Crea sito

Archive for the ‘Vini e liquori’ Category

Bianchello del Metauro – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini di cui all’art. 1 comprende gli interi territori dei comuni di: Fano, Cartoceto, Saltara, Serrungarina, Montefelcino, Isola del Piano, Fossombrone, S. Ippolito, Montemaggiore, S. Giorgio, Piagge, S. Costanzo, Orciano, Barchi, Fratterosa, l’isola amministrativa del comune di Mondavio denominata Cavallara, compresa tra i territori comunali di Serrungarina, Montemaggiore, Piagge, S. Giorgio e Orciano, e parte dei territori comunali di Urbino e di Fermignano.

Dall’unione dei due fiumi che scendono dall’Appennino marchigiano: “Meta” ed “Auro” prende il via nei pressi di Mercatello sul Metauro il fiume Metauro.
Lungo la valle di questo fiume sono presenti dei municipi romani: S. Angelo in Vado, Fossombrone e Fano e la parte verso questo fiume della piana di Urbino L’area fu oggetto d’insediamenti monastici benedettini con la creazione delle abbazie (anni 1050/1122), nella stessa area avvenne l’espansione delle aristocrazie rurali ed il diffondersi della nobiltà rurale. Tutte componenti che trovavano nell’attività agricola e nel mondo rurale il loro sostentamento e la loro ricchezza.
Nei secoli a seguire la presenza politica del Ducato di Urbino, le ricchezze derivanti dalle condotte militari e l’economia agricola creano la capillare diffusione della vigna accanto alle altre colture.
L’istituto mezzadrile, che prevede l’insediamento sul fondo, ben si adatta all’area di che trattasi per la possibilità del controllo, ove i campi sono intersecati da filari di viti sorrette da oppi, aceri, gelsi.
Sante Lancerio, bottigliere del Papa Paolo III nel 1536, di passaggio a Fano esprime “città bella, ma piccola, che fa buon vino”.
Il medico Andrea Bacci, archiatra pontificio, marchigiano, nel 1596 pubblica il “De naturali vinorum historia” in sette libri. Nel collegare l’ambiente al vitigno e nel descrivere il vino derivante dai vitigni distingue Greco e Trebbiano, nota la differenza se coltivati nel Piceno o in Urbino o in Toscana.
Nel V libro “De vinis Italiae” la parte descrittiva “In Picenis” Bacci giunge a Fano che giudica città “deliziosa con vini di alta qualità prodotti anche da viti importate quali Trebbiani e Malvasie”.
Riferisce, inoltre, di aver assaggiato nelle campagne di Urbino, Fano e Pesaro e nei castelli di Mondolfo e San Costanzo “qualificati Trebbiani”.
Da tale realtà storica ed agricola la richiesta della denominazione è stata una ovvia conseguenza sostenuta dai numerosi produttori presenti nel territorio.
La quasi esclusività del vitigno diffuso, le tecniche di produzione delle uve in un territorio omogeneo, con filari e poi vigneti specializzati, tecniche di trasformazione abbastanza semplici applicate in un tessuto sociale mezzadrile con appoderamento diffuso e poi di conduzione diretta con la soppressione -ope legis – del vecchio contratto, hanno consentito la totale partecipazione dei viticoltori allo sviluppo della denominazione.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
La Denominazione di origine controllata “Bianchello del Metauro” è riservata ai vini ottenuti dalle uve provenienti da vigneti che, nell’ambito aziendale, abbiano la seguente base ampelografica:
– Bianchello (Biancame) almeno per il 95%;
– Malvasia bianca lunga fino ad un massimo del 5%.

I vini a denominazione di origine controllata «Bianchello del Metauro» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Bianchello Del Metauro»:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,50 g/l;
estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

«Bianchello Del Metauro» superiore:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
acidità totale minima: 4,50 g/l.
estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

«Bianchello Del Metauro» spumante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

«Bianchello Del Metauro» passito:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol di cui almeno il 12,00% vol effettivo;
acidità totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l;
acidità volatile massima: 25 meq/l.

È in facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare con proprio decreto il limite minimo dell’estratto non riduttore e dell’acidità totale.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Bianchello del Metauro» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Bianchello Del Metauro»:
colore: giallo paglierino;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: secco, fresco, armonico, gradevole.

«Bianchello Del Metauro» superiore:
colore: giallo paglierino;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: secco, fresco, armonico, gradevole.

«Bianchello Del Metauro» spumante:
spuma: fine e persistente;
colore: paglierino più o meno intenso;
odore: proprio, delicato, fine, ampio, composito;
sapore: da extra dry a brut, sapido, fresco, fine, armonico.

«Bianchello Del Metauro» passito:
colore: dal paglierino intenso all’ambrato;
odore: caratteristico, intenso;
sapore: dolce, armonico, vellutato, caratteristico.

In relazione alla eventuale conservazione in recipienti di legno il sapore dei vini può rilevare lieve sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia di vino.

Fonte: Agraria.org

Bianchello del Metauro D.O.C. - per la foto si ringrazia

Bianchello del Metauro D.O.C. – per la foto si ringrazia

Vernaccia di Serrapetrona – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: tutto il territorio del comune di Serrapetrona e in parte quello dei comuni di Belforte del Chienti e di San Severino Marche (provincia di Macerata).
La Vernaccia di Serrapetrona è una perla dell’enologia marchigiana tanto rara (dato che se ne producono quantitativi limitatissimi) quanto antica. Si racconta che già nel Medioevo un soldato polacco, al seguito di truppe mercenarie, fosse rimasto così affascinato dal vino di Borgianastri, piccolo paese vicino a Serrapetrona, da coniare un detto sulla fortuna di questi luoghi che ancora è rimasto nel dialetto locale. Diverse sono le storie sull’origine del nome Serrapetrona, forse derivato da Petronius, nobile esule romano stabilitosi in queste terre, oppure più semplicemente desunto dalle molte pietre che si trovano nei dintorni della città.
Nonostante l’eccellenza di questo spumante rosso naturale, frutto di una vendemmia particolare dove metà dell’uva viene messa ad essiccare su graticci prima di essere spremuta, la produzione è rimasta molto limitata anche dopo il riconoscimento della Doc nel 1971 (poche decine di ettari).

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Vernaccia nera per almeno l’85%; possono concorrere alla produzione di detto vino anche uve provenienti da vitigni a bacca rossa, idonei alla coltivazione nella provincia di Macerata, da soli o congiuntamente, in misura non superiore al 15% del totale.
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol.
Acidità totale minima: 4,5 g/l.
Estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.
Le uve vengono sottoposte a leggero appassimento in locali idonei o mediante l’uso di impianti di ventilazione. Il mosto ottenuto da queste uve può essere unito al prodotto derivante dalle uve fresche o fermentare prima di essere assemblato. Il vino cosi ottenuto viene poi sottoposto a spumantizzazione mediante fermentazione naturale. L’immissione al consumo non può avvenire prima del 30 giugno dell’anno successivo alla raccolta delle uve.
Sono ammesse due versioni: secco e dolce.

Caratteristiche organolettiche

Spuma: persistente a grana fine.
Colore: dal granato al rubino.
Odore: caratteristico vinoso.
Sapore: caratteristico, da secco a dolce, con fondo gradevolmente amarognolo.

Abbinamenti e temperatura di servizio

La Vernaccia di Serrapetrona in versione secca è considerata un vino da fuori pasto o da meditazione (ma si accompagna bene anche ad arrosti di carni); la versione amabile è indicata coi dessert e con la pasticceria. Si degusta a 12°-14°C, stappando la bottiglia al momento, avendo cura di inclinare leggermente in avanti la stessa.

Fonte: Agraria.org

Vernaccia di Serrapetrona D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Vernaccia di Serrapetrona D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

Verdicchio di Matelica Riserva – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Decreto di riconoscimento: Dm. 18.02.2010

Il verdicchio è un pregiato vitigno autoctono delle Marche. La sua origine non è certa, ma la sua coltivazione, soprattutto nell’ alta valle dell’ Esino, ha radici antichissime e lo troviamo citato già da Columella.
La zona di produzione delle uve atte a produrre i vini a Denominazione di Origine Controllata e garantita “Verdicchio di Matelica Riserva” comprende parte del territorio dei comuni di Matelica, Esanatoglia, Gagliole, Castelraimondo, Camerino e Pioraco in provincia di Macerata e parte del territorio dei comuni di Cerreto d’Esi e Fabriano in provincia di Ancona.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Il vino a Denominazione di Origine Controllata e garantita “Verdicchio di Matelica Riserva” deve essere ottenuto dalle uve del vitigno Verdicchio, presente in ambito aziendale, per un minimo dell’85%.
Possono concorrere altri vitigni a bacca bianca, presenti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione nella regione Marche, congiuntamente o disgiuntamente per un massimo del 15%.

– Titolo alcolometrico volumico totale minimo 12,50% vol.
– Acidità totale minima 5 g/l
– Estratto non riduttore minimo: 18g/l
In relazione all’eventuale conservazione in recipienti in legno il sapore del vino può rivelare lieve sentore di legno.

Caratteristiche organolettiche

– Colore: giallo paglierino
– Odore: delicato, caratteristico
– Sapore: asciutto, armonico con retrogusto leggermente amarognolo

Abbinamenti e temperatura di servizio

Può essere utilizzato come aperitivo o abbinato a piatti di pesce o a primi piatti con condimenti vegetali o di mare. Si accompagna spesso a zuppe di pesce e a pesci al cartoccio o al forno; è ottimo anche con le carni bianche.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

  • Consorzio Tutela Vino Verdicchio Di Matelica
    P.zza E. Mattei I
    62024 Matelica (MC)
Verdicchio di Matelica Riserva D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Verdicchio di Matelica Riserva D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Castello di Jesi Verdicchio Riserva – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La vite nelle Marche fu coltivata dai Piceni che probabilmente impararono dagli Etruschi. Il Verdicchio è un vitigno di probabile origine veneta, portato dai coloni veneti che alla fine del 1400 si trasferirono nelle Marche. Il grappolo è di media grandezza, abbastanza compatto, di colore giallo-verde con buccia consistente, pruinosa e sottile (anche se alcuni cloni hanno la buccia più spessa). E’ poco resistente alle crittogame (vedi oidio e botrite) e la produzione è vigorosa e costante con maturazione medio tardiva.
La zona di produzione, poco distante dal mare, è composta da colline che arrivano a 500 metri di altezza, da fiumi quali l’Esino, il Musone ed il Misa che scorrono nelle valli ed è impreziosito da cittadelle fortificate. La collocazione ideale della vite è sulle assolate colline, rinfrescate dalla costante ventilazione che arriva dall’Adriatico e che impedisce il formarsi di umidità sui grappoli e sono formate da terreni argillosi e calcarei ricchi di limo e sabbia con banchi di salnitro.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Si ottiene con uve del vitigno Verdicchio, una varietà autoctona, che esprime solo nelle assolate colline dello Jesino le sue caratteristiche migliori. E’ consentito l’impiego di uve provenienti dai vitigni Trebbiano Toscano e Malvasia Toscana in misura non superiore al 15%.

All’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva (anche con la specificazione classico)
– titolo alcolometrico totale minimo: 12.50% vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/lt;
– estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

Caratteristiche organolettiche

All’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
Castelli di Jesi Verdicchio Riserva (anche con la specificazione classico)
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: delicato, caratteristico;
– sapore: asciutto, armonico con retrogusto gradevolmente amarognolo.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si accompagna bene a tutti i piatti della cucina di mare come le triglie all’anconetana, pesci in umido o al forno, baccalà, stoccafisso, crostacei, molluschi, risotti di mare, cotture alla griglia, fritti di verdure, funghi, carni bianche. La temperatura di servizio ottimale è sugli 8°–10° C per i vini giovani e bevuti come aperitivo, 10°-12° C per i vini più strutturati e maturati nel legno.

Fonte: Agraria.org

Conero – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Il Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini nella riunione del 27 maggio 2004 ha espresso parere favorevole alla concessione della DOCG al vino “Rosso Conero” e alla revoca della denominazione di origine controllata del vino “Rosso Conero” Riserva”. Il parere è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 138 del 15 giugno 2004. Se non ci saranno opposizioni sarà presto pubblicata la versione definitiva del nuovo disciplinare
Zona di produzione: intero territorio comunale di Ancona, Offagna, Camerano, Sirolo, Numana e parte dei comuni di Castelfidardo ed Osimo.
La produzione di vino nella Marca Dorica (l’area del Conero) fonda le sue radici già intorno al X sec. a.c., avviata dagli Etruschi. Da allora la viticoltura è andata via via sviluppandosi, facendo crescere la qualità del prodotto enologico del Conero.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita «Conero» deve essere ottenuto dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica: Montepulciano minimo 85%; Sangiovese massimo 15%.

– Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol.;
– Acidita’ totale minima: 4,5 g/l;
– Estratto non riduttore minimo: 24,0 g/l.
Il vino prima di essere immesso al consumo deve essere sottoposto ad un periodo d’invecchiamento di almeno 2 anni. Il periodo d’invecchiamento decorre dal 1° novembre dell’anno di produzione delle uve.

Caratteristiche organolettiche

All’atto dell’immissione al consumo alle seguenti caratteristiche:
– colore: rosso rubino;
– odore: gradevole, vinoso;
– sapore: armonico, asciutto, ricco di corpo.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si sposa con i sapidi salumi Marchigiani ed alle paste condite con sughi di carne,alla selvaggina, agli arrosti, al brasato ed è ottimo con il pecorino di fossa. Temperatura di degustazione: 18°-20°C.

Fonte: Agraria.org

Conero D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Conero D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

Search
Categories