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Barletta – D.O.C.

Zona di produzione e storia

Le uve destinate alla produzione del vino «Barletta» devono essere prodotte nella zona appresso indicata che comprende in tutto il territorio amministrativo comunale di Barletta ed in parte quello di Andria e Trani in provincia di BAT (ex BA) e in tutto il territorio comunale di S. Ferdinando di Puglia e Trinitapoli (ex FG).

Il fattore umano presenta una straordinaria importanza nella definizione del territorio, che per consuetudine secolarmente consolidata è vocato alla produzione di questo nobile e storico vitigno: l’uva di Troia. La leggenda vuole che Diomede, esule da Troia dopo la distruzione da parte dei Greci, trapiantò lungo le rive del fiume Ofanto quei tralci di vite che, proprio perché originari dell’antica Troia, da essa presero nome. La leggenda si intreccia in tal modo con la storia, che testimonia l’antichissima presenza dell’uva di Troia sul territorio. In effetti è storicamente accertata la passione di Federico II di Svevia per questo vitigno, coltivato lungo la litoranea adriatica dell’attuale provincia Barletta – Andria – Trani, tant’è che esso è altresì noto come “Nero di Troia”, “Vitigno di Barletta” o “Uva di Barletta”.
Le prime notizie dettagliate secondo criteri scientifici risalgono al 1882, quando la “Rivista di viticoltura ed enologia” pubblicò la prima descrizione scientifica dell’Uva di Troia. La forma d’allevamento era quella antica, già praticata dai popoli dell’Asia Minore e della Grecia, che i Romani chiamavano “humilis sine adminculo” o più conosciuto come “alberello pugliese”: il sesto di un metro per un metro, la potatura a due speroni con due gemme e il pampinaio e una produzione media di 50 – 70 ql/ha, con picchi di quasi 100 q.li/ha. L’Uva di Troia era la materia prima per la produzione di un vino conosciuto in tutta Europa come “il vino di Barletta”, per le notevoli quantità di prodotto che dall’entroterra barlettano lì si concentravano per essere spedite via ferrovia o via mare e pertanto ne assunse tale denominazione. Si può quindi affermare con sicumera certezza che Barletta rappresenta senza’altro una tra le più antiche zone d’Italia a vocazione viticola. Ad ulteriore conferma di tale prestigioso pedigree storico, Barletta è altresì stata la sede importante di rinomate aziende di produzione di botti e bottoni da 100 hl in legno, tra cui Picardi, Lionetti e Violante. Ai fini del buon risultato dei vini, ha operato in Barletta la Regia Cantina Sperimentale, retta da illustri e valenti chimici, ultimo dei quali a reggerla il prof. Mattia ed il dott. Monterisi, in costante rapporto di partnership con la Regia Stazione Agraria di Roma. Ancora: a Barletta fu istituito il Vivaio Sperimentale per la Viticultura, anch’esso retto da illustri agronomi, tra cui il prof. Prosperi.
Per ciò che concerne il Barletta bianco, esso è ottenuto da Malvasia Bianca B.. In sede storica, le Malvasie rappresentano una vasta ed eterogenea famiglia di vitigni, per la maggior parte a bacca bianca, coltivati in quasi tutte le regioni d’Italia, compresa la Puglia. Le Malvasie iscritte al Registro Nazionale delle Varietà sono 17, tra cui la Malvasia, Malvasia Bianca B., Malvasia Bianca di Candia, Malvasia Bianca lunga e la Malvasia di Candia aromatica.
Il nome Malvasia deriva, molto probabilmente, dal porto greco di Monemvasia, dal quale partivano ricercati vini dolci che venivano esportati in tutto il Mediterraneo. Si deve ai veneziani l’uso di tale appellativo per indicare, in un primo momento, tali vini dolci provenienti dalle zone orientali del Mediterraneo e, successivamente, anche le botteghe in Venezia nelle quali si consumava questa bevanda.
Le Malvasie non erano solo importate dal bacino greco: nel 1500-1600 erano coltivate in molte regioni italiane, tra cui la Puglia. Oggi la coltivazione delle varie tipologie di Malvasia è raccomandata ed autorizzata complessivamente in 80 province italiane. In particolare, la Malvasia bianca è principalmente diffusa in Puglia, dove viene utilizzata per la produzione di vini ad IGT, siano essi bianchi o neri. Tale si inserisce nel patrimonio vitivinicolo del territorio, caratterizzandolo come già descritto al punto precedente.
Base ampelografica dei vigneti: i vitigni idonei alla produzione del vino “Barletta”, oltre all’uva di Troia, per il Barletta Rosso e la Malvasia Bianca B., per il Barletta Bianco, sono quelli tradizionalmente coltivati nell’area di produzione e, più in generale, i vitigni a bacca nera o bianca autorizzati e/o raccomandati per la Regione Puglia. Le forme di allevamento a spalliera o, di solito, a tendone, i sesti d’impianto e i sistemi di potatura sono quelli tradizionali e tali da perseguire la migliore e razionale disposizione sulla superficie delle viti. La raccolta avviene quando le uve sono pienamente mature, in genere nella seconda e terza decade di ottobre: l’uva di Troia è, infatti, considerata uva di “quarta epoca”; raccolta della Malvasia, invece, avviene durente il mese di settembre inoltrato. Le pratiche relative all’elaborazione dei vini sono quelle tradizionalmente consolidate in zona per la vinificazione: il mosto viene sottoposto a lenta fermentazione a temperatura controllata, completando la fermentazione malolattica in botti di media capacità.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
I vini a denominazione di origine controllata «Barletta» devono essere ottenuti esclusivamente dalle uve provenienti dalla zona di produzione indicata nel successivo articolo 3 da vigneti che, nell’ambito aziendale, abbiano la seguente composizione ampelografica:
“Barletta” rosso
Uva di Troia minimo 70%;
possono concorrere fino ad un massimo del 30% anche le uve provenienti dai vitigni a bacca nera non aromatici, idonei alla coltivazione idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona omogenea Capitanata e Murgia centrale, iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato, riportati nel disciplinare.
La presenza nei vigneti del vitigno Malbek non dovrà superare il 10% del totale delle viti.
“Barletta” rosato
Uva di Troia minimo 70%;
possono concorrere fino ad un massimo del 30% anche le uve provenienti dai vitigni a bacca nera non aromatici, idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona omogenea Capitanata e Murgia centrale, come sopra identificati , iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato, riportati nel disciplinare.
“Barletta” Bianco
Malvasia bianca minimo 60%;
possono concorrere fino ad un massimo del 40% anche le uve provenienti dai vitigni a bacca di colore analogo , idonei alla coltivazione idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona omogenea Capitanata e Murgia centrale, come sopra identificati, iscritti nel registro nazionale delle varietà di vite per uve da vino approvato, riportati nel disciplinare.
“Barletta” Malvasia bianca
Malvasia bianca minimo 90%;
possono concorrere fino ad un massimo del 10% anche le uve provenienti dai vitigni a bacca di colore analogo , idonei alla coltivazione idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona omogenea Capitanata e Murgia centrale.
“Barletta” Uva di Troia o Nero di Troia
Uva di Troia minimo 90%;
possono concorrere fino ad un massimo del 10% anche le uve provenienti dai vitigni a bacca di colore analogo , non aromatici, idonei alla coltivazione idonei alla coltivazione nella Regione Puglia per la zona omogenea Capitanata e Murgia centrale.

I vini denominazione di origine controllata “Barletta” all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Barletta” bianco:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

“Barletta” bianco frizzante:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 10,50% vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

“Barletta” rosso:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00%vol; per il riserva 13,00% vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.

“Barletta” rosato:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00%vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

“Barletta” rosato frizzante:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00%vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 20,0 g/l.

“Barletta” novello:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50%vol;
– zuccheri riduttori residui massimi: 10 g/l;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

“Barletta”Malvasia bianca:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

“Barletta”Malvasia bianca frizzante:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 16,0 g/l.

“Barletta” Nero di Troia:
– titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,00%vol; per il riserva 13,00% vol;
– acidità totale minima: 4,5 g/l;
– estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l.

È facoltà del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali modificare, con proprio decreto, i limiti sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini denominazione di origine controllata “Barletta” all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

“Barletta” bianco:
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: delicato, fruttato, caratteristico;
– sapore:asciutto, armonico.

“Barletta” bianco frizzante:
– spuma: fine ed evanescente;
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: delicato, fruttato, caratteristico;
– sapore:asciutto, armonico.

“Barletta” rosso:
– colore: rosso rubino tendente al granato con eventuali riflessi aranciati con l’invecchiamento;
– odore: vinoso, caratteristico;
– sapore: asciutto, armonico, di corpo.

“Barletta” rosato:
– colore: rosato più o meno intenso;
– odore: delicatamente vinoso, caratteristico, talvolta fruttato;
– sapore: asciutto, armonico, gradevole.

“Barletta” rosato frizzante:
– spuma: fine ed evanescente;
– colore: rosato più o meno intenso;
– odore: delicatamente vinoso, caratteristico, talvolta fruttato;
– sapore: asciutto, armonico, gradevole.

“Barletta” novello:
– colore: rosso rubino più o meno intenso;
– odore: intenso, gradevole, caratteristico;
– sapore: armonico, caratteristico, rotondo.

“Barletta”Malvasia bianca:
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: delicato, con profumo caratteristico, fruttato;
– sapore:asciutto, armonico.

“Barletta”Malvasia bianca frizzante:
– spuma: fine ed evanescente;
– colore: giallo paglierino più o meno intenso;
– odore: delicato, con profumo caratteristico, fruttato;
– sapore:asciutto, armonico.

“Barletta” Nero di Troia:
– colore: rosso rubino tendente al granato con eventuali riflessi aranciati con l’invecchiamento;
– odore: vinoso caratteristico;
– sapore: asciutto, armonico di corpo.

I suddetti vini, qualora sottoposti a invecchiamento o ad affinamento in recipienti di legno, possono presentare sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Barletta rosso: si adatta a primi piatti saporosi, carni rosse e formaggi fermentati. Temperatura di servizio: 18° – 20°C.
Barletta bianco: può essere abbinato a salumi delicati, ad antipasti semplici e piatti di pesce e carni leggere. Temperatura di servizio 10° – 12°C.

Fonte: Agraria.org

Barletta D.O.C. - per la foto si ringrazia

Barletta D.O.C. – per la foto si ringrazia

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