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Reblec – P.A.T.

Formaggio grasso, fresco, a pasta molle, cremosa.

Quando i contadini mungevano le loro poche vacche facevano questo formaggio per consumarlo in casa. Della famiglia delle paste molli, il Reblec è cremoso, interessante da abbinare a vini bianchi, anche aromatici.

TERRITORIO DI PRODUZIONE

Valle d’Aosta.

ORIGINE

  • Latte di Vacca

PERIODO DI PRODUZIONE

Tutto l’anno

FORMA E DIMENSIONE

La forma e le dimensioni sono date dall’involucro che lo contiene.

STORIA

Era il formaggio fatto dalle famiglie contadine, in particolare dalle donne. Il nome deriva dal francese “biéts”, che significa mungere.

TIPOLOGIA DI FORMAGGIO PER TIPO DI LAVORAZIONE

Pasta molle

TECNOLOGIA DI LAVORAZIONE

Il latte viene posto in caldere di rame e riscaldato alla temperatura di 36° Aggiunto il caglio di vitello, si forma la cagliata, presamica, che viene raccolta, senza operare la classica rottura, con un telo. Al termine dello spurgo la pasta viene posta a refrigerare.

MATURAZIONE/STAGIONATURA

Prodotto fresco che si consuma appena è raffreddato.

CARATTERISTICHE DEL FORMAGGIO

Pasta cremosa, umida, di colore bianco, senza occhiatura.

TIPOLOGIA DI FORMAGGIO AL CONSUMO

Formaggio grasso, fresco, a pasta molle, cremosa.

INTENSITÀ AROMATICA E SENSAZIONI

Bassa, medio bassa.

ABBINAMENTI

Assieme a zucchero, cannella e altre erbe o spezie.

Fonte: formaggio.it

Reblec P.A.T. – per la foto si ringrazia

Flan di zucchine con pomodorini confit

Oggi vi proponiamo un antipasto gustoso, perfetto per tutte le occasioni, dal pranzo formale, alla cena tra amici. Una piacevole variante al classico tortino accompagnato dalla fonduta o da una crema di formaggi.

Semplice da preparare, unisce economicità e facile reperibilità degli ingredienti alla rapidità nell’esecuzione.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per due flan):

  • 400 gr. di zucchine
  • 2 scalogni
  • 2 uova
  • 125 ml di panna da cucina
  • 120 gr. di formaggio grattugiato (Grana, pecorino, etc.)
  • 4/6 pomodorini confit
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • noce moscata q.b.

Per prima cosa pulite con cura le zucchine, eliminate poi le estremità quindi provvedete a tagliarle a cubetti piuttosto piccoli. Pulite e pelate gli scalogni quindi tritateli piuttosto finemente.

Procuratevi ora una padella, versatevi un filo d’olio extravergine d’oliva quindi le verdure prima tagliate. Soffriggete per una decina di minuti fin quando le zucchine si saranno ammorbidite e lo scalogno appassito. Salate, pepate, spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.

A questo punto versate le verdure nella tazza del mixer, aggiungete le due uova, il formaggio grattugiato, la panna ed un tocco di noce moscata.

Fruttate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo.

Prendete ora gli stampini in alluminio, ungeteli con poco burro quindi versatevi il composto.

Andate ora a disporre gli stampini in una teglia da forno riempita con un poco di acqua. Cuocete quindi in forno statico (preriscaldato) per circa 25/30 minuti a 180°.

Trascorso il tempo, sfornate, rovesciate i vostri tortini in un piatto da portata e terminate la composizione del piatto guarnendo i flan in superficie con i pomodorini confit su cui lascerete poi cadere qualche goccia di olio extravergine d’oliva per rendere ottimale il condimento.

Non vi resta che servire in tavola l’antipasto ai vostri ospiti che rimarranno sicuramente piacevolmente soddisfatti.

 

Flan di zucchine con pomodori confit

 

 

 

 

Fagiolo bianco di Bagnasco – P.A.T.

Il fagiolo bianco di Bagnasco, selezionato a partire dalla metà del ‘900 è un ecotipo di fagiolo rampicante che presenta piante di medio elevata vigoria vegetativa con abbondante fogliame verde intenso. I baccelli si presentano di forma tondo-appiattita, leggermente falcati nella zona distale; i tegumenti del baccello, in fase di ingrossamento dei semi, presentano una colorazione verde brillante. Quando la granella giunge allo stadio di maturazione cerosa, i baccelli assumono una colorazione bianco crema; successivamente, a granella secca, i tegumenti esterni divengono ocra. I baccelli contengono mediamente 4-6 semi reniformi e distanziati tra loro. Il seme raccolto a maturazione cerosa si presenta di colore bianco, mentre quello secco (UR <15%) è di color bianco crema.

METODOLOGIA DI COLTIVAZIONE

I terreni su cui si effettuano queste coltivazioni sono caratterizzati da una buona fertilità associata a una elevata presenza di scheletro che favorisce lo sgrondo delle acque in eccesso. Le semine si effettuano a partire dalla seconda -terza decade di maggio in relazione all’andamento stagionale e proseguono sino a giugno inoltrato. La semente utilizzata per i nuovi impianti viene prodotta e selezionata direttamente dalle stesse aziende del territorio.
I produttori, per la scelta del seme di base, effettuano una selezione in campo delle piante migliori.
Anche in questo caso si sono effettuate, in questi ultimi anni, attività di selezione da parte del CReSO finalizzate all’ottenimento di nuclei di seme omogenei.
Le raccolte sono scalari e si effettuano manualmente; i baccelli vengono staccati dalla pianta, portati nelle aziende e, in alcune situazioni, fatti essiccare ancora al sole. Una leggera pressione sui tegumenti esterni permetterà di separare la granella dal baccello, la granella viene poi sottoposta a selezione per allontanare eventuali semi macchiati e/o spaccati presenti nei lotti.
Il prodotto è commercializzato direttamente dalle singole aziende durante il periodo autunnale e invernale. Ogni anno i produttori locali partecipano a sagre e eventi in diverse località del sud Piemonte e della Liguria, durante i quali si procede alla vendita del prodotto finale.
Dopo una fase di selezione in campo con valutazione degli aspetti fenotipici, sono state effettuate caratterizzazioni con l’impiego di tecniche di analisi del DNA (i cosiddetti marcatori molecolari). Il prodotto ottenuto è stato iscritto al registro nazionale delle varietà da conservazione. Il CReSO è responsabile del mantenimento in purezza della linea e della moltiplicazione di nuclei di semente.
I sesti di impianto adottati in zona evidenziano distanze tra le file tra i 100 ed i 120 cm mentre sulla fila le postarelle sono disposte a distanze variabili tra i 40 ed i 50 cm. A differenza di quanto avviene nelle altre aree del cuneese, il Fagiolo bianco di Bagnasco viene allevato per lo più con tutori singoli (ancora oggi si utilizzano le tradizionali pertiche di nocciolo o castagno).
Recentemente alcuni orticoltori si sono attrezzati per mettere a dimora i tutori (in questo caso, canne di bamboo) con apposite attrezzature meccaniche.
I semi sono posti alla base delle pertiche in numero variabile (4-6) ed interrati leggermente.

….UN PO’ DI STORIA

La coltivazione del Fagiolo bianco di Bagnasco ha antiche tradizioni nell’areale della Val Tanaro. Già sul finire degli anni ’50 venivano commercializzati nuclei di seme afferenti a questo ecotipo di fagiolo rampicante, forse ottenuto da una selezione condotta su seme di provenienza ligure (Pigna o Cogno).
Sul finire degli anni ’90 la coltivazione si ridimensionò notevolmente. Le azioni di selezione poste in atto in questi anni su questo materiale genetico non hanno per il momento fornito soddisfacenti risultati e, la ripresa degli investimenti, tarda a verificarsi.

CURIOSITA’

Il fagiolo bianco di Bagnasco avendo una buccia molto fine si presta particolarmente ad essere consumato in insalata. E’ ottimo anche per la preparazione di creme, zuppe e minestre. Data la delicatezza della buccia, occorre effettuare la cottura a una temperatura non troppo elevata per evitarne la rottura.

Fonte: www.piemonteagri.it

Fagiolo bianco di Bagnasco P.A.T. – per la foto si ringrazia

Reblec de Crama – P.A.T.

Formaggio a doppia crema, fresco, a pasta molle, cremosa.

Dal latte crudo e dalla panna d’affioramento si ottiene questo particolare formaggio a doppia panna apparentemente senza forma definita. Si utilizza in particolare miscelato con zucchero e altri alimenti dolci.

TERRITORIO DI PRODUZIONE

Valle d’Aosta.

ORIGINE

  • Latte di Vacca

PERIODO DI PRODUZIONE

Tutto l’anno

FORMA E DIMENSIONE

La forma è cilindrica, a facce piane irregolari e scalzo convesso, irregolare. Le dimensioni sono varie.

STORIA

Era il formaggio fatto dalle famiglie contadine, in particolare dalle donne. Il nome deriva dal francese “biéts”, che significa mungere.

TIPOLOGIA DI FORMAGGIO PER TIPO DI LAVORAZIONE

Pasta molle

TECNOLOGIA DI LAVORAZIONE

La miscela di latte e panna viene posta in caldere di rame e riscaldata alla temperatura di 35°. Aggiunto il caglio di vitello, si forma la cagliata, presamica, che viene poi raccolta, senza operare la classica rottura, con un telo. Dopo lo spurgo la pasta viene formata in piccole forme.

MATURAZIONE/STAGIONATURA

Prodotto fresco che si consuma appena è raffreddato.

CARATTERISTICHE DEL FORMAGGIO

Formaggio senza crosta, di colore bianco. Pasta cremosa, umida, di colore bianco, senza occhiatura.

TIPOLOGIA DI FORMAGGIO AL CONSUMO

Formaggio a doppia crema, fresco, a pasta molle, cremosa.

INTENSITÀ AROMATICA E SENSAZIONI

Bassa.

ABBINAMENTI

Assieme a zucchero, cannella e altre erbe o spezie.

Fonte: formaggio.it

Reblec de Crama P.A.T. – per la foto si ringrazia

Formaggio di capra a pasta molle – P.A.T.

Carta d’identità

“prodotto agroalimentare tradizionale della Regione Valle d’Aosta”

viene prodotto tutto l’anno nell’intera regione della Val d’Aosta da latte intero crudo caprino alimentato da foraggio della zona, in particolare eccelle quello prodotto da bestiame alimentato con foraggio di pascolo alto

Lavorazione

La tipologia di lavorazione è di provenienza familiare ed è stata nel tempo codificata

si procede con la coagulazioe del latte e la successiva rottura della cagliata in piccoli granuli, la cagliata viene quindi posta nelle fascere senza essere pressata si presenta di forma rotonda

la stagionatura avviene in 20-25 giorni all’interno di cantine e crotte (cavità naturali) umide apposite ed è presente una dicitura “di alpeggio”

Fonte: Atlantecaseario.com

Formaggio di capra a pasta molle P.A.T. – per la foto si ringrazia

Bietola a costa rossa astigiana – P.A.T.

La Bietola a costa rossa astigiana è un ecotipo locale che appartiene alla specie botanica Beta vulgaris var. vulgaris, famiglia delle Chenopodiacee. Si tratta di una pianta erbacea a ciclo biennale; nel primo anno di sviluppo le piante presentano una rosetta di foglie basali avvolte sulla gemma centrale ed un robusto apparato radicale. Nel secondo anno di coltivazione la pianta emette lo stelo fiorale. In cucina si utilizzano le foglie basali che presentano un lembo ovale allungato liscio o leggermente bolloso, lungo anche 40-50 cm di colore verde intenso, una nervatura centrale molto evidente con picciolo carnoso. Nell’ecotipo locale di bietola astigiana la base del picciolo assume una colorazione rosso vivace, in particolare con l’abbassamento termico. I tessuti della Bietola a costa rossa astigiana sono di ottima qualità: i piccioli fogliari sono poco fibrosi, aromatici e privi di sgradevoli note amarognole.

METODOLOGIA DI COLTIVAZIONE

La Bietola a costa rossa astigiana ben si adatta a diversi ambienti colturali; predilige suoli fertili, freschi, ben dotati di elementi chimici. L’ecotipo locale presenta inoltre ridotte esigenze termiche evidenziando un accrescimento medio marcato anche con temperature minime prossime a 3-5 °C (l’ottimo termico si attesta comunque attorno a 16-24 °C). La selezione locale di bietola a costa rossa presenta una maggior adattabilità a cicli produttivi invernali rispetto alla classica bietola a costa bianca, anch’essa diffusa nell’Astigiano.
La cultivar locale Bietola a costa rossa astigiana viene seminata nel mese di agosto; successivamente si effettua il trapianto in tunnel, tra la seconda e la terza decade di settembre.
Le raccolte avvengono scalarmente a partire da gennaio sino a marzo/aprile; qualora si adottino tecniche di protezione con posizionamento di teli “tessuto non tessuto” tra fine autunno e inizio inverno, le raccolte possono iniziare anche in dicembre.
Le bietole vengono raggruppate in mazzi e confezionate direttamente in campo.
La produzione del seme avviene direttamente in azienda; a fine inverno vengono selezionate alcune piante giudicate migliori per gli aspetti qualitativi di coste e piccioli; queste vengono allevate in ambiente isolato e mandate a seme. La semente ottenuta da queste piante sarà utilizzata per la realizzazione di nuovi impianti.

…UN PO’ DI STORIA

La Bietola a costa rossa astigiana è un ecotipo locale di cui si hanno notizie di coltivazione intensa sin dai primi anni del Novecento; periodo in cui era commercializzata anche ai mercati generali di Torino e di Milano. Famosi erano i cosiddetti “orti del Tanaro artigiani” ove si coltivavano numerosi ortaggi.

CURIOSITA’

La Bietola a costa rossa astigiana viene consumata prevalentemente cotta al vapore e condita con un filo di olio o stufata in tegame con olio o burro e leggero profumo di aglio senza precottura, ma cuocendo con l’acqua emessa dalla bietola stessa durante la cottura. Si presta bene per la preparazione di ripieni di magro e per torte salate.

Fonte: www.piemonteagri.it

Bietola a costa rossa astigiana P.A.T. – per la foto si ringrazia

Fagiolana della Val Borbera – P.A.T.

Sono fagioli rampicanti a semi bianchi della varietà “Bianco di Spagna” che gli abitanti indicano come “fagiolana”. Hanno colore bianco avorio più o meno lucente o opaco. Nella maggior parte dei casi, la superficie del seme è liscia. Alcuni fagioli sono allungati, reniformi e piatti; altri tondeggianti ed appiattiti ed altri ancora tondeggianti e pieni.
Si possono distinguere due tipologie di fagiolane: quelle quarantine e quelle tardive. Le prime sono caratterizzate da una maggiore precocità e una minore dimensione dei semi, le seconde hanno un prodotto qualitativamente superiore e di maggiore dimensione.

TERRITORIO DI PRODUZIONE

La zona di produzione comprende i comuni di: Albera Ligure, Cabella Ligure, Cantalupo Ligure, Carrega Ligure, Grondona, Mongiardino Ligure, Roccaforte Ligure e Rocchetta Ligure in provincia di Alessandria.

METODOLOGIA DI COLTIVAZIONE
Prima della semina si effettua un’aratura profonda di 30 cm circa e si dispongono i pali per sorreggere le piante. La semina avviene da metà aprile fino a metà maggio. I semi vengono interrati alla profondità di qualche cm e ricoperti.
La raccolta inizia a metà agosto e dura fino a ottobre o novembre, se il tempo lo permette e non si hanno gelate. I baccelli vengono raccolti secchi con una raccolta effettuata in diverse passate successive.

Fagiolana della Val Borbera P.A.T. – per la foto si ringrazia

Crema di sedano

Oggi vi proponiamo una ricetta semplicissima, un primo piatto leggero, tonificante e pure decisamente depurante. Una zuppa comunque ricca di gusto ed ideale per il periodo freddo dell’anno anche se, credeteci, risulterà ottima anche gustata appena tiepida nelle calde serate estive.

Assolutamente indicata per chi segue una dieta e per tutti coloro che seguono una dieta vegetariana e/o vegana.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 3 cespi di sedano (noi abbiamo usato 2 di verde ed 1 di bianco)
  • 2 scalogni (o una cipolla bianca grande)
  • 800 ml. di brodo vegetale (su come prepararlo, cliccate qui)
  • 300 gr. di patate
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • formaggio grattugiato (facoltativo)

Per prima cosa pulite e lavate con cura privandolo dell’estremità più dura e dei filamenti più fibrosi.

Pelate lo scalogno e le patate.

Procuratevi ora una padella antiaderente, versatevi un filo d’olio extravergine d’oliva quindi aggiungete lo scalogno precedentemente ridotto a rondelle sottili. Soffriggete per un paio di minuti fin quando non diventerà “trasparente” quindi unite le patate tagliate a cubetti ed il sedano a tocchetti.

Fate insaporire per circa 4 minuti pizzicando di sale e mescolando di tanto in tanto.

Trasferite ora il miscuglio di verdure in una pentola dai bordi alti, ricoprite il tutto con il brodo vegetale e cuocete per una mezz’ora circa a fuoco medio.

Trascorso il tempo, spegnete la fiamma, quindi con un mixer ad immersione frullate il tutto fin quando non otterrete una crema liquida.

Se il risultato ottenuto è della consistenza da voi gradita, procedete all’impiattamento, se desiderate un passato più denso, cuocete ancora per qualche minuto a fiamma bassa.

Prima di servire in tavola, se gradite, spolverizzate con del formaggio grattugiato.

 

Consiglio: se non siete a dieta ferrea e non seguite un regime vegano, per rendere ancora più accattivante questa la portata, potete aggiungere un po’ di panna da cucina.

Crema di sedano

 

Barbabietola rossa di Castellazzo Bormida – P.A.T.

E’ una pianta erbacea a ciclo biennale, appartenente alla famiglia delle Chenopodiacee. La Bietola Rossa è un ortaggio da radice che può raggiungere anche i 50 cm di altezza. I numerosi steli, che si dipartono dal colletto, sono rossi e le foglie, di grossa dimensione, sono verdi. L’apparato radicale, di colore rosso scuro omogeneo, nella parte superiore si presenta molto ingrossato e di forma rombo-ellissoidale, nella parte inferiore si restringe notevolmente terminando con un filamento.

TERRITORIO DI PRODUZIONE

L’area di produzione comprende i comuni di Castellazzo Bormida, Casalcermelli, Castelspina, Sezzadio, Oviglio e Masio ove viene coltivata una selezione locale definita “Rossa di Castellazzo”, in provincia di Alessandria.

METODOLOGIA DI COLTIVAZIONE

La semina avviene, generalmente, nella seconda metà di marzo.
La raccolta può avvenire dal mese di luglio al mese di ottobre. Alla raccolta succede la conservazione in magazzino, in cassoni o in celle frigorifere.
Il prodotto viene selezionato, lavorato, cotto in forno a 300°C oppure a vapore e confezionato in casse, vassoi o sacchetti sotto vuoto. Segue la distribuzione sui mercati ed alla grande distribuzione organizzata.

…UN PO’ DI STORIA

La Bietola Rossa ha avuto notevole importanza orticola nel nostro paese dal 1800.
Le testimonianze più recenti dell’epoca sulla coltivazione e trasformazione della Bietola Rossa sono rintracciabili nel dopoguerra.

Fonte: www.piemonteagri.it

 

Barbabietola rossa di Castellazzo Bormida P.A.T. – per la foto si ringrazia

Fromadzo – D.O.P.

Formaggio magro o semigrasso, di media o lunga stagionatura, a pasta semidura.

Formaggio nato a completamento della cultura casearia della Valle d’Aosta. Infatti, diversamente dalla Fontina D.O.P., è semigrasso o a basso contenuto di grasso. Proviene da latte di vacca, eventualmente addizionato con una piccola percentuale di latte di capra. La maturazione minima è di 60 giorni e può stagionare fino a 10 mesi. Possono essere aggiunte erbe tipiche della montagna.

TERRITORIO DI PRODUZIONE

Tutta la regione Valle d’Aosta.

ORIGINE

  • Latte di Capra
  • Latte di Vacca

PERIODO DI PRODUZIONE

Tutto l’anno

FORMA E DIMENSIONE

Forma cilindrica con facce piane o leggermente convesse del diametro di 15-25 cm, lo scalzo, diritto o leggermente convesso, è di 5-20 cm, peso che varia da 1 a 7 kg.

STORIA

Nacque nel 1965, quando, durante l’occupazione francese, fu emanato un editto con il quale si ordinava a coloro che gestivano gli alpeggi di non produrre formaggi grassi, ma burro e formaggi magri. Nel 1902 venne definito “fromage maigre et fromage commun”, magro e ordinario.

TIPOLOGIA DI FORMAGGIO PER TIPO DI LAVORAZIONE

Pasta semidura

TECNOLOGIA DI LAVORAZIONE

Nella tipologia Semigrassa si lascia riposare il latte per 12-24 ore, mentre nella tipologia a Basso contenuto di grasso per 24-36 ore. In seguito alla scrematura, può essere aggiunta una piccola parte di latte di capra. Il latte viene inoculato con lattoinnesto o fermenti autoctoni. La coagulazione, presamica, avviene con caglio di vitello. La cagliata viene tagliata e ridotta alle dimensioni di un chicco di riso, poi semicotta. L’estrazione della pasta si completa con l’inserimento in fascere. Segue, eventualmente, la pressatura.

MATURAZIONE/STAGIONATURA

Minimo 60 giorni, massimo 10 mesi.

CARATTERISTICHE DEL FORMAGGIO

La crosta è dura, ruvida, dal colore paglierino tendente al grigio, con la stagionatura assume sfumature rossastre. Pasta compatta, abbastanza dura, di colore bianco o paglierino. L’occhiatura è distribuita in modo uniforme in dimensioni fini medie. Con la stagionatura la pasta può diventare friabile.

TIPOLOGIA DI FORMAGGIO AL CONSUMO

Formaggio magro o semigrasso, di media o lunga stagionatura, a pasta semidura.

INTENSITÀ AROMATICA E SENSAZIONI

Media.

ABBINAMENTI

Da pasto, nelle minestre e nelle zuppe, così come si accompagna a marmellate di frutti di bosco. Si degusta con un vino rosso valdostano.

NOTE

E’ consentita anche la denominazione in francese. Può essere aromatizzato con semi o bacche selvatiche.

 

Fonte: formaggio.it

Fromadzo D.O.P. – per la foto si ringrazia

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