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Archive for the ‘Prodotti agricoli e derivati’ Category

Melannurca Campana – I.G.P.

Zona di produzione

Comprende ben 137 comuni appartenenti a tutte le province campane. Le aree ove si concentra la maggior parte della produzione sono: nel napoletano la Giuglianese-Flegrea, nel casertano la Maddalonese, l’Aversana e l’Alto Casertano, nel beneventano la Valle Caudina-Telesina e il Taburno, nel salernitano l’Irno e i Picentini.

Caratteristiche

L’Annurca è definita “la regina delle mele” soprattutto per le caratteristiche qualitative dei suoi frutti, dalla polpa croccante, compatta, bianca, gradevolmente acidula e succosa, aroma caratteristico e profumo finissimo, vera delizia per il palato dei consumatori.

Disciplinare di produzione – Melannurca Campana IGP

Articolo 1.
L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Melannurca Campana” è riservata ai frutti che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal regolamento (CEE) n.2081/1992 e dal presente Disciplinare di Produzione.

Articolo 2.
L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Melannurca Campana” designa i frutti dei biotipi riferibili alle cultivar di melo “Annurca” e “Annurca Rossa del Sud”, prodotti nel territorio ricadente nella regione Campania e definito nel successivo art.3.

Articolo 3.
La zona di produzione della I.G.P. “Melannurca Campana”, comprende i territori, interi o parziali, dei seguenti comuni ricadenti nelle province di Avellino, Benevento, Caserta, Napoli e Salerno.
Provincia di Avellino
Comuni parzialmente interessati:
Cervinara, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con il comune di Montesarchio; Est dal confine con il comune di S. Martino V.Caudina fino all’altezza della strada provinciale Rotondi-S. Martino V.C.; Sud dalla strada provinciale Rotondi-S. Martino V.C.; Ovest dal confine con il comune di Rotondi fino alla provinciale Rotondi-S. Martino V.C.. Montoro Inferiore, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla via Pescarola per l’intero tratto tra l’innesto con la via Marconi della frazione Preturo e l’innesto con la via Mercatello della frazione Borgo, inoltre, dalla via Marconi della frazione Preturo per il tratto che va dall’innesto con via Pescarola all’innesto con la via Variante; Est dalla SP 90 (detta Borgo) dall’innesto con via Pescarola fino al congiungimento con la SP Turci nella frazione Piazza di Pandola e seguendo tale strada fino alla frazione Misciano all’altezza del ponte del raccordo autostradale SA-AV; Sud dal confine con la provincia di Salerno nel tratto compreso tra la SP Turci e la SS 18; Ovest dalla linea ferroviaria BN-AV-SA nel tratto compreso tra il punto d’intersezione di questa con via Granaro fino al passaggio a livello di Casa Pellecchia e da qui lungo la SS 18 fino al confine con la provincia di Salerno.
Montoro Superiore, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla strada vicinale “Vallone delle Macchie”, nel tratto compreso dall’incrocio con la SP 90 fino all’incrocio con la SP 104 che collega la frazione Banzano; Est dalla SP 104 tra l’innesto di questa con la via vicinale “Vallone delle Macchie” fino all’altezza di via dell’Aia della frazione Caliano e da questa fino all’incrocio con la SP Piano-S. Pietro, quindi, partendo da quest’incrocio lungo via Leone fino al congiungimento con via Turci; Ovest dalla strada provinciale Borgo nel tratto compreso dall’innesto con via Pescarola fino a quello con via Turci.
Rotondi, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con la provincia di Benevento; Est dal confine con il comune di Cervinara fino all’altezza della strada ex SS 374;
Sud dalla strada ex SS 374; Ovest dal confine con il comune di Paolisi fino all’altezza della linea ferroviaria Valle Caudina.
S. Lucia di Serino, l’area interessata è delimitata a: Nord-Est dalla strada provinciale che attraversa il centro abitato di S. Lucia collegandolo con Atripalda; Sud dal confine comunale di Serino; Ovest dai confini con i comuni di S. Michele di Serino e S. Stefano del Sole.
S. Martino Valle Caudina, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con la provincia di Benevento; Est dal confine con il comune di Pannarano fino all’altezza della strada provinciale Rotondi-Pannarano; Sud dalla strada provinciale Rotondi-Pannarano; Ovest dal confine con il comune di Cervinara.
S. Michele di Serino, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con il comune di Cesinali; Est dai confini con i comuni di S. Stefano del Sole e S. Lucia di Serino; Sud dal confine con il comune di Serino; Ovest dalla linea ferroviaria Avellino-Mercato S. Severino.
S. Stefano del Sole, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con il comune di Cesinali; Est dalla strada provinciale che collega S. Lucia ad Atripalda; Sud dal confine con il comune di S. Lucia di Serino; Ovest dal confine comunale con S. Michele di Serino.
Serino, l’area interessata è delimitata a: Nord dai confini con i comuni di S. Michele di Serino e S. Lucia di Serino; Est dalla SP 28 che collega la frazione Ponte del comune di Serino al comune di S. Lucia di Serino; Sud dal punto di confluenza della SP 28 “frazione Ponte di Serino-S. Lucia di Serino” e della strada provinciale “frazione Ponte di Serino-S. Michele di Serino”; Ovest dalla strada che collega la frazione Ponte del comune di Serino al centro abitato di S. Michele di Serino.
Provincia di Benevento
Comuni interamente interessati: Amorosi, Dugenta, Limatola, Puglianello, S. Salvatore Telesino, Telese.
Comuni parzialmente interessati:
Airola, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con i comuni di Moiano e Bucciano, a partire dalla rotabile Moiano-Airola; Est dal confine comunale con il comune di Bonea e dal confine amm.vo provinciale; Sud dal confine col comune di Paolisi; Ovest dalla rotabile Moiano-Airola e dalla strada provinciale Caudina per il tratto che collega il centro abitato di Airola con la Nazionale Appia nei pressi del cavalcavia della linea ferroviaria “Valle Caudina”.
Bonea, l’area interessata è delimitata a: Nord nel primo tratto dalla strada comunale che dalla C.da Fizzo porta al centro abitato passando per le località “Cavarena”, “Guide” e “San Biagio”; nel secondo tratto dalla strada comunale che collega il comune di Bonea con la C.da “Varoni” del comune di Montesarchio passando per C.da “Mosca”; Est dal confine col comune di Montesarchio partendo dall’intersezione della strada Bonea-Varoni fino al limite provinciale;
Sud dal confine amm.vo con la provincia di Avellino; Ovest dal confine col comune di Airola fino all’intersecazione della strada Bucciano-Montesarchio.
Bucciano, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla strada provinciale Frasso Telesino-Bucciano-Montesarchio; Est e Sud dal confine col comune di Airola; Ovest dal confine col comune di Moiano.
Durazzano, l’area interessata comprende tutta l’area pianeggiante adiacente la strada Sant’Agata dei Goti-Durazzano-Cervino, delimitata a: Nord dal rilievo di M. Longano; a Est dal confine con il comune di Sant’Agata dei Goti e dai rilievi di M. Buzzano e M. Aglio, a Sud ed Ovest dal confine amm.vo con la Provincia di Caserta.
Faicchio, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla strada statale che collega Gioia Sannitica con Faicchio fino al centro abitato, successivamente del torrente Titerno nel tratto che va dal centro abitato al confine col comune di S. Lorenzello; Est dal confine col comune di S.Lorenzello; Sud dal confine con i comuni di S. Salvatore Telesino e Puglianello; Ovest dal confine amm.vo con la Provincia di Caserta.
Frasso Telesino, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine col comune di Melizzano; Est dalla rotabile Solopaca-Frasso Telesino-Bucciano; Sud dal confine col comune di S.Agata dei Goti; Ovest dal confine col comune di Dugenta.
Melizzano, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con i comuni di Amorosi, Telese e Solopaca; Est dalla strada che collega Solopaca con Frasso Telesino; Sud dal confine con i comuni di Frasso Telesino e Dugenta; Ovest dal confine amm.vo con la provincia di Caserta.
Moiano, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine col comune di S.Agata dei Goti; Nord-Est dalla strada provinciale FrassoT.-Bucciano; Est dal confine col comune di Bucciano; Sud dal confine col comune di Airola; Ovest dalla provinciale Airola-Moiano-S.Agata dè Goti.
Montesarchio, l’area interessata è delimitata a: Nord-Est per un primo tratto dal confine con Bonea ed il centro abitato di Montesarchio, dalla strada che collega Bonea con Montesarchio passando per C.da Varoni; per un secondo tratto dalla statale Appia fino al limite provinciale; Sud dal confine amm.vo con la Provincia di Avellino; Ovest dal confine col comune di Bonea.
Paolisi, l’area interessata è delimitata a: dal confine col comune di Airola; Est dal confine amm.vo con la Provincia di Avellino; Sud dalla linea ferroviaria “Valle Caudina”; Ovest dal confine col comune di Arpaia.
S. Lorenzello, l’area interessata è delimitata a: Nord dal torrente Titerno; Est dal confine con i comuni di Cerreto Sannita e Guardia Sanframondi; Sud dal confine con il comune di Castelvenere; Ovest dal confine con i comuni di Faicchio e S. Salvatore Telesino.
Sant’Agata dei Goti, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con i comuni di Frasso Telesino e Dugenta; Est dalla strada provinciale Frasso Telesino-Bucciano, da un tratto del confine con il comune di Moiano e dalle strade provinciali Durazzano-S.Agata dei Goti e S.Agata dei Goti-Moiano; Sud dal confine col comune di Durazzano; Ovest dal confine amm.vo con la Provincia di Caserta.
Provincia di Caserta
Comuni interamente interessati: Aversa, Bellona, Caianello, Calvi Risorta, Camigliano, Carinaro, Casal di Principe, Casaluce, Casapesenna, Cesa, Frignano, Grazzanise, Gricignano, Lusciano, Orta di Avella, Parete, Pastorano, Pignataro Maggiore, Riardo, S. Arpino, S. Cipriano d’Aversa, S. Maria la Fossa, S. Marcellino, S. Tammaro, Sparanise, Succivo, Teano, Teverola, Trentola-Ducenta, Villa di Briano, Vitulazio.
Comuni parzialmente interessati:
Ailano, l’area interessata è delimitata a: Nord-Est dalla strada comunale S.Maria Zanneto lungo la curva livello di 275 m. s.l.m., sino al nucleo abitato di Ailano e da qui lungo la strada comunale del comune di Raviscanina sino a raggiungerlo; Sud dal confine col comune di Vairano Patenora.
Alvignano, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla vicinale che collega masseria Melone con mass. la Vecchia; Est dal confine col comune di Ruviano; Sud dai confini con i comuni di Ruviano e Caiazzo; Ovest seguendo la curva di livello del monte Caracciolo, quota 108 m. s.l.m., fino alla strada SS. 158, poi seguendo il rio Tella fino a mass. Melone.
Baia e Latina, l’area interessata è delimitata a: Nord-Ovest dalla strada vicinale che staccandosi dalla prov. Dragoni-Baia e Latina collega mass. Burrelli a mass. le Morecine fino al confine com.le con Alife; Nord-Est dal confine col comune di Alife; Sud-Est dal confine col comune di Dragoni; Sud-Ovest dalla strada prov. Dragoni-Baia e Latina nel tratto dal confine con Dragoni fino a ponte Murato.
Caiazzo, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine col comune di Alvignano; Est dal confine col comune di Ruviano; Sud-Est dalla strada SS.78 Sannitica nel tratto da mass. Fasulo a mass. Pisciacchione; si segue poi la comunale per mass. Pietramarino- la Torre- mass. Santoro, da qui si segue la strada Caiazzo-Alvignano fino a mass. Pescara, proseguendo in direzione S.Pietro-Trappeto fino a Mondrone.
Capua, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con i comuni di Vitulazio, Bellona e Pontelatone; Est dalla vicinale che dal Volturno porta a mass. Conte Mauro, da qui seguendo la SS. Sannitica N.87 in direzione c.da Mazzarella fino a S.Angelo in Formis; da qui, in direzione sud, seguendo la curva di livello, a quota 50 m.s.l.m., del monte Tifata fino al confine con S. Prisco; Sud dai confini con i comuni di S. Maria la Fossa, S. Tammaro, S. Maria C.V. e S. Prisco; Ovest dal confine col comune di Cancello Arnone.
Carinola, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con Sessa A. lungo la SS Appia fino all’incrocio per Ventaroli, da qui seguendo la strda per S.Ianni, risalendo lungo la strada per Cappelle fino al confine con Teano; Est dai confini con i comuni di Teano e Francolise; Sud dalla Ciamprisco-Nocelleto-Carinola; Ovest dalla strada Carinola-Cascano.
Castel di Sasso, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con il comune di Pontelatone e dalla strada Cisterna-Strangolagalli nel tratto mass. Adinolfi-S.Marco- Strangolagalli; Est dalla strada Strangolagalli-mass. Lombardi fino al confine con Piana di Caiazzo, seguendo poi questo confine (in direzione sud) fino alla strada Taverna Nuova-Piana di Caiazzo; Sud lungo la strada Taverna Nuova-Piana di Caiazzo nel tratto da mass. S.Berardino a mass. Castagna; Ovest dal confine col comune di Pontelatone.
Cellole, l’area interessata è delimitata a: Nord, Est e Ovest dal confine con il comune di Sessa Aurunca; a Sud-Ovest dalla SS n. 7-quater Domitiana fino ad incontrare il comune di Sessa Aurunca.
Conca della Campania, l’area interessata è delimitata a: Nord-Est con la SS 6 Casilina;
Nord-Ovest dal confine col comune di Mignano Montelungo; Ovest dal confine col comune di Galluccio; Sud a partire dal confine com.le con Galluccio in loc. Selva Seggi lungo la vicinale che porta a Vezzuola, loc. Pantanello, loc. Gli Stagli, loc. Viapiano; da qui lungo la strada Orchi-Tuoro di Teano fino al confine comunale con Tora e Piccilli.
Dragoni, l’area interessata è delimitata a: Nord-Ovest dal confine col comune di Baia e Latina; Nord-Est dal confine col comune di Alife; Sud-Est dalla SS. 158 nel tratto da ponte Margherita a loc.Pantano; Sud-Ovest dalla strada provinciale Dragoni-Baia e Latina, nel tratto loc.Pantano- confine com.le di Baia e Latina.
Falciano del Massico, l’area interessata è delimitata a: Nord-Ovest dalla strada Mondragone-Falcione del Massico fino al confine comunale con quest’ultimo; ad Est con il confine di Carinola; a Sud-Est dal confine con il comune di Mondragone.
Formicola, l’area interessata è delimitata a: Nord/Nord-Est dalla strada che collega Rocchetta e Croce a Fondola, Cavallari, Formicola fino in loc. mass. Campo ad incontrare il confine con Pontelatone; Sud dal confine col comune di Pontelatone; Ovest dai confini con i comuni di Giano Vetusto, Camigliano e Bellona.
Francolise, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con i comuni di Teano e Sparanise; Est dal confine col comune di Sparanise; Sud dal confine con il comune di Cancello A. fino all’incrocio con la strada Brezza-S.Andrea-Pizzone-Ciamprisco, e dalla suddetta strada fino al confine con Carinola; Ovest dai confini con i comuni di Carinola e Teano.
Galluccio, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con i comuni di Rocca d’Evandro e Mignano M.; Est dal confine col comune di Conca della Campania; Sud a partire dal confine con Conca della Campania dalla vicinale che congiunge loc. Madonna del Sorbello, Fortinelli, Spicciano e Fulighi; e dal confine col comune di Sessa Aurunca; Ovest dal confine col comune di Rocca d’Evandro.
Giano Vetusto, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con il comune di Rocchetta fino all’incrocio con la strada comunale Selva a quota 275 m. s.l.m.; Nord-Est dalla strada comunale Selva e dalla strada comunale Capitolo fino al centro abitato di Giano. Si prosegue lungo la strada vicinale Fontana e per la strada comunale che collega Giano a Camigliano sino al confine amm.vo di tale comune; Sud-Ovest dai confini con i comuni di Pignataro e Pastorano; Ovest dal confine col comune di Calvi Risorta.
Maddaloni, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine col comune di Valle di Maddaloni; Est/Sud-Est dalla curva di livello, quota 200 m. s.l.m., del colle Castellone passando per mass. Garofalo, loc. la Crocella, e si chiude in corrispondenza della intersezione della via Sannitica con la strada che porta alla stazione ferroviaria di Maddaloni Inferiore; Ovest dalla curva di livello, quota 195 m. s.l.m., del monte S. Michele.
Marzano Appio, l’area interessata è delimitata a: Nord Ovest dal confine con i comuni di Tora e Piccilli e Presenzano; Est dal confine col comune di Vairano P.; Sud dal confine col comune di Caianello; Ovest dal confine col comune di Caianello, poi da Tuoro Casale dalla strada per Fragoni, Piedituoro, Mass. Vespasiano, Mass. Santi, Boiani, Ameglio, Centella, mass. Ciorlano fino alla SS.n.6 e proseguendo in direzione nord lungo la vicinale che costeggia la loc.Castagneto fino al confine col comune di Tora e Piccilli.
Mignano Montelungo, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla strada ferrata, dal fiume Peccia fino a Vaco, poi dalla vicinale costeggiando loc. Romano fino alla SS Casilina; da qui lungo la curva di livello del monte Rotondo a quota 150 m. s.l.m. fino a mass. Porcaro; Est da mass. Porcaro lungo la curva di livello del monte Cavallo, monte Cesina, quota 200 m. s.l.m., e del colle Amato; Sud dai confini con i comuni di Conca della Campania e Galluccio; Ovest dal confine con Galluccio lungo la vicinale per Caspoli, la strada per Campo, Casale, loc.Teroni, di qui seguendo Fosso Camponi ed il Fosso del Lupo fino al confine regionale col Lazio.
Mondragone, l’area interessata è delimitata ad Ovest dalla strada che congiunge la località Masseria del Papa con la località Casino della Starza; di qui al confine Nord prosegue lungo la strada per Falciano del Massico, fino al relativo confine comunale; a Nord-Est dal confine con il comune di Falciano del Massico; a Sud dal canale Savane nel tratto compreso tra il confine con detto comune e la località Masseria del Papa.
Pietramelara, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla strada Riardo-Pietramelara- Baia; Est dal confine col comune di Roccaromana; Ovest dal confine del comune di Riardo; Sud dalla curva di livello di 300 m. s.l.m. sino a località Ceraselle e da qui sino alla località di Valle di Trabucco, lungo la curva di livello di 400 m. s.l.m., quindi lungo la strada comunale tra Pietramelara ed il comune di Rocchetta, in direzione di quest’ultimo a quota 500 m. s.l.m. e infine, lungo la curva di livello di 300 m. s.l.m. fino al confine con il comune di Riardo.
Pietravairano, l’area interessata è delimitata a: Nord-Ovest dal confine col comune di Vairano P.; Nord-Est: dai confini con i comuni di Raviscanina, S. Angelo d’Alife; Sud-Est dal confine con i comuni di Pietramelara, Roccaromana, Baia e Latina; dal confine col comune di Baia e Latina -in loc.Santoianni- si segue la vicinale a quota 133 m.s.l.m. per mass.
Vaccareccia, questa costeggia il bosco di monte Fossato, per raggiungere poi mass.Brunori, mass.Starze, loc.Puglianello, loc.Bocca della Petrosa, infine costeggia monte Monaco fino ad incontrare il confine col comune di Pietramelara; Sud dal confine con i comuni di Riardo e Pietramelara.
Pontelatone, l’area interessata è delimitata a: Nord-Ovest dal confine col comune di Formicola; Est partendo dal confine con Formicola seguendo la strada per Savignano- Casalicchio, da qui lungo la vicinale per mass. Corterosa, poi lungo la curva di livello del monte Nizzola, quota 130 m. s.l.m, .fino a Prea; da Prea a Cisterna si segue il confine con comune di Castel di Sasso; da Cisterna si segue la strada per mass. Aia Vecchia-mass. Adinolfi fino ad incontrare nuovamente e seguire (verso sud) il confine comunale di Castel di Sasso fino a mass. Castagna; Sud dalla strada che, proveniente dalla Fagianeria congiunge mass.
Castagna-Taverna Nuova-mass. Uranno fino al confine con Bellona; Ovest dal confine con i comuni di Bellona e Camigliano.
Pratella, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla strada che collega la località mass. Quattro Stradoni con località Mastrati per poi proseguire per il vallone che costeggia il colle di Mastrati sino al crinale del Monte Cappella a quota 650 m. s.l.m., continuando lungo il vallone Rava della Stella fino in prossimità dell’abitato di Pratella ed infine verso località Colle Pizzuto sino al confine del comune di Ailano; Sud-Est dal confine del comune di Ailano; Sud dal confine col comune di Vairano-Patenora; Ovest dai confini con i comuni di Sesto Campano e Presenzano.
Presenzano, l’area interessata è delimitata a: Nord-Ovest dalla strada comunale che parte dal km 164 della SS N. 6 Casilina sino alla località mass. Quercia al centro abitato di Presenzano, per poi seguire la curva di livello di 300 m. s.l.m., sino alle condotte della centrale idroelettrica di Presenzano e da qui lungo la curva di livello di 200 m. s.l.m. fino al confine comunale di Sesto Campano; Nord-Est dai confini con i comuni di Sesto Campano e Pratella;
Est/Sud-Est dal confine col comune di Vairano P.; Sud dal confine col comune di Marzano Appio; Sud-Ovest dal confine col comune di Tora e Piccilli.
Rocca d’Evandro, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine regionale con il Lazio (comune di Cassino); Est dal confine col comune di Mignano M., seguendo poi il fiume Peccia fino alla vicinale che porta a loc. Colli e da qui a Rocca d’Evandro; da qui lungo la strada vicinale per Campolongo, Cucuruzzo, loc. Campanara fino al confine con Galluccio; Sud dal confine col comune di Sessa Aurunca; Ovest dal confine regionale con il Lazio (comuni di Castelforte, S. Andrea, S. Ambrogino, S. Apollinare).
Roccamonfina, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla strada Fontanafredda- S.Domenico-Roccamonfina-Tavola-Tuoro di Tavola; Est dal confine col comune di Marzano Appio, poi dalla vicinale Tuoro di T.-Garofali fino ad incontrare e seguire il confine con il comune di Teano; Sud dalla vicinale che staccandosi dal confine con Teano in loc. Cambre giunge, lambendo il monte Torrecastiello fino a loc. mass. Perrotta; da qui segue il confine comunale con Sessa A. fino a loc. “le Forche”; Ovest dalla vicinale che congiunge “le Forche”-m. di Sotto-Fontanafredda.
Roccaromana, l’area interessata è delimitata a: Est e Sud dal confine amministrativo, al 1994, della Comunità Montana Monte Maggiore; Ovest dal confine col comune di Petramelara.
Ruviano, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine col comune di Alvignano; Est dalla vicinale che collega mass. Franco a loc. Ponte Nuovo; Sud-Est dalla strada SS. 87 Sannitica nel tratto Ponte Nuovo-Mass. Fasulo; Ovest dal confine con i comuni di Alvignano e Caiazzo.
S. Pietro Infine, l’area interessata è delimitata a: Nord-Est dal confine amm.vo, al 1994, della Comunità Montana Monte S. Croce; Sud dal confine col comune di Mignano M.; Nord- Ovest dal confine regionale con il Lazio (comune di S. Vittore).
Sessa Aurunca, l’area interessata è delimitata a: Nord-Ovest dal confine regionale col Lazio; Nord-Est dal fiume Garigliano in loc. Taverna Vecchia lungo la mulattiera TavernaV.- mass. Tonda, Aconursi, Corigliano; da Corigliano lungo la strada che congiunge Corigliano-Li Paoli- Fontanaradina-Ponte; Est dalla strada che congiunge Ponte-Sessa A. fino all’incrocio con la SS. Appia in loc. S.Rocco; Sud dalla strada che staccandosi dalla SS. Appia raggiunge la frazione Avezzano e prosegue verso le frazioni Corbello, Carano e Piedimonte Massicano, fino all’incrocio con la SS n. 7-quater Domiziana, da qui il confine Ovest prosegue lungo la medesima SS n. 7-quater Domiziana fino al confine con il comune di Cellole.
Tora e Piccilli, l’area interessata è delimitata a: Nord-Ovest dal confine con il comune di Conca della Campania; Nord-Est dal confine col comune di Presenzano; Sud dalla strada Conca della Campania-Tuoro di Teano-Piccilli fino a loc.Convento S. Antonio; poi lungo la vicinale che da Convento S. Antonio raggiunge Piccilli; da qui lungo la strada che da Piccilli lambisce loc. Fontana Caponi, e poi lungo la vicinale che raggiunge il confine di Marzano Appio.
Vairano Patenora, l’area interessata è delimitata a: Nord dai confini con i comuni di Pratella e Ailano; Est dal confine con il comune di Pietravairano, poi da mass. S. Pasquale segue la strada per Cirelli, Marzanello, Acquarelli; da qui segue la vicinale per loc. il Palazzone, loc. Cava, contrada Pizzomonte fino a costeggiare l’abitato di Vairano P.; da qui segue la strada per Greci fino a loc. Marcone; da loc. Marcone segue la curva di livello, quota 144 m. s.l.m., costeggiando mass. Pacchiadiello, mass. del Parco, mass. Ferraro, loc. Falso Piano, fino a Scafa di Vairano; da qui lungo il tratturo, a quota 112 m. s.l.m., fino ad incontrare il confine col comune di Ailano; Sud dal confine con i comuni di Pietravairano e Riardo; Ovest dai confini con i comuni di Caianello, Marzano Appio, Presenzano.
Valle di Maddaloni, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine col comune di Caserta; Est dal confine amm.vo con la Provincia di Benevento fino alla strada pedemontana che collega mass. Benzi a mass. Papa; Sud-Est dalla pedemontana mass. Pepe-mass. Benzi in direzione loc. Molino; poi dalla curva di livello del monte Airola, quota 200 m. s.l.m., fino alla intersezione col confine con Maddaloni; Sud dal confine col comune di Maddaloni; Nord-Est a partire dal confine con Maddaloni lungo la curva di livello, quota 195 m. s.l.m., della dorsale monte Calvi, monte Manio, fino da incontrare il confine con il comune di Caserta.
Villa Literno, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine col comune di Cancello Arnone; Est dai confini con i comuni di Casal di Principe e S. Cipriano d’Aversa; Sud dal confine col comune di Qualiano; Ovest dalla strada di bonifica proveniente dal lago Patria, che a partire da loc. Scorza di Radice, in direzione nord incrocia le provinciali Trentola-Ischitella in loc. “le Trenta moggia”, e Villa Literno-Domitiana in loc. “Giardino”, fino al raggiungimento dei Regi Lagni, al confine con comune di Cancello Arnone.
Provincia di Napoli
Comuni interamente interessati: Acerra, Brusciano, Caivano, Calvizzano, Castello di Cisterna, Marano di Napoli, Mariglianella, Marigliano, Mugnano di Napoli, Nola, Pomigliano d’Arco, Qualiano, Quarto, Saviano, S. Antimo, S. Vitaliano, Villaricca.
Comuni parzialmente interessati:
Bacoli, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla Masseria Strigari; Est dalle Masserie Baccalà, Coppola e Salemme; Sud dalla C. Scamardella proseguendo per la cava di tufo; Ovest dalla loc. Trippitello e dal Castello di Baia.
Cercola, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con i comuni di Volla e Pollena-Trocchia; Est dal confine col comune di Pollena Trocchia; Sud dal confine con il comune di Massa di Somma; Ovest dal confine col comune di S. Sebastiano al Vesuvio, dalla strada che congiunge Massa di Somma a S. Sebastiano al Vesuvio e dal confine col comune di Napoli.
Giugliano, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine amm.vo con la Provincia di Caserta; Est dai confini con i comuni di S.Antimo, Melito, Mugnano, Villaricca, Qualiano, Frazione di Villaricca e Quarto; Sud dal confine col comune di Pozzuoli; Ovest il limite è costituito dal Canale Vico Patria, dal punto in cui incontra il confine con la provincia di Caserta fin dove incrocia la Tangenziale di Napoli; dalla Tangenziale di Napoli, dal punto in cui incontra il canale suddetto al quadrivio di Patria; dalla Circumvallazione Esterna di Napoli dal quadrivio di Patria fino all’incrocio con la via Domitiana; dalla stessa via Domitiana, dall’incrocio con la Circumvallazione di Napoli, in direzione sud, fino al punto in cui la stessa incrocia la via Madonna di Pantano in località Licola.
Massa di Somma, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con il comune di Cercola; Est dal confine con Pollena T. fino alla SS n. 268; Sud dalla SS n. 268; Ovest dal confine con il comune di S. Sebastiano al Vesuvio.
Ottaviano, l’area interessata è delimitata a: Nord ed Est dal confine con i comuni di Nola e S. Gennaro Vesuviano; Sud dal confine con il comune di S. Giuseppe Vesuviano; Ovest dalla statale n. 268 variante del Vesuvio e dal confine col comune di Somma Vesuviana.
Napoli, la prima area interessata è delimitata a: Nord dal confine con i comuni di Marano e di Quarto; Est dalla strada provinciale Marano-Pianura; Sud da via Pallucci, via Provinciale Pianura fino al confine con il comune di Pozzuoli; Ovest dal confine col comune di Pozzuoli. La seconda area interessata confina a: Nord con il confine del comune di Mugnano di Napoli passando per via Cupa della Filanda proseguendo in direzione Sud-Est per via Piedimonte d’Alife, via Vicinale Vecchia Miano-Piscinola, in direzione Sud per via Miano, in direzione Est per viale Colli Aminei, via M. Pietravalle, in direzione Sud per via Pansini, via Montesano, in direzione Nord per via G. Quagliariello, strada comunale Santa Croce ad Orsolone, via Cupa della Paradina, strada comunale Margherita, Cupa 1° Vrito sino ad incontrare il comune di Marano di Napoli.
Pollena Trocchia, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con i comuni di Volla e Casalnuovo; Est dal confine con il comune di S. Anastasia; Sud dalla statale n. 268 variante
del Vesuvio; Ovest dal confine con il comune di Massa di Somma.
Pozzuoli, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine col comune di Quarto; Est dal confine col comune di Napoli; Sud il limite è costituito da via Cofanara, dal punto in cui incontra il confine con il comune di Napoli fino alla sua immissione in via Pietrarsa; da via Pietrarsa fino alla sua immissione in via S. Vito; da via S. Vito fino alla sua immissione sulla via Campana all’altezza del raccordo della Tangenziale di Napoli; Ovest da via Campana dall’incrocio con il raccordo della Tangenziale di Napoli fino al confine col comune di Quarto.
S. Anastasia, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con i comuni di Casalnuovo e Pomigliano; Est dal confine col comune di Somma Vesuviana; Sud dalla strada statale n. 268 variante del Vesuvio; Ovest dal confine col comune di Pollena Trocchia.
S. Giuseppe Vesuviano, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine col comune di Ottaviano; Est dal confine con i comuni di S. Gennaro V. e Poggiomarino; Sud dal confine con i comuni di Poggiomarino e Terzigno; Ovest dalla statale n. 268 variante del Vesuvio.
S. Sebastiano al Vesuvio, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine col comune di Cercola; Est dal confine con Massa di Somma; Sud ed Ovest dalla statale n. 268 variante del Vesuvio.
Somma Vesuviana, l’area di interesse è delimitata a: Nord-Ovest dal confine con i comuni di Castello di Cisterna e Brusciano; Nord dal confine con i comuni di Mariglianella e Marigliano; Est dal confine con i comuni di Scisciano, Saviano, Nola e Ottaviano; Sud dalla strada statale n. 268 variante del Vesuvio; Ovest dal confine col comune di S. Anastasia.
Provincia di Salerno
Comuni interamente interessati: Bellizzi, Montecorvino Pugliano.
Baronissi, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine comunale con Fisciano – tratto che, partendo dal km. 10 della SS n. 88, costeggia Bolano fino a giungere poco sopra Orignano-; Est dalla strada che da sopra Orignano costeggia Caprecano e Fusara; Sud dalla curva di livello che da Fusara costeggia Ervanita, Vissiniello, quindi da strada che attraversa Aiello giunge sulla SS n. 88 tra il km 6 e il km 7; Ovest dalla strada che, partendo dalla statale
n. 88, nei pressi di Acquamela, attraversa Saragnano, Capo Saragnano, Casa Napoli, si immette sulla SS 88 all’altezza di Baronissi fino a giungere al confine comunale con Fisciano.
Battipaglia, l’area interessata è delimitata a: Sud, partendo dal punto nei pressi del podere S. Donato, dal fiume Tusciano che passa sotto Cifariello, si immette, prima di Fosso, sulla strada che attraversa Tavernola, Tenente Santa Lucia, S. Lucia inferiore, risale fino a S. Lucia superiore, si immette sulla SS n. 18 tra il km 76 e il km 77, risale lungo la SS 18 fino al km 73, prosegue verso Battipaglia che costeggia immettendosi sulla SS n. 19 tra il km 1 e il km 2 fino al confine con il comune di Eboli dopo il km 3 della SS 19; Est lungo il confine con il comune di Eboli fino all’intersezione dei comuni di Eboli e Olevano; Nord lungo il confine con il comune di Olevano e di Montecorvino Rovella fino all’intersezione tra i comuni di Montecorvino R., Bellizzi e Battipaglia; Ovest lungo il confine con il comune di Bellizzi e poi di Pontecagnano lungo il torrente Lama fino ad immettersi nel fiume Tusciano.
Campagna, l’area interessata è delimitata a: Nord dal punto di intersezione tra la SS n. 91 al km 126 e la strada prov.le proveniente da Verticelli e Rofigliani in corrispondenza di Quadrivio; Ovest dalla SS n. 91 da Quadrivio fino al confine del comune di Eboli e da questo fino all’intersezione dei comuni di Eboli, Serre e Campagna sul fiume Sele nei pressi della piana di Vicario; Sud dal fiume Sele attraverso il Ponte Sele lungo la strada che immette alla località Verticelli; Est da località Verticelli lungo la strada provinciale fino a loc. Quadrivio.
Eboli, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine con il comune di Olevano al di sotto di Monticelli dalla strada che passando al di sopra di Vallone del Lupo costeggia Melito, Tranna e giunge ad Eboli si immette alla SS n. 19 tra il km 8 e il km 9, si immette sulla SS 91 sino al confine con il comune di Campagna; Est dal confine con il comune di Campagna sino all’intersezione dei comuni di Campagna, Serre ed Eboli; Sud dal confine con Serre lungo il fiume Sele da cui, all’altezza di Lagaro, si immette sulla strada in direzione Le Chiuse che, poi, attraversa Masseria Rosale di sopra e le Canoniche fino a Consiglio, da qui costeggiando Scorziello di sotto, giunge nei pressi della Cava di Rena; Ovest da Cava di R. lungo la strada che costeggia la Francesia fino alla SS 19 in cui si immette all’altezza del km 5 per poi ripiegare sempre lungo la SS 19 fino al confine con il comune Battipaglia che segue fino al confine con Olevano.
Fisciano, l’area interessata è delimitata a: Sud dal confine comunale con Baronissi, dal tratto che partendo dal km 10 della SS n. 88 costeggia Bolano fino a giungere a Orignano; Ovest dal confine comunale con Mercato S. Severino; Nord dal confine comunale con Montoro Inferiore da Piazza di Pandola sino al confine con Mercato S. Severino; Est dalla strada che partendo da Orignano costeggia Penta, Fisciano, Carpineto, Villa, Pizzolano, Madonna del Soccorso fino al confine con Montoro Inferiore.
Giffoni Sei Casali, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla strada provinciale che da S. Cipriano Picentino passa per Prepezzano, Capitignano, fino al confine con il comune di Giffoni Valle Piana; Est dal confine con il comune di Giffoni Valle Piana; Sud dal confine con il comune di Giffoni Valle Piana lungo il fiume Picentino; Ovest dal confine con il comune di S. Cipriano Picentino.
Giffoni Valle Piana, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla strada provinciale che da Capitignano passando per Mercato S.S. fino al confine con il comune di Montecorvino R.; Est dal confine con il comune di Montecorvino R. fino all’intersezione dei confini tra il comune di Montecorvino Pugliano, di Montecorvino R. e di Giffoni V. P.; Sud dal confine con Montecorvino P., di Pontecagnano fino al punto in cui si intersecano i confini dei comuni di Giffoni V.P., di Salerno e di Pontecagnano; Ovest dal suddetto punto di intersezione, dal confine con Salerno, di S. Cipriano (lungo il fiume Picentino) e di Giffoni Sei Casali.
Mercato S. Severino, l’area interessata è delimitata a: Sud dalla strada provinciale che partendo tra il km.11 e km.12 della statale n. 88 costeggia le frazioni di Corticelle e Spiano; Ovest dalla strada provinciale che da Spiano prosegue per Oscato, Curteri, Mercato S. Severino, Pandola, Acigliano fino al confine con il comune di Montoro Inferiore; Nord dal confine con il comune di Montoro Inferiore -tra il km 16 e 17 della SS n. 88-; Est confine con il comune di Fisciano.
Montecorvino Rovella, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla strada provinciale che da Montecorvino Rovella arriva al confine con il comune di Olevano sul Tusciano; Ovest dal confine con il comune di Montecorvino Pugliano e di Giffoni Valle Piana; Sud dal confine con il comune di Bellizzi e, poi, di Battipaglia fino all’intersezione con il comune di Bellizzi, Montecorvino P. e Montecorvino R.; ad Est dal confine con il comune di Olevano sul Tusciano fino all’intersezione dei confini di Olevano, Battipaglia e Montecorvino R..
Olevano sul Tusciano, l’area interessata è delimitata a: Nord dalla strada provinciale che dal confine con il comune di Montecorvino Rovella arriva fino alla frazione di Salitto; Est dalla strada provinciale che da Salitto, passando per frazione Monticelli, e per un tratto del confine con Eboli arriva al confine con il comune di Battipaglia; Ovest dal confine con il confine di Montecorvino Rovella; Sud dal confine con Battipaglia.
Pontecagnano Faiano, l’area interessata è delimitata a: Nord dal confine col comune di Giffoni Valle Piana; Est dal confine con il comune di Bellizzi e poi di Montecorvino Pugliano fino all’intersezione dei confini di Montecorvino P., Giffoni V.P. e Pontecagnano; Ovest dal confine con il comune di Salerno e, salendo, dal confine con il comune di Giffoni Valle Piana fino alla linea ferroviaria FFSS, segue tale linea ferroviaria immettendosi sulla strada che va in direzione della litoranea, attraversando la C.da Fra Diavolo quindi prosegue parallelamente alla litoranea a partire da Piantanova in direzione Picciola e del confine con Battipaglia sul fiume Tusciano al podere S. Donato; Sud dal confine con Battipaglia.
Salerno, l’area interessata è delimitata a: Nord dall’intersezione del confine tra il comune di S. Cipriano Picentino, Giffoni Valle Piana e Salerno; Ovest da tale punto lungo la strada provinciale che passa per Staglio e giunge a Fuorni; Sud dalla statale n.18 -km 61/62- da Fuorni sino al confine con il comune di Pontecagnano Faiano; Est dal confine con Pontecagnano con il comune di Giffoni V.P. sino al punto di intersezione sopra menzionato.
S. Cipriano Picentino, l’area interessata è delimitata a: Sud dalla strada provinciale che costeggia Porte di Ferro, Contrada Alfani fino al confine con S. Mango Piemonte; Ovest dalla strada provinciale che da S. Mango Piemonte costeggia la frazione di Pezzano fino a S. Cipriano Picentino; Nord fino al confine con il comune di Giffoni Sei Casali; Sud-Est dal confine con il comune di Giffoni Valle Piana lungo il fiume Picentino.
S. Mango Piemonte, l’area interessata è delimitata a: Ovest ed a Sud dal confine con il comune di Salerno lungo il Rio Sordina; Est confine con il comune di S. Cipriano Picentino fino all’intersezione con il comune di Salerno; Nord dalla strada provinciale che dal confine con Salerno, sopra Sordina, attraversa S. Mango e giunge fino al confine con S. Cipriano.

Articolo 4.
Le condizioni e i sistemi di coltivazione dei meleti destinati alla produzione della I.G.P.
“Melannurca Campana” tradizionalmente attuati nel comprensorio tendono ad ottenere produzioni di qualità e, in special modo per i nuovi impianti, atti a non modificare le specifiche caratteristiche qualitative dei frutti.
Nei meleti è ammessa la presenza di altre varietà di melo, oltre l’Annurca e l’Annurca Rossa del Sud, ai fini di idonea impollinazione, nella misura massima del 10% delle piante.
Oltre al Franco di melo e alle forme di allevamento “a vaso a pieno vento”, sono considerati idonei anche i portinnesti clonali e le forme di allevamento “a parete” o obbligate (palmetta, fusetto, e forme simili), con un numero di piante per ettaro variabile, ma comunque mai superiore a 1200 piante /Ha.
La produzione unitaria massima consentita di mele aventi diritto alla I.G.P. “Melannurca Campana”, pur con le variabili annuali in funzione dell’andamento climatico, è fissata in 33 tonnellate ad ettaro.
Fermo restando il limite massimo sopra indicato, la resa per ettaro di un meleto in coltura promiscua dovrà essere calcolata in rapporto alla superficie effettivamente investita a melo.
L’acqua di irrigazione deve presentare valori di salinità non superiori a 1,1 ECW; non è ammesso il diradamento chimico dei frutti.
La raccolta dei frutti dalla pianta deve essere effettuata a mano.
Successivamente alla raccolta, al fine di completare la colorazione rossa dei frutti, questi vengono posti in “melai” costituiti da piccoli appezzamenti di terreno, sistemati adeguatamente in modo da evitare ristagni idrici, di larghezza non superiore a metri 1,50 su cui sono stesi strati di materiale soffice vario. I frutti sono disposti su file esponendo alla luce la parte meno arrossata, i melai sono protetti dall’eccessivo irraggiamento solare con apprestamenti di varia natura.
Le operazioni di arrossamento sono obbligatorie per entrambe le varietà.
Non sono ammessi trattamenti fitosanitari alle mele durante la fase di arrossamento.
Le operazioni di raccolta e di arrossamento dei frutti vanno completate entro il 15 dicembre.
Le mele raccolte devono presentarsi sane, indenni da attacchi parassitari, prive di residui antiparassitari, come per legge e di sapori estranei.

Articolo 5.
Gli impianti idonei alla produzione della I.G.P. “Melannurca Campana” sono iscritti nell’apposito Elenco, attivato, tenuto e aggiornato da un apposito organismo di controllo, che risponda ai requisiti di cui alle vigenti norme in materia; questi è tenuto a verificare, attraverso opportuni sopralluoghi, la sussistenza delle condizioni tecniche e dei requisiti richiesti per l’iscrizione all’elenco di cui sopra.
Qualora l’iniziativa di tenere un analogo Elenco sia già stata assunta, per altri scopi da un soggetto pubblico, l’organismo di controllo potrà avvalersi delle informazioni e delle risultanze dei relativi accertamenti in esso contenute.
L’accertamento della sussistenza delle condizioni tecniche di idoneità delle produzioni ed i relativi controlli, di cui all’art.10 del Regolamento CEE 2081/1992, saranno comunque effettuati dall’organismo di controllo all’uopo designato.
Le strutture di condizionamento del prodotto devono risiedere operativamente nel territorio delimitato nell’art. 3 ed essere iscritte in altro apposito Elenco, tenuto ed aggiornato dall’organismo di controllo, secondo le modalità di cui al primo comma.

Articolo 6.
All’atto dell’immissione al consumo, il prodotto, allo stato fresco, ammesso a tutela deve avere le seguenti caratteristiche:
Per la varietà “Annurca”:
forma del frutto: appiattita-rotondeggiante o tronco conico breve, simmetrica o leggermente asimmetrica;
dimensioni: 60 mm di diametro ed un peso di 100 g. a frutto (valori minimi ammessi), nel caso sia prodotto su Franco è ammesso un diametro di 55 mm ed un peso di 80 g. a frutto (valori minimi ammessi);
buccia: di medio spessore o spessa; di colore, alla raccolta, giallo-verdastro con striature rosse sul 50-80% della superficie e con sovraccolore rosso sul 90-100% della superficie dopo il periodo di arrossamento a terra; nel caso sia prodotto su Franco è ammessa una buccia di medio spessore o spessa, di colore, alla raccolta, giallo-verdastro con striature rosse sul 40-70% della superficie e con sovraccolore rosso sul 85-95% della superficie dopo il periodo di arrossamento a terra;
epidermide: liscia, cerosa, con piccole lenticelle numerose ma poco evidenti, mediamente rugginosa, in particolare nella cavità peduncolare;
polpa: bianca, molto compatta, croccante, mediamente dolce-acidula, abbastanza succosa, aromatica e profumata, di ottime qualità gustative;
resistenza alle manipolazioni: ottima;
durezza al penetrometro (con puntale di 11 mm): alla raccolta: 8,5 kg; a fine conservazione: 5 kg (valori minimi ammessi); nel caso sia prodotto su Franco è ammessa una durezza al penetrometro alla raccolta di 9 kg e a fine conservazione 5 kg (valori minimi ammessi);
residuo refrattometrico: alla raccolta 11,5°Bx; a fine conservazione 12°Bx (valori medi);
acidità titolabile: alla raccolta 9,0 meq/100 ml di succo; a fine conservazione 5,6 meq/100 ml di succo (valori minimi ammessi).
Per la varietà “Rossa del sud”:
forma del frutto: appiattita-rotondeggiante o tronco conico breve, simmetrica o leggermente asimmetrica;
dimensioni: 60 mm di diametro ed un peso di 100 g. a frutto (valori minimi ammessi);
buccia: di medio spessore, di colore giallo con sovraccolore rosso sul 90-100% della superficie;
epidermide: liscia, cerosa, con piccole lenticelle numerose ma poco evidenti, con tracce di rugginosità, in particolare nella cavità peduncolare;
polpa: bianca, compatta, croccante, mediamente dolce-acidula e succosa, aromatica e profumata, di buone qualità gustative;
resistenza alle manipolazioni: ottima;
durezza al penetrometro: (con puntale di 11 mm): alla raccolta: 8,5 kg; a fine conservazione: 5 kg (valori minimi ammessi);
residuo refrattometrico: alla raccolta 12°Bx; a fine conservazione 12,5°Bx (valori medi);
acidità titolabile: alla raccolta 7,7 meq/100 ml di succo; a fine conservazione 5,0 meq/100 ml di succo (valori minimi ammessi).

Articolo 7.
L’immissione al consumo della “Melannurca Campana” deve avvenire solo con il logotipo di seguito descritto, in abbinamento inscindibile con la Indicazione Geografica Protetta e solo se il prodotto risulta confezionato nel rispetto delle norme generali e metrologiche del commercio ortofrutticolo.
Il logotipo della “Melannurca Campana” (IGP) è il seguente: una mela stilizzata su fondo bianco, il cui bordo inferiore e il superiore sinistro sono rossi, mentre il superiore destro è verde (e non chiude la mela); la mela è sormontata dal picciolo verde e da una foglia bianca bordata di verde; nel corpo della mela è riportata la sigla I.G.P. in nero. Il bordo esterno superiore del logotipo è di colore rosso ed internamente riporta la scritta “Melannurca Campana” in bianco; il bordo esterno inferiore è di colore bianco e, a seconda dei casi, riporta la dicitura varietale “Annurca” o “Rossa del Sud”. I colori, di riferimento sono: rosso pantone 485 C; verde pantone 348 C; per la scritta I.G.P.: Pantone, Process, Black C.
Sulle confezioni contrassegnate ad I.G.P., o sulle etichette apposte sulle medesime, devono essere riportate, in caratteri di stampa chiari, indelebili, delle medesime dimensioni e nettamente distinguibili da ogni altra scritta, le seguenti indicazioni:
a) la dicitura “MELANNURCA CAMPANA”, immediatamente seguita dall’indicazione varietale “ANNURCA” o “ROSSA DEL SUD”.
Nello spazio immediatamente sottostante deve comparire la menzione “INDICAZIONE GEOGRAFICA PROTETTA” (o la sua sigla I.G.P.);
b) il nome, la ragione sociale, e l’indirizzo dell’azienda confezionatrice e/o produttrice;
c) la quantità di prodotto effettivamente contenuta nella confezione, espressa in conformità alle norme merceologiche vigenti.
All’Indicazione Geografica Protetta, di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi: tipo, gusto, uso, selezionato, scelto, fine extra, superiore e similari.
E’ altresì vietato utilizzare nomi di varietà diverse da quelle espressamente previste nel presente disciplinare di produzione.
E’ tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento ad aziende, nomi, ragioni sociali, marchi privati, consorzi, non aventi significato laudativo e non siano stati tali da trarre in inganno l’acquirente. Tali indicazioni potranno essere riportate in etichetta con caratteri di altezza e di larghezza non superiori alla metà di quelli utilizzati per indicare l’Indicazione Geografica Protetta.
I prodotti trasformati potranno utilizzare, nella designazione degli ingredienti il riferimento alla denominazione a patto che:
1) i frutti utilizzati siano esclusivamente quelli conformi al presente disciplinare ad eccezione dei valori di calibratura e di residuo refrattometrico che possono essere inferiori a quelli dell’art. 6, ma mai al di sotto dei 50 mm per la calibratura e dei 10,5° Bx per il residuo;
2) sia esattamente indicato il rapporto ponderale tra la quantità utilizzata della I.G.P. Melannurca Campana e quantità di prodotto elaborato ottenuto;
3) venga dimostrato l’utilizzo della I.G.P. Melannurca Campana mediante l’acquisizione delle ricevute di produzione rilasciate dai competenti organi;
4) gli utilizzatori del prodotto a Indicazione Geografica Protetta siano autorizzati dai titolari del diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione della I.G.P. riuniti in Consorzio incaricato alla tutela dal Ministero delle politiche agricole. Lo stesso Consorzio incaricato provvederà anche ad iscriverli in appositi registri ed a vigilare sul corretto uso della Indicazione Geografica Protetta. In assenza di un Consorzio di tutela incaricato le predette funzioni saranno svolte dal Mipaf in quanto autorità nazionale preposta all’attuazione del Reg. (CEE) 2081/92.

Fonte: Agraria.org

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Melannurca Campana I.G.P. - per la foto si ringrazia

Melannurca Campana I.G.P. – per la foto si ringrazia

 

Nocciola di Giffoni – I.G.P.

Zona di produzione

L’area di produzione della “Nocciola di Giffoni” IGP è concentrata nel salernitano, soprattutto nella valle dell’Irno e nella zona dei Monti Picentini dove sono ubicati i 12 comuni interessati che sono: Acerno, Baronissi, Calvanico, Castiglione del Genovesi, Fisciano, Giffoni Sei Casali, Giffoni Valle Piana, Montecorvino Pugliano, Montecorvino Rovella, Olevano sul Tusciano, S. Cipriano Picentino, S. Mango Piemonte.

Caratteristiche

Le caratteristiche distintive della “Nocciola di Giffoni” IGP sono rappresentate: dalla forma perfettamente rotondeggiante del seme (che è la nocciola sgusciata), che ha polpa bianca, consistente, dal sapore aromatico, e dal perisperma (la pellicola interna) sottile e facilmente staccabile. E’ inoltre particolarmente idonea alla tostatura, alla pelatura e alla calibratura, anche per la pezzatura media e omogenea del frutto. Per queste sue caratteristiche pregiate essa è particolarmente adatta alla trasformazione industriale ed è pertanto fortemente richiesta dalle industrie per la produzione di pasta e granella, nonché, come materia prima, per la preparazione di specialità dolciarie di grande consumo.

Disciplinare di produzione – Nocciola di Giffoni IGP

Articolo 1.
L’indicazione geografica protetta “Nocciola di Giffoni” è riservata ai frutti che
rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
L’indicazione “Nocciola di Giffoni” designa esclusivamente il frutto del biotipo corrispondente alla cultivar di nocciolo “Tonda di Giffoni”, prodotto nel territorio definito nel successivo art. 3.

Articolo 3.
La zona di produzione comprende la parte del territorio della provincia di Salerno atta alla coltivazione di tale nocciolo e comprende l’intero territorio dei seguenti comuni: Giffoni Valle Piana, Giffoni Sei Casali, San Cipriano Picentino, Fisciano, Calvanico, Castiglione del Genovesi, Montecorvino Rovella nonché parzialmente i seguenti comuni: Baronissi, Montecorvino Pugliano, Olevano sul Tusciano, San Mango Piemonte, Acerno.

Articolo 4.
Le condizioni ambientali di coltura dei noccioleti destinati alla produzione della “Nocciola di Giffoni” sono quelle tradizionali della zona, atte a conferire al prodotto le specifiche caratteristiche. I sesti e le distanze di impianto e le forme di allevamento utilizzabili sono quelli generalmente usati nella zona interessata, riconducibili alle coltivazioni cosiddette a “cespuglio policaule” (ceppaia), al “vaso cespugliato” e ad “alberello”, con una densità per ettaro non superiore a 660 piante. Sono ammesse anche forme di allevamento diverse e cioè: la “siepe” (cespuglio binato) e la “Y”, condotte nel rispetto delle caratteristiche proprie del prodotto.
In ogni caso non può essere superato il limite di 1.000 piante ad ettaro.
Negli impianti è ammessa la presenza di varietà di nocciolo diverse dalla “Tonda di Giffoni”, nella misura massima del 10% per consentire una adeguata impollinazione.
La produzione unitaria massima è di q.li 40 ad ettaro.
La eventuale conservazione dei frutti designabili con la indicazione geografica protetta “Nocciola di Giffoni” deve avvenire in locali idonei, in quanto rispondenti alle norme igieniche vigenti, e in grado di garantire condizioni di umidità ed areazione adeguate.

Articolo 5.
I noccioleti idonei alla produzione della “Nocciola di Giffoni” sono inseriti in apposito Albo attivato, aggiornato e pubblicato ogni anno.
Copia di tale Albo viene depositata presso tutti i Comuni compresi nel territorio di produzione. La prova dell’origine, inoltre, è comprovata attraverso la tenuta di registri di produzione e la denuncia tempestiva delle quantità prodotte.

Articolo 6.
La “Nocciola di Giffoni” all’atto dell’immissione al consumo deve avere le seguenti caratteristiche:
forma della nucula: subsferica;
dimensioni della nucula: medie, con calibri non inferiori a 18 mm;
guscio: di medio spessore (1,11-1,25mm), presenta colore nocciola più o meno intenso con striature color marrone più scuro;
seme: di forma subsferica, con rara presenza di fibre, calibro non inferiore a 13 mm; ottima pelabilità, non inferiore all’85%;
polpa: di colore bianco, consistente e aromatica;
resa alla sgusciatura: non inferiore al 43%;
umidità relativa al seme dopo l’essiccazione: non superiore al 6%.

Articolo 7.
La commercializzazione della “Nocciola di Giffoni”, ai fini dell’immissione al consumo, deve essere effettuata dopo apposito confezionamento che consenta di apporre un eventuale specifico contrassegno. In tutti i casi i contenitori debbono essere sigillati in modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto senza la rottura del contenitore stesso.
Il confezionamento deve essere effettuato secondo le seguenti modalità:
a) per prodotto in guscio: in sacchi di tessuto e/o altro materiale idoneo;
b) per prodotto sgusciato: in sacchi di carta o di tessuto, in scatole di cartone o in altri materiali idonei.
Sui contenitori dovranno essere indicate, in caratteri di stampa delle medesime dimensioni le diciture “Nocciola di Giffoni”, seguita immediatamente dalla dizione“Indicazione geografica protetta”.
Nel medesimo campo visivo deve comparire nome, ragione sociale ed indirizzo del confezionatore, annata di produzione, nonché il peso netto all’origine.
La dizione “Indicazione geografica protetta” può essere ripetuta in altra parte del contenitore o dell’etichetta anche in forma di acronimo “I.G.P.”.
In etichettatura deve essere utilizzato il logo distintivo dell’Indicazione geografica protetta, costituito da un ovale con su scritto “Nocciola di Giffoni”. In basso a destra sono rappresentate due nocciole sovrapposte, mentre in basso a sinistra è riportato il simbolo grafico dell’indicazione geografica protetta.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Nocciola di Giffoni I.G.P. - per la foto si ringrazia

Nocciola di Giffoni I.G.P. – per la foto si ringrazia

Marrone di Roccadaspide – I.G.P.

Zona di produzione

La zona di produzione è localizzata nella provincia di Salerno ed in particolare nell’areale che comprende gli Alburni, il Calore salernitano e una parte del Cilento, coincidente in larga misura con il territorio del Parco del Cilento e Vallo di Diano. I Comuni interessati sono 70, anche se il territorio considerato è solo quello posto al di sopra dei 250 m. s.l.m.

Caratteristiche

Le caratteristiche distintive del “Marrone di Roccadaspide IGP” sono rappresentate da una pezzatura media dei frutti (80-85 frutti per Kg) di forma prevalentemente semisferica, a volte rotondeggiante. La buccia (pericarpo) è sottile e di colore castano bruno, tendenzialmente rossastra, con strie scure poco evidenti, facilmente distaccabile. Il seme ha un episperma sottile, liscio, poco approfondito nel seme, abbastanza aderente con settatura inferiore al 5% e polpa bianco-lattea, consistente. Un carattere distintivo di questo prodotto è il notevole contenuto zuccherino che lo rende molto gradito anche per il consumo allo stato fresco e la tessitura croccante e poco farinosa.

Disciplinare di produzione – Marrone di Roccadaspide IGP

Articolo 1.
Nome del prodotto
L’Indicazione geografica protetta (I.G.P.) “Marrone di Roccadaspide” è riservata ai frutti che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione, elaborato ai sensi del Reg. CEE n. 2081/92.

Articolo 2.
Varietà
L’Indicazione geografica protetta “Marrone di Roccadaspide” designa il frutto ottenuto dagli ecotipi Anserta, Abate e Castagna Rossa riconducibili alla varietà “Marrone”.

Articolo 3.
Caratteristiche del prodotto
Il prodotto recante la I.G.P. “Marrone di Roccadaspide”, all’atto dell’immissione al consumo allo stato fresco, deve avere le seguenti caratteristiche:
forma del frutto: tendenzialmente semisferica, talvolta leggermente ellissoidale;
pericarpo: di colore castano bruno, tendenzialmente rossastro, con strie scure generalmente poco evidenti;
episperma: sottile, poco approfondito nel seme, tendenzialmente aderente;
pezzatura: non più di 85 frutti per Kg. di prodotto selezionato e/o calibrato;
seme: bianco latteo, con polpa consistente, di sapore dolce, settato per non più del 5%.
Il prodotto recante la I.G.P. “Marrone di Roccadaspide”, commercializzato allo stato essiccato (in guscio o sgusciato), deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
a) castagne essiccate in guscio:
umidità nei frutti interi: non superiore al 15%;
il prodotto deve essere immune da infestazione attiva di qualsiasi natura (larve di insetti, muffe, etc.);
resa in secco con guscio: non superiore al 50% in peso.
b) castagne essiccate sgusciate:
devono essere sane, di colore bianco paglierino e con non più del 20% di difetti (tracce di bacatura, deformazioni, etc.).
L’indicazione geografica protetta “Marrone di Roccadaspide” è caratterizzato da uno spiccato sapore dolce e da un elevato contenuto di zuccheri. Tra gli altri aspetti organolettici è da mettere in evidenza una texture croccante e poco farinosa.
Le caratteristiche organolettiche sono verificate da un panel di degustatori individuato dalla struttura di controllo.

Articolo 4.
Area geografica di produzione
La zona di produzione dell’I.G.P. “Marrone di Roccadaspide” di cui al presente disciplinare comprende il territorio al di sopra dell’altitudine di 250 metri s.l.m. dei seguenti comuni della provincia di Salerno, per intero:
ALFANO, AQUARA, AULETTA, BELLOSGUARDO, BUONABITACOLO, CAMPORA, CANNALONGA, CASALBUONO, CASALETTO SPARTANO, CASELLE IN PITTARI, CASTEL SAN LORENZO, CASTELCIVITA, CELLE DI BULGHERIA, CERASO, CICERALE, CONTRONE, CORLETO MONFORTE, CUCCARO VETERE, FELITTO, FUTANI, GIOI, LAUREANA CILENTO, LAURINO, LAURITO, LUSTRA, MAGLIANO VETERE, MOIO DELLA CIVITELLA, MONTANO ANTILIA, MONTE SAN GIACOMO, MONTEFORTE CILENTO, MORIGERATI, NOVI VELIA, OMIGNANO, ORRIA, OTTATI, PERDIFUMO, PERITO, PETINA, PIAGGINE, POLLA, POSTIGLIONE, ROCCADASPIDE, ROCCAGLORIOSA, ROFRANO, ROSCIGNO, SACCO, SAN MAURO LA BRUCA, SAN PIETRO AL TANAGRO, SAN RUFO, SANT’ANGELO A FASANELLA, SANT’ARSENIO, SANZA, SASSANO, SESSA CILENTO, SICIGNANO DEGLI ALBURNI, STELLA CILENTO, STIO, TEGGIANO, TORRACA, TORTORELLA, TRENTINARA, VALLE DELL’ANGELO, VALLO DELLA LUCANIA.
I comuni parzialmente interessati sono:
ASCEA, CAMEROTA, CAPACCIO, PISCIOTTA, POLLICA, SAN GIOVANNI A PIRO, SAN MAURO CILENTO.
La zona di produzione risulta delimitata, partendo da Nord, da una linea che, dal punto di intersezione tra il confine dei comuni di Postiglione, Sicignano degli Alburni e Contursi Terme (foglio I.G.M. 1:50.000 N. 468 di Eboli), in corrispondenza del fiume Tanagro, prosegue verso Ovest lungo il confine tra i comuni di Postiglione e di Contursi Terme – immettendosi nel fiume Sele – poi continua lungo il confine tra i comuni di Postiglione e di Campagna – sempre lungo il fiume Sele – quindi scende fino al punto di intersezione tra i comuni di Postiglione, di Campagna e di Serre. Da qui la linea di delimitazione scende lungo il confine tra i comuni di Postiglione e di Serre passando tra Bosco Lagarelli e Macchia Soprana; prosegue lungo il confine tra i sopraindicati comuni tagliando la Statale 19 tra il Km. 24 e il Km. 25 (siamo passati alla carta I.G.M. 1:50.000 N. 487 di Roccadaspide) fino a giungere al punto di intersezione tra i comuni di Postiglione, di Serre e di Altavilla Silentina. Prosegue lungo il confine tra i comuni di Postiglione e di Altavilla Silentina, corrispondente al fiume Calore – quindi lungo il confine tra i comuni di Altavilla Silentina e di Controne, di Altavilla Silentina e di Castelcivita – passando per Tempa di Cianci – di Castelcivita e di Albanella, poi di Roccadaspide e di Albanella, quindi, per breve tratto, lungo il confine tra i comuni di Roccadaspide e di Capaccio. La linea di delimitazione si immette sulla Statale 166 tra il Km. 5 e il Km. 6 lungo cui prosegue fino ad immettersi, tra il Km. 3 ed il Km. 2, sulla strada che, costeggiando Torricelle e Pisciolo giunge fino a Varco Cilentano (carta I.G.M. 1: 50.000 di Vallo della Lucania N. 503), al punto di intersezione tra i comuni di Capaccio, di Ogliastro Cilento e di Cicerale; continua, quindi, lungo il confine tra i comuni di Capaccio e di Cicerale, prima, di di Capaccio e di Giungano poi, fino al punto di intersezione tra i comuni di Capaccio, di Giungano e di Trentinara (si è ritornati per breve tratto al foglio I.G.M. 1: 50.000 di Roccadaspide). Prosegue, poi, lungo il confine tra i comuni di Trentinara e di Giungano (si ritorna al foglio I.G.M. 1:50.000 di Vallo della Lucania), quindi lungo il confine tra i comuni di Giungano e di Cicerale; ripassa lungo il fiume Solofrone fino al punto di intersezione tra i comuni di Capaccio, di Ogliastro Cilento e di Cicerale. La linea di delimitazione della zona interessata prosegue lungo il confine tra i comuni di Cicerale e di Ogliastro Cilento costeggiando Ramata e il colle Torrito;
prosegue lungo il confine, prima tra i comuni di Cicerale e di Prignano Cilento, poi di Prignano Cilento e di Perito, poi lungo il confine tra i comuni di Perito e Rutino, di Lustra e di Rutino passando per Vallone Ponte Rosso. Continua, poi, lungo il confine tra i comuni di Laureana Cilento e di Torchiara – passando per Fossa dell’Acquasanta – quindi lungo il confine tra i comuni di Laureana Cilento e di Agropoli (foglio I.G.M. 1: 50.000 di Agropoli N. 502), di Perdifumo e di Castellabate, di Perdifumo e di Montecorice (si rientra nel foglio I.G.M. 1: 50.000 di Vallo della Lucania), di Perdifumo e di Serramezzana, di San Mauro Cilento e di Serramezzana fino alla Strada Statale 267 tra il Km. 34 e il Km. 35; quindi prosegue lungo la Statale 267 nel territorio dei comuni di San Mauro Cilento (si passa al foglio I.G.M. 1: 50.000 di Capo Palinuro N. 519), poi di Pollica fino al confine con il comune di Casalvelino tra il Km. 46 e il Km. 47 della Statale 267. La linea di delimitazione risale lungo il confine tra i comuni di Pollica e di Casalvelino attraversando Collina Porrazzi (si rientra nel foglio I:G.M 1: 50.000 di Vallo della Lucania), poi lungo il confine tra i comuni di Stella Cilento e di Casalvelino, di Omignano e di Casalvelino, di Omignano e di Salento, attraversando Fasana, quindi lungo il confine tra i comuni di Perito e di Salento, di Orria e di Salento, di Gioi e di Salento, di Vallo della Lucania e Salento – lungo il Torrente Fiumicello -, di Vallo della Lucania e di Castelnuovo Cilento, di Ceraso e di Castelnuovo Cilento – lungo il Torrente Badolato-; quindi procede lungo il confine tra i comuni di Ascea e di Castelnuovo Cilento (si ritorna al foglio I.G.M. 1: 50.000 di Capo Palinuro) di Ascea e di Casalvelino – lungo il fiume Alento -; la linea di delimitazione si immette sulla Statale 447 nei pressi di Velina; prosegue lungo la Statale 447 costeggiando prima Ascea, poi Pisciotta; si immette sulla strada che prosegue fino a Santa Caterina; riprende a salire, da questo punto, lungo il confine tra i comuni di Pisciotta e di Centola, di San Mauro la Bruca e di Centola, di Montano Antilia e di Centola (si passa al foglio I.G.M. 1:50.000 di Sapri N. 520), di Celle di Bulgheria e di Centola lungo il fiume Mingardo; prosegue lungo il confine tra i comuni di Camerota e di Centola – sempre lungo il fiume Mingardo – (ritornando al foglio I.G.M. 1:50.000 di Capo Palinuro); si immette sulla Statale 562 tra il Km. 2 e il Km. 3; prosegue lungo la Statale 562 nel territorio del comune di Camerota (si ritorna al foglio I.G.M.1: 50.000 di Sapri) fino al confine con il comune di San Giovanni a Piro tra il Km. 20 e il Km. 21. Prosegue lungo il confine tra i comuni di Camerota e di San Giovanni a Piro passando per Vallone Marcellino. Da qui, sempre nel territorio comunale di San Giovanni a Piro, costeggia Toppa del Piombo, Costa San Carlo, Grotta del Monaco; risale passando per Pietrasanta fino a San Giovanni Piro dove si reimmette sulla Statale 562, tra il Km. 26 e il Km. 27, lungo cui prosegue. Dopo il Km. 34 della Statale 562, in corrispondenza di Torre Oliva, risale lungo il confine tra i comuni di San Giovanni a Piro con Santa Marina, prima, e Torre Orsaia, poi; quindi – in corrispondenza di Villaggio Isca – continua lungo il confine tra i comuni di Roccagloriosa e di Torre Orsaia – costeggiando Castel Ruggero – e arriva a Cerreto, in corrispondenza del punto di intersezione tra i comuni di Roccagloriosa, di Rofrano e di Torre Orsaia; prosegue lungo il confine tra i comuni di Rofrano e di Torre Orsaia, di Caselle in Pittari e di Torre Orsaia, di Morigerati e di Torre Orsaia – in corrispondenza del Torrente Sciarapotamo -, di Morigerati e Santa Marina – in corrispondenza del fiume Bussento – di Tortorella e di Santa Marina, di Tortorella e di Vibonati, quindi lungo il confine tra la frazione del Comune di Casaletto Spartano nei pressi del Vallone della Marotta ed il comune di Vibonati . La linea di delimitazione prosegue lungo il confine tra i comuni di Torraca e di Vibonati, di Torraca e di Sapri, di Tortorella e di Sapri (si passa nella carta I.G.M. 1:50.000 di Lauria N. 521); risale lungo il confine tra i comuni della provincia di Potenza con i comuni di Tortorella – passando per Vallone della Freddosa e Serralunga -, di Casaletto Spartano e di Casalbuono. Si passa alla carta I.G.M. 1: 50.000 N. 505 di Moliterno dove la linea di confine passa tra i comuni di Casalbuono e di Montesano sulla Marcellana – in corrispondenza del Vallone delle Donnole- prosegue tagliando Piana La Teglia, costeggia Temparelle, giunge a Rupe di Chiavico (si è passati al Foglio I.G.M. 1: 50.000 N. 504 di Sala Consilina). Da qui la linea di delimitazione risale lungo il confine tra i comuni di Sanza e di Montesano sulla Marcellana in corrispondenza del Torrente Chiavico, poi lungo il confine tra i comuni di Buonabitacolo e di Montesano sulla Marcellana, di Buonabitacolo e di Padula in corrispondenza del fiume Calore, poi lungo il confine tra i comuni di Sassano e di Padula in corrispondenza del fiume Tanagro; quindi lungo il confine tra i comuni di Sassano e di Sala Consilina, di Teggiano e di Sala Consilina costeggiando Mezzana e Pantano Grande. La linea (siamo passati nel foglio I.G.M. 1: 50.000 di Polla N. 488) prosegue sempre lungo il confine tra i comuni di Teggiano e di Sala Consilina, poi passa lungo il confine tra la frazione del comune di S. Rufo situata in corrispondenza di Scafa e il comune di Atena Lucana, poi lungo il confine tra la frazione del comune di Sant’Arsenio situata in corrispondenza di Canalecchia ed il comune di Atena Lucana. La delimitazione prosegue lungo il confine tra i comuni di San Pietro al Tanagro e di Atena Lucana, di Sant’Arsenio e di Atena Lucana in corrispondenza di Fiumicello, di Polla e di Atena Lucana in corrispondenza di Fosso Secco, tagliando la Statale 19 tra il Km. 60 ed il Km. 61. La delimitazione prosegue, a partire dal Vallone delle Coppelle, lungo il confine tra il comune di Polla e la provincia di Potenza fin nei pressi di Fosse di Salinas, quindi lungo il confine tra i comuni di Polla e di Caggiano passando per Monte Pozzillo, di Polla e di Pertosa, di Auletta e di Pertosa , di Auletta e di Caggiano tagliando la Statale 19 ter tra il Km. 6 e il Km. 7; prosegue, poi, lungo il confine tra i comuni di Auletta e di Salvitelle in corrispondenza di Serra San Giacomo, poi lungo il confine tra i comuni di Auletta e di Buccino passando per la Statale 19 ter tra il Km. 2 e il Km. 3, quindi lungo il confine tra i comuni di Sicignano degli Alburni e di Buccino costeggiando il fiume Tanagro e il Bosco dei Preti.
Si ritorna al foglio I.G.M. 1:50.000 di Eboli dove la linea di delimitazione prosegue passando per il Raccordo Autostradale con la A3 nei pressi di S. Monica, quindi continua lungo il confine tra i comuni di Sicignano degli Alburni e di Palomonte, poi lungo il confine tra i comuni di Sicignano degli Alburni e di Contursi Terme fino al punto di intersezione di questi due ultimi comuni con Postiglione in corrispondenza del fiume Tanagro.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
Le condizioni colturali dei castagneti da frutto destinati alla produzione dell’I.G.P. “Marrone di Roccadaspide” devono essere quelle tradizionali della zona e, comunque, atte a conferire al prodotto che ne deriva, le specifiche caratteristiche di qualità, di cui all’art. 3. Sono, pertanto, esclusi i castagneti da frutto impiantati o convertiti da cedui, ubicati ad un’altitudine inferiore ai 250 metri s.l.m.
I sesti e le distanze di impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura devono essere quelli in uso generalizzato nella zona, ove sono prevalenti castagneti tradizionali di tipo estensivo, con una densità per ettaro, comunque, non superiore a 130 piante ad ettaro, riferita alla fase di piena produzione.
La tecnica colturale da adottare per gli impianti di castagneto da frutto, fatta salva la tecnica d’impianto che interessa la preparazione della particella da impiantare, i lavori preparatori, quelli complementari e l’eventuale concimazione, è la seguente:
cultivar: la scelta per i nuovi impianti e per quelli da infittire va rigorosamente eseguita nel rispetto delle indicazioni riportate negli articoli 2 e 3. Negli impianti di cui sopra è ammessa la presenza di altre varietà di castagno, oltre al “Marrone”, ai fini della idonea impollinazione, nella misura massima del 10% delle piante. Gli impollinatori non concorrono alla produzione della I.G.P.;
portinnesti: franco da seme appartenente preferibilmente agli ecotipi locali. Possono essere utilizzati anche i selvatici nati spontaneamente nei boschi dell’area interessata alla presente I.G.P.;
sistemi e distanze di piantagione: nei nuovi impianti le piante vanno distribuite secondo una disposizione geometrica che preveda la costituzione di filari paralleli tra loro. I sesti d’impianto potranno essere a quadrato, a rettangolo o a quinconce, purché il numero non sia superiore a 130 piante per ettaro. Tale densità per ettaro va rispettata anche nei lavori di diradamento o infittimento di castagneti da frutto già esistenti.
potatura e forma d’allevamento: la forma d’allevamento è del tipo a volume con vaso semi libero. L’impalcatura è di norma posta a circa 200 cm dal suolo. Per la formazione delle branche sono utilizzate preferibilmente rami anticipati nei mesi estivi/autunnali, evitando in tal modo un accorciamento della branca da fare durante il periodo invernale. La potatura di produzione deve essere eseguita razionalmente con turni di non oltre 5 anni, in modo da assicurare la migliore qualità del prodotto ed al fine di evitare l’invecchiamento precoce della pianta. Sulle piante di castagno vecchie e semi abbandonate, su cui abbondano rami vecchi e secchi, si deve effettuare una potatura più intensa, tale da stimolare un ringiovanimento della pianta con la fuoruscita di nuovi rami che entreranno in produzione dopo 2-3 anni.
lavorazione del terreno: la superficie dei castagneti da frutto non è lavorata. Il terreno, essendo molto permeabile, non necessita di particolari opere idrauliche per evitare la stagnazione d’acque meteoriche. Per tali ragioni si utilizza la tecnica della non lavorazione del suolo. Il manto erboso deve essere tagliato ogni qual volta raggiunge i 30-40 cm. Ciò è fatto generalmente con falciatrici, o con decespugliatori meccanici. Là dove è possibile (assenza di pietre affioranti) si usano le lame rotanti o a martello (trinciatrici) per sminuzzare finemente le erbe infestanti, i ricci e le foglie dell’anno precedente.
operazioni di raccolta: la raccolta va effettuata nel periodo autunnale non oltre la prima decade di novembre, con turni di raccolta che non devono superare le due settimane. La raccoltaè effettuata a mano o con macchine raccoglitrici e raccattatrici idonee a salvaguardare l’integrità del prodotto.
limite produttivo: la produzione unitaria massima annua di frutti è fissata in 3,5 tonnellate ad ettaro di coltura specializzata (4 tonnellate per il prodotto destinato all’essiccazione). Le operazioni di cernita, di calibratura, di trattamenti del prodotto con la “cura” e con la“disinfestazione”, secondo le tecniche già acquisite localmente e, comunque, nel rispetto della normativa vigente, devono essere effettuate nell’ambito del territorio di produzione.
Il prodotto allo stato fresco, trattato con le operazioni indicate al comma precedente, può essere commercializzato fino a tre mesi dalla raccolta. Le castagne essiccate in guscio sono ottenute attraverso diverse tecniche di essiccazione, tra cui è compresa l’essiccazione su metati o graticci, a fuoco lento e continuo, alimentato da fascine e da legna di qualunque essenza, secondo le tecniche locali tradizionali; e sempre nel rispetto delle specifiche caratteristiche di qualità del prodotto prescritte nell’ art. 3.
Tutte le fasi della produzione e lavorazione del prodotto, con la sola esclusione del confezionamento, sono effettuate nell’intero territorio dei comuni riportati nell’art. 4 e ciò garantisce la rintracciabilità e il controllo del prodotto.

Articolo 6.
Elementi che comprovano l’origine
La presenza di castagneti coltivati in Campania risale all’epoca dei Romani. In provincia di Salerno, in particolare, questa presenza viene documentata a partire dall’epoca medievale grazie ad antichi contratti tra coloni e proprietari – conservati nell’archivio della Badia Benedettina di Cava de’ Tirreni, il famoso “Codex diplomaticus cavensis” – con i quali si stabiliscono le norme per i miglioramenti fondiari.
I castagneti di Roccadaspide posseduti dall’Abbadia erano così importanti che vi era sul posto un apposito amministratore chiamato Giuliani. Anche i monaci Basiliani contribuirono alla diffusione della coltivazione del castagno in alcune aree del Cilento: ritrovamenti archeologici in agro di Moio della Civitella e Gioi Cilento (convento dei monaci Basiliani) e la presenza di una pianta di castagno stimata intorno a 7-800 anni, costituiscono una testimonianza dell’importanza che il castagno ha assunto in questa zona fin dai secoli passati.
Alla fine del 1800, gli alberi maestosi e secolari furono abbattuti o capitozzati e, su tali cedui rimasti, si innestò materiale di propagazione delle cosiddette “Castagne ‘ra Rocca”. Tale ecotipo fu scelto dagli esperti della “Società Ravera” proprio per la maggiore produttività dell’albero e la migliore qualità del frutto. Questa castagna, dalla forma tipica, si presentava più grande di quelle locali, con caratteristiche organolettiche migliori anche per quanto attiene alla sua conservazione.
A partire dalla fine dell’800 le produzioni castanicole dell’area, date le loro caratteristiche pregiate, si sono affermate sui mercati non solo nazionali ed il comparto e’ stato interessato da un ulteriore miglioramento di tecniche di coltivazione e standard qualitativi.
La rinomanza acquisita dal “Marrone di Roccadaspide” continuò a favorirne la diffusione anche in altri areali della provincia di Salerno già interessate, da secoli, dalla coltivazione del castagno. Negli anni ’40 fu effettuata una massiccia azione di innesto a zufolo su portinnesto”franco” o selvatico, utilizzando marze provenienti dalla zona di Roccadaspide.
Rintracciabilità – A livello di controlli per l’attestazione di provenienza (origine) della produzione I.G.P., la prova dell’origine del “Marrone di Roccadaspide” dalla zona geografica di produzione delimitata è certificata dall’organismo di controllo di cui all’art. 8, sulla base di numerosi adempimenti cui si sottopongono i produttori interessati nell’ambito dell’intero ciclo produttivo.
I fondamentali di tali adempimenti, che assicurano la rintracciabilità del prodotto, in ogni fase della filiera, sono costituiti da:
iscrizione degli impianti idonei alla produzione dell’I.G.P. “Marrone di Roccadaspide” in un apposito registro, attivato, tenuto ed aggiornato dall’Organismo di controllo autorizzato;
elenco dei produttori;
elenco dei confezionatori;
denuncia annuale all’organismo di controllo, a cura dei produttori e/o trasformatori dei quantitativi prodotti;
annotazione dei quantitativi prodotti;
l’organismo di controllo verifica che il prodotto possieda le caratteristiche qualitative descritte agli articoli 2 e 3, e che le quantità che vengono cedute ai confezionatori corrispondano alle quantità prodotte e confezionale;
conseguente certificazione da parte dell’organismo di controllo di tutte le partite di prodotto confezionato ed etichettato con la Indicazione geografica protetta prima della commercializzazione ai fini dell’immissione al consumo.

Articolo 7.
Elementi che comprovano il legame con l’ambiente
Vasti territori del Cilento possiedono le condizioni favorevoli alla coltivazione del castagno, quali terreni a reazione acida o tutt’al più neutra (pH compreso tra 4,5 e 6,5) di origine vulcanica, con limitata presenza di calcare attivo, ricchi di minerali (fosforo e potassio essenzialmente), profondi e freschi, non ristagnati né asfittici; temperatura compresa tra + 8° C e + 15° C di media annuale, – 1° C e 0° C di media del mese più freddo; e precipitazioni annue superiori a 600 – 800 mm. Il territorio risulta caratterizzato da una duplice natura geologica delle rocce: quella del “Flysch del Cilento”, in corrispondenza del bacino idrogeologico del fiume Alento e dei principali monti del Cilento occidentale (Monte Centaurino) e quella delle rocce calcaree che costituiscono i complessi montuosi interni (Alburni – Cervati) e meridionali (Monte Bulgheria, Monte Cocuzzo).
La zona e’ caratterizzata da clima tipicamente mediterraneo con inverni piuttosto miti ed estati con periodi, anche lunghi, siccitosi. I castagneti presenti in zone collinari e mediomontane beneficiano di un apporto idrico, dovuto agli eventi climatici, maggiore rispetto ai dati medi.
In questi ambienti anche le temperature alquanto basse favoriscono una elevata produzione di frutti di ottima qualità.
Non si può non evidenziare inoltre che buona parte del territorio interessato da questa coltura fa parte del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Questo significa che si tratta di una zona a spiccata valenza ambientale.

Articolo 8.
Regime dei controlli
L’accertamento della sussistenza delle condizioni tecniche di idoneità ed i relativi controlli, di cui all’art. 10 del Reg. CEE n. 2081/92, saranno effettuati ai sensi delle normative vigenti in materia, da organismi privati di controllo autorizzati o da autorità pubbliche designate.

Articolo 9.
Confezionamento
L’immissione al consumo dell’I.G.P. “Marrone di Roccadaspide” deve avvenire con le seguenti modalità di confezionamento:
A) per prodotto in guscio: in sacchi di tessuto idoneo in contenitori di vimini, legno o altro materiale di origine vegetale; è obbligatorio procedere alla calibratura per la vendita;
B) per prodotto sgusciato: in sacchi di carta o di tessuto idoneo ed in scatole di materiale di origine vegetale ed altro materiale riciclabile.
Sono ammesse le confezioni sotto vuoto, quelle in vetro ed in idonei materiali.
In tutti i casi i contenitori in cui avviene la commercializzazione dovranno essere sigillati in modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto senza la rottura del sigillo.
Le confezioni possono essere di peso variabile in relazione alla richiesta del mercato sempre che siano conformi alle normative vigenti.

Articolo 10.
Etichettatura
Sulle confezioni contrassegnate con l’I.G.P. o sulle etichette apposte sulle medesime devono essere riportate, a caratteri di stampa chiari e leggibili, delle medesime dimensioni, le indicazioni:
“Marrone di Roccadaspide” seguita dalla dicitura: “Indicazione geografica protetta (o la sua sigla I.G.P.);
a) il nome, la ragione sociale e l’indirizzo dell’azienda confezionatrice o produttrice; i caratteri di cui alla lettera b) devono essere di dimensioni inferiori a quelli della lettera a);
b) la quantità di prodotto effettivamente contenuto nella confezione, espressa in conformità alle norme vigenti.
c) il simbolo grafico relativo all’immagine artistica del logotipo specifico ed univoco descritto nell’art. 12, da utilizzare in abbinamento inscindibile con l’indicazione geografica protetta.
Alla indicazione geografica protetta di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivi: tipo, gusto, uso selezionato, scelto e similari.
E’, tuttavia, consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento ad aziende, nomi, ragioni sociali, marchi privati, non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente. Tali indicazioni potranno essere riportate in etichetta con caratteri di altezza e di larghezza non superiori alla metà di quelli utilizzati per indicare l’indicazione geografica protetta, in ogni caso adeguate alle norme di etichettatura comunitarie.

Articolo 11.
Utilizzo del marchio su prodotti elaborati
I prodotti per la cui preparazione è utilizzata la denominazione “Marrone di Roccadaspide”, anche a seguito di processi di elaborazione e di trasformazione, possono essere immessi al consumo in confezioni recanti il riferimento a detta denominazione senza l’apposizione del logo comunitario, a condizione che:
il prodotto a denominazione “Marrone di Roccadaspide”, certificato come tale, costituisca il componente esclusivo della categoria merceologica di appartenenza;
gli utilizzatori del prodotto a denominazione protetta siano autorizzati dai titolari del diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione della denominazione “Marrone di Roccadaspide” riuniti in Consorzio incaricato alla tutela dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Lo stesso Consorzio incaricato provvederà anche ad iscriverli in appositi registri e a vigilare sul corretto uso della denominazione protetta. In assenza di un Consorzio di tutela incaricato le predette funzioni saranno svolte dal MiPAF in quanto autorità nazionale preposta all’attuazione del Reg. CEE 2081/92.
L’utilizzazione non esclusiva di castagne a denominazione “Marrone di Roccadaspide” consente soltanto il riferimento alla denominazione, secondo la normativa vigente, tra gli ingredienti del prodotto che lo contiene, o nel quale è trasformato o elaborato.

Articolo 12.
Logotipo
I criteri seguiti per la realizzazione del marchio sono stati l’utilizzo di forme arrotondate (ellissi) e di costruzioni vettoriali (una castagna stilizzata) con la scelta accurata di cinque tinte pantone.
Il marchio consta di due ellissi: l’ellisse esterna di tinta pantone 354 e di proporzioni vettoriali 1:0,79; l’ellisse interna di tinta pantone 1205 (85% di tinta) e di proporzioni vettoriali 1:0,91, spostata verso sinistra rispetto all’ellisse esterna del 55%.
Segue la costruzione vettoriale dell’immagine raffigurante la castagna che risulta essere inclinata di 41,6° in senso orario e delineata da due tinte pantone: pantone 438 per le linee di contorno e pantone 729 per il corpo interno della costruzione. Lo stesso pantone 729 colora il carattere istituzionale (carattere utilizzato Dauphin) del testo “Marrone di Roccadaspide” e il carattere istituzionale IGP (carattere utilizzato Times New Roman) del testo “Indicazione Geografica Protetta”. Sotto l’immagine raffigurante la castagna è stata inserita una costruzione vettoriale a stella di colore pantone 382 tagliata sul lato sinistro dall’ellisse interna.
Per la scelta dei caratteri tipografici si è utilizzato il carattere Dauphin, mentre per la dicitura“Indicazione Geografica Protetta” si è mantenuto il carattere istituzionale Times New Roman presente nel marchio istituzionale IGP.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Marrone di Roccadaspide I.G.P. - per la foto si ringrazia

Marrone di Roccadaspide I.G.P. – per la foto si ringrazia

 

Pomodorino del Piennolo del Vesuvio – D.O.P.

Zona di produzione

La zona di produzione è concentrata nell’agro vesuviano, in provincia di Napoli, in un territorio che comprende 18 comuni.

Caratteristiche

Ecotipi di pomodorini della specie Lycopersicon esculentum Mill. riconducibili alle seguenti denominazioni popolari: “Fiaschella”, “Lampadina”, “Patanara”, “Principe Borghese” e “Re Umberto” tradizionalmente coltivati sulle pendici del Vesuvio.
I frutti ammessi a tutela devono avere le seguenti caratteristiche:
a) allo stato fresco, entro quattro giorni dalla raccolta:
– pezzatura: non superiore a 25 g;
– colore esterno (a maturazione): vermiglio
– colore della polpa: rosso
– consistenza: elevata
– sapore: vivace, intenso e dolce-acidulo
– tenace attaccatura al peduncolo
b) allo stato conservato al piennolo:
– colore esterno: rosso scuro
– colore della polpa: rosso
– consistenza: buona
– sapore: vivace ed intenso
– turgore: ridotto a fine conservazione.

Disciplinare di produzione – Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP

Articolo 1.
Denominazione
La Denominazione d’Origine Protetta (D.O.P.) Pomodorino del Piennolo del Vesuvio è riservata ai pomodori che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
La Denominazione d’Origine Protetta (DOP) Pomodorino del Piennolo del Vesuvio designa il frutto degli ecotipi di pomodorini della specie Lycopersicon esculentum Mill. riconducibili alle seguenti denominazioni popolari “Fiaschella”, “Lampadina”, “Patanara”, “Principe Borghese” e “Re Umberto” tradizionalmente coltivati sulle pendici del Vesuvio, aventi i seguenti caratteri distintivi: pianta ad accrescimento indeterminato; frutto di forma ovale o leggermente pruniforme con apice appuntito e frequente costolatura della parte peduncolare; buccia spessa, è escluso l’impiego di ibridi.
I frutti ammessi a tutela devono avere le seguenti caratteristiche:
a) allo stato fresco, entro quattro giorni dalla raccolta.:
– Pezzatura: non superiore a 25 g;
– Parametri di Forma: rapporto fra i diametri maggiore e minore: compreso fra 1,2 e 1,3
– colore esterno (a maturazione): vermiglio
– colore della polpa: rosso
– consistenza: elevata
– sapore: vivace, intenso e dolce-acidulo
– Residuo ottico (r.o.) min 6,5° Brix
– Tenace attaccatura al peduncolo
b) allo stato conservato al piennolo:
– colore esterno: rosso scuro
– colore della polpa: rosso
– consistenza: buona
– sapore: vivace ed intenso
– turgore: ridotto a fine conservazione

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione e condizionamento della D.O.P “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio”, di cui al presente disciplinare comprende:
– l’intero territorio dei seguenti comuni della provincia di Napoli: Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa Di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase, e la parte del territorio del comune di Nola delimitata perimetralmente: dalla strada provinciale Piazzola di Nola – Rione Trieste (per il tratto che va sotto il nome di “Costantinopoli”), dal “Lagno Rosario”, dal limite del comune di Ottaviano e dal limite del comune di Somma Vesuviana.

Articolo 4.
Prova dell’origine
Ogni fase del processo produttivo viene monitorata documentando per ognuna gli input e gli output. In questo modo e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione e dei nominativi di produttori e condizionatori, nonché attraverso la denuncia alla struttura di controllo delle quantità prodotte, viene garantita la tracciabilità del prodotto.
Tutte le persone, fisiche o giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da parte dell’organismo di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento
Le condizioni ed i sistemi di coltivazione, conservazione e trasformazione dei pomodori destinati alla produzione della D.O.P. “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio”, devono essere quelli della zona, e comunque atti a conferire al prodotto che ne deriva, le specifiche caratteristiche qualitative di cui all’art. 2.
Non è ammessa la coltivazione in ambiente protetto (serre o tunnel) o fuori suolo.
Per quanto riguarda gli impianti produttivi e la tecnica colturale da adottare, devono essere rispettate le seguenti prescrizioni:
Materiale di propagazione: devono essere utilizzate piantine autoprodotte o piantine sane e certificate ai sensi della normativa fitosanitaria vigente, provenienti da vivai iscritti al Registro Ufficiale dei Produttori regionale;
Impianto: va eseguito tra il 15 marzo e il 15 maggio con messa a dimora di piantine radicate in semenzai allestiti sul suolo oppure in contenitori alveolati.
Sistemi e distanze di piantagione: i sesti d’impianto devono essere compresi fra 15 e 30 cm sulla fila e fra 80 e 120 cm fra le file. Le piantine vanno trapiantate in file parallele fra loro in modo che le distanze sulla fila fra le piante e fra le file siano regolari. La densità d’impianto non deve essere superiore a 45.000 piante per ettaro; è consentita la coltura in consociazione, in questo caso le prescrizioni di densità devono applicarsi alle porzioni di suolo effettivamente investite a pomodoro.
– Forma di allevamento: il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio va coltivato esclusivamente in pieno campo; le piante, allevate in verticale, con sviluppo in altezza fino a cm 80, sono sostenute con legature di fili tesi fra paletti di sostegno o da cannucce infisse al suolo, in gruppi di tre, a mò di capannina. In questa maniera le bacche non toccano il suolo ed i frutti, ricevendo i raggi del sole in maniera uniforme, acquistano la colorazione rosso ardente che li contraddistingue.
– La concimazione è eseguita con fertilizzanti organici, che si prestano particolarmente ad ammendare ed integrare le dotazioni dei suoli lavici, poco humificati; è consentito anche il ricorso a concimi minerali.
– Irrigazione: sono ammessi solo i metodi di irrigazione localizzata o di microdistribuzione dell’acqua ed è vietata l’irrigazione a pioggia con grandi volumi e l’irrigazione a scorrimento, ciò allo scopo di salvaguardare le condizioni pedoclimatiche. Infatti la coltivazione su suolo asciutto e lavico, caratterizzato da elevate escursioni termiche fra giorno e notte, favorisce la lunga e naturale conservazione, conferendo maggiore consistenza alla buccia ed elevata sapidità alle bacche.
– Difesa antiparassitaria: è consentita nel rispetto della normativa vigente.
– È vietata la distribuzione in campo di prodotti ormonali e disseccanti che interferiscono con il naturale ciclo della pianta.
– La raccolta dei pomodorini deve essere effettuata a mano, nel periodo compreso tra il 20 giugno ed il 31 agosto.
– La produzione unitaria massima è fissata in 16 tonnellate, rapportata ad ettaro di coltura specializzata.
– Le bacche raccolte devono essere sane e indenni da attacchi parassitari tali da pregiudicarne la buona conservazione.
– Il prodotto può essere venduto:
fresco, allo stato di bacche o di grappoli posti alla rinfusa in idonei contenitori;
conservato, allo stato di bacche o di grappoli posti alla rinfusa in idonei contenitori, o in piennoli.
Per quanto riguarda la conservazione dei pomodorini “al piennolo” devono essere rispettate le seguenti prescrizioni:
– I grappoli o “schiocche”, una volta raccolti, vengono sistemati su un filo di fibra vegetale, legato a cerchio, così da comporre un unico grande grappolo, o “piennolo”, del peso, a termine conservazione, compreso fra kg 1 e 5. I piennoli, così ottenuti, vanno tenuti sospesi da terra mediante ganci o su idonei supporti, in luogo asciutto e ventilato.
– Durante le fasi di conservazione, sia per il prodotto al piennolo che per quello in imballaggi, non deve essere effettuato alcun trattamento chimico. Possono essere usati unicamente sistemi fisici per la miglior protezione del prodotto e che non siano in grado di alterarne le caratteristiche, quali: retine contro gli insetti ed apparecchi ad ultrasuoni.
– La conservabilità dei piennoli non ha una durata definita ed è ancorata al permanere delle buone caratteristiche di aspetto ed organolettiche del prodotto.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente
Le peculiarità del Pomodorino del Piennolo del Vesuvio sono la elevata consistenza della buccia, la forza di attaccatura al peduncolo, l’alta concentrazione di zuccheri, acidi e altri solidi solubili che lo rendono un prodotto a lunga conservazione durante la quale nessuna delle sue qualità organolettiche subisce alterazioni. Tali peculiarità sono profondamente legate ai fattori pedoclimatici tipici dell’area geografica in cui il pomodorino è coltivato dove i suoli, di origine vulcanica, sono costituiti da materiale piroclastico originato dagli eventi eruttivi del complesso vulcanico Somma-Vesuvio.
La morfologia dei suoli, quindi, è quella tipica che si riscontra lungo le pendici del cono vesuviano ed è caratterizzata da tessitura sabbiosa, che rende i terreni molto sciolti e drenati. I suoli hanno mediamente una reazione neutra o sub-alcalina ed una buona dotazione in macro e micro elementi assimilabili, collocati lungo le pendici acclivi del complesso vulcanico, sono stati oggetto di terrazzamenti ed hanno una giacitura pianeggiante o leggermente acclive.
Il clima, nel corso della stagione colturale, è prevalentemente asciutto, con discreta ventosità elevate temperature massime, ampie escursioni termiche fra notte e giorno ed elevati livelli di insolazione. Ciò contribuisce ad un naturale controllo delle malattie parassitarie, in particolare di quelle crittogamiche.
L’incidenza ambientale è tale che gli stessiecotipi di pomodoro, se coltivati fuori area tipica, forniscono frutti con qualità sensibilmente diversi rispetto a quelli oggetto di tutela.
Il pomodorino, conservato al piennolo o in conserva, rappresenta una delle produzioni più antiche e tipiche dell’area vesuviana. Le prime testimonianze documentate, e tecnicamente dettagliate, sulla presenza e sull’uso del pomodorino nel comprensorio Vesuviano risalgono alle pubblicazioni de proff. Palmieri, De Rosa e Cozzolino, della Regia Scuola Superiore di Agricoltura di Portici (Na), rispettivamente del 1885, 1902 e 1916.
Nei secoli scorsi la coltivazione di questo tipo di pomodoro si era affermata sia per le ridotte esigenze colturali che per l’idoneità alla lunga conservazione nei mesi invernali, in virtù della consistenza della buccia, della forza di attaccatura al peduncolo e dell’alto contenuto in solidi solubili. L’antica diffusione di questa tipologia di pomodoro conservato era infatti legata alla necessità di dover disporre nei mesi invernali di pomodoro allo stato fresco per poter adeguatamente guarnire le preparazioni domestiche da sempre molto diffuse nel napoletano, fra cui pizze e primi piatti, che richiedevano intensità di gusto e di fragranze.
Come sempre accadeva per gli ortaggi d’uso familiare, i contadini sceglievano i frutti che reputavano più adatti e ne prelevavano il seme, che andava a costituire il materiale di riproduzione per l’anno successivo. Così nella prima metà del ‘900 erano già conosciuti e diffusi i pomodorini “Fiaschella”, “Lampadina”, “Principe Borghese”, “Re Umberto” e “Patanara” da cui sono derivati gli attuali ecotipi.
Il fattore umano, esplicatosi nella messa a punto di un metodo di coltivazione e di conservazione ben calibrato e tipico della zona, unito al particolare quadro ambientale dell’area vesuviana, frutto dell’ottimale insolazione, del clima asciutto e soprattutto della straordinaria natura piroclastica dei suoli, hanno portato ad un prodotto unico nel suo genere, per pregio organolettico e serbevolezza, quale è quello che ancora oggi si coltiva e si conserva.
Le famiglie vesuviane, infine, sono solite preparare la tradizionale e secolare conserva tipica detta “a pacchetelle”, caratterizzata da un processo di lavorazione manuale, fortemente legato al territorio vesuviano, che si è tramandato nel tempo e che ancora oggi si svolge utilizzando il Pomodorino del Piennolo del Vesuvio non pelato, tagliato longitudinalmente in metà o in spicchi (o “filetti”) e conservato in vaso di vetro.

Articolo 7.
Controlli
Il controllo sulla conformità del prodotto al disciplinare è svolto da una struttura di controllo conformemente a quanto stabilito dagli articoli 10 e 11 del Reg. (CE) n.510/2006.

Articolo 8.
Etichettatura
L’immissione al consumo della D.O.P. “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio”, deve avvenire secondo le seguenti modalità:
– allo stato fresco, il prodotto deve essere posto in vendita allo stato di bacche o di grappoli, posti alla rinfusa in idonei contenitori sigillati, con capienza fino ad un massimo di 10 kg.;
– conservato “al piennolo”; i piennoli devono avere un peso massimo di 5 kg ed essere posti in vendita o singolarmente con il logo identificativo della D.O.P. o in idonei contenitori sigillati.
– conservato, allo stato di bacche o di grappoli, posti alla rinfusa in idonei contenitori sigillati, con capienza fino ad un massimo di 10 kg.;
Sulle etichette apposte al prodotto o su quelle prestampate sui contenitori o sulle confezioni, devono essere riportate, a caratteri di stampa chiari e leggibili, le seguenti indicazioni:
– “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio” e “Denominazione d’Origine Protetta” (e/o il suo acronimo D.O.P.), con dimensioni maggiori di qualsiasi altra dicitura o elemento riportato;
– Il logo comunitario identificativo della D.O.P.;
– il nome, la ragione sociale e l’indirizzo dell’azienda confezionatrice o produttrice;
– la quantità di prodotto effettivamente contenuta nella confezione, espressa in conformità delle norme vigenti.
Dovrà figurare, inoltre, il logo di seguito descritto, da utilizzare in abbinamento inscindibile con la denominazione d’origine protetta.
Alla denominazione d’origine protetta di cui all’art.1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli termini: tipo, gusto, uso, selezionato, scelto e similari.
E’ tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento ad aziende, nomi, ragioni sociali, marchi privati , non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente; tali indicazioni potranno essere riportate in etichetta con caratteri di dimensioni inferiori per indicare la Denominazione di Origine Protetta.
Il logo è costituito da una silouhette del “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio” comprensiva di peduncolo, il cui prolungamento richiama il profilo del Vesuvio con l’annesso golfo; sulla vetta del Vesuvio risaltano, in nero, due nuvolette di fumo stilizzate. Nella parte inferiore campeggia la scritta arcuata: “pomodorino del piennolo del Vesuvio” realizzata con font “arial” e debitamente “convertita in curve”. Nella parte superiore, come a racchiudere il “core” del logo, vi è una linea curva rossa, che è interrotta al suo apice dalla scritta “D.O.P.”, realizzata con font “arial black” debitamente “convertita in curve”.
Dal punto di vista colorimetrico, il logo è costituito dai colori in positivo rosso (pantone 485 CVC), verde (pantone 368 CVC 2X) e nero (pantone process black). Il rosso caratterizza il pomodorino e la linea curva che racchiude il logo; il verde caratterizza il peduncolo e le foglie raffigurati dal Vesuvio con relativo golfo nonché la scritta “pomodorino – piennolo – Vesuvio ; il nero caratterizza il fumo del Vesuvio, la scritta D.O.P. e le scritte “del” all’interno della scritta “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio”.
Il fondo è di colore bianco. Sono però consentiti fondi di colore diverso ad eccezione del nero, del rosso, del verde e relative sfumature.
Sono inoltre ammesse tre versioni monocromatiche: una interamente in rosso (pantone 485 CVC), una in verde (pantone 368 CVC 2X) ed un’ultima in scala di grigio (black- black 70% – black 50% e bianco). E’ possibile stampare la versione monocromatica esclusivamente su fondo contrastante ma non su fondo dello stesso colore.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Pomodorino del Piennolo del Vesuvio D.O.P. - per la foto si ringrazia

Pomodorino del Piennolo del Vesuvio D.O.P. – per la foto si ringrazia

Pomodorino del Piennolo del Vesuvio D.O.P. - per la foto si ringrazia

Pomodorino del Piennolo del Vesuvio D.O.P. – per la foto si ringrazia

Pomodoro S. Marzano dell'Agro Sarnese-Nocerino – D.O.P.

Zona di produzione

Il “Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” DOP si coltiva nell’Agro Sarnese-nocerino, in provincia di Salerno, nell’Acerrano-nolano e nell’area Pompeiana-stabiese, in provincia di Napoli e nel Montorese, in provincia di Avellino.

Caratteristiche

Il pomodoro San Marzano è lungo, nervoso, consistente. Esso è l’unico che non si frantuma nella lavorazione; al contrario si mantiene intero e, per così dire, vivo nel barattolo. Soltanto con esso si può ottenere un pelato di alta qualità e supremo sapore.

Disciplinare di produzione – Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino DOP

Articolo 1.
La Denominazione di Origine Protetta (DOP) ‘Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” è riservata al pomodoro che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dalle norme dei presente disciplinare di produzione e trasformazione.

Articolo 2.
La Denominazione d’Origine Protetta (DOP) “Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” senza altra qualificazione, è riservata al pomodoro pelato ottenuto da piante delle varietà S. Marzano 2 e KIROS (ex Selezione Cirio 3). Possono concorrere alla produzione di detto pomodoro anche linee ottenute a seguito di miglioramento genetico delle sudette varietà, sempre che, sia il miglioramento che la coltivazione, avvengano nell’ambito dei territorio così come delimitato nel successivo art. 3 e presentino caratteristiche conformi allo standard di cui all’art. 5.

Articolo 3.
Il pomodoro ottenuto dalle varietà S. Marzano 2 e KIROS o dì linee migliorate, per avvalersi della Denominazione di Origine Protetta (DOP): ‘Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” deve essere prodotto da aziende agricole e trasformato da aziende industriali entrambi ricadenti nelle aree territoriali così delimitate:

PROVINCIA DI SALERNO:
L’intero territorio dei comuni di S. Marzano, Scafati, S. Valentino Torio; Comune di Baronissi: a nord dal Km 10 della strada “S.S. 88” -confine territorio comune di Fisciano, Ponte S. Chirico -abitato Orignano, ad ovest dal Km 10 della Statale 88 -Località Cariti al di sopra della S.S. 88 -Casa Fumo -Casa Mari -Casal Siniscalchi -100 m. al di sopra della strada S.S. 88, ad est dell’ abitato di Orignano -Masseria Petrone.-Casa Faiella -S. Maria delle Grazie -Strada Comunale S. Agnese e Caprecano a sud da Casa Siniscalchi -Casa Napoli sotto Monticello -Casa Staccarulo -Stradìna Comunale Staccarulo e abitato Caprecano.
Comune di Fisciano: da località Balìano, i territori, ad est del proprio confine al Km 12 della S.S. 88, segue limite comunale fino alla località Piazza di Pandola, Madonna del Soccorso, Canfora, Pizzolano, Bivio Strada Villa, La Sala, Bivio Strada Carpineta, Località Cappuccino, Borgo Penta, fino a località Bolano.
Comune di Mercato S. Severino: zona nord compresa all’ínterno della strada provinciale Cimitero -Pendino -Costa -Priscoli -Torello -Carifi -Caldo -Ciorani -Piedimonte -Torrente Lavinaro -Capocasale S. Vincenzo -Centro abitato Mercato San Severino -S.S. 88 -Pandola Acigliano -S.Mango -Confine territorio Avellino -Ferrovia fino a centro abitato Mercato S. Severino (territorio compreso tra la ferrovia e la strada S.S. Nazionale) fino a Grafone; zona sud compresa fra la frazione Curteri -S. Angelo -Ospizio -Piazza del Galdo -S. Eustachio (territorio compreso tra la Nazionale e la Provinciale Pendino) Costa -Casa Lombardi. Comune di Siano: da località Torello -Limite comunale -strada Castel S. Giorgio Siano -verso nord -centro abitato Siano -Cimitero -Campomanfoli fino a ricongiungersi con Torello.
Comune di Castel S. Giorgio: da Codola -lungo il confine comunale fino a S. Maria a favore da qui per Aiello Campo Manfoli ~ lungo il confine comunale fino a Torello. Da Frazione S. Croce tutta la zona a sud della S.S. 266 fino a ricongiungersi con Codola. Comune di Roccapiemonte: intero territorio comunale con esclusione della zona ad est della strada provinciale Camerelle -S. Severino.
Comune di Nocera Superiore: zona nord -da Masseria La Starza -Strada Provinciale S. Maria delle Grazie Sant’Onofrio -Croce Mallone -Iroma -Materdomini -ad ovest da Masseria La Starza per tutto il confine con il Comune di Nocera Inferiore fino a Croce S. Pietro. Ad est dalla frazione Materdomini -Strada Prov. le Materdominí -Casa Rinaldi -Pecorari -Linea Ferroviaria fino al confine territorio Cava dei Tirreni -Loc. Camerelle. A sud tutta la zona sottostante la S.S. 18 e Torrente Cavaiola, con inizio da confine territorio Nocera Inferiore e fino al confine con Cava dei Tirreni.
Comune di Nocera Inferiore: l’intero territorio comunale con esclusione dei centro urbano e dell’intera zona a sud della S.S. 18.
Comune di Sarno: l’intero territorio comunale con esclusione della zona N.E. del tracciato: sorgente S. Marino, Masseria Scarola, Ponte Alaría, centro urbano, cimitiero, S. Maria della Foce, La Marmora, fino al confine prov.Le.
Comune di Pagani: l’intero territorio comunale con esclusione della zona sud della strada S. Lorenzo -Pagani.
Comune di S. Egidio Monte Albino: l’intero territorio comunale con esclusione della zona a sud della strada intercomunale Angri -Pagani.
Comune di Angri: l’intero territorio comunale con esclusione dell’intera zona a sud dell’acquedotto dell’Ausino.

PROVINCIA DI AVELLINO:
Comune di Montoro Superiore: da Sud -frazione di Caliano -Strada per S. Eustachio, casa Castello. Ad Est verso Cimitero -località Mercatello. Ad Est segue il confine comunale fino a ricongiungersi con località Caliano.
Comune di Montoro Inferiore: da Sud -località P.zza di Pandola seguendo limite prov. le verso Est, incrocio con linea ferroviaria fino all’incrocio con S.S. 88. Segue zona Ovest S.S. 88 fino al limite abitato, Preturo -strada ferrata. Zona Ovest fino a Ponte di Borgo -segue fino ad abitato Borgo -località Marcatello, e da qui verso Sud lungo confine territorio comunale fino ad incrocio strada comunale Piano -S. Pietro.
Prosegue a Sud per Ponte Leone fino a ricongiungersi con P.zza di Pandola.

PROVINCIA DI NAPOLI:
L’intero territorio dei comuni di Boscoreale, Poggiomarino, Pompei, S. Antonio Abate, S. Maria La Carità, Striano.
Comune di Gragnano: da frazione S. Leone segue strada Prov.le Gragnano -Pimonte Castellarnmare di Stabia Pompei -S. Antonio Abate -Lettere fino a ricongiungersi con la frazione S. Leone.
Comune di Castellammare: da strada comunale Gragnano -Castellammare di Stabia con inizio confine territorio Gragnano località Sommozzariello, segue linea ferroviaria fino a località Muscariello, devia a Est verso località Tavemola fino a masseria di Somma e continua lungo il confine comunale fino a ricongiungersi con località Sommozzariello.
Altri Comuni: Acerra, Afragola, Brusciano, Caivano, Casalnuovo, Camposano, Castelcisterna, Cicciano, Cimitile, Mariglianella, Marigliano, Nola, Palma, Pomigliano, Scisciano, S. Vitaliano.
L’area sopraddetta è riportata nella cartina della provincia di Salerno con propaggine nelle province di Napoli e Avellino ed è stata perimetrata sulle carte dell’I.G.M.I. a125.000 che fanno parte integrante del presente Disciplinare. Tutti i Comuni sono inclusi nell’Agro SarneseNocerino e zone viciniori e sono interessati, per la parte di pianura e come utilizzazione, alla zona seminativa irrigua o irrigabile. La parte collinare o a basso rilievo è naturalmente esclusa, non essendo irrigua.

Articolo 4.
Le condizioni ambientali e di coltura del territorio destinato alla produzione del pomodoro di cui all’art. 3 devono essere quelle tradizionali e comunque atte a conferire al pomodoro le proprie caratteristiche descritte nel successivo art. 5. Dal punto di vista morfologico, il comprensorio dell’Agro Sarnese-Nocerino si estende nella pianura del Sarno che è ricoperta per la maggior parte da materiale piroclastico di origine vulcanica.
Dal punto di vista strettamente pedologico, i terreni dell’Agro Sarnese-Nocerino si presentano molto profondi, soffici, con buona dotazione di sostanza organica ed un’elevata quantità di fosforo assimilabile e di potassio scambiabile.
L’idrologia del territorio è molto ricca per la presenza di numerose sorgenti e di abbondanti falde a diversa profondità. L’acqua per uso irriguo, in genere viene derivata da pozzi che si alimentano direttamente dalla falda freatica.
Circa il clima, l’Agro Sarnese-Nocerino risente della benefica influenza del mare. Le escursioni termiche non sono notevoli e qualora il termometro scende al disotto dello zero, non vi permane a lungo; la grandine è una meteora piuttosto rara. I venti dominanti sono il Maestro del Nord e lo Scirocco del Sud. Le piogge sono abbondanti in autunno, inverno e primavera; scarse o quasi nulle nell’estate. Sebbene le piogge difettino nei mesi estivi, l’umidità relativa dell’aria si mantiene piuttosto alta. Il trapianto, di norma, si esegue nella I’ quindicina del mese di Aprile, però può protrarsi fino alla I decade di Maggio.
Il sesto di impianto deve essere minimo di 40 cm sulla fila e 110 cm tra le file; La forma di allevamento esclusiva deve essere quella in verticale con tutori idonei e fili orizzontali. Sono ammesse, oltre alle normali pratiche colturali, sia la spollonatura che la cirnatura. t consentita la coltivazione in ambienti protetti al fine di proteggere le coltivazioni dall’attacco di parassiti e insetti nocivi.
E’ vietata ogni pratica di forzatura tendente ad alterare il ciclo biologico naturale del pomodoro, con particolare riguardo alla maturazione.

La raccolta dei frutti è compresa tra il 30 luglio ed il 30 settembre e deve essere eseguita esclusivamente a mano, in maniera scalare, quando essi raggiungono la completa maturazione, ed avviene in più riprese. I frutti raccolti devono essere sistemati e trasportati in contenitori di plastica, la cui capienza va da 25 a 30 Kg. Per il trasporto all’industria di trasformazione, le bacche arrivate al centro di raccolta aziendale e/o collettivo possono
successivamente essere trasferite in cassoni, singolarmente identificati, in quantità non superiore a 2,5 quintali. La resa massima è di 80 tonnellate per Ha e la resa in prodotto trasformato non raggiunge valori superiori all’80%. Dal punto di vista produttivo le principali operazioni tecnologiche previste per la preparazione dei prodotti industriali (pelati) sono le seguenti:
-pomodori pelati interi: Lavaggio e Cernita -Pelatura -Separazione pelli -Cernita prodotto Inscatolamento -Aggiunta liquido di governo a pressione atmosferica o sotto vuoto Aggraffatura -Sterilizzazione -Raffreddamento scatole -Magazzinaggio. Preparati in accordo alle buone norme di produzione.
-pomodori pelati a filetti: Lavaggio e Cernita -Pelatura -Separazione pelli -Cernita prodotto filettatura -sgrondatura -Inscatolamento -Aggiunta liquido di governo a pressione atmosferica o sotto vuoto -Aggraffatura Sterilizzazione -Raffreddamento scatole -Magazzinaggio. Preparati in accordo alle buone norme di produzione.

Articolo 5.
La pianta e le bacche del pomodoro della varietà S. Marzano 2, KIROS o di linee migliorate, come precisato all’art. 2, ammesse alla trasformazione per la produzione del Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino a denominazione di Origine Protetta -DOP -devono presentare i seguenti requisiti:

1) Caratteristiche della pianta
-sviluppo indeterminato di qualunque statura, con esclusione dei tipi indeterminati;
-fogliame ben ricoprente le bacche;
-maturazione scalare;
-bacche acerbe con “spalla verde”.

2) Caratteristiche della bacca del prodotto fresco idoneo alla pelatura:

Standard 1:
a) bacca con due o tre logge, forma allungata parallelepipeda tipica con lunghezza da 60 a 80 mm. calcolata dall’attacco del peduncolo alla cicatrice stilare;
b) sezione trasversale angolata;
c) rapporto assi: non inferiore a 2,2 + 0,2 (calcolato tra lunghezza dell’asse longitudinale e quella dell’asse trasversale maggiore nel piano equatoriale);
d) assenza di peduncolo;
e) colore rosso tipico della varietà;
f) facile distacco della cuticola;
g) ridotta presenza di vuoti placentari;
h) p H non superiore a 4,50;
i) residuo rifrattometrico a 20′ C uguale o superiore al 4,0%;
l) limitata presenza di fasci vascolari ispessiti nella zona peziolare (fittone).

Standard 2:
a) bacca con due o tre logge, forma allungata cilindrica tendente al piramidale con lunghezza da 60 a 80 mm. Calcolata dall’attacco del peduncolo alla cicatrice stilare;
b) sezione trasversale tondeggiante;
c) rapporto assi: non inferiore a 2,2 + 0,2 (calcolato tra lunghezza dell’asse longitudinale e quella dell’asse trasversale maggiore nel piano equatoriale);
d) assenza di peduncolo;
e) colore rosso tipico della varietà;
f) facile distacco della cuticola; g) ridotta presenza di vuoti placentari;
h) p H non superiore a 4,50; i) residuo rifrattometrico a 20′ C uguale o superiore al 4,0%;
1) limitata presenza di fasci vascolari ispessiti nella zona peziolare (fittone).
Per entrambi gli standard sono ammesse le seguenti tolleranze:
al punto a) frutti di forma leggermente irregolare, ma tipica della varietà, purché non interessino più del 5% della partita;
al punto d): peduncoli: massimo l’1% dei frutti;
al punto e): arca gialla fino ad un massimo di 2 cmq per frutto purché non interessino più dei 5% della partita;
al punto i) è ammissibile per il residuo rifrattometrico a 20′ C una tolleranze di -0,2.

Articolo 6.
La Denominazione d’Origine Protetta -DOP -“Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” designa i frutti interi o a filetti ottenuti dalla pelatura di bacche aventi le caratteristiche previste dall’articolo 5 punto 2) provenienti dalle coltivazioni effettuate nelle zone tipiche indicate nell’articolo 3. Il prodotto trasformato deve, inoltre, possedere i seguenti requisiti minimi:

Pomodori pelati interi:
-colore rosso tipico della varietà, valutato con metodo visivo; è ammessa una presenza di area gialla fino ad un massimo di 2 cmq per frutto purché non interessi più dei 5% del campione considerato;
-assenza di odori e sapori estranei;
-assenza di larve di parassiti e di alterazioni di natura parassitaria costituiti da macchie necrotiche di qualunque dimensione interessanti la polpa. Assenza di marciume interno lungo l’asse stilare;
-peso dei prodotto sgocciolato non inferiore al 65% del peso netto;
-essere interi o comunque tali da non presentare lesioni che modifichino la forma o il volume del frutto per non meno del 65% del peso dei prodotto sgocciolato;
-residuo ottico rifrattometrico netto a 20′ C uguale o superiore a 5,0% con una tolleranza di 0.2;
-media del contenuto in bucce, determinata almeno su cinque recipienti non superiore a 2 cmq per ogni g 100 di contenuto. In ogni recipiente il contenuto in bucce non deve superare il quadruplo di tale limite;
-il valore delle muffe, dei pomodori conservati (pomodori e liquido di governo) non deve superare il 30% dei campi positivi per prodotti con un residuo ottico rifrattometrico a 20′ C inferiore al 6,0% e, il 40% dei campi positivi per prodotti con un residuo ottico rifrattometrico a 20′ C uguale o superiore al 6,0%;
-il contenuto totale degli acidi D ed L lattico dei pomodori conservati pomodori e liquido di governo) non deve essere superiore a 0,4 g/Kg;
-il valore del pH deve essere compreso tra 4,2 e 4,5;
-è consentita l’aggiunta di sale da cucina in misura non superiore al 3% del peso netto. (il tenore naturale dei cloruri è considerato pari al 2% dei residuo ottico ritrattometrico);
-è consentita l’aggiunta di foglie di basilico;
-è consentita l’aggiunta di acido citrico come coadiuvante tecnologico nel limite massimo di 0.5% del peso del prodotto;
-è consentita l’aggiunta di succo di pomodoro, succo di pomodoro parzialmente concentrato, semi-concentrato di pomodoro ottenuto esclusivamente da frutti di pomodoro della varietà S. Marzano 2, KIROS o di linee migliorate, prodotti nell’Agro Sarnese-Nocerino.

Pomodori pelati a filetti:
-colore rosso tipico della varietà, valutato con metodo visivo; è ammessa una presenza di arca gialla fino ad tiri massimo di 2 cmq per frutto purché non interessi più del 5% del campione considerato;
-assenza di odori e sapori estranei;
-assenza di larve di parassiti e di alterazioni di natura parassitaria costituiti da macchie necrotiche di qualunque dimensione interessanti la polpa. Assenza di marciume interno lungo l’asse stilare,
-peso del prodotto sgocciolato non inferiore al 65% del peso netto; -tagliati longitudinalmente a spicchi;
-residuo ottico rifrattometrico netto a 20′ C uguale o superiore a 5,0% con una tolleranza di 0.2;
-media del contenuto in bucce, determinata almeno su cinque recipienti non superiore a 2 e mq per ogni g 100 di contenuto. In ogni recipiente il contenuto in bucce non deve superare il quadruplo di tale limite;
-il valore delle muffe, dei pomodori conservati (pomodori e liquidò di governo) non deve superar& il 30% dei campi positivi per prodotti con un residuo ottico rifrattometrico a 20′ C inferiore al 6,0% e, il 40% dei campi positivi per prodotti con un residuo ottico rifrattometrico a 20′ C uguale o superiore al 6,0%;
-il contenuto totale degli acidi D ed L lattico dei pomodori conservati (pomodori e liquido di governo) non deve essere superiore a 0,4 g/Kg;
il valore del pH deve essere compreso tra 4,2 e 4,5;
-è consentita l’aggiunta di sale da cucina in misura non superiore al 30A del peso netto. (il tenore naturale dei cloruri è considerato pari al 2% del residuo ottico rifrattometrico);
-è consentita l’aggiunta di foglie di basilico;
-è consentita l’aggiunta di acido citrico come coadiuvante tecnologico nel limite massimo di 0.5% del peso del prodotto;
-è consentita l’aggiunta di succo di pomodoro, succo di pomodoro parzialmente concentrato, semi-concentrato di pomodoro ottenuto esclusivamente da frutti di pomodoro della varietà S. Marzano 2, KIROS o di linee migliorate prodotti nell’Agro Sarnese-Nocerino.

Articolo 7.
Il Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” -DOP-può essere confezionato in contenitori di vetro e in scatole di banda stagnata di scelta standard D. R. F. (Doppia riduzione a freddo).
Tali caratteristiche fanno salve future modifiche dei contenitori, rispondenti ad esigenze tecnologiche e mercantili nuove o specifiche ma comunque idonee prodotto in oggetto, nei limiti consentiti dalle vigenti norme comunitarie in materia.

Articolo 8.
Alla denominazione di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quella prevista nel presente disciplinare ivi compresi gli aggettivi “extra, scelto, selezionato, superiore, tipo, ecc.”.
E’ consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi o ragioni sociali o marchi privati purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno l’acquirente e consumatore.
Le industrie di trasformazione che esercitano la propria attività nel territorio di cui all’art.3, devono includere, sulle etichette da applicare intorno ai contenitori di vetro o alle scatole di banda stagnata e sui cartoni che le contengono, le apposite dizioni:
-Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino;
-Denominazione di Origine Protetta -DOP;
-Pomodori pelati interi, pomodori pelati a filetti; -il nome dell’azienda produttrice;
-la quantità di prodotto effettivamente contenuto in conformità alle norme vigenti; -la campagna di raccolta e trasformazione;
-la data di scadenza.
Deve altresì figurare il simbolo grafico specifico (Logo).

Descrizione del Logo:
Cerchio di stile grafico a tratto semplice e curvilineo affinché le immagini siano di facile comunicazione. I colori sono primari e forti: il rosso del pomodoro, il verde delle foglie ed il bianco che contorna il marchio richiama i colori della bandiera nazionale e sono in primo piano. Ad essi sono aggiunte sfumature di marrone per il tratto stilizzato del Vesuvio, fino ad arrivare ad un forte giallo per dare solarità all’immagine tutta-dal basso verso l’alto, infine, il blu che
teorizza l’abbraccio del mare a tutto il nostro territorio. La dicitura “Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” è stata posizionata intorno ad un primo cerchio usando i colori verde su bianco.
Al centro del primo cerchio, in primo piano, troviamo l’immagine del classico grappolo di pomodoro S. Marzano.
I caratteri con cui sono indicate le dizioni, devono essere della medesima dimensione, grafica e colore, raggruppati nel medesimo campo visivo e presentati in modo chiaro, leggibile, indelebile e sufficientemente grandi da risaltare sullo sfondo sul quale sono riprodotti, così da poter essere distinti nettamente dal complesso delle altre diciture o dagli altri disegni.

Articolo 9.
Il controllo per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione è svolto da un Organismo autorizzato, conformemente a quanto stabilito dall’art. 10 del Regolamento CEE n. 2081 del 14/07/1992. Tale struttura è l’Organismo di controllo IS.ME.CERT.-Istituto mediterraneo di Certificazione Agroalimentare, via G.Porzio centro Direzionale Isola G/I 80143 Napoli, tel. 0817879789, Fax: 0816040176, e-mail: infosmecert.it
A tal fine i terreni idonei alla coltivazione del pomodoro per la produzione della DOP Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino”, sono iscritti nell’apposito registro, attivato, tenuto e aggiornato dal citato Organismo di controllo.
Le aziende di trasformazione della DOP Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” devono essere iscritte in altro apposito Registro, tenuto, e aggiornato dal predetto organismo di controllo.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

 

Pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese - Nocerino D.O.P. - per la foto si ringrazia

Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese – Nocerino D.O.P. – per la foto si ringrazia

Pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese - Nocerino D.O.P. - per la foto si ringrazia

Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese – Nocerino D.O.P. – per la foto si ringrazia

Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino – D.O.P.

Zona di produzione

Il “Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” DOP si coltiva nell’Agro Sarnese-nocerino, in provincia di Salerno, nell’Acerrano-nolano e nell’area Pompeiana-stabiese, in provincia di Napoli e nel Montorese, in provincia di Avellino.

Caratteristiche

Il pomodoro San Marzano è lungo, nervoso, consistente. Esso è l’unico che non si frantuma nella lavorazione; al contrario si mantiene intero e, per così dire, vivo nel barattolo. Soltanto con esso si può ottenere un pelato di alta qualità e supremo sapore.

Disciplinare di produzione – Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino DOP

Articolo 1.
La Denominazione di Origine Protetta (DOP) ‘Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” è riservata al pomodoro che risponde alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dalle norme dei presente disciplinare di produzione e trasformazione.

Articolo 2.
La Denominazione d’Origine Protetta (DOP) “Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” senza altra qualificazione, è riservata al pomodoro pelato ottenuto da piante delle varietà S. Marzano 2 e KIROS (ex Selezione Cirio 3). Possono concorrere alla produzione di detto pomodoro anche linee ottenute a seguito di miglioramento genetico delle sudette varietà, sempre che, sia il miglioramento che la coltivazione, avvengano nell’ambito dei territorio così come delimitato nel successivo art. 3 e presentino caratteristiche conformi allo standard di cui all’art. 5.

Articolo 3.
Il pomodoro ottenuto dalle varietà S. Marzano 2 e KIROS o dì linee migliorate, per avvalersi della Denominazione di Origine Protetta (DOP): ‘Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” deve essere prodotto da aziende agricole e trasformato da aziende industriali entrambi ricadenti nelle aree territoriali così delimitate:

PROVINCIA DI SALERNO:
L’intero territorio dei comuni di S. Marzano, Scafati, S. Valentino Torio; Comune di Baronissi: a nord dal Km 10 della strada “S.S. 88” -confine territorio comune di Fisciano, Ponte S. Chirico -abitato Orignano, ad ovest dal Km 10 della Statale 88 -Località Cariti al di sopra della S.S. 88 -Casa Fumo -Casa Mari -Casal Siniscalchi -100 m. al di sopra della strada S.S. 88, ad est dell’ abitato di Orignano -Masseria Petrone.-Casa Faiella -S. Maria delle Grazie -Strada Comunale S. Agnese e Caprecano a sud da Casa Siniscalchi -Casa Napoli sotto Monticello -Casa Staccarulo -Stradìna Comunale Staccarulo e abitato Caprecano.
Comune di Fisciano: da località Balìano, i territori, ad est del proprio confine al Km 12 della S.S. 88, segue limite comunale fino alla località Piazza di Pandola, Madonna del Soccorso, Canfora, Pizzolano, Bivio Strada Villa, La Sala, Bivio Strada Carpineta, Località Cappuccino, Borgo Penta, fino a località Bolano.
Comune di Mercato S. Severino: zona nord compresa all’ínterno della strada provinciale Cimitero -Pendino -Costa -Priscoli -Torello -Carifi -Caldo -Ciorani -Piedimonte -Torrente Lavinaro -Capocasale S. Vincenzo -Centro abitato Mercato San Severino -S.S. 88 -Pandola Acigliano -S.Mango -Confine territorio Avellino -Ferrovia fino a centro abitato Mercato S. Severino (territorio compreso tra la ferrovia e la strada S.S. Nazionale) fino a Grafone; zona sud compresa fra la frazione Curteri -S. Angelo -Ospizio -Piazza del Galdo -S. Eustachio (territorio compreso tra la Nazionale e la Provinciale Pendino) Costa -Casa Lombardi. Comune di Siano: da località Torello -Limite comunale -strada Castel S. Giorgio Siano -verso nord -centro abitato Siano -Cimitero -Campomanfoli fino a ricongiungersi con Torello.
Comune di Castel S. Giorgio: da Codola -lungo il confine comunale fino a S. Maria a favore da qui per Aiello Campo Manfoli ~ lungo il confine comunale fino a Torello. Da Frazione S. Croce tutta la zona a sud della S.S. 266 fino a ricongiungersi con Codola. Comune di Roccapiemonte: intero territorio comunale con esclusione della zona ad est della strada provinciale Camerelle -S. Severino.
Comune di Nocera Superiore: zona nord -da Masseria La Starza -Strada Provinciale S. Maria delle Grazie Sant’Onofrio -Croce Mallone -Iroma -Materdomini -ad ovest da Masseria La Starza per tutto il confine con il Comune di Nocera Inferiore fino a Croce S. Pietro. Ad est dalla frazione Materdomini -Strada Prov. le Materdominí -Casa Rinaldi -Pecorari -Linea Ferroviaria fino al confine territorio Cava dei Tirreni -Loc. Camerelle. A sud tutta la zona sottostante la S.S. 18 e Torrente Cavaiola, con inizio da confine territorio Nocera Inferiore e fino al confine con Cava dei Tirreni.
Comune di Nocera Inferiore: l’intero territorio comunale con esclusione dei centro urbano e dell’intera zona a sud della S.S. 18.
Comune di Sarno: l’intero territorio comunale con esclusione della zona N.E. del tracciato: sorgente S. Marino, Masseria Scarola, Ponte Alaría, centro urbano, cimitiero, S. Maria della Foce, La Marmora, fino al confine prov.Le.
Comune di Pagani: l’intero territorio comunale con esclusione della zona sud della strada S. Lorenzo -Pagani.
Comune di S. Egidio Monte Albino: l’intero territorio comunale con esclusione della zona a sud della strada intercomunale Angri -Pagani.
Comune di Angri: l’intero territorio comunale con esclusione dell’intera zona a sud dell’acquedotto dell’Ausino.

PROVINCIA DI AVELLINO:
Comune di Montoro Superiore: da Sud -frazione di Caliano -Strada per S. Eustachio, casa Castello. Ad Est verso Cimitero -località Mercatello. Ad Est segue il confine comunale fino a ricongiungersi con località Caliano.
Comune di Montoro Inferiore: da Sud -località P.zza di Pandola seguendo limite prov. le verso Est, incrocio con linea ferroviaria fino all’incrocio con S.S. 88. Segue zona Ovest S.S. 88 fino al limite abitato, Preturo -strada ferrata. Zona Ovest fino a Ponte di Borgo -segue fino ad abitato Borgo -località Marcatello, e da qui verso Sud lungo confine territorio comunale fino ad incrocio strada comunale Piano -S. Pietro.
Prosegue a Sud per Ponte Leone fino a ricongiungersi con P.zza di Pandola.

PROVINCIA DI NAPOLI:
L’intero territorio dei comuni di Boscoreale, Poggiomarino, Pompei, S. Antonio Abate, S. Maria La Carità, Striano.
Comune di Gragnano: da frazione S. Leone segue strada Prov.le Gragnano -Pimonte Castellarnmare di Stabia Pompei -S. Antonio Abate -Lettere fino a ricongiungersi con la frazione S. Leone.
Comune di Castellammare: da strada comunale Gragnano -Castellammare di Stabia con inizio confine territorio Gragnano località Sommozzariello, segue linea ferroviaria fino a località Muscariello, devia a Est verso località Tavemola fino a masseria di Somma e continua lungo il confine comunale fino a ricongiungersi con località Sommozzariello.
Altri Comuni: Acerra, Afragola, Brusciano, Caivano, Casalnuovo, Camposano, Castelcisterna, Cicciano, Cimitile, Mariglianella, Marigliano, Nola, Palma, Pomigliano, Scisciano, S. Vitaliano.
L’area sopraddetta è riportata nella cartina della provincia di Salerno con propaggine nelle province di Napoli e Avellino ed è stata perimetrata sulle carte dell’I.G.M.I. a125.000 che fanno parte integrante del presente Disciplinare. Tutti i Comuni sono inclusi nell’Agro SarneseNocerino e zone viciniori e sono interessati, per la parte di pianura e come utilizzazione, alla zona seminativa irrigua o irrigabile. La parte collinare o a basso rilievo è naturalmente esclusa, non essendo irrigua.

Articolo 4.
Le condizioni ambientali e di coltura del territorio destinato alla produzione del pomodoro di cui all’art. 3 devono essere quelle tradizionali e comunque atte a conferire al pomodoro le proprie caratteristiche descritte nel successivo art. 5. Dal punto di vista morfologico, il comprensorio dell’Agro Sarnese-Nocerino si estende nella pianura del Sarno che è ricoperta per la maggior parte da materiale piroclastico di origine vulcanica.
Dal punto di vista strettamente pedologico, i terreni dell’Agro Sarnese-Nocerino si presentano molto profondi, soffici, con buona dotazione di sostanza organica ed un’elevata quantità di fosforo assimilabile e di potassio scambiabile.
L’idrologia del territorio è molto ricca per la presenza di numerose sorgenti e di abbondanti falde a diversa profondità. L’acqua per uso irriguo, in genere viene derivata da pozzi che si alimentano direttamente dalla falda freatica.
Circa il clima, l’Agro Sarnese-Nocerino risente della benefica influenza del mare. Le escursioni termiche non sono notevoli e qualora il termometro scende al disotto dello zero, non vi permane a lungo; la grandine è una meteora piuttosto rara. I venti dominanti sono il Maestro del Nord e lo Scirocco del Sud. Le piogge sono abbondanti in autunno, inverno e primavera; scarse o quasi nulle nell’estate. Sebbene le piogge difettino nei mesi estivi, l’umidità relativa dell’aria si mantiene piuttosto alta. Il trapianto, di norma, si esegue nella I’ quindicina del mese di Aprile, però può protrarsi fino alla I decade di Maggio.
Il sesto di impianto deve essere minimo di 40 cm sulla fila e 110 cm tra le file; La forma di allevamento esclusiva deve essere quella in verticale con tutori idonei e fili orizzontali. Sono ammesse, oltre alle normali pratiche colturali, sia la spollonatura che la cirnatura. t consentita la coltivazione in ambienti protetti al fine di proteggere le coltivazioni dall’attacco di parassiti e insetti nocivi.
E’ vietata ogni pratica di forzatura tendente ad alterare il ciclo biologico naturale del pomodoro, con particolare riguardo alla maturazione.

La raccolta dei frutti è compresa tra il 30 luglio ed il 30 settembre e deve essere eseguita esclusivamente a mano, in maniera scalare, quando essi raggiungono la completa maturazione, ed avviene in più riprese. I frutti raccolti devono essere sistemati e trasportati in contenitori di plastica, la cui capienza va da 25 a 30 Kg. Per il trasporto all’industria di trasformazione, le bacche arrivate al centro di raccolta aziendale e/o collettivo possono
successivamente essere trasferite in cassoni, singolarmente identificati, in quantità non superiore a 2,5 quintali. La resa massima è di 80 tonnellate per Ha e la resa in prodotto trasformato non raggiunge valori superiori all’80%. Dal punto di vista produttivo le principali operazioni tecnologiche previste per la preparazione dei prodotti industriali (pelati) sono le seguenti:
-pomodori pelati interi: Lavaggio e Cernita -Pelatura -Separazione pelli -Cernita prodotto Inscatolamento -Aggiunta liquido di governo a pressione atmosferica o sotto vuoto Aggraffatura -Sterilizzazione -Raffreddamento scatole -Magazzinaggio. Preparati in accordo alle buone norme di produzione.
-pomodori pelati a filetti: Lavaggio e Cernita -Pelatura -Separazione pelli -Cernita prodotto filettatura -sgrondatura -Inscatolamento -Aggiunta liquido di governo a pressione atmosferica o sotto vuoto -Aggraffatura Sterilizzazione -Raffreddamento scatole -Magazzinaggio. Preparati in accordo alle buone norme di produzione.

Articolo 5.
La pianta e le bacche del pomodoro della varietà S. Marzano 2, KIROS o di linee migliorate, come precisato all’art. 2, ammesse alla trasformazione per la produzione del Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino a denominazione di Origine Protetta -DOP -devono presentare i seguenti requisiti:

1) Caratteristiche della pianta
-sviluppo indeterminato di qualunque statura, con esclusione dei tipi indeterminati;
-fogliame ben ricoprente le bacche;
-maturazione scalare;
-bacche acerbe con “spalla verde”.

2) Caratteristiche della bacca del prodotto fresco idoneo alla pelatura:

Standard 1:
a) bacca con due o tre logge, forma allungata parallelepipeda tipica con lunghezza da 60 a 80 mm. calcolata dall’attacco del peduncolo alla cicatrice stilare;
b) sezione trasversale angolata;
c) rapporto assi: non inferiore a 2,2 + 0,2 (calcolato tra lunghezza dell’asse longitudinale e quella dell’asse trasversale maggiore nel piano equatoriale);
d) assenza di peduncolo;
e) colore rosso tipico della varietà;
f) facile distacco della cuticola;
g) ridotta presenza di vuoti placentari;
h) p H non superiore a 4,50;
i) residuo rifrattometrico a 20′ C uguale o superiore al 4,0%;
l) limitata presenza di fasci vascolari ispessiti nella zona peziolare (fittone).

Standard 2:
a) bacca con due o tre logge, forma allungata cilindrica tendente al piramidale con lunghezza da 60 a 80 mm. Calcolata dall’attacco del peduncolo alla cicatrice stilare;
b) sezione trasversale tondeggiante;
c) rapporto assi: non inferiore a 2,2 + 0,2 (calcolato tra lunghezza dell’asse longitudinale e quella dell’asse trasversale maggiore nel piano equatoriale);
d) assenza di peduncolo;
e) colore rosso tipico della varietà;
f) facile distacco della cuticola; g) ridotta presenza di vuoti placentari;
h) p H non superiore a 4,50; i) residuo rifrattometrico a 20′ C uguale o superiore al 4,0%;
1) limitata presenza di fasci vascolari ispessiti nella zona peziolare (fittone).
Per entrambi gli standard sono ammesse le seguenti tolleranze:
al punto a) frutti di forma leggermente irregolare, ma tipica della varietà, purché non interessino più del 5% della partita;
al punto d): peduncoli: massimo l’1% dei frutti;
al punto e): arca gialla fino ad un massimo di 2 cmq per frutto purché non interessino più dei 5% della partita;
al punto i) è ammissibile per il residuo rifrattometrico a 20′ C una tolleranze di -0,2.

Articolo 6.
La Denominazione d’Origine Protetta -DOP -“Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” designa i frutti interi o a filetti ottenuti dalla pelatura di bacche aventi le caratteristiche previste dall’articolo 5 punto 2) provenienti dalle coltivazioni effettuate nelle zone tipiche indicate nell’articolo 3. Il prodotto trasformato deve, inoltre, possedere i seguenti requisiti minimi:

Pomodori pelati interi:
-colore rosso tipico della varietà, valutato con metodo visivo; è ammessa una presenza di area gialla fino ad un massimo di 2 cmq per frutto purché non interessi più dei 5% del campione considerato;
-assenza di odori e sapori estranei;
-assenza di larve di parassiti e di alterazioni di natura parassitaria costituiti da macchie necrotiche di qualunque dimensione interessanti la polpa. Assenza di marciume interno lungo l’asse stilare;
-peso dei prodotto sgocciolato non inferiore al 65% del peso netto;
-essere interi o comunque tali da non presentare lesioni che modifichino la forma o il volume del frutto per non meno del 65% del peso dei prodotto sgocciolato;
-residuo ottico rifrattometrico netto a 20′ C uguale o superiore a 5,0% con una tolleranza di 0.2;
-media del contenuto in bucce, determinata almeno su cinque recipienti non superiore a 2 cmq per ogni g 100 di contenuto. In ogni recipiente il contenuto in bucce non deve superare il quadruplo di tale limite;
-il valore delle muffe, dei pomodori conservati (pomodori e liquido di governo) non deve superare il 30% dei campi positivi per prodotti con un residuo ottico rifrattometrico a 20′ C inferiore al 6,0% e, il 40% dei campi positivi per prodotti con un residuo ottico rifrattometrico a 20′ C uguale o superiore al 6,0%;
-il contenuto totale degli acidi D ed L lattico dei pomodori conservati pomodori e liquido di governo) non deve essere superiore a 0,4 g/Kg;
-il valore del pH deve essere compreso tra 4,2 e 4,5;
-è consentita l’aggiunta di sale da cucina in misura non superiore al 3% del peso netto. (il tenore naturale dei cloruri è considerato pari al 2% dei residuo ottico ritrattometrico);
-è consentita l’aggiunta di foglie di basilico;
-è consentita l’aggiunta di acido citrico come coadiuvante tecnologico nel limite massimo di 0.5% del peso del prodotto;
-è consentita l’aggiunta di succo di pomodoro, succo di pomodoro parzialmente concentrato, semi-concentrato di pomodoro ottenuto esclusivamente da frutti di pomodoro della varietà S. Marzano 2, KIROS o di linee migliorate, prodotti nell’Agro Sarnese-Nocerino.

Pomodori pelati a filetti:
-colore rosso tipico della varietà, valutato con metodo visivo; è ammessa una presenza di arca gialla fino ad tiri massimo di 2 cmq per frutto purché non interessi più del 5% del campione considerato;
-assenza di odori e sapori estranei;
-assenza di larve di parassiti e di alterazioni di natura parassitaria costituiti da macchie necrotiche di qualunque dimensione interessanti la polpa. Assenza di marciume interno lungo l’asse stilare,
-peso del prodotto sgocciolato non inferiore al 65% del peso netto; -tagliati longitudinalmente a spicchi;
-residuo ottico rifrattometrico netto a 20′ C uguale o superiore a 5,0% con una tolleranza di 0.2;
-media del contenuto in bucce, determinata almeno su cinque recipienti non superiore a 2 e mq per ogni g 100 di contenuto. In ogni recipiente il contenuto in bucce non deve superare il quadruplo di tale limite;
-il valore delle muffe, dei pomodori conservati (pomodori e liquidò di governo) non deve superar& il 30% dei campi positivi per prodotti con un residuo ottico rifrattometrico a 20′ C inferiore al 6,0% e, il 40% dei campi positivi per prodotti con un residuo ottico rifrattometrico a 20′ C uguale o superiore al 6,0%;
-il contenuto totale degli acidi D ed L lattico dei pomodori conservati (pomodori e liquido di governo) non deve essere superiore a 0,4 g/Kg;
il valore del pH deve essere compreso tra 4,2 e 4,5;
-è consentita l’aggiunta di sale da cucina in misura non superiore al 30A del peso netto. (il tenore naturale dei cloruri è considerato pari al 2% del residuo ottico rifrattometrico);
-è consentita l’aggiunta di foglie di basilico;
-è consentita l’aggiunta di acido citrico come coadiuvante tecnologico nel limite massimo di 0.5% del peso del prodotto;
-è consentita l’aggiunta di succo di pomodoro, succo di pomodoro parzialmente concentrato, semi-concentrato di pomodoro ottenuto esclusivamente da frutti di pomodoro della varietà S. Marzano 2, KIROS o di linee migliorate prodotti nell’Agro Sarnese-Nocerino.

Articolo 7.
Il Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” -DOP-può essere confezionato in contenitori di vetro e in scatole di banda stagnata di scelta standard D. R. F. (Doppia riduzione a freddo).
Tali caratteristiche fanno salve future modifiche dei contenitori, rispondenti ad esigenze tecnologiche e mercantili nuove o specifiche ma comunque idonee prodotto in oggetto, nei limiti consentiti dalle vigenti norme comunitarie in materia.

Articolo 8.
Alla denominazione di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione diversa da quella prevista nel presente disciplinare ivi compresi gli aggettivi “extra, scelto, selezionato, superiore, tipo, ecc.”.
E’ consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi o ragioni sociali o marchi privati purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno l’acquirente e consumatore.
Le industrie di trasformazione che esercitano la propria attività nel territorio di cui all’art.3, devono includere, sulle etichette da applicare intorno ai contenitori di vetro o alle scatole di banda stagnata e sui cartoni che le contengono, le apposite dizioni:
-Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino;
-Denominazione di Origine Protetta -DOP;
-Pomodori pelati interi, pomodori pelati a filetti; -il nome dell’azienda produttrice;
-la quantità di prodotto effettivamente contenuto in conformità alle norme vigenti; -la campagna di raccolta e trasformazione;
-la data di scadenza.
Deve altresì figurare il simbolo grafico specifico (Logo).

Descrizione del Logo:
Cerchio di stile grafico a tratto semplice e curvilineo affinché le immagini siano di facile comunicazione. I colori sono primari e forti: il rosso del pomodoro, il verde delle foglie ed il bianco che contorna il marchio richiama i colori della bandiera nazionale e sono in primo piano. Ad essi sono aggiunte sfumature di marrone per il tratto stilizzato del Vesuvio, fino ad arrivare ad un forte giallo per dare solarità all’immagine tutta-dal basso verso l’alto, infine, il blu che
teorizza l’abbraccio del mare a tutto il nostro territorio. La dicitura “Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” è stata posizionata intorno ad un primo cerchio usando i colori verde su bianco.
Al centro del primo cerchio, in primo piano, troviamo l’immagine del classico grappolo di pomodoro S. Marzano.
I caratteri con cui sono indicate le dizioni, devono essere della medesima dimensione, grafica e colore, raggruppati nel medesimo campo visivo e presentati in modo chiaro, leggibile, indelebile e sufficientemente grandi da risaltare sullo sfondo sul quale sono riprodotti, così da poter essere distinti nettamente dal complesso delle altre diciture o dagli altri disegni.

Articolo 9.
Il controllo per l’applicazione delle disposizioni del presente disciplinare di produzione è svolto da un Organismo autorizzato, conformemente a quanto stabilito dall’art. 10 del Regolamento CEE n. 2081 del 14/07/1992. Tale struttura è l’Organismo di controllo IS.ME.CERT.-Istituto mediterraneo di Certificazione Agroalimentare, via G.Porzio centro Direzionale Isola G/I 80143 Napoli, tel. 0817879789, Fax: 0816040176, e-mail: infosmecert.it
A tal fine i terreni idonei alla coltivazione del pomodoro per la produzione della DOP Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino”, sono iscritti nell’apposito registro, attivato, tenuto e aggiornato dal citato Organismo di controllo.
Le aziende di trasformazione della DOP Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino” devono essere iscritte in altro apposito Registro, tenuto, e aggiornato dal predetto organismo di controllo.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

 

Pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese - Nocerino D.O.P. - per la foto si ringrazia

Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese – Nocerino D.O.P. – per la foto si ringrazia

Pomodoro San Marzano dell'Agro Sarnese - Nocerino D.O.P. - per la foto si ringrazia

Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese – Nocerino D.O.P. – per la foto si ringrazia

Limone di Sorrento – I.G.P.

Storia

Riconoscimento denominazione: Reg. CE n. 2446/00

Di origini antiche, se è vero che la presenza di limoni nell’area sorrentina è certificata da documenti storici del 1500, il Limone di Sorrento IGP ha in effetti antenati genetici che risalgono addirittura all’epoca romana. Su numerosi dipinti e mosaici rinvenuti negli scavi di Pompei ed Ercolano sono raffigurati limoni molto simili agli attuali “massesi” e “ovali sorrentini” che testimoniano l’utilizzo di tali frutti profumati sulle mense dei nostri avi latini.
Le più importanti testimonianze sulla presenza dei limoni nella zona risalgono all’epoca rinascimentale. Atti di vendita, dipinti, trattati di letteratura e di botanica ci raccontano dell’impiego dei limoni prodotti localmente per i più svariati usi, anche se dobbiamo attendere il 1600 per avere la certezza della coltivazione in forma specializzata, come risulta dagli atti dei locali Padri Gesuiti.
Ancora oggi esiste uno dei primi fondi coltivati, nominato appunto “Il Gesù”, situato nella Conca di Guarazzanno, tra Sorrento e Massalubrense. Questa testimonianza avvalora la tesi che è proprio da questi due comuni della penisola sorrentina che hanno avuto origine i nomi delle varietà da cui si trae il prodotto: “Ovale di Sorrento” e “Massese”.
Citato nelle opere di Torquato Tasso, nativo proprio di Sorrento, Giovanni Pontano e Giambattista della Porta, il Limone di Sorrento IGP arriva fino all’800, quando lo storico Bonaventura da Sorrento ne testimonia la spedizione in tutto il mondo, soprattutto attraverso i bastimenti diretti verso l’America.

Zona di produzione

Comprende parte del territorio dei comuni di Vico Equense, Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento, Massa Lubrense, Capri e Anacapri.

Caratteristiche

Presenta una forma ellittica e simmetrica, dimensioni medie-medio grosse ed un peso non inferiore ad 85 grammi. La buccia è di spessore medio di colore giallo citrino. La polpa è di colore giallo paglierino, con succo abbondante con elevata acidità.

Disciplinare di produzione – Limone di Sorrento IGP

Articolo 1.
La Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Limone di Sorrento” è riservata ai limoni che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal regolamento CEE n. 2081/92 e dal presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
La Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Limone di Sorrento” designa i limoni prodotti nella zona delimitata al successivo art. 3 del presente disciplinare, riferibili agli ecotipi derivanti dal femminello ovale (Citrus Limon, L., Burmann), “Ovale di Sorrento” – sinonimo: “Limone di Massa Lubrense” o “Massese”.

Articolo 3.
La zona di produzione del “Limone di Sorrento” di cui al presente disciplinare comprende parte del territorio dei comuni di: Vico Equense, Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento, Massa Lubrense, Capri e Anacapri.
La penisola sorrentina inizia dal versante est con il comune di Vico Equense e prosegue verso ovest con i comuni di: Meta, Piano di Sorrento, Sant’Agnello, Sorrento e Massalubrense.
Confina, nel suo insieme, a nord col mar Tirreno (golfo di Napoli), a est con i comuni di Castellammare di Stabia (Napoli) e Positano (Salerno), a sud e ad ovest ancora col mar Tirreno. A ovest della penisola, a circa 3,5 miglia da Punta Campanella, e’ ubicata l’isola di Capri.
Per la delimitazione dei confini, sono state utilizzate le carte I.G.M. 1:25.000 ricadenti sui fogli:
n. 184 Punta Orlando, II S.E.;
n. 196 Sorrento, I N.E.;
n. 197 Positano, IV N.O.;
n. 196 Isola di Capri, I S.O.
PERIMETRAZIONE DELL’AREA INTERESSATA
Penisola Sorrentina
Partendo dal versante nord, l’area interessata alla coltivazione del “Limone di Sorrento” inizia a est dello “Scoglio Tre Fratelli” (comune di Vico Equense), risale lungo il “Fosso Sperlonga” fino alla sua sorgente dove incrocia via Sperlonga.
Prosegue in tale via verso ovest (direzione cimitero), fino ad incrociare il sentiero che porta a Trino del Monte, di qui segue il crinale fino ad incrociare la curva di livello a quota +503. Seguendo la stessa verso est fino ad incrociare via Vecchio Faito, segue poi lungo la stessa mulattiera fino alla curva di livello a quota +526, prosegue poi su tale curva in direzione sud fino a raggiungere il “Rivolo Vergini”. Scende lungo la valle di questo rivolo fino ad incrociare la “statale R. Bosco”, km 5,78 segue detta strada verso monte fino alla curva “Tuoro”, km 5,78 e scende diritto verso “Rivo dell’Arco”; proseguendo verso valle fino all’incrocio con via Antignano segue la stessa verso Monte fino al Vallone Centinara.
Si prosegue con lo stesso verso monte fino all’incrocio con la mulattiera Moiano-Ticciano.
Si segue detta mulattiera fino a raggiungere la “statale R. Bosco” in localita’ Ticciano, si percorre tale strada fino a raggiungere la curva di livello a quota +277, segue la via Alberi fino alla intersezione tra il comune di Vico Equense e Meta e percorre la linea di confine verso sud fino a raggiungere via Lavinola. A valle del Monte Vico Alvano costeggia le falde dello stesso fino a incrociare la mulattiera “Scaricatoio”; prosegue verso sud fino a incrociare la s.s. 163 Amalfitana, risale verso ovest fino a raggiungere i colli di S. Pietro.
Prosegue lungo la provinciale Nastro Azzurro; all’incrocio si immette su via Pontecorco e all’imbocco segue la linea di livello da quota +321 e degrada proseguendo verso sud fino a quota +250, su tale quota prosegue verso ovest (includendo a monte gli abitati di via Pontecorco, via Lepantine e Colli di Fontanelle) fino a raggiungere quota +300 che si collega con la parte terminale di via Belvedere; risale tale strada fino ad incrociare la curva di livello a quota +400, proseguendo lungo la stessa in direzione sudovest sino ad incrociare il rivolo Rimaiulo. Lungo il corso del rivolo degrada fino a quota +250 s.l.m. Mantenendosi a tale quota in direzione ovest includendo a monte le localita’ di Monticello, Torca, Nula, Spina, Campi e Tuoro fino al rivolo Acchiungo all’altezza di Capo d’Arco.
Dal rivo il limite superiore degrada fino a mare all’insenatura di Recommone per proseguire lungo la costa, sempre in direzione ovest, includendo l’intera Marina del Cantone, fino allo scoglio di Pila Nuova.
All’altezza dello scoglio si sale fino alla via comunale che conduce alla baia di Jeranto, lasciando ad est Villa Rosa. Si segue via Jeranto fino a Nerano all’innesto con la strada provinciale via A. Vespucci. Si costeggia il piede del costone nord-est del Monte San Costanzo fino a Petrale andando da quota +200 a +325. Da Petrale si segue quota +325 fino all’incrocio tra via Campanella e via Mitigliano. Si segue via Campanella fino all’insenatura a sud della Torre di Fossa Papa per concludere a mare nel golfo di Napoli-mar Tirreno.
Isola di Capri
Comprende l’intero territorio di Capri e Anacapri sino alla quota di 500 m.s.l.m.

Articolo 4.
Il sistema di coltivazione deve essere quello tipico e tradizionalmente adottato nella zona.
I sesti e le distanze di piantagione ed i sistemi di potatura dei limoneti di cui al presente disciplinare sono in uso tradizionale della zona. La forma di allevamento è riconducibile ad un vaso libero, adattato ad un idoneo sistema di copertura. È facoltà degli organi tecnici regionali ammettere anche forme di allevamento diverse, nel rispetto comunque delle specifiche caratteristiche di qualità del prodotto descritte nel successivo art. 6.
La tecnica tradizionale di produzione consiste nel coltivare le piante sotto impalcature di pali di legno, preferibilmente di castagno, (di altezza non inferiore a mt. 3,00) o sotto ombreggiature di altre essenze vegetali, utilizzando stagionalmente coperture di riparo dagli agenti atmosferici avversi e per garantire una scalarità di maturazione dei frutti.
La densità di impianto non dovrà essere superiore ad 850 piante per ettaro.
La raccolta va effettuata nel periodo che va dal 1° febbraio al 31 ottobre, in funzione del conseguimento delle caratteristiche qualitative di cui al successivo art. 6 e delle particolari richieste del mercato in tale periodo. Tuttavia, in considerazione soprattutto dell’andamento climatico dell’annata, la regione Campania si riserva di modificare tali date con decreto del presidente della giunta regionale.
La raccolta dei frutti dalla pianta deve essere effettuata a mano; va impedito il contatto diretto dei limoni con il terreno.
Nei limoneti di cui sopra è ammessa la presenza di altre varietà nella misura massima del 15%.
La produzione massima consentita di limoni per ettaro ammessa a tutela non deve superare le 35 tonnellate in coltura specializzata o promiscua (in tal caso si intende la produzione ragguagliata).
I limoni raccolti devono presentarsi sani, indenni da attacchi parassitari, come per legge.
Per il trasporto del prodotto fino ai centri di raccolta devono essere impiegati contenitori atti a non provocare danno ai frutti.

Articolo 5.
Gli impianti idonei alla produzione dell’I.G.P. “Limone di Sorrento” sono iscritti nell’apposito albo attivato, tenuto e aggiornato dalla Regione Campania, direttamente attraverso i propri uffici competenti per territorio o attraverso gli organismi di cui al precedente comma del presente articolo.
Gli organi tecnici sono tenuti a verificare, anche attraverso opportuni sopralluoghi, i requisiti richiesti per l’iscrizione all’albo di cui sopra.
Entro dieci giorni dalla data indicata di fine raccolta (31 ottobre) deve essere presentata, all’organismo che detiene l’albo, la denuncia finale di produzione dell’anno.
Durante il periodo della raccolta, che inizia il 1° febbraio e termina il 31 ottobre, come indicato all’art. 4, il predetto organismo può rilasciare, su conformi denunce di produzioni, parziali ricevute di produzione.

Articolo 6.
Il prodotto ammesso a tutela, all’atto dell’immissione al consumo o quando è destinato alla trasformazione, deve avere le seguenti caratteristiche:
forma del frutto: ellittica, simmetrica; lobo pedicellare lievemente prominente, con area basale media;
dimensioni: medie, medio-grosse, peso non inferiore a 85 grammi; i limoni con peso inferiore a 85 grammi, ma in possesso delle altre caratteristiche di cui al presente articolo, possono essere destinati alla trasformazione;
peduncolo: di medio spessore e lunghezza;
attacco al peduncolo: forte;
umbone (apice): presente;
solco apicale: assente;
residuo stilare: assente;
colore della buccia: giallo citrino per una superficie superiore al 50%;
buccia (flavedo e albedo): di spessore medio;
flavedo: ricco di olio essenziale, aroma e profumo forte;
asse carpellare: rotondo, medio e semipieno;
polpa: di colore giallo paglierino, con tessitura media;
succo: giallo paglierino, abbondante (resa non inferiore al 30%) e con elevata acidità (non inferiore a 3,5 gr/100 ml).

Articolo 7.
L’immissione al consumo dell’I.G.P. “Limone di Sorrento” deve avvenire secondo le seguenti modalità:
il prodotto deve essere posto in vendita in appositi contenitori rigidi, con capienza da un minimo di 0,5 kg fino ad un massimo di 15 kg, realizzati con materiale di origine vegetale, con cartone o con altro materiale riciclabile, consentito, in ogni caso, dalle normative comunitarie.
Sulle confezioni contrassegnate ad I.G.P., o sulle etichette apposte sulle medesime, devono essere riportate, a caratteri di stampa chiari e leggibili, delle medesime dimensioni, le seguenti indicazioni:
“Limone di Sorrento” e “Indicazione Geografica Protetta” (o la sua sigla I.G.P.);
il nome, la ragione sociale e l’indirizzo dell’azienda confezionatrice o produttrice;
la quantità di prodotto effettivamente contenuto nella confezione, espressa in conformità alle norme vigenti.
Dovrà figurare, inoltre, il simbolo grafico relativo all’immagine artistica del logotipo specifico ed univoco da utilizzare in abbinamento inscindibile con l’Indicazione Geografica Protetta. Il simbolo grafico è composto dall’immagine di tre limoni affogliati, di cui due piccoli messi in posizione leggermente laterale e uno grande. Quest’ultimo, all’interno, ha raffigurato il panorama della costiera sorrentina fino a Punta Scutolo. Il paesaggio è di colore verde Pantone 360 CV, le foglie sono di colore verde Pantone 362 CV, i due limoni piccoli ed il riquadro con la scritta “Limoni di Sorrento” sono di colore giallo Pantone Process Yellow, il mare è di colore azzurro Pantone 284 CV, la scritta “Limoni di Sorrento” è di colore nero.
I prodotti elaborati, derivanti dalla trasformazione del limone, possono utilizzare, nell’ambito della designazione degli ingredienti, il riferimento al nome geografico “Sorrento” a condizione che rispettino le seguenti condizioni:
1) i limoni utilizzati per la preparazione del prodotto siano esclusivamente quelli conformi al presente disciplinare;
2) sia esattamente indicato il rapporto ponderale tra quantità utilizzata della I.G.P.”Limone di Sorrento” e quantità di prodotto elaborato ottenuto;
3) l’elaborazione e/o la trasformazione dei limoni avvenga esclusivamente nell’intero territorio dei comuni individuati all’art. 3 del presente disciplinare;
4) venga dimostrato l’utilizzo della I.G.P. “Limone di Sorrento” mediante l’acquisizione e detenzione delle ricevute di acquisto dai produttori iscritti all’albo e successiva annotazione sui documenti ufficiali.
Il controllo del corretto utilizzo dalla I.G.P. “Limone di Sorrento” per i prodotti elaborati e/o trasformati potrà essere delegato dall’organismo di controllo al consorzio di tutela e valorizzazione che ne faccia richiesta.
Alla Indicazione Geografica Protetta, di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivo: tipo, gusto, uso, selezionato, scelto e similari.
È tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento ad aziende, nomi, ragioni sociali, marchi privati, consorzi, non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente.
Tali indicazioni potranno essere riportate in etichetta con caratteri di altezza e di larghezza non superiori alla metà di quelli utilizzati per indicare l’Indicazione Geografica Protetta.

Articolo 8.
Chiunque produce, pone in vendita, utilizza per la trasformazione o comunque distribuisce per il consumo, con la I.G.P. “Limone di Sorrento”, un prodotto che non risponda alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione, è punito a norma di legge.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Limone di Sorrento I.G.P. - per la foto si ringrazia

Limone di Sorrento I.G.P. – per la foto si ringrazia

Limone di Sorrento I.G.P. - per la foto si ringrazia

Limone di Sorrento I.G.P. – per la foto si ringrazia

Limoni Costa d'Amalfi – I.G.P.

Zona di produzione

Il “Limone Costa d’Amalfi” IGP è presente in tutti i comuni della Costiera Amalfitana, e precisamente: Amalfi, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti, Vietri sul Mare.

Caratteristiche

Il nome della varietà Sfusato Amalfitano presenta una buccia di medio spessore, di colore giallo particolarmente chiaro, con un aroma e un profumo intensi grazie alla ricchezza di oli essenziali e terpeni (carattere ritenuto di pregio per la produzione del liquore di limoni). La polpa è succosa e moderatamente acida, con scarsa presenza di semi. E’ inoltre un limone di dimensioni medio-grosse (almeno 100 grammi per frutto).

Disciplinare di produzione – Limone Costa d’Amalfi IGP

Articolo 1.
L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Limone Costa d’Amalfi” è riservata ai limoni che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal regolamento CEE n. 2081/92 e dal presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Limone Costa d’Amalfi” designa i limoni prodotti nella zona delimitata al successivo art. 3 del presente disciplinare, riferibili alla cultivar “Sfusato” avente le caratteristiche afferibili all’ecotipo amalfitano.

Articolo 3.
La zona di produzione del “Limone Costa d’Amalfi” di cui al presente disciplinare comprende:
l’intero territorio del comune di Atrani;
parte del territorio dei comuni di: Amalfi, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti, Vietri sul Mare.
La descrizione del confine è effettuata dall’estremo ovest fino a raggiungere l’estremo est. Il confine sud è individuato dal Mar Tirreno.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 197 IV N.O. “Positano”:
partendo da ovest il confine dell’area interessata dalla coltivazione del “Limone Costa d’Amalfi” inizia con la delimitazione tra la provincia di Napoli e quella di Salerno all’altezza del Mar Tirreno; prosegue incrociando la strada statale Amalfitana n. 163 e quindi devia lungo il sentiero che da P.ta Pantanello porta alla frazione Corvo e, procedendo lungo il sentiero che porta a S. Maria del Castello, giunge al rudere “Il Mandrino” passando al di sotto di monte Gambera e di monte Pertuso, attraverso il colle di Latte. Dal Mandrino esso continua fino alla grotta di S. Barbara, percorrendo il sentiero che attraversa la frazione Nocella, la località Grotte, la località “I Cannati” e il colle “La Serra”. Da qui, il confine prosegue fino ad incrociare la strada statale che da Furore porta a Bomerano, e quindi lungo la stessa strada, imbocca il sentiero che giunge a Tovere attraverso le località Pino e Acquarola e giunge in prossimità dell’abitato di Tovere. Di qui prosegue lungo il sentiero che porta al convento di Cospita (carta di Amalfi).
Carta I.G.M. n. 197 IV N.E. “Amalfi”:
dal convento di Cospita, il confine raggiunge la contrada Lucibello, proseguendo lungo le pendici del monte Sorca, e di qui giunge al rudere delle Ferriere, passando al di sopra della località Frassito. Dal rudere procede lungo il sentiero che da Punta d’Aglio porta a Scala e da qui prosegue lungo la via provinciale Scala-Ravello, fino all’altezza della Madonna della Pomice (carta di Nocera Inferiore).
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 111 S.E. “Nocera Inferiore”:
a partire dalla via provinciale, all’altezza della Madonna della Pomice, il confine procede lungo la delimitazione tra i comuni di Ravello e Minori e, quindi, all’altezza di C.se Ciaramello, prosegue lungo il sentiero che porta a Paternò S. Elia, passando sotto Punta Mele, attraversando il vallone Capo d’Acqua e Vitagliano. Da qui procede lungo il sentiero che conduce a Polvica di Tramonti, attraversando la contrada Casale, la frazione Carbonaro, S. Caterina e Zamafaro, fino ad arrivare all’abitato di Figlino e quindi a Polvica. Da qui procede lungo la via comunale per la frazione Torina attraversando Forno Vecchio e Cardamone. Esso prosegue per un breve tratto lungo il sentiero che dalla località Gete sfiora la località Pendolo ed arriva al di sotto di Colle Vigne, sfiorando Pizzolungo e la località Mandrino. Esso prosegue fino al Vallone di Vecite, incontrando la località Macchione, passando tra il Vallone dei Fuondi e le vene di S. Antonio (carta di Amalfi).
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 197 IV N.E. “Amalfi”:
partendo dal vallone Vecite (carta di Nocera Inferiore), il confine costeggia Paternoster, il colle Pascullo, colle La Misericordia, la località S. Maria, le Vene del Suono, passando al di sopra della località Badia, e al di sotto di Grotta Piana e monte Pertuso. Da qui discende al di sotto del monte “l’Uomo a cavallo”, costeggia il vallone S. Nicola, la località Falanca, fino a S. Maria del Popolo. Prosegue passando in prossimità della sorgente Cannello tra la località Simicella e San Gineto, fino alle falde del monte Falerio (carta di Pastena).
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 197 I N.O. “Pastena”:
il confine segue il sentiero che passa tra il monte Falerio ed il monte Collo (carta di Salerno).
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 185 II S.O. “Salerno”:
il confine segue il sentiero che passando al di sopra della località Manganala, sfiora l’abitato di Albori, prosegue al di sotto di Poggio Pianello e arriva alla frazione S. Vincenzo. Di qui segue la via comunale per Dragonea e, quindi, all’altezza della frazione Padovani, continua lungo il vallone fino all’incrocio con la strada statale n. 18, all’altezza della frazione Molina, continuando lungo la suddetta strada fino alla via comunale che da Vietri sul Mare porta alla frazione Marina e di qui alla Torre della Cristarella e, quindi, al Mar Tirreno.

Articolo 4.
Il sistema di coltivazione deve essere quello tradizionalmente adottato nella zona, fortemente legato ai peculiari caratteri orografici e pedologici. Le unità colturali tipiche prevalenti sono costituite da terrazzamenti inglobati in muretti di contenimento (macere).
I sesti e le distanze di piantagione ed i sistemi di potatura dei limoneti di cui al presente disciplinare sono in uso tradizionale della zona.
La forma di allevamento è riconducibile ad un vaso libero, detta localmente “cupola”, adattata ad un idoneo sistema di copertura. È facoltà degli organi tecnici regionali ammettere anche forme di allevamento diverse, nel rispetto comunque delle specifiche caratteristiche di qualità del prodotto descritte nel successivo art. 6.
La tecnica tradizionale di produzione consiste nel coltivare le piante sotto impalcature di pali di legno, preferibilmente di castagno, (di altezza non inferiore a cm 180), utilizzando eventualmente coperture di riparo dagli agenti atmosferici avversi e per garantire una scalarità di maturazione dei frutti.
La densità di impianto non dovrà essere superiore ad 800 piante per ettaro.
La raccolta va effettuata nel periodo che va dal 1° febbraio al 31 ottobre, in funzione del conseguimento delle caratteristiche qualitative di cui al successivo art. 6 e delle particolari richieste del mercato in tale periodo. Tuttavia, in considerazione soprattutto dell’andamento climatico dell’annata, la regione Campania si riserva di modificare tali date con proprio provvedimento.
La raccolta dei frutti dalla pianta deve essere effettuata a mano; va impedito il contatto diretto dei limoni con il terreno.
La produzione massima consentita di limoni per ettaro ammessa a tutela non deve superare le 25 tonnellate in coltura specializzata o promiscua (in tal caso si intende la produzione ragguagliata).
I limoni raccolti devono presentarsi sani, indenni da attacchi parassitari, come per legge.

Articolo 5.
Gli impianti idonei alla produzione dell’I.G.P. “Limone Costa d’Amalfi” sono iscritti nell’apposito albo attivato, tenuto e aggiornato dalla regione Campania, direttamente attraverso i propri uffici competenti per territorio o attraverso organismi conformi alle norme EN 45011.
Gli organi tecnici sono tenuti a verificare, anche attraverso opportuni sopralluoghi, i requisiti richiesti per l’iscrizione all’albo di cui sopra.
Entro dieci giorni dalla data indicata di fine raccolta deve essere presentata, all’organismo che detiene l’elenco, la denuncia finale di produzione dell’anno.
Durante il periodo della raccolta, il predetto organismo può rilasciare, su conformi denuncie di produzione, parziali ricevute di produzione.

Articolo 6.
Il prodotto ammesso a tutela, all’atto dell’immissione al consumo o quando è destinato alla trasformazione, deve avere le seguenti caratteristiche:
– forma del frutto: ellittico-allungata; lobo pedicellare lievemente prominente, con area basale media;
– dimensioni: medio-grosse, peso non inferiore a 100 grammi; i limoni con peso inferiore a 100 grammi, ma in possesso delle altre caratteristiche di cui al presente articolo, possono essere destinati alla trasformazione;
– peduncolo: di medio spessore e lunghezza;
– attacco al peduncolo: forte;
– umbone (apice): grande e appuntito;
– solco apicale: quasi assente;
– residuo stilare: assente;
– colore della buccia: giallo citrino;
– buccia (flavedo e albedo): di spessore medio;
– flavedo: ricco di olio essenziale, aroma e profumo forte;
– asse carpellare: rotondo, medio e semipieno;
– polpa: di colore giallo paglierino;
– succo: abbondante (resa uguale o superiore al 25%) e con elevata acidità (non inferiore a 3,5 gr/100 ml).

Articolo 7.
L’immissione al consumo dell’I.G.P. “Limone Costa d’Amalfi” deve avvenire secondo le seguenti modalità.
Il prodotto deve essere posto in vendita in appositi contenitori rigidi, con capienza da un minimo di 0,5 kg fino ad un massimo di 15 kg, realizzati preferibilmente con materiale di origine vegetale. Sono ammessi anche contenitori rigidi di cartone. Sulle confezioni contrassegnate ad I.G.P., o sulle etichette apposte sulle medesime, devono essere riportate, a caratteri di stampa chiari e leggibili, delle medesime dimensioni, le seguenti indicazioni:
a) “Limone Costa d’Amalfi” e “Indicazione Geografica Protetta” (o la sua sigla I.G.P.);
b) il nome, la ragione sociale e l’indirizzo dell’azienda confezionatrice o produttrice;
c) la quantità di prodotto effettivamente contenuto nella confezione, espressa in conformità alle norme vigenti.
Dovrà figurare, inoltre, il simbolo grafico relativo all’immagine artistica del logotipo specifico ed univoco da utilizzare in abbinamento inscindibile con l’Indicazione Geografica Protetta. Il simbolo grafico è costituito da un limone affogliato che è posto sul lato sinistro di un doppio cerchio che racchiude su uno sfondo giallo la scritta di colore nero Limone Costa d’Amalfi. All’interno del doppio cerchio vi è il profilo della costa, da Maiori fino a Capo Conca, mentre in primo piano vi è un cespuglio di macchia mediterranea. Il limone e lo sfondo sono di colore giallo pantone CV, mentre le foglie del limone, il cespuglio r la seconda linea di colline sono di colore verde pantone 369 CV, la prima e la terza linea di colline sono di colore verde pantone 349 CV, il mare di colore blu pantone 301CV ed il cielo azzurro pantone 297 CV.
Dovrà figurare, inoltre, la dizione “prodotto in Italia” per le partite destinate all’esportazione.
I prodotti elaborati, derivanti dalla trasformazione del limone, possono utilizzare, nell’ambito della designazione degli ingredienti, il riferimento al nome geografico “Costa d’Amalfi” a condizione che rispettino le seguenti condizioni:
1) i limoni utilizzati per la preparazione del prodotto siano esclusivamente quelli conformi al presente disciplinare;
2) sia esattamente indicato il rapporto ponderale tra quantità utilizzata della I.G.P. “Limone Costa d’Amalfi” e quantità di prodotto elaborato ottenuto;
3) l’elaborazione e/o la trasformazione dei limoni avvenga esclusivamente nell’intero territorio dei comuni individuati all’art. 3 del presente disciplinare;
4) venga dimostrato l’utilizzo della I.G.P. “Limone Costa d’Amalfi” mediante l’acquisizione delle ricevute di produzione, rilasciate dai competenti organi della regione ai sensi dell’art. 5 del presente disciplinare, e la annotazione sui documenti ufficiali.
Il controllo del corretto utilizzo dalla I.G.P. “Limone Costa d’Amalfi” per i prodotti elaborati e/o trasformati potrà essere delegato dall’organismo di controllo al consorzio di tutela e valorizzazione che ne faccia richiesta.
Alla Indicazione Geografica Protetta, di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivo: tipo, gusto, uso, selezionato, scelto e similari.
È tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento ad aziende, nomi, ragioni sociali, marchi privati, consorzi, non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente. Tali indicazioni potranno essere riportate in etichetta con caratteri di altezza e di larghezza non superiori alla metà di quelli utilizzati per indicare l’Indicazione Geografica Protetta.

Articolo 8.
Chiunque produce, pone in vendita, utilizza per la trasformazione o comunque distribuisce per il consumo, con la I.G.P. “Limone Costa d’Amalfi”, un prodotto che non risponda alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione, è punito a norma di legge.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Limone Costa d'Amalfi I.G.P. - per la foto si ringrazia

Limone Costa d’Amalfi I.G.P. – per la foto si ringrazia

Limone Costa d'Amalfi I.G.P. - per la foto si ringrazia

Limone Costa d’Amalfi I.G.P. – per la foto si ringrazia

Limoni Costa d’Amalfi – I.G.P.

Zona di produzione

Il “Limone Costa d’Amalfi” IGP è presente in tutti i comuni della Costiera Amalfitana, e precisamente: Amalfi, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti, Vietri sul Mare.

Caratteristiche

Il nome della varietà Sfusato Amalfitano presenta una buccia di medio spessore, di colore giallo particolarmente chiaro, con un aroma e un profumo intensi grazie alla ricchezza di oli essenziali e terpeni (carattere ritenuto di pregio per la produzione del liquore di limoni). La polpa è succosa e moderatamente acida, con scarsa presenza di semi. E’ inoltre un limone di dimensioni medio-grosse (almeno 100 grammi per frutto).

Disciplinare di produzione – Limone Costa d’Amalfi IGP

Articolo 1.
L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Limone Costa d’Amalfi” è riservata ai limoni che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal regolamento CEE n. 2081/92 e dal presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
L’Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.) “Limone Costa d’Amalfi” designa i limoni prodotti nella zona delimitata al successivo art. 3 del presente disciplinare, riferibili alla cultivar “Sfusato” avente le caratteristiche afferibili all’ecotipo amalfitano.

Articolo 3.
La zona di produzione del “Limone Costa d’Amalfi” di cui al presente disciplinare comprende:
l’intero territorio del comune di Atrani;
parte del territorio dei comuni di: Amalfi, Cetara, Conca dei Marini, Furore, Maiori, Minori, Positano, Praiano, Ravello, Scala, Tramonti, Vietri sul Mare.
La descrizione del confine è effettuata dall’estremo ovest fino a raggiungere l’estremo est. Il confine sud è individuato dal Mar Tirreno.
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 197 IV N.O. “Positano”:
partendo da ovest il confine dell’area interessata dalla coltivazione del “Limone Costa d’Amalfi” inizia con la delimitazione tra la provincia di Napoli e quella di Salerno all’altezza del Mar Tirreno; prosegue incrociando la strada statale Amalfitana n. 163 e quindi devia lungo il sentiero che da P.ta Pantanello porta alla frazione Corvo e, procedendo lungo il sentiero che porta a S. Maria del Castello, giunge al rudere “Il Mandrino” passando al di sotto di monte Gambera e di monte Pertuso, attraverso il colle di Latte. Dal Mandrino esso continua fino alla grotta di S. Barbara, percorrendo il sentiero che attraversa la frazione Nocella, la località Grotte, la località “I Cannati” e il colle “La Serra”. Da qui, il confine prosegue fino ad incrociare la strada statale che da Furore porta a Bomerano, e quindi lungo la stessa strada, imbocca il sentiero che giunge a Tovere attraverso le località Pino e Acquarola e giunge in prossimità dell’abitato di Tovere. Di qui prosegue lungo il sentiero che porta al convento di Cospita (carta di Amalfi).
Carta I.G.M. n. 197 IV N.E. “Amalfi”:
dal convento di Cospita, il confine raggiunge la contrada Lucibello, proseguendo lungo le pendici del monte Sorca, e di qui giunge al rudere delle Ferriere, passando al di sopra della località Frassito. Dal rudere procede lungo il sentiero che da Punta d’Aglio porta a Scala e da qui prosegue lungo la via provinciale Scala-Ravello, fino all’altezza della Madonna della Pomice (carta di Nocera Inferiore).
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 111 S.E. “Nocera Inferiore”:
a partire dalla via provinciale, all’altezza della Madonna della Pomice, il confine procede lungo la delimitazione tra i comuni di Ravello e Minori e, quindi, all’altezza di C.se Ciaramello, prosegue lungo il sentiero che porta a Paternò S. Elia, passando sotto Punta Mele, attraversando il vallone Capo d’Acqua e Vitagliano. Da qui procede lungo il sentiero che conduce a Polvica di Tramonti, attraversando la contrada Casale, la frazione Carbonaro, S. Caterina e Zamafaro, fino ad arrivare all’abitato di Figlino e quindi a Polvica. Da qui procede lungo la via comunale per la frazione Torina attraversando Forno Vecchio e Cardamone. Esso prosegue per un breve tratto lungo il sentiero che dalla località Gete sfiora la località Pendolo ed arriva al di sotto di Colle Vigne, sfiorando Pizzolungo e la località Mandrino. Esso prosegue fino al Vallone di Vecite, incontrando la località Macchione, passando tra il Vallone dei Fuondi e le vene di S. Antonio (carta di Amalfi).
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 197 IV N.E. “Amalfi”:
partendo dal vallone Vecite (carta di Nocera Inferiore), il confine costeggia Paternoster, il colle Pascullo, colle La Misericordia, la località S. Maria, le Vene del Suono, passando al di sopra della località Badia, e al di sotto di Grotta Piana e monte Pertuso. Da qui discende al di sotto del monte “l’Uomo a cavallo”, costeggia il vallone S. Nicola, la località Falanca, fino a S. Maria del Popolo. Prosegue passando in prossimità della sorgente Cannello tra la località Simicella e San Gineto, fino alle falde del monte Falerio (carta di Pastena).
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 197 I N.O. “Pastena”:
il confine segue il sentiero che passa tra il monte Falerio ed il monte Collo (carta di Salerno).
Carta I.G.M. 1:25.000 n. 185 II S.O. “Salerno”:
il confine segue il sentiero che passando al di sopra della località Manganala, sfiora l’abitato di Albori, prosegue al di sotto di Poggio Pianello e arriva alla frazione S. Vincenzo. Di qui segue la via comunale per Dragonea e, quindi, all’altezza della frazione Padovani, continua lungo il vallone fino all’incrocio con la strada statale n. 18, all’altezza della frazione Molina, continuando lungo la suddetta strada fino alla via comunale che da Vietri sul Mare porta alla frazione Marina e di qui alla Torre della Cristarella e, quindi, al Mar Tirreno.

Articolo 4.
Il sistema di coltivazione deve essere quello tradizionalmente adottato nella zona, fortemente legato ai peculiari caratteri orografici e pedologici. Le unità colturali tipiche prevalenti sono costituite da terrazzamenti inglobati in muretti di contenimento (macere).
I sesti e le distanze di piantagione ed i sistemi di potatura dei limoneti di cui al presente disciplinare sono in uso tradizionale della zona.
La forma di allevamento è riconducibile ad un vaso libero, detta localmente “cupola”, adattata ad un idoneo sistema di copertura. È facoltà degli organi tecnici regionali ammettere anche forme di allevamento diverse, nel rispetto comunque delle specifiche caratteristiche di qualità del prodotto descritte nel successivo art. 6.
La tecnica tradizionale di produzione consiste nel coltivare le piante sotto impalcature di pali di legno, preferibilmente di castagno, (di altezza non inferiore a cm 180), utilizzando eventualmente coperture di riparo dagli agenti atmosferici avversi e per garantire una scalarità di maturazione dei frutti.
La densità di impianto non dovrà essere superiore ad 800 piante per ettaro.
La raccolta va effettuata nel periodo che va dal 1° febbraio al 31 ottobre, in funzione del conseguimento delle caratteristiche qualitative di cui al successivo art. 6 e delle particolari richieste del mercato in tale periodo. Tuttavia, in considerazione soprattutto dell’andamento climatico dell’annata, la regione Campania si riserva di modificare tali date con proprio provvedimento.
La raccolta dei frutti dalla pianta deve essere effettuata a mano; va impedito il contatto diretto dei limoni con il terreno.
La produzione massima consentita di limoni per ettaro ammessa a tutela non deve superare le 25 tonnellate in coltura specializzata o promiscua (in tal caso si intende la produzione ragguagliata).
I limoni raccolti devono presentarsi sani, indenni da attacchi parassitari, come per legge.

Articolo 5.
Gli impianti idonei alla produzione dell’I.G.P. “Limone Costa d’Amalfi” sono iscritti nell’apposito albo attivato, tenuto e aggiornato dalla regione Campania, direttamente attraverso i propri uffici competenti per territorio o attraverso organismi conformi alle norme EN 45011.
Gli organi tecnici sono tenuti a verificare, anche attraverso opportuni sopralluoghi, i requisiti richiesti per l’iscrizione all’albo di cui sopra.
Entro dieci giorni dalla data indicata di fine raccolta deve essere presentata, all’organismo che detiene l’elenco, la denuncia finale di produzione dell’anno.
Durante il periodo della raccolta, il predetto organismo può rilasciare, su conformi denuncie di produzione, parziali ricevute di produzione.

Articolo 6.
Il prodotto ammesso a tutela, all’atto dell’immissione al consumo o quando è destinato alla trasformazione, deve avere le seguenti caratteristiche:
– forma del frutto: ellittico-allungata; lobo pedicellare lievemente prominente, con area basale media;
– dimensioni: medio-grosse, peso non inferiore a 100 grammi; i limoni con peso inferiore a 100 grammi, ma in possesso delle altre caratteristiche di cui al presente articolo, possono essere destinati alla trasformazione;
– peduncolo: di medio spessore e lunghezza;
– attacco al peduncolo: forte;
– umbone (apice): grande e appuntito;
– solco apicale: quasi assente;
– residuo stilare: assente;
– colore della buccia: giallo citrino;
– buccia (flavedo e albedo): di spessore medio;
– flavedo: ricco di olio essenziale, aroma e profumo forte;
– asse carpellare: rotondo, medio e semipieno;
– polpa: di colore giallo paglierino;
– succo: abbondante (resa uguale o superiore al 25%) e con elevata acidità (non inferiore a 3,5 gr/100 ml).

Articolo 7.
L’immissione al consumo dell’I.G.P. “Limone Costa d’Amalfi” deve avvenire secondo le seguenti modalità.
Il prodotto deve essere posto in vendita in appositi contenitori rigidi, con capienza da un minimo di 0,5 kg fino ad un massimo di 15 kg, realizzati preferibilmente con materiale di origine vegetale. Sono ammessi anche contenitori rigidi di cartone. Sulle confezioni contrassegnate ad I.G.P., o sulle etichette apposte sulle medesime, devono essere riportate, a caratteri di stampa chiari e leggibili, delle medesime dimensioni, le seguenti indicazioni:
a) “Limone Costa d’Amalfi” e “Indicazione Geografica Protetta” (o la sua sigla I.G.P.);
b) il nome, la ragione sociale e l’indirizzo dell’azienda confezionatrice o produttrice;
c) la quantità di prodotto effettivamente contenuto nella confezione, espressa in conformità alle norme vigenti.
Dovrà figurare, inoltre, il simbolo grafico relativo all’immagine artistica del logotipo specifico ed univoco da utilizzare in abbinamento inscindibile con l’Indicazione Geografica Protetta. Il simbolo grafico è costituito da un limone affogliato che è posto sul lato sinistro di un doppio cerchio che racchiude su uno sfondo giallo la scritta di colore nero Limone Costa d’Amalfi. All’interno del doppio cerchio vi è il profilo della costa, da Maiori fino a Capo Conca, mentre in primo piano vi è un cespuglio di macchia mediterranea. Il limone e lo sfondo sono di colore giallo pantone CV, mentre le foglie del limone, il cespuglio r la seconda linea di colline sono di colore verde pantone 369 CV, la prima e la terza linea di colline sono di colore verde pantone 349 CV, il mare di colore blu pantone 301CV ed il cielo azzurro pantone 297 CV.
Dovrà figurare, inoltre, la dizione “prodotto in Italia” per le partite destinate all’esportazione.
I prodotti elaborati, derivanti dalla trasformazione del limone, possono utilizzare, nell’ambito della designazione degli ingredienti, il riferimento al nome geografico “Costa d’Amalfi” a condizione che rispettino le seguenti condizioni:
1) i limoni utilizzati per la preparazione del prodotto siano esclusivamente quelli conformi al presente disciplinare;
2) sia esattamente indicato il rapporto ponderale tra quantità utilizzata della I.G.P. “Limone Costa d’Amalfi” e quantità di prodotto elaborato ottenuto;
3) l’elaborazione e/o la trasformazione dei limoni avvenga esclusivamente nell’intero territorio dei comuni individuati all’art. 3 del presente disciplinare;
4) venga dimostrato l’utilizzo della I.G.P. “Limone Costa d’Amalfi” mediante l’acquisizione delle ricevute di produzione, rilasciate dai competenti organi della regione ai sensi dell’art. 5 del presente disciplinare, e la annotazione sui documenti ufficiali.
Il controllo del corretto utilizzo dalla I.G.P. “Limone Costa d’Amalfi” per i prodotti elaborati e/o trasformati potrà essere delegato dall’organismo di controllo al consorzio di tutela e valorizzazione che ne faccia richiesta.
Alla Indicazione Geografica Protetta, di cui all’art. 1 è vietata l’aggiunta di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste dal presente disciplinare, ivi compresi gli aggettivo: tipo, gusto, uso, selezionato, scelto e similari.
È tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento ad aziende, nomi, ragioni sociali, marchi privati, consorzi, non aventi significato laudativo e non idonei a trarre in inganno l’acquirente. Tali indicazioni potranno essere riportate in etichetta con caratteri di altezza e di larghezza non superiori alla metà di quelli utilizzati per indicare l’Indicazione Geografica Protetta.

Articolo 8.
Chiunque produce, pone in vendita, utilizza per la trasformazione o comunque distribuisce per il consumo, con la I.G.P. “Limone Costa d’Amalfi”, un prodotto che non risponda alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione, è punito a norma di legge.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Limone Costa d'Amalfi I.G.P. - per la foto si ringrazia

Limone Costa d’Amalfi I.G.P. – per la foto si ringrazia

Limone Costa d'Amalfi I.G.P. - per la foto si ringrazia

Limone Costa d’Amalfi I.G.P. – per la foto si ringrazia

Fico bianco del Cilento – D.O.P.

Zona di produzione

La zona di produzione del “Fico Bianco del Cilento” DOP comprende ben 68 comuni, posti a sud di Salerno, dalle colline litoranee di Agropoli fino al Bussento e in gran parte inclusi nell’area del Parco nazionale del Cilento e del Vallo di Diano.

Caratteristiche

Il Fico Bianco del Cilento DOP è derivato da uno specifico ecotipo della cultivar Dottato, che si è andato selezionando e diffondendo nel Cilento nel corso dei secoli: il “Bianco del Cilento”.
Prodotto avente caratteristiche uniche e di assoluto pregio, apprezzate anche all’estero, il “Fico bianco del Cilento” DOP deve la sua denominazione al colore giallo chiaro uniforme della buccia dei frutti essiccati, che diventa marroncino per i frutti che abbiano subito un processo di cottura in forno. La polpa è di consistenza tipicamente pastosa, dal gusto molto dolce, di colore giallo ambrato, con acheni prevalentemente vuoti e ricettacolo interno quasi interamente pieno. Tali caratteristiche, considerate di eccellenza per la categoria commerciale dei fichi essiccati, sono appunto i tratti distintivi che qualificano il “Bianco del Cilento” DOP sui mercati.

Disciplinare di produzione – Fico Bianco del Cilento DOP

Articolo 1.
Denominazione del prodotto
La denominazione di origine protetta “Fico Bianco del Cilento” è riservata ai fichi essiccati che abbiano i requisiti specificati nel presente disciplinare.

Articolo 2.
Descrizione del prodotto
La denominazione di origine protetta D.O.P. “Fico Bianco del Cilento” designa i frutti dei biotipi riferibili alla cultivar Dottato coltivati nel territorio della regione Campania definito al successivo art. 3.
Il prodotto ammesso a tutela con la DOP può essere commercializzato solo allo stato essiccato e si può presentare sia con buccia che senza (fichi mondi). All’atto dell’immissione al consumo il prodotto deve rispondere alle seguenti caratteristiche:
– fichi con buccia: colore uniforme da giallo chiaro a giallo;
– fichi con buccia che abbiano subito un processo di cottura: colore uniforme da giallo ambrato a marrone;
– fichi mondi: colore chiarissimo tendente al bianco;
– polpa: consistenza pastosa con acheni prevalentemente vuoti, ricettacolo quasi interamente riempito di colore giallo ambrato;
– pezzatura: numero di fichi essiccati con buccia non superiore a 70 per kg, numero di fichi mondi non superiore a 85 per kg;
– umidità: massima consentita 26%;
– contenuto in zuccheri (valore minimo / 100g di sostanza secca):
glucosio 21,8 g
fruttosio 23,2 g
saccarosio 0,1 g ;
difetti: il prodotto non deve presentare danni da insetti, muffe, o da altri agenti;è ammessa la presenza di suberificazione fino al 5% della superficie del frutto.
E’ consentito l’impiego di eventuale farcitura con altri ingredienti, quali mandorle, noci, nocciole, semi di finocchietto, bucce di agrumi sempre che l’insieme non superi il 10% del totale del prodotto finito e che sia provata la provenienza di tali ingredienti esclusivamente dal territorio dell’area di produzione delimitata al successivo art. 3.

Articolo 3.
Delimitazione area di produzione
La zona di produzione del “Fico Bianco del Cilento” comprende per intero o in parte, il territorio dei seguenti comuni della provincia di Salerno:
a) comuni totalmente compresi: Agropoli, Aquara, Ascea, Bellosguardo, Camerota, Casalvelino, Castel San Lorenzo, Castellabate, Castelnuovo Cilento, Celle di Bulgheria, Centola, Cicerale, Controne, Felitto, Giungano, Ispani, Laureana Cilento, Lustra, Montecorice, Monteforte Cilento, Ogliastro Cilento, Omignano, Perdifumo, Perito, Pisciotta, Pollica, Prignano Cilento, Roccadaspide, Rutino, Salento, San Giovanni a Piro, San Mauro Cilento, San Mauro la Bruca, Santa Marina, Serramezzana, Sessa Cilento, Stella Cilento, Torchiara, Torre Orsaia, Trentinara, Vibonati;
b) comuni parzialmente compresi: Albanella, Alfano, Altavilla Silentina, Capaccio, Castelcivita, Caselle in Pittari, Casaletto Spartano, Ceraso, Corleto Monforte, Cuccaro Vetere, Futani, Gioi Cilento, Laurito, Orria, Ottati, Moio della Civitella, Montano Antilia, Morigerati, Postiglione, Roccagloriosa, Roscigno, S. Angelo a Fasanella, Sapri, Serre, Torraca, Tortorella, Vallo della Lucania.
Tale zona è così delimitata:
partendo dalla confluenza del confine nord del comune di Agropoli con il mar Tirreno la linea segue lo stesso fino alla loc. Varco Cilentano (25 m slm), da qui in direzione nord segue la provinciale Varco Cilentano – Matinelle, incrociando, all’altezza della loc. Capodifiume (35 m slm), la S.S. 166 “degli Alburni”.
Prosegue per la prov. “Matinelle-Cerrelli”, da qui, in direzione nord segue la prov.“Cerrelli-Incrocio con la S.S. 19” fino al km 6 dove la lascia per seguire il corso del fiume Calore fino alla loc. Ponte Calore. Qui piega ad ovest, risalendo, alla loc. F.te Pedecchiosa (30 m slm), verso nord lungo il corso del Vallone Varco del Vescovo, in comune di Serre, fino ad incrociare la S.S. 19 al km. 18,5 (127 m slm) seguendo la stessa fino al km 26,600 in direzione est all’incrocio della provinciale per Controne in loc. Canalicchio.
Percorre la provinciale, in direzione sud-ovest fino al km 6,800 (226 m slm) ove la lascia per seguire il confine comunale del comune di Controne fino ad incrociare la strada provinciale Controne-Castelcivita al km 10,400. Prosegue lungo la stessa passando per Ottati, S.Angelo a Fasanella, Corleto Monforte fino al suo termine all’incrocio cioè con la S.P. 166 (al km 45).
Da questa prosegue fino al confine del comune di Bellosguardo (km 40,500). Di qui in direzione sud segue il confine comunale di Bellosguardo fino al confine del comune di Felitto che percorre fino al confine comunale di Monteforte Cilento.
Segue questo confine fino ad incontrare il confine del comune di Perito che percorre in loc. Area del Lupo. All’incrocio con la provinciale Perito-Vallo della Lucania, ne segue il tracciato dal km 8, fino ad immettersi sulla S.S. 18, passando per gli abitati di Orria, Gioi, Cardile, Moio della Civitella ed Angellara. Segue il tracciato della S.S. 18 passando per l’abitato di Alfano fino al confine del comune di Roccagloriosa, al km 187 (312 m slm), che segue fino al confine nord del comune di Torre Orsaia compreso. In comune di Caselle in Pittari alla loc. Pietrecupe (ca. 510 m slm) segue il vallone Grande (loc. Felicita) incrociando in loc. Sciarapotamo il confine nord del comune di Morigerati. Percorre, verso est, il confine nord del comune di Morigerati fino ad incrociare la strada provinciale Caselle in Pittari-Casaletto Spartano al km 34 che percorre fino al km 31,900 dove a quota 608 m slm segue, verso sud ed est, il confine comunale di Tortorella fino all’incrocio della provinciale Casaletto Spartano-Sapri; la percorre verso sud dal km 20 al km 7,500, di qui a quota 355 m slm segue il Fosso Stregara che percorre passando, a quota 102 m slm, lungo il confine comunale di Sapri, fino al vallone Giuliani ed al torrente Brizzi e, quindi, fino alla sua confluenza nel Mar Tirreno.
Da qui l’area risulta delimitata, per i suoi lati sud ed ovest dal Mar Tirreno fino al confine comunale di Agropoli con il comune di Capaccio.

Articolo 4.
Origine del prodotto
Le piante di fico da millenni hanno caratterizzato il paesaggio campano ed in particolare del Cilento. La loro introduzione è da attribuire ai coloni greci che in queste aree avevano fondato diverse città. Autori dell’epoca romana e altri a seguire fino ai giorni nostri hanno decantato le caratteristiche dei prodotti agricoli del Cilento tra i quali i fichi essiccati. L’attività di essiccazione dei fichi nel Cilento si è avvalsa, da secoli della stessa manodopera agricola impiegata nelle operazioni colturali e nella raccolta dei frutti dalla pianta. Si tratta di un processo produttivo elementare, una consuetudine che lega fortemente l’uomo alla zona e alle tradizioni tipiche locali. Già Catone, e poi Varrone, raccontavano che i fichi essiccati erano comunemente utilizzati nel Cilento e nella Lucania come base alimentare della manodopera impiegata nei lavori dei campi. E’ facile capire come questa convivenza millenaria abbia condizionato fortemente la cultura locale, cosa che traspare dalla constatazione del ruolo principe svolto dalla pianta e dai frutti del fico, nelle espressioni idiomatiche, nelle storie, nelle fiabe ed in tutto ciò che è espressione dell’immaginario umano.
La DOP Fico Bianco del Cilento identifica, quindi, un prodotto complesso, frutto dell’interazione con l’opera dell’uomo che tramandata nel corso dei millenni, è assurta alla dignità di tradizione. Deve essere, pertanto, garantita l’origine certa del prodotto e la tracciabilità delle fasi del processo produttivo, mediante l’iscrizione in appositi elenchi dei produttori e delle particelle catastali sulle quali avviene la coltivazione, gestiti dall’organismo di controllo di cui al successivo art. 7. Lo stesso organismo, autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, verificherà che il prodotto tutelato dalla D.O.P risponda alle prescrizioni del disciplinare.

Articolo 5.
Metodo di ottenimento del prodotto
Le modalità e tecniche di coltivazione riportate nel presente disciplinare sono quelle che da secoli vengono correntemente adottate nell’area in questione. Esse sono elementi della tradizione e parte integrante della cultura contadina locale che da sempre conferiscono caratteri di originalità ai fichi secchi identificati con la denominazione di origine “Fico bianco del Cilento”.
La particolare resistenza delle piante alla siccità e ai vari agenti patogeni non impone prescrizioni particolari in merito alle tecniche di coltivazione. I sesti e le distanze di impianto possono essere variabili, fermo restando che la densità d’impianto non potrà superare le 700 piante ad ettaro.
Nei nuovi impianti le piante vanno però inserite secondo una distribuzione geometrica che preveda la costituzione di filari paralleli tra loro e di interfilari che consentano il transito delle macchine agricole.
Le forme di allevamento sono quelle a vaso libero, in uso tradizionale nella zona, e quelle recentemente proposte dalla ricerca che richiamano il vaso cespugliato e la siepe.
La produzione unitaria massima di fichi freschi non deve essere superiore a 19 t/ha di coltura specializzata. Fermo restando detto limite, in caso di coltura non specializzata, la produzione massima per ettaro degli impianti promiscui dovrà essere rapportata alla effettiva superficie coperta dalle piante di fico.
La raccolta dei fichi con buccia va effettuata quando i fichi sono stramaturi, mentre i fichi da destinare all’essiccazione senza buccia possono essere raccolti a non completa maturazione. E’ ammessa la tecnica della puntura dei frutti e dell’inoliazione che va effettuata con prodotti naturali.
Il processo di essiccazione dei frutti riguarda esclusivamente i frutti interi, con o senza buccia, e deve avvenire con esposizione diretta al sole e/o con l’applicazione di tecniche coadiuvanti come la protezione dei frutti esposti al sole con tunnel in plastica con altezza minima di due metri e/o la bagnatura dei frutti in soluzione di acqua calda e sale al 2%.
Il prodotto, nelle varie tipologie commerciali sopra descritte, può essere posto in vendita anche dopo aver subìto trattamenti di cottura che ne imbruniscono la buccia.
Il processo di cottura dei frutti deve avvenire esclusivamente in forni ad aria calda. La farcitura va effettuata inserendo nei fichi essiccati, previa apertura longitudinale del frutto, gli ingredienti previsti all’art. 2.

Articolo 6.
Legame con l’ambiente
In molti documenti appare evidente come il fico secco sia identificativo dell’area del Cilento. Essi sono stati da tempi remoti considerati beni di lusso o comunque voluttuari in quanto da sempre considerati vere e proprie leccornie, ricercatissimi da mercanti interessati a rifornire i mercati più ricchi del momento. I fichi, pertanto, sono stati da sempre una notevole fonte di reddito ma anche alimento di base per le popolazioni locali in difficili periodi storici, grazie all’abbondanza degli stessi ed alla possibilità di conservarli per l’intero periodo dell’anno mediante l’essiccazione. Infatti, l’azione mitigatrice del mare e la barriera alle fredde correnti invernali provenienti da nord-est posta dalla catena degli Appennini, insieme alla buona fertilità del suolo e ad un ottimale regime pluviometrico rappresentano le ideali condizioni pedo-climatiche che hanno fatto sì che vi fosse una notevolissima diffusione della coltura nell’area considerata, cosa che ha caratterizzato sensibilmente il paesaggio rurale e permesso di definire il Cilento area vocata per la coltivazione del fico fin dall’epoca dell’impero romano. Questi elementi, uniti alla semplicità della coltivazione e al pieno adattamento della specie e della varietà all’ambiente pedoclimatico dell’area, contribuiscono a conferire, ai fichi essiccati cilentani quelle caratteristiche organolettiche (sapore, dolcezza, gusto prelibato e profumato) particolarmente apprezzate dai consumatori. Inoltre, va posto giusto rilievo al fatto che, oltre alla coltivazione, la semplicità di coltivazione, la resistenza della pianta ad avversità fitopatologiche hanno permesso alla coltura di guadagnare le prime posizioni nell’indice di gradimento del coltivatore che ha così collocato questa pianta su tutta la
propria azienda, in coltura specializzata o consociata.

Articolo 7.
Organismo di controllo
Le verifiche di rispondenza del prodotto alle disposizioni del disciplinare verranno svolte da un organismo di controllo conforme alle disposizioni dell’art. 10 del Reg. CEE 2081/92.

Articolo 8.
Confezionamento ed etichettatura
La commercializzazione del “Fico Bianco del Cilento” deve avvenire utilizzando le confezioni tradizionali di seguito descritte.
I fichi essiccati possono essere confezionati, sia al naturale che farciti, in confezioni di diverse forme (cilindriche, a corona, sferiche, a sacchetto) con pesi tra i 125 ed i 1.000 gr. Possono essere confezionati alla rinfusa, in cesti realizzati con materiale di origine vegetale, con pesi da 1 a 20 kg. I fichi essiccati possono essere aperti ed accoppiati uno sull’altro dalla parte della polpa in confezioni da 125 a 1.000 gr; possono presentarsi, inoltre, infilati con spiedini di legno e farciti con gli ingredienti di cui all’art. 2. Le confezioni possono essere abbellite con foglie di alloro.
Sulle confezioni dovranno essere apposte etichette riportanti, in caratteri di stampa di dimensioni non inferiori al doppio di quelle di ogni altra iscrizione, le diciture: “Fico Bianco del Cilento” e “Denominazione di origine protetta” (o la sigla”D.O.P.”).
Vanno riportati inoltre gli estremi atti ad individuare:
nome, ragione sociale ed indirizzo del confezionatore;
annata di produzione dei fichi contenuti;
peso netto all’origine;
il simbolo grafico di cui al successivo art. 10, relativo all’immagine da utilizzare in abbinamento inscindibile con la denominazione di origine protetta.
Per la denominazione di origine protetta, di cui all’art. 1, è vietata l’adozione di qualsiasi qualificazione aggiuntiva diversa da quelle previste nel presente disciplinare ivi compresi gli aggettivi: tipo, gusto, uso, selezionato, scelto e similari. E’ tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento ad aziende, nomi, ragioni sociali, marchi privati, e consorzi, non aventi significato laudativo e non idonee a
trarre in inganno l’acquirente.

Articolo 9.
Utilizzo della D.O.P. per i prodotti derivati
I prodotti per la cui elaborazione è utilizzata come materia prima il “Fico Bianco del Cilento DOP”, anche a seguito di processi di elaborazione e di trasformazione, possono essere immessi al consumo in confezioni recanti il riferimento alla denominazione, senza l’apposizione del logo comunitario, a condizione che:
il “Fico Bianco del Cilento DOP” certificato come tale, deve costituire il componente esclusivo della categoria merceologica di appartenenza;
gli utilizzatori del “Fico Bianco del Cilento DOP” siano autorizzati dai titolari del diritto di proprietà intellettuale conferito dalla registrazione della denominazione “Fico Bianco del Cilento” DOP riuniti in consorzio incaricato dal Ministero delle politiche agricole e forestali. Lo stesso consorzio incaricato provvederà anche ad iscriverli in appositi registri ed a vigilare sul corretto uso della denominazione protetta. In assenza del consorzio di tutela incaricato le predette funzioni saranno svolte dal MIPAF in quanto autorità nazionale preposta all’attuazione del regolamento (CEE) 2081/92.
L’utilizzazione non esclusiva del “Fico Bianco del Cilento DOP” consente soltanto il suo riferimento, secondo la normativa vigente, tra gli ingredienti del prodotto che lo contiene o in cui è trasformato o elaborato.

Articolo 10.
Logotipo
Il logotipo raffigura, in maniera stilizzata, tre fichi maturi che lasciano intravedere la tipica progressiva colorazione del frutto in essiccazione, poggiati su di una superficie verde che evoca un prato. Di fianco ai frutti, nella parte destra del disegno, è visualizzata una parte di colonna greca, stilizzata, in stile dorico. Sullo sfondo compare uno squarcio di cielo azzurro con, a sinistra in alto, un sole a raggi disegnato in modo gestuale.
Il disegno nel suo insieme è inscritto in un cerchio dalla banda spessa in cui è inserita la dicitura Fico Bianco del Cilento dislocata lungo un tracciato curvo che percorre la circonferenza del cerchio. La scritta è impressa all’interno della banda circolare ed è suddivisa in due parti: le parole “FICO BIANCO” sono collocate nella metà superiore del cerchio, le parole “DEL CILENTO” in quella inferiore.
Il logo è in quadricomia, realizzato in maniera vettoriale con software Adobe Illustrator 5.5. Il carattere tipografico utilizzato per il testo del logo è il “Copperplate Gothic Thirty BC”, di colore bianco ombreggiato viola.
Dal punto di vista colorimetrico, il logotipo è composto dai seguenti colori:
verde del fico a sinistra: ciano 60%, giallo 100%; verde del fico centrale: ciano 41%, giallo 75%; verde del fico a destra: ciano 75%, giallo 75%; giallo dei fichi: giallo 75%; verde del prato: ciano 75%, giallo 75%; verde dell’ombra: ciano 100%, giallo 100%, nero 39%; ocra della colonna: magenta 9%, giallo 50%; ocra dell’abaco ed echino: magenta 15%, giallo 75%; azzurro del cielo: ciano 43%; giallo del sole: giallo 100%; rosso del cerchio: magenta 100%, giallo 48%; ombra del testo: ciano 63%, magenta 100%.
Il limite massimo di riduzione del marchio è di “base cm 2.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Fico bianco del Cilento D.O.P. - per la foto si ringrazia

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