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Archive for Novembre, 2014

28 novembre

Oggi si commemora San Giacomo della Marca, religioso e sacerdote

Il tempo che precedette la Riforma protestante fu caratterizzato dalla solida e grandiosa opera di alcuni predicatori, fra loro uno fu davvero grande e venne anche scomunicato, si chiamava San Giacomo della Marca (1393-1476), la cui festa liturgica cade il 28 novembre. Fra il XIV e XV secolo la Chiesa era soggetta alle corruzioni e allo stesso tempo molti eretici andavano imbrogliando sia Fede che dottrina. Un poco di ordine, benché si stesse preparando il terreno sul quale avrebbe agito l’eresiarca Lutero, venne portato da questi impavidi predicatori.
Nato a Monteprandone (Ascoli Piceno), a 22 anni, in Santa Maria degli Angeli, prese il saio francescano dalle mani di San Bernardino da Siena. La sua vita fu di estrema penitenza. Si sottoponeva a sette quaresime durante l’anno e negli altri giorni i suoi pasti consistevano in una scodella di fave cotte nell’acqua.
Malato, ricevette sei volte l’Estrema Unzione, eppure resistette nella faticosa vita dei predicatori itineranti. Una cosa sola temette nella sua esistenza, che il dolore fisico lo distraesse dalla preghiera. Dalla catechesi di San Bernardino (intorno al quale si formarono altri valenti predicatori come San Giovanni da Capestrano, Alberto da Sarteano, Matteo di Girgenti) mutua le tecniche vocali e gestuali, i contenuti e la struttura del sermo, prediligendo la trattazione di temi etico-politici, utilizzando materiali provenienti dai testi della teologia morale e del diritto canonico; fa ampio uso di exempla, spesso presentati in forma drammatizzata; utilizza per lo più il volgare; si impegna nel sostenere la diffusione della devozione al nome di Gesù e insiste su alcuni obiettivi polemici ricorrenti: le pratiche superstiziose, il lusso, il gioco, la bestemmia, l’usura (ideò i Monti di Pietà per liberare le vittime degli usurai).
Le sue omelie sono tuoni che destano anche gli spiriti più recalcitranti. Esse si nutrono di riferimenti biblici, ma il santo prende spunti anche dalla scrittura dantesca. Nessuno può sonnecchiare o distrarsi quando si assiste a queste prediche di formidabile efficacia, dall’andamento anche teatrale, ma che spesso raggiungono lo scopo: convertire. È un francescano fuori dal comune per la sua signorilità: sicuro e determinato, sa conciliare carità e fuoco del Giudizio di Dio; è teologo e inquisitore severo, ma pietoso. La sua predicazione, oltre a suscitare fin da subito apprezzamento ed entusiasmo da parte dei fedeli, si traduce in riforme degli Statuti di alcune città e in numerose fondazioni di confraternite. Dal 1423 al 1425 predica a più riprese nella zona di Jesi, dove sono presenti gruppi aderenti alla setta dei fraticelli e nel 1426 Papa Martino V lo incarica di predicare contro questa setta in tutta Italia e viene affiancato dal confratello Giovanni da Capestrano.
Nel 1432 è inviato in Europa orientale e i suoi successi non si fanno attendere, così, alla fine del 1435, Sigismondo di Lussemburgo, re di Ungheria, lo vuole nella sua residenza di Tata, presso Buda, come consulente nell’incontro tra i delegati del Concilio di Basilea e i rappresentanti del Regno di Boemia, nel quale era ancora viva l’eresia hussita. Da quel momento la sua azione antiereticale si estende dalla Bosnia all’Ungheria, dove predica contro gli hussiti in fuga dalla Boemia.
Nell’agosto del 1436 il Papa lo nomina inquisitore di Austria e Ungheria concedendogli ampi poteri e permettendogli di erigere nuovi conventi in quelle terre. L’appoggio dell’Imperatore e del Pontefice, oltre che il titolo di legatus del Concilio di Basilea, non sono però sufficienti a garantirgli l’intoccabilità e non solo riceve persecuzioni da parte del clero locale, non solo tentano di ucciderlo più volte, ma subisce anche una scomunica da parte di Simone, arcidiacono di Bacs. Assunse anche il compito di predicare a favore della crociata contro i Turchi: a questo scopo nel 1443 fu nominato da Eugenio IV nunzio apostolico.
Venne proposto pure Arcivescovo di Milano, ma rifiutò l’incarico. Tra le attività dell’ultima fase della sua vita va ricordata la costituzione della biblioteca del convento di Santa Maria delle Grazie di Monteprandone, nella quale il Santo riuscì a radunare circa duecento codici; essi costituivano una vera e propria officina del predicatore, contenente modelli e abbozzi di sermoni, raccolte di passi scritturali, exempla e auctoritates teologiche e giuridiche. Tutto ciò serviva per combattere gli errori e salvare le anime. Oggi, sotto la tirannia del relativismo, San Giacomo della Marca non sarebbe considerato un combattente per la Fede, ma uno, probabilmente, da scomunicare, come qualcuno già all’epoca fece. (fonte: Cristina Siccardi – Santi e Beati)

Si festeggiano inoltre:

  • Santa Teodora di Rossano, badessa
  • Santa Fausta Romana, vedova
  • Sant’Andrea Tran Van Trong, martire
  • Sant’Irenarco, martire
  • San Sostene, discepolo di San Paolo
  • Santo Stefano il Giovane, monaco e martire
San Giacomo della Marca

San Giacomo della Marca

 

Spiedini aromatizzati cotti al microonde – ricetta light

Questa ricetta è frutto della sperimentazione e dell’ottima funzione “crisp” del nostro forno a microonde.

In meno di dieci minuti avrete un secondo piatto molto gustoso e leggerissimo.

Prendete appunti e mettetevi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 600 gr. di carne mista tagliata a bocconcini (salsiccia, vitello, wurstel, maiale, pollo)
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • 2 spicchi d’aglio
  • origano q.b.
  • sale q.b.
  • rosmarino q.b
  • timo q.b.
  • maggiorana q.b.
  • pepe q.b. (facoltativo)

Come prima cosa prendete uno stecchino lungo e con esso infilzate i bocconcini di carne alternandoli per qualità.

Pulite e pelate l’aglio lasciando gli spicchi interi.

Ora prendete il piatto apposito del microonde, rivestitelo con della carta da forno quindi adagitevi gli spiedini.

Unite quindi le erbe aromatiche ed i due spicchi d’aglio.

Condite con un sottile filo d’olio extravergine d’oliva. Pizzicate di sale e, se gradite, aggiustate di pepe.

Inserite nel forno quindi programmatelo, nella funzione “crisp” per una cottura che può variare dai 6 agli 8 minuti a seconda di quanto sono grandi i vostri spiedini (state comunque attenti a non esagerare onde evitare che la carne si asciughi troppo).

Trascorso il tempo, sfornate, impiattate e presentate ai vostri ospiti.

Rimarranno tutti soddisfatti e piacevolmente sorpresi.

Spiedini al microonde

Spiedini al microonde

Spiedini al microonde

Spiedini al microonde

Spiedini al microonde

Spiedini al microonde

Spiedini al microonde

Spiedini al microonde

 

 

 

 

 

Bra duro

Il Bra duro è formaggio tipico della provincia di Cuneo entro i cui confini amministrativi deve aver origine il latte necessario per la sua produzione.

Se poi il latte proviene da comuni classificati come montani, il Bra duro può portare l’ulteriore menzione “‘d’Alpeggio”.

Il Bra duro ha ottenuto il marchio D.O.C. nel 1983 e quello di D.O.P. nel 1996.

Questo formaggio porta il nome della città di Bra, posta in posizione invidiabile, tra la pianura cuneese, le Langhe ed il Roero. Attualmente, come è facile comprendere, in città non si produce più il formaggio (che proviene dalle vallate e della pianura del cuneese) ma deve il suo diffondersi proprio ai commercianti cittadini che nel secolo scorso facevano stagionare  quello che, al tempo, veniva chiamato “nostrale” vendendolo poi fino a  Torino e nella vicina Liguria.

Attualmente, in Italia viene proposto principalmente in Piemonte, Liguria e Lombardia mentre il resto della produzione è destinata al mercato estero.

Da disciplinare il Bra si presenta esternamente forme cilidriche aventi un diametro di 30/40 cm ed un’altezza tra di 5 ed i 10 cm. Il peso è solitamente compreso tra i 5 ed i 9 kg.

La stagionatura minima è di tre mesi. La salatura avviene a secco, per la durata di sei giorni ad intervalli regolari di 24 ore.

Ha crosta dura, sapore piuttosto intenso e sapido, soprattutto se di lunga stagionatura (6-10 mesi). Può essere tranquillamente usato anche per essere grattugiato sui piatti di pasta o risotti.

Per la produzione si utilizza latte della provincia di Cuneo, in gran parte vaccino con eventuali aggiunte di latte caprino e/o ovino in percentuale non superiore al 10%.

Per maggiori informazioni:

Consorzio per la tutela del formaggio Bra
Via Livorno 60 c/o Environment Park – 10144 Torino
Tel. 011 2258391
Fax 011 2258408
e-mail: [email protected]

bra_duro

 

Bra duro - per la foto si ringrazia

Bra duro – per la foto si ringrazia

 

 

Fagiolina del lago

L’area del Lago Trasimeno da sempre è stata caratterizzata dalla produzione di ortaggi, grazie al clima mite e al terreno “sciolto” di questa zona.
Tuttavia, nel corso del tempo, tali produzioni hanno subìto la pressante concorrenza delle produzioni extraregionali, tanto che sono quasi scomparse le varietà un tempo coltivate.
L’Istituto di Miglioramento Genetico della Facoltà di Agraria di Perugia ha compiuto una ricerca volta alla ricognizione delle varietà locali a rischio di estinzione: ben 33 varietà locali di fagioli, 10 di zucca e 9 di cavolo sono ancora coltivate in piccoli orti familiari ed aziende agricole del luogo, ma il loro consumo è oggi confinato tra la popolazione del Lago.
La fagiolina, detta anche risina del lago a causa delle dimensioni modeste e del colore prevalentemente biancastro, o fagiolo dall’occhio, a causa di un puntino nerastro che ricorda una pupilla, è anch’essa una pianta assai antica, perchè venne introdotta in Italia intorno al IV secolo avanti Cristo, insieme con pisello, fava e lenticchia.
Ne sono state contate ben 18 varietà, leggermente diverse l’una dall’altra, coltivate da una settantina di agricoltori. Si consuma in genere lessa, condita con un filo d’olio extravergine delle colline del Trasimeno, meglio con una bruschettina calda.

Il terreno viene concimato prima della semina con potassio e fosforo; una successiva concimazione può essere effettuata a ridosso della fioritura. La semina avviene mediamente tra metà maggio e metà giugno, secondo la stagione e la qualità del terreno, alla distanza 75cm x 10 cm con profondità 5 cm..
La germinazione avviene abbastanza velocemente (3/4 giorni). Le cure colturali successive richieste sono:
– Sarchiatura (può essere ripetuta più volte) e/o scerbature manuali;
– Irrigazioni con cadenza settimanale;
– interventi di emergenza vengono effettuati se la stagione è particolarmente
asciutta, nel periodo che va dalla fioritura all’invaiatura (colore del seme);
– trattamenti preventivi a base di poltiglia bordolese contro patogeni fungini.
– La raccolta inizia dalla fine di agosto, e si protrae a settembre ed ottobre se la
stagione lo consente.
Le piante vengono sfalciate, sistemate in andane (strisce in mezzo al campo) e lasciate essiccare naturalmente al sole per 3/5 giorni per poi essere raccolte con apposita macchina operatrice (trebbiatrice e/o mietitrebbiatrice).
Il prodotto raccolto viene sistemato in silos in atmosfera addizionata di anidride carbonica, oppure in sacchi di juta in attesa di essere selezionato e confezionato per la vendita. (fonte Prodotti tipici Regione Umbria)

Fagiolina del lago - per la foto si ringrazia

Fagiolina del lago

Nutrite correttamente il cervello….

“Dieta Personalizzata”  (Facebook) (website) ci ricorda….

Dice il saggio….

Afferra il giorno che passa e non fare nessun affidamento sul domani.

Orazio

Orazio

27 novembre

Oggi si commemora San Virgilio di Salisburgo, vescovo

Onorato da vivo e da morto, ma poi dimenticato, questo santo è stato riscoperto nella sua diocesi quasi cinque secoli dopo, e canonizzato. Poi, per altri cinque secoli, rieccolo ancora “precario”, prima di essere infine registrato nel Martirologio romano. Virgilio (Vergilius) è la trasposizione latina di Fergal, il suo nome d’origine nella lingua celtica dell’Irlanda, l’isola,che non è stata mai soggetta all’Impero romano e che è diventata cristiana con la predicazione di san Patrizio (morto nel 461). Qui ha preso vita una Chiesa non strutturata su diocesi e parrocchie, bensì sui monasteri e i loro abati, guide spirituali dei monaci e delle popolazioni. Anche Virgilio percorre questo cammino, monaco e poi abate, legato alle regole che nel monachesimo irlandese sono molto dure; come del resto è dura la vita della gente.
Numerosi monaci d’Irlanda hanno poi continuato l’opera di Patrizio in direzione opposta: dall’Irlanda raggiungevano la Scozia e l’Inghilterra, o sbarcavano in Europa, nelle regioni non ancora stabilmente cristianizzate: in Francia, in Germania e in Italia, dove il monaco Colombano, morto nel 615, fonda il monastero di Bobbio (Piacenza). La tradizione “continentale” dei monaci d’Irlanda continua con l’abate Virgilio. Durante uno dei suoi viaggi-pellegrinaggi in Francia, si ferma a studiare nel monastero di Quierzy-sur-Oise, presso Laon. E in quest’occasione viene presentato al nuovo padrone della Francia: Pipino, detto “il Breve” perché è piccoletto, il quale ha messo fine al potere dei sovrani merovingi.
Pipino ha esteso la sua sovranità anche alla Baviera e a parte dell’Austria, e vuole fare di Virgilio il vescovo di Salisburgo. Lui accetta subito. Anzi, comincia a fare il vescovo ancora prima di essere consacrato. Ma lì sul posto viene subito combattuto come abusivo da chi non gradisce il suo dinamismo e il suo rigore. (Sembra che debba poi correre a Roma per la consacrazione). Lavora a Salisburgo e nelle campagne come in Irlanda, su due priorità: istruzione religiosa e soccorso ai poveri. E usa le sue solite forze di prima linea: i monaci. Specialmente quelli di Innichen (San Candido, AltoAdige) e del Kremsmünster, in diocesi di Linz. L’efficacia del suo lavoro è documentata dal fatto più convincente: lui, il forestiero accolto con diffidenza, ora è richiesto da tante parti; città e paesi vogliono i suoi missionari. A Salisburgo fa costruire la cattedrale, centro solenne e stabile di una comunità che va facendosi adulta. E quando muore, viene sepolto lì, con grandi onoranze. Onorato e poi dimenticato.
Quattrocento anni circa dopo la morte, un incendio distrugge la cattedrale: e, negli scavi per la ricostruzione, ecco emergere la sua bara. È come se Virgilio fosse appena morto: si diffondono voci di miracoli, si raduna gente in preghiera. La figura del vescovo d’Irlanda riemerge dal silenzio: se ne richiede la canonizzazione. Nel 1230 il processo canonico incomincia, si raccolgono le testimonianze da mandare a Roma. Nel 1233, Gregorio IX proclama santo il vescovo Virgilio. Nel 1740 il suo nome sarà accolto nel Martirologio romano. (fonte Domenico AgassoFamiglia Cristiana)

Si festeggia inoltre:

  • San Facondo, martire
  • San Gustavo, monaco
  • Sant’Apollinare, beato
  • San Teodosio di Turnovo, anacoreta
  • San Valeriano di Aquileia, vescovo
  • Santa Bililde, duchessa
San Virgilio di Salisburgo - per la foto si ringrazia

San Virgilio di Salisburgo – per la foto si ringrazia

La vera "Bagna cauda" piemontese (ricetta tradizionale – molto forte)

La bagna cauda è forse il “piatto” piemontese per eccellenza, il più conosciuto e sicuramente il più saporito.

Questa salsa (bagna) si gusta calda (cauda) grazie ai caratteristici fornelletti (fujot) mantenuti in temperatura da un lumino a cera.

Si accompagna in maniera perfetta con verdure lesse (cardi, cavoli, patate, peperoni, tupinambur, barbabietola rossa, etc.) e crude (porri, insalata belga, etc.).

E’ strepitosa gustata con fettine di carne cruda (tipo quella utilizzata per fare la carne alla zingara).

Esiste una moltitudine di ricette, dalle più leggere alle più intense, come annunciato nel titolo, la preparazione che vi andiamo a proporre è forse la più “tosta” tra quelle tradizionali, ovvero una salsa saporitissima che, avvertiamo, potrebbe non piacere a tutti appunto per il suo gusto realmente molto intenso.

Personalmente, preferiamo e consigliamo vivamente la versione “moderna” e rivisitata, davvero deliziosa, che vi proporremo in una prossima ricetta.

Ingredienti (dosi per 6 persone):

  • 6 teste d’aglio  (80/90 gr., se lo reperite, ssolutamente consigliabile quello di Caraglio)
  • 300 gr. di acciughe sotto sale
  • 500 ml di olio extravergine d’oliva
  • 200 ml. di vino rosso

Per appcompagnamento:

  • peperoni (crudi e cotti)
  • cardi lessi
  • tupinambur
  • porri (meglio se di Cervere)
  • patate lesse
  • insalata belga
  • cavolfiori lessi
  • barbabietola rossa
  • cavolo verza (lesso o anche crudo)

Come prima cosa dissalate le acciughe, ovvero dopo aver scrollato il grosso del sale sotto abbondante getto di acqua fredda, mettetele in ammollo (per almeno 3 ore) in un contenitore pieno d’acqua che andrete a cambiare spesso.

Una volta trascorso il tempo, scolatele e con molta delicatetezza pulitele dalle interiora e dalle lische.

Sciacquate di nuovo sotto abbondante acqua fredda quindi asciugate i filetti usando della carta assorbente.

Sistemate ora le acciughe in un contenitore non eccessivamente grande dunque bagnatele con il vino rosso.

Lasciate riposare per una decina di minuti poi scolate ed asciugate i filetti sempre con della carta assorbente da cucina.

Ora è tempo di preparate l’aglio.

Dividete le teste in spicchi, quindi sbucciateli e divideteli a metà privandoli poi della radice interna.

Ora procuratevi un tegame, versatevi dentro circa 100 ml di olio extravergine d’oliva, unitevi l’aglio ed iniziate la cottura (a fiamma molto bassa), mescolando con un cucchiaio di legno e facendo ben attenzione a non lasciarlo imbiondire. Unite quindi le acciughe continuando a mescolare con delicatezza.

Versate poi il restante olio e portate la salsa a cottura, sempre a fiamma molto bassa, per circa mezz’ora facendo ben attenzione al fatto che l’intingolo non frigga.

Trascorso il tempo la vostra “bagna cauda” sarà pronta per essere servita, negli appositi “fujot” (vedi foto) e consumata in accompagnamento con le verdure che avrete approntato a parte.

Bagna cauda - per la foto si ringrazia

Bagna cauda – per la foto si ringrazia

Fujot - per la foto si ringrazia

Fujot – per la foto si ringrazia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbucciato aretino

E’ un formaggio ottenuto da latte ovino intero e crudo prodotto tutto l’anno in provincia di Arezzo (Casentino, Valdarno, Valtiberina, Valdichiana).

L’Abbucciato aretino si presenta di forma cilindrica a facce piane o leggermente convesse, la crosta è pulita ed elastica, con spessore abbastanza marcato; la pasta è morbida ed elastica, di colore giallo tenue con occhiatura irregolare, il profumo riporta alle essenze di sottobosco ed erba, con sentore di latte di pecora e cuoio, il sapore lascia in bocca oltre all’iniziale dolcezza anche un retrogusto amaro e pungente.

Nella lavorazione il latte proviene da una o più mungiture di pecora, alimentate al pascolo con l’eventuale integrazione con granella di cereali e leguminose. Questo latte, eventualmente refrigerato, va lavorato entro le 24 ore. Filtrato quindi con gli apppositi setacci o teli, viene riscaldato a temperatura di 36°C. La coagulazione avviene tramite l’aggiunta del caglio di vitello o caglio aziendale e può anche essere utilizzato un siero-innesto.

La cagliata viene successivamente rotta fino alle dimensioni di “chicco di riso” ed è poi lasciata riposare per alcuni minuti, quindi viene estratta per poi essere inserita negli stampi: (fuscelle di pastica o fascere di legno) del diamentro di 14-18 cm, qui la cagliata viene pressata a mano in modo da eliminare il siero.

La crosta viene aiutata a formarsi anche mediante l’immersione della forma in siero caldo per alcuni minuti. La salatura viene effettuata lo stesso giorno della produzione del formaggio, o in salamoia o a secco. La maturazione avviene su assi di legno di abete in una trentina di giorni o poco più.

Il termine “abbucciato” si riferisce al fatto che la crosta si presenta fresca ed elastica in virtù della breve stagionatura (il consumo di questo formaggio era già attestato nel XI secolo presso i monaci camaldolesi dell’Eremo Casentinese.)

E’ presente un Consorzio Abbucciato Aretino che si è dotato di una disciplinare (che va rispettata per poter impiegare il marchio colletivo del consorzio che mira ad ottenere il riconoscimento della tutela del prodotto in sede europea. (fonte: Atlante Caseario)

Abbucciato aretino - per la foto si ringrazia

Abbucciato aretino – per la foto si ringrazia

Le sette cattive abitudini nemiche della linea….

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