Crea sito

Uva fragola – P.A.T.

L’uva fragola è un’uva da tavola. Ha un acino tondo di piccolo-media pezzatura; la buccia è nera e la polpa è rossastra. Possiede un sapore dolce molto aromatico che si avvicina al gusto della fragola.

Territorio di produzione

L’area vocata per la coltura dell’uva fragola coincide col comune di Borgo d’Ale e di alcuni comuni limitrofi, quali Alice Castello, Cigliano, Moncrivello, in provincia di Vercelli e Maglione, in provincia di Torino.

Metodo di produzione

L’uva fragola viene normalmente moltiplicata per talea, fatta dagli stessi produttori che ne curano la sanità e la rispondenza varietale.
La concimazione è molto blanda se non addirittura assente e si ottengono buoni risultati solo con l’uso di letame. Non vengono fatte irrigazioni. La raccolta viene effettuata nell’ultima decade di settembre.

Un po’ di storia….

L’uva fragola è coltivata da più di un secolo. Inizialmente, è stata coltivata sulle capezzagne dei campi, poi alcuni agricoltori incominciarono a sfruttarne le capacità produttive, affinando le tecniche colturali.

Fonte: www.piemonteagri.it

Uva fragola P.A.T. – per la foto si ringrazia

Crostata farcita con crema al limone

La crostata farcita con crema al limone è un dolce da forno gustoso e goloso, ideale per una buona colazione, una merenda tonificante ed ottima anche per ravvivare una serata tra amici oppure per un fine pasto invitante.

Semplice da preparare, vi permetterà di ben figurare senza essere degli chef provetti.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera:

Ingredienti (dosi per 8 persone, tortiera da 26 cm)

Per la frolla:

  • 350 gr. di farina
  • 140 di zucchero
  • 90 gr. di burro
  • 1 uovo intero
  • 1 tuorlo d’uovo
  • mezza dose di lievito per dolci

Per la crema al limone

  • 2 limoni (scorza e succo)
  • 2 uova
  • 25 gr. di burro
  • 90 gr. di zucchero

Come prima cosa prepariamo la crema al limone in quanto poi, una volta pronta, andrà fatta riposare fin quando non si sarà raffreddata.

Lavate con cura i limoni, quindi grattugiatene la scorza, poi provvedete a spremerli.

Procuratevi ora un pentolino dove andrete a sciogliere il burro a fiamma bassa per poi far sciogliere lo zucchero piano piano. Aggiungete quindi le due uova (sbattute in precedenza) ed infine il succo dei due limoni. Il tutto mai smettendo di mescolare. Portate a preparazione ultimata in circa 9/10 minuti o comunque fin quando il vostro miscuglio risulterà sufficientemente denso e cremoso.

Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.

Impastate ora la farina con l’uovo intero in aggiunta ad un altro tuorlo, aggiungete man mano lo zucchero ed il burro ammorbidito. Lavorate manualmente fin quando l’impasto non risulterà compatto ed elastico.

A questo punto dividente in due il composto ottenuto, uno servirà per il fondo e l’altro per la copertura in superficie.

Prendete ora la prima delle due metà e stendetela con l’aiuto del mattarello quindi fate lo stesso con il restante dell’impasto in modo da ottenere le dimensioni necessarie per foderare una teglia da forno del diametro di 26 cm.

Ricoprite ora la pirofila con un foglio dell’apposita carta, quindi adagiatevi una metà dell’impasto appena steso e provvedete a farcire in maniera adeguata con la crema al limone oramai raffreddata. Chiudete infine in superficie con il secondo foglio di pasta.

A questo punto non vi resta che infornare a forno statico (preriscaldato) a 180° per circa una mezz’ora o comunque fin quando la crostata non risulterà perfettamente dorata in superficie.

Trascorso il tempo non vi resterà che sfornare, lasciar raffreddare e servire in tavola ai vostri ospiti.

Semplice golosità.

Crostata farcita con crema al limone

Crostata farcita con crema al limone

Crostata farcita con crema al limone

 

 

 

Ciliegia precoce di Rivarone – P.A.T.

Il prodotto è una ciliegia tenerina, a maturazione precoce (mediamente intorno al 15 maggio), con frutti medio grandi a forma di sfera e colore rosso scuro sia della buccia sia della polpa. Ha una consistenza tenera, mediamente resistente alle manipolazioni, e presenta un sapore buono e delicato.

Territorio di produzione

L’area di produzione comprende il comune di Rivarone, con limitati sconfinamenti nei territori di Montecastello e Bassignana, in provincia di Alessandria.

Caratteristiche

La pianta ha un portamento globoso, è di media vigoria, con foglie grandi, ellittiche, a margine seghettato. La precocità della fioritura (fine marzo – inizio aprile) può influire negativamente sulle rese ottenibili poiché le eventuali gelate primaverili sono in grado di compromettere totalmente l’intera stagione cerasicola.
La raccolta avviene manualmente e, dopo una cernita, i frutti sono sistemati in contenitori in legno o in materiale plastico da 5-10 kg direttamente in campo.

Tradizionalmente va consumata fresca. I frutti vengono sistemati nei contenitori direttamente in campo.

Fonte: www.piemonteagri.it

Ciliegia di Rivarone P.A.T. – per la foto si ringrazia

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

La vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta P.A.T. e patate viola è un primo piatto saporito e corroborante, dal gusto delicato e piacevole. Particolarmente indicata per un pasto “light”, coniuga leggerezza e sensazione di sazietà dunque farà le fortune di chi vuole mantenersi leggero oppure deve mettere freno a bagordi precedenti.

L’effetto “light” può ovviamente essere azzerato aggiungendo un po’ di panna che donerebbe al piatto ulteriore cremosità.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

Per prima cosa pelate le carote e riducetele a rondelle, sbucciate le patate viola e tagliatele a tocchetti (prima dell’uso, lasciatele in ammollo in acqua fredda onde evitare che anneriscano).

Tritate piuttosto finemente lo scalogno.

Procuratevi ora una pentola dai bordi alti dove andrete a versare un filo di olio extravergine d’oliva. Accendete poi il fuoco, unite lo scalogno tritato e fatelo rosolare per un paio di minuti. Aggiungete ora le carote e le patate tagliate a tocchetti. Lasciate insaporire per circa cinque minuti mescolando con frequenza onde evitare che le verdure si “attacchino” al fondo della pentola.

A questo punto unite il brodo vegetale (in modo che ricopra totalmente il miscuglio vegetale) e cucinate per circa 40 minuti a fuoco medio (utilizzando la pentola a pressione,  i tempi di cottura si dimezzano).

Una volta che le verdure saranno cotte, spegnete il fuoco, procuratevi un mixer ad immersione e frullate il tutto in modo che ne risulti una crema piuttosto densa e cremosa.

Riaccendete ora il fuoco (fiamma bassa), incorporate il bicchiere di latte, poi la curcuma ed infine una macinata di pepe. Dopo aver salato, mescolate con cura e lasciate insaporire il vostro passato per ulteriori cinque minuti.

A questo punto la vostra vellutata è pronta per essere servita in tavola fumante, pronta a deliziare i vostri ospiti.

 

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Asparago Santenese – P.A.T.

Appartenente alla famiglia delle Liliacee, l’asparago è una specie ortiva perenne le cui parti commestibili sono i turioni, germogli di sapore particolarmente delicato, che si sviluppano dai rizomi sotterranei e possono assumere diverse colorazioni: verdi, bianchi o violetti. I rizomi, detti comunemente zampe, portano le radici e si sviluppano verso l’alto.L’asparago santenese presenta turioni con apice appuntito e di colore verde intenso, con sfumature violacee, ha una lunghezza media di 22 cm e la parte colorata comprende circa il 65% della lunghezza totale. Le peculiari caratteristiche pedologiche dei terreni prevalentemente sabbiosi (sabbia 60%), con poco calcare e molto permeabili dell’areale santenese, conferiscono agli asparagi santenesi caratteristiche organolettiche particolari.

Zona di produzione

La zona di produzione comprende Santena ed i comuni limitrofi in provincia di Torino.

Metodo di coltivazione

Appartenente alla famiglia delle Liliacee, l’asparago è una specie ortiva perenne le cui parti commestibili sono i turioni, germogli di sapore particolarmente delicato, che si sviluppano dai rizomi sotterranei e possono assumere diverse colorazioni: verdi, bianchi o violetti. I rizomi, detti comunemente zampe, portano le radici e si sviluppano verso l’alto.L’asparago di Santena presenta turioni con apice appuntito e di colore verde intenso, con sfumature violacee, ha una lunghezza media di 22 cm e la parte colorata comprende circa il 65% della lunghezza totale. Le peculiari caratteristiche pedologiche dei terreni prevalentemente sabbiosi (sabbia 60%), con poco calcare e molto permeabili dell’areale santenese, conferiscono agli asparagi di Santena caratteristiche organolettiche particolari. Il materiale d’impianto dell’asparago è dato in prevalenza da “zampe” coltivate in loco. Le “zampe” da mettere a dimora vengono seminate in febbraio-marzo in fosse profonde 10-15 cm e messe in dimora circa un anno dopo.La raccolta avviene da aprile a metà giugno. Per ciò che concerne i terreni, sono da preferire quelli sciolti, sabbiosi, poco calcarei e molto permeabili.

….un po’ di storia

La mancanza di documenti storici pertinenti non consente di definire con esattezza il momento di inizio della coltivazione in Santena e comunque si presume che i primi turioni siano stati recisi nel ‘700. A cavallo tra la prima e la seconda metà dell’Ottocento, Cavour si interessò della coltivazione degli asparagi e tale ortaggio fu veramente la “sorgente della prosperità di Santena”.

Curiosità

Gli asparagi generalmente vengono confezionati in mazzi del peso variabile tra 400 g e 1,5 kg. Al momento dell’acquisto bisogna osservare prima di tutto le punte, le quali, devono essere ben sode e compatte, non devono essere troppo aperte (segno che non sono freschi o sono stati raccolti in stadio avanzato di crescita), non devono essere ammaccate e non devono mostrare principi di marciume. I gambi dei turioni devono essere ben sodi (senza segni di appassimento) e la base del taglio non deve essere scura.
Dopo l’acquisto, si possono conservare per un paio di giorni fuori frigo (in luogo fresco) con la base del gambo immersa in acqua fredda che va rinnovata quotidianamente. In alternativa si possono conservare in frigorifero per non oltre 4-5 giorni.
Al momento di cuocerli, bisogna tagliare qualche centimetro della parte legnosa del gambo tenendo il mazzetto legato e utilizzando un coltello robusto. Si deve quindi pulire ogni gambo raschiando la base con un coltellino affilato o pelandola con un pelapatate. Dopo averli lavati accuratamente (le punte contengono sempre un po’ di sabbia) è consigliabile legarli a mazzetti, così sarà più facile sistemarli in pentola senza rovinare le punte, scolarli a cottura ultimata e sistemarli sui vassoi. Per la loro cottura è ideale una pentola alta e stretta (meglio se con una sorta di colapasta inserito) nella quale gli asparagi vengono sistemati con le punte in su fuori dall’acqua già in ebollizione; essendo più tenere dei gambi sarà sufficiente il vapore per cuocerle. Perfetta è anche la cottura a vapore o in pentole per la cottura senz’acqua. Se la cottura avviene in acqua è meglio che sia salata in quanto ravviva anche il colore verde. A cottura ultimata (da 5 a 12 minuti, secondo le dimensioni), per mantenere il colore vivo e fermare la cottura è consigliabile raffreddarli in acqua e ghiaccio. Ciò non è necessario se si mantengono più al dente (vengono preservati meglio i principi nutritivi); tuttavia a fine cottura non bisogna lasciarli nella pentola (ovviamente senz’acqua) coperta perché diventerebbero scuri. Gli impieghi in cucina sono innumerevoli e ben si abbinano alle uova e al formaggio.

Per saperne di più:

  • Associazione produttori asparago di Santena delle terre del Pianalto

    Via Sambuy, n. 9 – 10026
    SANTENA (TO)

Fonte: www.piemonteagri.it

Asparago Santenese P.A.T. – per la foto si ringrazia

Barbera del Monferrato – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione del vino Barbera del Monferrato comprende i territori dei seguenti comuni:
Provincia di Alessandria:
a) Alto Monferrato: Acqui, Alice Bel Colle, Belforte, Bergamasco, Borgoratto Alessandrino, Bistagno, Carpeneto, Capriata d’Orba, Cartosio, Carentino, Cassine, Cassinelle, Castelletto d’Erro, Castelletto d’Orba, Castelnuovo Bormida, Cavatore, Cremolino, Denice, Frascaro, Gamalero, S. Rocco di Gamalero, Grognardo, Lerma, Melazzo, Merana, Malvicino, Molare, Montaldeo, Montaldo Bormida, Morbello, Morsasco, Montechiaro d’Acqui, Orsara Bormida, Ovada, Pareto, Ponti, Ponzone, Prasco, Predosa, Ricaldone, Rivalta Bormida, Rocca Grimalda, Sezzadio, Silvano d’Orba, Spigno Monferrato, Strevi, Tagliolo, Terzo, Trisobbio, Visone;
b) Basso Monferrato: Alfiano Natta, Altavilla Monferrato, Bassignana, Camagna, Camino, Casale Monferrato, Castelletto Merli, Castelletto Monferrato, Cellamonte, Cereseto, Cerrina, Coniolo, Conzano, Cuccaro, Fubine, Frassinello Monferrato, Gabiano, Lu Monferrato, Masio, Mirabello Monferrato, Mombello Monferrato, Moncestino, Montecastello, Murisengo, Occimiano, Odalengo Grande, Odalengo Piccolo, Olivola, Ottiglio Monferrato, Ozzano, Pomaro Monferrato, Pecetto di Valenza, Pietra Marazzi, Pontestura, Ponzano Monferrato, Quargnento, Rosignano Monferrato, Rivarone, Sala, San Salvatore Monferrato, San Giorgio Monferrato, Serralunga di Crea, Solonghello, Terruggia, Treville, Valenza, Vignale, Villadeati, Villamiroglio. Nei comuni di Coniolo, di Casale Monferrato e di Occimiano e Mirabello la zona di produzione è limitata ai territori collinari posti sulla destra del fiume Po e che sono delimitati dalla strada di circonvallazione di Casale uscente dal ponte sul Po in direzione di Alessandria, costeggiante il colle di S. Anna, attraversante il rione Valentino e la frazione di S. Germano. A sud di Casale il confine della zona di produzione coincide con la stessa strada nazionale che delimita anche il territorio collinare del Comune di Occimiano Monferrato, sito alla destra in direzione di Alessandria, fino al confine amministrativo del comune di Mirabello Monferrato.
Provincia di Asti:
Agliano Terme, Albugnano, Antignano, Aramengo, Asti, Azzano d’Asti, Baldichieri, Belveglio, Berzano San Pietro, Bruno, Bubbio, Buttigliera d’Asti, Calamandrana, Calliano, Calosso, Camerano Casasco, Canelli, Cantarana, Capriglio, Casorzo, Cassinasco, Castagnole Lanze, Castagnole Monferrato, Castel Boglione, Castell’Alfero, Castellero, Castelletto Molina, Castello d’Annone, Castelnuovo Belbo, Castelnuovo Calcea, Castelnuovo Don Bosco, Castel Rocchero, Celle Enomondo, Cerreto d’Asti, Cerro Tanaro, Cessole, Chiusano d’Asti, Cinaglio, Cisterna d’Asti, Coazzolo, Cocconato, Corsione, Cortandone, Cortanze, Cortazzone, Cortiglione, Cossombrato, Costigliole d’Asti, Cunico, Dusino San Michele, Ferrere, Fontanile, Frinco, Grana, Grazzano Badoglio, Incisa Scapaccino, Isola d’Asti, Loazzolo, Maranzana, Maretto, Moasca, Mombaldone, Mombaruzzo, Mombercelli, Monale, Monastero Bormida, Moncalvo, Moncucco Torinese, Mongardino, Montabone, Montafia, Montaldo Scarampi, Montechiaro d’Asti, Montegrosso d’Asti, Montemagno, Montiglio Monferrato, Moransengo, Nizza Monferrato, Olmo Gentile, Passerano Marmorito, Penango, Piea, Pino d’Asti, Piovà Massaia, Portacomaro, Quaranti, Refrancore, Revigliasco d’Asti, Roatto, Robella, Rocca d’Arazzo, Roccaverano, Rocchetta Palafea, Rocchetta Tanaro, San Damiano d’Asti, San Giorgio Scarampi, San Martino Alfieri, San Marzano Oliveto, San Paolo Solbrito, Scurzolengo, Serole Sessame, Settime, Soglio, Tigliole, Tonco, Tonengo, Vaglio Serra, Valfenera, Vesime, Viale d’Asti, Viarigi, Vigliano, Villafranca d’Asti, Villa San Secondo, Vinchio.

Nel Monferrato è tradizionale, ma non sempre praticato, il taglio con una modesta quantità di altre uve, principalmente Freisa nell’area casalese e astigiana, dolcetto nell’ovadese. Era tradizione monferrina imbottigliare una parte del vino nuova in luna di marzo, quando aveva ancora residui zuccherini e quindi rifermentava in bottiglia con presa di spuma.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
Il vino “Barbera del Monferrato” deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
– Barbera: Minimo 85%
– Freisa, Grignolino e Dolcetto, da soli o congiuntamente: massimo 15%.

I vini barbera del Monferrato all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Barbera del Monferrato:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol; per la “Barbera del Monferrato” con indicazione di “vigna” 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l.

Barbera del Monferrato frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l.

E’ in facoltà del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, con proprio decreto, di modificare i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini barbera del Monferrato all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Barbera del Monferrato:
colore: rosso rubino più o meno intenso;
odore: vinoso, caratteristico;
sapore: asciutto, mediamente di corpo, talvolta vivace.

Barbera del Monferrato frizzante:
colore: rosso rubino più o meno intenso;
spuma: fine, persistente;
odore: vinoso, caratteristico;
sapore: asciutto o leggermente abboccato, mediamente di corpo.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si abbina a salumi, antipasti a base di carne, insalate di coniglio, primi piatti conditi con ragù o salsiccia, secondi di carne di vitello e maiale, cotechini e zamponi. Temperatura di servizio 16° – 18°C.

Per saperne di più:
Barbera del Monferrato D.O.C. - per la foto si ringrazia

Barbera del Monferrato D.O.C. – per la foto si ringrazia

Involtini di lonza pancettati con radicchio ed uva sultanina

Gli involtini di lonza con radicchio ed uva sultanina sono un secondo piatto leggero, saporito e semplice da preparare che vi permetterà di fare una ottima figura con i vostri ospiti.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera:

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 8 fette di lonza di maiale
  • 8 fette di pancetta
  • 1 cespo di radicchio di Chioggia I.G.P.
  • 120/130 gr. di Asiago D.O.P. (o altro formaggio a pasta semidura)
  • 2 cucchiai colmi di uva sultanina
  • 1 presa di zucchero
  • 1 bicchiere di vino bianco di buona qualità
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Per prima cosa lavate con cura il radicchio quindi asciugatelo per poi tagliarlo a listarelle.

Procuratevi ora una padella, irroratela con un filo di olio extravergine d’oliva quindi unite il radicchio che farete appassire (unitamente all’uva sultanina) condito con un pizzico di zucchero . Ad operazione ultimata, salate e pepate a vostro gradimento. Mescolate con cura. Lasciate riposare il tutto in modo che si intiepidisca.

Tagliate ora il formaggio a bastoncini in modo che rimangano lunghi quanto la larghezza della fetta di carne e di uno spessore di circa mezzo cm.

Ora non vi resta che comporre gli involtini, stendete le fette di lonza (consigliamo di “passarle” con un batticarne per renderle più sottili possibile), farcite con un po’ del miscuglio di radicchio ed uva sultanina quindi aggiungete un bastoncino di formaggio nel mezzo.

Arrotolate il tutto. Avvolgete poi ogni singolo involtino con una fetta di pancetta e richiudete con un paio di stuzzicadenti. Ripetete l’operazione fin quando non avrete terminato gli ingredienti.

Ora in una padella con un po’ di olio extravergine d’oliva fate rosolare la carne fin quando non sarà ben dorara, poco prima di spegnere il fuoco, sfumate con il bicchiere di vino bianco.

A questo punto non vi resta che impiattare, irrorare gli involtini con un poco di bagna di cottura e servire in tavola ai vostri ospiti.

Ottima ricetta per grandi e piccini.

Consiglio: gli involtini sono ottimi anche riscaldati il giorno successivo dopo essere stati conservati in frigorifero.

 

Involtini di lonza pancettati al radicchio

 

 

 

Caprino Presamico Piemontese – P.A.T.

Formaggio fresco a latte intero crudo o pastorizzato di capra. Di piccola pezzatura intorno 100-500 g. La forma è cilindrica (diametro 8 -12 cm) e lo scalzo è alto 3-6 cm. La pasta è di colore bianco niveo; è morbida, ma compatta, priva di occhiature e facilmente fusibile in bocca Il profumo e il sapore ricordano il latte caprino pur rimanendo delicato e dolce, mai eccessivamente ricino. Il prodotto può essere stagionato da pochi giorni sino a 2 – 3 mesi.

Fonte: www.piemonteagri.it

Caprino Presamico Piemontese P.A.T. – per la foto si ringrazia

Crostini di polenta con crema di formaggi e porri

I crostini di polenta con crema di formaggi e porri è un antipasto caldo che ben si accompagna alla tradizione piemontese. Rapido da preparare, economico, gustoso e stuzzicante, si addice alla perfezione a cene conviviali tra amici ma anche a pranzi più raffinati.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 200 gr. farina di mais (può andare bene anche quella istantanea)
  • pecorino q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • su come preparare la crema ai formaggi e porri, cliccate qui

Procuratevi una pentola dai bordi alti, riempitela con un po’ di acqua e portatela ad ebollizione.

Salate, quindi iniziate ad aggiungere un poco alla volta la farina di mais mescolando continuamente.

Portate a cottura (le tempistiche variano, se usate la farina istantanea, necessiteranno solo 12/15 minuti, se adoperate quella tradizionale servirà una mezz’oretta).

Una volta pronta la polenta, spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.

Nel frattempo provvedete a cucinare la crema di formaggi ai porri, qui troverete il procedimento da seguire

Quando la polenta si sarà perfettamente addensata, con l’aiuto di un tagliere ed un coltello, riducetela a cubetti (non troppo piccoli) il più possibile regolari.

Prendete ora una padella antiaderente fatela scaldare per bene su fiamma viva quindi aggiungete cubetti appena tagliati e fateli tostare in maniera uniforme fino a renderli perfettamente dorati e croccanti.

Ora non vi resterà che disporre accuratamente i crostini di polenta  su un piatto versandovi poi sopra una giusta quantità di crema ai formaggi. Per finire colate un filo di olio extravergine d’oliva ed una spolverizzata di pecorino in scaglie.

Il piatto è pronto per essere servito in tavola, caldo, ai vostri ospiti.

Prelibatezza.

 

Crostini di polenta con crema di formaggi e porri

Crostini di polenta con crema di formaggi e porri

Crostini di polenta con crema di formaggi e porri

Crostini di polenta con crema di formaggi e porri

Crostini di polenta con crema di formaggi e porri

Ciliegia bella di Garbagna – P.A.T.

La Bella di Garbagna è una varietà autoctona. Il frutto ha una forma rotondeggiante ed una pezzatura medio-grande. La buccia è di colore rosso scuro brillante. La polpa ha una consistenza molto soda e croccante. Il sapore è dolce e persistente.

Zona di produzione

La zona di produzione comprende Garbagna e tutti i comuni della Val Curone in provincia di Alessandria.

Periodo di produzione

La raccolta, come da tradizione, è eseguita a mano nelle settimane centrali di giugno.

…un po’ di storia

La frutticoltura nel Tortonese risale all’inizio del secolo. Uno dei suoi pionieri fu il padre dell’Avv. Carlo Baravalle che, oggi, ben può considerarsi, a sua volta, il padre della intensificata e moderna coltura delle uve da tavola e delle frutta della zona.La Ciliegia Bella di Garbagna è prodotta e commercializzata, da molte decine di anni, nell’areale di produzione e ciò è stato documentato da studi storici locali.

Curiosità

È molto apprezzata per la conservazione sottospirito in alcool o grappa, in sciroppo e in agrodolce e per la preparazione di composte e di confetture.

Fonte: www.piemonteagri.it

Ciliegia bella di Garbagna P.A.T. – per la foto si ringrazia

Search
Categories