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Sugo di funghi porcini con pomodori freschi

Il sugo di funghi porcini e pomodori freschi è una salsa strepitosa, profumata ed intrigante, ideale per condire un buon piatto di tajarin,  di pappardelle o, perchè no, di ravioli.

Approssimandosi l’autunno, ed approfittando della stagione propizia, noi abbiamo preparato la ricetta con i funghi freschi, sani, croccanti, appena raccolti dalle vicine colline ma la ricetta si può cucinare, in altri periodi dell’anno, utilizzando i funghi secchi.

Ora no vi resta che prendere nota e mettervi all’opera:

Ingredienti :

  • 500 gr. di funghi porcini freschi
  • 300 gr. di pomodori freschi (noi abbiamo usato quelli san marzano)
  • 100 gr. di polpa di pomodoro
  • 1 cipolla bianca
  • 1 gambo di sedano
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • origano q.b.
  • sale q.b.

Per prima cosa pulite con cura i funghi, sul procedimento da usare, cliccate qui

Terminata l’operazione, separate i gambi dalle cappelle e tagliate il tutto a cubetti non troppo piccoli.

Lavate bene i pomodori, quindi riduceteli a dadini. Pelate la cipolla e tritatela non troppo finemente. Tagliate il sedano a rondelle sottili.

Procuratevi un pentolino sufficientemente capiente, versatevi un filo di olio extravergine d’oliva quindi aggiungete il trito di cipolla e le rondelle di sedano, rosolate fin quando non sarà tutto imbiondito, unite i funghi tagliati a dadini.

Fateli insaporire a fiamma media (volendo potete sfumare con un po’ di vino bianco, oppure con del brodo vegetale, come meglio gradite).

Trascorsi 4/5 minuti, quando i porcini saranno appassiti, aggiungete i pomodori tagliati a dadini, quindi la polpa di pomodoro e l’origano.

Aggiustate di sale, mescolate per bene.

Abbassate la fiamma poco sopra il minimo e cuocete per 35/40 minuti non dimenticando di rigirare di tanto in tanto usando un cucchiaio di legno da cucina.

A questo punto il vostro sugo ai funghi porcini e pomodori freschi è pronto per essere impiegato a condire la pasta che meglio gradite.

Una leccornìa senza pari che renderà i vostri primi piatti davvero insuperabili.

Sugo di funghi porcini con pomodori freschi

Sugo di funghi porcini con pomodori freschi

 

Caprino Ossolano

Solo da pochi anni Val d’Ossola sono nati nuovi allevamenti caprini che hanno permesso una buona ripresa della produzione dei formaggi, produzione una volta molto sviluppata in questa zona e poi quasi estinta. E’ un formaggio simile ad altri caprini di montagna.

Il periodo di produzione va da marzo ad ottobre, il momento migliore come resa per il latte di capra , nella lavorazione di questo formaggio il latte crudo di capra viene fatto acidificare assieme al caglio di agnello o di vitello ad una temperatura di 18-20 gradi .

Ottenuta la cagliata questa viene trasferita nelle apposite formine a cui segue la fase della salatura tipo a secco o in salamoia. La maturazione avviene solitamente in tre giorni. A questo punto il caprino è pronto per essere gustato fresco o altrimenti è lasciato a stagionare per un tempo massimo di 20 giorni.

La pasta di questo formaggio è di colore bianco crema, morbida e compatta, la crosta è assente, nel caso del formaggio fresco, mentre è sottilissima nel caso del prodotto stagionato. Il sapore è intenso e leggermente acidulo e il profumo è pungente ma gradevole.
Le forme hanno un diametro di 15-20 centimetri e non sono più alte di 4 centimetri mentre il loro peso oscilla dai 50 ai 200 gramm. Il territorio di produzione è rappresentato dai comuni di Domodossola, Varzo, Val Vigezzo.

Fonte: Atlante Caseario.com

Caprino Ossolano - per la foto si ringrazia

Caprino Ossolano – per la foto si ringrazia

Moscato d’Asti – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione del vino “Asti spumante” e “Moscato d’Asti” è compresa nei territori di 52 Comuni delle province di Asti, Cuneo e Alessandria.
Prodotto quasi esclusivamente da aziende di dimensioni medio piccole o da cantine cooperative che trasformano solamente le uve dei propri vigneti, il Moscato d’Asti ha raggiunto livelli qualitativi straordinari grazie alla diffusione della moderna tecnologia enologica, in particolare quella del freddo, che ha consentito di mantenere nel vino gli aromi ed i sapori del frutto e, nello stesso tempo, di stabilizzare il prodotto permettendone la conservazione ed il trasporto.
Storia, tradizione, dedizione imprenditorialità geniale, applicazione e ricerca continua lo mantengono prezioso esaltandone le peculiari caratteristiche.
La denominazione di origine controllata e garantita “Asti” (unico disciplinare) è riservata a due vini:
a) il vino spumante (“Asti” o “Asti spumante”);
b) il vino bianco non spumante (“Moscato d’Asti”).
Il Consorzio dell’Asti tutela anche il Moscato d’Asti che, pertanto, è sottoposto agli stessi controlli da sempre messi in atto sull’Asti Spumante. Con la D.O.C.G., inoltre, molte aziende vitivinicole dirette produttrici si sono iscritte al Consorzio che ha costituito al suo interno suo interno il Consiglio del Moscato d’Asti al fine di tutelare il prodotto dalle imitazioni e per far crescere il livello qualitativo e valorizzare l’immagine, peraltro già alta, del prodotto.

Vitigni – Tecnologia di produzione – Grado alcolometrico minimo

Vitigno: Moscato Bianco esclusivamente.

L’uva viene pressata utilizzando presse a polmone (pressione massima di 1,5 Bar) ed il mosto così ottenuto, ripulito dalle particelle solide in sospensione mediante defecazione statica, centrifugazioni e/o filtrazioni, viene refrigerato per evitare l’inizio di fermentazioni indesiderate, ripulito delle particelle solide in sospensione e mantenuto in celle frigorifere (0°C) fino all’avvio della fermentazione. La tecnologia per la preparazione del Moscato d’Asti prevede: riscaldamento del mosto da 0° a 18°C, aggiunta di lieviti selezionati a bassa produzione di acetaldeide (odore di mela cotta) e conduzione della fermentazione a temperatura controllata variabile dai 18° ai 20°C. Quando il mosto vino arriva ai 4,5 – 5,5 gradi di alcool svolto si arresta la fermentazione alcolica mediante refrigerazione a -3°C, si filtra e si procede all’imbottigliamento previa una ulteriore microfiltrazione sterilizzante. Quest’ultima si rende necessaria in quanto bastano pochi lieviti residui per dare origine a una rifermentazione del prodotto che porterebbe ad un intorbidamento del vino, alla modifica del sapore e in casi più gravi, alla rottura della bottiglia. Il Moscato d’Asti, pur non essendo uno spumante (non viene sottoposto a presa di spuma durante le fasi finali della fermentazione alcolica), mantiene una vivacità che lo rende unico. L’imbottigliamento isobarico del Moscato d’asti, in funzione delle caratteristiche compositive e della moderata pressione in bottiglia, necessita di rigide condizioni di sterilità microbiologica.

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Moscato d’Asti” all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
• titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% di cui svolto compreso nei limiti dal 4,5% al 6,5%;
• acidità totale minima: 5 per mille;
• estratto secco netto minimo: 15 per mille;
• pressione e CO2 fino a 1,7 Bar.

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Asti Spumante” all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
• titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12% di cui svolto compresi nei limiti dal 7% al 9,5%;
• acidità totale minima: 5 per mille;
• estratto secco netto minimo: 17 per mille.

Caratteristiche organolettiche

Vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita è uno dei prodotti più caratteristici della vitivicoltura piemontese; con un inimitabile aroma muschiato dell’uva di origine (il Moscato Bianco), delicato ed intenso, ricorda il glicine ed il tiglio, la pesca e l’albicocca con sentori di salvia, limoni e fiori d’arancio. Il caratteristico aroma dell’Asti e del moscato d’Asti nasce dall’unione di composti terpenici a bassa soglia olfattiva contenuti nell’uva moscato con i composti volatili che si formano durante la fermentazione della stessa. Fondamentale è quindi la carica aromatica dell’uva, in quanto, più essa è elevata, tanto più intenso sarà l’aroma del prodotto finito.
L’Asti spumante ed il Moscato d’Asti devono essere consumati giovani (possibilmente entro l’anno successivo alla vendemmia) al fine di apprezzare l’aroma del moscato nella sua completa intensità e tipicità.
L’elevata acidità, la temperatura elevata e l’esposizione alla luce sono infatti i fattori che rendono più veloci le normali trasformazioni della struttura chimica dei terpeni nel tempo.

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Moscato d’Asti” all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– limpidezza: brillante;
– colore: paglierino più o meno intenso;
– odore: caratteristico, fragrante;
– sapore: dolce, aromatico, caratteristico, talvolta vivace o frizzante.

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Asti Spumante” all’atto
dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– spuma: fine, persistente;
– limpidezza: brillante;
– colore: da paglierino a dorato assai tenue;
– odore: caratteristico, spiccato, delicato;
– sapore: aromatico, caratteristico, delicatamente dolce, equilibrato.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Va servito freddissimo, a 6°-8°C, inclinando leggermente la bottiglia in avanti al momento di stapparla. Eccellente con i dolci.

Fonte: www.agraria.org

Moscato d’Asti D.O.C.G. – per la foto si ringrazia.

Ravioli del plin spadellati al burro con ricotta salata di Norcia e nocciole del Piemonte I.G.P.

I ravioli del plin spadellati con ricotta salata di Norcia e nocciole del Piemonte I.G.P. è una ricetta che coniuga perfettamente semplicità di esecuzione con il trionfo di profumi e sapori.

Tutto questo grazie alla grande qualità delle materie prime adoperate, tutte di primissima scelta che rendono questo primo piatto davvero speciale, utilizzabile anche in occasioni importanti, sicuri di ottenere il gradimento degli ospiti.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

Partiamo con il dire che vi si pone subito un primo e non semplice dilemma, recarvi dal vostro pastificio di fiducia per acquistare i ravioli oppure mettervi di buona lena e preparali voi stessi. Se scegliete quest’ultima opzione, cliccate qui e troverete tutte le indicazioni necessarie.

In un pentolino tostate leggermente le nocciole (che devono essere già pelate) quindi riducetele a scaglie piuttosto grandi (noi abbiamo usato un batticarne).

Procuratevi una padella capiente dove andrete a sciogliere il burro.

Nel frattempo lessate i ravioli in abbondante acqua salata quindi scolateli direttamente in padella.

Spadellate per un minuto circa in modo che la pasta si insaporisca a dovere, quindi impiattate.

Ora guarnite con le scaglie di nocciola e grattugiando abbondante ricotta salata di Norcia.

Servite in tavola ai vostri ospiti e godetevi i meritati complimenti.

Ravioli del plin spadellati al burro con ricotta di Norcia e nocciole del Piemonte I.G.P.

Coniglio alla ligure

Il coniglio alla ligure, come dice il nome stesso, è un secondo piatto prelibato della cucina rivierasca. Tipico di tutta la Regione, la sua fama ormai ha travalicato i confini territoriali per espandersi in tutto lo stivale.

La delicatezza del coniglio ben si sposa con il sapore forte ed amarognolo delle olive taggiasche, completano il piatto la delicatezza dei pinoli e l’aromaticità del vino ligure.

Ideale per ogni occasione, particolarmente indicato per una cena conviviale tra amici o un pranzo in famiglia.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 1,2 kg. di coniglio
  • 100 gr. di olive taggiasche
  • 1 cipolla bionda
  • 1 dente d’aglio
  • 1 rametto di rosmarino
  • 2 foglie di alloro
  • ½ cucchiaio di timo
  • 1 bicchiere di vino bianco di qualità (possibilmente ligure)
  • 2 cucchiai di pinoli
  • Brodo di carne q.b.
  • Olio extravergine d’oliva ligure q.b. (4/5 cucchiai circa)
  • Sale q.b.

Vi consigliamo di farvi tagliare a pezzi il coniglio dal macellaio, in modo che ne risultino 2/3 per ciascun commensale.

Pulite l’aglio e la cipolla, quindi tritateli e versate il tutto in un tegame capiente unitamente ad un filo di olio extravergine d’oliva.

Fate soffriggere a fuoco lento fin quando il composto non sarà appassito quindi unite il coniglio. Rosolatelo per bene su tutti i lati, aggiungete poi il timo, le foglie di alloro egli aghetti di rosmarino.

Cuocete ora per qualche minuto, sempre a fiamma bassa poi aggiungete il bicchiere di vino bianco, lasciate sfumare, poi unite le olive ed i pinoli.

Se le gradite, a questo punto, potete aggiungere anche le frattaglie (cuore, rognoni, fegato).

Versate un mestolo di brodo di carne, coprite il tegame con un coperchio e cuocete a fiamma lenta per circa un’ora premurandovi di controllare, di tanto in tanto lo stato della cottura ed aggiungendo, quando necessario altro brodo.

A cottura ultimata, se necessario, aggiustate di sale ed infine spegnete il fuoco. Impiattate la carne irrorandola con un poco di salsa di cottura.

Rustica delizia.

Coniglio alla ligure

Panna cotta al miele di acacia biologico

La panna cotta è un dolce molto semplice da preparare e che riscuote sempre un notevole successo. Ottimo per un fine cena, risulta ideale anche per una merenda stuzzicante per i più piccini.

In questa ricetta abbiamo voluto proporvi una variante ai gusti più classici, utilizzando nella fattispecie l’accostamento con un delizioso miele d’acacia biologico delle valli cuneesi.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 500 ml di panna liquida
  • 150 ml di latte intero
  • 8 gr. di colla di pesce
  • 1 scorza di limone
  • 1 bacello di vaniglia
  • 160 gr. di miele di acacia biologico (80 gr. per i pirottini ed i restanti 80 per dolcificare il composto)
  • zucchero a velo q.b.

Per prima cosa preparate i 4 pirottini dove andrete a distribuire in ciascuno circa 20 gr. di miele sul fondo quindi trasferiteli in frigo in modo che si solidifichi.

Nel frattempo provvedete a mettere in ammollo la colla di pesce per 4/5 minuti poi strizzatela dell’acqua in eccesso.

In un tegame sufficientemente capiente, versate la panna, il latte intero, i semi di vaniglia (estratti dal bacello), la scorza di limone grattugiata ed il miele rimanente.

Accendete il fuoco a fiamma lieve ed iniziate a mescolare con delicatezza facendo in modo che gli ingredienti si amalgamino in maniera adeguata e che il miele si sciolga alla perfezione.

Quando il composto sarà vicino al punto di ebollizione, unite la colla di pesce e mescolate il tutto in maniera energica con una frusta da cucina in modo che non vengano a crearsi grumi.

Spegnete il fuoco, riempite i pirottini, lasciateli raffreddare quindi mettete in frigo per almeno 4/5 ore. Se ne avete il tempo, anche per una notte intera.

Trascorso il tempo, versate la panna cotta in un piatto, guarnite con un filo di miele o con del top al caramello. Una spolverizzata di zucchero a velo.

Dolce pronto per essere servito in tavola ai vostri ospiti.

Panna cotta aromatizzata al miele di acaja biologico

Rollè di coniglio al profumo di Nebbiolo D.O.C.G.

La rollata di coniglio è un secondo piatto classico della cucina piemontese, nella nostra terra, almeno una volta nella vita, l’abbiamo mangiata tutti. Esistono tanti modi di prepararla, di farcirla, di cucinarla. Tutti interessanti, accattivanti, deliziosi.

Quasi sempre viene cotta con la base di un sugo bianco, noi abbiamo voluto fare uno strappo alla regola e l’abbiamo arrostita con una bagna rossa che ben si accompagna con la delicatezza della carne bianca del coniglio.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 6/8 persone):

  • 1 coniglio disossato (peso circa 1.8/2 kg)
  • 3 uova
  • 250 gr. di pancetta di maiale tagliata sottile
  • 300 mln di nebbiolo D.O.C.G.
  • 30 gr. di formaggio grattugiato
  • 3 denti di aglio (meglio se quello di Caraglio P.A.T.)
  • 3 cipolle bionde
  • 2 carote
  • 2 gambi di sedano
  • 1 rametto di rosmarino
  • prezzemolo q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Partiamo con il dire che se volete risparmiare gran parte del lavoro, vi fare farcire direttamente il rollè dal macellaio che con le sue esperte mani, in pochi minuti vi consegnerà un arrotolato perfetto e pronto da essere cucinato.

In caso contrario, se vi volete cimentare nella ricetta completa, provate a seguire i nostri suggerimenti.

Per prima cosa provvedete a mondare le verdure e le erbe aromatiche.

Predisponetevi a cuocere una normale frittata, procuratevi dunque una padella dove verserete un filo di olio extravergine d’oliva quindi procedete rosolando il trito fine di una cipolla ed uno spicchio d’aglio, quando questo avrà preso colore, scolatelo quindi versate il miscuglio di uova, formaggio grattugiato ed un poco di prezzemolo tritato preparato a parte, in una ciotola.

Cucinate la frittata secondo i canoni classici, rivoltandola su entrambi i lati.

Quando la questa sarà pronta, lasciatela raffreddare quindi riducetela a striscioline.

A questo punto prendete il vostro coniglio disossato, stendetelo su un piano di lavoro ed iniziate la farcitura.

Salate e pepate con moderazione, quindi disponete per prima la pancetta quindi i ritagli di frittata. Arrotolate e chiudete per bene la rollata con del resistente spago da cucina.

Prendete ora una teglia da forno dove andrete a sistemare il rollè che spennellerete con abbondante olio extravergine d’oliva.

Unite quindi il trito di cipolle, sedano e carote che avrete preparato in precedenza (consigliamo di non sminuzzare eccessivamente le verdure). Bagnate con il Nebbiolo e mettete in cottura a 180° (forno preriscaldato) per un tempo che varia tra i 75 ed i 90 minuti. Consigliamo di controllare costantemente il procedere della cottura e di irrorare il rollè più volte con il sugo di cottura, se dovesse essere necessario, aggiungete ancora un poco di vino.

A cottura ultimata, sfornate la rollata, lasciatela riposare alcuni minuti. Schiacciate con i rebbi della forchetta le verdure della salsa eventualmente rimaste ancora troppo grandi (se preferite, potete passare in un mixer metà del sugo per prenderlo più fluido, dipende dalle vostre preferenze).

Affettate l’involtino, impiattate (noi abbiamo servito la carne accompagnata da un purè di patate viola), condite la carne con un poco salsa di cottura e servite in tavola ai vostri ospiti.

Rollè di coniglio al profumo di Nebbiolo D.O.C.G.

Nebbiolo d’Alba – D.O.C.

Il Nebbiolo è una delle varietà di vite che accomuna le sorti produttive delle colline alla destra e alla sinistra del fiume Tanaro e il Nebbiolo d’Alba è l’esempio tangibile di questa comune vocazione alla qualità la sua zona di origine, infatti, si estende sul territorio di 25 Comuni situati su entrambe le sponde.

Il Nebbiolo d’Alba è un vino rosso in purezza di monovitigno. Esprime toni importanti è capace di resistere al tempo e di posizionarsi positivamente tra gli altri grandi figli del vitigno Nebbiolo. Si esprime al meglio dopo alcuni anni e questo dipende dai terreni in cui è nato. Il colore è rosso rubino poi granato, il profumo unisce i sentori fruttati del lampone, del geranio e della fragolina selvatica a quelli eterei e speziati della cannella e della vaniglia, il sapore, totalmente secco, si avvale di una struttura notevole, dove alcol, acidità ed estratto creano sensazioni di armonia ed eleganza.

Fonte: www.langhevini.it 

Nebbiolo d’Alba D.O.C. – per la foto si ringrazia

Cozze alla livornese

Con le cozze alla livornese, come ben si può intuire, oggi andiamo in Toscana. Un ricetta che propone un piatto semplice da preparare, gustosissimo, dove si sente tutto il profumo del mare. Un classico della cucina e della dieta mediterranea.

Pochi e semplici ingredienti per cucinare una pietanza succulenta e che vi permetterà di fare un figurone con i vostri ospiti.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 2 kg di cozze
  • 4 crostoni di pane
  • 125 ml di vino bianco di qualità
  • 200 ml di passata di pomodoro
  • 350 gr. di pomodori datterini o san marzano
  • 2 denti d’aglio
  • 1 mazzetto di prezzemolo
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Pulite e lavate con cura i pomodori, quindi riduceteli a dadini.

Procuratevi un tegame capiente dove andrete a versare un abbondante filo di olio extravergine d’oliva. Aggiungete i due denti d’aglio precedentemente sbucciati quindi lasciateli rosolare fin quando non saranno ben imbionditi. A questo punto aggiungete i pomodori a dadini, fateli appassire per cinque sei minuti quindi unite la salsa di pomodoro e cuocete il tutto a fuoco medio/basso per una ventina di minuti, mescolando di tanto in tanto.

Nell’attesa premuratevi di pulire e sciacquare le cosse con cura, per alcuni interessanti suggerimenti, cliccate qui.

Trascorso il tempo,  unite le cozze, copritele con una coperchio e procedete alla cottura, quando il guscio dei molluschi si sarà aperto, bagnate con il vino bianco, lasciate sfumare a fuoco vivo quindi abbassate la fiamma, aggiustate di sale e di pepe quindi cospargete con del prezzemolo precedentemente tritato.

Raddensate la salsa per cinque sei minuti a fiamma bassa quindi impiattate e servite in tavola ai vostri ospiti.

Consiglio: le cozze alla livornese vengono sempre servite con dei crostini oppure con del pane arrostito. Fare la cosiddetta scarpetta, non è solo consigliato, bensì d’obbligo.

Cozze alla livornese

Come pulire le cozze

Procur

Procuratevi una bacinella molto capiente, quindi riponetevi le cozze ed iniziate la procedura sciacquando più volte i molluschi sotto abbondante gettito di acqua fredda.

Con una spugnetta metallica, oppure con il dorso della lama di un coltello, iniziate a rimuovere le incrostazioni che si possono venire a creare sul guscio esterno.

Con un movimento energico, eliminate il bisso, ovvero la barbetta che fuoriesce dalla valva.

Terminata l’operazione, con una spazzola, sciacquate ulteriormente, sempre sotto l’acqua corrente, i gusci fino ad eliminarne ogni eventuale impurità rimasta.

Ora passiamo alla pulitura vera e propria dei bivalve che può avvenire sia “a freddo” che “a caldo”. Per il procedimento a freddo o a crudo che dir si voglia, prendete il guscio facendo in modo che questo si divarichi, quindi con la punta del coltello rivolta verso il basso recidete il muscolo della cozza roteando tutt’attorno al mollusco. Terminata l’operazione avrete staccato la cozza dalla valva senza rovinarla minimamente.

La pulitura “a caldo” è ancora più semplice sfruttando il vapore. Ponete le cozze in una pentola capiente, copritele con un coperchio ed accendete il fuoco  con fiamma viva.

Trascorsi alcuni minuti, i molluschi inizieranno ad aprirsi spontaneamente, a questo punto controllate le cozze una ad una, quelle che saranno rimaste chiuse, andranno buttate mentre le altre saranno pronte per essere cucinate nella maniera che meglio preferite.

Cozze

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