Crea sito

Archive for the ‘Prodotti agricoli e derivati’ Category

Pera dell’Emilia-Romagna – I.G.P.

Zona di produzione

Riconoscimento CE: Reg. CE n.134/98
Regione: Emilia-Romagna (province di Modena, Ferrara, Bologna, Reggio Emilia e Ravenna).

Caratteristiche

La Pera dell’Emilia Romagna IGP dipende intimamente dalle caratteristiche pedoclimatiche e dalla professionalità degli operatori della zona di produzione. Questi fattori consentono di ottenere pere con aspetti qualitativi sia chimico-fisici che organolettici distintivi e peculiari, commercializzate in ambito nazionale ed europeo come prodotti tipici dell’Emilia Romagna. La zona delimitata è estremamente vocata alla produzione di pere tant’è che vi si produce circa la metà del prodotto italiano del settore.

Abate Fétel
Forma allungata, a fiaschetto, con una bella buccia gialla rugginosa. Grossa pezzatura. Polpa bianca, fondente, di ottimo sapore, dolce.
Conference
Calebassiforme o piriforme, con buccia verde-giallastra e rugginosa. Media pezzatura. Polpa bianca, fondente, succosa, molto zuccherina, aromatica.
Decana del Comizio
Buccia verde-giallastra, un po’ rossa nella parte esposta al sole. Polpa bianca, fine, dolce, con ottimo sapore.
Williams
Buccia gialla, un po’ arrossata nella parte esposta al sole, più o meno piriforme. Polpa biancastra, succosa, di ottimo sapore, con aroma di moscato. Spesso impiegata per succhi, macedonie, grappe.
Williams rossa
Buccia rossa, più o meno piriforme. Polpa biancastra, succosa, di ottimo sapore, con aroma di moscato. Spesso impiegata per succhi e macedonie.
Kaiser
Buccia completamente rugginosa. Polpabianco-giallastra, fondente, aromatica e dolce.

Grazie ad un elevato contenuto di levulosio, lo zucchero naturale a più alto potere dolcificante, le pere sono dolci senza per questo contenere molti zuccheri.
Buone fresche, accompagnate con i formaggi, buone in tante preparazioni, dall’antipasto al dolce.
La pera è un frutto dall’epidermide estremamente delicata. E’ sufficiente una pressione troppo forte o una manipolazione poco accurata per segnare pesantemente il frutto che per questo viene spesso commercializzato in una fase di maturazione non troppo avanzata (per completare la maturazione basta riporre le pere in un sacchetto di carta a temperatura ambiente per 2-3 giorni).

Disciplinare di produzione – Pera dell’Emilia-Romagna IGP

Articolo 1.
L’indicazione geografica protetta “Pera dell’Emilia Romagna”, accompagnata da una delle varietà indicate nel successivo art. 2 è riservata ai frutti che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
L’Indicazione “Pera dell’Emilia Romagna” designa esclusivamente il frutto delle seguenti cultivar di pero:
Abate Fetel, Cascade, Conference, Decana del Comizio, Kaiser, Max Red Bartlett, Passa Crassana. William.

Articolo 3.
La zona di produzione comprende la parte di territorio della Regione Emilia Romagna atta alla coltivazione della pera e comprende i seguenti comuni:
a. Provincia di Reggio Emilia : Casalgrande, Correggio e Rubiera.
b. Provincia di Modena: Bastiglia, Bomporto, Campogalliano, Camposanto, Carpi, Castelfranco Emilia, Castelnuovo Rangone, Cavezzo, Concordia sulla Secchia, Finale Emilia, Formigine, Medolla, Mirandola, Modena, Nonantola, Novi di Modena. Ravarino, S. Cesario sul Panaro, S. Felice sul Panaro, S. Possidonio, S.Prospero, Savignano sul Panaro, Soliera, Spilimberto e Vignola.
c. Provincia di Ferrara: Argenta, Berra, Bondeno, Cento, Codigoro, Comacchio, Copparo, Ferrara, Formignana, Jolanda di Savoia, Lagosanto, Masi Torello, Massa Fiscaglia, Mesola, Migliarino, Migliaro, Mirabello, Ostellato, Poggio Renatico, Portomaggiore, Ro, S.Agostino, Tresigallo, Vigarano Mainarda e Voghiera.
d. Provincia di Bologna: Anzona dell’Emilia, Argelato, Baricella, Bazzano, Bentivoglio, Budrio, Calderara di Reno, Castel d’Argile, Castelguelfo, Castelmaggiore, Crespellano, Crevalcore, Galliera, Granarolo dell’Emilia, Malalbergo, Medicina, Minerbio, Molinella, Mordano, Pieve di Cento, S. Agata Bolognese, S. Giorgio di Piano, S. Giovanni in Persiceto, S. Pietro in Casale e Sala Bolognese.
e. Provincia di Ravenna: Alfonsine, Bagnacavallo, Conselice, Cotignola, Castelbolognese, Faenza, Fusignano, Lugo, Massalombarda, Ravenna, Russi, S. Agata sul Santerno e Solarolo.

Articolo 4.
I terreni idonei per la coltivazione della “Pera dell’Emilia Romagna” sono di medio impasto oppure forti.
L’utilizzo dell’irrigazione, delle pratiche di concimazione e l’effettuazione delle altre pratiche colturali ed agronomiche debbono essere effettuati secondo le modalità tecniche indicate dai competenti Servizi della regione Emilia Romagna.
I sesti di impianto utilizzabili sono quelli generalmente usati, con possibilità per i nuovi impianti di densità per ettaro fino ad un massimo 3.000 piante.
Le forme di allevamento ammesse, in volume, sono riconducibili al vaso emiliano e sue modificazioni; in parete le forme utilizzabili sono la Palmetta, la Y e il Fusetto e loro modificazioni.
Le pratiche colturali debbono comprendere almeno una potatura invernale e due interventi di potatura al verde. La difesa fitosanitaria di prevalente utilizzo deve far ricorso ove possibile alle tecniche di lotta integrata o biologica.
La produzione unitaria massima è di 450 q.li ad ettaro per tutte le cultivar ammesse.
Nell’ambito di questo limite la Regione Emilia Romagna, tenuto conto dell’andamento stagionale e delle condizioni ambientali di coltivazione, fissa annualmente, entro il 1-5 luglio, in via indicativa, la produzione media unitaria per ciascuna cultivar prevista all’art. 2.
La eventuale conservazione dei frutti designabili con l’indicazione geografica protetta “Pera dell’Emilia Romagna” deve utilizzare la tecnica della refrigerazione. I valori di umidità e di temperatura all’interno delle celle frigorifere debbono essere compresi tra 4 e 6 °C.
Le varietà destinate alla commercializzata primaverile debbono essere conservate in atmosfera controllata.

Articolo 5.
La sussistenza delle condizioni tecniche di idoneità di cui al precedente art.4 è accertata dalla regione Emilia Romagna.
I pereti idonei alla produzione della “Pera dell’Emilia Romagna” sono inseriti in apposito Albo attivato, aggiornato e pubblicato ogni anno. Copia di tale Albo viene depositata presso tutti i comuni compresi nel territorio di produzione.
Il Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali indica le modalità da adottarsi per l’iscrizione, per l’effettuazione delle denunce annuali di produzione e per le certificazioni conseguenti ai fini di un corretto ed opportuno controllo della produzione riconosciuta e commercializzata annualmente con la indicazione geografica protetta.

Articolo 6.
La “Pera dell’Emilia Romagna” all’atto dell’immissione al consumo deve avere le seguenti caratteristiche:
Abate Fetel
· epicarpo: verde chiaro-giallastro, rugginosità attorno alla cavità calicina e al peduncolo;
· forma: calebassiforme, piuttosto allungata;
· calibro: diametro minimo 55 mm;
· peso medio dei frutti: minimo 260 gr.;
· tenore zuccherino: (° Brix) 13;
· durezza: 5;
· sapore. dolce.
Conference
· epicarpo: verde giallastro con rugginosità diffusa introno alla cavità calicina che spesso interessa il terzo basale del frutto;
· forma: piriforme spesso simmetrica;
· calibro: diametro minimo: 55 mm;
· peso medio dei frutti: minimo 158 gr;
· tenore zuccherino: (°Brix) minimo 12;
· durezza: 5,5;
· sapore: dolce.
Decana del Comizio
· epicarpo: liscio, verde chiaro-giallastro spesso colorato di rosa dalla parte del sole, rugginosità sparsa;
· forma: turbinata;
· calibro: diametro minimo 55 mm;
· peso medio dei frutti: minimo 240 gr.;
· tenore zuccherino: (°Brix) 12;
· durezza: 4,5;
· sapore: dolce aromatico.
Kaiser
· epicarpo: ruvido, completamente rugginoso;
· forma: calebassiforme-piriforme;
· calibro: diametro minimo 55 mm;
· peso medio dei frutti: minimo 250 gr.;
· tenore zuccherino: (°Brix) 12;
· durezza: 5,7;
· sapore: polpa fine e succosa, fondente di buon sapore.
William e Max Red Bartlett
· epicarpo: liscio, colore di fondo giallo più o meno ricoperto da sovracolore rosato o rosso vivo, a volte striato;
· forma: cidoniforme-breve o piriforme;
· calibro: diametro minimo 60 mm;
· peso medio dei frutti: minimo 185 gr;

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Pere dell'Emilia-Romagna I.G.P. - per la foto si ringrazia

Pere dell’Emilia-Romagna I.G.P. – per la foto si ringrazia

Pesca e nettarina di Romagna – I.G.P.

Zona di produzione

Riconoscimento CE: Reg. CE n.134/98
Regione: Emilia-Romagna (province di Ferrara, Bologna, Forli’ e Ravenna).

Caratteristiche

Varietà previste dal disciplinare:
a) Varietà di pesche a polpa gialla: Early Maycrest, Queen Crest, Rich May, May Crest, Sprincrest, Spring Lady, Springbelle, Crimson Lady, Royal Gem, Royal Glory, Flavorcrest, Redhaven, Rich Lady, Red Moon, Lara Star, Maria Marta, Summer Rich, Diamond Princess, Romestar, Elegant Lady, Suncrest, Symphonie, Summer Lady, Fayette, Padana, O’Henry, Glohaven, Merril Lisbeth, Flamecrest, July Lady, Cal Red.
b) Varieta’ di pesche a polpa bianca: Manon, Maria Bianca, Melina, Rosa del West, Benedicte, Tendresse, White Maeba, Maria Delizia, Douceur, Iris Rosso, Grezzano, Supergem.
c) Varieta’ di nettarina a polpa gialla: Adriana, Rita Star, Laura, Ambra, Supercrimson, Big Top, Gioia, Spring Red, Spring Bright, Guerriera, Maria Carla, Indipendence, Maria Elisa, Star Bright, Maeba Top, Red Jewel, Diamond Ray, Stark Redgold, Nectaross, Maria Aurelia, Venus, Orion, Max, Maria Dolce, Sweet Red, Morsiani 60, Sweet Lady, Lady Erica, Morsiani 90, Fantasia, Flavortop, Maria Emilia, Maria Laura, May Grand, Weimberger, Armking, Summergrand, Aurelio Grand, Fire Brite, Supestar, Morsiani 51, Andromeda, Vega, Firelan.
d) Varieta’ di nettarine a polpa bianca: Early Silver, Caldesi 2000, Silver Splendid, Caldesi 2010, Silver Ray, Silver Star, Silver Giant, Queen Ruby, Silver Moon.
La pesca e la nettarina sono frutti poco calorici, per cui sono molto indicati nei regimi alimentari dietetici estivi, in quanto la loro polpa ricca di succo disseta e sazia senza affaticare stomaco e fegato, per l’elevata presenza di acqua e la mancanza di grassi. Il sapore è succoso, dolce e zuccherino: sono ideali, inoltre, nelle macedonie o per la preparazione di gelati e dolci.

Disciplinare di produzione – Pesca di Romagna IGP

Articolo 1.
L’indicazione geografica protetta “Pesca di Romagna”, è riservata ai frutti che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
L’indicazione “Pesca di Romagna” designa esclusivamente il frutto delle seguenti cultivar di pesco:
Varietà a polpa gialla: Maycrest, Spring Lady, Sprinbelle, Springcrest, Suncrest, Royal Glory, Royal Gem, Dixired, Flavorcrest, Glohaven, Merril Gem Free 1, Redhaven, Royal Majestic, Royal Time, Rich Lady, Maria Marta, Summer Rich, Grenat, Elegant lady, Fayette, Royal Summer, Royal Lee, Royal Pride, Romestar, Symphonie, Mercil (o O’Henry), Zainori (o Kaweat).
Varietà a polpa bianca: Iris Rosso, Maria Bianca, Tendresse (o Joulie), Duchessa d’Este, Rossa di San Carlo, Zaidaso o (Kewina).

Articolo 3.
La zona di produzione della “Pesca di Romagna” comprende il territorio della Regione Emilia Romagna atto alla coltivazione di pesche ed è così determinato:
1) Provincia di Ferrara i seguenti Comuni di Argenta, Cento, Codigoro, Massa Fiscaglia, Poggio Renatico, Portomaggiore, S.Agostino, Tresigallo, Voghiera.
2) Provincia di Bologna i seguenti Comuni di BorgoTossignano, Budrio, Casalfiumanese, Castelguelfo, Castenaso, Fontanelice, Granarolo dell’Emilia, Imola, Medicina, Minerbio, Molinella, Mordano.
3) Provincia di Forlì i seguenti Comuni di: Bertinoro, Castrocaro Terme, Cesena, Cesenatico, Dovadola, Forlì, Forlimpopoli, Gambettola, Gatteo, Longiano, Meldola, Mercato Saraceno, Modigliaria, Montiano, Predappio, Roncofreddo, Sant’Arcangelo, Savignano sul Rubicone.
4) Provincia di Ravenna i seguenti Comuni di: Alfonsine, Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, BrisigneIla, Casola Valsenio, Castelbolognese, Cervia, Conselice, Cotignola, Faenza, Fusignano, Lugo, Massalombarda, Ravenna, Riolo Terme, Russi, S.Agata sul Santerno, Solarolo.

Articolo 4.
I terreni idonei per la coltivazione della “Pesca di Romagna” sono tendenzialmente di medio impasto, in alcuni casi piuttosto sciolti.
L’utilizzo dell’irrigazione, delle pratiche di concimazione e l’effettuazione delle altre pratiche colturali ed agronomiche debbono essere effettuati secondo le modalità tecniche indicate dai competenti Servizi della Regione Emilia Romagna.
I sesti di impianto utilizzabili sono quelli generalmente usati, con possibilità per i nuovi impianti di densità per ettaro fino ad un massimo 2.000 piante.
Le forme di allevamento ammesse, in volume, sono riconducibili al vaso emiliano e sue modificazioni; in parete le forme utilizzabili sono la Palmetta, la Y e il Fusetto e loro modificazioni.
Le pratiche colturali debbono comprendere almeno una potatura invernale e interventi di potatura al verde a seconda delle esigenze delle piante.
La difesa fitosanitaria di prevalente utilizzo deve far ricorso ove possibile alle tecniche di lotta integrata o biologica.
La produzione unitaria massima è di 350 q.li ad ettaro per tutte le cultivar ammesse. Nell’ambito di questo limite la Regione Emilia Romagna, tenuto conto dell’andamento stagionale e delle condizioni ambientali di coltivazione, fissa annualmente, entro il 15 maggio, in via indicativa, la produzione media unitaria per ciascuna cultivar prevista all’ Art. 2.
La eventuale conservazione dei frutti designabili con la indicazione geografica protetta “Pesca di Romagna” deve utilizzare la tecnica della refrigerazione. I valori di umidità e di temperatura all’interno delle celle frigorifere devono assicurare il mantenimento delle peculiari caratteristiche qualitative.

Articolo 5.
La sussistenza delle condizioni tecniche di idoneità di cui al precedente Art. 4 è accertata dalla Regione Emilia Romagna.
I pescheti idonei alla produzione della “Pesca di Romagna” sono inseriti in apposito Albo attivato, aggiornato e pubblicato ogni anno.
Copia di tale Albo viene depositata presso tutti i Comuni compresi nel territorio di produzione.
II Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali indica le modalità da adottarsi per l’iscrizione, per l’effettuazione delle denunce annuali di produzione e per le certificazioni conseguenti ai fini di un corretto ed opportuno controllo della produzione riconosciuta e commercializzata annualmente con la indicazione geografica protetta.

Articolo 6.
La “Pesca di Romagna” all’atto dell’immissione al consumo deve avere le seguenti caratteristiche:
cultivar a polpa gialla
calibro: diametro minimo 67 mm che corrisponde ad una circonferenza pari a 21 cm
tenore zuccherino: (°Brix) minimo 11
epicarpo, forma e peso medio conformi alle caratteristiche delle cultivar interessate.
cultivar a polpa bianca
calibro: diametro minimo 67 mm che corrisponde ad una circonferenza pari a 21 cm tenore zuccherino: (°Brix) minimo 11
epicarpo, forma e peso medio conformi alle caratteristiche delle cultivar interessate.

Articolo 7.
I tipi di confezioni utilizzabili, accettati in ambito comunitario, secondo le normative vigenti, sono le seguenti:
Plateaux* 30 x 40 in cartone, legno e plastica**, a uno strato;
Plateaux* 30 x 50 in cartone, legno e plastica**, a uno strato;
Plateaux* 40 x 60 in cartone, legno e plastica**, a uno strato;
Plateaux* 20 x 30 a uno strato;
Confezioni monofrutto o con più frutti sigillate (vassoi, cestini, cartoni, etc).
* I Plateaux sono imballaggi utilizzati per l’esposizione di unità di vendita ovvero di frutti singoli e/o confezioni. Per identificazione in plateaux dei prodotti IGP verrà utilizzata la bollinatura sui singoli frutti con apposito logo e con una percentuale di unità bollinate pari ad almeno il 80% del totale dei frutti presenti nella confezione.
** Plastica a perdere o a rendere tipo IFCO/STECO/CPR SYSTEM ED ALTRI.
In tutti questi casi (esclusi i plateaux) i contenitori devono essere sigillati in modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto senza rottura del sigillo.
La commercializzazione deve essere effettuata nel periodo intercorrente tra il 10 giugno ed il 20 settembre di ogni anno.
Sui contenitori dovranno essere indicate in caratteri di stampa delle medesime dimensioni le diciture “Pesca di Romagna”, immediatamente seguita dalla dizione “Indicazione Geografica Protetta”, e quindi dal nome della cultivar. Nel medesimo campo visivo devono comparire nome, ragione sociale ed indirizzo del confezionatore nonché il peso netto all’origine.
La dizione “Indicazione Geografica Protetta” può essere ripetuta in un’altra parte del contenitore o dell’etichetta anche in forma di acronimo “I.G.P.”
L’indicazione geografica protetta “Pesca Romagna” né alcuna altra indicazione geografica può essere apposta sui frutti che, pur essendo prodotti nella Regione Emilia Romagna, non raggiungono i parametri minimi indicati all’ Art. 6 del presente disciplinare, relativamente al calibro e al contenuto zuccherino.
A richiesta dei produttori interessati può essere utilizzato un simbolo grafico relativo alla immagine artistica, compresa la base colorimetrica eventuale, del logo figurativo o del logotipo specifico ed univoco da utilizzare in abbinamento inscindibile con la indicazione geografica.
Deve inoltre figurare la dizione “prodotto in Italia” per le partite destinate alla esportazione.

Disciplinare di produzione – Nettarina di Romagna IGP

Articolo 1.
L’indicazione geografica protetta “Nettarina di Romagna”, è riservata ai frutti che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
L’indicazione “Nettarina di Romagna” designa esclusivamente il frutto delle seguenti cultivar di pesco:
Varietà a polpa gialla: Early Sungrand, Maygrand, Laura, Ambra, Maillara (o Big Ben), Nectaprima, Noracila, Flavortop, Indipendence, Maria Emilia, Maria Laura, Spring Red, Weimberger, Big Top (o Zaitabo), Guerriera, Alitop, Honey Blaze, Romagna Big, Fantasia, Maria Aurelia, Nectaross, Stark red Gold, Venus, Sweet Red, Sweet Lady, Morsiani 90, Honey Royal, Honety Glo’, Romagna Gold.
Varietà a polpa bianca: Silver King, Caldesi 2000, Nectarmagie, Silver Giant, Maillarmagic, Necta perle, Romagna 3000, Romagna red.

Articolo 3.
La zona di produzione della “Nettarina di Romagna” comprende il territorio della Regione Emilia Romagna atto alla coltivazione di pesche ed è così determinato:
1) Provincia di Ferrara i seguenti Comuni di Argenta, Cento, Codigoro, Massa Fiscaglia, Poggio Renatico, Portomaggiore, S.Agostino, Tresigallo, Voghiera.
2) Provincia di Bologna i seguenti Comuni di Borgo Tossignano, Budrio, Castelfiumanese, Castelguelfo, Castenaso, Fontanelice, Granarolo dell’Emilia, Imola, Medicina, Minerbio, Molinella, Mordano.
3) Provincia di Forlì i seguenti Comuni di: Bertinoro, Castrocaro Terme, Cesena, Cesenatico Dovadola, Forlì, Forlimpopoli, Gambettola, Gatteo, Longiano, Meldola, Mercato Saraceno, Modigliana, Montiano, Predappio, Roncofreddo, Sant’Arcangelo, Savignano sul Rubicone.
4) Provincia di Ravenna i seguenti Comuni di: Alfonsine, Bagnacavailo, Bagnara di Romagna, Brisignella, Casola Valsenio, Caste1 Bolognese, Cervia Conselice, Cotignola, Faenza, Fusignano, Lugo, Massalombarda, Ravenna, Riolo Terme, Russi, S.Agata sul Santerno, Solarolo.

Articolo 4.
I terreni idonei per la coltivazione della “Nettarina di Romagna” sono tendenzialmente di medio impasto, in alcuni casi piuttosto sciolti.
L’utilizzo dell’irrigazione, delle pratiche di concimazione e l’effettuazione delle altre pratiche colturali ed agronomiche debbono essere effettuati secondo le modalità tecniche indicate dai competenti Servizi della Regione Emilia Romagna.
I sesti di impianto utilizzabili sono quelli generalmente usati, con possibilità per i nuovi impianti di densità per ettaro fino ad un massimo 2.000 piante.
Le forme di allevamento ammesse, in volume, sono riconducibili al vaso e vasetto ritardato e sue modificazioni ; in parete le forme utilizzabili sono la Palmetta e il Fusetto e loro modificazioni.
Le pratiche colturali debbono comprendere almeno una potatura invernale e interventi di potatura al verde a seconda delle esigenze delle piante. La difesa fitosanitaria di prevalente utilizzo deve far ricorso
ove possibile alle tecniche di lotta integrata o biologica.
La produzione unitaria massima è di 350 q.li ad ettaro per tutte le cultivar ammesse.
Nell’ambito di questo limite la Regione Emilia Romagna, tenuto conto dell’andamento stagionale e delle condizioni ambientali di coltivazione, fissa annualmente, entro il 31 maggio, in via indicativa, la produzione
media unitaria per ciascuna cultivar prevista all’ Art. 2.
La eventuale conservazione dei frutti designabili con la indicazione geografica protetta “Nettarina di Romagna” deve utilizzare la tecnica della refrigerazione. I valori di umidità e di temperatura all’interno delle
celle frigorifere debbono essere idonei ad assicurare le peculiari caratteristiche di qualità.

Articolo 5.
La sussistenza delle condizioni tecniche di idoneità di cui al precedente Art. 4 è accertata dalla Regione Emilia Romagna.
I pescheti idonei alla produzione della “Nettarina di Romagna” sono inseriti in apposito Albo attivato, aggiornato e pubblicato ogni anno.
Copia di tale Albo viene depositata presso tutti i Comuni compresi nel territorio di produzione.
Il Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali indica le modalità da adottarsi per l’iscrizione, per l’effettuazione delle denunce annuali di produzione e per le certificazioni conseguenti ai fini di un
corretto ed opportuno controllo della produzione riconosciuta e commercializzata annualmente con la indicazione geografica protetta.

Articolo 6.
La “Nettarina di Romagna” all’atto dell’immissione al consumo deve avere le seguenti caratteristiche:
a) cultivar a polpa gialla
epicarpo: glabro ;
calibro: diametro minimo 67 mm che corrisponde ad una circonferenza pari a 21 cm
tenore zuccherino: (Brix) minimo 11
sapore, forma e peso medio minimo conforme alle caratteristiche delle cultivar interessate.
b) cultivar a polpa bianca
epicarpo: glabro;
calibro: diametro minimo 67 mm che corrisponde ad una circonferenza pari a 21 cm
tenore zuccherino: (Brix) minimo 11
sapore, forma e peso medio minimo conforme alle caratteristiche delle cultivars interessate.

Articolo 7.
I tipi di confezioni utilizzabili, accettati in ambito comunitario, secondo le normative vigenti, sono le seguenti:
Plateaux* 30 x 40 in cartone, legno e plastica**, a uno strato;
Plateaux* 30 x 50 in cartone, legno e plastica**, a uno strato;
Plateaux* 40 x 60 in cartone, legno e plastica**, a uno strato;
Plateaux* 20 x 30 a uno strato;
Confezioni monofrutto o con più frutti sigillate (vassoi, cestini, cartoni, etc).
* I Plateaux sono imballaggi utilizzati per l’esposizione di unità di vendita ovvero di frutti singoli e/o confezioni. Per identificazione in plateaux dei prodotti IGP verrà utilizzata la bollinatura sui singoli frutti con apposito logo e con una percentuale di unità bollinate pari ad almeno il 80% del totale dei frutti presenti nella confezione.
** Plastica a perdere o a rendere tipo IFCO/STECO/CPR SYSTEM ED ALTRI.
In tutti questi casi (esclusi i plateaux) i contenitori devono essere sigillati in modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto senza rottura del sigillo La commercializzazione deve essere effettuata nel periodo intercorrente tra il 15 giugno e il 30 settembre di ogni anno.
Sui contenitori dovranno essere indicate in caratteri di stampa delle medesime dimensioni le diciture “Nettarina di Romagna”, immediatamente seguita dalla dizione “Indicazione Geografica Protetta” e quindi dal nome della cultivar. Nel medesimo campo visivo devono comparire nome, ragione sociale ed indirizzo del confezionatore nonché il peso netto all’origine.
La dizione “Indicazione Geografica Protetta” può essere ripetuta in un’altra parte del contenitore o dell’etichetta anche in forma di acronimo “I.G.P.”
L’indicazione geografica protetta “Nettarina di Romagna” né alcuna altra indicazione geografica può essere apposta su frutti che, pur essendo prodotti nella Regione Emilia Romagna non raggiungano i parametri minimi
indicati all’ Art. 6 del presente disciplinare, in termini di calibro e di contenuto zuccherino.
A richiesta dei produttori interessati può essere utilizzato un simbolo grafico relativo alla immagine artistica, compresa la base colorimetrica eventuale, del logo figurativo o del logotipo specifico ed univoco da utilizzare
in abbinamento inscindibile con la indicazione geografica.
Deve inoltre figurare la dizione “prodotto in Italia” per le partite destinate alla esportazioni.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Pesca e nettarina di Romagna I.G.P. - per la foto si ringrazia

Pesca e nettarina di Romagna I.G.P. – per la foto si ringrazia

Scalogno di Romagna – I.G.P.

Zona di produzione

Riconoscimento CE:  Reg. CE n. 2325/97.
La zona di produzione si estende a numerosi comuni nella provincia di Ravenna (Brisighella, Casola, Valsenio, Castelbolognese, Faenza, Riolo Terme, Solarolo), di Forlì (Modigliana, Tredozio) e di Bologna (Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Castel Guelfo, Dozza, Fontanelice, Imola, Mordano).

Caratteristiche

Lo Scalogno di Romagna presenta dei bulbi di forma regolare a fiaschetto di dimensioni non superiori ai 2 cm con buccia coriacea. Colorazione, profumi, sapori, aromaticità e finezza lo differenziano da tutte le altre varietà coltivate in altre regioni italiane e all’estero. I bulbi dello scalogno di Romagna sono gustosi, aromatici e delicati in grado di garantire al prodotto un ruolo gastronomico unico e particolare.

Disciplinare di produzione – Scalogno di Romagna IGP

Articolo 1.
L’indicazione geografica protetta “Scalogno di Romagna” è riservata ai bulbi cipollini che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
L’indicazione “Scalogno di Romagna” designa esclusivamente il bulbo cipollino delle specie Allium Ascalonicum.

Articolo 3.
La zona di produzione comprende la parte del territorio della Regione Emilia Romagna atta alla coltivazione dell’Allium Ascalonicum e interessa i seguenti comuni:
– in provincia di Ravenna: Brisighella, Casola Valsenio, Castelbolognese, Faenza, Riolo Terme, Solarolo;
– in provincia di Forlì: Modigliana, Tredozio;
– in provincia di Bologna: Borgo Tossignano, Casalfiumanese, Castel del Rio, Castel Guelfo, Dozza, Fontanelice, Imola, Mordano.

Articolo 4.
I terreni idonei per la coltivazione dello “Scalogno di Romagna” sono di natura collinare, tessitura media tendente all’argilloso, asciutti, ben dotati di potassio e sostanza organica, ben esposti e soprattutto ben drenati. L’utilizzo dell’irrigazione, delle pratiche di concimazione e l’effettuazione delle altre pratiche colturali ed agronomiche debbono essere effettuati secondo le modalità tecniche indicate dai competenti Servizi della Regione Emilia Romagna.
Lo Scalogno non può essere coltivato in successione a se stesso od altre liliacee (aglio o cipolla). Non è ammesso il ristoppio. Devono trascorrere almeno 5 anni per il ritorno dello Scalogno sullo stesso appezzamento. È inoltre vietata la successione a solanacee, a barbabietole e a cavoli. È ammessa la rotazione con frumento, orzo, radicchio, insalate e carote.
L’impianto si deve effettuare nei mesi di novembre-dicembre, mentre la raccolta è attuata a partire dal mese di giugno dell’anno successivo.
La produzione unitaria massima è di 60-80 q.li ad ettaro.

Articolo 5.
La sussistenza delle condizioni tecniche di idoneità di cui al precedente art. 4 è accertata dalla Regione Emilia Romagna.
I terreni idonei alla produzione dello “Scalogno di Romagna” sono inseriti in apposito Albo attivato, aggiornato e pubblicato ogni anno.
Copia di tale Albo viene depositata presso tutti i Comuni compresi nel territorio di produzione.
Ai fini del rispetto della rotazione dovranno essere specificatamente indicati i riferimenti catastali e di superficie dei terreni annualmente interessati.
Il Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali indica le modalità da adottarsi per l’iscrizione, per l’effettuazione delle denunce annuali di produzione e per le certificazioni conseguenti ai fini di un corretto ed opportuno controllo della produzione riconosciuta e commercializzata annualmente con la indicazione geografica protetta.

Articolo 6.
Lo “Scalogno di Romagna” all’atto dell’immissione al consumo deve avere le seguenti caratteristiche:
A. prodotto fresco:
mazzetti legati di circa 500 grammi al di sopra del colletto legati con rafia nella parte terminale.
B. prodotto secco:
mazzetti di bulbi del peso di gr. 500 circa. I mazzetti debbono essere composti da bulbi omogenei di pezzatura grossa. La legatura è fatta con rafia al di sopra dell’apice del bulbillo, ben stretta e con le foglie mozzate cm 5 sopra la legatura.
trecce. I bulbi devono essere selezionati, intrecciati o con le sole foglie oppure ordite con rafia.
bulbi secchi in confezione mignon in rete di plastica da gr. 100.

Articolo 7.
La commercializzazione dello “Scalogno di Romagna” ai fini dell’immissione al consumo deve essere effettuata dopo apposito confezionamento che consenta di apporre un eventuale specifico contrassegno.
In tutti i casi i contenitori debbono essere sigillati in modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto senza la rottura del contenitore stesso.
Ciascun tipo di confezione deve essere autorizzata dalla Regione Emilia Romagna.
Sui contenitori dovranno essere indicate in caratteri di stampa delle medesime dimensioni le diciture “Scalogno di Romagna”, seguita immediatamente dalla dizione “Indicazione Geografica Protetta”. Nel medesimo campo visivo deve comparire nome, ragione sociale ed indirizzo del confezionatore nonché il peso lordo all’origine.
La dizione “Indicazione Geografica Protetta” può essere ripetuta in altra parte del contenitore o dell’etichetta anche in forma di acronimo “I.G.P.”
A richiesta dei produttori interessati può essere utilizzato un simbolo grafico relativo all’immagine artistica, compresa la base colorimetrica eventuale, del logo figurativo o del logotipo specifico ed univoco da utilizzare in abbinamento inscindibile con la indicazione. geografica.
Deve inoltre figurare la dizione “prodotto in Italia” per le partite destinate all’esportazione.

Fonte: Agraria.org

Scalogno di Romagna I.G.P. - per la foto si ringrazia

Scalogno di Romagna I.G.P. – per la foto si ringrazia

Fungo di Borgotaro – I.G.P.

Zona di produzione

Comprende il territorio idoneo dei comuni di Borgotaro ed Albareto in provincia di Parma ed il comune di Pontremoli in provincia di Massa Carrara.

Caratteristiche

Per “Fungo di Borgotaro”, nella tradizione e nel commercio locale, si intendono le quattro specie di porcino Boletus edulis, Boletus aereus, Boletus aestivalis e Boletus pinophilus.

Disciplinare di produzione – Fungo di Borgotaro IGP

Articolo 1.
L’indicazione geografica protetta “Fungo di Borgotaro” è riservata ai funghi freschi del genere Boletus di cui al successivo Art. 2 che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
La denominazione “Fungo di Borgotaro” designa i carpofori delle seguenti varietà di boletus derivate da crescita spontanea nel territorio definito nel successivo art. 3.

A) Boletus aestivalis (anche Boletus reticulatus Schaffer ex Baudin)
chiamato dialettalmente “rosso” o “fungo del caldo”;
cappello: dapprima emisferico, poi convesso – pulvinato: cuticola pubescente secca (viscida con la pioggia, screpolata con il secco): colore bruno rosso più o meno scuro, uniforme;
gambo: sodo, prima ventricoso, poi più slanciato cilindrico od ingrossato alla base, dello stesso colore del cappello, ma a toni più chiari, interamente percorso da un reticolo, quasi sempre molto evidente, a maglie biancastre poi più scure;
carne: di consistenza più soffice rispetto ad altri porcini, bianca senza sfumature sotto la cuticola del cappello – odore e sapore molto gradevoli;
habitat: in prevalenza nei castagneti – epoca di produzione maggio-settembre.
B) Boletus pinicola Vittadini (anche B. pinophilus Pilat e Dermek) chiamato dialettalmente “moro”;
cappello: da emisferico a convesso appianato: cuticola pruinosa biancastra poco aderente e tomentosa prima, glabra e secca poi, colore granata bruno-rossiccio-vinoso;
gambo: massiccio e sodo, tozzo, di colore da bianco ad ocra a bruno-rossiccio, reticolo non eccessivamente evidente e solo in prossimità del bulbo;
carne: bianca, immutabile, bruno-vinosa sotto la cuticola del cappello, odore poco rilevante, sapore dolce e delicato;
habitat: la forma estiva – più tozza – è presente da giugno in prevalenza nel castagneto: quella autunnale più slanciata – cresce di preferenza nel faggeto e sotto l’abete bianco.
C) Boletus aereus Bulliard ex Fries, chiamato dialettalmente “magnan”;
cappello: emisferico, poi convesso, infine piano – allargato: cuticola secca e vellutata, colorazioni bronze-ramate specie negli esemplari adulti;
gambo: sodo, prima ventricoso poi allungato, colore bruno – ocraceo, finemente reticolato, per lo più in vicinanza della sommità;
carne: soda, bianca, immutabile, odore profumato, sapore fungino intenso, ma purissimo;
habitat: in prevalenza nei querceti e nei castagneti, presente da luglio a settembre, è la specie più xerotermofila rispetto alle altre varietà di Boletus.
D) Boletus edulis Bulliard ex Fries che dialettalmente prende il nome “fungo del freddo” in particolare la “forma bianca”;
cappello: prima emisferico poi convesso appianato: superficie glabra e opaca, un po’ vischiosa a tempo umido: cuticola non separabile, con colorazione variabile dal bianco crema al bruno castano e bruno nerastro con tutte le tonalità intermedie;
gambo: sodo, panciuto prima, allungato poi, da colore biancastro al colore nocciola più chiaro alla base, reticolo non sempre presente;
carne: soda , bianca, sfumata della tinta della cuticola, immutabile, odore delicato, sapore tenue;
habitat: nei boschi di faggio, abete e castagno, presente da fine settembre alla prima neve. Rare le forme estive.

Articolo 3.
La zona di produzione del “Fungo di Borgotaro” comprende il territorio idoneo dei comuni di Borgotaro ed Albareto in provincia di Parma ed il comune di Pontremoli in provincia di Massa Carrara.
Tale zona è così delimitata: il confine nord partendo dal crinale spartiacque del torrente Cogena a quota 1413 m.s.m. tra l’Emilia Romagna e la Toscana, la linea di delimitazione prosegue lungo il corso del torrente Cogena fino alla confluenza del fiume Taro – Sul lato ovest – risale il corso del fiume Taro fino alla confluenza con il torrente Gotra (suo affluente di destra) indi lo stesso torrente Gotra, quindi il riolo del lago secco e raggiunge a quota 1140 il crinale spartiacque tra la Liguria e l’Emilia – Romagna.
Il confine sud partendo da quota 1140 a monte del rio del lago Secco segue lo spartiacque tra la regione Emilia – Romagna e la Liguria fino al monte Gottero a quota 1639 indi ridiscende al passo della Colla, da cui segue il confine spartiacque tra la regione Emilia – Romagna e Toscana fino al passo dei 2 Santi a quota 1507 prosegue quindi in territorio toscano – seguendo la delimitazione amministrativa tra il comune di Zeri e quello di Pontremoli fino al raggiungimento del torrente Betigna, indi la mulattiera dei Chiosi fino Case Cervi e al cimitero Traverde e da questa località alla confluenza del torrente Mogiola nel fiume Magra, in località Mignano.
Il confine est è rappresentato dal corso del torrente Cisavola dalla sua immissione nel fiume Magra in località Molinello fino alla sorgente e da questa raggiunge il passo della Cisa, indi prosegue lungo lo spartiacque tra l’Emilia – Romagna e Toscana e poco a nord del monte Molinatico raggiunge quota 1143.

Articolo 4.
1. Le condizioni ambientali dei boschi destinati alla produzione del “Fungo di Borgotaro” devono essere quelle tradizionali della zona: trattamento a taglio raso con rilascio mediamente di 100 matricine ad ettaro per i boschi governati a ceduo o a ceduo composto di faggio, castagno, essenze quercine e miste; trattamento a taglio a saltuario per i castagneti da frutto o da legno governati ad alto fusto: trattamento a tagli successivi per l’alto fusto di faggio, anche proveniente da conversioni di ceduo, tagli colturali secondo le norme previste dalle prescrizioni di massima e polizia forestale per i boschi di alto fusto di conifere.
E’ pure consentito il trattamento a sterzo per i boschi governati a ceduo di faggio, castagno ed essenze quercine miste al fine di migliorare la produzione fungina ed assicurare migliore protezione del terreno.
2. L’inizio delle operazioni di raccolta deve essere specificatamente autorizzato per un periodo massimo di sessanta giorni, rinnovabile, dagli organi tecnici della regione Emilia – Romagna di concerto con la regione Toscana su proposta dei produttori interessati.
3. Durante le operazioni di raccolta è fatto divieto di:
utilizzare per la raccolta dei carpofori uncini, rastrelli ed altri strumenti in legno, ferro, plastica ecc. che possono ledere e danneggiare il micelio fungino o l’apparato radicale delle piante arboree ed arbustive.
asportare la lettiera formata da foglie, parti di rametto, erba ecc. marcescenti sul letto di caduta, al fine di evitare il danneggiamento del sottostante micelio;
raccogliere carpofori con diametro della cappella inferiore ai 2 cm sempreché non siano concresciuti con carpofori di dimensioni superiori al limite suddetto;
utilizzare prodotti ottenuti per sintesi chimica al fine di stimolare la produzione o l’accrescimento dei carpofori;
non avvalersi per la raccolta di contenitori di plastica rigidi o a borsa, in quanto non consentono la dispersione eventuale delle spore fungine.
Sono consentite, perché favoriscono la produzione fungina, le seguenti operazioni:
a) ripuliture del sottobosco in particolare da calluna brugo, erica sp., rovi e similari;
b) dispersione dei residui della pulitura di carpofori sul terreno;
c) separazione del carpoforo dal micelio per mezzo di torsione manuale o con strumento tagliente, purché non venga leso il micelio.

Articolo 5.
La sussistenza delle condizioni tecniche di idoneità di cui al precedente art. 4 è accertata dalla Regione Emilia – Romagna di concerto con la regione Toscana.
I boschi idonei alla produzione del “Fungo di Borgotaro” saranno inseriti in apposito albo tenuto, attivato, aggiornato e pubblicato dalla camera di commercio, industria, artigianato ed agricoltura di Parma, di concerto con la camera di commercio, industria, artigianato ed agricoltura di Massa Carrara per i boschi situati in provincia di Massa Carrara.
Sono idonei alla produzione del “Fungo di Borgotaro” i boschi allo stato puro o misto delle seguenti specie:
a) latifoglie: faggio, castagno, cerro ed altre specie quercine, carpino, nocciolo, pioppo tremolo;
b) conifere: abete bianco e rosso, pino nero e silvestre, pseudotsuga menzienzii governate sia a ceduo, ceduo composto e fustaia sia derivata da evoluzione naturale che da conversione.
Anche le aree arbustive, prative, pascolative intercluse o confinanti con i boschi fino ad una distanza di m 100 dal bordo dei boschi, si ritengono atte alla produzione del fungo di Borgotaro in quanto correlato allo sviluppo dell’apparato radicale delle piante.
Con Decreto del Ministero per il coordinamento delle politiche agricole, alimentari e forestali sentiti gli Enti e organizzazioni interessati saranno emanate norme per la tenuta e l’attivazione dell’albo dei boschi e dei raccoglitori abilitati per la modulistica da adottarsi per le iscrizioni, le denuncie annuali di produzione e le certificazioni conseguenti, ai fini del controllo della produzione riconosciuta e commercializzata annualmente con la indicazione geografica protetta.

Articolo 6.
Il “Fungo di Borgotaro” all’atto di immissione al consumo deve presentare per tutte le varietà caratteristiche organolettiche specifiche, di cui alla descrizione dell’art. 2 ed in particolare all’olfatto i carpofori devono essere caratterizzati da odore pulito, non piccante e senza inflessioni di fieno, liquerizia, legno fresco. Il fungo fresco deve essere sano, con gambo e cappella sodi sprovvisto di terriccio, foglie ed altri corpi estranei. I carpofori non devono presentare alterazioni infracutanee dovute a larve di ditteri od altri insetti su una superficie superiore al 20%. I carpofori devono presentare superficie liscia, non disidratata ed avere una umidità inferiore al 90% del peso totale oppure un peso specifico compreso tra 0,8 e 1,1 esente da grinzosità dovute a perdita di umidità.

Articolo 7.
Per l’immissione al consumo i carpofori devono essere possibilmente separati per varietà e devono essere commercializzati in contenitori di legno, preferibilmente di faggio o castagno, dalle dimensioni di 50 cm di lunghezza e 30 cm di larghezza e con sponde basse (padelle) in modo da essere collocati in un unico strato per facilitare i controlli.
Al contenitore dovrà essere apposta una retina con inserita fasciatura sigillata in modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto senza la rottura del sigillo.
Sui contenitori stessi dovranno essere indicati, in caratteri di stampa delle medesime dimensioni le diciture “Fungo di Borgotaro” e “Indicazione geografica protetta” oltre agli elementi atti ad individuare: nome, ragione sociale ed indirizzo del confezionatore, data di raccolta, peso netto all’origine, nonché eventuali indicazioni complementari ed accessorie non aventi carattere laudativo o non idonee a trarre in inganno il consumatore sulla natura e le caratteristiche del fungo.

Articolo 8.
E’ fatto divieto di usare, con la denominazione di cui all’art.1 qualsiasi altra denominazione ed aggettivazione aggiuntiva.

Articolo 9.
Chiunque produce, pone in vendita o comunque utilizza per la trasformazione con la denominazione “Fungo di Borgotaro” un prodotto che non risponda alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione è punito a norma degli articoli 515 e 516 del codice penale e dell’Art. 18 del decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 109.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Fungo di Borgotaro I.G.P. - per la foto si ringrazia

Fungo di Borgotaro I.G.P. – per la foto si ringrazia

Fungo di Borgotaro I.G.P. - per la foto si ringrazia

Fungo di Borgotaro I.G.P. – per la foto si ringrazia

 

Marrone di Castel del Rio – I.G.P.

Zona di produzione

Il territorio dei Comuni di Castel del Rio, Fontanelice, Casal Fiumanese e Borgo Tassignano, in provincia di Bologna.

Caratteristiche

Il Marrone di Castel del Rio è un frutto dalla forma prevalentemente ellissoidale, con apice poco pronunciato e tomentoso, avente una faccia laterale piatta e l’altra marcatamente convessa; la pezzatura è medio-grossa (90 frutti/kg) ed il riccio (o cardo ) contiene non più di tre frutti.
Il pericarpo, sottile e striato, è di colore bruno rossiccio, mentre la polpa del seme è bianca, croccante, priva di solcature e di gradevole sapore dolce.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Marrone di Castel del Rio I.G.P. - per la foto si ringrazia

Marrone di Castel del Rio I.G.P. – per la foto si ringrazia

 

Asparago verde di Altedo – I.G.P.

Asparago Verde di Altedo IGP

Regione: Emilia Romagna (Province di Bologna e Ferrara).
Riconoscimento CE: Reg. CE n. 492 del 18.03.2003 (GUCE L. 73 del 19.03.2003)

L’Asparago Verde di Altedo deve essere prodotto esclusivamente nell’ambito delle seguenti zone:
Provincia di Bologna:
per intero i Comuni di Anzola dell’Emilia, Argelato, Bologna, Budrio, Baricella, Bentivoglio, Calderara di Reno, Crevalcore, Castello d’Argile, Castelmaggiore, Castel San Pietro Terme, Castenaso, Castelguelfo, Dozza, Galliera, Granarolo dell’Emilia, Imola, Malalbergo, Medicina, Minerbio, Molinella, Mordano, Ozzano dell’Emilia, Pieve di Cento, Sala Bolognese, Sant’Agata Bolognese, San Giovanni Persiceto, San Giorgio di Piano, San Lazzaro di Savena, San Pietro in Casale;
Provincia di Ferrara:
per intero i comuni di Argenta, Berra, Bondeno, Cento, Codigoro, Comacchio, Copparo, Ferrara, Formignana, Goro, Iolanda di Savoia, Lagosanto, Masi Torello, Mesola, Mirabello, Migliaro, Migliarino, Massafiscaglia, Ostellato, Portomaggiore, Poggio Renatico, Ro, Sant’Agostino, Tresigallo, Vigarano Mainarda, Voghiera.

Conservazione
Dopo la raccolta gli asparagi devono essere avviati al centro di lavorazione, consegnati in mazzi o alla rinfusa.
Per la loro conservazione è indispensabile rallentare metabolismo del prodotto, mediante un rapido raffreddamento del prodotto tramite parziale immersione del turione in acqua o altro sistema di raffreddamento idoneo.

Confezionamento
Il prodotto viene confezionato in mazzi, da un minimo di 250 grammi ad un massimo di Kg 3, opportunamente legati, e pareggiati alla base mediante una operazione di rifilatura meccanica o manuale. Possono essere avvolti, alla base, con fazzoletti di materiale idoneo al confezionamento di prodotti alimentari; in alternativa al fazzoletto i mazzi possono essere addobbati con banda, di idoneo materiale, orizzontale o verticale riportante tutte le indicazioni previste dal regolamento CEE 2081/92. Così preparati i mazzi vanno sistemati nei vari contenitori di imballaggio.

Proprietà dell’asparago
L’asparago è più ricco di fibra rispetto ad altri ortaggi ed apporta limitate quantità di grassi, proteine e zuccheri, mentre è ricco di elementi minerali fondamentali per l’uomo, in particolare calcio, fosforo, magnesio e potassio. Questo ortaggio ha anche un buon contenuto di antiossidanti, nonché di vitamina A, B6 e C ed è un’eccellente fonte di acido folico.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

  • Consorzio di Tutela dell’Asparago Verde di Altedo
    Comune di Malalbergo
    Piazza Unità d’Italia 2
    40058 Malalbergo (BO) – Italy
Asparago verde di Altedo I.G.P. - per la foto si ringrazia

Asparago verde di Altedo I.G.P. – per la foto si ringrazia

 

Ciliegia di Vignola – D.O.P. – I.G.P.

Storia

Riconoscimento denominazione: 2012

L’importanza economica e culturale della Ciliegia di Vignola per il territorio che storicamente la produce è stata testimoniata nel corso degli anni da numerose edizioni di fiere, sagre e pubblicazioni;
grande importanza rivestono per Vignola la “Festa dei Ciliegi in Fiore”, la cui prima edizione si tenne nell’aprile del 1970, e la festa “a Vignola, è tempo di Ciliegie”, organizzata dall’1989.
L’Associazione Nazionale “Città delle Ciliegie”, fondata nel giugno del 2003 , indice ogni anno un Concorso Nazionale “Ciliegie d’Italia” in occasione della Festa Nazionale “Città delle Ciliegie” organizzata ogni anno in una località differente; le ciliegie di Vignola hanno vinto il primo premio nel 2005 a Celleno (VT), nel 2006 a Orvieto (TR) e nel 2009 a Bracigliano (SA), confermando la reputazione di elevata qualità che la Ciliegia di Vignola è stata in grado di ottenere negli anni.
L’insieme di questi fattori ha determinato che i consumatori identificassero la produzione dell’area con il nome di Ciliegia di Vignola.
Storicamente vari documenti scritti evidenziano che la coltivazione del ciliegio a Vignola risale, attraverso la presenza di alberi adulti inseriti in consociazione con la vite, già a metà dell’Ottocento.
Le due colture nel tempo si alternano, con prevalenza ora dell’una ora dell’altra a seconda della zona, poi emerge decisamente il ciliegio, più longevo e adatto alle peculiarità pedoclimatiche della zona.
Le produzioni agricole dalla fine del secolo progrediscono progressivamente, dal secondo dopoguerra la produzione aumenta notevolmente generando un notevole indotto commerciale e artigianale tale da far diventare la Ciliegia di Vignola il biglietto da visita di Vignola in tutti i mercati italiani ed esteri.

Zona di produzione

La zona di produzione della “Ciliegia di Vignola” consiste nella fascia formata dal tratto pedemontano del fiume Panaro e altri corsi d’acqua minori, dai 30 metri s.l.m. fino alla quota di 950 metri e comprende il territorio dei seguenti Comuni delle Province di Modena e Bologna:
1) In Provincia di Modena: Castelfranco Emilia, Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Guiglia, Lama Mocogno, Marano sul Panaro, Modena, Montese, Pavullo nel Frignano, San Cesario sul Panaro, Savignano sul Panaro, Serramazzoni, Spilamberto, Vignola, Zocca;
2) In Provincia di Bologna: Bazzano, Casalecchio di Reno, Castel d’Aiano, Castello di Serravalle, Crespellano, Gaggio Montano, Marzabotto, Monte S. Pietro, Monteveglio, Sasso Marconi, Savigno, Vergato, Zola Predosa.

Caratteristiche

La “Ciliegia di Vignola” deve rispondere alle seguenti caratteristiche qualitative:
– polpa consistente e croccante ad esclusione della Mora di Vignola;
– buccia sempre lucente ma di colore giallo e rosso brillante per la varietà Durone della Marca e di colore dal rosso brillante al rosso scuro per tutte le altre varietà;
– sapore dolce e fruttato;
– gradi brix non inferiori a 10° per le varietà precoci e 12° per tutte le altre;
– acidità da 5 a 10 g/l di acido malico.
In relazione alla tipologia varietale vengono definiti i seguenti calibri minimi:
20 mm: Mora di Vignola
21 mm: Durone dell’Anella, Giorgia, Durone Nero II, Durone della Marca, Sweet Heart
22mm: Bigarreau Moreau, Lapins, Van
23 mm: Durone Nero I, Anellone, Samba, Ferrovia.

Disciplinare di produzione – Ciliegia di Vignola IGP

Articolo 1.
Denominazione.
L’Indicazione Geografica Protetta “Ciliegia di Vignola” è riservata ai frutti che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Caratteristiche del prodotto.
La denominazione “Ciliegia di Vignola” designa il frutto delle seguenti cultivar di ciliegio:
Precoci: Bigarreau Moreau, Mora di Vignola;
Medie: Durone dell’Anella, Anellone, Giorgia, Durone Nero I, Samba, Van;
Tardive: Durone Nero II, Durone della Marca, Lapins, Ferrovia, Sweet Heart;
coltivate nel territorio definito nel successivo art. 3.
Caratteristiche qualitative
La “Ciliegia di Vignola” deve rispondere alle seguenti caratteristiche qualitative:
– polpa consistente e croccante ad esclusione della Mora di Vignola;
– buccia sempre lucente ma di colore giallo e rosso brillante per la varietà Durone della Marca e di colore dal rosso brillante al rosso scuro per tutte le altre varietà;
– sapore dolce e fruttato;
– gradi brix non inferiori a 10° per le varietà precoci e 12° per tutte le altre;
– acidità da 5 a 10 g/l di acido malico.
In relazione alla tipologia varietale vengono definiti i seguenti calibri minimi:
20 mm: Mora di Vignola
21 mm: Durone dell’Anella, Giorgia, Durone Nero II, Durone della Marca, Sweet Heart
22mm: Bigarreau Moreau, Lapins, Van
23 mm: Durone Nero I, Anellone, Samba, Ferrovia.
All’atto dell’immissione al consumo i frutti devono essere:
– integri, senza danni;
– provvisti di peduncolo;
– puliti, privi di sostanze estranee visibili;
– sani, esenti da marciumi e da residui visibili di fitofarmaci;
– esenti da parassiti.

Articolo 3.
Zona di produzione.
La zona di produzione della “Ciliegia di Vignola” consiste nella fascia formata dal tratto pedemontano del fiume Panaro e altri corsi d’acqua minori, dai 30 metri s.l.m. fino alla quota di 950 metri e comprende il territorio dei seguenti Comuni delle Province di Modena e Bologna:
1) In Provincia di Modena: Castelfranco Emilia, Castelnuovo Rangone, Castelvetro di Modena, Guiglia, Lama Mocogno, Marano sul Panaro, Modena, Montese, Pavullo nel Frignano, San Cesario sul Panaro, Savignano sul Panaro, Serramazzoni, Spilamberto, Vignola, Zocca;
2) In Provincia di Bologna: Bazzano, Casalecchio di Reno, Castel d’Aiano, Castello di Serravalle, Crespellano, Gaggio Montano, Marzabotto, Monte S. Pietro, Monteveglio, Sasso Marconi, Savigno, Vergato, Zola Predosa.

Articolo 4.
Prova dell’origine.
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input e gli output.
In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la produzione degli agricoltori e dei condizionatori, nonché attraverso la denuncia alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto.
Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, sono assoggettate al controllo da parte della struttura di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento.
Forme di allevamento
Le forme di allevamento sono palmetta libera, bandiera, vaso basso, vaso ritardato, con densità per ettaro fino a 1000 piante.
Concimazione
Il piano di concimazione prevede comunque di non superare annualmente le seguenti dosi massime:
– Azoto 100 Kg/Ha;
– Anidride fosforica 70 Kg/Ha;
– Ossido di potassio 100 Kg/Ha.
Potatura
La potatura viene effettuata durante tutto l’arco dell’anno.
Difesa fitosanitaria
La difesa dei ceraseti viene condotta:
– attuando la lotta convenzionale in uso nella zona, con osservanza delle norme di buona pratica colturale dettate dalla Regione Emilia Romagna;
– attuando la lotta integrata, ottenuta nel rispetto delle norme tecniche previste dal Disciplinare della Regione Emilia Romagna;
– attuando la lotta biologica, secondo il Reg. CE n. 834/2007 e successive modifiche.
Il metodo prescelto viene utilizzato in modo esclusivo per l’intero processo produttivo.
L’utilizzo di regolatori di crescita per l’incremento dell’allegagione e del calibro dei frutti e prevenzione dello spacco è ammesso nei termini previsti dalla normativa vigente.
E’ ammessa la copertura dei fruttiferi con teli di plastica per prevenire il cracking indotto dalle piogge.
Raccolta
Le varietà precoci vengono raccolte dal 1° maggio al 30 giugno; le varietà medie dal 15 maggio al 15 luglio e le tardive dal 25 maggio al 30 luglio.
Le ciliegie devono essere raccolte a mano provviste di peduncolo.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente.
La produzione della “Ciliegia di Vignola” è legata a molti fattori, in connessione tra loro, pedoclimatici, tecnici, agronomici, sociali, culturali ed economici, specifici dell’areale di coltivazione.
Il range di coltivazione delle ciliegie va dai 30 metri ai 950 metri sul livello del mare. Al di fuori della zona geografica delimitata non viene coltivato ciliegio; nelle zone limitrofe infatti la coltivazione è stata da tempo abbandonata, in quanto la produzione e la qualità del prodotto risultavano nettamente inferiori rispetto al prodotto proveniente dall’interno della zona delimitata, tali da renderne economicamente non vantaggiosa la coltivazione.
I terreni, di origine alluvionale sono tendenzialmente sciolti, ben drenati e freschi, e sono resi particolarmente fertili dai sedimenti trasportati, durante gli episodi di alluvionamento, dal fiume Panaro e da altri corsi d’acqua minori; le caratteristiche di questi terreni fanno sì che il ciliegio cresca particolarmente rigoglioso Il clima è fresco e scarsamente continentale con precipitazioni primaverili abbondanti ed estati mai troppo siccitose. La quantità della radiazione solare, non eccessivamente elevata, influenza positivamente l’intensità di colorazione delle drupe e stimola la loro naturale lucentezza, permettendo di presentare sul mercato un prodotto esteticamente eccellente senza ricorrere a trattamenti particolari.
Oltre alle peculiarità pedoclimatiche del territorio e all’eccezionalità del microclima sopra descritto, gli altri fattori che determinano l’eccellente qualità e la reputazione della ciliegia di Vignola sono la sapienza e la capacità dei produttori; queste vengono tramandate da padre in figlio attraverso le generazioni, e consistono nella tecnica agronomica, nella raccolta e nel confezionamento del prodotto, effettuati esclusivamente a mano, che permettono di presentare al consumatore un prodotto unico nella sua specie.
L’assortimento varietale che nel corso del tempo si è affermato nella zona geografica e lo sviluppo della coltivazione in un’ampia fascia altimetrica assicurano un ampliamento del calendario di raccolta e la presenza del prodotto sul mercato per l’intera stagione di produzione ottenendo regolarmente il gradimento dei consumatori e un positivo riscontro sui prezzi.
Le Ciliegie di Vignola vengono selezionate con dimensioni maggiori di quelle stabilite dalle norme di commercializzazione e raggiungono calibri di oltre 28 mm. Questa particolarità fa si che, come testimoniato da indagini di mercato e studi svolti da società specializzate, in mercati quali Torino, Milano, Amburgo il prezzo delle Ciliegie di Vignola sia quasi sempre superiore rispetto a quello dei diretti concorrenti, e che per la maggior parte dei consumatori Vignola venga associata alla zona di produzione delle ciliegie per eccellenza.
Gli agricoltori dell’area geografica identificata, da tempo concentrano l’offerta di ciliegie in Vignola, dove già dal 1928 era presente il Mercato Ortofrutticolo di Vignola, uno dei più antichi d’Italia, seguito poi da altre strutture di lavorazione e commercializzazione.
L’affermazione della Ciliegia di Vignola ha consentito pertanto lo sviluppo di un forte indotto commerciale, con un’importante ricaduta sull’intera filiera che va dalla produzione alla commercializzazione del frutto; si sono infatti sviluppate nel territorio:
– circa 1.100 aziende agricole;
– 3 cooperative di lavorazione/commercializzazione;
– 1 Mercato Ortofrutticolo che comprende 4 commissionari;
– Alcuni commissionari e commercianti che svolgono l’attività presso le loro sedi;
– Artigiani, produttori di imballaggio, trasportatori e raccoglitori.
Da questi dati è evidente l’importanza sociale ed economica che la Ciliegia di Vignola riveste per l’intero areale di produzione.
L’importanza economica e culturale della Ciliegia di Vignola per il territorio che storicamente la produce è stata testimoniata nel corso degli anni da numerose edizioni di fiere, sagre e pubblicazioni;
grande importanza rivestono per Vignola la “Festa dei Ciliegi in Fiore”, la cui prima edizione si tenne nell’aprile del 1970, e la festa “a Vignola, è tempo di Ciliegie”, organizzata dall’1989.
L’Associazione Nazionale “Città delle Ciliegie”, fondata nel giugno del 2003 , indice ogni anno un Concorso Nazionale “Ciliegie d’Italia” in occasione della Festa Nazionale “Città delle Ciliegie” organizzata ogni anno in una località differente; le ciliegie di Vignola hanno vinto il primo premio nel 2005 a Celleno (VT), nel 2006 a Orvieto (TR) e nel 2009 a Bracigliano (SA), confermando la reputazione di elevata qualità che la Ciliegia di Vignola è stata in grado di ottenere negli anni.
L’insieme di questi fattori ha determinato che i consumatori identificassero la produzione dell’area con il nome di Ciliegia di Vignola.
Storicamente vari documenti scritti evidenziano che la coltivazione del ciliegio a Vignola risale, attraverso la presenza di alberi adulti inseriti in consociazione con la vite, già a metà dell’Ottocento.
Le due colture nel tempo si alternano, con prevalenza ora dell’una ora dell’altra a seconda della zona, poi emerge decisamente il ciliegio, più longevo e adatto alle peculiarità pedoclimatiche della zona.
Le produzioni agricole dalla fine del secolo progrediscono progressivamente, dal secondo dopoguerra la produzione aumenta notevolmente generando un notevole indotto commerciale e artigianale tale da far diventare la Ciliegia di Vignola il biglietto da visita di Vignola in tutti i mercati italiani ed esteri.
“L’indagine sulla coltivazione del ciliegio in Provincia di Modena” realizzata a Vignola, nel febbraio del 1977, dalla Camera di Commercio di Modena e che fa riferimento alla produzione e alla commercializzazione della “Ciliegia di Vignola” dimostra che la denominazione “Ciliegia di Vignola” è sin da allora presente nell’uso del linguaggio comune e commerciale.

Articolo 7.
Controlli.
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto dalla struttura di controllo, conformemente a quanto stabilito dagli artt. 10 e 11 del Reg. CE n. 510/06. L’organismo di controllo prescelto è Agroqualità S.P.A. – P.zza Marconi, 25 – 00144 Roma. Tel. +39 0654228675 Fax. +39 0654228692 – e-mail: agroqualita@agroqualita.it.

Articolo 8.
Etichettatura e confezionamento.
Confezionamento
La “Ciliegia di Vignola” I.G.P. viene immessa sul mercato nelle seguenti confezioni, sigillate in modo che l’apertura della confezione stessa non ne permetta il riutilizzo:
– plateaux in legno, cartone o plastica da 5 kg, divisa in due parti da appositi cartoncini disposti in senso trasversale, rispetto al lato lungo.
– plateaux in cartone, legno o plastica 40×60 contenente 10/12 vassoi per un totale di 5 o 6 kg.
– plateaux in cartone, legno o plastica 30×40 contenente 6 vassoi da g. 500 per un totale di kg. 3.
– confezione in cartone da g. 1200, 2000 e 2500.
– confezione a sacchetto in film polimerico traspirante da g. 250, 500 e kg. 1.
Il contenuto di ciascuna confezione dovrà essere omogeneo e comprendere ciliegie della stessa qualità e varietà; sono previste le seguenti classi di calibro:
– da 20 a 24 mm
– da 24 a 28 mm
– oltre 28 mm
Il condizionamento, cioè la preparazione adeguata del prodotto all’imballaggio e alla confezione, nonché il confezionamento negli imballaggi indicati, devono essere effettuati all’interno della zona di origine; la Ciliegia di Vignola è un frutto particolarmente deperibile e necessita di essere manipolato il meno possibile, così da evitare lesioni della polpa e/o della buccia, che determinerebbero marciumi e altri difetti che la renderebbero non commercializzabile. Una delle caratteristiche di specificità della Ciliegia di Vignola è quella che il prodotto viene lavorato e confezionato subito dopo la raccolta, direttamente in azienda o presso le cooperative del comprensorio. In questo modo il prodotto arriva al mercato e al consumatore in tempi brevi e senza ulteriori manipolazioni garantendo quindi la freschezza, l’integrità e la maggior salubrità.
Conservazione
E’ ammesso il ricorso a tecniche di frigo-conservazione in celle frigorifere, evitando di scendere sotto -0.5°C e di superare il 90% di U.R.; il tempo massimo per la frigo-conservazione dei frutti è di quattro settimane.
Norme di etichettatura
Il logo della denominazione “Ciliegia di Vignola I.G.P.” dovrà essere apposto sulle confezioni di vendita.
Nella designazione è vietata l’aggiunta di qualsiasi indicazione di origine non espressamente prevista dal presente disciplinare.
Dovranno inoltre essere indicati:
 Nome, Ragione Sociale e Indirizzo del produttore e del confezionatore;
Il logo della “Ciliegia di Vignola” I.G.P. è il seguente:
e deve essere accompagnato obbligatoriamente dal simbolo comunitario per la Indicazione Geografica Protetta.
Il logo consiste in una fascia ripiegata suddivisa in due parti da una linea di distacco trasversale obliqua, la prima parte di colore verde, la seconda di colore rosso. Sulla parte destra di colore rossoè riportata in bianco la parola “VIGNOLA”; sulla parte sinistra di colore verde è riportato un rettangolo contenente 9 ciliegie stilizzate di cui otto bianche dal bordo verde e l’ultima rossa a campo pieno. Le dimensioni standard sono: altezza pari a mm 24 e larghezza pari a mm 235; sulla prima parte, in campo verde separato da uno spazio bianco, il simbolo rappresentato da una cornice di larghezza pari a mm 23 e altezza mm 24 contenente 9 ciliegie stilizzate a contorno verde, di cui l’ultima in basso a destra impressa a campo pieno di colore rosso; sulla seconda parte, a campo rosso, la dicitura Vignola, carattere ITC Souvenir Demi, pari a mm 17 in altezza, di colore bianco.
Sotto la striscia verde, sulla parte sinistra, la dicitura Ciliegia di Vignola I.G.P., carattere ITC Souvenir Demi, pari a mm 7 in altezza, di colore verde.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

  • CONSORZIO DI TUTELA DELLA CILIEGIA, DELLA SUSINA E DELLA FRUTTA TIPICA DI VIGNOLA
  • Via dell’Agricoltura, 1
  • 41058 – VIGNOLA – MO
  • Tel. +39 059 773645
  • Fax +39 059 773645
  • e-mail: consorziodellaciliegia@tin.it
Ciliegia di Vignola D.O.P - I.G.P. - per la foto si ringrazia

Ciliegia di Vignola D.O.P – I.G.P. – per la foto si ringrazia

Olio extravergine d'oliva Colline di Romagna – D.O.P.

Disciplinare di produzione – Colline di Romagna DOP

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine protetta “colline di Romagna” è riservata agli oli extra vergine di oliva che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione e alle vigenti normative Nazionali e Comunitarie.

Articolo 2.
Varietà di olivo
La denominazione di origine protetta “colline di Romagna” senza alcuna menzione geografica aggiuntiva, è riservata all’olio extra vergine di oliva ottenuto dalle varietà di olive presenti negli oliveti, come di seguito specificato:
– frantoio e correggiolo, da soli o congiuntamente, nella misura minima del 60%
– leccino, nella misura massima del 40%
– altre varietà locali presenti negli oliveti, quali pendolino, moraiolo, rossina e capolga, possono concorrere fino ad un massimo del 15%

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell’olio extra vergine di oliva a denominazione di origine protetta “colline di Romagna” comprende i seguenti Comuni:
A) Provincia di Rimini
per intero i Comuni di:
Coriano, Gemmano, Mondaino, Monte Colombo, Montefiore Conca, Montegridolfo, Montescudo, Morciano di Romagna, Poggio Berni, Saludecio, San Giovanni in Marignano, San Clemente, Torriana, Verucchio.
in parte i Comuni di:
Misano Adriatico, limitatamente al territorio posto a monte della S.S n°16 Adriatica ;
Riccione, limitatamente al territorio posto a monte della S.S n°16 Adriatica (nei tratti urbani denominata anche via Circonvallazione, via Giulio Cesare, via Flaminia);
Rimini, limitatamente al territorio posto a monte della S.S. n°16 Adriatica (nei tratti urbani denominata anche via Flaminia) fino al bivio che la via Flaminia forma con viale Settembrini e, proseguendo per via Settembrini, limitatamente al territorio posto a monte e compreso fra viale Settembrini che prosegue in via Giuliani, fino all’incrocio con via Fada e proseguendo in via Fada, via C.A. Dalla Chiesa, via Della Repubblica e Superstrada Rimini-San Marino fino al sottopasso in corrispondenza dell’autostrada A14. Da qui, la delimitazione successiva dell’area comunale, in direzione Bologna, fa riferimento al territorio posto a monte dell’Autostrada A14 fino al confine del Comune;
Santarcangelo di Romagna, limitatamente al territorio posto a monte dell’Autostrada A14;
B) Provincia di Forlì-Cesena
per intero i Comuni di:
Borghi, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Civitella di Romagna, Dovadola, Meldola, Mercato Saraceno, Montiano, Predappio, Rocca San Casciano, Roncofreddo e Sogliano al Rubicone.
in parte i Comuni di:
Bertinoro, Cesena, Forlì, Forlimpopoli, Longiano, Savignano sul Rubicone, limitatamente al territorio di ogni Comune posto a monte della Strada Statale n. 9 “Emilia”.
Per una visione più precisa si fa riferimento alla cartina geografica allegata.

Articolo 4.
Caratteristiche di coltivazione
1) Le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti destinati alla produzione dell’olio extra vergine di oliva a denominazione di origine protetta “colline di Romagna” devono essere quelle tradizionali e caratteristiche del territorio di cui al precedente ART.3 e, in ogni caso, idonee a conferire le specifiche caratteristiche qualitative all’olio derivato.
2) I sesti d’impianto, le forme di allevamento e i sistemi di potatura consentiti sono quelli tradizionalmente in uso nelle aree individuate. Le nuove forme di potatura e allevamento delle piante di olivo sono ammesse, purchè l’Organismo di controllo non rilevi che tali sistemi modificano le caratteristiche chimiche e organolettiche dell’olio extra vergine di oliva prodotto.
3) L’epoca di raccolta delle olive destinate alla produzione dell’olio extra vergine di oliva a denominazione di origine protetta “colline di Romagna”è compresa tra il 20 ottobre e il 15 dicembre di ogni anno; la Regione Emilia Romagna si riserva la facoltà di modificare le date sopra indicate, qualora ricorrano particolari condizioni climatiche eo produttive.
4) La raccolta delle olive va effettuata direttamente dalla pianta, a mano o con l’ausilio di mezzi meccanici: non è ammessa la raccolta di olive cadute a terra per attacchi parassitari:
5) Le olive raccolte devono essere avviate all’oleificazione entro il più breve tempo possibile. L’eventuale stoccaggio prima della oleificazione deve essere effettuato preferibilmente in cassette di plastica di piccole dimensioni e comunque in contenitori di materiale inerte che assicurino un’adeguata areazione delle drupe. La trasformazione delle olive in olio deve essere, in ogni caso, effettuata non più tardi di due giorni dalla raccolta.
6) La produzione massima di olive per ettaro è fissata in kg 7.000 nel caso di oliveti specializzati e in kg 60 per pianta nel caso di piante sparse . La Regione, in casi eccezionali e sentiti i pareri dei produttori, può modificare il limite suddetto.
7) I produttori olivicoli sono tenuti a denunciare il quantitativo di olive prodotto all’Organismo di Controllo, entro e non oltre il trentesimo giorno dal termine ultimo di cui al punto 3) dell’ART.4 .
8) Il produttore è tenuto a presentare all’Organismo di Controllo una dichiarazione sostitutiva di atto notorio, attestante che le olive provengono dall’area delimitata ai sensi dell’ART. 3 del presente disciplinare con indicazione dell’impianto di molitura ove è avvenuta la trasformazione delle olive in olio.

Articolo 5.
Modalità di oleificazione
1) La zona in cui devono svolgersi le operazioni di estrazione e confezionamento dell’olio extra vergine di oliva a denominazione di origine protetta “colline di Romagna” è quella definita al precedente art.3.
2) Le olive destinate alla produzione dell’olio extra vergine di oliva a denominazione di origine protetta “colline di Romagna”, di cui all’art.1 , devono essere sottoposte a defogliazione e lavaggio con acqua potabile prima di essere avviate alla trasformazione: ogni altro trattamento è vietato.
3) L’estrazione dell’olio extra vergine di oliva di cui all’art.1 deve avvenire soltanto con processi meccanici e fisici atti a garantire l’ottenimento di oli senza alcuna possibilità di alterazione delle caratteristiche qualitative presenti nel frutto. La resa massima delle olive in olio non deve superare il 18%.
4) L’Organismo di controllo certifica la conformità del prodotto, su richiesta del detentore delle partite di olio da sottoporre ad analisi chimico-fisica e organolettica, ai fini dell’utilizzo della denominazione di origine protetta “colline di Romagna”.

Articolo 6.
Caratteristiche al consumo
1) L’olio extra vergine di oliva a denominazione di origine protetta “colline di Romagna” all’atto dell’immissione al consumo, deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– colore: dal verde al giallo oro
– odore : di fruttato di oliva medio o talvolta intenso, accompagnato da eventuali sensazioni di erba o foglia
– sapore: di fruttato di oliva con lieve sensazione di amaro eo piccante, accompagnato da eventuale sentore di mandorla, carciofo o pomodoro
– punteggio al panel test ≥ 7 ,
– acidità totale massima, espressa in acido oleico, al peso, non eccedente grammi 0,5 per 100 grammi di olio
– numero perossidi ≤ 12 meqO2kg
– acido palmitico: 10÷15 %
– acido palmitoleico: 0,5÷1,5%
– acido stearico: 0,9÷2,5%
– acido oleico ≥ 72%
– acido linoleico ≤ 12%
– acido linolenico ≤ 0,9%
– acido arachico ≤ 0,5%
– acido eicosenoico ≤ 0,5%
– tocoferoli ≥ 70 mgkg
2) In ogni campagna olearia il Consorzio di tutela individua e conserva in condizioni ideali un idoneo numero di campioni rappresentativi degli oli di cui all’art 1 , da impiegare come standard di riferimento per la valutazione delle caratteristiche chimico-fisiche e organolettiche.

Articolo 7.
Designazione e presentazione
1) L’aggiunta di qualsiasi qualificazione alla denominazione di cui all’art.1, non esprerssamente prevista dal presente disciplinare è vietata. Tale divieto è esteso anche ad aggettivi quali: eccelso, fine , superiore, selezionato,genuino, tradizionale.
2) E’ vietato l’uso di riferimenti geografici aggiuntivi, indicazioni geografiche o indicazioni di luoghi esattamente corrispondenti a Comuni, frazioni o aree inserite nella zona di produzione di cui all’art.1.
3) E’ consentito l’uso veritiero di nomi, ragioni sociali, marchi privati purchè non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno il consumatore, soprattutto in riferimento a nomi geografici di zone di produzione di oli a denominazione di origine protetta.
4) Il nome della denominazione di origine protetta “colline di Romagna” deve figurare in etichetta con caratteri chiari e indelebili, in modo da poter essere ben distinguibile dal complesso delle indicazioni che compaiono su di essa.
5) L’olio extra vergine di oliva a denominazione di origine protetta “colline di Romagna” deve essere immesso al consumo in recipienti preconfezionati, ermeticamente chiusi, idonei dal punto di vista alimentare e con la seguente capienza espressa in litri: 0,10 – 0.25 – 0,50 – 0,75 – 1,00 – 2,00 – 3,00 – 5,00.
6) E’ obbligatorio indicare in etichetta l’annata di produzione delle olive da cui è ottenuto l’olio.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più: WWW.COLLINE DI ROMAGNA.IT

Olio extravergine d'oliva Colline di Romagna

Olio extravergine d’oliva Colline di Romagna – per la foto si ringrazia

Olio extravergine d'oliva Colline di Romagna D.O.P. - per la foto si ringrazia

Olio extravergine d’oliva Colline di Romagna D.O.P. – per la foto si ringrazia

 

Aglio di Voghiera – D.O.P.

Aglio di Voghiera DOP

L’Aglio di Voghiera DOP è prodotto in alcuni comuni dell’Emilia Romagna: Voghiera, Masi, Torello, Portomaggiore, Argenta e Ferrara, situati in provincia di Ferrara.
Le caratteristiche peculiari sono il colore bianco luminoso, il bulbo di grandi dimensioni, rotondeggiante, regolare, composto da bulbilli perfettamente uniti tra loro e la grande serbevolezza. Presenta una composizione chimica contraddistinta da un perfetto equilibrio di olii volatili con composti solforati, enzimi, vitamine B, sali minerali e flavonoidi.
Sono 36 le aziende dell’Associazione proponente, che per il 2009 ha prodotto 7mila tonnellate di Aglio di Voghiera DOP, con un fatturato circa un milione di euro.

Disciplinare di produzione – Aglio di Voghiera DOP

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine protetta “Aglio di Voghiera” e’ riservata all’aglio che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
La DOP “Aglio di Voghiera ” e’ ottenuta con l’ecotipo Aglio di Voghiera.
L’aglio di Voghiera e’ una pianta con bulbi di colore bianco luminoso e uniforme, raramente striato di rosa. Le tuniche che avvolgono i bulbilli hanno colorazione bianca a volte striata di
colore rosa piu’ o meno intenso.
La forma del bulbo dell’aglio di Voghiera e’ rotondeggiante, regolare e compatta, e’ leggermente appiattita nel punto di inserimento dell’apparato radicale.
Il bulbo e’ costituto da un numero di bulbilli variabile che risultano tra loro uniti in maniera compatta e con una caratteristica curvatura della parte esterna.
I bulbilli che compongono il bulbo devono essere perfettamente adiacenti l’uno con l’altro.
All’atto dell’immissione al consumo l’aglio di Voghiera deve presentare: bulbi sani senza marciumi; esenti da parassiti; puliti, privi di sostanze estranee visibili; compatti; esenti da danni provocati dal gelo o dal sole; esenti da germogli esternamente visibili; privi di umidita’ esterna anormale; privi di odore e/o sapore estranei.
Puo’ ottenere il riconoscimento aglio di Voghiera D.O.P. solo l’aglio che presenta i requisiti previsti dalle norme di qualita’, appartenente alle categorie “Extra” e “Prima”.
In particolare per la categoria:
“Extra” calibro minimo di 45 mm;
“Prima” categoria calibro min. 40 mm.
(Il calibro e’ determinato dal diametro massimo della sezione equatoriale).
L’aglio di Voghiera e’ immesso al mercato nelle seguenti tipologie:
Aglio fresco/verde: presenta lo stelo verde e la tunica esterna del bulbo ancora allo stato fresco; il bulbo si presenta esternamente di colore bianco e bianco avorio e puo’ presentare una striatura di colore rosato; lo stelo di colore verde e’ rigido al colletto; le radici sono di colore biancastro.
Aglio semisecco: presenta lo stelo e la tunica esterna del bulbo non completamente secchi; il bulbo esternamente e’ di colore bianco e bianco avorio e puo’ presentare una striatura rosata; lo stelo da color verde vira al colore biancastro assumendo al colletto una minore consistenza; le radici sono di colore biancastro.
Aglio secco: presenta lo stelo e la tunica esterna del bulbo nonche’ la tunica che avvolge ciascun bulbillo completamente secchi; il bulbo si presenta esternamente di colore bianco e sono evidenti i bulbilli; lo stelo di colore biancastro e’ di consistenza piu’ fragile; le radici sono colore avorio.

Articolo 3.
Zona di produzione
L’aglio di Voghiera viene coltivato nei territori del comune di Voghiera, di Masi Torello, Portomaggiore, Argenta e Ferrara. Tutti i comuni citati sono in provincia di Ferrara.
Il territorio e’ delimitato a nord dalla via Pomposa – Strada Provinciale 15, dalla via Ponte Asse verso sud sino alla localita’ Borgo Sant’Anna, proseguendo per Gambulaga, Sandolo sino a raggiungere la Strada Provinciale 68.
In direzione sud si raggiunge il paese di Portomaggiore, lasciata la S.P. 68 si prosegue per la localita’ Ripapersico sino a raggiungere la Strada Provinciale 65, di qui procedere verso sud in direzione Consandolo.
Prima del tracciato ferroviario svoltare a destra verso ovest in direzione Ospital Monacale. Il territorio ora e’ delineato dalla Strada Provinciale 65 che scorre verso nord passando per i paesi di : S. Nicolo’, Marrara, Monestirolo, Gaibana, Gaibanella.
Lasciata la Strada 65, in direzione nord-est il confine dell’area designata e’ delineato dalla via Palmirano verso le localita’ Palmirano, Cona, Codrea sino a raggiungere il punto di partenza del tracciato sulla via Pomposa – Strada Provinciale 15.

Articolo 4.
Prova dell’origine
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando, per ognuna, gli input e gli output. In questo modo, e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dall’organismo di controllo, dei produttori, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, dei condizionatori, nonche’ attraverso la dichiarazione tempestiva alla struttura di controllo delle quantita’ prodotte, e’ garantita la tracciabilita’ del prodotto. Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte dell’organismo preposto a tale attivita’, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
Tecniche di produzione e raccolta Rotazione colturale.
L’aglio di Voghiera e’ una coltura da rinnovo. La rotazione deve essere almeno di quattro anni con colture cerealicole o proteologinose.
La preparazione del terreno avviene con aratura alla profondita’ da cm 40 a cm 50; l’aratura estiva deve essere seguita da una successiva fresatura, seguita poi da una concimazione; il terreno deve apparire livellato, ben frantumato per consentire un adeguato scolo delle acque.
Il ciclo di coltivazione e’ annuale con semina in autunno.
Produzione del “seme”.
La riproduzione del bulbillo avviene per via vegetativa, esso deve essere privo di patogeni e di qualsiasi microferita, deve provenire da un bulbo dell’anno in cui sono ben evidenti i bulbilli.
Il bulbo prima della sgranatura deve essere scaldato con termoconvettore di aria calda, dai 25°C ai 35°C, per un periodo da 8 a 10 ore, al fine di eliminare l’umidita’ da un 5% ad un 10%.
Il bulbillo deve presentare uniformita’ di pezzatura e di colore ed essere turgido e carnoso. Ogni azienda seleziona manualmente la quota di prodotto necessaria per produrre “il seme”.
Qualora l’azienda agricola non sia in grado di produrre il materiale di riproduzione o quello prodotto non sia sufficiente al suo fabbisogno, puo’ reperirlo presso altri produttori dell’area della DOP. Le fasi per l’ottenimento del materiale da seminare prevedono:
A. la selezione manuale dei bulbi, detti “teste”, dai mazzi di aglio della partita destinata alla semina;
B. l’eliminazione manuale dei bulbilli esterni al bulbo detti”denti”;
C. lo schiacciamento dei bulbi che puo’ avvenire manualmente o meccanicamente;
D. l’eliminazione, mediante ventilazione ed asporto manuale, delle tuniche esterne di contenimento e dell’apparato radicale;
E. la selezione dei bulbilli ottenuti dalle operazioni precedenti puo’ avvenire con modalita’ completamente manuale oppure con l’ausilio di una selezionatrice meccanica che contemporaneamente effettua anche la ventilazione. In questo caso si effettuera’ una successiva selezione manuale finale dei bulbilli adatti ad essere seminati.
Epoca e modalita’ di semina.
Distanza e profondita’ di semina: la semina avviene dal 15 settembre al 30 novembre.
Profondita’ minima dei bulbilli 6 cm.
Distanze fra le file: da minimo 20 cm a massimo 50 cm e sulla fila minimo 8 cm. La posizione delle piantine deve essere tale da evitare lo scalzamento delle radici durante l’inverno o una moria per asfissia radicale, ed inoltre deve consentire l’agevolazione delle operazioni colturali in particolare la sarchiatura meccanica.
La semina puo’ avvenire manualmente, con macchine agevolatrici o essere totalmente meccanizzata con seminatrici pneumatiche.
E’ ammessa la concia del seme.
La quantita’ di “seme” da impiegare varia a seconda della dimensione dei bulbilli, ed e’ compresa fra 600 e 1300 kg/ettaro.
Concimazione ed irrigazione.
Nella concimazione vanno distribuiti al max 150 kg/ha di P2O5, 200 kg/ha di K2O. L’azoto, distribuito con piu’ interventi o con un unico intervento se si usano concimi a lenta cessione, non deve superare i 150 kg/ha.
Sono ammesse le concimazioni fogliari per l’apporto di macro e microelementi.
La distribuzione dell’acqua irrigua deve essere uniforme, non deve provocare ristagno idrico in campo; si eseguono da 1 a 3 irrigazioni per aspersione, con un apporto massimo per ciascun intervento di 300-350 m3/ha di acqua. E’ fondamentale apportare acqua nella fase dell’ingrossamento del bulbo quando la piovosita’ e’ scarsa e insufficiente (inferiore a 40 mm di pioggia ogni quindici giorni).
Nel caso in cui si effettuano irrigazioni alla coltura, queste andranno sospese quindici giorni prima della raccolta per permettere una migliore maturazione del bulbo e non compromettere la sua successiva conservazione.
Raccolta.
L’estirpazione dell’aglio di Voghiera avviene dal 10 giugno sino al 31 luglio in funzione della destinazione sul mercato come aglio di Voghiera “verde/fresco”, “semisecco” o “secco”.
L’estirpazione puo’ avvenire completamente a mano, con l’ausilio di macchine agevolatrici o essere completamente meccanizzata.
Aglio verde/fresco si intende quello immesso al consumo dal giorno dell’estirpazione al quinto giorno dall’estirpazione stessa;
Aglio semisecco si intende quello immesso al consumo tra il sesto e il decimo giorno dall’estirpazione;
Aglio secco si intende quello immesso al mercato dall’undicesimo giorno dopo l’estirpazione.
Al momento dell’estirpazione la produzione massima di aglio di Voghiera e’ di 20 t/ha.
Dopo essere stato estirpato il prodotto deve subire una essiccazione naturale. Essa puo’ avvenire in tre modi:
1. in pieno campo, per un periodo che va da cinque a dieci giorni;
2. in azienda per un periodo da dieci a quaranta giorni; l’aglio e’ disposto su bancali di legno per favorire il ricircolo dell’aria; durante la notte l’aglio e’ posto al riparo dall’umidita’, o sotto tettoie o coperto con appositi teli di nylon;
3. in atmosfera controllata, in camere isolate per un periodo da ventiquattro a trentasei ore, ad una temperatura da 25°C a 35°C.
Le operazioni di produzione e condizionamento devono avvenire necessariamente nell’ambito della zona di produzione delimitata all’art. 3 per impedire che il trasporto e le eccessive manipolazioni possano provocare la rottura delle teste e soprattutto la frammentazione delle cuticole generando il rischio di muffe e deterioramento del prodotto.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente
Le caratteristiche dell’aglio di Voghiera derivano dal forte legame con l’ambiente oltre che da fattori umani.
Le caratteristiche tipiche del prodotto: bulbo rotondeggiante regolare, leggermente appiattito nel punto in cui si inserisce l’apparato radicale, costituto da bulbilli uniti in forma compatta con una caratteristica curvatura della parte esterna sono da attribuire ai terreni dove e’ coltivato il prodotto.
Dai terreni argillosi, argilloso-limosi, franco limosi, dalla presenza di sabbie di origine fluviale, che favoriscono il drenaggio sotterraneo delle acque deriva la serbevolezza dei bulbi, il loro alto accrescimento e soprattutto quella forma regolare e compatta che li caratterizzano.
La composizione chimica, che e’ un perfetto equilibrio tra enzimi, vitamine, sali minerali, flavonoidi e composti solforati che conferisce una specifica identita’ genetica all’aglio di Voghiera, e’ da attribuire alla riproduzione dei bulbilli da semina per via vegetativa cioe’ utilizzando i bulbilli provenienti da un bulbo dell’anno, nell’area designata per la DOP, ogni anno selezionati e scelti fra i migliori.
Tra i fattori pedoclimatici che contribuiscono a rendere speciale questo aglio di Voghiera rientra certamente anche il clima che e’ quello tipico della Pianura Padana Ferrarese temperato e asciutto.
Ultimo, ma certo non il meno importante, e’ il fattore umano. Sono i produttori, infatti che curano da sempre con particolare attenzione le tecniche di irrigazione durante il periodo di semina e di raccolta; che, con capacita’ affinata con gli anni e trasmessa da padre in figlio, selezionano a mano dalla coltura precedente i bulbi”teste” migliori da cui ricavare il materiale da seme avendo cura che esso sia grosso e sano, che, con eccellente maestria preparano e lavorano i bulbi preparando a mano mazzi, trecce, treccine e bulbi singoli; sono sempre i produttori che di anno in anno hanno tramandato ricette impreziosite dalla presenza dell’aglio di Voghiera.
Le testimonianze archeologiche recenti e passate dell’antica Voghenza, confermano il ruolo predominante che questo centro ebbe per il delta padano, sino almeno al VII secolo dopo Cristo, caratterizzandosi come centro amministrativo imperiale, sede dei funzionari del fisco e degli amministratori dei saltus, una sorta di dogana da cui partivano attraverso il Po le merci destinate al nord-est dell’impero, verso gli empori di Adria ed Aquileia, oppure verso sud, con facili collegamenti endolagunari e stradali con il porto di Ravenna, sede della flotta pretoria per tutto l’est dell’impero cosi’ come Capo Miseno lo era per tutto l’ovest.
Al termine dell’esperienza altomedievale furono gli Estensi, i signori di Ferrara, a rilanciare il territorio di Voghiera. Il demanio estense incentivo’ tutte le coltivazioni possibili nelle terre della zona e le cronache parlano anche di coltivazioni molto intense e particolari nelle numerose serre che dovevano fornire prodotti tutto l’anno.
Una particolare attenzione era riservata alle piante da orto, come insalate, erbe e piante aromatiche (usate in larghissima misura per attenuare i non sempre freschi sapori delle carni) e soprattutto aglio.
Dalla partenza degli Estensi, nel 1598, le esperienze espletate nel campo agricolo, non andarono affatto perdute in quanto tutte le coltivazioni della zona proseguirono sotto l’egida di altri illustri proprietari che avevano ben individuato le valenze di queste fertili terre che erano lungo il corso dell’antico Po, terre che avevano quelle doti e qualita’ che le qualificano tra le migliori del territorio ferrarese e che consentono ancora oggi la coltivazione di produzioni a forte specializzazione come l’aglio.

Articolo 7.
Controlli
Il controllo sulla conformita’ del prodotto al disciplinare e’ svolto da una struttura di controllo conformemente a quanto stabilito agli articoli 10 e 11 del regolamento CE n. 510/2006.

Articolo 8.
Etichettatura
L’aglio di Voghiera viene immesso al consumo nelle seguenti tipologie:
treccia: bulbi di prima categoria da min. 5 a max 18 bulbi, peso compreso fra 400 g. e 900 g.;
treccia extra: bulbi di categoria extra, da min. 8 a max 80 bulbi; peso compreso fra 1 kg. e 5 kg.
I bulbi di queste due lavorazioni devono essere intrecciati con il loro stesso stelo e legati con spago, rafia o altro materiale idoneo. Il prodotto cosi’ confezionato e’ inserito in una rete color bianco identificato con una etichetta che riporta il logo della D.O.P.
Retino: bulbi in numero variabile; peso compreso tra 100 g. e 500 g. I bulbi sono posti in singoli sacchetti di rete color bianco o in altri contenitori di materiale consentito dalle vigenti norme.
Sulla singola confezione va apposto il logo della D.O.P. Sacchi: bulbi in un numero variabile; peso compreso tra 1 e 30 kg. Vanno utilizzati sacchi di colore bianco; ognuno di essi deve
riportare il logo della D.O.P.
Treccina: bulbi da un min. di 3 a un max di 5; peso compreso fra un min. di 150 g. e un max. 500 g. I bulbi devono essere intrecciati con il loro stesso stelo e legati con spago, rafia o altro materiale idoneo. Il prodotto cosi’ confezionato riporta su ogni bulbo un bollino adesivo con il logo della D.O.P.
Bulbo singolo: peso compreso fra un min. di 50 g. e un max di 100 g. I bulbi hanno lo stelo reciso e devono avere le radici recise completamente oppure di pochi millimetri. Ogni bulbo riporta il bollino adesivo con il logo della D.O.P.
Su ogni confezione deve essere apposta un’etichetta riportante la denominazione “Aglio di Voghiera” con la scritta D.O.P., il logo comunitario ed il nome del produttore.
Imballaggi
Le confezioni sopra descritte vengono immesse al consumo anche in imballi di legno, plastica, cartone, carta e materiali vegetali naturali, del peso compreso da 5 a 15 kg.
I contenitori usati come imballaggio devono essere chiusi in modo tale che il contenuto non possa essere estratto senza la rottura della confezione.
Ciascun imballaggio deve recare, in scritte raggruppate sullo stesso lato, leggibili e indelebili, le indicazioni che consentano di identificare l’imballatore o lo speditore. Sugli imballaggi dovra’ inoltre essere indicata la denominazione “Aglio di Voghiera” e denominazione di origine protetta D.O.P. in caratteri superiori a qualunque altra indicazione presente sull’imballaggio e il logo comunitario.
Il logo
Il logo distintivo, di forma circolare di color azzurro chiaro e’ formato da una figura che rappresenta meta’ spicchio di Aglio tagliato nella parte centrale dalla lettera V. Lo spicchio e’ di base gialla con striature di retino piu’ scuro. Nel cerchio, in posizione obliqua vi e’ la scritta color nero Aglio Voghiera.
In alto, sempre inclusa nel cerchio appare la dicitura, color nero D.O.P.
Solo per forme pubblicitarie puo’ essere usata una versione in bianco e nero, in quel caso il logo circolare e’ circoscritto da una linea nera.
Il logo, quando stampato su etichetta, deve essere riprodotto in misura di 1/3 rispetto alla dimensione totale dell’etichetta.

Articolo 9.
Prodotti trasformati
I prodotti per la cui preparazione e’ utilizzata la D.O.P. aglio di Voghiera, anche a seguito di processi di elaborazione e di trasformazione, possono essere immessi al consumo in confezioni recanti il riferimento alla detta denominazione senza l’apposizione del logo comunitario, a condizione che:
1. il prodotto a denominazione protetta, certificato come tale, costituisca il componente esclusivo della categoria merceologica di appartenenza;
2. gli utilizzatori del prodotto a denominazione protetta siano autorizzati dai titolari del diritto di proprieta’ intellettuale conferito dalla registrazione della D.O.P. aglio di Voghiera riuniti in consorzio incaricato alla tutela dal Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Lo stesso consorzio incaricato provvedera’ anche ad iscriverli in appositi registri ed a vigilare sul corretto uso della denominazione protetta. In assenza di un consorzio di tutela incaricato le predette funzioni saranno svolte dal MIPAAF in quanto autorita’ nazionale preposta all’attuazione del regolamento CE n. 510/2006.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Aglio di Voghiera D.O.P. - per la foto si ringrazia

Aglio di Voghiera D.O.P. – per la foto si ringrazia

Amarene Brusche di Modena – I.G.P.

Origini e zona di produzione

L’origine delle «Amarene brusche di Modena – Marene» è attestata da una storia plurisecolare. Nel modenese il ciliegioè tradizionalmente presente, di solito accorpato in pochi esemplari, presso i casolari di campagna. Di ciò è, tra gli altri, testimone fin dal 1820 il grande botanico Giorgio Gallesio.
Zona di produzione: è rappresentata esclusivamente dall’intero territorio amministrativo della provincia di Modena e dal territorio limitrofo della provincia di Bologna, limitatamente ai seguenti comuni: Anzola nell’Emilia, Bazzano, Castel d’Aiano, Castello di Serravalle, Crespellano, Crevalcore, Monte S. Pietro, Monteveglio, San Giovanni in Persiceto, Sant’Agata Bolognese, Savigno, Vergato.

Caratteristiche

La confettura “Amarene brusche di Modena” è il risultato di pratiche di trasformazione esclusivamente tradizionali, che sono quelle riconducibili alla metodologia della concentrazione per evaporazione termica del frutto. Al momento della trasformazione è prescritto che il prodotto sia maturo. Il requisito viene controllato attraverso un esame visivo dei frutti, i quali devono presentare una colorazione uniforme su almeno il 90% degli stessi. La lavorazione inizia con il privare i frutti dei noccioli e dei piccioli. L’operazione una volta veniva condotta a mano, mentre oggi si svolge utilizzando passatrici o denocciolatrici meccaniche.
Il succo e la frutta vengono quindi avviati al concentratore, dove si aggiunge zucchero saccarosio.

Disciplinare di produzione – Amarene Brusche di Modena IGP

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine protetta «Amarene brusche di Modena – Marene» è riservata esclusivamente alla confettura che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
Materia prima.
La materia prima è costituita dai frutti di ciliegio acido, appartenenti a popolazioni di biotipi identificabili con i gruppi di amarene propriamente dette, oltre che di marasche, visciole e relativi incroci. Tali frutti devono
provenire da piantagioni composte in tutto o in parte, comunque in misura non inferiore al 70%, dalle seguenti varietà: Amarena di Castelvetro, Amarena di Vignola dal peduncolo corto, Amarena di Vignola dal peduncolo lungo, Amarena di Montagna, Amarena di Salvaterra, Marasca di Vigo, Meteor, Mountmorency, Pandy.
Caratteristiche del prodotto al consumo.
Al momento dell’immissione al consumo il prodotto deve avere le seguenti caratteristiche: materia prima come sopra descritta al punto 2.1 (frutta utilizzata minimo gr 150 per 100 gr di prodotto finito), zuccheri totali (58-68%). Non sono ammessi né coloranti, né conservanti, né addensanti. Caratteristiche chimico-fisiche: aspetto esteriore: consistenza morbida, caratteristico colore rosso bruno intenso con riflessi scuri; rifrazione a 20° C: 58-68 brix (con tolleranza +/- 2); pH: 3 (con tolleranza +/-0,5); acidità (espressa in acido citrico): ” 3 (con tolleranza +/- 0,5). Caratteristiche organolettiche: sapore caratteristico della confettura di frutta in buon equilibrio fra il dolce e l’asprigno con sensazione di acidità.

Articolo 3.
Zona di produzione, condizionamento e trasformazione
La zona di produzione, condizionamento e trasformazione della confettura a denominazione di origine protetta «Amarene brusche di Modena – Marene» è rappresentata esclusivamente dall’intero territorio amministrativo della provincia di Modena e dal territorio limitrofo della provincia di Bologna, limitatamente ai seguenti comuni: Anzola nell’Emilia, Bazzano, Castel d’Aiano, Castello di Serravalle, Crespellano, Crevalcore, Monte S. Pietro, Monteveglio, San Giovanni in Persiceto, Sant’Agata Bolognese, Savigno, Vergato, come individuati dalla cartografia allegata.

Articolo 4.
Elementi che comprovano l’origine del prodotto
L’origine delle «Amarene brusche di Modena – Marene» è attestata da una storia plurisecolare. Nel modenese il ciliegioè tradizionalmente presente, di solito accorpato in pochi esemplari, presso i casolari di campagna. Di ciò è, tra gli altri, testimone fin dal 1820 il grande botanico Giorgio Gallesio (cfr. il manoscritto «I giornali dei viaggi» stampato a Firenze nel 1995). Il primo esperimento di coltivazione intensiva della pianta viene attuato nel 1882 da un avvocato, Luigi Mancini, nel suo podere «La Colombarina» presso Vignola (v. G. Silingardi «I pionieri dell’economia modenese» in Bollettino della CCIAA di Modena, 1963). La specifica vocazione del territorio favorì lo sviluppo della cerasicoltura su larga scala, sempre alla fine dell’800, come alternativa ai disastri provocati dalla fillossera della vite e dalla crisi della bachicoltura. I maggiori volumi di produzione non trovarono ostacoli ad una pronta collocazione sul mercato, sia in Italia che all’estero (v. Bollettini della CCIAA di Modena). In tale contesto, le ciliegie brusche ebbero subito particolare fortuna anche nella trasformazione, sulla base di una tradizione secolare che affonda salde radici fin nel Rinascimento (Nannini «La gastronomia alla corte di Modena nei secoli XVI e XVII» in Archivio comunale di Modena). Nel 1662 è attestata una ricetta di confettura di ciliegia acida nel libro «L’arte di ben cucinare et istruire» di Bartolomeo Stefani, ma anche nei secoli successivi non mancano preziose testimonianze di una attività profondamente legata al territorio. Ne sono la prova due manoscritti modenesi dell’800 – il primo costituito da quattro quaderni compilati da quattro generazioni di padrone di casa di estrazione borghese e pubblicato nel 1970 (Tripi «Centonovantadue ricette dell’800 padano») e il secondo redatto da Ferdinando Cavazzoni, credenziere di Casa Molza, e pubblicato nel 2001 (Ronzoni «Un libro di cucina modenese dell’ottocento») – che riportano modalità di preparazione della confettura molto vicine alla ricetta moderna. Su questi presupposti, il passaggio dalle case di abitazione ai laboratori artigiani e alle piccole e medie aziende non poteva
che essere breve. Gli stabilimenti privati, pur utilizzando tecnologie più avanzate, riuscirono tuttavia a mantenere sostanzialmente invariati i principi di base della produzione. Essi vennero avviati nel decennio 1915-25 e alcuni, tuttora in attività, rappresentano la continuità storica di una delle più tipiche tradizioni modenesi. L’origine del prodotto è garantita, inoltre, da un sistema di tracciabilità fondato sulla iscrizione dei produttori, dei condizionatori e dei trasformatori in un apposito elenco tenuto dall’organismo di controllo di cui all’art. 7.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
Metodo di coltivazione, raccolta e stoccaggio.
Le condizioni ambientali e di coltura dei frutteti destinati alla produzione della confettura a denominazione di origine protetta «Amarene brusche di Modena – Marene» devono essere quelle tradizionali della zona e
comunque atte a conferire al prodotto le specifiche caratteristiche. I sesti di impianto, le forme di allevamento e i sistemi di potatura devono essere quelli di norma usati nella zona di produzione, e cioè tali da garantire
una illuminazione e arieggiamento dell’intera chioma dell’albero. In particolare, la distanza lungo la fila e quella tra le file non devono essere inferiori ai quattro metri, mentre le forme di allevamento devono essere a vaso o a fusetto, e loro varianti anche irregolari. La coltivazione non richiede interventi particolari sotto il profilo della concimazione e della difesa fitosanitaria. È praticato l’inerbimento naturale nell’interfilare mentre sulla fila si opera con il diserbo chimico o pacciamatura per evitare danneggiamenti alle piante che hanno spiccata attitudine ai polloni. È consentita l’irrigazione di soccorso. È vietata, comunque, ogni pratica di forzatura. La raccolta viene effettuata nel periodo compreso dal 20 maggio al 31 luglio. Per evitare la possibilità di danneggiamento parziale dei frutti, qualora il prodotto sia raccolto meccanicamente, la consegna all’impianto di trasformazione deve essere effettuata entro ventiquattro ore dalla raccolta. Al fine di mantenere le caratteristiche qualitative dei frutti ed evitare l’insorgere di fermentazioni è necessario tenere sotto controllo la temperatura mediante processo di raffreddamento esterno da avviarsi entro due ore dalla raccolta. Il raffreddamento può avvenire attraverso la semplice immersione nei«bins» di acqua e di ghiaccio ovvero di sola acqua avente una temperatura non superiore ai 15°C, come pure attraverso l’utilizzo di stazioni mobili di raffreddamento o di celle frigorifere presso i centri di raccolta che assicurino
una temperatura variabile tra i 5° e i 15°C.
Metodo di lavorazione.
Nella preparazione ed elaborazione della confettura a denominazione protetta «Amarene brusche di Modena – Marene», al fine di conferire al prodotto le sue peculiari caratteristiche, sono ammesse soltanto le pratiche di trasformazione tradizionali, riconducibili alla metodologia della concentrazione per evaporazione termica del frutto.
Al momento della trasformazione il prodotto deve essere maturo, deve cioè presentare una colorazione uniforme su almeno il 90% dei frutti. La lavorazione inizia con l’inserimento dei frutti in una passatrice o denocciolatrice, dove questi vengono denocciolati e privati dei piccioli. Succo e frutta vengono quindi avviati al concentratore, dove si aggiunge zucchero saccarosio in percentuale non superiore al 35% in peso del prodotto e dove si predispone e si mantiene per almeno 30 minuti una temperatura compresa fra 60° e 80°C allo scopo di sciogliere lo zucchero. Non è ammessa l’aggiunta di zuccheri diversi dal saccarosio. È consentito l’utilizzo di acido citrico come correttore di acidità. La concentrazione per evaporazione può avvenire, oltre che con il metodo classico del fuoco diretto a vaso aperto, anche sottovuoto. Questo secondo metodo è basato su di una depressione interna al concentratore e quindi su di una bollitura a temperatura inferiore (tra i 60° e i 70°C), cosa che permette una riduzione dei tempi di lavorazione.
Confezionamento.
Al fine di salvaguardare la qualità del prodotto e garantirne il controllo e la tracciabilità, il confezionamento deve avvenire nella zona di produzione, condizionamento e trasformazione indicate all’art. 3.
Il prodotto viene confezionato e posto in commercio in idonei contenitori di vetro o di banda stagnata aventi le seguenti capacità: 15 ml, 41 ml, 212 ml, 228 ml, 236 ml, 314 ml, 370 ml, 720 ml, 2650 ml, 5000 ml.

Articolo 6.
Elementi che comprovano il legame con l’ambiente
Gli elementi che comprovano il legame con l’ambiente sono rappresentati da: il clima tendenzialmente subumido che caratterizza la zona di produzione e che, secondo la letteratura scientifica (V.M. Longstroth e R.L. Perry), per talune sue caratteristiche – come la distribuzione costante delle precipitazioni, con moderata eccedenza nel periodo invernale e moderata deficienza nel periodo estivo, e la temperatura, con periodi invernali non eccessivamente rigidi e periodi estivi mediamente temperati – influisce positivamente sulla coltivazione della pianta; i fattori pedologici, consistenti nella diffusa presenza di suoli ben strutturati con discreta porosità e permeabilità e con una sostanziale conformazione di tipo franco limoso, che risultano particolarmente adatti alla coltivazione della pianta (V. Provincia di Modena «Indagine sui suoli», 1963); i fattori sociali evidenziati dall’usanza, attestata dal Gallesio fin dai primi anni dell’800, di contornare i casolari di campagna di quattro o cinque piante di amarene allo scopo di fare sciroppi, conserve, confetture, budini e torte, nonché dalla esistenza di una consolidata tradizione di attività di preparazione del prodotto a livello famigliare; i fattori economici rilevabili dalla diffusione sul territorio, a partire dagli inizi del secolo scorso, di numerose aziende di produzione, di centri di raccolta e frigoconservazione, nonché di laboratori artigianali e di piccole e medie aziende di trasformazione; i fattori produttivi evidenziati dalla persistenza nel territorio lungo i secoli di un sistema di produzione della confettura basato, pur nella inevitabile evoluzione tecnologica, sulla concentrazione per evaporazione termica del frutto; i fattori umani consistenti nella persistenza nel tempo di quel particolare «saper fare», che è legato alla necessità della rapida trasformazione di un frutto di ridotta conservabilità e che ha dato vita a un prodotto rinomato e apprezzato principalmente per la naturalità del processo
produttivo, senza l’impiego di addensanti coloranti o conservanti, e l’alto contenuto di frutta rispetto allo zucchero immesso; i fattori gastronomici, quali le numerose ricette che nel tempo testimoniano l’utilizzo del prodotto nella preparazione di dolci tipici del territorio sia a livello famigliare che artigianale, dalle più antiche – contenute in particolare ne «L’arte di ben cucinare et istruire» di Bartolomeo Stefani del 1662, nel manoscritto noto come«Centonovantadue ricette dell’800 padano» del 1860 e nel ricettario di Ferdinando Cavazzoni, credenziere di Casa Molza, pure del 1860 – fino alle più recenti, nelle quali si suggerisce l’impiego della confettura specialmente per fare crostate casalinghe.

Articolo 7.
Controlli
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto conformemente a quanto stabilito dall’art. 10 del regolamento CEE 2081/1992.

Articolo 8.
Etichettatura
La confezione reca obbligatoriamente in etichetta a caratteri di stampa chiari e leggibili, oltre al simbolo grafico comunitario e relativa menzione (in conformità alle prescrizioni del regolamento CE 1726/1998 e successive modificazioni) e alle informazioni corrispondenti ai requisiti di legge, le seguenti ulteriori indicazioni:
«Amarene brusche di Modena – Marene» seguita, per esteso o in sigla (DOP), dalla espressione traducibile denominazione di origine protetta; il nome, la ragione sociale, l’indirizzo dell’azienda produttrice e confezionatrice;
il logo del prodotto, consistente come da riproduzione sotto riportata, in una figura formata da una A graziata in carattere tipografico times e in colore verde scuro (pantone n. 363) nella quale la lineetta mediana è sostituita da una amarena in colore rosso (pantone n. 1788) con gambo e foglia. Il gambo del frutto è nella sua lunghezza in colore verde chiaro (pantone n. 382) e all’apice in colore rosso (pantone n. 1788), mentre la foglia, che si confonde parzialmente con la lettera A, è in colore verde scuro nella parte superiore (pantone n. 363) e in colore verde chiaro nella parte inferiore (pantone n. 382). La figura è inscritta in un quadrato di mm 74x 74. Nello spazio sottostanteè riprodotta la scritta in colore nero AMARENE BRUSCHE DI MODENA – MARENE D.O.P. riportata in carattere tipografico novarese medium in tre righe occupanti uno spazio misurato in linea orizzontale rispettivamente di mm. 106, 61, 30 e di altezza mm 7, fra loro distanziate di mm 4. Si omette logo.
Il logo si potrà adattare proporzionalmente alle varie declinazioni di utilizzo.
È vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione non espressamente prevista.
È tuttavia consentito l’utilizzo di indicazioni che facciano riferimento a marchi privati, purché questi non abbiano significato laudativo o siano tali da trarre in inganno il consumatore, nonché l’indicazione del nome dell’azienda coltivatrice.
Il produttore ha facoltà di indicare in etichetta i riferimenti alla varietà della pianta da cui proviene il frutto, l’annata di produzione, nonché il metodo di trasformazione impiegato. La designazione «Amarene brusche di Modena – Marene» è intraducibile.

Articolo 9.
Utilizzo della denominazione di origine protetta per i prodotti derivati I prodotti per la cui preparazione è utilizzata la D.O.P. «Amarene brusche di Modena – Marene», anche a seguito di processi di elaborazione e trasformazione, possono essere immessi al consumo in confezioni recanti il riferimento alla detta denominazione senza l’apposizione del logo comunitario, a condizione che: il prodotto a denominazione protetta, certificato come tale, costituisca il componente esclusivo della categoria merceologica di appartenenza; gli utilizzatori del prodotto a denominazione protetta siano autorizzati dai titolari del diritto di proprietà intellettuale
conferito dalla registrazione della D.O.P. riuniti in Consorzio incaricato alla tutela dal Ministero delle politiche agricole e forestali. Lo stesso Consorzio incaricato provvederà anche ad iscriverli in appositi registri ed a vigilare sul corretto uso della denominazione protetta. In assenza di un Consorzio di tutela incaricato le predette funzioni saranno svolte dal Ministero delle politiche agricole e forestali in quanto autorità nazionale preposta all’attuazione del regolamento CEE 2081/1992. L’utilizzazione non esclusiva della denominazione protetta consente soltanto il suo riferimento, secondo la normativa vigente, tra gli ingredienti del prodotto che lo contiene o in cui è trasformato o elaborato.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più: AMARENE BRUSCHE DI MODENA I.G.P.

  • CONSORZIO PRODUTTORI AMARENE BRUSCHE DI MODENA
  • C/o Camera di Commercio di Modena
  • via Ganaceto 134 – 41122 Modena
    Tel: +059 208111
    Fax: +059 208208
    info@mo.camcom.it
Amarene brusche di Modena I.G.P. - per la foto si ringrazia

Amarene brusche di Modena I.G.P. – per la foto si ringrazia

Amarene brusche di Modena I.G.P. - per la foto si ringrazia

Amarene brusche di Modena I.G.P. – per la foto si ringrazia

Search
Categories