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Archive for the ‘Vini e liquori’ Category

Ansonica Costa dell’Argentario – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La coltivazione della vite, in quest’area, risale a tempi antichi, come testimoniano alcuni reperti etruschi e romani, rinvenuti presso Marsiliana. Tra questi suscitano particolare interesse reperti di vasellame e pithoi, recipienti destinati alla raccolta del vino ottenuto da operazioni di pigiatura e torchiatura. La presenza dei suddetti reperti, rivela che il luogo in questione era destinato alla vinificazione delle uve provenienti probabilmente dalle aree più interne.
La successiva dominazione romana portò miglioramenti nelle tecniche di vinificazione, che rimasero tali fino al medioevo, quando venne riconosciuta la necessità di utilizzare ampi territori per la coltivazione della vite.
I vini dell’isola del Giglio e della costa maremmana furono valorizzati dalla Repubblica marinara di Pisa che li commercializzò sopratutto allo Stato della Chiesa e alla Repubblica di Genova.
La tradizione vitivinicola di queste zone, rimase inalterata durante i secoli, fino ad arrivare ai giorni nostri.
Vide inoltre nel corso degli anni, la diffusione di nuove cultivar nei territori collinari, ma la grande espansione commerciale del settore portò discreti problemi di organizzazione della distribuzione dei vini, a causa anche delle caratteristiche poco omogenee dei prodotti. Questi problemi furono risolti dalla Cantina Sociale di Capalbio, che vinificando le uve provenienti dai territori limitrofi presentò sul mercato un vino più uniforme, più standardizzato, ma migliorato nella qualità.
Fu così che il riconoscimento DOC per questo vino venne attribuito col decreto ministeriale 28 aprile 1995 per il vino «Ansonica Costa dell’Argentario».

La zona di produzione del vino è ubicata nella parte collinare, pedecollinare e insulare dell’area sud della provincia di Grosseto e comprende in parte i comuni di Manciano, Orbetello e Capalbio e l’intero territorio dei comuni di Isola del Giglio e Monte Argentario in provincia di Grosseto.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Il vino a Denominazione di Origine Controllata «Ansonica Costa dell’Argentario» deve essere ottenuto da uve provenienti da vigneti aventi nell’ambito aziendale la seguente composizione ampelografica:
– Ansonica B.: minimo 85%.
Possono concorrere alla produzione di detto vino, fino a un massimo del 15%, le uve a bacca bianca provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana, iscritti nel Registro Nazionale delle varietà di vite per uve da vino.

Il vino a Denominazione di Origine Controllata «Ansonica Costa dell’Argentario», alla vendita, devono presentare le seguenti caratteristiche:
– Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
– Acidità totale minima: 4,50 g/l;
– Estratto non riduttore minimo: 15,00 g/l.

Caratteristiche organolettiche

Il vino a Denominazione di Origine Controllata «Ansonica Costa dell’Argentario», alla vendita, devono presentare le seguenti caratteristiche:
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: caratteristico, leggermente fruttato;
– sapore: asciutto, morbido, vivace e armonico.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si accompagna a piatti a base di pesce, molluschi e crostacei, triglie alla livornese, panzanella. Temperatura di servizio 8-10°C.

Fonte: Agraria.org

Ansonica Costa dell'Argentario D.O.C. - per la foto si ringrazia

Ansonica Costa dell’Argentario D.O.C. – per la foto si ringrazia

Vernaccia di San Gimignano – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: tutto il territorio del comune di San Gimignano (Siena).
Tra i vini toscani, la Vernaccia è quello con le origini storiche più incerte.
Probabilmente la Vernaccia prende il nome dal latino “vernaculum” che significa “del posto”, “nativo”. Questo spiegherebbe la molteplicità di uve che in Italia vanno sotto questo nome.
Marchio Lucidi, poeta seicentesco, scrive che il nome Vernaccia deriverebbe da Verno, freddo, gelido. Altri scrittori del XIV e XV secolo farebbero derivare il nome da una corruzione del nome Vernazza, uno dei paesi della Cinque Terre. Si evidenzia, quindi, chiaramente, in ultima analisi, la tesi secondo la quale con il nome Vernaccia, ci si riferisce a vitigni locali autoctoni.
La Vernaccia era quindi legata come nome ad una varietà di vini e di zone di produzione che il passar dei secoli ha selezionato.
Attualmente in Italia si producono tre vini DOC di Vernaccia: la Vernaccia di Oristano, in Sardegna, la Vernaccia di Serrapetrona nelle Marche, vino rosso, e la Vernaccia di San Gimignano (D.O.C.G.).
Introdotto dalla Grecia nel XIII secolo, di questo vitigno si trovano tracce certe sin dal 1276 in quanto lo troviamo citato negli Ordinamenti di gabelle del Comune di San Gimignano.
Decantata dal Redi nei suoi scritti, la Vernaccia di San Gimignano venne divulgata da Lorenzo il Magnifico che mise a dimora nei suoi possedimenti.
Sante Lancerio, bottigliere del Papa Paolo III Farnese, ne trascrive le qualità organolettiche riscontrate nelle degustazioni durante i suoi viaggi gastronomici. La Vernaccia di San Gimignano è stato il primo vino ad essere insignito della DOC (il 3/3/1966 – G.U. 6/5/1966).

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Vernaccia di San Gimignano. Possono concorrere altri vitigni a bacca bianca non aromatici raccomandati o autorizzati per la provincia di Siena fino ad un massimo del 10%.
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11%.
Zuccheri: residuo massimo 4 g/l.
Acidità totale minima: 5 g/l.
Estratto secco netto minimo: 15 g/l.
Invecchiamento: si consiglia di consumarlo entro i due anni.
Qualifiche: Riserva, con grado alcolometrico minimo di 11,5, un anno di invecchiamento e quattro mesi di affinamento in bottiglia obbligatori.

Caratteristiche organolettiche

Colore: giallo paglierino tenue, tendente al dorato con l’invecchiamento.
Odore: fine, penetrante, caratteristico, fruttato e floreale.
Sapore: asciutto, fresco, di buon corpo, di buona persistenza, armonico, con caratteristico retrogusto amarognolo (mandorla amara).

Abbinamenti e temperatura di servizio

Ottimo l’abbinamento con piatti a base di pesce, primi piatti con salse bianche, fritture varie, uova e carni bianche. Può essere servito anche come aperitivo e con gli antipasti in genere. Temperatura di degustazione piuttosto fredda, 8° – 10°C.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Vernaccia di San Gimignano D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Vernaccia di San Gimignano D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

Suvereto – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La storia della viticoltura a Suvereto si può assimilare a quella della Val di Cornia, e come questa parte da molto lontano, e si intreccia con la storia degli Etruschi, dei Romani, per poi passare dal basso ed alto medio evo ed arrivare ai giorni nostri. L’impero Romano sviluppò la coltivazione della vite e l’uso del vino in modo razionale ed esteso. Nel XIV secolo la famiglia Della Gherardesca, proprietari feudali da Cecina fino a Follonica, dette un ulteriore impulso alla diffusione dell’attività vitivinicola a Suvereto. Un incremento più consistente ed esteso delle attività viticole ed enologiche si ebbe a partire dal XVII secolo, con la nascita dell’Accademia dei Georgofili e con lo spezzettamento del latifondo a causa della eredità e dei fallimenti economici dei proprietari, che dettero impulso ad una impostazione agricola diversa dal passato. Intorno al 1830 si ebbero le prime bonifiche , ed esse portarono nuovi spazi agricoli ed anche nuovi vigneti e nuove cantine. Emanuele Repetti nel suo dizionario del 1843 scrive a proposito dei terreni bonificati “ …pianure e campi tramezzati di vignetie oliveti. Ora colui che attraversasse il piano di Campiglia e le pendici del suo poggio stupirebbe in vedere l’uno e l’altre coperte di vigne, di oliveti…vedrebbe vaste campagne adorne di vigneti disposti a filari, poggianti alle canne (anche se) alcune moderne piantagioni sono all’uso fiorentino…” Agli inizi si pigiava l’uva nel vigneto per poi portare il mosto in fattoria o nella proprietà, nelle quali c’era la grande cantina. In seguito si fecero piccole cantine poderali. Il consumo del vino continuò ad avere i suoi canali : la maggior parte venduto in botti, ed il resto per autoconsumo dei proprietari. Le prime testimonianze di un certo valore culturale – enoico l’abbiamo nel 1886 con la partecipazione di cinque produttori di Suvereto all’Esposizione Mondiale di Roma; nel 1907 alcuni produttori sono ad un concorso enologico sui vini di Toscana.
Con il dopoguerra i produttori di Suvereto avviano un graduale percorso di valorizzazione e promozione delle produzioni vitivinicole, e con un progressivo lavoro di qualificazione dei vini, nel 1989 viene riconosciuta la DOC “Val di Cornia” e nel 2000 la sottozona “Suvereto”.
La DOCG Suvereto nasce dalla preesistente sottozona della DOC Val di Cornia. Essa interessa i vigneti che si trovano all’interno del territorio amministrativo dell’omonimo comune.
Tre tipologie di vini: un blend di Cabernet Sauvignon e Merlot e tre monovitigni (Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese).
A partire dalla vendemmia 2011 è possibile destinare le uve raccolte alla produzione dei vini che si possono avvalere della DOCG Suvereto in etichetta.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica:
Suvereto:
Cabernet Sauvignon e Merlot: da soli o congiuntamente, fino al 100%.
Possono concorrere alla produzione di detti vini, da sole o congiuntamente, fino a un massimo del 15%, le uve a bacca rossa, non aromatiche, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana.
Suvereto Sangiovese:
Sangiovese: minimo 85%.
Possono concorrere alla produzione di detti vini da sole o congiuntamente, fino a un massimo del 15%, le uve a bacca rossa, non aromatiche, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana.
Suvereto Merlot:
Merlot : minimo 85%
Possono concorrere alla produzione di detti vini da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 15% le uve a bacca rossa, non aromatiche, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana.
Suvereto Cabernet Sauvignon:
Cabernet Sauvignon: minimo 85%
Possono concorrere alla produzione di detti vini da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 15% le uve a bacca rossa, non aromatiche, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana.

All’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Suvereto:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol. (13,00% vol. la riserva);
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 25 g/l.
Suvereto Sangiovese:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol. (13,00% vol. la riserva);
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 25 g/l.
Suvereto Merlot:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol. (13,00% vol. la riserva);
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore: 25 g/l.
Suvereto Cabernet Sauvignon:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol. (13,00% vol. la riserva);
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore: 25 g/l.
I vini a denominazione di origine controllata e garantita Suvereto , Suvereto Sangiovese, Suvereto Merlot, e Suvereto Cabernet Sauvignon, che provengano da uve la cui resa ad ettaro è pari ad 8 tonnellate e con un titolo alcolometrico volumico naturale minimo di 13,00%, sottoposti ad un periodo di invecchiamento non inferiore a 24 mesi di cui almeno 18 in contenitori di rovere, possono ottenere la qualifica «riserva».
Il periodo di invecchiamento decorre dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata e garantita Suvereto, Suvereto Sangiovese, Suvereto Merlot e Suvereto Cabernet Sauvignon all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Suvereto:
colore: rosso rubino, anche intenso, brillante, tendente al granato;
odore: vinoso, delicato;
sapore: asciutto, vellutato, armonico, di buon corpo, con eventuale sentore di legno.
Suvereto Sangiovese:
colore: rosso rubino intenso o granato, brillante, tendente al granato;
odore: delicato, fine, caratteristico;
sapore: asciutto, vellutato, armonico, di corpo, con eventuale sentore di legno.
Suvereto Merlot:
colore: rosso rubino intenso o granato;
odore: delicato e caratteristico;
sapore : asciutto, armonico, di corpo.
Suvereto Cabernet Sauvignon:
colore: rosso rubino intenso o granato;
odore: delicato e caratteristico, elegante;
sapore: asciutto ed armonico, di corpo.

Fonte: Agraria.org

Suvereto D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Suvereto D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Val di Cornia – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La DOCG Val di Cornia interessa i vigneti che sorgono nelle aree più adatte alla viticoltura dei comuni di Suvereto, Campiglia, San Vincenzo, Piombino e Sassetta (tutti in Provincia di Livorno) ed il vino contraddistinto con questa denominazione è a base Sangiovese (minimo 40%) con eventuale apporto di Cabernet Sauvignon e/o Merlot fino al 60%. A partire dalla vendemmia 2011 è possibile destinare le uve raccolte alla produzione dei vini che si possono avvalere della DOCG Val di Cornia in etichetta.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

I vini a denominazione di origine controllata e garantita “Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia” devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
Sangiovese: minimo il 40%
Cabernet Sauvignon e Merlot: da soli o congiuntamente, fino ad un massimo del 60%.
Possono concorrere alla produzione di detti vini le uve a bacca nera, da sole o congiuntamente, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Toscana, fino ad un massimo del 20% ad esclusione del vitigno Aleatico.
All’atto dell’immissione l consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
“Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia”:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol. (13,00% vol. la «riserva»);
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 25 g/l.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata e garantita “Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia”all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
“Val di Cornia Rosso” o “Rosso della Val di Cornia”:
– colore: rosso rubino di buona intensità, brillante, tendente al granato;
– odore: vinoso, delicato;
– sapore: asciutto, vellutato, armonico, di buon corpo, con eventuale sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Vino da abbinare a selvaggina e cacciagione, arrosti ed altri piatti impegnativi. Va servito a una temperatura di 18°-20°C.

Fonte: Agraria.org

Vigneto Val di Cornia D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Vigneto Val di Cornia D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Morellino di Scansano – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: la fascia collinare della provincia di Grosseto tra i fiumi Ombrone e Albegna, che include l’intero territorio amministrativo del comune di Scansano e parte dei territori comunali di Manciano, Magliano in Toscana, Grosseto, Campagnatico, Semproniano e Roccalbegna, nella provincia di Grosseto.
La “storia” del Morellino è legata a quella delle colline nell’entroterra della Maremma che si prestano da sempre alla coltivazione della vite. La tutela dell’ambiente risale alla civiltà degli Etruschi e arriva ai giorni nostri con tradizioni forti e intatte. Con una piovosità costante e concentrata soprattutto nel periodo autunno-primaverile, con le colline che lasciano filtrare il tepore delle brezze marine accompagnate dal sole all’interno delle valli comprese tra l’Ombrone e l’Albegna, le condizioni per la maturazione delle uve sono le migliori.
L’antica origine del vino di Scansano è comprovata da documenti storici del XII secolo, che lo citano per “eccelsa bontà”. Nel 1812, erano prodotti nella zona di Scansano, ben 5.540 hl di vino di cui una parte classificata di “qualità superiore”.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Le uve di Sangiovese costituiscono “l’anima” del Morellino: il Disciplinare di produzione ne prevede una presenza minima dell’85% delle uve utilizzate, mentre il restante 15% deve essere scelto in vitigni “raccomandati” per questa zona, come il Ciliegiolo, il Canaiolo, il Malvasia.
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol., per la tipologia Riserva 13,00% vol.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Morellino di Scansano», se destinato alla tipologia “Riserva”, deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento non inferiore ad anni due, di cui almeno uno in botte di legno.
Il periodo di invecchiamento decorre dal 1° gennaio successivo all’annata di produzione delle uve.

Caratteristiche organolettiche

Il vino Morellino di Scansano presenta un colore rosso rubino intenso, tendente al granato con l’invecchiamento; all’olfatto deve essere intenso, fine, fresco, fruttato con sentori di frutti rossi, marasca, molto spesso prugna, etereo, può presentare sentore di legno; al gusto è secco, caldo, leggermente tannico, morbido con l’invecchiamento.
– Limpidezza: brillante;
– Odore: profumato, etereo, intenso, gradevole, fine;
– Sapore: asciutto, caldo, leggermente tannico;
– Acidita’ totale minima: 4,50 g/l;
– Estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l, per la tipologia Riserva 26,0 g/l.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Va degustato a 18°C, stappando la bottiglia un’ora prima. Bicchiere consigliato: ampio e capiente.
Abbinamento: arrosti di carni rosse, cacciagione e selvaggina.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Morellino di Scansano D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Morellino di Scansano D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

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Morellino di Scansano D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

Vino Nobile di Montepulciano – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: comune di Montepulciano, tranne la parte bassa della Val di Chiana. I terreni sono di origine pliocenica ad un’ altitudine compresa fra i 250 e i 580 metri s.l.m..
La storia di Montepulciano (di origini etrusche) è da sempre intimamente legata alla fama delle sue vigne e del suo vino.
Fin dalle sue origini remotissime Montepulciano fonde con il vino la sua storia come testimonia una kylix (tazza da vino) rinvenuta nel 1868, insieme a numerosi oggetti in bronzo in una tomba etrusca nei pressi di Montepulciano.
Il documento più antico riferibile al vino di Montepulciano è del 789: il chierico Arnipert offre alla chiesa di San Silvestro o di San Salvatore a Lanciniano sull’Amiata, un pezzo di terra coltivata a vigna posta nel castello di Policiano. Fin dall’Alto Medioevo i vigneti di Mons Pulitianus producevano vini eccellenti e alla metà del 1500 Sante Lancerio, cantiniere di papa Paolo III Farnese, celebrava le qualità del vino prodotto a Montepulciano.
Nel XVII secolo, Francesco Redi, insigne non solo come medico e naturalista, ma anche come poeta, esalta, nel suo ditirambo “Bacco in Toscana” del 1685, con la bontà regale di tale vino.
All’inizio del 1900 il Vino Nobile di Montepulciano sembra qualcosa appartenente al passato. La maggior parte del vino prodotto è Chianti; modeste le quantità del Nobile. Negli anni sessanta si assiste al risveglio della vitivinicoltura indirizzata soprattutto verso la produzione di Vino Nobile piuttosto che del Chianti. Molte aziende riconvertono gli impianti vitati secondo le esigenze dettate dalla DOC (1966). Il riconoscimento come DOCG arriva nel 1980 e per il Vino Nobile di Montepulciano comincia una nuova vita.
Il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano tutela e promuove, dal 1965, l’immagine dei vini del comune (oltre alla DOCG “Nobile”, anche le DOC Rosso di Montepulciano, Vin Santo, Chianti Colli Senesi e Bianco Vergine Val di Chiana), ne diffonde la conoscenza, attua programmi per il costante miglioramento della qualità, attiva ricerche sui vitigni, promuove iniziative per la più ampia diffusione dei prodotti e per la tutela della loro denominazione. Partecipa inoltre alla vita sociale del comune con iniziative per lo più di carattere culturale.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Sangiovese (denominato a Montepulciano Prugnolo gentile): minimo 70%.
Può concorrere il Canaiolo nero fino ad un massimo del massimo 20%, possono inoltre concorrere fino ad un massimo del 20%, i vitigni raccomandati e/o autorizzati per la provincia di Siena purché la percentuale dei vitigni a bacca bianca non superi il 10%. Sono esclusi i vitigni aromatici ad eccezione della Malvasia del Chianti.
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol., per la tipologia “riserva” 13,00% vol.
Acidità totale minima: 4,5 g/l.
Estratto secco netto minimo: 23 g/l.
Invecchiamento: 2 anni (da 12 a 24 mesi in botti di legno), a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello della vendemmia.
Riserva: 3 anni sempre a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello della vendemmia.

Caratteristiche organolettiche

Il Vino Nobile di Montepulciano è un prodotto non “di serie” (anzi, di quantità ridotta) e di altissima qualità che nel suo gusto, nei suoi aromi, nei suoi colori riesce a sintetizzare la storia, la cultura, l’intelligenza di una comunità che vi si dedica con passione ed impegno.
Colore: rubino tendente al granato con l’invecchiamento.
Odore: profumo intenso, etereo, caratteristico.
Sapore: asciutto, equilibrato e persistente, con possibile sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Vino speciale per arrosti di carni bianche e pollame nobile. Si serve ad una temperatura di 18° – 20°C, stappando la bottiglia due ore prima.

Fonte: Agraria.org

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Vino Nobile di Montepulciano D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Vino Nobile di Montepulciano D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Vino Nobile di Montepulciano D.O.C.G.

Vino Nobile di Montepulciano D.O.C.G.

Montecucco Sangiovese – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Riconoscimento DOCG: 2011
La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita “Montecucco Sangiovese” comprende i terreni vocati alla qualità ed idonei alla coltura della vite nei territori all’interno della provincia di Grosseto nei seguenti Comuni: Cinigiano, Civitella Paganico, Campagnatico, Castel del Piano, Roccalbegna, Arcidosso e Seggiano.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Composizione ampelografica:
– Sangiovese: minimo 90%.
Possono concorrere alla produzione di detti vini da sole o congiuntamente, fino a un massimo del 10%, le uve a bacca rossa, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione per la Regione Toscana, con l’esclusione della Malvasia Nera, Malvasia Nera di Brindisi e Aleatico.

I vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita “Montecucco Sangiovese” all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
“Montecucco Sangiovese”:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13,00 % vol.;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 25 g/l. 5
“Montecucco Sangiovese” con la menzione riserva:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 13,50% vol.;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 26,0 g/l.

Caratteristiche organolettiche

I vini a Denominazione di Origine Controllata e Garantita “Montecucco Sangiovese” all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
“Montecucco Sangiovese”:
– colore: rosso rubino intenso;
– odore: fruttato e caratteristico;
– sapore: armonico, asciutto, leggermente tannico;
“Montecucco Sangiovese” con la menzione riserva:
– colore: rosso rubino intenso tendente al granato;
– odore: ampio vinoso,elegante, caratteristico;
– sapore: pieno, asciutto, caldo, elegante, con eventuale sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Le carni rosse, gli arrosti, il cinghiale e i formaggi pecorini stagionati rappresentano gli ideali piatti in abbinamento al Montecucco Sangiovese.

Fonte: Agraria.org

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Montecucco Sangiovese D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Montecucco Sangiovese D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

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Aleatico Passito dell’Elba – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: Isola d’Elba (Provincia di Livorno).
Nell’isola d’Elba la viticoltura era già praticata fin dal tempo della dominazione etrusca ed il ritrovamento di moltissimi reperti anche del periodo romano, molti dei quali idonei alla conservazione e al trasporto del vino, attesta che in quell’epoca era molto florido il commercio del vino. Anche in epoca medievale, la produzione di vino era molto fiorente e, attraverso Pisa, veniva esportato in tutta la toscana. Nel 1595 Ferdinando I dei Medici erogò numerose norme allo scopo di tutelare i vigneti dai danni arrecati dal bestiame. Successivamente, il Granduca Leopoldo di Lorena regolamentò la vendita di vino a Portoferraio. Nel periodo tra il XIX e il XX secolo, la viticoltura rappresentava una grande risorsa per l’economia elbana, con un quarto circa della superficie totale dell’isola destinata a vigneti. L’imponente crescita del turismo nel secondo dopoguerra ha provocato una notevole contrazione della superficie vitata. Negli ultimi anni si è però assistito ad un’inversione di tendenza, che ha portata una crescita sia quantitativa che, soprattutto, qualitativa della produzione di vini dell’isola. Punta di diamente della viticoltura elbana è l’Aleatico dell’Elba Passito, ottenuto da uve di Aleatico sottoposte ad almeno 10 giorni di appassimento all’aria.
L’Aleatico è un vitigno a bacca rossa coltivato soprattutto in Toscana, Lazio e Puglia; è considerato una mutazione genetica del Moscato Bianco.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: unicamente Aleatico.

– titolo alcol. tot. minimo: 19% di cui almeno 12 svolto;
– acidita’ totale minima: 6 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 35 g/l;

Caratteristiche organolettiche

– colore: rosso rubino carico, talvolta con riflessi violacei e tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: intenso, caratteristico;
– sapore: dolce, di corpo, armonico.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Grande vino da meditazione; l’abbinamento gastronomico ottimale è con la “schiaccia briaca”, dolce tipico elbano a base di frutta secca; ottimo anche con crostate di frutta e preparazioni a base di crema e frutti di bosco. Temperatura di servizio: 12-14°C.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Aleatico Passito dell'Elba D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Aleatico Passito dell’Elba D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Aleatico Passito dell'Elba D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Aleatico Passito dell’Elba D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Chianti di Rùfina – D.O.C.G.

Il Chianti Colli Rùfina Docg è composto da Sangiovese per una quota che va dal 75 al 100%, cui si uniscono: Canaiolo (fino al 10%), Trebbiano Toscano e Malvasia del Chianti fino al 10%.

Il disciplinare che ne regola la produzione stabilisce in 80 quintali di uva la resa massima per ettaro mentre la resa di vino finito non può superare il 70%.

Viene immesso sul mercato a partire dal 1° giugno dell’annata successiva alla vendemmia.

Il colore è rubino vivace, tendente al granato con l’invecchiamento. Il profumo è intenso, talvolta con sentori di mammola, e diventa più fine invecchiando. Il sapore del vino giovane è asciutto, armonico e leggermente tannico, mentre invecchiando acquista una vellutata morbidezza.

Il tenore alcolico è 12% Vol., l’acidità totale 5 ‰, estratto secco minimo: 22‰.

Il Chianti Rùfina Riserva, per essere definito tale, deve riposare almeno 2 anni e affinarsi in bottiglia per almeno 3 mesi. In questo caso il tenore alcolico è leggermente superiore (12,5%).

Nella stessa zona si produce anche il “Vin Santo del Chianti Rùfina” DOC. Il disciplinare di produzione di questo vino è stato introdotto nel 1997 e prevede che esso debba essere costituito da Trebbiano toscano e Malvasia del Chianti singolarmente o insieme minimo al 70%, vitigni a bacca rossa e/o bianca autorizzati, fino al 30%.

All’interno della Doc, la specificazione “Occhio di pernice”.

Zona di Produzione

La sottozona del Chianti Rùfìna è la più piccola delle specificazione geografiche del Chianti e si estende su 12.483 ettari. I vini di questa zona che si protende verso gli Appenini, sono molto rinomati fin dall’antichità e sono stati i primi ad essere esportati in America.

La zona di produzione comprende i comuni fiorentini di Pelago, Londa, Dicomano, Pontassieve e Rùfina.

Il consorzio

Il Consorzio Chianti Rùfina è il principale riferimento per la produzione di vino nei comuni di Dicomano, Londa, Pelago, Pontassieve e Rùfina in provincia di Firenze.

Fonte: Chianti.it

Per saperne di più:

 

Chianti Rùfina D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Chianti Rùfina D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

Chianti di Montalbano – D.O.C.G.

La produzione di vino in questa zona è molto antica, secondo alcuni documenti storici era già attiva nell’804 d.C sotto il dominio dei Franchi.

L’ottima qualità dei vini del Chianti Montalbano D.O.C.G risale alla fine del ’200 quando i vescovi di Pistoia lo facevano portare come tributo alla loro mensa.

Diversi furono gli estimatori di questo vino, da Francesco Redi all’astemio Edmondo de Amicis.

L’uvaggio del Chianti Montalbano è composto da: Sangiovese (almeno 75%), Canaiolo (fino al 10%), Malvasia bianca e Trebbiano (insieme o da soli fino al 10%).

Questo vino ha caratteristiche organolettiche che sono comuni a tutti i Chianti: il colore è rosso rubino e il profumo è vinoso con sentore di mammola.

Si abbina bene con i salumi toscani, il coniglio, i primi piatti con sugo di cinghiale, le carni rosse e la selvaggina.

Zona di Produzione

Il Chianti Montalbano viene prodotto nei 500 ettari di vigneto compresi tra le località di Carmignano, Artimino, Bacchereto, Lamporecchio, Vinci e Larciano. A produrlo sono attualmente 180 aziende vinicole.

In questa zona viene prodotto il Chianti Montalbano DOCG e alcuni vini minori prodotti in piccole quantità, come il Vin Ruspo D.O.C. e il Vin Santo D.O.C. e il pregiato Carmignano D.O.C.G.

Fonte: Chianti.it

Chianti Montalbano D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Chianti Montalbano D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

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