Crea sito

Archive for Febbraio, 2015

Sugo pomodoro e basilico

Uno dei condimenti per pasta più semplici ma al contempo saporiti che si possano preparare.

Alla portata di tutti, con pochi e semplici passaggi si raggiunge un risultato invidiabile e pronto a soddisfare qualsiasi palato.

Un trionfo per grandi e piccini.

Prendete nota e mettetevi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4/6 persone):

  • 400 gr. di polpa di pomodoro (san marzano e ciliegino)
  • 1 cipolla (o scalogno)
  • 4 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 8 foglie di basilico
  • sale q.b.

Versate un filo di olio extravergine d’oliva in un pentolino sufficientemente capiente e fatelo scaldare.

Unite quindi la cipolla (o lo scalogno) che precedentemente avrete tagliato a rondelle sottili.

Lasciate soffriggere per un paio di minuti a fuoco medio.

A questo punto aggiungete la polpa di pomodoro con un ulteriore filo di olio extravergine d’oliva.

Pizzicate di sale e lasciate consumare a fuoco vivo fin quando la salsa non raggiungerà la densità da voi desiderata.

A questo punto aggiungete il basilico a foglie intere oppure spezzettate a mano grossolanamente.

Spegnete il fuoco e lasciate intiepidire.

Il vostro sugo è quindi pronto per condire la pasta da noi desiderata.

Salsa pomodoro e basilico

Salsa pomodoro e basilico

Salsa pomodoro e basilico

Salsa pomodoro e basilico

Salsa pomodoro e basilico

Salsa pomodoro e basilico

 

Salame all’aglio della Val Rendena

La zona di produzione di questo salume è la Val Rendena, in provincia di Trento.

Si tratta di un insaccato di puro maiale, ottenuto, esclusivamente, dalla polpa scelta di animali allevati in modo naturale, la cui carne viene macinata una sola volta, aromatizzata con aggiunta di sale fino, pepe nero macinato e aglio tritato. A fine lavorazione, il prodotto viene mantenuto, per una settimana, in un locale interrato, per l’asciugatura.
Di seguito si passa alla stagionatura che va dai 50 ai 75 giorni, ad una temperatura costante di 14 ° C, con un tasso di umidità dell’80%.

Fonte: Agraria.org

Salame all'aglio della Val Rendena - per la foto si ringrazia

Salame all’aglio della Val Rendena – per la foto si ringrazia

Caciocavallo palermitano – P.A.T.

Il Caciocavallo pelermitano è un formaggio prodotto da novembre a giugno da latte intero vaccino, con particolare eccellenza per quello prodotto da bovini alimentati a pascolo, nelle zone di Godrano, Cinisi, Torretta, Corleonese, e zone limitrofe del Palermitano.

La forma di questo formaggio è a parallelepipedo ( più largo alla base) con la crosta liscia e sottile e la pasta, di colore paglierino e struttura consistente. Presenta un’altezza di circa 60 cm ed un diametro di circa 15 cm, il peso varia dai 10 ai 12 kg.

Nella lavorazione il latte appena munto, a circa 36°C, viene aggiunto al caglio di capretto o di agnello, provocata la coagulazione viene effettuata la cottura della cagliata in siero caldo per 4 ore.

Dopo questa operazione la massa caseosa viene pressata e lasciata inacidire nelle 24 ore successive. La pasta viene poi affettata e nuovamente immersa nel siero per la “filatura”, alla fine viene messa in stampi di legno.

La salatura si effettua nei successivi 10-12 giorni, con immersione in salamoia, la maturazione dura 10 giorni in ambiente fresco e ventilato. La stagionatua può essere di 3-6 mesi per la formazione di un formaggio da tavola, fino ad 8-9 mesi per l’affinamento di un formaggio da grattugia.

Da “I formaggi tipici della Sicilia” edito dagli allevatori siciliani si sottolinea come questo formaggio fosse quotato dai calmieri palermitani già tra il 1412 ed il 1436 più del normale “vacchino”; intorno al 1550 , le suore di San Castrenze, ricevevano all’anno una ventina di chili di formaggio di cui solo tre di caciocavallo.

Fonte: Atlante Caseario.com

Caciocavallo palermitano P.A.T. - per la foto si ringrazia

Caciocavallo palermitano P.A.T. – per la foto si ringrazia

Caciocavallo podolico Alburni

Questo caciocavallo è un formaggio semiduro a pasta filata, ottenuto da latta vaccino, crudo o pastorizzato, di 1 o più mungiture, è prodotto tradizionalmente nella provincia di Salerno. Viene venduto sia come prodotto fresco, con maturazione di 15 giorni, che in forma stagionata, con stagionatura fino a 4 mesi.

La forma può essere sia ovoidale che troncoconica strozzata all’estremità con strozzatura il diametro maggiore alla base è di 10-20 cm anche l’altezza si presenta variabile di 20-25 cm, e pezzatura variabile tra 1,0 e 3 kg. La crosta è dura, di colore marrone. La pasta è di colore dal bianco al giallo, la consistenza uniforme, che tende a sfogliarsi, presenta occhiatura irregolare.

Nella lavorazione il latte viene pastorizzato a 72°C per 15 secondi, poi viene immesso in caldaia e riportato alla temperatura di 36-37°C. Al latte viene quindi aggiunto aggiunto caglio di vitello o capretto liquido o in pasta, la cagliata si forma in 25-40 minuti, dopo i quali la cagliata viene rotta fino alle dimensioni di chicco di riso, la cagliata viene poi fatta riposare fino alla deposizione nel siero.

La cagliata viene poi estratta e sminuzzata quindi nuovamente riscaldata in siero a 60°C. Segue un ulteriore periodo di riposo per 6-8 ore coperta da siero caldo a 60°C per, questo avviene per 2 o 3 volte. La cagliata viene quindi tagliata a fette e fatta filare a mano in acqua a temperatura tra gli 80 e gli 85°C. Dopo avviene la formatura a mano, poi le forme vengono messe in acqua fredda per il rassodamento per 15-20 minuti. La salatura in salamoia dura dalle 6 alle 12 ore in base alla pezzatura.

Le forme così prodotte vengono legate a coppie con della corda e lasciate appese a stagionare su delle pertiche.

Fonte: Atlante Caseario.com

Caciocavallo podolico Alburni - per la foto si ringrazia

Caciocavallo podolico Alburni – per la foto si ringrazia

Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione si estende nella fascia collinare della provincia di Treviso compresa tra le cittadine di Conegliano e Valdobbiadene. Un insieme di catene collinari – con direzione est-ovest – che dalla pianura si susseguono fino alle Prealpi, ad uguale distanza dalle Dolomiti – da cui rimangono protette a nord – e l’Adriatico, che influenza positivamente il clima e la natura del paesaggio. Conegliano è la città delle istituzioni del vino e Valdobbiadene è il cuore produttivo.
La zona di produzione comprende il territorio di 15 comuni e si estende su un’area di circa 18.000 ettari di superficie agricola. La vite è coltivata solo nella parte più soleggiata dei colli, ad un’altitudine compresa tra i 50 e i 500 metri sul livello del mare, mentre il versante nord è spesso ricoperto di boschi.
Il Prosecco è presente in queste colline da più di due secoli. A partire dal XIX secolo, con la fondazione a Conegliano della Scuola di Viticoltura ed Enologia e della Stazione Sperimentale per la Viticoltura, gli studi sul prosecco si sono molto sviluppati, promuovendone la diffusione in tutta l’area. L’origine di questo vitigno è misteriosa; per alcuni era addirittura già conosciuto ai tempi dell’Impero Romano con il nome di Pucino, da cui si otteneva un vino particolarmente apprezzato dall’imperatrice Livia Augusta.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

I vini «Conegliano Valdobbiadene – Prosecco» devono essere ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti costituiti dal vitigno Glera; possono concorrere, in ambito aziendale, fino ad un massimo del 15% le uve delle seguenti varieta’, utilizzate da sole o congiuntamente: Verdiso, Bianchetta trevigiana, Perera e Glera lunga.
Dopo la pressatura il mosto torbido viene lasciato riposare a freddo (5-10° C) in vasche di acciaio.
Trascorse circa 10-12 ore, la parte limpida del mosto viene separata dal deposito e avviata alla fermentazione.
La vinificazione si compie in vasche di acciaio ad una temperatura costante di 18-20° C e si protrae a circa 15-20 giorni.
La presa di spuma: avviene quando il vino-base si è illimpidito. Solo allora si procede alla spumantizzazione.
«Conegliano Valdobbiadene – Prosecco»:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidita’ totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l;
«Conegliano Valdobbiadene – Prosecco» frizzante:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidita’ totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.
Nella tipologia prodotta tradizionalmente per fermentazione in bottiglia, e’ possibile la presenza di una velatura. In tal caso e’ obbligatorio riportare in etichetta la dicitura «rifermentazione in bottiglia».
– acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
«Conegliano Valdobbiadene – Prosecco» spumante superiore:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidita’ totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l;
«Conegliano Valdobbiadene» Superiore di Cartizze o «Valdobbiadene» Superiore di Cartizze:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
– acidita’ totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

Caratteristiche organolettiche

«Conegliano Valdobbiadene – Prosecco»:
– colore: giallo paglierino piu’ o meno intenso;
– odore: vinoso, caratteristico con profumo leggero di fruttato;
– sapore: gradevolmente amarognolo e giustamente sapido;
«Conegliano Valdobbiadene – Prosecco» frizzante:
– colore: giallo paglierino piu’ o meno intenso, brillante, con evidente sviluppo di bollicine.
– odore: gradevole e caratteristico di fruttato;
– sapore: fresco, armonico, piacevolmente frizzante, fruttato;
Nella tipologia prodotta tradizionalmente per fermentazione in bottiglia, e’ possibile la presenza di una velatura. In tal caso e’ obbligatorio riportare in etichetta la dicitura «rifermentazione in bottiglia». Le caratteristiche dell’odore e del sapore per detto vino e l’acidita’ totale minima sono le seguenti:
– odore: gradevole e caratteristico di fruttato con possibili sentori di crosta di pane e lievito;
– sapore: fresco, armonico, piacevolmente frizzante, fruttato con possibili sentori di crosta di pane e lievito;
«Conegliano Valdobbiadene – Prosecco» spumante superiore:
– colore: giallo paglierino piu’ o meno intenso brillante con spuma persistente;
– odore: gradevole e caratteristico di fruttato;
– sapore: fresco, armonico, gradevolmente fruttato, caratteristico;
«Conegliano Valdobbiadene» Superiore di Cartizze o «Valdobbiadene» Superiore di Cartizze:
– colore: giallo paglierino piu’ o meno intenso, brillante, con spuma persistente;
– odore: gradevole e caratteristico di fruttato;
– sapore: fresco, armonico, gradevolmente fruttato, caratteristico.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Perfetto come aperitivo, accompagna antipasti, primi piatti e secondi di pesce. Temperatura di servizio 8-10°C.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

Olio extravergine di oliva Umbria – D.O.P.

Disciplinare di produzione – Umbria DOP

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata obbligatoriamente da una delle seguenti menzioni geografiche aggiuntive: Colli Assisi-Spoleto, Colli Martani, Colli Amerini, Colli del Trasimeno, Colli Orvietani è riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varietà di olivo
1) La denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Assisi- Spoleto, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo: Moraiolo in misura non inferiore al 60%;
Leccino e Frantoio, presenti da sole o congiuntamente, in misura non superiore al 30%. Possono, altresì, concorrere altre varietà fino al limite massimo del 10%.
2) La denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Martani, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo: Moraiolo in misura non inferiore al 20%;
S.Felice, Leccino e Frantoio, presenti da sole o congiuntamente, in misura non inferiore all’80%. Possono, altresì, concorrere altre varietà fino al limite massimo del 10%.
3) La denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Amerini, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo: Moraiolo in misura non inferiore al 15%;
Rajo, Leccino e Frantoio, presenti da sole o congiuntamente, in misura non superiore all’85%. Possono, altresì, concorrere altre varietà fino al limite massimo del 0%.
4) La denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli del Trasimeno, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo: Moraiolo e Dolce Agocia, in misura non inferiore al 15%; Leccino e Frantoio, presenti da sole o congiuntamente, in misura non inferiore al 65%. Possono, altresì, concorrere altre varietà fino al limite massimo del 20%.
5) La denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Orvietani, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo: Moraiolo e Dolce Agocia, in misura non inferiore al 15%; Frantoi, in misura non superiore al 30%; Leccino in misura non superiore al 60%. Possono, altresì, concorrere altre varietà fino al limite massimo del 20%.

Articolo 3.
Zona di produzione
1) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Assisi- Spoleto, comprende i territori
amministrativi dei seguenti comuni della regione Umbria: Gubbio, Scheggia e Pascelupo, Costacciaro, Sigillo, Fossato di Vigo, Gualdo Tadino, Valfabbrica, Assisi, Spello, Valtopina, Foligno, Trevi, Sellano, Campello sul Clitunno, Spoleto (la parte ad est della s.s. n.3 Flaminia), Scheggino, S.Anatolia di Narco, Vallo di Nera, Cerreto di Spoleto, Preci, Norcia, Cascia, Poggiodomo, Monteleone, Montefranco, Arrone, Polino, Ferentillo, Terni, Stroncone.
2) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Martano, comprende i territori amministrativi dei seguenti comuni della regione Umbria: Acquasparta, Spoleto (la parte ad ovest della s.s. n.3 Flaminia), Massa Martana, Todi, Castel Ritaldi, Giano dell’Umbria, Montefalco, Gualdo Cattaneo, Collazzone, Bevagna, Cannara, Bettona, Deruta, Torgiano, Bastia Umbra.
3) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Amerino, comprende i territori amministrativi dei seguenti comuni della regione Umbria: Calvi, Otricoli, Narni, Amelia, Penna in Teverina, Giove, Attigliano, Lugnano in Teverina, Alviano, Guardea, San Gemini, Montecastrilli, Avigliano.
4) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colline del Trasimeno, comprende i territori
amministrativi dei seguenti comuni della regione Umbria: Perugia, Piegaro, Paciano, Panicale, Castiglion del Lago, Magione, Tuoro sul Trasimeno, Passignano sul Trasimeno, Lisciano, Niccone, Umbertide, Città di Castello, Monte S.Maria, Tiberina, Corciano, Citerna, San Giustino, Montone, Pietralunga.
5) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Orvieto, comprende i territori amministrativi dei seguenti comuni della regione Umbria: Montecchio, Baschi, Orvieto, Porano, Castel Giorgio, Castel Viscardo, Allerona, Ficulle, Parrano, San Venanzio, Monteleone d’Orvieto, Fabbro, Montegabbione, Montecastello di Vibio, Fratta Todina, Marsciano, Città del Pieve.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
1) Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli tradizionalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e dell’olio.
2) Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Assisi-Spoleto, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 1) dell’art. 3 posti nella zona geografica caratterizzata da una piovosità media annua pari a mm 981 e una temperatura media annua compresa tra 13,4 ± 6 °C, i cui terreni siano derivati dalla disgregazione meccanica di calcari sopracretacei con formazione del tipo denominato “renano” in cui prevale lo scheletro mescolato a terra rossa o terra bruna, o formati da terre brune azonali derivanti dalla alterazione di calcari marnosi, di buona struttura e fertilità.
La difesa fitosanitaria degli oliveti deve essere effettuata secondo le modalità definite dai programmi di lotta guidata.
3) Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Martani, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 2) dell’art. 3 posti nella zona geografica caratterizzata da una piovosità media annua pari a mm 892 e una temperatura media annua compresa tra 14 ± 5,4 °C, i cui terreni siano costituiti da una serie di conglomerati, sabbie e argille, con prevalenza di costituenti silicei, generalmente dotati di calcare e prevalentemente sciolti. La difesa fitosanitaria degli oliveti deve essere effettuata secondo le modalità definite dai programmi di lotta guidata.
4) Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Amerini, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 3) dell’art. 3 posti nella zona geografica caratterizzata da una piovosità media annua pari a mm 927 e una temperatura media annua compresa tra 14,4 ± 5,6 °C, i cui terreni siano situati nelle colline derivanti dalla erosione dei sedimenti del Villafranchiano e siano di natura arenacea, sabbiosi e marnoso-arenacei, con presenza alle falde dei rilievi rocciosi del miocene di terreni detritici, sciolti ad alto contenuto di scheletro. La difesa fitosanitaria degli oliveti deve essere effettuata secondo le modalità definite dai programmi di lotta guidata.
5) Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colline del Trasimeno, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 4) dell’art. 3 posti nella zona geografica caratterizzata da una piovosità media annua pari a mm 873 e una temperatura media annua compresa tra 12,9 ± 5,7 °C, i cui terreni siano di colore bruno, ad alto contenuto in silice e con la presenza alternata di calcari marnosi, provenienti dal disfacimento dei grossi banchi di arenaria oligocenica, di buona struttura e tendenzialmente sciolti, o posti in collina e derivanti dai depositi del Villafranchiano in cui la sabbia è mescolata a marne calcaree con la formazione di terreni di medio impasto. La difesa fitosanitaria degli oliveti deve essere effettuata secondo le modalità definite dai programmi di lotta guidata.
6) Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Orvietani, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 5) dell’art. 3 posti nella zona geografica caratterizzata da una piovosità media annua pari a mm 850 e una temperatura media annua compresa tra 14,1 ± 5,5 °C, i cui terreni siano situati nelle colline derivanti dalla erosione dei sedimenti del Villafranchiano e siano di natura arenacea, sabbiosi e marnoso-arenacei, con presenza alle falde dei rilievi rocciosi del miocene di terreni detritici, sciolti ad alto contenuto di scheletro. La difesa fitosanitaria degli oliveti deve essere effettuata secondo le modalità definite dai programmi di lotta guidata.
7) La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art.1 deve essere effettuata entro il 15 gennaio di ogni anno.
7.a) La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Assisi-Spoleto, non può superare kg 5000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 21%.
7.b) La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Martani, non può superare kg 5.500 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 19%.
7.c) La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Amerini, non può superare kg 6500 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 17%.
7.d) La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli del Trasimeno, non può superare kg 6500 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 17%.
7.e) La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Orvietani, non può superare kg 6500 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 17%.
8) Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata sui attraverso accurata cernita purché la produzione globale non superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
9) La denuncia di produzione delle olive deve essere presentata secondo le procedure previste dal DM 4 novembre 1993, n. 573, in unica soluzione.
9.a) Alla presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle Associazioni dei produttori olivicoli ai sensi dell’art. 5, punto 2 lettera a) , della legge 5 febbraio 1992, n. 169, comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
1) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Assisi-Spoleto, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 1 dell’art.3.
1.a) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Amerini, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 2 dell’art.3.
1.b) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Martani, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 3 dell’art.3.
1.c) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Trasimeno, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 4 dell’art.3.
1.d) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Orvietani, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 5 dell’art.3.
2) È in facoltà del Ministero delle risorse agricole, alimentari e forestali consentire che le suddette operazioni di oleificazione siano effettuate anche in stabilimenti siti nelle immediate vicinanze dei territori previsti nei precedenti commi, 1), 1.a), 1.b), 1.c), 1.d), purché sia dimostrata la tradizionalità di tali operazioni solo per le olive prodotte negli oliveti di pertinenza dell’azienda medesima, sentita di volta in volta la locale camera di commercio in ordine alla tradizionalità di tale operazione e previo parere della Regione Umbria e del Comitato Nazionale per la tutela delle D.O.C. degli oli di oliva vergini ed extravergini.
3) La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art.1 può avvenire con mezzi meccanici o per brucatura.
4) Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
1) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Assisi-Spoleto, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo,
– odore: fruttato forte
– sapore: fruttato con forte sensazione di amaro e piccante;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,65 per 100 grammi di olio;
– punteggio al Panel test: >= 7,00
– numero perossidi: <= 12
– K 232: <=2,00
– K270: <=0,20
– acido oleico: >=82%
– polifenoli totali: >=150ppm
2) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Martani, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo,
– odore: fruttato medio/forte
– sapore: fruttato con forte o media sensazione di amaro e piccante;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,65 per 100 grammi di olio;
– punteggio al Panel test: >= 7,00
– numero perossidi: <= 12
– K 232: <=2,00
– K270: <=0,20
– acido oleico: >=82%
– polifenoli totali: >=125ppm
3. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Amerini, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo,
– odore: fruttato medio
– sapore: fruttato con media o leggera sensazione di amaro e piccante;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,65 per 100 grammi di olio;
– punteggio al Panel test: >= 7,00
– numero perossidi: <= 12
– K 232: <=2,00
– K270: <=0,20
– acido oleico: >=82%
– polifenoli totali: >=100ppm
4. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli del Trasimeno, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo dorato,
– odore: fruttato medio/leggero
– sapore: fruttato con media o leggera sensazione di amaro e piccante;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,65 per 100 grammi di olio;
– punteggio al Panel test: >= 7,00
– numero perossidi: <= 12
– K 232: <=2,00
– K270: <=0,20
– acido oleico: >=81%
– polifenoli totali: >=100ppm
5. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Umbria”, accompagnata dalla menzione geografica Colli Orvietani, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo,
– odore: fruttato medio
– sapore: fruttato con media sensazione di amaro e piccante;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,65 per 100 grammi di olio;
– punteggio al Panel test: >= 7,00
– numero perossidi: <= 12
– K 232: <=2,00
– K270: <=0,20
– acido oleico: >=82%
– polifenoli totali: >=100ppm
6. Altri parametri non espressamente citati devono essere conformi alla attuale normativa U.E. 7. In ogni campagna olearia il Consorzio di tutela individua e conserva in condizioni ideali un congruo numero di campioni rappresentativi degli oli di cui all’art. 1 da utilizzare come standard di riferimento per l’esecuzione dell’esame organolettico.
8. È in facoltà del Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali di modificare con proprio decreto i limiti analitici soprariportati su richiesta del consorzio di tutela.
9. La designazione degli oli alla fase di confezionamento deve essere effettuata solo a seguito dell’espletamento della procedura prevista dal DM 4 novembre 1993, n. 573, in ordine agli esami chimicofisici ed organolettici.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
1) Alla denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: “fine”, “scelto”, “selezionato”, “superiore”.
2) È consentito l’uso veritiero di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non abbiano significato laudativo o non siano tali da trarre in inganno il consumatore.
3) L’uso di nomi di aziende, tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situate nell’area di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda e se l’oleificazione e il confezionamento sono avvenuti nell’azienda medesima.
4) Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 devono avvenire nell’ambito della regione Umbria.
5) Ogni menzione geografica, autorizzata all’art. 1 del presente disciplinare, deve essere riportata in etichetta con dimensione non superiore rispetto a quella dei caratteri con cui viene indicata la denominazione di origine controllata “Umbria”.
6) L’uso di altre indicazioni geografiche consentite ai sensi dell’art. 1, punto 2 del DM 4 novembre 1993, n. 573, riferite a comuni, frazioni, tenute, fattorie da cui l’olio effettivamente deriva deve essere riportato in caratteri non superiori alla metà di quelli utilizzati per la designazione della denominazione di origine controllata di cui all’art.1
7) Il nome della denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa. La designazione deve altresì rispettare le norme di etichettatura previste dalla vigente legislazione.
8) L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 deve essere immesso al consumo in recipienti di capacità non superiore a litri 5 in vetro o in banda stagnata.
9) È obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Olio extravergine di oliva Umbria D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine di oliva Umbria D.O.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine di oliva Umbria D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine di oliva Umbria D.O.P. – per la foto si ringrazia

Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino – D.O.P.

Zona di produzione

Riconoscimento CE: Reg. CE N. 160 del 21.02.2008.
Zona di produzione: Comuni delle Province di Torino, Asti e Cuneo.

Caratteristiche

La Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino TO è un pesce d’acqua dolce, allevato in laghetti naturali ed apprezzato per le carni magre, leggere e compatte, e per il gusto pregiato. La pregiata varietà ha origine in acque basse, calme e limacciose del Pianalto di Poirino, che comprende Comuni delle Province di Torino, Asti e Cuneo:  Poirino TO, Isolabella TO, Cellarengo AT, Pralormo TO e Ceresole d’Alba CN del tutto compresi nella zona geografica di produzione; mentre i seguenti Comuni sono parzialmente compresi: Carmagnola TO, Villastellone TO, Santena TO, Riva di Chieri TO, Bandissero d’Alba CN, Montà d’Alba CN, Montaldo Roero CN, Monteu Roero CN, Pocapaglia CN, Sanfrè CN, S. Stefano Roero CN, Sommariva del Bosco CN, Sommariva Perno CN, Dusino San Michele AT, Valfenera AT, Bottigliera d’Asti, S. Paolo Solbrito AT, Villanova d’Asti. Il paesaggio rurale della zona denota un’elevata quantità di piccole e grandi pescherie, ricavate nei pressi d’abitazioni e borgate: in tali invasi, si allevano le Tinche, sia per consumi in privato, che per prodotto di vendita.

Disciplinare di produzione – Tinca Gobba Dorata del Pianalto di Poirino DOP

Articolo 1.
Nome del prodotto.
«Tinca gobba dorata del Pianalto di Poirino».

Articolo 2.
Descrizione del prodotto.
La denominazione «Tinca gobba dorata del Pianalto di Poirino» distingue gli esemplari, allo stato fresco, della specie Tinca (Tinca tinca) allevati, cresciuti e nati, da riproduttori a loro volta nati e cresciuti, nell’area geografica individuata al successivo art. 3, e aventi le seguenti caratteristiche morfologiche e precisamente: spiccata colorazione giallo dorata della livrea, dorso curvo e gibboso. L’utilizzo di esemplari con caratteristiche diverse ne comporta l’esclusione dalla commercializzazione con la denominazione suddetta.

Articolo 3.
Delimitazione della zona geografica.
L’area geologicamente individuata con la dicitura «Pianalto di Poirino» annovera i comuni di Carmagnola, Chieri, Isolabella, Poirino, Pralormo, Riva presso Chieri, Santena, Villastellone (appartenenti alla provincia di Torino), Baldissero d’Alba, Ceresole d’Alba, Montà d’Alba, Montaldo Roero, Monteu Roero, Pocapaglia, Sanfré, S. Stefano Roero, Sommariva del Bosco, Sommariva Perno (appartenenti alla provincia di Cuneo), Buttigliera d’Asti, Cellarengo, Dusino S. Michele, S. Paolo Solbrito,Valfenera, Villanova d’Asti (appartenenti alla provincia di Asti).
Dei ventiquattro comuni, appartenenti a tre province, che costituiscono l’area geografica storicamente riconosciuta come «terre rosse del Pianalto di Poirino», soltanto i territori dei comuni di Poirino (Torino), Isolabella (Torino), Cellarengo (Asti), Pralormo (Torino), Ceresole d’Alba (Cuneo) sono compresi totalmente nella zona di produzione.
Sono parzialmente comprese nella zona di produzione solo alcune parti dei territori dei comuni di Carmagnola, Villastellone, Santena, Riva presso Chieri, Baldissero d’Alba, Montà d’Alba, Montaldo Roero, Monteu Roero, Pocapaglia, Sanfré, S. Stefano Roero, Sommariva del Bosco, Sommariva Perno, e Dusino S. Michele, Valfenera, Bottigliera d’Asti, S. Paolo Solbrito, Villanova d’Asti.
3.1. Limiti della zona di produzione.
La zona di produzione, all’interno del Pianalto è compresa entro i limiti, che sono così definiti:
a sud della strada carreggiabile che dall’abitato di Buttigliera d’Asti si dirige verso l’oratorio di S. Antonio e conduce al ponte sul Rio del Gerbido;
a est del tratto del Rio del Gerbido che, dal ponte suddetto, scorre sino al ponte di località S. Grato, situato sulla strada che collega Buttigliera d’Asti a Riva presso Chieri;
a sud/est della strada che dall’abitato di Riva presso Chieri, in direzione Pessione, conduce al ponte sul Rio Scarosa;
a est del tratto del Rio Scarosa che, dal ponte suddetto, scorre sino al ponte dell’autostrada A 21;
a sud del tratto della autostrada A 21 che, dal ponte suddetto, conduce al cavalcavia posto in prossimità di Cascina Cà Bianca;
a sud del sentiero che, dal suddetto cavalcavia, conduce a Cascina Tepice e, proseguendo in direzione ovest verso la rotonda di località Ponticelli conduce a località Fabaro;
a est della strada che collegando località Fabaro a Santona conduce al ponte del torrente Stellone, nell’abitato di Villastellone;
a est del torrente Stellone risalendone il corso, dal ponte suddetto, sino alla confluenza con il Rio S. Pietro;
a est del Rio S. Pietro risalendone il corso sino al ponte di località Cavalleri-Fumeri, nel comune di Carmagnola;
a est della carreggiabile che, dal ponte suddetto, si collega alla strada che proviene da Ceresole d’Alba, in località Due Province;
a sud del tratto della strada che, dalla suddetta località, conduce all’incrocio con la strada statale n. 661, proveniente da Carmagnola;
a est della strada statale n. 661 che, dal suddetto incrocio, attraversando Sommariva del Bosco, conduce all’abitato di Sanfré e sino all’incrocio con la strada che porta a Cascina Priore;
a nord/est della strada che, dall’incrocio suddetto, collega Sanfré al percorso denominato Sentiero del Roero (S1);
a nord/ovest del tratto di Sentiero del Roero che, dal collegamento suddetto, conduce al Pilone di S. Grato, nel comune di Montà d’Alba;
a ovest della carreggiabile che dal Pilone di S. Grato conduce al Pilone di S. Bernardo;
a ovest della strada che, dal Pilone di S. Bernardo, in direzione nord, attraversando gli abitati di Valfenera, Dusino S. Michele, S. Paolo Solbrito, conduce a Buttigliera d’Asti collegandosi, all’interno del paese, con la strada che si dirige all’Oratorio di S. Antonio.

Articolo 4.
Elementi comprovanti che il prodotto agricolo è originario della zona.
L’origine geografica della Tinca gobba dorata del Pianalto è ben individuata da testimonianze scritte e orali, ma addirittura è possibile confermare la presenza della specie con prove geologiche e paleontologiche.
Elencando sommariamente i dati che comprovano una relazione tra l’origine geografica della zona e la comparsa della specie si osserva come i primi reperti fossili di Tinca tinca risalgano al Villafranchiano Terminale di Valdarno, periodo del Pleistocene inferiore, appartenente all’era Neozoica. È infatti a partire dalla fine del Pliocene e dal Pleistocene inferiore che si formano i depositi fluviolacustri della facies villafranchiana dell’Altopiano di Poirino (Parte 6 carta geologica). A questo punto è immediato il collegamento tra i fenomeni geologici, che hanno contraddistinto la formazione dell’Altopiano, e la comparsa in gran parte dell’areale italiano di specie ittiche, ad essi coeve, come la Tinca. Esistono comunque antiche e recenti fonti di documentazione che attestano come questo particolare legame tra Tinca, territorio e esseri umani sia sempre risultato saldo e duraturo nel tempo. La presenza della Tinca gobba dorata nel Pianalto di Poirino, come pesce allevato e di apprezzato valore alimentare ed economico, è già comprovata da documenti risalenti al XIII secolo; addirittura tra le tante gabelle che affliggevano la popolazione rurale di Ceresole d’Alba, una di queste imponeva la consegna di quantitativi variabili di tinche. Anche in periodi relativamente recenti si hanno notizie molto precise: ad esempio nella raccolta «Studi geografici su Torino e il Piemonte», aa.vv. ed. Ciappichelli 1954, uno degli autori, Natale Veronesi, dedica all’allevamento della Tinca il fascicolo: «Le peschiere del Pianalto di Poirino e la loro utilizzazione ittica» (Parte 5 e 7).
Tra le tante curiosità descritte, il Veronesi parla addirittura di pescatori professionisti, usi a gestire anche le altrui peschiere con contratti di mezzadria e d’affitto; questa attività professionale, non esistendo nell’Altopiano fiumi importanti per produzione ittica, era giustificata dalla rendita delle sole tinche. D’altronde, consultando le «Consegne del Sale» di Poirino (Parte 7), si individuano già dal 1775 cinque famiglie di pescatori, che evidentemente ottenevano le loro entrate dall’allevamento e dalla vendita delle tinche. L’attività di pesca professionale, intendendo in tal senso l’allevamento delle tinche, si è protratta nei secoli e solo recentemente, verso l’inizio degli anni ottanta, è del tutto scomparsa, inserendosi tra le attività di tipo agricolo, anche a causa della morte degli ultimi anziani pescatori. Al fine di garantire l’origine del prodotto e le caratteristiche peculiari dello stesso un organismo di controllo gestirà un elenco di produttori ed uno di condizionatori, e censirà gli stagni di allevamento.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento del prodotto.
Gli avannotti, che sono immessi nelle peschiere anche associati a riproduttori e tinche di taglia intermedia, vengono lasciati crescere sino al raggiungimento della taglia desiderata.
5.1. Condizioni generali.
La Tinca gobba dorata del Pianalto di Poirino è rigorosamente allevata in monocoltura.
La pezzatura prodotta varia dalla taglia da consumo, al novellame da ripopolamento, ai riproduttori.
5.2. Condizioni di allevamento.
La tinca si alleva sia negli stagni in argilla esistenti e sia in nuovi bacini in argilla, purché realizzati entro i limiti della zona di produzione.
5.3. Acqua.
L’approvvigionamento idrico può essere effettuato:
a) da acque meteoriche
b) da acque superficiali,
c) da acque di captazione da falda.
5.4. Stagni.
Saranno utilizzati gli stagni, realizzati in argilla, già in uso e sarà possibile la realizzazione di nuovi invasi in argilla. Considerando le particolari caratteristiche geologiche della zona, non sono ammessi stagni dotati di totale impermeabilizzazione artificiale o realizzati con materiale diverso dall’argilla del Pianalto. Onde evitare forme di inquinamento dovute alle pratiche colturali dei terreni circostanti sarà realizzata una fascia di inerbimento perimetrale degli stagni della larghezza minima di metri 5; nella suddetta fascia tampone è fatto divieto dell’uso di sostanze diserbanti.
5.5. Riproduzione e novellame.
Per ottenere la disponibilità di novellame sono ammessi la selezione e l’incrocio di riproduttori purché aventi le caratteristiche descritte al punto 2. Si potrà ricorrere sia alla riproduzione naturale sia alla riproduzione artificiale.
5.6. Alimentazione.
L’alimentazione in allevamento sarà favorita mediante pratiche di fertilizzazione naturali dei bacini al fine di ottenere zooplancton per lo svezzamento e la crescita degli avannotti. In seguito, durante la fase di ingrasso, si potrà fare ricorso a sistemi di integrazione alimentare, preparati con alimenti non derivati da farine di carne e non derivati da organismi geneticamente modificati, nei quali il tenore proteico, opportunamente distribuito tra proteine di origine vegetale e animale, non superi il 45% del peso. In particolare si individuano le seguenti materie prime:
a) cereali, granaglie e loro prodotti e sottoprodotti;
b) semi oleosi e loro prodotti e sottoprodotti;
c) semi di leguminose e loro prodotti e sottoprodotti;
d) latte e derivati;
e) uova e derivati;
f) farina di pesce e/o di crostacei.
5.7. Commercializzazione.
La commercializzazione limitata al prodotto fresco tiene conto della legislazione vigente e della buona pratica igienica. Gli esemplari immessi al consumo devono avere una un peso minimo di 50 grammi. Gli esemplari di peso inferiore sono commerciabili per operazioni di ripopolamento, solo all’interno dei confini definiti dal suddetto art. 3.

Articolo 6.
Elementi comprovanti il legame con l’ambiente geografico.
Il Pianalto di Poirino risulta isolato rispetto alle acque superficiali scendenti dalla catena alpina e le falde freatiche si trovano al di sotto della coltre diluviale, le precipitazioni nella zona sono scarse, e le ristrette dimensioni del bacino imbrifero convogliano velocemente a valle le acque di scorrimento. La particolare natura argillosa dei terreni si presta alla costruzione e alla escavazione di stagni per trattenere le acque. Le prime opere in tal senso risalgono a più di tre secoli addietro e testimoniano anche l’uso dell’argilla per costruzione. Il paesaggio rurale era ed è ancora contraddistinto da un gran numero di piccole e grandi peschiere ricavate spesso nelle vicinanza di abitazioni e borgate. In questi invasi da sempre si allevano le tinche, sia come fonte supplettiva di proteine sia come prodotto da commercio. La maggior parte delle peschiere è distribuita sul territorio del comune di Poirino, ma molte altre, per un totale di circa 400 invasi, si trovano in tutto il Pianalto e imprimono al paesaggio una nota veramente caratteristica. Le tinche provenienti da allevamenti in peschiera del Pianalto di Poirino sono fra le migliori che si conoscano; in esse non si avverte infatti quel sapore di fango più o meno intenso che normalmente accompagna le carni delle tinche di risaia o provenienti da fiumi o laghi siti in terreni meno dotati di quelli del Pianalto. La tinca costituisce il prodotto tipico della zona ed il consumo avviene generalmente sul posto presso alberghi e trattorie che assorbono la quasi totalità della produzione. L’allevamento della tinca nelle peschiere è pressoché generale presso la popolazione rurale, a causa del notevole richiamo di visitatori e consumatori che determina, ed è considerata come un tradizionale fattore di notevole importanza nell’economia locale.

Articolo 7.
Riferimenti relativi alle strutture di controllo.
La struttura di controllo è individuata ai sensi dell’art. 10 del regolamento CEE 2081/92.

Articolo 8.
Elementi specifici dell’etichettatura connessi alla dicitura DOP.
Il condizionamento deve avvenire all’interno della zona di produzione individuata dal disciplinare. Il contrassegno è costituito, in ordine dalla parte superiore verso l’inferiore, dai seguenti simboli distintivi:
la dicitura: «Tinca gobba dorata del Pianalto di Poirino»;
il disegno della Tinca femmina con la testa rivolta a sinistra;
la dicitura: «Denominazione d’origine protetta – DOP».
L’etichettatura prevede inoltre la dicitura distintiva del produttore e/o dell’azienda produttrice del prodotto, le cui dimensioni non potranno essere superiori a ø delle diciture di cui al seguente articolo.
La Tinca gobba dorata fresca, potrà essere commercializzata in contenitori e sacchetti monouso recanti ben evidenziato il suddetto contrassegno.
8.1 Elementi dell’etichettatura legati al marchio D.O.P.
Il marchio è presentato nel modo seguente:
Tinca gobba dorata del Pianalto di Poirino
Si omette marchio.
Denominazione d’origine protetta – D. O.P.
Le diciture: «Tinca gobba dorata del Pianalto di Poirino» e «Denominazione d’origine protetta – D.O.P.» sono scritte con carattere Times New Roman, corsivo, dimensione 14.
Si omette marchio.
Il disegno della Tinca femmina presenta la testa rivolta a sinistra, la lunghezza totale dall’apice della bocca alla estremità della coda è di 45 mm, l’altezza dall’apice della pinna dorsale all’estremità inferiore della pinna ventrale è di 20 mm.

Articolo 9.
Commercializzazione dei prodotti trasformati.
I prodotti per la cui preparazione è utilizzata la DOP, anche a seguito di processi di elaborazione e di trasformazione, possono essere immessi al consumo in confezioni recanti il riferimento alla detta denominazione senza l’apposizione del logo comunitario, a condizione che:
il prodotto a denominazione protetta, certificato come tale, costituisca il componente esclusivo della categoria merceologica;
gli utilizzatori del prodotto a denominazione protetta siano autorizzati dai titolari del diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione della DOP riuniti in Consorzio incaricato alla tutela dal Ministero delle politiche agricole. Lo stesso consorzio incaricato provvederà anche ad iscriverli in appositi registri ed a vigilare sul corretto uso della denominazione protetta. In assenza di un Consorzio di tutela incaricato, le predette funzioni saranno svolte dal MIPAF, in quanto autorità nazionale preposta all’attuazione del reg. (CEE) n. 2081/92;
l’utilizzazione non esclusiva della denominazione protetta consente soltanto il suo riferimento, secondo la normativa vigente, tra gli ingredienti del prodotto che lo contiene o in cui è trasformato o elaborato.

Fonte: Agraria.org

Per saperne dipiù:

Montefalco Sagrantino – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione del Montefalco Sagrantino: intero territorio del comune di Montefalco e parte del territorio dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria in provincia di Perugia.
Le colline di Montefalco, a sud della città di Perugia, nel cuore dell’Umbria, costituiscono la zona vitivinicola più ricca e varia di questa regione. La tradizione vinicola di questa terra ha origine nel Medioevo grazie ai monaci benedettini che, con la loro opera, bonificarono queste terre impiantandovi alcuni dei più antichi vitigni umbri. Uno di questi è il celebre Sagrantino, reputato di origine locale nonostante siano state formulate numerose ipotesi riguardo la sua comparsa.
Alcuni, infatti, lo ritengono importato dai primi frati francescani che lo diffusero nelle terre circostanti; altri invece, lo considerano proveniente dalla Spagna, se non addirittura introdotto in Italia dai Saraceni.
Già nel Rinascimento i vini prodotti in questa zona erano così apprezzati che venivano serviti alle ricche mense dei Papi e dei nobili dell’epoca. Nei secoli successivi la loro fama rimase inalterata, anche se spesso confinata nel ristretto ambito locale, finché, nel 1980, con il riconoscimento della Doc e successivamente, nel 1992, con la Docg, anche per questi vini si sono presentate opportunità di successo commerciale tanto sul mercato italiano che su quello estero. Anche se attualmente nel Sagrantino prevale la versione “secco”, il vino è nato come “passito”. Un tempo, infatti, il Sagrantino veniva prodotto quasi esclusivamente in quest’ultima tipologia, ed ottenuto dall’appassimento delle uve su graticci di legno. Questa tecnica di produzione era assai congeniale alle uve di Sagrantino, capaci di appassire per mesi senza marcire e con gli acini che conservano a lungo intatta la componente zuccherina.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigno: esclusivamente Sagrantino.
“Montefaco” Sagrantino secco:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13%;
– acidità totale minima: 5 per mille;
– estratto secco netto minimo: 26 per mille.
“Montefalco” Sagrantino passito:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 14,5%;
– residuo zuccherino minimo: 3O g/l;
– acidità totale minima: 5 per mille;
– estratto secco netto minimo: 30 per mille.
Il vino “Montefalco” Sagrantino “secco” non può essere immesso al consumo se non dopo aver subito un periodo di invecchiamento di almeno trenta mesi, di cui almeno dodici in botti di legno.
Il vino “Montefalco” Sagrantino “passito”, non può essere immesso al consumo se non dopo aver subito un periodo d’invecchiamento di almeno trenta mesi.
I periodi d’invecchiamento, di cui sopra, decorrono dal l° dicembre dell’anno di produzione delle uve.

Caratteristiche organolettiche

“Montefaco” Sagrantino secco:
– colore: rosso rubino intenso, talvolta con riflessi violacei e tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: delicato, caratteristico che ricorda quello delle more di rovo;
– sapore: asciutto, armonico.
“Montefalco” Sagrantino passito:
– colore: rosso rubino carico, talvolta con riflessi violacei e tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: delicato, caratteristico che ricorda quello delle more di rovo;
– sapore: abboccato, armonico, gradevole.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Il Montefalco Sagrantino secco lega benissimo con i vari tipi di carne, dal manzo al suino, dal capretto all’agnello, valorizzando anche i piatti tipici della cacciagione. Temperatura di degustazione 18-20°C.
Il Montefalco Sagrantino passito, da servire a 12 gradi, è splendido con i dolci tipici. Classico vino da meditazione, si presta ad una lunga conservazione.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Montefalco Sagrantino D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Montefalco Sagrantino D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Grappolo Sagrantino - per la foto si ringrazia

Grappolo Sagrantino – per la foto si ringrazia

Consorzio Tutela Vini Montefalco - per la foto si ringrazia

Consorzio Tutela Vini Montefalco – per la foto si ringrazia

Dice il saggio…

“Scherzando, si può dire di tutto, anche la verità.”

Sigmund Freud

Sigmund Freud

Buon giovedì a tutti!

Kazuki Yamamoto

Kazuki Yamamoto

Search
Categories