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Archive for the ‘Prodotti agricoli e derivati’ Category

Marrone della Val Pellice – P.A.T.

Il Marrone si differenzia dalla più comune castagna non solo per la pezzatura maggiore, ma anche per le caratteristiche striature brune ben evidenti sulla superficie, per la scarsa resistenza alla sbucciatura ed per un limitatissimo sviluppo e penetrazione della pellicola interna al frutto.

TERRITORIO DI PRODUZIONE

I castagneti della Val Pellice, localizzati nella fascia pedemontana e montana fra i 500 e i 1.000 metri di quota, si trovano nei comuni di Bobbio Pellice, Villar Pellice, Torre Pellice, Luserna S. Giovanni e Lusernetta in provincia di Torino.

METODOLOGIA DI PRODUZIONE

Nel ciclo colturale l’operazione importante è la potatura per rinvigorire e rinnovare le piante vetuste e risanare quelle malate. La raccolta è effettuata tradizionalmente a mano e, solo in alcune realtà, si utilizzano macchine aspiratrici o raccoglitrici.

Fonte: www.piemonteagri.it

Marrone della Val Pellice P.A.T. – per la foto si ringrazia

 

Olio extravergine d’oliva Terre Tarentine – D.O.P.

Disciplinare di produzione – Terre Tarentine DOP

Articolo 1.
Denominazione
La Denominazione di Origine Protetta «Terre Tarentine» è riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal Regolamento (CEE) n. 2081/92 e indicati nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varietà di olivo
La Denominazione di Origine Protetta «Terre Tarentine» è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti da sole o congiuntamente negli oliveti:
Leccino, Coratina, Ogliarola e Frantoio, in misura non inferiore all’80%, in percentuali variabili tra loro; il restante 20% è costituito da altre varietà minori presenti negli oliveti della zona di produzione indicata nel successivo art. 3.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione, trasformazione delle olive destinate all’ottenimento dell’olio extravergine di oliva «Terre Tarentine» e di imbottigliamento comprende l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni della provincia di Taranto:
territorio del comune di Taranto censito al catasto con la lettera «A», Ginosa, Laterza, Castellaneta, Palagianello, Palagiano, Mottola, Massafra, Crispiano, Statte, Martina Franca, Monteiasi, Montemesola.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
Le olive utilizzate per la produzione dell’olio extravergine «Terre Tarentine» devono provenire da oliveti le cui caratteristiche colturali sono quelle tipiche e tradizionali della zona e atte a contribuire, insieme alle caratteristiche pedoclimatiche, al conferimento di quelle doti qualitative tipiche e irriproducibili.
Sono idonei gli oliveti situati entro un limite altimetrico di 517 metri s.l.m., i cui terreni di origine calcarea del Cretaceo, con lembi di calcari del Terziario inferiore e medio ed estesi sedimenti calcareo sabbiosi-argillosi del Pliocene e del Pleistocene, appartengono alle terre brune e rosse, spesso presenti in lembi alternati poggiati su rocce calcaree.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere atti a non modificare le caratteristiche delle olive e dell’olio.
I nuovi impianti devono essere realizzati su terreni idoneo allo sviluppo vegetativo ottimale della coltura.
Il numero di piante per ettaro può variare a seconda della potenzialità produttiva del terreno, e comunque non può essere superiore a 500 nei sesti di impianto intensivo.
Sono vietate tutte le forme di forzatura e tutte quelle pratiche agronomiche volte all’incremento della produzione a sfavore della qualità e della salubrità del prodotto.

Articolo 5.
Produzioni e rese
La produzione massima di olive per pianta può essere di kg 60 negli oliveti con sesto di impianto intensivo e di kg 120 in quelli con sesto tradizionale.
La produzione massima per ettaro non deve superare i 120 quintali.
Le olive utilizzate per la produzione dell’olio extravergine «Terre Tarentine» devono essere sane.

Articolo 6.
Raccolta
Sono ammesse tutte le procedure di raccolta che effettuano il distacco delle drupe direttamente dalla pianta. Le operazioni di raccolta devono essere effettuate a partire dal mese di ottobre e non possono protrarsi oltre gennaio.
Il trasporto delle olive al frantoio deve avvenire nella stessa giornata in cui sono state raccolte ed utilizzando contenitori atti a garantire l’integrità delle drupe.
Le olive possono soggiornare nel frantoio al massimo per 72 ore prima della molitura ed essere stoccate in recipienti rigidi ed areati collocati in locali freschi ventilati in cui la temperatura non deve subire escursioni tali da compromettere la qualità delle drupe.

Articolo 7.
Modalità di oleificazione
L’oleificazione deve avvenire in frantoi autorizzati, ricadenti nella zona di produzione indicata all’art. 3.
Per l’estrazione dell’olio extravergine «Terre Tarentine» sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici, tradizionali e continui, atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche. È ammesso il solo impiego di acqua potabile a temperature non superiori ai 30° C.
La resa massima delle olive in olio non deve superare il valore del 22%.

Articolo 8.
Caratteristiche al consumo
All’atto dell’immissione al consumo, l’olio oggetto del presente disciplinare può essere filtrato o non filtrato e deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: giallo verde;
fluidità: media;
sapore: fruttato con media sensazione di amaro e leggera sensazione di piccante;
valore minimo del panel test: 6,5;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso: non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
Numero perossidi: <=12 Meq O2/Kg;
K232: <=1,7;
K270: <=0,150;
acido linoleico: <=10%;
acido linolenico: <=0,6%;
acido oleico: >=70%;
valore campesterolo: <=3,3%;
trilinoleina: <=0,2%.
Per tutti gli altri parametri chimico-fisici, non espressamente riportati si fa riferimento a quanto previsto nel Reg. CEE n. 2568/91 e successive modificazioni ed integrazioni.

Articolo 9.
Designazione e presentazione
Alla Denominazione di Origine Protetta di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare ivi compresi gli aggettivi «fine, scelto, selezionato, superiore» o di quant’altro possa trarre in inganno il consumatore.
È consentito l’uso veritiero di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non abbiano significato laudativo.
L’uso di nomi di aziende, tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situata nell’area di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda e se l’oleficazione ed il confezionamento sono avvenuti nell’azienda medesima.
Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine di oliva «Terre Tarentine» devono avvenire nell’ambito della zona geografica di produzione prevista all’art. 3.
Il nome della denominazione di origine protetta deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa.
La designazione deve altresì rispettare le norme di etichettatura previste dalla vigente legislazione.
L’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 deve essere immesso al consumo in recipienti a norma di legge di capacità non superiore a litri 5.
È obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto, nonché l’indicazione «da consumarsi preferibilmente entro il mese di ….. dell’anno …..» per un periodo di non oltre 15 mesi dalla data di pubblicazione.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Olio extravergine di oliva Terre Tarentine D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine di oliva Terre Tarentine D.O.P. – per la foto si ringrazia

Limone femminello del Gargano – I.G.P.

Zona di produzione

La zona geografica di produzione (e confezionamento), si trova nella provincia di Foggia e comprende i territori dei comuni di Vico del Gargano, Ischitella e Rodi Garganico, ovvero il tratto costiero e sub-costiero settentrionale del promontorio del Gargano, che va da Vico del Gargano a Rodi Garganico, fin sotto Ischitella.

Caratteristiche

Tale denominazione è riservata alle cultivar di limoni, cosiddetti “nostrani” o locali, e cioè tipi stabilizzati della varietà Femminello Comune, storicamente e commercialmente distinti in:
1. Limone a scorza gentile (Citrus limonium tenue Riss.), detto anche Lustrino. Peduncolo di medio spessore e lunghezza, forma del frutto sferoidale, buccia giallo-chiaro, particolarmente liscia e di spessore molto sottile. Diametro equatoriale minimo di 50 mm, peso non inferiore a 80 g circa. Flavedo ricco di oli essenziali e di profumi molto intensi; 8-11 segmenti per frutto. Polpa e succo giallo citrino, con numero ridotto di semi; succo non inferiore al 35% del peso del frutto e acidità superiore a 3,5 gr/100 ml.
2. Limone oblungo (C. limonium oblungum Riss.), volg. fusillo. Peduncolo di medio spessore e lunghezza, forma del frutto ellittica, dimensioni medio-grandi, diametro equatoriale minimo di 60 mm, peso non inferiore a 100 g; buccia giallo citrino intenso, di spessore medio, più o meno liscia. Flavedo ricco di oli essenziali e con profumi molto intensi; 8-11 segmenti per frutto. Polpa e succo giallo citrino; succo non inferiore al 30% del peso del frutto e acidità superiore a 3,5 gr/100ml.

Disciplinare di produzione – Limone Femminello del Gargano IGP

Articolo 1.
L’indicazione geografica protetta “Limone Femminello del Gargano” è riservata ai limoni prodotti in un’area specifica del Promontorio del Gargano, nella Regione Puglia, completamente maturati sulla pianta e prodotte per il consumo fresco e la trasformazione, che rispettano le condizioni e i requisiti stabiliti nel presente disciplinare.

Articolo 2.
Caratteristiche del prodotto
L’indicazione geografica protetta “Limone Femminello del Gargano” è riservata alle cultivar di limoni, cosiddetti “nostrani” o locali, e cioè tipi stabilizzati della varietà Femminello Comune, storicamente e commercialmente distinti in:
1. Limone a scorza gentile (Citrus limonium tenue Riss.), detto anche Lustrino. Peduncolo di medio spessore e lunghezza, forma del frutto sferoidale, buccia giallo-chiaro, particolarmente liscia e di spessore molto sottile. Diametro equatoriale minimo di 50 mm, peso non inferiore a 80 g circa. Flavedo ricco di oli essenziali e di profumi molto intensi; 8-11 segmenti per frutto. Polpa e succo giallo citrino, con numero ridotto di semi; succo non inferiore al 35% del peso del frutto e acidità superiore a 3,5 gr/100 ml.
2. Limone oblungo (C. limonium oblungum Riss.), volg. fusillo. Peduncolo di medio spessore e lunghezza, forma del frutto ellittica, dimensioni medio-grandi, diametro equatoriale minimo di 60 mm, peso non inferiore a 100 g; buccia giallo citrino intenso, di spessore medio, più o meno liscia. Flavedo ricco di oli essenziali e con profumi molto intensi; 8-11 segmenti per frutto. Polpa e succo giallo citrino; succo non inferiore al 30% del peso del frutto e acidità superiore a 3,5 gr/100ml.

Articolo 3.
Zona di produzione
Per “Limone Femminello del Gargano”, s’intende il frutto prodotto e confezionato in un’area che interessa i territori di Vico del Gargano, Ischitella e Rodi Garganico e precisamente il tratto costiero – subcostiero del Promontorio del Gargano che va da Vico del Gargano a Rodi Garganico, fin sotto Ischitella.
L’area è identificata dai seguenti confini naturali: a nord, la linea di spiaggia compresa nel tratto contrada Calenella-Foce Torrente Romondato, ad ovest il tracciato del Torrente citato, a sud-ovest, il tratto strada provinciale Frazione Isola Varano-Ischitella e il tracciato del Torrente Pietrafitta, a sud-est i tracciati dei tratturi Canneto e San Nicola, ad est il limite del territorio del comune di Vico del Gargano rappresentato dalla contrada Calenella.

Articolo 4.
Elementi che comprovano l’origine
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input (prodotti in entrata) e gli output (prodotti in uscita). In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, dei produttori e dei confezionatori è garantita la tracciabilità e rintracciabilità del prodotto.
La prova dell’origine, inoltre, è comprovata da specifici adempimenti cui si sottopongono gli agrumicoltori, quali il catasto di tutti i terreni sottoposti alla coltivazione di “Limone Femminello del Gargano” , nonché la tenuta di appositi registri di produzione e la denuncia alla struttura di controllo delle quantità prodotte. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, sono assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
Il “Limone Femminello del Gargano” è ottenuto in una realtà agrumaria “storica” con una tecnica consolidata nella tradizione, idonea ad ottenere limoni con specifiche caratteristiche di qualità.
5.1. I terreni
I terreni sono orograficamente inquadrabili nella fascia perimetrale del Promontorio modellata in valli e vallecole. Geomorfologicamente si tratta di piccole valli calcaree con terreni della categoria“suoli rossi mediterranei” particolarmente ricchi di potassio e microelementi.
5.2. Il portainnesto
Il portainnesto, come da tradizione agronomica, è il Melangolo (citrus mearda), certificato come tale dalla normativa vigente.
5.3. Impianto e sesto d’impianto, forme di protezione L’impianto del limoneto è fatto nel pieno rispetto dei peculiari caratteri orografici e podologici che caratterizzano la zona; su quelli in pendio si deve procedere alla sistemazione a terrazzo, quali muretti a secco e ciglionamenti. Il limoneto, come da tradizione, è consociabile con alberi di“Arancia Bionda del Gargano”.
La protezione dai venti, ove necessaria, deve essere assicurata da frangivento vivi di leccio, alloro ed altre essenze agrarie, ovvero da canneti e reti. Il sesto d’impianto è quello tradizionale, a quinconce, e in ogni caso, con una densità d’impianto compresa tra 250 e 400 piante per ettaro.
Le specie e le varietà da coltivare sono quelle definite all’art. 2.
5.4. L’allevamento
La forma da dare all’albero di limone è quella tipica della zona e precisamente una semisfera schiacciata, localmente denominata “cupola squarciata”; l’impalcatura della stessa è costituita da due branche principali e due secondarie facendo in modo che la chioma si sviluppi secondo un cerchio inscritto in un quadrato. Pertanto la cupola internamente è cava, per favorire l’arieggiamento e le operazioni di raccolta.
5.5. Le cure colturali
Nel periodo che va da maggio ad ottobre, le piante di limone sono irrigate.
Le lavorazioni al terreno si limitano alle zappature primaverili e alle concimazioni, generalmente ancora con letame ovino-caprino; in alternativa si ricorre a concimazioni a base di perfosfati.
Sistematiche potature primaverili, prima della ripresa vegetativa, modellano costantemente la“cupola” e, soprattutto, garantiscono il necessario equilibrio tra attività vegetativa e produttiva.
Le cure colturali continuano con la difesa, sia da avversità atmosferiche, fronteggiate anche con i frangivento, sia da attacchi parassitari, principalmente cocciniglie, causa del problema delle fumaggini.
Le colture utilizzanti processi di natura biologica sono assoggettate alla specifica normativa.
5.6. Le rese
La produzione di limoni non devono superare le 35 tonnellate per ettaro.
5.7. L’epoca di raccolta
Date le particolari condizioni pedoclimatiche e le peculiari caratteristiche che senza forzatura alcuna garantiscono una lunga persistenza del frutto sull’albero, l’epoca di raccolta è tutto l’anno. La raccolta è fatta manualmente e con l’ausilio di forbici.
E’ vietata la maturazione artificiale dei frutti.
Il confezionamento del prodotto IGP “Limone Femminello del Gargano” può avvenire esclusivamente nella zona di origine così come indicata all’art.3 del presente disciplinare di produzione, al fine di garantire la tracciabilità e il controllo del prodotto e per non deteriorare le caratteristiche qualitative del prodotto.

Articolo 6.
Elementi che comprovano il legame con l’ambiente La presenza del limone nel Gargano è strettamente legata alla zona cosiddetta dei “Giardini d’agrumi”, e più precisamente ad una precisa area, unica in tutta la fascia Adriatica, nella quale oltre a favorevoli condizioni climatiche vi è una naturale disponibilità di acqua.
Questa è l’unica zona del Gargano che si caratterizza per una straordinaria e alquanto suggestiva concentrazione di sorgenti, che, grazie ad un canale di presa e ad una rete di canalette secondarie, arrivano ad ogni singola pianta di limone.
La presenza del Limone Femminello del Gargano nella zona di origine è inquadrabile anche sul piano geo-pedoclimatico, di microambienti, in ognuno dei quali, grazie all’esperienza tradizionale e secolare dei contadini della zona, si sono sviluppati fin dal passato limoni le cui caratteristiche qualitative sono così palesi da essere richiesti, fin dall’antichità, anche da mercati esteri.
Grazie allo studio continuo da parte degli uomini della zona di produzione per migliorare e proteggere i limoneti del Gargano dalle gelate o dai freddi venti nordici, sono stati individuati i siti più propizi al migliore sviluppo del Limone Femminello del Gargano, ed è per questo motivo che gran parte degli impianti si sviluppano su versanti esposti a sud, sud-est. Inoltre sono stati adottati vari sistemi di frangivento per difendere le piante dai freddi venti marini, uno dei nemici più terribili del Limone Femminello del Gargano: esistono lunghi ed alti muri in fabbrica interrotti a distanze regolari da grandi finestroni, chiusi con graticciate in canne durante l’inverno; oppure, come nei limoneti di Rodi, i frangivento sono “vivi”, costituiti cioè da leccio ed alloro. In alternativa si realizzano i cosiddetti “canneti”: lunghe file di canne secche, infilzate nel terreno, e tenute insieme con canne trasversali.
L’agrumicoltura del Gargano è ancora una forma di “agricoltura tradizionale”, con lavori manuali, in cui maestro è ancora il potatore; quella del Gargano si delinea come una forma di agricoltura che nel corso del tempo ha maturato un patrimonio di conoscenze agronomiche tramandatasi di generazione in generazione.
Grazie alla qualità ambientale del contesto, inquadrabile da un punto di vista pedoclimatico nella“Regione litoranea” e nella “Fascia subumida a clima mediterraneo” del promontorio garganico, il Limone Femminello del Gargano è rinomato per la sua genuinità e, soprattutto per l’alto contenuto in vitamina C e per la particolarità dei profumi che questa IGP presenta rispetto ai limoni prodotti nelle altre regioni italiane. Tali caratteristiche derivano dalle condizioni pedologiche della zona, in cui la piovosità è particolarmente concentrata nel periodo autunnale-invernale con precipitazioni annue comprese tra mm 600 e 650 e, di conseguenza, con aridità estiva. Sul piano più propriamente termico, l’area di produzione del Limone Femminello del Gargano rientra nella fascia del Gargano classificata come “temperata senza inverno” o “caldo temperata”, con andamento termico caratterizzato da temperature medie superiori ai 10°C per almeno otto mesi. Il rapporto precipitazioni/temperature dà valori intorno a 40. L’area si caratterizza, inoltre, per un clima particolarmente mite, dato il sistema di dolci colline “degradanti a mare”. Geomorfologicamente si tratta di piccole valli calcaree con terreni della categoria “suoli rossi mediterranei” che su un piano fisico-chimico si presentano di medio spessore, poveri di fosforo ed azoto ma particolarmente ricchi di potassio e microelementi (ferro, manganese, zinco).
La più antica testimonianza di dati produttivi del Limone Femminello del Gargano si può dedurre dalla nota Statistica del Reame di Napoli di G. Ricchioni (1811), il quale stima in 100 mila ducati il valore della produzione agrumaria garganica. Dalla stessa fonte si evince che oltre la metà della produzione era destinata all’esportazione; ciò a conferma della enorme reputazione che tale agrume aveva acquistato anche all’estero. Già nel 1884 era attiva una prima rete commerciale con il continente americano (Canada, Stati Uniti) che assorbiva quasi tutta la produzione agrumaria garganica. Nei mercati più importanti del mondo, inoltre, gli agrumi del Gargano ottengono grandi riconoscimenti, essendo apprezzati per le loro uniche caratteristiche.
La tradizione agrumaria di questi tre comuni è frutto di una ormai ultra secolare pratica che, almeno dalle fonti storiche disponibili, è fiorente già nel XI secolo. In un documento storico, (Leone d’Ostia) si documenta che nel 1003 Melo, principe di Bari, incontrandosi con alcuni pellegrini normanni nell’atrio della Basilica dell’Arcangelo sul Gargano, li invogliasse alla conquista delle Puglie. E, per dar loro prova della ricchezza e della feracità di quei luoghi, spedì in Normandia una scelta quantità di frutti, tra cui i “pomi citrini” del Gargano, corrispondenti al melangolo (arancio amaro), il quale fino al 1500 era il tipo di agrume che si coltivava in Europa.
Fin dall’antichità, poeti, illustri viaggiatori francesi e tedeschi sono rimasti colpiti dai rilevanti momenti economici e paesaggistici di questa superficie produttiva che ha rappresentato <quanto di meglio possa desiderarsi in fatto di arboricoltura intensiva, veramente progredita>. Sul finire del‘600, secondo la preziosa testimonianza di frate Filippo Bernardi, in un Gargano avvolto in una coltre di oblio, si distinguono Vico, Rodi pieni di <agrumi che rende i paesani ricchi per il continuo traffico che vi fanno i Veneziani e gli Schiavoni i quali vengono a caricare vini, arance, limoni …; a Rodi si può dire che vi sia una tirata di giardini per la qualità di aranci e limoni che vi sono piante così sterminate che sembrano anzi querce che agrumi>.

Articolo 7.
Controlli
Il controllo per l’applicazione del presente disciplinare di produzione è svolto da un organismo privato autorizzato o da un’autorità pubblica designata, conformemente a quanto stabilito dall’art. 10 del Regolamento (CEE) n.2081 del 14 luglio 1992.

Articolo 8.
Etichettatura
Possono essere commercializzati, per il consumo fresco e la trasformazione, i limoni con caratteristiche così come definite nel presente disciplinare di produzione.
Il prodotto, nel rispetto delle norme generali e metrologiche del commercio ortofrutticolo, può essere commercializzato:
1. sfuso e ogni frutto deve riportare il logo IGP “Limone Femminello del Gargano”;
2. in confezioni, ovvero con incarto, e almeno l’80% dei frutti costituenti la confezione deve
osservare analogo adempimento.
Nel caso di confezionamento, i contenitori devono essere rigidi, con capienza da un minimo di 1 kg ad un massimo di 25 kg e devono essere costituiti di materiale di origine vegetale, quali legno o cartone. Le confezioni commerciali devono riportare le seguenti indicazioni:
– Limone Femminello del Gargano, eventualmente seguite dal nome del tipo commerciato quali Lustrino o Fusillo, loro sinonimi;
– Il logo;
– La dicitura di IGP anche per esteso;
– Il nome del produttore/commerciante, ragione sociale, indirizzo del confezionatore, peso netto all’origine.
I prodotti per la cui preparazione è utilizzata la I.G.P. “Limone Femminello del Gargano”, anche a seguito di processi di elaborazione e di trasformazione, possono essere immessi al consumo in confezioni recanti il riferimento alla detta denominazione senza l’apposizione del logo comunitario, a condizione che:
– il prodotto a denominazione protetta, certificato come tale, costituisca il componente esclusivo della categoria merceologica di appartenenza;
– gli utilizzatori del prodotto a denominazione protetta siano autorizzati dai titolari del diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione della I.G.P. riuniti in Consorzio incaricato alla tutela dal Ministero delle Politiche Agricole. Lo stesso Consorzio incaricato provvederà anche ad iscriverli in appositi registri ed a vigilare sul corretto uso della denominazione protetta.
In assenza di un Consorzio di tutela incaricato le predette funzioni saranno svolte dal Mi.P.A.F. in quanto autorità nazionale preposta all’attuazione del Reg. (CEE) n. 2081/92.
E’ fatto divieto di utilizzare nomi di specie e varietà diverse da quelle contemplate nel presente disciplinare. È vietata, inoltre, l’indicazione di qualsiasi qualificazione del tipo prima qualità, fine, extrafine e similari.
E’ consentito, infine, ai produttori o confezionatori l’uso di marchi privati o di particolari indicazioni, purché non siano laudativi e non siano concepiti per trarre in inganno l’acquirente.

Articolo 9.
Il logo
Il logo di Limone Femminello del Gargano è l’immagine qui riportata e rappresenta una stilizzazione di due limoni, con rametto fogliato, all’interno di una corona ellissoidale; sulla corona è riportata la dicitura “Limone Femminello del Gargano”.
Caratteristiche grafiche:
– Dimensioni pixel 469 x 387.
– Risoluzione 200 Dpi.
– La corona ellissoidale è di color Pantone 5483CVC.
– Testo “LIMONE FEMMINELLO DEL GARGANO” Carattere Arial Black tutto Maiuscolo, dim 37 x 54 pixel, di color Giallo Pantone 3945 CVC contornato in color Nero Pantone Quadricromia CVC.
– I limoni sono di colore Giallo Pantone sfumato da Pantone 129 CVC fino a Pantone 1205 CVC, con sfumatura macchiettata in colore Giallo Pantone 1265 CVC.
– Il Rametto è in colore Verde Pantone 357 , CVC, le foglie in colore Pantone 3435 CVC e le nervature in Verde Pantone 5767CVC.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Limone femminello del Gargano I.G.P. - per la foto si ringrazia

Limone femminello del Gargano I.G.P. – per la foto si ringrazia

Limone femminello del Gargano I.G.P. - per la foto si ringrazia

Limone femminello del Gargano I.G.P. – per la foto si ringrazia

La Bella della Daunia – D.O.P.

Zona di produzione

Territori dei comuni di Cerignola, Stornara, Ortanova, S.Ferdinando di Puglia, Trinitapoli e Stornarella, in provincia di Foggia.

Caratteristiche

L’oliva La Bella della Daunia DOP si presenta di grande pezzatura, ha polpa abbondante di colore verde o nero. Di forma allungata (simile ad un susina), si caratterizza per la pellicola sottile ed il gusto pieno e saporito.

Disciplinare di produzione – La Bella della Daunia DOP

Articolo 1.
La denominazione d’origine protetta «La Bella della Daunia» e’ riservata alle olive da mensa di colore verde e di colore nero che rispondono ai requisiti ed alle condizioni stabilite dal Reg. (CE) n. 510/2006 e dal presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
La denominazione di origine protetta «La Bella della Daunia» designa le olive da mensa di colore verde e di colore nero prodotte nella zona delimitata al successivo art. 3 del presente disciplinare ottenute dalla varieta’ di olivo la «Bella di Cerignola».

Articolo 3.
La zona di produzione della denominazione di origine protetta «La Bella della Daunia» di cui al presente disciplinare, comprende in provincia di Foggia, parte dei territori comunali di Cerignola, Orta Nova, Stornarella e Trinitapoli e gli interi agri di San Ferdinando e Stornara.
Il confine che delimita il territorio idoneo alla coltivazione dell’oliva da mensa «La Bella della Daunia» s’estende da ovest verso l’estremo sud:
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 176 «Canosa di Puglia» IV S.O. partendo da ovest il confine dell’area interessata inizia con la delimitazione del fiume Ofanto e prosegue verso il «Ponte Romano» situato sulla s.s. n. 98 e verso Cerignola sino all’incrocio con la strada provinciale «Ciminiera», deviando a sinistra fino al raggiungimento del locale «Casalini».
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Madonna di Ripalta» I S.E. attraverso la strada «Ciminiera» raggiunge la s.s. 529 Ofantina da dove prosegue verso sinistra lungo la suddetta stradale. Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Villaggio Gaudiano». Il N.E. dalla masseria Catenaccio s’estende lungo la s.s. 529 Ofantina sino al km 13, devia a destra sino alla masseria Moschella. Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175«S. Carlo». Il N.O. dalla masseria Moschella la delimitazione continua sino al limite dell’agro di Cerignola, prosegue lungo detto limite fino all’incrocio della strada S. Leonardo – Topporusso, devia a destra, percorre la stessa strada sino a 800 ml circa oltre la masseria Posta Barone Grella.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Borgo Liberta» I S.O.: il confine segue la strada S. Leonardo – Topporrusso dal km 13,00 sino al km 11,00 circa.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Madonna di Ripalta» I S.E. dal km 11,00 circa la delimitazione s’estende sino al quadrivia della strada Pozzo Terraneo, devia a sinistra e prosegue lungo la strada Pozzo Monaco-pozzoterraneo.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Borgo Liberta» I S.O. prosegue lungo la strada Pozzo Monaco – Pozzoterraneo sino al quadrivia di S. Giovanni in Fonde distante 5 km circa dal comune di Stornara e devia dapprima verso sinistra sino al km 11,3 e poi verso destra percorrendo la strada comunale che conduce al comune di Stornarella.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Orta Nova» I N.O.: seguendo la strada sopra descritta, raggiunge il comune di Stornarella e da qui prosegue attraverso la provinciale Stornarella – Ascoli Satriano sino al limite dell’agro di Stornarella (confinante con il canale «La Pidocchiosa»).
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Corleto» IV S.E. la delimitazione prosegue poi fino al limite costituito dall’agro comunale di Stornarella.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Ordona» IV N.E. Dall’agro del comune di Stornarella il confine s’estende lungo la strada provinciale Orta Nova – Ascoli Satriano fino al comune di Orta Nova.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Orta Nova» I N.O. Dal comune di Orta Nova attraverso la s.s. n. 161 Orta Nova – Napoli il confine s’estende fino al «Passo d’Orta», da qui devia verso sinistra con la s.s. n. 16 Cerignola – Foggia in direzione del capoluogo di provincia, fino al limite dell’agro di Orta Nova. Carta I.G.M.
1:25.000 n. 164 «Stazione di Orta Nova» TI S.O. il confine continua lungo la s.s. n. 16 in direzione di Foggia costeggiando l’agro di Orta Nova fino al raggiungimento della s.s. n. 544 Foggia – Trinitapoli.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 164 «Tressanti» TI S.E. la delimitazione prosegue poi lungo la s.s. n. 544 Foggia – Trinitapoli.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 165 «Stazione di Candida» III S.O. Il confine continua lungo la s.s. n. 544 Foggia – Trinitapoli.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 165 «Trinitapoli» III S.E. La delimitazione prosegue lungo la s.s. n. 544 Foggia – Trinitapoli e raggiunge la periferia del comune di Trinitapoli sino ad incrociare la strada comunale «Mandriglia». Da li’ prosegue fino a raggiungere il «Vecchio derivativo Ofantino». Devia poi verso destra lungo il limite dell’agro comunale di Trinitapoli sino al fiume Ofanto.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 176 «Canne della battaglia» IV N.IE. il confine prosegue poi lungo il fiume Ofanto limite di confine dell’agro comunale di Trinitapoli.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 176 «S. Ferdinando di Puglia» IV N.O.
Prosegue ancora lungo il fiume Ofanto limite dell’agro comunale di S. Ferdinando di Puglia.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 176 «Canosa di Puglia» IV S.O. Il confine s’estende lungo il fiume Ofanto e raggiunge il «Ponte Romano» situato sulla s.s. n. 98 Cerignola – Canosa.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 175 «Cerignola» I N.E. Il territorio di Cerignola descritto all’interno della carta I .G.M. n. 175«Cerignola» I N.E. risulta essere compreso entro i confini precedentemente delimitati.

Articolo 4.
Il sistema di coltivazione deve essere quello tradizionalmente adottato nella zona, fortemente legato ai peculiari caratteri orografici e pedoclimatici.
Il sistema di potatura annuale, le forme di allevamento e sesti d’impianto sono quelli tradizionali della zona, con un numero massimo di piante 420/Ha, anche consociate.
La raccolta delle olive avviene direttamente dalla pianta, a cominciare dal 1° ottobre; per le olive verdi nel momento in cui la pellicola inizia a virare dal verde foglia al verde paglierino con lenticelle ben pronunciate, per le olive nere quando le olive sono invaiate o mature con colorazione rosso vinoso.
Per evitare il contatto delle olive con il terreno devono essere usati dei teli.
L’irrigazione deve terminare 10/15 giorni prima della raccolta per non danneggiare le drupe (ammaccature) che risultano troppo turgide e delicate.
Il trasporto deve essere fatto in modo idoneo per evitare danni al frutto. A tal fine devono essere impiegate idonee cassette di plastica.
La produzione massima consentita d’olive per ettaro ammessa a tutela non deve superare i 150 q.li/Ha in coltura specializzata o promiscua (in tal caso si intende la produzione ragguagliata) Le olive verdi «La Bella della Daunia» a D.O.P. subiscono un processo di trasformazione con Sistema Sivigliano che viene di seguito descritto: le olive dopo la calibratura sono trattate con soluzione di liscivia alcalina (idrossido di sodio), le cui concentrazioni potranno variare da 1,7% al 4,0% (w/v), a secondo della maturazione delle olive, della temperatura, della qualita’ dell’acqua. Il trattamento si fa in recipienti di capacita’ variabile badando che la soluzione copra totalmente i frutti e si interrompe quando la liscivia sia penetrata ai 2/3 circa dello spessore della polpa. Questa fase di lavorazione dura da un minimo di otto ore ad un massimo di quindici ore. Le olive devono essere costantemente coperte di acqua per evitare ossidazioni.
Dopo il trattamento con la liscivia alcalina vengono fatti dei lavaggi con acqua per eliminare la soluzione sodica. Segue la fermentazione 30-60 giorni in recipienti adeguati nei quali le olive devono essere sempre coperte con salamoia che deve avere una concentrazione iniziale del 9%-10% che scende rapidamente intorno al 5% per l’alto contenuto d’acqua scambiabile dell’oliva. Qualora il periodo che intercorre tra la fase di fermentazione e quella di confezionamento supera i 6 mesi, allora e’ necessario aggiungere sale macinato in modo da stabilizzare la salamoia tra l’8% ed il 10%. Dopo la fermentazione le olive vengono confezionate in contenitori di vetro o di latta, ed altri contenitori con una salamoia finale variabile dal 3% al 5% e con pH < 4.6; segue la pastorizzazione.
Le olive nere «La Bella della Daunia» a D.O.P. subiscono un processo di trasformazione con Sistema californiano che puo’ avvenire in uno dei due modi di seguito descritti:
Metodica A): le olive sono calibrate e messe in contenitori con salamoia salina concentrata dal 2,5% al 10% in ragione inversa della grossezza e al riparo dell’aria nell’attesa d’essere lavorate.
Successivamente viene sostituita la salamoia con una prima soluzione di liscivia (idrossido di sodio) al 2% circa, per essere poi direttamente arieggiate o immettendo aria compressa nell’acqua.
Ripetuti trattamenti con liscivie diluite seguiti ciascuno da aerazione, facilitano la penetrazione fino al nocciolo; se e’ necessario le olive sono trattate con soluzione di gluconato di ferro o di lattato ferroso alimentare fino a 150 mg/kg d’olive (come residuo) per l’annerimento completo del frutto. Successivamente le olive sono lavate, sottoposte a vapore e confezionate in contenitori di vetro o di latta ed altri contenitori che possano essere sottoposti a sterilizzazione, con una salamoia al 3% circa e con pH=4,6 circa. Segue la sterilizzazione.
Metodica B): le olive sono calibrate e messe in contenitori con salamoia salina concentrata dall’8% al 10% in ragione inversa della grossezza e al riparo dell’aria nell’attesa d’essere lavorate.
Successivamente viene sostituita la salamoia con una soluzione di liscivia (idrossido di sodio) variabile dall’1,3 al 2,5% circa fino quando la liscivia sia penetrata ai 2/3 circa dello spessore della polpa. Seguono poi vari lavaggi e aerazione immettendo aria compressa nell’acqua. Se necessario le olive sono trattate con soluzione di gluconato di ferro o di lattato ferroso alimentare fino a 150 mg/kg d’olive (come residuo) per l’annerimento completo del frutto.
Successivamente le olive sono lavate, sottoposte a vapore e confezionate in contenitori di vetro o di latta ed altri contenitori che possano essere sottoposti a sterilizzazione; il prodotto confezionato avra’ una salamoia finale con concentrazione variabile dal 2% al 5% circa ed un pH > 4,6. Segue la sterilizzazione.

Articolo 5.
Gli oliveti e le ditte di trasformazione idonee alla produzione della DOP «La Bella della Daunia» sono iscritti in un apposito elenco, attivato, aggiornato e conservato dall’organismo di controllo conformemente alle previsioni degli articoli 10 e 11 del reg. CE n. 510/06.

Articolo 6.
All’atto dell’immissione al consumo l’oliva verde da mensa D.O.P.«La Bella della Daunia» deve avere le seguenti caratteristiche:
la tonalita’ di colore deve essere verde paglierino uniforme con lenticelle marcate;
forma allungata, somigliante ad una susina con base ristretta ed apice acuto e sottile;
delicatezza, sapore e consistenza piena e compatta della polpa, sottigliezza della pellicola;
peso compreso tra 6 g e 30 g;
resa in polpa > 80%;
contenuto in grasso < 15%;
tenore in zuccheri riduttori < 2,8%.
All’atto dell’immissione al consumo l’oliva nera da mensa D.O.P«La Bella della Daunia» deve avere le seguenti caratteristiche:
colore deve essere nero intenso all’esterno;
forma allungata, somigliante ad una susina con base ristretta ed apice acuto e sottile;
delicatezza, sapore e consistenza piena e compatta della polpa, sottigliezza della pellicola;
peso compreso tra 6 g e 30 g;
resa in polpa > 80%;
contenuto in grasso < 18%;
tenore in zuccheri riduttori < 2,4%.

Articolo 7.
L’immissione al consumo della DOP «La Bella della Daunia» deve avvenire secondo le seguenti modalita’: il prodotto deve essere posto in vendita in appositi contenitori di vetro, con peso sgocciolato minimo di 100 g, in confezioni in termoplastica con peso sgocciolato minimo di 100 g, in latte con peso sgocciolato da 180 g in su;
contenitori in plastica da 20 a 150 kg (per il trasporto delle olive dai trasformatori ai confezionatori) che non alterino e non trasmettano alle olive odori o sostanze nocive. Le confezioni devono essere sottoposte a pastorizzazione o sterilizzazione.
Tutti i contenitori devono essere provvisti di etichettatura corrispondente ai requisiti stabiliti dalle varie disposizioni di legge; sull’etichetta saranno riportate a caratteri di stampa chiari e leggibili le seguenti indicazioni:
«La Bella della Daunia» e «denominazione di origine protetta» (o la sua sigla D.O.P.);
il logo della denominazione da utilizzare in abbinamento inscindibile con la Denominazione di origine protetta (o la sua sigla DOP);
il nome, la ragione sociale, l’indirizzo dell’azienda produttrice e confezionatrice;
peso netto sgocciolato contenuto nella confezione espresso in conformita’ alle norme vigenti.
Il simbolo grafico e’ composto da una figura femminile che si ispira alla tradizione iconografica vascolare presente anticamente in Daunia ed e’ resa «in negativo», si tratta di una danzatrice che nella mano sinistra stringe un ramo di ulivo sollevato dalla figura.
Attorno alla figura si inserisce il titolo «La Bella della Daunia» con caratteri classici «graziati» (in maiuscolo). Nella cornice esterna di colore oro pantone 872 si inserisce superiormente la dicitura «Oliva da mensa DOP», inferiormente viene riportato il nome della cultivar: varieta’ «Bella di Cerignola».
Nelle riproduzioni la figura e’ nera con tratti bianchi su sfondo bianco. Essa e’ inscritta in una doppia circonferenza profilata di colore oro Pantone 872. La prima circonferenza mostra come sfondo il colore bianco, la seconda a fondo colore oro Pantone 872.
Entrambe le scritture sono in nero.
Il simbolo grafico sara’ riprodotto su di un bollino autoadesivo in tre dimensioni: con 2, cm 3, cm 5.

Fonte: Agraria.org

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La Bella della Daunia D.O.P. - per la foto si ringrazia

La Bella della Daunia D.O.P. – per la foto si ringrazia

 

Olio extravergine d’oliva Terre di Bari – D.O.P.

Disciplinare di produzione – Terre di Bari DOP

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata da una delle seguenti menzioni geograficheaggiuntive: “Castel del Monte”, ” Bitonto”, “Murgia dei Trulli e delle Grotte”, è riservata all’olio extra vergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varietà di olivo
1. La denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Castel del Monte”, è riservata all’olio extra vergine di oliva ottenuto dalla varietà di olivo Coratina presente negli oliveti in misura non inferiore all’80%. Possono, altresì, concorrere altre varietà presenti, presenti da sole o congiuntamente negli oliveti, in misura non superiore al 20%.
2. La denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bitonto”, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti; Cima di Bitonto o Ogliarola Barese e Coratina per almeno l’80%. Possono, altresi, concorrere altre varietà, presenti negli oliveti, da sole o congiuntamente, in misura non superiore al 20%.
3. La denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Murgia dei Trulli e delle Grotte”, e nservata all’olio extra vergine di olivo ottenuto dalla varietà di olivo Cima di Mola presente negli oliveti per almeno il 50%. Possono, altresì, concorrere altre varietà presenti negli oliveti, da soleo conngiuntamente, in misura non superiore al 50%.

Articolo 3.
Zona di produzione
1. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1, comprende i territori olivati atti a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione situati nel territorio amministrativo della provincia di Bari. Tale zona è riportata in apposita cartografia.
2. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Castel del Monte”, comprende, in provincia di Bari, l’intero territorio di amministrativo dei seguenti comuni:
Canosa, Minervino, Barletta, Andria, Corato, Trani, Bisceglie, Altamura, Poggiorsini, Gravina, Spinazzola.
3. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bitonto” comprende, nella provincia di Bari, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Bitonto, Palo del Colle, Modugno, Giovinazzo, Molfetta, Ruvo, Terlizzi, Grumo, Bitetto, Bitritto, Bari, Binetto , Triggiano, Capur so, Santeramo, Toritto, Acquaviva, Cassano, Cellamare, Valenzano, Adelfia, Noicttaro, Sannicandro, Sammichele, Gioia del Colle.
4. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Murgia dei Trulli e delle Grotte”, comprende, in provincia di Bari, l’intero territorio ammimstrativo dei seguenti comuni: Alberobello, Noci, Putignano, Castellana, Rutigiano, Turi, Conversano, Mola, Monopoli, Polignano, Locorotondo, Casamassima.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
1. Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all art. 1 devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative.
2. I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli tradizionalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e degli oli destinati alla denominazione di origine controllata di cui all’art.l.
3. Sono pertanto idonei gli oliveti, generalmente coltivati in forma specializzata con allevamento a vaso tronco-conico con sesti compresi tra 13×13 per le coltivazioni più antiche e 7×7 per quelle recenti, i cui terreni sono caratterizzati in maniera maggiormente diffusa da terra rossa poggiante sulla roccia calcarea.
4. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Castel del Monte” sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 2 dell’art.3.
5. Per la produzione dell’olio extravergine a denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Bitonto”, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 3, dell’art.3.
6. Per la produzione dell’olio extravergine a denominazione di origine controllata “Terra di Bari”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Murgia dei Trulli e delle Grotte”, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 4, dell’art.3.
7. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 deve essere effettuata entro il 30 Gennaio di ogni anno.
8. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominà4ione di origine controllata di cui all’arti non può superare kg.l0.000 per ettaro. La resa massima delle olive in olio non può superare il 22%:
9. Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata sui limiti predetti attraverso accurata cernita purchè la produzione globale non sùperi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
10. La denuncia di produzione delle olive deve essere presentata secondo le procedure previste dal D.M. 4 Novembre 1993, n.573, in unica soluzione.
11. La presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle Associazioni dei produttori olivicoli ai sensi dell’art.5, punto 2 , lettera a, della legge 5 Febbraio 1992, n.169, comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
1. La zona oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica “Castel del Monte”, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 2 dell’art.3.
2. La zona oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica “Bitonto”, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 3 dell’art.3.
3. La zona oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica “Murgia dei Trulli e delle Grotte”, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 4 dell’art.3.
4. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art. 1 deve avvenire direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici.
5. Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui l’art.l, sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di olio senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.
6. Le operazioni di oleificazione devono avvenire entro due giorni dalla raccolta delle olive.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
1. All’attodell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica “Castel del Monte”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: verde con riflessi gialli; odore: di fruttato intenso;
sapore: fruttato con sensazione media di amaro e ~i~cante;
acidità massima totale espressa in acido Qlelco; in peso, non superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panei Test: > = 7,00; numero perossidi: <=12 MeqO2/Kg; K 232: <=2,20 %; K270:<=0,180%;
valore percentuale della trilinoleina I trigliceridi totali <=0,20.
2. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica “Bitonto”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: verde – giallo; odore: di fruttato medio;
sapore.: fruttato con sensazione di erbe fresche e sentore leggero di amaro e piccante;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in péso, non supenore
a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panei Test: > = 7,00; numero perossidi: <=12
MeqO2IKg; K 232: <=2,40%;
K270:<=0,180%;
valore percentuale della trilinoleina I trigliceridi totali <=0,20.
3. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Terra di Bari” accompagnata dalla menzione geografica “Murgia dei Trulli e delle Grotte”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: giallo oro con riflessi verdi; odore: di fruttato leggero;
sapore.: fruttato con sensazione di mandorle fresche e leggero sentore di amaro e piccante;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
punteggio al Panel Test: > = 7,00; numero perossidi: <=15 MeqO2/Kg; K232:<=2,40%;
K270:<=0,180%;
valore percentuale della trilinoleina I trigliceridi totali <=0,20.
4. Altri parametri non espressamente citati devono essere conformi all’attuale normativa dell’Unione Europea.
5. In ogni campagna olearia il Consorzio di tutela individua e conserva in condizione ideale un congruo numero di campioni rappresentativi degli oli di cui all’arti da utilizzare come standard di riferimento per l’esecuzione dell’esame organolettico.
6. E’ in facoltà del Ministro delle risorse agricole, alimentarie forestali di modificare con proprio decreto i limiti ànalitici sop~a riportati su richiesta del consorzio di tutela.
7. La designazione degli oli alla fase di conferimento deve essere effettuata solo a seguito dell’espletamento della procedura prevista dal D.M. 4 Novembre 1993, n.573, in ordine agli esami chimico- fisici ed organolettici.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
1. Alla denominazione di origine controllata di cui all’arti è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente “Disciplinare di produzione” ivi compresi gli aggettivi: “Fine”, “Scelto”, “Selezionato”, “Superiore”.
2. E’ consentito l’uso veritiero di nomi, ragione sociale, marchi privati, purchè non abbiano significato laudativo o non siano tali da trarre in inganno il con sumatore.
3. L’uso di nomi di aziende, tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nella azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situate nell’aria di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda e se l’oleificazione e il confezionamento sono avvenuti nell’azienda medesima.
4. Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine a denominazione di origine controllata di cui l’arti devono avvenire nell’ambito della zona geografica delimitata dal punto i dell’art.3.
5. Le menzione geografiche aggiuntive, autorizzate all’ art. 1 del presente disciplinare, devono essere riportate in etichetta con dimensione non inferiore alla metà e non supenore rispetto a quella dei caratteri con cui viene indicata la denominazione di origine controllata “Terra di Bari”.
6. L’uso di altre indicazioni geografiche consentite ai seni dell’art. 1, punto 2, del D.M. 4 Novembre 1993, n.573, riferite a comuni, frazioni, tenute, fattorie da cui l’olio effettivamente deriva deve essere riportato in caratteri non superiori alla metà di quelli utilizzati per la designazione della denominazione di origine controllata di cui all’art. 1.
7. Il nome della denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con coìorirnetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa. La designazione deve altresì rispettare le norme di etichettatura prevista dalla vigente legislazione.
8. L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 deve essere immesso al consumo in recipienti in vetro o in banda stagnata di capacità non superiore a 5 litri.
9. E’ obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto.

Fonte: Agraria.org

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Olio Extravergine di Oliva D.O.P Terre di Bari - per la foto si ringrazia

Olio Extravergine di Oliva D.O.P Terre di Bari – per la foto si ringrazia

Olio Extravergine di Oliva D.O.P Terre di Bari - per la foto si ringrazia

Olio Extravergine di Oliva D.O.P Terre di Bari – per la foto si ringrazia

 

Clementine del Golfo di Taranto – I.G.P.

Zona di produzione

Zona di produzione: comuni di Palagiano, Massafra, Ginosa, Castellaneta, Palagianello, Taranto e Statte.

Caratteristiche

Presentano una forma sferoidale, leggermente schiacciata ai poli ed una buccia liscia o leggermente rugosa, di colore arancio con un massimo del 30% di colorazione verde. L’aroma è intenso e persistente. L’esperidio è apireno, con una tolleranza pari ad un massimo del 5% di frutti contenenti non più tre semi.

Disciplinare di produzione – Clementine del Golfo di Taranto IGP

Articolo 1.
Denominazione
L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Clementine del Golfo di Taranto” è riservata ai frutti di clementine derivanti dalla specie C. clementine Hort. ex Tanaka, indicati nel successivo Art. 2, che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal regolamento (CEE) n.2081/92 ed indicati nel presente disciplinare di produzione.
Le clementine di cui trattasi sono destinate ad essere fomite al consumatore esclusivamente allo stato fresco e devono essere prodotte all’interno del territorio dei comuni della provincia di TARANTO indicati nell’art. 3 del presente disciplinare.

Articolo 2.
Varietà
L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Clementine del Golfo dì Taranto” designa le clementine riferibili alle seguenti cultivar e selezioni clonali: Comune, Fedele, Precoce di Massacra (o Spinoso), Grosso Puglia, ISA, SRA 63, SRA 89.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione delle “Clementine del Golfo di Taranto” comprende l’intero territorio dei comuni di Palagiano, Massafra, Ginosa, Castellaneta, Palagianello, Taranto e Statte.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
Il sistema di coltivazione delle “Clementine del Golfo di Taranto”, di cui al presente disciplinare, dev’essere obbligatoriamente quello tradizionalmente adottato all’interno dell’area delimitata nel precedente Art.3 e prevede le seguenti tecniche:
a) La potatura è praticata ogni anno a primavera inoltrata, è finalizzata ad assecondare l’equilibrio tra la funzione vegetativa e produttiva, con tagli limitati specialmente nei primi anni.
La forma di allevamento è quella a globo – vaso.
b) La concimazione è sempre basata sullo stato di fertilità del terreno, a seguito di opportune analisi effettuate con cadenza triennale.
La concimazione di base viene praticata in inverno – primavera con concimi liquidi e/o solidi ed integrati alla ripresa vegetativa con micro – meso e macro elementi. Trovano applicazione anche la concimazione fogliare, i fìtoregolatori e la fertirrigazione.
e) Irrigazione viene praticata in quasi tutti i periodi dell’armo, in assenza di piogge. Il metodo più in uso è quello a goccia o a zampillo, diretto e lontano dalla proiezione della chioma, per evitare possibili attacchi di “marciumf1 nella zona del colletto.
d) Le lavorazioni del terreno servono per il controllo delle infestanti, l’interramento dei concimi e la riduzione della perdita d’acqua dal terreno per evaporazione.
e) I trattamenti antiparassitari sono praticati con i prodotti fìtosanitari a base di principi attivi registrati per gli agrumi.
Per l’ammissione all’I.G.P. i nuovi impianti dovranno essere realizzati in terreni ben drenati.
Sono ammessi frangiventi (vivi o morti) per la protezione della coltura nelle diverse fasi.
Fatto salvo i sesti di impianto preesistenti che hanno densità da 350 a 750 piante/ha, nei nuovi impianti la densità non deve superare n0 500 piante/ha. Sono ammessi impianti a sesto dinamico con diversa densità, fino ad un massimo di 25 anni di età.
La produzione unitaria massima consentita per le clementine, è fissata in 50 t/ha.
I nuovi impianti devono essere realizzati esclusivamente con piante innestate, conformi alla norme di qualità CE sulla commercializzazione del materiale di propagazione.
I nuovi impianti di agrumi devono essere realizzati usando come esclusivo porta innesto il Citras aurantium L., volgarmente noto come “Arancio amaro” o”Melangolo” .
La raccolta dei frutti deve essere effettuata a mano, con l’uso delle forbici, evitando che i frutti vengano deteriorati. I frutti devono essere raccolti asciutti, senza foglia o con qualche foglia. I frutti privi di calice (rosetta) sono esclusi dalla I.G.P. La tecnica della deverdizzazione non è ammessa.
E’ consentito l’impiego di cere e/o di prodotti conservanti ammessi dalla legislazione del Paese cui i frutti sono destinati, e in quanto tali, agenti esclusivamente all’esterno della buccia, senza alterazione del sapore e dell’odore tipici di ciascuna clementina.

Articolo 5.
Controlli
Gli impianti idonei alla produzione dell’I.G.P “Clementine del Golfo di Taranto”, sono iscritti in apposito elenco, attivato, tenuto ed aggiornato dall’organismo di controllo, che è tenuto a verificare, anche attraverso opportuni sopralluoghi, i requisiti richiesti per l’iscrizione all’Elenco. I controlli tecnici saranno svolti da un Organismo di controllo in possesso dei requisiti di cui alle norme EN 45011.
I produttori che intendono porre in commercio il prodotto con l’Indicazione Geografica Protetta Clementine del Golfo dì Taranto, sono tenuti a presentare all’Organismo di controllo prescelto gli estremi catastali per l’individuazione degli stessi agrumeti, superficie, sesto ed anno d’impianto. I titolari degli agrumeti iscritti nell’elenco che intendono commercializzare il proprio prodotto con l’Indicazione Geografica Protetta Clementine del Golfo di Taranto, devono rispettare le procedure indicate nel piano di controllo predisposto dall’Organismo di controllo prescelto ed approvato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
L’Indicazione Geografica Protetta “Clementine del Golfo di Taranto” deve rispondere, oltre ai requisiti previsti dalle norme comuni di qualità in vigore, alle seguenti caratteristiche:
– Forma: sferoidale- leggermente schiacciata ai poli;
– Buccia: liscia o leggermente rugosa di colore arancio con un massimo del 30% di colorazione verde;
– Colore della polpa: arancio;
– Calibro minimo: 6 (mm 43/52);
– Contenuto minimo in succo: 40% del peso frutto, ottenuto mediante spremitura con pressa a mano;
– Aroma: intenso e persistente;
– Rapporto di maturazione: minimo 6:1, ottenuto dal rapporto tra il contenuto in solidi solubili espresso in gradi Brix e gli acidi titolabili espressi in acido
citrico;
– Apirene, con presenza di un max del 5% di clementine contenenti al massimo tre semi.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
Le “Clementine del Golfo di Taranto” devono essere immesse al consumo:
– in confezioni sigillate del peso massimo di 3 Kg., sulle quali dovrà essere riportato il logo della denominazione sotto descritta;
– in confezioni non sigillate, superiori a 3 Kg. fino al massimo di Kg.25, con il logo della denominazione sotto descritta apposto almeno sul 90% dei frutti contenuti nella confezione.
E’ vietato utilizzare aggettivi che esaltino le caratteristiche commerciali ed esprimano ulteriori valutazioni commerciali.
I colori degli imballaggi, nonché la grafica utilizzata, devono essere progettati e realizzati in maniera tale da apparire facilmente identificabili anche a distanza.
Raggruppati su di un lato dell’imballaggio, dovranno comparire tutte le indicazioni previste dalla normativa in vigore e dal presente disciplinare.
In particolare, sulle confezioni dovrà apparire, in caratteri chiari e facilmente distinguibili da ogni altra indicazione, la scritta “Clementine del Golfo di Taranto” in caratteri almeno doppi rispetto a tutte le altre indicazioni.
Immediatamente al di sotto delle suindicate indicazioni, dev’essere riportata la scritta: “Indicazione Geografica Protetta”.
E’ consentito l’utilizzo di indicazioni che si riferiscano a: nomi, ragioni sociali, marchi privati muniti di codice di identificazione, purché non inducano il consumatore in errore od esaltino le caratteristiche dei frutti.
Unitamente alle altre indicazioni obbligatorie, previste dalle Norme di qualità vigenti, devono sempre comparire i dati identificativi dell’imballatore (nome, ragione sociale ed indirizzo) e dell’origine del prodotto; è ammessa la menzione dell’azienda o frazione da cui provengono gli agrami.
Il marchio INE deve essere riportato sulle produzioni destinate ai Paesi terzi.
Il simbolo grafico relativo all’immagine artistica del logotipo specifico ed univoco, da utilizzare in abbinamento inscindibile con l’Indicazione Geografica Protetta, è circolare, formato da due cerchi concentrici di colore verde Pantone 356CV.
Nello spazio compreso tra i due cerchi è inserita, nello stesso colore Pantone verde 356CV, la scritta: INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA.
Nella parte centrale sono visibili il cielo azzurro, Pantone 306CV, un frutto di clementine di colore arancio intenso, Pantone orange 021 CV, con peduncolo e foglia di colore verde, Pantone 356 CV. In basso, sotto l’immagine del frutto, è riportata la scritta “”Clementine del Golfo dì Taranto”, realizzata nei colori arancio, Pantone orange 021 CV.
Fra i due cerchi, in basso, si legge in colore verde, Pantone 356 CV, la sigla I.G.P.

Fonte: Agraria.org

Clementine del Golfo di Taranto IG.P. - per la foto si ringrazia

Clementine del Golfo di Taranto IG.P. – per la foto si ringrazia

Clementine del Golfo di Taranto I.G.P.

Clementine del Golfo di Taranto I.G.P.

Uva di Puglia – I.G.P.

Zona di produzione

Riconoscimento CE: Pubblicazione GUCE ottobre 2011
Regione: Puglia

La zona di produzione e condizionamento dell’Uva di Puglia comprende i territori della regione Puglia posti su una quota altimetrica non superiore a 330 m. s.l.m.

Caratteristiche

L’IGP “Uva di Puglia” è riservata alle categorie commerciali: categoria Extra; categoria I. Le varietà ammesse alla protezione sono: Italia b., Regina b., Michele Palieri n., Red Globe rs., Victoria b..

Disciplinare di produzione – Uva di Puglia IGP

Articolo 1.
DENOMINAZIONE
L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “UVA DI PUGLIA” è riservata all’uva che risponde ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare.

Articolo 2.
DESCRIZIONE DEL PRODOTTO
L’I.G.P. “Uva di Puglia” è riservata all’uva da tavola delle varietà Italia b., Regina b. Victoria b., Michele Palieri n., Red Globe rs., prodotta nella zona delimitata al successivo art. 3 del presente disciplinare di produzione.
L’I.G.P. “Uva di Puglia” è riservata alle categorie commerciali:
– categoria Extra;
– categoria I.
All’atto della sua immissione al consumo, l’”Uva di Puglia” deve presentare le seguenti caratteristiche:
– i grappoli interi devono essere di peso non inferiore a 300 grammi;
– gli acini devono presentare una calibratura non inferiore a 21 mm per Victoria, a 15 mm per Regina, a 22 mm per Italia, Michele Palieri e Red globe (diametro equatoriale);
– il colore è giallo paglierino chiaro per le varietà Italia, Regina e Vittoria, di un nero vellutato intenso per le varietà Michele Palieri e di un rosato dorè per la varietà Red Globe;
– il succo degli acini deve presentare un valore non inferiore a:

  • 14°Brix per le varietà Italia, Regina e Red globe;
  • 13°Brix per le varietà Victoria e Michele Palieri.

Per tutte le varietà, il valore del rapporto °Brix/acidità totale deve essere non inferiore a 22.

Articolo 3.
ZONA DI PRODUZIONE
La zona di produzione dell’Uva di Puglia comprende i seguenti territori della regione Puglia posti al di sotto dei 330 m. s.l.m. dei seguenti comuni:
Provincia di Bari :
– comuni interamente delimitati: Adelfia, Bari, Bitetto, Bitritto, Capurso, Casamassima, Cellammare, Conversano, Giovinazzo, Modugno, Mola di Bari, Molfetta, Noicàttaro, Polignano a Mare, Rutigliano, Sammichele di Bari, Triggiano, Turi, Valenzano;
– comuni parzialmente delimitati per una quota altimetrica non superiore a 330 m. s.l.m.: Acquaviva delle Fonti, Binetto, Bitonto, Cassano delle Murge, Castellana Grotte, Corato, Gioia del Colle, Grumo Appula, Monopoli, Palo del Colle, Putignano, Ruvo di Puglia, Sannicandro di Bari, Terlizzi, Toritto.
Provincia di Brindisi :
– comuni interamente delimitati: Brindisi, Carovigno, Cellino San Marco, Erchie, Francavilla Fontana, Latiano, Mesagne, Oria, San Donaci, San Michele Salentino, San Pancrazio Salentino, San Pietro Vernotico, San Vito dei Normanni, Torre Santa Susanna, Villa Castelli.
– comuni parzialmente delimitati per una quota altimetrica non superiore a 330 m. s.l.m.: Ceglie Messapica, Cisternino, Fasano, Ostuni.
Provincia di Foggia :
– comuni interamente delimitati: Carapelle, Chieuti, Foggia, Isole Tremiti, Lesina, Ordona, Orta Nova, Poggio Imperiale, Rodi Garganico, San Paolo di Civitate, San Severo, Serracapriola, Stornara, Stornarella, Torremaggiore, Zapponeta.
– comuni parzialmente delimitati per una quota altimetrica non superiore a 330 m. s.l.m.: Apricena, Ascoli Satriano, Cagnano Varano, Carpino, Casalvecchio di Puglia, Castelluccio dei Sauri, Castelnuovo della Daunia, Cerignola, Ischitella, Lucera, Manfredonia, Peschici, Rignano Garganico, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Sannicandro Garganico, Troia, Vico del Gargano, Vieste.
Provincia di Taranto:
– comuni interamente delimitati: Avetrana, Carosino, Faggiano, Fragagnano, Grottaglie, Leporano, Lizzano, Manduria, Maruggio, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Palagianello, Palagiano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Jonico, San Marzano di San Giuseppe, Sava, Statte, Taranto, Torricella.
– comuni parzialmente delimitati per una quota altimetrica non superiore a 330 m. s.l.m.: Castellaneta,Crispiano, Ginosa, Massafra, Mottola.
Provincia di Barletta-Andria-Trani:
– comuni interamente delimitati: Barletta, Bisceglie, Trani, Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia, Trinitapoli.
– comuni parzialmente delimitati per una quota altimetrica non superiore a 330 m. s.l.m.: Andria, Canosa di Puglia.
Provincia di Lecce interamente delimitata.

Articolo 4.
PROVA DELL’ORIGINE
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input e gli output. In questo modo e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi gestiti dalla struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei condizionatori, nonché attraverso la denuncia tempestiva alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
METODO DI OTTENIMENTO
I nuovi vigneti saranno realizzati su terreni ben drenati , permeabili e indenni da focolai di agenti dei marciumi e privi di vettori di virus nocivi alla vite utilizzando esclusivamente portinnesti certificati.
La forma di allevamento per la realizzazione di vigneti ad uva da tavola è quella a pergola a tetto orizzontale, il “tendone”.
La densità di piantagione dovrà essere compresa tra un minimo di 1.100 ed un massimo di 2.100 viti/ha. La distanza fra i filari dovrà essere compresa fra 2,2 e 3 m. La produzione di uva non dovrà essere superiore a 30 t/ha.
Per la difesa fitoiatrica, sono consentiti interventi rispettosi dell’ambiente e con i solo fitofarmaci a base di sostanze attive registrate per la vite di uva da tavola, secondo quanto indicato dal disciplinare di produzione integrata dell’uva da tavola della Regione Puglia.
La potatura secca andrà effettuata nel periodo compreso fra quello successivo alla caduta delle foglie e quello precedente il germogliamento : da dicembre a fine febbraio dell’anno successivo.
E’ ammessa la copertura del “tendone” con reti in polietilene e/o film plastico in PVC o polietilene + EVA e la coltivazione in serra, al fine di proteggere il prodotto da grandine, vento, pioggia, e per favorire l’anticipo della maturazione o il ritardo nella raccolta dell’uva (al variare del periodo di copertura).
Il periodo di raccolta dell’uva decorre dal momento del conseguimento dei requisiti minimi qualitativi previsti dal disciplinare (per la varietà Victoria: a partire dall’inizio della seconda decade di luglio; per la varietà Michele Palieri: a partire dall’inizio della terza decade di luglio per le varietà Italia, Regina e Red globe: a partire dall’inizio della terza decade di agosto). Il confezionamento deve essere effettuato nella zona individuata all’art.3 predetto onde evitare che il trasporto e le eccessive manipolazioni possano danneggiare gli acini alterandone integrità e colore.

Articolo 6.
LEGAME CON L’AMBIENTE
La reputazione dell’Uva di Puglia va inquadrata in un contesto storico-economico le cui prime testimonianze risalgono alla fine del 1800. L’Uva di Puglia ha mostrato da sempre una migliore attitudine al mantenimento delle caratteristiche di aspetto e di croccantezza dei suoi acini tanto da riscuotere un grande successo nel settore delle esportazioni fin dalla fine dell’1800. Infatti a quel tempo, nonostante la lunghezza del viaggio e la deperibilità del prodotto costituissero i principali fattori limitanti l’esportazione, l’Uva di Puglia, a differenza di altre uve, mostrò una migliore attitudine al mantenimento delle sue caratteristiche arrivando in ottimo stato nei mercati dei paesi esteri più importanti quali ad esempio quello tedesco. Negli anni, grazie all’eccezionale vocazionalità del territorio, la produzione dell’Uva di Puglia aumentò progressivamente e parallelamente aumentò anche la sua esportazione, come testimoniato dall’Istituto per il Commercio Estero, rappresentando quindi sui mercati internazionali un’espressione tipica del territorio di produzione. L’I.C.E. (Istituto Commercio Estero), già dagli anni ’40 poté constatare, tramite il massiccio invio di personale in missione in Puglia nel periodo della campagna di commercializzazione, che l’entità delle spedizioni dalle aree produttive vocate alla coltivazione dell’Uva raggiungeva giornalmente la quantità di centinaia di vagoni ferroviari.
Nonostante le difficoltà logistiche e i maggiori costi di trasporto rispetto alle uve provenienti da altre parti d’Italia, l’esportazione dell’Uva di Puglia raggiunse, nel 1975, il 62,4% della produzione di uva da tavola italiana destinata all’estero, il 52,7% nel 1980 e ancora il 74,1% nel 1985. È proprio grazie al grande successo sia nelle produzioni che nelle esportazioni che l’uva di puglia è più volte citata testi, studi tecnico-scientifici ed eventi, ne sono un esempio il volume pubblicato nel 1979 dell’OCDE (Organization for Economic Co-operation and Development) dal titolo Table Grapes, appartenete alla collana Intenational Standardisation of fruit and vegetable, il recente studio scientifico dell’università di Bari che prendendo campioni di “Uva di Puglia” ha voluto mettere a punto una tecnica di analisi volta alla determinazione del profilo metabolico degli alimenti ed infine in occasione del conferimento del premio “Grappolo d’Argento Città di Rutignano”nel 2010.
La zona di produzione dell’Uva di Puglia è caratterizzata da condizioni pedo-climatiche ideali per lo sviluppo dell’uva da tavola. Terreni di medio impasto ricchi di potassio e di calcio, clima mite anche di inverno, caratterizzato da discreta piovosità nel periodo invernale e da scarse precipitazioni in quello primaverile-estivo, luminosità elevata, rispondono appieno alle esigenze di una coltura, come la vite, potassofila ed eliofila.
Nella zona di produzione dell’Uva di Puglia indicata all’art. 3 del disciplinare si è sviluppata fin dalla fine del XIX secolo una alta specializzazione della manodopera utilizzata nella coltivazione di questo prodotto, caratterizzata dalla capacità di effettuare accurate e attente operazioni manuali sui germogli e grappoli, quali il diradamento degli stessi, la loro liberazione da foglie e germogli, la sistemazione dei germogli al fine di consentire la giusta luminosità, operazioni che favoriscono lo sviluppo e la maturazione dell’uva. Tale elevata specializzazione che si è tramandata nel tempo e che sussiste intatta ai nostri giorni, permette di esaltare le caratteristiche qualitative dell’”Uva di Puglia” e consente anche una minore incidenza delle malattie crittogamiche.
Nel 1869 un pioniere, Sergio Musci, dette corso da Bisceglie (Bari) alle prime spedizioni di uva da tavola verso Milano, Torino, Bologna. Nel 1880 dalla Puglia il cav. Francesco De Villagomez, sempre biscegliese, iniziò le spedizioni di uva da tavola in Germania.
L’importanza storica dell’“Uva di Puglia” trova la sua prima affermazione nel riconoscimento degli operatori delle altre regioni produttrici e nella richiesta sempre crescente sia da parte dei mercati nazionali che da quelli esteri.
L’”Uva di Puglia” continuava ad essere segnalata come esempio di successo del prodotto sul mercato grazie alla sensibilità e capacità dei produttori, in grado di utilizzare al meglio la vocazionalità pedoclimatica della regione.
Vivarelli nel 1914 facendo il punto sulla situazione pugliese, segnalava per questa regione la particolare vocazione del clima, del terreno e l’atteggiamento del viticoltore “che ha compreso la necessità di non trascurare cure speciali di coltivazione…”.

Articolo 7.
CONTROLLI
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto, da una struttura di controllo, conformemente a quanto stabilito dagli articoli 10 e 11 del Reg.(CE) n. 510/2006. Tale struttura è l’Autorità pubblica: Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura – C.so Cavour, 2
70121 Bari – Tel. 0802174111 – Fax 0802174228.

Articolo 8.
ETICHETTATURA
All’atto dell’immissione al consumo, il contenuto di ogni imballaggio deve essere omogeneo e comprendere esclusivamente grappoli della stessa varietà, origine e standard qualitativo. Ogni confezione deve essere sigillata (mediante retinatura, floppatura, apposizione di bollini di chiusura su buste ed imballi trasparenti e forati).
Le confezioni utilizzate sono :
– Cassetta da 5 kg netti di uva. La cassetta può essere in cartone, legno, compensato, plastica.
– Cassetta da 2 – 2,5 – 3,0 kg netti di uva in cartone.
– Cestini da 2,0 – 1,5 – 1,0 – 0,750 – 0,5 kg netti di uva, in polipropilene o in PET, assemblati in imballaggi di plastica, legno o cartone.
– Buste da 0,5 – 1,0 kg netti di uva, realizzate in PET, assemblati in imballaggio di plastica, legno o cartone.
L’uva da tavola deve essere condizionata in modo che sia garantita la protezione adeguata del prodotto. I materiali utilizzati all’interno dell’imballaggio devono essere nuovi, puliti e devono essere costituiti da sostanze tali da non provocare alterazioni esterne o interne dell’uva.
Gli imballaggi devono inoltre essere privi di qualsiasi corpo estraneo.
Su ogni confezione deve essere apposta una etichetta sulla quale sono riportate sullo stesso lato, in caratteri leggibili, visibili all’esterno, indelebili le seguenti indicazioni:
– nome ed indirizzo o simbolo o codice di identificazione del confezionatore e del produttore dell’uva.
– indicazione della natura del prodotto “uva da tavola” se il contenuto non è visibile dall’esterno, indicazione della varietà.
Logo
Il logo da utilizzare obbligatoriamente per il prodotto certificato è costituito da una circonferenza di colore rosso scuro, tracciata ai bordi con i colori della bandiera italiana. All’interno è rappresentata un’immagine disegnata e non fotografica della regione Puglia, ove è indicata la città di Bari. In basso a sinistra sotto il profilo della Regione è posto un grappolo d’uva con tralcio annesso.
All’estremità sinistra della regione Puglia, in alto, è rappresentato un sole stilizzato sfumato verso l’esterno. La sigla IGP e la dicitura “Uva di Puglia” sono collocate a destra all’interno della circonferenza descritta. Sull’estremità inferiore del profilo della Regione è collocato il logo comunitario.
Il logo che indicherà la denominazione IGP sarà riprodotto su bollino o collarino autoadesivo di vari diametri.
Indici colorimetrici:
– Rosso scuro : Pantone 485c.
– Colori della bandiera italiana: Verde:Pantone 361c; Bianco e Rosso :Pantone 162c.
– Sole stilizzato: colore 1585c sfumato sino al colore Pantone 803c.
– Dicitura IGP Uva di Puglia : Font flamenco D;
– Sigla IGP : colore Pantone 7404c – tracciato :Pantone 1585c.
– Uva di Puglia: colore Pantone 1585c – tracciato : Pantone 7404c.

Fonte: Agraria.org

Uva di Puglia I.G.P. - per la foto si ringrazia

Uva di Puglia I.G.P. – per la foto si ringrazia

Uva di Puglia I.G.P. - per la foto si ringrazia

Uva di Puglia I.G.P. – per la foto si ringrazia

Carciofo Brindisino – I.G.P.

Zona di produzione e cenni storici

Riconoscimento CE: 2011

La zona di produzione della IGP “Carciofo Brindisino” comprende l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Brindisi, Cellino San Marco, Mesagne, San Donaci, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, San Vito dei Normanni e Carovigno.
Già a partire dalla prima metà del 1700 si trovano testimonianze della reputazione del Carciofo Brindisino. I ricettari di diversi Seminari presenti nel territorio pugliese, fanno infatti riferimento a pietanze a base di questo carciofo fin dal 1736.

Caratteristiche

Tra le caratteristiche peculiari del “Carciofo Brindisino” di particolare importanza è la precocità delle produzioni che consentono a questo prodotto di essere presente sui mercati a partire già dal mese di ottobre.
Il “Carciofo Brindisino” si distingue poi per la particolare tenerezza e sapidità dei capolini e in particolare, della parte basale delle brattee che si presentano compatte, carnose e tenere e del ricettacolo, carnoso e gustoso. Queste caratteristiche, determinate da uno scarso contenuto di fibra conferiscono un particolare pregio al “Carciofo Brindisino” per le varie destinazioni culinarie. Il sapore dolce, lo rende inoltre apprezzato anche per il consumo crudo.

Disciplinare di produzione – Carciofo Brindisino IGP

Articolo 1.
Denominazione.
L’Indicazione Geografica Protetta (IGP) “Carciofo Brindisino” è riservata ai carciofi allo stato fresco che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal regolamento (CE) n. 510/2006, e indicati nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto.
L’Indicazione Geografica Protetta (IGP) “Carciofo Brindisino” designa i carciofi della specie Cynara cardunculus subsp. scolymus (L.) Hayek riferibili all’ecotipo “Carciofo Brindisino”, prodotti nel territorio definito nel successivo art. 3.
Le caratteristiche morfologiche della pianta del “Carciofo Brindisino” sono rappresentate da taglia di altezza media con elevata attitudine pollonifera, foglie di colore verde, inermi con eterofillia elevata. Ciclo vegetativo da luglio a giugno; epoca di produzione autunnale-vernino-primaverile.
Il “Carciofo Brindisino” ammesso a tutela, all’atto dell’immissione al consumo, deve avere le seguenti caratteristiche:
– capolino di forma cilindrica, con altezza minima di 8 cm e diametro minimo di 6, mediamente compatto, brattee esterne di colore verde con sfumature violette, ad apice arrotondato intero o lievemente inciso, inerme o talvolta con una piccola spina; brattee interne di colore bianco verdastro con lievi sfumature violette, gambo non superiore a 10 cm, spessore sottile o medio;
– capolini integri, di aspetto fresco, privi di segni di avvizzimento, sani (esenti da danni provocati da parassiti), puliti, privi di odori e/o sapori estranei;
– categoria commerciale “Extra” e “I”.

Articolo 3.
Zona di produzione.
La zona di produzione della IGP “Carciofo Brindisino” di cui al presente disciplinare, comprende l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni della provincia di Brindisi: Brindisi, Cellino San Marco, Mesagne, San Donaci, San Pietro Vernotico, Torchiarolo, San Vito dei Normanni e Carovigno.

Articolo 4.
Prova dell’origine.
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input e gli output. In questo modo e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei produttori e dei condizionatori, nonché attraverso la denuncia tempestiva alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento.
La tecnica di produzione della IGP “Carciofo Brindisino” è la seguente:
− il materiale da propagazione deve provenire esclusivamente da piante appartenenti all’ecotipo“Carciofo Brindisino” coltivate nell’area di produzione indicata nell’art. 3, o da vivai accreditati di cui al D.M. del 14/04/1997 che utilizzano materiale di propagazione di categoria C.A.C. (Conformitas Agraria Communitatis) proveniente dalla zona di produzione, e costituito da:
– carducci
– parti di ceppaia (zampe, tozzetti)
– ovoli (ramificazioni quiescenti inserite alla base del fusto)
– piantine micropropagate
– piante da vivaio provenienti da germoplasma risanato
– piante da seme
– prima dell’impianto è necessaria una lavorazione profonda del terreno alla quale ne seguono altre più superficiali;
– gli organi di propagazione, in fase di quiescenza e/o pre – germogliati, vengono trapiantati in pieno campo tra luglio e ottobre. Le raccolte dei carciofi iniziano dal 1 novembre e terminano il 30 maggio dell’anno successivo;
– la densità di piantagione non deve superare le 8.000 piante/ha. In funzione della tecnica colturale adottata la distanza tra le file può variare fra 80 e 120 cm sulla fila e 120 -180 cm tra le file;
– la rotazione deve essere almeno biennale, alternando il carciofo con colture miglioratrici, da rinnovo o seminativi;
– la concimazione prevede interventi di fondo e successivi apporti, anche con il metodo della fertirrigazione, durante il ciclo colturale. Le dosi massime consentite non devono superare i 300 kg/ha di azoto, i 120 kg/ha di P2O5 e i 150 kg/ha di k2O e microelementi. E’ vietato l’uso di fitoregolatori di sintesi;
– per l’irrigazione devono essere previsti sistemi a microportata di erogazione;
– per il controllo delle avversità fitosanitarie e delle infestanti, nella scelta dei mezzi d’intervento è obbligatorio rispettare le norme di difesa integrata del carciofo aggiornate dalla Regione Puglia – Osservatorio Fitosanitario Regionale – e pubblicate sul Bollettino Ufficiale della Regione Puglia.
Il “Carciofo Brindisino” deve essere raccolto con cura evitando danni meccanici in tutte le fasi di raccolta, trasporto, consegna allo stabilimento di condizionamento. La raccolta deve essere eseguita a mano, tagliando lo stelo (gambo) del carciofo ad una lunghezza non superiore a 10 cm, con l’eventuale presenza di 1 o 2 foglie.
Il “Carciofo Brindisino” deve essere conservato in luoghi freschi, coperti, arieggiati, non soggetti a ristagni di umidità.
Il “Carciofo Brindisino” deve essere condizionato nel territorio dei comuni di cui all’art. 3 al fine di evitare danni e/o deterioramento qualitativo degli stessi. Si tratta di un prodotto facilmente deperibile che se non condizionato mal sopporta manipolazioni e spostamenti. Infatti i processi di decadimento della qualità, quali imbrunimenti ed avvizzimenti, sono tanto più evidenti quanto più aumenta il tempo di conservazione; pertanto il trasporto e il condizionamento del prodotto devono essere effettuati nei territori di produzione. Il condizionamento consiste in una o più delle seguenti operazioni:
– sgambatura: taglio totale o parziale del gambo. La porzione rimanente del gambo può inoltre essere ripulita della parte fibrosa esterna;
– spuntatura: consiste nel taglio della parte apicale delle brattee del carciofo;
– rimozione delle brattee esterne: consiste nel rimuovere le brattee più fibrose del capolino per garantire l’immediata fruibilità del prodotto;
– etichettatura ed imballaggi.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente.
Da un punto di vista storico le prime notizie sul consumo di carciofo nel Salento risalgono al 1736:
in tale anno nel Seminario di Otranto risulta servito per due volte il carciofo prodotto in quell’area nel mese di aprile. Inoltre nel 1773 l’Abate Vincenzo Corrado, di Oria, riporta una quindicina di ricette in cui è presente il carciofo.
Le prime rilevazioni statistiche sulla coltivazione del carciofo in provincia di Brindisi risalgono al 1930 quando questa coltura era praticata su circa 60 ettari in particolare nei comuni di Carovigno (18 ha), Mesagne (16 ha), Brindisi (13 ha), San Vito dei Normanni (9 ha). Secondo i dati dell’ISTAT nel 1946 furono superati i 100 ha, nel 1961 i 2000 ha, nel 1965 i 5000 ha, nel 1979 i 7000 ha e negli anni 80 i 9000 ha.
Le condizioni climatiche del territorio di coltivazione del “Carciofo Brindisino”, sono tipicamente mediterranee, ed hanno favorito la diffusa presenza della coltura da tempi immemorabili. Gli evidenti segni del connubio tra coltura e popolazione si trovano anche nel gran numero di piatti a base di carciofo che caratterizza la cucina locale, e nell’elevato grado di specializzazione dei produttori dell’area, acquisita con tecniche di coltivazione tramandate da padre in figlio.
Il territorio di coltivazione del “Carciofo Brindisino” conferisce ai capolini particolari caratteristiche qualitative ed organolettiche. In particolare i suoli ricchi di potassio, unitamente ai fattori umani e alle peculiarità dell’ecotipo utilizzato, conferiscono ai capolini caratteristiche di tenerezza e sapidità che sono determinati da una scarsa presenza di fibra e un elevato contenuto di inulina, sostanze fenoliche e flavonoidi. Tali caratteristiche sono conferite dalla particolare composizione dei suoli, cioè i terreni sabbiosi calcarei d’origine costiera, meglio conosciuti come “tufi”, che accompagnano il litorale adriatico specialmente nel tratto Brindisino.
Per struttura e composizione abbastanza fertili sono le terre sui “tufi” e le sabbie argillose; mentre sono in genere poco fertili le sabbie, le argille marnose e i terreni alluvionali sabbiosi.
Generalmente sono suoli con contenuto medio di azoto, basso di fosforo ed elevato di potassio. I terreni risultano mediamente dotati di sostanza organica, hanno un pH neutro o sub-alcalino ed una buona capacità idrica di campo.
Le tecniche di coltivazione messe a punto dagli agricoltori nei territori delimitati per la produzione del “Carciofo Brindisino” unitamente alle condizioni pedoclimatiche del suddetto territorio, conferiscono la precocità che consente la presenza sul mercato già dal mese di ottobre; inoltre la tenerezza e delicatezza dei capolini, in particolare nella parte basale delle brattee, ed il ricettacolo carnoso e gustoso, rappresentano caratteristiche di pregio per le varie destinazioni culinarie. Le caratteristiche del carciofo rimangono pressoché invariate nel corso dei cicli produttivi, a motivo della standardizzazione della tecnica colturale.
La giacitura pianeggiante del territorio consente di ottenere una produzione di capolini con caratteristiche morfologiche omogenee.
Tutto l’areale è caratterizzato da clima mediterraneo con inverni miti ed estati caldo-umide, per effetto dell’azione di eventi atmosferici del mediterraneo Nord orientale. La media delle temperature nei mesi freddi si attesta intorno ai 9°C, mentre nei mesi caldi attorno ai 25,5 °C. Non si riscontrano, se non in rari casi, fenomeni di forti escursioni termiche. Le precipitazioni, frequenti in autunno e in inverno, si attestano attorno ai 550 mm. di pioggia/anno. La primavera e l’estate sono caratterizzate da lunghi periodi di siccità.
L’armonia fra questi elementi pedoclimatici contraddistingue il nostro territorio rendendolo particolarmente adatto alla produzione del “Carciofo Brindisino” con qualità specifiche tali da caratterizzarlo e farlo apprezzare dai mercati nazionali ed esteri.
La spiccata vocazione del territorio ha portato, negli ultimi decenni, all’incremento della superficie coltivata a carciofo, tanto che attualmente circa il 20% della produzione nazionale di carciofi proviene dalla provincia di Brindisi.

Articolo 7.
Controlli.
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto, conformemente a quanto stabilito dagli articoli 10 e 11 del Reg. (CE) n. 510/2006 dalla Camera di Commercio Industria, Artigianato ed Agricoltura di Brindisi Via Bastioni Carlo V n. 4/6 – 72100 Brindisi

Articolo 8.
Etichettatura e Imballaggi.
Il “Carciofo Brindisino” viene immesso al consumo utilizzando contenitori, con capienza da un minimo di “1” (un) carciofo fino ad un massimo di “25” (venticinque) carciofi, realizzati con materiale di origine vegetale, di cartone o altro materiale riciclabile consentito dalla normativa, chiusi con un sigillo che dopo l’apertura diviene inutilizzabile.
Su ogni confezione deve essere apposto il logotipo della IGP più avanti descritto ed una etichetta sulla quale sono riportate sullo stesso lato, in caratteri leggibili, visibili all’esterno, indelebili le seguenti indicazioni:
– la denominazione “Carciofo Brindisino” e il simbolo comunitario IGP;
– nome ed indirizzo o simbolo o codice di identificazione del confezionatore e del produttore di carciofi;
– categoria di qualità “Extra” o “I”;
– il numero dei carciofi o dei capolini;
– ogni altra indicazione prevista dalle leggi vigenti.
Tutte le diciture previste dal presente disciplinare, devono essere raggruppate nel medesimo campo visivo e presentate in modo chiaro, leggibile e indelebile.
Il logotipo IGP “Carciofo Brindisino” è costituito da un cerchio con bordo dentellato, di colore arancio chiaro, recante al centro un’immagine antropomorfa di un carciofo di colore verde.
Alle spalle dell’immagine del carciofo, sulla sinistra, è rappresentata la stilizzazione del monumento al Marinaio della città di Brindisi. Sempre sullo sfondo sono rappresentati inoltre il cielo, il mare e la terra, quest’ultima come simbolo dell’agricoltura.
L’immagine del carciofo è contornata da una cornice, sempre di forma circolare e di colore arancione, che riporta all’interno la dicitura: “IGP CARCIOFO BRINDISINO” di colore verde scuro.
Il logotipo IGP “Carciofo Brindisino” è costituito dal marchio rappresentato nella seguente immagine, la cui massima riduzione consentita è fissata in 2 cm di diametro. Sono inoltre utilizzabili anche la versione in bianco e nero e monocromatica di colore verde E’ vietata l’aggiunta di qualunque qualificazione non espressamente prevista nel presente disciplinare, e/o eventuali indicazioni accessorie aventi carattere laudativo o tendenti a trarre in inganno il consumatore sulla natura e caratteristiche del prodotto.

Fonte: Agraria.org

Carciofo Brindisino I.G.P. - Per la foto si ringrazia

Carciofo Brindisino I.G.P. – Per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva – Dauno D.O.P.

Disciplinare di produzione – Dauno DOP

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata obbligatoriamente da una delle seguenti menzioni geografiche: Alto Tavoliere, Basso Tavoliere Gargano, Sub-Appennino, è riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varietà di olivo
1. La denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica alto Tavoliere, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalla varietà di olivo Peranzana o Provenzale presente negli oliveti in misura non inferiore all’80%. Possono concorrere altre varietà presenti negli oliveti fino al limite massimo del 20%.
2. La denominazione di origine controllata Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Basso Tavoliere”, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalla varietà di olivo Coratina presente negli oliveti in misura non inferiore al 70%. Possono concorrere altre varietà presenti negli oliveti fino al limite massimo del 30%.
3. La denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Gargano”, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalla varietà di olivo Ogliarola Garganica presente negli oliveti in misura non inferiore al 70%. Possono concorrere altre varietà presenti negli oliveti fino al limite massimo del 30%.
4. La denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Sub-Appennino”, è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo: Ogliarola, Coratina e Rotondella presenti da sole o congiuntamente negli oliveti in misura non inferiore al 70%. Possono cor’. correre altre varietà presenti negli oliveti fino al limite massimo del 30%.

Articolo 3.
Zona di produzione
1. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 comprende nell’ambito dell’intero territorio amministrativo della provincia di Foggia i territori olivati della medesima provincia atti a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione.
2. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Alto Tavoliere”, comprende, in provincia di Foggia, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni: Castelnuovo della Daunia, Chieuti, San Paolo di Civitate, San Severo, Serracapriola e Torremaggiore. Tale zona, riportata in apposita cartografia, è delimitata dai confini amministrativi dei .comuni sopracitati ad esclusione del comune di Castelnuovo della Daunia il cui territorio olivato interessato è delimitato geograficamente dalla contrada Monachelle, che presenta caratteristiche orografiche e pedoclimatiche simili a quelle dei terreni del comune di Torremaggiore.
3. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Basso Tavoliere”, comprende in provincia di Foggia, tutto o in parte il territorio amministrativo dei seguenti comuni: Carapelle, Cerignola, Foggia, Manfredonia, Margherita di Savoia, Ordona, Ortanova, Rignano Garganico, San Ferdinando di Puglia, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Stornara, Stornarella, Trinitapoli, Zapponeta. Tale zona, riportata in apposita cartografia, è delimitata dai confini amministrativi dei comuni sopracitati ad eccezione di Manfredonia, Rignano Garganico, San Giovanni Rotondo e San Marco in Lamis, il cui territorio interessato è sito ad ovest e a sud della strada provinciale n. 28 fino all’innesto sulla strada statale n. 273, da quest’ultima fino all’innesto sulla strada statale n. 89 fino alla città di Manfredonia.
4. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di- oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Gargano”, comprende, in provincia di Foggia, tutto o in parte il territorio amministrativo dei seguenti comuni: Apricena, Cagnano Varano, Carpino, Ischitella, Lesina, Manfredonia, Mattinata, Monte S. Angelo, Peschici, Poggio Imperiale, Rignano Garganico, Rodi Garganico, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Sannicandro Garganico, Vico del Gargano, Vieste.Tale zona, riportata in apposita cartografia, è delimitata dai confini amministrativi dei comuni predetti, ad eccezione di Manfredonia, Riguano Garganico, San Giovanni Rotondo, e San Marco in Lamis, il cui territorio interessato è sito ad est e a nord dalla strada provinciale n. 28 fino all’innesto sulla strada statale n. 273, da quest’ultima fino all’innesto sulla strada statale n. 89 fino alla città di Manfredonia.
5. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno” accompagnata dalla menzione -geografica “Sub-Appennino” comprende, in provincia di Foggia, tutto o in parte, il territorio amministrativo dei seguenti comuni: Accadia, Alberona, Anzano di Puglia, Ascoli Satriano, Biccari, Bovino, Candela, Carlantino, Casalnuovo Monterotaro, Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Castelluccio dei Sauri, Castelluccio Valmaggiore, Celenza Valfortore, Celle S.Vito, Deliceto, Faeto, Lucera, Monteleone di Puglia, Motta Montecorvino, Orsara di Puglia, Panni, Pietra Montecorvino, Rocchetta S. Antonio, Roseto Valfortore, S. Marco la Catola, S. Agata di Puglia, Troia, Volturara Appula, Volturino. Tale zona, riportata in apposita cartografia, è delimitata dai confini amministrativi dei predetti comuni ad esclusione del territorio amministrativo del comune Castelnuovo della Daunia relativo alla contrada Monachelle, che risulta inserito nella menzione geografica aggiuntiva “Alto Tavoliere”.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
1. Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative.
2. I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli tradizionalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e dell’olio.
3. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica alto Tavoliere, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 2 dell’art. 3, i cui terreni, originatisi per la maggior parte nel Pliocene, derivano da un substrato denominato “Sabbie di Serracapriola”: sabbie giallastre a grana più o meno grossa, più o meno cementata con tessitura che va dal sabbioso al sabbioso-limoso e sabbioso-argilloso, con percentuali a volte preponderanti dell’una rispetto all’altra.
4. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Basso Tavoliere”, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 3 dell’art. 3, i cui terreni, originatisi nel Pleistocene, derivano da un substrato costituito da sabbie straterellate giallastre con intercalazioni argillose ciottolose e concrezioni calcaree (Cerignola-Ortanova); ciottolame incoerente, localmente t:ementato con ciottoli di medie e piccole dimensioni con intercalazioni sabbiose giallastre (Stornara e Stornarella), con una tessitura che va dal sabbioso-argilloso-calcareo al sabbioso-calcareo, con presenza di ciottolame di varie dimensioni.
5. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Aduno”, accompagnata dalla menzione geografica “Gargano”, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 4 dell’art. 3, i cui terreni, originatisi nel Cretaceo inferiore, derivano da un substrato costituito da calcari compatti, bianchi o grigiastri, ora dolomitici ora con intercalazioni di straterelli marnosi o con noduli e lenti selciose nella parte più orientale del Promontorio; nel Cretaceo superiore, con calcareo più o meno compatti, talvolta alquanto dolomitici, bianco grigiastri o bianco giallastri nella parte occidentale e centrale con una tessitura che va dal sabbioso-argilloso-calcareo all’argilloso-calcareo, con presenza, anche rilevante, di scheletro calcareo.
6. Per la produzione dell’olio extravergine d’oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Sub-Appennino”, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 5 dell’art. 3 i cui terreni, originatisi nel Miocene nella fascia comprendente la media e bassa collina, vanno sotto il nome di “Formazione della Daunia” e derivano da un substrato molto vario, comprendente, fra l’altro, brecce e breccione calcareorganogeno, argille e marne siltose, calcari compatti o farinosi biancastri e altre zone, formatesi nel Pliocene e nel quaternario, presentano anch’esse una notevole variabiltà di substrato. I terreni hanno una tessitura che va dall’argilloso al sabbioso con presenza più o meno elevata di scheletro di calcare; negli areali dove l’argilla è preponderante, si verificano frequenti movimenti e smottamenti dei pendii.
7. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Alto Tavoliere”, deve essere effettuata entro il 30 gennaio di ogni anno.
8. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Alto Tavoliere”, non può superare kg 10.000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 20%.
9. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Basso Tavoliere”, deve essere effettuata entro il 30 gennaio di ogni anno.
10. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Basso Tavoliere”, non può superare kg 10.000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 24%.
11. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Gargano”, deve essere effettuata entro il 30 gennaio di ogni anno.
12. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Gargano”, non può superare kg 9.000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 25%.
13. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “SubAppennino”, deve essere effettuata entro il 30 gennaio di ogni anno.
14. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “SubAppennino”, non può superare kg 8.000 per ettaro per impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 22%.
15. Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata attraverso accurata cernita purché la produzione globale non superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
16. La denuncia di produzione delle olive deve essere presentata secondo le procedure previste dal decreto ministeriale 4 novembre 1993, n. 573, in unica soluzione.
17. Alla presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle associazioni dei produttori olivicoli ai sensi dell’art. 5, punto 2, lettera a), della legge 5 febbraio 1992, n. 169, comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
1. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Alto Tavoliere“, comprende il territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 2 dell’art. 3.
2. La zona di oleificazione. dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Basso Tavoliere“, comprende il territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 3 dell’art. 3.

3. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Gargano“, comprende il territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 4 dell’art. 3.
4. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “SubAppennino“, comprende il territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 5 dell’art. 3.
5. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art. 1, deve avvenire solo per brucatura.
6. Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1, sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.
7. Le operazioni di oleificaziome devono avvenire entro tre giorni dalla raccolta delle olive.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
1. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica Alto Tavoliere, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo;
– odore: di fruttato medio con sensazione di frutta fresca e mandorlato dolce;
– sapore: fruttato;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
– punteggio al Panel test: >= 6,5
– numero perossidi: <=12 MeqO2/kg;
– polifenoli totali: >= 100 ppm.
2. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Basso Tavoliere”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo;
– odore: di fruttato;
– sapore: fruttato con sensazione leggera di piccante e amaro;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
– punteggio al Panel test: >= 6,5;
– numero perossidi: <=12 MeqO2/kg;
– polifenoli totali: >= 100 ppm.
3. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Gargano”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo;
– odore: di fruttato medio con sensazione erbacea;
– sapore: fruttato con retrogusto sensazione mandorlato;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
– punteggio al Panel test: >= 6,5;
– numero perossidi: <=12 MeqO2/kg;
– polifenoli totali: >= 100 ppm.
4. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Dauno”, accompagnata dalla menzione geografica “Sub-Appennino”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo;
– odore: di fruttato medio con sentori di frutta fresca;
– sapore: fruttato;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,6 per 100 grammi di olio;
– punteggio al Panel test: >= 6,5;
– numero perossidi: <=12 MeqO2/kg;
– polifenoli totali: >= 100 ppm.
5. Altri parametri non espressamente citati devono essere conformi alla attuale normativa U.E.
6. In ogni campagna olearia il Consorzio di tutela individua e conserva in condizioni ideali un congruo numero di campioni rappresentativi degli oli di cui all’art. 1, da utilizzare come standard di riferimento per l’esecuzione dell’esame organolettico.
7. È in facoltà del Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali di modificare con proprio decreto i limiti analitici soprariportati.
8. La designazione degli oli alla fase di confezionamento deve essere effettuata solo a seguito dell’espletamento della procedura prevista dal decreto ministeriale 4 novembre 1993, n. 573, in ordine agli esami chimico-fisici ed organolettici

Articolo 7.
Designazione e presentazione
1. Alla denominazione di origine controllata di cui all’art.1, è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: “fine”, “scelto”, “selezionato”, “superiore”.
2. È consentito l’uso veritiero di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non abbiano significato laudativo o non siano tali da trarre in inganno il consumatore.
3. L’uso di nomi di aziende, tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situate nell’area di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda e se l’oleificazione e il confezionamento sono avvenuti nell’azienda medesima.
4. Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art. 1, devono avvenire nell’ambito della provincia di Foggia.
5. Ogni menzione geografica, autorizzata all’art. 1, del presente disciplinare, deve essere riportata in etichetta con dimensione non superiore a quella dei caratteri con cui viene indicata la denominazione di origine controllata “Dauno”.
6. L’uso di altre indicazioni geografiche consentite ai sensi dell’art. 1, punto 2 del decreto ministeriale 4 novembre 1993, n. 573, riferite a comuni, frazioni, tenute, fattorie da cui l’olio effettivamente deriva deve essere riportato in caratteri non superiori alla metà di quelli utilizzati per la designazione della denominazione di origine controllata di cui all’art. 1.
7. Il nome della denominazione di origine controllata di cui all’art. 1, deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa. La designazione deve altresì rispettare le norme di etichettatura previste dalla vigente legislazione.
8. L’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1, deve essere immesso al consumo in recipienti in vetro o in banda stagnata di capacità non superiore a litri 5.
9. E obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto.

Nota
Aprile 2011 – Pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea – serie C 129 del 30 aprile 2011 – della domanda di modifica al disciplinare di produzione della Denominazione di origine protetta “Dauno”.
Le modifiche apportate riguardano la prova dell’origine, il metodo di ottenimento, l’etichettatura e le condizioni nazionali (sono stati eliminati gli adempimenti previsti dalla Legge 15 febbraio 1992 n.169, “Disciplina per il riconoscimento della denominazione di origine controllata degli oli di oliva vergini ed extravergini”, e dal Decreto Ministeriale n.573/93).

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più: Daunodop

Olio extravergine d'oliva Dauno D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Dauno D.O.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine d'oliva Dauno D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Dauno D.O.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Collina di Brindisi – D.O.P.

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine controllata “Collina di Brindisi” è riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varietà di olivo
La denominazione di origine controllata “Collina di Brindisi” è riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo negli oliveti: Ogliarola per almeno il 70%, Cellina di Nardò, Coratina, Frantoio, Leccino, Picholine e altre varietà diffuse sul territorio presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti in misura fino al 30%.

Articolo 3.
Zona di produzione
Le olive destinate alla produzione dell’olio di oliva extravergine della denominazione di origine controllata “Collina di Brindisi” devono essere prodotte, nell’ambito della provincia di Brindisi, nei territori olivati idonei alla produzione di olio con le caratteristiche e livello qualitativo previsti dal presente disciplinare di produzione.
Tale zona comprende, in provincia di Brindisi, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni:
Carovigno, Ceglie, Messapica, Cisternino, Fasano, Ostuni, S.Michele Salentino, S.Vito dei Normanni, Villa Castelli.
La zona di produzione della denominazione d’origine controllata “Collina di Brindisi” riportata in cartografia 1:25.000, è così delimitata:
ad est dalla costa Adriatica
ad ovest dalla provincia di Taranto
a nord dalla provincia di Bari
a sud dalla restante parte della provincia di Brindisi.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative.
La reale di produzione della denominazione d’origine controllata dell’olio extravergine di oliva “Collina di Brindisi” corrisponde all’ultimo tratto orientale dell’altopiano calcareo delle Murge, che degrada rapidamente a nord-est verso la fascia costiera, ed a sud discende gradatamente verso la pianura messapica, fra le province di Brindisi e di Lecce.
Sono pertanto da ritenere idonei unicamente gli oliveti i cui terreni, posti entro un limite altimetrico di 143 m. s.l.m., sono classificati come calcarei, bianchi cristallini, del Cretaceo (terre rosse), ad eccezione della fascia costiera, caratterizzata da tufo calcareo con argille intercalate, del Pleistocene.
I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli tradizionalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e degli oli.
In particolare, oltre alle forme tradizionali di allevamento compresi tra mt 5×5 e mt. 14×14, sono consentite altre forme di allevamenti per oliveti specializzati con una densità di impianto fino a 450 piante per ettaro.
La difesa fitosanitaria negli oliveti deve essere effettuata secondo le modalità di lotta guidata.
La produzione massima di olive/Ha non può superare kg 15.000 per negli oliveti specializzati.
La raccolta delle olive viene effettuata nel periodo relativo alla fase fenologica di invaiatura delle drupe e comunque entro il termine stabilito al punto 2 dell’art. 9 del decreto ministeriale 4 novembre 1993, n° 573, relativo alle norme di attuazione della legge 5 febbraio 1992, n° 169.
La raccolta delle olive deve avvenire direttamente dalla pianta con mezzi meccanici o per brucatura.
La denuncia di produzione delle olive deve essere presentata secondo le procedure previste dal decreto ministeriale 4 novembre 1993, n. 573, entro il termine massimo previsto per la raccolta in unica soluzione.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
Le operazioni di estrazione dell’olio e di confezionamento devono essere effettuate nell’ambito dell’area territoriale delimitata nel precedente art.3.
La resa massima di olive in olio non può superare il 255.
Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.
Le olive devono essere sottoposte a lavaggio a temperatura ambiente; ogni altro trattamento è vietato.
Le operazioni oleificazione devono essere effettuate entro le 48 ore dal conferimento delle olive al frantoio.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Collina di Brindisi” deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo;
– odore: di fruttato medio;
– sapore: fruttato con leggera percezione di piccante e di amaro;
– acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,8 per 100 grammi di olio;
– punteggio al Panel test: >= 6,5;
– numero perossidi: <=14 MeqO2/kg
– K 232: <=2,40
– K 270: <=0,160
– Acido linoleico: <=11%
– Acido linolenico: <=0,80
Altri parametri non espressamente citati devono essere conformi alla attuale normativa U.E.
In ogni campagna olearia il Consorzio di tutela individua e conserva in condizioni ideali un congruo numero di campioni rappresentativi dell’olio “Collina di Brindisi” da utilizzare come standard di riferimento per l’esecuzione dell’esame organolettico.
È in facoltà del Ministro delle risorse agricole, alimentari e forestali inserire, su richiesta degli interessati, ulteriori parametrazioni di carattere fisico-chimico o organolettico atte a maggiormente caratterizzare l’identità della denominazione.
La designazione dell’olio alla fase di confezionamento deve essere effettuata solo a seguito dell’espletamento della procedura prevista dal decreto ministeriale 4 novembre 1993, n. 573, in ordine agli esami chimico-fisici ed organolettici.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
Alla denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: “fine”, “scelto”, “selezionato”, “superiore”.
È vietato l’uso di menzioni geografiche aggiuntive, indicazioni geografiche o toponomastiche che facciano riferimento a comuni, frazioni e aree geografiche comprese nell’area di produzione di cui all’art. 3.
È tuttavia consentito l’uso di nomi, ragioni sociali, marchi privati purché non abbiano significato laudativo o non siano tali da trarre in inganno l’acquirente su nomi geografici ed in particolar modo su nomi geografici di zone di produzione di oli a denominazione di origine controllata.
L’uso di nomi di aziende, tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale, nonché il riferimento al confezionamento nell’azienda olivicola o nell’associazione di aziende olivicole o nell’impresa olivicola situate nell’area di produzione è consentito solo se il prodotto è stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte negli oliveti facenti parte dell’azienda e se l’oleificazione e il confezionamento sono avvenuti nell’azienda medesima.
Il nome della denominazione di origine controllata “Colline di Brindisi” deve figurare in etichetta in caratteri chiari, indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono in etichetta.
I recipienti in cui è confezionato l’olio extravergine di oliva “Colline di Brindisi” ai fini dell’immissione al consumo devono essere in vetro o in lamina metallica stagnata di capacità non superiore a litri 5.
È obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio è ottenuto.

Fonte: Agraria.org

Olio extravergine d'oliva Collina di Brindisi D.O.P - per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Collina di Brindisi D.O.P – per la foto si ringrazia

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