamorza a dadini.

Procuratevi una terrina capiente dove andrete a mescolare la farina con le uova e l’olio. Incorporate quindi il formaggio grattugiato, le zucchine e la scamorza a dadini. Aggiustate di sale e di pepe. Unite quindi il lievito istantaneto rimestando il  tutto con cura fin quando gli ingredienti non risulteranno perfettamente amalgamati.

Accendete il forno e portatelo in temperatura a 180 gradi.

A questo punto procuratevi uno stampo antiaderente per muffin (come foto) dove andrete ad inserire una formina di carta per ogni stampino per poi riempirli con l’impasto precedentemente approntato per poco più dei 3/4 della capienza massima. Guarnite, in superficie, nel centro, con un quadratino di peperone rosso.

Infornate il tutto per 25 minuti.

Trascorso il tempo, sfornate, lasciate intiepidire quindi togliete i muffin dagli stampini antiaderenti (pur lasciando l’involucro di carta alla base).

Il vostro antipasto è quindi pronto per essere servito in tavola ai vostri ospiti.

 

Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

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Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

Muffin di zucchine

Rosazzo – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: Provincia di Udine.

La tradizione vitivinicola della zona è di grande importanza e rilievo storico; la sinergia con l’Abbazia di Rosazzo, centro religioso, culturale, politico e sociale che sorge nel cuore della denominazione, ha reso anche possibile la documentazione della produzione vinicola negli ultimi mille anni.
La funzione trainante svolta dall’Abbazia condizionò positivamente sin dall’antichità lo sviluppo di queste zone ed è documentato come l’allargamento delle zone agrarie collinari si diresse verso le colture che maggiormente potevano trarre profitto dalle particolari condizioni climatiche e pedologiche di questi terreni: i vigneti e i frutteti in coltura promiscua si inserirono prepotentemente nel paesaggio boschivo di queste colline. Da un documento datato 20 gennaio 1341 si legge che “Il Patriarca Bertrando minaccia la scomunica ad alcune persone, le quali, dopo aver occupato una selva dell’Abbazia di Rosazzo, non volevano piantare le viti”; è uno dei documenti che attestano la vocazione per la coltura della vite di Rosazzo. Gli agostiniani prima, poi i Benedettini e quindi i Domenicani, fecero dei vini di queste terre una costante fonte di sostentamento economico, rendendoli tanto famosi da essere serviti alla mensa imperiale.
La Serenissima Repubblica di Venezia, insediatasi a Rosazzo nell’estate del 1420, contribuì non poco a far conoscere i vini friulani, sia per le numerose relazioni pubbliche, commerciali e diplomatiche che essa intratteneva, sia per il grande consumo nella città, dove ricevimenti e feste erano eventi quotidiani.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

La denominazione di origine controllata e garantita «Rosazzo» è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
– Friulano: per almeno il 50%;
– Sauvignon: dal 20% al 30 %;
– Pinot bianco e/o Chardonnay: dal 20 al 30%;
– Ribolla Gialla: fino al 10%.
Possono concorrere altri vitigni con uve a bacca bianca, idonei alla coltivazione per la provincia di Udine, presenti nei vigneti fino ad un massimo del 5%.

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Rosazzo» all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
– acidità totale minima: 4,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 19,0 g/l.

Caratteristiche organolettiche

– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: caratteristico, delicato;
– sapore: secco, armonico, vinoso.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Particolarmente indicato per i piatti di pesce, eccellente con i risotti di verdure, carni bianche e formaggi. Va servito a una temperatura di 14-15°C.

Fonte: Agraria.org

Rosazzo D.O.C.G.

Rosazzo D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

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