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Archive for the ‘Vini e liquori’ Category

Ratafia – P.A.T.

La Ratafia è un liquore diffuso in tutta l’Abruzzo a base di amarene e di vino rosso ottenuto da uve del vitigno Montepulciano. È tradizionalmente prodotta ponendo, in proporzioni variabili secondo la ricetta locale, amarene mature intere o snocciolate e zucchero dentro recipienti di vetro esposti al sole per circa 30 giorni, al fine di favorire la fermentazione.

Al prodotto così ottenuto si aggiunge poi il vino rosso, lasciando macerare e agitando periodicamente il tutto per almeno altri 30 giorni, ma si può arrivare anche a 5-6 mesi. Il prodotto è poi filtrato e imbottigliato. In alcuni casi dopo la filtrazione si aggiunge dell’alcool per aumentarne la gradazione. È un liquore dal gusto dolce e piacevole, con una gradazione alcolica variabile secondo la tecnica di produzione: da 7-14% vol. a 20-22% vol. con l’aggiunta di alcool. Il colore è rosso più o meno intenso e ha l’odore caratteristico di amarene e frutti di bosco.

È normalmente consumato giovane, per apprezzarne la maggiore freschezza degli aromi. La preparazione e l’uso della Ratafia rientrano nella secolare tradizione contadina tramandata di generazione in generazione. Come riferisce Alessio de Berardinis in Ricordi sulla maniera di manifatturare vini e liquori (Teramo 1868) “il nome… gli fu dato da quell’uso che anticamente avevano gli ambasciatori delle potenze belligeranti quando trattavano della pace ad una lieta mensa, di bere questo liquore e di pronunciare quelle semplici parole latine Pax rata fiat!. A parte queste ipotesi, forse pittoresche e fantasiose, il liquore era usato, più prosaicamente, per sancire gli accordi commerciali o la stipula di atti notarili e legali al termine delle trattative.

Fonte: Atlante dei prodotti tradizionali D’Abruzzo – ARSSA – Agenzia Regionale per i servizi di sviluppo agricolo-abruzzo

Ratafia P.A.T. - per la foto si ringrazia

Ratafia P.A.T. – per la foto si ringrazia

Liquore allo zafferano – P.A.T.

Lo zafferano dell’Aquila, che ha ottenuto recentemente la DOP, ha rappresentato nel passato una sostanza tonificante e alimentare dai più svariati usi presso le popolazioni locali. Il liquore allo zafferano nasce dalla combinazione di questa consuetudine con la pratica diffusa tradizionalmente nelle comunità agricole, di riutilizzare le fecce, sottoprodotto della vinificazione, per ottenere l’alcool e aromatizzarlo con erbe locali per renderlo gradevole al consumo. Il liquore, dal colore giallo intenso, si ottiene per infusione a freddo dello Zafferano dell’Aquila DOP e di erbe aromatiche locali raccolte nei luoghi più idonei e nel momento più propizio.
L’infuso viene poi diluito con acqua e opportunamente zuccherato, filtrato per decantazione dopo un periodo di riposo e invecchiato per alcuni mesi in fusti d’acciaio. Raggiunge una gradazione alcolica di circa 37% vol., odore intenso di zafferano con lieve sentore di anice. L’aggiunta di anice e di erbe aromatiche consente di mitigare il forte aroma dello zafferano. È ottimo come digestivo, bevuto freddo e al naturale, oppure diluito per ottenere bevande dissetanti.

Con il latte caldo è corroborante e utile in caso di raffreddore, mentre con il latte freddo d’estate è particolarmente gradevole contro l’arsura. Molto impiegato in cucina, trova il suo miglior utilizzo in pasticceria per aromatizzare le preparazioni.

Fonte: Atlante dei prodotti tradizionali D’Abruzzo – ARSSA – Agenzia Regionale per i servizi di sviluppo agricolo-abruzzo

Liquore allo zafferano d'Abruzzo P.A.T. - per la foto si ringrazia

Liquore allo zafferano d’Abruzzo P.A.T. – per la foto si ringrazia

Abruzzo – D.O.C.

Zona di produzione e storia

Le uve destinate alla produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata “Abruzzo” devono essere ottenute unicamente da vigneti situati su terreni vocati alla qualità, ubicati in zone collinari o pedemontane comprese in tutto o in parte nei territori dei comuni di seguito elencati.
Sono da escludere i terreni siti nei fondovalle ed in zone umide nonché quelli adiacenti a fiumi o torrenti.
La zona di produzione del vino a denominazione di origine controllata “Abruzzo” comprende i comuni di:
1) in provincia di Chieti:
Altino, Archi, Ari, Arielli, Atessa, Bomba, Bucchianico, Canosa Sannita, Carunchio, Casacanditella, Casalanguida, Casalincontrada, Carpineto Sinello, Casalbordino, Casoli, Castel Frentano, Celenza sul Trigno, Chieti, Civitella Messer Raimondo, Crecchio, Cupello, Dogliola, Fara Filiorum Petri, Fara San Martino, Filetto, Fossacesia, Francavilla, Fresagrandinaria, Frisa, Furci, Gessopalena, Gissi, Giuliano Teatino, Guardiagrele, Guilmi, Lama dei Peligni, Lanciano, Lentella, Liscia, Miglianico, Monteodorisio, Mozzagrogna, Orsogna, Ortona, Paglieta, Palmoli, Palombaro, Pennapiedimonte, Perano, Poggiofiorito, Pollutri, Pretoro, Rapino, Ripa Teatina, Roccamontepiano, Roccascalegna, Rocca San Giovanni, San Buono, Sant’Eusanio del Sangro, San Giovanni Teatino, Santa Maria Imbaro, San Martino sulla Marrucina, San Salvo, San Vito Chietino, Scerni, Tollo, Torino di Sangro, Tornareccio, Torrevecchia Teatina, Treglio, Tufillo, Vasto, Villalfonsina, Villamagna, Vacri;
2) in provincia di L’Aquila:
Acciano, Anversa degli Abruzzi, Balsorano, Bugnara, Canistro, Capestrano, Castel di Ieri, Castelvecchio Subequo, Civita d’Antino, Civitella Roveto, Corfinio, Fagnano Alto, Fontecchio, Fossa, Gagliano Aterno, Goriano Sicoli, Introdacqua, Molina Aterno, Morino, Ofena, Pacentro, Poggio Picenze, Pratola Peligna, Pettorano sul Gizio, Prezza, Raiano, Rocca Casale, San Demetrio nei Vestini, Sant’Eusanio Forconese, San Vincenzo Valle Roveto, Secinaro, Sulmona, Tione d’Abruzzi, Villa S. Angelo, Villa S. Lucia, Vittorito.
3) in provincia di Pescara:
Abbateggio, Alanno, Bolognano, Brittoli, Bussi, Cappelle sul Tavo, Castiglione a Casauria, Catignano, Cepagatti, Citta Sant’Angelo, Civitella Casanova, Civitaquana, Collecorvino, Corvara, Cugnoli, Elice, Farindola, Lettomanoppello, Loreto Aprutino, Manoppello, Montebello di Bertona, Montesilvano, Moscufo, Nocciano, Penne, Pianella, Pietranico, Picciano, Pescara, Pescosansonesco, Popoli, Rosciano, Salle, San Valentino, Scafa, Serramonacesca, Spoltore, Tocco Casauria, Torre de’ Passeri, Turrivalignani, Vicoli;
4) in provincia di Teramo:
Alba Adriatica, Ancarano, Atri, Basciano, Bellante, Bisenti, Campli, Canzano, Castel Castagno, Castellato, Castiglione Messer Raimondi, Castilenti, Cellino Attanasio, Cermignano, Civitella del Tronto, Colledara, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Montefino, Montorio al Vomano, Morrodoro, Mosciano, Nereto, Notaresco, Penna S. Andrea, Pineto, Roseto degli Abruzzi, Sant’Egidio, Sant’Omero, Silvi, Teramo, Torano Nuovo, Tortoreto, Tossicia e la frazione di Trignano del comune Isola del Gran Sasso.

La presenza della vite e la produzione di buoni vini nell’area di produzione sopra delimitata risale a Polibio, storico greco vissuto tra il 205 ed il 123 a.C., che narrando le gesta di Annibale dopo la vittoria di Canne (216 a.C.) lodava i vini di quest’area in quanto avevano guarito i feriti e rimesso in forze gli uomini. Da allora tanti altri scrittori hanno elogiato le qualità dei vini prodotti nel territorio abruzzese, quali Andrea Bacci (1524-1600), filosofo e medico di papa Sisto V, che nell’opera “De naturali vinorum historia de vinis Italiae” scritta nel 1596, parla dei vini di Sulmona e del territorio dei Peligni, così come Michele Torcia che nell’opera dal titolo Saggio Itinerario Nazionale pel Paese dei Peligni fatto nel 1792 descrive per la prima volta la presenza del vitigno Montepulciano in Abruzzo. Dopo il Torcia sono innumerevoli i testi storici ed i manuali tecnici nei quali vengono descritte le caratteristiche di questo vitigno divenuto a partire dai primi del 1900 l’emblema di questo territorio: ricordiamo Panfilo Serafini (Sulmona 1817- 1864) che nella Monografia storica di Sulmona, apparsa nel 1854 a Napoli sul notissimo periodico Il Regno delle Due Sicilie scritto ed illustrato, scriveva: “Le viti più comuni sono il montepulciano, sia primaticcio, sia cordisco o tardivo….”, il professor Andrea Vivenza con le Brevi norme per fare il vino del 1867, Edoardo Ottavi e Arturo Marescalchi con l’opera dal titolo Vade-Mecum del commerciante di uve e di vini in Italia, la cui prima edizione venne pubblicata nel 1897. Quest’ultima è molto importante perché descrive in maniera molto dettagliata le varietà di uve presenti in Abruzzo: il Camplese o Campolese (ossia la Passerina), il Racciapollone (ossia il Montonico), il Tivolese, il Verdicchio, la Malvasia, il Moscatello, il Montepulciano (cordisco e primutico), il Gaglioppo, l’Aleatico, la Lacrima, solo per ricordarne qualcuna.
Anche se molte di queste varietà, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, sono state sostituite dai più produttivi Trebbiano toscano e Trebbiano abruzzese, quest’ultimo spesso confuso con il Bombino, fortunatamente non sono scomparse ed oggi, grazie al lavoro ed alla passione di tanti vitivinicoltori, alcune di esse sono state riscoperte e giustamente valorizzate sia per le loro eccellenti caratteristiche chimico-fisiche (ottima acidità e grado alcolico naturale) sia per quelle organolettiche.
Oltre alle radici storiche comunque sono molto importanti anche i fattori umani poiché, attraverso la definizione ed il miglioramento di alcune pratiche viticole ed enologiche, che fanno parte integrante e sostanziale del disciplinare di produzione, si riescono ad ottenere oggi prodotti dalle spiccate caratteristiche e tipicità.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini della Denominazione di Origine Controllata “Abruzzo” devono essere ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografia:
“Abruzzo” bianco:
Trebbiano abruzzese e/o toscano: minimo 50%.
Possono concorrere le uve di altri vitigni a bacca bianca non aromatici idonei alla coltivazione per la regione Abruzzo, da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 50%, presenti in ambito aziendale;
“Abruzzo” rosso :
Montepulciano: minimo 80%.
Possono concorrere le uve di altri vitigni a bacca nera non aromatici idonei alla coltivazione per la regione Abruzzo, da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 20%, presenti in ambito aziendale;
“Abruzzo” passito bianco:
Malvasia, Moscato, Passerina, Pecorino, Riesling, Sauvignon, Traminer da soli o congiuntamente:
minimo 60%.
Possono concorrere le uve di altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Abruzzo, da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 40%, presenti in ambito aziendale;
“Abruzzo” passito rosso:
Montepulciano: minimo 60%.
Possono concorrere le uve di altri vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito della regione Abruzzo, da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 40%, presenti in ambito aziendale;
“Abruzzo” spumante bianco:
Chardonnay, Cococciola, Montonico, Passerina, Pecorino, Pinot nero da soli o congiuntamente:
minimo 60%.
Possono concorrere le uve di altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Abruzzo, da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 40%, presenti in ambito aziendale;
“Abruzzo” spumante rosé:
Montepulciano, Pinot nero da soli o congiuntamente: minimo 60%.
Possono concorrere le uve di altri vitigni idonei alla coltivazione per la regione Abruzzo, da sole o congiuntamente, fino ad un massimo del 40%, presenti in ambito aziendale;
La Denominazione di Origine Controllata “Abruzzo” con le specificazioni aggiuntive del nome di uno dei vitigni ed eventuali menzioni aggiuntive di cui all’art. 1, è riservata ai vini ottenuti da uve provenienti da vigneti costituiti per almeno l’85% dal corrispondente vitigno. Possono concorrere altri vitigni, a bacca di colore analogo, idonei alla coltivazione per la regione Abruzzo, presenti in ambito aziendale, fino ad un massimo del 15%.

I vini a denominazione di origine controllata «Abruzzo» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Abruzzo” bianco:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16 g/l.

“Abruzzo” rosso:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 22 g/l.

“Abruzzo” passito bianco:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 16,00% vol (di cui almeno 12,00% vol svolto);
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 26 g/l.

“Abruzzo” passito rosso:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 16,00% vol (di cui almeno 12,50% vol svolto);
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 32 g/l.

“Abruzzo” spumante bianco metodo charmat:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16 g/l.
– zuccheri residui: nei limiti ammessi dalla normativa comunitaria per la tipologia brut.

“Abruzzo” spumante rosé metodo charmat:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 5,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16 g/l.
– zuccheri residui: nei limiti ammessi dalla normativa comunitaria per la tipologia brut.

“Abruzzo” spumante bianco metodo classico:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
– acidità totale minima: 6,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16 g/l.
– zuccheri residui: nei limiti ammessi dalla normativa comunitaria per la tipologia brut.

“Abruzzo” spumante rosè metodo classico:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00% vol;
– acidità totale minima: 6,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16 g/l.
– zuccheri residui: nei limiti ammessi dalla normativa comunitaria per la tipologia brut.

“Abruzzo” Cococciola:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00 % vol;
– acidità totale minima: 5,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16 g/l.

“Abruzzo” Cococciola superiore:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50 % vol;
– acidità totale minima: 5,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16 g/l.

“Abruzzo” Malvasia:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50 % vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16 g/l.

“Abruzzo” Malvasia superiore:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00 % vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16 g/l.

“Abruzzo” Montonico:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00 % vol;
– acidità totale minima: 5,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16 g/l.

“Abruzzo” Montonico superiore:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50 % vol;
– acidità totale minima: 5,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 17 g/l.

“Abruzzo” Passerina:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50 % vol;
– acidità totale minima: 5,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16 g/l.

“Abruzzo” Passerina superiore:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00 % vol;
– acidità totale minima: 5,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 18 g/l.

“Abruzzo” Pecorino:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50 % vol;
– acidità totale minima: 5,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16 g/l.

“Abruzzo” Pecorino superiore:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00 % vol;
– acidità totale minima: 5,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 18 g/l.

È in facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali – Comitato Nazionale Vini DOP e IGP – modificare i limiti dell’acidità totale e dell’estratto non riduttore con proprio decreto.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Abruzzo» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Abruzzo” bianco:
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: fruttato, caratteristico, delicato, gradevole;
– sapore: secco, fresco, armonico.

“Abruzzo” rosso:
– colore: rosso rubino intenso con lievi sfumature violacee, tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: profumi di frutti rossi, spezie, intenso, etereo;
– sapore: corposo, secco, armonico, giustamente tannico.

“Abruzzo” passito bianco:
– colore: dal giallo paglierino intenso all’ambrato;
– odore: intenso, etereo e caratteristico;
– sapore: dolce, corposo, armonico, vellutato.

“Abruzzo” passito rosso:
– colore: rosso rubino intenso tendente al granato con l’invecchiamento;
– odore: intenso, etereo e caratteristico;
– sapore: dolce, pieno, armonico, vellutato.

“Abruzzo” spumante bianco metodo charmat:
– spuma: fine e persistente
– colore: giallo paglierino più o meno carico, anche con riflessi ramati;
– odore: fine, ampio e composito;
– sapore: fresco, gradevole e armonico.

“Abruzzo” spumante rosé metodo charmat:
– spuma: fine e persistente
– colore: rosa/ramato più o meno intenso;
– odore: fine, ampio e composito;
– sapore: fresco, gradevole e armonico.

“Abruzzo” spumante bianco metodo classico:
– spuma: fine e persistente
– colore: giallo paglierino più o meno carico anche con riflessi ramati;
– odore: fine, ampio e composito;
– sapore: fresco, gradevole e armonico.

“Abruzzo” spumante rosè metodo classico:
– spuma: fine e persistente
– colore: rosa/ramato più o meno intenso;
– odore: fine, ampio e composito;
– sapore: fresco, gradevole e armonico.

“Abruzzo” Cococciola:
– colore: giallo paglierino, talvolta con riflessi dorati;
– odore:gradevole, floreale, fruttato;
– sapore: secco, armonico, persistente.

“Abruzzo” Cococciola superiore:
– colore: giallo paglierino, talvolta con riflessi dorati;
– odore: gradevole, floreale, fruttato;
– sapore: secco, armonico, persistente.

“Abruzzo” Malvasia:
– colore: giallo paglierino, talvolta con riflessi dorati;
– odore: intenso, gradevole, caratteristico;
– sapore: secco, armonico, persistente.

“Abruzzo” Malvasia superiore:
– colore: giallo paglierino, talvolta con riflessi dorati;
– odore: intenso, gradevole, caratteristico;
– sapore: secco, armonico, persistente.

“Abruzzo” Montonico:
– colore: giallo paglierino, talvolta con riflessi verdognoli;
– odore: intenso, gradevole, caratteristico;
– sapore: secco, armonico, persistente, gradevolmente acidulo.

“Abruzzo” Montonico superiore:
– colore: giallo paglierino, talvolta con riflessi verdognoli;
– odore: intenso, gradevole, caratteristico;
– sapore: secco, armonico, persistente, gradevolmente acidulo.

“Abruzzo” Passerina:
– colore: giallo paglierino, talvolta con riflessi ambrati;
– odore: gradevole, fresco, fiorale, fruttato;
– sapore: secco, armonico, persistente.

“Abruzzo” Passerina superiore:
– colore: giallo paglierino, talvolta con riflessi ambrati;
– odore: gradevole, floreale, fruttato;
– sapore: secco, armonico, persistente.

“Abruzzo” Pecorino:
– colore: giallo paglierino più o meno intenso con riflessi da verdognoli a dorati;
– odore: gradevole, floreale, fruttato;
– sapore: secco, armonico, persistente, caratteristico.

“Abruzzo” Pecorino superiore:
– colore: giallo paglierino più o meno intenso con riflessi da verdognoli a dorati;
– odore: gradevole, fresco, floreale, fruttato;
– sapore: secco, armonico, persistente, caratteristico.

I vini a denominazione “Abruzzo”, eventualmente sottoposti al passaggio o conservazione in recipienti di legno, possono rivelare lievi sentori di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia di vino.

Fonte: Agraria.org

Per saperne dei più:

Abruzzo D.O.C. - per la foto si ringrazia

Abruzzo D.O.C. – per la foto si ringrazia

Ponce – P.A.T.

Il ponce è un tipico liquore abruzzese dal colore scuro, ambrato, quasi vinoso. È ottenuto per infusione a freddo di bucce di agrumi (arance, mandarini, limoni) ben maturi e profumati, con aggiunta di zucchero caramellato, alcool e rum di qualità. Raggiunge una gradazione finale intorno ai 45%vol., mentre la densità è variabile in funzione della tecnica di preparazione. Diverse sono le procedure per ottenere questo famoso liquore abruzzese: in particolare nella produzione domestica, così come riportato da Nice Cortelli Lucrezi, in Le Ricette della Nonna Japadre editore, (L’Aquila 1974), la buccia di un arancio o limone o mandarino, tagliata molto sottile, viene posta a macerare in circa 300 g di alcool.

Dopo 24 ore si aggiunge lo zucchero nella quantità di 400 g così preparato: circa un pugno va posto in un tegamino di rame a caramellare, mentre la restante parte va messa a sciogliere a fuoco lento in circa 300g di acqua, ottenendo così uno sciroppo che viene unito allo zucchero caramellato. Si lascia raffreddare il tutto e in seguito si aggiunge a questa miscela l’alcool in precedenza aromatizzato con le bucce di agrumi. Infine si mescola il tutto e, una volta filtrato, il liquore è pronto per essere imbottigliato.

La produzione artigianale differisce da quella domestica in quanto prevede l’aggiunta di rum come aromatizzante. Il Ponce è un liquore forte e gustoso che, servito in estate con cubetti di ghiaccio, diventa una bevanda dissetante mentre in inverno, servito appena caldo, esprime in pieno tutta la propria fragranza tonificante. Questo prodotto, come altre bevande alcoliche abruzzesi, trova la sua origine tra le varie produzioni che esperti speziali erano soliti preparare.

Da queste esperienze, spesso intraprendenti artigiani davano vita a vere e proprie attività commerciali. Come cita Nice Cortelli Lucrezi sulla storia del Ponce, in Le Ricette della Nonna, il farmacista Alleva di Fara San Martino (in provincia di Chieti), era solito preparare un Ponce tanto apprezzato e rinomato da far pronunciare al poeta Cesare De Titta (1862-1933) la famosa frase “bevanda che fa cambà cent’anni e cente mise”, ovvero bevanda che fa vivere cento anni e cento mesi.

Il Ponce divenne noto e rinomato in tutta la regione, tanto che Francesco Jannamico (classe 1853), liquorista artigiano di Villa Santa Maria, che già dal 1881 aveva avviato la produzione di questa bevanda, nel 1899 segnalava sul Corriere Frentano una recensione sulla propria produzione di Ponce e sulle onorificenze che aveva ottenuto l’anno precedente ad Amburgo, Digione e Torino con questo nuovo prodotto.

Fonte: Atlante dei prodotti tradizionali D’Abruzzo – ARSSA – Agenzia Regionale per i servizi di sviluppo agricolo-abruzzo

Ponce P.A.T. - per la foto si ringrazia

Ponce P.A.T. – per la foto si ringrazia

Liquore alla genziana – P.A.T.

La zona più antica di produzione del liquore a base di genziana si colloca tradizionalmente nell’area montana abruzzese in corrispondenza dei siti di raccolta della pianta, anche se attualmente esso è prodotto in tutta la regione. Questo liquore si presenta di colore paglierino intenso, di media gradazione alcolica, di sapore e profumo tipici della pianta di genziana, intensi e facilmente identificabili.

È ottenuto per infusione a freddo delle radici di Genziana lutea in alcool etilico puro (95% vol.). La pianta, dalla tipica fioritura gialla, trova il suo areale esclusivamente in Europa; in Italia vegeta solo in determinate aree delle Alpi e degli Appennini centrali, a un’altitudine che varia fra i 1000 e 2000 m. Le radici di genziana, fittonanti e carnose, di color bruno giallastro, contengono principi amari quali il genziopicroside (3,5-15%) e l’amarogentina (0,01- 0,5%), oltre a essere ricche di zuccheri (genzianosio, genziobiosio, e saccarosio) fino al 50-60 % del peso secco. Vengono raccolte nel momento più idoneo, solitamente nel periodo autunnale, da piante di almeno cinque o sei anni, pulite, lavate in acqua corrente per liberarle dalle ultime impurità di terra e infine messe ad asciugare.

Nella produzione domestica sono utilizzate direttamente per l’infusione, mentre nella produzione artigianale sono tagliuzzate e lasciate a essiccare in locali ben areati in modo da poter disporre di materia prima per un lasso di tempo maggiore. L’infusione a freddo in alcool etilico si protrae per un periodo di almeno 40 giorni. Il liquore non necessita di particolare invecchiamento anche se è preferibile imbottigliare il prodotto dopo almeno un mese, in modo da avere una decantazione naturale, prima dell’accurato filtraggio necessario per togliere le ultime eventuali impurità. La diluizione con acqua zuccherata porta ad ottenere una gradazione alcolica media finale intorno al 30% vol. Questo liquore trova la sua antica origine dalla consuetudine, in quasi tutte le case dell’Appennino Abruzzese, di produrre piccole quantità di vino aromatizzato con radici di genziana da usare come ottimo digestivo.

In seguito il vino è stato sostituito con una soluzione idroalcoolica, in modo da accentuare l’estrazione dei principi naturali contenuti nella radice, aumentando così anche la fragranza del prodotto finale. Nel tempo la tradizione erboristica e liquoristica abruzzese si è arricchita di diverse ricette tramandate poi nei secoli, che hanno dato luogo a prodotti di ottima qualità, genuini e altamente digestivi.

Fonte: Atlante dei prodotti tradizionali D’Abruzzo – ARSSA – Agenzia Regionale per i servizi di sviluppo agricolo-abruzzo

Liquore di genziana P.A.T. - per la foto si ringrazia

Liquore di genziana P.A.T. – per la foto si ringrazia

Centerba d’Abruzzo – P.A.T.

Il liquore Centerbe nasce da un’antica tradizione che si è sviluppata nell’area di Tocco da Casauria in provincia di Pescara, ma attualmente la sua produzione è diffusa su tutto il territorio della regione Abruzzo. Si presenta come un liquido verde smeraldo dall’alta gradazione alcolica e dall’intenso profumo di erbe difficilmente distinguibili, anche se alcuni tipi di menta sembrano avere il sopravvento. Si ottiene dall’infuso a freddo (tintura) di erbe aromatiche e officinali raccolte nel circondario, che arrivano ancora fresche in fabbrica, dove vengono lavate, lasciate essiccare e macerate in alcool. L’infuso viene diluito in acqua demineralizzata, declorificata e sterilizzata e poi filtrato per togliere eventuali impurità. Non necessita di particolare invecchiamento anche se è preferibile imbottigliarlo dopo un mese. Per meglio apprezzare la Cianterba occorre “fare amicizia” con la sua alta gradazione e la sua totale assenza di zuccheri, attraverso una sorta di rito. Si versa in un bicchierino una modesta dose, si inspira lentamente il suo profumo e poi si assapora il liquore, bagnandosi le labbra con alcune gocce. È un ottimo correttivo del caffè, della cioccolata, del latte e può essere anche utilizzato in cucina e in pasticceria. La caratteristica che rende il Centerbe unico e inimitabile è la ricetta bicentenaria tenuta segreta dalla famiglia di produttori che, dalla fine del XVIII secolo, cominciarono a produrre il liquore, conosciuto e prodotto dai monaci abruzzesi da tempi ancora più remoti. Fu, infatti, lo speziale Beniamino Toro senior che, alla fine del 1700, trasferitosi da Cansano a Tocco da Casauria per aprire la sua farmacia, produsse la Cianterba, trasformando quella che fino ad allora era stata una preparazione casalinga, nel liquore dalle alte qualità medicamentose, che risulta attestato e apprezzato da autorevoli recensioni già dall’Ottocento.

Fonte: www.saperesapori.it

Centerbe d'Abruzzo P.A.T. - per la foto si ringrazia

Centerbe d’Abruzzo P.A.T. – per la foto si ringrazia

Centerba d'Abruzzo – P.A.T.

Il liquore Centerbe nasce da un’antica tradizione che si è sviluppata nell’area di Tocco da Casauria in provincia di Pescara, ma attualmente la sua produzione è diffusa su tutto il territorio della regione Abruzzo. Si presenta come un liquido verde smeraldo dall’alta gradazione alcolica e dall’intenso profumo di erbe difficilmente distinguibili, anche se alcuni tipi di menta sembrano avere il sopravvento. Si ottiene dall’infuso a freddo (tintura) di erbe aromatiche e officinali raccolte nel circondario, che arrivano ancora fresche in fabbrica, dove vengono lavate, lasciate essiccare e macerate in alcool. L’infuso viene diluito in acqua demineralizzata, declorificata e sterilizzata e poi filtrato per togliere eventuali impurità. Non necessita di particolare invecchiamento anche se è preferibile imbottigliarlo dopo un mese. Per meglio apprezzare la Cianterba occorre “fare amicizia” con la sua alta gradazione e la sua totale assenza di zuccheri, attraverso una sorta di rito. Si versa in un bicchierino una modesta dose, si inspira lentamente il suo profumo e poi si assapora il liquore, bagnandosi le labbra con alcune gocce. È un ottimo correttivo del caffè, della cioccolata, del latte e può essere anche utilizzato in cucina e in pasticceria. La caratteristica che rende il Centerbe unico e inimitabile è la ricetta bicentenaria tenuta segreta dalla famiglia di produttori che, dalla fine del XVIII secolo, cominciarono a produrre il liquore, conosciuto e prodotto dai monaci abruzzesi da tempi ancora più remoti. Fu, infatti, lo speziale Beniamino Toro senior che, alla fine del 1700, trasferitosi da Cansano a Tocco da Casauria per aprire la sua farmacia, produsse la Cianterba, trasformando quella che fino ad allora era stata una preparazione casalinga, nel liquore dalle alte qualità medicamentose, che risulta attestato e apprezzato da autorevoli recensioni già dall’Ottocento.

Fonte: www.saperesapori.it

Centerbe d'Abruzzo P.A.T. - per la foto si ringrazia

Centerbe d’Abruzzo P.A.T. – per la foto si ringrazia

Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione del Montepulciano d’Abruzzo: territorio dei comuni di Ancarano, Atri, Basciano, Bellante, Campli, Canzano, Castellalto, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Celino Attanasio, Cermignano, Civitella del Tronto, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Montorio al Vomano, Morro d’Oro, Mosciano Sant’Angelo, Nereto, Notaresco, Penna Sant’Andrea, Pineto, Roseto degli Abruzzi, Sant’Egidio alla Vibrata, Sant’Omero, Silvi, Teramo, Torano Nuovo, Tortoreto, in provincia di Teramo. Il nome di questo vino non ha nessun collegamento con il vino Nobile di Montepulciano e l’omonimia risulta quindi puramente casuale. quest’ultimo, infatti, trae origine dalla città in cui viene prodotto, mentre quello abruzzese dal vitigno che ne caratterizza in maniera determinante l’uvaggio.
Il vitigno Montepulciano è originario della Valle Peligna.
Questa notizia confermata da uno scritto dello storico Michele Troia risalente al XVIII secolo, quindi, molto anteriore rispetto a quando si vantavano le origini toscane del vitigno. in questa zona ha subito delle selezioni e si è adattato facilmente alle variazioni ambientali in seguito al suo diffondersi nei territori vicini e in gran parte della regione Abruzzo. Per il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane, oltre al vitigno omonimo concorre, in minima parte per la sua produzione anche il Sangiovese, di sicura origine toscana (zona del Chianti).

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Montepulciano minimo 90%; può concorrere alla produzione di detti vini il vitigno Sangiovese fino ad un massimo del 10%.
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol.
Acidità totale minima: 4,5 g/l.
Estratto non riduttore minimo: 25 g/l.
Il vino deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento di due anni di cui almeno un anno in botti di rovere o di castagno e sei mesi di affinamento in bottiglia.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane” sottoposto ad un periodo di invecchiamento non inferiore a tre anni può portare in etichetta la menzione “riserva” fermi restando i periodi minimi di utilizzo del legno e affinamento in bottiglia.
Il periodo di invecchiamento decorre dal 1° novembre dell’annata di produzione delle uve.

Caratteristiche organolettiche

Colore: rosso rubino intenso con lievi sfumature violacee tendenti al granato con l’invecchiamento.
Odore: profumo caratteristico, etereo, intenso.
Sapore: asciutto, pieno, robusto, armonico e vellutato.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Gastronomicamente predilige bolliti, brasati, arrosti, pollame nobile e formaggi a pasta stagionata. Temperatura di degustazione: 18°C.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane D.O.C.G. - per la foto si ringrazia

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Montepulciano d'Abruzzo Colline Teramane – D.O.C.G.

Zona di produzione e storia

Zona di produzione del Montepulciano d’Abruzzo: territorio dei comuni di Ancarano, Atri, Basciano, Bellante, Campli, Canzano, Castellalto, Castiglione Messer Raimondo, Castilenti, Celino Attanasio, Cermignano, Civitella del Tronto, Colonnella, Controguerra, Corropoli, Giulianova, Martinsicuro, Montorio al Vomano, Morro d’Oro, Mosciano Sant’Angelo, Nereto, Notaresco, Penna Sant’Andrea, Pineto, Roseto degli Abruzzi, Sant’Egidio alla Vibrata, Sant’Omero, Silvi, Teramo, Torano Nuovo, Tortoreto, in provincia di Teramo. Il nome di questo vino non ha nessun collegamento con il vino Nobile di Montepulciano e l’omonimia risulta quindi puramente casuale. quest’ultimo, infatti, trae origine dalla città in cui viene prodotto, mentre quello abruzzese dal vitigno che ne caratterizza in maniera determinante l’uvaggio.
Il vitigno Montepulciano è originario della Valle Peligna.
Questa notizia confermata da uno scritto dello storico Michele Troia risalente al XVIII secolo, quindi, molto anteriore rispetto a quando si vantavano le origini toscane del vitigno. in questa zona ha subito delle selezioni e si è adattato facilmente alle variazioni ambientali in seguito al suo diffondersi nei territori vicini e in gran parte della regione Abruzzo. Per il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane, oltre al vitigno omonimo concorre, in minima parte per la sua produzione anche il Sangiovese, di sicura origine toscana (zona del Chianti).

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Vitigni: Montepulciano minimo 90%; può concorrere alla produzione di detti vini il vitigno Sangiovese fino ad un massimo del 10%.
Titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol.
Acidità totale minima: 4,5 g/l.
Estratto non riduttore minimo: 25 g/l.
Il vino deve essere sottoposto ad un periodo di invecchiamento di due anni di cui almeno un anno in botti di rovere o di castagno e sei mesi di affinamento in bottiglia.
Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane” sottoposto ad un periodo di invecchiamento non inferiore a tre anni può portare in etichetta la menzione “riserva” fermi restando i periodi minimi di utilizzo del legno e affinamento in bottiglia.
Il periodo di invecchiamento decorre dal 1° novembre dell’annata di produzione delle uve.

Caratteristiche organolettiche

Colore: rosso rubino intenso con lievi sfumature violacee tendenti al granato con l’invecchiamento.
Odore: profumo caratteristico, etereo, intenso.
Sapore: asciutto, pieno, robusto, armonico e vellutato.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Gastronomicamente predilige bolliti, brasati, arrosti, pollame nobile e formaggi a pasta stagionata. Temperatura di degustazione: 18°C.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

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Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane D.O.C.G. – per la foto si ringrazia

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