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Chips di topinambur al forno microonde

Oggi vi proponiamo una ricetta davvero semplice e rapida da cucinare, un contorno delicato, appetitoso ed un po’ fuori dall’ordinario. Insomma un modo originale per sorprendere i vostri ospiti, grandi o piccoli che siano. Una gustosa e stuzzicante alternativa alle classiche patate fritte o al forno.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 8 topinambur di medie dimensioni (6/7 grammi in totale) di Agribisalta s.r.l.
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • origano q.b.
  • sale q.b.
  • salse (a piacere)

La preparazione è elementare. Pulite con cura i topinambur, potete scegliere solo di spazzolarli con estrema cura (come si fa con i tartufi), oppure di pelarli.

Ultimata l’operazione, procuratevi una mandolina e riducete la verdura in fette piuttosto sottili.

Foderate ora il piatto da forno del vostro microonde con un foglio dell’apposita carta quindi disponetevi sopra i topinambur affettati, irrorate con un poco di olio extravergine d’oliva, spolverizzate con dell’origano essiccato, salate con moderazione.

Mettete quindi a cuocere (in modalità CRISP) per una dozzina di minuti, mescolando di tanto in tanto le chips, premurandovi di cuocere comunque fin quando i topinambur non risulteranno piuttosto croccanti e dorati.

Spegnete ora il forno ed impiattate (possibilmente meglio di come abbiamo fatto noi…) ed abbinate in accompagnamento le salse che meglio preferite.

Gustosa alternativa.

Chips di topinambur al forno microonde

Chips di topinambur al forno microonde

Chips di topinambur al forno microonde

Chips di topinambur al forno microonde

Chips di topinambur al forno microonde

Fragole di San Raffaele Cimena – P.A.T.

Le Fragole di San Raffaele Cimena sono costituite per lo più da cultivar con frutto di pezzatura grossa e, solo in minima parte, sono presenti fragole di pezzatura piccola, notoriamente denominate “fragole di bosco”. Attualmente sono presenti le varietà Cesena, Addie, Moneoye, fino alle più recenti Favette, Dana, Miss, Idea, Gea e Maya. Quest’ultima costituisce la varietà più interessante: una cultivar precoce dal frutto di forma conico-allungata regolare, di colore rosso brillante e buona consistenza della polpa, con piante di media vigoria e di elevata produttività.

Territorio di produzione

L’area di produzione si concentra nella fertile pianura di San Raffaele Cimena in provincia di Torino, denominata “La Piana”.

Metodologia di coltivazione

La coltura viene praticata su terreno pacciamato da film plastico nero per contenere le malerbe.
La raccolta avviene da metà aprile per le cultivar precoci in coltura protetta e fino a metà giugno per le colture in pieno campo.La coltura annuale è la più diffusa, solo nei piccoli appezzamenti si pratica la coltura biennale.
Le varietà coltivate sono adatte anche ai trasporti e ad eventuale conservazione.

….un po’ di storia

La tradizione ortofrutticola della zona di San Raffaele Cimena risale al Basso Medioevo.
Nel secolo scorso i prodotti locali divennero le primizie dei mercati generali di Torino e del mercato di Chivasso. Nel 1953, viene istituito, nella piazzetta di “San Bernardo”, il “Mercato delle fragole e delle ciliegie”, ora non più esistente, dove, in realtà, venivano commercializzati tutti i prodotti ortofrutticoli del paese. Negli Anni ’70, in occasione della Festa Patronale, si istituì una Mostra Mercato dei prodotti ortofrutticoli locali.

Fonte: www.piemonteagri.it

Fragole di San Raffaele Cimena P.A.T. – per la foto si ringrazia

Fragola Profumata di Tortona – P.A.T.

La Fragola Profumata di Tortona, botanicamente nota come Fragaria moschata – rappresenta una particolare specie di fragola. Originaria delle foreste dell’Europa centrale, questa fragola è più grande della fragolina di bosco (Fragaria vesca), ma più piccola delle comuni varietà commercializzate, che appartengono all’incrocio Fragaria x Ananassa. È una specie dioica, presenta infatti piante con fiori staminiferi (maschili) e piante con soli fiori pistilliferi (femminili). Una delle caratteristiche che più contraddistingue la Fragola profumata di Tortona è il suo peculiare aroma floreale, lievemente speziato, con accenni di miele, muschio e vino, che si discosta decisamente da quello delle altre fragole. Questo aroma è talmente intenso che bastano pochi frutti per avvolgere l’ambiente circostante.

Territorio di produzione

La zona di produzione comprende la collina e la zona montana del Tortonese in provincia di Alessandria.

Metodo di produzione

La Fragola di Tortona può essere coltivata sia in aiuola, metodo tradizionale, sia su suolo pacciamato.
Il periodo di raccolta, che dura 15-20 giorni circa, avviene alla fine del mese di maggio.

…un po’ di storia

La coltivazione della fragola nella campagna tortonese ha origini molto antiche. Già la cronaca di Tortona di Tormeno Berruti, scritta alla fine del Cinquecento (scoperta e pubblicata solo recentemente) ci presenta un interessante e curioso quadro delle coltivazioni agricole allora praticate nel tortonese. Tra i prodotti più significativi sono ricordate le “fravole o magiostre”, come viene indicata nel dialetto locale. Questo termine è diffuso su una ristretta area compresa tra il Monferrato, la Lomellina ed il Piacentino, ma anche in altre zone d’Europa, come ad esempio nei Paesi Baschi e nella Francia meridionale (Linguadoca).In un atto del 1631 è citata la strada tortonese chiamata “Fragolaria”, presso la Chiesa di San Rocco, mentre alla fine del settecento Lorenzo Vechini, nell’opera “La salubrità del clima di Tortona” (1789), ricorda la fragola tra i principali prodotti degli orti tortonesi. Infine in una relazione inviata nel 1877 dal sindaco di Tortona Davide Negro al sottoprefetto, sulla “coltivazione degli orti e dei pomeri”, è citata la fragola tra i prodotti che gli ortolani tortonesi vendono nei vicini mercati della media e dell’alta Valle Scrivia (in particolare a Novi Ligure), un territorio notoriamente povero di terreni coltivati ad orto. Ai primi del novecento la fragola di Tortona gode di una certa notorietà nei territori vicini, dall’Alessandrino al Pavese e risulta molto ricercata.A dare un nuovo impulso ed un nuovo mercato alla fragola contribuirono notevolmente la Mostra di frutticoltura, agricoltura e floricoltura del Circondario di Tortona (1924) ed ancor più la seconda mostra regionale piemontese tenutasi a Tortona nell’autunno del 1926 ed inaugurata dal principe ereditario Umberto di Savoia. In quegli anni la fragola era ricercata dai numerosi ristoratori di Tortona, Novi ed Alessandria, il che contribuì a darle una più ampia fama.Nel 1931 fu costituito un consorzio dei fragolicoltori con apposito regolamento che disciplinava il confezionamento e la commercializzazione del prodotto. La fama della fragola tortonese superò anche i confini locali: richieste del prodotto giunsero da Roma, come pure da Colonia e da Berlino mentre su richiesta di commercianti svizzeri notevoli quantità di fragole venivano spedite via ferrovia nel Canton Ticino. Tale florido periodo durò un ventennio. La sua coltivazione ebbe un declino negli anni del boom economico ma, fortunatamente, la sua coltivazione è stata ripresa negli ultimi anni.

Per saperne di più:

  • Consorzio per la valorizzazione e la tutela della Fragola di Tortona

    c/o Comune – Corso Alessandria, 62 – 15057
    TORTONA (AL)

Fonte: www.piemonteagri.it

Fragola Profumata di Tortona P.A.T. – per la foto si ringrazia

Ciliegie di Pecetto – P.A.T.

Le Ciliegie di Pecetto sono frutti freschi delle specie:·Prunus avium var. Juliana, a polpa tenera, in italiano ciliegie propriamente dette, in piemontese cirese o cerese e Prunus avium var. Duracina, a polpa consistente, in italiano duroni, in piemontese graffion.Si sono affermate, negli anni, varietà caratteristiche per il sapore, il colore o la resistenza allo spacco. Le principali di esse sono:Vittona, Galuciu, Galucia
Graffione di Pecetto o Grafiun d’la Spirit o Graffione Bianco, Vigevano e Vittona della spiga.

Le ciliegie vengono raccolte generalmente solo al mattino, scelte e confezionate nel pomeriggio, per essere vendute sul mercato serale ai dettaglianti di Torino e della provincia ed ai grossisti. Il mattino seguente, sono rivendute direttamente o indirettamente al consumatore nei negozi o nei mercati rionali.

Territorio di produzione

La zona di produzione comprende Pecetto Torinese ed i comuni limitrofi in provincia di Torino.

Un po’ di storia….

Una delle più antiche testimonianze della vocazione cerasicola di questa zona è rappresentata dal paliotto policromo della prima metà del Settecento, presente nella chiesa di Santa Maria della Neve, su cui sono rappresentate raffigurazioni ornamentali di ciliegie con uccelli nell’atto di beccarle.
La coltivazione del ciliegio a Pecetto si diffuse all’inizio del XX secolo. Nel 1917 fu aperto il Mercato delle Ciliegie, tuttora esistente. Una notevole espansione della coltivazione cerasicola si è poi avuta a seguito della distruzione dei vigneti da parte della filossera, comparsa nella collina Torinese nel 1925.

Curiosità

I graffioni di Pecetto, coltivati nell’area e raccolti all’inizio della maturazione, sono particolarmente adatti alla conservazione sotto grappa o sotto spirito.

Per saperne di più:

  • FACOLT – Frutticoltori Associati della Collina Torinese

    Via Umberto I, 3 – 10020
    PECETTO TORINESE (TO)

Fonte: www.piemonteagri.it

Ciliegie di Pecetto P.A.T. – per la foto si ringrazia

Farina per polenta tradizionale di Langa – P.A.T.

La polenta è prodotta con quattro varietà tradizionali di mais quali: l’ottofile, la pignolet, il Marano, la Quarantina. tutte e quattro le varietà di mais necessitano di cure maniacali nel mantenere la purezza della tipicità che si ottiene con la selezione annuale delle migliori pannocchie che vengono accantonate per essere utilizzate come seme per la successiva annata.

Fonte: www.piemonteagri.it

Farina per polenta tradizionale di Langa P.A.T. – per la foto si ringrazia

Uva fragola – P.A.T.

L’uva fragola è un’uva da tavola. Ha un acino tondo di piccolo-media pezzatura; la buccia è nera e la polpa è rossastra. Possiede un sapore dolce molto aromatico che si avvicina al gusto della fragola.

Territorio di produzione

L’area vocata per la coltura dell’uva fragola coincide col comune di Borgo d’Ale e di alcuni comuni limitrofi, quali Alice Castello, Cigliano, Moncrivello, in provincia di Vercelli e Maglione, in provincia di Torino.

Metodo di produzione

L’uva fragola viene normalmente moltiplicata per talea, fatta dagli stessi produttori che ne curano la sanità e la rispondenza varietale.
La concimazione è molto blanda se non addirittura assente e si ottengono buoni risultati solo con l’uso di letame. Non vengono fatte irrigazioni. La raccolta viene effettuata nell’ultima decade di settembre.

Un po’ di storia….

L’uva fragola è coltivata da più di un secolo. Inizialmente, è stata coltivata sulle capezzagne dei campi, poi alcuni agricoltori incominciarono a sfruttarne le capacità produttive, affinando le tecniche colturali.

Fonte: www.piemonteagri.it

Uva fragola P.A.T. – per la foto si ringrazia

Crostata farcita con crema al limone

La crostata farcita con crema al limone è un dolce da forno gustoso e goloso, ideale per una buona colazione, una merenda tonificante ed ottima anche per ravvivare una serata tra amici oppure per un fine pasto invitante.

Semplice da preparare, vi permetterà di ben figurare senza essere degli chef provetti.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera:

Ingredienti (dosi per 8 persone, tortiera da 26 cm)

Per la frolla:

  • 350 gr. di farina
  • 140 di zucchero
  • 90 gr. di burro
  • 1 uovo intero
  • 1 tuorlo d’uovo
  • mezza dose di lievito per dolci

Per la crema al limone

  • 2 limoni (scorza e succo)
  • 2 uova
  • 25 gr. di burro
  • 90 gr. di zucchero

Come prima cosa prepariamo la crema al limone in quanto poi, una volta pronta, andrà fatta riposare fin quando non si sarà raffreddata.

Lavate con cura i limoni, quindi grattugiatene la scorza, poi provvedete a spremerli.

Procuratevi ora un pentolino dove andrete a sciogliere il burro a fiamma bassa per poi far sciogliere lo zucchero piano piano. Aggiungete quindi le due uova (sbattute in precedenza) ed infine il succo dei due limoni. Il tutto mai smettendo di mescolare. Portate a preparazione ultimata in circa 9/10 minuti o comunque fin quando il vostro miscuglio risulterà sufficientemente denso e cremoso.

Spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.

Impastate ora la farina con l’uovo intero in aggiunta ad un altro tuorlo, aggiungete man mano lo zucchero ed il burro ammorbidito. Lavorate manualmente fin quando l’impasto non risulterà compatto ed elastico.

A questo punto dividente in due il composto ottenuto, uno servirà per il fondo e l’altro per la copertura in superficie.

Prendete ora la prima delle due metà e stendetela con l’aiuto del mattarello quindi fate lo stesso con il restante dell’impasto in modo da ottenere le dimensioni necessarie per foderare una teglia da forno del diametro di 26 cm.

Ricoprite ora la pirofila con un foglio dell’apposita carta, quindi adagiatevi una metà dell’impasto appena steso e provvedete a farcire in maniera adeguata con la crema al limone oramai raffreddata. Chiudete infine in superficie con il secondo foglio di pasta.

A questo punto non vi resta che infornare a forno statico (preriscaldato) a 180° per circa una mezz’ora o comunque fin quando la crostata non risulterà perfettamente dorata in superficie.

Trascorso il tempo non vi resterà che sfornare, lasciar raffreddare e servire in tavola ai vostri ospiti.

Semplice golosità.

Crostata farcita con crema al limone

Crostata farcita con crema al limone

Crostata farcita con crema al limone

 

 

 

Ciliegia precoce di Rivarone – P.A.T.

Il prodotto è una ciliegia tenerina, a maturazione precoce (mediamente intorno al 15 maggio), con frutti medio grandi a forma di sfera e colore rosso scuro sia della buccia sia della polpa. Ha una consistenza tenera, mediamente resistente alle manipolazioni, e presenta un sapore buono e delicato.

Territorio di produzione

L’area di produzione comprende il comune di Rivarone, con limitati sconfinamenti nei territori di Montecastello e Bassignana, in provincia di Alessandria.

Caratteristiche

La pianta ha un portamento globoso, è di media vigoria, con foglie grandi, ellittiche, a margine seghettato. La precocità della fioritura (fine marzo – inizio aprile) può influire negativamente sulle rese ottenibili poiché le eventuali gelate primaverili sono in grado di compromettere totalmente l’intera stagione cerasicola.
La raccolta avviene manualmente e, dopo una cernita, i frutti sono sistemati in contenitori in legno o in materiale plastico da 5-10 kg direttamente in campo.

Tradizionalmente va consumata fresca. I frutti vengono sistemati nei contenitori direttamente in campo.

Fonte: www.piemonteagri.it

Ciliegia di Rivarone P.A.T. – per la foto si ringrazia

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

La vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta P.A.T. e patate viola è un primo piatto saporito e corroborante, dal gusto delicato e piacevole. Particolarmente indicata per un pasto “light”, coniuga leggerezza e sensazione di sazietà dunque farà le fortune di chi vuole mantenersi leggero oppure deve mettere freno a bagordi precedenti.

L’effetto “light” può ovviamente essere azzerato aggiungendo un po’ di panna che donerebbe al piatto ulteriore cremosità.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

Per prima cosa pelate le carote e riducetele a rondelle, sbucciate le patate viola e tagliatele a tocchetti (prima dell’uso, lasciatele in ammollo in acqua fredda onde evitare che anneriscano).

Tritate piuttosto finemente lo scalogno.

Procuratevi ora una pentola dai bordi alti dove andrete a versare un filo di olio extravergine d’oliva. Accendete poi il fuoco, unite lo scalogno tritato e fatelo rosolare per un paio di minuti. Aggiungete ora le carote e le patate tagliate a tocchetti. Lasciate insaporire per circa cinque minuti mescolando con frequenza onde evitare che le verdure si “attacchino” al fondo della pentola.

A questo punto unite il brodo vegetale (in modo che ricopra totalmente il miscuglio vegetale) e cucinate per circa 40 minuti a fuoco medio (utilizzando la pentola a pressione,  i tempi di cottura si dimezzano).

Una volta che le verdure saranno cotte, spegnete il fuoco, procuratevi un mixer ad immersione e frullate il tutto in modo che ne risulti una crema piuttosto densa e cremosa.

Riaccendete ora il fuoco (fiamma bassa), incorporate il bicchiere di latte, poi la curcuma ed infine una macinata di pepe. Dopo aver salato, mescolate con cura e lasciate insaporire il vostro passato per ulteriori cinque minuti.

A questo punto la vostra vellutata è pronta per essere servita in tavola fumante, pronta a deliziare i vostri ospiti.

 

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Asparago Santenese – P.A.T.

Appartenente alla famiglia delle Liliacee, l’asparago è una specie ortiva perenne le cui parti commestibili sono i turioni, germogli di sapore particolarmente delicato, che si sviluppano dai rizomi sotterranei e possono assumere diverse colorazioni: verdi, bianchi o violetti. I rizomi, detti comunemente zampe, portano le radici e si sviluppano verso l’alto.L’asparago santenese presenta turioni con apice appuntito e di colore verde intenso, con sfumature violacee, ha una lunghezza media di 22 cm e la parte colorata comprende circa il 65% della lunghezza totale. Le peculiari caratteristiche pedologiche dei terreni prevalentemente sabbiosi (sabbia 60%), con poco calcare e molto permeabili dell’areale santenese, conferiscono agli asparagi santenesi caratteristiche organolettiche particolari.

Zona di produzione

La zona di produzione comprende Santena ed i comuni limitrofi in provincia di Torino.

Metodo di coltivazione

Appartenente alla famiglia delle Liliacee, l’asparago è una specie ortiva perenne le cui parti commestibili sono i turioni, germogli di sapore particolarmente delicato, che si sviluppano dai rizomi sotterranei e possono assumere diverse colorazioni: verdi, bianchi o violetti. I rizomi, detti comunemente zampe, portano le radici e si sviluppano verso l’alto.L’asparago di Santena presenta turioni con apice appuntito e di colore verde intenso, con sfumature violacee, ha una lunghezza media di 22 cm e la parte colorata comprende circa il 65% della lunghezza totale. Le peculiari caratteristiche pedologiche dei terreni prevalentemente sabbiosi (sabbia 60%), con poco calcare e molto permeabili dell’areale santenese, conferiscono agli asparagi di Santena caratteristiche organolettiche particolari. Il materiale d’impianto dell’asparago è dato in prevalenza da “zampe” coltivate in loco. Le “zampe” da mettere a dimora vengono seminate in febbraio-marzo in fosse profonde 10-15 cm e messe in dimora circa un anno dopo.La raccolta avviene da aprile a metà giugno. Per ciò che concerne i terreni, sono da preferire quelli sciolti, sabbiosi, poco calcarei e molto permeabili.

….un po’ di storia

La mancanza di documenti storici pertinenti non consente di definire con esattezza il momento di inizio della coltivazione in Santena e comunque si presume che i primi turioni siano stati recisi nel ‘700. A cavallo tra la prima e la seconda metà dell’Ottocento, Cavour si interessò della coltivazione degli asparagi e tale ortaggio fu veramente la “sorgente della prosperità di Santena”.

Curiosità

Gli asparagi generalmente vengono confezionati in mazzi del peso variabile tra 400 g e 1,5 kg. Al momento dell’acquisto bisogna osservare prima di tutto le punte, le quali, devono essere ben sode e compatte, non devono essere troppo aperte (segno che non sono freschi o sono stati raccolti in stadio avanzato di crescita), non devono essere ammaccate e non devono mostrare principi di marciume. I gambi dei turioni devono essere ben sodi (senza segni di appassimento) e la base del taglio non deve essere scura.
Dopo l’acquisto, si possono conservare per un paio di giorni fuori frigo (in luogo fresco) con la base del gambo immersa in acqua fredda che va rinnovata quotidianamente. In alternativa si possono conservare in frigorifero per non oltre 4-5 giorni.
Al momento di cuocerli, bisogna tagliare qualche centimetro della parte legnosa del gambo tenendo il mazzetto legato e utilizzando un coltello robusto. Si deve quindi pulire ogni gambo raschiando la base con un coltellino affilato o pelandola con un pelapatate. Dopo averli lavati accuratamente (le punte contengono sempre un po’ di sabbia) è consigliabile legarli a mazzetti, così sarà più facile sistemarli in pentola senza rovinare le punte, scolarli a cottura ultimata e sistemarli sui vassoi. Per la loro cottura è ideale una pentola alta e stretta (meglio se con una sorta di colapasta inserito) nella quale gli asparagi vengono sistemati con le punte in su fuori dall’acqua già in ebollizione; essendo più tenere dei gambi sarà sufficiente il vapore per cuocerle. Perfetta è anche la cottura a vapore o in pentole per la cottura senz’acqua. Se la cottura avviene in acqua è meglio che sia salata in quanto ravviva anche il colore verde. A cottura ultimata (da 5 a 12 minuti, secondo le dimensioni), per mantenere il colore vivo e fermare la cottura è consigliabile raffreddarli in acqua e ghiaccio. Ciò non è necessario se si mantengono più al dente (vengono preservati meglio i principi nutritivi); tuttavia a fine cottura non bisogna lasciarli nella pentola (ovviamente senz’acqua) coperta perché diventerebbero scuri. Gli impieghi in cucina sono innumerevoli e ben si abbinano alle uova e al formaggio.

Per saperne di più:

  • Associazione produttori asparago di Santena delle terre del Pianalto

    Via Sambuy, n. 9 – 10026
    SANTENA (TO)

Fonte: www.piemonteagri.it

Asparago Santenese P.A.T. – per la foto si ringrazia

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