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Archive for the ‘Prodotti agricoli e derivati’ Category

Oliva Ascolana del Piceno – D.O.P.

Zona di produzione

La zona di coltivazione delle olive destinate alla produzione di “Oliva Tenera Ascolana del Piceno” D.O.P. copre 60 Comuni della provincia di Ascoli Piceno e 26 della provincia di Teramo.

Caratteristiche

La Denominazione di Origine Protetta DOP “Oliva Ascolana del Piceno” designa le olive, in salamoia o ripiene, ottenute dalla varietà d’olivo “Ascolana tenera”. L’oliva in salamoia ha un colore uniforme dal verde al giallo paglierino, il sapore è leggermente acido con un leggero retrogusto amarognolo. L’oliva ripiena ha forma leggermente allungata (ellittica) irregolare con presenza di aree verdi percettibili; è caratterizzata da percezioni olfattive di media intensità con note fruttate di oliva verde e spezie.

Disciplinare di produzione – Oliva Ascolana del Piceno

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine protetta “Oliva Ascolana del Piceno” è riservata alla olive, in salamoia o ripiene, che rispondono ai requisiti e alle condizioni stabilite dal Regolamento comunitario n. 2081/92 ed indicate nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Piattaforma varietale
La denominazione d’origine protetta “Oliva Ascolana del Piceno” designa le olive. In salamoia o ripiene, prodotte nella zona delimitata al successivo art. 3 del presente disciplinare, ottenute dalla varietà d’olivo “Ascolana Tenera”.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione della denominazione d’origine protetta “Oliva Ascolana del Piceno” comprende per intero i territori dei seguenti comuni.
Comuni della provincia di Ascoli Piceno:
Acquaviva Picena, Altidona, Appignano del Tronto, Ascoli Piceno, Belmonte Piceno, Campofilone, Carassai, Castel di Lama, Castignano, Castorano, Colli del Tronto, Cossignano, Cupramarittima, Falerone, Fermo, Folignano, Francavilla d’Ete, Grottammare, Grottazzolina, Lapedona, Magliano di Tenna, Maltignano, Massa Fermana, Massignano, Monsampietro Morico, Monsampolo del Tronto, Montalto delle Marche, Montappone, Monte Rinaldo, Monte S. Pietrangeli, Monte Urano, Monte Vidon Combatte, Monte Vidon Corrado, Montedinove, Montefiore dell’Aso, Montegiberto, Montegiorgio, Montegranaro, Monteleone di Fermo, Montelparo, Monteprandone, Monterubbiano, Montottone, Moresco, Offida, Ortezzano, Pedaso, Petritoli, Ponzano di Fermo, Porto S. Giorgio, Porto S. Elpidio, Rapagnano, Ripatransone, Rotella, Servigliano, Spinetoli, San Benedetto del Tronto, S. Elpidio a Mare, S. Vittoria in Matenano, Torre S. Patrizio, Venarotta;
Comuni della provincia di Teramo:
Martinsicuro, Colonnella, Alba Adriatica, Corropoli, Controguerra, Ancorano, Nereto, Torano Nuovo, S. Egidio alla Vibrata, Civitella del Tronto, S. Omero, Tortoreto, Giulianova, Mosciano S. Angelo, Bellante, Campli, Valle Castellana, Torricella Sicura, Rocca S. Maria, Teramo, Castellalto, Canzano, Notaresco, Morro d’Oro, Roseto degli Abruzzi, Cortino, Montorio al Vomano.

Articolo 4.
Tecniche colturali
Il territorio su cui insiste la produzione della denominazione d’origine protetta “Oliva Ascolana del Piceno” ha le seguenti caratteristiche pedo-climatiche: terreni di natura variabile dal calcareo-argilloso all’arenacco, con pH mediamente sub-alcalini; altitudine delle aree di produzione variabile dai 20 ai 500 metri slm.
Le tecniche colturali adottate sono le seguenti: gli impianti hanno sesti posizionati in modo tale da favorire una buona areazione ed illuminazione per permettere l’allegagione;
la densità di impianto non deve superare le 300 piante/ha (sesto di impianto 6×6). Negli impianti deve essere presente almeno il 60% di ascolana tenera ed un max 40% di piante impollinatici; le
forme di allevamento da utilizzare sono quelle libere (vaso, globo, monocono, ecc); l’irrigazione è consentita, ma va interrotta almeno 20 giorni prima della raccolta; la raccolta va effettuata tra il 10 settembre ed il 20 ottobre.
1. deamarizzazione delle olive con immersione in soluzione di idrato sodico (NaOH) la cui concentrazione può variare dall’1,5 al 3%; la durata del processo è compresa tra un minimo di 8 ed un massimo di 12 ore;
2. lavaggi per la riduzione dell’alente residuo;
3. fermentazione e conservazione in salamoia, alla concentrazione compresa tra l’8 e il 10% di Cloruro di Sodio (NaCl).
E’ ammessa la deamarizzazione delle olive definita “al Naturale” ponendole direttamente in salamoia alla concentrazione compresa tra l’8 e il 10% di Cloruro di Sodio; la durata del processo, legata allo stato di maturazione della varietà, richiede tempi di fermentazione e stoccaggio non inferiori ai 10 mesi.
Caratteristiche della Salamoia: i caratteri della salamoia di conservazione devono essere contenuti nei limiti previsti dalla norma CODEX ALIMENTARIUS STAN 66-1981.
Oliva ripiena
La denominazione “Oliva Ascolana del Piceno” ripiena viene prodotta secondo le modalità tipiche e tradizionali sotto riportate.
a) caratteristiche degli ingredienti
Carni fresche: carni di bovino maturo provenienti dalla zona di cui all’art. 3, minimo 40%, massimo 70%; carni suine mature provenienti dalla zona di cui all’art. 3, minimo 30%, massimo 50%; è tollerata l’aggiunta di carni di pollo provenienti dalla zona di cui all’art. 3 e/o tacchino fino ad un massimo del 10%.
Ingredienti aggiuntivi: uova (da 2 a 4, secondo necessità per kg di impasto); formaggio stagionato grattugiato per aroma ed amalgama, minimo gr 100 per kg di impasto, olio extravergine e/o strutto quanto basta per la cottura delle carni, è consentito l’uso del burro nella cottura delle carni purché indicato in etichetta; vino bianco secco; cipolla, carota, costa di sedano, noce moscata, sale, quanto basta per l’insaporimento delle carni in cottura.
Ingredienti facoltativi: è ammesso l’utilizzo di piccole quantità di salsa di pomodoro per l’insaporimento delle carni; chiodi di garofano, pepe; buccia di limone grattugiata ed altri aromi di minore entità.
Ingredienti per la panatura: uova, farina di grano, pangrattato, in quantità sufficienti per la formazione di una leggera copertura dell’oliva ripiena.
Il prodotto finito deve contenere almeno il 40% in peso di oliva denocciolata.
b) Lavorazione
Le carni sopraccitate, tagliate in pezzi, vengono rosolate con cipolla, carota e sedano in olio extravergine di oliva e/o strutto (è consentito l’uso del burro) e portate a cottura a fuoco lento con aggiunta di vino bianco secco e sale. A cottura ultimata la carne e gli ingredienti aggiuntivi vengono triturati. L’impasto viene legato con uova, formaggio grattugiato e aggiunta di noce moscata.
La produzione unitaria massima di olive per impianti specializzati è di 7 ton/ha, per piante in coltura promiscua è pari a 50 kg/pianta.

Articolo 5.
Elementi storici
Il nucleo originario di diffusione della coltivazione va ricondotto ai comuni di Ascoli Piceno, Folignano, Venarotta, Castel di Lama, in provincia di Ascoli Piceno e S. Egidio alla Vibrana, Civitella del Tronto in provincia di Teramo. Le olive da tavola provenienti da questi territori erano conosciute dai classici latini come <<Olivae Picenae>>. Notevole l’incidenza della tecnica di trasformazione adottata nei comprensori di storica diffusione, sui caratteri del prodotto originario e relativa all’uso di un carbonato alcalino per estrarre dalle olive, insieme al grasso, le sostanze amare. I monaci Benedettini Olivetani del Piceno, furono i primi ad operare la concia delle olive e a testimoniare il carattere di un’industria locale basata proprio sulla preparazione delle olive da tavola. Le prime notizie circa la farcitura dell’oliva ascolana risalgono al 1600, periodo in cui queste, una volta denocciolate, venivano riempite di erbe (olive giudee). La ricetta attuale invece ha origine nel XIX secolo con farcitura a prevalente base di carne, quale specialità in uso in famiglie agiate.

Articolo 6.
Metodo di ottenimento
Oliva in salamoia:
a) caratteristiche del frutto: il frutto fresco ammesso alla lavorazione per la produzione di oliva ascolana tenera deve presentare i seguenti caratteri: frutto sano; lesioni o ammaccature nei limiti previsti dalla norma CODEX ALIMENTARIUS STAN 66-1981 e per ciascuna categoria commerciale, di seguito indicata, la somma delle tolleranze non sarà superiore, in nessun caso, a: Extra il 7%, Prima il 12%, Secondo o Standard il 17%; rapporto polpa nocciolo in peso non inferiore a 4; polpa di facile distacco dal nocciolo; colore verde paglierino, proprio, caratteristico del frutto maturo.
Lavorazione. Il trattamento di deamarizzazione deve iniziare non oltre le 48 ore della raccolta delle olive. La lavorazione ed il confezionamento devono avvenire nell’area di produzione indicate all’art. 3, seguendo le riconosciute e sperimentate tecniche di trasformazione connesse allo stato di maturazione della varietà ed alla temperatura dell’ambiente.
La lavorazione comprende le seguenti fasi: le olive preventivamente denocciolate vengono riempite con l’impasto così ottenuto. Le olive ripiene vengono passate nella farina, nell’uovo battuto ed infine pangrattato. Il prodotto finale è destinato alla frittura.

Articolo 7.
Caratteristiche al consumo
Il prodotto finito deve avere le seguenti caratteristiche, fino alla data di scadenza indicata:
a) Oliva in Salamoia
Caratteristiche organolettiche:
Visive: colore uniforme dal verde al giallo paglierino;
Olfattive: odore caratteristico di fermentato;
Gustative: sapore lievemente acido, leggero retrogusto amarognolo; fragranza e croccantezza in bocca.
Caratteristiche microbiologiche:
Conformi alle disposizioni vigenti in materia di igiene alimentare.
Caratteristiche fisiche:
Polpa piena, fine, compatta, non raggrinzita, non granulosa.
b) Oliva Ripiena
Caratteristiche organolettiche:
Visive: forma leggermente allungata (ellittica) irregolare; presenza di aree verdi percettibili; alla rottura la panatura rimane aderente all’oliva, con impasto che si presenta compatto;
Olfattive: percezioni olfattive di media intensità con note fruttate di oliva verde e spezie; Gustative: il prodotto risulta croccante per la presenza della varietà oliva ascolana tenera, di sapore delicato con retrogusto amaro da intenso a mediamente intenso.
Caratteristiche microbiologiche:
Conformi alle disposizioni vigenti in materia di igiene alimentare.
Caratteristiche fisiche:
1 kg di olive ripiene deve contenere da un minimo di 65 ad un massimo di 95 unità.

Articolo 8.
Conservazione
Alle olive in salamoia possono essere aggiunti acidificanti naturali, parti di pianta come aromatizzanti, infusi di finocchio selvatico, privi di residui cellulosici ottenuti utilizzando piante spontanee o piante provenienti da coltivazioni ricadenti nell’area indicata all’art. 3, è vietata l’aggiunta di coloranti, conservanti ed acidificanti ad eccezione dell’acido L-ascorbico (E300) e dell’acido citrico (E330). Le olive in salamoia ripiene fresche o parzialmente cotte, sono conservate nel rispetto delle condizioni igienico – sanitarie, rispondenti alle vigenti normative in materia alimentare, assicurate dalle tecnologie di produzione e condizionamento adottate. In caso di conservazioni per periodi lunghi debbono essere surgelate immediatamente dopo la produzione, secondo le norme di legge vigenti.

Articolo 9.
Adempimenti
Al fine di garantire la rintracciabilità della denominazione di origine, i singoli componenti la filiera produttiva devono essere identificati attraverso la loro iscrizione nei seguenti appositi elenchi:
a) dei produttori olivicoli con l’identificazione catastale degli oliveti idonei;
b) dei trasformatori con l’ubicazione degli impianti idonei di trasformazione delle olive;
c) degli allevatori di carni bovine, suino e di pollame con l’indicazione del numero dei
capi allevati;
d) dei trasformatori di olive ripiene con l’ubicazione degli impianti idonei di
trasformazione delle olive.
Questi elenchi sono attivati, tenuti ed aggiornati dall’Organismo di controllo.

Articolo 10.
Designazione e presentazione
Il nome della denominazione di origine protetta “Oliva Ascolana del Piceno” deve figurare in etichetta con caratteri chiari, indelebili e di dimensioni almeno doppie rispetto alle indicazioni di ditta, ragione sociale ed altre, in modo da poter essere ben distinguibile. Sull’etichetta dovrà, inoltre, figurare la dicitura “in salamoia”, “in salamoia al naturale” o “ripiena” secondo la tipologia di prodotto cui si riferisce.
La denominazione “Oliva Ascolana del Piceno” è contraddistinta dal logo che segue
MARCHIO
Descrizione:
l’immagine del logo “Oliva Ascolana del Piceno” si presenta come un cubo in prospettiva piatta, visto dal basso. Visualizza n. 3 facce in dimensioni diverse. In quella frontale, quadrato perfetto, vi sono realizzate n. 2 foglie di olivo stilizzate costruite esternamente da un cerchio inscritto al quadrato e internamente delimitate dall’ovale che a sua volta rappresenta un’oliva tagliata orizzontalmente da tre linee ondulate che separano l’oliva stessa in quattro parti, l’asse centrale
dell’oliva (ovale) e la costruzione delle foglie rispetto alla base hanno una inclinazione verso destra di 30_, l’oliva e le foglie sono unite da un rametto che si tronca nello spigolo del quadrato basso a sinistra. Nella faccia sotto a quella centrale, di medio sviluppo, vi è riportata l’immagine grafica di un castello con prospettiva scolpita su trama travertino, con inclinazione d’asse rispetto alla faccia frontale di 30_. Nella terza faccia laterale sinistra, di piccolo sviluppo, con inclinazione d’asse rispetto alla faccia frontale di 60_, vi è riportato solo la trama travertino.
Colore: il logo è in bianco e nero, ma potrà essere riprodotto in qualsiasi colore o combinazione di colori.
La denominazione “Oliva Ascolana del Piceno” in salamoia o ripiena va confezionata con recipienti o involucri conformi alle disposizioni vigenti in materia di igiene alimentare.
L’aggiunta di qualsiasi qualificazione alla denominazione di cui all’art. 1, non espressamente prevista dal presente disciplinare è vietata. Tale divieto è esteso anche ad aggettivi quali eccelsa, fine, superiore, selezionato, genuino, tradizionale, etc.

Fonte: Agraria.org

Oliva Ascolana del Piceno D.O.P. - per la foto si ringrazia

Oliva Ascolana del Piceno D.O.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Cartoceto – D.O.P.

Disciplinare di produzione – Cartoceto DOP

Articolo 1.
Denominazione
La Denominazione di origine protetta Dop “Cartoceto”, è riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione e alle vigenti normative.

Articolo 2.
Varietà di olive negli oli di Cartoceto
1. La Dop Cartoceto è prodotto con olive provenienti prevalentemente dalle cultivar Raggiola, Frantoio e Leccino, nei rapporti di seguito descritti.
2. Nell’ambito dell’oliveto iscritto all’albo della Dop, dette cultivar principali dovranno essere presenti in misura non inferiore al 70% congiuntamente o singolarmente.
3. E’ ammessa la presenza, fino a un massimo complessivo del 30%, di varietà diverse: Raggia, Moraiolo, Pendolino, Maurino, Carboncella, Nebbia, Rosciola ammesse congiuntamente o singolarmente.

Articolo 3.
Zone di produzione
1. Le olive destinate alla produzione della Dop Cartoceto devono essere prodotte nei territori collinari dei Comuni vocati all’olivicultura aventi le caratteristiche e il livello qualitativo previsti dal presente disciplinare di produzione.
2. La zona di produzione comprende gli interi territori amministrativi dei comuni di Cartoceto, Saltara, Serrungarina, Mombaroccio e parte di quello di Fano che si identifica in cartografia con tutto il versante collinare nord delimitato dalla S.S. Flaminia fino all’incrocio con la S.S. Adriatica (versante sud) ed il confine amministrativo (versante nord).

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti devono essere quelle tradi-zionali atte a conferire alle olive e all’olio derivato le specifiche caratteristiche, analitiche-organolettiche, previste dal presente disciplinare. La produzione massima delle olive non potrà superare la quantità di Kg 9.000/ha per i nuovi impianti (sesto dinamico, irrigui, particolarmente fertili con esposizione climatica più favorevole); di 7.500 Kg/ha dovrà essere il limite produttivo per i vecchi impianti tradizionali, mentre per oliveti promisqui la produzione media per pianta sarà di circa Kg 20 (valore statistico quinquennio); tali valori di riferimento produttivo potranno essere di volta in volta riconsiderati sulla base di previsioni di raccolto particolarmente abbondante, nel qual caso il Consorzio dovrà tempestivamente darne comunicazione a tutti gli Enti preposti al controllo mediante lettera raccomandata prima dell’inizio della campagna. Gli oliveti di nuovo impianto, conformi alle caratteristiche del comma precedente, potranno essere ammessi alla produzione della Dop Cartoceto a partire dal terzo anno di messa a dimora delle piantine (mediamente di due anni).
La raccolta delle olive per la produzione della Dop Cartoceto dovrà avere inizio dell’invaiatura che nel comprensorio olivicolo delimitato si avverte generalmente dalla seconda decade di ottobre per la cultivar Leccino e dai primi di novembre per le varietà Raggiola, Frantoio e le altre, di cui all’art. 2 p. 3; la raccolta dovrà terminare entro la metà di dicembre.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
1. La Dop Cartoceto dovrà essere ottenuta esclusivamente da olive sane, provenienti dalla zona di cui all’art. 3 e molite in oleifici siti nel territorio medesimo. L’olio prodotto dovrà essere imbottigliato in opifici ricadenti nello stesso territorio della Dop.
2. La molitura delle olive dovrà avvenire entro il più breve tempo possibile dalla raccolta e comunque non oltre 48 ore.
3. Il trasporto e la conservazione delle olive in sacchi di qualunque materiale sono espressamente vietati e dovrà avvenire in piccoli contenitori (max 25 Kg) traforati o comunque in grado di agevolare l’areazione.
4. Le olive dovranno essere sottoposte a preventivo defogliamento.
5. Per l’estrazione dell’olio sono ammessi solo processi meccanici e fisici atti a produrre olio che presenti il più fedelmente possibile le caratteristiche peculiari del frutto.
6. La resa massima delle olive in olio non può superare i 18 Kg/q.le.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
La Dop Cartoceto, all’atto della immissione sul mercato deve rispondere alle seguenti caratteristiche analitiche ed organolettiche:
Colore: Verde, o verde con riflessi giallo oro per gli oli an-cora molto freschi. Giallo oro, con lievi riflessi verdognoli, per gli oli più maturi.
Odore: Fruttato di oliva verde, da leggero a medio, secondo la scala C.O.I., con lieve sentore di erbaceo. Possono essere presenti i caratteristici e gradevoli profumi di mandorla verde e mela acerba.
Gusto: Armonico, fra le sensazioni di fruttato verde, dolce, amaro e piccante fu-si. Può essere presente un gradevole e caratteristico retrogusto di man-dorla verde.
Valore del grado di acidità massimo Grammi 0,5% (espresso in acido Oleico) rilevato all’imbottigliamento.
Perossidi: Valore massimo 12 meq02/kg rilevato all’imbottigliamento.
Polifenoli totali: > = 100 mg/kg
Rapporto acido Oleico-acido Linoleico: > = 8
Panel Test: Inequivocabile assenza di difetti rilevabile dalla metodologia ufficiale e percezione del fruttato;
punteggio: > = 7
Altri parametri chimico-fisici non espressamente citati devono essere conformi alla normativa dell’Unione Europea.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
La designazione e presentazione del prodotto, di cui all’art.1, deve avvenire nel rispetto delle seguenti prescrizioni:
1. in etichetta deve figurare la dizione olio extravergine di oliva “Cartoceto”, seguita da “denominazione di origine protetta”, in caratteri chiari e ben evidenziati, in modo tale da essere nettamente distinta dal complesso delle altre indicazioni che compaiono;
2. sono ammessi riferimenti veritieri e documentabili atti ad evidenziare l’operato dei singoli produttori;
3. sono ammessi riferimenti identificativi aziendali, l’uso di nomi, ragioni sociali, marchi privati, purchè non abbiano significati laudativi e non siano tali da trarre in inganno il consumatore su nomi geografici ed in particolare modo su nomi di altre zone di produzione di oli a denominazione di origine protetta;
4. potrà essere evidenziato il metodo di molitura;
5. è consentito l’uso in etichetta del nome dell’azienda agricola, della fattoria o della tenuta, solo nel cso di oli prodotti con olive provenienti da oliveti appartenenti alle stesse;
6. nella retroetichetta potranno essere indicate in percentuale le quantità di olive dominanti di cui all’art. 2;
7. è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione, ivi compresi gli aggettivi: fine scelto, superiore, genuino, ecc.;
8. è vietato l’uso di menzioni geografiche aggiuntive, che facciano riferimento a comuni, frazioni e comprensori dell’area di produzione di cui all’art. 3;
9. per l’immissione al consumo, saranno adoperati recipienti di vetro di capacità non superiore a 5 litri.

Fonte: Agraria.org

Olio extravergine d'oliva Cartoceto D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Cartoceto D.O.P. – per la foto si ringrazia

Lenticchia di Castelluccio di Norcia – I.G.P.

Zona di produzione

Riconoscimento CE: Reg. CE n. 1065 del 12.06.97 (GUCE L. 156 del 13.06.97)

La zona di coltivazione della “Lenticchia di Castelluccio di Norcia” è l’altopiano di Castelluccio per una superficie complessiva di circa 20 Kmq., ricadente per la parte del Pian Grande e del Pian piccolo nel comune di Norcia e per la parte del Pian Perduto nel comune di Castel Santangelo su Nera (Macerata) con altitudine media di 1400 m. s.l.m. circondato da monti Porche, Argentella Vettore, Guaidone, Ventosola, Patino, Lieto. La zona di produzione ricade integralmente nel Parco nazionale dei Monti Sibillini.

Caratteristiche

Caratterisriche: dimensioni abbastanza ridotte, colore molto vario da un chicco all’altro (tigrato, giallognolo, marroncino), buccia particolarmente fine, per cui non ha bisogno di essere messa a bagno molte ore prima della cottura, a differenza degli altri legumi.

Disciplinare di produzione – Lenticchia di Castelluccio di Norcia IGP

Articolo 1
La Indicazione Geografica Protetta “Lenticchia di Castelluccio di Norcia” è riservata alle lenticchie rispondenti alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
La denominazione Lenticchia di Castelluccio di Norcia è riservata all’insieme di ecotipi locali di lenticchia le cui caratteristiche morfologiche sono quelle di leguminose annuale con altezza variabile da 20 a 40 cm., portamento eretto o semieretto, steli e rami glabri, fiori piccoli bianchi con sfumature celesti riuniti in infiorescenze ascellari; i baccelli portano da uno a tre semi tondeggianti ed appiattiti con un peso di 1000 semi per circa 23 g.

Articolo 3.
La zona di coltivazione della “Lenticchia di Castelluccio di Norcia”, così come individuata nell’allegata cartina, è l’altopiano di Castelluccio per una superficie complessiva di circa 20 Kmq., ricadente per la parte del Pian Grande e del Pian piccolo nel comune di Norcia e per la parte del Pian Perduto nel comune di Castel Santangelo su Nera (Macerata) con altitudine media di 1400 m. s.l.m. circondato da monti Porche, Argentella Vettore, Guaidone, Ventosola, Patino, Lieto. La zona di produzione ricade integralmente nel Parco nazionale dei Monti Sibillini.
L’altopiano di Castelluccio rappresenta il fondo del lago prosciugatosi nell’era preistorica per il manifestarsi di fenomeni carsici.
La conformazione della vallata accentua alcune caratteristiche del clima della Valnerina con inverni molto rigidi, con innevamento continuo da fine novembre alla metà di Marzo e gelate primaverili che si protraggono fino all’inizio di Giugno, lasciando pochissime settimane con una estate con eccessi termici dovuti anche alla altitudine che aumenta l’incidenza delle radiazioni U.V.

Articolo 4.
Il terreno risulta di tipo franco-argilloso, molto ricco di sostanza organica, con una elevata dotazione di fosforo mentre bassa è la disponibilità di potassio.
La capacità di scambio cationico risulta molto alta n conseguenza dell’elevato contenuto di sostanza organica. La tecnica colturale adottata è quella tradizionale , in uso da moltissime centinaia di anni, aratura ed erpicatura all’inizio della primavera, semina dalla metà di marzo alla metà di maggio, rullatura dei campi per facilitare la germinazione.
L’elevata frequenza delle piogge ed i precoci freddi autunnali accorciano il periodo di maturazione della lenticchia costringendo gli agricoltori allo sfalcio e successiva trebbiatura entro agosto. I baccelli vengono lasciati essiccare nel campo e quindi trebbiati nell’aia.
La produzione unitaria massima consentita di “Lenticchia di Castelluccio di Norcia” è fissata in 800 Kg/Ha.

Articolo 5.
La sussistenza delle condizioni tecniche di idoneità di cui al precedente art.4 è accertata dalla Regione Umbria. I terreni di produzione della “Lenticchia di Castelluccio di Norcia” saranno inseriti in apposito albo aggiornato dalle Camere di commercio, industria, artigianato ed agricoltura competenti per territorio. Copia di tale albo deve essere depositata presso i Comuni in cui ricade il territorio di produzione.

Articolo 6.
La “Lenticchia di Castelluccio di Norcia” si presenta al consumo con colore variegato che va dal verde screziato al marroncino chiaro, con presenza di semi tigrati.

Articolo 7.
La “Lenticchia di Castelluccio di Norcia” deve essere immessa al consumo in sacchetti di juta o in confezioni di cartone o di plastica garanti della inalterabilità delle caratteristiche di salubrità ed organolettiche del prodotto, del peso di Kg 0,250, Kg 0,500, Kg 1.
Su ciascun contenitore deve essere apposta una copertura sigillante tale da impedire che il contenuto possa venire astratto senza la rottura del sigillo.
Sui contenitori stessi devono essere indicate, in carattere di stampa delle medesime dimensioni, le diciture “Lenticchia di Castelluccio di Norcia” e “Indicazione Geografica Protetta” oltre agli estremi atti ad individuare:
– nome o ragione sociale ed indirizzo o sede del produttore singolo e/o associato e/o
del confezionatore;
– annata di produzione;
– peso lordo all’origine;
nonché eventuali indicazioni complementari ed accessorie non aventi carattere laudativo e non idonee a trarre in inganno il consumatore sulla natura e le caratteristiche del prodotto. Dovrà figurare inoltre la dizione “Prodotto in Italia” per le partite destinate all’esportazione.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più: Soc. Coop. Agricola Castelluccio

Lenticchia di Castelluccio di Norcia I.G.P. - per la foto si ringrazia

Lenticchia di Castelluccio di Norcia I.G.P. – per la foto si ringrazia

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