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Archive for the ‘Vini e liquori’ Category

Cellatica – D.O.C.

Questa area giace sulle colline rocciose calcareo-argillose immediatamente ad Ovest di Brescia ed è parzialmente coincidente con la Franciacorta. Nell’ambito dei territori dei Comuni di Cellatica, Collebeato, Gussago e Rodengo Saiano la viticoltura è tanto difficoltosa per le pendenze talvolta addirittura impervie dei colli coltivati, quanto determinante per la salvaguardia del territorio e per l’armonia del paesaggio, fin da essere giustamente considerata un fattore irrinunciabile per la sopravvivenza stessa della stupenda area da essa interessata.
Nel 1968 il valore di questi vini viene riconosciuto a livello Europeo, con l’assegnazione della Denominazione di Origine Controllata.
Il Cellatica nasce dalla vinificazione congiunta di più varietà di uve: Marzemino (min. 30%) e Barbera (min. 30%), insieme a piccole percentuali (min. 10%) di Incrocio Terzi (vitigno originato dall’incrocio tra Barbera e Cabernet Franc), e infine Schiava Gentile (min. 10%). Sono varietà a diversa vocazione enologica, che combinate in modo sapiente e secondo tradizione intervengono nella produzione del vino Cellatica, contribuendo ciascuna con le proprie particolari attitudini alle caratteristiche finali del prodotto. Un vino rosso molto piacevole e da tutto pasto, ricco e ben strutturato ma non pesante, anzi elegante ed equilibrato. Il profumo è tipico e vinoso, poco persistente e intenso, fine fruttato, con sentore di frutti di bosco freschi. Al palato risulta secco, abbastanza caldo, poco morbido, giustamente tannico ed equilibrato. Le selezioni più importanti, complesse e strutturate vengono affinate almeno un anno e destinate alla tipologia “Superiore”, vino invecchiato per legge almeno un anno. Nella versione Superiore ha un profumo ampio ed avvolgente, gusto asciutto, pieno, di buona struttura e complesso da abbinarsi a piatti di carne sostanziosi e speziati, selvaggina e spiedo bresciano.
La tecnica di vinificazione prevede il succedersi di diverse fasi :

  • Dopo la pigiatura, il mosto viene lasciato a macerare con le parti solide dell’uva, bucce e vinaccioli, che rilasciano i pigmenti in esse contenuti; questo sistema, che utilizza uve rosse, è detto vinificazione in rosso.
  • Segue la fase di solfitazione, ossia l’aggiunta di anidride solforosa che svolge la funzione di antiossidante e di agente selettore nei confronti della flora inquinante.
  • Successivamente si eseguono le fasi di fermentazione alcolica, durante la quale lo zucchero si trasforma in alcool, e di macerazione che può avere durata variabile in funzione dell’invecchiamento previsto e che determina il colore e il contenuto in sostanze tanniche e polifenoliche del vino.
  • A questo punto si procede con la svinatura, che consiste nel travasare il vino dalla vasca di fermentazione ad un’altra vasca sfruttando la forza di gravità, al fine di separare le vinaccie dalla parte liquida: si ottiene così il vino fiore. Dalla torchiatura delle vinaccie si ottiene il vino di torchiatura che può essere aggiunto al vino fiore.
  • Al termine di questa fase il vino viene sottoposto a successivi travasi in vasche di conservazione dove a causa dell’abbassamento della temperatura termina la fermentazione alcolica e ha inizio la fermentazione malolattica, detta anche fermentazione di completamento o di affinamento, che porta ad una notevole riduzione dell’acidità e ad un ammorbidimento del vino. Durante questa fase il vino acquisisce inoltre stabilità, limpidezza e parte delle caratteristiche organolettiche tipiche.
  • Dopo la fase di invecchiamento e affinamento, che può essere anche molto prolungata, il vino viene stabilizzato e imbottigliato.

Fonte: Entevinibresciani.it

Cellatica D.O.C. - per la foto si ringrazia

Cellatica D.O.C. – per la foto si ringrazia

Capriano del Colle – D.O.C.

Fonte: Consorzio Montenetto

l Capriano del Colle DOC Bianco e Bianco Superiore devono essere ottenuti da Trebbiano di Soave o Trebbiano di Lugana e/o Trebbiano Toscano per almeno il 60%, che contribuisce in modo determinante ai profumi delicati floreali al gusto secco, sapido e strutturato, rendendolo adatto ad antipasti e piatti di pesce e carni bianche. Il colore è giallo paglierino, con riflessi verdognoli. All’olfatto si offre con note floreali, delicato e gradevole. Al gusto è secco e rivela una struttura particolare. La gradazione alcolica complessiva minima è di 11 gradi. Perfetto per accompagnare antipasti, piatti di pesce e portate con rane e lumache. Si presta anche ad affiancare i tradizionali casonsei. La tipologia Superiore si ottiene dal medesimo uvaggio indicato per il Capriano del Colle DOC Bianco. Il vino a denominazione di origine controllata Capriano del Colle Bianco con la menzione Superiore deve essere sottoposto un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno dodici mesi, anche in botti di legno. Il colore è giallo paglierino con tendenza al giallo dorato con l’invecchiamento. Il profumo è delicato e molto gradevole. Il sapore è armonico e corposo con eventuale percezione di legno.  La gradazione  alcolica complessiva minima è di 12 gradi.  Si tratta di un vino che si accompagna tranquillamente a piatti di pesce, carni bianche, formaggi, diventando un vino da tutto pasto per pietanze delicate.

Capriano del Colle D.O.C. - per la foto si ringrazia

Capriano del Colle D.O.C. – per la foto si ringrazia

Capriano del Colle Bianco 

Vitigni

Trebbiano di Soave (Lugana) e/o Trebbiano toscano almeno 60%.

Descrizione Vino

Giallo paglierino, profumo delicato, sapore secco, fresco, armonico.

T° consumo

10-14 °C

Periodo di consumo ottimale

Giovane

Abbinamento

Dall’aperitivo al pesce e/o carni bianche, gradevole vino da tutto pasto per pietanze delicate. Si presta anche ad affiancare i tradizionali casonsei.

Capriano del Colle Bianco  Superiore

Vitigni

Trebbiano di Soave (Lugana) e/o Trebbiano toscano almeno 60%.

Descrizione Vino

Giallo paglierino intenso con possibili riflessi verdolini, tendente al dorato con l’affinamento, profumo intenso, ampio, sentori di spezie fresche, fiori e frutta; gusto sapido, secco, notevole struttura, fresco e persistente, retrogusto complesso.

T° consumo

12-14 °C

Periodo di consumo ottimale

1-3 anni

Abbinamento

Antipasti, piatti di pesce, in particolare pesce di lago, sformati di verdure, formaggi dolci

Il Capriano del Colle Trebbiano deve essere ottenuto da Trebbiano di Soave o Trebbiano di Lugana e/o Trebbiano Toscano per almeno l’85% che contribuisce in modo determinante ai profumi delicati floreali e gradevoli e al gusto secco, sapido e strutturato, rendendolo adatto ad antipasti e piatti di pesce e carni bianche. Il colore è giallo paglierino anche con riflessi verdognoli. L’odore delicato e gradevole. La gradazione alcolica minima è di 11 gradi.

Capriano del Colle Trebbiano

Vitigni

Trebbiano di Soave (Lugana) e/o Trebbiano toscano almeno 85%.

Descrizione Vino

Giallo paglierino anche con riflessi verdognoli, profumo delicato, gradevole, sapore secco, fresco, armonico.

T° consumo

12- 14 °C

Periodo di consumo ottimale

Giovane

Abbinamento

Piatti a base di pesce, carni bianche, vino da tutto pasto per pietanze delicate.

Il Capriano del Colle Doc Marzemino, recente novità introdotta con la modifica del disciplinare nel 2011, è il vino più rappresentativo del nostro territorio e deve essere ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti di Marzemino al 100%. Un vino dal grande equilibrio, elegante, morbido e dal profumo fruttato. Il colore è rosso rubino tendente al granato con l’invecchiamento. All’olfatto si presenta delicato, gradevole ampio  e leggermente vinoso. Ben si sposa con salumi e insaccati, pasta fatta in casa con sughi di verdura o carne non troppo elaborati, secondi piatti come arrosto e polenta, carne salata o tartare. Ottimo in abbinamento a formaggi con stagionatura medio-giovane.

Capriano del Colle Marzemino

Vitigni

Marzemino (100%)

Descrizione Vino

Di colore rosso rubino di media intensità con sfumature granata, al naso presenta sentori di frutta matura, di sottobosco e violetta, in bocca tannini rotondi, buona struttura e persistenza

T° consumo

18 °C

Periodo di consumo ottimale

1-5 anni

Vitigni

Primi saporiti, carni bianche spezziate, carni rosse non particolarmente condite.

Il Capriano del Colle DOC Rosso  è ottenuto dal sapiente uvaggio di Marzemino, localmente denominato Berzemino (min. 40%), Merlot (min. 20%), Sangiovese (min. 10%), dal quale nasce un vino delicato, morbido e di buon corpo, adatto alle carni rosse, ai secondi bresciani, ai formaggi e ai salumi nostrani. La caratteristica peculiare di queste uve è quella di essere cresciute e maturate da piante coltivate su terreni argillosi in vigneti che godono di un’esposizione particolarmente favorevole. Il colore è rosso intenso. All’olfatto si presenta etereo, ampio, leggermente vinoso e caratteristico. Al gusto è secco, pieno e vellutato. La gradazione  alcolica minima del Capriano del Colle Rosso è di 11 gradi. Il Capriano del Colle Rosso Riserva è il fior fiore della produzione di quest’area e si produce con lo stesso uvaggio indicato per il Capriano del Colle Rosso,  dalle migliori selezioni di uve rosse, vinificate e successivamente sottoposto a un periodo di invecchiamento obbligatorio di almeno ventiquattro mesi, possibile anche in botti di legno. Si tratta di un vino ampio, avvolgente, giustamente tannico, di ottima ed elegante struttura. La gradazione  alcolica complessiva minima è di 12 gradi. Si presta a essere servito con secondi piatti di carne sottoposti a lavorazioni complesse come arrosti, carni rosse saporite e al tipico spiedo bresciano.

Capriano del Colle Rosso

Vitigni

Marzemino localmente denominato Berzemino (min 40%.), Merlot (min. 20%) Sangiovese (min.10%)

Descrizione Vino

Rosso rubino carico, profumo ampio, sapore fresco ed equilibrato, morbido e di media struttura

T° consumo

18-20 °C

Periodo di consumo ottimale

1-3 anni

Abbinamento

Primi saporiti, carni bianche speziate e carni rosse

Capriano del Colle Riserva

Vitigni

Marzemino localmente denominato Berzemino (min 40%.), Merlot (min. 20%) Sangiovese (min.10%)

Descrizione Vino

Rosso rubino intenso con possibili riflessi granati, profumo complesso, al gusto avvolgente e strutturato, elegante.

T° consumo

20 °C

Periodo di consumo ottimale

2-5 anni

Abbinamento

Carni rosse, pietanze speziate, arrosti

Il Capriano del Colle DOC Rosso Novello si produce con la macerazione carbonica di uve da vitigni Marzemino (min. 40%), Merlot (min. 20%), Sangiovese (min. 10%) Il procedimento della macerazione carbonica consiste nel chiudere in botti le uve che vengono raccolte a mano e trasportate in piccole cassette. L’anidride carbonica liberata all’inizio della fase di fermentazione provoca la “macerazione” delle bucce e favorisce la liberazione di profumi assai delicati. Si tratta di un vino giovane e fruttato, che sprigiona delicati profumi di frutti di bosco. Il colore è rosso brillante, arricchito da riflessi violacei. Al gusto è fresco, rotondo ed equilibrato. La gradazione  alcolica complessiva minima è di 11 gradi. Il Capriano del Colle DOC Novello accompagna i piatti tipici della stagione autunnale ed è particolarmente consigliato con le caldarroste. Piacevole bevuto anche da solo, ben si accompagna ai primi piatti saporiti, ai piatti di carne e ai formaggi a media stagionatura.

Capriano del Colle Novello

Vitigni

Marzemino localmente denominato Berzemino (min 40%.), Merlot (min. 20%) Sangiovese (min.10%)

Descrizione Vino

Rosso intenso con riflessi violacei, profumo fresco e floreale, gusto morbido e piacevole

T° consumo

16-18 °C

Periodo di consumo ottimale

Giovane

Abbinamento

Castagne, primi con pomodoro, secondi di carne bianca

Botticino – D.O.C.

Piccolissima area DOC limitrofa a Brescia e famosa nel Mondo per il suo marmo, utilizzato anche per la costruzione della Casa Bianca e dell’Altare della Patria a Roma. Il nome Botticino viene dato al vino prodotto nella “Valverde”, valle che ospita alcuni agglomerati di case che, uniti in comune, danno vita al paese Botticino.

Le comunità più importanti sono: Botticino Sera, Botticino Mattina, S. Gallo. Qui i vigneti aggrappati alle soleggiate pendici delle prealpi sopravvivono eroicamente alle pressioni urbanistiche, salvaguardando oltre all’ambiente l’inestimabile patrimonio di tradizione e cultura legati al vino. Il clima caldo e le favorevoli esposizioni dei terreni creano l’ambiente ideale per la produzione di vini rossi di notevole struttura, adatti al medio invecchiamento e a cibi ricchi e saporiti come la selvaggina e gli arrosti. A parte le differenze di piccole isole, il terreno ha aspetto sempre più o meno ferrettizzato. E soprattutto ricco di calcare, buona quantità di potassio, unitamente a discreta dose di anidride fosforica totale. Non tutta la zona circoscritta è vitata o potrà essere vitata perché montagnosa, tuttavia, nell’interno non è raro trovare terrazze scavate nella roccia a colpi di piccone dove albergano vecchie e robuste viti capaci di dare ottimo vino. Per il microclima ambiente non vi sono limiti estremi che inibiscono la coltivazione della vite. Per quanto concerne la somma delle calorie che influenzano la vite nel periodo vegetativo, la possiamo considerare senz’altro sufficiente per ottenere una buona maturazione delle uve e così pure per le altre meteore. Un clima tipicamente mediterraneo che non ammette dubbi sulla possibilità della coltivazione della vite.

Il Botticino è ottenuto da un oculato uvaggio di Barbera (min. 30%), vitigno diffuso nel mondo per le positive caratteristiche di attitudine all’invecchiamento e struttura che conferisce, Marzemino (min. 20%), varietà locale che contribuisce in maniera determinante al colore, alla tipicità aromatica ed al corpo, Sangiovese (min. 10%), il vitigno più diffuso d’Italia che fornisce eleganza aromatica e piacevole morbidezza al gusto, e Schiava Gentile (min.10%) per aggiungere un tocco di freschezza. Le migliori partite di Botticino possono acquisire la denominazione Riserva se invecchiate, anche in botti di legno, per almeno due anni. Da un ettaro di vigneto si possono ottenere al massimo 120 quintali di uva (100 per il Riserva) e una resa in vino del 70%. Tuttavia, sulle impervie pendici dove nasce il Botticino DOC le rese sono in realtà molto più basse. La tecnica di vinificazione richiede che, durante la fermentazione alcolica, il mosto entri in contatto con le parti solide dell’uva, bucce e vinaccioli, che durante la macerazione rilasciano pigmenti; questo sistema, che utilizza uve rosse, è detto vinificazione in rosso. La fase di macerazione ha durata variabile dai 4 ai 15 giorni e oltre. Terminata la fase di macerazione si effettua la svinatura, che consiste nel travasare il vino dalla vasca di fermentazione ad un’altra vasca sfruttando la forza di gravità, al fine di allontanare la vinacce: si ottiene così il vino fiore. Dalla torchiatura delle vinacce si ottiene il vino di torchiatura, che viene separato dal vino fiore. A questo punto il vino viene sottoposto a successivi travasi in vasche di conservazione, che possono essere anche botti in legno, dove, terminata la fermentazione alcolica, ha inizio la fermentazione malolattica, detta anche fermentazione di completamento o di affinamento, che porta ad una notevole riduzione dell’acidità e ad un ammorbidimento del gusto. Durante questa fase il vino acquisisce inoltre stabilità, limpidezza e parte delle caratteristiche organolettiche tipiche. Terminato il processo si procede all’imbottigliamento. Può essere posto in commercio dopo un periodo di affinamento di 10 mesi. Il consumo deve avvenire preferibilmente entro 3-4 anni dalla vendemmia.

Fonte: Consorzio Botticino D.O.C.

Botticino D.O.C. - per la foto si ringrazia

Botticino D.O.C. – per la foto si ringrazia

Botticino D.O.C. - per la foto si ringrazia

Botticino D.O.C. – per la foto si ringrazia

Garda Colli Mantovani – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La denominazione di origine controllata “Garda Colli Mantovani” è riservata ai vini bianchi, rosati e rossi che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel disciplinare di produzione.
Tali vini sono i seguenti:
“Garda Colli Mantovani” bianco;
“Garda Colli Mantovani” rosato;
“Garda Colli Mantovani” rosso;
“Garda Colli Mantovani” Merlot;
“Garda Colli Mantovani” Cabernet;
“Garda Colli Mantovani” Chardonnay;
“Garda Colli Mantovani” Pinot bianco;
“Garda Colli Mantovani” Pinot grigio;
“Garda Colli Mantovani” Sauvignon.

La zona di produzione dei vini della denominazione di origine controllata “Garda Colli Mantovani”, con l’esclusione delle zone non idonee, pedologicamente caratterizzate da scoscesità, esposizione sfavorevole, falda prossima alla superficie e drenaggio lento, comprende in tutto o in parte i territori dei comuni di Castiglione delle Stiviere, Cavriana, Monzambano, Ponti sul Mincio, Solferino e Volta Mantovana, in provincia di Mantova.

Fondamentali i fattori umani legati al territorio che hanno contribuito in modo determinante all’ottenimento del vino a denominazione di origine controllata “Garda Colli Mantovani”.
La coltivazione della vite in provincia di Mantova ha origini antiche, gli scavi archeologici nelle colline moreniche hanno portato alla luce una ciotola di vinaccioli databile al Neolitico delle palafitte. Successivamente la civiltà etrusca portò la cultura del vino. Testimonianza importante per i vini e le uve dei colli ci viene fornita dalla corrispondenza di Isabella d’Este nel suo viaggio a Cavriana e sul lago di Garda nel settembre del 1535, e nella “ Descrittione in compendio del castello di Solferino” un documento dell’Archivio di Stato di Mantova del 1588.
Anche il mantovano Teofilo Folengo descrive i gesti secolari di una mitologica vendemmia avendo probabilmente sotto gli occhi ciò che accadeva nelle sue terre.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
La denominazione di origine controllata “Garda Colli Mantovani” con la specificazione bianco,
rosato e rosso è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti aventi, nell’ambito aziendale,
la seguente composizione ampelografica:
“Garda Colli Mantovani “ bianco:
Garganega: massimo 35%
Trebbiano toscano ( di Soave o nostrano, e/o giallo, e/o toscano): massimo 35%
Chardonnay: massimo 35%
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve provenienti dai seguenti vitigni: Sauvignon, Riesling renano, Riesling italico (da soli o congiuntamente) fino a un massimo del 15%.
“Garda Colli Mantovani” rosato e rosso:
Merlot: massimo 45%
Rondinella: massimo 40%
Cabernet: massimo 20%
possono concorrere alla produzione di detto vino le uve provenienti dai seguenti vitigni:
Sangiovese, Molinara (in loco denominata Rossanella), Negrara trentina (da soli o congiuntamente) fino a un massimo del 15%.
La denominazione di origine controllata “ Garda Colli Mantovani ” seguita da una delle seguenti specificazioni di vitigno “Merlot”, “Cabernet”, “Chardonnay” “ Pinot bianco”, “ Pinot grigio”, “Sauvignon (b)” è riservata ai vini ottenuti da vigneti composti in ambito aziendale da un minimo dell’85% dei corrispondenti vitigni.
Possono concorrere alla produzione di detti vini anche le uve di altri vitigni tradizionali, presenti in ambito aziendale, idonei alla coltivazione nella Regione Lombardia, a bacca di colore analogo, non aromatici, nella misura massima del 15%.
Alla produzione del vino a denominazione di origine controllata “Garda Colli Mantovani” tipologia“Cabernet” possono concorrere i vitigni Cabernet sauvignon e Cabernet franc da soli o congiuntamente.

I vini “Garda Colli Mantovani” all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Merlot:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
– acidità totale minima: 4,50 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 20,00 g/l.

Cabernet:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
– acidità totale minima: 4,50 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 20,00 g/l.

Chardonnay:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,00 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,00 g/l.

Pinot bianco:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,00 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,00 g/l.

Pinot grigio:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,00 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,00 g/l.

Sauvignon:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,00 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,00 g/l.

Bianco:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 5,00 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 15,00 g/l.

Rosato:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 5,00 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 18,00 g/l.

Rosso:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 4,50 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 18,00 g/l.

E’ consentito l’uso in etichetta della specificazione “Rubino” per il vino “Garda Colli Mantovani” rosso e “Chiaretto” per il vino“Garda Colli Mantovani” rosato. E’ facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare con proprio decreto, per i vini di cui al presente disciplinare, i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore.

Caratteristiche organolettiche

I vini “Garda Colli Mantovani” all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Merlot:
– colore: rosso rubino, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, intenso, caratteristico, delicato, etereo e gradevole se invecchiato;
– sapore: asciutto, sapido, di corpo, giustamente tannico, armonico.

Cabernet:
– colore: rosso rubino, tendente al granato se invecchiato;
– odore: vinoso, intenso, caratteristico, gradevole;
– sapore: asciutto, sapido, di corpo, lievemente erbaceo, giustamente tannico, armonico e caratteristico.

Chardonnay:
– colore: paglierino;
– odore: fino, caratteristico, lievemente fruttato;
– sapore: asciutto, fine, talvolta morbido.

Pinot bianco:
– colore: giallo paglierino;
– odore: delicato e caratteristico;
– sapore: pieno, morbido e armonico.

Pinot grigio:
– colore: dal giallo paglierino al ramato;
– odore: intenso, caratteristico;
– sapore: vellutato, morbido e armonico.

Sauvignon:
– colore: giallo dorato chiaro;
– odore: delicato, tendente all’aromatico;
– sapore: asciutto, di corpo, vellutato.

Bianco:
– colore: giallo paglierino;
– odore: delicato, caratteristico;
– sapore: asciutto, sapido, armonico.

Rosato:
– colore: rosato brillante;
– odore: delicato, fruttato, ricorda gli agrumi con prevalenza di cedro
– sapore: morbido, fresco con sentore di mandorla.

Rosso:
– colore: rosso rubino tendente al cerasuolo con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, delicato, gradevole;
– sapore: asciutto, armonico, leggermente amarognolo.

I vini a origine controllata “Garda Colli Mantovani” possono essere conservati in recipienti di legno; in tal caso possono presentare caratteristico sapore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia di vino.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

GARDA COLLI MANTOVANI D.O.C. - per la foto si ringrazia

GARDA COLLI MANTOVANI D.O.C. – per la foto si ringrazia

Valtellina Superiore – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La Valtellina, la valle del corso superiore dell’Adda, è una delle più importanti zone viticole della Lombardia. E’ una zona di montagna che ha la particolarità di essere orientata da est a ovest, mentre tutte le altre valli fluviali alpine si sviluppano da nord a sud, delimitata da alte montagne e ripidi pendii oggi intensamente vitati grazie a onerosi lavori di terrazzamento che hanno comportato la costruzione di muri a secco per rendere coltivabili terreni prima inospitali. Si tratta di un’opera che ha coinvolto intere generazioni che, prive di supporti tecnologici, hanno trasportato a braccia o a dorso di mulo dal fondo valle a monte tonnellate di terra.
Sia per l’esposizione che per le modeste precipitazioni distribuite uniformemente nel corso dell’anno la zona è particolarmente adatta alla viticoltura.
La felice esposizione permette, infatti, la formazione di microclimi locali estremamente favorevoli: l’irraggiamento solare conta una somma di calorie pari a quella di regioni poste più a sud, le Alpi Retiche proteggono la valle dai venti freddi del nord e le Orobie con l’Adamello fanno da schermo a quelli meridionali, completa il quadro la breva, venticello proveniente dal lago di Como che spira da tarda primavera per tutta l’estate convogliando una corrente di aria tiepida che favorisce l’impollinazione e asciuga terreno e piante rendendole più resistenti alla crittogame.
L’uva che vi cresce è detta chiavennesca, denominazione locale del nebbiolo, giunta in Valtellina secondo alcuni autori in epoca medievale, secondo altri verso la fine del Settecento durante la conquista napoleonica. I vitigni autoctoni sono detti pignola, rossola, prugnola, ma rivestono modesta importanza essendo coltivazioni marginali usate, come pure il merlot e il pinot nero, per completare l’uvaggio.
Le terrazze, inaccessibili alle macchine agricole, costringono ancora oggi a lavorare il vigneto manualmente. In periodo di vendemmia i grappoli vengono portati a spalle in “portini”, ossia in gerle, e trasferiti su carri percorrendo ripidi sentieri e scalette, uniche vie di comunicazione tra i vari appezzamenti.
La docg Valtellina superiore comprende le sottozone Sassella, Grumello, Inferno, Valgella, Maroggia.
Il singolare nome “Inferno” deriva probabilmente dalle temperature molto elevate che d’estate si raggiungono nei piccoli terrazzi vitati siti negli anfratti rocciosi, temperature che consentono alle uve una completa maturazione nonostante che alcuni filari si trovino anche oltre gli 800 metri di altezza. Da ciò si arguisce che si tratta di una delle più difficili, nel senso di impervie, zone del Valtellina Superiore. L’Inferno, subito a est del Grumello, con i suoi 68 ettari è la più piccola delle quattro sottozone Valtellina Superiore, comprende una dozzina di comuni della valle e corrisponde al tratto di valle delimitato dai comuni di Poggiridenti e Trevisio, a est di Sondrio.
Il Grumello viene prodotto nella zona a nord-est di Sondrio e prende il nome dal Castello di Grumello, fortezza del XIII sec. che domina la vallata.
Il Sassella nasce nella zona direttamente a ovest di Sondrio (da Castione Andevenno fino al capoluogo) e con circa 150 ettari è la seconda per estensione delle quattro sottozone Docg Valtellina Superiore. Il nome deriva dalla chiesetta della Sassella (da sasso, rupe) sita ai piedi dell’omonimo promontorio, in una zona tra le più impervie, ma anche fra le più solatie della costa retica.
La Valgella (dal latino vallicula, “vallicella”) è la più estesa fra le sottozone Docg Valtellina Superiore: 162 ettari da Teglio fino a Tirano, a nord-est di Sondrio. Il suo nome non è molto conosciuto in Italia in quanto, per tradizione storica, questo vino è stato destinato soprattutto all’esportazione nella vicina Svizzera.
Maroggia è la sottozona più piccola con i suoi 25 ha.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigno: Nebbiolo, (localmente denominato Chiavennasca) minimo il 90%; possono concorrere altri vitigni a bacca rossa non aromatici raccomandati per la provincia di Sondrio fino ad un massimo del 10% del totale.
I vini a denominazione di origine controllata e garantita “Valtellina Superiore”, “Valtellina Superiore” Maroggia, “Valtellina Superiore” Sassella, “Valtellina Superiore” Grumello, “Valtellina Superiore” Inferno, “Valtellina Superiore” Valgella, “Valtellina Superiore” Riserva, all’atto dell’immissione al consumo devono avere:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,0%vol;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto secco netto minimo: 23,0 g/l.
L’uso delle sottozone geografiche Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella, in aggiunta alla denominazione “Valtellina Superiore”, e’ riservato al prodotto ottenuto dai vigneti situati nelle sottozone delimitate rispettivamente nell’ art. 3 del disciplinare.
I vini possono essere immessi al consumo dopo un periodo minimo di invecchiamento e di affinamento di ventiquattro mesi, dei quali almeno dodici in botti di legno. Il predetto periodo di invecchiamento obbligatorio decorre dal 1 dicembre successivo alla vendemmia. Tutti i Valtellina Superiore raggiungono la maturità dopo un invecchiamento di 3/5 anni e si prestano a essere conservati in bottiglia per molti anni.
I vini a denominazione di origine controllata e garantita “Valtellina Superiore” sottoposti ad un periodo di invecchiamento di almeno tre anni possono portare la specificazione aggiuntiva “riserva”.
I vini ottenuti dal coacervo di uve, mosti e vini provenienti da due o più delle predette sottozone geografiche vengono designati in etichetta soltanto con la denominazione “Valtellina Superiore”.
E’ consentita l’utilizzazione della dizione “Stagafassli” in aggiunta alla denominazione “Valtellina Superiore” limitatamente al prodotto imbottigliato nel territorio della Confederazione elvetica. L’utilizzo di tale dizione esclude automaticamente la possibilità di indicare sia le sottozone Maroggia, Sassella, Grumello, Inferno e Valgella sia la qualificazione Riserva sia ulteriori riferimenti geografici aggiuntivi.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata e garantita “Valtellina Superiore”, “Valtellina Superiore” Maroggia, “Valtellina Superiore” Sassella, “Valtellina Superiore” Grumello, “Valtellina Superiore” Inferno, “Valtellina Superiore” Valgella, “Valtellina Superiore” Riserva, all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: rosso rubino tendente al granato;
– odore: profumo caratteristico, persistente e sottile gradevole;
– sapore: asciutto e leggermente tannico, vellutato, armonico e caratteristico;
Il “Valtellina Superiore” Inferno spicca per carattere deciso, ampiezza aromatica e salda struttura: si tratta di un rosso che presenta profumi talvolta vanigliati, arricchiti da toni di rosa appassita e di nocciola, dotato di sapore asciutto,nervoso, leggermente tannico, austero e al tempo stesso vellutato e armonico, ma più ruvido nei primi periodi, di quello prodotto in altre aree; è assai longevo e si ammorbidisce con la maturazione.
Il “Valtellina Superiore” Grumello è un rosso dotato di sapore asciutto, austero e al tempo stesso vellutato, armonico e, per la prevalenza in questa zona della varietà Brugnola fra le uve secondarie, si nota una particolare sfumatura che ricorda la mandorla tostata.
Il “Valtellina Superiore” Sassella, per quanto meno potente dell’Inferno e del Grumello, è pur sempre un vino di salda struttura; l’odore è caratteristico con sentori di lampone, di piccoli frutti, ma anche di rovere, di viola, di rosa canina e di resina e diventa più sottile e gradevole durante l’invecchiamento; il sapore è asciutto, vellutato, robusto con possibile vena di nocciola, con fondo di liquirizia e di prugne secche.
Il “Valtellina Superiore” Vagella, per quanto riguarda le sue caratteristiche organolettiche, si differenzia dagli altri Valtellina Superiore per la maggior morbidezza iniziale che non preclude, però, a un’uguale tenuta all’invecchiamento.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Questi vini si servono alla temperatura di 18°C. La versione Riserva, se particolarmente invecchiata, può richiedere di essere travasata in una caraffa per decantare: in tal caso si può servire a tavola in caraffa, oppure, dopo aver avvinato la bottiglia svuotata dei depositi, ricolmarla con il vino e portarla in tavola.
Il “Valtellina Superiore” Inferno può essere abbinato a primi piatti conditi con sughi di carne di selvaggina da pelo, a secondi piatti robusti preferibilmente a base di carni rosse lungamente cotte, a formaggi a pasta dura stagionati. La versione Riserva, più lungamente invecchiata e, da un punto di vista organolettico, più intensamente caratterizzata, è adatta ad accompagnare piatti particolarmente saporiti: secondi piatti a base di carne rossa o di selvaggina da pelo.
Il “Valtellina Superiore” Grumelo e Sassella si accompagnano in modo ottimale con le carni rosse (arrosto e ai ferri), la selvaggina nonché i formaggi stagionati (in particolare con quelli locali, primo fra tutti il Bitto).
Anche il “Valtellina Superiore” Vagella si sposa ottimamente con le carni rosse e con i formaggi, ma idealmente il piatto con cui si accompagna meglio sono i Pizzoccheri, ossia le rustiche tagliatelle di farina di frumento e grano saraceno originarie della stessa zona.

Fonte: Agraria.org

Vitigno superiore Valtellina D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Vitigno superiore Valtellina D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Sforzato della Valtellina – D.O.C.G

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: in sponda orografica destra del fiume Adda tutti i terreni in pendio ubicati tra il tracciato della s.s. n. 38 ed una quota di livello di metri 700 s.l.m. dal comune di Ardenno al comune di Tirano, inclusi; in territorio del comune di Piateda e Ponte in Valtellina i pendii vitati si spingono al di là della s.s. n. 38 fino al fiume Adda; in sponda orografica sinistra in comune di Villa di Tirano frazione Stazzona e in comune di Albosaggia i terreni in pendio compresi tra il fiume Adda e una quota di livello di metri 600 s.l.m.
La terra di origine corrisponde al corso superiore della Valle dell’Adda; il paesaggio è contraddistinto dalla presenza di imponenti montagne scoscese, percorse da terrazzamenti sopra i quali prosperano i vitigni.
Si pensa che furono i liguri i primi a cominciare l’imponente lavoro di terrazzamento che ha reso sfruttabili terreni ottimamente esposti. Storicamente erano coltivati vitigni autoctoni, ai quali, nel corso del Medioevo o in età napoleonica, si affiancò il nebbiolo, denominato localmente chiavennasca. Nelle zone più settentrionali della Lombardia i vigneti superano spesso gli 800 m di altitudine, ma la felice esposizione consente loro di godere di una temperatura paragonabile a quella di microclimi di zone poste ad altitudine più moderate e collocate più a sud. A influenzare il clima sono soprattutto i sistemi montuosi che proteggono la zona dai venti freddi del nord e da quelli umidi del sud; è anche importante l’azione svolta dalla Breva, un venticello che in primavera e in estate si leva dal Lago di Como e risale l’Adda facendo affluire aria tiepida che favorisce l’impollinazione primaverile e mantiene asciutti i grappoli e terreni.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: il vitigno principale è il Nebbiolo (localmente Chiavennasca), completato per un massimo del 10% da vitigni autoctoni (pignola, tossola, prugnola), pinot nero, merlot.
Lo Sforzato si produce da una parte delle uve destinate alla produzione dei Valtellina Superiore, selezionate nelle annate migliori, quando cioè dispongono di un elevato grado zuccherino. I grappoli, che devono avere una resa massima di 120 q/ha, a maturazione raggiunta, ma anche per prevenire grandinate estive o nevicate anticipate, vengono raccolti manualmente, dato che le ripide montagne spesso non consentono l’accesso dei mezzi agricoli e, posti in apposite gerle, vengono trasportati tramite piccole funivie o su trenini monorotaia o spesso a spalla verso i punti di raccolta per poi essere inviati alle cantine. Vengono, quindi, esposti su graticci e lasciati appassire in modo da concentrare gli zuccheri; segue la pigiatura e la macerazione del mosto sulle bucce. Il vino ottenuto è lasciato invecchiare un anno a partire dal 1° gennaio successivo alla vendemmia.
– Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 14,00% vol.
– Acidità totale minima: 5,0 g/l.
– Estratto secco netto minimo: 27,0 g/l.
Invecchiamento e di affinamento: almeno venti mesi, dei quali almeno 12 in botti di legno.
Il periodo di invecchiamento e di affinamento sopra riportato decorre dal 1° aprile dell’anno successivo alla raccolta.

Caratteristiche organolettiche

E’ un vino di colore rosso vivo che può tendere al granata con l’invecchiamento.
Il sapore è asciutto, caldo, vellutato, con spiccata vena aromatica, dotato di salda struttura, profondo e pieno.
L’odore è sottile, persistente, caratteristico; può essere etereo con note di uve appassite e, in alcune produzioni, rivela netti sentori di prugna secca.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Va servito alla temperatura di 18°C; accompagna portate a base di carni rosse o di selvaggina da pelo lungamente cotta in intingolo; le bottiglie più morbide e dotate di maggior residuo zuccherino possono essere servite con formaggi saporiti, intensi e lungamente stagionati. Alcuni preferiscono gustare vino da solo, senza accompagnamenti gastronomici, come vino da meditazione.

Fonte: Agraria.org

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Sforzato di Valtellina D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Sforzato di Valtellina D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Oltrepò Pavese metodo classico – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione: Provincia di Pavia – fascia vitivinicola collinare dell’Oltrepò Pavese per gli interi territori dei seguenti comuni in provincia di Pavia: Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Bosnasco, Calvignano, Canevino, Canneto Pavese, Castana, Cecima, Godiasco, Golferenzo, Lirio, Montalto Pavese, Montecalvo Versiggia, Montescano, Montu’ Beccaria, Mornico Losana, Oliva Gessi, Pietra de Giorgi, Rocca de Giorgi, Rocca Susella, Rovescala, Ruino, San Damiano al Colle, Santa Maria della Versa, Torrazza Coste, Volpara, Zenevredo e per parte dei territori di questi altri comuni: Broni, Casteggio, Cigognola, Codevilla, Corvino San Quirico, Fortunago, Montebello della Battaglia, Montesegale, Ponte Nizza, Redavalle, Retorbido, Rivanazzano, Santa Giuletta, Stradella, Torricella Verzate. Riconoscimento nel 2007.
Il primo dato certo relativo alla produzione di spumante risale al 1870 quando l’ing. Domenico Mazza di Codevilla ha dato inizio alla produzione dello “Champagne” d’Oltrepò. La tradizione è continuata fino ad oggi con il riconoscimento, nazionale e internazionale, dell’Oltrepò quale territorio d’eccellenza per la produzione di spumante metodo classico da uve di Pino nero.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Composizione ampelografica:
– “Oltrepo’ Pavese” metodo classico e “Oltrepo’ Pavese” metodo classico rose’:
Pinot nero: minimo 70%; Chardonnay, Pinot grigio e Pinot bianco congiuntamente o disgiuntamente fino ad un massimo del 30%.

– “Oltrepo’ Pavese” metodo classico Pinot nero e “Oltrepo’ Pavese” metodo classico Pinot nero Rose’:
Pinot nero: minimo 85%; Chardonnay, Pinot grigio e Pinot bianco congiuntamente o disgiuntamente fino ad un massimo del 15%.

Tipologie:
– “Oltrepò Pavese” metodo classico;
– “Oltrepò Pavese” metodo classico Rose’;
– “Oltrepò Pavese” metodo classico Pinot nero;
– “Oltrepò Pavese” metodo classico Pinot nero Rose’.

“Oltrepo’ Pavese” metodo classico:
– titolo alcol. vol. tot. minimo: 11,50% vol.;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.
“Oltrepo’ Pavese” metodo classico Pinot nero:
– titolo alcol. vol. tot. minimo: 12,00% vol.;
– acidità totale minima: 5,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.
“Oltrepo’ Pavese” metodo classico Rose’:
– titolo alcol. vol. tot. minimo: 11,50% vol.;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 15,0 gr/l.
“Oltrepo’ Pavese” metodo classico Pinot nero Rose’:
– titolo alcol. vol. tot. minimo: 12,00% vol.;
– acidità totale minima: 5,0 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 15,0 g/l.

Caratteristiche organolettiche

“Oltrepo’ Pavese” metodo classico:
– spuma: fine e persistente;
– colore: paglierino più o meno intenso;
– profumo: bouquet fine, gentile, ampio;
– sapore: sapido, fresco e armonico.
“Oltrepo’ Pavese” metodo classico Pinot nero:
– spuma: fine e persistente;
– colore: paglierino con riflessi più o meno aranciati;
– profumo: bouquet proprio della fermentazione in bottiglia, gentile, ampio e persistente;
– sapore: sapido, buona struttura, fresco e armonico.
“Oltrepo’ Pavese” metodo classico Rose’:
– spuma: fine e persistente;
– colore: rosato più o meno intenso;
– profumo: bouquet fine, gentile;
– sapore: sapido, armonico e moderatamente corposo.
“Oltrepo’ Pavese” metodo classico Pinot nero Rose’:
– spuma: fine e persistente;
– colore: rosato più o meno intenso;
– profumo: bouquet fine, gentile, ampio;
– sapore: sapido, di buona struttura e fresco.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Ottimo come aperitivo, si abbina agli antipasti di pesce e uova, ai primi speziati e profumati e alla frittura di pesce; temperatura di servizio 8-10°C.

Fonte: Agraria.org

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Oltrepò Pavese metodo classico D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Oltrepò Pavese metodo classico D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

Moscato di Scanzo – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Il Moscato di Scanzo è un vino passito ottenuto esclusivamente dalla vinificazione delle uve provenienti da un vitigno autoctono selezionato negli anni ‘70 dall’allora Ispettorato Agrario. Storici locali fanno risalire la coltivazione della vite al periodo pre-romano, altri ritengono che furono proprio i romani ad introdurne la coltivazione nelle vocate zone collinari. Altri documenti storici ci confermano la particolare fortuna di questo vino passito nel ‘600 e nel ‘700.
La Docg Moscato di Scanzo si caratterizza per essere la più piccola d’ Italia: la zona di produzione è limitata a una porzione del Comune di Scanzorosciate (BG) e i produttori sono 39, di cui 33 aderenti al Consorzio di Tutela.
La superficie a vigneto non supera i 31 ettari, con una produzione vinicola di poco superiore alle 60.000 bottiglie all’anno. Il Moscato di Scanzo è un vitigno a bacca rossa.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Il vino Moscato di Scanzo è vinificato in purezza (vitigno 100% Moscato di Scanzo).
Il processo di lavorazione delle uve è lungo e laborioso. Dopo la raccolta, le uve subiscono un appassimento per un periodo non inferiore ai 21 giorni per raggiungere un idoneo grado zuccherino e successivamente il vino ottenuto dalle uve appassite deve essere sottoposto ad un invecchiamento minimo di due anni. Solitamente viene vendemmiato il mese di ottobre e i grappoli stesi su graticci in ambienti condizionati a temperatura inferiore ai quindici gradi e con umidità variabile. Per disciplinare dopo almeno venti giorni e comunque dopo un buon appassimento si procede alla sgranatura e pigiatura delle uve. Dopo un periodo di appassimento di almeno 20 giorni, si ottiene un passito con una gradazione naturale compresa tra 15 e 18 gradi. Il Moscato di Scanzo non tollera il legno, talchè l’invecchiamento avviene in contenitori di vetro o di acciaio e può essere commercializzato dopo il 1 novembre dei due anni successivi alla vendemmia.
– titolo alcolometrico volumico totale minimo 17,00% vol, di cui almeno il 14,00% svolto con contenuto di zuccheri residui compreso fra i 50 e i 100 g/l;
– acidità totale minima 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo 24 g/l.

Caratteristiche organolettiche

– colore rosso rubino, più o meno intenso, che può tendere al cerasuolo con riflessi granati;
– dore delicato, intenso, persistente, caratteristico;
– sapore dolce, gradevole, armonico, con leggero retrogusto di mandorla.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Il Moscato di Scanzo va servito in piccoli calici per vini da dessert a una temperatura di 8-10°C. Va abbinato a dolci da forno, dolci a pasta lievitata poco consistenti, in particolare a base di frutta; indicati anche zabaione, panna cotta, dessert piemontesi a base di panna, panettone e pandoro.

Fonte: Agraria.org

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Moscato di Scanzo D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Moscato di Scanzo D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Franciacorta – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

La terra di origine è una regione che si trova in provincia di Brescia, delimitata dalla sponda del lago di Iseo, dai fiumi Oglio e Mella e dalle colline che si estendono intorno al comune di Rovato. Il terreno ha origine glaciale; la presenza di sassi morenici costituisce un fattore positivo, perché le pietre immagazzinano di giorno il calore del sole per cederlo durante la notte; inoltre il suolo ghiaioso garantisce il drenaggio delle acque in eccesso, che potrebbero nuocere alle radici della pianta e influire negativamente sulla qualità dei grappoli.
Il nome ha un’origine medievale e deriva da Franche curtes, che significa corte franca, cioè terra esentata dall’obbligo di versare le imposte. Infatti la Franciacorta, o Franzacurta, come era denominata nel XIII secolo, era terra di abbazie e di priorati e godeva quindi di particolari privilegi. La viticoltura era già praticata nel Medioevo, ma divenne sistematica a partire dall’Ottocento, ne è testimone lo storico Gabriele Rosa.
Ma fino a cinquanta o quarant’anni fa i vini prodotti, quasi esclusivamente rossi, non erano eccellenti. In questo periodo ebbero luogo i primi esperimenti di spumantizzazione ad opera di Guido Berlucchi di Borgonato che aprì la strada spumantistica che tutta la Franciacorta avrebbe poi seguito. Ancora oggi si può dire che la produzione di questa regione vinicola è in continuo miglioramento qualitativo. Lo spumante Franciacorta venne riconosciuto doc nel 1967 e docg nel 1995.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Pinot bianco e/o Chardonnay e/o Pinot nero.
Il Franciacorta riporta la dicitura Vsqpdr (Vini spumanti di qualità prodotti in regioni determinate) che contraddistingue lo standard più elevato degli spumanti in quanto si riferisce a quelli lasciati fermentare in autoclave o in bottiglia per un periodo minimo determinato. Il Franciacorta è, infatti, ottenuto con il metodo di fermentazione naturale direttamente in bottiglia. Il Franciacorta che non riporta l’anno di vendemmia, è ottenuto dall’assemblaggio di più annate e viene posto in commercio dopo 18 mesi di affinamento in bottiglia e non prima di 25 mesi dalla vendemmia.
Il millesimato è ottenuto utilizzando almeno l’85% del vino dell’annata dichiarata sull’etichetta, viene prodotto solo nelle annate migliori e deve avere almeno trenta mesi di affinamento in bottiglia ed è immesso al consumo dopo trentasette mesi dalla data di inizio della vendemmia della componente cui si riferisce il millesimo.
Il Franciacorta rosè è vinificato con quote più o meno significative di Pinot nero, ma comunque non inferiori al 15%.
Il “saten”, per la cui vinificazione il disciplinare non consente l’uso di Pinot nero, prevede un periodo di permanenza sui lieviti più breve ed è meno spumoso e più delicato della versione spumante; corrisponde al francese “Cremant”, cioè un vino spumante con una pressione di anidride carbonica in bottiglia inferiore a 5 atmosfere.
– Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,5% .
– Acidità totale minima: 5,5 per mille; estratto secco netto minimo: 15 per mille.
Tali limiti valgono anche per la tipologia rosè.

Caratteristiche organolettiche

Il Franciacorta spumante può presentare caratteristiche sensibilmente diverse poiché il disciplinare lascia ampia discrezionalità sulle uve da utilizzare. In linea di massima però lo spumante ha colore brillante, paglierino chiaro con bagliori lucenti e possibili riflessi verdini; perlage finissimo, persistente, con spuma ricca.
L’odore è fruttato che comprende sentori di frutti di bosco, talvolta di mela acerba.
Il sapore è secco, con sensazioni di frutta e, in alcune produzioni, si coglie una gradevole nota amarognola.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Va servito alla temperatura di 6-8°C. Al fine dell’abbinamento vanno distinte le tre varietà bianco, rosè, cremant.
La varietà bianco, millesimato o no, si destina agli aperitivi, ai piatti di apertura a base di pesce, ai primi piatti delicati, ai secondi piatti soprattutto a base di verdure o pesce.
Il Franciacorta rosè è in genere più corposo del bianco ed è adatto ad accompagnare pesci saporiti, verdure molto sapide e carni bianche leggere.
I satin accompagnano insalate di pesce, carpaccio di pesce e frutti di mare crudi o variamente cucinati.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Franciacorta D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Franciacorta D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

Franciacorta D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

Franciacorta D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

 

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