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Archive for the ‘Buono a sapersi….’ Category

Come pulire gli spinaci….

L’operazione è molto semplice ma va effettuata con cura ed attenzione.

Se gli spinaci sono piccoli e teneri, basterà semplicemente eliminarne le piccole radici (con eventuali tracce di terriccio) presenti nell’estremità inferiore della foglie quindi lavarli ripetutamente sotto copioso getto di acqua fredda corrente.

Se invece gli spinaci dovessero essere già più grandi, è preferibile se non necessario privarli della nervatura centrale della foglia.

In questo caso vi consigliamo di prendere la foglia stessa, piegarla in due lungo la parte rigida centrale quindi con una mano tenete l’estremità del gambo e con l’altra staccate la foglia verde dalla nervatura che poi andrete a gettare.

Terminata l’operazione è importante lavare accuratamente la parte verte che poi andrete ad utilizzare.

Spinaci puliti - per la foto si ringrazia

Spinaci puliti – per la foto si ringrazia

Uovo, chi sei e da dove vieni?

Per garantire la sicurezza del consumatore e in ottemperanza alla normativa europea, è obbligatorio etichettare le uova e rendere tracciabile la filiera di origine, mediante la stampa di un codice identificativo stampato sulla confezione e sull’uovo stesso.
Oltre al codice alfanumerico identificativo della filiera stampato sull’uovo, l’imballaggio delle uova deve recare, oltre alle indicazioni sulla filiera e il tipo di allevamento, la data di consumo preferibile (questa data o la data di deposizione possono essere stampate anche sul guscio), il peso, le modalità di conservazione e la ragione sociale dell’azienda produttrice. Di seguito una guida rapida per sapere tutto sulle uova che abbiamo in casa.

Uova - per la foto si ringrazia

Uova – per la foto si ringrazia

Codice alfanumerico identificativo della filiera:

A) tipologia di allevamento:

0 allevamento biologico

1 allevamento all’aperto

2 allevamento a terra

3 allevamento in gabbia

B) Codice Paese: ad esempio IT (Italia)

C) Codice Istat del Comune di allevamento

D) Sigla della Provincia

E) Numero identificativo dell’allevamento assegnato dalle ASL

Categorie

Categoria A extra: uova freschissime, possono essere consumate non oltre il 9° giorno dalla deposizione

Categoria A: uova fresche per consumo alimentare

Le uova di categoria A possono essere classificate a seconda del peso:

• XL – Grandissime: ≥73 g

• L – Grandi: > 63 g e < 73 g

• M – Medie: ≥53 g e < 63 g

• S – Piccole: < 52 g

Categoria B: uova destinate all’industria alimentare.

Fonte: Andrea Lupo da “Il giornale del Cibo”

Codice uova - per la foto si ringrazia

Codice uova – per la foto si ringrazia

 

Come pulire le melanzane….

La melanzana è un ortaggio che fonda le sue origini in Asia, tra l’India e la Cina.

Usatissima nella cucina italiana, soprattutto in quella del sud Italia dove è ingrediente principe e fondamentale in alcune ricette della tradizione come la “parmigiana”, la pasta “alla norma”, le polpette e via dicendo.

Ne esistono di molteplici varietà, forme e colori. Ne ricordiamo di tonde, di lunghe, di oblunghe. Di viola intenso, di striate, di bianche-striate, di gialle.

Riguardo al sapore, possiamo notare che quelle lunghe (indicate per essere grigliate, oppure come ingrediente nelle polpette) hanno un gusto più deciso e pungente, mentre quelle rotonde (ideali per friggere) sono più delicate.

Ora passiamo alla pratica vera e propria, due dritte su come pulire ed affettare questo gustosa verdura non guastano mai…

Come prima cosa è necessario assicurarsi che la melanzana sia bella soda (sintomo di freschezza), liscia, lucida e senza ammaccature importanti.

Nonostante ce ne siano di diverse forme e colori, le melanzane si puliscono tutte nella medesima maniera.

Iniziate lavando la verdura sotto abbondante getto di acqua fredda, quindi asciugatela con un panno o della carta assorbente da cucina.

Aiutandovi con un coltello, asportate il peduncolo (a volte spinoso) e la base (lasciatela se dovete adoperare le melanzane per farle ripiente).

A questo punto potete decidere di pelarla o meno (a seconda della ricetta che avete intenzione di preparare), anche se nella maggior parte delle preparazioni, viene consigliato di tenere la buccia.

In caso decidiate di pelare la verdura, il consiglio che ci sentiamo di darvi, è quello di utilizzare un pelapate, incidete con esso la buccia asportandola con un movimento dall’alto verso il basso fin quando non avrete eliminato completamente la pelle.

Importante ricordare che la melanzana va pelata nell’immediatezza dell’utilizzo in quanto tende ad annerirsi molto velocemente.

Per evitare che questo avenga si può porre rimedio spremendovi il succo di un limone sulla superficie.

Se volete invece assicurarvi che la melanzana non conservi l’eventuale  tipico gusto amarognolo e l’acqua in eccesso, affettatte l’ortaggio, adagiatene le fette cosparse di sale grosso in un colapasta. Coprite il tutto con un piatto (se ritenete necessario, potete porre un peso onde agevolare lo spurgo). Lasciate spurgare per circa un paio d’ore, tempo necessario per fare scolare il liquido in eccesso.

Trascorso il tempo, sciacquate le fette sotto abbondante getto d’acqua quindi asciugatele con un panno oppure della carta assorbente da cucina.

Tenete comunque presente che questa procudura donerà già una salatura all’ortaggio.

A questo punto, la melanzana è pronta per essere impiegata per qualsiasi preparazione voi gradiate.

Melanzane

Melanzane

Melanzane

Melanzane

 

 

 

 

Come quantificare le dosi degli alimenti senza la bilancia….

Come quantificare gli alimenti senza la bilancia.

Come quantificare gli alimenti senza la bilancia.

Come quantificare le dosi

Come si puliscono i totani….

Il totano è un mollusco cefalopode che vive su fondali sabbiosi. Si trova comunemente nel mar Mediterraneo, nell’Oceano Atlantico fin su nel Mare del Nord.

Molto usato, soprattutto nella frittura di pesce ha carni meno tenere dei calamari, suoi simili.

Tuttavia, i totani, soprattutto quelli più piccoli sono molto prelibati e gustosi, vengono inoltre adoperati per antipastini gustosi e per la preparazione di succulenti condimenti da abbinare a primi piatti.

L’operazione di pulitura si inizia sciacquando il mollusco sotto abbondante getto di acqua fredda, quindi staccando la testa dal resto del corpo del totano.

Portando a termine questa operazione vedrete che oltre appunto alla testa, verrano via congiuntamente anche le viscere medesime.

Estraete quindi la cartilagine trasparente interna presente nella sacca.

Ripassate il  totano sotto l’acqua per eliminare per bene ogni eventuale residuo interno che possa essere rimasto ancora nella sacca.

Ora prendete la testa e, aiutandovi con un paio di forbici, separatela dalle viscere. Eliminate quindi gli occhi e terminate l’operazione di pulitura asportando  il “beccuccio”, ovvero la parte rigida che si trova al centro dei tentacoli.

Provvedete ora a levare la pelle esterna della sacca, operazione che vi verrà facilitata utilizzando l’acqua corrente che vi aiuterà inoltre ad elimare qualsivoglia residuo ancora eventualmente presente.

A questo punto i vostri totani sono pronti per essere utilizzati per qualsivoglia ricetta desideriate.

Se acquistati freschissimi possono essere conservati in frigorifero (in un recipiente coperto) per non più di 24 ore, oppure messi a congelare e consumati entro 3 mesi.

 

 

Come si puliscono i gamberi….

Di per sè, pulire i gamberi, o gamberoni che siano, è un’operazione piuttosto semplice da eseguire se possiamo usare le mani ma può crearci qualchè difficoltà in più se dobbiamo eseguire il tutto  con coltello e forchetta oppure se abbiamo il terrore di sporcarci.

Se dunque avete pensato di organizzare una bella cena a base di pesce, cucinando magari un fritto di pesce e/o un succulento piatto di spaghetti ai frutti di mare oppure avete pensato ad una bella grigliata di gamberoni alla brace, vi consigliamo di pulire i gamberi/gamberoni prima di cucinarli in modo da levare i vostri commensali da questo imbarazzo.

Iniziamo l’operazione passando i gamberoni sotto abbondante getto di acqua fredda e corrente. Questo passaggio è molto importante dunque va eseguito con cura ed attenzione in quanto permette di eliminare, oltre ad possibili residui di sabbia anche l’eventuale presenza di meta bisolfito di sodio, una sostanza conservante che spesso viene aggiunta sui gamberi (anche su quelli freschi) per mantenerne il colore rosso vivo.

Se non lo si elimina in maniera accurata, c’è il rischio che i vostri crostace, benchè freschi, durante la cottura emanino uno sgradevole odore di ammoniaca facendovi fare brutta figura.

Terminana l’operazione di lavatura, rivoltiamo i gamberi sul dorso, eliminiamone le zampe quindi e successivamente, con attenzione, il carapace (ovvero il guscio).
Usando i pollici, pressiamo verso l’esterno, iniziando dalla base della testa e proseguendo graduatamente verso la coda.

Vi consigliamo, anzi, diciamo pure che è importante, non eliminare l’ultimo anello e la coda.

Se il guscio verrà via con difficoltà, è un buon segno, significa che il crostaceo che state pulendo è bello fresco, viceversa, se il carapace dovesse togliersi con estrema facilità o addirittura venir via praticamente da solo, il prodotto potrebbe non essere fresco, dunque, attenzione.

Ora dovete adoperarvi per eliminare il “budellino” interno, ovvero il filamento nero che vedete quando aprite il gamberone in metà

Per portare a termine questa operazione, girate il gamberone, infilzatelo con uno stecchino in modo da raggiungere il budellino e poterne estrarre l’estremità tirando con accortezza.

L’operazione richiede un poco di manualità e delicatezza. Ponete attenzione a non rovinare il crostaceo infilzandolo troppo in profondità onde evitare, ad esempio che la testa rimanga a penzoloni. Cosa poco gradevole, soprattutto dal punto di vista estetico.

Se avete compiuto l’operazione a regola d’arte, il budellino verrà via praticamente intero.

L’operazione di pulitura a questo punto sarà terminata con soddisfazione.

Come lessare i fagiolini….

Iniziamo con il dire che i fagiolini sono degli ortaggi e non dei legumi, dunque risultano molto più leggeri e meno calorici dei fagioli normali.

Proprio per questa caratteristica sono molto indicati ed usati nelle diete.

Solitamente si possono cucinare semplicemente lessati quindi conditi a piacere con olio extravergine d’oliva e magari aceto balsamico oppure  ripassati in padella con salsa di pomodoro.

Di seguito vi diamo alcuni suggerimenti per approntare e quindi cuocere in maniera corretta questa preziosa e gustosa verdura.

Innanzitutto prendete i vostri fagiolini ed eliminatene i piccioli presenti alle estremità, così facendo premuratevi di tirar via anche il filo fibroso che unisce le due estremità del fagiolino per tutta la sua lunghezza.

Terminata l’operazione, riponete i vostri fagiolini in uno scolapasta e traferite il tutto nel lavandino in modo che possiate lavarli accuratamente sotto abbondante getto di acqua fredda.

Ponete particolare cura nel lavaggio in modo da eliminare ogni eventualre residuo di terra o fango che potrebbe eventualmente rimanere in caso di una risciacquatura superficiale.

Procuratevi ora una pentola dai bordi alti, riempitela di una giusta quantità di acqua fredda, salate ed immergetevi i fagiolini.

Coperchiate in modo che si raggiunga l’ebollizione in tempi più rapidi. Da questo momento i fagiolini dovranno cuocere per circa 20/25 minuti (dipende molto dalla loro grandezza), per non sbagliarvi tenete sempre sott’occhio la cottura e, di tanto in tanto, con l’approssimarsi della tempistica di cui sopra, estraete dalla pentola un fagiolino e verificatene la cottura spezzandolo su un piatto con l’aiuto di una forchetta.

Tenete presente che i fagiolini dovranno essere cotti ma ancora croccanti, non devono di certo sfaldarsi.

Una volta terminata la lessatura, scolate per bene gli ortaggi quindi allargateli su un canovaccio pulito in modo che si raffreddino più in fretta.

Trascorso il tempo necessario potrete adoperare i vostri fagiolini come meglio credete, ovvero potete condirli semplicemente con olio-aceto oppure ripassarli in padella con un sughetto fatto con salsa di pomodoro-basilico e cipolla oppure ancora usarli per ulteriore preparazioni che meglio gradite.

 Consiglio: se usate la pentola a pressione, i tempi di cottura, all’incirca, si dimezzano. Invece di lessarli in acqua, potete farli cuocere a vapore con tempistiche pressochè simili.

Fagiolini crudi

Fagiolini crudi

 

 

 

Come riconoscere un uovo fresco….

Voi direte…è semplice… che ci vuole? Leggiamo la data di scadenza sulla confezione…. Noi rispondiamo…giusto…però magari per qualche motivo avete tolto le vostre uova dalla confezione originaria oppure avete in frigo delle uova che vi ha dato il vostro vicino di casa che alleva con cura galline che mangiano solo mais e cavallette…

Di conseguenza, due consigli in merito non fanno mai male visto che è assolutamente sconsigliabile mangiare uova vecchie che possono essere causa scatenante di gravi mallattie gastrointestinali, la più conosciuta delle quali è la salmonella.

Dunque, occhio alla penna, ripetiamo, quando possibile, confidate nella data di scadenza quando non lo è, rimettetevi a questi consigli che di seguito vi andiamo ad elencare.

Inziamo con il dire che un uovo è fresco per legge nei primi 28 giorni dalla deposizione. In più, le uova di categoria A, cui appartengono tutte le uova fresche, devono avere le seguenti caratteristiche:

  • guscio e cuticola: normali, puliti, intatti;
  • camera d’aria: altezza non superiore a 6 mm, immobile; tuttavia, per le uova commercializzate la dicitura «extra», l’altezza non deve superare i 4 mm;
  • albume: chiaro, limpido, di consistenza gelatinosa, esente da corpi estranei di qualsiasi natura;
  • tuorlo: visibile alla speratura soltanto come ombratura, senza contorno apparente, che non si allontani sensibilmente dal centro dell’uovo in caso di rotazione di questo, esente da corpi estranei di qualsiasi natura;
  • germe: sviluppo impercettibile;
  • odore: assenza di odori estranei.

Detto di quella che è la legge, esistono poi alcuni “trucchi della nonna” per sapere che tipo di uova abbiamo dinnanzi in mancanza di confezione o data di scadenza a portata di mano.

Lo stratagemma più conosciuto è quello della bacinella d’acqua, ovvero, prendete un recipiente capiente, riempitelo di acqua fredda salata quindi immergetevi l’uovo, 1) se questi si adagia sul fondo orizzontalmente, significa che è fresco (diciamo deposto da meno di 7 gg). 2) Se si posiziona verticalmente (ovvero sta quasi “in piedi”) pur rimanendo sul fondo, vuol dire che è in uno stato medio di freschezza (deposto diciamo nell’arco dei precedenti 15 gg) e può essere consumato COTTO in molti modi (sodo, in camicia, al padellino, etc.) mentre non è consigliabile mangiarlo crudo o alla coque. Se invece 3) l’uovo galleggia vuol dire che è stato deposto da almeno 20 gg quindi si consiglia vivamente di gettarlo e non consumarlo.

Rompendo adeguatamente in un piatto l’uovo, se questi è fresco si presenterà  con il tuorlo sodo e l’albume gli rimarrà compatto attorno e più fluido all’esterno. Se l’uovo non è più molto fresco invece il tuorlo tende a sfaldarsi ed a mescolarsi con l’albume.

Altro accorgimento è quello di agitare l’uovo accanto all’orecchio, se non udirete alcun rumore significa che l’uovo è fresco, viceversa, se udirete una specie di scialacquio, significa che il tuorlo sbatte contro le pareti del guscio, quindi l’uovo non è fresco.

L’uovo fresco si presenta inoltre esteriormente con un guscio poroso ed opaco, mentre se non è fresco tende ad essere lucido.

Detto questo, ultimo consiglio, non acquistate MAI uova che possano presentare crepe nel guscio (o peggio ancora rotte) perchè esse possono facilmente essere preda di batteri anche molto pericolosi.

Uovo...dimmi come sei....

Uovo…dimmi come sei….

 

 

 

 

Come cuocere l’uovo sodo alla perfezione….

A prima vista può sembrare una delle operazioni di cucina più facili del mondo…invece…tutto sommato non è poi semplice cuocere un uovo sodo alla perfezione…una volta il tuorlo ancora un tantino liquido….un’altra…troppo cotto.

Eccoci a darvi alcuni piccoli consigli per cucinarlo come si deve.

Prendete il vostro uovo fresco di medie dimensioni (o le vostre uova, non cambia nulla) e mettetelo in una pentola con dell’acqua fredda.

Accendete il fuoco e portatelo ad ebollizione.

Da quando l’acqua inizia a bollire, cronometro alla mano, lasciate passare 8 minuti (se le uova dovessero essere particolarmente grandi,  9/10 minuti)

Trascorso il tempo, scolate l’uovo (o le uova) e fatelo raffreddare sotto un getto di acqua fredda allor quando inzierete a sgusciarlo.

Ad operazione ultimata, aprendolo in due, noterete che  il tuorlo sarà colore giallo vivo, senza traccia di aloni verdi di contorno (cottura eccessiva) oppure parti ancora molli (cottura scarsa).

A questo punto il vostro uovo sodo è pronto per essere servito in tavola (magari accompagnato con qualche salsa) oppure per essere adoperato per preparazioni ulteriori.

Uovo sodo

Uovo sodo

 

 

Come cuocere l'uovo sodo alla perfezione….

A prima vista può sembrare una delle operazioni di cucina più facili del mondo…invece…tutto sommato non è poi semplice cuocere un uovo sodo alla perfezione…una volta il tuorlo ancora un tantino liquido….un’altra…troppo cotto.

Eccoci a darvi alcuni piccoli consigli per cucinarlo come si deve.

Prendete il vostro uovo fresco di medie dimensioni (o le vostre uova, non cambia nulla) e mettetelo in una pentola con dell’acqua fredda.

Accendete il fuoco e portatelo ad ebollizione.

Da quando l’acqua inizia a bollire, cronometro alla mano, lasciate passare 8 minuti (se le uova dovessero essere particolarmente grandi,  9/10 minuti)

Trascorso il tempo, scolate l’uovo (o le uova) e fatelo raffreddare sotto un getto di acqua fredda allor quando inzierete a sgusciarlo.

Ad operazione ultimata, aprendolo in due, noterete che  il tuorlo sarà colore giallo vivo, senza traccia di aloni verdi di contorno (cottura eccessiva) oppure parti ancora molli (cottura scarsa).

A questo punto il vostro uovo sodo è pronto per essere servito in tavola (magari accompagnato con qualche salsa) oppure per essere adoperato per preparazioni ulteriori.

Uovo sodo

Uovo sodo

 

 

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