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Archive for the ‘Prodotti agricoli e derivati’ Category

Marrone del Mugello – I.G.P.

Zona di produzione

I territori comunali dei seguenti Comuni in provincia di Firenze: Borgo S. Lorenzo (Parte), Dicomano (Per intero), Firenzuola (Parte), Londa (Parte), Marradi (Per intero), Palazzuolo Sul Senio (Per intero), Rufina (Parte), S. Godenzo (Parte), Scarperia (Parte) e Vicchio Mugello (Parte).

Caratteristiche

Il marrone del Mugello fresco in guscio è caratterizzato da una pezzatura medio-grossa (non più di 80 frutti/Kg), forma prevalentemente ellissoidale, apice poco pronunciato con presenza di tomento, di norma una faccia laterale tendenzialmente piatta e l’altra marcatamente convessa, la cicatrice alla base è di forma rettangolare generalmente piatta e di colore più chiaro rispetto al pericarpo. Il pericarpo, che è facilmente distaccabile dall’episperma, è sottile, di colore bruno rossiccio con striature scure in senso meridiano in numero variabile da 25 a 30. Il seme, di norma uno per frutto, si presenta di polpa bianca, croccante e di gradevole sapore dolce con superficie quasi priva di solcature. La qualità e la notorietà raggiunge il massimo con il “Marron Buono di Marradi”, molto apprezzate anche le varietà italiane: Carpinese, Fragonese, Cecio, Montanina e Reggiolana.

Disciplinare di produzione – Marrone di Mugello IGP

Articolo 1.
La Indicazione Geografica Protetta “Marrone del Mugello” è riservata ai frutti che rispondano alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
La zona di produzione del “Marrone del Mugello” è costituita dalla parte di territorio della Provincia di Firenze individuato come segue:
– Comune di Borgo S. Lorenzo Parte
– Comune di Dicomano Per intero
– Comune di Firenzuola Parte
– Comune di Londa Parte
– Comune di Marradi Per intero
– Comune di Palazzuolo Sul Senio Per intero
– Comune di Rufina Parte
– Comune di S. Godenzo Parte
– Comune di Scarperia Parte
– Comune di Vicchio Mugello Parte
Tale area in un unico corpo si estende per circa ha. 87.420.

Articolo 3.
Il “Marrone del Mugello” deriva da una serie di ecotipi correntemente indicati col nome della località e/o Comune di provenienza ma tutti riconducibili alla varietà Marrone Fiorentino che viene propagato per via agamica da molti secoli.
I frutti rispondenti alla denominazione “Marrone del Mugello” hanno in comune le seguenti caratteristiche:
– numero di frutti per riccio (o cardo) in nessun caso superiori a tre;
– pezzatura medio-grossa (non più di 80 frutti/Kg.), con tolleranza del 10% in più in caso di annate sfavorevoli;
– forma prevalentemente ellissoidale, apice poco pronunciato con presenza di tomento, terminante con residui stilari (torcia) anch’essi tomentosi: di norma una faccia laterale tendenzialmente piatta, l’altra marcamente convessa; cicatrice ilare (base) di forma sensibilmente rettangolare di dimensioni tali da non debordare sulle facce lateriali, generalmente piatta e di colore più chiaro del pericarpo;
– pericarpo sottile di colore bruno rossiccio con striature in senso meridiano, rilevate e più scure, in numero variabile da 25 a 30. Esso è facilmente distaccabile dall’episperma il quale si presenta di colore “camoscio” e poco invaginato;
– il seme, di norma uno per frutto, si presenta di polpa bianca, croccante e di gradevole sapore dolce con superficie quasi priva di solcature; molto limitati i frutti con seme diviso (settato).

Articolo 4.
I castagneti da frutto destinati alla produzione del “Marrone del Mugello” devono trovarsi in condizioni ambientali e devono essere condotti con tecniche colturali tali da conferire al prodotto le specifiche caratteristiche di qualità.
Sono da considerarsi idonei i castagneti ubicati da 300 a 900 metri s.l.m. su terreni aventi giacitura, esposizione, e caratteristiche pedologiche adatte.
La densità degli impianti, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura e di raccolta nonché la propagazione, esclusivamente agamica, devono essere quelli generalmente usati in zona o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche di tipicità dei frutti.
E’ vietata negli impianti in produzione ogni somministrazione di fertilizzanti e fitofarmaci di sintesi.
La resa produttiva è stabilita in un massimo di Kg. 15 di frutti per pianta ed in Kg. 1500 per ettaro. Anche in annate eccezionalmente favorevoli dovranno essere rispettati i massimali di produzione sopra riportati. Il numero di piante in produzione per ettaro non può superare le 120 unità nei vecchi impianti e le 160 unità nei nuovi impianti.

Articolo 5.
Le operazioni di cernita, di calibratura , di trattamento del prodotto con “cura” in acqua fredda e con la sterilizzazione e secondo le tecniche già acquisite dalla tradizione locale, nonché il confezionamento, devono essere effettuate sul territorio della Comunità Montana Zona “E” Alto Mugello Mugello Val di Sieve.
Ai locali idonei. Il prodotto fresco può essere immesso al consumo a partire dal 5 ottobre dell’anno fini della commercializzazione il prodotto può essere conservato, per graduarne la vendita, in di produzione.

Articolo 6.
Il “Marrone del Mugello” allo stato fresco, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– prodotto fresco senza alcun trattamento, o prodotto curato in acqua fredda per non più di otto giorni senza aggiunta di alcun additivo, o prodotto sterilizzato con bagno in acqua calda e successivo bagno in acqua fredda senza aggiunta di alcun additivo e secondo la corretta tecnica locale;
– prodotto selezionato e calibrato in diverse pezzature come previsto dal decreto ministeriale 10 luglio 1939, recante norme speciali tecniche per l’esportazione delle castagne. Le norme di cui trattasi si applicano sia per la commercializzazione del prodotto nell’ambito dei Paesi CEE che per l’esportazione verso i paesi terzi;
– prodotto confezionato di norma in sacchetti in rete di colore rosso nelle confezioni da Kg. 0,5, Kg.1, Kg.2, Kg. 3, Kg.5, Kg.10, ed in sacchetti di juta per le confezioni da 25 e 30 Kg.: confezioni di tipologia diversa dalle precedenti devono essere preventivamente approvate dal Comitato tecnico di cui all’art. 10, e dall’organismo di controllo di cui all’art. 10 del Reg. 2081/92. Ogni confezione deve recare un contrassegno con la scritta“Marrone del Mugello” I.G.P. Il contrassegno dovrà, inoltre, obbligatoriamente riportare i dati relativi alla pezzatura, al peso, all’annata di produzione, la data di confezionamento ed essere apposto all’esterno della confezione in modo da sigillarla.

Articolo 7.
Il “Marrone del Mugello” può essere commercializzato, oltre che allo stato fresco, come prodotto trasformato rispondente alle seguenti caratteristiche: – stato secco in guscio, sgusciato intero o sfarinato, ottenuto con la tecnica acquisita dalla tradizione locale mediante essiccazione in“metati” su graticci ed a fuoco lento e continuo alimentato esclusivamente da legna di castagno.
Per la trasformazione nelle diverse tipologie di prodotto allo stato secco devono essere utilizzati frutti freschi di pezzatura inferiore agli 80 frutti/Kg.. L’umidità contenuta nei frutti interi o sfarinati non deve superare il 15%; il prodotto deve essere immune da attacchi parassitari di qualsiasi natura; la resa in marroni secchi pelati non può superare la percentuale del 35% mentre la resa in marroni secchi in guscio non può superare il 65%; i marroni secchi sgusciati devono presentarsi interi, sani di colore paglierino chiaro e con non più del 10% di difetti (tracce di bacatura, deformazioni etc.). La resa massima in farina non può superare il 30% del prodotto fresco.
Il prodotto trasformato deve essere commercializzato in contenitori di materiale idoneo alla conservazione come previsto dalle leggi vigenti e rispondenti alle caratteristiche delle diverse tipologie di prodotto richiamate al primo comma.
Le confezioni possono essere di peso variabile in relazione alle richieste di mercato e devono recare un contrassegno con la scritta “Marrone del Mugello” I.G.P. Per il prodotto secco in guscio, è facoltativo procedere alla calibratura per la vendita al fine di ottenere pezzature migliori.
Ai fini della commercializzazione e della esportazione del prodotto secco si applicano le norme di cui al citato decreto ministeriale 10 luglio 1939.
Altri prodotti trasformati in cui il frutto rimane singolarmente individuabile ed ottenuti dal“Marrone del Mugello” potranno fare riferimento al prodotto di origine.
Per i marroni sotto sciroppo o sotto spirito è ammessa l’utilizzazione di frutti freschi aventi una pezzatura fino a 95 frutti/Kg.

Articolo 8.
Alla indicazione geografica protetta “Marrone del Mugello “ è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quella prevista dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi“extra”, “superiore”, “fine”, “scelto”, “selezionato” e similari.
E’ vietato inoltre l’uso di indicazioni aventi significato laudativo ed atte a trarre in inganno il consumatore.
E’ consentito, sia per il prodotto fresco che per quello trasformato, l’uso al massimo di due indicazioni che facciano riferimento al comune, e/o località e/o azienda comprese nel territorio di cui all’art. 2 e dai quali effettivamente provengono i marroni con la indicazione geografica protetta.
E’ consentito naturalmente l’apposizione del nome e marchio di impresa.

Articolo 9.
I produttori che intendono porre in commercio il proprio prodotto con la indicazione geografica protetta “Marrone del Mugello” sono tenuti ad iscrivere i loro castagneti, la cui produzione sia costituita per almeno il 95% dalla varietà denominata di cui all’art. 3, in un apposito albo pubblico istituito presso la Comunità Montana Zona “E” con sede a Borgo S. Lorenzo, per il tramite del comune in cui ricadono i castagneti medesimi.
Nell’albo di cui al comma 1 devono essere indicati gli estremi atti ad individuare la ditta produttrice , gli estremi catastali desunti dagli estratti di mappa e di partita, le superfici a castagneto, la produzione massima per ettaro e per pianta di frutti, le località, l’età del castagneto, lo stato fitosanitario ed il numero delle piante.
Le domande di iscrizione dei castagneti all’albo devono essere presentate entro il 30 giugno dell’anno a decorrere dal quale si intende commercializzare il prodotto con la indicazione geografica protetta.
Entro la stessa data devono essere presentate le domande intese ad apportare eventuali modifiche alle iscrizioni stesse.

Articolo 10.
Un apposito comitato tecnico, istituito presso la Comunità Montana Zona “E”, è incaricato dell’esame delle domande di iscrizione e di modifiche all’albo. Detto comitato è presieduto dal Presidente della Comunità Montana o da un suo delegato ed è composto da due esperti tecnici nominati dalla Comunità Montana stessa e da due esperti designati dall’eventuale consorzio volontario dei produttori castanicoli incaricato della vigilanza o , in mancanza di questo, dalla Comunità Montana su proposta delle organizzazioni professionali di categoria maggiormente rappresentative nella zona.
Il comitato stesso, che sovraintende anche alla tenuta dell’albo, è tenuto ad effettuare annualmente sopralluoghi prima della raccolta nei castagneti iscritti all’albo per accertare la media di produzione di marroni e controllare la rispondenza delle denunce effettuate dai produttori.
Fintanto non venga designata un specifica struttura di controllo, la Comunità Montana avvalendosi di detto comitato potrà assumere in forma provvisoria e su disposizione dell’autorità competente, le funzioni di vigilanza per l’applicazione del presente disciplinare di produzione.

Articolo 11.
Le ditte produttrici aventi i castagneti iscritti all’albo che intendono commercializzare il proprio prodotto con la denominazione di origine sono tenuti a dichiarare alla Comunità Montana, per il tramite del comune competente per territorio, entro dieci giorni dalla fine della raccolta, la quantità di marroni prodotta e, nel caso che l’abbiano venduta in partite non confezionate secondo le modalità di cui all’art. 6, il nominativo e l’indirizzo dell’acquirente nonché il castagneto da cui deriva il prodotto.
La Comunità Montana, per il tramite del comune competente per territorio, rilascia al dichiarante ricevuta per il quantitativo denunciato.

Articolo 12.
Per il prodotto che verrà certificato si dovrà pagare un contributo di entità sufficiente a coprire i costi che l’Ente incontrerà nello svolgimento della sua attività di tutela: tale contributo sarà rapportato al quantitativo di marroni per il quale il produttore ha richiesto i contrassegni di indicazione geografica, e il suo prezzo verrà fissato di anno in anno.
La richiesta volta ad ottenere i contrassegni di cui sopra dovrà essere conforme con la dichiarazione presentata ai sensi degli artt. 9 e 11 e nei limiti delle quantità fissate dall’art. 4. Qualora il prodotto non venga confezionato in azienda, il produttore consegnerà al compratore apposita certificazione che dia diritto all’acquirente di ritirare contrassegni da inserirsi nelle confezioni.
La ditta acquirente è obbligata al rispetto di tutte le norme del presente disciplinare e soggetta ai relativi controlli.

Articolo 13.
La vigilanza per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione è svolta dal Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali, il quale può avvalersi ai fini della vigilanza sulla produzione e sul commercio del marrone del Mugello di un consorzio tra i produttori conformemente a quanto stabilito dall’art. 10 del Regolamento CEE 2081/92.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Marrone del Mugello I.G.P. - per la foto si ringrazia

Marrone del Mugello I.G.P. – per la foto si ringrazia

Marrone del Mugello I.G.P. - per la foto si ringrazia

Marrone del Mugello I.G.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine di oliva Toscano – I.G.P.

Disciplinare di produzione – Olio di Oliva “Toscano” IGP
GAZZETTA UFFICIALE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Articolo 1.
Denominazione.

L’indicazione geografica protetta “Toscano”, eventualmente accompagnata da una delle seguenti menzioni geografiche aggiuntive: “Seggiano,” “Colline Lucchesi”, “Colline della Lunigiana”, “ Colline di Arezzo, “Colline Senesi”, “Colline di Firenze”, “Montalbano”, “Monti Pisani” è riservata all’olio di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varietà di olivo.

1) L’indicazione geografica protetta “Toscano”, senza alcuna menzione geografica aggiuntiva, deve essere ottenuta dalle seguenti varietà di olive presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti: Americano, Arancino, Ciliegino, Frantoio, Grappolo, Gremignolo, Grossolana, Larcianese, Lazzero, Leccino, Leccio del Corno, Leccione, Madonna dell’Impruneta, Marzio, Maurino, Melaiolo, Mignolo, Moraiolo, Morchiaio, Olivastra Seggianese, Pendolino, Pesciatino, Piangente, Punteruolo, Razzaio, Rossellino, Rossello, San Francesco, Santa Caterina, Scarlinese, Tondello e loro sinonimi. Possono inoltre concorrere altre varietà fino ad un massimo del 5%.
2) La menzione geografica aggiuntiva “Seggiano” è riservata all’olio extravergine di oliva “Toscano” ottenuto dalle olive provenienti dagli oliveti composti dalla varietà Olivastra Seggianese. Sono, altresì, ammesse le olive di altre varietà utilizzate come impollinatrici presenti negli oliveti nella misura massima del 5%.
3) La menzione geografica aggiuntiva “Colline Lucchesi” è riservata all’olio extravergine di oliva “Toscano” ottenuto dalle olive delle seguenti varietà: Frantoio o Frantoiana fino al 90%, Leccino fino al 20%. Possono inoltre concorrere le olive di altre varietà di olivo presenti negli oliveti in misura massima del 15%.
4) La menzione geografica aggiuntiva “Colline della Lunigiana” è riservata all’olio extravergine di oliva “Toscano” ottenuto dalle olive delle seguenti varietà: Frantoio o Frantoiana fino al 90%, Leccino fino al 20%. Possono inoltre concorrere le olive di altre varietà di olivo presenti negli oliveti in misura massima del 15%.
5) La menzione geografica aggiuntiva “Colline di Arezzo” è riservata all’olio extravergine di oliva “Toscano” ottenuto dalle seguenti varietà presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti per almeno I’85%: Frantoio Moraiolo e Leccino. Possono, inoltre, concorrere altre varietà in misura massima del 15%.
6) La menzione geografica aggiuntiva “Colline Senesi” è riservata all’olio extravergine di oliva “Toscano” ottenuto dalle seguenti varietà presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti per almeno l’85%: Correggiole o Frantoio, Moraiolo, Leccino, Olivastra. Possono concorrere fino ad un massimo del 15% le varietà: Maurino, Pendolino, Morchiaio, Mignolo, unitamente ad altre varietà autoctone.
7) La menzione geografica aggiuntiva “Colline di Firenze” è riservata all’olio extravergine di oliva “Toscano” ottenuto dalle seguenti varietà presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti fino al 100%: Frantoio, Moraiolo, Leccino, Pendolino, Leccio del Corno, Madonna dell’Impruneta, Morchiaio, Maurino, Piangente, Pesciatino, e loro sinonimi. Possono concorrere altre varietà, purché autoctone, in misura massima del 15% quali: Americano, Arancino, Ciliegino, Grappolo, Gremignolo, Grossolana, Larcianese, Lazzero, Leccione, Marzio, Melaiolo, Mignolo, Olivastra Seggianese, Punteruolo, Razzalo, Rossellino, Rossello, San Francesco, Santa Caterina, Scarlinese, Tondello e loro sinonimi. Possono, altresì, concorrere tutte le altre varietà tra quelle indicate al punto 1 dell’art. 2 in misura massima del 5%.
8) La menzione geografica aggiuntiva “Montalbano” è riservata all’olio extravergine di oliva “Toscano” ottenuto dalle seguenti varietà presenti, da sole – o congiuntamente, negli oliveti fino al 100%: Leccino, Moraiolo, Frantoio, Pendolino, Rossellino, Piangente e loro sinonimi.
9) La menzione geografica aggiuntiva “Monti Pisani” è riservata all’olio extravergine di oliva “Toscano” ottenuto dalle seguenti varietà presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti fino all’85%: Frantoio, Moraiolo, Leccino, Razzo. Possono, altresì, concorrere fino ad un
massimo del 40% tutte le altre varietà tra quelle indicate al punto 1 dell’art. 2.

Articolo 3.
Zona di produzione.

1) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano” comprende, nell’ambito del territorio amministrativo della Regione Toscana, i territori olivati della Regione idonei a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione.
2) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano di Seggiano” comprende, in provincia di Grosseto, l’intero territorio amministrativo dei comuni di Arcidosso, Castel del Piano, e Seggiano, e parte del territorio dei comuni di Cinigiano, di Santa Fiora e di Roccalbegna. Tale zona è così delimitata:
a) Comune di Cinigiano – località Monticello Amiata.
Confine Est – Tratto del confine tra i comuni di Cinigiano e Arcidosso che sale lungo il torrente Zancona da quota 324 s.l.m. sino a raggiungere la strada poderale delle Capanne della Selva. Si continua per questa strada sino ad intersecare la strada provinciale del Casaline seguendo la quale si giunge al bivio con la strada provinciale Arcidosso-Cinigiano sorpassando l’abitato di Monticello Amiata.
Confine Sud – Tratto della strada provinciale Arcidosso-Cinigiano dal bivio sopra indicato fino al ponte che attraversa il fosso della Puscina. Da questo ponte il confine sud prosegue sino al fosso Ribusieri seguendo detto fosso fino a quota 422 s.l.m..
Confine Ovest – Tratto del fosso Ribusieri da quota 422 s.l.m. sino a quota 254 s.l.m.. Confine Nord – Parte da Fosso Ribusieri quota 254 s.l.m. seguendo la strada poderale che passa sotto i poderi Serranzano, Sant’Ambrogio e Macchia Alta fino ad incrociare a quota 455 s.l.m. la strada provinciale del Casaline. Da qui il confine nord scorre per una strada campereccia nella zona di Banditaccia sino a raggiungere il vecchio ponte in disuso sul torrente Zancona a quota 324 s.l.m..
b) Comune di Santa Fiora – località Selva.
Confine Est – Inizia dall’antica via della Faggeta presso il convento della S.S. Trinità e seguendola raggiunge, presso Case Passerini, la strada provinciale Santa Fiora Selva. Il confine est si sviluppa allora lungo il tratto della strada provinciale anzidetta sino al bivio con quella vicinale di Poggio Sotto Crocione, seguendo la quale arriva al confine tra i Comuni di Santa Fiora e di Castellazzara.
Confine Sud – Prosegue lungo il tratto di confine comunale che va dal punto ove termina il confine est sopra descritto sino a quello ove il Fosso Granchiaio si immette nel fiume Fiora.
Confine Ovest – Coincide con il tratto del letto del fiume Fiora dall’incrocio con il Fosso Granchiaio salendo sino a quota 508 s.l.m..
Confine Nord – Dal fiume Fiora, quota 508 s.l.m., lungo la strada provinciale Santa Fiora Selva sino al bivio della strada provinciale del convento, proseguendo fino ad incrociare l’antica Via della Faggeta che in passato collegava il convento della S.S. Trinità con l’abitato di Selva.
c) Comune di Roccalbegna – località Roccalbegna, Vallerona e Cana.
Confine Est. – Si sviluppa lungo la strada provinciale Triana-Semproniano detta della “Follonata”, partendo dall’abitato della frazione di Triana sino alla località Casa l’Imposto ove incrocia la strada consorziata di Pozzano e prosegue per quest’ultima fino al Pod. Pozzano. Da qui, all’altezza di quota 313 s.l.m. giunge al fiume Albegna che segue sino alla sua confluenza con il torrente Rigo.
Confine Sud – Segue ininterrottamente il letto del torrente Rigo e quello del fosso dei Faggi sino alla località del Ponte del Serraglio ove incrocia la strada statale S.S. n. 323; indi prosegue per breve tratto su questa strada statale sino a quota 703 s.l.m. e da qui per una strada campereccia, raggiunge il fosso del Meletto. Il confine continua seguendo allora il corso del detto fosso del Meletto e del fosso Acquaviva sino al punto di immissione di quest’ultimo, nel torrente Trasubbino.
Confine Ovest – Scorre per breve tratto lungo il corso del torrente Trasubbino seguendo poi quello del fosso Pontino salendo sino al Pod. Casino. Il confine Ovest segue allora la strada poderale del Casino e quella vicinale del Cotone sino a quota 493, continuando poi lungo il corso del fosso Alteta fino alla sua confluenza con il torrente Trasubbino.
Confine Nord – Dal punto ove termina il precedente confine Ovest, lungo il torrente Trasubbino, il fosso Istrico e il confine comunale tra Roccalbegna e Arcidosso sino all’altezza del Pod. Riccione a quota 697 s.l.m.. Da qui il confine prosegue lungo la strada vicinale di Stribugliano e risale passando per la strada vicinale delle buche sotto Poggio Crivello fino a raggiungere a quota 756 s.l.m. la strada vicinale del Pescinello dirigendosi poi verso l’incrocio con la strada statale S.S. n. 323. Da quest’ultimo incrocio li confine Nord passa per la detta S.S. n. 323 fino all’abitato della frazione di Triana.
3) La zona di produzione delle olive dell’olio extravergine di oliva “Toscano delle Colline Lucchesi” comprende, nell’ambito del territorio amministrativo della provincia di Lucca, i territori olivati della provincia medesima idonei a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare. Tale zona è così delimitata:
Area della Piana di Lucca:
Partendo dal punto di intersecazione della SS 439 — Lucca/Pescia, si segue il confine provinciale di Pistola, in prossimità di Corte Nardi, si prosegue lungo detto confine di provincia in direzione sud/est fino a raggiungere la quota 54, superato di poco il Colle Della Gherardesca. Da quota 54 si prosegue verso sud/est per la strada che passa per Colle Seghieri fino ad incrociare la strada per Montecarlo, lungo la quale si prosegue per circa 500 mt, piegando poi verso sud-est per la strada che dopo la località Corte Mazzini, va ad incrociare la linea ferroviaria che segue verso sud fino a Ponte Canneto, per poi continuare lungo la linea ferroviaria primo verso, sud e poi verso ovest, sino all’incrocio con il Rio San Gallo in località Badia Pozzeveri, si risale verso nord il corso d’acqua raggiungendo la strada Altopascio-Porcari per proseguire poi lungo questa verso ovest fino a Corte La Pineta, da dove verso nord si prosegue per la strada che costeggiando le colline giunge a Corte di Galante. Da Corte di Galante si segue, in direzione nord, la strada vicinale costeggiando il corso d’acqua, affluente di sinistra del Rio Leccio, passando per le quote 63, 75 e 92 s.l.m.; da quota 92 s.l.m. si prosegue verso nord fino a raggiungere la località Cantina Carrara a quota 38 s.l.m., quindi verso sud-ovest fino alla Corte Mencarini, dalla quale si prosegue verso sud, lungo la strada che si snoda parallelamente al Rio Leccio e che, costeggiando le colline, raggiunge il centro di Porcari, attraversa il paese e prosegue per rientrare a quota 20 s.l.m. sulla strada secondaria che tocca le località Palazzo Rossi, Corte Matteoni, Villa Bottini; si segue il viale di detta Villa, si taglia la strada Provinciale e, con andamento che segue le pendici collinari, si entra per breve tratto nella strada Borgonuovo-Gragnano, seguendo poi il corso del Rio Ralla fino a sotto Casa Maionchi, da cui volgendo a ponente sotto casa “Cesaretti”, si raggiunge a quota 30 s.l.m. la strada Borgonuovo-Camigliano e la si segue fino a quota 55 s.l.m., si scende verso ponente costeggiando le colline fino a quota 39 s.l.m. e da qui si segue la strada che porta a Rimortoli proseguendo verso nord per breve tratto lungo la carrabile Rimortoli-Segromigno fino a quota 41 s.l.m., si raggiunge la località Fornoli, si segue la carrabile fino a quota 48 s.l.m. fino a raggiungere il centro di Marlia che si attraversa, si costeggia il parco di Villa Reale, poi si segue la carrabile che porta alla Frazione di S. Gemignano passando per S. Pancrazio fino al paese di Sesto di Moriano, attraversando il fiume Serchio, nei pressi del ponte Ferroviario; dal paese di Sesto, scendendo verso sud, si segue per poco la strada Comunale che collega il paese di Sesto alla strada provinciale sulla destra del Fiume Serchio, si attraversa Ponte a Moriano e si prosegue, fiancheggiando la collina, attraversando le Frazioni di San Michele di Moriano, San Lorenzo, San Quirico di Moriano e S. Arlascio, fino alla Villa Boccella. Da questa località il confine piega a ponente verso quota 24 s.l.m. e segue poi la strada che passa per Villa Barsanti, sotto il seminario Arcivescovile e volgendo a sud va verso Villa Sardi, per raggiungere sopra la Da qui si segue per breve tratto la strada Lucca-Camaiore per deviare da questa nella via comunale pedecollinare che passa in località Al Pino e che si ricongiunge alla strada Lucca-Camaiore presso Ponte del Giglio e su questa si
prosegue per un tratto fino al bivio per la Fornace a quote 51 e 50 s.l.m.; si toccano le località Frantoio e Villa Fonna e per la strada che conduce a Mutigliano, presso quote 33 e 31 s.l.m., la località Villa Orsetti; da qui si segue la strada che passa presso quote 44 e 43 s.l.m. fino ad incontrare la strada che da Monte S. Quirico conduce a S. Alessio che si segue per breve tratto, poi si risale per la strada che da questo paese segue le colline passando sotto le località Corte Pistelli, Villa Albertini, Corte Buchignani, Boscarecci, Corte Santini, Corte Ionizzi, sotto la fornace ta quota 26 s.l.m. fino alla strada che porta alla Certosa.
Si costeggia quest’ultima fino a Farneta poi, verso Sud passando per le quote 57 e 41 s.l.m., si raggiunge la Corte Donatore, si attraversa la S.S. 439 nei pressi di Corte Puccetti, si costeggia il Fosso Canabbia fino al suo attraversamento da parte della A 11/12, indi a quota 48 s.l.m. si tocca la Corte Padrone, la quota 41 s.l.m. e verso est Corte Santone, Villa Liana e verso sud fino alla scuola di Mozzano.
Dalla scuola di Nozzano si prosegue verso ovest fino a Balbano all’altezza della linea ferroviaria Lucca-Viareggio che si segue, verso est, fino alla stazione di Nozzano, indi, verso sud-est, al confine con la Provincia di Pisa che si segue fino all’intersecazione di detto confine con l’A-11, che si segue fino al Ponte sul canale Ozzeri, si prosegue su detto canale fino a raggiungere la Villa Poschi, per poi prendere la strada per le Località Zoppino, Vicopelago e S. Michele in Escheto fino a raggiungere la S.S. 12 Abetone -Brennero fino a S. Lorenzo a Vaccoli a quota 27 s.l.m., da dove, verso est, passando per quota 24 s.l.m., si segue la strada comunale che porta a San Pietro, attraversando il Fosso Guappero e, andando a nord-est, seguendo le quote 23, 24 e 17 s.l.m.. Da quota 17 s.l.m., dapprima, per breve tratto, verso est e quindi verso sud-est si percorre la strada comunale che da San Pietro porta a Vorno fino al bivio per Badia di Cantignano e poi si prosegue verso Guamo. All’altezza di Villa Politi a quota 28 s.l.m., proseguendo per Villa Pierotti si percorre la carrabile che raggiunge il centro di Guamo, e da quest’ultimo, verso est, si segue la strada comunale che, costeggiando il Padule di Massa Macinala, passando per San Quirico, il Rio S. Quirico, Villa Moscheni, che porta, all’altezza di San Leonardo in Treponsio sulla S.S. 439 Sarzanese Valdera. Si segue la stessa direzione Lucca fino a Ponte alle Luche quindi, a nord-est, si costeggia la collina, verso Colognora, Corte Forcone, la centrale del Latte “Coop. CAPLAC di San Cinese” e verso sud, fino ad arrivare alla località Porto.
Si rientra verso ovest, in direzione Collina, fino alla stazione di San Cinese, si prosegue lungo la ex linea ferrata Lucca-Pontedera fino al confine con la Provincia di Pisa.
Si segue detto confine, fino alle quote 429 e 356 s.l.m., quindi la strada carrabile che da San Bucolino porta sul Monte Serra, da quest’ultima, verso nord, costeggiando Cima Sassabodda per le quote 526 e 458 s.l.m., si oltrepassa il rio Sassabodda, si costeggia la costa del Cipollino a quota 547 fino a giungere al rio visone di Compito quota 450 s.l.m.; si prosegue verso nord per quota 456 s.l.m., sulla costa di Borgognone alle quote 385, 428, 342 s.l.m. fino alla strada che da Verno porta sul Monte Serra.
La si segue fino al fosso di Fossacieca e seguendo la curva di livello a quota 500 s.l.m. si raggiunge il Fosso che si segue fino ad incontrare di nuovo la curva di livello a quota 500 s.l.m. nei pressi del Monte di Carrara, indi si costeggia il Monte Le Corna, il monte di S. Pantaleone, fino a valle del monte Pian della Conserva e quindi il confine con la Provincia di Pisa che si segue, passando per Villa Orsini, fino al confine fra il Comune di Lucca e quello di Viareggio.
– Zona di Villa Basilica:
Si parte dal paese di Valgiano e verso est si raggiunge il Rio di Cartiera che si segue fino a quota 456 s.l.m. e per mulattiera si raggiunge quota 432 s.l.m., si sale a sud il Rio fino a quota 589 s.l.m. poi sempre per mulattiera si raggiunge la località Campo Grande a quota 554 s.l.m., si toccano le quote 385 e 412 s.l.m. sino a raggiungere la Località di Celli; si segue poi il sentiero fino al Rio Rimogno, si risale il torrente e si segue il primo affluente di sinistra fino alla località Crocicchiura, si prende la strada che da Villa Basilica raggiunge Romitorio verso valle, al secondo tornante si abbandona la strada e si segue il sentiero fino al Rio, si scende lungo quest’ultimo fino all’abitazione a quota 563 s.l.m., poi dalla località Casa delle Streghe si continua lungo le quote 524, 467, 462 s.l.m., fino alla strada che da Pariana va verso le Pizzorne. Da Pariana si raggiunge il cimitero e si segue il Rio della Torbola, poi si prende la curva di livello a mt. 600 s.l.m. fino alla località Uccelliera; da qui si prende il sentiero per il colle di Capannori a quote 636 e 568 s.l.m. in località Castagnora e da qui si segue la strada di Boveglio-Colognora fino al cimitero di Colognora. Si raggiunge l’abitato e si prosegue verso il Rio del Balzo, si scende lungo il medesimo e si segue il sentiero fino al confine Provinciale in località Nardi.
Area della Versilia:
A nord-ovest si inizia dal punto di intersecazione tra la Via Aurelia ed il confine di Provincia con Massa Carrara, si segue tale confine dal mare verso i monti fino alla località Bellegra, da qui si segue la curva di livello della quota 600 s.l.m. fino al crinale del monte Cerreta che funge da spartiacque tra la valle del Serra ed il versante esposto a sud, si raggiunge poi il crinale del Monte Canala a quota 432 s.l.m. fino alla località La Rocca a quota, 170 s.l.m., si attraversa tale località e si scende fino alla quota 100 s.l.m., si segue la curva di livello a quota 100 s.l.m. seguendo il fiume Serra verso la sorgente fino al Canale di Rota, si continua lungo il fiume Serra fino al Canale di S. Michele che risale fino a quota 300 s.l.m. per poi percorrere la curva di livello a quota 300 s.l.m. fino a raggiungere il Botro di Rimone, lo si risale fino a quota 600 s.l.m., si percorre tale curva di livello in direzione sud, raggiungendo le pendici del Monte Cavallo e del monte Castellacelo fino a raggiungere il Canale di Basati, si scende lungo tale canale fino al Canale del Giardino, si continua a scendere lungo detto Canale fino al Canale del Rio che risale fino a quota 600 s.l.m., si percorre la curva di livello a quota 600 s.l.m. passando sopra Terrinca e Levigliani, si attraversa il Canale delle Volte, si gira intorno al Monte Alto, si passa sopra le Località Retignano e Pruno, si attraversa il Canale Della Capriola, sotto il Monte Forato, si attraversa il Canale Versilia, si gira intorno a Monte Procinto, si attraversano le Frazioni di Pomezzana e Farnocchia, si gira intorno ai Monti Lieto, Ornato, Anchiana, Gabberi, si prosegue sopra la località Bollogno, intorno al Monte Ciurlaglia, Monte Prana ed il Monte Pedona, fino ad incontrare il Rio Lucese, si segue il suo corso verso il mare per un breve tratto, per ricollegarsi al percorso descritto nella “Media Valle” in adiacenza alla Frazione di Torcigliano.
Si riparte dal confine con la provincia di Pisa nel punto di intersecazione dello stesso con la strada comunale per Quiesa, che si percorre passando per il centro di Massaciuccoli, fino ad incontrare la .linea ferroviaria Lucca-Viareggio in località Quiesa, si percorre la ferrovia Lucca-Viareggio in direzione Viareggio fino alla Località Portovecchio, da qui si segue la via di Bonifica che da Massarosa raggiunge la località Il Garage, da qui si segue l’altra via di Bonifica che da detta località raggiunge la Via Sarzanese, si percorre tale Via fino al Ponte dell’Abbaccatoio prima del centro di Pietrasanta, per seguire la via del Castagno fino ad incontrare la Via Aurelia che si percorre per un breve tratto fino al Viale Apua che si segue in direzione mare fino a raggiungere l’autostrada Sestri Levante – Livorno, si percorre tale autostrada fino ad incontrare la via provinciale della Marina, si risale detta Via in direzione di Querceta fino a raggiungere il Fiume Versilia, si percorre il Versilia fino al Canale Bonazzera e lo si risale fino ad incrociare la Via Del Lago che si segue fino a raggiungere la Via Aurelia che si percorre in direzione nord-ovest fino al confine con la provinciale di Massa Carrara.
Area Media Valle
– Zona centrale.
Dalla Località “Ponte di Campia” si risale verso Nord, lungo il confine comunale fino alla mulattiera tra Treppignana e la Località Battosi (Tenuta de “il Ciocco”); da qui seguendo la strada per Sommocolonia si continua lungo la strada Comunale in direzione Ponte di Catagnana; oltrepassato il bivio per Montebuono si prende il sentiero per la località Canteo e si continua verso Gragnana e poi verso Piastra, si segue la strada per Renaio verso valle, superato il ponte sul Torrente Lopporetta si prende il sentiero per la località Colletto a quota 595 s.l.m., poi si segue la strada per Pegnana verso valle fino al bivio per Tiglio Basso. Da questa località si segue la strada che raggiunge i centri di Tiglio Basso, Coreglia Antelminelli, Gromignana e Lucignana, per poi scendere lungo la strada comunale fino alla S.S. 445. Si segue la statale in direzione Castelnuovo Garfagnana, nell’abitato di Ghivizzano, si prende la strada per Ghivizzano Alto e da qui si prosegue verso il cimitero e poi lungo il sentiero che risale lungo il Rio Secco fino alla località Colle. Da qui si segue la strada fino alla Provinciale per Coreglia Antelminelli e poi quest’ultima in direzione Coreglia fino al primo tornante. Qui si prende la carrabile per le località Burica e Curchi e si prosegue sul sentiero che oltrepassa il torrente Ania, fino alla località Segaio, quindi si segue la carrabile fino a raggiungere le località.Corte Solco e Loppia (Chiesa). Da Loppia si segue la provinciale per Barga, poi quella per Castelvecchio Pascoli fino alla . località Ponte di Campia sul confine comunale.
– Zona Est.
Si segue la strada che da S. Pancrazio raggiunge S. Gemignano fino alla Statale 12 del Brennero (oltre il cavalcavia ferroviario). Poi lungo la medesima Statale in dirczione Bagni di Lucca fino al Km 53 in località Ponte a Diana, qui si lascia la strada e si segue il sentiero fino alle località Cima del Colle e Madonna di Mirocchio, poi si segue la strada per Benabbio fino al sentiero per S. Trinità, poi, verso la Località La Motta sotto il Colle di Cerbaia fino al Torrente Bugliesima, si segue il torrente fino alla strada per Lucignano. Oltrepassato il bivio per le Pizzorne, si segue il sentiero sul versante destro nella valle del torrente Pizzorna, fino alla località Fabbriche, poi si segue il sentiero lungo le quote 440 e 497 s.l.m. fino alla Località Madonna di Serra e Rio Particene, poi si segue il sentiero lungo le quote 502, 552, 420, 398, e 302 s.l.m., fino alla località Madonna della Selva, per raggiungere la quota 344 s.l.m., il Colle dei Burroni lungo il sentiero fino al confine Comunale; si segue il confine comunale fino alla Croce Brancoli, poi si prende il sentiero per Piazza Brancoli, la strada per Ombreglio, da qui si segue la carrabile per il Ponte Molinaccio, poi si prende il sentiero per Deccio, Tramonte e Castellaccio, fino a raggiungere il torrente Fraga, si segue poi la strada verso valle fino a raggiungere la località Matraia Colle e si prosegue per la località Zazzera e lungo il sentiero, all’incrocio con il torrente Rio Caprio, si prende la strada che da Matraia raggiunge Valgiano fino all’abitato di Valgiano.
– Zona Ovest.
Si segue la strada provinciale Ludovica dalla Frazione di Ponte a Moriano fino a Piano della Rocca, da qui si risale per il sentiero (ex strada Comunale) che raggiunge la Località Rocca (Chiesa degli Alpini), si prosegue verso il Cimitero e si continua sul sentiero per la Località Londigiana fino ad incontrare la strada Oneta-Cune.
Si segue la strada fino all’abitato di Cune poi si percorre il sentiero per le località Alla Volta, Colle delle Coste e Colle Belvedere fino a raggiungere la frazione di Dezza; si prosegue lungo il sentiero che risale lungo il torrente Dezza e si raggiungono le Località Bestuolico, Ripa e Carraia, si prende la strada per Colognora fino al bivio, poi si scende per il sentiero verso le località Ansana, Gello, S. Rocco e Alle Pianacce, incontrando la strada provinciale in località Vargana, si segue poi la provinciale fino alla Frazione Piegaio, poi si segue la strada per Fiano-Loppeglia e da Fiano in direzione Chiesina di Foce lungo la carrabile, si segue poi il sentiero per Bozzano fino alla Località Capannaccia sotto il Monte Pruno e si raggiunge l’abitato alla quota 643 s.l.m., poi si segue il sentiero in direzione Anticiana e prima dell’abitato della medesima località si risale fino al torrente. Si segue il torrente fino alla quota 484 s.l.m., si prende il sentiero per la località Ferrandino-Gombitelli, si continua sulla strada per Torcigliano, fino al ponte sul Rio Lucense; da qui si risale lungo l’affluente di destra fino a quota 600 s.l.m., ove ci si ricongiunge con la zona Versilia.
Zona della Garfagnana:
Dal confine provinciale si raggiunge la strada Montefiore-Pugliano e la si segue fino a Pugliano per poi proseguire per Antognano, ove si prende il sentiero per il Fosso del Martellino. Oltre il fosso si prosegue verso Sermezzano fino alla Croce, poi in direzione della località La Maulina si raggiunge il Fosso del Fiatone a quota 544 s.l.m., si prosegue per le località Il Poggione e Fosso della Scolosa, si segue il fosso fino al confine di provincia.
4) La zona di produzione delle olive dell’olio extravergine di oliva “Toscano delle Colline della Lunigiana” comprende, nell’ambito del territorio amministrativo della provincia di Massa Carrara, i territori della provincia medesima idonei a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare. Tale zona così delimitata in cartografia 1:25.000:
Provincia di Massa Carrara:
Partendo dalla località Gasala, si risale in direzione nord-ovest verso Gignago, quindi per mulattiera ci si riporta sulla strada che sale da Caniparola a Fosdinovo e la si segue fino oltre il paese per imboccare successivamente la strada della Spolverina in direzione Carrara, percorrendola fino alla località La Foce; da qui si risale lungo il Rio di Viarone ed alla biforcazione di questo con il torrente Pesciola si procede lungo il corso di quest’ultimo per un piccolo tratto, indi ci si ricongiunge alla strada che collega Marciaso con Pulica e per mulattiera si arriva sino al paese; attraversato l’abitato si imbocca dalla parte est del paese una mulattiera che si ricollega con la strada Provinciale e si procede per questa fino al torrente Bardine; successivamente si sale da quota 300 a quota 500 s.l.m. e procedendo a livello si tocca la località di Noleto e più avanti quella di Viano. Oltre il paese proseguendo lungo un sentiero si raggiunge in direzione sud il canale Robiana e lo si segue nel tratto che scende ad isolano, si continua lungo la mulattiera che prosegue oltre l’abitato, si risale il Fosso del Tufo sino alla quota 404 s.l.m. e da qui ci si ricollega al sentiero che sale Alla Bandita percorrendolo sino ad incrociare il Canal del Rio.
Ci si porta poi alla sua confluenza con il torrente Lucido, il cui corso si adotta come limite, fino alla località Ponte di Monzone.
Continuando da Ponte di Monzone, si prosegue lungo la strada Provinciale per Equi Terme, prima del paese a Nord si prende la mulattiera fino alla Provinciale di Mezzana, poi si continua ad ovest per la Provinciale per Casciana, attraversato il centro abitato si continua verso nord per mulattiera fino a Codiponte. Attraversato l’abitato si prosegue ad est per la vecchia mulattiera fino alla località il Convento, si segue poi il Fosso della Torcella fino alla intersecazione della strada comunale per Argigliano. Si prosegue a nord-est per la provinciale e si continua sulla delimitazione della provincia di Lucca, si rientra a nord fino alla intersecazione della strada comunale Pugliano-Montefiore, si segue poi il crinale a nord fino a quota 539 s.l.m.; proseguendo per la mulattiera di Pieve Offiano, fino all’incrocio con la mulattiera della Costa che a quota 600 s.l.m. raggiunge la strada comunale per Vedriano che si segue fino a Reusa; da qui verso sud si segue il Fosso delle Selve fino alla Statale 445 nei pressi dell’Abitato di Casola. Poi a nord si segue la provinciale per Luscignano fino al bivio della strada provinciale della Garfagnana che si segue fino a Terenzano. Da qui verso nord si prende la strada comunale per Turlago, raggiunto l’abitato si prosegue verso sud per la comunale fino al bivio della strada mulattiera che porta a Collegnago; oltrepassato l’abitato si segue ad est la strada mulattiera per Verzano e Po, si segue il canale di Baldo, fino all’intersecazione del torrente Mommio; oltrepassato questo, si segue la mulattiera per Torano fino a Signano, poi a nord dopo il paese si segue la mulattiera che porta al Bacino della Centrale di Arlia, si segue un tratto del torrente Rosaro, fino all’intersecazione della strada comunale a nord-ovest che porta ad Arlia a Cotto. Superata detta località si prende la strada provinciale Pognana-Cotto, fino a Panigaletto, si prosegue a sud-est lungo il fosso di Tercula fino all’incrocio col torrente Rosaro che prosegue fino al Ponte di Posara, poi si prende la provinciale fino al Ponte del Canale di Virole che si segue fino all’abitato, poi si prende la mulattiera per Agnino da cui si prosegue a nord lungo la strada comunale denominata della Costa dei Lebi fino all’intersecazione del torrente Arcinasso che si segue ad ovest fino a Cisigliana. Da qui si segue in dilezione nord-ovest la strada provinciale fino a Paretela; oltrepassato il paese si prende la mulattiera per Bastia che porta al Colle di Là dell’Acqua. Si segue verso sud-ovest la Via Comunale per prendere poi la mulattiera che porta a Blantognoto, si continua sulla mulattiera di Braia fino a raggiungere Groppo d’Ulsa, si prosegue poi lungo la mulattiera per il Passo del Lupo fino all’intersecazione del canale di Pregnacca che si segue ad est fino all’intersecazione della, provinciale che porta a nord a Busana, Gabbiana, Grecciola. Poi a nord si segue la mulattiera fino a Pieve, oltrepassato il paese segue la provinciale per Groppo fino all’incontro della provinciale di Bagnone per Corvarola che si segue fino a detta località, poi si prende a sud il canale Torchio di Bacco fino alla confluenza con il canale Campanella che risale fino alla località Cassolana, si prosegue a sud-est, lungo la strada comunale per il Deglio, fino a raggiungere la località Molesana di Sopra. Sempre a sud si segue la strada comunale per Amola, passato il paese si prende la strada provinciale per Monti fino all’intersecazione della Strada Statale che segue fino a Licciana. Superato l’abitato si prende la provinciale per Fivizzano fino all’incrocio con la Provinciale per Bigliolo che si segue fino a Bondona. Da qui si segue la mulattiera ad est fino a Lizzano, poi si segue a nord la provinciale fino a Pratomedici. Superato l’abitato si prende il viottolo per Montebarei, Rampognano e Montecurto, dirigendosi a sud per la provinciale fino a Madonna dei Colli. Da qui si segue la mulattiera per piano di Collecchia che prosegue sino a Collecchio Alto. Da qui si prende la provinciale fino al Ponte di Viloro, si segue a nord il Canale del Rio nei pressi di Lizzano fino all’intersecazione della mulattiera per Olivola. Da detta località si segue poi la provinciale per Verpiana-Serricciolo, superato il paese verso est si segue la S.S. 63 fino all’incrocio con la provinciale per Pomarino che si segue fino al ponte sul Canale del Torchio, poi si segue ad est la mulattiera per Bibola e si prosegue per la Pra di Martino fino a raggiungere Vecchietto, si prosegue ad ovest per Carpaneda, Serrabertola, Ca Pozzolo fino all’intersecazione della strada comunale per il Bardine fino a raggiungere Ca di Polo, poi si prosegue lungo il fosso della Compra fino a raggiungere il confine comunale che si segue sempre ad ovest fino al monte della Padula.
Si raggiunge la località Tendola, si segue la strada che porta a Fodinovo poco oltre la foce del Cuccù e superato il bivio che scende a Ponsanello si segue il corso del torrente Calcandola in direzione ovest in prossimità della biforcazione con un suo affluente e da qui si risale all’abitato di Canepari. Dall’estremità nord-ovest del paese ci si ricongiunge al confine di provincia e lo si segue interamente sino in località Casala.
Zona che circonda l’abitato di Carrara:
In prossimità della località Possola, percorrendo in direzione nord il tratto della vecchia ferrovia marmiera 10 si abbandona in località Possola per proseguire in direzione Carrara per la strada comunale della Carriona, che si percorre fino alla confluenza tra il torrente Gragnana e il fiume Carrione. Si risale quindi il primo in prossimità della frazione omonima e per mulattiera si procede a ritroso fino a Sorgnano e da qui per mulattiera si risale a quota 574 s.l.m. sulla costa della Bandita, si segue quindi il confine di provincia sino al ponte della ferrovia sul torrente Parmignola e da qui puntando verso Massa ci si ricongiunge alla marmiera nei pressi della stazione ferroviaria di Avenza che si segue fino alla località Possola.
Zona tra i centri di Carrara e di Massa.
Partendo dall’intersecazione tra la via Aurelia ed il confine provinciale del comune di Montignoso si segue a nord il limite di provincia fino alla località Bellegra, si continua poi sul confine provinciale fino a raggiungere quota 729 s.l.m. per proseguire ad ovest lungo la Valle d’Inferno, si segue poi il torrente Tascio fino a quota 522 s.l.m. per poi collegarsi mediante mulattiera alla località Pasquilio, si continua lungo la mulattiera per ricongiungersi a quota 592 s.l.m. alla strada comunale di Fontana Amorosa, si segue il canale in direzione nord‑ovest fino a Cà Manfredi sulla provinciale che porta ad Antona. Procedendo verso nord si giunge in località Pariana, dove il limite prosegue per Canalone ricongiungendosi alla stessa strada nel tornante sovrastante il paese; quindi ritornando verso Antona si lascia la strada in corrispondenza di una curva nella parte nord‑ovest dell’abitato e seguendo il crinale del monte scende direttamente a Canevara; attraversato il fiume Frigido ci si porta in direzione nord‑ovest fino a raggiungere il sentiero a quota 550 s.l.m. seguendolo a sud fino alla via che conduce a Bergiola Maggiore e oltrepassando il paese si tocca la quota di 338 s.l.m. per poi ridiscendere lungo il canale Colombera fino alla quota di 140 s.l.m.; sempre per sentiero si continua in direzione nord‑ovest passando in prossimità di Cà Lazzoni e ci si porta sulla strada che conduce a Bergiola Foscalina, quindi si procede in direzione ovest sulla stessa fino a quota 453 s.l.m. e verso sud fino ad incontrare la via Foce; si prosegue lungo questa fino alle porte della città di Carrara continuando per via S. Francesco ed ancora portandosi tramite la circonvallazione sul viale XX Settembre; abbandonandolo in prossimità della località Fabbrica, si prosegue nella via Carriona in direzione del villaggio S.Luca e da qui sulla via provinciale si ritorna sulla S.S. Aurelia. Avanzando in direzione di Massa sino alla località Codupino, il limite prosegue, lungo il canale Ricortola verso mare fino all’autostrada A12 che si segue per un tratto sino ad incontrare la via Marina Vecchia e per questa si ritorna al punto in cui la via Aurelia oltrepassa il fiume Frigido. Risalendo il corso del fiume si ritorna verso la città seguendo la via Bassa Tambura, sino in località S.Lucia e poco oltre in località Capaccola; superato il centro abitato si ritorna ancora sulla via Aurelia seguendola fino al confine della provincia.
Partendo dalla frazione montana di Morana in comune di Pontremoli, si costeggia a sud l’autostrada della Cisa fino ad intersecare la mulattiera che porta in località Belvedere; si segue poi detta mulattiera verso la strada comunale per Sassone fino alla frazione di Sergola, si segue poi la strada per la frazione di Casa Corvi fino al ponte dell’autostrada della Cisa, si prosegue lungo detta autostrada fino all’altezza del cavalcavia della strada comunale per la località di Scorano che si costeggia fino alla località Baraccone, da qui si segue la mulattiera fino a raggiungere il torrente Gordana, si segue poi il crinale fino all’incrocio con la strada comunale per la frazione di Valle (Torrano), attraverso l’abitato di Valle si segue la strada carrabile che dalla frazione Valle porta alla frazione Campoli e si riallaccia alla strada comunale per Arzelato in località Cà del Palo e da qui la si segue per abbandonarla all’inizio della mulattiera a quota 390 s.l.m. che porta fino alla frazione di Arzelato. Attraversato l’abitato di Arzelato si ritorna sulla strada provinciale per un tratto oltre il paese dove si prosegue per successiva mulattiera fino alla frazione di Careola, attraverso l’abitato della frazione montana di Careola si giunge al crinale a quota 467 s.l.m. fino a quota 338 s.l.m. fino alla frazione di Castagnetoli nel comune di Mulazzo.
Dalla frazione montana di Castagnetoli, ancora per strada mulattiera a quota 436 s.l.m., ci si porta in località Pozzo e si prosegue fino all’incontro con la strada provinciale che dall’abitato di Mulazzo raggiunge la frazione di Gavedo. Dalla località di Gavedo, comune di Mulazzo, con strada mulattiera si raggiunge il canale della Costa che si percorre fino ad incrociare nuovamente la strada provinciale Foce-Pieve di Castevoli; da questo punto il confine è delimitato dal confine comunale di Tresana che si segue fino a quota 458 s.l.m., poi tramite mulattiera si raggiunge il canale Masso e poi sempre tramite mulattiera il canale Osca, che si segue nell’interno dell’alveo fino ad incontrare l’alveo del torrente Canale di Borra Grande che si segue fino alla località Madonna del Canale dalla quale, percorrendo un tratto di mulattiera, si raggiunge la località Perra e di seguito passando, per la strada asfaltata, si raggiunge la quota 571 s.l.m.. Da qui ancora per mulattiera si raggiunge la località di Pietrasalta ed attraverso un tratto di strada asfaltata si raggiunge la mulattiera e la si segue fino a località Tavella, alla quota di 459 s.l.m. in località Colombiera del comune di Tresana.
Da qui si segue la strada provinciale per Montedivalli in direzione Montedivalli fino alla quota 600 s.l.m. in località Montesolini dalla quale si imbocca un breve tratto di mulattiera in prossimità del monte Castellare, fino ad incontrare il confine della provincia che si segue ininterrottamente fino in località Albiano e attraverso il ponte della ferrovia La Spezia-Parma si risale in prossimità della località Il Tosone lungo il canale di Figaro in direzione nord‑ovest per sentiero, toccando l’abitato di Chiamici a quota 260 s.l.m., scendendo nuovamente per la strada mulattiera fino alla località Isola, in comune di Aulla dove incontrando l’autostrada della Cisa la si segue verso nord fino in prossimità del viadotto che sovrasta la strada provinciale per Mulazzo in località Pieve di Saliceto in territorio comunale di Pontremoli, si segue poi detta provinciale in direzione dell’abitato della frazione di S.S. Annunziata nel comune di Pontremoli. Da qui, seguendo la linea ferroviaria, si raggiunge in località Scorcetoli, la strada provinciale che si segue fino alla località Caprio di Sotto, si segue poi la via comunale in prossimità del Colle del Monte, si prende la mulattiera, si segue il fosso del Torchio fino ad incontrare il confine comunale che si segue fino alla strada carrabile che raggiunge la località Bosta, proseguendo fino a quota 598 s.l.m. per seguire il fosso d’Arela, il torrente Caprio, la località Rocca Sigillina e verso nord su mulattiera fino a quota 4 95 s.1.m..
Si segue la mulattiera che passa in prossimità di Serravalle, si raggiunge la frazione Torasco, si segue il canale di Ardendola fino a quota 909, si prosegue in direzione nord ovest per un breve tratto di mulattiera fino ad incontrare la carrabile che attraverso il monte Brusciol si raggiunge la località La Crocetta il Monte Carnevale, la località Casalina per raggiungere la località Mignegnio, si risale a quota 253 s.l.m. verso S. Terenziano per seguire poi il corso del fiume Magra fino ad incontrare la strada provinciale che si segue fino alla località Traverde, quindi per mulattiera si raggiunge la località Vederze da cui si segue il corso del canale di valle fino alla strada comunale che si ricollega al centro di Morana tramite la sede autostradale.
5) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline di Arezzo” comprende, nell’ambito del territorio amministrativo della provincia di Arezzo, i territori olivati della provincia medesima idonei a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative del presente disciplinare.
6) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline Senesi” comprende, nell’ambito del territorio amministrativo della provincia di Siena, i territori olivati della provincia medesima idonei a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative del presente disciplinare.
7) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline di Firenze” comprende, nell’ambito del territorio amministrativo delle province di Firenze e Prato, in tutto o in parte i territori olivati ricadenti nei seguenti comuni:
Bagno a Ripoli, Barberino di Mugello, Barberino Val d’Elsa, Borgo San Lorenzo, Calenzano, Campi Bisenzio, Cantagallo, Castelfiorentino, Certaldo, Dicomano, Empoli, Fiesole, Figline Val d’Arno, Firenze, Firenzuola, Fucecchio, Gambassi Terme, Greve in Chianti, Impruneta, Incisa Val d’Arno, Lastra a Signa, Londa, Marradi, Montaione, Montelupo, Montemurlo, Montespertoli, Palazzuolo sul Senio, Pelago, Pontassieve, Prato, Reggello, Rignano sull’Arno, Rufina, San Casciano Val di Pesa, San Godenzo, San Piero a Sieve, Scandicci, Scarperia, Sesto Fiorentino, Signa, Tavarnelle Val di Pesa, Vaglia, Vaiano, Vernio, Vicchio, idonei a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione.
Tale zona è così delimitata:
seguendo la linea coincidente al confine amministrativo della provincia di Firenze a partire dall’intersezione di questo con il fiume Arno ad est in località Podere le Fornaci, si prosegue lungo il confine amministrativo verso nord fino all’incontro con il confine regionale in località Montefalco. La linea prosegue, sempre coincidente con il confine regionale, dapprima in direzione nord e successivamente in direzione sud-ovest fino all’incontro con il confine della provincia di Prato in coincidenza della confluenza del Fosso Casoncini con il Torrente Limentra di Treppio. Quindi la linea prosegue verso sud lungo il confine provinciale di Prato costeggiando il Torrente Ombrone fino alla confluenza di questo con il Torrente Stella in località Podere Bocca Stella. La linea continua proseguendo il Torrente Ombrone fino alla confluenza di questo nel fiume Arno nei pressi della stazione ferroviaria di Carmignano, quindi segue il corso dell’Arno procedendo verso sud e quindi dalla località Ambrogiana verso ovest. La linea continua seguendo il fiume Arno fino all’incrocio di questo con il confine provinciale in località Marcignana dove segue il confine amministrativo della provincia di Firenze verso sud e in località C. Quinto continua in direzione ovest fino a ricongiungersi con il fiume Arno nel punto dove la delimitazione ha avuto inizio.
La restante parte del territorio amministrativo del comune di Fucecchio compresa nella menzione geografica aggiuntiva “Colline di Firenze” è così delimitata:
da una linea che, partendo dal punto a sud-est dal fiume Arno in località S. Pierino nel comune di Fucecchio, segue in direzione ovest lungo il fiume Arno fino al confine provinciale in località R. Bassi; quindi procede in direzione nord fino alla località Biagione e continua verso est lungo il confine provinciale fino all’incontro di questo con il canale del Terzo nei pressi dalla località C. Morette da dove prosegue in direzione sud lungo il Canale Maestro sino alla località Ponte del Burello; da qui la linea prosegue lungo la strada comunale proveniente da Massarella fino al congiungimento di questa con il fiume Arno in località S. Pierino dove la delimitazione ha avuto inizio.
8) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano di Montalbano” comprende, nell’ambito del territorio amministrativo della provincia di Pistola e Firenze, in tutto o in parte i territori olivati ricadenti nei confini amministrativi dei seguenti comuni:
Capraia e Limite, Carmignano, Cerreto Guidi, Fucecchio, Lamporecchio, Larciano, Monsummano Terme, Poggio a Caiano, Pistola, Quarrata, Serravalle Pistoiese, Vinci, idonei a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione.
Tale zona è così delimitata:
Da una linea che partendo da un punto a nord sul torrente Stella, in località Stazione di Masotti del Comune di Serravalle Pistoiese, prosegue in direzione sud-est fino alla confluenza del torrente Ombrone in località Poggetto, nel comune di Poggio a Caiano; segue quindi lo stesso torrente Ombrone fino alla sua confluenza nel fiume Arno. La linea prosegue in direzione ovest lungo il fiume Arno dalla Stazione ferroviaria di Carmignano fino alla località San Pierino nel comune di Fucecchio; quindi prosegue in direzione nord lungo la strada comunale per Massarella fino al Canale Maestro in località Ponte del Burelle, quindi prosegue sempre in direzione nord lungo lo stesso Canale Maestro fino alla confluenza in esso del fiume Nievole in località Porto dell’Uggia. Da qui prosegue ancora verso nord lungo lo stesso fiume Nievole fino alla località di Ponte di Serravalle. Quindi continua in direzione nord-est lungo la strada statale N. 435 fino a congiungersi in località Masotti con il torrente Stella, punto dal quale la delimitazione ha avuto inizio.
9) La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano dei Monti Pisani” comprende, nell’ambito del territorio amministrativo della provincia di Pisa, i territori olivati compresi nei confini amministrativi dei comuni di Buti, Calci, San Giuliano Terme, Vicopisano, Vecchiano, idonei a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione.

1) Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extra vergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano” e delle menzioni geografiche aggiuntive devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative. I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura, devono essere quelli generalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e dell’olio. In particolare, per i nuovi impianti, oltre le forme tradizionali di allevamento, sono consentite nuove forme purché specificamente autorizzate dalla Regione Toscana.
2) I produttori interessati possono rivendicare in tutto o in parte l’uso di menzioni geografiche aggiuntive, purché le olive provengano da oliveti ricadenti entro i limiti geografici stabiliti dal disciplinare di produzione delle singole menzioni geografiche di cui all’art. 3 e purché siano .state iscritte per l’uso di una o più menzioni geografiche aggiuntive.
3) Ogni anno il produttore, in sede di denuncia preventiva di produzione massima da farsi ai sensi del punto 7 dell’art. 4, ovvero entro il 30 settembre dell’anno di raccolta, deve dichiarare la volontà di utilizzare in tutto o in parte le menzioni geografiche aggiuntive in conformità al presente disciplinare.
4) Il produttore, al momento della denuncia di produzione delle olive come indicato al punto 8 dell’art. 4 e comunque entro il 30 gennaio della stessa campagna olearia, deve dichiarare la produzione di olio per la quale vuole utilizzare la o le menzioni geografiche aggiuntive.
5a) Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a indicazione geografica protetta “Toscano di Seggiano” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 2 dell’art. 3 posti al di sotto della zona climatica del castagno del Monte Amiata, individuata dal limite delle trachiti vulcaniche, i cui terreni siano di natura pliocenica e che si trovino entro un limite altimetrico di 650 metri s.l.m..
5b) Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline Lucchesi” sono da considerarsi idonei gli oliveti collinari compresi nella zona descritta al punto 3 dell’art. 3; la natura geologica dei terreni di origine eocenica può essere di composizione varia e rappresentata da quote importanti di Galestro, Calcare ed Alberese. La difesa fitosanitaria degli oliveti deve essere effettuata secondo le modalità definite dai programmi di lotta guidata.
5c) Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano della Lunigiana” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona descritta al punto 4 dell’art. 3; la natura geologica dei terreni di origine eocenica può essere di composizione varia e rappresentata da quote importanti di Galestro, Calcare ed Alberese. La difesa fitosanitaria degli oliveti deve essere effettuata secondo le modalità definite dai programmi di lotta guidata.
5d) Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline di Arezzo” sono da considerarsi idonei gli oliveti collinari compresi nella zona descritta al punto 5 dell’art. 3.
5e) Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline Senesi” sono da considerarsi idonei gli oliveti collinari compresi nella zona descritta al punto 6 dell’art. 3. Sono pertanto idonei gli oliveti siti tra i 200 e i 650 metri s.l.m. in zone pedologicamente riconducibili ai tipi: calcareo/argillose ricche di scheletro dell’Eocene e dell’oligocene (alberesi, scisti argillosi, arenarie e conglomerati); sabbio/limo/argillose del Pliocene post-Pliocene; calcareo/argillose, anch’esse ricche di scheletro, da calcarei cavernosi (travertini) del Miocene e del quaternario recente; sabbio/limo/argillose del Pliocene e post-Pliocene. Sono escluse le plaghe pianeggianti di fondovalle, quelle eccessivamente argillose, e comunque gli altri microcentri in cui tradizionalmente la coltura olivicola non ha mai trovato favorevole riscontro produttivo e di longevità.
5f) Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline di Firenze” sono da considerarsi idonei gli oliveti collinari compresi nella zona descritta al punto 7 dell’art. 3 siti entro una altitudine compresa tra 100 e oltre 600 metri s.l.m. in zone caratterizzate da terreni provenienti da substrati sabbiosi (sabbie del Pliocene e del Villafranchiano) e arenacei (Pietraforte del Cretaceo, Arenarie dell’Eocene, Oligocene e Miocene) insieme a quelli provenienti da conglomerati del Miocene, nonché da substrati argillosi (argille scagliose, scisti, varicolari e marne argillose) e da substrati calcarei (calcari triassici, alberesi, e travertini del quaternario).
5g) Per la produzione dell’olio extravergirie di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano di Montalbano” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona, descritta al punto 8 dell’art. 3 e comunque atti a conferire agli oli le tradizionali caratteristiche qualitative.
5h) Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano dei Monti Pisani” sono da considerarsi idonei gli oliveti collinari compresi nella zona descritta al punto 9 dell’art. 3, siti in zone caratterizzate da terreni provenienti da substrati pedologici costituiti da scisti metamorfici, depositi alluvionali, recenti antichi, conglomerati.
6) La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano” viene effettuata nel periodo preventivamente stabilito dal Consorzio di tutela. La denuncia delle olive deve essere effettuata entro il termine massimo previsto per la raccolta.
7) Al fine di garantire la reale consistenza della produzione ogni anno sono definite le rese massime in olive in olio per menzione geografica aggiuntiva, area omogenea o provincia a seguito delle rilevazioni effettuate dalle Associazioni di produttori riconosciute e/o dal Consorzio di tutela. Per ciascuna campagna olearia le Associazioni di produttori riconosciute, a seguito delle rilevazioni effettuate, definiscono e comunicano ai Consorzi di tutela, alle Camere di Commercio, Industria, Artigianato ed Agricoltura competenti per territorio ed alla Regione Toscana i seguenti dati:
entro il 30 settembre – la previsione della produzione massima di olive;
entro il 15 gennaio – le rese massime delle olive in olio.
8) Alla presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle Associazioni dei produttori olivicoli comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.
9) Per i produttori non associati la certificazione di cui al punto precedente deve essere rilasciata da Organismi designati dalla Regione Toscana previa esibizione da parte dei produttori della documentazione rilasciata dai titolari degli impianti di molitura, di cui al punto 7 del successivo art. 5, attestante che la trasformazione delle olive è avvenuta nella zona delimitata dal disciplinare di produzione. Poggione e Fosso della Scolosa, si segue il fosso fino al confine di provincia.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione.

1) La zona di estrazione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano” comprende l’intero territorio amministrato dalla Regione Toscana.
1a) La zona di estrazione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano di Seggiano” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni di cui al punto 2 dell’art. 3 della provincia di Grosseto. 1b) La zona di estrazione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline Lucchesi” comprende l’intero territorio amministrativo di cui al punto 3 dell’art.3.
1c) La zona di estrazione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano della Lunigiana” comprende l’intero territorio amministrativo di cui al punto 4 dell’art.3.
1d) La zona di estrazione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline di Arezzo” comprende l’intero territorio amministrativo di cui al punto 5 dell’art.3.
1e) La zona di estrazione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline Senesi” comprende l’intero territorio amministrativo di cui al punto 6 dell’art. 3.
1f) La zona di estrazione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline di Firenze” comprende l’intero territorio amministrativo di cui al punto 7 dell’art. 3.
1g) La zona di estrazione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano di Montalbano” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 8 dell’art.3.
1h) La zona di estrazione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano dei Monti Pisani” comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 9 dell’art. 3.
2) È facoltà della Regione Toscana, previo parere del Consorzio di tutela, consentire che le suddette operazioni di estrazione dell’olio siano effettuate anche in stabilimenti siti nelle immediate vicinanze dei territori previsti nei precedenti commi 1a), 1b) 1c), 1d), 1e), 1f), 1g), 1h), purché all’interno del territorio amministrativo della Regione Toscana.
3) La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano” avviene direttamente dalla pianta con mezzi meccanici o per brucatura.
4) Le olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta di cui all’art. 1 devono essere sottoposte a lavaggio a temperatura ambiente; ogni altro trattamento è vietato.
5) Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 sono ammessi soltanto processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative presenti nel frutto.
6) I detentori delle partite di olio da sottoporre ad analisi chimico-fisica ed organolettica ai fini dell’utilizzo della indicazione geografica protetta devono presentare richiesta di certificazione del prodotto da loro detenuto.
7) La Regione Toscana istituisce uno schedario degli impianti di molitura autorizzati alla lavorazione delle olive per la produzione di olio di cui all’art. 1, fissandone l’ambito di operatività riferito alle menzioni geografiche aggiuntive.
8) Gli impianti di molitura, iscritti allo schedario regionale, autorizzati alla produzione di oli di cui all’art. 1, devono rispettare le norme atte a mantenere le caratteristiche proprie del frutto ed a conservare al prodotto la migliore qualità organolettica. Inoltre, devono osservare le norme di produzione stabilite dalla Regione Toscana su proposta- del Consorzio di tutela.
9) In base alla rispondenza dei parametri stabiliti, la Regione Toscana aggiorna annualmente lo schedario degli impianti di molitura e confezionamento.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo.

1) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo oro con variazione cromatica nel tempo;
– odore: di fruttato accompagnato da sentore di mandorla, carciofo, altra frutta matura, verde di foglia;
– sapore: di fruttato marcato;
– punteggio al panel test: livelli consentiti dalla normativa vigente;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non eccedente grammi 0,6 per 100 grammi d’olio;
– numero perossidi: <= 16 meq02/Kg
– indice di rifrazione a 25°C: in legge
– K 232: in legge
– K 270: in legge
– acido palmitico: 8-14 %
– acido palmitoleico: 0,5 – 1,5 %
– acido stearico: 1,1 – 3 %
– acido oleico: 73 – 83 %
– acido linoleico < 9 %
– acido linolenico < 0,9 %
– acido arachico: < 0,6 %
– acido eicosenoico: >= 60 mg/Kg
– polifenoli totali: >= 60 mg/Kg
– tocoferoli: >= 40 mg/Kg
2) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine d’oliva a indicazione geografica protetta “Toscano di Seggiano” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dorato;
– odore: buono con leggera fragranza;
– sapore: di fruttato leggero;
– punteggio al Panel test: livelli consentiti dalla normativa vigente;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non eccedente grammi 0,5 per 100 grammi d’olio;
– numero perossidi: <= 10 meqO2/Kg.
– K 232: <= 2,0
– K 270: <= 0,20
3) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline Lucchesi” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: giallo dorato con toni di verde;
– odore: di fruttato leggero;
– sapore: poco piccante con intènsa sensazione di dolce;
– punteggio al panel test: livelli consentiti dalla normativa vigente;
– acidità massima totale espressa in. acido oleico, in peso, inferiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
– numero perossidi:<= 16 meqO2/Kg
– saggio Kreiss: negativo
– indice rifrazione nella norma
– K 232 in legge
– K 270in legge
– acido palmitico 9 – 13 %
– acido palmitoleico 0,4 – 1,2 %
– acido stearico 0, 5 – . 3 %
– acido oleico 75-80 %
– acido linoleico < 8 %
– acido linolenico < 0, 9 %
– acido arachico < 0,5 %
– acido eicosenoico< 0, 4 %
4) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano della Lunigiana” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: giallo dorato con toni di verde;
– odore: di fruttato leggero;
– sapore: poco piccante con intensa sensazione di dolce;
– punteggio al panel test: livelli consentiti dalla normativa vigente;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, inferiore a grammi O,6 per 100 grammi di olio;
– numero perossidi: -<= 16 meqO2/Kg
– saggio Kreiss: -negativo
– indice rifrazione -nella norma
– K 232 -in legge
– K 270-in legge
– acido palmitico -9 – 13 %
– acido palmitoleico -0,4 – 1,2 %
– etacido stearico -0,5 – 3 %
– acido oleico -75-80 %
– acido linoleico -< 8 %
– acido linolenico -< 0,9 %
– acido arachico -< 0, 5 %
– acido eicosenoico-< 0, 4 %
5) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline di Arezzo” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: verde intenso carico al giallo con evidenti note cromatiche verdi;
– odore: di fruttato intenso;
– sapore: piccante e leggermente amaro che con il tempo si attenua. Retrogusto persistente;
– punteggio al panel test: livelli consentiti dalla normativa vigente;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, inferiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
– numero perossidi: -<= 16 meqO2/Kg
– saggio Kreiss: -negativo
– indice rifrazione -nella norma
– K 232 -in legge
– K 270-in legge
– acido palmitico -9 – 12,5 %
– acido palmitoleico -< 1,5 %
– acido stearico -1,2 a 2,5 %
– acido oleico -75 – 81 %
– acido linoleico -< 9 %
– acido linolenico -< 0,9 %
6) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline Senesi” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: verde più o meno intenso con tonalità tendenti al verde giallognolo;
– odore: fruttato;
– sapore: piuttosto piccante e leggermente amaro con lievi accenni erbacei;
– punteggio al panel test: livelli consentiti dalla normativa vigente;
-acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, inferiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
– numero perossidi: -<= 12 meqO2/Kg
– K 232: -in legge
– K 270:-in legge
– Delta K-max.: 0,01
– acido palmitico: -9 – 12,5 %
– acido palmitoleico: -<= 1,3 %
– acido stearico: -<= 3 %
– acido oleico: -73 – 80 %
– acido linoleico: -< 9 %
– acido linolenico: -< 0,9 %
– acido arachico: -< 0,5 %
– acido eicosenoico: -< 0,4 %
– steroli totali: -<= 250 mg/100g
7) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano delle Colline di Firenze” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo oro con variazione cromatica nel tempo;
– odore: di fruttato accompagnato da sentore di mandorla, carciofo, altra frutta matura, verde di foglia;
– s apore: di fruttato da medio a marcato;
– punteggio al panel test: livelli consentiti dalla normativa vigente;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso non eccedente grammi 0,5 per 100 grammi d’olio;
– numero perossidi: -<= 16 meqO2/Kg
– saggio Kreiss: -negativo
– K 232: -in legge
– K 270:-in legge
– acido palmitico: -8,5 – 12,5 %
– acido palmitoleico: -0,45 – 1,0 %
– acido stearico: -1,1 – 2,5 %
– acido oleico: -76 – 82 %
– acido linoleico: -< 7 %
– acido linolenico: -< 0,9 %
– polifenoli totali: ->= 100 mg/Kg
– t ocoferoli: ->= 80 mg/Kg
8) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano di Montalbano” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo oro con variazione cromatica nel tempo;
– odore: di fruttato accompagnato da sentore di mandorla, carciofo, altra frutta matura, verde di foglia;
– sapore: di fruttato con percezione di piccante;
– punteggio al panel test: livelli consentiti dalla normativa vigente;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non eccedente grammi 0,5 per 100 grammi d’olio;
– numero perossidi: -<= 16 meqO2/Kg
– indice di rifrazione a 25°C -in legge
– K 232: -in legge
– K 270: -in legge
– acido palmitico: -8 – 14 %
– acido palmitoleico: -0,5 – 1,5 %
– acido stearico: -1,5 – 3 %
– acido oleico: -75 – 83 %
– acido linoleico: -< 9 %
– acido linolenico: -< 0,9 %
– acido arachico: -< 0,5 %
– acido eicosenoico: -< 0,4 %
– polifenoli totali: ->= 80 mg/Kg
– tocoferoli: ->= 60 mg/Kg
9) All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano dei Monti Pisani” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: giallo oro con toni di verde;
– odore: di fruttato leggero;
– sapore: di fruttato con leggera percezione di piccante e intensa sensazione di dolce;
– punteggio al panel test: livelli consentiti dalla normativa vigente;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non eccedente grammi 0,6 per 100 grammi d’olio;
– numero perossidi: -<= 16 meqO2/Kg
– indice di rifrazione a 25°C-in legge
– K 232: -in legge
– K 270: -in legge
– acido palmitico: -8,8 – 12 %
– acido palmitoleico: -0,4 – 1,2 %
– acido stearico: -0,5 – 3 %
– acido oleico: -75 – 79 %
– acido linoleico: -< 8 %
– acido linolenico: -< 0,9 %
– acido arachico: -< 0, 5 %
– acido eicosenoico: -< 0, 4 %
10) I parametri qualitativi di cui sopra e quelli non espressamente citati devono essere conformi alla vigente normativa U.E..
11) In ogni campagna olearia il Consorzio di tutela individua e conserva in condizioni ideali un congruo numero di campioni rappresentativi degli oli di cui all’art. 1 da utilizzare come standard di riferimento per l’esecuzione e l’esame organolettico.

Articolo 7.
Designazione e presentazione.

1) Alla indicazione geografica protetta “Toscano” è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: “fine”, “scelto”, “selezionato”, “superiore”. Sono ammessi i riferimenti veritieri e documentabili atti ad evidenziare l’operato dei singoli produttori, quali: “monovarietale”, “raccolto a mano”, ecc. preventivamente autorizzati dal Consorzio di tutela.
2) È consentito l’uso veritiero di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno il consumatore.
3) L’uso di nomi di aziende, tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa situate nell’area di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda e se il confezionamento avvenuto nell’azienda medesima.
4) Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta di cui all’art. 1 devono avvenire nell’ambito della Regione Toscana.
5) Ogni menzione geografica aggiuntiva, autorizzata all’art. 1 del presente disciplinare, deve essere riportata in etichetta con dimensione non superiore ai caratteri con cui viene indicata l’indicazione geografica protetta “Toscano”.
6) L’uso di altre indicazioni geografiche riferite a comuni, frazioni, tenute, fattorie da cui l’olio effettivamente deriva deve essere riportato in caratteri non superiori alla metà di quelli utilizzati per la designazione della I.G.P. “Toscano”.
7) Il nome della indicazione geografica protetta “Toscano” deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili in modo da poter essere distinto dal complesso delle indicazioni
che compaiono su di essa.
8) Il produttore imbottigliatore deve presentare al Consorzio di tutela la bozza dell’etichetta per essere sottoposta ad approvazione. Il Consorzio deve comunicare entro 30 giorni le eventuali variazioni da apportare.
9) La designazione deve altresì rispettare le norme di etichettatura previste dalla vigente legislazione.
10) L’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano” deve essere immesso al consumo in recipienti idonei di capacità non superiore a litri 10.
11) L’olio extravergine di oliva a indicazione geografica protetta “Toscano”, accompagnato da una delle menzioni geografiche aggiuntive indicate all’art. 1, deve essere immesso al consumo in recipienti idonei di capacità non superiore a litri 5.
12) È obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Olio extravergine d’oliva Terre di Siena – D.O.P.

Disciplinare di produzione – Terre di Siena DOP

Articolo 1.
Denominazione
La Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.) Olio Extravergine di Oliva “TERRE DI SIENA”, di seguito definito Olio “Terre di Siena” è riservata all’Olio Extravergine di Oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione e alle vigenti normative.

Articolo 2.
Varietà di olivo
L’ Olio “Terre di Siena” è prodotto con olive provenienti da almeno due delle seguenti cultivar presenti, a livello aziendale, singolarmente per almeno il 10% e congiuntamente in misura non inferiore all’85%: Frantoio, Correggiolo, Leccino e Moraiolo
Possono concorrere altre cultivar quali Pendolino, Maurino, Olivastra, Morchiaio, Pitursello, Americano, Arancino, Ciliegino, Filare, Gremignolo, Maremmano, Mignolo, Olivo Bufalo, in misura non superiore al 15%.

Articolo 3.
Zona di produzione
Le olive destinate alla produzione dell’ ”Olio Terre di Siena” devono essere prodotte nei territori collinari della Provincia di Siena vocati alla produzione di olio con le caratteristiche e livello qualitativo previsti dal presente disciplinare di produzione.
La zona di produzione comprende il territorio amministrativo dei seguenti comuni :
Abbadia S.Salvatore, Asciano, Buonconvento, Casole d’Elsa, Castiglion d’Orcia, Cetona, Chianciano, Chiusdino, Chiusi, Colle Val d’Elsa, Montalcino, Montepulciano, Monteriggioni, Monteroni d’Arbia, Monticiano, Murlo, Piancastagnaio, Pienza, Radicofani, Radicondoli, Rapolano Terme, San Casciano dei Bagni, S.Gimignano, S.Giovanni d’Asso, S.Quirico d’Orcia, Sarteano, Siena, Sinalunga, Sovicille, Torrita di Siena, Trequanda, Castelnuovo Berardenga e Poggibonsi; di questi due ultimi comuni viene escluso la parte nel territorio di produzione del Chianti Classico di cui al D.M. 31/07/1932, pubblicato sulla G.U. n°209 del 9/9/32.
Tale zona esclusa è così delimitata in cartografia: incominciando dalla descrizione del confine della parte di questa zona che appartiene alla provincia di Siena, si prende come punto di partenza quello in cui il confine fra le provincie di Siena ed Arezzo viene incrociato dal Borro Ambrella della Vena presso Pancole, in comune di Castelnuovo Berardenga. Da questo punto il confine segue il Torrente Ambra e un suo affluente non nominato fino al Podere Ciarpella, poi la mulattiera che porta al Podere Casa al Frate. Da qui segue una linea virtuale fino all’Ombrone (quota 298). Di qui, seguendo una mulattiera, raggiunge quota 257, dove incontra una carrareccia, che sbocca sulla strada per Castelnuovo Berardenga. Risale detta strada sino a quota 354. Da qui segue il fosso Malena Morta fino alla sua confluenza col Borro Spugnaccio; poi ancora lungo detto Fosso della Malena Morta fino a Pialli (quota 227). Segue poi per breve tratto il fosso Malena Viva, per poi volgere per una linea virtuale passante per S. Lucia (quota 252-265) verso l’Arbia. Raggiunto questo torrente, lo risale lungo il confine amministrativo tra i comuni di Siena e Castelnuovo Berardenga. Di qui il confine della zona continua a coincidere con quelli amministrativi di Siena, Castelnuovo Berardenga, Castellina, Monteriggioni e Poggibonsi, fino a incontrare, in corrispondenza del Borro di Granaio, il confine della Provincia di Firenze, che segue fino presso il Podere Le Valli. Indi segue la strada comunale toccando S. Giorgio e le sorgenti di Cinciano, proseguendo fino ad incontrare nuovamente il confine provinciale, che è pure quello tra i comuni di Poggibonsi e Barberino Val d’Elsa, poi il torrente Drove, entrando in Provincia di Firenze….. omissis ….. Si rientra nella Provincia di Siena ed il confine della zona del Chianti Classico coincide con quello amministrativo dei Comuni di Radda in Chianti e Gaiole, e per breve tratto di Castelnuovo Berardenga, fino a trovare il punto di partenza della descrizione di questa zona.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti devono essere quelle tradizionali della zona, più specificatamente gli oliveti devono essere situati su terreni con idonee caratteristiche pedo-agronomiche, privi di ristagni idrici e ben drenati, con giacitura collinare, con esclusione delle aree di fondovalle;
La produzione di olive non può superare Kg 30/pianta, comunque non può essere superiore a kg 12.000 per ettaro di olive.
Gli oliveti di nuovo impianto, conformi alle caratteristiche del comma precedente, potranno essere ammessi alla produzione dell’ olio “Terre di Siena “a partire dal terzo anno di vegetazione delle piante.
La raccolta delle olive per la produzione dell’ olio “Terre di Siena“ dovrà avere inizio a maturazione fisiologica o tecnologica che in provincia di Siena si avverte da fine ottobre; pertanto potrà iniziare dal mese di ottobre e dovrà terminare entro il 31 dicembre. Deroghe oltre tale data potranno essere assentite, per particolari eventi, dalla Regione Toscana. Le olive devono essere raccolte direttamente dalla pianta.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
L’ Olio “Terre di Siena“, deve essere ottenuto esclusivamente con olive sane, provenienti dalla zona di cui all’Art. 3 molite in oleifici siti nel territorio di produzione descritto all’art. 3.
L’eventuale conservazione delle olive deve avvenire in appositi locali freschi e ventilati e per non più di 3 giorni dalla raccolta, evitando surriscaldamenti e fermentazioni.
Per il trasporto delle olive al frantoio è vietato l’uso di sacchi o balle, al fine di evitare surriscaldamenti o fermentazioni.
La trasformazione delle olive deve avvenire entro le 24 ore successive dal conferimento ai frantoi. Le olive devono essere sottoposte a preventivo lavaggio con acqua alla temperatura ambiente.
Per l’estrazione dell’olio sono ammessi soltanto processi meccanici e fisici atti a produrre olio che presenti le caratteristiche peculiari originarie del frutto. La resa in olio non può essere superiore al 22% in peso delle olive.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
L’Olio “Terre di Siena“, all’atto dell’imbottigliamento deve rispondere alle seguenti caratteristiche analitiche-organolettiche:
Colore: dal verde al giallo con variazioni cromatiche nel tempo.
Odore: fruttato. Gusto: con note di amaro e piccante.
Acidità max : 0,50%(espressa in acido Oleico).
Perossidi: valore max 12.
Valori di K 232 : max 2,20.
Valori di K 270 : max 0,20.
Polifenoli totali: uguali o maggiori di 100 p.p.m.
Tenore di acido oleico: maggiore del 72%.
Panel Test: uguale o maggiore di 7.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
Alla denominazione di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: fine, scelto, superiore, genuino. Sono ammessi riferimenti veritieri e documentabili atti ad evidenziare l’operato dei singoli produttori. E’ vietato l’uso di menzioni geografiche aggiuntive, indicazioni geografiche o toponomastiche, che facciano riferimento a comuni, frazioni ed aree geografiche comprese nell’area di produzione di cui all’art. 3. Sono ammessi riferimenti identificativi aziendali, l’uso di nomi, ragioni sociali, marchi privati, purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno il consumatore su nomi geografici ed in particolare modo su nomi di altre zone di produzione di oli a Denominazione di Origine Protetta. E’ consentito l’uso di nomi di: aziende, tenute, fattorie e castelli solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda medesima. E’ consentita l’indicazione dello stabilimento dove è avvenuta l’oleificazione o l’imbottigliamento. Deve figurare in etichetta in caratteri chiari, indelebili, con colori di ampio contrasto rispetto a quelli dell’etichetta la dizione olio extravergine di oliva “Terre di Siena“ denominazione di origine protetta e tale da poter essere nettamente distinta dal complesso delle altre indicazioni che compaiono. E’ obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto. I recipienti, ai fini della immissione al consumo, devono essere in vetro di capacità non superiore a lt. 5 od in lamina metallica di capacità di lt. 5.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Olio extravergine di oliva Terre di Siena D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine di oliva Terre di Siena D.O.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine di Oliva Terre di Siena D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine di Oliva Terre di Siena D.O.P. – per la foto si ringrazia

Marrone di Caprese Michelangelo – D.O.P.

Zona di produzione

Intero territorio comunale di Caprese Michelangelo e parte di quello di Anghiari, in Provincia di Arezzo.

Caratteristiche

Il frutto crudo presenta una polpa croccante, zuccherina, con un lieve profumo di mandorla e vaniglia. La cottura come caldarrosta, intensifica le caratteristiche di profumo, amalgamandole con quelle dell’arrostimento di parti della buccia e del primo strato del seme, e rende la polpa gradevolmente friabile e pastosa. I frutti bolliti hanno un sapore più delicato delle ‘caldarroste’, più zuccherino per parziale depolimerizzazione dell’amido. I frutti sbucciati, bolliti in acqua leggermente salata con aggiunta di alcuni rametti di finocchio selvatico, sono pastosi e presentano sapori e profumi complessi e particolarmente gradevoli.

Disciplinare di produzione – Marrone di Caprese Michelangelo DOP

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine protetta (D.O.P.) “Marrone di Caprese Michelangelo”è riservata esclusivamente ai frutti allo stato fresco e secco della specie Castanea sativa Mill. che corrispondono alle condizioni ed ai requisiti descritti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
Per la produzione del “Marrone di Caprese Michelangelo” DOP vengono utilizzati i frutti dell’ecotipo locale “Marrone di Caprese Michelangelo” riconducibile alla varietà “Marrone”, da utilizzarsi per il consumo fresco e secco.
Le caratteristiche carpologiche al consumo della castagna fresca sono le seguenti:
Frutti: buccia di colore avana con striature marroni, più o meno intense;
Forma: tendenzialmente ellittico–arrotondata o, nel frutto centrale, tendenzialmente quadrangolare;
Polpa: di colore bianco avorio poco incisa dall’episperma (pellicina sottile che la riveste), caratterizzata da lievi note profumate di mandorla e vaniglia.
Le caratteristiche al consumo della castagna secca devono essere le seguenti:
Aspetto dei frutti: sano, integro, con non oltre il 5 % di frutti deformati o con tracce di bacatura o di muffa;
Colore: avorio o paglierino chiaro.
La denominazione di origine protetta “Marrone di Caprese Michelangelo” ha inoltre le seguenti caratteristiche: il frutto crudo presenta una polpa croccante, zuccherina, con un lieve profumo di mandorla e vaniglia. La cottura come caldarrosta, intensifica le caratteristiche di profumo, amalgamandole con quelle dell’arrostimento di parti della buccia e del primo strato del seme, e rende la polpa gradevolmente friabile e pastosa. I frutti bolliti hanno un sapore più delicato delle ‘caldarroste’, più zuccherino per parziale depolimerizzazione dell’amido. I frutti sbucciati, bolliti in acqua leggermente salata con aggiunta di alcuni rametti di finocchio selvatico, sono pastosi e presentano sapori e profumi complessi e particolarmente gradevoli.

Articolo 3.
Zona di Produzione
L’area geografica di produzione, di essiccazione e condizionamento del “Marrone di Caprese Michelangelo” è rappresentata dal territorio montano dei seguenti comuni in provincia di Arezzo:
Comune di Caprese Michelangelo, intero territorio amministrativo;
Comune di Anghiari, la parte di territorio nord a partire dall’incrocio del confine amministrativo del comune di Caprese Michelangelo delimitato dalla strada provinciale n. 57 Catenaia, fino all’inizio del confine del comune di Subbiano.

Articolo 4.
Origine del prodotto
Tutte le fasi del processo produttivo debbono essere monitorate documentando per ognuna i prodotti in entrata e i prodotti in uscita. In questo modo e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dall’organismo di controllo, dei produttori, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, degli essiccatori e dei confezionatori, è garantita la tracciabilità e la rintracciabilità dell’intera filiera di produzione del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte dell’organismo di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo. Qualora l’organismo di controllo verifichi delle non conformità rispetto a quanto stabilito dal disciplinare di produzione, il prodotto non potrà essere commercializzato con la denominazione di origine protetta “Marrone di Caprese Michelangelo”.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
Tecnica colturale
Per la tecnica colturale non sono previste particolari condizioni, se non la preparazione del terreno prima della raccolta che deve essere effettuata esclusivamente con mezzi meccanici.
Possono essere consentiti trattamenti fitoiatrici nei confronti della Cidia e del Balanino esclusivamente mediante prodotti ammessi per la castanicoltura biologica.
Possono essere consentiti interventi di fertilizzazione del suolo mediante prodotti ammessi per la castanicoltura biologica.
La densità degli impianti in produzione non deve superare le 120 piante ad ettaro. Al fine di garantire una efficace impollinazione negli impianti possono essere presenti fino ad un massimo del 10% altre varietà.
Tempi e modalità di raccolta
La raccolta è consentita dal 20 settembre, escludendo l’impiego della bacchiatura o di altri mezzi meccanici e/o chimici che anticipano o accelerano il distacco dall’albero.
E’ consentito l’uso della raccattatura meccanica, dell’andanatura dei ricci con apposite macchine, della battitura meccanica dei pegliai (ovvero piccole ricciaie), della spazzatura delle foglie con ventilatori meccanici, purché tali interventi non danneggino le caratteristiche del prodotto.
Ottenimento dei frutti destinati al consumo fresco
Cernita e calibratura
La cernita viene effettuata per eliminare i frutti lesionati da patogeni o da altri fattori. La cernita viene svolta manualmente. La percentuale massima di frutti non rispondenti alle caratteristiche suddette non deve superare il 5% del peso.
La calibratura viene effettuata esclusivamente sulla varietà “Marrone”. La stessa può essere eseguita anche prima della cernita e della eventuale curatura. Può essere effettuata anche con apposite macchine calibratrici.
Il numero dei frutti non deve superare 90 unità per Kg.
Il prodotto che non presenta le caratteristiche stabilite dal presente disciplinare per essere destinato al consumo fresco, può essere utilizzato per la produzione in castagna secca.
Curatura
La curatura dei frutti serve al mantenimento della serbevolezza del prodotto e nonè obbligatoria. Qualora la stessa venga effettuata, deve essere eseguita esclusivamente mediante acqua, sia a freddo con immersione in acqua a temperatura ambiente per un periodo dai 5 ai 9 giorni; sia a caldo, consistente nell’immersione dei frutti in acqua calda a 48 °C per 50’ e successivamente tenuti in acqua fredda per altri 50’. Tale processo non danneggia le caratteristiche tipiche del prodotto.
Non è consentito in alcun caso l’uso di additivi chimici.
Caratteristiche dei frutti per il consumo fresco
Per il consumo allo stato fresco del “Marrone di Caprese Michelangelo” sono ammessi soltanto i frutti della varietà “Marrone”. I frutti devono presentare le caratteristiche descritte all’articolo 2.
Ottenimento della castagna secca
Per la produzione di castagne secche “Marrone di Caprese Michelangelo” è ammessa l’utilizzazione dei frutti della varietà “Marrone”.
Tale prodotto viene ottenuto tramite essiccazione e successiva sbucciatura dei frutti.
L’essiccazione viene effettuata con la tradizionale tecnica del seccatoio a legna, oppure mediante utilizzo di essiccatoi ad aria calda.
Gli essiccatoi tradizionali sono delle costruzioni, monocamera, localizzate sia nei castagneti che nei pressi delle abitazioni, in cui internamente è predisposto, un graticcio orizzontale costruito con paletti di castagno, sul quale viene disteso uno strato minimo di 30 cm di castagne.
Sul pavimento dell’essiccatoio viene tenuto acceso un fuoco “morto” ovvero senza fiamma. L’essiccazione si completa entro 40 giorni, a partire dal momento in cui si immettono le castagne sui graticci, in funzione del raggiungimento delle caratteristiche tipiche della castagna secca “Marrone di Caprese Michelangelo”.
L’essiccazione può essere attuata anche mediante essiccatoi ad aria calda, operanti con temperature opportunamente variate durante l’essiccazione e comprese tra i 25 e i 45 °C. Il giusto grado di essiccazione si ottiene entro un massimo di 15 giorni a partire dall’immissione delle castagne nell’essiccatoio.
La sbucciatura viene effettuata mediante l’utilizzo di macchine sbucciatrici.
E’ uso consolidato da tempi antichissimi confezionare insieme il prodotto essiccato delle due varietà.
Le caratteristiche al consumo della castagna secca devono essere quelle indicate all’art. 2.
Il condizionamento dei frutti pelati utilizzati per il consumo allo stato essiccato è uguale a quello per i frutti non pelati destinati al consumo fresco.
Il “Marrone di Caprese Michelangelo” DOP deve essere condizionato nella zona individuata all’articolo 3 del presente disciplinare di produzione per evitare che i lunghi tempi che intercorrono tra la raccolta ed il confezionamento, il trasporto e le eccessive manipolazioni possano danneggiare il prodotto.
Il prodotto viene raccolto fresco e ancora con presenza di ricci, l’elevata umidità nei frutti ammassati potrebbe generare fenomeni di riscaldamento con insorgenza di muffe, marcescenza o odori sgradevoli con forti
compromissioni delle qualità del prodotto che pertanto deve essere condizionato in tempi brevi.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente
La caratteristica peculiare del Marrone di Caprese Michelangelo è la presenza nello stesso di una quantità elevata di amido, dovuta alle consistenti riserve idriche di cui sono dotati i terreni sui quali sono presenti i castagneti da frutto.
Altri elementi che determinano l’accumulo di amido sono l’esposizione particolare dei castagneti, che permette di fruire dell’energia solare fin dalle prime ore del mattino con il benefìcio di una più rapida eliminazione delle eventuali rugiade estive, la geomorfologìa e l’altitudine che favoriscono inoltre frequenti moderate ventilazioni. L’ottimizzazione dell’illuminazione della chioma è ottenuta grazie alla bassa densità di piantagione e allo sfoltimento attuato con la potatura. Tutti questi fattori uniti insieme conferiscono al prodotto tipiche caratteristiche morfologiche ed organolettiche che lo rendono estremamente apprezzato e facilmente riconoscibile.
Il “Marrone di Caprese Michelangelo”rappresenta la denominazione storica che si identifica con una coltura tipica del territorio documentata, fra l’altro, da fonti storiche risalenti al XII secolo, quali: rogiti notarili relativi a compra-vendita e trasmissioni ereditarie di castagneti, specifiche norme contenute negli “Statuti di Caprese del 1386”, dall’esistenza di monumentali esemplari di castagno innestato con età stimabile oltre i 500-600 anni.
I castagneti “capresani” coprono tutto il versante dell’Alpe di Catenaia in modo uniforme. La comunità locale è stata di generazione in generazione continuatrice di un fenomeno di “popolamento forestale” iniziato nei secoli IX e X, durante il dominio degli Arimanni, ai quali erano state assegnate in godimento terre di interesse strategico. Da allora inizia il lungo processo di trasformazione che ha modificato il castagneto selvatico in castagneto domestico con l’introduzione dell’innesto. Da quel tempo la cura del castagno ha rappresentato l’impegno primario di ogni famiglia, condizione propria dell’84% della popolazione di Caprese già nei primi decenni del ‘400. Successivamente la coltivazione del castagneto istituì forme rigorose di tutela del castagno. A nessuno era consentito il taglio e l’asportazione di legname se non previa autorizzazione di tutti i consiglieri ed anche la raccolta era regolata da norme locali: la rubrica VIII del castagno cita ”… in settembre convochi il Podestà i Consiglieri per stabilire il modo ed il tempo del raccorre le castagne e i Consiglieri facciano campari e custodi che le badino, e denunzino chiunque o personalmente o con bestie danneggino i castagneti, e parimente chi facesse la raccolta prima del tempo o diversa da quello ordinato.”
Le varietà, che oggi troviamo nei castagneti dell’areale, sono ecotipi evoluti nel tempo attraverso una secolare accurata selezione (definibile “massale”) di materiale di propagazione prelevato dagli esemplari più rappresentativi e migliori sotto il profilo agronomico e pomologico, più adatti alle caratteristiche ambientali.
La castagna è da secoli inserita profondamente nella cultura locale, sia per la preparazione di numerosi piatti tipici della cucina capresana (oltre 20 sono i piatti e i dolci a base di castagne), sia per l’esistenza di filastrocche e cantilene popolari inerenti alle castagne, sia per i numerosi vocaboli e locuzioni specifici del vernacolo locale ( quale ad esempio “gonghio” = achenio vuoto di seme; “grifato” = achenio con seme incompletamente sviluppato; “cuccola” o “cruccola” = castagna caduta separata dal riccio; “balocca” = castagna lessa; “brucia” = caldarrosta; ecc,).
La omogeneità, la tipicità e la peculiarità del prodotto sono, inoltre, determinate da fattori pedoclimatici particolari. Il territorio è costituito da suoli bruni, brunoacidi e bruno-lisciviati, di solito con carbonati assenti o molto scarsi, e quindi acidi o sub acidi. Il clima è quello tipico sub-continentale, con inverni mediamente rigidi ed estati miti con precipitazioni oscillanti intorno a 800 mm.
l’anno.

Articolo 7.
Controlli
Il controllo per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione è svolto da una struttura di controllo, conformemente a quanto stabilito dall’art. 10 del Reg. CEE 2081/92.

Articolo 8.
Confezionamento ed etichettatura
Le indicazioni relative alla designazione e presentazione del prodotto sono le seguenti:
Consumo fresco.
Confezionamento del prodotto allo stato fresco:
Il confezionamento deve avvenire entro l’areale delimitato per la D.O.P.
Per il confezionamento il prodotto prevede l’impiego di contenitori, opportunamente sigillati, da Kg 1, 2, 3, 5, 10, 25.
E’ consentita la vendita al dettaglio di frutti sfusi prelevati da contenitori sigillati esposti al pubblico.
Indicazioni in etichetta:
– “Marrone di Caprese Michelangelo” e “Denominazione di Origine Protetta” in caratteri superiori a tutte le altre iscrizioni.
– “Prodotto della Montagna”.
– Logo della D.O.P. obbligatorio.
– Ragione sociale di chi ha effettuato il confezionamento
– Eventuali informazioni per il consumatore
Castagna secca.
Confezionamento della castagna secca:
– Il confezionamento della castagna secca avviene in contenitori, opportunamente sigillati, da Kg. 0,5, 1, 2, 3, 5, 10, 25.
Il confezionamento deve avvenire entro l’areale delimitato per la D.O.P.
Indicazioni in etichetta:
castagne secche
– “Marrone di Caprese Michelangelo” e “Denominazione di Origine Protetta” in caratteri superiori a tutte le altre iscrizioni.
– “Prodotto della Montagna”
– Logo della D.O.P.
– Ragione sociale di chi ha effettuato il confezionamento
– Eventuali informazioni a garanzia del consumatore.

Fonte: Agraria.org

Marrone di Caprese Michelangelo D.O.P. - per la foto si ringrazia

Marrone di Caprese Michelangelo D.O.P. – per la foto si ringrazia

Marrone di Caprese Michelangelo D.O.P. - per la foto si ringrazia

Marrone di Caprese Michelangelo D.O.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine di oliva Seggiano D.O.P.

Riconoscimento DOP: dicembre 2011

Disciplinare di produzione Olio extra vergine di oliva “Seggiano” DOP

Articolo 1.
Denominazione
La Denominazione di Origine Protetta “Seggiano” è riservata all’olio extra vergine di oliva rispondente ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
L’olio extra vergine di oliva “Seggiano” D.O.P deve essere ottenuto esclusivamente da oliveti costituiti per almeno l’85% da piante appartenenti alla cultivar: “Olivastra di Seggiano” e un massimo del 15% da piante di altre varietà.
Caratteristiche chimico-fisiche ed organolettiche:

– Acidità massima totale: espressa in acido oleico, in peso, non eccedente lo 0,50%;
– Perossidi: valore massimo 12;
– K232: max 2.20;
– K270: max 0.20;
– Polifenoli totali: superiore a 200 ppm;
– Tocoferoli totali: uguale o superiore a 100 ppm;
– Colore: dal verde con toni gialli al dorato;
– Odore: fruttato fresco, pulito, netto di oliva, con note erbacee di carciofo, e aromi secondari di frutta bianca;
– Sapore: pulito, netto, con note erbacee che ripercorrono i toni olfattivi, carica amara e piccante in buona armonia.;
– Mediana dei difetti uguale a 0;
– Mediana del fruttato superiore a 2.

Altri parametri non espressamente citati nel presente disciplinare devono essere conformi alla normativa U.E. per gli oli extra vergini di oliva.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione delle olive destinate all’ottenimento dell’olio extra vergine di oliva “Seggiano” D.O.P si estende nei seguenti comuni della provincia di Grosseto: Arcidosso, Castel del Piano, Cinigiano, Roccalbegna, Santa Fiora, Seggiano, Semproniano e parte del Comune di Castell’Azzara.
La zona del Comune di Castell’Azzara inclusa nell’areale di produzione dell’olio extra vergine di oliva «Seggiano» D.O.P è quella delimitata a nord dal confine con il Comune di Santa Fiora che dal Fiume Fiora risale fino ad incontrare la strada Provinciale n° 4. Da questo punto segue in direzione sud la strada Provinciale n° 4 fino a che quest’ultima non incontra, in località “Bivio dei Terni”, la strada provinciale n° 34. Da qui, sempre verso sud, percorre la strada provinciale n° 34 oltrepassando l’abitato di Selvena fino a che non incontra il Fosso Canala. Da questo punto, in direzione ovest, segue il Fosso Canala fino alla confluenza di questo con il fiume Fiora, che costituisce anche il confine con il Comune di Semproniano, da qui riprende verso nord fino al punto di partenza a confine con il Comune di Santa Fiora.

Articolo 4.
Prova dell’origine
Ogni fase del processo produttivo deve essere monitorata documentando per ognuna i prodotti in entrata ed i prodotti in uscita. In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dall’organismo di controllo, degli oliveti, dei produttori, dei frantoiani e degli imbottigliatori, nonché attraverso la dichiarazione tempestiva alla struttura di controllo delle quantità prodotte è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
Le condizioni di coltivazione, quali i sesti, le forme di allevamento e le tecniche di potatura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva “Seggiano” D.O.P., devono essere quelle specifiche e tradizionalmente in uso nella zona di produzione e comunque atte a conferire alle olive ed agli oli gli standard qualitativi di cui all’Art.2. Per la gestione del suolo, si eseguono delle lavorazioni meccaniche superficiali che risultano utili anche per il controllo delle erbe infestanti. E’ consentita la pratica dell’inerbimento. Nella concimazione è ammesso l’utilizzo di fertilizzanti organici e/o di sintesi.
Gli oliveti normalmente sono condotti in asciutto, tuttavia in annate particolarmente siccitose e dove è possibile, è ammessa l’irrigazione di soccorso. La difesa fitosanitaria deve essere eseguita, ove è necessario, in modo da ridurre al minimo indispensabile gli interventi, seguendo le indicazioni di buona pratica agricola approvate dalla Regione Toscana.
La raccolta delle olive per la produzione dell’olio extra vergine di oliva “Seggiano” D.O.P dovrà avere inizio a partire dall’invaiatura fino al 15 gennaio.
La raccolta deve essere effettuata a mano oppure con l’impiego di macchine, a condizione che durante l’operazione sia evitata la permanenza delle drupe sul terreno. In ogni caso devono essere utilizzate le reti, mentre è vietata la raccolta delle olive cadute naturalmente sul terreno e quella sulle reti permanenti. È vietato l’uso di prodotti chimici che provochino o agevolino l’abscissione dei frutti.
La produzione di olive non potrà essere superiore a Kg 100 per pianta.
Le olive raccolte dovranno essere trasportate con cura, in cassette o altri contenitori rigidi. Per il trasporto delle olive è vietato l’uso di sacchi o balle.
L’eventuale conservazione delle olive presso i frantoi, deve avvenire all’aperto, e dove possibile, in appositi locali freschi e arieggiati per evitare fenomeni di surriscaldamento e/o fermentazione.
La trasformazione delle olive deve avvenire entro le 48 ore successive alla raccolta.
Le operazioni di oleificazione devono essere precedute da defoliazione e lavaggio delle olive.
Per l’estrazione dell’olio sono ammessi soltanto processi meccanici e fisici atti a produrre oli che presentino le caratteristiche peculiari originarie dei frutti.
È vietato il metodo di trasformazione noto col nome di “ripasso”, è, inoltre, vietato il ricorso a prodotti ad azione chimica o biochimica (enzimi) nell’ambito del processo di estrazione. Durante tale fase è altresì vietato l’uso del “talco”. La resa in olio non può essere superiore al 30% in peso delle olive.
L’olio, prima del confezionamento, deve essere conservato in recipienti in acciaio inox ubicati in locali freschi destinati alla conservazione ottimale del prodotto, al fine di evitare variazioni indesiderate delle caratteristiche chimiche ed organolettiche tipiche del prodotto.
E’ consentito l’ottenimento dell’olio extravergine “Seggiano” D.O.P. con metodo biologico.
La coltivazione delle olive, nonché l’estrazione ed il confezionamento dell’olio ottenuto devono essere effettuate nell’ambito della zona di produzione di cui al precedente art. 3, al fine di garantire la rintracciabilità, il controllo e la qualità del prodotto.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente
L’Olio Extra Vergine di Oliva di Seggiano è caratterizzato da un aspetto limpido, colore dorato, odore buono con leggera fragranza, gusto assai delicato, sapore di leggero o medio fruttato.
Assai tipiche e costanti sono inoltre alcune peculiarità di questo olio, che, esaltano le sue proprietà nutrizionali ancor più di quelle organolettiche, in particolare, il suo grande patrimonio antiossidante.
La specificità del prodotto deriva sia dalle peculiarità del territorio sia, soprattutto, dalla varietà, che non ha altrove una così intensa diffusione.
Il rapporto biunivoco e inscindibile fra il territorio e la cultivar “Olivastra Seggianese” è la prova del forte legame sia con l’ambiente che con la popolazione, tanto che lo stesso nome fa riferimento alla località di origine. La pianta ha caratteristiche peculiari, è infatti capace di assumere un grande sviluppo; a parità di età e di condizioni ambientali la sua statura è doppia rispetto a quella delle altre cultivar (frantoio e moraiolo).
La cultivar è nata in questo territorio e solo qui si è diffusa, tanto è vero che tale varietà è presente soltanto nel versante occidentale del Monte Amiata. L’influenza diretta del clima freddo di tale montagna, nonché la relativa vicinanza degli oliveti a queste altitudini elevate, sono stati la causa principale che ha determinato l’affermarsi e il consolidarsi nel territorio di una unica cultivar di olivo, la sola capace di resistere alle forti gelate ed alle intensissime nevicate, invernali e primaverili.
Già verso la fine dell’ottocento la coltura dell’olivo, nonostante la fragilità economica del settore dovuta anche alle sfavorevoli condizioni climatiche, si era orientata verso forme intensive e specializzate che insieme alla coltivazione della vite avevano già contribuito a caratterizzare l’attuale paesaggio rurale dell’Amiata Grossetano.
D’altra parte la cultivar si identifica, in queste zone, con l’olivo stesso; infatti fino al primo dopoguerra era “l’unica” cultivar allevata, ed attualmente è quella più coltivata.
Le caratteristiche chimiche, fisiche ed organolettiche che rendono peculiare l’olio extra vergine di oliva “Seggiano” D.O.P. sono fortemente legate al connubio cultivar – territorio, per cui altri oli, prodotti nello stesso territorio, ma ottenuti con olive provenienti da altre cultivar, presentano caratteristiche inequivocabilmente diverse.

Articolo 7.
Controlli
L’olio extra vergine di oliva “Seggiano” D.O.P. per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione sarà controllato da una struttura autorizzata in conformità agli artt. 10 e 11 del Regolamento CE n. 510/06.

Articolo 8.
Etichettatura
Gli oli che si fregiano del riconoscimento “Seggiano” D.O.P., devono essere confezionati all’interno del territorio di produzione definito dal presente disciplinare.
L’olio extra vergine di oliva “Seggiano” D.O.P., deve essere immesso al consumo in recipienti di capacità non superiore a litri cinque in vetro o banda stagnata.
Le indicazioni relative alla designazione e presentazione del prodotto confezionato sono quelle previste dalla legislazione vigente. Oltre a quelle previste, in etichetta devono comparire le seguenti indicazioni:

1. Olio Extra Vergine di Oliva;
2. Seggiano;
3. D.O.P. – Denominazione di origine protetta;
4. Logo della DOP, ai sensi del Reg. CEE 1726/98: tale logo può essere inserito o nell’etichetta o nel sigillo da apporre alla confezione;
5. Il logo della D.O.P. “Seggiano” come di seguito descritto: tale logo è costituito da un’oliva stilizzata inscritta in un arco cerchio a sua volta inscritto in altro arco di cerchio concentrico, la cui porzione aperta (dai 270° ai 360° circa) è completata dal testo Seggiano D.O.P.. L’oliva centrale ha un’inclinazione di circa 30° in senso orario ed è tagliata in basso a sinistra da una “S” stilizzata che descrive una sorta di goccia nella porzione minore dell’oliva. Il gambo dell’oliva interseca i entrambi i cerchi concentrici; dall’intersezione tra il gambo e il cerchio interno parte una foglia stilizzata che segue fino ai 90° in senso orario il profilo dello stesso cerchio interno. I colori per la stampa sono:
– nero su bianco;
– bianco su nero (o altro fondo scuro);
Su bianco: cerchi e testo neri, foglia e corpo alto oliva in PANTONE 370, goccia in PANTONE 383;
Su nero: cerchi e testo bianchi, foglia e corpo alto oliva in PANTONE 370, goccia in PANTONE 383.

6. Eventuali informazioni a garanzia del consumatore e/o informazioni nutrizionali.
Alla denominazione di cui all’art.1, è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: fine, scelto, selezionato, superiore e genuino. La denominazione deve apparire in caratteri chiari, indelebili con colore in forte contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle altre indicazioni che compaiono in etichetta. È obbligatorio riportare sulla confezione l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto. E’ consentita la menzione che fa riferimento all’olio ottenuto con metodo biologico.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Olio extravergine d’oliva Lucca D.O.P.

Disciplinare di produzione – Lucca DOP

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine protetta “Lucca” è riservata all’olio extravergine di oliva che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal regolamento (CEE) n. 2081/92 ed indicati nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Zona di produzione
La zona di produzione della denominazione di origine protetta “Lucca” comprende i seguenti comuni: Capannori, Lucca, Montecarlo, Altopascio, Porcari, Villa Basilica per l’area della Piana di Lucca; nei comuni di Camaiore, Massarosa, Viareggio, Forte dei Marmi, Pietrasanta, Seravezza e Stazzema per l’area della Versilia; nei comuni di Bagni di Lucca, Borgo a Mozzano, Pescaglia, Barga, Coreglia Antelminelli e Minucciano per l’area della Media Valle e Garfagnana; tale territorio è così delimitato. 1) Area della Piana di Lucca. Dal punto di intersecazione della s.s. 439 Lucca-Pescia, si segue Pistoia, in prossimità di Corte Nardi, si prosegue lungo detto confine di provincia, in direzione Sud-Est, fino a raggiungere la quota 54 s.l.m.; superato di poco il Colle della Gherardesca. Da quota 54 si prosegue verso Sud-Est per la strada che passa per Colle Seghieri fino ad incrociare la strada per Montecarlo, lungo la quale si prosegue per circa 500 m, piegando poi verso Sud-Est per la snoda che, dopo la località Corte Mazzini, va ad incrociare la linea ferroviaria che segue verso Sud fino a Ponte Canneto, per poi continuare lungo la linea ferroviaria, prima verso Sud e poi verso Ovest; sino all’incrocio con il rio San Gallo, in località Badia Pozzeveri, si risale verso Nord il corso d’acqua raggiungendo la strada Altopascio-Porcari per proseguire poi lungo questa verso Ovest fino alla Corte La Pineta da dove, verso Nord. Si prosegue per la strada che costeggiando le colline giunge a Corte Di Galante. Da Corte Di Galante si segue, in direzione Nord, la strada vicinale costeggiando il corso d’acqua, affluente di sinistra del rio Leccio, passando per le quote 63, 75 e 92 s.l.m.; da quota 92 s.l.m. si prosegue verso Nord fino a raggiungere la località Cantina Carrara, a quota 38 s.l.m., quindi verso Sud-Ovest fino alla Corte Mencarini, dalla quale si prosegue verso Sud, lungo la strada che si snoda parallelamente al rio Leccio e che, costeggiando le colline, raggiunge il centro di Porcari, attraversa il paese e prosegue per rientrare a quota 20 s.l.m. sulla strada secondaria che tocca le località Palazzo Rossi, Corte Matteoni, Villa Bottini, si segue il viale di detta strada provinciale e con andamento che segue le pendici collinari, si entra per breve tratto nella strada Borgonuovo-Gragnano, seguendo poi il corso del rio Ralla fino a sotto casa Maionchi, da cui, volgendo a Ponente sotto casa Cesaretti, si raggiunge a quota 30 s.l.m. la strada 30 s.l.m. Borgonuovo-Camigliano e la segue fino a quota 55 s.l.m.; si scende verso Ponente costeggiando le colline fino a quota 39 s.l.m. e da qui segue la strada che porta a Rimortoli, proseguendo verso Nord per breve tratto lungo la carrabile Rimortoli-Segromigno, fino a quota 41 s.l.m., si raggiunge la località Fornoli, si segue la carrabile fino a quota 48 s.l.m. fino a raggiungere il centro che si attraversa, si costeggia il Parco di Villa Reale, poi si segue la carrabile che porta alla frazione di S. Gemignano passando per S. Pancrazio fino al paese di Sesto di Moriano; attraversando il fiume Serchio nei pressi del ponte ferroviario; dal paese di Sesto, scendendo verso Sud, si segue per poco la strada comunale che collega il paese di Sesto alla strada provinciale sulla destra del fiume Serchio, si attraversa Ponte a Moriano e si prosegue, fiancheggiando la collina, attraversando le frazioni di San Michele di Moriano; San Lorenzo, San Quirico di Moriano e S. Arlascio, fino alla Villa Boccella. Da questa località il confine piega a Ponente verso quota 24 s.l.m. e segue poi la strada che passa per Villa Barsanti, sotto il seminario Arcivescovile e volgendo a Sud va verso Villa Sardi, per raggiungere sopra la quota 24 s.l.m. la località Tre Cancelli.Da qui si segue per breve tratto la strada Lucca-Camaiore per deviare da questa nella via comunale pedocollinare che passa in località al Pino e che si ricongiunge alla strada Lucca-Camaiore presso Ponte del Giglio e su questa si prosegue per un tratto fino al bivio per la Fornace a quota 51 e 50 s.l.m., si toccano le località Frantoio e Villa Fonna e per la strada che conduce a Mutigliano, presso le quote 33 e 31 s.l.m., la località Villa Orsetti. Da qui si segue la strada che passa presso quote 44 e 43 s.l.m. fino ad incontrare la strada che da Monte S. Quirico conduce a S. Alessio, che si segue per breve tratto poi si risale per la strada che da questo paese segue le colline passando sotto le località Corte Pistelli, Villa Albertini, Corte Buchignani, Boscarecci, Corte Santini, Corte Lanizzi, sotto la Fornace a quota 26 s.l.m. fino alla strada che porta alla Certosa. Si costeggia quest’ultima fino a Farneta poi, verso Sud passando per le quote 57 e 41 s.l.m, si raggiunge la Corte Donatore; si attraversa la s.s. n. 439 nei pressi di Corte Puccetti, si costeggia il fosso Canabbia fino al suo attraversamento da parte della A 11/12 indi, a quota 48 s.l.m. si tocca la Corte Padrone, la quota 41 s.l.m.e, verso Est, Corte Santone, Villa Liana e verso Sud fino alla scuola di Nozzano. Dalla scuola di Nozzano si prosegue verso Ovest fino a Balbano, all’alteza della linea ferroviaria Lucca- Viareggio che si segue, verso Est, fino alla stazione di Nozzano indi, verso Sud-Est, al confine con la provincia di Pisa che si segue fino alla intersecazione di detto confine con la A-11 che si segue fino al Ponte sul Canale Ozzeri, si prosegue su detto canale fino a raggiungere la Villa Poschi, per poi prendere la strada per la località Zoppino, Vicopelago e San Michele in Escheto fino a raggiungere la s.s. n. 12 Abetone-Brennero fino a S. Lorenzo a Vaccoli, a quota 27 s.l.m da dove, verso Est passando per quota s.l.m., si segue la strada comunale che porta a San Pietro, attraversando il fosso Guappero e, andando a Nord-Est, seguendo, le quote 23, 24, 17 s.l.m. Da quota 17 s.l.m., dapprima per breve tratto, verso Est e quindi Sud-Est si percorre la strada comunale che da San Pietro porta a Vorno, fino al bivio per Badia di Cantignano per poi proseguire verso Guamo. All’altezza di Villa Politi, a quota 28 s.l.m., proseguendo per Villa Pierotti si percorre la carrabile che raggiunge il centro di Guamo e, da quest’ultimo verso Est, si segue la strada comunale che, costeggiando il Padule di Massa Macinaia, passando per S. Quirico, il rio S. Quirico e Villa Moscheni porta, all’altezza di San Leonardo in Treponzio, sulla s.s. n. 439 Sarzanese Valdera. Si segue la stessa in direzione Lucca fino a Ponte alle Luche quindi, a Nord-Est, si costeggia la collina, verso Colognora, Corte Forcone, la centrale del latte “Coop. CAPLAC di San Ginese” e verso Sud fino ad arrivare alla località Porto. Si rientra verso Ovest, in direzione Collina, fino alla stazione di San Ginese, si prosegue lungo la ex linea ferrata Lucca-Pontedera fino al confine con la provinciale di Pisa. Si segue detto confine fino alle quote 429 e 356 s.l.m. quindi la strada carrabile che da San Bucolino porta sul Monte Serra; da quest’ultima, verso Nord, costeggiando Cima Sassabodda per le quote 526 e 458 s.l.m., si oltrepassa il Rio Sassabodda, si costeggia la costa del Cipollino a quota 547 s.l.m. fino a raggiungere al rio Visona di Compito, quota 450 s.l.m., si prosegue verso Nord per quota 546 s.l.m., sulla Costa di Borgoguone alle quote 385-428 s.l.m., fino alla strada che da Vorno porta sul Monte Serra. La si segue fino al fosso di Fossaceca e, seguendo la curva di livello a quota 500 s.l.m., si raggiunge il fosso di Vorno che si segue fino ad incontrare di nuovo la curva di livello a quota 500 s.l.m., nei pressi del Monte di Carrara; indi si costeggia il Monte Le Corna, il Monte di San Pantaleone, fino a valle del Monte Pian di Conserva e quindi il confine con la provincia di Pisa che si segue passando per Villa Orsini, fino al confine fra il comune di Lucca e quello di Viareggio.
Zona di Villa Basilica. Si parte dal paese di Valgiano e, verso Est, si raggiunge il rio di Cartiera che si segue fino a quota 456 s.l.m. e per mulattiera si raggiunge quota 432 s.l.m., si sale a sud il rio fino a quota 589 s.l.m. poi, sempre per mulattiera, si raggiunge la località Campo Grande a quota 554 s.l.m., si toccano le quote 385 e 412 s.l.m. sino a raggiungere la località di Gelli, si segue poi il sentiero fino a rio Rimogno; si risale il torrente e si segue il primo affluente di sinistra fino alla località Crocicchiura, si prende la strada che da villa Basilica raggiunge Romitorio verso valle, al secondo tornante si abbandona la strada e si segue il sentiero fino al rio, si scende lungo quest’ultimo fino all’abitazione a quota 563 s.l.m. poi, dalla località Casa delle streghe, si continua lungo le quote 524, 467, 482 s.l.m., fino alla strada che da Pariana va verso l’altopiano delle Pizzorne. Da Pariana si raggiune il cimitero e si segue il rio della Torbola, seguendo poi la curva di livello a 600 s.l.m. fino alla località Uccelliera; da qui si prende il sentiero per il Colle di Capannori a quote 636 e 568 s.l.m., in località Castagnora e da qui si egue la strada di Boveglio-Colognora fino al cimitero di Colognora. Si raggiunge l’abitato e si prosegue verso il rio dei Balzo, si scende lungo il medesimo e si segue il sentiero fino al confine provinciale in località Nardi (punto 1). 2) Area della Versilia. A Nord-Ovest si inizia dal punto di intersecazione tra la via Aurelia ed il confine di provincia con Massa Carrara, si segue tale confine dal mare verso i monti fino alla località Bellegra, da qui si segue la curva di livello della quota 600 s.l.m. fino al crinale del Monte Cerreta che funge da spartiacque tra la valle del Serra ed il versante esposto a Sud, si raggiunge poi il crinale del Monte Canala a quota 432 s.l.m. fino alla località La Rocca a quota 170 s.l.m., si attraversa tale località e si scende fino alla quota 100 s.l.m., si segue la curva di livello a quota 100 s.l.m. e, seguendo il fiume Serra verso la sorgente fino al Canale di Rota, si continua lungo il fiume Serra fino al canale di S. Michele che risale fino a quota 300 s.l.m. per poi percorrere la curva di livello a quota 300 s.l.m. fino a raggiungere il Botro di Rimone; lo si risale fino a quota 600 s.l.m., si percorre tale curva di livello in direzione Sud raggiungendo le pendici del Monte Cavallo e del Monte Castellaccio fino a raggiungere il canale di Basali, si scende lungo tale canale fino al Canale del Giardino, si continua a scendere lungo detto canale fino al canale del rio che risale fino a quota 600 s.l.m., si percorre la curva di livello a quota 600 s.l.m. passando sopra Terrinca e Levigliani, si attraversa il canale delle Volte, gira intorno al Monte Alto, passa sopra le località Retignano e Pruno, attraversa il canale della Capriola sotto il Monte Forato, si attraversa il canale Versilia, si gira intorno al Monte Procinto, si attraversano le frazioni di Pomezzana e Farnocchia, si gira intorno ai monti Lieto, Ornato, Anchiana, Gabberi, prosegue sopra la località Bollogno, intorno al monte Ciurlaglia, Monte Prana ed il Monte Pedona, fino ad incontrare il rio Lucese, si segue il suo corso verso mare per un breve tratto per ricollegarsi al percorso descritto nella Media Valle, in adiacenza alla frazione di Torcigliano. Si riparte dal confine con la provincia di Pisa al punto di intersecazione dello stesso con la strada comunale per Quiesa che si percorre passando per il centro di Massaciuccoli fino ad incontrare la linea ferroviaria Lucca-Viareggio in località Quiesa, si percorre la ferovia Lucca-Viareggio in direzione Viareggio fino alla località Portovecchio, da qui si segue la via di bonifica che da Massarosa raggiunge la località Il Garage, da qui si segue l’altra via di bonifica che da detta località raggiunge la via Sarzanese, si percorre tale via fino al Ponte dell’Abbaccattoio prima del centro di Pietrasanta per seguire la via del Castagno fino ad incontrare la via Aurelia che si percorre per un breve tratto fino al viale Apua che si segue in direzione mare fino a raggiungere l’autostrada Sestri Levante-Livorno, si percorre tale autostrada fino ad incontrare la via provinciale della Marina, si risale detta via in direzione di Querceta fino a raggiungere il fiume Versilia, si percorre il Versilia fino al canale Bonazzera e lo si risale fino ad incrociare la via del Lago che si segue fino a raggiungere la via Aurelia che si percorre in direzione Nord-Ovest fino al confine con la provincia di Massa Carrara. 3) Area Media Valle. Zona centrale. Dalla Località “Ponte di Campia” si risale verso Nord. Lungo il confine comunale fino alla mulattiera tra Treppignana e la località Battosi (Tenuta de “il Ciocco”); da qui seguendo la strada per Sommocolonia si continua lungo la strada comunale in direzione Ponte di Castagnana; oltrepassato il bivio per Montebono si prende il sentiero per la località Canteo e si continua verso Gragnana e poi verso Piastra, si segue la strada per Renaio verso valle, superato il ponte sul torrente Lopporetta si prende il sentiero per la località Colletto a quota 595 s.l.m., poi si segue la strada per Pegnana verso valle fino al bivio per Tiglio Basso. Da questa località si segue la strada che raggiunge i centri di Tiglio Basso, Coreglia Antelminelli, Gromignana e Lucignana, per poi scendere lungo la strada comunale fino alla s.s. 445. Si segue la statale in direzione Castelnuovo Garfagnana, nell’abitato di Ghivizzano, si prende la strada per Ghivizzano Alto e da qui si prosegue verso il cimitero e poi lungo il sentiero che risale lungo il Rio Secco fino alla località Colle. Da qui si segue la strada fino alla provinciale per Coreglia Antelminelli e poi quest’ultima in direzione Coreglia fino al primo tornante. Qui si prende la carrabile per le località Burica Curchi e si prosegue sul sentiero che oltrepassa il torrente Ania, fino alla località Seggio, quindi si segue la carrabile fino a raggiungere le località Corte, Solco e Loppia (Chisa). Da Loppia si segue la provinciale per Barga poi quella per Castelvecchio Pascoli fino alla località Ponte di Campia su confine comunale. Zona Est. Si segue la strada che da S. Pancrazio raggiunge S. Gemignano fino alla statale 12 del Brennero (oltre il cavalcavia ferroviario). Poi lungo la medesima statale in direzione Bagni di Lucca fino al km 53 in località Ponte a Diana, qui si lascia la strada e si segue il sentiero fino alle località Cima del Colle e Madonna di Mirocchio, poi si segue la strada per Benabbio fino al sentiero per S. Trinità, poi verso la località La Motta sotto il Colle di Cerbaia fino al torrente Bugliesima, si segue il torrente fino alla strada per Lucignano. Oltrepassando il bivio per le Pizzorne, si segue il sentiero sul versante destro nella valle del torrente Pizzorna, fino alla località Fabbriche, poi si segue il sentiero lungo le quote 440 e 497 s.l.m. fino alla località Madonna di Serra e Rio Particelle, poi si segue il sentiero lungo le quote 502, 552, 420, 398 e 302 s.l.m. fino alla località Madonna della Selva, per raggiungere la quota 344 s.l.m., il Colle dei Burroni lungo il sentiero per piazza di Brancoli, la strada per Ombreglio, da qui si segue la carreggiabile per il Ponte Molinaccio, poi si prende il sentiero per Deccio, Tramonte e Castellaccio, fino a raggiungere il torrente Fraga, si segue poi la strada verso valle fino a raggiungere la località Matraia Colle e si prosegue per la località Zazzera e lungo il sentiero, all’incrocio con il torrente Rio Caprio, si prende la strada che da Matraia raggiunge Valgiano fino all’abitato di Valgiano (segue sulla Piana di Lucca). Zona Ovest. Si segue la strada provinciale Ludovica dalla frazione di Ponte a Moriano fino a Piano della Rocca, da qui si risale per il sentiero (ex strada comunale) che raggiunge la località Rocca (Chiesa degli Alpini), si prosegue verso il cimitero e si continua sul sentiero per la località Londigiana fino ad incontrare la strada Oneta-Cune. Si segue la strada fino all’abitato di Cune poi si percorre il sentiero per le località Alla Volta, Colle delle Coste e Colle Belvedere fino a raggiungere la frazione di Dezza; si prosegue lungo il sentiero che risale lungo il torrente Dezza e si raggiungono le località Bestuolico, Ripa e Carraia, si prende la strada per Colognora fino al bivio poi si scende per il sentiero verso le località Ansana, Gello, S. Rocco e Alle Pianacce, incontrando la strada provinciale in località Vergana, si segue poi la provinciale fino alla frazione Piegaio, poi si segue la strada per Fiano-Loppeglia e da Fiano in direzione Chiesina di Foce lungo la carreggiabile, si segue poi il sentiero per Bozzano fino alla focalità Capannaccia sotto il Monte Primo e si raggiunge l’abitato alla quota 643 s.l.m., poi si segue il sentiero in direzione Anticiana e prima dell’abitato della medesima località si risale fino al torrente, si segue il torrente fino alla quota 484 s.l.m., si prende il sentiero per la località Ferrandino-Gombitelli, si continua sulla strada per Torcigliano, fino al ponte sul Rio Lucense da qui si risale lungo l’affluente di destra fino alla quota 600 s.l.m., ove si ricongiunge con la Zona Versilia. 4) Zona della Garfagnana. Dal confine provinciale si raggiunge la strada Montefiore- Pugliano e la si segue fino a Pugliano per poi proseguire per Antognano, ove si prende il sentiero per il Fosso del Martellino. Oltre il fosso si prosegue verso Sermezzano fino alla Croce, poi in direzione della località La Maulina si raggiunge il Fosso del Fiatone a quota 544 s.l.m., si prosegue per le località Il Poggione e Fosso della Scolosa, si segue il fosso fino al confine di provincia.
Art. 3. Varietà di olive
La denominazione di origine protetta “Lucca” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle olive prodotte nella zona delimitata dall’art. 2 appartenenti alle seguenti varietà:
1) Frantoio o Frantoiano o Frantoiana – fino al 90%;
2) Leccino – fino al 30%;
3) Altre -fino al 15%.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
Le condizioni pedoclimaiche e di coltura negli oliveti destinati alla produzione dell’olio a denominazione di origine protetta di cui all’art. 2 debbono essere quelle specifiche delle zone di produzione atte a conferire alle olive ed all’olio le tradizionali caratteristiche qualitative.
A) Tecniche Colturali:
1) potatura: periodicità almeno biennale in primavera;
2) concimazioni: organiche e minerali;
3) gestione del suolo: inerbimento: lavorazioni superficiali del terreno: il diserbo chimico è ammesso solo nelle situazioni di coltivazione (terrazze, declività eccessive) che precludano l’impiego di macchine operatrici per le periodiche sfalciature, trinciature o lavorazioni superficiali del terreno. Su dette superfici sono consentiti trattamenti con erbicidi di contatto in unica o più applicazioni operando con microdosi su infestanti nei primi stadi di sviluppo;
4) difesa fitosanitaria: definizione trattamenti, con particolare riguardo al Bactrocera Oleae, con applicazione dei programmi di lotta guidata stabiliti dal consorzio nell’ambito delle normative regionali.
B) Indicazioni di raccolta.
Le olive debbono essere raccolte dalla pianta preferibilmente con il metodo della “brucatura manuale”: in nessun nodo dovranno essere utilizzate olive raccolte a terra. La fase di raccolta delle olive dovrà comunque essere conclusa entro il termine massimo del 31 dicembre di ogni anno. Le live raccolte e lavorate oltre questa data non potranno essere idonee alla produzione di olio a Dop “Lucca”.
La produzione massima di olive per ettaro, per campagna di produzione degli oliveti destinati alla produzione dell’olio di cui all’art. 2, deve essere la seguente:
q.li olive/Ha 70 per oliveti in coltura specializzata, ed intensiva;
Kg 20 di olive per pianta negli altri casi.
La resa massima delle olive in olio per campagna di produzione degli oliveti all’albo denominazione di origine protetta “Lucca” è definita annualmente dall’organismo di controllo competente, sentito il consorzio di tutela, e non può comunque superare il 19,00%.
Il trasporto delle olive deve avvenire in modo idoneo alla perfetta conservazione del frutto.
Le olive raccolte devono essere conservate fino alla fase di molitura in recipienti rigidi ed aerati (cassette in plastica) in locali freschi ed areati.
Le olive devono essere molite entro il termine massimo di giorni 2 dalla raccolta.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
Le operazioni di oleificazione della Dop “Lucca” debbono essere effettuate nell’ambito dei territori dei comuni di cui all’art. 2. L’oleificazione avverrà con il metodo tradizionale a pressione o in frantoi moderni a ciclo continuo o semicontinuo purché rispondenti a caratteristiche di validità operative riconosciute dal competente organismo di controllo. Debbono essere rispettate le indicazioni riguardanti il tempo massimo e la temperatura di gramolazione, fissati rispettivamente in 50 minuti e 28 gradi centigradi. In caso di olive molto asciutte, può essere utilizzata acqua di diluizione a temperatura non superiore a 20 gradi centigradi.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
Gli oli di cui all’art. 1 all’atto dell’immissione al consumo debbono rispondere alle seguenti caratteristiche:
caratteristiche organolettiche:
olio di colore giallo con toni di verde più o meno intensi;
fruttato di oliva da leggero a medio, fondamentalmente dolce e con sensazioni di piccante e di amaro legate all’intensità del fruttato rilevato;
punteggio minimo al panel test: uguale o maggiore a 7.
Caratteristiche chimico fisiche:
acidità massima in acido oleico 0,5%;
numero di perossidi max 12;
acido palmitico 9-14%;
acido palmitoleico 0,4-1,2%;
acido stearico 0,5-3%;
acido oleico > 72;
acido linoleico 5-9%;
acido linolenico < 0,9%;
polifenoli totali non inferiori a 100 mg/litro;
tocoferoli totali non inferiori a 90 mg/litro.
Gli esami chimico-fisici ed organolettici devono essere effettuati, secondo le metodiche di cui al reg. CEE n. 2568/91 e successive modifiche ed integrazioni.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
Alla denominazione di origine protetta di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi menzione aggiuntiva diversa da quella prevista dalla normativa vigente e dal presente disciplinare, ivi comprese le indicazioni: tipo, gusto, uso, selezionato, scelto e similari, nonché indicazioni che facciano riferimento ad unità geografiche diverse da quelle espressamente previste nel presente disciplinare. È tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento ad aziende, nomi, ragioni sociali o marchi privati purché non abbiano significato laudativo, non siano tali da trarre in inganno il consumatore e siano riportate in dimensione dimezzata rispetto al carattere con cui, in etichetta, viene trascritta la Dop. L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta, prodotto nella zona di cui all’art. 2, può essere commercializzato in recipienti a bottiglie di capacità non superiore a litri 5. Sui recipienti e/o sulle bottiglie contenenti l’olio extravergine di oliva, contrassegnati a Dop o sulle etichette apposte sui medesimi, devono essere riportate a caratteri chiari ed indelebili le seguenti indicazioni:
a) la Dop sotto la quale l’olio è posto in vendita seguita immediatamente al di sotto dalla dicitura “denominazione di origine protetta”;
b) il nome e cognome del produttore o ragione sociale e sede dello stabilimento di imbottigliamento;
c) la quantità di prodotti effettivamente contenuta nel recipiente espressa in conformità alle vigenti norme metodologiche;
d) la dicitura “olio imbottigliato dal produttore all’origine” o “olio imbottigliato nella zona, di produzione” a seconda che l’imbottigliamento sia effettuato dal produttore o da terzi;
e) la campagna olearia o l’anno di produzione.
Dovrà figurare, inoltre, il simbolo grafico relativo all’immagine del logotipo specifico ed univoco da utilizzare in abbinamento inscindibile con la denominazione di origine protetta. Il simbolo grafico si presenta sotto forma di cerchio con bordi irregolari sagomato, a mo’ di timbro da ceralacca di misura reale, complessiva di cm 2 x 2 di colore Verde Scuro (Pantone 364 cvc). Al suo interno, in sovrastampa, i primi due cerchi concentrici di mm 17,1 e 17 di diametro a fare da cornice, ambedue di colore marrone (Pantone 161 cvc) all’interno dei quali è riportata la dicitura “olio extravergine di oliva denominazione di origine protetta” su fondo di colore verde chiaro realizzato da una retinatura del 15% del colore Pantone 363 cvc, delimitata da altrettanti due cerchi concentrici, sempre in sovrastampa, del rispettivo diametro di mm 12 e 11,8 di colore marrone (Pantone 161 cvc). All’interno degli ultimi due cerchi, in posizione centrale all’interno disegno, è inserita la raffigurazione di un antico torchio per olio, stampato in colore marrone (Pantone 161 cvc) riportante la scritta “Lucca” su fondo di colore giallo chiaro (Pantone 1205 cvc). Sovrimpresso a tutti gli altri colori, in simil oro (Pantone 104 cvc) come colore di stampa finale, l’immagine dell’olio che cola dal torchio durante la spremitura. Come opzione è prevista la sostituzione del colore simil oro (Pantone 104 cvc) con l’applicazione di oro in polvere per ottenere l’effetto di un oro più vistoso, oppure l’applicazione della stessa sagoma raffigurante la colatura dell’olio realizzata con foglio d’oro a caldo, per ottenere effetto metallico, lucido e brillante. Tale marchio è da riprodursi nella misura reale di cm 2 x 2 per essere applicato successivamente a bottiglie o recipienti l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine protetta “Lucca” su carta idonea all’applicazione, con colla o a supporto adesivo, oppure da riprodursi, opportunamente ingrandito, per tutti gli altri usi purché nei modi e nei termini decisi dagli Enti autorizzati dallo stesso marchio.

Fonte: Agraria.org

Olio extravergine d'oliva Lucca D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Lucca D.O.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine d'olia Lucca D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Lucca D.O.P. – per la foto si ringrazia

Farina di Neccio della Garfagnana – D.O.P.

Storia e caratteristiche del prodotto

La testimonianze più antiche della presenza del castagno nella montagna lucchese risalgono ad alcuni rari documenti del VII – VIII secolo d.C., tuttavia alcuni studiosi, basandosi sul fatto che esistono pochi documenti che testimoniano la presenza del castagno in epoche anteriori al mille, ritengono che a quei tempi tale coltura non fosse molto diffusa sulle nostre montagne. Probabilmente un incremento dei castagneti nella Valle del Serchio si è avuto posteriormente ai secoli del tardo impero romano e dell’alto medioevo.
A partire dal 1400, con il progressivo aumentare della popolazione, crebbe anche l’importanza del castagno tanto che la sua coltivazione subì un notevole incremento fino a raggiungere il suo apice all’inizio dell’ 800.
Il castagno definito anche “albero del pane” perché i suoi frutti hanno sfamato intere popolazioni montane, è stata parte integrante della vita della gente di montagna. I fenomeni dell’emigrazione, il progressivo abbandono delle zone montane, nonché il diffondersi di alcune gravi malattie della pianta, hanno contribuito a ridurre drasticamente le superfici coltivate a castagno.
La farina di neccio della Garfagnana ha colore che varia dal bianco fino all’avorio scuro. Il sapore dolce è caratterizzato da un leggero retrogusto amarognolo; il profumo è quello delle castagne e la consistenza è fine al tatto e al palato. Viene confezionata esclusivamente in sacchetti da 500 gr, 1,00 kg e da 12 kg per forni, pasticcerie, ecc.
Nella Valle del Serchio la farina di neccio a memoria d’uomo è sempre stata prodotta, un tempo era considerata l’alimento base delle classi umili. Le tecniche di produzione sono rimaste invariate nei secoli.

Zona di produzione

Tutti i Comuni della Garfagnana e della Media Valle del Serchio (Provincia di Lucca).

Fasi di produzione

Dopo l’eliminazione dei frutti non integri, le castagne vengono poste ad essiccare nel “metato”, su cannicci di legno, per almeno 40 giorni. Quindi vengono sottoposte a battitura (pulitura) e selezione per eliminare i frutti bacati e quelli che non presentano caratteristiche ottimali. La molitura avviene in mulini con macina di pietra (del peso di 5 q.) e la farina ottenuta viene stoccata e infine confezionata.
La farina nuova secondo il disciplinare di produzione può uscire solo dal primo Dicembre di ogni anno; la farina è disponibile per tutto l’anno.

Modalità d’impiego

Viene utilizzata per fare la polenta dolce, il castagnaccio, i necci, i biscotti ed altri dolci.

Associazione Castanicoltori della Garfagnana: Via Vallisneri 18, Castelnuovo G.na (LU)

Disciplinare di produzione – Farina di Neccio della Garfagnana DOP

Articolo 1.
Denominazione del prodotto
La denominazione di origine protetta “Farina di Neccio della Garfagnana” è riservata alla farina dolce di castagne ottenute da alberi di castagno (Castanea Sativa Mill.) delle varietà descritte al successivo articolo 2, le cui caratteristiche sono da attribuirsi esclusivamente a fattori naturali e all’opera dell’uomo, conformemente agli elementi e ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
La “Farina di Neccio della Garfagnana” è prodotta con metodi e tecnologie tradizionali tipiche locali, utilizzando castagne, seccatoi (in seguito denominati metati) e mulini tradizionali situati nell’area delimitata al successivo art. 3, e ottenuta mediante la trasformazione di castagne derivate dalle seguenti varietà:
Carpinese;
Pontecosi;
Mazzangaia;
Pelosora;
Rossola: rossolina, rossarda, rossale, rosetta, rosellina;
Verdola: verdarella, verdona;
Nerona: gragnanello, bocca storta, morona.
Capannaccia: capannaccina, insetina.
Più quelle varietà di castagne sempre delle stesse zone di origine di cui all’art. 3, ma con denominazione puramente locali.

Articolo 3.
Delimitazione area di produzione
L’area di provenienza delle castagne dove altresì insistono i metati e i mulini per la trasformazione in farina di Neccio della Garfagnana, nonché gli impianti di confezionamento, è individuabile nella seguente zona della provincia di Lucca:
Comune di Castelnuovo di Garfagnana;
Comune di Castiglione Garfagnana;
Comune di Pieve Fosciana;
Comune di San Romano di Garfagnana;
Comune di Sillano;
Comune di Piazza al Serchio;
Comune di Minucciano;
Comune di Camporgiano;
Comune di Careggine;
Comune di Fosciandora;
Comune di Giuncugnano;
Comune di Molazzana;
Comune di Vergemoli;
Comune di Vagli;
Comune di Villa Collemandina;
Comune di Gallicano;
Comune di Borgo a Mozzano;
Comune di Barga;
Comune di Coreglia Antelminelli;
Comune di Bagni di Lucca;
Comune di Fabbriche di Vallico.
Tale area in un unico corpo si estende per circa ha 90.657, così come da cartografia allegata.

Articolo 4.
Origine del prodotto
La farina di Neccio, attualmente destinata quasi esclusivamente alla produzione dolciaria, ha rappresentato nel corso di molti secoli uno degli alimenti base per il sostentamento delle popolazioni rurali della Garfagnana. Per questo l’uso del prodotto è fortemente radicato nella cultura locale avendo acquisito grossi spazi nella cucina tradizionale della zona. Proprio salvaguardando gli aspetti culturale e tradizionale si assicurerà un futuro a questo prodotto visto che i redditi modesti che garantisce ne potrebbero causare la scomparsa nel giro di qualche decennio.
Pertanto, dovrà essere assicurato il mantenimento di elementi tradizionali anche nel processo di produzione in modo che contribuiscano a perpetuare le caratteristiche di pregio del prodotto e a mantenere inalterato l’ambiente nel quale si opera. Si dovrà pertanto prestare cura anche alla realizzazione o ristrutturazione dei metati, caratteristici essiccatoi delle castagne a due piani, realizzati con pietrame, calce e sabbia e dei mulini che dovranno avere macine di pietra e strutture conformi alle tipologie architettoniche locali.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento del prodotto
I castagneti da frutto destinati alla produzione di castagne per la “Farina di Neccio della Garfagnana” D.O.P. devono avere una densità di piante in produzione non superiore alle 150 per ettaro.
I metati tradizionali conformi a quanto riportato nel precedente articolo devono essere situati nella zona delimitata ed iscritti nell’apposito elenco di cui al successivo art. 6.
I mulini destinati alla macinatura delle castagne secche da trasformare in “Farina di Neccio della Garfagnana” D.O.P., localizzati nella zona delimitata, devono essere di tipo tradizionale a macine di pietra e devono essere iscritti nell’apposito elenco di cui al successivo art. 6.
Le castagne prodotte nella zona delimitata di cui all’art. 3 e riconducibili alle varietà di cui all’elenco dell’art. 2 devono essere essiccate nei metati tradizionali. L’essiccazione deve avvenire a fuoco lento con l’utilizzo esclusivo di legna di castagno.
Le castagne devono essere immesse nel metato in quantità tali da formare uno strato compreso tra un minimo di 20 e un massimo di 90 centimetri, in modo che l’umidità possa evaporare onde non creare ristagni all’interno di esso con sobbollimenti tali da lasciare alle castagne sapori sgradevoli.
Dopo un periodo di essiccazione, non inferiore a 40 giorni, le castagne dovranno essere pulite dalla loro buccia esterna, con le tradizionali macchine a battitori, ventilate a macchina o con tecniche tradizionali e ripassate a mano per levare le parti impure.
La resa massima delle castagne secche pelate, rispetto alle castagne crude non può superare il 30% in peso.
Il mulino non potrà macinare più di cinque quintali di castagne secche al giorno per macina onde evitare che il riscaldamento dovuto alla elevata velocità di lavorazione delle macine stesse conferisca al prodotto cattivi sapori oltre che una grana grossolana.
La “Farina di Neccio della Garfagnana” D.O.P. prima di essere posta in commercio deve rispondere alle seguenti caratteristiche: fine sia al tatto che al palato, umidità massima del 13%, colore che può variare dal bianco all’avorio scuro, sapore dolce con un leggero retrogusto amarognolo, profumo di castagne.
I produttori che intendono porre in commercio il proprio prodotto con la D.O.P. “Farina di Neccio della Garfagnana” sono tenuti ad iscrivere i loro castagneti in un elenco gestito dall’organismo di controllo accreditato dalla norma EN 45011.
Le domande di iscrizione dei castagneti nell’elenco devono contenere gli estremi atti ad individuare la proprietà e/o il possesso, gli estremi catastali desunti dagli estratti: il comune, il numero di foglio, mappa e la partita catastale, le superfici a castagneto, il numero di piante ad ettaro e le varietà presenti.
Tali domande devono essere presentate entro il 30 giugno dell’anno a decorrere dal quale si intende commercializzare il prodotto “Farina di Neccio della Garfagnana” D.O.P. Entro la stessa data devono essere presentate le domande intese ad approvare eventuali modifiche alle iscrizioni stesse.
La raccolta delle castagne deve avvenire tra il 1° ottobre e il 30 novembre di ogni anno.
I produttori aventi i castagneti iscritti nell’elenco di cui al presente articolo devono dichiarare al soggetto gestore dell’elenco: il metato presso il quale avverrà l’essiccazione, la quantità di castagne fresche poste ad essiccare, il giorno di inizio dell’essiccazione e la resa finale in castagne secche e il mulino presso il quale avverrà la molitura.
Il mugnaio avente il mulino iscritto nell’apposito elenco deve dichiarare al soggetto gestore dell’albo, per ogni partita: il produttore, il periodo di molitura e il quantitativo di farina prodotta.
Il metato e il mulino dovranno essere scelti tra quelli iscritti nell’apposito elenco di cui al successivo comma.
La domanda di iscrizione deve contenere l’indicazione del titolo di proprietà e/o di possesso, il comune e la località di ubicazione degli immobili, il foglio catastale, il numero/i di particella/e.
I mulini che si intende abilitare alla trasformazione di castagne in “Farina di Neccio della Garfagnana” D.O.P. devono essere adibiti esclusivamente alla molitura delle castagne.
La domanda di richiesta di iscrizione per i metati ed i mulini deve essere presentata entro il 30 giugno dell’anno a decorrere dal quale si intende adibire le strutture alla trasformazione del prodotto da commercializzare con il marchio “Farina di Neccio della Garfagnana” D.O.P.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente
I produttori di castagne nonché i gestori di metati e mulini dovranno essere iscritti in un apposito elenco gestito dall’organismo di controllo di cui al successivo art. 7. Entro 10 giorni dalla fine della raccolta deve essere presentata all’organismo di controllo la denuncia di produzione di castagne fresche raccolte relativa all’annata in corso. La denuncia di produzione da parte di un produttore può essere fatta in più volte, e l’organismo di controllo rilascerà, di volta in volta, attestazione del prodotto denunciato dopo avere verificato la corrispondenza all’elenco.

Articolo 7.
Organismo di controllo
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto dall’A.I.A.B. ente certificatore privato, sulla base di quanto stabilito dall’art. 10 del registro CEE 2081/92.

Articolo 8.
Etichettatura
Ogni anno la nuova “Farina di Neccio della Garfagnana” D.O.P. potrà essere commercializzata soltanto dopo il primo giorno di dicembre.
I prodotti trasformati possono menzionare in etichetta che il prodotto stesso è ottenuto con “Farina di Neccio della Garfagnana” D.O.P. purché il trasformatore si sottoponga ai controlli da parte dell’organismo di cui all’art. 6 e rispetti le prescrizioni impartite da detto organismo per l’identificabilità delle partite del prodotto.
La “Farina di Neccio della Garfagnana” D.O.P. può essere venduta dal produttore solo confezionata in sacchetti trasparenti inseriti in una fascia di protezione di cartone. Le confezioni, saranno da 500 grammi e da 1 chilogrammo. Per forniture a ristoranti, pasticcerie ed altri trasformatori è consentito commercializzare la confezione di 12 chilogrammi in due sacchi trasparenti e sigillati da 6 kg cadauno sempre inscatolati.
Detti contenitori devono essere chiusi e sigillati in modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto senza la rottura del sigillo. Il sigillo è costituito da una etichetta inamovibile che deve riportare le seguenti indicazioni:
A) “Farina di Neccio della Garfagnana”, seguita immediatamente al di sotto dalla dicitura “Denominazione origine protetta” (D.O.P.) come dall’allegato che fa parte integrante del disciplinare;
B) nome cognome o ragione sociale del produttore, nonché la ditta e la sede di chi ha effettuato il confezionamento del prodotto (sia esso il produttore o terzi);
C) quantità di prodotto contenuta all’origine nei contenitori, espressa in conformità delle norme metrologiche vigenti.
L’etichetta deve altresì contenere il logo europeo della D.O.P. così come definito dal registro CE n. 1726/98.
In etichetta è vietata l’indicazione di qualsiasi qualificazione diversa da quella prevista dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi “extra”, “superiore”, “fine”, “scelta”, “selezionata” e similari.
È vietato inoltre l’uso di indicazioni aventi significato laudativo ed atte a trarre in inganno il consumatore.
È consentito l’uso di indicazioni relative al produttore e al luogo di confezionamento.

Fonte: Agraria.org

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Farina di Neccio della Garfagnana D.O.P. - per la foto si ringrazia

Farina di Neccio della Garfagnana D.O.P. – per la foto si ringrazia

Castagna del Monte Amiata – I.G.P.

Zona di produzione

La indicazione geografica protetta “Castagna del Monte Amiata IGP” è stata registrata con Reg. CE 1904/00. Il disciplinare di produzione è stato modificato nel dicembre 2010.
Zona di produzione: Toscana.
La zona di produzione della Castagna del Monte Amiata comprende i comuni di Arcidosso, Casteldelpiano, Santa Fiora, Seggiano, Cinigiano e Roccalbegna in provincia di Grosseto e i comuni di Castiglione d’Orcia, Abbadia S. Salvatore e Piancastagnaio in provincia di Siena. Sono pertanto da considerarsi idonee le fustaie di castagne da frutto site nella zona fitoclimatica del «Castanetum» del Monte Amiata, ubicate nella fascia compresa tra i 350 e i 1 000 m.s.l.m., coltivate in terreni derivanti in massima parte da rocce vulcaniche e arenacee e comunque a prevalente o abbondante componente silicea.
Fin dal XIV secolo all’interno degli Statuti delle Comunità dell’Amiata si registrano precise norme per la salvaguardia e lo sfruttamento della risorsa «castagno», in merito sia alla raccolta dei frutti sia alla raccolta del legname da opera o a scopo energetico.

Caratteristiche

La Castagna del Monte Amiata IGP designa le castagne riferibili alle varietà correntemente conosciute come: Marrone, Bastarda Rossa, Cecio.
Cecio
L’albero, di grandi dimensioni, ha lento sviluppo, la chioma è folta con rami espansi, il tronco marrone scuro e i rametti sono grossi e lisci. Le gemme sono piccole e coniche e le foglie ovato-lanceolate.Il frutto è generalmente di grosse dimensioni con una forma globosa.
Il pericarpo è bruno-rossastro, lucente, con striature più scure.
L’episperma ha color fulvo chiaro e si asporta facilmente.
Il seme ha un color crema chiaro ed al gusto risulta dolce.
È una cultivar precoce di buon pregio e buona conservabilità, ed è utilizzata per consumo fresco e per l’industria alimentare.

Bastarda Rossa
L’albero è di grandi dimensioni e ha medio sviluppo. La chioma è aperta e i rami espansi, i rametti sono lisci color fulvo ed il tronco è grigio chiaro. Le gemme sono medio piccole e le foglie lanceolate-ellittiche.
Il frutto ha grandi dimensioni e forma ovale con apice poco pronunciato. Il pericarpo è persistente di colore rossastro con striature marroni poco evidenti al tatto.
L’episperma è piuttosto aderente di colore avana, con difficoltà media di asportazione.
Il seme ha un colore crema chiaro e sapore dolce.
È una varietà di buon pregio particolarmente diffusa per il consumo fresco.

Marrone
L’albero, di medie-grandi dimensioni, ha buon vigore e sviluppo vegetativo. La sua chioma è aperta con rami eretti, e talvolta penduli. Il tronco è rugoso e marrone grigiastro, i rametti lisci sono di notevole grandezza. Le gemme sono grandi di color rosso fulvo e le foglie ellittico-lanceolate.
A seconda della zona di origine, il frutto ha generalmente dimensioni grandi e forma variabile tra obovata-rotondeggiante ed ovale-ellittica.
Anche il pericarpo, ossia l’involucro esterno, può avere una maggiore o minore consistenza con striature in rilievo, più o meno pronunciate, di colore variabile dal rosso fulvo al marrone rossastro.
L’episperma, l’involucro interno, può essere di colore avana o marrone, facilmente asportabile, ed il seme generalmente ha un colore bianco crema, dal sapore particolarmente dolce e delicato.
Ha un elevato valore commerciale ed essendo una varietà di pregio viene usata per il consumo fresco, ma in maniera speciale, per l’industria dolciaria.

Fonte: Agraria.org

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Zafferano di San Gimignano – D.O.P.

Zona di produzione

Riconoscimento CE: Reg. CE n. 205 del 4.02.05 (GUCE L. 33 del 5.02.05)

La zona di produzione dello “Zafferano di San Gimignano” è rappresentata esclusivamente dal territorio del Comune di San Gimignano.

Caratteristiche

Lo “Zafferano di San Gimignano” è costituito esclusivamente dalla parte di colore rosso aranciato, sottoposta a tostatura, degli stimmi dei fiori provenienti dalla coltivazione del bulbo-tubero “crocus sativus L.”, pianta erbacea monocotiledone appartenente alla famiglia delle iridacee.
Gli stimmi si presentano in filamenti dilatati e sfrangiati alla sommità.
Dopo la tostatura, il loro colore vira da aranciato in un caratteristico rosso bordeaux.

Zafferano di San Gimignano D.O.P - per la foto si ringrazia

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Disciplinare di produzione – Zafferano di San Gimignano DOP

Articolo 1
Denominazione
La Denominazione di Origine Protetta “Zafferano di San Gimignano” è riservata esclusivamente al prodotto che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
Lo “Zafferano di San Gimignano” è costituito esclusivamente dalla parte di colore rosso aranciato, sottoposta a tostatura, degli stimmi dei fiori provenienti dalla coltivazione del bulbo-tubero “crocus sativus L.”, pianta erbacea monocotiledone appartenente alla famiglia delle iridacee.
Gli stimmi si presentano in filamenti dilatati e sfrangiati alla sommità.
Dopo la tostatura, il loro colore vira da aranciato in un caratteristico rosso bordeaux. Gli stimmi devono essere commercializzati integri e rispondere alle seguenti caratteristiche chimiche, secondo la norma ISO 3632-1:1993 (metodo di test: ISO 3632-2: 1993, punto 13)

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione dello “Zafferano di San Gimignano” è rappresentata esclusivamente dal territorio del Comune di San Gimignano.

Articolo 4.
Origine del prodotto
Molteplici testimonianze attestano nel tempo a partire dal see. XIII l’origine del prodotto a San Gimignano. Al riguardo ricordiamo una delibera del Consiglio della Comunità del 1228 che autorizza il rimborso di un pranzo effettuato dal Podestà Gregorio e costituito da “uno chapone, una gallina et quatuor fercolis camium porchi et in ovis et pipere et croco”. La qualità e rinomanza che fin dal 1200 ebbe lo zafferano di San Gimignano è documentata non solo da una significativa esportazione del prodotto verso altre piazze italiane (Pisa 1238, Genova 1291), ma anche dalla inedita direzione assunta dalla corrente di traffico verso i paesi orientali e africani (Alessandria d’Egitto, Tunisi, Damietta, Acri, Tripoli ed Aleppo negli anni dal 1221 al 1247). I guadagni che derivavano dal commercio dello zafferano erano talmente elevati da fare la fortuna di non poche casate, alcune delle quali – come si ricava da numerose fonti – decisero di impiegarli anche nella costruzione delle famose torri, tuttora motivo di orgoglio della città. In molti documenti medievali della città, lo zafferano è menzionato nei contratti. Particolarmente diffuso nelle campagne era il contratto che consisteva nel pagare anticipatamente in contanti un determinato quantitativo di zafferano da consegnarsi al raccolto, “ad novellum”. Per la sua versatilità, veniva impiegato anche come sostituto del denaro: è indicativo al riguardo che nel 1228 il Comune fece fronte alle spese per l’assedio del castello della Nera con un mutuo contratto in denaro e in zafferano. Spesso il croco compare anche nei donativi: nel 1241, ad esempio, ne vennero inviate dalla Comunità 25 libbre all’imperatore Federico II accampato nelle vicinanze.
Sono storicamente legate al commercio del prodotto anche le rigide regole emanate dal Comune per garantirne il peso e la qualità. La correttezza delle operazioni di pesatura era affidata all’Arte dei Medici e Speziali, i quali provvedevano anche alla taratura delle bilance. Una testimonianza di tale attività si rinviene ancora oggi attraverso la permanenza in città di un cognome come Pesalgruoghi o Pesalgruoci.
Numerosi sono i riferimenti all’ impiego dello zafferano come colorante nella fabbricazione dei tessuti. I testi sangimignanesi dei secoli ХШ e XIV tramandano anche il nome delle famiglie che praticavano quest’arte e riportano le pene severissime comminate nei confronti degli adulteratori del prodotto.
I documenti della locale Spezieria di S.Fina ci illustrano come lo zafferano fosse una componente importante nella farmacopea dei secoli XIV-XVII e come entrasse nella preparazione di liquori, unguenti, purganti, sciroppi, digestivi, infusi e decotti.
E’ provato anche il suo uso nella pittura, in particolare in quella senese e fiorentina.
Sulla coltivazione del croco a San Gimignano lungo il corso dei secoli la documentazione è straordinariamente ricca, tanto da consentire perfino la ricostruzione dell’ubicazione dei terreni interessati.
Come meglio specificato al successivo art. 6, il prodotto è fortemente intriso della storia cittadina: le fonti assicurano, fin dal 200, il suo utilizzo, oltre che in cucina, anche nella tintura, nella medicina e nella pittura. Riferimento di leggi e regolamenti comunali, viene, inoltre, menzionato in antichi documenti medievali di carattere finanziario o contrattuale. Oggi lo zafferano, nonostante non abbia più l’importanza di un tempo, viene impiegato in campo gastronomico e farmaceutico.
La sua origine viene attualmente attestata dalla permanenza nel territorio di pratiche produttive nel solco della tradizione, che contribuiscono a salvaguardare l’elevata qualità del prodotto, dimostrata da una copiosa e plurisecolare documentazione nonché dal suo inserimento nella fascia superiore della scala qualitativa di cui alla norma ISO 3632-1:1993. Tali pratiche sono integralmente riportate nel presente disciplinare.
L’origine dello “Zafferano di San Gimignano” è garantita, inoltre, da un sistema di tracciabilità fondato sulla iscrizione dei produttori e dei terreni interessati in un apposito elenco tenuto dall’organismo di controllo di cui all’art. 7.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento del prodotto
5.1 Metodo di coltivazione e raccolta
La selezione dei bulbo-tuberi per l’impianto avviene con la eliminazione di quelli che presentano tracce di marciume, macchie o tagli.
L’impianto viene eseguito sui terreni sabbiosi o sabbioso-limosi, che costituiscono la tessitura del territorio di San Gimignano, dopo aver eliminato le tuniche esteme e i residui radicali del bulbo tubero madre, tra l’inizio di agosto e la metà di settembre.
La concimazione utilizzata è organica
I fiori vengono raccolti a mano nelle prime ore mattutine, quando sono ancora chiusi, nel periodo compreso tra l’inizio di ottobre e la fine di novembre.
5.2 Metodo di lavorazione
I fiori raccolti vengono portati in locali chiusi, dove viene effettuata, nell’arco della stessa giornata della raccolta, la “mondatura” o “sfioritura”, operazione manuale con la quale si separa la parte di colore rosso aranciato degli stimmi evitando di asportarne quella di colore bianco-gialliccio.
Si procede quindi all’essiccamento, che deve sempre avvenire a temperatura inferiore ai 50° centigradi. Gli stimmi vengono disposti su reticelle o in setacci, normalmente di acciaio inox, in prossimità di brace ardente ottenuta da legname di bosco (in particolare leccio o quercia), avendo cura di rigirarli continuamente in modo da assicurare la uniformità del processo. Sono ammessi altri sistemi di essiccamento, come quello solare o in forni elettrici.
5.3 Metodo di conservazione
La conservazione avviene in recipienti di vetro chiusi ermeticamente, nei quali gli stimmi vengono immessi entro i primi cinque minuti dal termine dell’essiccamento. Tali recipienti sono tenuti in locali freschi e asciutti e al riparo dalla luce.

Articolo 6.
Elementi che comprovano il legame con l’ambiente
II clima di tipo subarido, che caratterizza la zona di produzione, in particolare per la deficienza idrica nel periodo estivo, influisce positivamente, come attestato dalla letteratura scientifica in materia, sulla coltivazione della pianta.
Particolarmente adatti risultano anche i fattori morfologici e pedologici, consistenti rispettivamente nella struttura collinare del territorio e nella specifica tessitura sabbiosa e limosa del suolo, che impediscono i ristagni di umidità.
Alla indubbia vocazione della zona corrisponde un legame del prodotto con il territorio basato su di una serie di fattori economici, sociali e produttivi, anche di antica tradizione.
In cucina lo zafferano era molto ricercato, non solo per il suo aroma ma anche come colorante. Nel “libro della cocina” di Anonimo Toscano del secolo XIV si nota come esso venisse utilizzato in abbondanza. Anche nei secoli successivi, esso ha costituito l’ingrediente fondamentale di piatti come “i pestelli”, “la peverata”, “l’agliata”, “la porrata”. E’ rimasto l’uso di inserirlo nell’impasto di alcuni formaggi.
Attualmente lo “Zafferano di San Gimignano” è oggetto di una significativa riscoperta sia sul piano gastronomico che farmacologico. Nel territorio gli usi nella produzione come pure nella lavorazione sono quelli consolidati dalla tradizione secondo metodi leali e costanti. Molte operazioni vengono ancora eseguite a mano come nel Medioevo: la selezione dei bulbi, la raccolta dei fiori nelle prime ore mattutine, la mondatura, l’essiccazione presso il fuoco.
Il prodotto è presente nella ristorazione e in alcune specialità locali, anche in connessione con altri prodotti tipici sangimignanesi, come il pane con la vernaccia e lo zafferano e la schiacciata con lo zafferano.
Da anni, nel periodo autunnale, in occasione delle operazioni di mondatura del croco, si svolge a San Gimignano una festa “giallo come l’oro”, che ha lo scopo di richiamare l’attenzione del pubblico sugli aspetti culturali legati al consumo del prodotto.

Articolo 7.
Controlli
I controlli sulla conformità del prodotto al disciplinare sono svolti da un organismo conforme a quanto previsto dall’art. 10 del Reg. CEE 2081/92.

Articolo 8.
Confezionamento ed etichettatura
II prodotto viene confezionato a mano e posto in commercio lasciando gli stimmi come tali, ossia in fili. La confezione, contenente il prodotto di peso variabile da 10 centigrammi a 1 grammo, avviene in bustine o in contenitori di materiale idoneo per alimenti.
La confezione reca obbligatoriamente in etichetta a caratteri di stampa chiari e leggibili, oltre al simbolo grafico comunitario e relativa menzione (in conformità alle prescrizioni del Reg. CE 1726/98 e successive modificazioni) e alle informazioni corrispondenti ai requisiti di legge, le seguenti ulteriori indicazioni:
• “Zafferano di San Gimignano” intraducibile, seguita, per esteso o in sigla (DOP), dalla espressione traducibile “Denominazione di Origine Protetta”. Tali indicazioni vanno riportate in caratteri di dimensione almeno doppia rispetto agli altri ;
• il nome, la ragione sociale, l’indirizzo dell’azienda produttrice e confezionatrice
E’ vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista.
E’ tuttavia consentito l’utilizzo di indicazioni che facciano riferimento a marchi privati, purché questi non abbiano significato laudativo o siano tali da trarre in inganno il consumatore, dell’indicazione del nome dell’azienda coltivatrice, nonché di altri riferimenti veritieri e documentabili che siano consentiti dalla normativa comunitaria, nazionale o regionale e che non siano in contrasto con le finalità e i contenuti del presente disciplinare.

Articolo 9.
Utilizzo della denominazione geografica protetta per i prodotti derivati
I prodotti per la cui elaborazione è utilizzata come materia prima lo “Zafferano di San Gimignano” DOP, anche a seguito di processi di elaborazione e di trasformazione, possono essere immessi al consumo in confezioni recanti il riferimento a detta denominazione, senza l’apposizione del logo comunitario, a condizione che:
– lo “Zafferano di San Gimignano” DOP, certificato come tale, costituisca il componente esclusivo della categoria merceologica di appartenenza;
– gli utilizzatori dello “Zafferano di San Gimignano” DOP siano autorizzati dai titolari del diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione della denominazione “Zafferano di San Gimignano” DOP riuniti in consorzio incaricato alla tutela dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Lo stesso Consorzio incaricato provvederà anche ad iscriverli in appositi registri ed a vigilare sul corretto uso della denominazione protetta.
In assenza del consorzio di tutela incaricato le predette funzioni saranno svolte dal MIPAF in quanto autorità nazionale preposta all’attuazione del Reg. (CEE) 2081/92.

Articolo 10.
Logo
il logo del prodotto, consistente come da riproduzione sotto riportata, in una figura rappresentante una silouette di San Gimignano con campitura oro e un fiore di croco decentrato sulla sinistra con petali in primo piano campiti in colore bianco e lilla Cpantone 258). I tre stimmi dello zafferano sono in colore rosso (pantone 180). Nella parte inferiore compare la scritta “ZAFFERANO”, ottenuta con carattere dearjoe in nero sovrapposta al fondo oro e, nello spazio sottostante, la scritta “DI SAN GIMIGNANO”, ottenuta con carattere dj murphic full sempre di colore nero, su fondo bianco II logo ha una dimensione di mm. 36 sia in altezza che in larghezza.
Il logo si potrà adattare proporzionalmente alle varie declinazioni di utilizzo.

Fonte: Agraria.org

Zafferano di San Gimignano D.O.P. - per la foto si ringrazia

Zafferano di San Gimignano D.O.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine d'oliva Chianti Classico – D.O.P.

Disciplinare di produzione – Chianti Classico DOP

Articolo 1.
Denominazione
La Denominazione di Origine Protetta (DOP) dell’olio extravergine d’oliva del “Chianti Classico”, di seguito sempre definito come olio del “Chianti Classico”, è riservata all’olio ottenuto con le olive prodotte nell’area delimitata dall’articolo tre del presente disciplinare di produzione ed in possesso delle caratteristiche e dei requisiti fissati nello stesso.

Articolo 2.
Varietà
L’olio del “Chianti Classico” deve essere prodotto esclusivamente con le olive di oliveti, iscritti all’albo, costituiti per almeno l’80% da piante delle varietà “Frantoio”, “Correggiolo”, “Moraiolo”, “Leccino”, da sole o congiuntamente, ed un massimo del 20% da piante di altre varietà di seguito elencate: Allora, Americano, Arancino, Ciliegino, Colombino, Correggiolo di Pallesse, Cuoricino, Da Cuccare, Filare, Frantoiano di Montemurlo, Ginestrino, Giogolino, Grappolo, Gremigna Tonda, Gremigno di Fauglia, Gremigno di Montecatini, Gremignolo, Gremignolo di Bolgheri, Grossaio, Grossolana, Larcianese, Lastrino, Lazzero, Lazzero della Guadalupe, Lazzero di Prata, Leccio del Corno, Leccione, Madonna dell’Impruneta, Madremignola, Mansino, Maremmano, Marzio, Maurino, Melaiolo, Mignolo, Mignolo Cerretano, Morcaio, Morchiaio, Morcone, Morello a Punta, Martellino, Olivastra di Populonia, Olivastra di Suvereto, Olivastra Seggianese, Olivo Bufalo, Olivo del Mulino, Olivo del Palone, Olivo di Casavecchia, Olivo di San Lorenzo, Ornellaia, Pendagliolo, Pendolino, Pesciatino, Piangente, Pignolo, Piturzello, Punteruolo, Quercetano, Roma Pendula, Razzaio, Razzo, Rosino, Rossellino, Rossellino Cerretano, Rossello, Salcino, S. Francesco, S. Lazzero, Santa Caterina, Scarlinese, Selvatica Tardiva, Tondello, Trillo.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione dell’olio del “Chianti Classico” comprende, nelle provincie di Siena e di Firenze, i territori amministrativi dei seguenti Comuni: Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti, Radda in Chianti per tutto il loro territorio, ed, in parte Barberino Val d’Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano in Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa.
Tale zona corrisponde a quella delimitata per il territorio del vino “Chianti Classico”, già descritta nel decreto interministeriale del 31/07/1932, pubblicato sulla G.U. n° 209 del 9/9/1932, così delimitata in cartografia: “Incominciando dalla descrizione del confine della parte di questa zona che appartiene alla provincia di Siena, si prende come punto di partenza quello in cui il confine fra le due provincie di Siena ed Arezzo viene incrociato dal Borro Ambrella della Vena presso Pancole in comune di Castelnuovo Berardenga. Da questo punto il confine segue il torrente Ambra e un suo affluente non nominato fino al podere Ciarpella, poi la mulattiera che porta al podere Casa al Frate. Da qui segue una linea virtuale fino all’Ombrone (quota 298). Di qui seguendo una mulattiera, raggiunge quota 257, dove incontra una carrareccia, che sbocca sulla strada per Castelnuovo Berardenga. Risale detta strada fino a quota 354. Da qui segue il fosso Malena Morta fino alla sua confluenza col Borro Spugnaccio; poi ancora lungo detto fosso della Malena Morta fino a Pialli (quota 227). Segue poi per breve tratto il fosso Malena Viva, per poi volgere per una linea virtuale passante per S.Lucia (quota 252 e 265) verso l’Arbia. Raggiunto questo torrente, lo risale lungo il confine amministrativo fra i comuni di Siena e Castelnuovo Berardenga. Di qui il confine della zona continua a coincidere con quelli amministrativi di Siena, Castelnuovo Berardenga, Castellina, Monteriggioni e Poggibonsi, fino a incontrare, in corrispondenza del Borro di Granaio, il confine della provincia di Firenze, che segue fino presso il podere Le Valli. Indi segue la strada comunale toccando S.Giorgio e le sorgenti di Cinciano, e proseguendo fino a incontrare nuovamente il confine provinciale, che è pure quello tra i comuni di Poggibonsi e Barberino, poi il torrente Drove, entrando in provincia di Firenze. A questo punto si inizia la descrizione del confine della parte di questa zona che appartiene alla provincia di Firenze. Il detto confine per un primo tratto segue il torrente Drove fino al Mulino della Chiara, dove incontra il confine amministrativo fra i comuni di Tavarnelle e Barberino, che segue per breve tratto, per poi piegare un po’ a oriente lungo altro torrentello, passando per cà Biricucci e Belvedere fino a incontrare subito dopo la strada S.Donato-Tavarnelle che segue fino a Morrocco; e poi, con una linea virtuale che passa per Figlinella, giunge a Sambuca, dove incontra il torrente Pesa. Seguendo sempre il corso del torrente, coincide per un primo tratto col confine amministrativo fra i comuni di S.Casciano Val di Pesa e Tavarnelle, poi ritrova il torrente dopo Ponte Rotto. Da questo punto il confine della zona coincide con i confini amministrativi dei comuni di San Casciano e Greve. Qui si rientra nella provincia di Siena ed il confine della zona del Chianti Classico coincide con quello amministrativo dei comuni di Radda in Chianti e Gaiole, e per breve tratto di Castelnuovo Berardenga, fino a trovare il punto di partenza della descrizione di questa zona.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
La coltivazione dell’olivo in questa zona è compresa tra le isoiete di 650 mm ed 850 mm, le isoterme di 12,5 C° e 15 C°, in oliveti con altitudine superiore ai 200 m s.l.m., su suoli collinari a pH subalcalino. Sono esclusi dalla produzione dell’olio del “Chianti Classico”, gli oliveti non conformi o locati in fasce del territorio ove non è possibile garantirne la corretta conduzione od ove le caratteristiche ambientali e di suolo sono dissimili dal resto del territorio. Gli oliveti di nuovo impianto potranno essere utilizzati, per la produzione dell’olio del “Chianti Classico”, solo a partire dal terzo anno dalla piantagione.

Articolo 5.
La produzione di olio non può superare 650 chilogrammi per ettaro per oliveti con densità di almeno 200 piante.
Per gli impianti con densità inferiore, la produzione non può superare 3,25 chilogrammi a pianta.

Articolo 6.
L’olio del “Chianti Classico” deve essere prodotto esclusivamente con olive sane, ottenute secondo le più adeguate norme agronomiche, staccate direttamente dalla pianta prima del 31 dicembre di ogni anno.

Articolo 7.
Modalità di raccolta e conservazione
Le olive devono essere direttamente staccate dalla pianta, raccolte eventualmente su reti o teli, trasportate e conservate in cassette sovrapponibili forate su 5 lati, in strati non superiori ai 30 cm. L’eventuale conservazione delle olive deve avvenire in appositi locali freschi e ventilati e per non più di tre giorni dalla raccolta. Il trasporto al frantoio può avvenire nelle stesse cassette o in altri recipienti idonei. E’ vietato l’uso di sacchi o balle.
La conservazione nei frantoi prima della molitura, deve avvenire in locali ed in contenitori idonei a garantire le caratteristiche di pregio del prodotto conferito.
La trasformazione delle olive deve avvenire entro le ventiquattro ore dal conferimento nei frantoi, che devono essere situati nell’ambito del territorio indicato nell’articolo tre del presente disciplinare, ed idonei in base ai requisiti richiesti nel successivo articolo otto.

Articolo 8.
Modalità di oleificazione e formazione delle partite
L’estrazione dell’olio del “Chianti Classico” deve essere fatta, dopo lavaggio delle olive con acqua a temperatura ambiente, con metodi meccanici e fisici leali e costanti; la temperatura degli impianti di estrazione deve essere regolata su valori non superiori a 28°C. Le temperature effettivamente rilevate nei vari punti dell’impianto non possono superare di oltre 2°C la temperatura suddetta.

Articolo 9.
Per ogni specifico produttore, od altro avente diritto, è ammessa la miscelazione di partite successive di trasformazione delle olive per la stessa unità aziendale. Nell’ambito del territorio di cui all’Art. tre, sono consentiti il trasferimento e la miscelazione anche a produttori diversi per partite di olive e di olio in possesso dei requisiti previsti nel disciplinare stesso. In nessun caso la denominazione “Chianti Classico”, può essere attribuita ad oli che risultano mescolati con oli, anche extravergini, in ogni modo prodotti fuori dell’area indicata nell’articolo tre o anche ottenuti nella stessa zona ma in anni precedenti o per partite ricavate da olive staccate dopo la data di raccolta prevista nell’articolo sei.

Articolo 10.
Caratteristiche al consumo
L’olio, per avere il riconoscimento del “Chianti Classico” deve essere idoneo alle analisi fisico-chimiche ed organolettiche previste dal regolamento CEE 2568/91 (e successive modifiche), e munito dei caratteri di seguito riportati, caratteri derivanti da fattori naturali (art. quattro), varietali (art. due) e dall’opera dell’uomo (art. cinque, sei, sette e otto) del presente disciplinare:
valutazione chimica
a) acidità (espressa in acido oleico) max. 0,5 %;
b) numero di perossidi max 12 (meq di ossigeno);
c) estinzione all’ultravioletto K232 max 2,1 e K270 max. 0,2;
d) alto tenore di acido oleico, > del 74%;
e) CMP totali (antiossidanti fenolici, metodo della Stazione Sperimentale per le Industrie degli Oli e dei Grassi) maggiori di 150 ppm;
f) tocoferoli totali maggiori di 140 ppm.
vlutazione organolettica (rif. metodo COI)
L’olio deve essere:
– di colore da verde intenso a verde con sfumature dorate;
– con aroma netto di olio di oliva e di fruttato.
In particolare la scheda di assaggio con Panel-test deve risultare:
a) fruttato di oliva 2-8
b) erba e/o foglia 0-6
c) amaro 1-8
d) piccante 1-8
e) pinolo, mandorla 0-5
f) frutta matura 0-2
Per l’ammissione alla DOP l’olio del Chianti Classico deve essere classificato nella categoria extravergine secondo il Regolamento CE 796/2002, ovvero nella valutazione organolettica: la mediana di difetto = a zero, mediana del fruttato > di zero e, comunque, nel rispetto degli indicatori di cui sopra a), b), c), d), e), f).

Articolo 11.
I requisiti dell’olio del “Chianti Classico” previsti dall’art. 10 saranno accertati all’imbottigliamento.
I locali ed i recipienti di stoccaggio dell’olio devono essere tali da garantire la conservazione ottimale del prodotto.

Articolo 12.
E’ consentito l’imbottigliamento dell’olio del “Chianti Classico” sino al 31 ottobre dell’anno successivo a quello di produzione e la immissione al consumo nel mese di febbraio dell’anno seguente. L’annata di produzione deve essere sempre chiaramente evidenziata nella etichettatura dell’olio del “Chianti Classico”.

Articolo 13.
Ai fini del rilascio dell’idoneità ogni partita di olio potrà essere sottoposta, su richiesta del produttore, a due sole successive analisi e valutazioni; al secondo parere negativo la partita è scartata.

Articolo 14.
L’olio conforme alle norme del disciplinare deve essere imbottigliato entro tre mesi dall’avvenuta notifica di idoneità. Trascorso tale periodo, l’olio per essere imbottigliato, dovrà essere sottoposto nuovamente alla prassi della campionatura.

Articolo 15.
L l’olio del “Chianti Classico” dovrà essere confezionato nella zona di produzione, in contenitori di vetro, nei volumi definiti e con quantità nominali fino a 5 (cinque) litri; per confezioni da tre a cinque litri possono essere utilizzati anche contenitori metallici. Le confezioni devono essere chiuse ermeticamente, in modo che l’apertura rompa il sigillo di garanzia.

Articolo 16.
Designazione e presentazione
Sulle etichette dei contenitori di cui al precedente articolo, oltre alle normali dizioni previste dalle leggi e dalle norme commerciali, deve essere riportata la dizione “Olio Extravergine di Oliva Chianti Classico”, seguita immediatamente dalla dicitura “Denominazione di Origine Protetta” riportando evidente e con caratteri indelebili l’annata di produzione, come indicato nell’Art. sei del presente disciplinare.
Alla denominazione è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista da presente disciplinare. E’ tuttavia consentito l’uso di marchi di consorzi, nomi di aziende, tenute, fattorie ed indicazioni toponomastiche che fanno riferimento a località veritiere di produzione delle olive.
Il nome della denominazione deve figurare in etichetta in caratteri chiari, indelebili, con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta; i caratteri grafici per le eventuali diciture aggiuntive non potranno in ogni modo superare il 50% della dicitura di denominazione prevista.
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 159 del 9/7/1999 e sulla GUCE n° C 93 del 31/3/2000.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

  • CONSORZIO OLIO D.O.P. CHIANTI CLASSICO
  • Via Sangallo, 41 – Località Sambuca
  • 50028 – TAVERNELLE VAL DI PESA – FI
  • Tel. +39 055 82285
  • Fax +39 055 8228173
  • e-mail info@oliodopchianticlassico.com
Olio extravergine d'oliva Chianti Classico D.O.P.

Olio extravergine d’oliva Chianti Classico D.O.P. – per la foto si ringrazia

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