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Archive for the ‘Prodotti agricoli e derivati’ Category

Asparago Violetto di Albenga – P.A.T.

LA QUALITA’

L’Asparago Violetto d’Albenga è una varietà unica al mondo.Il suo colore non dipende dalla tecnica di coltivazione, ma è legato al suo patrimonio genetico ed è preservato da una ragione scientifica: possedendo 40 cromosomi anzichè 20 come tutti gli altri asparagi, il Violetto non può incrociarsi con altre varietà( i figli risulterebbero sterili) e quindi non può imbastardirsi.Alla vista risulta inconfondibile per i turioni( così si chiamano i germogli carnosi di piante erbacee come l’asparago) molto grossi ed il colore viola intenso che gradatamente sfuma scendendo verso la base.Al palato si rivela morbido e burroso, privo della fibrosità che caratterizza i “colleghi”.Al momento dell’acquisto il colore deve essere brillante, la turgidità elevata, le punte ben chiuse, la base non lignificata e con taglio fresco.Le preparazioni che meglio lo valorizzano sono quelle che ne esaltano la delicatezza, quindi niente salse coprenti, niente cotture prolungate, niente refrigerazione e men che meno surgelazione.Lessati poco ed intinti in un extravergine di Taggiasca offrono profumi e sapori inimitabili, ma accompagnano bene anche cibi molto delicati, pesci al vapore, lessi, al fono, carni bianche, salse raffinate.

IL PRESIDIO SLOW FOOD

Negli anni ’30 del Novecento questa varietà era coltivata in Liguria su più di 300 ettari di terreno, per passare a circa 143 ettari negli anni ’70 ed a meno di 10 nel 2000.La conseguenza di questa drastica riduzione, dovuta anche al fatto che i contadini si rivolgono a colture più redditizie e con  cicli riproduttivi più brevi, rischia di cancellare un ortaggio che tutto il mondo ci invidia.E’ proprio per scongiurare questo rischio che nasce il Presidio Slow Food dell’ Asparago Violetto d’Albenga, che riunisce gli ultimi produttori e promuove la valorizzazione e la ripresa di questa coltivazione.

AREA DI PRODUZIONE

Piana d’ Albenga, provincia di Savona

STAGIONALITA’

La raccolta in pieno campo inizia nel mese di marzo e può protrarsi oltre la fine del mese di giugno.Per la coltura in appezzamenti protetti con terreno riscaldato, la raccolta non può iniziare prima del mese di dicembre e non può protrarsi oltre il mese d’aprile.

PROCESSO DI PRODUZIONE

Fior di agronomi hanno tentato la coltivazione di questo asparago in svariate parti del mondo, compreso in America ed in Nuova Zelanda…… senza alcun risultato, luogo d’elezione risulta infatti essere la Piana d’Albenga, privilegiata da un particolare microclima.I terreni alluvionali di quest’area risultano perfetti grazie al profondo strato sabbioso e limoso.La coltivazione del Violetto è completamente manuale e la raccolta avviene da metà marzo ai primi di giugno, così arriva più tardi alla vendita e trova un mercato già colonizzato da altre varietà nazionali e d’importazione.E’ per questo che da sempre i contadini hanno escogitato stratagemmi per anticiparne, anche di poco, la raccolta.Un tempo si scaldava il terreno con il cascame del cotone(scarto dei cotonifici) impregnato d’acqua, oggi esistono metodi più moderni e si ricorre al posizionamento di tubi d’acqua calda nel terreno.
Fonte: Fabiana Del Nero – Tagli e Intagli su Gentedelfud.it
Asparago Violetto di Albenga P.A.T. - per la foto si ringrazia

Asparago Violetto di Albenga P.A.T. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine di oliva Riviera Ligure – D.O.P.

Zona di produzione e cenni storici

Regione: Liguria.
Riconoscimento CE: Reg. CE n. 123/97.
Menzioni geografiche aggiuntive: Riviera dei Fiori, Rivera del Ponente Savonese e Riviera
del Levante.

La zona di produzione comprende l’intero territorio della Regione Liguria.
Il nome Riviera Ligure affonda le proprie radici storiche nel XIX secolo quando la Liguria, sottomessa al ducato sabaudo, andò a sostituire l’espressione Riviera di Genova. Fonti documentali dimostrano, a partire dal 1600, l’esistenza di un fiorente commercio di olio fra Oneglia, comune dell’attuale provincia di Imperia, e Milano. Proprio ad Oneglia, situato in via Garessio, la storica via degli oleifici, è presente il museo dell’olivo. La pianta è presente in quest’area dal III millennio a.C., anche se soltanto dalla fine del ‘700 che si registra un’espansione considerevole su pendici collinari e montane della Regione.

Caratteristiche

L’Olio extravergine di oliva Riviera Ligure DOP è accompagnato da una delle seguenti menzioni geografiche aggiuntive: Riviera dei Fiori, Rivera del Ponente Savonese e Riviera del Levante. Il Rivera dei Fiori presenta un colore giallo, un odore fruttato maturo e un sapore fruttato con sensazione decisa di dolce. Il Rivera di Ponente presenta un colore giallo-verde, un odore fruttato maturo e un sapore fruttato con sensazione decisa di dolce.
Il Riviera di Levante presenta un colore che varia dal verde al giallo, un odore fruttato maturo e un sapore fruttato con sensazione media di dolce ed eventuale leggera sensazione di amaro e piccante.

Disciplinare di produzione – Riviera Ligure DOP

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”, accompagnata da una delle seguenti menzioni geografiche aggiuntive “Riviera dei Fiori”, “Riviera del Ponente Savonese”, “Riviera di Levante”, e’ riservata all’olio extravergine di oliva rispondente alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Varieta’ di olivo
1. La denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica”Riviera dei Fiori”, e’ riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalla varietà’ di olivo Taggiasca presente negli oliveti per almeno il 90%. Possono, altresì’, concorrere altre varietà’ presenti negli oliveti in misura non superiore al 10%.
2. La denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Riviera del Ponente Savonese”, e riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalla varietà di olivo Taggiasca presente negli oliveti per almeno il 50%. Possono altresì concorrere altre varietà presenti negli oliveti in misura non superiore al 50%.
3. La denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Riviera di Levante”, e’ riservata all’olio extravergine di oliva ottenuto dalle seguenti varietà di olivo presenti, da sole o congiuntamente, negli oliveti: Lavagnina, Razzola, Pignola e la popolazione locale riconducibile alla varietà Frantoio per almeno il 55%. Possono altresì concorrere altre varietà presenti negli oliveti in misura non superiore al 45%.

Articolo 3.
Zona di produzione
1. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 comprende i territori olivati atti a conseguire le produzioni con le caratteristiche qualitative previste nel presente disciplinare di produzione situati nel territorio amministrativo della regione Liguria. Tale zona e’ riportata in apposita cartografia.
2. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva”Riviera dei Fiori”, comprende nella provincia di Imperia, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni:
Cervo, Ranzo, Caravonica, Lucinasco, Camporosso, Chiusavecchia, Dolcedo, Pieve di Teco, Aurigo, Ventimiglia, Taggia, Costa Rainera, Pontedassio, Civezza, San Bartolomeo al Mare, Diano San Pietro, Vasia, Pietrabruna, Pornassio, Vessalico, Molini di Triora, Borgomaro, Diano Castello, Imperia, Diano Marina, Borghetto d’Arroscia, Cipressa, Castellaro, Dolceacqua, Cesio, Chiasanico, Airole, Montalto Ligure, Castel Vittorio, Isolabona, Vallebona, San Remo, Baiardo, Diano Arentino, Badalucco, Ceriana, Perinaldo, Prelà, Pigna, Apricale, Villa Faraldi, Valle Crosia, S. Biagio, Bordighera, Soldano, Ospedaletti, Seborga, Olivetta, S. Michele, Rocchetta Nervina, Carpaso, San Lorenzo al Mare, Santo Stefano al Mare, Riva Ligure, Pompeiana, Terzorio, Aquila d’Arroscia, Armo, Rezzo, San Biagio della Cima, Cosio di Arroscia, Montegrosso Pian Latte, Mendatica.
3. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva”Riviera del Ponente Savonese”, comprende, nella provincia di Savona, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni:
Orco Feglino, Finale Ligure, Quiliano, Vendone, Andora, Boissano, Calice Ligure, Noli, Stellanello, Balestrino, Arnasco, Tovo, San Giacomo, Alassio, Testico, Casanova, Lerrone, Loano, Albenga, Ceriale, Cisano sul Neva, Giustenice, Villanova d’Albenga, Toirano, Celle Ligure, Laigueglia, Onzo, Ortovero, Vado Ligure, Varazze, Pietra Ligure, Garlenda, Albisola Superiore, Castel Bianco, Savona, Albisola Marina, Borghetto Santo Spirito, Bergeggi, Borgio Verezzi, Castelvecchio di Rocca Barbena, Erli, Magliolo, Masino, Rialto, Spotorno, Vezzi Portio, Stella, Zuccarello.
4. La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva”Riviera di Levante”, comprende, nelle province di Genova e La Spezia, l’intero territorio amministrativo dei seguenti comuni:
provincia di Genova: Orero, Coreglia Ligure, Borzonasca, Leivi, Ne, Carasco, Lavagna, Genova, Rapallo, San Colombano Certenoli, Recco, Chiavari, Bogliasco, Castiglione Chiavarese, Cogorno, Sestri Levante, Casarza Ligure, Moneglia, Sori, Santa Margherita Ligure, Zoagli, Avegno, Pieve Ligure, Camogli, Portofino, Arenzano, Bargagli, Cicagna, Cogoleto, Favale di Malvaro, Lorsica, Lumarzo, Mezzanego, Moconesi, Neirone, Tribogna, Uscio, Mele, Sant’Olcese. Provincia di La Spezia: Ameglia, Vernazza, Framura, Deiva Marina, Follo, Vezzano Ligure, La Spezia, Arcola, Bolano, Beverino, Pignone, Borghetto Vara, Ortonovo, Castelnuovo Magra, Sarzana, Lerici, Bonassola, Levanto, Santo Stefano Magra, Monterosso al Mare, Portovenere, Riomaggiore, Calice al Cornoviglio, Ricco’ del Golfo.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
1. Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, comunque, atte a conferire alle olive ed all’olio derivato le specifiche caratteristiche qualitative.
2. I sesti di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli tradizionalmente usati o, comunque, atti a non modificare le caratteristiche delle olive e degli oli destinati alla denominazione di origine controllata di cui all’art. 1.
3. Sono pertanto idonei gli oliveti collinari di media o forte pendenza con disposizione prevalente a terrazze, situati nella zona indicata al precedente art. 3, i cui terreni derivano dalla disgregazione della roccia madre di origine calcarea.
4. Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Riviera dei Fiori”, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 2 dell’art. 3, i cui terreni, di giacitura in pendenza più o meno accentuata con disposizione a terrazze, derivano dalla disgregazione meccanica della roccia madre di origine calcarea (Eocene) con la formazione di stratificazioni che nel tempo hanno dato origine a terreni di medio impasto con tendenza allo sciolto nelle quote piu’ elevate.
5. Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Riviera del Ponente Savonese”, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 3 dell’art. 3, i cui terreni, di giacitura in pendenza con disposizione a terrazze, ad esclusione della piana di Albenga, derivano dalla roccia madre di origine calcarea che sotto l’azione degli agenti meteorici e dei corsi d’acqua, ha dato origine a terreni di medio impasto e generalmente profondi, resi piu’ sciolti e di maggiore permeabilita’ nelle quote piu’ elevate a causa della presenza di scisti.
6. Per la produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica aggiuntiva “Riviera di Levante”, sono da considerarsi idonei gli oliveti compresi nella zona di produzione descritta al punto 4 dell’art. 3, i cui terreni, di giacitura in pendenza, disposti a terrazze sostenute nella parte costiera da muretti a secco, originatisi nel Miocene ed Eocene, derivano dalla roccia madre a prevalenza calcarea nella zona interna, e scistosa-arenacea in quella costiera.
I terreni della zona interna sono di medio impasto con buona presenza di argilla, quelli costieri sono sciolti a prevalenza sabbiosa.
7. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art. 1 deve essere effettuata entro il 31 marzo di ogni anno.
8. La produzione massima di olive degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 non può superare Kg. 7000 per ettaro per gli impianti intensivi. La resa massima delle olive in olio non può superare il 25%.
9. Anche in annate eccezionalmente favorevoli la resa dovrà essere riportata sui limiti predetti attraverso accurata cernita purchè la produzione globale non superi di oltre il 20% i limiti massimi sopra indicati.
10. Ogni anno gli organismi preposti dalla legge, nell’ambito dei parametri precedentemente indicati ed a seguito di rilevazioni, definiranno le rese ammissibili in olive ed olio per ciascuna delle aree distinte dalle menzioni geografiche aggiuntive.
11. La denuncia di produzione delle olive deve essere presentata secondo le procedure previste dal piano dei controlli approvato dal Ministero delle politiche agricole e forestali.
12. Alla presentazione della denuncia di produzione delle olive e della richiesta di certificazione di idoneità del prodotto, il richiedente deve allegare la certificazione rilasciata dalle Associazioni dei produttori olivicoli ai sensi dell’art. 5, punto 2, lettera a), della legge 5 febbraio 1992, n. 169, comprovante che la produzione e la trasformazione delle olive sono avvenute nella zona delimitata dal disciplinare di produzione.

Articolo 5.
Modalita’ di oleificazione
1. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica “Riviera dei Fiori”, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 2 dell’art. 3 nonche’ dei comuni di Alassio, Albenga, Andora, Arnasco, Casanova, Lerrone, Castelvecchio di Rocca Barbena, Castelbianco, Ceriale, Cisano sul Neva, Erli, Garlenda, Laigueglia, Ortovero, Onzo, Nasino, Stellanello, Testico, Vendone, Villanova d’Albenga e Zuccarello in provincia di Savona.
2. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica “Riviera del Ponente Savonese”, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 3 dell’art. 3.
3. La zona di oleificazione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica “Riviera di Levante”, comprende l’intero territorio amministrativo dei comuni indicati al punto 4 dell’art. 3.
4. La raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine di cui all’art. 1 deve avvenire direttamente dalla pianta a mano o con mezzi meccanici.
5. Per l’estrazione dell’olio extravergine di oliva di cui all’art. 1 sono ammessi soltanto i processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna alterazione delle caratteristiche qualitative contenute nel frutto.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
1. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata”Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica “Riviera dei Fiori”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: da giallo a giallo – verde;
odore: fruttato di lieve o media intensità;
sapore: fruttato con sensazione decisa di dolce ed eventuali: leggera sensazione di piccante e/o sensazione appena percettibile di amaro;
punteggio al Panel test >= 6,5;
acidita’ massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
numero perossidi: <= 17 MeqO2/Kg;
K 232 <= 2,30;
K 270 <= 0,16.
2. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata”Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica “Riviera del Ponente Savonese”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: da giallo a verde – giallo;
odore: fruttato di lieve o media intensità;
sapore: fruttato con sensazione decisa di dolce ed eventuali: leggera sensazione di piccante e/o sensazione appena percettibile di amaro;
punteggio al Panel test >= 6,5;
acidita’ massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
numero perossidi: <= 17 MeqO2/Kg;
K 232 <= 2,30;
K 270 <= 0,16.
3. All’atto dell’immissione al consumo l’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata”Riviera Ligure”, accompagnata dalla menzione geografica “Riviera di Levante”, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
colore: da giallo a verde – giallo;
odore: fruttato di lieve o media intensità;
sapore: fruttato con sensazione apprezzabile di dolce ed eventuale sensazione di piccante e/o di amaro;
punteggio al Panel test >= 6,5;
acidita’ massima totale espressa in acido oleico, in peso, non superiore a grammi 0,8 per 100 grammi di olio;
numero perossidi: <= 18 MeqO2/Kg;
K 232 <= 2,30;
K 270 <= 0,16.
4. Altri parametri non espressamente citati devono essere conformi alla attuale normativa U.E.
5. In ogni campagna olearia il Consorzio di tutela individua e conserva in condizioni ideali un congruo numero di campioni rappresentativi degli oli di cui all’art. 1, da utilizzare come standard di riferimento per l’esecuzione dell’esame organolettico.
6. E’ in facoltà del Ministro delle risorse agricole, alimentari, forestali di modificare con proprio decreto i limiti analitici sopra riportati su richiesta del consorzio di tutela.
7. La designazione degli oli alla fase di confezionamento deve essere effettuata solo a seguito dell’espletamento della procedura prevista dal piano di controllo, approvato dal Ministero delle politiche agricole e forestali.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
1. Alla denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 e’ vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista dal presente disciplinare di produzione ivi compresi gli aggettivi: “fine”, “scelto”, “selezionato”, “superiore”.
2. E’ consentito l’uso veritiero di nomi, ragioni sociali, marchi privati purchè non abbiano significato laudativo o non siano tali da trarre in inganno il consumatore.
3. L’uso di nomi di aziende, tenute, fattorie e loro localizzazione territoriale e’ consentito solo se il prodotto e’ stato ottenuto esclusivamente con olive raccolte da oliveti facenti parte dell’azienda menzionata e se l’oleificazione e il confezionamento sono avvenuti all’interno delle zone delimitate dall’art. 3 e 5 comma 1.
4. Le operazioni di confezionamento dell’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata”Riviera Ligure” di cui all’art. 1 devono avvenire nell’ambito della zona geografica delimitata al punto 1 dell’art. 3 e di quanto disposto dall’art. 5 comma 1.
5. Le menzioni geografiche aggiuntive, autorizzate all’art. 1 del presente disciplinare, devono essere riportate con dimensione non superiore rispetto a quella dei caratteri con cui viene indicata la denominazione di origine controllata “Riviera Ligure”.
6. L’uso di altre indicazioni geografiche consentite ai sensi dell’art. 1, punto 2 del decreto ministeriale 4 novembre 1993, n. 573, riferite a comuni, frazioni, tenute, fattorie da cui l’olio effettivamente deriva deve essere riportato in caratteri non superiori alla meta’ di quelli utilizzati per la designazione della denominazione di origine controllata di cui all’art. 1.
7. Il nome della denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 deve figurare in etichetta con caratteri chiari ed indelebili con colorimetria di ampio contrasto rispetto al colore dell’etichetta e tale da poter essere nettamente distinto dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa. La designazione deve altresi’ rispettare le norme di etichettatura previste dalla vigente legislazione.
8. L’olio extravergine di oliva a denominazione di origine controllata di cui all’art. 1 deve essere immesso al consumo in recipienti in vetro di capacita’ non superiore a litri 10.
9. E’ obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui l’olio e’ ottenuto.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Olio extravergine di oliva Riviera Ligure D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine di oliva Riviera Ligure D.O.P. – per la foto si ringrazia

Basilico Genovese – D.O.P.

Zona di produzione

La zona di produzione del “Basilico genovese” D.O.P. è delimitata al solo versante tirrenico del territorio amministrativo della regione Liguria con delimitazione individuabile nello spartiacque.

Caratteristiche

Si distingue per le sue foglie di dimensione medio-piccola, con forma ovale e convessa, ed il colore verde tenue che le caratterizza. Il profumo è – rispetto ad altri tipi di basilico – particolarmente delicato ed assolutamente privo di quella fragranza di menta spesso riscontrabile in questo frutto della terra quando viene coltivato in altre località.

Disciplinare di produzione – Basilico Genovese DOP

Articolo 1.
La denominazione di origine protetta “Basilico Genovese”, di seguito indicata con la sigla DOP, è riservata, nel settore orticolo, a basilico (Ocimum Basilicum L.) di tipologia genovese che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Sementi e caratteristica della pianta
Le sementi impiegabili per la produzione del “Basilico genovese” D.O.P. devono appartenere alla specie Ocimum Basilicum L., di ecotipi o selezioni autoctone, ed avere le caratteristiche di seguito elencate:
– pianta con altezza da media a molto alta e portamento espanso o cilindrico;
– densità del fogliame classificabile nelle classi di espressione intermedie (medio-bassa, media, medio-alta) e non nelle classi estreme (bassa o alta);
– forma della foglia ellittica;
– bollosità del lembo e incisioni del margine assenti/molto deboli o deboli;
– piano della lamina fogliare piatto o convesso;
– assenza totale di aroma di menta;
– aroma intenso e caratteristico.

Articolo 3.
Zone ed epoca di produzione
La zona di produzione del “BASILICO GENOVESE” D.O.P. è delimitata al solo versante tirrenico del territorio amministrativo della Regione Liguria con delimitazione individuabile nello spartiacque. Nella stessa zona deve avvenire il condizionamento, garantendo in tal modo la rintracciabilità e il controllo della denominazione e preservando le caratteristiche qualitative del prodotto, facilmente deteriorabile.
Le produzioni sono realizzabili durante tutto l’arco dell’anno.

Articolo 4.
Legame storico della coltura con l’area geografica
Il basilico è stato introdotto in diverse aree del Mediterraneo e nella stessa Liguria dai Romani che ad esso attribuivano proprietà curative. Il basilico divenne coltura tradizionale ed il suo uso venne esteso anche a quello culinario.
Il nucleo originario di produzione era circoscritto all’areale genovese. Consolidandosi le condizioni favorevoli di mercato per il largo consumo di basilico per la preparazione di numerose ricette e del celeberrimo pesto genovese, la zona di produzione si è allargata investendo anche tutta la fascia marittima del territorio ligure.

Articolo 5.
Elenco dei produttori e denunce di coltivazione
I produttori in regola con i requisiti del presente disciplinare, che vogliono fregiarsi della DOP “Basilico Genovese” dovranno iscriversi all’Elenco dei Produttori gestito dallo specifico organismo di controllo e denunciare annualmente al gestore del medesimo comunque almeno 30 giorni prima della semina:
– le superfici da investire distinte in piena aria, coltura protetta
– la varietà di semente utilizzata, tipologia produttiva (consumo fresco/per la trasformazione)
– dimensioni massime del mazzetto o del bouquet che si intende adottare all’interno di quanto
stabilito nel presente disciplinare.
Entro il 31 gennaio dell’anno successivo alla denuncia di coltivazione il produttore si impegna a trasmettere i quantitativi effettivamente prodotti e commercializzati.
E’ fatto divieto ai produttori di superare i quantitativi stabiliti nel presente disciplinare.
Terreno e ambienti di coltivazione
La coltivazione del “BASILICO GENOVESE” DOP può essere effettuata nei seguenti ambienti di coltivazione: in ambiente protetto e in pieno campo.
In ambiente protetto la coltivazione può essere svolta tutto l’anno purché venga assicurata una ventilazione continua 24 ore/giorno, rinnovando l’intero volume di aria contenuta nella serra almeno 2 volte/ora dal tramonto al sorgere del sole e almeno 20 volte/ora dal sorgere del sole al
tramonto. Tale ricambio di aria deve essere garantito dall’opportuna gestione delle aperture di
ventilazione e, nel periodo invernale, eventualmente anche con il contributo dell’impianto di
riscaldamento di soccorso.
Sono esplicitamente escluse dal presente disciplinare serre insect-proof, o serre che non
garantiscano gli scambi di aria sopra indicati come minimi.
La coltivazione del “BASILICO GENOVESE” DOP in ambiente protetto può essere
eseguita sia su bancale, sia in piena terra.
E’ vietata la produzione di “BASILICO GENOVESE” DOP su substrati privi di terreno naturale.
Nel caso della coltivazione su bancale, il terreno di coltivazione deve essere quello naturale
prelevato, nella stessa area in cui insiste l’azienda. In particolare, al fine di restituire al terreno
naturale trasportato su bancale le caratteristiche fisiche proprie, è ammesso miscelare
ammendamenti minerali in percentuale non superiore al 20% in volume.
E’ vietato l’uso del bromuro di metile per la disinfezione del terre.
Denuncia di produzione
Le produzioni consentite nell’arco dell’intero anno sono:
1) CONSUMO FRESCO:
in coltura protetta: 7000 piantine /mq./anno confezionabili in mazzetti da 3 a 10 piantine oppure in bouquet da30 a 100 piantine.
in piena aria: 2000 piantine /mq./anno confezionabili in mazzetti da 3 a 10 piantine oppure in bouquet da 30 a 100 piantine.
2) PER LA TRASFORMAZIONE:
in coltura protetta: 10 Kg./mq/anno;
in piena aria: 8 Kg/mq/anno.

Articolo 6.
Elementi che comprovano il legame dell’ambiente.
È noto a tutti che il basilico coltivato versante tirrenico della Liguria è caratterizzato da profumo e gusto del tutto particolari molto apprezzati dal mercato. Inoltre è esente dal gusto di menta che rappresenta una tara per l’uso in cucina di questa pianta.
La rispondenza ai requisiti previsti dal presente disciplinare, nonché la provenienza del prodotto saranno verificati dall’organismo di controllo di cui al successivo art. 7. Il predetto organismo gestirà un apposito elenco di produttori di “BASILICO GENOVESE” DOP.

Articolo 7.
Organismo di controllo
Il controllo sarà effettuato da un Organismo conforme alle previsioni dell’art. 10 Regolamento (CEE) n. 2081/92.
Ai fini del presente disciplinare saranno controllate le produzioni massime di mazzetti e/o bouquet conseguiti a metro quadro.

Articolo 8.
Confezionamento
1) basilico da commercializzare fresco:
La pianta intera è confezionata a mazzi con almeno due coppie di foglie vere (in particolare una coppia di foglie vere completamente distesa e la seconda in fase di formazione) e, al massimo, con quattro coppie di foglie vere.
Sono identificabili due tipologie di mazzi: il mazzo piccolo o “mazzetto” e il mazzo grande o“bouquet”.
Il mazzetto è composto da 3 a 10 piante intere complete di radici, è confezionato con carta per alimenti contrassegnata dal marchio D.O.P. ed è legato singolarmente.
Mazzi di maggiori dimensioni rientrano nella tipologia del “bouquet”; un bouquet è costituito dall’equivalente numero di piante contenute in 10 mazzetti e vengono confezionati in modo analogo. Non è vincolante il peso del prodotto bensì il numero delle piante.
Nella preparazione dei mazzi è consentita l’utilizzazione di materiale inerte da porre a contatto con le radici al solo fine di evitare una precoce disidratazione delle piantine in esso contenute.
Gli imballaggi per contenere i singoli mazzi o gli eventuali sacchetti devono essere in materiale conforme alle normative vigenti e devono essere contrassegnati con il logo della DOP e con il marchio aziendale completo. L’identificazione aziendale dovrà avere dimensioni e posizionamento che la rendano sufficientemente evidente in rapporto al logo e alla dicitura della DOP.
2) Basilico per la trasformazione
Per la trasformazione artigianale e/o industriale è necessario impiegare porzioni di piante integre con massimo quattro coppie di foglie vere. Il basilico dovrà essere avviato alla trasformazione unitamente alla documentazione fiscale relativa, che dovrà riportare la definizione
DOP.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Basilico Genovese D.O.P. - per la foto si ringrazia

Basilico Genovese D.O.P. – per la foto si ringrazia

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