Crea sito

Archive for the ‘TRENTINO ALTO ADIGE’ Category

Fontal – P.A.T.

Il denominativo Fontal è stato applicato, a partire dal 1995, a tutti i formaggi prodotti con lo schema produttivo della Fontina all’esterno della zona di produzione fissata dalla Disciplinare della DOP della Fontina (proveniente dalla Valle D’Aosta) e nei quali viene usato latte vaccino pastorizzato al posto del latte crudo usato nella Fontina.

Si tratta di un formaggio industriale prodotto in tutto il Nord Italia e in particolare in Lombardia, Piemonte e Trentino. Viene prodotto anche all’estero: in Francia, Danimarca ed Olanda che lo esportano in parte anche in Italia.

Il Fontal è un formaggio a pasta morbida e semicotta, di forma cilindrica con scalzo dritto, peso che varia dagli 8 ai 20 kg diametro della face di 40 cm.
La pasta, che si presenta compatta e morbida, ha un colore che va dal bianco al giallo paglierino e presenta una lieve occhiatura rada.

Il sapore è simile a quello della Fontina ma più dolce, l’aroma è delicato. La crosta sottile è di colore nocciola.

La lavorazione parte dal latte vaccino pastorizzato intero che richiede quindi l’aggiunta di fermenti lattici selezionati (a differenza della Fontina che parte dal latte crudo e quindi non ne ha bisogno).

Un’altra differenza con la Fontina sta nel fatto che il Fontal ha bisogno durante la cottura della pasta di un’aggiunta di acqua calda a 80°C, questa procedura rende la pasta di questo formaggio particolarmente dolce. La salatura avviene per immersione in salamoia al 18% di cloruro di sodio per 15-20 giorni.

La maturazione avviene in 3 mesi ma il Fontal può essere affinato fino a 2 anni. Il formaggio correttamente affinato e conservato assume presenta una di colore lievemente dorato.

In cucina può essere utilizzato sia in piatti caldi che freddi, un particolare utilizzo gustoso è quello che si fa preparando una fonduta per isaporire le cappelle dei funghi porcini grigliati o le crespelle.

Lo si conserva in frigorifero nella parte bassa, avvolto da carta oleata o fogli di allumnio che evitano la dispersione dell’umidità naturale del formaggio.

Fonte: Atlante Caseario.com

Fontal P.A.T. - per la foto si ringrazia

Fontal P.A.T. – per la foto si ringrazia

Speck Alto Adige – I.G.P.

Riconoscimento IGP: Reg. CE n.1107/96.
Zona di produzione: Alto Adige.

La sua zona di origine è la provincia di Bolzano, ma la maggior parte della produzione si trova localizzata nella Val Venosta e Val Pusteria. Si ha menzione della sua produzione fin dal 1289, ma solo a partire dal Settecento è stato riconosciuto con l’appellativo comune di speck. Inizialmente era prodotto solo per l’autoconsumo, poi, grazie al vasto successo ottenuto, la produzione e aumentata considerevolmente, con la nascita di molte aziende specializzate. Lo speck si ottiene dalle migliori cosce di suino, rifilate a regola d’arte, salate e aromatizzate nel rispetto delle ricette tradizionali.
La salmistratura deve avvenire a secco, senza procedere a nessun tipo di pressatura e prevede l’utilizzo di sale, pepe, pimento, aglio, bacche di ginepro e zucchero.
L’affumicatura si deve compiere con legna scelta, a freddo, con la presenza di spezie; la durata è di tre settimane, nel corso delle quali la carne si colora dal rosso al nerastro, sviluppando l’aroma delicato di carne affumicata. La successiva asciugatura deve avvenire ad una temperatura non superiore ai 20 ° C. a seconda del peso, la stagionatura avrà una durata compresa tra le 20 e le 24 settimane.

Disciplinare di produzione della Indicazione Geografica Protetta
«Speck dell’Alto Adige», «Südtiroler Markenspeck g.g.A.», «Südtiroler Speck g.g.A.»

Come da modifiche riportate sulla GURI n. 251 del 6 ottobre 2000

(Iscrizione nel “Registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette” ai sensi del Reg. CE n. 1107/96)

Articolo 1
Denominazione
L’indicazione geografica protetta “Speck dell’Alto Adige” (lingua italiana), “Sudtiroler Markenspeck” o “Sudtiroler Speck” (lingua tedesca) è riservata al prodotto che risponde alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2
Zona di produzione
La zona di elaborazione dello “Speck dell’Alto Adige”, “Sudtiroler Markenspeck” o “Sudtiroler Speck” comprende l’intero territorio della Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige (Sudtirol).

Articolo 3
Materie prime
Lo “Speck dell’Alto Adige” è prodotto con cosce di suino disossate, rifilate con o senza fesa.

Articolo 4
Metodo di elaborazione
Lo “Speck dell’Alto Adige IGP”, “Südtiroler Markenspeck g.g.A.” o “Südtiroler Speck g.g.A.” si ottiene dalla coscia di suino disossata, moderatamente salata ed aromatizzata, affumicata “a freddo” in locali appositi, ad una temperatura massima di 20°C e ben stagionata secondo gli usi e le tradizioni locali. Le cosce utilizzate per la lavorazione dello “Speck dell’Alto Adige IGP”, “Südtiroler Markenspeck g.g.A.” o “Südtiroler Speck g.g.A.” sono consegnate allo stato fresco ed in perfetto stato igienico-sanitario; devono essere ottenute da suini i cui riproduttori non sono portatori dei requisiti della stress-sensibilità e le carni, esclusi i requisiti PSE e DFD, rispettano le seguenti caratteristiche:
1) le cosce intere consegnate con osso devono pesare, prima della disossatura, non meno di kg. 10,5;
2) le cosce disossate e rifilate (dette anche baffe) devono pesare almeno kg. 5,2;
3) devono essere prive degli esiti di pregressi processi flogistici, patologici e/o traumatici;
4) sono perfettamente dissanguate e prive di microemorragie puntiformi nella porzione muscolare;
5) la cotenna è perfettamente priva di setole, non presenta un reticolo venoso marcato o eccessivamente esteso, ovvero sussistenza di ematomi o delle tracce della relativa asportazione;
6) la porzione grassa non è untuosa, ovvero di consistenza molle, ovvero di colore giallo/arancione;
7) la porzione magra è priva di smagliature o di strappi tra i fasci muscolari;
8) registrano, misurate “al cuore” al momento della consegna, temperature comprese tra 0°C e 4°C;
9) i suini sono nati in allevamenti ubicati nei paesi dell’Unione Europea.

Per la elaborazione dello “Speck dell’Alto Adige IGP”, “Südtiroler Markenspeck g.g.A.” o “Südtiroler Speck g.g.A.” la coscia suina disossata deve:
– essere rifilata secondo il metodo tradizionale cioè:
con fesa intera o parziale, ovvero previa rimozione integrale della fesa;
con un taglio parallelo dal muscolo Fricandeau all’osso della “noce”;
con un taglio arrotondato dal lato dello scamone, dal “pesce” fino alla “noce”, in modo che non residuino porzioni di parte grassa senza porzione magra; nel caso in cui la coscia sia munita di fesa intera o parziale, deve essere praticato un taglio diritto anziché arrotondato;
in modo che il grasso intermuscolare residuato tra la sottofesa ed il “pesce” sottostante la fesa possa essere rimosso;
in modo che il nervo esistente tra il Fricandeau e la “noce” non sia lesionato o reciso, a seguito della rimozione del femore;
senza la cartilagine dell’anca;
senza ferite profonde, tagli o spaccature sulla superficie esterna della coscia;
in modo che la cartilagine del femore rimanga parzialmente attaccata alla coscia per garantire la compattezza dei muscoli;
senza il grasso sul lato esterno della “noce”;
– essere salata ed aromatizzata a secco;
– essere affumicata e stagionata ad una temperatura non superiore a 20°C;
– essere maturata ad una temperatura d’ambiente da 10 a 15°C ed un’umidità compresa fra il 60 ed il 90%;
– non essere assoggettata a nessun genere di zangolatura;
– non essere assoggettata a nessun genere di siringatura;
Salatura ed aromatizzazione avvengono a secco, al massimo entro quattro giorni dall’inizio della lavorazione, la cui data deve essere fatta constare in modo indelebile direttamente su ogni singola baffa consentendo la rilevabilità fino alla fine del processo produttivo. L’affumicatura avviene in appositi locali, con l’utilizzazione di legna non resinosa e ad una temperatura non superiore a 20°C. Per l’aromatizzazione sono utilizzate erbe aromatiche naturali. È escluso l’uso di prodotti di sintesi.

Articolo 5
Stagionatura
Lo “Speck dell’Alto Adige” deve essere stagionato secondo gli usi e le tradizioni locali in locali ove sia assicurato un sufficiente ricambio d’aria a temperatura da 10° a 15° C ed un’umidità tra 60 e 90%. Il tempo di stagionatura varia in funzione del peso della coscia, come viene indicato nella seguente tabella:
– Peso della coscia in kg
– Tempi minimi di stagionatura in settimane:
oltre 3,70 a <4,3 kg (almeno 20);
da 4,3 a <4,9 kg (almeno 22);
da 4,9 a <5,5 kg (almeno 24);
da 5,5 a <6,0 kg (almeno 26);
da 6,0 a <6,5 kg (almeno 28);
da 6,5 a <7,0 kg (almeno 30);
da 7,0 a <7,5 kg (almeno 32).

Articolo 6
Caratteristiche
Lo “Speck dell’Alto Adige” all’atto della immissione al consumo presenta le seguenti caratteristiche organolettiche, chimiche e chimico-fisiche e microbiologiche:

Caratteristiche organolettiche
– colore esterno: marrone;
– colore al taglio: rosso con parte in bianco rosato;
– odore: affumicato, aromatico e gradevole;
– gusto: caratteristico, intenso, saporito.

Caratteristiche chimiche e chimico-fisiche
– proteine totali: min. 20%;
– rapporto acqua/proteine: max. 2,5;
– rapporto grasso/proteine: max. 2,0;
– cloruro di sodio: max. 5%
– potassio nitrato: < 150 mg/kg
– sodio nitrato: < 50 mg/kg

Caratteristiche microbiologiche
– Carica batterica mesofila a norme uni-iso 4833 (1988) inclusi fermenti lattici ≤ 1*10 alla settima unità formati colonia/grammo.

Articolo 7
Controlli
Fatte salve le competenze attribuite dalla legge al medico veterinario ufficiale (USL) dello stabilimento – il quale ai sensi del capitolo IV “controllo della produzione” del D.Lgs. 30/12/1992, n. 537, accerta e mediante una ispezione adeguata controlla che i prodotti a base di carne rispondano ai criteri di produzione stabiliti dal produttore e, in particolare, che la composizione corrisponda realmente alle diciture dell’etichetta essendogli attribuita tale funzione specialmente nel caso in cui sia usata la denominazione commerciale di cui al capitolo V, punto 4 del sopracitato decreto legislativo (la denominazione commerciale seguita dal riferimento alla norma o legislazione nazionale che l’autorizza) – la vigilanza per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione è svolta dal Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali il quale può avvalersi ai fini della vigilanza sulla produzione e sul commercio dello “Speck dell’Alto Adige”, dell’Associazione di produttori, conformemente a quanto stabilito dall’art. l0 del Reg. n.2081/92 del 14/07/92.

Articolo 8
Designazione e presentazione
La designazione della Indicazione Geografica Protetta “Speck dell’Alto Adige” (lingua italiana), “Sudtiroler Markenspeck” o “Sudtiroler Speck” (lingua tedesca) non può essere tradotta in altre lingue. Essa deve essere apposta sull’etichetta in caratteri chiari, indelebili, nettamente distinguibili da ogni altra scritta ed essere immediatamente seguita dalla menzione “Indicazione Geografica Protetta” e/o dalla sigla I.G.P. che deve essere tradotta nella lingua in cui il prodotto viene commercializzato.
È vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista.
È tuttavia consentito l’utilizzo di indicazioni che facciano riferimento a nomi o ragioni sociali o marchi privati purché non abbiano significato laudativo o tali da trarre in inganno l’acquirente.
Lo “Speck dell’Alto Adige” può essere immesso al consumo sfuso ovvero confezionato sottovuoto, o in atmosfera modificata, intero, in tranci o affettato. Le operazioni di confezionamento affettamento e porzionamento devono avvenire, sotto la vigilanza della struttura di controllo indicata all’art. 7, esclusivamente nella zona di produzione indicata all’art. 2.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Speck Alto Adige I.G.P. - per la foto si ringrazia

Speck Alto Adige I.G.P. – per la foto si ringrazia

Formaggella dell’Adamello – P.A.T.

Carta d’identità

Formaggio a pasta semicotta tipico della regione Trentino Alto Adige prodotto da latte vaccino soprattutto nei mesi estivi

Caratteristiche

  • ha forma cilindrica di 20 – 25 cm
  • lo scalzo è appena convesso di altezza tra i 6 e i 10 cm
  • la pasta si presenta tenera e bianca si consistenza compatta
  • è presente un’occhiatura sottile
  • il sapore morbido e delicato, con sentori di erbe montane
  • crosta è grigiastra e rugosa
  • il peso varia tra 1,2 kg e 2 kg
  • il sapore è diverso a seconda del momento in cui viene assaggiato:
    – delicato : se si consuma fresco dopo soli 15 giorni di stagionatura
    – classico di Alpe : se si consuma dopo un mese di stagionatura

La zona di produzione

La Formaggella dell’Adamello è un formaggio prodotto nell’area del Parco Naturale Adamello-Brenta in Trentino Alto Adige

La lavorazione

La lavorazione della Formaggella dell’Adamello prevede l’utilizzo del solo latte vaccino intero o appena scremato unito a caglio e sale come vuole rigidamente la tradizione . Le forme vengono salate a secco.

La stagionatura dure circa 20 – 30 giorni ma può anche protrarsi per alcuni mesi
ma anche per alcuni mesi.

Fonte: Atlante Caseario.com

Formaggella dell'Adamello P.A.T. - per la foto si ringrazia

Formaggella dell’Adamello P.A.T. – per la foto si ringrazia

Fior di Monte – P.A.T.

Carta d’identità

Il Fior di Monte è un formaggio a pasta dura e cotta ottenuto da latte vaccino ottenuto da latte vaccino di allevamenti della provincia di Trento.

Caratteristiche

  • Si presenta in forme di circa 7,5 kg
  • non presenta additivi o conservanti
  • dal gusto amabile e fragrante, aumenta la sua gradevolezza con la stagionatura
  • periodo ottimale per il consumo tra i 4 e i 6 mesi
  • la pasta è compatta con una rada occhiatura ad occhio di pernice.

La zona di produzione

Il Fior di monte viene prodotto nei comuni della provincia di Trento in Trentino Alto Adige

La lavorazione

Nella lavorazione di questo formaggio vengono utilizzati fermenti selezionati e latte pastorizzato, caglio e sale.

Può essere consumato sia fresco che semistagionato

Le forme vengono conservate in ambienti condizionati ed in confezioni sottovuoto in frigorifero per il periodo riferito dalla confezione

Note

Nato negli ultimi dieci anni dello scorso millennio i consensi per questo formaggio sono tali da farlo diventare la produzione primaria della SAV (Società Agricoltori Vallagarina).

E’ un prodotto che può essere gustato sia semistagionato o stagionato

Fonte: Atlante Caseario.com

Fior di Monte P.A.T. - per la foto si ringrazia

Fior di Monte P.A.T. – per la foto si ringrazia

Alto Adige Südtirol – D.O.C.

Zona di produzione e storia

Nella denominazione di origine controllata «Alto Adige» o «dell’Alto Adige» (in lingua tedesca «Südtirol» o «Südtiroler») sono previste le seguenti sottozone:
– sottozona «Colli di Bolzano» o «Bozner Leiten»
– sottozona «Meranese di Collina» o «Meranese» o «Meraner Hügel» o «Meraner»
– sottozona «Santa Maddalena» o «St. Magdalener»
– sottozona «Terlano» o «Terlaner»
– sottozona «Valle Isarco» o «Eisacktal» o «Eisacktaler»
– sottozona «Valle Venosta» o «Vinschgau»

La denominazione di origine controllata «Alto Adige» o «dell’Alto Adige» (in lingua tedesca «Südtirol» o «Südtiroler») è riservata ai vini che corrispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione per le seguenti tipologie:

1) Tipologie relative ai vini «Alto Adige»:
spumante, anche riserva;
spumante rosè;
spumante Chardonnay;
spumante Pinot bianco;
spumante Pinot grigio;
spumante Pinot nero;
bianco in lingua tedesca «weiss», anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Chardonnay, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Kerner, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Moscato giallo, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Müller Thurgau, anche passito o vendemmia tardiva;
Pinot bianco, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Pinot grigio, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Riesling, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Riesling italico, anche vendemmia tardiva o riserva;
Sauvignon, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Sylvaner, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Traminer aromatico, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Cabernet o Cabernet Sauvignon o Cabernet franc, anche riserva;
Lagrein, anche riserva;
Lagrein rosato o rosè o Kretzer;
Malvasia, anche riserva;
Merlot, anche riserva;
Merlot rosato o rosè o Kretzer;
Moscato rosa, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Cabernet-Lagrein, anche riserva;
Cabernet-Merlot, anche riserva;
Lagrein-Merlot, anche riserva;
Pinot nero, anche riserva;
Pinot nero rosato o rosè o Kretzer;
Schiava o Schiava grossa o Schiava gentile;
Schiava grigia;
Chardonnay-Pinot Bianco, anche passito o riserva;
Chardonnay-Pinot Grigio, anche passito o riserva;
Pinot Bianco-Pinot Grigio, anche passito o riserva;

2) «Alto Adige» sottozona «Colli di Bolzano» o «Bozner Leiten»;

3) «Alto Adige» sottozona «Meranese di Collina» o «Meranese» o «Meraner Hügel» o «Meraner»;

4) «Alto Adige» sottozona «Santa Maddalena» o «St. Magdalener» anche con specificazione aggiuntiva classico;

5) tipologie relative ai vini «Alto Adige» sottozona «Terlano» o «Terlaner» anche con specificazione aggiuntiva classico;
senza menzione di vitigno, anche passito o riserva;
Chardonnay, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Müller Thurgau, anche passito o vendemmia tardiva;
Pinot bianco, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Pinot grigio, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Riesling, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Riesling italico, anche vendemmia tardiva o riserva;
Sauvignon, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Sylvaner, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;

6) tipologie relative ai vini «Alto Adige» sottozona «Valle Isarco» o «Eisacktal» o«Eisacktaler»:
Kerner, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Müller Thurgau, anche passito o vendemmia tardiva;
Pinot grigio, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Riesling, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Sylvaner, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Traminer aromatico, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Veltliner, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
«Klausner Laitacher»;

7) tipologie relative ai vini «Alto Adige» sottozona «Valle Venosta» o «Vinschgau»:
Chardonnay, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Kerner anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Müller Thurgau, anche passito o vendemmia tardiva;
Pinot bianco, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Pinot grigio, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Riesling, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Sauvignon, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Traminer aromatico, anche passito o vendemmia tardiva o riserva;
Pinot nero, anche riserva;
Schiava.

Le uve destinate alla produzione dei vini «Alto Adige» devono essere prodotte nella parte del territorio della provincia di Bolzano idoneo alla produzione dei vini di qualita’. La zona idonea comprende:
a) il territorio viticolo dei comuni di: Aldino, Andriano, Appiano, Bolzano, Bronzolo, Caines, Caldaro, Cermes, Cornedo all’Isarco, Cortaccia, Cortina all’Adige, Egna, Fie’, Gargazzone, Lagundo, Laives, Lana, Magre’ all’Adige, Marlengo, Meltina, Merano, Montagna, Nalles, Ora, Postal, Renon, Rifiano, Salorno, San Genesio, San Pancrazio, Scena, Termeno, Terlano, Tesimo, Tirolo, Vadena;
b) in parte il territorio dei comuni di Barbiano, Bressanone, Castelrotto, Chiusa, Funes, Laion, Naz-Sciaves, Velturno, Villandro e Varna; Castelbello-Ciardes, Laces, Naturno, Parcines e Silandro.

I vini Alto Adige si contraddistinguono qualitativivamente soprattutto per i loro spiccati aromi primari per esempio dalle note di sambuco del Sauvignon, al profumo di rosa del Traminer aromatico, al bouquet di frutti di bosco del Pinot nero o del Lagrein, note di ciliegia e viola anche nella Schiava. I vini bianchi coltivati nelle zone poste in altitudine (olte 300 – 400 m) spiccono per la loro freschezza dovuta a un tenore di acidità compreso tra 5,5 e 7 g/l. Data l’ottima insolazione i vini si presentano contemporaneamente fruttati ma allo stesso tempo con buona struttura. I vini rossi prodotti per di più sotto le 400 m s.l.m. approfittano delle condizioni di più alte temperature ottenendo vini corposi con tannini morbidi.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
La denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 è riservata ai vini ottenuti dalle uve proveninti dai vigneti aventi, in ambito aziendale, la seguente composizione varietale:
– «Alto Adige» o «dell’Alto Adige» senza sottozona:
a) con la specificazione del vitigno: vigneti con almeno l’85% del corrispondente vitigno.
Possono concorrere alla produzione di detto vino altri vitigni a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione nella Provincia Autonoma di Bolzano, fino ad un massimo del 15% ed iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino, approvato con D.M. 7 maggio 2004 e successivi aggiornamenti, riportati nell’allegato 1 del presente disciplinare.
b) con la specificazione di due vitigni (Cabernet-Merlot, Cabernet-Lagrein, Merlot-Lagrein):
vigneti che possono concorrere congiuntamente alla produzione dei mosti e dei vini.
Entrambe le varietà devono essere presenti per oltre il 15% del totale. In etichetta il vitigno preponderante precede l’altro ed entrambi sono riportati in caratteri uguali e sulla stessa riga, utilizzando il sinonimo Cabernet per il Cabernet franc e il Cabernet Sauvignon;
c) spumante a fermentazione in bottiglia: uve Pinot bianco e/o Pinot nero e/o Chardonnay, iscritti allo Schedario. Per il tipo «rosè» il Pinot nero deve essere presente per almeno il 20%;
d) bianco anche «passito»: Chardonnay e/o Pinot bianco e/o Pinot grigio almeno per il 75%.
Devono essere presenti almeno due di tali varietà, ma nessuna deve superare il 70% del totale.
Il restante 25% massimo deve provenire da Müller Thurgau e/o Sauvignon e/o Riesling e/o Sylvaner e/o Traminer aromatico e/o Kerner, che possono concorrere alla produzione dei mosti e dei vini.
e) passito con la specificazione di due vitigni: Chardonnay e/o Pinot bianco e/o Pinot grigio e/o Müller Thurgau e/o Sauvignon e/o Riesling e/o Sylvaner e/o Traminer aromatico e/o Kerner e/o Moscato giallo. Devono essere presenti due di tali varietà ed entrambe devono essere presenti per oltre il 15% del totale;
f) con la specificazione di due vitigni (Chardonnay-Pinot bianco, Chardonnay-Pinot grigio, Pinot bianco-Pinot grigio): vigneti che possono concorrere congiuntamente alla produzione dei mosti e dei vini. Entrambe le varietà devono essere presenti per oltre il 15% del totale.
– «Alto Adige» «Colli di Bolzano»; «Alto Adige» «Meranese di Collina» o «Alto Adige»
«Meranese»; «Alto Adige» «Santa Maddalena»: vigneti con almeno l’85% di vitigni Schiave.
Per la differenza fino al 15% è consentita la presenza di altri vitigni a frutto di colore analogo e idonei alla coltivazione per la provincia autonoma di Bolzano;
– «Alto Adige» «Terlano»:
a) con specificazione di vitigno: vigneti costituiti per almeno l’85% dai vitigni della varietà specificata (Pinot bianco, Chardonnay, Riesling italico, Riesling, Sauvignon, Sylvaner, Müller Thurgau, Pinot grigio). Possono essere presenti nei vigneti, per la differenza fino al 15% altri vitigni a frutto di colore analogo e idonei alla coltivazione per la provincia autonoma di Bolzano;
b) senza specificazione di vitigno: vigneti con Pinot bianco e/o Chardonnay non meno del 50% e per la restante percentuale, congiuntamente o disgiuntamente da: Riesling italico, Riesling, Sauvignon, Sylvaner, Müller Thurgau e Pinot grigio, che possono concorrere alla produzione dei mosti e dei vini. E’ ammessa la presenza di altri vitigni a frutto di colore analogo e idonei alla coltivazione per la provincia autonoma di Bolzano, nella misura massima del 15%;
– «Alto Adige» «Valle Isarco»:
a) accompagnato dal nome di una delle seguenti varietà: Traminer aromatico, Pinot grigio, Veltliner, Sylvaner, Müller Thurgau, Kerner, Riesling, vigneti costituiti per almeno l’85% dai corrispondenti vitigni e per il restante 15% massimo da altri vitigni a frutto di colore analogo e idonei alla coltivazione per la provincia autonoma di Bolzano;
b) per i vini designati «Alto Adige Valle Isarco Klausner Laitacher» le uve devono provenire da vigneti costituiti dai vitigni Schiava e/o Portoghese e/o Lagrein e/o Pinot nero, situati nei comuni di Barbiano, Chiusa, Velturno e Villandro;
– «Alto Adige» «Valle Venosta» con la menzione obbligatoria del vitigno: Chardonnay, Kerner, Müller Thurgau, Pinot bianco, Pinot grigio, Riesling, Traminer aromatico, Sauvignon, Pinot nero, Schiava: vigneti costituiti per almeno l’85% dai corrispondenti vitigni. Per il restante 15% possono essere presenti altri vitigni a frutto di colore analogo e idonei alla coltivazione per la provincia autonoma di Bolzano.

I vini a denominazione d’origine controllata «Alto Adige» o «dell’Alto Adige» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Alto Adige»
Spumante, con o senza menzione di riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

Spumante rose’:
alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

Spumante con menzione di vitigno Chardonnay o Pinot grigio o Pinot nero o Pinot bianco:
gradazione minima alla produzione: 10,50;
titolo alcolometrico complessivo minimo al consumo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

Vendemmia tardiva con menzione di vitigno:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13,50% vol. di cui effettivo almeno 7,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.

«Bianco passito», «passito» con menzione del vitigno escluso moscato rosa con o senza sottozona e «passito» con la menzione di due vitigni:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 16,00% vol. di cui effettivo almeno 7,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.

Bianco, con o senza la menzione di riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

Chardonnay con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Kerner con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Moscato giallo, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
titolo alcolometrico min. compl.: 11,00 di cui effettivo almeno 10,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Müller Thurgau con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol., con la sottozona Valle Venosta e Valle Isarco 10,50% vol.; Terlano 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

Pinot bianco con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11% vol., con la sottozona Valle Venosta 10,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Pinot grigio con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.; con la sottozona Valle Venosta 11,00%vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Riesling con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.; con la sottozona Terlano 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Riesling italico con o senza sottozona, anche vendemmia tardiva o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.; con la sottozona Terlano 10,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

Sauvignon con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.; con la sottozona Terlano 12,00% vol. e Valle Venosta 11,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Sylvaner con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.; con la sottozona Terlano 11,50%
vol. e Valle Isarco 10,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l, con la sottozona Valle Isarco 16,0 g/l.

Traminer aromatico con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol. di cui effettivo almeno 11,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l,
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Chardonnay – Pinot bianco, anche passito o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Chardonnay – Pinot grigio, anche passito o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50 % vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Pinot bianco – Pinot grigio, anche passito o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50 % vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Cabernet Sauvignon o Cabernet franc o Cabernet, con o senza menzione di riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

Lagrein, con o senza menzione di riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

Lagrein rosato:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Malvasia, con o senza menzione di riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

Merlot con o senza menzione di riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

Merlot rosato o Merlot rose’:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Moscato rosa, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol. o 16,00% vol. se passito di cui effettivo almeno 10,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

Pinot nero con o senza sottozona o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol., con la sottozona Valle Venosta 11,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

Pinot nero rosato o Pinot nero rose’:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Schiava con o senza sottozona:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

Schiava grigia:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

Cabernet – Lagrein, con o senza menzione di riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

Cabernet – Merlot, con o senza menzione di riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

Merlot-Lagrein, con o senza menzione di riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

«Alto Adige» «Colli di Bolzano»:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

«Alto Adige» «Meranese» o «Alto Adige» «Meranese di Collina»:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.

«Alto Adige» «Santa Maddalena»:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

«Alto Adige» «Terlano» senza menzione di vitigno, anche passito o riserva
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

«Alto Adige» «Valle Isarco»
sapore: secco, fresco, di fruttato, sapido, giustamente di corpo, caratteristico;
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

Klausner Laitacher:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
acidita’ totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 18,0 g/l.
Tutti i vini possono presentare il caratteristico sapore di legno se invecchiati in botti di legno.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione d’origine controllata «Alto Adige» o «dell’Alto Adige» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Alto Adige»
Spumante, con o senza menzione di riserva
spuma: fine e persistente;
colore: giallo paglierino piu’ o meno intenso con eventuali riflessi verdolini o dorati;
odore: bouquet fine, gentile, ampio e composito;
sapore: sapido, fresco, fine e armonico, secco se del tipo «extra brut» o lievemente amabile se del tipo «brut»;

Spumante rose’:
spuma: fine e persistente;
colore: rosato piu’ o meno intenso;
odore: bouquet proprio della fermentazione in bottiglia, gentile, fine, ampio e composito;
sapore: sapido, fresco, fine e armonico, secco se del tipo «extra brut» o lievemente amabile se del tipo «brut»;

Spumante con menzione di vitigno Chardonnay o Pinot grigio o Pinot nero o Pinot bianco:
spuma: fine, e persistente;
colore: giallo, paglierino con riflessi verdolini;
odore: fine, delicato, leggermente da lievito;
sapore: morbido, giustamente pieno; secco se del tipo «extra brut»; leggermente abboccato se del tipo «brut»;

Vendemmia tardiva con menzione di vitigno:
colore: caratteristico del vitigno di provenienza;
odore: gradevole, delicato, caratteristico;
sapore: amabile o dolce, pieno, armonico, caratteristico del vitigno di provenienza;

«Bianco passito», «passito» con menzione del vitigno escluso moscato rosa con o senza sottozona e «passito» con la menzione di due vitigni:
colore: caratteristico del vitigno di provenienza;
odore: gradevole, delicato, caratteristico;
sapore: amabile o dolce, pieno, armonico, caratteristico del o dei vitigni di provenienza;

Bianco, con o senza la menzione di riserva
colore: giallo paglierino;
odore: gradevole, fruttato, talvolta anche aromatico;
sapore: secco, pieno, aromatico;

Chardonnay con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
colore: giallo verdognolo;
odore: delicato, caratteristico, fruttato;
sapore: sapido, secco, pieno, caratteristico;

Kerner con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
colore: giallo paglierino con riflessi verdognoli;
odore: leggermente aromatico, fine;
sapore: secco, pieno, caratteristico;

Moscato giallo, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
colore: giallo paglierino;
odore: aromatico, caratteristico di moscato, intenso;
sapore: secco o dolce, aromatico, gradevole;

Müller Thurgau con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva
colore: giallo paglierino tendente al verdognolo;
odore: delicato, leggermente aromatico;
sapore: secco, morbido, fruttato;

Pinot bianco con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
colore: giallo paglierino tendente al verdognolo;
odore: gradevole, caratteristico;
sapore: secco, gradevolmente amarognolo, giustamente acido, sapido, caratteristico;

Pinot grigio con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
colore: giallo paglierino;
odore: non molto spiccato, gradevole;
sapore: secco, pieno, armonico, caratteristico;

Riesling con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
colore: giallo paglierino tendente al verdognolo;
odore: delicato, gradevole, caratteristico;
sapore: secco, gradevolmente acidulo, fresco;

Riesling italico con o senza sottozona, anche vendemmia tardiva o riserva
colore: giallo paglierino, chiaro, verdolino;
odore: delicato gradevole;
sapore: secco, pieno, leggero di corpo;

Sauvignon con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
colore: giallo tendente al verdognolo;
odore: gradevole fruttato;
sapore: secco, con aroma caratteristico;

Sylvaner con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
colore: giallo paglierino tendente al verdognolo;
odore: caratteristico, gradevole, fruttato;
sapore: secco, delicato, fruttato;

Traminer aromatico con o senza sottozona, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
colore: giallo paglierino fino a dorato;
odore: leggermente aromatico fino a intenso;
sapore: pieno, gradevolmente aromatico, secco o abboccato;

Chardonnay – Pinot bianco, anche passito o riserva
colore: giallo paglierino tendente al verdognolo;
odore: delicato, caratteristico, fruttato;
sapore: sapido, secco, pieno, caratteristico;

Chardonnay – Pinot grigio, anche passito o riserva
colore: giallo paglierino tendente al verdognolo;
odore: delicato, caratteristico, fruttato;
sapore: sapido, secco, pieno, caratteristico;

Pinot bianco – Pinot grigio, anche passito o riserva
colore: giallo paglierino tendente al verdognolo;
odore: delicato, caratteristico, fruttato;
sapore: sapido, secco, pieno, caratteristico;

Cabernet Sauvignon o Cabernet franc o Cabernet, con o senza menzione di riserva
colore: rubino intenso fino a granato carico;
odore: caratteristico, leggermente erbaceo, etereo;
sapore: secco, pieno, lievemente tannico;

Lagrein, con o senza menzione di riserva
colore: rubino intenso fino a granato carico;
odore: secco, gradevole tipico della varieta’;
sapore: secco, morbido, vellutato, pieno;

Lagrein rosato:
colore: rubino chiaro, rosato con riflessi salmone;
odore: delicato, gradevole;
sapore: secco, non molto di corpo, armonico, elegante, fresco;

Malvasia, con o senza menzione di riserva
colore: rosso rubino chiaro con riflessi arancioni;
odore: gradevole, profumato;
sapore: secco, morbido, pieno, armonico;

Merlot con o senza menzione di riserva
colore: rosso rubino;
odore: caratteristico, gradevole, erbaceo;
sapore: secco, fresco, leggermente erbaceo;

Merlot rosato o Merlot rose’:
colore: rosato con riflessi arancioni;
odore: leggermente erbaceo, caratteristico, gradevole;
sapore: secco, fresco, leggermente erbaceo;

Moscato rosa, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
colore: da rosso a rosso rubino chiaro;
odore: delicato e gradevole;
sapore: dolce, gradevolmente di moscato;

Pinot nero con o senza sottozona o riserva
colore: rubino con sfumature arancione se invecchiato;
odore: etereo, gradevole, caratteristico;
sapore: secco morbido o pieno con retrogusto amarognolo, armonico;

Pinot nero rosato o Pinot nero rose’:
colore: rosato;
odore: fruttato, armonico, gradevole;
sapore: secco, armonico, gradevole;

Schiava con o senza sottozona:
colore: da rosso rubino chiaro a medio;
odore: gradevole, fruttato caratteristico;
sapore: secco, morbido, gradevole;

Schiava grigia:
colore: rosso rubino chiaro fino a medio;
odore: delicato, gradevole, caratteristico, fruttato;
sapore: secco, morbido, gradevole;

Cabernet – Lagrein, con o senza menzione di riserva
colore: rubino intenso fino a granato carico;
odore: caratteristico, leggermente erbaceo, etereo;
sapore: secco, morbido, pieno, lievemente tannico;

Cabernet – Merlot, con o senza menzione di riserva
colore: rubino intenso fino a granato;
odore: caratteristico, leggermente erbaceo;
sapore: secco, pieno, lievemente tannico;

Merlot-Lagrein, con o senza menzione di riserva
colore: rubino intenso fino a granato;
odore: caratteristico, etereo, leggermente erbaceo;
sapore: secco, morbido, pieno, lievemente tannico;

«Alto Adige» «Colli di Bolzano»:
colore: rosso rubino da chiaro a medio;
odore: profumato caratteristico;
sapore: secco, pieno, morbido, armonico;

«Alto Adige» «Meranese» o «Alto Adige» «Meranese di Collina»:
colore: rosso rubino da chiaro fino a medio;
odore: caratteristico con leggero profumo;
sapore: secco, armonico, sapido;

«Alto Adige» «Santa Maddalena»:
colore: da rosso rubino a granato intenso;
odore: vinoso, caratteristico, con profumo ricordante quello della viola, etereo dopo breve invecchiamento;
sapore: secco, pieno, vellutato, leggermente di mandorla, sapido;

«Alto Adige» «Terlano» senza menzione di vitigno, anche passito o riserva
colore: giallo paglierino chiaro;
odore: caratteristico, fruttato e delicato;
sapore: secco, giustamente acido;

«Alto Adige» «Valle Isarco»
Veltliner, anche passito o vendemmia tardiva o riserva
colore: giallo tendente al verdolino;
odore: vinoso e leggero profumo gradevole, caratteristico del vitigno;
sapore: secco, fresco, di fruttato, sapido, giustamente di corpo, caratteristico;

Klausner Laitacher:
colore: rosso chiaro fino a rubino;
odore: non molto intenso, gradevole, caratteristico;
sapore: secco, leggermente acidulo, di corpo;

Tutti i vini possono presentare il caratteristico sapore di legno se invecchiati in botti di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia.

Fonte: Agraria.org

Vigneti Alto Adige - per la foto si ringrazia

Vigneti Alto Adige – per la foto si ringrazia

Mela della Val di Non – D.O.P.

Zona di produzione

Riconoscimento denominazione: Reg. CE n. 1665/03 (GUCE L. 235 del 23.09.03)
Regione: Trentino-Alto Adige (provincia di Trento).

La zona di produzione della D.O.P. “mela Val di Non”, corrispondente al bacino idrografico del Torrente Noce ricadente nella Val di Sole e Val di Non, altrimenti chiamate Valli del Noce o Anaunia, è situata nella Provincia Autonoma di Trento.

Le mele DOP Val di Non sono prodotte solo in un’area limitata, situata a nord-ovest della provincia di Trento, collocata ad un’altitudine compresa tra 450 e 900 m. e caratterizzata da condizioni climatiche e pedologiche che la rendono da sempre una delle zone più vocate al Mondo per la produzione di mele. E’ anche per questo che in Val di Non la tradizione della coltivazione del melo è documentata da oltre 2.000 anni.

Caratteristiche

Il marchio DOP Mela Val di Non è riservato esclusivamente a mele delle varietà Golden delicious, Red delicious, Renetta del Canada prodotte in Val di Non e che:
– siano di categoria 1A ed Extra;
– superino i valori di croccantezza e di tenore in zuccheri ed acidi naturali stabiliti dal Disciplinare di Produzione approvato dalla C.E.

Mela Val di Non D.O.P. - per la foto si ringrazia

Mela Val di Non D.O.P. – per la foto si ringrazia

Disciplinare di produzione – Mela Val di Non DOP

Articolo 1.
Nome del prodotto
La Denominazione di Origine Protetta “mela Val di Non” è riservata alle mele che rispondono alle condizioni e ai requisiti definiti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
2.1. Le varietà – Le mele denominate “mela Val di Non” D.O.P. vengono prodotte utilizzando esclusivamente le seguenti varietà: Golden Delicious, Renetta Canada, Red Delicious.
2.2. Caratteristiche del prodotto
2.2.1 Aspetto esterno – All’atto dell’immissione al consumo i frutti devono essere interi, di aspetto fresco e sano, puliti, privi di sostanze ed odori estranei.
I frutti dovranno essere di forma:
– tronco-conica oblunga per Golden Delicious e Red Delicious;
– tronco-conica o appiattita per Renetta Canada.
La colorazione tipica dei frutti è:
dal verde al giallo, a volte con faccetta rosata, per Golden Delicious;
giallo-verdastra con buccia rugosa per Renetta Canada;
rossa su fondo verde/giallo per Red Delicious.
2.2.2. Caratteristiche chimiche – Il tenore zuccherino dei frutti, entro due mesi dalla raccolta, deve rispondere ai seguenti valori minimi per le rispettive varietà:
12 °Brix per Golden Delicious;
9 °Brix per Renetta Canada;
9 °Brix per Red Delicious.
Relativamente all’acidità i valori minimi, entro due mesi dalla raccolta, vengono indicati rispettivamente in:
5 meq NaOH/100 g per Golden Delicious;
8 meq NaOH/100 g per Renetta Canada;
3,5 meq NaOH/100 g per Red Delicious.
Inoltre, entro due mesi dalla raccolta, i frutti di Golden Delicious devono presentare un valore minimo di Indice di Thiault << Zuccheri totali (g/l) + Acidità (g/l di acido malico) x
10 >> pari a 170.
2.2.3. Caratteristiche fisiche – I valori di durezza espressi in kg/cm2, entro due mesi dalla raccolta, non devono scendere al di sotto di:
5 per Golden Delicious;
5 per Renetta Canada;
5,5 per Red Delicious.
2.2.4. Calibro e categoria – La DOP “mela Val di Non” è riservata alle mele appartenenti alle categorie commerciali Extra e I^. Le caratteristiche minime di calibro sono indicate in 65 mm. I requisiti qualitativi minimi richiesti relativi alle diverse varietà, categorie, sono quelli stabiliti dalla normativa comunitaria, ai sensi del Reg. (CE) 920/1989 e successive modifiche.
2.2.5. Caratteristiche organolettiche – Le pregevoli caratteristiche organolettiche delle mele denominate “mela Val di Non” derivano dal giusto equilibrio dei parametri fisico-chimici sopra descritti. In particolare:
– la Golden Delicious si distingue per la croccantezza e la succosità della polpa e per il peculiare sapore dolce-acidulo;
– la Renetta Canada assume diversa consistenza e differenti sapori a seconda dell’epoca del consumo, passando da polpa croccante e decisamente acidula fino a polpa pastosa
e dolce, mantenendo comunque forti connotati di specifica peculiarità organolettica;
– la Red Delicious è caratterizzata da una polpa più pastosa e presenta un gusto prevalentemente dolciastro.
Si riportano sinteticamente nella seguente tabella i parametri qualitativi per le mele denominate “mela Val di Non”, entro due mesi dalla raccolta.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione della D.O.P. “mela Val di Non”, corrispondente al bacino idrografico del Torrente Noce ricadente nella Val di Sole e Val di Non, altrimenti chiamate Valli del Noce o Anaunia, è situata nella Provincia Autonoma di Trento.
Tale zona, riferita alle relative Valli, come risulta dalla cartografia di riferimento, comprende l’intero territorio dei seguenti Comuni:
Andalo, Amblar, Bresimo, Brez, Cagnò, Caldes, Campodenno, Castelfondo, Cavareno, Cavedago, Cavizzana, Cis, Cles, Cloz, Commezzadura, Coredo, Croviana, Cunevo, Dambel, Denno, Dimaro, Don, Flavon, Fondo, Livo, Malè, Malosco, Mezzana, Monclassico, Nanno, Ossana, Peio, Pellizzano, Rabbi, Revò, Romallo, Romeno, Ronzone, Ruffrè, Rumo, Sanzeno, Sarnonico, Sfruz, Smarano, Spormaggiore, Sporminore, Taio, Tassullo, Terres, Terzolas, Ton, Tres, Tuenno, Vermiglio, Vervò.

Articolo 4.
Elementi che comprovano l’origine
4.1. Riferimenti storici – Gli elementi che comprovano l’origine del prodotto sono costituiti da riferimenti storici che attestano la lunga tradizione frutticola di questo territorio. Questa si fa risalire a tempi molto antichi, come dimostrato anche dalla toponomastica (Malè deriva il suo nome dal latino Maletum, cioé “posto delle mele”, così come Malosco), oltre che dalle autorevoli fonti storiche (Carta di Regola del 1564 della Villa di Dardine e Carta di Regola di Cles del 1641).
In una lettera del 1739 una nobile famiglia viene richiesta dell’invio a Vienna di un cesto di “pomi rosmarini”, già allora rinomati per l’eccellente qualità fin nella Capitale dell’Impero Asburgico.
Dall’inizio del 1800 le fonti si fanno numerose e nella seconda metà del secolo i frutticoltori acquisiscono una nutrita serie di riconoscimenti e premi per la qualità della frutta portata alle esposizioni internazionali di quell’epoca.
4.2. Riferimenti culturali – Nella zona di produzione esistono numerose testimonianze pittoriche ed artistiche anche risalenti ad epoche pre-rinascimentali, che attestano l’importanza della mela nel contesto del territorio. Nutrita anche la produzione di forme poetiche dialettali dedicate alla mela ed alla produzione frutticola della valle.
4.3. Riferimenti sociali ed economici – Gli oltre 5000 produttori di “mela Val di Non”, organizzati prevalentemente nelle strutture cooperative di conservazione, lavorazione e vendita, insieme al cospicuo indotto economico derivante dalla gestione dei trasporti, degli imballaggi, della stessa lavorazione e confezionamento, costituiscono per le valli di produzione il sostanziale fondamento economico.
4.4. Rintracciabilità: A livello di controlli per l’attestazione di provenienza della produzione D.O.P., la prova dell’origine della “mela Val di Non” dalla zona geografica di produzione delimitata è certificata dall’organismo di controllo di cui all’articolo 7 sulla base di numerosi adempimenti cui si sottopongono i produttori interessati nell’ambito dell’intero ciclo produttivo.
I principali di tali adempimenti, che assicurano la rintracciabilità del prodotto, in ogni segmento della filiera, cui si sottopongono i produttori e/o confezionatori sono i seguenti:
– iscrizione ad un apposito elenco dei produttori di “mela Val di Non”;
– tenuta del catasto di tutti i terreni sottoposti alla coltivazione di “mela Val di Non”;
– tenuta di appositi registri di produzione e condizionamento.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
5.1. Sistema di coltivazione – Le tecniche di coltivazione dei meleti atti a produrre la D.O.P. “mela Val di Non” sono riconducibili a quelle tradizionali, con l’obiettivo di mantenere il giusto equilibrio vegeto-produttivo e di conseguenza ottenere produzioni di elevata qualità.
A tal fine i sistemi di allevamento adottati sono quelli a pieno vento e a fusetto.
5.2. Gestione del terreno – Le tecniche di produzione tradizionale adottate nella zona prevedono l’inerbimento del terreno tra le file per tutta la vita produttiva dell’impianto e lo sfalcio dell’erba nei mesi primaverili-estivi. Queste pratiche rivestono particolare importanza sia per la dotazione nutrizionale del terreno, attraverso una continua restituzione naturale di elementi, sia per la sua struttura fisica e biologica, salvaguardate dal mantenimento ed arricchimento della dotazione di sostanza organica. L’apporto di elementi nutritivi sotto forma minerale viene quindi a costituire una pratica integrativa di modesta quantità.
5.3. Controllo della produzione – Il controllo del carico produttivo viene eseguito attraverso una opportuna gestione delle operazioni di potatura ed interventi di diradamento, al fine di ottenere la miglior qualità delle produzioni. La potatura deve essere eseguita manualmente ogni anno durante il periodo invernale di riposo della pianta e deve mirare a garantire il giusto rapporto tra gemme a frutto e vigoria.
5.4. L’irrigazione – L’uso di sistemi irrigui è pratica ritenuta indispensabile per l’ottenimento di produzioni di qualità, e viene eseguita da marzo ad ottobre secondo le necessità.
5.5. La raccolta – La raccolta viene effettuata esclusivamente a mano e deve effettuarsi nei mesi di agosto, settembre, ottobre e prima quindicina di novembre a seconda della maturazione fisiologica delle varietà.
5.6. Le produzioni – Le produzioni massime realizzabili non possono superare le 68 t/ha, nell’intera zona di produzione.
5.7. La conservazione – Dopo la raccolta, le mele devono essere conservate in celle frigo in atmosfera controllata o in strutture idonee a garantire la conservabilità dei frutti, purchè sotto il controllo dell’Organismo di Controllo autorizzato al fine di garantire la tracciabilità del prodotto.
5.8. Confezionamento – Le mele denominate “mela Val di Non” devono essere confezionate in imballaggi o confezioni tali da consentire la chiara identificazione del prodotto.

Articolo 6.
Elementi che comprovano il legame con l’ambiente
1. Ambiente naturale – La vocazionalità del territorio per la produzione di mele di elevato pregio organolettico-qualitativo è riconducibile alle esclusive matrici geologiche di tipo calcareodolomitico, non riscontrabili in altre aree a destinazione frutticola. Ottimali i valori della sostanza organica e dell’Azoto, buoni i contenuti degli altri macroelementi nonché degli elementi minori.
Molto favorevoli sono pure le caratteristiche climatiche di questa regione frutticola alpina, che si manifestano soprattutto negli andamenti pluviometrici e termici, tra i quali si distingue la peculiarità delle escursioni termiche autunnali, mediamente superiori ai 16 °C, passando ad esempio da minime notturne di 2-6 °C a massime di 18-22 °C, e dell’umidità relativa, che presenta in quel periodo valori indicativi del 75%.
Pochi gli eventi grandinigeni ed abbastanza rare le gelate primaverili che possano influire significativamente sulle produzioni.
Anche il territorio naturale, inserito in un contesto alpino caratterizzato da tipiche associazioni floristiche e da una peculiare fauna selvatica, come descritto da botanici e da naturalisti, testimonia l’unicum ambientale e territoriale tra coltivazione e natura.
2. Ambiente umano – Congiuntamente all’ambiente naturale il fattore “uomo”, con la sua secolare tradizione, ha contribuito in maniera determinante a caratterizzare il forte legame esistente tra la “Mela Val di Non” e l’area delimitata di produzione, così come descritto nelle notizie storiche relative alla prova dell’origine e comprovato da una consistente bibliografia di carattere storico-culturale e scientifico.
Grazie al forte radicamento della popolazione rurale nell’area di produzione considerata, con tutta la sua tradizionale esperienza, con le sue capacità culturali tramandate da generazione in generazione, con la continua ricerca e messa in atto di tradizionali e specifiche tecniche colturali, si sono determinate le condizioni affinché la coltivazione della “mela” si consolidasse nel tempo, fino ad oggi, come un patrimonio storico-tradizionale e culturale di tutto il territorio, oltre che come fondamentale risorsa economica.
Oggi, infatti, ben 15.000 persone, su un totale di 35.000, dell’area frutticola considerata sono coinvolte nella filiera produttiva della mela.
Ecco perché il ritmo della vita della popolazione dell’area è scandito dalle fasi fenologiche di produzione della mela (in particolare della fioritura e della maturazione e raccolta) e tante feste popolari, avvenimenti culturali e convegni sono legati al frutto “mela” ed all’autentico significato che la coltura riveste in un’agricoltura integrata di montagna, sia in termini di salvaguardia del territorio e dell’ambiente naturale che della tradizione culturale.
3. Connessione fattori ambientali naturali e umani. Dalla connessione dei predetti fattori del tutto eccezionali, risulta evidente che l’ambiente naturale, climatico e umano delle vallate interessate costituiscono un unicum inscindibile.
Tale connessione ha contribuito ad ottenere un prodotto “mela” del tutto peculiare, con caratteristiche organolettiche e qualitative uniche e altamente rinomato, tant’è che la mela proveniente dalla Val di Non gode ovunque di un’alta reputazione sia in termini socio-economici che commerciali, così come risulta dimostrato dalla sua partecipazione a numerose mostre e manifestazioni a livello nazionale ed internazionale, con la conquista dei relativi premi ed attestati di benemerenza.
Tutto ciò è dovuto al “totalizzante” coinvolgimento – culturale, lavorativo ed economico – degli abitanti della zona nel processo produttivo della “mela Val di Non”, che ha contribuito a determinare un forte legame del prodotto stesso con l’ambiente ed, in particolare, a sviluppare nel corso del tempo un profondo legame “sentimentale” tra le genti delle Valli interessate e questo frutto eccezionale.

Articolo 7.
Controlli
Il controllo per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione è svolto da un organismo privato autorizzato, conformemente a quanto stabilito dagli articoli 10 e 11 del Reg. (CE) n. 510 del 20 marzo 2006. Tale struttura è l’organismo di controllo CSQA, via San Gaetano 74, I-36016 Thiene (VI), Tel. +39.0445.313011, fax +39.0445.313070, e-mail: csqa@csqa.it.

Articolo 8.
Etichettatura
Sulle confezioni di vendita o sui singoli frutti dovrà apparire la dicitura D.O.P. “mela Val di Non”. Nella designazione è vietata l’aggiunta di qualsiasi indicazione di origine non espressamente prevista dal presente disciplinare o di indicazioni complementari che potrebbero trarre in inganno il consumatore.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Dolomiti – P.A.T.

Storia
Il formaggio Dolomiti viene prodotto da molti decenni nei caseifici diffusi nelle vallate alpine.
Rappresenta uno dei pochi formaggi prodotti in relativa quantità sul nostro territorio montano, a pasta molle e cruda, da consumarsi entro poco tempo dalla produzione.
Infatti, la maggior parte della produzione casearia storica è rappresentata dai formaggi a pasta dura, cotta o semicotta.
La sua tecnologia, derivante da analoghi formaggi di produzione nazionale, è stata impartita verso gli anni Trenta, agli allievi casari della scuola dell’Istituto Tecnico Agrario di S. Michele all’Adige.
La sua produzione è ripresa a pieno ritmo negli anni Settanta ad opera del caseificio sociale di Predazzo, ancora oggi il principale produttore.
Descrizione
Formaggio a pasta cruda, tenero e dolce, a latte intero. Si presenta con una pasta simile ad un formaggio tenero, ma con dei sapori particolari. Tali originalità di gusto derivano soprattutto dalle peculiarità del latte di montagna utilizzato. Pronto per il consumo da pasto dopo 15 giorni.
Lavorazione
Per ottenere questo tipo di formaggio viene utilizzato il latte proveniente da bovine alimentate con erba al pascolo in malga o con fieno di prato stabile. Viene utilizzato latte intero riscaldato in caldaia alla temperatura di 60-65 °C e raffreddato a 40-42 °C.
Si aggiunge quindi il lattofermento naturale e il caglio bovino. Dopo la coagulazione viene aspirato buona parte del siero e si raccoglie la cagliata depositandola in stampi di plastica o di alluminio sopra uno stuoino e quindi viene versata acqua calda a 60-70 °C.
Gli stampi, con le forme, vengono girati più volte. Il giorno dopo le forme vengono messe in salamoia leggera (16 °Boumè) per circa 4-5 ore.
Quando le forme sono asciugate vengono poste in magazzino, alla temperatura di 14-18 °C .
Formaggio Dolomiti P.A.T. - per la foto si ringrazia

Formaggio Dolomiti P.A.T. – per la foto si ringrazia

Canestrato Trentino – P.A.T.

Carta d’identità

Questo formaggio a pasta compatta e semicotta viene prodotto da latte vaccino intero con l’aggiunta eventuale di pepe, prodotto nella Vallagarina

Caratteristiche

  • la pasta è di colore bianco o giallo tenue di consistenza compatta con presenza a volte di grani spezzati di pepe
  • l’occhiatura si presenta piuttosto rada e piccola
  • la crosta è rugosa di un colore giallo-nocciola e con una superficie rugosa
  • la forma è cilindrica , le facce piane del diametro di 20-22 cm
  • le forme hanno una pezzatura dai 3 ai 3,5 kg
  • l’altezza dello scalzo, che è leggermente convesso, è di 10-­12 cm

La zona di produzione

Il Canestrato Trentino è prodotto nel comune di Rovereto e nel comprensorio della Vallagarina o Val Lagarina (Lagertal in tedesco) (TN) in Trentino Alto Adige.

La lavorazione

Nella lavorazione viene utilizzato il latte intero vaccino di due mungiture che viene termizzato , inserito nella caldaie e portato ad una temperatura di 33 – 35 °C ed aggiunto a sieroinnesto di Grana del Trentino e caglio in pasta, caprino oppure misto di agnello e caprino.

La coagulazione si forma in circa 15 o 20 minuti , si ottiene una cagliata che viene successivamente rotta e sminuzzata fino a quando i suoi grumi non abbiano raggiunto la dimensione di chicchi di riso

La cagliata, ora sminuzzata, viene riscaldata fino alla temperatura di 40 – 41 °C e costantemente agitata fino a quando non avviene la semicottura.

Segue un’altra fase nella quale la cagliata viene agitata ulteriormente per altri 20 – 30 minuti così che si liberi del siero e si asciughi. Quando la maggior parte del siero viene sgrondato vengono eventualmente aggiunti grani di pepe spezzati.

Quindi la cagliata viene posta negli stampi di plastica o di acciaio su stuoino. La cagliata viene poi bagnata abbondantemente con acqua ad una temperatura di 60-70°C.

Successivamente seguono vari rivoltamenti delle forme che il giorno dopo vengono salate in salamoia, questa fase dura circa 12 ore

Il Canestrato Trentino segue poi un periodo di stagionatura, ed è pronto per il consumo da pasto dopo 90 giorni e da grattugia dopo 6 mesi

Come si utilizza

Il Canestrato trentino viene utilizzato da pasto o da grattugia essendo saporito e piccante

Fonte: Atlante Caseario.com

Canestrato Trentino P.A.T. - per la foto si ringrazia

Canestrato Trentino P.A.T. – per la foto si ringrazia

Casolet della Val di Sole – P.A.T.

Carta d’identità

Formaggio grasso a pasta morbida, cruda, stagionato per 20-30 giorni, prodotto con latte intero bovino nel territorio della Val di Sole.

Caratteristiche

  • la forma è cilindrica
  • le facce sono piane con diametro di 10-22 cm
  • lo scalzo è dritto e va dai 7 ai 12 cm.
  • la a superficie presenta una crosta liscia e regolare di colore bianco-giallo
  • la pasta ha una consistenza morbida il cui colore varia dal bianco al giallo chiaro
  • l’occhiatura è piccola e scarsa.
  • le forme sono prodotte in pezzature di circa 2 – 3 kg

La zona di produzione

Il Casolet della Val di Sole prende il nome dalla valle in cui viene prodotto in Trentino Alto Adige

La lavorazione

Durante la lavorazione il latte vaccino intero di 1-2 mungiture viene utilizzato caldo o refrigerato e viene termizzato a 60-65 °C ( processo meno cruento della pastorizzazione) Segue il trasferimento del latte in caldaia

La temperatura all’interno della caldaia viene portata a 40°C e a questo punto vengono aggiunti il latteinnesto e i fermenti insieme al caglio di vitello liquido.

La coagulazione ci mette 5 o 10 minuti a compiersi ed a produrre una cagliata che viene sucessivamente rotta con l’utilizzo dello “Spino” fino a che i grumi della massa casearia non raggiungono le dimensioni di una noce

Nella caldaia la cagliata così rotta viene fatta depositare quindi viene estratto prma il siero e poi la cagliata stessa. Una volta estratta la cagliata viene posta negli stampi di plastica appoggiati a stuoini per sgrondare il siero residuo

Ogni 4 – 5 ore le forme negli stampi vengono rivoltate per un periodo di 12 – 18 ore , quindi vengono liberate dagli stampi . La salatura avviene in salamoia per galleggiamento per 4 giorni alla temperatura di 12 – 13 °C

La stagionatura avviene in cella frigorifera per 20 o 30 giorni a temperatura di
4 – 6 °C.

Fonte: Atlante Caseario.com

Casolet Val di Sole P.A.T. - per la foto si ringrazia

Casolet Val di Sole P.A.T. – per la foto si ringrazia

Gewürztraminer – D.O.C.

Uno dei principali rappresentanti delle uve aromatiche, il Gewürztraminer è fra le prime uve che ogni degustatore di vini deve essere capace di riconoscere

La pratica delle degustazione sensoriale e organolettica dei vini è un esercizio che richiede attenzione e, soprattutto, pratica e esperienza. Per i degustatori neofiti è spesso difficile – e deludente – l’approccio iniziale con questa affascinante attività e la difficoltà maggiore – e anche più frequente – si incontra nell’analisi olfattiva, un prezzo che ogni degustatore ha dovuto pagare. Una delle principali soddisfazioni che appagano i neofiti della degustazione è la capacità di sapere riconoscere, non solo gli aromi, ma anche le caratteristiche delle varietà di uva, un traguardo che si raggiunge, nella maggior parte dei casi, durante la degustazione delle cosiddette uve aromatiche. La famiglia di questo tipo di uve non è molto vasta e i suoi membri sono facilmente riconoscibili grazie al loro forte e dominante aroma di uva fresca, più precisamente di succo d’uva.

 Fra le uve aromatiche quella che è certamente più facile da riconoscere è proprio il Gewürztraminer, che grazie ai suoi aromi ricchi, concentrati, suadenti, affascinanti e potenti, è facilmente riconoscibile anche quando è utilizzata insieme ad altre uve nella composizione dei vini. Il Gewürztraminer è spesso utilizzato nei corsi di avviamento alla degustazione sensoriale dei vini proprio grazie alla sue specifiche e tipiche caratteristiche tali da renderlo facilmente riconoscibile anche da coloro che hanno poca esperienza. Nonostante le caratteristiche di quest’uva siano facili da riconoscere, questo non significa certamente che il Gewürztraminer sia un’uva semplice e modesta: è bene precisare che la sua ricchezza aromatica è molto vasta e complessa. La semplicità nel riconoscimento del Gewürztraminer è dovuta alla sua forte connotazione aromatica, tuttavia dietro questo forte aroma – oltre che piacevole – si nascondono altre decine di aromi ed eleganti sfumature.

Il Gewürztraminer è probabilmente originario dell’Alto Adige, precisamente dal villaggio di Termeno (Tramin), e le prime testimonianze fanno ritenere che l’uva fosse già nota nella zona sin dall’anno 1.000 DC. Si ritiene che quest’uva sia una mutazione genetica del Traminer, un’uva bianca anch’essa originaria di Termeno, e il Gewürztraminer si differenzia dal suo progenitore sia per il colore grigio-rosa della buccia sia per la maggiore e spiccata aromaticità. La popolarità attuale del Gewürztraminer è tale che spesso viene semplicemente definito Traminer, esattamente come il suo progenitore, oggi scarsamente coltivato e da molti ritenuto essere identico al Savagnin, la celebre uva della Jura Francese e dai cui si producono i vin jaune. La prima parte del nome – gewürz – significa “speziato” in Tedesco, tuttavia in questo caso specifico, si preferisce attribuire il significato di “aromatico”, anche se – viste le caratteristiche organolettiche dell’uva – può essere certamente considerato come l’unione dei due termini. In Italia quest’uva è spesso chiamata anche Traminer Aromatico, e in altre parti del mondo è inoltre frequente trovare il suo nome scritto come Gewurztraminer anziché Gewürztraminer.

 Per molti anni il regno incontrastato del Gewürztraminer è stata l’Alsazia, dove l’uva arrivò alla fine del XIX secolo dalla Germania, precisamente dal Palatinato (Pfalz) dove era largamente coltivata e ne incoraggiò quindi la diffusione. Ancora oggi l’Alsazia è considerata la regione più caratteristica e interessante per i vini prodotti da Gewürztraminer – in particolare le vendange tardive (vendemmie tardive) e le sélection de grains nobles (selezioni di acini nobili) – tuttavia altre zone vinicole del mondo – in particolare l’Alto Adige – stanno proponendo da diversi anni vini prodotti con quest’uva di alto livello qualitativo. Nonostante il Gewürztraminer sia oramai considerato un’uva internazionale, la sua diffusione è decisamente inferiore rispetto alle altre varietà appartenenti a questa categoria, e le zone vinicole del mondo in cui quest’uva riesce a produrre vini di qualità sono piuttosto poche.

 Il motivo della sua minore diffusione nel mondo è dovuta principalmente alla difficoltà di coltivazione di quest’uva e dalla sua tipica incertezza e scarsità dei raccolti e, in modo particolare, al clima. Il Gewürztraminer è un’uva capace di produrre eccellenti risultati nelle zone a clima freddo, il suo contenuto di acidi è piuttosto basso mentre è ricca in zuccheri, pertanto i suoi vini sono generalmente piuttosto alcolici. Per questa ragione non è un’uva adatta alle zone con clima caldo in quanto il livello ottimale di zuccheri e acidi viene raggiunto con largo anticipo e prima che si siano sviluppati sufficienti quantità di componenti aromatiche e gustative. Nel caso in cui la maturazione del Gewürztraminer sia raggiunta troppo in fretta – una condizione piuttosto probabile nelle zone a clima caldo – i vini prodotti con quest’uva possono addirittura risultare oleosi e sviluppare un gusto amaro.

 Nei luoghi in cui si coltiva con successo, il Gewürztraminer è comunque capace di produrre vini di straordinaria eleganza e complessità aromatica, con bassa acidità e gradazioni alcoliche piuttosto elevate, in cui gli stili possono variare da secchi fino a dolci. Nonostante il Gewürztraminer abbia un’acidità bassa, i suoi vini hanno generalmente una buona longevità che può arrivare mediamente anche fino ai 3 o 5 anni, in accordo allo stile. Il grappolo dell’uva di Gewürztraminer è piuttosto piccolo, gli acini sono anch’essi piuttosto piccoli con buccia spessa e con un colore che può variare da rosa-grigio chiaro fino anche a rossiccio-marrone. Il periodo di raccolta per quest’uva è piuttosto critico in quanto si riesce ad ottenere la sua tipica personalità aromatica e gustativa in condizioni di maturazione lenta e con quantità bilanciate di acidi e zuccheri. Il Gewürztraminer è comunque un’uva di difficile coltivazione e un vino perfettamente bilanciato prodotto con quest’uva non è di semplice realizzazione, tuttavia quando la zona e il clima offrono le giuste condizioni e la bravura dell’enologo si unisce a questi fattori, il Gewürztraminer è capace di regalare autentici e incantevoli vini da favola.

I colori

 I colori tipici dei vini prodotti con Gewürztraminer assumono generalmente tonalità più intense rispetto a tutti gli altri vini bianchi. Se nella maggioranza dei vini bianchi sono i colori giallo verdolino e paglierino ad essere più frequenti, in quelli prodotti con Gewürztraminer sono le tonalità giallo dorato brillante e intenso a rappresentare la norma. Il motivo principale del colore di questi vini è dovuto essenzialmente al colore della buccia del Gewürztraminer: il suo colore tendente al rosa conferisce al vino una tonalità gialla più carica e scura. Con il tempo il colore del Gewürztraminer tende ad assumere colori dorati sempre più intensi ed è comunque raro che nei vini secchi si arrivi a tonalità giallo ambra, una condizione che indica l’ossidazione del vino. Va ricordato che, grazie alla maggiore gradazione alcolica, i vini di qualità prodotti con Gewürztraminer possono anche raggiungere 5 anni di affinamento in bottiglia. Nei vini prodotti da vendemmie tardive o da uve attaccate dalla Botrytis Cinerea – pertanto con un grado di dolcezza più o meno accentuata – il colore è generalmente giallo dorato intenso e carico e con l’affinamento in bottiglia può raggiungere anche evidenti tonalità giallo ambra.

Gli aromi

Il Gewürztraminer è un’uva capace di produrre vini dagli aromi esuberanti e intensi, talmente caratteristici e forti che è praticamente impossibile non riconoscerlo nei vini in cui è presente. Probabilmente questa sua forte aromaticità è anche il motivo principale di discussione fra gli appassionati di vino: mentre per alcuni gli aromi di quest’uva sono estremamente piacevoli, eleganti e affascinanti, per altri sono considerati esagerati e perfino stucchevoli. Il Gewürztraminer è considerata un’uva aromatica – probabilmente la più famosa fra le uve aromatiche – dove il tipico aroma di uva fresca e di succo d’uva rappresenta una caratteristica fortemente predominante. Ricordiamo che si considerano aromatiche quelle uve i cui vini ricordano direttamente e spiccatamente l’aroma dell’uva fresca e del succo d’uva fresco. I vini prodotti con Gewürztraminer sono generalmente maturati in contenitori inerti – come l’acciaio – e questa pratica è adottata per la quasi totalità dei vini prodotti con quest’uva. L’uso della botte è piuttosto raro, pertanto difficilmente si potranno percepire aromi di vaniglia o altri odori tipici della maturazione in legno.

 Oltre alla forte connotazione aromatica, il Gewürztraminer – nel suo vasto profilo olfattivo – è riconoscibile anche per i forti aromi di frutta esotica e fiori, in particolare la rosa bianca e la rosa gialla. Anche le erbe aromatiche e le spezie sono riccamente presenti in quest’uva: una caratteristica che spiega la ragione della prima parte del suo nome – gewürz – e che in Tedesco significa speziato. Fra gli aromi di frutta esotica quello che caratterizza maggiormente quest’uva il litchi. Altri aromi di frutta tipici del Gewürztraminer sono – oltre all’aroma di uva – la pesca, l’ananas, albicocca, pera, agrumi, banana e mela. Fra le erbe aromatiche più tipiche di quest’uva troviamo la salvia, tuttavia è possibile percepire anche aromi di menta, timo e origano. Fra le spezie – escludendo la vaniglia presente nei Gewürztraminer maturati in botte – si può percepire la cannella, noce moscata, anice e liquirizia. I Gewürztraminer prodotti nelle zone a clima freddo o comunque non pienamente maturi, producono vini con aromi più leggeri in cui è il carattere floreale ad essere esaltato, in particolare quello di lavanda. I vini prodotti nei climi più caldi o con uve mature sviluppano invece il pieno carattere del Gewürztraminer, con i suoi tipici aromi di rosa, pesca e litchi. Nel caso in cui il vino sia prodotto con uve attaccate dalla Botrytis Cinerea – la muffa nobile – il Gewürztraminer sviluppa anche eleganti aromi di miele, uvetta, muschio e addirittura aromi leggermente vegetali.

Il gusto

 Il Gewürztraminer è un’uva con un contenuto di acidi piuttosto basso e zuccheri in buona quantità. Il risultato è pertanto rappresentato da vini poco acidi e piuttosto alcolici, piacevole morbidezza e, grazie alla sua forte e prorompente aromaticità, gusti intensi e buona corrispondenza con il naso. Si possono essenzialmente identificare quattro stili distinti di Gewürztraminer: secchi con corpo leggero, secchi e di corpo, abboccati e dolci. Spesso nei vini secchi e di corpo, la loro struttura può ingannare il degustatore in quanto la loro elevata morbidezza – quasi vellutata – potrebbe essere confusa con la dolcezza. La percezione del dolce è invece evidente – e corretta – nelle vendemmie tardive e nelle Sélection de Grains Nobles Alsaziani. La dolcezza è inoltre tipica nei vini prodotti con uve attaccate dalla Botrytis Cinerea. A causa della bassa acidità e dell’alto contenuto di zuccheri, l’equilibrio nei Gewürztraminer rappresenta un fattore produttivo critico, è piuttosto difficile da ottenere e richiede molta esperienza e capacità da parte dell’enologo. L’alto contenuto di zuccheri consente un’elevata produzione di alcol, che nei vini Gewürztraminer è spesso maggiore di 13°, e che pertanto richiede un’adeguata quantità di acidi in modo da risultare bilanci.

Un’uva difficile da coltivare

Il Gewürztraminer è un’uva che produce i migliori risultati in zone a clima freddo e che consente una maturazione lenta e adeguata. Quando viene coltivato in zone a clima caldo, la maturazione avviene troppo in fretta, il contenuto di zuccheri è decisamente elevato e l’acidità troppo bassa. La zone più famosa per la coltivazione di quest’uva – oltre ad avere la maggiore concentrazione di vigneti coltivati a Gewürztraminer – è l’Alsazia, in Francia, ed è considerata l’area di riferimento per tutti gli stili di questo vino. I Gewürztraminer Alsaziani sono generalmente ricchi e corposi, quasi untuosi, e anche in questa zona produrre vini con quest’uva con un perfetto equilibrio non è sempre un’impresa semplice. Tuttavia nei Gewürztraminer Alsaziani perfettamente equilibrati, gli affascinanti e incantevoli aromi si fondono magicamente con una suadente struttura e morbidezza ben sostenuta da una giusta acidità. I vini prodotti con Gewürztraminer più celebri dell’Alsazia sono certamente le Vendanges Tardive (vendemmie tardive) e le Sélection de Grains Nobles (selezioni di acini nobili), vini dolci e straordinari prodotti con uve spesso attaccate dalla Botrytis Cinerea, la cosiddetta muffa nobile.

 In Europa il Gewürztraminer è coltivato con successo anche in Germania, in particolare nelle regione di Baden e del Palatinato (Pfalz), in Svizzera, Spagna e in Ungheria, dove l’uva è nota con il nome di Tramini. Altri paesi Europei in cui il Gewürztraminer è coltivato sono la Slovenia, dove è nota con il nome di Traminac, mentre Drumin, Pinat Cervena o Liwora è i nomi con cui si conosce nelle Repubblica Ceca e in Slovacchia, Rusa in Romania e Mala Dinka in Bulgaria. La regione dell’Alto Adige da diversi anni si sta facendo notare per la sua eccellente produzione di Gewürztraminer, certamente da considerarsi fra i migliori d’Europa. Negli Stati Uniti d’America il Gewürztraminer è presente negli stati della California – in particolare nella Russian River Valley a Sonoma e nella Anderson Valley a Mendocino – Washington e Oregon. In Australia è coltivato in Tasmania e nella Victoria, inoltre il Gewürztraminer è presente in Nuova Zelanda e in Cile – in particolare a Bío-Bío – dove nelle zone più fresche si producono buoni esempi seppure in quantità limitate.

Fonte: diwinetaste.com

Gewurztraminer D.O.C. - per la foto si ringrazia

Gewurztraminer D.O.C. – per la foto si ringrazia

Search
Categories