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Archive for novembre, 2017

Tajarin

Poche ricette sono più piemontesi dei tajarin, una preparazione antica, una tradizione che per secoli si è gelosamente custodita di madre in figlia. Odore di farina, tante uova, mani in pasta, mattarello e sfoglia sottile. Tanta manualità e destrezza conducono ad una pasta che ha poche eguali.

Si narra che Vittorio Emanuele II ne fosse particolarmente ghiotto e che la ” Bela Rusin”, sua prediletta amante, glieli preparasse in prima persona.

Come accennato in precedenza, i tajarin sono celeberrimi per le tante uova impiegate nella preparazione, dose che può addirittura arrivare a 40 tuorli per kg di farina!

La ricetta che vi proponiamo noi è più light ma altrettanto gustosa e sorprendente, otterrete un risultato davvero strepitoso.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 6 persone):

  • 250 gr. di farina di tipo “2”
  • 120 gr. di semola di grano duro macinata
  • 2 uova medie intere
  • 5 tuorli di uova medie

Procuratevi una spianatoia (possibilmente in legno) oppure apprestatevi ad un piano di lavoro bello ampio dove andrete a setacciare la farina di tipo “2” fino componendo la classica fontanella. Sulla sommità create un piccolo “cratere” dove metterete le 2 uova intere e gli ulteriori 5 tuorli.

Iniziate quindi ad impastare, dapprima delicatamente aiutandovi con i rebbi di una forchetta per poi passare in rapida successione alla pressione manuale per almeno una decina di minuti o comunque fin quando non otterrete un impasto liscio e morbido.

Ottenuto il composto, avvolgetelo con della pellicola trasparente (oppure in un canovaccio) e lasciatelo riposare per una mezz’oretta.

Nel frattempo, se siete delle sfogline esperte, prendete il mattarello e tirate la pasta fino a renderla sottilissima, se invece siete meno pratiche della questione, procuratevi la famosa “nonna papera”, ovvero quella macchina con i due rulli costruita apposta per tirare la pasta.

Una volta trascorsa la mezz’ora, dividete l’impasto in quattro parti pressochè uguali, dunque, dopo una prima stesura con il mattarello, andate ad inserire la pasta nella macchina e passatela più volte partendo livello più spesso fino al penultimo più sottile.

Non dimenticate mai di infarinare abbondantemente la sfoglia tra un passaggio e l’altro.

Ottenuta la foglia dello spessore finale, lasciatela riposare per ulteriori 15 minuti quindi provvedete a trafilarla nell’apposita sezione della “nonna papera” raccogliendone i tajarin in nidi che andrete a disporre su un vassoio precedentemente infarinato con abbondante semola di grano duro.

Ripetere l’operazione fino ad esaurimento della pasta.

La vostra opera d’arte è pronta per essere cucinata.

Consiglio:

  • i tajarin possono essere anche congelati nel freezer e conservati per un breve periodo.
  • i tajarin non necessitano di una lunga cottura, basteranno un paio di minuti in acqua bollente e saranno pronti per essere scolati e conditi come meglio crederete.

Tajarin

Tajarin

 

 

Cardo Avorio di Isola d’Asti – P.A.T.

Il Cardo Avorio di Isola d’Asti ha un’altezza di circa 100-120 cm, sensibilmente superiore a quella delle cultivar comunemente diffuse e ne costituisce un carattere distintivo. Le foglie sono tendenzialmente frastagliate e di colore verde grigiastro.
Le coste sono giallognole o verde giallognole, qualora non avvenga l’imbianchimento ossia la rincalzatura sino ai due terzi della pianta o la copertura con paglia o carta.

TERRITORIO DI PRODUZIONE

La zona di produzione del cardo avorio coincide col comune di Isola d’Asti e la frazione Motta di Costigliole, in provincia di Asti.

METODOLOGIA DI PREPARAZIONE

La semina si effettua in primavera in pieno campo in modo scalare per ottenere il prodotto pronto alla vendita per un lungo periodo.
Nella prima decade di ottobre, si effettua la raccolta con l’estirpazione manuale della pianta e l’eliminazione della parte terminale dei lembi fogliari. Si ottengono, così, dei fasci di coste lunghe 50 cm circa, dalla consistenza erbacea.
Il seme viene prodotto dagli agricoltori che provvedono alla coltivazione.

…UN PO’ DI STORIA

Il cardo è stato coltivato dall’inizio del secolo XX come testimonia la documentazione relativa ad un “Concorso a premi per la razionale coltivazione degli orti nel circondario di Asti” del 1914. Nel documento si evidenzia la produzione di cardi da parte di numerosi agricoltori della zona.

Fonte: www.piemonteagri.it

Cardo Avorio di Isola d’Asti P.A.T. – Per la foto si ringrazia

 

 

 

Dice il saggio….

“Ho sempre tento. Ho sempre fallito: Non discutere. Prova ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio”

Samuel Beckett

Pappardelle al sugo di zucca, salsiccia e gorgonzola

Ragazzi che bontà! Ricetta golosa, primo piatto dal sapore delicato, avvolgente e stuzzicante. Ideale per le fredde serate invernali ma proponibile in qualsiasi periodo dell’anno. I vostri ospiti rimarranno conquistati dall’armonia di sapori che saprete creare mescolando in maniera perfetta questi preziosi ingredienti dove la zucca spiccherà per intensità di colore e delicatezza al palato.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 400 gr. di pappardelle
  • ragù di zucca, salsiccia e gorgonzola (su come prepararlo, cliccate qui)

Per prima cosa osservate con attenzione tutti i passaggi che vi porteranno ad ottenere un ottimo ragù di zucca, salsiccia e gorgonzola, procedimento che troverete perfettamente illustrato cliccando qui.

Nel contempo mettete a lessare in abbondante bollente acqua salata le vostre pappardelle premurandovi di rispettare i tempi per una cottura al dente indicati sulla confezione.

Trascorso il tempo, trasferite ragù e pappardelle in un saltapasta quindi lasciate insaporire (fuoco minimo) per un minuto circa (mescolando) o comunque fin quando pasta e condimento non si saranno perfettamente amalgamati (se necessario aggiungete un paio di cucchiai di acqua di cottura per rendere più fluido il sugo).

A questo punto non vi resta che impiattare e servire in tavola ai vostri ospiti.

Successo assicurato.

Pappardelle al ragù di zucca, salsiccia e gorgonzola

Ragù zucca, salsiccia e gorgonzola

Pappardelle al ragù  di zucca, salsiccia e gorgonzola

Pappardelle al ragù di zucca, salsiccia e gorgonzola

 

 

 

 

Risotto broccoli, pancetta e zola (by Beppe)

La gustosa ricetta di oggi è stata illustrata e preparata dal nostro amico Beppe, dunque il merito di questo prelibato e saporito primo piatto è esclusivamente suo. Il risotto broccoli, pancetta e zola risulta ideale per la stagione fredda ma comunque ottimo in tutti i periodi dell’anno, perfetto per saziare una festante compagnia di amici, eccellente anche per appuntamenti più formali e sofisticati.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera:

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 320 gr. di riso
  • 400 gr. di cime di broccoli
  • 100 gr. di pancetta in cubetti
  • 40 gr. di burro
  • 1 scalogno
  • 1 litro di brodo vegetale (su come prepararlo, cliccate qui)
  • 70 gr. di zola
  • 1/2 bicchiere di vino bianco secco di qualità
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • formaggio grattugiato q.b.

Per prima cosa pulite e lavate con cura il broccolo e riducetelo a cimette.

Procuratevi una pentola dove andrete a lessare la verdura per 10 minuti circa in acqua salata. Trascorso il tempo, scolate i broccoli e lasciateli intiepidire.

Nel frattempo, in un tegame a parte, versate un filo di olio extravergine d’oliva quindi lo scalogno tritato piuttosto finemente. Aggiungete la pancetta a cubetti e soffriggete per qualche minuto a fuoco vivo fin quando lo scalogno non si sarà imbiondito e la pancetta ben rosolata.

Unite quindi il riso e fatelo tostare sfumandolo con il mezzo bicchiere di vino bianco.

Procedete ora con la cottura aggiungendo, a poco a poco, il brodo vegetale man mano che questo viene assorbito. Trascorsi cinque/sei minuti unite le cime di broccoli e continuate al cottura mescolando con regolarità facendo in modo così che la verdura si sfaldi e si leghi in cremosità al riso.

Rispettati i tempi indicati sulla confezione per una cottura al dente, procedete alla mantecatura con lo zola ed i 40 gr. di burro.

A procedura ultimata, lasciate riposare, a fuoco spento per un paio di minuti quindi impiattate e servite in tavola ai vostri ospiti il risotto non prima di averlo spolverizzato con un poco di formaggio grattugiato.

Rustica bontà!

Risotto broccoli, pancetta e zola

 

 

 

 

Carciofo della Val Tiglione – P.A.T.

Il carciofo è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Asteracee, botanicamente classificato come C. cardunculus susp. scolymus.
Il carciofo della Val Tiglione (conosciuto anche come “carciofo del Sori”) presenta capolini senza spine. Questi si presentano ovoidali-allungati con una leggera depressione nella zona apicale; le brattee sono di colore verde cinerino tendenti al violetto, ben serrate sulla gemma centrale.
Le piogge autunnali risvegliano le attività delle gemme del rizoma con emissione di nuovi getti; le raccolte iniziano nella fase primaverile e terminano con l’innalzarsi delle temperature quando la pianta va in riposo con il disseccamento dell’intera parte aerea.

METODOLOGIA DI COLTIVAZIONE

Le piante, particolarmente vigorose del carciofo della Val Tiglione possono produrre sino a 10 capolini nel corso dell’anno di calibro decrescente, con diametro compreso tra 9 e 3 cm. Viene raccolto a mano con taglio dei capolini con parte dello stelo. Il prodotto proveniente dal campo viene trasferito al centro aziendale e successivamente si procede al confezionamento o alla mondatura.

…UN PO’ DI STORIA

Si hanno notizie certe sulla coltivazione del carciofo della Val Tiglione nell’area tipica di produzione a partire dalla seconda metà del 1700.
Questo prodotto conobbe la sua massima diffusione negli anni cinquanta del secolo scorso. Attualmente rimane come prodotto di nicchia molto apprezzato dagli estimatori.

CURIOSITA’

I carciofi della Val Tiglione raccolti tra il finire dell’inverno e l’inizio della primavera sono particolarmente teneri e pertanto si possono consumare crudi in insalata quando gli altri carciofi provenienti dal Sud sono già più duri perché a fine stagione. Successivamente si consumano preferibilmente stufati o trifolati o ripieni di carne o di magro.

Fonte: www.piemonteagri.it

Carciofo della Val Tiglione P.A.T. – per la foto si ringrazia

Dice il saggio….

“Sbagliando s’inventa”

Gianni Rodari

Rigatoni al ragù di ‘nduja e ricotta di capra (by Beppe)

Iniziamo con il ringraziare il nostro amico Beppe che ci ha gentilmente suggerito questa gustosissima ricetta che riporta direttamente ai lussureggianti sapori del sud Italia. La piccantezza della ‘nduja calabrese si sposa in maniera perfetta con delicatezza della ricotta di capra creando un gusto realmente strepitoso.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 400 gr. di rigatoni (oppure altra pasta a vostro piacimento)
  • 800 gr. di polpa di pomodoro
  • 80 gr. di ‘nduja calabrese
  • 200 gr. di ricotta di capra
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • 2 spicchi d’aglio
  • sale q.b.

Per prima cosa procedete alla preparazione del ragù di ‘nduja, su come prepararlo, cliccate qui.

Nel contempo lessate i rigatoni in abbondante acqua salata rispettando i tempi per una cottura al dente indicati sulla confezione.

A questo punto, in un tegame (o saltapasta) capiente, versate il sugo di ‘nduja ancora caldo quindi la pasta appena scolata e lasciate insaporire a fuoco lento per non più di un minuto mescolando con cura in modo che il ragù si distribuisca uniformemente.

Spegnete il fuoco ed incorporate la ricotta di capra equamente distribuita. Mescolate quindi velocemente e con cura i rigatoni in modo che la ricotta si sciolga perfettamente e renda il condimento perfettamente cremoso.

La vostra pasta è ora pronta per essere servita, ancora fumante, in tavola ai vostri ospiti. Se gradite potete spolverizzare con un po’ di formaggio grattugiato.

Una piccante bontà.

Rigatoni al ragù di ‘nduja e ricotta di capra

Rigatoni al ragù di ‘nduja e ricotta di capra

Rigatoni al ragù di ‘nduja e ricotta di capra

Ragù di pomodoro ed ‘nduja

Rigatoni al ragù di ‘nduja e ricotta di capra

Ragù pomodoro e ‘nduja

Voglia di qualcosa di stuzzicante, di pungente, di piccante? Il sugo pomodoro e ‘nduja è quello che fa per voi. Un modo saporito ed accattivante per condire i vostri primi piatti di pasta. Se siete di gusti forti e coinvolgenti, con questo ragù sarà amore al primo assaggio.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti:

  • 800 gr di polpa di pomodoro
  • 80/100 gr. di ‘nduja (in base a quanta piccantezza volete attribuire al ragù)
  • 1 cipolla rossa
  • 2 denti di aglio
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • 1 cucchiaino di dado vegetale (facoltativo)
  • origano essiccato (facoltativo)

Il procedimento di preparazione è semplice ed i tempi di cottura sono piuttosto rapidi.

Per prima cosa pulite e pelate la cipolle che poi ridurrete ad un trito non troppo sottile

Pelate l’aglio.

Procuratevi una pentola antiaderente oppure di acciaio inox. Versatevi un abbondante filo di olio extravergine d’oliva quindi aggiungete i due spicchi d’aglio e la cipolla tritata.

Soffriggete per 4/5 minuti a fuoco medio fin quando l’aglio non si sarà imbrunito e la cipolla appassita. A questo punto togliete l’aglio (se gradite, potete anche lasciarlo) ed aggiungete la polpa di pomodoro, l’origano (facoltativo) ed il cucchiaino di dado (facoltativo).

Cuocete ora a fuoco lento per almeno 20 minuti non dimenticando di mescolare di tanto in tanto.

Trascorso il tempo incorporate la ‘nduja e terminate la cottura per ulteriori 5/10 minuti.

Ora il vostro ragù sarà pronto per condire la pasta che avrete scelto di rendere “dolcemente” piccante.

Ragù di pomodoro ed ‘nduja

Ragù di pomodoro ed ‘nduja

Ragù di pomodoro ed ‘nduja

Ragù di pomodoro ed ‘nduja

Ragù di pomodoro ed ‘nduja

 

 

 

Dice il saggio….

Non esiste una strada verso la felicità. La felicità è la strada!

Confucio

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