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Archive for the ‘Vini e liquori’ Category

Bagnoli di Sopra o Bagnoli – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione delle uve per la produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» comprende l’intero territorio dei comuni di: Agna, Arre, Bagnoli di Sopra, Battaglia Terme, Bovolenta, Candiana, Due Carrare, Cartura, Conselve, Monselice, Pernumia, S. Pietro Viminario, Terrassa e Tribano, tutti in provincia di Padova.
La zona di produzione delle uve per la produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» designabili con la menzione “Classico” interessa l’intero territorio del comune di Bagnoli di Sopra.

La coltivazione della vite nel territorio di Bagnoli ha origini romane in quanto l’intero areale faceva parte della “Decima Regio, Venetia et Histria” ed era attraversata da est ad ovest, dalla via “Amnia” costruita nel 131 a.C.
Lo scrittore romano Plinio descrisse la qualità particolare dei vini di queste zone del Padovano imputandola all’associazione della vite al salice: “Mira vitium natura, saporem alienum in se trahendi, qualem et salicum redolent Patavinorum in vindemiae” (Meravigliosa natura delle viti di attrarre a sé un profumo diverso, come le vendemmie profumano dell’odore dei salici nei campi dei Patavini).
Il primo e più antico documento conosciuto che parli dei vini di “Bagnoli” e che leghi il nome dei vini alla zona è l’atto di donazione del marchese del Dominio di Bagnoli al Vescovo di Padova nel 954 d.C.
Una fitta documentazione datata XII° e XIII° secolo riferisce di donazioni di terre vitate in Bagnoli e nei comuni limitrofi e di fitti pagati alla Corte Benedettina di Bagnoli con la decima e con un terzo del vino prodotto.
A testimonianza dell’importanza storica di questi vini, nel XIV° secolo i Benedettini edificarono nell’attuale centro di Bagnoli imponenti cantine che sono tutt’ora funzionali ed hanno ricevuto l’onorificenza di monumento nazionale.
Testi dell’epoca riportano che la necessità di rendere meno duri i giorni estenuanti della guerra contro l’Impero ottomano a Creta , le flotte veneziane si approvvigionarono dalle cantine di Bagnoli di un vino rosso fortificato definito “Vin da Viajo” (Vino da Viaggio): l’eccezionale resistenza alle alte temperature e agli spostamenti via mare lo resero infatti il vino più quotato dell’intera Repubblica durante quel periodo.
Nella seconda metà del 700, Bagnoli acquisterà larga rinomanza per la presenza sia come scrittore che come attore di Carlo Goldoni; ospite di riguardo del conte di Bagnoli Ludovico Widmann, egli s’innamorò dei vini del luogo dedicando al conte alcune commedie.
Alla fine dell’Ottocento i vini di Bagnoli erano considerati tra i migliori vini prodotti nel Padovano, come riportato nel testo “Geografia d’Italia” del 1904: “Assai apprezzati sono pure i vini che si traggono dai vigneti di Bagnoli, secondo taluni i migliori che si facciano nel Padovano”.
La tecnica viti-vinicola della zona si è anticamente nutrita del fondamentale apporto dei monaci benedettini che con il loro irreprensibile modello di coltivazione della vite avevano previsto penali severissime per il mezzadro che “non potasse o spollonasse le vigne”, o non rispettasse l’obbligo di “zappare tutte le viti due volte all’anno”.
Ancor oggi si nota nelle altezze delle impalcature dei vigneti, nella densità di impianto nonché nell’equilibrio delle piante coltivate col “Cassone Padovano”, antica e caratteristica forma di allevamento locale, una ricerca nel bilanciare questi terreni ricchissimi con produttività delle piante.
Anche la cura che si incontra nella gestione delle vigne sembra il “retaggio” del controllo asfissiante che i monaci riservavano agli affittuari dei fondi.
La professionalità dei produttori si distingue per una “maniacale” attenzione nella cura del vigneto, nella disposizione dei filari per favorirne la migliore esposizione alla luce del sole e per aver la minor resistenza ai venti, nella scelta dei cloni da coltivare in base al tipo di terreno, ed ancora, nel ricorso alle tecniche viticole più opportune per esaltare le potenzialità del territorio, nella ricerca del raggiungimento della maturazione ottimale, nella precisione dell’epoca di raccolta. Tutto ciò sembra essere la risposta ad un insegnamento antico che è entrato a far parte del “modus operandi” dei viticoltori di questa denominazione.
Guide enogastronomiche nazionali e internazionali e riviste specializzate del settore riservano sempre maggior spazio ai vini DOC Bagnoli. Anche nei concorsi, siano essi nazionali o internazionali (Concorso internazionale del Vinitaly, Concurs Mondial de Bruxelles, Japan Wine Challenge, India Wine Challenge, Los Angeles County Fair ecc.), i vini della DOC Bagnoli hanno ottenuto e continuano ad ottenere numerosi riconoscimenti.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» con uno dei seguenti riferimenti: Merlot, Cabernet (Cabernet franc, Cabernet sauvignon e Carmenère), Cabernet sauvignon, Cabernet franc, Carmenère, Turchetta, Refosco p.r., Marzemina bianca, Corbina e Cavrara devono essere ottenuti da uve provenienti in ambito aziendale dai corrispondenti vitigni per almeno l’85%. Possono concorrere, fino a un massimo del 15%, le uve di altri vitigni di colore analogo, idonei alla coltivazione per la provincia di Padova.
Il vino a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» rosso è ottenuto da uve delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti di ambito aziendale, per la seguente composizione:
– Merlot: 15% – 60%;
– Cabernet Franc e/o Carmenere e/o Cabernet Sauvignon in misura non inferiore al 25%;
– Raboso Piave e/o Raboso veronese fino al massimo del 15%.
La denominazione «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» rosato è ottenuto dalle uve, delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti di un unico ambito aziendale, nella seguente composizione:
Raboso Piave e/o Raboso veronese in misura non inferiore al 50%;
Merlot fino ad un massimo del 40%.
Possono inoltre concorrere, da sole o congiuntamente, le uve di altri vitigni idonei alla coltivazione nella provincia di Padova, presenti nei vigneti, in ambito aziendale, in misura non
superiore al 10% del totale delle viti.
Il vino a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» bianco è ottenuto dalle uve, delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti di ambito aziendale, nella seguente composizione:
– Chardonnay in misura non inferiore al 30%;
– Tocai friulano e/o Sauvignon in misura non inferiore al 20%;
– Raboso Piave e/o Raboso veronese (vinificate in bianco) in misura non inferiore al 10%.
– altre varietà di colore bianco, idonee alla coltivazione per la provincia di Padova fino a un massimo del 15%.
Il vino a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» spumante è ottenuto dalle uve, delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti in ambito aziendale, nella seguente composizione:
– Raboso Piave in misura non inferiore al 90%.
– altre varietà a bacca rossa, idonee alla coltivazione per la provincia di Padova fino a un massimo del un massimo del 10%.
Il vino a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» Vin da Viajo è ottenuto dalle uve, delle seguenti varietà, provenienti dai vigneti in ambito aziendale, nella seguente composizione:
– Raboso Piave in misura non inferiore al 90%.
– altre varietà a bacca rossa, da sole o congiuntamente, idonee alla coltivazione per la provincia di Padova fino a un massimo del 10%.

I vini a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

rosso:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00%vol e 12,00% vol nella versione riserva;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 21,0 g/l e 24,0 g/l nella versione riserva.

rosato:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

bianco:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 4,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

Cabernet:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol e 12,00% vol nella versione riserva;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 21,0 g/l e 24,0 g/l nella versione riserva.

Merlot:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol e 12,00% vol nella versione riserva;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 21,0 g/l e 24,0 g/l nella versione riserva.

spumante (bianco):
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol; e 11,50% vol. per la specificazione storico;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

spumante rosato o “rosé”:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol e 11,50% vol per la specificazione storico;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Vin da Viajo:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50%;
– residuo zuccheri riduttori minimo: 45,0 g/l;
– acidità totale minima: 3,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 12,5 g/l e 13,5 g/l nella versione riserva.

Marzemina bianca:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

Cabernet sauvignon:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol e 12,00% vol nella versione riserva;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 21,0 gr/l e 24,0 g/l nella versione riserva.

Cabernet franc:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol e 12,00% vol nella versione riserva
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 21,0 gr/l e 24,0 g/l nella versione riserva.

Turchetta:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 19,0 g/l.

Refosco p.r.:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol e 12,00% vol nella versione riserva;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 21,0 gr/l e 24,0 g/l nella versione riserva.

Corbina:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo:: 19,0 g/l.

Cavrara:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 19,0 g/l.

E’ facoltà del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali modificare con proprio decreto i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Bagnoli di Sopra» o «Bagnoli» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

rosso:
– colore: rosso rubino se giovane, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, piuttosto intenso, con profumo gradevole;
– sapore: asciutto, intenso, vellutato ed armonico.

rosato:
– colore: rosato tendente al rubino, vivace;
– odore: leggermente vinoso, con profumo gradevole;
– sapore: asciutto o leggermente amabile, armonico.

bianco:
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: vinoso con gradevole profumo caratteristico;
– sapore: asciutto o amabile, fine, sapido, vellutato.

Cabernet:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico con profumo più intenso se invecchiato;
– sapore: asciutto pieno, talora erbaceo, equilibrato, tannico, di corpo, austero e vellutato se invecchiato.

Merlot:
– colore: rosso rubino vivo se giovane, tendente al granato se invecchiato;
– odore: intenso, fruttato, un po’ erbaceo, caratteristico e con profumo gradevole;
– sapore: asciutto, morbido, giustamente tannico, armonico.

spumante (bianco):
– spuma: fine, persistente;
– colore: paglierino tenue, intenso se “spumantizzato” con “Metodo Classico”, con riflessi addirittura dorati se maturato in bottiglia successivamente la sboccatura;
– odore: caratteristico, fruttato, delicato;
– sapore: asciutto, fresco, armonico, da pas dosè a dry.

spumante rosato o “rosé”:
– spuma: fine e persistente;
– colore: da rosato tenue al rosato rubino intenso, anche tendente al caratteristico “peau d’oignon” (buccia di cipolla) con la permanenza sui lieviti dopo la rifermentazione o la maturazione in bottiglia;
– odore: caratteristico e fruttato;
– sapore: fresco, armonico, gradevole da pas dosè a demi-sec.

Vin da Viajo:
– colore: rosso rubino più o meno intenso, tendente al granato se invecchiato;
– odore: caratteristico, gradevole;
– sapore: da amabile a dolce, vellutato, caratteristico;
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,50%.

Marzemina bianca:
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: vinoso con gradevole profumo caratteristico;
– sapore: da asciutto a amabile, fine, sapido, vellutato.

Cabernet sauvignon:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico con profumo più intenso se invecchiato;
– sapore: asciutto, talora erbaceo, equilibrato, di corpo, austero.

Cabernet franc:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico;
– sapore: asciutto pieno, talora erbaceo, equilibrato, di corpo.

Turchetta:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico;
– sapore: asciutto, talora erbaceo, equilibrato, di corpo.

Refosco p.r.:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico con profumo più intenso se invecchiato;
– sapore: asciutto, talora erbaceo, equilibrato, di corpo.

Corbina:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico con profumo più intenso se invecchiato;
– sapore: asciutto, talora erbaceo, equilibrato, di corpo.

Cavrara:
– colore: rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico;
– sapore: asciutto, talora erbaceo, equilibrato, di corpo.

In relazione all’eventuale conservazione in recipienti di legno, il sapore e l’odore dei vini possono avere lieve sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia di vino.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Bagnoli di Sopra o Bagnoli D.O.C. - per la foto si ringrazia

Bagnoli di Sopra o Bagnoli D.O.C. – per la foto si ringrazia

 

Bardolino – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione delle uve atte a produrre i vini a denominazione di origine controllata “Bardolino” comprende in tutto o in parte i territori dei comuni di Bardolino, Garda, Lazise, Affi, Costermano, Cavaion, Torri del Benaco, Caprino, Rivoli Veronese, Pastrengo, Bussolengo, Sona, Sommacampagna, Castelnuovo, Peschiera, Valeggio.

Ritrovamenti archeologici dell’età del bronzo, reperti romani per l’uso del vino nei riti religiosi, raffigurazioni di grappoli nelle chiese medioevali, documenti di compravendite di vigneti, nonché scritti di autori famosi del XV secolo, testimoniano la lunga ed ininterrotta tradizione vitivinicola della zona del Bardolino.
È nel XIX secolo che la produzione vinicola della zona incomincia ad essere identificata esplicitamente con il nome di “Bardolino”, con le prime analisi chimiche effettuate nel 1873. Come testimonia nel 1897 lo scrittore bresciano Giuseppe Solitro, “Tra i più reputati della regione sono quelli di Bardolino, che questo nome corron tutta l’Italia e competono con i migliori della penisola”.
Giovanni Battista Perez, in un testo pubblicato nel 1900, descrive il vino “di tinta rosso-chiara” del distretto di Bardolino, soffermandosi sulle caratteristiche organolettiche della produzione delle varie località di quella che è l’attuale area del Bardolino.
Alcuni autori nei primi anni del 1900 caratterizzavano il Bardolino, come “salatino”, oppure “asciutto e leggero, dotato di una sottile sapidità”, peculiarità che tutt’oggi differenzia il Bardolino da vini simili ottenuti nelle zone limitrofe.
Per quanto riguarda il vino Chiaretto, tipico della zona, la tradizione vuole che la formula per la sua preparazione sia stata elaborata nel 1896 sul lago di Garda dal senatore, avvocato e scrittore veneziano Pompeo Molmenti, che sembra avesse appreso in Francia la tecnica della vinificazione “in bianco” delle uve rosse: Zeffiro Bocci nel 1970 scriveva che “nelle zone viticole veronesi adiacenti al Benaco, si è sempre prodotto un Chiaretto del Garda ben definito”.
Nel 1926 viene costituito il primo “Consorzio di difesa del vino tipico Bardolino”. Studi pedologici degli anni ’30 individuano, nel contesto del territorio della denominazione Bardolino, la zona denominata Classica.
Nel 1937 viene istituito il “Consorzio di difesa per la tutela dei vini pregiati veronesi”, indicando fra le tipologie tutelate il Bardolino. Negli anni ’40 e ’50 bottiglie di vino etichettate come “Bardolino” o “Bardolino Extra” vengono già esportate negli Stati Uniti.
La storia moderna del Bardolino ha ufficialmente origine il 28 maggio 1968, data di approvazione del Decreto presidenziale che istituisce la Denominazione d’origine protetta “Bardolino” e l’anno successivo viene istituito il Consorzio di tutela del vino Bardolino.
Grazie alla sua precisa identità storica e la sua qualità, oggi la denominazione Bardolino è conosciuta e apprezzata in tutto il mondo, dove viene venduto oltre il 60% del prodotto.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata “Bardolino” devono essere ottenuti dalle uve provenienti dai vitigni presenti nei vigneti in ambito aziendale, nella percentuale appresso indicata:
– Corvina veronese (cruina o corvina) 35 – 80% è tuttavia ammesso nella misura massima del 20% la presenza della varietà Corvinone in sostituzione di una pari percentuale di Corvina, Rondinella 10 – 40%;
– Molinara fino ad un massimo del 15%
– possono concorrere inoltre alla produzione di detti vini, anche le uve provenienti dai vitigni a bacca rossa, non aromatici, ammessi alla coltivazione per la provincia di Verona, fino ad un massimo del 20% del totale, con un limite massimo del 10% per ogni singolo vitigno utilizzato.
I vigneti già iscritti agli appositi albi alla data di approvazione del presente disciplinare, sono idonei alla produzione dei vini “Bardolino”.

I vini a denominazione di origine controllata «Bardolino» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Bardolino” e “Bardolino Classico” :
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

“Bardolino Chiaretto” e “Bardolino Classico Chiaretto”:
– titolo alcolometrico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l;
– zuccheri riduttori residui: massimo 9 g/l.

“Bardolino Chiaretto Spumante”:
– sapore: morbido, sapido, leggermente acidulo;
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

“Bardolino Novello” e “Bardolino Classico Novello”:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo:17,0 g/l;
– zuccheri riduttori residui: massimo: 10,0 g/l.

In relazione all’eventuale conservazione in recipienti di legno, ove consentito, il sapore dei vini può rivelare lieve sentore di legno.
È in facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare, con proprio decreto, i limiti sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Bardolino» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Bardolino” e “Bardolino Classico” :
– colore: rosso rubino tendente a volte al cerasuolo che si trasforma in granato con l’invecchiamento;
– odore: caratteristico, vinoso;
– sapore: asciutto, sapido, armonico.

“Bardolino Chiaretto” e “Bardolino Classico Chiaretto”:
– colore: rosa tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: caratteristico, fruttato, delicato;
– sapore: morbido, sapido, armonico.

“Bardolino Chiaretto Spumante”:
– spuma: sottile con grana fine e persistente;
– colore: rosa tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: caratteristico, delicato.

“Bardolino Novello” e “Bardolino Classico Novello”:
– colore: rosso rubino chiaro;
– odore: caratteristico intenso fruttato;
– sapore: asciutto, morbido, sapido, leggermente acidulo fresco, talvolta leggermente vivace.

In relazione all’eventuale conservazione in recipienti di legno, ove consentito, il sapore dei vini può rivelare lieve sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia di vino.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Badolinio D.O.C. - per la foto si ringrazia

Badolinio D.O.C. – per la foto si ringrazia

Piave Malanotte o Malanotte del Piave – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: area imperniata sul fiume Piave che ricopre quasi tutta la pianura della provincia di Treviso e della parte orientale della provincia di Venezia.
La DOCG «Piave Malanotte» o «Malanotte del Piave» prende il nome da Borgo Malanotte, borgo medievale sito in Tezze di Piave (TV), cuore della produzione di questo vino. La zona di produzione inizia dove il fiume Piave si apre nella pianura trevigiana e confina con la laguna di Venezia.
In questo territorio la presenza della coltura della vite risale al 181 a.C. con la costruzione della via consolare Postumia da parte dei Romani. Dopo le varie invasioni barbariche che hanno portato alla distruzione delle viti, la coltivazione riprende con forza sotto il dominio della Repubblica di Venezia. La vite si espande in tutta l’area e la qualità del prodotto migliora in modo netto grazie alla volontà dei nobili veneziani di gareggiare fra loro per superarsi nella qualità del proprio prodotto.
Negli anni ‘50 i produttori della zona prendono coscienza delle peculiarità del prodotto e delle sue potenzialità e si riuniscono in un consorzio finalizzato alla tutela e alla gestione dei vini di qualità della zona. Nel 1971 il vino “Malanotte” è conosciuto dai consumatori come tipologia Raboso Piave Malanotte all’interno della denominazione DOC Piave, ed è considerato uno dei vini di maggior pregio qualitativo, le cui bottiglie sono state apprezzate per la prima volta all’inizio degli anni ’80.
La forte caratterizzazione di questo vino, costituito anche da una parte di uva appassita, ha incontrato fortemente i gusti dei consumatori tanto da divenire più famoso della denominazione nella quale era inserito come tipologia di vino. Ciò ha indotto la necessità di una maggior tutela nazionale ed internazionale del nome attraverso il riconoscimento di una denominazione geografica propria. Per questi motivi nel 2010 il «Piave Malanotte» o «Malanotte del Piave», ha ottenuto dal Ministero il riconoscimento della Denominazione geografica controllata e garantita per l’omonimo vino.
Una parte delle uve, dal 15% al 30%, viene appassita prima di essere pigiata, e per almeno trentasei mesi questo vino dal sapore austero, sapido e caratteristico, riposerà nelle cantine dei produttori, in parte in botti (almeno dodici mesi) e in parte in bottiglia (almeno quattro mesi), acquistando così alla fine un colore rosso rubino intenso spezzato da riflessi violacei, tendente al granato con l’invecchiamento, e il suo tipico profumo di ciliegia marasca speziata.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Composizione ampelografica:
Raboso Piave per almeno il 70%;
Raboso veronese fino al 30%;
il Raboso Veronese può essere sostituito nella misura massima del 5% da altre varietà a bacca rossa,
congiuntamente o disgiuntamente, tra quelle idonee alla coltivazione per le provincie di Treviso e Venezia
Il vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita «Piave Malanotte» o «Malanotte del Piave» all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol.;
– acidità totale minima: 5,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 26,0 g/l;
– residuo zuccherino massimo: 8,0 g/l.

Immissione al consumo: il vino «Piave Malanotte» o «Malanotte del Piave» non può essere immesso al consumo se non dopo essere stato sottoposto ad un periodo di invecchiamento di almeno trentasei mesi di cui almeno dodici in botte e quattro in bottiglia a decorrere dal primo novembre dell’anno della vendemmia.

Caratteristiche organolettiche

Il vino a Denominazione di Origine Controllata e Garantita «Piave Malanotte» o «Malanotte del Piave» all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: rosso rubino intenso con riflessi violacei, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: tipico, di marasca/ciliegia, speziato;
– sapore: austero, sapido, caratteristico.
In relazione all’eventuale conservazione in recipienti di legno, il sapore dei vini può rilevare sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si esprime al meglio in calice ampio e alla temperatura di 20°C. Si accompagna bene a piatti importanti ed impegnativi di carni rosse e cacciagione, e a formaggi stagionati.

Fonte: Agraria.org

Piave Malanotte D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Piave Malanotte D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Soave Superiore – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: territorio collinare di parte dei comuni di Soave, Monteforte d’Alpone, San Martino Buon Albergo, Mezzane di Sotto, Roncà, Montecchia di Crosara, San Giovanni Ilarione, Cazzano di Tramigna, Colognola ai Colli, Caldiero, Illasi e Lavagno in provincia di Verona.
Il Soave Superiore Docg, già riconosciuto come denominazione di origine controllata nel 1968, è un vino di origini molto antiche..
Le ipotesi sull’origine del nome di questo vino sono ammantate di leggenda; una di queste si rifà addirittura a Dante Alighieri, grande amico del signore di Verona, Cangrande della Scala.
Le testimonianze sulla qualità di questo vino, comunque, si susseguono nel corso dei secoli, fino a risalire a Cassiodoro che ne tesseva le lodi raccomandandolo all’imperatore Teodorico.
In tempi più recenti, il Soave è stato uno dei vini più apprezzati dal poeta Gabriele D’Annunzio. E’ la terza Docg del Veneto e la seconda nella zona del Soave dopo il Recioto di Soave.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Garganega per almeno il 70%, e per il rimanente da uve dei vitigni Trebbiano di Soave (nostrano), Pinot Bianco e Chardonnay. In tale ambito del 30%, e fino ad un massimo del 5%, possono altresì concorrere le uve provenienti dai vitigni a bacca bianca non aromatiche autorizzati e raccomandati per la provincia di Verona.
“Soave superiore”
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12% vol.;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto secco netto minimo: 20 g/l;
– zuccheri riduttori residui: max 6 g/l.
“Soave Superiore” riserva:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,5% vol.;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto secco netto minimo: 20 g/l;
– zuccheri riduttori residui: max 6 g/l.
L’uso della specificazione “Classico”, in aggiunta alla denominazione di origine controllata «Soave Superiore» è riservato al prodotto ottenuto da uve raccolte nella zona di origine più antica, indicata all’art. 3, lett. b) del disciplinare.
I vini a denominazione di origine controllata e garantita «Soave Superiore» e «Soave Superiore Classico» devono essere immessi al consumo solo dopo un periodo di affinamento in bottiglia di almeno 3 mesi e comunque non prima del 31 marzo successivo alla vendemmia.
Il vino con la qualificazione “Riserva” deve essere sottoposto ad un periodo di affinamento obbligatorio di almeno 2 anni, di cui almeno 3 mesi in bottiglia, a partire dal 1° novembre dell’annata di produzione delle uve.

Caratteristiche organolettiche

“Soave superiore”:
– colore: giallo paglierino, a volte intenso con possibili riflessi verdi e oro;
– odore: ampio, caratteristico floreale;
– sapore: pieno e delicatamente amarognolo, nei prodotti maturati in legno il sapore può essere più intenso e persistente, anche con note di vaniglia.
“Soave Superiore” riserva:
– colore: giallo paglierino intenso, con possibili riflessi verde e oro;
– odore: ampio, profondo, con note di vaniglia;
– sapore: rotondo, intenso, avvolgente con una vena amarognola nel finale, nei prodotti maturati in legno può presentare anche note di vaniglia.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Un ottimo vino per accompagnare aperitivi, primi piatti, secondi piatti a base di pesce e di carni bianche, il suo sapore si abbina bene con i formaggi. Va servito alla temperatura di 10°C circa, in calici di media capacità a tulipano svasato. E’ un vino che non richiede invecchiamento.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Soave Superiore  D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Soave Superiore D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Recioto di Soave – D.O.C.G.

Zona di produzione: territorio collinare di parte dei comuni di Soave, Monteforte d’Alpone, San Martino Buon Albergo, Mezzane di Sotto, Roncà, Montecchia di Crosara, San Giovanni Ilarione, Cazzano di Tramigna, Colognola ai Colli, Illasi e Lavagno in provincia di Verona. Il Recioto è un vino di antichissima tradizione. L’esistenza nel territorio veronese di un vino bianco dolce, simile all’attuale Recioto di Soave, è testimoniata ancora nel V secolo, nella famosa epistola di Cassiodoro. Il dotto ministro di re Teodorico ricercava oltre l’acinatico «rosso» quello «bianco» (cioè l’attuale Recioto di Soave) per la cui produzione l’uva doveva essere scelta e conservata in fruttai fino all’inverno inoltrato con grappoli appesi.
Recioto è un vocabolo dialettale della gente veronese, deriva da «recia» che è la parte alta del grappolo di Garganega quella più nutrita e meglio esposta all’insolazione.
Poco prima della raccolta vera e propria si opera una selezione dei grappoli migliori che poi vengono posti sui graticci per l’appassimento.
L’uva a riposo viene costantemente seguita e pulita dai quattro ai sei mesi fino al momento della pigiatura. Caratteristica peculiare delle uve messe a riposo è la formazione della muffa nobile, una particolare muffa che dona al vino un’aroma tipico. E’ stato il primo vino del Veneto a fregiarsi dell’ambita DOCG.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Garganega per almeno il 70% e il rimanente da uve di vitigni Trebbiano di Soave (nostrano), Pinot bianco e Chardonnay. In tale ambito del 30% e fino al massimo del 5%, possono altresì concorrere le uve provenienti da vitigni a bacca bianca e non aromatiche autorizzati e raccomandati per la provincia di Verona.
“Recioto di Soave”:
– titolo alc. effettivo minimo: 12% vol (titolo alcolometrico volumico totale minimo: 14%);
– acidità totale minima: 5 g/l;
– estratto secco netto minimo: 28 g/l;
– zuccheri riduttori residui: minimo 70 g/l.
“Recioto di Soave” spumante:
– titolo alc. effettivo minimo: 11,5% vol.;
– acidità totale minima: 5 g/l;
– estratto secco netto minimo: 26 g/l;
– zuccheri riduttori residui: minimo 70 g/l.
La menzione “classico” è riservata al vino a denominazione di origine controllata e garantita “Recioto di Soave”, ad esclusione della versione spumante, ottenuto da uve provenienti dalla zona corrispondente delimitata dall’articolo 3 che è compresa nel territorio del vino a denominazione di origine controllata “Soave classico”.
Per il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Recioto di Soave”, anche nella versione spumante, deve essere obbligatoriamente indicata l’annata di produzione delle uve da cui il vino così qualificato è stato ottenuto; esso non può essere immesso al consumo prima del 1° settembre dell’anno successivo alla vendemmia.

Caratteristiche organolettiche

“Recioto di Soave”:
– colore: giallo dorato;
– odore: intenso e fruttato anche con sfumature di vaniglia; ricorda il miele d’acacia con sfumature floreali;
– sapore: dolce, vellutato rotondo, eventualmente con sfumatura di vaniglia, anche vivace come da tradizione.
“Recioto di Soave” spumante:
– spuma: fine e persistente;
– colore: giallo dorato, più o meno intenso;
– odore: gradevole, intenso e fruttato;
– sapore: abboccato o dolce, vellutato, armonico, di corpo.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Il “Recioto di Soave” si accompagna ottimamente al tradizionale pandoro di Verona ed in particolare a tutta la pasticceria secca. Ottimo anche l’abbinamento con i formaggi tipo Monte Veronese stagionato.
La tipologia “spumante” è ottima per l’abbinamento con la pasticceria secca e con il pandoro.

Fonte: Agraria.org

Recioto di Soave D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Recioto di Soave D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Prosecco di Asolo – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a DOCG “Colli Asolani o Asolo – Prosecco” di cui all’articolo 1, comprende l’intero territorio dei comuni di Castellucco, Cornuda, Monfumo e parte del territorio dei comuni di: Asolo, Caerano, San Marco, Cavaso del Tomba, Crocetta del Montello, Fonte, Giavera del Montello, Maser, Montebelluna, Nervesa della Battaglia, Paderno del Grappa, Pederobba, Possagno del Grappa, San Zenone degli Ezzelini, Volpago del Montello (in provincia di Treviso).

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Il vino a DOCG “Colli Asolani o Asolo – Prosecco” deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti costituiti dal vitigno:
Glera minimo 85%; possono concorrere, in ambito aziendale, fino ad un massimo del 15% le uve delle seguenti varietà, utilizzate da sole o congiuntamente: Verdiso, Bianchetta trevigiana, Perera e Glera lunga.
“Colli Asolani o Asolo – Prosecco” tranquillo

– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.;
– acidità totale minima: 5,00 gr./l.;
– estratto non riduttore minimo: 16,00 gr./l.;
“Colli Asolani o Asolo – Prosecco” frizzante
– sapore: secco o amabile, fresco, frizzante, fruttato;
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.;
– acidità totale minima: 5,00 gr./l.;
– estratto non riduttore minimo: 16,00 gr./l.
Nel tipo prodotto tradizionalmente per fermentazione in bottiglia; è possibile la presenza di una velatura, in tal caso è obbligatorio riportare in etichetta la dicitura “rifermentazione in bottiglia” e conservato sui lieviti; le caratteristiche sono le seguenti:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.;
– acidità totale minima: 4,00 gr./l.;
– estratto non riduttore minimo: 16,00 gr./l.
“Colli Asolani o Asolo – Prosecco” spumante superiore
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
– acidità totale minima: 5,00 gr./l.;
– estratto non riduttore minimo: 16,00 gr./l.

Caratteristiche organolettiche

“Colli Asolani o Asolo – Prosecco” tranquillo
– colore: giallo paglierino più o meno intenso:
– profumo: vinoso, caratteristico, leggermente fruttato nel tipo abboccato;
– sapore: il secco gradevolmente amarognolo e non molto di corpo l’abboccato leggermente fruttato;
“Colli Asolani o Asolo – Prosecco” frizzante
– spuma: evidente formazione di bollicine;
– colore: giallo paglierino più o meno intenso, brillante;
– profumo: gradevole e caratteristico di fruttato;
– sapore: secco o amabile, fresco, frizzante, fruttato;
Nel tipo prodotto tradizionalmente per fermentazione in bottiglia; è possibile la presenza di una velatura, in tal caso è obbligatorio riportare in etichetta la dicitura “rifermentazione in bottiglia” e conservato sui lieviti; le caratteristiche sono le seguenti:
– spuma: lieve, evanescente;
– colore: giallo paglierino più o meno intenso, brillante;
– profumo: gradevole, caratteristico di fruttato, con sentori di crosta di pane e lievito;
– sapore: secco, vivace, con possibili sentori di crosta di pane e lievito;
“Colli Asolani o Asolo – Prosecco” spumante superiore
– spuma: fine e persistente;
– colore: giallo paglierino più o meno intenso, brillante;
– profumo: gradevole e caratteristico di fruttato;
– sapore: da secco o amabile, di corpo, gradevolmente fruttato, caratteristico.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Perfetto come aperitivo, accompagna antipasti, primi piatti e secondi di pesce. Temperatura di servizio 8-10°C.

Fonte: Agraria.org

Prosecco di Asolo D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Prosecco di Asolo D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Lison – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Riconoscimento DOCG: 2010

DCG Interregionale (Veneto – Friuli Venezia Giulia)
Provincia di Venezia: Torre di Mosto, Ceggia, Eraclea, Jesolo, S. Donà di Piave, Noventa di Piave e Meolo.
Provincia di Treviso: Cessalto, Chiarano, Gorgo al Monticano, Salgareda, Gaiarine, Mansuè, Portobuffolè, Oderzo e Ormelle.
Provincia di Pordenone: Fiume Veneto, Pasiano, Porcia, Pordenone, Prata di Pordenone, Casarsa della Delizia e San Vito al Tagliamento.
Provincia di Udine: Latisana, Bertiolo e Codroipo.

La zona di produzione è situata nella pianura a pochi chilometri dal litorale veneziano, fra i fiumi Tagliamento e Livenza, da sempre testimone della coltivazione della vite a garanzia della tipicità e della peculiarità dei vini del territorio. Una vasta campagna costellata da antiche case coloniche, paesi circondati da mura medievali e piccole città ricche di testimonianze romane.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

La denominazione di origine controllata e garantita “Lison” è riservata ai vini ottenuti da vigneti costituiti per almeno l’85% dalla varietà di vitigno Tai; possono inoltre concorrere, da sole o congiuntamente, le uve di altri vitigni a frutto di colore analogo, non aromatici, purché idonei alla coltivazione nelle rispettive provincie di Venezia, Treviso e Pordenone.

All’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Lison e Lison Classico:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol. e 12.50% vol. nella tipologia “classico”;
– acidità totale minima: 4,50 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 20,00 g/l.

Caratteristiche organolettiche

Lison e Lison Classico:
– colore: giallo paglierino più o meno intenso talvolta con riflessi dal verdognolo al dorato;
– odore: caratteristico, gradevole;
– sapore: asciutto, vellutato con eventuale percezione gradevole di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si abbina ottimamente con piatti di cucina marinara, frittate di verdura, formaggi di media stagionatura, prosciutto crudo. Va servito a una temperatura di 10 – 12°C.

Fonte: Agraria.org

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Recioto di Gambellara – D.O.C.G

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: colli ovest della provincia di Vicenza. Riconoscimento nel 2008.

Del Recioto non sono incerte solo le origini, ma pure il nome: alcuni lo fanno risalire la passito denominato Reticio menzionato sia da Virgilio che da Plinio il Vecchio. Non è da escludere neppure la radice latina Racemus, grappolo, visto che nel Medio Evo è frequente indicare con Recis i grappoli spiccati dalla vite ed appesi ad asciugare per la conservazione. Altra ipotesi è che il termine Recioto derivi da quello veneto “recia”, che significa orecchio, e con il quale si fa riferimento alla parte più alta del grappolo, ovvero quella contenente il succo migliore.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

I vini a denominazione di origine controllata e garantita “Recioto di Gambellara Classico” devono essere ottenuti dalle uve provenienti dal vitigno Garganega per almeno l’80% e per il rimanente da uve dei vitigni Pinot Bianco, Chardonnay e Trebbiano di Soave (nostrano) fino ad un massimo del 20%. La Garganega è il vitigno autoctono e antichissimo delle colline di Gambellara, ed il più importante della provincia di Vicenza.

L’appassimento delle uve può essere condotto anche con l’ausilio di impianti di condizionamento ambientale, purchè operanti a temperature analoghe a quelle riscontrabili nel corso dei processi tradizionali di appassimento.
Il vino “Recioto Spumante di Gambellara Classico” deve essere ottenuto con mosti e/o vini che rispondono alle condizioni stabilite dal disciplinare la spumantizzazione deve avvenire con fermentazione naturale.
“Recioto di Gambellara Classico”:

– titolo alcolometrico vol. totale minimo: 14,5% vol. di cui almeno 11,5% in alcool effettivo svolto;
– acidità totale minima: 4,5 per mille;
– estratto minimo non riduttore: 22 g/l;
– Zuccheri riduttori residui: minimo 50 g/l.
“Recioto Spumante di Gambellara Classico”:
– Titolo alcolometrico: volumico totale minimo: 13,5% di cui almeno 11% in alcool effettivo svolto;
– Acidità totale minima: 5 per mille;
– Estratto minimo non riduttore: 18 g/l;
– Zuccheri riduttori residui:minimo 36 g/l.

Caratteristiche organolettiche

“Recioto di Gambellara Classico”:
– colore: giallo dorato più o meno intenso con eventuali sfumature ambrate;
– odore: intenso, profumo di frutta matura con eventuali sfumature di vaniglia;
– sapore: caratteristico, armonico, con leggero gusto di passito, amabile o dolce, con leggero retrogusto amarognolo, anche vivace come da tradizione, con eventuale percezione di legno.
“Recioto Spumante di Gambellara Classico”:
– Spuma: fine e persistente;
– Colore: giallo dorato più o meno intenso;
– Odore: intenso, profumo di fruttato;
– Sapore: caratteristico, vellutato, armonico, fruttato, con leggero gusto di passito con eventuali sfumature di vaniglia, con eventuale percezione di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Il Recioto di Gambellara si abbina bene a dolci (esclusi quelli al cioccolato), gelati, zabaione e biscotti di tutti i tipi. Temeratura di servizio 10°C.
Il Recioto Spumante di Gambellara Classico è un vino da dessert; va servito a 8°C.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Recioto di Gambellara D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Recioto di Gambellara D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Recioto di Gambellara D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Recioto di Gambellara D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione si estende nella fascia collinare della provincia di Treviso compresa tra le cittadine di Conegliano e Valdobbiadene. Un insieme di catene collinari – con direzione est-ovest – che dalla pianura si susseguono fino alle Prealpi, ad uguale distanza dalle Dolomiti – da cui rimangono protette a nord – e l’Adriatico, che influenza positivamente il clima e la natura del paesaggio. Conegliano è la città delle istituzioni del vino e Valdobbiadene è il cuore produttivo.
La zona di produzione comprende il territorio di 15 comuni e si estende su un’area di circa 18.000 ettari di superficie agricola. La vite è coltivata solo nella parte più soleggiata dei colli, ad un’altitudine compresa tra i 50 e i 500 metri sul livello del mare, mentre il versante nord è spesso ricoperto di boschi.
Il Prosecco è presente in queste colline da più di due secoli. A partire dal XIX secolo, con la fondazione a Conegliano della Scuola di Viticoltura ed Enologia e della Stazione Sperimentale per la Viticoltura, gli studi sul prosecco si sono molto sviluppati, promuovendone la diffusione in tutta l’area. L’origine di questo vitigno è misteriosa; per alcuni era addirittura già conosciuto ai tempi dell’Impero Romano con il nome di Pucino, da cui si otteneva un vino particolarmente apprezzato dall’imperatrice Livia Augusta.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

I vini «Conegliano Valdobbiadene – Prosecco» devono essere ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti costituiti dal vitigno Glera; possono concorrere, in ambito aziendale, fino ad un massimo del 15% le uve delle seguenti varieta’, utilizzate da sole o congiuntamente: Verdiso, Bianchetta trevigiana, Perera e Glera lunga.
Dopo la pressatura il mosto torbido viene lasciato riposare a freddo (5-10° C) in vasche di acciaio.
Trascorse circa 10-12 ore, la parte limpida del mosto viene separata dal deposito e avviata alla fermentazione.
La vinificazione si compie in vasche di acciaio ad una temperatura costante di 18-20° C e si protrae a circa 15-20 giorni.
La presa di spuma: avviene quando il vino-base si è illimpidito. Solo allora si procede alla spumantizzazione.
«Conegliano Valdobbiadene – Prosecco»:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidita’ totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l;
«Conegliano Valdobbiadene – Prosecco» frizzante:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidita’ totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.
Nella tipologia prodotta tradizionalmente per fermentazione in bottiglia, e’ possibile la presenza di una velatura. In tal caso e’ obbligatorio riportare in etichetta la dicitura «rifermentazione in bottiglia».
– acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
«Conegliano Valdobbiadene – Prosecco» spumante superiore:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidita’ totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l;
«Conegliano Valdobbiadene» Superiore di Cartizze o «Valdobbiadene» Superiore di Cartizze:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
– acidita’ totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

Caratteristiche organolettiche

«Conegliano Valdobbiadene – Prosecco»:
– colore: giallo paglierino piu’ o meno intenso;
– odore: vinoso, caratteristico con profumo leggero di fruttato;
– sapore: gradevolmente amarognolo e giustamente sapido;
«Conegliano Valdobbiadene – Prosecco» frizzante:
– colore: giallo paglierino piu’ o meno intenso, brillante, con evidente sviluppo di bollicine.
– odore: gradevole e caratteristico di fruttato;
– sapore: fresco, armonico, piacevolmente frizzante, fruttato;
Nella tipologia prodotta tradizionalmente per fermentazione in bottiglia, e’ possibile la presenza di una velatura. In tal caso e’ obbligatorio riportare in etichetta la dicitura «rifermentazione in bottiglia». Le caratteristiche dell’odore e del sapore per detto vino e l’acidita’ totale minima sono le seguenti:
– odore: gradevole e caratteristico di fruttato con possibili sentori di crosta di pane e lievito;
– sapore: fresco, armonico, piacevolmente frizzante, fruttato con possibili sentori di crosta di pane e lievito;
«Conegliano Valdobbiadene – Prosecco» spumante superiore:
– colore: giallo paglierino piu’ o meno intenso brillante con spuma persistente;
– odore: gradevole e caratteristico di fruttato;
– sapore: fresco, armonico, gradevolmente fruttato, caratteristico;
«Conegliano Valdobbiadene» Superiore di Cartizze o «Valdobbiadene» Superiore di Cartizze:
– colore: giallo paglierino piu’ o meno intenso, brillante, con spuma persistente;
– odore: gradevole e caratteristico di fruttato;
– sapore: fresco, armonico, gradevolmente fruttato, caratteristico.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Perfetto come aperitivo, accompagna antipasti, primi piatti e secondi di pesce. Temperatura di servizio 8-10°C.

Fonte: Agraria.org

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Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Conegliano-Valdobbiadene Prosecco Superiore D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

Montello rosso – D.O.C.G.

La zona di produzione dei vini “Montello Rosso” o “Montello” comprende l’intero territorio dei comuni di Castelcucco, Cornuda e Monfumo e parte del territorio dei comuni di Asolo, Borso del Grappa, Caerano S. Marco, Cavaso del Tomba, Crespano del Grappa, Crocetta del Montello, Fonte, Giavera del Montello, Maser, Montebelluna, Nervesa della Battaglia, Paderno del Grappa, Pederobba, Possagno, S. Zenone degli Ezzelini e Volpago del Montello, tutti situati in provincia di Treviso.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Cabernet Sauvignon dal 40% al 70%, Merlot e/o Cabernet Franc e/o Carmenère dal 30% al 60%. Possono concorrere fino ad un massimo del 15% anche le uve dei vitigni a bacca rossa, esclusi i vitigni aromatici, purché idonei e coltivati nella provincia di Treviso.

Due le tipologie, “Montello Rosso” e “Montello Rosso Superiore”, l’affinamento, che decorre dal primo novembre dell’anno di produzione delle uve, è di almeno 18 mesi (9 mesi in botti di rovere e 9 in bottiglia) per la prima tipologia e di almeno 24 mesi (12 mesi in botti di rovere e 6 mesi in bottiglia) per l’altra.

All’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol e 13,00% vol. per la versione superiore;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l e 26,0 g/l per la versione superiore.

Caratteristiche organolettiche

All’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: rosso rubino tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: intenso, caratteristico, gradevole, tendente all’etereo se invecchiato;
– sapore: secco sapido, robusto, lievemente, speziato armonico;
In relazione alla conservazione in recipienti di legno, il sapore e l’odore dei vini possono avere sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

L’abbinamento migliore per questo vino è la carne rossa, in particolare anche arrosti di cacciagione e selvaggina, i formaggi di media stagionatura e piccanti, ma anche i piatti tipicamente veneti come la classica “Pasta e fasoi”.

Fonte: Agraria.org

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Montello rosso D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Montello rosso D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Montello rosso D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Montello rosso D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

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