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Archive for the ‘Prodotti agricoli e derivati’ Category

Mela della Val di Non – D.O.P.

Zona di produzione

Riconoscimento denominazione: Reg. CE n. 1665/03 (GUCE L. 235 del 23.09.03)
Regione: Trentino-Alto Adige (provincia di Trento).

La zona di produzione della D.O.P. “mela Val di Non”, corrispondente al bacino idrografico del Torrente Noce ricadente nella Val di Sole e Val di Non, altrimenti chiamate Valli del Noce o Anaunia, è situata nella Provincia Autonoma di Trento.

Le mele DOP Val di Non sono prodotte solo in un’area limitata, situata a nord-ovest della provincia di Trento, collocata ad un’altitudine compresa tra 450 e 900 m. e caratterizzata da condizioni climatiche e pedologiche che la rendono da sempre una delle zone più vocate al Mondo per la produzione di mele. E’ anche per questo che in Val di Non la tradizione della coltivazione del melo è documentata da oltre 2.000 anni.

Caratteristiche

Il marchio DOP Mela Val di Non è riservato esclusivamente a mele delle varietà Golden delicious, Red delicious, Renetta del Canada prodotte in Val di Non e che:
– siano di categoria 1A ed Extra;
– superino i valori di croccantezza e di tenore in zuccheri ed acidi naturali stabiliti dal Disciplinare di Produzione approvato dalla C.E.

Mela Val di Non D.O.P. - per la foto si ringrazia

Mela Val di Non D.O.P. – per la foto si ringrazia

Disciplinare di produzione – Mela Val di Non DOP

Articolo 1.
Nome del prodotto
La Denominazione di Origine Protetta “mela Val di Non” è riservata alle mele che rispondono alle condizioni e ai requisiti definiti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
2.1. Le varietà – Le mele denominate “mela Val di Non” D.O.P. vengono prodotte utilizzando esclusivamente le seguenti varietà: Golden Delicious, Renetta Canada, Red Delicious.
2.2. Caratteristiche del prodotto
2.2.1 Aspetto esterno – All’atto dell’immissione al consumo i frutti devono essere interi, di aspetto fresco e sano, puliti, privi di sostanze ed odori estranei.
I frutti dovranno essere di forma:
– tronco-conica oblunga per Golden Delicious e Red Delicious;
– tronco-conica o appiattita per Renetta Canada.
La colorazione tipica dei frutti è:
dal verde al giallo, a volte con faccetta rosata, per Golden Delicious;
giallo-verdastra con buccia rugosa per Renetta Canada;
rossa su fondo verde/giallo per Red Delicious.
2.2.2. Caratteristiche chimiche – Il tenore zuccherino dei frutti, entro due mesi dalla raccolta, deve rispondere ai seguenti valori minimi per le rispettive varietà:
12 °Brix per Golden Delicious;
9 °Brix per Renetta Canada;
9 °Brix per Red Delicious.
Relativamente all’acidità i valori minimi, entro due mesi dalla raccolta, vengono indicati rispettivamente in:
5 meq NaOH/100 g per Golden Delicious;
8 meq NaOH/100 g per Renetta Canada;
3,5 meq NaOH/100 g per Red Delicious.
Inoltre, entro due mesi dalla raccolta, i frutti di Golden Delicious devono presentare un valore minimo di Indice di Thiault << Zuccheri totali (g/l) + Acidità (g/l di acido malico) x
10 >> pari a 170.
2.2.3. Caratteristiche fisiche – I valori di durezza espressi in kg/cm2, entro due mesi dalla raccolta, non devono scendere al di sotto di:
5 per Golden Delicious;
5 per Renetta Canada;
5,5 per Red Delicious.
2.2.4. Calibro e categoria – La DOP “mela Val di Non” è riservata alle mele appartenenti alle categorie commerciali Extra e I^. Le caratteristiche minime di calibro sono indicate in 65 mm. I requisiti qualitativi minimi richiesti relativi alle diverse varietà, categorie, sono quelli stabiliti dalla normativa comunitaria, ai sensi del Reg. (CE) 920/1989 e successive modifiche.
2.2.5. Caratteristiche organolettiche – Le pregevoli caratteristiche organolettiche delle mele denominate “mela Val di Non” derivano dal giusto equilibrio dei parametri fisico-chimici sopra descritti. In particolare:
– la Golden Delicious si distingue per la croccantezza e la succosità della polpa e per il peculiare sapore dolce-acidulo;
– la Renetta Canada assume diversa consistenza e differenti sapori a seconda dell’epoca del consumo, passando da polpa croccante e decisamente acidula fino a polpa pastosa
e dolce, mantenendo comunque forti connotati di specifica peculiarità organolettica;
– la Red Delicious è caratterizzata da una polpa più pastosa e presenta un gusto prevalentemente dolciastro.
Si riportano sinteticamente nella seguente tabella i parametri qualitativi per le mele denominate “mela Val di Non”, entro due mesi dalla raccolta.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione della D.O.P. “mela Val di Non”, corrispondente al bacino idrografico del Torrente Noce ricadente nella Val di Sole e Val di Non, altrimenti chiamate Valli del Noce o Anaunia, è situata nella Provincia Autonoma di Trento.
Tale zona, riferita alle relative Valli, come risulta dalla cartografia di riferimento, comprende l’intero territorio dei seguenti Comuni:
Andalo, Amblar, Bresimo, Brez, Cagnò, Caldes, Campodenno, Castelfondo, Cavareno, Cavedago, Cavizzana, Cis, Cles, Cloz, Commezzadura, Coredo, Croviana, Cunevo, Dambel, Denno, Dimaro, Don, Flavon, Fondo, Livo, Malè, Malosco, Mezzana, Monclassico, Nanno, Ossana, Peio, Pellizzano, Rabbi, Revò, Romallo, Romeno, Ronzone, Ruffrè, Rumo, Sanzeno, Sarnonico, Sfruz, Smarano, Spormaggiore, Sporminore, Taio, Tassullo, Terres, Terzolas, Ton, Tres, Tuenno, Vermiglio, Vervò.

Articolo 4.
Elementi che comprovano l’origine
4.1. Riferimenti storici – Gli elementi che comprovano l’origine del prodotto sono costituiti da riferimenti storici che attestano la lunga tradizione frutticola di questo territorio. Questa si fa risalire a tempi molto antichi, come dimostrato anche dalla toponomastica (Malè deriva il suo nome dal latino Maletum, cioé “posto delle mele”, così come Malosco), oltre che dalle autorevoli fonti storiche (Carta di Regola del 1564 della Villa di Dardine e Carta di Regola di Cles del 1641).
In una lettera del 1739 una nobile famiglia viene richiesta dell’invio a Vienna di un cesto di “pomi rosmarini”, già allora rinomati per l’eccellente qualità fin nella Capitale dell’Impero Asburgico.
Dall’inizio del 1800 le fonti si fanno numerose e nella seconda metà del secolo i frutticoltori acquisiscono una nutrita serie di riconoscimenti e premi per la qualità della frutta portata alle esposizioni internazionali di quell’epoca.
4.2. Riferimenti culturali – Nella zona di produzione esistono numerose testimonianze pittoriche ed artistiche anche risalenti ad epoche pre-rinascimentali, che attestano l’importanza della mela nel contesto del territorio. Nutrita anche la produzione di forme poetiche dialettali dedicate alla mela ed alla produzione frutticola della valle.
4.3. Riferimenti sociali ed economici – Gli oltre 5000 produttori di “mela Val di Non”, organizzati prevalentemente nelle strutture cooperative di conservazione, lavorazione e vendita, insieme al cospicuo indotto economico derivante dalla gestione dei trasporti, degli imballaggi, della stessa lavorazione e confezionamento, costituiscono per le valli di produzione il sostanziale fondamento economico.
4.4. Rintracciabilità: A livello di controlli per l’attestazione di provenienza della produzione D.O.P., la prova dell’origine della “mela Val di Non” dalla zona geografica di produzione delimitata è certificata dall’organismo di controllo di cui all’articolo 7 sulla base di numerosi adempimenti cui si sottopongono i produttori interessati nell’ambito dell’intero ciclo produttivo.
I principali di tali adempimenti, che assicurano la rintracciabilità del prodotto, in ogni segmento della filiera, cui si sottopongono i produttori e/o confezionatori sono i seguenti:
– iscrizione ad un apposito elenco dei produttori di “mela Val di Non”;
– tenuta del catasto di tutti i terreni sottoposti alla coltivazione di “mela Val di Non”;
– tenuta di appositi registri di produzione e condizionamento.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
5.1. Sistema di coltivazione – Le tecniche di coltivazione dei meleti atti a produrre la D.O.P. “mela Val di Non” sono riconducibili a quelle tradizionali, con l’obiettivo di mantenere il giusto equilibrio vegeto-produttivo e di conseguenza ottenere produzioni di elevata qualità.
A tal fine i sistemi di allevamento adottati sono quelli a pieno vento e a fusetto.
5.2. Gestione del terreno – Le tecniche di produzione tradizionale adottate nella zona prevedono l’inerbimento del terreno tra le file per tutta la vita produttiva dell’impianto e lo sfalcio dell’erba nei mesi primaverili-estivi. Queste pratiche rivestono particolare importanza sia per la dotazione nutrizionale del terreno, attraverso una continua restituzione naturale di elementi, sia per la sua struttura fisica e biologica, salvaguardate dal mantenimento ed arricchimento della dotazione di sostanza organica. L’apporto di elementi nutritivi sotto forma minerale viene quindi a costituire una pratica integrativa di modesta quantità.
5.3. Controllo della produzione – Il controllo del carico produttivo viene eseguito attraverso una opportuna gestione delle operazioni di potatura ed interventi di diradamento, al fine di ottenere la miglior qualità delle produzioni. La potatura deve essere eseguita manualmente ogni anno durante il periodo invernale di riposo della pianta e deve mirare a garantire il giusto rapporto tra gemme a frutto e vigoria.
5.4. L’irrigazione – L’uso di sistemi irrigui è pratica ritenuta indispensabile per l’ottenimento di produzioni di qualità, e viene eseguita da marzo ad ottobre secondo le necessità.
5.5. La raccolta – La raccolta viene effettuata esclusivamente a mano e deve effettuarsi nei mesi di agosto, settembre, ottobre e prima quindicina di novembre a seconda della maturazione fisiologica delle varietà.
5.6. Le produzioni – Le produzioni massime realizzabili non possono superare le 68 t/ha, nell’intera zona di produzione.
5.7. La conservazione – Dopo la raccolta, le mele devono essere conservate in celle frigo in atmosfera controllata o in strutture idonee a garantire la conservabilità dei frutti, purchè sotto il controllo dell’Organismo di Controllo autorizzato al fine di garantire la tracciabilità del prodotto.
5.8. Confezionamento – Le mele denominate “mela Val di Non” devono essere confezionate in imballaggi o confezioni tali da consentire la chiara identificazione del prodotto.

Articolo 6.
Elementi che comprovano il legame con l’ambiente
1. Ambiente naturale – La vocazionalità del territorio per la produzione di mele di elevato pregio organolettico-qualitativo è riconducibile alle esclusive matrici geologiche di tipo calcareodolomitico, non riscontrabili in altre aree a destinazione frutticola. Ottimali i valori della sostanza organica e dell’Azoto, buoni i contenuti degli altri macroelementi nonché degli elementi minori.
Molto favorevoli sono pure le caratteristiche climatiche di questa regione frutticola alpina, che si manifestano soprattutto negli andamenti pluviometrici e termici, tra i quali si distingue la peculiarità delle escursioni termiche autunnali, mediamente superiori ai 16 °C, passando ad esempio da minime notturne di 2-6 °C a massime di 18-22 °C, e dell’umidità relativa, che presenta in quel periodo valori indicativi del 75%.
Pochi gli eventi grandinigeni ed abbastanza rare le gelate primaverili che possano influire significativamente sulle produzioni.
Anche il territorio naturale, inserito in un contesto alpino caratterizzato da tipiche associazioni floristiche e da una peculiare fauna selvatica, come descritto da botanici e da naturalisti, testimonia l’unicum ambientale e territoriale tra coltivazione e natura.
2. Ambiente umano – Congiuntamente all’ambiente naturale il fattore “uomo”, con la sua secolare tradizione, ha contribuito in maniera determinante a caratterizzare il forte legame esistente tra la “Mela Val di Non” e l’area delimitata di produzione, così come descritto nelle notizie storiche relative alla prova dell’origine e comprovato da una consistente bibliografia di carattere storico-culturale e scientifico.
Grazie al forte radicamento della popolazione rurale nell’area di produzione considerata, con tutta la sua tradizionale esperienza, con le sue capacità culturali tramandate da generazione in generazione, con la continua ricerca e messa in atto di tradizionali e specifiche tecniche colturali, si sono determinate le condizioni affinché la coltivazione della “mela” si consolidasse nel tempo, fino ad oggi, come un patrimonio storico-tradizionale e culturale di tutto il territorio, oltre che come fondamentale risorsa economica.
Oggi, infatti, ben 15.000 persone, su un totale di 35.000, dell’area frutticola considerata sono coinvolte nella filiera produttiva della mela.
Ecco perché il ritmo della vita della popolazione dell’area è scandito dalle fasi fenologiche di produzione della mela (in particolare della fioritura e della maturazione e raccolta) e tante feste popolari, avvenimenti culturali e convegni sono legati al frutto “mela” ed all’autentico significato che la coltura riveste in un’agricoltura integrata di montagna, sia in termini di salvaguardia del territorio e dell’ambiente naturale che della tradizione culturale.
3. Connessione fattori ambientali naturali e umani. Dalla connessione dei predetti fattori del tutto eccezionali, risulta evidente che l’ambiente naturale, climatico e umano delle vallate interessate costituiscono un unicum inscindibile.
Tale connessione ha contribuito ad ottenere un prodotto “mela” del tutto peculiare, con caratteristiche organolettiche e qualitative uniche e altamente rinomato, tant’è che la mela proveniente dalla Val di Non gode ovunque di un’alta reputazione sia in termini socio-economici che commerciali, così come risulta dimostrato dalla sua partecipazione a numerose mostre e manifestazioni a livello nazionale ed internazionale, con la conquista dei relativi premi ed attestati di benemerenza.
Tutto ciò è dovuto al “totalizzante” coinvolgimento – culturale, lavorativo ed economico – degli abitanti della zona nel processo produttivo della “mela Val di Non”, che ha contribuito a determinare un forte legame del prodotto stesso con l’ambiente ed, in particolare, a sviluppare nel corso del tempo un profondo legame “sentimentale” tra le genti delle Valli interessate e questo frutto eccezionale.

Articolo 7.
Controlli
Il controllo per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione è svolto da un organismo privato autorizzato, conformemente a quanto stabilito dagli articoli 10 e 11 del Reg. (CE) n. 510 del 20 marzo 2006. Tale struttura è l’organismo di controllo CSQA, via San Gaetano 74, I-36016 Thiene (VI), Tel. +39.0445.313011, fax +39.0445.313070, e-mail: csqa@csqa.it.

Articolo 8.
Etichettatura
Sulle confezioni di vendita o sui singoli frutti dovrà apparire la dicitura D.O.P. “mela Val di Non”. Nella designazione è vietata l’aggiunta di qualsiasi indicazione di origine non espressamente prevista dal presente disciplinare o di indicazioni complementari che potrebbero trarre in inganno il consumatore.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Mela Alto Adige – Sudtiroler Apfel – I.G.P.

Zona di produzione

Zona di produzione: Provincia di Bolzano 8per i Comuni vedere l’articolo 3. del Disciplinare di produzione).

Caratteristiche

Le varietà sono Golden Delicious, Gala, Red Delicious, Breaburn, Fuji, Granny Smith, Morgenduft, Jonagold, Winesap, Idared, Elstar, Varieta “Club”, Pink Lady, Kanzi, Rubens, Modi, Pinova.

Disciplinare di produzione – Mela Alto Adige – Sudtiroler Apfel IGP

Articolo 1.
L’Indicazione Geografica Protetta “Mela Alto Adige” (lingua italiana) o “Südtiroler Apfel” (lingua tedesca) è riservata al prodotto che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
2.1- Le varietà
La Indicazione Geografica Protetta “Mela Alto Adige” o “Südtiroler Apfel” è riservata ai frutti provenienti dai meleti coltivati nella zona delimitata al successivo articolo 3, e costituiti attualmente dalle seguenti varietà e loro cloni :
a) Braeburn
b) Elstar
c) Fuji
d) Gala
e) Golden Delicious
f) Granny Smith
g) Idared
h) Jonagold
i) Morgenduft
j) Red Delicious
k) Stayman Winesap
2.2 Caratteristiche del prodotto
La “Mela Alto Adige” o “Südtiroler Apfel” si contraddistingue per colore e sapore particolarmente accentuati, polpa compatta ed alta conservabilità; tali elevate caratteristiche qualitative sono dovute alla stretta combinazione esistente fra i fattori pedoclimatici e la professionalità degli operatori.
L’indicazione “Mela Alto Adige” IGP o “Südtiroler Apfel” ggA può essere usata solo per le mele che presentano le caratteristiche qualitative, intrinseche ed estrinseche, espresse, distintamente per ciascuna varietà, dai seguenti parametri: aspetto esterno, categoria commerciale e calibro, caratteristiche chimiche, caratteristiche fisiche.
I restanti requisiti qualitativi minimi richiesti relativi alle diverse varietà e categorie, sono quelli stabiliti dalla normativa comunitaria vigente in materia.
BRAEBURN
– epicarpo colore: dal verde al verde chiaro;
– epicarpo sovraccolore: striato dal rosso arancio al rosso intenso > 33% della superficie
– categoria commerciale: Extra e Prima
– calibro: diametro minimo 65 mm
– tenore zuccherino: superiore a 11° Brix
– durezza: minimo 5,5 Kg/cm2
ELSTAR
– epicarpo colore: giallo;
– epicarpo sovraccolore: rosso vivo > 20% della superficie
– categoria commerciale: Extra e Prima
– calibro: diametro minimo 65 mm
– tenore zuccherino: superiore a 10,5° Brix
– durezza: minimo 5 Kg/cm2
FUJI
– epicarpo colore: verde chiaro – giallo;
– epicarpo sovraccolore: dal rosso chiaro al rosso intenso >50% della superficie rosso chiaro di cui il 30% rosso intenso
– categoria commerciale: Extra e Prima
– calibro: diametro minimo 65 mm
– tenore zuccherino: superiore a 12,5° Brix
– durezza: minimo 5 Kg/cm2
GALA
– epicarpo colore: verde giallo – giallo dorato;
– epicarpo sovraccolore: rosso minimo 20% della superficie (Gala standard); > 50% per i cloni rossi (Royal Gala e similari)
– categoria commerciale: Extra e Prima
– calibro: diametro minimo 60 mm
– tenore zuccherino: superiore a 10,5° Brix
– durezza: minimo 5 Kg/cm2
GOLDEN DELICIOUS
– epicarpo colore: verde chiaro – giallo;
– epicarpo sovraccolore: rosa in alcuni ambienti;
– rugginosità: fino al 20% della superficie di rugginosità reticolata fine su non più del 20% dei frutti)
– categoria commerciale: Extra e Prima
– calibro: diametro minimo 65 mm
– tenore zuccherino: superiore a 11° Brix
– durezza: minimo 5 Kg/cm2
GRANNY SMITH
– epicarpo colore: verde intenso;
– epicarpo sovraccolore: possibile leggera sfaccettatura rosa
– categoria commerciale: Extra e Prima
– calibro: diametro minimo 65 mm
– tenore zuccherino: superiore a 10° Brix
– durezza: minimo 5,5 Kg/cm2
IDARED
– epicarpo colore: giallo-verde;
– epicarpo sovraccolore: rosso intenso uniforme > 33% della superficie
– categoria commerciale: Extra e Prima
– calibro: diametro minimo 65 mm
– tenore zuccherino: superiore a 10° Brix
– durezza: minimo 5 Kg/cm2
JONAGOLD
– epicarpo colore: giallo verde;
– epicarpo sovraccolore: rosso vivo – per Jonagold rosso striato > 20% della superficie; per
Jonagored rosso > 50% della superficie
– categoria commerciale: Extra e Prima
– calibro: diametro minimo 65 mm
– tenore zuccherino: superiore a 11° Brix
– durezza: minimo 5 Kg/cm2
MORGENDUFT
– epicarpo colore: da verde chiaro a giallo;
– epicarpo sovraccolore: rosso vivo uniforme su un minimo del 33% della superficie; per Dallago rosso brillante intenso su un minimo del 50% della superficie
– categoria commerciale: Extra e Prima
– calibro: diametro minimo 65 mm
– tenore zuccherino: superiore a 10° Brix
– durezza: minimo 5 Kg/cm2
RED DELICIOUS
– epicarpo colore: verde giallo;
– epicarpo sovraccolore: rosso intenso brillante e striato > 75% della superficie; per Red Chief > 90% della superficie
– categoria commerciale: Extra e Prima
– calibro: diametro minimo 65 mm
– tenore zuccherino: superiore a 10° Brix
– durezza: minimo 5 Kg/cm2
STAYMAN WINESAP
– epicarpo colore: verde giallastro;
– epicarpo sovraccolore: rosso uniforme con leggere striature> 33%; per Red Stayman (Staymared)>50% della superficie
– categoria commerciale: Extra e Prima
– calibro: diametro minimo 65 mm
– tenore zuccherino: superiore a 10° Brix
– durezza: minimo 5 Kg/cm2

Articolo 3.
Zona di Produzione
La zona di produzione della “Mela Alto Adige” o “Südtiroler Apfel” comprende i seguenti comuni nel territorio della Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige (Südtirol):
COMUNI DI PRODUZIONE “MELA ALTO ADIGE IGP”
ALDINO ALDEIN
ANDRIANO ANDRIAN
APPIANO SULLA STRADA DEL VINO(S.S. D.V.)
EPPAN A.D.WEINSTRASSE
AVELENGO HAFLING
BARBIANO BARBIAN
BOLZANO BOZEN
BRESSANONE BRIXEN
BRONZOLO BRANZOLL
CAINES KUENS
CALDARO S.S.D.V. KALTERN A.D.W.
CAMPO DI TRENS FREIENFELD
CASTELBELLO CIARDES KASTELBELL-TSCHARS
CASTELROTTO KASTELRUTH
CERMES TSCHERMS
CHIUSA KLAUSEN
CORNEDO ALL’ISARCO KARNEID
CORTACCIA KURTATSCH
CORTINA S.S.D.V. KURTINIG
EGNA NEUMARKT
FIÈ ALLO SCILIAR VOELS AM SCHLERN
FORTEZZA FRANZENSFESTE
FUNES VILLNOESS
GARGAZZONE GARGAZON
GLORENZA GLURNS
LACES LATSCH
LAGUNDO ALGUND
LAION LAJEN
LAIVES LEIFERS
LANA LANA
LASA LAAS
MAGRÈ S.S.D.V. MARGREID
MALLES VENOSTA MALS
MARLENGO MARLING
MARTELLO MARTELL
MELTINA MOELTEN
MERANO MERAN
MONTAGNA MONTAN
NALLES NALS
NATURNO NATURNS
NAZ-SCIAVES NATZ/SCHABS
NOVA PONENTE DEUTSCHNOFEN
ORA AUER
PARCINES PARTSCHINS
PLAUS PLAUS
PONTE GARDENA WAIDBRUCK
POSTAL BURGSTALL
PRATO ALLO STELVIO PRAD AM STILFSERJOCH
RENON RITTEN
RIFIANO RIFFIAN
RIO DI PUSTERIA MUEHLBACH
RODENGO RODENECK
S.GENESIO ATESINO JENESIEN
S.LEONARDO IN PASSIRIO ST.LEONHARD IN PASSEIER
S.MARTINO IN PASSIRIO ST.MARTIN IN PASSEIER
S.PANCRAZIO ST.PANKRAZ
SALORNO SALURN
SCENA SCHENNA
SENALES SCHNALS
SILANDRO SCHLANDERS
SLUDERNO SCHLUDERNS
TERLANO TERLAN
TERMENO S.S.D.V. TRAMIN A.D.WEINSTR.
TESIMO TISENS
TIROLO TIROL
TRODENA TRUDEN
TUBRE TAUFERS IM MÜNSTERTAL
VADENA PFATTEN
VANDOIES VINTL
VARNA VAHRN
VELTURNO FELDTHURNS
VERANO VOERAN
VILLANDRO VILLANDERS

Articolo 4.
Elementi che comprovano l’origine
4.1riferimenti storici
Esistono numerosi documenti che comprovano come, già dal medioevo la coltivazione delle mele in Alto Adige fosse diffusa con un numero elevato di varietà. Proprio la diversità varietale, già alla fine del 1700, favorì le prime esportazioni di mele soprattutto in Germania ed in Russia. Un elenco vivaistico dell’associazione agricolturale di Bolzano del 1856 contiene ben 193 varietà di mela coltivabili.
4.2 Riferimenti culturali
Nell’opera storica più importante della coltivazione ortofrutticola dell’Alto Adige di Karl Mader del 1894 e del 1904 vengono individuate quasi 40 varietà molto diffuse sull’intero territorio dell’Alto Adige.
4.3 Riferimenti sociali ed economici Grazie alle particolari favorevoli condizioni pedoclimatiche la coltivazione melicola in Alto Adige è passata nel tempo dalle sole varietà autoctone a quelle provenienti da altri paesi,
che bene si sono adattate al microclima.
Testimonianza di questo fatto sono i circa 8000 produttori, prevalentemente associati in cooperative, che attualmente costituiscono il sistema di produzione melicolo dell’Alto Adige.
La melicoltura, grazie al valore della produzione diretta ed all’indotto costituito dalla sistema di imballaggi, trasporti e confezionamento rappresenta una delle risorse fondamentali della economia del territorio Alto Atesino.
4.4 Rintracciabilità
Le aziende agricole idonee alla produzione della “Mela Alto Adige” o “Südtiroler Apfel” sono inserite in un apposito elenco attivato e aggiornato a cura dell’Organismo incaricato dell’attività di controllo.
Il sistema utilizzato per garantire l’identificazione e la rintracciabilità del prodotto “Mela Alto Adige” o “Südtiroler Apfel” si basa sui seguenti elementi:
· identificazione, mediante cartellini personalizzati, del prodotto all’ingresso dei centri di condizionamento;
· redazione di un registro di carico delle partite IGP;
· mantenimento della identificazione del produttore anche nelle fasi di accettazione, movimentazione e stoccaggio temporaneo, realizzate nel centro di condizionamento, fino alla fase di calibratura e/o selezione;
· identificazione della partita calibrata e/o selezionata e compilazione di un registro di calibrazione e/o selezione;
· redazione di un registro di scarico delle partite commerciali IGP, con evidenziata la destinazione delle stesse.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
5.1 Il sistema di produzione
I sistemi di produzione della „Mela Alto Adige“ o „Südtiroler Apfel“ sono finalizzati a valorizzare la naturale vocazione pedoclimatica delle aree di produzione. Le pratiche adottate permettono di ottenere mele dall‘elevato livello qualitativo grazie all‘ottimale equilibrio vegeto-produttivo adottato.
La „Mela Alto Adige“ o „Südtiroler Apfel“ è prodotta utilizzando tecniche e metodi a basso impatto ambientale, quali la produzione integrata e/o l’agricoltura biologica.
5.2- Densità d’impianto
Nei nuovi meleti il sistema d’impianto raccomandato è a filari singoli. La densità di piantagione e la forma d’allevamento devono essere compatibili con la necessità di ottenere frutti di qualità.
5.3 Gestione del Terreno
I terreni su cui si sviluppa la coltivazione di mele dell’Alto Adige sono per loro natura soffici, ben drenati e ricchi di ossigeno e in essi le radici possono svilupparsi al meglio.
Il pH medio del terreno si mantiene su 6-8.
Le sostanze nutritive sono apportate con un’equilibrata concimazione eseguita sulla base dell’esito di un’analisi del terreno e delle foglie, favorendo in tal modo la qualità dei frutti e limitando nello stesso tempo lo sviluppo delle malattie fisiologiche.
E’ previsto l’inerbimento nell’interfila, per tutta la durata dell’impianto. La presenza dell’erba tra le file consente di ottenere un bilancio umico positivo del terreno dei frutteti e inoltre esso viene protetto da erosione (fatto questo particolarmente importante nelle colture situate su pendii), da un prematuro inaridimento e da un riscaldamento eccessivo in estate.
5.4 Controllo della produzione
Il corretto equilibrio vegeto- produttivo delle piante viene ottenuto attraverso la potatura di produzione che sarà finalizzata al mantenimento della forma di allevamento adottata ed al diradamento che in molte varietà si rende necessario per garantire un ottimale sviluppo qualitativo delle produzioni.
La potatura verrà eseguita ogni anno durante il periodo invernale di riposo della pianta. Il diradamento dei frutti potrà essere effettuato in funzione del carico produttivo presente al fine di mantenere sulla pianta la quantità di frutti ottimale per ciascuna varietà.
5.5 Irrigazione
L’uso di una corretta pratica irrigua è ritenuto indispensabile per l’ottenimento di produzioni di qualità. L’irrigazione viene eseguita da Marzo a Settembre.
5.6 Raccolta
Al fine di ottenere la ottimale qualità e conservabilità delle differenti varietà, la raccolta è eseguita con un accurato stacco delle mele esclusivamente a mano e con il prodotto al giusto grado di maturazione.
5.7 Produzioni
La produzione massima realizzabile nelle diverse zone di produzione non può superare le 68 t/ha.
5.8 Conservazione
La conservazione a lungo termine dei frutti ad Indicazione Geografica Protetta „Mela Alto Adige“ o “Südtiroler Apfel” deve utilizzare la tecnica della refrigerazione (normale, LO, ULO). I parametri di conservazione principali sono: temperatura, percentuale di O2, percentuale di CO2 ed umidità relativa.
In particolare:
· la temperatura consigliata per le celle destinate alla conservazione di mele varia, a seconda della varietà, tra 0,5 °C e 2,5 °C,
· il contenuto di O2 tra 1,0% e 2,0%,
· il contenuto di CO2 tra 1,2% e 3%,
· l’umidità relativa da 90% a 95%.
Nella scelta delle condizioni ottimali per la conservazione in LO ed ULO il contenuto di CO2 e di O2 deve essere determinato in funzione della influenza reciproca ed in rapporto con la temperatura e l’umidità relativa.
5.9 Commercializzazione
L‘Indicazione Geografica di cui all’art. 1 può essere adottata solo da imprese singole ed associate aventi le strutture di lavorazione (Centri di condizionamento) in Alto Adige.
La commercializzazione della “Mela Alto Adige” o “Südtiroler Apfel” deve essere effettuata esclusivamente nel periodo da inizio agosto a fine luglio.
5.10 Confezionamento
La “Mela Alto Adige” o “Südtiroler Apfel” viene immessa al consumo utilizzando una delle seguenti confezioni:
· Plateaux 30×40 in cartone, legno e plastica, ad uno o più strati;
· Plateaux 30×50 in cartone, legno e plastica, ad uno o più strati;
· Plateaux 40×60 in cartone, legno e plastica, ad uno o più strati;
· Confezione carta cartonlegno 30 x 50 in cartone e legno
· Cartone euro 40 x 60
· Cartone telescopico (Traypack) 32 x 52
· Confezioni monofrutto o con più frutti sigillate (vassoi, cartoni, sacchetti, ecc.)
· Imballaggi riutilizzabili di plastica (p.es.:IFCO, Steco e similari, cassa cliente, ecc.)
· Minibin
· Altri imballaggi ammessi dalla normativa vigente in materia.

Articolo 6.
Elementi che comprovano il legame con l’ambiente
In Alto Adige le condizioni climatiche per la coltivazione delle mele sono molto favorevoli. Il melo, infatti, cresce e si sviluppa particolarmente bene in un clima moderato, come lo si trova nelle vallate altoatesine a sud della catena montuosa dell’arco alpino. Nel periodo dell’estate avanzata e dell’autunno si hanno i tipici e marcati sbalzi di temperatura tra giorno e notte, che si riflettono positivamente sulla “qualità interna“ del frutto, vale a dire sul suo contenuto zuccherino e di vitamine, ma anche e soprattutto sulla “qualità esterna”, sviluppando in modo particolare l’attraente colorazione rossa e gialla delle mele e la quasi assenza di rugginosità, particolarmente sulla Golden Delicious.
Il concorso tra il numero elevato di ore di sole, le notti fresche, le basse precipitazioni dovute alle catene montagnose a nord, assicura frutta di sapore e di colore particolarmente accentuati.
L’altitudine dei frutteti tra 200 e 1000 m s.l.m. ed i terreni leggeri ben arieggiati garantiscono un aroma intenso, una polpa compatta ed una conseguente alta conservabilità.
L’insieme di questi fattori ambientali insieme alla secolare attività dell’uomo, grazie al profondo intreccio tra la melicoltura e la salvaguardia del territorio e dell’ambiente tipici del sistema produttivo locale, contribuiscono a conferire alla Mela Alto Adige IGP, caratteristiche uniche, riconosciute sia sul mercato interno che internazionale.

Articolo 7.
Controlli
L’attività di controllo sull’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione è svolta da Check Fruit s.r.l., via C. Boldrini, 24 – 40121 BOLOGNA, organismo autorizzato, conformemente a quanto stabilito dall’art. 10 del Reg. Cee n. 2081/92 del 14 luglio 1992.

Articolo 8.
Etichettatura
Sull’etichetta da apporre sulle confezioni o sui singoli frutti, l’indicazione geografica protetta “Mela Alto Adige” (lingua italiana) o “Südtiroler Apfel” (lingua tedesca) deve figurare in caratteri chiari ed indelebili, nettamente distinguibili da ogni altra scritta e dalla dizione “Indicazione Geografica Protetta”.
E’ consentito, in abbinamento alla Indicazione Geografica Protetta, l’utilizzo di indicazioni e/o simboli grafici che facciano riferimento a nomi o ragioni sociali o marchi d’azienda individuali, purché non abbiano significato laudativo o tali da trarre in inganno l’acquirente.
Per la mela stivata nelle confezioni ammesse dal presente disciplinare, nella designazione del prodotto “Mela Alto Adige” o “Südtiroler Apfel”, deve essere utilizzata la bollinatura sui singoli frutti con apposito logo e con la seguente percentuale di unità bollinate: pari ad almeno il 70% del totale dei frutti presenti nella confezione di tipo Plateaux e minimo 33% nelle altre confezioni non sigillate.
La descrizione, raffigurazione e gli indici colorimetrici del logo, ovvero del simbolo distintivo dell’indicazione Geografica Protetta, sono riportati in allegato al presente disciplinare.
E’ fatto divieto di usare nella designazione e presentazione della indicazione geografica protetta i cui all’art.1 qualsiasi altra indicazione ed aggettivazione aggiuntiva, diverse da quelle previste dal presente disciplinare.
Logotipo e colori ammessi per la designazione e presentazione della “Mela Alto Adige” o “Südtiroler Apfel” Le confezioni ammesse per la “Mela Alto Adige” o “Südtiroler Apfel” devono recare ben visibile il nome della IGP in lingua italiana o tedesca (carattere Futura), rispettando il seguente logotipo, ammesso nei colori nero, verde scuro pantone 340, blu pantone 286 e bianco.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Mela Alto Adige I.G.P. - per la foto si ringrazia

Mela Alto Adige I.G.P. – per la foto si ringrazia

Susina di Dro – I.G.P.

Zona di produzione

Riconoscimento CE: 2011

Con la Denominazione di Origine Protetta «Susina di Dro» si tutela il frutto fresco della cultivar locale Prugna di Dro, comunemente detta Susina di Dro.
L’attenzione alle peculiarità di questo frutto in termini di contenuto in polifenoli e in zuccheri trova riscontro in studi pubblicati fin dal 1975. Questa raccolta di dati unita ad alcuni più recenti studi di caratterizzazione testimoniano quanto le proprietà della «Susina di Dro» siano da tempo concretamente riconosciute e tutt’ora confermate. La cultivar locale «Prugna di Dro» è stata selezionata nei secoli dalla sapienza agricola dei contadini della zona di produzione, che derivavano le nuove piantine prevalentemente da seme o pollone radicale, esercitando un continuo controllo ed una pressione di miglioramento genetico massale basata sull’osservazione dei caratteri fenotipici legati soprattutto alle caratteristiche produttive degli impianti e organolettiche dei frutti.

Caratteristiche

All’atto dell’immissione al consumo i frutti freschi devono essere interi, di aspetto fresco e sano, puliti, privi di sostanze ed odori estranei, di forma ovale, moderatamente allungata, con polpa compatta, ricoperti dalla caratteristica pruina biancastra. La «Susina di Dro» è una cultivar autoctona, di lunga tradizione, coltivata e stabilizzatasi geneticamente nel tempo nelle Valli del fiume Sarca. Il particolare pregio della DOP «Susina di Dro» è legato al suo contenuto in polifenoli i quali influenzano in modo determinante i caratteri organolettici, il colore ed il sapore del frutto e rivestono un grande interesse dal punto di vista farmacologico. I frutti sono caratterizzati anche dal contenuto minimo in zuccheri, determinante per la definizione del gusto dolce-acidulo tipico di questo ecotipo locale.

Disciplinare di produzione – Susina di Dro DOP

Articolo 1.
Denominazione.
La Denominazione di Origine Protetta “Susina di Dro” è riservata ai frutti freschi che rispondono alle condizioni e ai requisiti definiti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto.
La Denominazione di Origine Protetta “Susina di Dro” designa il frutto fresco della cultivar locale Prugna di Dro (o Prugna Nera di Dro), comunemente detta Susina di Dro, coltivata nel territorio definito nel successivo articolo 3.
Caratteristiche del prodotto: all’atto dell’immissione al consumo i frutti freschi devono essere interi, di aspetto fresco e sano, puliti, privi di sostanze ed odori estranei, di forma ovale, moderatamente allungata, con polpa compatta, ricoperti dalla caratteristica pruina biancastra.
La colorazione tipica dei frutti freschi è:
– buccia di colore da rosso-violaceo a blu-viola scuro, con presenza di patina pruinosa, a volte con piccole superfici verdastre;
– polpa di colore giallo o verde-giallo.
Caratteristiche chimiche: Zuccheri – valore minimo alla raccolta 9.0 °Brix
Polifenoli – valore minimo 900 mg/Kg
Caratteristiche organolettiche: la DOP “Susina di Dro” si distingue per un delicato gusto dolceacidulo- aromatico e per la gradevole consistenza pastosa.

Articolo 3.
Zona di produzione.
La zona di produzione della DOP “Susina di Dro”, è situata nella Provincia Autonoma di Trento ed è corrispondente alla porzione di bacino idrografico del fiume Sarca per la parte ricadente nei seguenti comuni:
Arco, Bleggio Inferiore, Bleggio Superiore, Calavino, Cavedine, Fiavè, Dorsino, Drena, Dro, Lasino, Lomaso, Nago-Torbole, Padergnone, Riva del Garda, San Lorenzo in Banale, Stenico, Tenno, Terlago, Vezzano e Trento, quest’ultimo limitatamente alle frazioni di Cadine, Sopramonte, Sant’Anna, Vigolo Baselga e Baselga del Bondone.

Articolo 4.
Prova dell’origine.
Ogni fase del processo produttivo deve essere monitorata documentando per ognuna gli input e gli output. In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei condizionatori, nonché attraverso la denuncia tempestiva alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento.
Materiale di propagazione – Per i nuovi impianti il materiale di propagazione deve essere provvisto di certificazione CAC.
Forma di allevamento e densità d’impianto – Le forme di allevamento previste sono due: pieno vento e fusetto.
Per la produzione di DOP “Susina di Dro” non sono ammessi susineti con più di 2.500 piante per ettaro.
Gestione del suolo – Al fine di mantenere e accrescere la dotazione di sostanza organica, e di conseguenza la vitalità microbiologica dei terreni ed il necessario equilibrio nutrizionale, è obbligatorio l’inerbimento dei filari, mentre sono consentite le pratiche di diserbo lungo il filare.
Concimazione minerale, difesa fitosanitaria, irrigazione, verranno gestite secondo le tecniche tradizionalmente adottate nella zona di produzione.
Controllo della produzione – Le produzioni massime realizzabili nella zona di produzione non possono superare le 78 t/ha. Il controllo del carico produttivo viene eseguito attraverso una opportuna gestione delle operazioni di potatura, effettuate manualmente nel periodo compreso tra il primo ottobre e il trentun marzo.
La raccolta – La raccolta viene effettuata esclusivamente a mano nei mesi di luglio, agosto e settembre, rispettando la scalarità di maturazione tipica dei diversi microclimi vallivi e collinari e delle varietà.
Confezionamento – Le susine denominate DOP “Susina di Dro” devono essere confezionate nella zona di produzione per evitare deterioramenti dei frutti e ammuffimenti della massa, inoltre una rapida chiusura della filiera influisce positivamente sul mantenimento del caratteristico strato di pruina che ricopre i frutti.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente.
Nella zona di produzione della DOP “Susina di Dro” questa coltivazione assume un’importanza fondamentale, paragonabile a quella della vite e del melo.
La cultivar locale “Prugna di Dro” è stata selezionata nei secoli dalla sapienza agricola dei contadini della zona di produzione, che derivavano le nuove piantine prevalentemente da seme o pollone radicale, esercitando un continuo controllo ed una pressione di miglioramento genetico massale basata sull’osservazione dei caratteri fenotipici legati soprattutto alle caratteristiche produttive degli impianti e organolettiche dei frutti.
Il particolare pregio della DOP “Susina di Dro” è da legare ad il suo contenuto in polifenoli che influenzano in modo determinante i caratteri organolettici, il colore ed il sapore del frutto e rivestono un grande interesse dal punto di vista farmacologico. Essi esercitano, innanzitutto, un’azione protettiva sui capillari sanguigni, favoriscono poi la secrezione dei succhi gastrici, incrementano il flusso della bile ed i movimenti intestinali, agiscono come antidepressivi.
L’elaborazione e l’accumulo di tali sostanze è fortemente correlato all’andamento climatico, soprattutto alla radiazione solare, che svolge un ruolo primario nel livello e nel ritmo di attività degli enzimi coinvolti nel metabolismo fenolico.
L’area di produzione della DOP “Susina di Dro” è caratterizzata infatti da un clima particolarmente favorevole, riconosciuto come assolutamente unico nell’arco alpino, legato all’azione mitigatrice del Lago di Garda, il più grande lago italiano. È inoltre caratterizzato da un significativo periodo di luminosità, generalmente 10 ore di luce per una media di 36000 secondi di insolazione totale accumulati (dato medio al 21/06 di ogni anno), legato alla pressoché costante limpidezza del cielo: sono le brezze regolari, in particolare quella denominata “Òra del Garda”, a garantire tale limpidezza oltre ad esercitare una benefica attenuazione delle temperature massime pomeridiane che, altrimenti, andrebbero a compromettere la componente fenolica del frutto.
Queste peculiarità climatiche si rivelano determinanti anche nella fase di svolgimento dei meccanismi fotosintetici che portano all’accumulo di carboidrati, e quindi degli zuccheri. Infatti, la frescura tipica degli ambienti alpini, esaltata nell’area di produzione dall’azione della brezza pomeridiana precedentemente citata, consente di mantenere costante durante il giorno la produzione di fotosintati che altrimenti verrebbe ad essere inibita dalle elevate temperature estive. Ugualmente favorevole risulta la relativa freschezza delle notti, che risentono del clima alpino condizionato dalla vicinanza di importanti massicci montuosi, che inibisce i fenomeni respiratori, negativi ai fini dell’accumulo di carboidrati, a beneficio del positivo bilancio energetico, espresso dal quantitativo finale degli zuccheri prodotti.
Il frutto presenta inoltre particolari caratteristiche di precocità, consistenza e di equilibrio complessivo di sapidità e appropriata durezza della polpa, caratteristiche sinergiche che fanno apprezzare l’unicità della DOP “Susina di Dro”, anch’esse legate al clima particolarmente favorevole. Sui particolari livelli di sapidità e consistenza della polpa influisce naturalmente anche la natura dei terreni che, di medio impasto tendente al sabbioso con lieve componente argillosa e leggermente alcalini, favoriscono particolarmente l’assorbimento di fosforo, potassio, calcio e magnesio. Altra caratteristica di particolare pregio è data dalla presenza della pruina, un’abbondante patina biancastra che ricopre la superficie del frutto, correlata invece alla relativa freschezza delle notti, che risentono del clima alpino condizionato dalla vicinanza di importanti massicci montuosi.
Nella zona di produzione della DOP “Susina di Dro” sono quindi particolarmente miti le stagioni invernali, così come le estati non presentano se non sporadicamente periodi di siccità ed eccessi termici: queste caratteristiche, che si aggiungono anche alla significativa luminosità giornaliera nonché a caratteristiche pedologiche di pregio, riconducibili geologicamente a formazioni sedimentarie marine, fanno di questo territorio un’oasi particolarmente felice per la coltivazione della susina e sono in grado di conferire alla stessa le caratteristiche tipiche relative alla composizione chimica, alla serbevolezza ed alla presenza della pruina.
L’area agricola di produzione della DOP “Susina di Dro” già nel 1284 era definita con la dicitura “di Dro” come punto di riferimento storico-agricolo nei 42 capitolati delle Carte di Regola del “Piano del Sarca”. Successivamente il Massarello, segretario del Concilio di Trento (1545-1563), scriveva in merito a “le pruna provenienti dal castello di Riva” e che la produzione di quella frutta “non è accidentale o fuor dell’usato, ma ogni anno sempre maturano a quest’epoca ciocchè parve a tutti cosa assai maravigliosa”. Anche Agostino Perini in “Statistica del Trentino” confermava nel 1852 la coltivazione de “le brugne nere” in quell’area.
La susinicoltura industriale decolla nel 1911 con la costituzione del Consorzio Cooperativo “Lega dei Contadini del Bacino Arcense”, che già alla sua nascita contava 650 soci. Nel 1941 il suo Consiglio di Amministrazione si impegnò in un costoso ampliamento dei magazzini e nella realizzazione di un moderno impianto di essiccazione della “Susina di Dro” che all’inizio degli anni ’60 arrivò a produrre 150 tonnellate di prugne secche. L’uso del nome è testimoniato dai libri contabili.
L’intera comunità della Valle del Sarca, da sempre sensibile alla valorizzazione della specificità qualitativa della DOP “Susina di Dro” si è attivata sul piano culturale in un contesto di sinergia turistico-territoriale-agroalimentare. Significative iniziative sono la “Settimana del Prugno Fiorito di Dro”, appuntamento ricorrente dall’inizio degli anni ’70, poi sfociato nella più moderna manifestazione agostana denominata “Dro: il tempo delle prugne”.
La maggior parte degli attuali 600 soci della Cooperativa Ortofrutticola Valli del Sarca – Garda Trentino, ove viene raccolta e commercializzata la DOP “Susina di Dro”, traggono da questa coltivazione un reddito integrativo rispetto ad altre produzioni agricole tipiche della zona o rispetto ad altre attività svolte anche al di fuori del contesto agricolo.

Articolo 7.
Controlli.
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto, da una struttura di controllo, conformemente a quanto stabilito dagli articoli 10 e 11 del Reg. (CE) n. 510/2006. Tale struttura è l’Autorità pubblica designata Camera di Commercio, Industria Artigianato e Agricoltura di Trento– Via Calepina n. 13 – 38100 Trento – Tel.: +39-0461-887101, Fax: +39-0461-239853, e-mail: osservatorio@palazzoroccabruna.it.

Articolo 8.
Etichettatura.
Etichettatura – Sulle confezioni di vendita del prodotto dovrà apparire la dicitura DOP “Susina di Dro” (font arial) e vi comparirà il logo come di seguito descritto. Si tratta di una susina stilizzata colorata con pantone 2617 (viola), completa di foglie, colorate con pantone 376 (verde), e con le scritte, in colore bianco con font arial, “SUSINA DI DRO DOP” al centro della susina e“DENOMINAZIONE D’ORIGINE PROTETTA” sul margine della stessa.
Logo:
Nella designazione è vietata l’aggiunta di qualsiasi indicazione di origine non espressamente prevista dal presente disciplinare o di indicazioni complementari che potrebbero trarre in inganno il consumatore.
La DOP “Susina di Dro” sarà confezionata conformemente alla normativa in vigore. Tutte le tipologie di confezione saranno chiuse attraverso un retino, un film od un coperchio.

Fonte: Agraria.org

Susina di Dro I.G.P. - per la foto si ringrazia

Susina di Dro I.G.P. – per la foto si ringrazia

Susina di Dro D.O.P. - per la foto si ringrazia

Susina di Dro D.O.P.

Olio extravergine d'oliva Garda – D.O.P.

Disciplinare di produzione – Garda DOP

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata da una delle seguenti menzioni geografiche aggiuntive: “Bresciano”, “Orientale”, “Trentino”, è riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varieta’ di olivo
1. La denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bresciano”, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti, da sole o congiuntamente negli oliveti: Casaliva, Frantoio e Leccino per almeno il 55%. Possono, altresì, concorrere altre varietà presenti negli oliveti in misura non superiore al 45%.
2. La denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Orientale” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalla varietà di olivo Casaliva o Drizzar presente negli oliveti per almeno il 50%. Possono, altresì, concorrere le seguenti varietà: Lezzo, Favarol, Rossanel, Razza, Fort, Morcai, Trepp, Pendolino, presenti negli oliveti, da sole o congiuntamente, in misura non superiore al 50%.
3. La denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Trentino” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti da sole o congiuntamente, negli oliveti: Casaliva, Frantoio, Pendolino e Leccino per almeno l’80%. Possono, altresì, concorrere altre varietà presenti negli oliveti in misura non superiore al 20%.

Articolo 3.
Zona di produzione
1. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 comprende i territori olivati atti a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione situati nel territorio amministrativo delle provincie di Brescia, Verona, Mantova e Trento.
2. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bresciano” comprende, in provincia di Brescia, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Botticino, Calvagese della Riviera, Desenzano del Garda, Gardone Riviera, Gargnano, Gavardo, Limone sul Garda, Lonato, Manerba del Garda, Moniga del Garda, Muscoline, Padenghe sul Garda, Paitone, Polpenazze del Garda, Pozzolengo, Puegnago del Garda, Roè Volciano, Salò, San Felice del Benaco; Serle, Sirmione, Soiano del Lago, Tignale, Toscolano Maderno, Tremosine, Villanuova sul Clisi, Vobarno. Tale zona riportata in apposita cartografia, è delimitata dai confini amministrativi dei comuni sopracitati.
3. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Orientale” comprende, nelle provincie di Verona e Mantova, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni:
– in provincia di Verona: Affi, Bardolino; Brenzone; Bussolengo, Caprino Veronese, Castelnuovo del Garda, Cavaion Veronese, Costermano, Garda, Lazise, Malcesine, Pastrengo, Peschiera del Garda, Rivoli Veronese, San Zeno di Montagna, Sommacampagna, Sona, Torri del Benaco, Valeggio sul Mincio;
– in provincia di Mantova: Castiglione delle Stiviere, Cavriana, Monzambano, Ponti sul Mincio, Solferino, Volta Mantovana. La zona predetta, riportata in apposita cartografia, è delimitata dai confini amministrativi dei comuni sopracitati.
4. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Trentino” comprende, in provincia di Trento, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Arco, Calavino, Cavedine, Drena, Dro, Lasino, Nago-Torbole, Padergnone, Riva del Garda, Tenno, Vezzano. Tale zona, riportata in apposita cartografia, è delimitata dai confini amministrativi dei comuni sopracitati, ad esclusione del comuni di Lasino, Padergnone e Vezzano, i cui territori interessati riguardano esclusivamente le parti rivierasche in località S.Massenza, Sarche e Toblino limitrofe al lago di Toblino-S.Massenza.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
1. Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art.1 devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative.
2. I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli tradizionalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e degli oli destinati alla denominazione di origine controllata di cui all’art. 1.
3. Sono pertanto idonei gli oliveti collinari e pedo collinari dell’anfiteatro morenico del Garda, i cui terreni morenici di natura prevalentemente sabbiosa siano senza ristagni d’acqua e perfettamente sgrondi con presenza di calcare.
4. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bresciano” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 2 dell’art. 3.
5. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Orientale” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 3 dell’art.3.
6. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Trentino” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 4 dell’art.3.
7. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art.1 deve essere effettuata entro il 15 gennaio di ogni anno.
8. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art.1 non può superare i kg. 5000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 22%.
9. Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata sui limiti predetti attraverso accurata cernita purché la produzione globale non superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
10. La denuncia di produzione delle olive deve essere presentata secondo le procedure previste dal D.M. 4 novembre 1993, n.573, in un’unica soluzione.
11. Alla presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle Associazioni dei produttori olivicoli ai sensi dell’art. 5, punto 2 lettera a) della legge 5 febbraio 1992, n. 169, comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
1. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Bresciano” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 2 dell’art.3.
2. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Orientale” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 3 dell’art.3.
3. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Trentino” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 4 dell’art.3.
4. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art. 1 deve avvenire direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici.
5. Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.
6. Le operazioni di oleificazione devono avvenire entro cinque giorni dalla raccolta delle olive.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Bresciano” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: dal verde al giallo;
odore: di fruttato medio o leggero;
sapore: fruttato con leggera sensazione di amaro e piccante;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panel test:>=7,00
numero perossidi: <= 12 Meq02/kg;
acido oleico:>=74%
All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Orientale” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: verde da intenso a marcato, con modeste variazioni della componente del giallo;
odore: fruttato leggero
sapore: fruttato con sensazione di mandorla dolce;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panel test:>=7,00
numero perossidi :<= 14 Meq02/kg;
acido oleico: >=74%
All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda” accompagnata dalla menzione geografica “Trentino” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: verde con riflessi dorati;
odore: di fruttato leggero con sensazione erbacea;
sapore: sapido, delicatamente fruttato;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panel test:>= 7,00
numero perossidi: <= 14 Meq02/kg.
Altri parametri non espressamente citati devono essere conformi alla attuale normativa U.E.
In ogni campagna olearia il consorzio di tutela individua e conserva in condizioni ideali un congruo numero di campioni rappresentativi degli oli di cui all’art. 1 da utilizzare come standard di riferimento per l’esecuzione dell’esame organolettico.
E’ facoltà del Ministro per le risorse agricole, alimentari e forestali di modificare con proprio decreto i limiti analitici sopra riportati su richiesta del consorzio di tutela.
La designazione degli oli alla fase di confezionamento deve essere effettuata solo a seguito dell’espletamento della procedura prevista dal D.M. 4 novembre 1993, n. 573, in ordine agli esami chimico-fisici ed organolettici.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
1. Alla denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: “fine”, “scelto”, “selezionato”, “superiore”.
2. E’ consentito l’uso veritiero di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non abbiano significato laudativo o non siano tali da trarre in inganno il consumatore.
3. L’uso di nomi di aziende, tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situate nell’area di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda e se l’oleificazione e il confezionamento sono avvenuti nell’azienda medesima.
4. Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 devono avvenire nell’ambito della zona geografica delimitata al punto 1 dell’art. 3.
5. Le menzioni geografiche aggiuntive, autorizzate all’art. 1 del presente disciplinare, devono essere riportate in etichetta con dimensione non inferiore alla metà e non superiore rispetto a quella dei caratteri con cui viene indicata la denominazione di origine controllata “Garda”.
6. L’uso di altre indicazioni geografiche consentite ai sensi dell’art.1, punto 2, del D.M. 4 novembre 1993, n.573, riferite a comuni, frazioni, tenute, fattorie, da cui l’olio effettivamente deriva deve essere riportato in caratteri non superiori alla metà di quelli utilizzati per la designazione della denominazione di origine controllata di cui all’art.1.
7. Il nome della denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa: La designazione deve altresì rispettare le norme di etichettatura previste dalla vigente legislazione.
8. L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnato dalla menzione geografica aggiuntiva “Bresciano”, deve essere immesso al consumo in recipienti in vetro di capacità non superiore a litri 5.
9. L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Orientale” deve essere immesso al consumo in recipienti in vetro di capacità non superiore a litri 1.
10. L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Garda”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “trentino” deve essere immesso al consumo in recipienti in vetro di capacità non superiore a litri 1.
11. E’ obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Olio extravergine d'oliva Garda D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Garda D.O.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine d'oliva D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva D.O.P. – per la foto si ringrazia

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