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Archive for Marzo, 2015

30 marzo

Oggi si commemora Beato Amedeo IX di Savoia, Duca, terziario francescano.

Amedeo nacque il 1° febbraio 1435 nel castello di Thonon-les-Bains, sulle rive del lago di Ginevra in Alta Savoia, da Anna di Lusignano e dal duca Ludovico I di Savoia, figlio del prmo duca sabaudo Amedeo VIII, antipapa col nome di Felice V e poi riconciliatosi con la Chiesa. Sin da bambino fu promesso in sposo a Jolanda di Valois, figlia del re Carlo VII di Francia, per cementare l’amicizia tra i due paesi. Amedeo crebbe diventando un bel ragazzo, purtroppo soggetto a crisi epilettiche, che egli accettò quale correzione all’inevitabile adulazione da parte dei cortigiani di suo padre, nonchè come un’opportunità per sentirsi a più stretto contatto con Dio. La partecipazione quotidiana all’Eucaristia e la preghiera personale rappresentarono sempre la sua fonte di forza.
Amedeo e Jolanda si sposarono nel 1452 e la coppia si ritirò nella relativamente quieta provincia di Brescia, territorio assegnatogli oltre al governatorato del Piemonte. Ciò suscitò le ire di suo fratello Filippo nei suoi confronti, che quasi si preparò ad attaccare Amedeo, se loro padre non lo avesse arrestato. Nacquero vari figli: Anna, Carlo (Principe di Piemonte), Filiberto I (Duca di Savoia), Bernardo (morto infante), Carlo I (Duca di Savoia), Giacomo Luigi (Conte di Ginevra e di Gex), Maria (contessa di Neuchàtel), Ludovica (venerata come “beata”) e Gian Claudio (morto ancora in fasce). Tutto sommato questo matrimonio combinato si rivelò dunque dei più felici, poiché Jolanda si interessava allo stesso tempo delle pratiche religiose e del governo dello stato, alleviando le fatiche del consorte, che cominciava a manifestare i sintomi dell’epilessia.
La malattia e la sua vita decisamente inclinata al trascendente procurarono ad Amedeo numerose difficoltà, poiché più volte i suoi stessi fratelli gli si ribellarono contro e più volte i nobili sabaudi meditarono di sostituirlo con un erede al trono più energico. Infine però la bontà di Amedeo riuscì pacificamente a prevalere sui suoi nemici. Questo non significa comunque che Amedeo non fosse pronto a combattere per una giusta causa: nel 1459, infatti, durante il concilio di Mantova indetto da papa Pio II, il giovane principe fu solerte e fiero fautore di una crociata volta a liberare Costantinopoli, da poco conquistata dai Turchi, e in difesa del Peloponneso. A tal fine reclutò uomini, armi e denaro.
Nel 1464, alla morte del padre, Amedeo IX assunse il governo del ducato di Savoia. Immediatamente radunò i tre Stati per decidere sulla posizione da tenere nella guerra tra Luigi XI e Carlo il Temerario: l’assemblea, conforme al parere di Amedeo e Jolanda, si pronunziò favorevole ad appoggiare il re di Francia, senza comunque combattere in campo aperto il duca di Borgogna. In cambio di tale atteggiamento, Luigi XI sostenne il cognato contro Guglielmo VIII di Monferrato e Giangaleazzo Sforza. Anche da quest’ultimo Amedeo venne provocato: alla morte del duca Francesco Sforza, il figlio Giangaleazzo tentò di tornare dalla Francia passando in incognito per la Savoia e venne arrestato. Nonostante Amedeo lo avesse fatto subito rilasciare, munendolo anche di una scorta, Giangaleazzo non gli fu riconoscente, ma addirittura giunse a scindere l’alleanza che suo padre aveva stipulato con il duca sabaudo. Era chiaro che Giangaleazzo puntasse solo ad arrivare allo scontro armato, ma Amedeo per riappacificare i loro rapporti gli concesse in sposa sua sorella Bona. Librò inoltre suo fratello Filippo, per il quale organizzò il matrimonio con Margherita di Borgogna, donandogli i territori brescani e conquistandosi cos’ immancabilmente il suo affetto.
Pacifista in politica estera, Amedeo fu un saggio amministratore del suo stato, benvoluto dai sudditi per la sua liberalità e per l’amore che nutriva per i poveri, concretizzato nell’elargizione di ingenti aiuti. Si narra che, quando un ambasciatore gli domandò se avesse mute di cani e delle razze differenti da quelle del suo padrone, Amedeo mostrò al legato una mensa imbandita sul terrazzo fuori del suo palazzo, alla quale sedevano i poveri e i mendicanti della città: “Queste sono le mie mute ed i miei cani da caccia. E’ con l’aiuto di questa povera gente che inseguo la virtù e vado a caccia del regno dei cieli”. L’ambasciatore gli chiese allora quanti secondo lui fossero impostori, approfittatori ed ipocriti, ma Amedeo replicò: “Non li giudico troppo severamente per non essere giudicato severamente da Dio”.
Amedeo fece edificare numerose chiese e monasteri, ad altri foce varie donazioni, tra cui preziosi paramenti per la cattedrale di Vercelli. Nonostante la sua grande generosità, non ebbe alcun problema economico, anzi grazia ad un’oculata amministrazione riuscì anche a saldare i debiti contratti dai suoi predecessori. Il suo stile di vita era estremamente austero, lontano dal concedersi qualsiasi privilegio nonostanta la sua precaria salute e proprio per tale motivo fece piuttosto credere di dover digiunare. Con l’aumento della debolezza e l’aggravarsi del male, nel 1469 Amedeo cedette il governo del ducato alla moglie, poiché il figlio maggiore Carlo, l’unico in età di regnare, era morto da poco. I nobili però si ribellarono e, alleatisi con i fratelli di Amedeo, lo imprigionarono, finché non intervenne il cognato, Luigi XI, a liberarlo e a sconfiggere definitivamente la fronda dei signori.
Gli ultimi anni della vita di Amedeo IX furono molto penosi per il frequente ripetersi delle crisi dell’epilessia, che egli tuttavia sopportò “come una grazia del Signore”. Quando si rese conto di essere ormai prossimo alla morte, affidò i figli all’amata moglie ed alla presenza loro e dei ministri pronunciò le sue ultime raccomandazioni: “Siate retti. Amate i poveri e Dio vi garantirà la pace”, nobilissimo testamento spirituale di un ottimo principe. Spirò a Vercelli il 30 marzo 1472 e le sue spogli furono inumate nell’antica basilica eusebiana, sotto i gradini dell’altare maggiore.
La pietà popolare non tardò a proclamarlo santo, soprattutto dinnanzi ai miracoli verificatisi per sua intercessione. Il processo ufficiale di canonizzazione si protrasse invece molto a lungo, sino al 3 marzo 1677, quando papa Innocenzo XI confermò il culto del Beato Amedeo IX, fissandone la festa al 30 marzo. San Francesco di Sales e San Roberto Bellarmino lo additarono come esempio ai sovrani e furono grandi assertori della sua canonizzazione, provvedimento papale ancora oggi atteso.
Oggi le reliquie del beato riposano nella Cattedrale di Vercelli, più precisamente sopra l’altare della grande cappella di destra, simmetricamente a Sant’Eusebio, patrono del Piemonte. Degna collocazione per un sovrano che meriterebbe egli stesso tale titolo, insieme al protovescovo vercellese. Bisogna invece purtroppo deplorare l’assenza quasi totale del Beato Amedeo di Savoia dal calendario della Regione Pastorale Piemontese, non fosse per la memoria facoltativa riservatagli al 28 novembre dalla Diocesi di Pinerolo: il duca soggiornò infatti a lungo a Pinerolo nela palazzo degli Acaja, ebbe come guida spirituale Bonivardo, prima abate dell’Abbadia Alpina di Santa Maria e poi vescovo di Vecelli, ed il Senato di Pinerolo lo elesse patrono della Valle Chisone.
A Torino, capitale sabauda, il Beato Amedeo è co-titolare della chiesa della Madonna del Carmine, ove è anche custodita una sua reliquia, ed è inoltre venerato in particolare nella cattedrale cittadina, nella chiesa di San Filippo, nella cripta di Maria Ausiliatrice e nelle basiliche collinari della Gran Madre e di Superga. Anche un ponte è dedicato alla sua memoria.
Nella vasta iconografia che lo ritrae, il Beato Amedeo è facilmente riconoscibile per il collare dell’Ordine dinastico della Santissima Annunziata. Ciò lo rende anche facilmente distinguibile dal Beato Umberto III, conte di Savoia, in quanto l’ordine fu fondato solo nel 1362 dal celebre “Conte Verde” Amedeo VI.

PREGHIERA AL BEATO AMEDEO

Con profonda venerazione ed umile fiducia
ci rivolgiamo a te, Beato Amedeo di Savoia,
che hai consacrato l’esistenza alla gloria di Dio,
vivendo secondo giustizia
ed esercitando una carità generosa verso i poveri.
Dalla fede profonda nell’Eucarestia
e dalla contemplazione di Gesù Crocifisso
hai attinto la forza per camminare sulle vie di Dio
e guidare con saggezza il popolo a te affidato:
con il tuo esempio e la tua intercessione
aiutaci a vivere secondo il Vangelo
per rendere testimonianza a Cristo Signore.
Amen.

ORAZIONE

O Dio, che al beato Amedeo hai dato il coraggio
di anteporre il regno dei cieli
al fascino del potere terreno,
per la sua intercessione concedi anche a noi
di vincere ogni forma di egoismo
per aderire a te con tutto il cuore.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.

Fonte: Fabio Arduino su Santi e Beati

Si festeggiano inoltre:

  • San Clinio, abate
  • San Donnino, martire
  • San Regolo, vescovo
  • San Giovanni Climaco, vescovo
  • San Pietro Regalado da Valladolid, francescano
  • San Zosimo di Siracusa, vescovo
Beato Amedeo IX di Savoia - per la foto si ringrazia

Beato Amedeo IX di Savoia – per la foto si ringrazia

 

 

Colazione in Giappone

Il sito BuzzFeed ha raccolto, in un video, i principali modi tradizionali di fare colazione in giro per il mondo…

In Giappone: zuppa di miso, riso e verdure

Colazione giapponese - per la foto si ringrazia BuzzFeed

Colazione giapponese – per la foto si ringrazia BuzzFeed

29 marzo

Oggi si commemora la Domenica delle Palme.

La Domenica delle Palme giunge quasi a conclusione del lungo periodo quaresimale, iniziato con il Mercoledì delle Ceneri e che per cinque liturgie domenicali, ha preparato la comunità dei cristiani, nella riflessione e penitenza, agli eventi drammatici della Settimana Santa, con la speranza e certezza della successiva Risurrezione di Cristo, vincitore della morte e del peccato, Salvatore del mondo e di ogni singola anima.
I Vangeli narrano che giunto Gesù con i discepoli a Betfage, vicino Gerusalemme (era la sera del sabato), mandò due di loro nel villaggio a prelevare un’asina legata con un puledro e condurli da lui; se qualcuno avesse obiettato, avrebbero dovuto dire che il Signore ne aveva bisogno, ma sarebbero stati rimandati subito.
Dice il Vangelo di Matteo (21, 1-11) che questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta Zaccaria (9, 9) “Dite alla figlia di Sion; Ecco il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma”.
I discepoli fecero quanto richiesto e condotti i due animali, la mattina dopo li coprirono con dei mantelli e Gesù vi si pose a sedere avviandosi a Gerusalemme.
Qui la folla numerosissima, radunata dalle voci dell’arrivo del Messia, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e agitandoli festosamente rendevano onore a Gesù esclamando “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!”.
A questa festa che metteva in grande agitazione la città, partecipavano come in tutte le manifestazioni di gioia di questo mondo, i tanti fanciulli che correvano avanti al piccolo corteo agitando i rami, rispondendo a quanti domandavano “Chi è costui?”, “Questi è il profeta Gesù da Nazareth di Galilea”.
La maggiore considerazione che si ricava dal testo evangelico, è che Gesù fa il suo ingresso a Gerusalemme, sede del potere civile e religioso in Palestina, acclamato come solo ai re si faceva, a cavalcioni di un’asina.
Bisogna dire che nel Medio Oriente antico e di conseguenza nella Bibbia, la cavalcatura dei re, prettamente guerrieri, era il cavallo, animale nobile e considerato un’arma potente per la guerra, tanto è vero che non c’erano corse di cavalli e non venivano utilizzati nemmeno per i lavori dei campi.
Logicamente anche il Messia, come se lo aspettavano gli ebrei, cioè un liberatore, avrebbe dovuto cavalcare un cavallo, ma Gesù come profetizzato da Zaccaria, sceglie un’asina, animale umile e servizievole, sempre a fianco della gente pacifica e lavoratrice, del resto l’asino è presente nella vita di Gesù sin dalla nascita, nella stalla di Betlemme e nella fuga in Egitto della famigliola in pericolo.
Quindi Gesù risponde a quanti volevano considerarlo un re sul modello di Davide, che egli è un re privo di ogni forma esteriore di potere, armato solo dei segni della pace e del perdono, a partire dalla cavalcatura che non è un cavallo simbolo della forza e del potere sin dai tempi dei faraoni.
La liturgia della Domenica delle Palme, si svolge iniziando da un luogo adatto al di fuori della chiesa; i fedeli vi si radunano e il sacerdote leggendo orazioni ed antifone, procede alla benedizione dei rami di ulivo o di palma, che dopo la lettura di un brano evangelico, vengono distribuiti ai fedeli (possono essere già dati in precedenza, prima della benedizione), quindi si dà inizio alla processione fin dentro la chiesa.
Qui giunti continua la celebrazione della Messa, che si distingue per la lunga lettura della Passione di Gesù, tratta dai Vangeli di Marco, Luca, Matteo, secondo il ciclico calendario liturgico; il testo della Passione non è lo stesso che si legge nella celebrazione del Venerdì Santo, che è il testo del Vangelo di s. Giovanni.
Il racconto della Passione viene letto alternativamente da tre lettori rappresentanti: il cronista, i personaggi delle vicenda e Cristo stesso. Esso è articolato in quattro parti: l’arresto di Gesù; il processo giudaico; il processo romano; la condanna, l’esecuzione, morte e sepoltura.
Al termine della Messa, i fedeli portano a casa i rametti di ulivo benedetti, conservati quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. Si usa in molte regioni, che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.
In molte zone d’Italia, con le parti tenere delle grandi foglie di palma, vengono intrecciate piccole e grandi confezioni addobbate, che vengono regalate o scambiate fra i fedeli in segno di pace.
La benedizione delle palme è documentata sin dal VII secolo ed ebbe uno sviluppo di cerimonie e di canti adeguato all’importanza sempre maggiore data alla processione. Questa è testimoniata a Gerusalemme dalla fine del IV secolo e quasi subito fu accolta dalla liturgia della Siria e dell’Egitto.
In Occidente giacché questa domenica era riservata a cerimonie prebattesimali (il battesimo era amministrato a Pasqua) e all’inizio solenne della Settimana Santa, benedizione e processione delle palme trovarono difficoltà a introdursi; entrarono in uso prima in Gallia (sec. VII-VIII) dove Teodulfo d’Orléans compose l’inno “Gloria, laus et honor”; poi in Roma dalla fine dell’XI secolo.
L’uso di portare nelle proprie case l’ulivo o la palma benedetta ha origine soltanto devozionale, come augurio di pace.
Da venti anni, nella Domenica delle Palme si celebra in tutto il mondo cattolico la ‘Giornata Mondiale della Gioventù’, il cui culmine si svolge a Roma nella Piazza S. Pietro alla presenza del papa.

Fonte: Antonio Borrelli su Santi e Beati

Si festeggiano inoltre:

  • San Secondo di Asti, vescovo e martire
  • San Bertoldo, priore
  • San Ludolfo, vescovo
  • Santa Gladys, regina
  • San Marco di Aretusa, vescovo
Domenica delle Palme

Domenica delle Palme – per la foto si ringrazia

Sale marino affumicato “Durango”

Il processo di affumicatura è utilizzato da sempre, per conservare e aromatizzare molti alimenti. Ogni tipologia di legna adoperata per tale scopo, conferisce un sapore affumicato più o meno accentuato. Un ingrediente che si presta particolarmente per questo procedimento è il sale marino. Infatti, un’antica ricetta degli indiani del nord America, prevede l’utilizzo del legno di Noce per l’affumicatura a freddo del sale che, in questo modo, diventa ideale per insaporire carni rosse, bianche e pollame.

Fonte: La magica zucca

Sale marino affumicato Durango - per la foto si ringrazia

Sale marino affumicato Durango – per la foto si ringrazia

Sale marino affumicato "Durango"

Il processo di affumicatura è utilizzato da sempre, per conservare e aromatizzare molti alimenti. Ogni tipologia di legna adoperata per tale scopo, conferisce un sapore affumicato più o meno accentuato. Un ingrediente che si presta particolarmente per questo procedimento è il sale marino. Infatti, un’antica ricetta degli indiani del nord America, prevede l’utilizzo del legno di Noce per l’affumicatura a freddo del sale che, in questo modo, diventa ideale per insaporire carni rosse, bianche e pollame.

Fonte: La magica zucca

Sale marino affumicato Durango - per la foto si ringrazia

Sale marino affumicato Durango – per la foto si ringrazia

Colazione in Vietnam

Il sito BuzzFeed ha raccolto, in un video, i principali modi tradizionali di fare colazione in giro per il mondo…

In Vietnam: Zuppa di Poh

Colazione Vietnamita - per la foto si ringrazia BuzzFeed

Colazione Vietnamita – per la foto si ringrazia BuzzFeed

 

Il tepore primaverile, i primi fiori che sbocciano…rinasce la vita dopo l’inverno. Buon sabato a tutti.

Kazuki Yamamoto

Kazuki Yamamoto

Il tepore primaverile, i primi fiori che sbocciano…rinasce la vita dopo l'inverno. Buon sabato a tutti.

Kazuki Yamamoto

Kazuki Yamamoto

28 marzo

Oggi si commemora San Sisto III, papa.

Presule di matrice romana, fu eletto al soglio pontificio il 31 luglio del 432.
Il suo papato fu ricordato per due questioni, fondamentali per l’epoca cristiana e per il tramonto dell’Impero Romano d’ occidente.
La prima, per essere riuscito ad imporre le conclusioni del Concilio di Efeso con la ricomposizione, in seno a Santa Romana Chiesa dei dissapori e delle filosofie teologali (mai per altro dichiarate blasfeme od eretiche) sorte e condotte in medio oriente dalla chiesa cristiana orientale facente capo, in particolar modo al patriarca Giovanni di Antiochia, il quale aveva palesemente appoggiato le eresie “nestoriane” e quindi “pelagiane”.
In pratica Sisto III riuscì a reimporre il dogma della Santa Trinità e di conseguenza attraverso il “verbo” (ovvero lo “Spirito Santo”) la maternità di Maria, quale Madre di Dio. Figura femminile fortemente osteggiata dalle dottrine cristiane radicate nell’oriente, proprio perchè nella ricomposizione della famiglia celeste entrò per la prima volta una figura diversamente sessuata, ovvero una donna, ovvero lo Spirito Santo mai nominato come tale ma piuttosto, rappresentato sotto forma di una lingua di fuoco o di una colomba .
(nda: dal punto di vista laico nulla osta a qualsiasi credo teologico. Vi è da pensare però che il cristianesimo sia sorto sulle sponde di altre filosofie religiose per ricostruire una figura patriarcale ed una famiglia ebraica che si stava scomponendo, in conseguenza al decadimento della società teocratica ebraica; all’occupazione militare romana con la conseguente dissolutezza di costumi ed alla preoccupazione di riportare la famiglia sui “binari” di casa).
La seconda questione che contraddistinse questo papato fu l’ abbondanza di ricchezze distribuite per la costruzione di nuove chiese romane ed in particolar modo per la ricostruzione della chiesa di Santa Maria Maggiore in Trastevere ( distrutta dalla sommossa per l’ elezione di papa Damaso) alla quale furono “dedicati” per quello che fu tramandato:
– Un calice d’oro del peso di 50 libbre
– Lamine d’argento per il rivestimento dell’altare per 300 libbre
– Una fonte battesimale sormontata da un cervo d’argento dal peso di 30 libbre, dalla cui bocca sgorgava acqua di fonte
– Un tabernacolo d’ argento da 511 libbre, dono speciale dell’ imperatore Valentiniano III.
Segno che il clero romano aveva ormai di gran lunga superato in ricchezza la finanza pubblica.

Sisto III fu proclamato santo per quelle qualità. Morì il 19 agosto del 440 e fu sepolto a San Lorenzo fuori le mura.

Fonte: Franco Prevato su Santi e Beati

Si festeggiano inoltre:

  • San Castore di Tarso, martire
  • San Proterio, patriarca di Alessandria
  • San Cono, monaco
  • Sant’Ilarione, abate
San Sisto III - per la foto si ringrazia

San Sisto III – per la foto si ringrazia

 

Lasagne al ragù

Un primo piatto che non ha bisogno di molte presentazioni, conosciuto in tutto il mondo come uno dei capisaldi della cucina italiana.

Una vera squisitezza da provare e riprovare.

Prendete nota e mettetevi all’opera.

Ingredienti (dosi per 8 persone – 1 teglia 35×25 cm)

  • 1 kg di ragù (su come prepararlo, cliccate qui)
  • 750 gr. di besciamella (su come prepararla, cliccate qui)
  • 500 gr. di lasagne secche confezionate
  • 150 gr. di formaggio grattugiato
  • burro q.b.

Per prima cosa, preparate il ragù (cliccate qui) e la besciamella (cliccate qui).

Procuratevi una pirofila, imburratela con cura quindi iniziate la preparazione delle lasagne cospargendo il fondo della teglia con uno strato di besciamella (se impiegate la pasta secca senza sbollentarla prima, curatevi di tenere la besciamella un poco più liquida) poi continuate farcendo la lasagna con strati alternati di pasta-ragù-besciamella e formaggio grattugiato.

Gli ingredienti vi saranno sufficienti per comporre cinque strati, premurandovi di terminare in superficie con una sostanziosa spolverizzata di formaggio grattugiato.

Accendete il forno e portatelo in temperatura a 200 gradi.

Ricoprite la pirofila con della carta stagnola ed infornate il tutto per mezz’ora.

Trascorso il tempo, eliminate la copertura in stagnola e portate a termine la cottura per ulteriori dieci minuti in modalita grill in modo da ottenere una doratura golosa ed uniforme.

Sfornate, sezionate in porzioni, impiattate e servite fumante ai vostri ospiti per il tripudio delle loro papille gustative.

Lasagne al ragù

Lasagne al ragù

Lasagne al ragù

Lasagne al ragù

 

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