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Archive for ottobre, 2017

Pesche ripiene

Oggi passiamo al reparto dolci e ne approfittiamo per ricordarvi la ricetta di uno dei dolci classici della cucina piemontese. A questo dessert non mancano di certo personalità, gusto e sapore. Non serve essere dei pasticceri provetti o dei cuochi sopraffini per preparare questo dessert, il procedimento è semplice e la preparazione rapida.

Un modo sicuro per completare degnamente una pranzo in famiglia oppure una cena tra amici.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 4 pesche gialle di giusta maturazione
  • 200 gr. di cioccolato fondente
  • 150 ml. di di panna
  • 120 gr. di amaretti

Per prima cosa pulite e lavate per bene le pesche quindi apprestatevi a preparare la salsa.

Procuratevi un tegamino dove farete sciogliere, a fuoco basso (oppure a bagnomaria) il cioccolato fondente ridotto a scaglie sottili unitamente alla panna mescolando senza soluzione di continuità fin quando non otterrete un miscuglio omogeneo.

Ora prendete le pesche, smezzatele, disossatele e, con un cucchiaino, scavatene ogni singola metà ricavandone un poco di polpa.

In una ciotola mescolate quindi gli amaretti sbriciolati (potete anche frullarli, se preferite) e la polpa di pesca fino ad ottenerne una crema piuttosto consistente e granulosa.

Unite ora le due salse appena ottenute, mescolate con cura fin quando gli ingredienti si saranno amalgamati perfettamente.

Disponete ora le pesche in una teglia, ricopritele uniformemente con la crema quindi cuocete in forno preriscaldato a 180° per 20/25 minuti.

Trascorso il tempo, sfornate e lasciate raffreddare.

A questo punto non vi resta che servire in tavola ai vostri ospiti.

Golosità piemontese.

Consiglio: le pesche ripiene, per essere apprezzate appieno, vanno gustate tiepide o, meglio ancora, fredde.

Pesche ripiene

Pesche ripiene

 

 

Leggete con attenzione….

“Dieta Personalizzata”  (Facebook) (website) ci ricorda che….

Reblec – P.A.T.

Formaggio grasso, fresco, a pasta molle, cremosa.

Quando i contadini mungevano le loro poche vacche facevano questo formaggio per consumarlo in casa. Della famiglia delle paste molli, il Reblec è cremoso, interessante da abbinare a vini bianchi, anche aromatici.

TERRITORIO DI PRODUZIONE

Valle d’Aosta.

ORIGINE

  • Latte di Vacca

PERIODO DI PRODUZIONE

Tutto l’anno

FORMA E DIMENSIONE

La forma e le dimensioni sono date dall’involucro che lo contiene.

STORIA

Era il formaggio fatto dalle famiglie contadine, in particolare dalle donne. Il nome deriva dal francese “biéts”, che significa mungere.

TIPOLOGIA DI FORMAGGIO PER TIPO DI LAVORAZIONE

Pasta molle

TECNOLOGIA DI LAVORAZIONE

Il latte viene posto in caldere di rame e riscaldato alla temperatura di 36° Aggiunto il caglio di vitello, si forma la cagliata, presamica, che viene raccolta, senza operare la classica rottura, con un telo. Al termine dello spurgo la pasta viene posta a refrigerare.

MATURAZIONE/STAGIONATURA

Prodotto fresco che si consuma appena è raffreddato.

CARATTERISTICHE DEL FORMAGGIO

Pasta cremosa, umida, di colore bianco, senza occhiatura.

TIPOLOGIA DI FORMAGGIO AL CONSUMO

Formaggio grasso, fresco, a pasta molle, cremosa.

INTENSITÀ AROMATICA E SENSAZIONI

Bassa, medio bassa.

ABBINAMENTI

Assieme a zucchero, cannella e altre erbe o spezie.

Fonte: formaggio.it

Reblec P.A.T. – per la foto si ringrazia

Flan di zucchine con pomodorini confit

Oggi vi proponiamo un antipasto gustoso, perfetto per tutte le occasioni, dal pranzo formale, alla cena tra amici. Una piacevole variante al classico tortino accompagnato dalla fonduta o da una crema di formaggi.

Semplice da preparare, unisce economicità e facile reperibilità degli ingredienti alla rapidità nell’esecuzione.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per due flan):

  • 400 gr. di zucchine
  • 2 scalogni
  • 2 uova
  • 125 ml di panna da cucina
  • 120 gr. di formaggio grattugiato (Grana, pecorino, etc.)
  • 4/6 pomodorini confit
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.
  • noce moscata q.b.

Per prima cosa pulite con cura le zucchine, eliminate poi le estremità quindi provvedete a tagliarle a cubetti piuttosto piccoli. Pulite e pelate gli scalogni quindi tritateli piuttosto finemente.

Procuratevi ora una padella, versatevi un filo d’olio extravergine d’oliva quindi le verdure prima tagliate. Soffriggete per una decina di minuti fin quando le zucchine si saranno ammorbidite e lo scalogno appassito. Salate, pepate, spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.

A questo punto versate le verdure nella tazza del mixer, aggiungete le due uova, il formaggio grattugiato, la panna ed un tocco di noce moscata.

Fruttate il tutto fino ad ottenere un composto omogeneo.

Prendete ora gli stampini in alluminio, ungeteli con poco burro quindi versatevi il composto.

Andate ora a disporre gli stampini in una teglia da forno riempita con un poco di acqua. Cuocete quindi in forno statico (preriscaldato) per circa 25/30 minuti a 180°.

Trascorso il tempo, sfornate, rovesciate i vostri tortini in un piatto da portata e terminate la composizione del piatto guarnendo i flan in superficie con i pomodorini confit su cui lascerete poi cadere qualche goccia di olio extravergine d’oliva per rendere ottimale il condimento.

Non vi resta che servire in tavola l’antipasto ai vostri ospiti che rimarranno sicuramente piacevolmente soddisfatti.

 

Flan di zucchine con pomodori confit

 

 

 

 

Fagiolo bianco di Bagnasco – P.A.T.

Il fagiolo bianco di Bagnasco, selezionato a partire dalla metà del ‘900 è un ecotipo di fagiolo rampicante che presenta piante di medio elevata vigoria vegetativa con abbondante fogliame verde intenso. I baccelli si presentano di forma tondo-appiattita, leggermente falcati nella zona distale; i tegumenti del baccello, in fase di ingrossamento dei semi, presentano una colorazione verde brillante. Quando la granella giunge allo stadio di maturazione cerosa, i baccelli assumono una colorazione bianco crema; successivamente, a granella secca, i tegumenti esterni divengono ocra. I baccelli contengono mediamente 4-6 semi reniformi e distanziati tra loro. Il seme raccolto a maturazione cerosa si presenta di colore bianco, mentre quello secco (UR <15%) è di color bianco crema.

METODOLOGIA DI COLTIVAZIONE

I terreni su cui si effettuano queste coltivazioni sono caratterizzati da una buona fertilità associata a una elevata presenza di scheletro che favorisce lo sgrondo delle acque in eccesso. Le semine si effettuano a partire dalla seconda -terza decade di maggio in relazione all’andamento stagionale e proseguono sino a giugno inoltrato. La semente utilizzata per i nuovi impianti viene prodotta e selezionata direttamente dalle stesse aziende del territorio.
I produttori, per la scelta del seme di base, effettuano una selezione in campo delle piante migliori.
Anche in questo caso si sono effettuate, in questi ultimi anni, attività di selezione da parte del CReSO finalizzate all’ottenimento di nuclei di seme omogenei.
Le raccolte sono scalari e si effettuano manualmente; i baccelli vengono staccati dalla pianta, portati nelle aziende e, in alcune situazioni, fatti essiccare ancora al sole. Una leggera pressione sui tegumenti esterni permetterà di separare la granella dal baccello, la granella viene poi sottoposta a selezione per allontanare eventuali semi macchiati e/o spaccati presenti nei lotti.
Il prodotto è commercializzato direttamente dalle singole aziende durante il periodo autunnale e invernale. Ogni anno i produttori locali partecipano a sagre e eventi in diverse località del sud Piemonte e della Liguria, durante i quali si procede alla vendita del prodotto finale.
Dopo una fase di selezione in campo con valutazione degli aspetti fenotipici, sono state effettuate caratterizzazioni con l’impiego di tecniche di analisi del DNA (i cosiddetti marcatori molecolari). Il prodotto ottenuto è stato iscritto al registro nazionale delle varietà da conservazione. Il CReSO è responsabile del mantenimento in purezza della linea e della moltiplicazione di nuclei di semente.
I sesti di impianto adottati in zona evidenziano distanze tra le file tra i 100 ed i 120 cm mentre sulla fila le postarelle sono disposte a distanze variabili tra i 40 ed i 50 cm. A differenza di quanto avviene nelle altre aree del cuneese, il Fagiolo bianco di Bagnasco viene allevato per lo più con tutori singoli (ancora oggi si utilizzano le tradizionali pertiche di nocciolo o castagno).
Recentemente alcuni orticoltori si sono attrezzati per mettere a dimora i tutori (in questo caso, canne di bamboo) con apposite attrezzature meccaniche.
I semi sono posti alla base delle pertiche in numero variabile (4-6) ed interrati leggermente.

….UN PO’ DI STORIA

La coltivazione del Fagiolo bianco di Bagnasco ha antiche tradizioni nell’areale della Val Tanaro. Già sul finire degli anni ’50 venivano commercializzati nuclei di seme afferenti a questo ecotipo di fagiolo rampicante, forse ottenuto da una selezione condotta su seme di provenienza ligure (Pigna o Cogno).
Sul finire degli anni ’90 la coltivazione si ridimensionò notevolmente. Le azioni di selezione poste in atto in questi anni su questo materiale genetico non hanno per il momento fornito soddisfacenti risultati e, la ripresa degli investimenti, tarda a verificarsi.

CURIOSITA’

Il fagiolo bianco di Bagnasco avendo una buccia molto fine si presta particolarmente ad essere consumato in insalata. E’ ottimo anche per la preparazione di creme, zuppe e minestre. Data la delicatezza della buccia, occorre effettuare la cottura a una temperatura non troppo elevata per evitarne la rottura.

Fonte: www.piemonteagri.it

Fagiolo bianco di Bagnasco P.A.T. – per la foto si ringrazia

Reblec de Crama – P.A.T.

Formaggio a doppia crema, fresco, a pasta molle, cremosa.

Dal latte crudo e dalla panna d’affioramento si ottiene questo particolare formaggio a doppia panna apparentemente senza forma definita. Si utilizza in particolare miscelato con zucchero e altri alimenti dolci.

TERRITORIO DI PRODUZIONE

Valle d’Aosta.

ORIGINE

  • Latte di Vacca

PERIODO DI PRODUZIONE

Tutto l’anno

FORMA E DIMENSIONE

La forma è cilindrica, a facce piane irregolari e scalzo convesso, irregolare. Le dimensioni sono varie.

STORIA

Era il formaggio fatto dalle famiglie contadine, in particolare dalle donne. Il nome deriva dal francese “biéts”, che significa mungere.

TIPOLOGIA DI FORMAGGIO PER TIPO DI LAVORAZIONE

Pasta molle

TECNOLOGIA DI LAVORAZIONE

La miscela di latte e panna viene posta in caldere di rame e riscaldata alla temperatura di 35°. Aggiunto il caglio di vitello, si forma la cagliata, presamica, che viene poi raccolta, senza operare la classica rottura, con un telo. Dopo lo spurgo la pasta viene formata in piccole forme.

MATURAZIONE/STAGIONATURA

Prodotto fresco che si consuma appena è raffreddato.

CARATTERISTICHE DEL FORMAGGIO

Formaggio senza crosta, di colore bianco. Pasta cremosa, umida, di colore bianco, senza occhiatura.

TIPOLOGIA DI FORMAGGIO AL CONSUMO

Formaggio a doppia crema, fresco, a pasta molle, cremosa.

INTENSITÀ AROMATICA E SENSAZIONI

Bassa.

ABBINAMENTI

Assieme a zucchero, cannella e altre erbe o spezie.

Fonte: formaggio.it

Reblec de Crama P.A.T. – per la foto si ringrazia

Formaggio di capra a pasta molle – P.A.T.

Carta d’identità

“prodotto agroalimentare tradizionale della Regione Valle d’Aosta”

viene prodotto tutto l’anno nell’intera regione della Val d’Aosta da latte intero crudo caprino alimentato da foraggio della zona, in particolare eccelle quello prodotto da bestiame alimentato con foraggio di pascolo alto

Lavorazione

La tipologia di lavorazione è di provenienza familiare ed è stata nel tempo codificata

si procede con la coagulazioe del latte e la successiva rottura della cagliata in piccoli granuli, la cagliata viene quindi posta nelle fascere senza essere pressata si presenta di forma rotonda

la stagionatura avviene in 20-25 giorni all’interno di cantine e crotte (cavità naturali) umide apposite ed è presente una dicitura “di alpeggio”

Fonte: Atlantecaseario.com

Formaggio di capra a pasta molle P.A.T. – per la foto si ringrazia

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