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Archive for the ‘Vini e liquori’ Category

Barbera del Monferrato – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione del vino Barbera del Monferrato comprende i territori dei seguenti comuni:
Provincia di Alessandria:
a) Alto Monferrato: Acqui, Alice Bel Colle, Belforte, Bergamasco, Borgoratto Alessandrino, Bistagno, Carpeneto, Capriata d’Orba, Cartosio, Carentino, Cassine, Cassinelle, Castelletto d’Erro, Castelletto d’Orba, Castelnuovo Bormida, Cavatore, Cremolino, Denice, Frascaro, Gamalero, S. Rocco di Gamalero, Grognardo, Lerma, Melazzo, Merana, Malvicino, Molare, Montaldeo, Montaldo Bormida, Morbello, Morsasco, Montechiaro d’Acqui, Orsara Bormida, Ovada, Pareto, Ponti, Ponzone, Prasco, Predosa, Ricaldone, Rivalta Bormida, Rocca Grimalda, Sezzadio, Silvano d’Orba, Spigno Monferrato, Strevi, Tagliolo, Terzo, Trisobbio, Visone;
b) Basso Monferrato: Alfiano Natta, Altavilla Monferrato, Bassignana, Camagna, Camino, Casale Monferrato, Castelletto Merli, Castelletto Monferrato, Cellamonte, Cereseto, Cerrina, Coniolo, Conzano, Cuccaro, Fubine, Frassinello Monferrato, Gabiano, Lu Monferrato, Masio, Mirabello Monferrato, Mombello Monferrato, Moncestino, Montecastello, Murisengo, Occimiano, Odalengo Grande, Odalengo Piccolo, Olivola, Ottiglio Monferrato, Ozzano, Pomaro Monferrato, Pecetto di Valenza, Pietra Marazzi, Pontestura, Ponzano Monferrato, Quargnento, Rosignano Monferrato, Rivarone, Sala, San Salvatore Monferrato, San Giorgio Monferrato, Serralunga di Crea, Solonghello, Terruggia, Treville, Valenza, Vignale, Villadeati, Villamiroglio. Nei comuni di Coniolo, di Casale Monferrato e di Occimiano e Mirabello la zona di produzione è limitata ai territori collinari posti sulla destra del fiume Po e che sono delimitati dalla strada di circonvallazione di Casale uscente dal ponte sul Po in direzione di Alessandria, costeggiante il colle di S. Anna, attraversante il rione Valentino e la frazione di S. Germano. A sud di Casale il confine della zona di produzione coincide con la stessa strada nazionale che delimita anche il territorio collinare del Comune di Occimiano Monferrato, sito alla destra in direzione di Alessandria, fino al confine amministrativo del comune di Mirabello Monferrato.
Provincia di Asti:
Agliano Terme, Albugnano, Antignano, Aramengo, Asti, Azzano d’Asti, Baldichieri, Belveglio, Berzano San Pietro, Bruno, Bubbio, Buttigliera d’Asti, Calamandrana, Calliano, Calosso, Camerano Casasco, Canelli, Cantarana, Capriglio, Casorzo, Cassinasco, Castagnole Lanze, Castagnole Monferrato, Castel Boglione, Castell’Alfero, Castellero, Castelletto Molina, Castello d’Annone, Castelnuovo Belbo, Castelnuovo Calcea, Castelnuovo Don Bosco, Castel Rocchero, Celle Enomondo, Cerreto d’Asti, Cerro Tanaro, Cessole, Chiusano d’Asti, Cinaglio, Cisterna d’Asti, Coazzolo, Cocconato, Corsione, Cortandone, Cortanze, Cortazzone, Cortiglione, Cossombrato, Costigliole d’Asti, Cunico, Dusino San Michele, Ferrere, Fontanile, Frinco, Grana, Grazzano Badoglio, Incisa Scapaccino, Isola d’Asti, Loazzolo, Maranzana, Maretto, Moasca, Mombaldone, Mombaruzzo, Mombercelli, Monale, Monastero Bormida, Moncalvo, Moncucco Torinese, Mongardino, Montabone, Montafia, Montaldo Scarampi, Montechiaro d’Asti, Montegrosso d’Asti, Montemagno, Montiglio Monferrato, Moransengo, Nizza Monferrato, Olmo Gentile, Passerano Marmorito, Penango, Piea, Pino d’Asti, Piovà Massaia, Portacomaro, Quaranti, Refrancore, Revigliasco d’Asti, Roatto, Robella, Rocca d’Arazzo, Roccaverano, Rocchetta Palafea, Rocchetta Tanaro, San Damiano d’Asti, San Giorgio Scarampi, San Martino Alfieri, San Marzano Oliveto, San Paolo Solbrito, Scurzolengo, Serole Sessame, Settime, Soglio, Tigliole, Tonco, Tonengo, Vaglio Serra, Valfenera, Vesime, Viale d’Asti, Viarigi, Vigliano, Villafranca d’Asti, Villa San Secondo, Vinchio.

Nel Monferrato è tradizionale, ma non sempre praticato, il taglio con una modesta quantità di altre uve, principalmente Freisa nell’area casalese e astigiana, dolcetto nell’ovadese. Era tradizione monferrina imbottigliare una parte del vino nuova in luna di marzo, quando aveva ancora residui zuccherini e quindi rifermentava in bottiglia con presa di spuma.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
Il vino “Barbera del Monferrato” deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
– Barbera: Minimo 85%
– Freisa, Grignolino e Dolcetto, da soli o congiuntamente: massimo 15%.

I vini barbera del Monferrato all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Barbera del Monferrato:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol; per la “Barbera del Monferrato” con indicazione di “vigna” 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l.

Barbera del Monferrato frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l.

E’ in facoltà del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, con proprio decreto, di modificare i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini barbera del Monferrato all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Barbera del Monferrato:
colore: rosso rubino più o meno intenso;
odore: vinoso, caratteristico;
sapore: asciutto, mediamente di corpo, talvolta vivace.

Barbera del Monferrato frizzante:
colore: rosso rubino più o meno intenso;
spuma: fine, persistente;
odore: vinoso, caratteristico;
sapore: asciutto o leggermente abboccato, mediamente di corpo.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si abbina a salumi, antipasti a base di carne, insalate di coniglio, primi piatti conditi con ragù o salsiccia, secondi di carne di vitello e maiale, cotechini e zamponi. Temperatura di servizio 16° – 18°C.

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Barbera del Monferrato D.O.C. - per la foto si ringrazia

Barbera del Monferrato D.O.C. – per la foto si ringrazia

Barbera d’Alba – D.O.C.

Zona di produzione e storia

Le uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine “Barbera d’Alba” devono essere prodotte nella zona di origine costituita dall’intero territorio dei comuni di:
Alba, Albaretto della Torre, Barbaresco, Barolo, Borgomale, Camo, Canale, Castagnito, Castellinaldo, Castiglione Falletto, Castiglione Tinella, Castino, Corneliano d’Alba, Cossano Belbo, Diano d’Alba, Govone, Grinzane Cavour, Guarene, Magliano Alfieri, Mango, Monforte d’Alba, Montelupo Albese, Monticello d’Alba, Neive, Neviglie, Novello, Perletto, Piobesi d’Alba, Priocca, Rocchetta Belbo, Roddi, Roddino, Rodello, S. Vittoria d’Alba, S. Stefano Belbo, Serralunga d’Alba, Sinio, Treiso, Trezzo Tinella, Verduno, Vezza d’Alba; e in parte dal territorio dei comuni di Baldissero d’Alba, Bra, Cortemilia, Cherasco, La Morra, Monchiero, Montà d’Alba, Montaldo Roero, Monteu Roero, Narzole, Pocapaglia, S. Stefano Roero e Sommariva Perno, in provincia di Cuneo.

Il Barbera d’Alba nasce nelle langhe, termine che secondo alcuni studiosi deriverebbe da “Langues” che non sono altro che delle lingue di terra che si estendono in un vivace gioco di profili, modulati dal mutare delle stagioni. Dal punto di vista geologico, le Langhe hanno origine nell’Era Terziaria o Cenozoica, iniziata quasi 70 milioni di anni fa. La marna tufacea bianca caratterizza il comprensorio di produzione, sulle colline alte a dominare il fiume Tanaro. Il terreno di cui è composto il territorio nella sua massima parte appartiene a quella formazione geologica che si chiama “terreno tortoriano”, uno dei 14 strati dai quali è formata la pila dei terreni sedimentari che compongono il bacino terziario del Piemonte. Il terreno Tortoniano è caratterizzato da marne e sabbie straterellate.
Queste marne sono di un colore grigio-bluastro, non molto resistenti e danno luogo a colline biancheggiati piuttosto basse e rotondeggianti, sono molto favorevoli alla coltivazione della vite. Il vitigno Barbera attesta in maniera esemplare la fortuna del territorio di Langa e Roero: produrre grandi vini da invecchiamento ed al contempo regalare emozioni nei vini più giovani. Viene coltivato prevalentemente sui versanti Sud – Ovest, con forma di allevamento a spalliera con potatura guyot.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
La denominazione di origine controllata “Barbera d’Alba” è riservata ai vini rossi ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti aventi, in ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
– Barbera dall’ 85% al 100%
– Nebbiolo da 0 a 15 %.

Il vino a denominazione di origine controllata “Barbera d’Alba”, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00 % vol;
con menzione “vigna”: 12,00 % vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l.

Il vino a denominazione di origine controllata “Barbera d’Alba” Superiore, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50 % vol;
con menzione “vigna”: 12,50 % vol.;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo : 23,0 g/l.

E’ facoltà del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali modificare i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo con proprio decreto.

Caratteristiche organolettiche

Il vino a denominazione di origine controllata “Barbera d’Alba”, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: rosso rubino;
odore: fruttato e caratteristico;
sapore: asciutto, sapido, armonico.

Il vino a denominazione di origine controllata “Barbera d’Alba” Superiore, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: rosso rubino;
odore: fruttato e caratteristico con eventuali sentori di legno;
sapore: asciutto, sapido, armonico.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si abbina ottimamente con antipasti caldi della cucina piemontese, agnolotti al ragù, tortellini in brodo e risotto alla milanese. Tra i secondi, predilige i piatti di carni bianche e rosse, lesse e bollite, l’arrosto di vitello e di agnello, la lonza di maiale arrosto; si può usare su stracotti, umidi di manzo e stufati, e con il cotechino insieme alle lenticchie. Ideale anche con i formaggi delle Langhe di media stagionatura. Temeratura di servizio: 16° – 18°C.

Fonte: Agraria.org

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Barbera d'Alba D.O.C. - per la foto si ringrazia

Barbera d’Alba D.O.C. – per la foto si ringrazia

Alba – D.O.C.

Zona di produzione e storia

Le uve destinate alla produzione dei vini a denominazione di origine controllata «Alba» devono essere prodotte nella zona di origine delimitata dall’intero territorio dei comuni di: Barolo, Camo, Canale, Castellinaldo, Castiglione Falletto, Castiglione Tinella, Cigliè, Corneliano d’Alba, Cossano Belbo, Diano d’Alba, Dogliani, Grinzane Cavour, La Morra, Mango, Monchiero, Monforte d’Alba, Montelupo Albese, Monticello d’Alba, Neviglie, Piobesi d’Alba, Priocca, Rocca Cigliè, Rocchetta Belbo, Roddi, Roddino, Rodello, Santa Vittoria d’Alba, Santo Stefano Belbo, Serralunga d’Alba, Sinio, Treiso, Trezzo Tinella, Verduno, e Vezza d’Alba e da parte del territorio dei comuni di: Alba, Barbaresco, Baldissero d’Alba, Bastia Mondovì, Bra, Castagnito, Cherasco, Clavesana, Farigliano, Govone, Guarene, Magliano Alfieri, Montà d’Alba, Montaldo Roero, Monteu Roero, Narzole, Neive, Novello, Pocapaglia, Santo Stefano Roero e Sommariva Perno.

Poche altre zone del Piemonte, ma non soltanto, possono vantare una zona così fortunata, nella quale siano concentrate qualità produttive importanti e tutte di gran pregio, un territorio nel quale hanno trovato una giusta collocazione, all’interno di un’area, sino a metà del secolo scorso prettamente agricola. Quando si parla dell’Albese si vuole indicare un’area ben precisa, geograficamente altrettanto ben delimitata, composta dalle Langhe e dal Roero, la prima alla destra e la seconda alla sinistra orografica del fiume Tanaro. Con altrettanta convinzione Alba ne è considerata la sua capitale.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata «Alba» devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti aventi, in ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
– vitigno Nebbiolo: dal 70% all’85%
– vitigno Barbera: dal 15% al 30%
possono inoltre concorrere, congiuntamente o disgiuntamente, le uve provenienti da vitigni a bacca rossa non aromatici idonei alla coltivazione nella regione Piemonte fino ad un massimo del 5%.

I vini a denominazione di origine controllata «Alba» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
«Alba» con menzione «vigna»: 12,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l
estratto minimo non riduttore: 23,0 g/l.

I vini a denominazione di origine controllata «Alba» riserva all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
«Alba» riserva con menzione «vigna»: 12,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto minimo non riduttore: 23,0 g/l.

E’ in facoltà del Ministero per le politiche agricole, alimentari e forestali modificare con proprio decreto, i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Alba» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: rosso rubino intenso tendente al granato;
odore: caratteristico ed intenso;
sapore: asciutto, caldo, tannico, robusto, armonico, persistente.

I vini a denominazione di origine controllata «Alba» riserva all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: rosso rubino intenso tendente al granato;
odore: caratteristico ed intenso;
sapore: asciutto, caldo, tannico, robusto, armonico, persistente.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si accompagna con gli agnolotti al ragù, le carni rosse, lesse e bollite, l’arrosto di vitello o di agnello e la lonza di maiale arrosto, oppure gli stracotti, gli umidi di manzo e gli stufati; ottimo anche con la selvaggina ed i formaggi di media stagionatura. Si serve a una temperatura tra i 16° e i 18°C.

Fonte: Agraria.org

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Alba D.O.C. - per la foto si ringrazia

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Albugnano – D.O.C.

Nell’intero territorio amministrativo dei comuni di Albugnano, Pino
d’Asti, Castelnuovo Don Bosco e Passerano-Marmorito, tutti in provincia
di Asti, con le uve di Nebbiolo (minimo 85%) e con quelle di Freisa
e/o Barbera e/o Bonarda (massimo 15%) si producono questi vini:

  • Rosso – dal colore rosso rubino più o meno intenso; profumo delicato,
    caratteristico, talvolta vinoso; sapore dal secco all’abboccato, di
    discreto corpo, più o meno tannico, di buona persistenza, talvolta
    vivace. Gradazione minima: 11,5°. Uso: da pasto.
  • Rosato – dal colore che varia dal rosato al cerasuolo; profumo delicato,
    gradevole, fruttato, talvolta vinoso; sapore dal secco all’abboccato,
    di buona persistenza, talvolta vivace. Gradazione minima: 11°. Uso:
    da pasto.
  • Superiore – dal colore rosso rubino più o meno intenso, talvolta con
    riflessi granati; profumo delicato, caratteristico; sapore etereo, di corpo, più o meno tannico, di buona persistenza. Gradazione minima:
    11,5°. Invecchiamento obbligatorio: un anno (a partire dal 1° gennaio
    dell’anno successivo a quello della vendemmia), di cui almeno sei
    mesi in botti di rovere. Uso: da pasto.

Fonte:Ente Mostra Vini – Enoteca Italiana, Siena – XVIII edizione – Ottobre 2006 – Arti Grafiche Ticci, Sovicille (SI)

Albugnano D.O.C. - per la foto si ringrazia

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Pelaverga di Verduno – D.O.C.

Descrizione

Vino attualissimo, adeguato alle esigenze dell’alimentazione moderna, il suo delicato equilibrio tra acidità e tannini lo rendono fresco ed aggraziato al palato anche se con una certa struttura. Con il suo tenero colore rubino, sfumato di riflessi che vanno dal violetto al cerasuolo è piacevole da bere giovane, quando prevalgono le note fiorite e fruttate come quelle di violetta e ciliegia, stimolante quando raggiunge un moderato invecchiamento che accentua le caratteristiche note speziate di pepe verde e bianco.

Deriva dalla vinificazione del vitigno Pelaverga Piccolo con la possibilità di aggiunte fino ad un massimo del 15% di altri vitigni a bacca nera e presenta una gradazione minima di 11 gradi.

Area di produzione

L’area di produzione corrisponde all’intero comune di Verduno e parte dei comuni di La Morra e Roddi.

Visualizza la cartina dell’area di produzione del Verduno Pelaverga in provincia di Cuneo.

Storia e tradizione

Nasce da pochi ettari di vigneto nei comuni di Verduno, La Morra e Roddi ad ovest di Alba questo vino originale prodotto con uno dei vitigni più rari del Piemonte, il Pelaverga piccolo, che a Verduno soprattutto ha raccolto i maggiori consensi.

Presente da tempo immemorabile su queste colline, legato dalla leggenda al nome del Beato Sebastiano Valfré da Verduno, un po’ in odore di santità ed un po’ chiacchierato come afrodisiaco, da sempre questo vino viene considerato un giovane cavaliere, allegro e avventuroso, alla corte del Barolo.

Nasceva infatti, nel secolo scorso, nelle stesse cantine del castello di Verduno dove il re Carlo Alberto, affascinato dal blasone qualitativo del grande vino originato dal Nebbiolo, eseguiva i suoi esperimenti enologici sulle uve da Barolo.

Oggi, con il suo aroma fragrante e pepato, è considerato un vino da conoscitori attenti ed appassionati di rarità, alla ricerca continua di nuove emozioni e abbinamenti speciali.

Utilizzato da sempre negli uvaggi con altri vitigni della zona, solo da pochi decenni viene vinificato in purezza ed in breve tempo ha acquisito personalità ed apprezzamento presso i consumatori, ad iniziare dal mercato locale che ne ha sancito per primo il successo.

Nel 1994 viene costituito l’attuale Consorzio di Tutela Barolo, Barbaresco, Alba Langhe e Roero, punto di riferimento per le aziende vitivinicole del territorio tra Langa e Roero, che hanno individuato in questa struttura lo strumento più idoneo per affrontare insieme ed in modo autorevole i problemi di sviluppo e di organizzazione della propria realtà e del settore nel suo complesso.

Fonte: Prodotti Tipici della Provincia di Cuneo.it

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Pelaverga di Verduno D.O.C. - per la foto si ringrazia

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Colline Saluzzesi – D.O.C.

Descrizione

Il vino Colline Saluzzesi si può produrre in diverse tipologie.

Colline Saluzzesi: La denominazione senza specificazione di vitigno è riservata al vino rosso ottenuto da uve provenienti dai vigneti composti in ambito aziendale da: Pelaverga, Nebbiolo, Barbera da soli o congiuntamente minimo al 60%. Possono concorrere alla sua produzione altri vitigni a bacca rossa non aromatici, autorizzati e raccomandati per la provincia di Cuneo fino ad un massimo del 40%. Il vino presenta colore rosso rubino, profumo vinoso, fruttato, intenso e caratteristico, sapore fresco, secco, fruttato intenso, caratteristico, titolo alcolometrico minimo 10°.

Colline Saluzzesi Pelaverga: Uve Pelaverga 100%. Il vino presenta colore rosso tenue; profumo fine, delicato, fragrante, delicatamente fruttato con sentore di ciliegia e lampone, speziato, caratteristico; sapore secco, armonico, morbido, nel tipo amabile fresco, delicato con aroma di lampone, talvolta vivace; titolo alcolometrico minimo 10°.

Colline Saluzzesi Quagliano: Uve Quagliano 100%. Il vino presenta colore rosso tenue; profumo delicatamente vinoso con sentore di viola e con aroma gradevole e caratteristico; sapore amabile e gradevolmente dolce, di medio corpo, fruttato, talvolta vivace; titolo alcolometrico minimo 10° di cui almeno 5,5° svolti.

Colline Saluzzesi Quagliano Spumante: uve Quagliano 100%. Il vino presenta colore rosso tendente al violaceo, spuma fine e persistente, profumo delicatamente vinoso con sentore di viola e con aroma gradevole e caratteristico; sapore gradevolmente dolce, di medio corpo, assai fruttato; titolo alcolometrico minimo 11° di cui almeno 7° effettivi.

Area di produzione

L’area di produzione comprende il territorio dei comuni di Pagno e Piasco per intero e parte del  territorio dei comuni di Castellar, Brondello, Saluzzo, Manta, Verzuolo, Costigliole Saluzzo e Busca. Si tratta di un’area particolarmente favorita dal punto di vista climatico che ha conservato alcuni vigneti malgrado la forte concorrenza delle colture frutticole particolarmente sviluppate in questa zona e nella pianura adiacente. Per quanto riguarda le varietà, il Pelaverga è presente soprattutto in Valle Bronda, mentre lungo la dorsale collinare che da Saluzzo arriva fino a Busca si è conservata, in particolare a Costigliole Saluzzo, la coltivazione del Quagliano.

Storia e tradizione

Per il vitigno Pelaverga i riferimenti storici documentati confermano che il vino prodotto in queste piccole vallate alpine era già conosciuto ed apprezzato fin dal tempo dei romani che lo gradivano giudicando favorevolmente le sue proprietà afrodisiache.Altre testimonianze storiche riportano apprezzamenti per questo vino che, nel periodo rinascimentale e più precisamente nel 1511, la Marchesa Margherita di Foix inviava, come ogni anno, al Papa Giulio II, i famosi “trenta bottalli, perché il bon vino gli piasia…..e che tanto bene faceva alla città di Saluzzo”. Fu così che il Marchesato di Saluzzo ottenne in cambio la sede vescovile ed i privilegi che ne derivarono.La storia più recente ci conferma invece che il vino Pelaverga, dopo un periodo di semi oblio si è man mano riconquistato un posto di tutto rispetto nel panorama viticolo italiano, ottenendo, sotto il nome Colline Saluzzesi, la D.O.C. nell’anno 1996 e tuttora, grazie all’impegno di pochi ma agguerriti produttori, sta conquistando il giusto spazio riservato ai vini d’elevata qualità.

L’ottenimento della D.O.C., unita alla passione di alcuni viticoltori per un lavoro difficile, che rappresenta l’energia di un territorio vocato, ha dato l’impulso per la creazione nel dicembre del 2001 di un Consorzio denominato “Consorzio Colline Saluzzesi” con il preciso scopo di tutelare, valorizzare e curare gli interessi relativi alla Denominazione d’Origine dei vini, nonché ad organizzare e coordinare le attività degli associati coinvolti nella produzione e nella commercializzazione dei vini della denominazione stessa. Anche il Quagliano è un vitigno autoctono tipico della nostra collina. La parola Quagliano in riferimento all’uva si trova per la prima volta nei bandi campestri della città di Busca, pubblicati nel 1721, nuovamente lo ritroviamo sempre nei bandi campestri del comune di Costigliole del 1749. Un tempo l’uva , molto ricercata, era venduta ai mercati dei paesi vicini in quanto era apprezzata per le qualità organolettiche. Molti, inoltre, utilizzavano l’uva Quagliano per la cosiddetta cura dell’uva riconoscendone le sue particolari peculiarità diuretiche.

Fonte: Prodotti Tipici della Provincia di Cuneo.it

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Genepì Occitan – P.A.T.

Descrizione

La pianta

Il Genepì appartiene, botanicamente, al genere “Artemisia”, il quale conta oltre 200 specie di piante; tra queste le due più pregiate utilizzate per la produzione del genepì sono l’Artemisia genipì e l’Artemisia mutellina.

L’ Artemisia genipì, conosciuta anche come genepì nero, è una pianta perenne, cespitosa, di colore grigio sericeo, alta circa 5 – 20 cm, con caratteristiche aromatiche in tutte le sue parti, in particolare nei semi. La fioritura avviene da luglio a settembre. Il carattere principale per la sua distinzione è la disposizione ravvicinata dei vari capolini sullo stelo fiorale che conferiscono all’infiorescenza un aspetto di spiga.

L’Artemisia mutellina, conosciuta anche come Genepì bianco, è una pianta perenne, cespitosa, di colore bianco sericeo, alta in media 15 cm, emanante un gradevole odore aromatico in tutte le sue parti aeree; presenta proprietà molto simili all’ Artemisia genepì. E’ caratterizzata dalla produzione di molti steli fiorali, quelli centrali eretti, quelli periferici incurvati alla base. I capolini, di piccole dimensioni, si inseriscono lungo lo scapo centrale mediante peduncoli.

Entrambe le specie crescono spontaneamente sulle Alpi piemontesi a quote molto elevate e in luoghi difficilmente accessibili nelle fessure delle rocce, nei macereti e nelle ghiaie. La difficoltà nel raggiungere i luoghi in cui la pianta cresce naturalmente unitamente al divieto o alla limitazione alla raccolta hanno indotto alcuni montanari, a partire dagli anni ’60, a coltivare a quote molto elevate alcune selezioni di Artemisia mutellina; essi hanno acquisito con il tempo una vera e propria specializzazione in questa coltura difficile che richiede tempo ed impegno pluriennale.

Il liquore

I fiori di genepì una volta essiccati vengono utilizzati per la produzione dell’omonimo liquore dalle note proprietà curative e corroboranti e simbolo stesso della montagna. L’estrazione dei principi attivi contenuti nella pianta può avvenire mediante infusione o sospensione. Nel primo caso le piante di genepì vengono lasciate in infusione in soluzioni idroalcoliche per 40 – 45 giorni. L’infuso così ottenuto viene torchiato e addizionato con una miscela di acqua e zucchero per abbassarne il tasso alcolico. Il liquore ottenuto viene lasciato stagionare per ottenere la spontanea sedimentazione delle parti insolubili, che vengono poi separate con varie filtrazioni, fino ad ottenere la perfetta brillantezza del prodotto. Il liquore si presenta con colorazione naturale paglierina con tendenza al verde pallido, con una gradazione alcolica che varia dai 30 ai 42°. Dopo la filtrazione e prima di essere imbottigliato subisce un’ulteriore stagionatura.

Nel caso della sospensione le piantine di genepì non vengono immerse in soluzione idroalcolica, ma sono collocate su apposite griglie, le quali vengono sospese sulla soluzione stessa; il tutto avviene in contenitori ermetici che fanno sì che l’alcol evaporando estragga solo le componenti aromatiche della pianta e non i composti coloranti. Dopo la sospensione viene addizionata la soluzione acqua zucchero. Il procedimento è più lungo, infatti la sospensione dura almeno 90 giorni; inoltre il liquore finito necessita di 100 – 150 giorni di stagionatura. Utilizzando questo metodo il prodotto finito si presenta incolore, e la gradazione varia dai 30 ai 42°.

Area di produzione

Il Genepì Occitan viene raccolto, coltivato e trasformato in Provincia di Cuneo nel territorio della Valle Varaita, Valle Maira, Valle Grana, Valle Stura, Valli Gesso, Valle Vermenagna, Valle Pesio, Valli Monregalesi, Valle Po,Valle Bronda ed Infernotto, Alta Valle Tanaro e in provincia di Torino nel territorio dell’ Alta Valle di Susa, della Val Chisone, della Val Germanasca e del Val Pellice.

Storia e tradizione

I montanari delle Valli Occitane Piemontesi preparano da secoli un liquore corroborante, gradevolmente digestivo, mettendo in infusione le piante di genepì raccolte in natura. La produzione artigianale del liquore risale però solo all’inizio del XIX secolo, quando laboratori artigiani e le prime distillerie iniziarono a produrre il liquore Genepì, utilizzando l’erba spontanea fornita loro dai valligiani raccoglitori. In modo particolare nelle valli Pinerolesi Giovanni Stefano Pin è stato il primo a metà 700 ad introdurre in Val Chisone la distillazione e l’alambicco. Notaio, nel tempo libero si dedicava alla raccolta e alla distillazione delle erbe. La prima distilleria fu fondata nel 1823 a Finestrelle, in località Alpi Cozie, dal nipote Stefano Pin che si specializzò nella fabbricazione di liquori alpestri ottenuti mediante infusione e distillazione di fiori, erbe aromatiche e radici alpine raccolti sui monti dell’alta Val Chisone.

In Piemonte, la coltivazione del genepì è iniziata negli anni ’60 nelle valli delle province di Cuneo e di Torino, per far fronte al significativo aumento della domanda di liquore e la sempre maggiore difficoltà nel reperire il genepì spontaneo

Nel 2002 è nata, grazie all’appoggio della Regione Piemonte, tramite l’Assessorato alla Montagna, l’ “Associazione per la Tutela e la Valorizzazione del Genepì delle Valli Occitane Piemontesi”, con lo scopo di difendere e tutelare uno dei più tradizionali prodotti della nostra cultura alpina. La denominazione Genepì Occitan che contraddistingue l’Associazione vuole conferire a questa una valenza ed una collocazione geografica precisa in modo da far conoscere, preservare e proteggere il liquore prodotto seguendo ancora i tradizionali metodi di produzione da quell’altro, similare ma non autentico presente sul mercato.

Fonte: Prodotti tipici della Provincia di Cuneo.it

Per saperne di più:

  • Associazione per la tutela e la valorizzazione del Genepy delle Valli Occitane Piemontesi
    Sede legale: c/o Espaci Occitan 12025 Dronero (CN)
    Sede operativa: Via Valle Maira 98 12100 Confreria (CN) Cuneo
    Tel: 0171 611091
    Fax: 0171 613961
    Sito web: www.genepy.it
    E-mail: info@genepy.it

Genepì Occitan P.A.T. - per la foto si ringrazia

Genepì Occitan P.A.T. – per la foto si ringrazia

Ruchè di Castagnole Monferrato – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Riconoscimento DOCG: 2010.

Il Ruchè è un vitigno autoctono dei più rari tra quelli coltivati nel Monferrato astigiano. Deriva probabilmente da un vitigno importato dalla Borgogna da monaci che li impiantarono vicino al convegno oggi scomparso di San Rocco. I terreni calcarei, asciutti, con elevata insolazione della zona di produzione regalano un vino di alta qualità ma in quantità limitata. Destinato in passato al consumo famigliare, era il vino delle ‘grandi occasioni’, offerto alle persone più care, da sempre legato ai momenti belli della vita; nel tempo il Ruchè ha mantenuto questi tratti, facendosi riconoscere ed apprezzare in tutta Italia ed anche all’estero. A d.o.c. dal 1987, per la sua originalità ha conosciuto nell’ultimo decennio un successo crescente, consolidato dal prestigioso riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata e Garantita ottenuto nell’anno 2010.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Composizione ampelografica:
– Ruchè: minimo 90%;
– Barbera e Brachetto da soli o congiuntamente: massimo 10%.

Il vino a DOCG “Ruchè di Castagnole Monferrato” all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol; con indicazione di “vigna” min. 12,50% vol;
– estratto non riduttore minimo: 21 g/l.
– acidità totale minima: 4 g/l .

Caratteristiche organolettiche

Il vino a DOCG “Ruchè di Castagnole Monferrato” all’atto dell’immissione al consumo deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: rosso rubino con leggeri riflessi violacei talvolta anche tendenti all’aranciato;
– odore: intenso, persistente, leggermente aromatico, fruttato, anche speziato con adeguato affinamento;
– sapore: secco, rotondo, armonico, talvolta leggermente tannico, di medio corpo, con leggero retrogusto aromatico, talvolta con sentori di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Il Ruchè di Castagnole Monferrato è ottimo vino da formaggi saporiti di media maturazione (Castelmagno, Raschera, Gorgonzola, Grana da Tavola e i caratteristici piatti di stagione Autunno-Invernali tipici piemontesi quali: fonduta, finanziera, agnolotti).
Temperatura di servizio: 16-18°C.

Fonte: Agraria.org

Ruchè di Castagnole Monferrato - per la foto si ringrazia

Ruchè di Castagnole Monferrato – per la foto si ringrazia

Roero Rosso Roero Arneis – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Il vino Roero (Roero rosso, Roero Arneis, Roero Arneis spumante) viene prodotto nella zona omonima, in provincia di Cuneo (Piemonte), sulle assolate colline che guardano il Tanaro.
Tale zona comprende l’intero territorio del comune di Canale, Corneliano d’Alba, Piobesi d’Alba, Vezza d’Alba ed in parte quello dei comuni di Baldissero d’Alba, Castagnito, Castellinaldo, Govone, Guarene, Magliano Alfieri, Monta’, Montaldo Roero, Monteu Roero, Ponticello d’Alba, Pocapaglia, Priocca, S. Vittoria d’Alba, S. Stefano Roero, Sommariva Perno.
Tale denominazione prevede le seguenti tipologie:
– Roero;
– Roero riserva.
La denominazione “Roero” senza altra specificazione è riservata ai vini rossi ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti aventi nell’ambito aziendale la seguente composizione ampelografica: vitigno Nebbiolo da 95 a 98%;
vitigno Arneis da 2 a 5%
La denominazione “Roero Arneis” è riservata al vino bianco ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti costituiti esclusivamente dal vitigno Arneis.
Tale denominazione prevede le seguenti tipologie:
– Roero Arneis;
– Roero Arneis spumante.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

La denominazione «Roero» senza altra specificazione e’ riservata ai vini rossi ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti aventi nell’ambito aziendale la seguente composizione ampelografica: vitigno Nebbiolo da 95 a 98%; Arneis da 2 a 5%; possono inoltre concorrere congiuntamente o disgiuntamente, le uve provenienti da vitigni a bacca rossa non aromatici idonei alla coltivazione nella regione Piemonte fino ad un massimo del 3%.
La denominazione «Roero» Arneis e’ riservata al vino bianco ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti costituiti esclusivamente dal vitigno Arneis.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata e garantita «Roero» e «Roero» riserva, all’atto dell’immissione al consumo, devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: rosso rubino o granato;
– odore: fruttato, caratteristico e con eventuale sentore di legno;
– sapore: asciutto, di buon corpo, armonico ed eventualmente tannico;
– titolo alcolometrico volumico minimo naturale: 12,50% vol.; «Roero» con menzione «vigna»: 12,50% vol;
– acidita’ totale minima: 4,5 g/l in acido tartarico;
– estratto non riduttore minimo: 22 g/l.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Roero» Arneis all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: paglierino;
– odore: delicato, fresco e con eventuale sentore di legno;
– sapore: elegante, armonico ed eventualmente tannico;
– titolo alcolometrico volumico minimo naturale: 11,00% vol.; «Roero» Arneis con menzione «vigna»: 11,00% vol.;
– acidita’ totale minima: 4,5 g/l in acido tartarico;
– estratto non riduttore minimo: 15 g/l.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Roero» Arneis spumante, all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– spuma: fine e persistente;
– colore: paglierino piu’ o meno intenso;
– odore: delicato, fruttato, fresco, con eventuali sentori che possono ricordare il lievito, la crosta di pane e la vaniglia;
– sapore: elegante e armonico;
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.;
– acidita’ totale minima: 5 g/l in acido tartarico;
– estratto non riduttore minimo: 15 g/l.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Il Roero rosso è un vino tutto pasto (con risotto, fritture leggere, fonduta, carni bianche; se bevuto di qualche anno è adatto ad arrosti e selvaggina). Temperatura di servizio: 16° – 18°.
Roero Arneis: tutto pasto pesce
Il Roero Arneis spumante è adatto per un pasto leggero.

Fonte: Agraria.org

Roero D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Roero D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

 

Gavi – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: Comuni di Bosio, Capriata d’Orba, Carrosio, Castelletto d’Orba, Francavilla Bisio, Gavi, Novi Ligure, Parodi Ligure, San Cristiforo, Serravalle Scrivia in provincia di Alessandria.
Il Gavi trae origine dalle sole uve Cortese. Di questo vitigno, benché di origini molto antiche, si hanno notizie risalenti soltanto a pochi secoli fa. Infatti, la prima descrizione abbastanza dettagliata dell’uva Cortese si trova nella ampelografia dei vitigni coltivati in territorio piemontese compiuta dal Conte Nuvolone, vicedirettore della Società Agraria di Torino, pubblicata nel 1798, dove l’uva Cortese viene così descritta: “ha grappoli alquanto lunghetti, acini piuttosto grossi, quando è matura diviene gialla ed è buona da mangiare, fa buon vino, è abbondante e si conserva”.
Sin dalla fine dell’Ottocento, veniva indicata la produzione in varie zone del Piemonte.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigno: esclusivamente Cortese (localmente Courteis).

All’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Tipologia tranquillo:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

Tipologia frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

Tipologia spumante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol.;
acidità totale minima: 5,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

Tipologia Riserva:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
acidità totale minima: 6,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

Tipologia Riserva Spumante metodo classico:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol.;
acidità totale minima: 6,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

Grado alcolometrico minimo – Caratteristiche organolettiche

All’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Tipologia tranquillo:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: caratteristico, delicato;
sapore: secco, gradevole, di gusto fresco ed armonico.

Tipologia frizzante:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: fine, delicato, caratteristico;
sapore: secco, gradevole, di gusto fresco ed armonico.

Tipologia spumante:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
spuma: fine e persistente;
odore: fine, delicato, caratteristico;
sapore: armonico, secco, gradevole.

Tipologia Riserva:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
odore: fine, delicato, caratteristico;
sapore: armonico, secco, gradevole.

Tipologia Riserva Spumante metodo classico:
colore: giallo paglierino più o meno intenso;
spuma: fine e persistente;
odore: fine, delicato, caratteristico;
sapore: armonico, secco, gradevole.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Stupendo come aperitivo va degustato freddissimo a 6°-8°C; in tavola meglio se a 12°C. Si accompagna ottimamente con antipasti magri, primi piatti con salse a base di pesce, e piatti di pesce pregiato. Nella zona di origine è accompagnato ai “tajarin al tartufo”, un piatto di pasta all’uovo condito con burro, parmigiano e tartufi.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Gavi D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Gavi D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

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