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Archive for marzo, 2017

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

La vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta P.A.T. e patate viola è un primo piatto saporito e corroborante, dal gusto delicato e piacevole. Particolarmente indicata per un pasto “light”, coniuga leggerezza e sensazione di sazietà dunque farà le fortune di chi vuole mantenersi leggero oppure deve mettere freno a bagordi precedenti.

L’effetto “light” può ovviamente essere azzerato aggiungendo un po’ di panna che donerebbe al piatto ulteriore cremosità.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

Per prima cosa pelate le carote e riducetele a rondelle, sbucciate le patate viola e tagliatele a tocchetti (prima dell’uso, lasciatele in ammollo in acqua fredda onde evitare che anneriscano).

Tritate piuttosto finemente lo scalogno.

Procuratevi ora una pentola dai bordi alti dove andrete a versare un filo di olio extravergine d’oliva. Accendete poi il fuoco, unite lo scalogno tritato e fatelo rosolare per un paio di minuti. Aggiungete ora le carote e le patate tagliate a tocchetti. Lasciate insaporire per circa cinque minuti mescolando con frequenza onde evitare che le verdure si “attacchino” al fondo della pentola.

A questo punto unite il brodo vegetale (in modo che ricopra totalmente il miscuglio vegetale) e cucinate per circa 40 minuti a fuoco medio (utilizzando la pentola a pressione,  i tempi di cottura si dimezzano).

Una volta che le verdure saranno cotte, spegnete il fuoco, procuratevi un mixer ad immersione e frullate il tutto in modo che ne risulti una crema piuttosto densa e cremosa.

Riaccendete ora il fuoco (fiamma bassa), incorporate il bicchiere di latte, poi la curcuma ed infine una macinata di pepe. Dopo aver salato, mescolate con cura e lasciate insaporire il vostro passato per ulteriori cinque minuti.

A questo punto la vostra vellutata è pronta per essere servita in tavola fumante, pronta a deliziare i vostri ospiti.

 

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Vellutata di carote di San Rocco Castagnaretta e patate viola

Asparago Santenese – P.A.T.

Appartenente alla famiglia delle Liliacee, l’asparago è una specie ortiva perenne le cui parti commestibili sono i turioni, germogli di sapore particolarmente delicato, che si sviluppano dai rizomi sotterranei e possono assumere diverse colorazioni: verdi, bianchi o violetti. I rizomi, detti comunemente zampe, portano le radici e si sviluppano verso l’alto.L’asparago santenese presenta turioni con apice appuntito e di colore verde intenso, con sfumature violacee, ha una lunghezza media di 22 cm e la parte colorata comprende circa il 65% della lunghezza totale. Le peculiari caratteristiche pedologiche dei terreni prevalentemente sabbiosi (sabbia 60%), con poco calcare e molto permeabili dell’areale santenese, conferiscono agli asparagi santenesi caratteristiche organolettiche particolari.

Zona di produzione

La zona di produzione comprende Santena ed i comuni limitrofi in provincia di Torino.

Metodo di coltivazione

Appartenente alla famiglia delle Liliacee, l’asparago è una specie ortiva perenne le cui parti commestibili sono i turioni, germogli di sapore particolarmente delicato, che si sviluppano dai rizomi sotterranei e possono assumere diverse colorazioni: verdi, bianchi o violetti. I rizomi, detti comunemente zampe, portano le radici e si sviluppano verso l’alto.L’asparago di Santena presenta turioni con apice appuntito e di colore verde intenso, con sfumature violacee, ha una lunghezza media di 22 cm e la parte colorata comprende circa il 65% della lunghezza totale. Le peculiari caratteristiche pedologiche dei terreni prevalentemente sabbiosi (sabbia 60%), con poco calcare e molto permeabili dell’areale santenese, conferiscono agli asparagi di Santena caratteristiche organolettiche particolari. Il materiale d’impianto dell’asparago è dato in prevalenza da “zampe” coltivate in loco. Le “zampe” da mettere a dimora vengono seminate in febbraio-marzo in fosse profonde 10-15 cm e messe in dimora circa un anno dopo.La raccolta avviene da aprile a metà giugno. Per ciò che concerne i terreni, sono da preferire quelli sciolti, sabbiosi, poco calcarei e molto permeabili.

….un po’ di storia

La mancanza di documenti storici pertinenti non consente di definire con esattezza il momento di inizio della coltivazione in Santena e comunque si presume che i primi turioni siano stati recisi nel ‘700. A cavallo tra la prima e la seconda metà dell’Ottocento, Cavour si interessò della coltivazione degli asparagi e tale ortaggio fu veramente la “sorgente della prosperità di Santena”.

Curiosità

Gli asparagi generalmente vengono confezionati in mazzi del peso variabile tra 400 g e 1,5 kg. Al momento dell’acquisto bisogna osservare prima di tutto le punte, le quali, devono essere ben sode e compatte, non devono essere troppo aperte (segno che non sono freschi o sono stati raccolti in stadio avanzato di crescita), non devono essere ammaccate e non devono mostrare principi di marciume. I gambi dei turioni devono essere ben sodi (senza segni di appassimento) e la base del taglio non deve essere scura.
Dopo l’acquisto, si possono conservare per un paio di giorni fuori frigo (in luogo fresco) con la base del gambo immersa in acqua fredda che va rinnovata quotidianamente. In alternativa si possono conservare in frigorifero per non oltre 4-5 giorni.
Al momento di cuocerli, bisogna tagliare qualche centimetro della parte legnosa del gambo tenendo il mazzetto legato e utilizzando un coltello robusto. Si deve quindi pulire ogni gambo raschiando la base con un coltellino affilato o pelandola con un pelapatate. Dopo averli lavati accuratamente (le punte contengono sempre un po’ di sabbia) è consigliabile legarli a mazzetti, così sarà più facile sistemarli in pentola senza rovinare le punte, scolarli a cottura ultimata e sistemarli sui vassoi. Per la loro cottura è ideale una pentola alta e stretta (meglio se con una sorta di colapasta inserito) nella quale gli asparagi vengono sistemati con le punte in su fuori dall’acqua già in ebollizione; essendo più tenere dei gambi sarà sufficiente il vapore per cuocerle. Perfetta è anche la cottura a vapore o in pentole per la cottura senz’acqua. Se la cottura avviene in acqua è meglio che sia salata in quanto ravviva anche il colore verde. A cottura ultimata (da 5 a 12 minuti, secondo le dimensioni), per mantenere il colore vivo e fermare la cottura è consigliabile raffreddarli in acqua e ghiaccio. Ciò non è necessario se si mantengono più al dente (vengono preservati meglio i principi nutritivi); tuttavia a fine cottura non bisogna lasciarli nella pentola (ovviamente senz’acqua) coperta perché diventerebbero scuri. Gli impieghi in cucina sono innumerevoli e ben si abbinano alle uova e al formaggio.

Per saperne di più:

  • Associazione produttori asparago di Santena delle terre del Pianalto

    Via Sambuy, n. 9 – 10026
    SANTENA (TO)

Fonte: www.piemonteagri.it

Asparago Santenese P.A.T. – per la foto si ringrazia

Barbera del Monferrato – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione del vino Barbera del Monferrato comprende i territori dei seguenti comuni:
Provincia di Alessandria:
a) Alto Monferrato: Acqui, Alice Bel Colle, Belforte, Bergamasco, Borgoratto Alessandrino, Bistagno, Carpeneto, Capriata d’Orba, Cartosio, Carentino, Cassine, Cassinelle, Castelletto d’Erro, Castelletto d’Orba, Castelnuovo Bormida, Cavatore, Cremolino, Denice, Frascaro, Gamalero, S. Rocco di Gamalero, Grognardo, Lerma, Melazzo, Merana, Malvicino, Molare, Montaldeo, Montaldo Bormida, Morbello, Morsasco, Montechiaro d’Acqui, Orsara Bormida, Ovada, Pareto, Ponti, Ponzone, Prasco, Predosa, Ricaldone, Rivalta Bormida, Rocca Grimalda, Sezzadio, Silvano d’Orba, Spigno Monferrato, Strevi, Tagliolo, Terzo, Trisobbio, Visone;
b) Basso Monferrato: Alfiano Natta, Altavilla Monferrato, Bassignana, Camagna, Camino, Casale Monferrato, Castelletto Merli, Castelletto Monferrato, Cellamonte, Cereseto, Cerrina, Coniolo, Conzano, Cuccaro, Fubine, Frassinello Monferrato, Gabiano, Lu Monferrato, Masio, Mirabello Monferrato, Mombello Monferrato, Moncestino, Montecastello, Murisengo, Occimiano, Odalengo Grande, Odalengo Piccolo, Olivola, Ottiglio Monferrato, Ozzano, Pomaro Monferrato, Pecetto di Valenza, Pietra Marazzi, Pontestura, Ponzano Monferrato, Quargnento, Rosignano Monferrato, Rivarone, Sala, San Salvatore Monferrato, San Giorgio Monferrato, Serralunga di Crea, Solonghello, Terruggia, Treville, Valenza, Vignale, Villadeati, Villamiroglio. Nei comuni di Coniolo, di Casale Monferrato e di Occimiano e Mirabello la zona di produzione è limitata ai territori collinari posti sulla destra del fiume Po e che sono delimitati dalla strada di circonvallazione di Casale uscente dal ponte sul Po in direzione di Alessandria, costeggiante il colle di S. Anna, attraversante il rione Valentino e la frazione di S. Germano. A sud di Casale il confine della zona di produzione coincide con la stessa strada nazionale che delimita anche il territorio collinare del Comune di Occimiano Monferrato, sito alla destra in direzione di Alessandria, fino al confine amministrativo del comune di Mirabello Monferrato.
Provincia di Asti:
Agliano Terme, Albugnano, Antignano, Aramengo, Asti, Azzano d’Asti, Baldichieri, Belveglio, Berzano San Pietro, Bruno, Bubbio, Buttigliera d’Asti, Calamandrana, Calliano, Calosso, Camerano Casasco, Canelli, Cantarana, Capriglio, Casorzo, Cassinasco, Castagnole Lanze, Castagnole Monferrato, Castel Boglione, Castell’Alfero, Castellero, Castelletto Molina, Castello d’Annone, Castelnuovo Belbo, Castelnuovo Calcea, Castelnuovo Don Bosco, Castel Rocchero, Celle Enomondo, Cerreto d’Asti, Cerro Tanaro, Cessole, Chiusano d’Asti, Cinaglio, Cisterna d’Asti, Coazzolo, Cocconato, Corsione, Cortandone, Cortanze, Cortazzone, Cortiglione, Cossombrato, Costigliole d’Asti, Cunico, Dusino San Michele, Ferrere, Fontanile, Frinco, Grana, Grazzano Badoglio, Incisa Scapaccino, Isola d’Asti, Loazzolo, Maranzana, Maretto, Moasca, Mombaldone, Mombaruzzo, Mombercelli, Monale, Monastero Bormida, Moncalvo, Moncucco Torinese, Mongardino, Montabone, Montafia, Montaldo Scarampi, Montechiaro d’Asti, Montegrosso d’Asti, Montemagno, Montiglio Monferrato, Moransengo, Nizza Monferrato, Olmo Gentile, Passerano Marmorito, Penango, Piea, Pino d’Asti, Piovà Massaia, Portacomaro, Quaranti, Refrancore, Revigliasco d’Asti, Roatto, Robella, Rocca d’Arazzo, Roccaverano, Rocchetta Palafea, Rocchetta Tanaro, San Damiano d’Asti, San Giorgio Scarampi, San Martino Alfieri, San Marzano Oliveto, San Paolo Solbrito, Scurzolengo, Serole Sessame, Settime, Soglio, Tigliole, Tonco, Tonengo, Vaglio Serra, Valfenera, Vesime, Viale d’Asti, Viarigi, Vigliano, Villafranca d’Asti, Villa San Secondo, Vinchio.

Nel Monferrato è tradizionale, ma non sempre praticato, il taglio con una modesta quantità di altre uve, principalmente Freisa nell’area casalese e astigiana, dolcetto nell’ovadese. Era tradizione monferrina imbottigliare una parte del vino nuova in luna di marzo, quando aveva ancora residui zuccherini e quindi rifermentava in bottiglia con presa di spuma.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
Il vino “Barbera del Monferrato” deve essere ottenuto dalle uve provenienti da vigneti aventi, nell’ambito aziendale, la seguente composizione ampelografica:
– Barbera: Minimo 85%
– Freisa, Grignolino e Dolcetto, da soli o congiuntamente: massimo 15%.

I vini barbera del Monferrato all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Barbera del Monferrato:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol; per la “Barbera del Monferrato” con indicazione di “vigna” 12,00% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l.

Barbera del Monferrato frizzante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 23,0 g/l.

E’ in facoltà del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, con proprio decreto, di modificare i limiti minimi sopra indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore minimo.

Caratteristiche organolettiche

I vini barbera del Monferrato all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

Barbera del Monferrato:
colore: rosso rubino più o meno intenso;
odore: vinoso, caratteristico;
sapore: asciutto, mediamente di corpo, talvolta vivace.

Barbera del Monferrato frizzante:
colore: rosso rubino più o meno intenso;
spuma: fine, persistente;
odore: vinoso, caratteristico;
sapore: asciutto o leggermente abboccato, mediamente di corpo.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Si abbina a salumi, antipasti a base di carne, insalate di coniglio, primi piatti conditi con ragù o salsiccia, secondi di carne di vitello e maiale, cotechini e zamponi. Temperatura di servizio 16° – 18°C.

Per saperne di più:
Barbera del Monferrato D.O.C. - per la foto si ringrazia

Barbera del Monferrato D.O.C. – per la foto si ringrazia

Involtini di lonza pancettati con radicchio ed uva sultanina

Gli involtini di lonza con radicchio ed uva sultanina sono un secondo piatto leggero, saporito e semplice da preparare che vi permetterà di fare una ottima figura con i vostri ospiti.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera:

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 8 fette di lonza di maiale
  • 8 fette di pancetta
  • 1 cespo di radicchio di Chioggia I.G.P.
  • 120/130 gr. di Asiago D.O.P. (o altro formaggio a pasta semidura)
  • 2 cucchiai colmi di uva sultanina
  • 1 presa di zucchero
  • 1 bicchiere di vino bianco di buona qualità
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Per prima cosa lavate con cura il radicchio quindi asciugatelo per poi tagliarlo a listarelle.

Procuratevi ora una padella, irroratela con un filo di olio extravergine d’oliva quindi unite il radicchio che farete appassire (unitamente all’uva sultanina) condito con un pizzico di zucchero . Ad operazione ultimata, salate e pepate a vostro gradimento. Mescolate con cura. Lasciate riposare il tutto in modo che si intiepidisca.

Tagliate ora il formaggio a bastoncini in modo che rimangano lunghi quanto la larghezza della fetta di carne e di uno spessore di circa mezzo cm.

Ora non vi resta che comporre gli involtini, stendete le fette di lonza (consigliamo di “passarle” con un batticarne per renderle più sottili possibile), farcite con un po’ del miscuglio di radicchio ed uva sultanina quindi aggiungete un bastoncino di formaggio nel mezzo.

Arrotolate il tutto. Avvolgete poi ogni singolo involtino con una fetta di pancetta e richiudete con un paio di stuzzicadenti. Ripetete l’operazione fin quando non avrete terminato gli ingredienti.

Ora in una padella con un po’ di olio extravergine d’oliva fate rosolare la carne fin quando non sarà ben dorara, poco prima di spegnere il fuoco, sfumate con il bicchiere di vino bianco.

A questo punto non vi resta che impiattare, irrorare gli involtini con un poco di bagna di cottura e servire in tavola ai vostri ospiti.

Ottima ricetta per grandi e piccini.

Consiglio: gli involtini sono ottimi anche riscaldati il giorno successivo dopo essere stati conservati in frigorifero.

 

Involtini di lonza pancettati al radicchio

 

 

 

Caprino Presamico Piemontese – P.A.T.

Formaggio fresco a latte intero crudo o pastorizzato di capra. Di piccola pezzatura intorno 100-500 g. La forma è cilindrica (diametro 8 -12 cm) e lo scalzo è alto 3-6 cm. La pasta è di colore bianco niveo; è morbida, ma compatta, priva di occhiature e facilmente fusibile in bocca Il profumo e il sapore ricordano il latte caprino pur rimanendo delicato e dolce, mai eccessivamente ricino. Il prodotto può essere stagionato da pochi giorni sino a 2 – 3 mesi.

Fonte: www.piemonteagri.it

Caprino Presamico Piemontese P.A.T. – per la foto si ringrazia

Crostini di polenta con crema di formaggi e porri

I crostini di polenta con crema di formaggi e porri è un antipasto caldo che ben si accompagna alla tradizione piemontese. Rapido da preparare, economico, gustoso e stuzzicante, si addice alla perfezione a cene conviviali tra amici ma anche a pranzi più raffinati.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 200 gr. farina di mais (può andare bene anche quella istantanea)
  • pecorino q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • su come preparare la crema ai formaggi e porri, cliccate qui

Procuratevi una pentola dai bordi alti, riempitela con un po’ di acqua e portatela ad ebollizione.

Salate, quindi iniziate ad aggiungere un poco alla volta la farina di mais mescolando continuamente.

Portate a cottura (le tempistiche variano, se usate la farina istantanea, necessiteranno solo 12/15 minuti, se adoperate quella tradizionale servirà una mezz’oretta).

Una volta pronta la polenta, spegnete il fuoco e lasciate raffreddare.

Nel frattempo provvedete a cucinare la crema di formaggi ai porri, qui troverete il procedimento da seguire

Quando la polenta si sarà perfettamente addensata, con l’aiuto di un tagliere ed un coltello, riducetela a cubetti (non troppo piccoli) il più possibile regolari.

Prendete ora una padella antiaderente fatela scaldare per bene su fiamma viva quindi aggiungete cubetti appena tagliati e fateli tostare in maniera uniforme fino a renderli perfettamente dorati e croccanti.

Ora non vi resterà che disporre accuratamente i crostini di polenta  su un piatto versandovi poi sopra una giusta quantità di crema ai formaggi. Per finire colate un filo di olio extravergine d’oliva ed una spolverizzata di pecorino in scaglie.

Il piatto è pronto per essere servito in tavola, caldo, ai vostri ospiti.

Prelibatezza.

 

Crostini di polenta con crema di formaggi e porri

Crostini di polenta con crema di formaggi e porri

Crostini di polenta con crema di formaggi e porri

Crostini di polenta con crema di formaggi e porri

Crostini di polenta con crema di formaggi e porri

Ciliegia bella di Garbagna – P.A.T.

La Bella di Garbagna è una varietà autoctona. Il frutto ha una forma rotondeggiante ed una pezzatura medio-grande. La buccia è di colore rosso scuro brillante. La polpa ha una consistenza molto soda e croccante. Il sapore è dolce e persistente.

Zona di produzione

La zona di produzione comprende Garbagna e tutti i comuni della Val Curone in provincia di Alessandria.

Periodo di produzione

La raccolta, come da tradizione, è eseguita a mano nelle settimane centrali di giugno.

…un po’ di storia

La frutticoltura nel Tortonese risale all’inizio del secolo. Uno dei suoi pionieri fu il padre dell’Avv. Carlo Baravalle che, oggi, ben può considerarsi, a sua volta, il padre della intensificata e moderna coltura delle uve da tavola e delle frutta della zona.La Ciliegia Bella di Garbagna è prodotta e commercializzata, da molte decine di anni, nell’areale di produzione e ciò è stato documentato da studi storici locali.

Curiosità

È molto apprezzata per la conservazione sottospirito in alcool o grappa, in sciroppo e in agrodolce e per la preparazione di composte e di confetture.

Fonte: www.piemonteagri.it

Ciliegia bella di Garbagna P.A.T. – per la foto si ringrazia

Carota di San Rocco Castagnaretta – P.A.T.

Marchio

Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT)

Descrizione

La Carota di San Rocco Castagnaretta presenta un fittone lineare, quasi cilindrico, con una breve collettatura verdastra-violacea, una polpa tenera e croccante ed un gusto dolce. La caratteristica fondamentale di tale carota è il semplice metodo di lavorazione cui viene sottoposta. La carota, infatti, viene seminata da metà giugno a inizio luglio per iniziare la raccolta in autunno e prolungarla per tutto l’inverno, fino a maggio dell’anno successivo. Durante il periodo invernale, la coltura viene coperta con un consistente strato di paglia di riso che conserva l’integrità dei fittoni dalle gelate. Quotidianamente, i fittoni vengono estratti dal terreno, subito lavati, confezionati e commercializzati dopo poche ore dalla raccolta. Il prodotto, quindi, destinato quasi interamente al consumo fresco, non subisce nessun processo di conservazione (né in cella, né in magazzino), ma viene immediatamente immesso nei canali della distribuzione. Questo processo di lavorazione è caratteristico dell’area di San Rocco Castagnaretta in quanto nelle altre zone italiane di coltivazione delle carote, le stesse subiscono invece dei processi di conservazione, perdendo parte delle proprie caratteristiche qualitative ed organolettiche.

Nella zona di San Rocco Castagnaretta, quindi, si lavora un ortaggio fresco, aspetto questo che ne esalta enormemente le caratteristiche qualitative che il prodotto acquisisce durante la sua fase di sviluppo grazie al terreno e all’areale particolarmente vocati. I terreni della zona sono, infatti, dotati di buona fertilità; inoltre annualmente, viene apportata sugli stessi una buona percentuale di letame bovino maturo proveniente da allevamenti della zona. Per ottenere risultati vantaggiosi sia per gli operatori che per la coltura, negli appezzamenti interessati vengono effettuate delle rotazioni triennali o quadriennali alternando alla carota stessa colture foraggere e cereali estivi ed autunno vernini. Tale pratica colturale permette la produzione di radici sane, senza che sia necessario intervenire eccessivamente con particolari trattamenti al terreno.

Caratteristiche nutrizionali

Di seguito le caratteristiche nutrizionali della Carota.

Carote crude
Parte edibile % 95
Acqua g 91,6
Proteine g 1,1
Lipidi g 0,2
Carboidrati g 7,6
Amido g 0
Zuccheri solubili g 7,6
Fibra totale g 3,1
Energia kcal 35
Energia kJ 147
Sodio mg 95
Potassio mg 220
Ferro mg 0,7
Calcio mg 44
Fosforo mg 37
Tiamina mg 0,04
Riboflavina mg 0,04
Niacina mg 0,7
Vit A ret. eq. mcg 1148
Vit C mg 4
Vit E mg

Fonte: Inran – Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione

Area di produzione

L’ambiente oggetto di coltivazione della Carota di San Rocco Castagnaretta è collocato nella fascia pedemontana a Sud della città di Cuneo, in particolare nell’area della omonima frazione del Comune di Cuneo. Orograficamente, è situato tra il fiume Stura ed il torrente Gesso. Si tratta, quindi, di suoli alluvionali che, essendosi formati dallo straripamento dei due corsi d’acqua, sono dotati di una buona percentuale di materiale drenante.

Storia e tradizione

La coltivazione della carota nell’ambiente di San Rocco Castagnaretta ha una vocazionalità antica. Infatti, già in passato, l’organizzazione poderale della maggior parte delle aziende si basava sulla mezzadria legata al giardinaggio, cioè in cascina era presente il giardiniere che forniva ai proprietari terrieri i prodotti ortofrutticoli (si parla di 50 – 60 anni fa).

Nel tempo, tale caratteristica, propria delle aziende site in San Rocco Castagnaretta è venuta sempre meno. Alcune di esse, però, ancora oggi, hanno mantenuto, anche se in proporzioni ridotte, la vocazionalità nei confronti degli ortaggi ed in modo particolare della carota.

Con lo scopo di promuovere e tutelare questa produzione è nato il Consorzio di tutela della Carota di San Rocco Castagnaretta, in collaborazione con la Federazione Coltivatori Diretti di Cuneo. Il Consorzio si è dotato di un marchio che contraddistingue l’imballaggio delle confezioni di carote prodotte dai soci.

Fonte: Prodotti tipici della Provincia di Cuneo

Carota di San Rocco Castagnaretta P.A.T.

Zucca di Castellazzo Bormida – P.A.T.

La zucca di Castellazzo Bormida è una pianta erbacea a stelo strisciante, appartenente alla famiglia delle cucurbitacee.
Ha il peponide di forma rotondeggiante e di medio-grossa pezzatura; la buccia è spessa e bitorzoluta, con solcature accennate dall’apice al pedice, ha una consistenza coriacea ed un colore verde. La polpa è di colore giallo-aranciato ed è delicatamente dolce.

Zona di produzione

La zucca è una coltura tradizionale della provincia di Alessandria e, in particolare, è coltivata nei comuni di Castellazzo Bormida, Alessandria, Castelspina,Sezzadio, Casarcemelli, Gamalero.

Metodo di preparazione

La semina si effettua direttamente in campo in aprile maggio mentre la raccolta aviene in autunno prima dell’inizio delle gelate.

…un po’ di storia

La zucca, originaria dell’America centrale, è stata coltivata in Europa, fin dal XVI secolo e la provincia di Alessandria, in particolare la zona di Castellazzo Bormida, è stata, per un lungo tempo, uno dei luoghi di maggior coltivazione di questa coltura come documentato da studi storici locali.

Conservazione

I frutti destinati a lunga conservazione devono essere immagazzinati in ambienti ben areati ed asciutti.

Fonte: www.piemonteagri.it

Zucca di Castellazzo Bormida P.A.T – per la foto si ringrazia

Zucchine di Borgo d’Ale – P.A.T.

Gli zucchini di Borgo d’Ale si contraddistinguono per specifici requisiti di carattere chimico-fisico, sanitario, organolettico ed estetico che derivano dalle varietà adottate, dal particolare ambiente pedoclimatico in cui si ottengono e dalla tecnica colturale utilizzata.
La colorazione tradizionale degli ibridi coltivati è il verde scuro, con frutti molto teneri e privi di semi. Si tratta di un prodotto particolarmente gradito ed apprezzato sul mercato ortofrutticolo dell’area lombarda.
Prodotto esclusivamente da aziende diretto-coltivatrici, gli zucchini di Borgo d’Ale seguono un ciclo commerciale brevissimo che permette di mantenere inalterate le caratteristiche organolettiche del frutto fino al consumo.
La scelta varietale tiene conto soprattutto delle caratteristiche organolettiche ed estetiche tradizionali del prodotto locale, che devono essere mantenute ed esaltate.
Le varietà di gran lunga più utilizzate sono la cultivar tradizionale “Supremo” e l’ibrido “Afrodite”, entrambi verde scuro, di forma allungata e fiore caduco.
Vengono messe a dimora sementi di accertata sanità esenti da batteriosi o virosi.
Per quanto attiene la preparazione del terreno per la produzione dello zucchino, è consuetudine praticare un’aratura eseguita a 30-40 cm di profondità, con la quale è possibile l’interramento del letame; seguiranno uno o più interventi di erpicatura per realizzare un perfetto letto di semina.
L’impianto viene effettuato in pieno campo con semina meccanica diretta praticata a fine marzo-metà aprile o, in secondo raccolto, dopo la trebbiatura dell’orzo. La densità d’impianto è di circa 10.000 piante/ha.
La pratica della concimazione viene razionalizzata calcolando la quota di elementi nutritivi da apportare sulla base del tipo di terreno e degli asporti della coltura, a loro volta determinati dalla produzione media dell’appezzamento. E’ consigliata un’analisi chimico-fisica del terreno prima dell’impianto, in modo da poter meglio valutare l’opportuno apporto di nutritivi ed ovviare, tempestivamente, ad eventuali deficienze in micro e macro elementi, con particolare attenzione al tenore in magnesio (rapporto Ca/Mg).
La dose massima di azoto ammessa è di 150 kg/ha e si ammette l’uso di concimi fogliari solo in periodo di pre-raccolta.
E’ consigliato l’apporto di fertilizzanti organici, in particolare letame, nelle dosi di 20-30 t/ha al momento della lavorazione principale e l’apporto di quote fosfatiche e potassiche in pre-semina.
Sono ammesse solo irrigazioni di soccorso nel periodo estivo mentre, al fine di garantire la massima qualità del prodotto, si sconsigliano irrigazioni nel periodo autunnale.
La raccolta viene effettuata manualmente, il prodotto viene lavorato in giornata e, sempre in giornata, viene conferito al commerciante.
Si garantisce, così, la perfetta freschezza degli zucchini di Borgo d’Ale che arrivano al consumatore entro 72 ore dalla raccolta senza necessità di refrigerarli, se non durante il trasporto. La qualità superiore del prodotto così ottenuto viene valorizzata privilegiando canali commerciali che promuovano il consumo del prodotto entro 72 ore dalla raccolta.
Gli zucchini, privati di qualsiasi residuo di terra, vengono tagliati perpendicolarmente al loro asse longitudinale e ben disposti in plateau in legno o cartone; la lunghezza varia da un minimo di 18 cm ad un massimo di 25 cm.

Zona di produzione
L’area vocata per la coltura degli zucchini viene individuata nel territorio del comune di Borgo d’Ale e di alcuni comuni limitrofi, quali Alice Castello, Cigliano, Moncrivello, Maglione, Roppolo, Cavaglià, Viverone e Santhià. L’area è compresa tra le regioni agrarie “Morenica della Serra” e “Pianura del Canale di Cavour” ed è caratterizzata da terreni di origine fluvio-glaciale, ricchi di scheletro, a classificazione granulometrica compresa tra “sabbioso” e “franco-sabbioso” che permettono un ottimo drenaggio, fattore importante per la buona riuscita della coltura

La storia
La coltivazione di questo prodotto è iniziata agli inizi degli anni ’60. Ha avuto una grande diffusione come coltivazione a pieno campo, agli inizi degli anni ’80, e da documenti comunali risultavano coltivati circa 150 ettari con una produzione superiore ai 30.000 quintali. Attualmente, la coltura è estesa per circa 250 ettari di primo raccolto o 450 ettari di secondo raccolto per una produzione di circa 200.000 quintali.

Fonte: www.saporidelpiemonte.net

Zucchine di Borgo d’Ale P.A.T. – per la foto si ringrazia

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