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Archive for the ‘L’angolo degli ortaggi….’ Category

Patate viola

Le patate viola sono un tubero dalla forma oblunga, più o meno delle dimensioni di una pallina da golf, il cui nome è dovuto al caratteristico colore violaceo della polpa interna, mentre la buccia, più dura e spessa, ha di solito un colorito più vicino al marrone scuro, al blu o al nero: è per questo, che in molte regioni, le patate viola vengono indicate anche con nome di patate nere o patate blu.

Questo genere di patata, anch’esso appartenente alla famiglia delle solonaceae, come molte altre specie vegetali commestibili fra cui le melanzane, i pomodori e i peperoni,  è in realtà originario, proprio come le qualità a polpa gialla, dell’America Meridionale, in particolare di alcune regioni del  Cile e del Perù.

Le prime patate viola furono  importate in Europa dagli spagnoli,  anche se la loro diffusione è stata più limitata rispetto alle altre tipologie di patate a buccia rossa o gialla. Allo stato attuale, la patata viola viene coltivata soprattutto in Francia, nelle zona delle Picardie, e questo spiega il suo ampio ricorso nella cucina francese. Dal punto di vista del sapore, le patate blu, chiamate anche patate vitelotte, ricordano quello delle nocciole o delle castagne; la polpa, estremamente farinosa, una volta cotta può risultare un po’ appiccicosa.

Trattandosi di una qualità molto antica, la patata viola non ha subito alcuna modificazione dal punto di vista genetico, perciò conserva intatte tutte le sue proprietà organolettiche. In particolare, il colore viola di queste patate è associato, come nel caso di altri frutti ed ortaggi che hanno questa colorazione (basta pensare all’uva rossa o ai mirtilli) alla forte presenza di antiossidanti, che hanno un ruolo fondamentale per mantenere in salute il nostro organismo e metterci ad riparo da alcune malattie come il cancro, l’ictus e l’infarto.

Proprietà delle Patate Viola: Perché Fanno Bene?

Le patate viola o patate blu rappresentano un prezioso alleato per la nostra salute: poco caloriche, una porzione corrispondente a 3 patate di piccole dimensioni contiene solo 131 calorie, suddivise i 30 gr di carboidrati, 3 gr di proteine e zero grassi. La stessa porzione di patate viola contiene anche 4 gr di fibre, pari a circa il 16 per cento della dose raccomandata di fibra su una dieta di 2.000 calorie giornaliere.

Tre patate viola contengono inoltre il 55% della dose giornaliera raccomandata di vitamina C o acido ascorbico (presente soprattutto nella buccia) e il 7% di ferro. Esse sono, inoltre, molto ricche di potassio, minerale fondamentale per regolare la pressione sanguigna e mantenere in salute muscoli ed ossa.

Ciò che però rende davvero indispensabile introdurre la patata viola nella nostra dieta è la forte presenza di antiossidanti, scarsi o assenti nelle sorelle a polpa e buccia gialla: il caratteristico colore viola/ blu di queste patate è dovuto, infatti, proprio alla presenza di antociani, flavonoidi naturali a cui sono attribuite molte vantaggiose funzioni.

Uno studio condotto dall’American Chemical Society Meeting a Denver, nel 2012, su un campione di persone in sovrappeso affette anche da ipertensione, ha dimostrato che mangiando da 8 a 6 patate viola per due volte al giorno per un mese, non solo i partecipanti non hanno riportato alcun incremento di peso, ma sono riusciti a controllare efficacemente la loro pressione sanguigna.

Antociani e carotenoidi, altri antiossidanti presenti in gran quantità nella patata blu, hanno inoltre una funzione fondamentale per prevenire malattie cardiache e alcune forme di tumori. Altri studi hanno, infine, dimostrato come tutti gli antiossidanti appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, di cui appunto le patate viola sono molto ricche, riescano efficacemente a proteggere l’integrità del nostro DNA, incoraggiando la produzione di citochine, sostanze che permettono una corretta risposta del nostro sistema immunitario in tutti i casi di aggressione. Le citochine hanno inoltre notevoli proprietà antinfiammatorie, aiutano a rafforzare le membrane e a regolare l’attività degli estrogeni, riducendo il rischio di malattie associate a squilibri di tipo ormonale.

Come Cucinare le Patate Viola

Le patate viola possono essere gustate in molti modi diversi, sia da sole che in abbinamento ad altri ingredienti: tenete presente, però, che in tutte le preparazioni è sempre preferibile togliere la buccia, perché dura e poco digeribile. Dato che la patata blu ha una polpa piuttosto farinosa, si sconsiglia la cottura a vapore, mentre lessarle in abbondante acqua salata per 30 o 40 minuti è una valida soluzione.

Se volete usare le patate viola per la preparazione di torte salate e gateau e preferite una consistenza più liscia, provate a mescolarne la polpa con quella di altre patate, anche se in questo modo si ridurrà l’effetto cromatico. Se, invece, volete esaltare proprio questo aspetto, vale a dire l’inconfondibile colore viola, ricordate di cuocere le patate vitelotte con la buccia.

I pigmenti colorati si disperderanno nel liquido di cottura, mantenendo intatta la colorazione violacea della polpa! Inoltre, in questo modo beneficerete delle numerose sostante nutritive presenti anche nella buccia della patata viola, fra cui flavonoidi, potassio e acido ascorbico.

Un’idea originale e divertente per cucinare le patate blu potrebbe essere quella di realizzare un purè o degli gnocchi dalla colorazione insolita. Per la preparazione dei gnocchi, fate bollire le vostre patate viola in una pentola d’acqua conservando anche la buccia; una volta che la polpa avrà raggiunto la giusta consistenza (fate la prova con una forchetta, se passa da un lato all’altro vuol dire che la patata è cotta) sbucciate i tuberi e schiacciateli con un passapatate. Aggiungete della farina all’impasto per dare agli gnocchi la giusta consistenza e cuoceteli in acqua salata, togliendoli con un colino non appena saliranno in superficie.

In generale, le patate viola possono essere cucinate in tutti i modi in cui sono cucinate le altre qualità di patate, ma se volete amplificare al massimo le loro proprietà benefiche privilegiate la cottura al forno o la bollitura, rispetto, ad esempio, ad altri metodi come la frittura che prevedono l’uso di grassi.

Fonte: Vivere Armoniosamente

Patate viola

Il topinambur

Il topinambur è una pianta perenne erbacea originaria del Nord America (Canada in particolare), abbastanza apprezzata anche in Italia per l’alimentazione umana e, soprattutto, per il bestiame.
A colpo d’occhio, il topinambur può essere scambiato per una patata maggiormente globulosa e dura: le differenze con il tubero per antonomasia non finiscono qui. Infatti, il topinambur  è meno nutritivo rispetto alla patata, oltre a contenere una quantità importante di inulina, a scapito dell’amido. Ed è proprio la scarsità di amido che penalizza il topinambur: infatti, la coltivazione di questo tubero è nettamente diminuita a vantaggio degli ortaggi più produttivi ed amidacei.

Analisi botanica

Il topinambur appartiene alla famiglia delle Compositae Tubuliflorae: è una pianta erbacea perenne il cui fusto può raggiungere i 2 o 3 metri d’altezza e, nella parte apicale, si presenta ispido. Le foglie sono sia alterne che opposte: nella parte più bassa del fusto sono in genere alterne, mentre quelle opposte si riscontrano nella parte sovrastante; ancora, le foglie, molto acuminate ed appuntite,  presentano margine seghettato e superficie ruvida di color verde scuro, rigato da marcate nervature. I fiori gialli, similmente ai girasoli, si rivolgono al sole, seguendone il cammino con i capolini: non a caso, i fiori di topinambur vengono spesso scambiati, appunto, per girasoli.
Il topinambur viene coltivato, chiaramente, per la radice tuberizzata (le radici sono molto ramificate e sono provviste di rizomi tuberiferi): essa è globulosa, presenta una forma tozza ed è avvolta da una pellicola piuttosto rigida e chiara.
La pianta di topinambur non è molto esigente in termini di ambiente e terreno: si adatta, infatti, a tutti i climi, nonostante prediliga quelli temperati-caldi, e cresce facilmente in ogni tipo di terreno, dal più arido, al più umido.

Valori nutrizionali

Come abbiamo visto, il topinambur rientra erroneamente tra i tuberi “dimenticati”: l’alimento, infatti, non solo fornisce pochissime calorie (ca. 30 Kcal per 100 grammi di prodotto), ma è miniera di inulina (fino al 60% del peso secco), il che lo rende particolarmente indicato per i diabetici. Non a caso, è stato osservato che la glicemia, in seguito ad un pasto di soli topinambur, rimane invariata: ciò significa che la ghiandola pancreatica non viene stimolata a produrre insulina per equilibrare il tasso di glucosio nel sangue. [tratto da I cibi antiossidanti. Mangiare bene per prevenire e combattere la malattia, di Johannes F. Coy, Maren Franz]
I topinambur sono costituiti da una buona quantità di acqua (80%), 15-20% di glucidi (tra cui fruttosio, capace di non gravare sull’attività pancreatica), 2% di vitamina A e tracce di vitamine del gruppo B, Sali minerali (ferro, potassio, silicio, fosforo, magnesio) e aminoacidi quali asparagina ed arginina. Secondo gli studi del prof. Boas, il topinambur è fonte di biotina (vitamina H), importantissima nella prevenzione di stanchezza fisica, dolori muscolari ed inappetenza [tratto da http://www.topinambur.it/]

Impieghi alimentari

Il topinambur viene generalmente preparato secondo le medesime modalità delle patate: può essere bollito in abbondante acqua salata o, ancor meglio, cotto a vapore, prestandosi così alla preparazione di gustosi – e nel contempo semplici – contorni; in alternativa, può essere anche cucinato in padella o fritto.
Dopo la cottura, sia questa in acqua, in padella, in forno o nell’olio, il sapore del topinambur risulta delicato e dolciastro: come descritto nell’incipit dell’articolo, un altro nome con cui è conosciuto il topinambur è “carciofo di Gerusalemme”: questa associazione di ortaggi non è casuale, poiché il sapore del topinambur è per certi versi simile a quello del carciofo.
Il topinambur, infine, può essere utilizzato anche crudo, grattugiato direttamente nelle insalate. Aggiungendo un po’ di limone alla polpa del topinambur finemente affettata o grattugiata, l’effetto dell’inulina viene potenziato.
È bene ricordare che l’involucro esterno che avvolge il tubero risulta molto digeribile, perciò è sconsigliato eliminarlo.

Proprietà

Anche il topinambur rientra tra gli ortaggi sapientemente sfruttati dalla fitoterapia: come già ampliamente discusso, questo tubero dovrebbe essere apprezzato soprattutto dai diabetici per la consistente quantità di inulina presente. Ma le proprietà benefiche nascoste del topinambur non si fermano qui: le sue radici, tipicamente tuberizzate, sono reputate galattogene, quindi in grado di aumentare e promuovere la secrezione di latte nelle donne che allattano il loro piccolo al seno. Ancora, l’estratto di topinambur si rivela utilissimo in caso di sovrappeso, configurandosi come un valido ausilio per dimagrire: non a caso, il consumo di topinambur non solo facilita la digestione, ma favorisce anche la sensazione di sazietà, frenando gli attacchi incontrollati di fame.
Del topinambur, si sfruttano anche le foglie, utili per alleggerire i disturbi legati all’insufficienza cardiaca. [tratto da Dizionario ragionato di erboristeria e di fitoterapia, di A. Bruni]
In generale, il topinambur viene considerato droga tonica, stomachica, colagoga e diuretica.
Ancora, il topinambur non forma glutine, di conseguenza è asatto alle diete per celiaci.

EFFETTI COLLATERALI

Per le alte concentrazioni di inulina, l’assunzione di topinambur può causare problemi di meteorismo ed eccessiva flatulenza. Per limitare il fenomeno, l’intestino andrebbe abituato gradualmente iniziando col consumo di piccole porzioni, da aumentare poi col passare del tempo.
Fonte: www.my-personaltrainer.it

Topinambur – AGRIBISALTA S.R.L.

 

 

Spinaci

Gli spinaci sono ortaggi appartenenti al VII gruppo degli alimenti. Dal punto di vista botanico, invece, appartengono alla famiglia delle Chenopodiaceae, Genere Spinacia, Specie oleracea; la nomenclatura binomiale degli spinaci è Spinacia oleracea.
Queste piante erbacee sono native dei territori asiatici. Si presentano basse, con foglie lobate e di colore verde; hanno un ciclo vitale annuale e, al di fuori delle radici, risultano interamente commestibili (purché raccolte prima che abbiano sviluppato i fiori o i frutti).
Gli spinaci hanno un’applicazione alimentare e culinaria multipla. Possiedono infatti la funzione gastronomica primaria di “contorno”, crudo o cotto, ma non mancano le loro applicazioni nei primi piatti asciutti (come farcitura o condimento) o brodosi (nelle zuppe), nei secondi piatti (di nuovo come farcitura, ad esempio negli arrosti arrotolati o nelle frittate) e nei piatti unici (torte salate, pizza ecc.).

Fonte: my-personaltrainer.it

Spinaci - per la foto si ringrazia

Spinaci – per la foto si ringrazia

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