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Archive for the ‘Prodotti agricoli e derivati’ Category

Pesca di Verona – I.G.P.

Zona di produzione

La zona di produzione della Pesca di Verona IGP è limitata alla provincia di Verona e in particolare comprende l’intero territorio dei comuni di Bussolengo, Buttapietra, Castel d’Azzano, Mozzecane, Pastrengo, Pescantina, Povegliano, S. Giovanni Lupatoto, Sommacampagna, Sona, Valeggio sul Mincio, Villafranca, Castelnuovo del Garda, Lazise, Sant’Ambrogio di Valpolicella, San Martino Buon Albergo, Verona, Zevio.

Caratteristiche

Tale indicazione è riservata alle pesche a polpa bianca ed a polpa gialla ed alle nettarine a polpa gialla delle cultivar a maturazione precoce, media e tardiva appartenenti alla specie Persica vulgaris, Mill.
Il colore dell’epidermide dei frutti è molto esteso e intenso, la polpa è consistente e succosa, di sapore caratteristico dovuto al giusto equilibrio fra grado zuccherino e acidità legato alla scarsa attività vegetativa delle piante ed al particolare clima.

Pesca di Verona I.G.P. - per la foto si ringrazia

Pesca di Verona I.G.P. – per la foto si ringrazia

Disciplinare di produzione – Pesca di Verona IGP

Articolo 1.
Denominazione
L’indicazione geografica protetta “Pesca di Verona” è riservata alle pesche a polpa bianca ed a polpa gialla , nonché alle pesca noce (dette anche nettarine) a polpa gialla delle cultivar a maturazione precoce, media e tardiva appartenenti alla specie Prunus Persica (L.) Batsch. Le varietà ammesse sono suddivise per tipologia ed epoca di maturazione:

Articolo 2.
Caratteristiche del prodotto
All’atto della sua immissione al consumo, la “Pesca di Verona” IGP deve presentare le seguenti caratteristiche qualitative:
 la forma dei frutti è rotondo – oblata per le pesche gialle e pesche bianche, rotondo-oblunga per le nettarine gialle;
 il colore dell’epidermide dei frutti di pesche e nettarine di Verona è molto esteso e intenso;
caratteristica stimabile come sovraccolore, rispetto al colore di fondo. In particolare per le pesche gialle è superiore al 70% dell’intera superficie dell’epidermide, per le nettarine gialle è superiore al 60%, per le pesche bianche superiore al 30%;
 la polpa è molto consistente, succosa, di sapore caratteristico dovuta al giusto equilibrio fra grado zuccherino e acidità per la scarsa attività vegetativa delle piante e il particolare clima.
Per le pesche gialle la durezza è superiore a 3,70 kg/cm2 , per le nettarine gialle superiore a 4 kg/cm2 ; per le pesche bianche superiore a 3 kg/cm2;
 Il sapore è dolce per un residuo secco rifrattometrico minimo pari a 9,5 gradi Brix per le cultivar precoci, a 10,5 gradi Brix per le cultivar a media maturazione e 11,0 gradi Brix per le cultivar tardive;
 La qualità gustativa è equilibrata-subacida; per un indice di maturità, espresso come rapporto tra il grado zuccherino (gradi Brix) e acidità (meq /100 cc) superiore a 1,50 per le varietà subacide e a 0,70 per le varietà acide.
 Il calibro minimo dei frutti, per le cultivar precoci, è pari a 61 mm e, per le cultivar medie e tardive, a 67 mm.
Possono ottenere il riconoscimento IGP “pesca di Verona” soltanto le pesche e le pesche noci o nettarine appartenenti alle categorie “extra” e “I”.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione della “Pesca di Verona” IGP è limitata alla provincia di Verona e in particolare comprende l’intero territorio dei Comuni di Bussolengo, Buttapietra, Castel d’Azzano, Mozzecane, Pastrengo, Pescantina, Povegliano, S. Giovanni Lupatoto, Sommacampagna, Sona, Valeggio sul Mincio, Villafranca, Castelnuovo del Garda, Lazise, Sant’Ambrogio di Valpolicella, San Martino Buon Albergo, Verona, Zevio.

Articolo 4.
Prova dell’origine
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input e gli output.
In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, dei produttori e dei confezionatori, nonché attraverso la denuncia tempestiva alla struttura di controllo delle quantità prodotte, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, sono assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.
Sull’elenco vanno indicati gli estremi catastali dei terreni coltivati a pesco e, per ciascuna particella catastale: la ditta del proprietario, la ditta del conduttore, la superficie su cui insiste il pesco, le cultivar, il numero complessivo di piante e la produzione annua media.
La domanda di iscrizione all’elenco e di eventuali variazioni da parte dei produttori già iscritti deve essere presentata alla struttura di controllo entro la data del 30 aprile.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
– Sistemi di impianto, forme di allevamento e tecniche di potatura invernale ed estiva devono favorire illuminazione ed arieggiamento di ogni parte della chioma degli alberi, in modo da accentuare i caratteri di tipicità della “Pesca di Verona”. Proprio per il determinante apporto in termini di colore e sapore della “Pesca di Verona” sono ammesse solo le forme di allevamento a “vaso basso veronese” e a “Y” trasversale.
E’ dunque raccomandata la potatura verde e reso obbligatorio il diradamento manuale dei frutti al fine di favorire le pezzature previste e le caratteristiche qualitative di tipicità.
E’ resa obbligatoria la tecnica dell’inerbimento controllato del terreno, che tradizionalmente contraddistingue la zona di produzione della “Pesca di Verona”. L’inerbimento costituisce infatti un fattore di vantaggio per lo sviluppo dei processi produttivi ecocompatibili, contribuisce all’equilibrio idrico, compete con le piante arboree determinandone uno sviluppo ridotto, migliora l’humus, accentua le caratteristiche qualitative peculiari della “Pesca di Verona”.
– Gli interventi di difesa antiparassitaria vanno attuati ispirandosi alle tecniche di produzione antiche, consolidate dalla tradizione, e tengono in considerazione le prerogative del quadrinomio costituito dal tipo di cultivar, dal suolo, dal clima e dall’uomo. La coltivazione deve essere condotta con uno dei seguenti metodi:
 convenzionale, in uso nella zona, con l’osservanza delle norme di “Buona Pratica Agricola” della Regione Veneto;
 integrata, ottenuta nel rispetto delle” Norme Tecniche” previste dal disciplinare della Regione Veneto;
 biologica, secondo il Reg. (CEE) 2092/91 e successive modifiche ed integrazioni.
– La densità di piantagione non deve superare le 1.000 piante/ha.
– La produzione massima per ettaro non deve superare le 20 t per le varietà precoci e 27 t per le medie e tardive.
– La raccolta delle pesche avviene con diversi stacchi, almeno 3. Viene fatta manualmente da terra o con l’ausilio di carri-raccolta in cassette, ceste o cassoni di plastica.
– La conservazione della “Pesca di Verona” deve essere effettuata utilizzando la tecnica della refrigerazione ad una temperatura compresa tra +0,5 e 3,0° C. Al fine di mantenere le caratteristiche qualitative tipiche e per una migliore serbevolezza dei frutti è necessario tenere costantemente sotto controllo i valori di umidità e di temperatura all’interno delle celle frigorifere.
Non si possono in ogni caso superare i 20 giorni di refrigerazione.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente
La domanda di riconoscimento della indicazione geografica protetta “Pesca di Verona” come IGP è giustificata dalla reputazione e notorietà del prodotto. La coltura del pesco nel veronese e il prestigio delle pesche di Verona hanno origini assai antiche. Già Plinio in epoca Romana riferiva nelle sue opere del “pomo della lanuggine” coltivato in territorio Veronese. Andrea Mantegna raffigurava poi le pesche nella Basilica di S. Zeno a Verona (1400). Se i primi riferimenti alle pesche nell’area veronese risalgono ad epoca romana, già nel 1700 comincia lungo l’Adige in provincia la coltura del pesco irrigua, nel 1890 si parla di 1.000 tonnellate prodotte e nel 1950 la superficie di coltivazione raggiunge i 5.000 ettari. La Pesca nell’area individuata in provincia di Verona rappresenta oggi un insieme di cultura, tradizione ed economia. Ciò è testimoniato da importanti feste locali, da concorsi per il miglior prodotto, da forme di allevamento e tecniche colturali selezionatesi nel tempo, da quattro importantissimi mercati alla produzione sorti negli anni 1970 a Valeggio sul Mincio, Villafranca, Bussolengo e Sommacampagna. In un articolo del giornale L’Arena di Verona, già nell’agosto del 1934 si faceva riferimento alla mostra locale delle pesche, e si coniava per l’occasione il motto “Mangiate le squisite pesche di Verona”, motto che veniva riportato su cartelloni, striscioni, cartellini in tutti i migliori ristoranti, negli enti pubblici, nelle banche etc. A questo preciso motto era anche associata un’immagine del prodotto particolarmente accattivante. Negli atti del Congresso Mondiale del Pesco in occasione della mostra pomologica nazionale del 1965 si torna ad evidenziare chiaramente la “Pesca di Verona”, come testimoniato dalle foto dell’epoca.
Ma la storia delle pesche di Verona coinvolge certamente anche altri scritti, più antichi e più recenti di quelli citati.
Del resto, la reputazione e la notorietà della “Pesca di Verona” sono conseguenza della qualità e peculiarità del prodotto, strettamente determinate dalle caratteristiche morfologiche e pedoclimatiche dell’areale di produzione di cui all’articolo 3 del presente disciplinare.
La zona di produzione individuata corrisponde ad un’area particolarmente vocata alla coltura della Pesca di Verona proprio perchè caratterizzata da un clima temperato, per la vicinanza del Lago di Garda, e da un ambiente edafico altamente favorevole perché costituito dai terreni di origine fluvioglaciale.
Questi ultimi contraddistinguono l’Alta Pianura veronese, le colline moreniche a Sud-Est del Lago di Garda e i terreni della pianura che segue il corso dell’Adige. Infatti lo strato attivo di questi terreni è ricco di scheletro, raramente supera i 40 cm di spessore e poggia su banchi di ghiaia e sabbia che lo rendono perfettamente drenato e ben adatto alla coltivazione del pesco, che richiede un ambiente pedologico poroso e arieggiato. In queste condizioni ambientali la Pesca di Verona manifesta un limitato sviluppo vegetativo che favorisce l’illuminazione e l’arieggiamento della chioma in modo da produrre frutta con le caratteristiche di tipicità: intensa colorazione dell’epidermide, giusto equilibrio tra grado zuccherino e acidità, pezzatura e consistenza della polpa. Tutta la zona in cui viene coltivata la “Pesca di Verona” gode di un clima temperato e gradevole in ogni stagione dell’anno e particolarmente in quei mesi che tradizionalmente vengono annoverati tra quelli climaticamente più rigidi. Fondamentale è anche la protezione esercitata dalle Prealpi, dai rilievi Berici ed Euganei, dal Monte Baldo e dalle altre pendici moreniche del Garda e dell’Adige. Le temperature minime invernali, raramente scendono sotto i – 10°C, riuscendo comunque a soddisfare il fabbisogno di freddo delle diverse cultivar. In genere le piogge cadono prevalentemente durante l’autunno e la primavera e le precipitazioni oscillano tra gli 800-1000 mm annui. In particolare la significativa escursione termica (superiore alle altre zone peschicole), la vicinanza del lago, l’umidità che al mattino si deposita sui frutti, conferiscono all’epidermide della Pesca di Verona una colorazione brillante intensa e molto estesa rispetto all’intera superficie del frutto (sovraccolorazione).
Questi peculiari elementi ambientali e climatici, unitamente alla tradizionale e secolare opera dell’uomo ivi insediato, grazie alla professionalità acquisita, alla continua ricerca ed alla messa in atto di tradizionali e specifiche tecniche colturali (con particolare riguardo ad una continua opera di miglioramento genetico), hanno contribuito a conferire alla “Pesca di Verona” caratteristiche organolettiche e qualitative uniche, riconosciute sia dalla specifica letteratura agricola e scientifica che dal punto di vista commerciale.
Così le forme di allevamento a vaso basso veronese e a “Y” trasversale, unite alle tecniche ormai consolidate di potatura verde e diradamento, consentono l’ottenimento di frutti dall’aspetto esterno inconfondibile e con un buon equilibrio tra acidi e zuccheri.

Articolo 7.
Controlli
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto dalla struttura di controllo, conformemente a quanto stabilito dagli artt. 10 e 11 del Reg. CE 510/2006.

Articolo 8.
Etichettatura
L’immissione al consumo dell’IGP “ Pesca di Verona” deve avvenire secondo precise modalità. La “Pesca di Verona” infatti, va commercializzata con bollinatura sul 100% del prodotto, o in confezioni su cui dovrà essere apposto il sigillo di garanzia in maniera tale che l’apertura della confezione comporti la rottura dello stesso sigillo. Le tipologie di confezioni utilizzabili sono di seguito riportate:
– Vassoi sigillati mediante film plastico
– Cestini da 1 Kg e da 2 Kg
– Plateaux 30×40 in cartone o legno o plastica
– Plateaux 30×50 in cartone o legno o plastica
– Plateaux 40×60 in cartone o legno o plastica.
L’epoca di commercializzazione va dal 10 giugno al 20 settembre
– Elementi specifici di etichettatura
Sul prodotto e sulle confezioni, in particolare sul nastrino prestampato dei cestini, sul film prestampato nei vassoi, nonché sugli imballaggi (plateaux) e sui coupon (vassoi e cestini) dovrà essere riprodotto il logo della IGP “Pesca di Verona”. In etichetta, sulle confezioni può essere riportata la tipologia Pesca o Pesca noce o Nettarina.
Il logo è di forma circolare. Sul bordo, di colore arancione, è riportata in alto la scritta “Indicazione Geografica Protetta” ed in basso al centro l’acronimo IGP. All’interno del cerchio, su sfondo bianco è raffigurata una Pesca che nasce dalla natura collinare del territorio di origine veronese. La scritta “Pesca di Verona” è arricchita da una bandierina all’interno della quale è indicato “dal 1584”, data che contraddistingue la prima documentazione rinvenuta sulle pesche a Verona.
Colori usati
Pantone 151
Pantone 1565
Pantone 1645
Pantone 1655
Pantone 179
Pantone 349
Pantone 357
Pantone 181
In etichetta oltre al logo della denominazione devono essere riportati:
– Nome, Ragione sociale e Indirizzo del confezionatore; peso, data e luogo di confezionamento;
– Categoria commerciale e calibro secondo quanto indicato all’art. 2 del presente disciplinare.
E’ vietata ogni menzione aggiuntiva non prevista nel presente disciplinare di produzione. E’ autorizzato l’uso del marchio aziendale tuttavia ogni indicazione diversa da “Pesca di Verona IGP” deve avere dimensioni significativamente inferiori a quelle utilizzate per “Pesca di Verona IGP”.
Il materiale con il logo della Pesca di Verona IGP non potrà essere riutilizzato.
La dicitura “Pesca di Verona” deve essere riportata in lingua italiana.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Olio extravergine d’oliva Veneto Valpolicella – Veneto Euganei e Berici – Veneto del Grappa – D.O.P.

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella”, “Veneto Euganei e Berici”, “Veneto del Grappa” è riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varietà di olivo
1. La denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti: Grignano o Favaro per almeno il 50%; Leccino, Casaliva o Frantoio, Maurino, Pendolino, Leccio del Corno, Trep o Drop in misura non superiore al 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà sperimentali presenti negli oliveti in misura non superiore al 10%.
2. La denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presentì, da sole o congiuntamente, negli oliveti: Leccino e Rasara per almeno il 50%; Frantoio, Maurino, Pendolino, Marzemino, Riondella, Trep o Drop, Matosso in misura non superiore al 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà sperimentali presenti negli oliveti in misura non superiore al 10%.
3. La denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presentì, da sole o congiuntamente, negli oliveti: Frantoio e Leccino per almeno il 50%; Grignano, Pendolino, Maurino, Leccio del Corno, Padanina in misura non superiore al 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà sperimentali presenti negli oliveti in misura non superiore al 10%.

Articolo 3.
Zona di produzione
1) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 comprende i territori olivati atti a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione situati nel territorio amministrativo della provincia di Verona, Padova, Vicenza, Treviso. Tale zona, riportata in apposita cartografia, comprende il territorio amministrativo dei seguenti comuni:
Provincia di Verona: Brentino Belluno, Dolcè, S. Ambrogio di Valpolicella, Fumane, S. Pietro in Cariano, S. Anna d’Alfaedo, Marano di Valpolicella, Negrar, Cerro Veronese, Grezzana, Verona, S. Martino Buonalbergo, S. Mauro di Saline, Mezzane di Sotto, Lavagno, Badia Calavena, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Caldiero, Cazzano di Tramigna, Soave, Vestenanova, S.Giovanni Ilarione, Montecchia di Crosara, Roncà, Monteforte d’Alpone, S. Bonifacio.
Provincia di Padova: Rovolon, Vò Euganeo, Lozzo Atestino, Teolo, Cinto Euganeo, Baone, Este, Torreglia, Galzignano Terme, Arquà Petrarca, Monselice, Abano Terme, Montegrotto Terme, Battaglia Terme, Cervarese S. Croce.
Provincia di Vicenza: Arzignano, Montorso Vicentino, Zermeghedo, Montebello Vicentino, Gambellara, Lonigo, Castelgomberto, Sovizzo, Montecchio Maggiore, Brendola, Sarego, Alonte, Creazzo, Altavilla Vicentina, Zovencedo, Grancona, Villaga, S. Germano dei Berici, Orgiano, Sossano, Campiglia dei Berici, Vicenza, Arcugnano, Longare, Castegnero, Nanto, Mossano, Barbarano Vicentino, Zugliano, Sarcedo, Thiene, Fara Vicentino, Breganze, Molvena, Pianezze, S. Lorenzo, Mason Vicentino, Marostica, S. Nazario, Solagna, Pove del Grappa, Bassano del Grappa, Romano d’Ezzelino, Mussolente.
Provincia di Treviso: Borso del Grappa, Crespano del Grappa, S. Zenone degli Ezzelini, Fonte, Possagno, Cavaso del Tomba, Castelcucco, Monfumo, Asolo, Maser, Pederobba, Cornuda, Valdobbiadene, Vittorio Veneto, Conegliano, Susegana.
2) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” comprende, in provincia di Verona, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Brentino Belluno, Dolcè, S. Ambrogio di Valpolicella, Fumane, S. Pietro in Cariano, S. Anna d’Alfaedo, Marano di Valpolicella, Negrar, Cerro Veronese, Grezzana, Verona, S. Martino Buonalbergo, S. Mauro di Saline, Mezzane di Sotto, Lavagno, Badia Calavena, Tregnago, Illasi, Colognola ai Colli, Caldiero, Cazzano di Tramigna, Soave, Vestenanova, S. Giovanni Ilarione, Montecchia di Crosara, Roncà, Monteforte d’Alpone, S. Bonifacio.
3) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” comprende, nelle province di Padova e Vicenza, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Arzignano, Montorsi Vicentino, Zermeghedo, Montebello Vicentino, Gambellara, Lonigo, Castelgomberto, Sovizzo, Montecchio Maggiore, Brendola, Sarego, Alonte, Creazzo, Altavilla Vicentina, Zovencedo, Grancona, Villaga, S. Germano dei Berici, Orgiano, Sossano, Campiglia dei Berici, Vicenza, Arcugnano, Longare, Castegnero, Nanto, Mossano, Barbarano Vicentino, Rovolon, Vò Euganeo, Lozzo Atestino, Teolo, Cinto Euganeo, Baone, Este, Torreglia, Galzignago Terme, Arquà Petrarca, Monselice, Abano Terme, Montegrotto Terme, Battaglia Terme.
4) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” comprende, nelle province di Vicenza e Treviso, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Zugliano, Sarcedo, Thiene, Fara Vicentino, Breganze, Molvena, Pianezze S. Lorenzo, Mason Vicentino, Marostica, S. Nazario, Solagna, Pove del Grappa, Bassano del Grappa, Romano d’Ezzelino, Mussolente, Borso del Grappa, Crespano del Grappa, S. Zenone degli Ezzelini, Fonte, Possagno, Cavaso del Tomba, Castelcucco, Monfumo, Asolo, Maser, Pederobba, Cornuda, Valdobbiadene, Vittorio Veneto, Conegliano, Sussegana.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
1) Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative.
2) I sesti di impianto, la forma di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelle tradizionalmente usate o, comunque, atte a non modificare le caratteristiche delle olive e degli oli destinati alla denominazione di origine protetta di cui all’art.1.
3) Sono pertanto idonei gli oliveti collinari e pedo collinari della zona indicata al precedente art.3 i cui terreni presentano origini e caratteristiche varie.
4) Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 2 dell’art.3, i cui terreni sono in genere poveri, molto calcarei, tendenzialmente alcalini, generalmente ricchi di potassio e fosforo, con scarsa solubilità.
5) Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 3 dell’art.3, i cui terreni presentano una matrice geologica di tipo sedimentario o vulcanico normalmente dotati di scheletro con reazione alcalina.
6) Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 4 dell’art.3, i cui terreni posti ai piedi dei massiccio del Monte Grappa sono derivati da conglomerati poligenici, talora intercalati da fascie sabbiose o marmose-argillose.
7) La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art.1 dovrà essere effettuata entro il 15 gennaio di ogni anno.
8) La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta di cui all’art.1 non può superare Kg. 7000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 18%.
9) Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata sui limiti predetti attraverso accurata cernita purché la produzione globale non superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
10) Ogni anno gli organismi preposti dalla legge, nell’ambito dei parametri precedentemente indicati ed a seguito di rilevazioni, definiranno le rese ammissibile in olive ed olio per ciascuna delle aree distinte dalle menzioni geografiche aggiuntive.
11) La denuncia di produzione delle olive deve essere presentata secondo la procedura prevista dal DM 4 novembre 1993, n. 573, in unica soluzione.
12) Alla presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle Associazioni dei produttori olivicoli ai sensi dell’art.5, punto 2 lettera a), della legge 5 febbraio 1992, n. 169, comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
1) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punti 2 dell’art.3.
2) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 3 dell’art.3.
3) La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 4 dell’art.3.
4) La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art.1 deve avvenire direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici.
5) Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
1) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Valpolicella” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: giallo con lieve tonalità di verde per gli oli freschi;
– odore: di fruttato leggero;
– sapore: fruttato con leggera sensazione di amaro e retrogusto muschiato;
– punteggio al Panel test: >= 7,5
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
– numero perossidi: <= 10 MeqO2/Kg.
– acido oleico: >= 75%
2) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto Euganei e Berici” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: verde-oro da intenso a marcato;
– odore: fruttato di varia intensità;
– sapore: fruttato con leggera sensazione di amaro;
– punteggio al Panel Test: >= 7,5;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
– numero perossidi: <= 11 MeqO2/Kg;
– acido oleico: >= 76%.
3) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Veneto del Grappa” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: verde-oro con modeste variazioni del giallo;
– odore: fruttato di varia intensità;
– sapore: fruttato con sensazione di amaro per gli oli freschi;
– punteggio al Panel Test: >= 7,5
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
– numero perossidi: <= 11 MeqO2/Kg;
– acido oleico: >= 76%.
4) Altri parametri non espressamente citati devono essere conformi alla attuale normativa Ue.
5) La designazione degli oli alla fase di confezionamento deve essere effettuata solo a seguito dell’espletamento delle procedure previste dal DM 4 novembre 1993, n. 573, in ordine agli esami chimico-fisici ed organolettici.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
Alla denominazione di origine protetta di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi “fine”, “scelto”, elezionato”, “superiore”.
E’ consentito l’uso veritiero di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non abbiano significato laudativo o non siano tali da indurre in inganno il consumatore.
L’uso dei nomi di aziendem tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situata nell’area di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda o se l’oleificazione e il confezionamento sono avvenuti nell’azienda medesima.
Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta di cui all’art. 1 devono avvenire nell’ambito della zona geografica delimitata al punto 1 dell’art. 3.
L’uso di indicazioni geografiche riferite a comuni, frazioni, tenute, fattorie da cui l’olio effettivamente deriva deve essere riportato in caratteri non superiori alla metà di quelli utilizzati per la designazione della denominazione di origine protetta di cui all’art. 1.
Il nome della denominazione di origine protetta ai cui all’art. 1 deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta a tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa. La designazione deve altresì rispettare le norme di etichettatura previste dalla vigente legislazione.
L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta di cu all’art. q deve essere immesso al consumo in recipienti di vetro di capacità non superiore a litri 1.
E’ obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto.

Fonte: Agraria.org

Olio di oliva extravergine Veneto Valpolicella - Veneto Euganei e Berici - Veneto del Grappa DOP  - per la foto si ringrazia Corriere.it

Olio di oliva extravergine Veneto Valpolicella – Veneto Euganei e Berici – Veneto del Grappa DOP – per la foto si ringrazia Corriere.it

Olio di oliva extravergine Veneto Valpolicella - Veneto Euganei e Berici - Veneto del Grappa DOP - per la foto si ringrazia

Olio di oliva extravergine Veneto Valpolicella – Veneto Euganei e Berici – Veneto del Grappa DOP – per la foto si ringrazia

Marrone di San Zeno – D.O.P.

Zona di produzione

La zona di produzione è situata nel territorio del Molte Baldo, compreso tra il Lago di Garda e la valle del Fiume Adige. Include parti dei seguenti comuni: Brentino-Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Costermano, Ferrara di Monte Baldo e San Zeno di Montagna, tutti compresi nella zona omogenea della Comunitò Montana del Monte Baldo.

Caratteristiche

Il frutto appartiene alla specie Castanea Sativa Mill, riconducibile alla varietà “marrone”. I frutti devono presentare le seguenti caratteristiche:
– numero di fruttti per riccio non superiore a 3;
– pezzatura variabile, ma con un numero di frutti per kg non superiore a 120 e non inferiore a 50
– forma ellissoidale, con apice poco rilevato, facce laterali in prevalenza convesse, ma caratterizzate da diverso grado di convessità, cicatrice ilare simile ad un cerchio schiacciato tendente al rettangolo che non deborda – sulle facce laterali, di colore più chiaro del pericarpo
– pericarpo sottile, lucido, di colore marrone chiaro con striature più scure, evidenziate in senso mediano;
– episperma (pellicola) sottile lievemente penetrante nel seme, che si stacca con facilità alla pelatura;
– seme di colore tendente al giallo paglierino, lievemente corrugato, pastoso e di gusto dolce.

Disciplinare di produzione – Marrone di San Zeno DOP

Articolo 1.
Nome del prodotto
La denominazione di origine protetta (DOP) «Marrone di San Zeno» è riservata ai frutti che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
La DOP «Marrone di San Zeno» è attribuita ai frutti prodotti da castagni corrispondenti ad una serie di ecotipi, appartenenti alla specie Castanea Sativa Mill, selezionatisi sotto l’influenza dell’ambiente benacense e riconducibili essenzialmente alla varietà locale Marrone, che è stata propagata nel tempo per via agamica. I frutti che utilizzano la DOP «Marrone di San Zeno» provengono esclusivamente dalla varietà locale Marrone e debbono presentare le seguenti caratteristiche:
numero di frutti per riccio non superiore a tre;
pezzatura variabile, ossia un numero di frutti per chilogrammo non superiore a 120, ma non inferiore a 50;
forma elissoidale con apice poco rilevato, facce laterali in prevalenza convesse, ma caratterizzate da diverso grado di convessità, cicatrice ilare simile ad un cerchio schiacciato tendente al rettangolo che non deborda sulle facce laterali, di colore più chiaro del pericarpo;
pericarpo sottile, lucido, di colore marrone chiaro con striature più scure, evidenziate in senso mediano;
episperma (pellicola) sottile lievemente penetrante nel seme, che si stacca con facilità alla pelatura;
seme di colore tendente al giallo paglierino, lievemente corrugato, pastoso e di gusto dolce.
Al momento dell’immissione al consumo i frutti, oltre a presentare le caratteristiche di forma ed aspetto sopra specificate, devono essere: interi, sani, puliti e asciutti.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione e trasformazione del «Marrone di San Zeno» comprende parte del territorio situato fra il lago di Garda ed il fiume Adige dei comuni di Brentino-Belluno, Brenzone, Caprino Veronese, Costermano, Ferrara di Monte Baldo, San Zeno di Montagna, tutti compresi nella zona omogenea della Comunità Montana del Baldo.
La descrizione del confine è effettuata iniziando dall’estremo nord seguendo la rotazione oraria fino a rincontrare l’estremo nord, su carte dell’Istituto Geografico Militare (I.G.M.), in scala 1:25000.
Foglio n. 35 Quadrante II Orientamento sud-ovest Brenzone.
La delimitazione parte a est della contrada Sommavilla dalla isoipsa 250 m e sale lungo il confine comunale Brenzone-Malcesine fino alla isoipsa 900 m; da li’ in avanti coincide verso sud con la isoipsa 900 m, la quale corre parallelamente al lago di Garda passando sotto l’edificio di Malga Brioni e incrociando con un’ansa la valle Mezzana, la strada comunale Assenza-Prada, le valli delle Nogare, Trovai, Madonna dell’Aiuto, Fies, Senaga.
Sotto la chiesa di S. Bartolomeo di Prada raggiunge il confine comunale di Brenzone-San Zeno di Montagna e si cambia il foglio I.G.M.
Foglio n. 48 Quadrante I Orientamento nord-ovest Caprino Veronese.
La isoipsa 900 m interseca il muro di cinta della Tenuta I Cervi, segue per un tratto la strada interna alla Tenuta che collega il palazzo con la chiesetta di S. Bartolomeo di Prada; si addentra, in alto, lungo la Val Sengello fino a superarla toccando e poi incrociando la strada Provinciale n. 9 San Zeno di Montagna-Prada; si incurva e supera le valli I Fornei, Storta e Bruna; sul Dosso Ziloncello incrocia il confine comunale di San Zeno di Montagna- Caprino Veronese, attraversata la Malga Valdabin di Sotto transita lungo le pendici superiori del Monte Creta e va a toccare l’edificio di Malga La Fabbrica; passa a nord dell’edificio di Malga Valmenon, attraversa Malga Tesi, supera la Val Brutta, passa sotto la contrada Pradonego, poi incrocia dapprima la Valle Salve Regina sopra la Sorgente Bergola e successivamente il confine comunale Caprino Veronese-Ferrara di Monte Baldo; si cambia tavola I.G.M.
Foglio 48 Quadrante I Orientamento nord-est Dolcé.
La isoipsa 900 m prosegue fmo a toccare a nord la località Fenil dei Coltri, poco dopo gira verso sud, incrocia la strada comunale proveniente da Spiazzi e sopra la Sorgente Carane, con due anse, la riprende rientrando in comune di Caprino Veronese; passa per la località Croce e poco dopo ritorna in comune di Ferrara di Monte Baldo;
costeggia a ovest la strada provinciale n. 8 Spiazzi-Ferrara di Monte Baldo, la taglia in località Fraine di Sopra volgendo a sud e descrive sopra la Contrada Peretti una rapida svolta a nord; incrocia il confine comunale Ferrara Monte Baldo-Brentino Belluno; avvolge la Valle di Ferrara di Monte Baldo e prosegue girando verso nord lungo le pendici del Monte Cor, svolta poi verso est a oriente del passo della Crocetta fino all’intersezione con la latitudine nord 45° 40′ 06″». La delimitazione scende verso la valle dell’Adige seguendo la latitudine nord sopra specificata fino a incrociare la isoipsa 250 m.
Segue verso sud lungo questa isoipsa la Valle dell’Adige; entrando con un meandro nella Valle del Rio Bissole interseca la condotta forzata sopra il fabbricato della centrale elettrica e successivamente il Rio Bissole stesso.
La isoipsa 250 m curva verso Brentino, lambendone le case più in alto e tagliando il sentiero per il Santuario della Madonna della Corona; essa transita a ovest della Contrada Preabocco e continua fino all’incrocio con il confine comunale Brentino Belluno-Rivoli Veronese dove viene per il momento abbandonata.
La delimitazione segue il confine dei due comuni sopramenzionati fino all’incontro con il confine di Caprino Veronese; prosegue lungo il confine comunale tra Caprino Veronese e Rivoli Veronese che lascia deviando verso ovest nei pressi della Contrada Canale e riprende al cambio di Foglio I.G.M. la isoipsa 250 m. Foglio n. 48 Quadrante I Orientamento nord-ovest Caprino Veronese.
Continuando verso ovest la isoipsa 250 m passa a nord della località Ruine, incrocia la strada provinciale n. 8 Rivoli Veronese-Ferrara di Monte Baldo, scorre a sud della località Zovo e interseca la carrareccia Zuane-Acque.
Dopo tale incrocio la delimitazione abbandona la isoipsa 250 m e segue il confine comunale Rivoli Veronese- Caprino Veronese raggiungendo la strada comunale Zuane-Ceredello che percorre fino all’incrocio con la strada provinciale n. 29 Affi-Caprino; da qui riprende la isoipsa 250 m.
La isoipsa 250 m prosegue verso nord tagliando la strada comunale Ceredello-Boi di Pesina, rientrando a Casoni di Sopra sulla strada provinciale n. 29 Affi-Caprino Veronese, lasciando di nuovo quest’ultima in località Scalette dove piega verso est e torna a incrociarla alla Contrada Acque; transita a sud-ovest dell’abitato di Caprino Veronese fino ad intersecare la strada Caprino Veronese-Pesina al bivio con la comunale Dosso Berra.
La isoipsa 250 m corre a nord della strada comunale Caprino Veronese-Pesina fino oltre l’abitato di Pesina dove incrocia la strada comunale Pesina-San Verolo. Prosegue verso ovest, taglia il confine comunale Costermano- Caprino Veronese, la strada provinciale n. 9 Costermano-San Zeno di Montagna; entra nella Valle Tesina, la interseca descrivendo uno stretto meandro, riesce lambendo a sud l’abitato di Campagnola, passa a ovest della Valle dei Molini, piega a ovest verso il Lago di Garda, raggiunge il confine comunale Costermano-Garda sovrapponendosi per dei tratti ad esso e passando a sud di Marciaga. Lasciata la isoipa 250 m la delimitazione curva verso nord parallelamente al Lago di Garda e coincide con il confine comunale Costermano-Torri del Benaco, con il confine comunale San Zeno di Montagna-Torri del Benaco e con il confine comunale Brenzone – Torri del Benaco. Dalla Valle Cottarella la delimitazione comincia a riseguire rigorosamente in comune di Brenzone la isoipsa 250 m verso nord parallelamente al Lago di Garda e poco prima della località Bosco cambia Foglio I.G.M.
Foglio n. 35 Quadrante II Orientamento sud-ovest Brenzone.
La delimitazione coincide con la isoipsa 250 m fino al confine comunale tra Brenzone e Malcesine intersecando le valli del Salto, Guarì, Larga, di Coria, passa a est della Contrada Biazza, supera la Valle Senaga, lambisce a est le Contrade Fazor Gainet e Campo; dopo la Valle Madonna dell’Aiuto passa a est della località Tormentaie, interseca le Valli di Boazzo, la strada comunale Assenza-Prada e la Valle Mezzana.
Si è così ritornati al punto di partenza della descrizione del confine della zona di produzione e trasformazione del «Marrone di San Zeno».

Articolo 4.
Origine del prodotto
Testimonianze scritte sulla coltivazione del «Marrone di San Zeno» risalgono al XIII, XIV, XVII e XIX secolo; esse individuano le zone tipiche di produzione, anche attraverso gli estimi catastali, e descrivono il prosperoso sviluppo dei castagni, i metodi di raccolta e commercializzazione dei marroni sui mercati settimanali, la cui tradizione ha ripreso vigore nel secondo dopoguerra.

Articolo 5.
Descrizione del metodo di ottenimento del prodotto
I castagneti devono essere localizzati nella tradizionale fascia vegetazionale del Castanetum, vale a dire fra 250 e 900 m s.l.m. Le forme di allevamento, nel rispettare il tradizionale inserimento del castagno nel pregevole paesaggio del sistema lago di Garda-monte Baldo, devono essere legate a sesti di impianto ed a sistemi di potatura adeguati a non modificare le caratteristiche di tipicità del «Marrone di San Zeno».
Il numero di piante in produzione per ettaro, tenendo conto delle caratteristiche pedoclimatiche e delle forme di allevamento, può variare da un minimo di 30 ad un massimo di 120 piante.
Le altre tecniche di coltivazione debbono ispirarsi alla consolidata tradizione che non prevede l’uso di prodotti di sintesi, né pratiche di forzatura, a salvaguardia della naturalità della produzione. La raccolta, seguendo la naturale deiscenza del frutto, potrà essere effettuata a mano o con mezzi meccanici idonei tali da salvaguardare l’integrità sia della pianta che dei frutti. La resa produttiva massima è fissata in 30 kg di frutti per pianta e in 3,6 t per ettaro.
I frutti raccolti vanno sottoposti ad operazioni di cernita e calibratura volte a verificarne la rispondenza ai caratteri di tipicità individuati nel presente disciplinare di produzione.
I trattamenti di cura, prima della immissione dei frutti al consumo, vanno effettuati con le tradizionali tecniche fisiche, quali la «novena» e la «rissara». La «novena» consiste nel prolungare la «cura dell’acqua» per nove giorni avendo attenzione di cambiare parte o tutta l’acqua ogni due giorni, senza aggiunta di nessun additivo e secondo la corretta tecnica locale che consente di preservare e migliorare le caratteristiche di tipicità del «Marrone di San Zeno».
La «rissara» consiste nell’accumulare all’aperto i frutti e i ricci per 8-15 giorni.
Tutte le suddette operazioni compresa quella di confezionamento, che dovrà essere conforme alle modalità previste all’art. 8 del presente disciplinare di produzione, vanno effettuate dentro il territorio delimitato all’art. 3 del presente disciplinare di produzione.

Articolo 6.
Elementi comprovanti il legame del prodotto con l’ambiente geografico e l’origine geografica
I frutti che possono utilizzare la DOP «Marrone di San Zeno» provengono solo dalla tradizionale varietà locale Marrone che si è selezionata nella zona di origine da castagni appartenenti ad ecotipi della specie Castanea Sativa Mill. ed è stata propagata nel tempo dai produttori locali per via agamica. La zona geografica di produzione, influenzata dall’ambiente benacense, è caratterizzata da clima temperato-umido, con terreni acidi, tendenzialmente sciolti, non superficiali sui quali il prodotto esprime i propri caratteri di tipicità. La commercializzazione dei marroni avveniva già dalla fine del secolo XIX per via diretta, tramite negozianti, oppure sul mercato settimanale di Caprino Veronese, o su quello di Verona. Sin dagli anni ’20, nel comune di San Zeno di Montagna, si tiene, durante il mese di novembre, la tradizionale sagra del marrone che, dal secondo dopoguerra è divenuta la «Mostra Mercato del Marrone» ed giunta quest’anno alla XXIX edizione.

Articolo 7.
Riferimenti relativi alle strutture di controllo
I castanicoltori, i cui terreni ricadano nel territorio individuato nel precedente art. 3, e che intendano avvalersi della DOP «Marrone di San Zeno», devono iscrivere i castagneti all’apposito elenco tenuto ed aggiornato
dall’Organismo di controllo. Il suddetto elenco deve contenere gli estremi catastali dei terreni coltivati a castagneto e, per ciascuna particella: la ditta proprietaria, la ditta del conduttore, la località, il numero delle piante, la produzione massima dei marroni, l’età del castagneto. La presentazione delle domande di iscrizione all’elenco, o di eventuali modifiche da parte dei castanicoltori già iscritti, deve avvenire entro il 31 dicembre dell’anno precedente a quello in cui si intende commercializzare il prodotto a DOP. I produttori con i castagneti iscritti nell’elenco sono tenuti a dichiarare all’Organismo di controllo la quantità di marroni a DOP effettivamente prodotta e che intendono esitare sul mercato; tale dichiarazione deve essere effettuata entro trenta giorni dalla fine della raccolta.

Articolo 8.
Modalità di confezionamento ed etichettatura
Il «Marrone di San Zeno» va commercializzato, allo stato fresco, in sacchetti di materiale per alimenti, in confezioni da 0,3 kg, 0,5 kg, 1 kg, 2 kg, 3 kg, 4 kg, 5 kg, 10 kg; le confezioni di dimensioni più ampie (25 kg e 50 kg) dovranno essere commercializzate in sacchi di juta o altro materiale idoneo. Tutte le confezioni vanno sigillate in modo da impedire l’estrazione dei frutti senza la rottura del sigillo. Ogni confezione dovrà essere provvista di un’etichetta con il logo. Nel logo sono rappresentati due cerchi contenenti, l’uno San Zeno benedicente e, l’altro, due ricci stilizzati, accavallati e deiscenti con il marrone che esce. Esso include, nel cerchio di sinistra in basso, la scritta «San Zeno», e nel cerchio di destra la scritta «Marrone» in alto e «di San Zeno» in basso. La scritta DOP viene collocata in una fascia araldica, fra i due cerchi e alla loro base. I due cerchi hanno un diametro di 26 mm ciascuno. L’altezza della fascia araldica è di 2,5 mm mentre la sua massima estensione orizzontale è di 20 mm. Nel cerchio di sinistra, su campo bianco, San Zeno benedicente con la pelle di colore marrone (pantone 478 C) e immerso fino a poco sotto il torace nell’acqua di colore bleu (pantone 299 C), presenta il copricapo di color rosso (pantone 193 C) ed il pastorale di colore giallo (pantone 124 C). I suoi paramenti sono di colore giallo (pantone 124 C) nella parte superiore della tunica e di colore rosso (pantone 193 C) in quella inferiore. Infine un pesce, di colore verde (pantone 576 C), è appeso alla lenza attaccata al pastorale sostenuto dalla mano sinistra del santo che emerge dall’acqua. Nel cerchio di destra, su campo bianco, i frutti (marroni) sono di colore marrone (pantone 478 C) e sono avvolti dai ricci di colore verde (pantone 576 C).
Tutte le scritte sono di colore nero su campo bianco. I caratteri delle scritte hanno le seguenti dimensioni:
quelli relativi alla scritta «San Zeno» nel cerchio di sinistra 1,6 mm;
quelli relativi a «Marrone di San Zeno» nel cerchio di destra 1,8 mm;
quelli relativi alla scritta «DOP» nella fascia araldica 1,9 mm.
Sull’etichetta si dovranno inoltre indicare peso, annata di produzione e luogo di confezionamento.
Alla DOP «Marrone di San Zeno» è vietata l’aggiunta di qualificazioni diverse da quelle previste nel presente disciplinare di produzione, ivi compresa qualsiasi altra indicazione, anche laudativa, atta a trarre in inganno il consumatore.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Marrone di San Zeno D.O.P. - per la foto si ringrazia

Marrone di San Zeno D.O.P. – per la foto si ringrazia

Marrone di San Zeno D.O.P. - per la foto si ringrazia

Marrone di San Zeno D.O.P. – per la foto si ringrazia

Radicchio Rosso di Treviso – I.G.P.

Cenni storici e zona di produzione

Riconoscimento CE: Reg. CE n.1263/96.

Il radicchio rosso di Treviso IGP, tradizionale espressione della cultura rurale del Trevigiano, è una cicoria che deriva dalla specie botanica Cichorium Intybus L. e tra le produzioni orticole viene classificato, unitamente al Radicchio Variegato di Castelfranco Veneto, tra le cicorie da forzare e da imbiancare.
Di origine incerta, il radicchio appare in Italia nel XVI secolo in provincia di Treviso, presso Dosson, dove da cibo della povera gente, grazie a particolari tecniche (forzatura, imbianchitura, condizionamento) si trasformò nel più pregiato e ricercato degli ortaggi che crescono nella stagione fredda. Ciò nonostante se ne hanno notizie sicure e documentate solo a partire dalla seconda metà dell’800.
La sua consacrazione avviene ad opera dell’agronomo lombardo Giuseppe Benzi che, trasferitosi nel 1876 a Treviso come insegnante e divenuto responsabile dell’Associazione Agraria Trevigiana, diede vita alla prima Mostra del radicchio il 20 dicembre del 1900, nella Loggia di Piazza dei Signori a Treviso.
In un articolo di giornale del ‘900 il radicchio è descritto così: “….modesto dapprima, quasi pauroso di cattiva accoglienza, non usciva dalla provincia se non per ricordare a qualche lontano amico i dì felici…e il patrio nido…e il giovin core: esce oggi a quintali, a carri, a vagoni interi, penetra in tutte le regioni italiane, supera il mare arrivando in America; valica l’Alpe giungendo nel cuore dell’Europa”.
I semi del radicchio rosso di Treviso e del Variegato di Castelfranco sono andati anche in orbita sullo Shuttle nella missione STS-95 del 1998, nell’ambito del progetto SEM della NASA, mirato alla sperimentazione degli effetti della microgravità sui semi e sulle piante.
La zona di produzione si estende a 17 comuni in provincia di Treviso, 2 in provincia di Padova e 5 in provincia di Venezia.

Caratteristiche

Il radicchio rosso di Treviso IGP presenta un cespo di forma allungata ed è prodotto nei tipi precoce e tardivo. Il primo si caratterizza per il cespo voluminoso e ben chiuso. Le foglie sono di colore rosso intenso con una nervatura principale molto accentuata di colore bianco. Hanno un sapore leggermente amarognolo e consistenza mediamente croccante.
Il secondo mostra delle foglie serrate, avvolgenti che tendono a chiudere il cespo nella parte apicale. Per questo le foglie hanno un colore rosso vinoso intenso, un sapore gradevolmente amarognolo ed una consistenza croccante.

Disciplinare di produzione – Radicchio Rosso di Treviso IGP

Articolo 1.
Denominazione.
L’indicazione geografica protetta «Radicchio Rosso di Treviso» – di seguito indicata con la sigla I.G.P. – è riservata, nel settore orticolo, al radicchio rosso del tipo tardivo e precoce che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Utilizzazione
Hanno titolo di venir qualificate con l’I.G.P. in questione le produzioni di radicchio rosso esclusivamente prodotte, trasformate e confezionate entro i territori delle province di Treviso, Padova e Venezia di seguito specificati, da conduttori di adatti terreni annualmente investiti in tale coltivazione.

Articolo 3.
Zona di produzione
1) La zona di produzione, trasformazione e confezionamento del Radicchio Rosso di Treviso del tipo tardivo comprende, nell’ambito delle province di Treviso, Padova e Venezia, l’intero territorio amministrativo dei comuni di seguito elencati.
Provincia di Treviso: Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Istrana, Mogliano Veneto, Morgano, Paese, Ponzano Veneto, Preganziol, Quinto di Treviso, Silea, Spresiano, Trevignano, Treviso, Vedelago, Villorba, Zero Branco.
Provincia di Padova: Piombino Dese, Trebaseleghe.
Provincia di Venezia: Martellago, Mirano, Noale, Salzano, Scorzè.
2) La zona di produzione, trasformazione e confezionamento del Radicchio Rosso di Treviso del tipo precoce comprende, nell’ambito delle province di Treviso, Padova e Venezia, l’intero territorio amministrativo dei comuni di seguito elencati.
Provincia di Treviso: Breda di Piave, Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Castelfranco Veneto, Castello di Godego, Istrana, Loria, Maserada sul Piave, Mogliano Veneto, Monastier, Morgano, Paese, Ponzano Veneto, Preganziol, Quinto di Treviso, Resana, Riese Pio X, Roncade, San Biagio di Callalta, Silea, Spresiano, Trevignano, Treviso, Vedelago, Villorba, Zenson di Piave, Zero Branco.
Provincia di Padova: Borgoricco, Camposanpiero, Loreggia, Massanzago, Piombino Dese, Trebaseleghe.
Provincia di Venezia: Martellago, Mirano, Noale, Salzano, Santa Maria di Sala, Scorzè, Spinea.

Articolo 4.
Caratteristiche ambientali
Le colture destinate alla produzione della I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso» devono essere costituite da piante della famiglia delle composite – genere cichorium – varietà silvestre, che comprende i tipi tardivo o precoce.
Le condizioni di impianto e le operazioni colturali degli appezzamenti destinati alla produzione della I.G.P. «Treviso» devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire ai cespi le caratteristiche specifiche.
Per la produzione del «Radicchio Rosso di Treviso» del tipo tardivo e precoce sono da considerarsi idonei i terreni freschi, profondi, ben drenati, e non eccessivamente ricchi di elementi nutritivi, in specie azoto, ed a reazione non alcalina. In particolar modo sono indicate le zone di coltivazione con terreni argillosi-sabbiosi di antica alluvione in stato di decalcificazione e con una situazione climatica caratterizzata da estati sufficientemente piovose e con temperature massime contenute, autunni asciutti, inverni che volgono precocemente al freddo e con temperature minime fino a meno 10 gradi °C.
Per il «Radicchio Rosso di Treviso» tardivo e precoce la densità di impianto, al termine delle operazioni di semina o trapianto e successivo diradamento delle piantine, non deve superare le 8 piante per mq.
Ai fini della qualificazione del prodotto con l’I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso» le produzioni massime per ettaro di superficie coltivata non devono superare (esclusa ogni tolleranza) i seguenti limiti:
1) tardivo kg 7.000/Ha;
2) precoce kg 9.000/Ha.

Il peso massimo unitario dei cespi che compongono il prodotto finito non può superare (esclusa ogni tolleranza) i seguenti limiti:
1) tardivo kg 0,400;
2) precoce kg 0,500.

Articolo 5.
Modalità di coltivazione
La produzione del Radicchio Rosso di Treviso, precoce e tardivo, inizia, indifferentemente, con la semina o il trapianto. Le operazioni di semina, in pieno campo, devono essere effettuate entro il periodo compreso tra il 1° giugno e il 31 luglio di ciascun anno.
In caso di trapianto, questo dovrà essere effettuato entro il 31 agosto di ciascun anno.
1) Le operazioni di raccolta per il Radicchio Rosso di Treviso tardivo si effettuano a partire dal 1° novembre e comunque dopo che la coltura abbia subito almeno due brinate, per favorire la colorazione rossa della pianta.
2) Le operazioni di raccolta per il Radicchio Rosso di Treviso precoce si effettuano a partire dal 1° settembre.
Le operazioni di coltivazione, imbianchimento, forzatura e l’acquisizione delle caratteristiche previste per l’immissione al consumo dei radicchi destinati alla utilizzazione della I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso», compreso il confezionamento, devono essere effettuate esclusivamente nel territorio amministrativo dei comuni indicati all’art. 3.
I radicchi commercializzati prima dell’acquisizione delle caratteristiche previste nel successivo art. 6 fuori dalla zona di produzione perdono in via definitiva il diritto di fregiarsi della I.G.P. e di qualsiasi riferimento geografico.
Il processo di imbianchimento, forzatura e preparazione dei cespi al confezionamento avviene attraverso fasi successive di lavorazione per ognuno dei due tipi di radicchio indicati all’art. 1.

1) Radicchio Rosso di Treviso tardivo.
Il tradizionale processo di lavorazione post-raccolta del prodotto si articola nelle fasi di seguito descritte.

Fase di preforzatura.
Per questa prima fase le piante raccolte con parte dell’apparato radicale, vengono pulite dalle foglie più esterne e dalla terra eventualmente rimasta aderente alla radice.
Quindi i cespi vengono raccolti in mazzi oppure collocati in gabbie retinate o traforate.
In entrambi i casi il colletto delle singole piante deve risultare alla medesima altezza.
I mazzi o le gabbie riempite dei cespi, allineati sul terreno, sono protetti con tunnel in modo da impedire maggiori bagnature degli stessi in caso di precipitazioni atmosferiche o di scioglimento di brinate notturne. I tunnel devono garantire la massima ventilazione dei cespi.
Questa ultima fase potrà essere svolta anche ponendo detti mazzi o gabbie in locali condizionati.

Fase di forzatura – imbianchimento.
La forzatura – imbianchimento è l’operazione fondamentale e insostituibile che consente di esaltare i pregi organolettici, merceologici ed estetici del Radicchio Rosso di Treviso tardivo. Si realizza ponendo i cespi in condizioni di formare nuove foglie che, in assenza di luce, sono prive o quasi di pigmenti clorofilliani, mettono in evidenza la colorazione rosso intensa della lamina fogliare, perdono la consistenza fibrosa, assumono croccantezza ed un sapore gradevolmente amarognolo.
La forzatura del Radicchio Rosso di Treviso tardivo avviene mediante utilizzazione di acqua di falda, che nella zona risulta particolarmente idonea all’imbianchimento di queste produzioni. I cespi vengono collocati verticalmente in ampie vasche protette ed immersi fino in prossimità del colletto per il tempo necessario al raggiungimento del giusto grado di maturazione contrassegnato dalle caratteristiche indicate al successivo art. 6.

Fase di toilettatura.
Seguono le operazioni di toilettatura con le quali si liberano i cespi dai legacci o dalle gabbie, si asportono le foglie deteriorate o prive dei requisiti minimi fino ad ottenere un germoglio con le sue caratteristiche previste, si taglia e si scorteccia il fittone in misura proporzionale alle dimensioni del cespo.
L’operazione di toilettatura deve essere eseguita immediatamente prima dell’immissione nella filiera distributiva del prodotto. Terminata la toilettatura il radicchio si colloca in capaci recipienti con acqua corrente per essere lavato e confezionato.

2) Radicchio Rosso di Treviso precoce.

Fase di legatura.
In questa fase i cespi, in pieno campo, vengono legati al fine di inibire il normale processo di fotosintesi, per il tempo necessario al raggiungimento del giusto grado di maturazione contrassegnato dalle caratteristiche indicate al successivo art. 6.

Fase di toilettatura.
Nella prima fase, successiva alla raccolta, i cespi liberati dalla legatura vengono mondati dalle foglie esterne non rispondenti ai requisiti minimi e quindi si effettua la toilettatura del colletto e del fittone. Di seguito il radicchio si colloca in capaci recipienti colmi di acqua corrente per essere lavato. Si eliminano le eventuali foglie prive dei requisiti di qualità e si avvia al confezionamento.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
All’atto dell’immissione al consumo il radicchio contraddistinto dall’I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso» deve presentare le caratteristiche di seguito indicate.

1) Radicchio Rosso di Treviso tardivo.
a) Aspetto: germogli regolari, uniformi e dotati di buona compattezza; foglie serrate, avvolgenti che tendono a chiudere il cespo nella parte apicale; cespo corredato di una porzione di radice fittonante perfettamente toilettata e di lunghezza proporzionale alla dimensione del cespo, comunque non superiore a 6 cm.
b) Colore: lembo fogliare rosso vinoso intenso con nervature secondarie appena accennate; costola dorsale (nervatura principale) bianca.
c) Sapore: costola dorsale di sapore gradevolmente amarognolo e croccante nella consistenza.
d) Calibro: (dei cespi) peso minimo 100 g, diametro minimo al colletto 3 cm, lunghezza (senza fittone) 12-25 cm.
Il profilo merceologico del Radicchio Rosso di Treviso tardivo è così definito: perfetto grado di maturazione; spiccata colorazione rosso-brillante del lembo fogliare; nervatura principale di color bianco; buona consistenza del cespo; pezzatura medio-grande; uniformità nel calibro e nella lunghezza dei cespi; toilettatura precisa – raffinata – priva di sbavature; fittone proporzionato al cespo e non più lungo di 6 cm.

2) Radicchio Rosso di Treviso precoce.
a) Aspetto: cespo voluminoso, allungato, ben chiuso, corredato da modesta porzione di radice.
b) Colore: foglie caratterizzate da una nervatura principale molto accentuata, di color bianco che si dirama in molte piccole penninervie nel rosso intenso del lembo fogliare notevolmente sviluppato.
c) Sapore: foglie di sapore leggermente amarognolo e di consistenza mediamente croccante.
d) Calibro: (dei cespi) peso minimo 150 g, lunghezza del cespo (senza radice) 15-25 cm.
Il profilo merceologico del Radicchio Rosso di Treviso precoce è così definito: perfetto grado di maturazione; colorazione rosso-brillante del lembo fogliare interrotta da fini nervature bianche; buona consistenza del cespo; pezzatura medio-grande; uniformità nel calibro dei cespi; toilettatura precisa – raffinata – priva di sbavature; fittone proporzionato al cespo e non più lungo di 4 cm.

Articolo 7.
Rintracciabilità e controllo
Al fine di controllare le fasi di produzione, trasformazione e confezionamento della I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso» vengono attivati presso l’Organismo autorizzato ai sensi dell’art. 10 del reg. (CEE) 2081/92, gli elenchi dei produttori e confezionatori che intendono avvalersi della I.G.P. per le relative tipologie di radicchio.
Hanno titolo alla iscrizione nel precitato elenco i produttori di radicchio, conduttori a qualsiasi titolo di un fondo della superficie minima di mq 1.500 rientrante nella zona delimitata dalla I.G.P. in questione, dagli stessi destinato alla coltivazione di «Radicchio Rosso di Treviso» tardivo e/o precoce.
I produttori ai fini di utilizzare l’I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso», sono tenuti ad iscriversi per ogni campagna produttiva al precitato elenco, dichiarando annualmente le tipologie e le superfici coltivate.
La richiesta di iscrizione dovrà essere presentata all’Organismo di controllo autorizzato entro il 31 maggio di ogni anno con le modalità previste nel piano di controllo.
I confezionatori hanno l’obbligo di inviare all’Organismo di controllo autorizzato la dichiarazione della produzione annuale confezionata ripartita secondo le tipologie utilizzate.
L’iscrizione dei singoli produttori e confezionatori all’elenco ha validità annuale ed è rinnovabile.
Il controllo per l’applicazione del presente disciplinare di produzione è svolto da una struttura di controllo conforme a quanto stabilito dall’art. 10 del reg. (CEE) 2081/92.

Articolo 8.
Denuncia di produzione
L’inizio delle operazioni di ciascuna tornata di raccolta deve venire progressivamente annotato, a cura del conduttore, in un’apposita scheda aziendale.
Il conduttore denuncia all’Organismo indicato all’articolo precedente le quantità di prodotto finito pronto per la cessione al mercato, ottenuto dalla tornata produttiva.
Il conduttore provvederà contestualmente ad indicare detto quantitativo sulla scheda aziendale, annotando la data di consegna al confezionatore, ad eccezione del caso in cui egli provveda direttamente alle operazioni di confezionamento.

Articolo 9.
Designazione e presentazione
Per l’immissione al consumo il radicchio che si fregia della I.G.P. «Radicchio Rosso di Treviso» deve essere confezionato: a) in contenitori idonei di base di cm 30X50 o 30X40 e per una capienza massima pari a 5 kg di prodotto;
b) in contenitori idonei di dimensione di base di cm 40X60 e per una capienza massima pari a 7,5 kg di prodotto;
c) in contenitori idonei di dimensioni diverse purchè non eccedenti nel peso i 2 kg di prodotto.
Su ciascun contenitore deve essere apposta una copertura sigillante tale da impedire che il contenuto possa venire estratto senza la rottura del sigillo.
Sui contenitori stessi devono essere indicati in caratteri di stampa delle medesime dimensioni la dicitura «Radicchio Rosso di Treviso» I.G.P. accompagnato dalla specificazione «tardivo» o «precoce». Sui medesimi contenitori devono essere altresì riportati gli elementi atti ad individuare: nome o ragione sociale ed indirizzo o sede del produttore singolo e/o associato e/o confezionatore; peso netto all’origine, nonchè eventuali indicazioni complementari ed accessorie non aventi carattere laudativo e non idonee a trarre in inganno il consumatore sulla natura e le caratteristiche del prodotto.
Su ciascun contenitore e/o sulla copertura sigillante, inoltre, dovrà essere sempre apposto il logo identificativo dell’I.G.P., allegato al presente disciplinare, del quale ne costituisce parte integrante, utilizzando le forme, i colori e le dimensioni o i rapporti indicati; specificando altresì la tipologia «precoce» o «tardivo» conformemente al modello allegato.
Il logo, di colore rosso, su fondo bianco, è costituito da una composizione stilizzata di radicchi al di sopra della quale campeggia la scritta «Radicchio Rosso di Treviso I.G.P.», il tutto riquadrato da una bordatura rossa.
Tipo di carattere: Rockwell condensed.
Colore logo: Rosso = Magenta 100% – Yellow 80% – Cyan 30%.
L’indicazione «precoce» o «tardivo» è apposta in caratteri bianchi su una campitura rossa accanto alla riproduzione fotografica del corrispondente «Radicchio Rosso di Treviso».
Il logo, inoltre, potrà essere inserito – a cura del soggetto preposto – anche nell’apposito sigillo.
Qualunque altra indicazione diversa dal «Radicchio Rosso di Treviso I.G.P.» dovrà avere dimensioni significativamente inferiori alle stesse.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Radicchio Rosso (tardivo) di Treviso I.G.P. - per la foto si ringrazia

Radicchio Rosso (tardivo) di Treviso I.G.P. – per la foto si ringrazia

Radicchio Rosso (precoce) di Treviso I.G.P. - per la foto si ringrazia

Radicchio Rosso (precoce) di Treviso I.G.P. – per la foto si ringrazia

Radicchio Variegato di Castelfranco I.G.P. - per la foto si ringrazia

Radicchio Variegato di Castelfranco I.G.P. – per la foto si ringrazia

Marrone di Combai – I.G.P.

Zona di produzione

Territorio dei comuni di Cison di Valmarino, Cordignano, Follina, Fregona, Miane, Revine Lago, Sarmede, Segusino, Tarzo, Valdobbiadene e Vittorio Veneto, in Provincia di Treviso.

Caratteristiche

Il marrone di Combai è un frutto di forma ovoidale, quasi ellittica. La buccia è brillante e di colore marrone scuro, provvista di striature e solcature molto evidenti e deve staccarsi facilmente dalla pellicola interna che assume un colore nocciola. Il frutto si presenta a corpo unico con solcature superficiali e si trova protetto da un riccio ricoperto di aculei. La polpa è di colore biancastro, ha una pasta farinosa, zuccherina, saporita, consistente, resistente alla cottura, croccante e di sapore dolce. Il numero di frutti per riccio è generalmente di due e non deve mai essere superiore a tre. La pezzatura è medio grossa e di norma non supera gli 85-90 frutti per kg.

Fonte: Agraria.org

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Marrone di Combai I.G.P. - per la foto si ringrazia

Marrone di Combai I.G.P. – per la foto si ringrazia

Marrone di Combai I.G.P. - per la foto si ringrazia

Marrone di Combai I.G.P. – per la foto si ringrazia

Radicchio Variegato di Castelfranco – I.G.P.

Zona di produzione

La zona di produzione del radicchio Variegato di Castelfranco comprende, nelle province di Treviso, Padova e Venezia i territori dei comuni elencati:
– Provincia di Treviso: Breda di Piave, Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Castelfranco Veneto, Castello di Godego, Istrana, Loria, Maserada, Mogliano Veneto, Morgano, Paese, Ponzano V., Preganziol, Quinto di Treviso, Resana, Riese Pio X°, San Biaggio di Callalta, Silea, Spresiano, Tevignano, Treviso, Vedelago, Villorba, Zero Branco.
– Provincia di Padova: Albignasego, Battaglia Terme, Borgoricco, Camposampiero, Cartura, Casalserugo, Conselve, Due Carrare, Loreggia, Masera di Padova, Massanzago, Monselice, Montagnana, Montegrotto Terme, Pernumia, Piombino Dese, Ponte S. Nicolò, San Pietro Viminario, Trebaseleghe.
– Provincia di Venezia: Martellago, Mira, Mirano, Noale, Salzano, Santa Maria di Sala, Scorzè, Spinea.

Caratteristiche

Il radicchio Variegato di Castelfranco ha un cespo di diametro minimo di 15 cm; partendo dalla base del cespo si ha un giro di foglie piatte, un secondo giro di foglie più sollevate un terzo giro ancora più inclinato e così via fino ad arrivare al cuore. Lunghezza massima del fittone è di 4 cm. Il colore delle foglie è bianco-crema con variegature distribuite in modo equilibrato su tutta la pianta fogliare di tinte diverse dal viola chiara al rosso vivo. I Cespi hanno un peso minimo di 100g e diametro di 15cm. Il sapore delle foglie è dal dolce al gradevole amarognolo molto delicato.

Disciplinare di produzione – Radicchio Variegato di Castelfranco IGP

Articolo 1.
Denominazione
L’indicazione geografica protetta “Castelfranco” – di seguito indicata con la sigla I.G.P. – è riservata, nel settore orticolo, al Radicchio variegato che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Utilizzazione
Hanno titolo di venir qualificate con l’I.G.P. in questione le produzioni di Radicchio variegato esclusivamente e totalmente realizzate entro i territori delle province di Treviso, Padova e Venezia di seguito specificate, da conduttori di adatti terreni annualmente investiti in tale coltivazione.

Articolo 3.
Organismi preposti
Sono coinvolte nell’attuazione della procedura amministrativa prevista dal presente disciplinare, a garanzia e tutela degli interessi economici e morali di tutte le parti rappresentate: la Regione Veneto, le Amministrazioni comunali e le Camere di Commercio competenti per territorio.
A queste ultime è affidata la costituzione e la tenuta di appositi “Albi di produttori”.
La vigilanza circa l’osservanza delle disposizioni contenute nel presente disciplinare è affidata dal Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali ad un Consorzio volontario di tutela, da costituirsi a cura della Camera di Commercio di Treviso in collaborazione con gli altri Enti Camerali interessati.

Articolo 4.
Zona di produzione
1) La zona di produzione del Radicchio Variegato di Castelfranco comprende, nell’ambito delle province di Treviso, Padova e Venezia, l’intero territorio amministrativo dei comuni di seguito elencati:
Provincia di Treviso: Breda di Piave, Carbonera, Casale sul Sile, Casier, Castelfranco Veneto, Castello di Godego, Istrana, Loria, Maserada, Mogliano Veneto, Morgano, Paese Ponzano, Preganziol, Quinto di Treviso, Resana, Riese Pio X, San Biagio di Callata, Silea, Spresiano, Trevignano, Treviso, Vedelago, Villorba, Zero Branco.
Provincia di Padova: Albignasego, Battaglia Terme, Borgoricco, Camposanpiero, Carrara S. Giorgio, Carrara S. Stefano, Cartura, Casalserugo, Conselve, Loreggia, Maserà di Padova, Massanzago, Monselice, Montagnana, Montegrotto, Terme, Pernumia, Piombino Dese, Ponte San Nicolò, San Pietro Viminario, Trebaselghe.
Provincia di Venezia: Martellago, Mirano, Noale, Salzano, Santa Maria di Sala, Scorzè, Spinea.

Articolo 5.
Caratteristiche ambientali
Le colture destinate alla produzione della I.G.P. “Radicchio variegato di Castelfranco” devono essere costituite da piante della famiglia delle composite, genere cichorium, varietà silvestre, che comprende il tipo variegato.
Le condizioni di impianto e le operazioni colturali degli apprezzamenti destinati alla produzione della I.G.P. “Castelfranco” devono essere quelle tradizionali della zona e comunque atte a conferire ai cespi le caratteristiche specifiche.
Per la produzione del “Radicchio Variegato” sono da considerarsi idonei i terreni freschi, profondi, ben drenati, e non eccessivamente ricchi di elementi nutritivi, in specie-azoto, ed a reazione non alcalina. In particolar modo indicate le zone di coltivazione con terreni argillosi-sabbiosi di antica alluvione in stato di decalcificazione e con una situazione climatica caratterizzata da estati sufficientemente piovose e con temperature massime contenute, autunni asciutti, inverni che volgono precocemente al freddo e con temperature minime fino a meno 8/10 gradi C..
Per il “Radicchio variegato” la densità di impianto, al termine delle operazioni di semina o trapianto e successivo diradamento delle piantine, non deve superare le 5/7 piante per mq.
Ai fini della qualificazione del prodotto con l’I.G.P. “Radicchio variegato di Castelfranco” le produzioni massime per ettaro di superficie coltivata non devono superare (esclusa ogni tolleranza) i 6.000 kg.
Il peso massimo unitario dei cespi che compongono il prodotto finito non può superare (esclusa ogni tolleranza) i 0,400 kg.

Articolo 6.
Modalità di coltivazione
Le operazioni di semina per il “Radicchio variegato di Castelfranco” devono essere effettuate (in vivaio o in contenitori) dal 1° giugno al 15 agosto. Il trapianto avviene dal 15 giugno al 31 agosto.
Le operazioni di raccolta del “Radicchio variegato di Castelfranco” si effettuano a partire dal 20 settembre.
Le operazioni di coltivazione, imbianchimento, forzatura e l’acquisizione delle caratteristiche previste per consumo dei radicchi destinati alla utilizzazione della I.G.P. “Castelfranco” devono essere effettuate esclusivamente nel territorio amministrativo dei comuni indicati all’art. 4.
I radicchi commercializzati prima dell’acquisizione delle caratteristiche previste nel successivo art. 7 fuori della zona di produzione perdono in via definitiva il diritto di fregiarsi della I.G.P. e di qualsiasi riferimento geografico.
Il tradizionale processo di lavorazione post-raccolta del prodotto si articola nelle fasi di seguito descritte.
1. Fase di preforzatura
In questa prima fase le piante raccolte, con circa 10 cm. di fittone, vengono pulite e collocate in casse di plastica con fondo retinato.
Queste ultime si allineano in solchi profondi circa 20 cm e protetti con tunnel in modo da impedire ulteriori bagnature dei cespi in caso di precipitazioni atmosferiche o di scioglimento di brinate notturne. I tunnel devono garantire la massima areazione dei cespi.
2. Fase di forzatura-imbianchimento
La forzatura-imbianchimento è l’operazione fondamentale e insostituibile che consente di esaltare i pregi organolettici, merceologici ed estetici del “Radicchio variegato di Castelfranco”. Si realizza ponendo i cespi in condizioni di formare nuove foglie che, in assenza di luce, sono prive o quasi di pigmenti clorofilliani, mettono in evidenza la variegatura sullo sfondo della lamina fogliare, perdono la consistenza fibrosa, assumono croccantezza ed un sapore gradevolmente amarognolo.
La forzatura del radicchio variegato di Castelfranco avviene:
a) immergendo i cespi verticalmente, fino al colletto, per un periodo massimo di 20 giorni, in acqua sorgiva a circa l1 gradi C° fatta scorrere in ampie vasche di cemento protette; oppure
b) in magazzini, serre, tunnel o anche direttamente in pieno campo garantendo comunque un giusto grado di umidità dell’apparato radicale, somministrando calore alle piante, riducendo l’intensità della luce e favorendo (in ogni maniera) lo sviluppo dei germogli di ogni cespo.
A completamento delle operazioni di imbianchimento e forzatura i cespi sono portati su strati di sabbia o altro materiale inerte in grado di assorbire acqua, in ambiente a temperatura costante di 18 gradi C° in modo che i germogli raggiungano la completa maturazione.
3. Fase di toilettatura
Seguono le operazioni di toilettatura con le quali si asportano le foglie deteriorate o con caratteristiche non idonee, si esegue il taglio e lo scortecciamento del fittone in misura proporzionale al cespo.
L’operazione di toilettatura deve essere eseguita immediatamente prima dell’immissione al consumo del prodotto. Terminata la toilettatura il radicchio si colloca in capaci recipienti con acqua corrente per essere lavato e confezionato.

Articolo 7.
Caratteristiche al consumo
All’atto dell’immissione al consumo il radicchio contraddistinto dall’I.G.P. “Radicchio variegato di Castelfranco” deve presentare le caratteristiche di seguito indicate.
Aspetto: cespo bello di forma e splendido di colori e con un diametro minimo di 15 cm; partendo dalla base del cespo si ha un giro di foglie piatte, un secondo giro di foglie un po’ più sollevato, un terzo giro ancora più inclinato e così via fino ad arrivare al cuore; lunghezza massima del fittone 4 cm, di diametro proporzionale alle dimensioni del ceppo stesso; foglie spesse il più possibile, con bordo frastagliato, con superficie del lembo ondulata, di forma rotondeggiante.
Colore: foglie bianco-crema con variegature distribuite in modo equilibrato su tutta la pagina fogliare di tinte diverse da viola chiaro al rosso violaceo e al rosso vivo.
Sapore: foglie di sapore dal dolce al gradevolmente amarognolo molto delicato.
Calibro: cespi del peso minimo di 100 g, diametro minimo della “rosa” 15 cm.
Il profilo merceologico del radicchio variegato è così definito:
perfetto grado di maturazione,
colorazione bianco-crema con variegature equamente distribuite dal viola chiaro al rosso vivo,
foglie con bordo frastagliato e lembo leggermente ondulato,
buona consistenza del ceppo,
pezzatura medio-grande,
uniformità nel calibro dei cespi,
toilettatura precisa – raffinata – priva di sbavature,
fittone proporzionato al cespo e non più lungo di 4 cm.

Articolo 8.
Procedimento amministrativo
Ai fini di consentire la commercializzazione con l’I.G.P. “Radicchio variegato di Castelfranco” delle produzioni, le Camere di Commercio rilasciano annualmente ricevute di produzione.
A tale scopo viene attivato, presso le Camere di Commercio, per ciascuna campagna produttiva, l’Albo dei produttori che intendono utilizzare la I.G.P. per il radicchio variegato. Hanno titolo alla iscrizione nel precitato Albo i produttori di radicchio, conduttori a qualsiasi titolo di un fondo della superficie minima di mq. 1.500 rientrante nella zona delimitata dalla I.G.P. in questione, dagli stessi destinato alla coltivazione di “Radicchio variegato di Castelfranco”.
I produttori ai fini di utilizzare l’I.G.P. “Radicchio variegato di Castelfranco”, sono tenuti ad iscriversi per ogni campagna produttiva al precitato Albo, dichiarando annualmente le superfici coltivate.
La richiesta di iscrizione dovrà essere presentata al comune presso il quale ha sede il centro aziendale entro il 31 marzo di ogni anno.
La richiesta viene formulata in tre esemplari che il Comune provvede a datare e protocollare. Un esemplare viene restituito al produttore, gli altri due vengono trasmessi a cura del comune medesimo, entro tre giorni dalla presentazione all’Ispettorato Regionale dell’Agricoltura (di seguito sinteticamente indicato come I.R.A.) competente per territorio. Ciò ai fini di consentire l’effettuazione degli accertamenti tecnici di conformità delle colture alle condizioni stabilite dal presente disciplinare.
L’accertamento tecnico è diretto a rilevare la superficie effettivamente investita nelle colture, la densità di piante, la rispondenza varietale e quant’altro necessario ai fini di assicurare il rispetto delle condizioni stabilite dal presente disciplinare.
L’I.R.A., cui competono gli accertamenti in questione, esperiti i sopralluoghi, trasmette alle Camere di Commercio, entro e non oltre il 31 ottobre di ogni anno, un esemplare della richiesta munito del parere tecnico di iscrivibilità dei terreni al relativo. Albo, fissando il limite massimo di prodotto finito ottenibili dalle superfici utilizzate in quell’anno dall’azienda stessa.
Ciascuna Camera di Commercio provvede sulla scorta di tali indicazioni, alla costituzione dell’Albo dei produttori dell’I.G.P. “Radicchio variegato di Castelfranco”, contenente la successione dei nominativi dei conduttori aventi titolo, ciascuno accompagnato dalla superficie investita e dal quantitativo massimo di produzione attribuito.
L’iscrizione del singolo conduttore all’Albo ha validità annuale ed è rinnovabile.
Ove, per qualsiasi causa, anche non imputabile, il conduttore non utilizzi l’I.G.P. in argomento per tre campagne produttive consecutive, viene disposta la sua cancellazione d’ufficio dall’Albo.

Articolo 9.
Denuncia di produzione
L’inizio delle operazioni di ciascuna tornata di raccolta deve venir progressivamente annotato, a cura del conduttore, in un’apposita scheda aziendale, rilasciata e vidimata dall’I.R.A. in occasione del sopralluogo.
Il conduttore denuncia altresì alla competente Camera di Commercio, le. quantità di prodotto finito pronto per la cessione al mercato, ottenuto dalla tornata produttiva.
Il conduttore provvederà contestualmente ad indicare detto quantitativo sulla scheda aziendale, annotando la data di avvio al mercato.
Tale denuncia di produzione viene presentata alla competente Camera di Commercio al più presto e comunque non oltre il terzo giorno successivo rispetto alla conclusione delle operazioni di toilettatura della tornata produttiva.
La Camera di Commercio, operati gli opportuni raffronti e controlli rilascia agli interessati una ricevuta di produzione per la quantità di prodotto finito denunciata fino alla concorrenza del quantitativo massimo assegnato a ciascuna azienda.
L’azione di verifica circa l’effettiva corrispondenza delle produzioni di radicchio, quantificate mediante ricevuta, rispetto alle previsioni espresse, anche in termini qualitativi, dal presente disciplinare, rientra tra le obbligazioni, poste a carico del Consorzio di tutela. Con successivo decreto del Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali viene regolamentata la materia inerente ai procedimenti amministrativi dei controlli e la relativa modulistica.

Articolo 10.
Designazione e presentazione
Per l’ammissione al consumo il radicchio che si fregia della I.G.P. “Radicchio variegato di Castelfranco” deve essere confezionato:
in contenitori di legno, plastica o cartone di dimensione di base di cm 30×50 e per una capienza massima pari a 5 kg di prodotto;
in contenitori di legno, plastica, cartone o altri materiali purché, non eccedenti nel peso i 2 kg di prodotto.
Su ciascun contenitore deve essere apposta una copertura sigillante tale da impedire che il contenuto possa venire estratto senza la rottura del sigillo.
Sui contenitori stessi devono essere indicati in caratteri di stampa delle medesime dimensioni le diciture “Radicchio di Castelfranco” accompagnato dalla specificazione “variegato”. Sui medesimi contenitori devono essere altresì riportati gli elementi atti ad individuare:
nome o ragione sociale ed indirizzo o sede del produttore singolo e/o associato e/o del confezionatore, peso netto all’origine, nonché eventuali indicazioni complementari ed accessorie non aventi carattere laudativo e non idonee a trarre in inganno il consumatore sulla natura e le caratteristiche del prodotto.
Per gli ulteriori, eventuali adempimenti concernenti la pubblicità obbligatoria, è fatto esplicito rinvio alle norme di legge vigenti.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Radicchio Variegato di Castelfranco I.G.P. - per la foto si ringrazia

Radicchio Variegato di Castelfranco I.G.P. – per la foto si ringrazia

Radicchio Variegato di Castelfranco I.G.P. - per la foto si ringrazia

Radicchio Variegato di Castelfranco I.G.P. – per la foto si ringrazia

Radicchio di Chioggia – I.G.P.

Zona di produzione

Riconoscimento CE: Reg. CE n 1025 del 17.10.2008 – GUCE L. 277 del 18/10/2008

La zona di produzione del «Radicchio di Chioggia», tipologia «tardivo», comprende nell’ambito delle provincie di Venezia, Padova, Rovigo, l’intero territorio dei seguenti comuni:
– provincia di Venezia: Chioggia, Cona e Cavarzere;
– provincia di Padova: Codevigo, Correzzola;
– provincia di Rovigo: Rosolina, Ariano Polesine, Taglio di Po, Porto Viro, Loreo.

Caratteristiche

Prodotto nelle tipologie “precoce” e “tardiva” questo ortaggio croccante e leggermente amarognolo è ricco di fibra, vitamine, di calcio, fosforo e magnesio, con proprietà antiossidanti e antiradicali, diuretiche e depurative. Il Radicchio di Chioggia IGP si consuma soprattutto crudo, ma riserva piacevoli sorprese al palato anche da cotto in ricette di diverso tipo.

Disciplinare di produzione – Radicchio di Chioggia IGP

Articolo 1.
Denominazione
L’Indicazione Geografica Protetta «Radicchio di Chioggia», sia nella tipologia «precoce» che in quella «tardiva», e’ riservata al radicchio che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Caratteristiche del prodotto
Il Radicchio di Chioggia e’ una pianta con lamine fogliari rotondeggianti, strettamente embricate tra loro che formano un grumolo di forma sferica; tali foglie hanno colore rosso piu’ o meno intenso con nervature centrali bianche.
Le colture destinate alla produzione della Indicazione Geografica Protetta «Radicchio di Chioggia» nelle due tipologie «precoce» e «tardiva», devono essere costituite da piante della famiglia delle Asteraceae genere Cichorium specie intybus varieta’ silvestre.
All’atto dell’immissione al consumo, il «Radicchio di Chioggia I.G.P.» deve presentare le seguenti caratteristiche:
A) Radicchio di Chioggia I.G.P. – tipologia precoce:
a) aspetto: grumolo di pezzatura medio-piccola, ben chiuso, corredato da modesta porzione di radice tagliata in maniera netta sotto il livello del colletto;
b) Colore: foglie caratterizzate da una nervatura principale di colore unicamente bianco che si dirama in molte piccole penninervie nel lembo fogliare notevolmente sviluppato di colore caratteristico dal cremisi all’amaranto
c) Sapore: foglie di sapore dolce o leggermente amarognolo e di consistenza croccante
d) Calibro: peso del grumolo da 180 a 400 grammi.
B) RAdicchio di Chioggia I.G.P. – tipologia tardivo:
a) Aspetto: grumolo di pezzatura medio-grande, molto compatto, corredato da modesta porzione di radice recisa in maniera netta sotto il livello del colletto;
b) Colore: foglie caratterizzate da una nervatura principale di colore unicamente bianco perla che si dirama in molte piccole penninervie nel lembo fogliare notevolmente sviluppato colore amaranto carico;
c) Sapore: foglie di sapore amarognolo e di consistenza
mediamente croccante;
d) Calibro: peso del grumolo da 200 a 450 grammi.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione del «Radicchio di Chioggia», tipologia «tardivo», comprende nell’ambito delle provincie di Venezia, Padova, Rovigo, l’intero territorio dei seguenti comuni:
provincia di Venezia: Chioggia, Cona e Cavarzere;
provincia di Padova: Codevigo, Correzzola;
provincia di Rovigo: Rosolina, Ariano Polesine, Taglio di Po, Porto Viro, Loreo.
Il «Radicchio di Chioggia», tipologia «precoce», viene prodotto all’interno dei comuni litoranei di Chioggia (Venezia) e Rosolina (Rovigo) dove le particolari condizioni pedoclimatiche consentono di esaltare le peculiari caratteristiche della tipologia precoce.

Articolo 4.
Elementi che comprovano l’origine
Sul quaderno mensile dell’Istituto Federale di Credito per il Risorgimento delle Venezie, del marzo 1923, si riscontra che il Radicchio era stato inserito nella rotazione agraria insieme ad altri ortaggi.
Ulteriore conferma e’ data dal «cenni di economia orticola» di Pagani-Gallimberti dove viene indicata la tecnica colturale del radicchio ottenuto negli orti lagunari. In uno studio del 1935, gli «orti sperimentali di Chioggia», si riscontrano studi sulle nuove varieta’ di ortaggi e cicorie con particolare riferimento al radicchio. Successivamente l’inserimento del radicchio nella normale rotazione agraria e’ documentato dall’«Orticoltura litoranea e lagunare nella zona di Chioggia».
La maggiore disponibilita’ di materiale da riproduzione e la scelta massale nei periodi piu’ idonei, nonche’ l’anticipazione delle semine di due/tre giorni all’anno (con seme proveniente dalla produzione di testa), hanno permesso di ottenere delle popolazioni sempre piu’ precoci e di migliorare la colorazione anche delle specie tardive.
L’origine del prodotto e’ oggi comprovata, dall’iscrizione dei produttori e confezionatori in apposito elenco tenuto dalla struttura di controllo di cui all’art. 7 sulla base dei numerosi adempimenti cui si sottopongono i produttori ed i confezionatori interessati nell’ambito dell’intero ciclo produttivo.
I fondamenti di tali adempimenti, che assicurano la rintracciabilita’ del prodotto in ogni fase della filiera, sono costituiti dall’applicazione dei requisiti descritti in seguito.
I produttori i cui terreni ricadono nella zona di produzione definita all’art. 3 del presente disciplinare di produzione, possono accedere alla IGP «Radicchio di Chioggia» iscrivendo, per ciascuna campagna produttiva, i terreni coltivati a «Radicchio di Chioggia» nell’elenco depositato presso la sede dell’Organismo di Controllo. In tale elenco andranno indicati gli estremi catastali dei terreni coltivati a «Radicchio di Chioggia» e per ciascuna particella catastale: la ditta proprietaria, la ditta produttrice, la localita’ la superficie coltivata a «Radicchio di Chioggia» distinta per «precoce» e per «tardivo».
I produttori e i confezionatori con i terreni iscritti all’elenco suddetto sono tenuti a dichiarare annualmente all’organismo di Controllo la quantita’ di «Radicchio di Chioggia» a IGP effettivamente prodotta e che intendono esitare sul mercato che viene quindi annotata in appositi registri.

Articolo 5.
Tecniche di produzione e raccolta
Un aspetto caratteristico della coltura e’ rappresentato dalla produzione del seme, fase tipicamente eseguita dai singoli produttori i cui terreni ricadono nella zona di produzione definita all’art. 3.
La costante attivita’ di miglioramento genetico, effettuata a partire dagli anni trenta, ha consentito la selezione e la diffusione di due tipologie di radicchio, la precoce e la tardiva, le quali, caratterizzate da un diverso periodo di maturazione, permettono di coprire il mercato per quasi l’intero arco dell’anno.
Le tecniche di produzione delle due tipologie di Radicchio di Chioggia si differenziano per alcuni aspetti caratteristici.
Per entrambe le tipologie, l’intervento di raccolta si pratica recidendo la radice sotto l’inserzione delle foglie basali del grumolo, in genere 2-3 centimetri appena sotto la superficie del terreno, quando le foglie si sono embricate in modo da formare un grumolo piu’ o meno compatto a seconda della tipologia.
Subito dopo la raccolta le piante possono essere toelettate direttamente in campo asportando le foglie piu’ esterne di colore verde o anche rosso non uniforme, le quali, in ogni caso, non vanno a costituire la parte commerciabile. In altri casi invece, le piante intere, possono essere trasferite al centro aziendale purche’ situato nell’intero areale definito all’art. 3, dove si provvede alla toelettatura.
Ancora oggi nei campi, la toelettatura viene effettuata quasi sempre con coltellini tradizionali ricurvi, detti «roncole».

Articolo 6.
Legame con l’ambiente geografico
La zona di produzione e’ caratterizzata da terreni argillosi e sciolti. Le precipitazioni medie annue si collocano attorno ai 700 mm con punte massime di 1000 e minime di 430 mm. Il clima e’ fortemente influenzato dalla vicinanza del mare, che consente una ridotta escursione termica giornaliera, e raramente, durante l’anno, la temperatura massima supera 31-32°C e la minima scende sotto 0° gradi.
La presenza di brezze e venti dominanti, in particolare la «bora», contribuisce a rimescolare i bassi strati dell’atmosfera e quindi ad evitare ristagni di umidita’ che influirebbero negativamente sullo stato fitosanitario della coltura.
Tale clima e’ particolarmente adatto al radicchio tardivo che si e’ diffuso in tutta la zona prevista nell’art. 3; esso infatti favorisce la coltivazione di questa tipologia sulla quale temperature troppo elevate non permetterebbero la chiusura del cespo e indurrebbero una fioritura precoce.
La coltivazione della tipologia precoce e’ possibile solo nei comuni litoranei di Chioggia e Rosolina, grazie alle particolari caratteristiche pedoclimatiche: terreno particolarmente sabbioso, maggiore vicinanza al mare che determina una differenza di temperatura media di qualche grado superiore rispetto all’entroterra, maggiore ventilazione, costanza di disponibilita’ idrica grazie ad una falda freatica molto superficiale di acqua dolce, che storicamente veniva prelevata scavando le tipiche «buse».
Tale tipologia viene ottenuta mediante l’utilizzazione di una tecnica di produzione definita attraverso una sperimentazione ventennale, la quale ha consentito di ampliare il tradizionale periodo di coltivazione autunno-vernino, tipico della coltura tardiva.
La tecnica della produzione precoce si basa sull’impiego di specifiche selezioni di seme ottenuto sull’intero territorio delimitato all’art. 3, di apprestamenti protettivi di varia cubatura e sulla rigorosa programmazione del ciclo di coltivazione.
Studi dimostrano che e’ fondamentale, per il radicchio di Chioggia, impedire il verificarsi di stress di varia natura ascrivibili prevalentemente alle forti escursioni termiche e/o a drastiche variazioni del contenuto di umidita’ del terreno.
La tessitura sabbiosa della fascia litoranea ricadente nei Comuni di Chioggia e Rosolina, unitamente alle peculiari caratteristiche climatiche di questi areali, sono risultati ottimali per garantire la condizione ideale per la produzione di questo prodotto. In tali situazioni, infatti, non si evidenziano stress tali da pregiudicare la qualita’ dello stesso.
Studi effettuati dimostrano che in qualsiasi altro ambiente, si sono rilevate gravi perdite di produzione riconducibili a percentuali di prefioritura che hanno talora raggiunto livelli superiori al 50-60%, associate ad una drastica riduzione di colorazione del cespo che perde le caratteristiche dell’ideotipo.

Articolo 7.
Riferimenti relativi alle strutture di controllo Il controllo per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione e’ svolto da una struttura di controllo conformemente a quanto stabilito dall’art. 10 del regolamento (CEE) n. 2081/92.

Articolo 8.
Modalita’ di confezionamento ed etichettatura
Il trasferimento del prodotto, verificato conforme, ai locali di confezionamento o per la movimentazione commercializzazione dei contenitori predisposti per la vendita unitaria al dettaglio, puo’ avvenire utilizzando imballaggi di legno, plastica, cartone o altro materiale idoneo, avente dimensioni di base consentite dalle vigenti normative in materia.
Per l’immissione al consumo i radicchi che si fregiano della denominazione «Radicchio di Chioggia» devono essere confezionati in modo che l’apertura dell’involucro determini la rottura dei sigilli, usando le seguenti disposizioni:
a) i contenitori dovranno osservare le dimensioni esterne di base di cm 30\times 50, 30\times 40 o 40\times 60 ed essere di legno, plastica, polistirolo, cartone o di altri materiali per alimenti per una capienza compresa tra 1 e 5 kg. di prodotto disposto in un solo strato.
b) le confezioni inferiori a 1 Kg dovranno utilizzare contenitori di legno, plastica, polistirolo o cartone.
Il contenuto di ciascun imballaggio deve essere omogeneo ed includere soltanto radicchi dello stesso tipo, categoria e calibro.
La parte visibile dell’imballaggio deve essere rappresentativa dell’insieme.
Il confezionamento deve essere tale da assicurare al prodotto una sufficiente protezione.
Gli imballaggi devono essere privi di qualsiasi corpo estraneo.
Sui contenitori deve essere apposta l’etichetta con il logo indicante, in caratteri di stampa delle medesime dimensioni, le diciture «Radicchio di Chioggia I.G.P.», con specifico riferimento alla tipologia precoce o tardivo confezionata.
Tale logo e’ formato da uno scudo accartocciato con fondo bianco, bordatura gialla, fianco marrone e profilo nero, contenente il leone di colore rosso di epoca medioevale recante l’iscrizione cerchiata in caratteri maiuscoli di colore rosso «Radicchio di Chioggia I.G.P.».
Tipo di carattere: «Garamond».
Campo dimensione carattere: massimo «50» minimo «10»;
Campo diametro della cerchiatura: massimo «15» minimo «3»;
Colore logo:
Rosso = Magenta 95% – Yellow 80%
Giallo = Magenta 7% – Yellow 85%
Marrone = Cyan 12% – Magenta 60% – Yellow 95%
Nero = black 100%
(legenda: Cyan = Ciano Magenta = Magenta Yellow = Giallo Black = Nero).
Il logo «Radicchio di Chioggia I.G.P.», gia’ apposto sui contenitori, non potra’ essere riutilizzato.
Sui medesimi contenitori devono essere altresi’ riportati gli elementi atti ad individuare:
nome o ragione sociale ed indirizzo o sede del produttore singolo o associato e del confezionatore;
peso netto all’origine e la categoria;
nonche’ eventuali indicazioni complementari ed accessorie non aventi carattere laudativo e non idonee a trarre in inganno il consumatore sulla natura e sulle caratteristiche del prodotto.

Fonte: Agraria.org

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Radicchio di Chioggia I.G.P. - per la foto si ringrazia

Radicchio di Chioggia I.G.P. – per la foto si ringrazia

Radicchio di Chioggia I.G.P. - per la foto si ringrazia

Radicchio di Chioggia I.G.P. – per la foto si ringrazia

Marrone del Monfenera – I.G.P.

Zona di produzione e cenni storici

Comprende i territori dei seguenti comuni della provincia di Treviso: Borso del Grappa, Crespano del Grappa, Paderno del Grappa, Possagno, Cavaso del Tomba, Pederobba, San Zenone degli Ezzelini, Fonte, Asolo, Maser, Castelcucco, Monfumo, Cornuda, Montebelluna, Caerano di San Marco, Crocetta del Montello, Volpago del Montello, Giavera del Montello, Nervesa della Battaglia.
La coltivazione del castagno è sempre stata un’attività di rilevante importanza sotto l’aspetto energetico, alimentare e per la costruzione di manufatti utili all’attività agricola (pali, botti, travature, ecc.).
La coltivazione dei marroni del Monfenera risale al periodo medievale, documentata da un atto del 1351 che ne regolava la raccolta tra i capifamiglia. Gran parte del prodotto veniva trasportato al mercato di Treviso e, lungo il Sile, a Venezia.
Nel corso dei secoli si sono verificati dei periodi di abbandono dei castagneti alternati a fasi di assiduo utilizzo del bosco come risorsa per il rifornimento di legna da ardere, per la produzione di frutti per l’alimentazione umana e animale e per ricavare legno per usi industriali. Una maggior attenzione alla castanicoltura si ha nella prima metà dell’800 sotto l’Impero Asburgico, quando vengono messi in evidenza, attraverso gli Atti del catasto, la qualità e la classe delle castagne, a seconda dell’ubicazione dei castagneti.
Dal 1980 circa la coltura del castagno risulta in ripresa su tutto il territorio della Pedemontana del Grappa e del Montello, grazie soprattutto alla realizzazione di numerose manifestazioni, tra le quali va ricordata la Mostra Mercato dei Marroni del Monfenera inaugurata nel 1970. Queste manifestazioni hanno l’obiettivo di promuovere la coltura del castagno, per il miglioramento dell’ambiente e dei boschi, e di valorizzare i frutti e i numerosi prodotti derivati.

Caratteristiche

Il sapore molto dolce della polpa, la struttura omogenea e compatta del frutto e la sua consistenza pastoso farinosa rendono unici i “Marroni del Monfenera”. Le loro proprietà, strettamente legate alle caratteristiche pedoclimatiche della zona di coltivazione, derivano dalla composizione chimica media dei Marroni, in cui si evidenzia una maggiore quantità di carboidrati, di lipidi e di potassio, e una minore presenza di sodio.

Fonte: Agraria.org

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Marroni del Monfenera I.G.P. - per la foto si ringrazia

Marroni del Monfenera I.G.P. – per la foto si ringrazia

Marroni di Monfenera I.G.P. - per la foto si ringrazia

Marroni di Monfenera I.G.P. – per la foto si ringrazia

Insalata di Lusia – I.G.P.

Zona di produzione

Provincia di Rovigo: Comuni di Lusia, Badia Polesine, Lendinara, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Villanova del Ghebbo;
provincia di Padova: Comuni di Barbona, Vescovana e Sant’Urbano.

Caratteristiche

Si presenta nelle due varietà: Capitata o Cappuccia e Crispa o Gentile.
Capitata o Cappuccia:
– foglia compatta e ondulata con margine intero di un colore verde medio brillante soggetto a sensibili variazioni in relazione all’andamen­to climatico;
– peso medio del cespo variabile dai 200 ai 450 gr.
Crispa o Gentile:
– foglia bollosa con margine frasta­gliato, di colore verde chiaro bril­lante soggetto a sensibili variazioni in relazione all’andamento climati­co;
– peso medio del cespo variabile dai 150 ai 450 gr.

Disciplinare di produzione – Insalata di Lusia IGP

Articolo 1.
Denominazione del prodotto
L’indicazione geografica protetta “I.G.P. Insalata di Lusia” è riservata esclusivamente all’insalata Lactuca Sativa, nelle due varietà Cappuccia e Gentile che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Caratteristiche del prodotto
Le colture destinate alla produzione dell’Indicazione Geografica Protetta “I.G.P. Insalata di Lusia”, nelle due varietà Cappuccia e Gentile, devono essere costituite da piante della famiglia delle Asteracee, genere Lactuca, specie Sativa, varietà Capitata (denominata Cappuccia) e Crispa (denominata Gentile) I.G.P. Insalata di Lusia:
Fusto: molto corto, da 2 a 6 cm, e molto carnoso; su di lui s’inseriscono le foglie di numero, forma, dimensione e colore variabile in funzione dell’andamento climatico;
Gusto: fresco e croccante;
Carattere essenziale: morbidezza, dovuta all’assenza di fibrosità, accompagnata dalla turgidità anche dopo 10 -12 ore dalla raccolta, assenza di fenomeni di lignificazione;
Pianta: il prodotto in serra presenta una struttura più contenuta con grumo leggermente più aperto rispetto alla coltura in pieno campo.
A) Cultivar Cappuccia
Foglia: compatta e ondulata presenta il margine intero di un colore verde medio brillante che può essere soggetto a sensibili variazioni in relazione all’andamento climatico.
Peso medio del cespo: 200/450 grammi;
B) Cultivar Gentile
Foglia: bollosa con margine frastagliato, di colore verde chiaro brillante che può essere soggetto a sensibili variazioni in relazione all’andamento climatico.
Peso medio del cespo: 150/450 gr.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione comprende parte del territorio delle province di Rovigo e Padova vocata per l’ottenimento dell’insalata ed è circoscritta ai seguenti comuni:
– Provincia di Rovigo: Lusia, Badia Polesine, Lendinara, Costa di Rovigo, Fratta Polesine, Villanova del Ghebbo e Rovigo;
– Provincia di Padova: Barbona, Vescovana e Sant’Urbano.
In allegato (n° 1) copia della cartina geografica con evidenziata la zona di produzione.

Articolo 4.
Elementi che comprovano l’origine
L’orticoltura a Lusia è iniziata nei primi anni del 1900, come attività che produceva ortaggi per consumo familiare, anche in ragione delle caratteristiche dei terreni più adatti ai prodotti orticoli che alle colture a seminativo.
Una lettera di un produttore dell’epoca ad un’autorità ecclesiastica descrive le condizioni dei terreni negli anni 30, degli orticoltori, e della loro difficoltà nel trattare con i commercianti.
Inoltre alcuni quaderni manoscritti da produttori della zona nel 1930, menzionano l’insalata che in quel periodo era usata come termine per indicare in modo generico sia le lattughe sia le indivie.
Ma già nel 1933 in quei quaderni compariva la dicitura “Latuga” o “salata” che a quell’epoca come accade ancora tra alcuni produttori d’oggi era intesa come Lattuga Cappuccia.
La prima documentazione statistica risale agli anni 50 e coincide con la fondazione della Centrale Ortofrutticola di Lusia.
Nei dati statistici del 1956, le insalate compaiono come secondo prodotto (in termini quantitativi) transitato per la struttura, seconda solo alla patata.
Negli anni 60 poi, alcuni commercianti di Lusia, che frequentavano il mercato di Verona, notarono la Lattuga Gentile che fu presto introdotta nella maggioranza delle aziende locali; nelle quali, grazie alle favorevoli condizioni pedoclimatiche, vennero ottenuti ottimi risultati quali-quantitativi tanto da indurre i produttori ad iniziare una selezione genetica per migliorare le cultivar e le caratteristiche organolettiche di questa insalata.
L’origine del prodotto è comprovata oggi dalla notorietà “provenienza Lusia”, indicazione con la quale il prodotto è conosciuto anche nei mercati diversi da quello di origine.
L’origine è inoltre garantita dall’iscrizione dei produttori e dei confezionatori in apposito elenco tenuto dalla struttura di controllo di cui all’articolo 7 i quali devono assicurare la rintracciabilità del prodotto in ogni fase della filiera attraverso:
– nome o ragione sociale ed indirizzo o sede del produttore singolo o associato;
– l’iscrizione, per ciascuna campagna produttiva, dei terreni coltivati a “insalata di Lusia” nell’elenco depositato presso la sede dell’Organismo di Controllo;
– l’indicazione degli estremi catastali dei terreni coltivati ad “Insalata di Lusia” e, per ciascuna particella catastale, la ditta proprietaria, la ditta produttrice, la località, la superficie coltivata a “insalata di Lusia” distinta per cultivar Cappuccia e cultivar Gentile.

Articolo 5.
Tecniche di produzione e raccolta
ESIGENZE DI TERRENO E CLIMA:
L’insalata di Lusia deve essere coltivata in terreni con substrato sciolto o franco, caratterizzato da una tessitura piuttosto grossolana che lo rende particolarmente permeabile, e con disponibilità di acqua per l’irrigazione.
Pertanto il terreno deve essere costituito da una percentuale di sabbia non inferiore al 30% e da una quantità di argilla non superiore al 20%.
PREPARAZIONE DEL TERRENO:
Per la preparazione del terreno è obbligatorio effettuare una aratura, per l’interramento sia dei residui colturali della coltura precedente, sia dei concimi usati per la concimazione di fondo, alla profondità di 35 – 40 cm.
Successivamente si eseguirà una estirpatura seguita da una fresatura combinata con rullatura per affinare e livellare il terreno creando le migliori condizioni per l’attecchimento delle piantine poste a dimora.
AVVICENDAMENTO:
Viste le caratteristiche fisico-agronomiche del suolo di Lusia (buona percorribilità e lavorabilità, buona accettazione delle piogge e capacità di ritenzione idrica bassa) nonè obbligatorio alcun tipo di avvicendamento.
TRAPIANTO TIPO E SESTO D’IMPIANTO:
Tale operazione si effettua utilizzando piantine con 3 – 5 foglie vere dotate di pane di terra e poste in contenitore alveolare.
Si adotta il seguente sesto d’impianto:
TRA LE FILE SULLA FILA
da 30 – 35 cm. da 30 – 35 cm.
La produzione dell’insalata di Lusia può avvenire sia in pieno campo, sia in coltura protetta.
FERTILIZZAZIONE
Le analisi del terreno devono essere eseguite ogni cinque anni.
Per azoto, fosforo e potassio la quantità delle unità fertilizzanti da apportare per singolo ciclo colturale va decisa in funzione dell’analisi del terreno e non può comunque superare le seguenti unità per ettaro:
Þ AZOTO = 150
Þ FOSFORO = 100
Þ POTASSIO = 200
Risulta indispensabile la stesura di un piano di concimazione eseguito da un tecnico agrario, conservato in azienda e depositato in copia presso l’ente di certificazione.
E’ obbligatorio apportare sostanza organica, sotto forma di letame di bovino maturo o composti organici confezionati, per evitarne il depauperamento. Tali apporti per ciclo di coltivazione riferiti ad ettaro di superficie sono pari a 13 tonnellate di letame bovino maturo (azoto 50 u/ha; fosforo 20 u/ha; potassio 80 u/ha) o in alternativa massimo 2,0 tonnellate di composti organici confezionati (con contenuti in azoto compresi tra il 2% e il 3,5%).
Vista la permeabilità dei terreni, l’apporto di concimi chimici azotati deve essere frazionato in almeno due interventi di cui quello in pre trapianto non deve superare il 40% della quantità massima da distribuire mentre l’ultimo deve essere effettuato non oltre i 15 giorni seguenti il trapianto.
IRRIGAZIONE
Si dovrà intervenire, adottando volumi d’acqua ridotti e costanti, una o due volte al giorno dopo la messa a dimora delle piantine e fino al superamento della crisi di trapianto, la cui durata varia in relazione all’epoca di coltivazione e comunque non oltre i 15 giorni dal trapianto stesso. Successivamente si dovranno evitare gli apporti idrici (fatto salvo per periodi eccezionali di siccità) in quanto la presenza di una falda freatica alta tipica della zona, consente alla coltura di sopperire alle normali esigenze idriche. Inoltre, l’intervento irriguo eseguito dopo la crisi di trapianto, oltre ad essere inutile, risulta dannoso in quanto favorisce lo sviluppo di marciumi.
Circa il metodo di irrigazione, in alternativa al tipo localizzato a goccia, è preferibile ricorrere all’aspersione a bassa portata che evita il compattamento del terreno. In serra i metodi irrigui consigliati sono quelli localizzati: a goccia e/o manichetta.
DIFESA FITOSANITARIA E CONTROLLO DELLE INFESTANTI
E’ richiesta una corretta applicazione delle pratiche colturali quali la concimazione, l’irrigazione, la scelta del materiale vivaistico al fine di consentire una riduzione degli attacchi parassitari.
Þ si dovranno utilizzare prodotti ammessi dalle vigenti normative e che a parità di principio attivo abbiano la tossicità più bassa;
Þ i trattamenti dovranno essere eseguiti con attrezzature in buona efficienza e, in ogni caso, tarati almeno una volta ogni 5 anni;
Þ il contenimento delle malerbe può essere effettuato con prodotti chimici (diserbanti) e/o tecniche agronomiche (pacciamatura, false semine).
PRODUZIONE E RACCOLTA
La produzione unitaria massima per ettaro e per ciclo produttivo è di:
– Cultivar Cappuccina ton. 45.
– Cultivar Gentile ton. 45.
Le operazioni di raccolta devono avere inizio quando i cespi raggiungono un peso non inferiore a 150 gr/ciascuno per la cultivar gentile e 200 gr/ciascuno per la cultivar cappuccia; il periodo intercorrente fra raccolta e conferimento non deve essere superiore alle 6 ore, mentre per chi ha una cella frigorifera l’intervallo tra la raccolta e la commercializzazione può essere di 12 ore. Dopo la toelettatura ed il lavaggio effettuato in azienda, i cespi vanno confezionati e conservati in ambienti freschi.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente geografico
La zona di produzione è caratterizzata da terreni sciolti e di medio impasto, con tessitura grossolana, tipica della zona arginale del fiume Adige, che consentono una lavorazione ottimale con qualsiasi condizione climatica, garantendo una buona permeabilità che favorisce lo sgrondo dell’acqua piovana.
La falda superficiale di Lusia si trova a un metro di profondità ed è mantenuta costante grazie ad un sistema di canali artificiali. Ne deriva una disponibilità di acqua per tutto l’anno che permette di ottenere in tutte le stagioni una insalata con delle caratteristiche che la rendono tipica della zona di produzione.
L’insieme di questi fattori consente di diminuire gli interventi irrigui e di conseguenza la diffusione di marciumi, lasciando intatto il gusto fresco e la croccantezza tipiche della“insalata di Lusia”, che la contraddistingue da insalate prodotte in altri areali.
Tale distinguo è evidenziato dalla dicitura “provenienza Lusia” sul prodotto collocato in mercati diversi da quello di origine.
La disponibilità di acqua garantita dal fiume Adige, l’altezza della falda freatica e la tessitura del terreno, consentono la coltivazione dell’insalata anche nei periodi estivi (Luglio – Agosto), con ottimi risultati arantendone la presenza sul mercato per 10 – 11 mesi all’anno.
Inoltre nel corso di un cinquantennio di coltivazione delle insalate, si sono affinate le tecniche produttive, trovando i giusti equilibri tra fattori climatici ed agronomici.
In allegato (n° 2) copia dell’estratto dalla pubblicazione “Cartografia dei suoli e indagini agronomiche in provincia di Rovigo”.

Articolo 7.
Riferimenti relativi alle strutture di controllo
Il controllo per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzioneè svolto da una struttura di controllo conformemente a quanto stabilito dall’art. 10 del regolamento (CEE) n. 208/92.

Articolo 8.
Modalità di confezionamento ed etichettatura
Per l’immissione al consumo l’insalata di Lusia che si fregia dell’I.G.P. INSALATA DI LUSIA deve essere confezionata in monostrato utilizzando contenitori di plastica, legno, cartone, polistirolo e altri materiali per alimenti con le seguenti dimensioni esterne di base espresse in centimetri:
– 40 x 60 contenenti massimo 12 pezzi per la varietà cappuccia e 18 pezzi per la varietà gentile;
– 30 x 50 contenenti massimo 6 pezzi per la varietà cappuccia e 10 pezzi per la varietà gentile.
Comunque sarà ammesso l’utilizzo di contenitori per alimenti di diverse dimensioni e materiali in relazione alle esigenze di mercato.
Il contenuto di ciascun imballaggio deve essere omogeneo ed includere soltanto insalata della stessa varietà, della stessa origine, tipo, categoria e calibro. La parte visibile dell’imballaggio deve essere rappresentativa dell’insieme.
Gli imballaggi devono essere privi di qualsiasi corpo estraneo.
Sui contenitori deve essere apposta l’etichetta con il logo indicante in caratteri di stampa delle medesime dimensioni e le diciture “I.G.P. INSALATA DI LUSIA” con specifico riferimento alla varietà (Gentile o Cappuccia).
Tale logo è formato dalle lettere “I”(sormontata da un punto di forma ellitica) e “L” i cui lati interni sono di forma concava a formare una cornice ellitica al centro della quale è collocata, in forma stilizzata la torre medioevale di Lusia.
Le parti esterna e superiore del logo sono delimitate da una cornice all’esterno della quale, nella parte superiore in zona centrale, è riportata la scritta “I.G.P.. Alla base del logo c’è la scritta “INSALATA di LUSIA” delimitata nella parte inferiore dalla cornice di cui sopra.
Caratteristiche logo
Tipo di carattere:
Scritta “INSALATA di LUSIA” RotisSerif Bold cp. 40,9 – Spazio crenatura – 1,55%em – fattore di scala orizzontale 90%
Scritta “I.G.P.” RotisSerif Bold cp. 40,9 – Spazio crenatura – 1,55%em – fattore di scala orizzontale 90% Pantoni del logo:
Lettere “i” e “L”, scritte “I.G.P.” e “INSALATA di LUSIA” e bordi della torre:
Pantone 348 C (rif. quadricromia) Ciano 100%, Magenta 0%, Giallo 79%, Nero 27%.
Torre e cornice:
Pantone 368 C (rif. quadricromia) Ciano 11%, Magenta 0%, Giallo 94%, Nero 0%.
Il logo “I.G.P. INSALATA DI LUSIA”, già apposto sui contenitori, non potrà essere riutilizzato.
Sui medesimi contenitori devono essere altresì riportati gli elementi atti ad individuare:
– nome o ragione sociale ed indirizzo o sede del produttore singolo o associato e del condizionatore, – la categoria,
eventuali indicazioni complementari ed accessorie non aventi carattere laudativo e non idonee a trarre in inganno il consumatore sulla natura e sulle caratteristiche del prodotto.
In ogni caso le indicazioni diverse da “I.G.P. INSALATA DI LUSIA” dovranno avere dimensioni significativamente inferiori di quelle utilizzate per “I.G.P. INSALATA DI LUSIA”.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Insalata di Lusia I.G.P. - per la foto si ringrazia

Insalata di Lusia I.G.P. – per la foto si ringrazia

Insalata di Lusia I.G.P. - per la foto si ringrazia

Insalata di Lusia I.G.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine d'oliva Garda – D.O.P.

Disciplinare di produzione – Garda DOP

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata da una delle seguenti menzioni geografiche aggiuntive: “Bresciano”, “Orientale”, “Trentino”, è riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varieta’ di olivo
1. La denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bresciano”, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti, da sole o congiuntamente negli oliveti: Casaliva, Frantoio e Leccino per almeno il 55%. Possono, altresì, concorrere altre varietà presenti negli oliveti in misura non superiore al 45%.
2. La denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Orientale” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalla varietà di olivo Casaliva o Drizzar presente negli oliveti per almeno il 50%. Possono, altresì, concorrere le seguenti varietà: Lezzo, Favarol, Rossanel, Razza, Fort, Morcai, Trepp, Pendolino, presenti negli oliveti, da sole o congiuntamente, in misura non superiore al 50%.
3. La denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Trentino” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti da sole o congiuntamente, negli oliveti: Casaliva, Frantoio, Pendolino e Leccino per almeno l’80%. Possono, altresì, concorrere altre varietà presenti negli oliveti in misura non superiore al 20%.

Articolo 3.
Zona di produzione
1. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 comprende i territori olivati atti a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione situati nel territorio amministrativo delle provincie di Brescia, Verona, Mantova e Trento.
2. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bresciano” comprende, in provincia di Brescia, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Botticino, Calvagese della Riviera, Desenzano del Garda, Gardone Riviera, Gargnano, Gavardo, Limone sul Garda, Lonato, Manerba del Garda, Moniga del Garda, Muscoline, Padenghe sul Garda, Paitone, Polpenazze del Garda, Pozzolengo, Puegnago del Garda, Roè Volciano, Salò, San Felice del Benaco; Serle, Sirmione, Soiano del Lago, Tignale, Toscolano Maderno, Tremosine, Villanuova sul Clisi, Vobarno. Tale zona riportata in apposita cartografia, è delimitata dai confini amministrativi dei comuni sopracitati.
3. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Orientale” comprende, nelle provincie di Verona e Mantova, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni:
– in provincia di Verona: Affi, Bardolino; Brenzone; Bussolengo, Caprino Veronese, Castelnuovo del Garda, Cavaion Veronese, Costermano, Garda, Lazise, Malcesine, Pastrengo, Peschiera del Garda, Rivoli Veronese, San Zeno di Montagna, Sommacampagna, Sona, Torri del Benaco, Valeggio sul Mincio;
– in provincia di Mantova: Castiglione delle Stiviere, Cavriana, Monzambano, Ponti sul Mincio, Solferino, Volta Mantovana. La zona predetta, riportata in apposita cartografia, è delimitata dai confini amministrativi dei comuni sopracitati.
4. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Trentino” comprende, in provincia di Trento, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Arco, Calavino, Cavedine, Drena, Dro, Lasino, Nago-Torbole, Padergnone, Riva del Garda, Tenno, Vezzano. Tale zona, riportata in apposita cartografia, è delimitata dai confini amministrativi dei comuni sopracitati, ad esclusione del comuni di Lasino, Padergnone e Vezzano, i cui territori interessati riguardano esclusivamente le parti rivierasche in località S.Massenza, Sarche e Toblino limitrofe al lago di Toblino-S.Massenza.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
1. Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative.
2. I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli tradizionalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e degli oli destinati alla denominazione di origine controllata di cui all’art. 1.
3. Sono pertanto idonei gli oliveti collinari e pedo collinari dell’anfiteatro morenico del Garda, i cui terreni morenici di natura prevalentemente sabbiosa siano senza ristagni d’acqua e perfettamente sgrondi con presenza di calcare.
4. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bresciano” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 2 dell’art. 3.
5. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Orientale” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 3 dell’art.3.
6. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Trentino” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 4 dell’art.3.
7. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art.1 deve essere effettuata entro il 15 gennaio di ogni anno.
8. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art.1 non può superare i kg. 5000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 22%.
9. Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata sui limiti predetti attraverso accurata cernita purché la produzione globale non superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
10. La denuncia di produzione delle olive deve essere presentata secondo le procedure previste dal D.M. 4 novembre 1993, n.573, in un’unica soluzione.
11. Alla presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle Associazioni dei produttori olivicoli ai sensi dell’art. 5, punto 2 lettera a) della legge 5 febbraio 1992, n. 169, comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
1. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Bresciano” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 2 dell’art.3.
2. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Orientale” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 3 dell’art.3.
3. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Trentino” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 4 dell’art.3.
4. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art. 1 deve avvenire direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici.
5. Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.
6. Le operazioni di oleificazione devono avvenire entro cinque giorni dalla raccolta delle olive.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Bresciano” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: dal verde al giallo;
odore: di fruttato medio o leggero;
sapore: fruttato con leggera sensazione di amaro e piccante;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panel test:>=7,00
numero perossidi: <= 12 Meq02/kg;
acido oleico:>=74%
All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Orientale” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: verde da intenso a marcato, con modeste variazioni della componente del giallo;
odore: fruttato leggero
sapore: fruttato con sensazione di mandorla dolce;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panel test:>=7,00
numero perossidi :<= 14 Meq02/kg;
acido oleico: >=74%
All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Trentino” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: verde con riflessi dorati;
odore: di fruttato leggero con sensazione erbacea;
sapore: sapido, delicatamente fruttato;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panel test:>= 7,00
numero perossidi: <= 14 Meq02/kg.
Altri parametri non espressamente citati devono essere conformi alla attuale normativa U.E.
In ogni campagna olearia il consorzio di tutela individua e conserva in condizioni ideali un congruo numero di campioni rappresentativi degli oli di cui all’art. 1 da utilizzare come standard di riferimento per l’esecuzione dell’esame organolettico.
E’ facoltà del Ministro per le risorse agricole, alimentari e forestali di modificare con proprio decreto i limiti analitici sopra riportati su richiesta del consorzio di tutela.
La designazione degli oli alla fase di confezionamento deve essere effettuata solo a seguito dell’espletamento della procedura prevista dal D.M. 4 novembre 1993, n. 573, in ordine agli esami chimico-fisici ed organolettici.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
1. Alla denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: “fine”, “scelto”, “selezionato”, “superiore”.
2. E’ consentito l’uso veritiero di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non abbiano significato laudativo o non siano tali da trarre in inganno il consumatore.
3. L’uso di nomi di aziende, tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situate nell’area di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda e se l’oleificazione e il confezionamento sono avvenuti nell’azienda medesima.
4. Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 devono avvenire nell’ambito della zona geografica delimitata al punto 1 dell’art. 3.
5. Le menzioni geografiche aggiuntive, autorizzate all’art. 1 del presente disciplinare, devono essere riportate in etichetta con dimensione non inferiore alla metà e non superiore rispetto a quella dei caratteri con cui viene indicata la denominazione di origine controllata “Garda”.
6. L’uso di altre indicazioni geografiche consentite ai sensi dell’art.1, punto 2, del D.M. 4 novembre 1993, n.573, riferite a comuni, frazioni, tenute, fattorie, da cui l’olio effettivamente deriva deve essere riportato in caratteri non superiori alla metà di quelli utilizzati per la designazione della denominazione di origine controllata di cui all’art.1.
7. Il nome della denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa: La designazione deve altresì rispettare le norme di etichettatura previste dalla vigente legislazione.
8. L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnato dalla menzione geografica aggiuntiva “Bresciano”, deve essere immesso al consumo in recipienti in vetro di capacità non superiore a litri 5.
9. L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Orientale” deve essere immesso al consumo in recipienti in vetro di capacità non superiore a litri 1.
10. L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “trentino” deve essere immesso al consumo in recipienti in vetro di capacità non superiore a litri 1.
11. E’ obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Olio extravergine d'oliva Garda D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Garda D.O.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine d'oliva D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva D.O.P. – per la foto si ringrazia

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