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Archive for gennaio, 2017

Crema di formaggi aromatizzata ai porri

La crema di formaggi aromatizzata ai porri è una salsa molto versatile, può essere utilizzata come accompagnamento alla polenta, come condimento per la pasta oppure con farcitura di cannelloni, lasagne o pasta al forno.

Dal sapore deciso, avvolgente e generoso, tipico del nostro Piemonte, questo condimento vi conquisterà senza mezzi termini.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 6/8 persone):

  • 1 porro (meglio se quello di Cervere P.A.T)
  • 150 gr. di stracchino (o crescenza)
  • 150 gr. di ricotta fresca
  • 150 gr. di Gorgonzola (dolce o forte a vostro gusto)
  • 150 di formaggio grattugiato a pasta dura (pecorino, Grana Padano, Parmigiano Reggiano)
  • 1 confezione di panna da cucina
  • 3 bicchieri di latte
  • pepe q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.

Per prima cosa pulire e lavare il porro quindi dotandosi di tagliere e coltello, ridurlo a rondelle non troppo sottili.

Procuratevi un tegame sufficientemente capiente, versatevi un filo di olio extravergine d’oliva, quindi il porro. Lasciate rosolare il tutto a fuoco medio per qualche minuti ovvero fin quando la verdura non sarà “appassita”.

A questo punto aggiungete lo stracchino (o crescenza), poi la ricotta, la panna quindi il formaggio grattugiato. Ricoprite il tutto con i tre bicchieri di latte quindi fate sciogliere pian piano i formaggi a fuoco basso mescolando in continuazione.

Quando avrete ottenuto una salsa già abbastanza corposa, aggiungete per ultimo il gorgonzola tagliato a tocchetti. Fate in modo che sciolga anch’esso utilizzando la medesima procedura attuata in precedenza.

Quando il miscuglio di formaggi si sarà trasformato in una crema sufficientemente densa, spegnete il fuoco, condite con una macinata di pepe ed amalgamate ulteriormente in modo che i sapori si fondano alla perfezione.

Non vi resta ora che usare la preparazione per l’uso che meglio gradite.

Una vera leccornìa.

Crema ai formaggi aromatizzata ai porri

Crema di formaggi aromatizzata ai porri

Crema di formaggi aromatizzata ai porri

Crema di formaggi aromatizzata ai porri

Crema di formaggi aromatizzata ai porri

Crema di formaggi aromatizzata ai porri

Crema di formaggi aromatizzata ai porri

Crema di formaggi aromatizzata ai porri

Crema di formaggi aromatizzata ai porri

Crema di formaggi aromatizzata ai porri

Crema di formaggi aromatizzata ai porri

 

Il topinambur

Il topinambur è una pianta perenne erbacea originaria del Nord America (Canada in particolare), abbastanza apprezzata anche in Italia per l’alimentazione umana e, soprattutto, per il bestiame.
A colpo d’occhio, il topinambur può essere scambiato per una patata maggiormente globulosa e dura: le differenze con il tubero per antonomasia non finiscono qui. Infatti, il topinambur  è meno nutritivo rispetto alla patata, oltre a contenere una quantità importante di inulina, a scapito dell’amido. Ed è proprio la scarsità di amido che penalizza il topinambur: infatti, la coltivazione di questo tubero è nettamente diminuita a vantaggio degli ortaggi più produttivi ed amidacei.

Analisi botanica

Il topinambur appartiene alla famiglia delle Compositae Tubuliflorae: è una pianta erbacea perenne il cui fusto può raggiungere i 2 o 3 metri d’altezza e, nella parte apicale, si presenta ispido. Le foglie sono sia alterne che opposte: nella parte più bassa del fusto sono in genere alterne, mentre quelle opposte si riscontrano nella parte sovrastante; ancora, le foglie, molto acuminate ed appuntite,  presentano margine seghettato e superficie ruvida di color verde scuro, rigato da marcate nervature. I fiori gialli, similmente ai girasoli, si rivolgono al sole, seguendone il cammino con i capolini: non a caso, i fiori di topinambur vengono spesso scambiati, appunto, per girasoli.
Il topinambur viene coltivato, chiaramente, per la radice tuberizzata (le radici sono molto ramificate e sono provviste di rizomi tuberiferi): essa è globulosa, presenta una forma tozza ed è avvolta da una pellicola piuttosto rigida e chiara.
La pianta di topinambur non è molto esigente in termini di ambiente e terreno: si adatta, infatti, a tutti i climi, nonostante prediliga quelli temperati-caldi, e cresce facilmente in ogni tipo di terreno, dal più arido, al più umido.

Valori nutrizionali

Come abbiamo visto, il topinambur rientra erroneamente tra i tuberi “dimenticati”: l’alimento, infatti, non solo fornisce pochissime calorie (ca. 30 Kcal per 100 grammi di prodotto), ma è miniera di inulina (fino al 60% del peso secco), il che lo rende particolarmente indicato per i diabetici. Non a caso, è stato osservato che la glicemia, in seguito ad un pasto di soli topinambur, rimane invariata: ciò significa che la ghiandola pancreatica non viene stimolata a produrre insulina per equilibrare il tasso di glucosio nel sangue. [tratto da I cibi antiossidanti. Mangiare bene per prevenire e combattere la malattia, di Johannes F. Coy, Maren Franz]
I topinambur sono costituiti da una buona quantità di acqua (80%), 15-20% di glucidi (tra cui fruttosio, capace di non gravare sull’attività pancreatica), 2% di vitamina A e tracce di vitamine del gruppo B, Sali minerali (ferro, potassio, silicio, fosforo, magnesio) e aminoacidi quali asparagina ed arginina. Secondo gli studi del prof. Boas, il topinambur è fonte di biotina (vitamina H), importantissima nella prevenzione di stanchezza fisica, dolori muscolari ed inappetenza [tratto da http://www.topinambur.it/]

Impieghi alimentari

Il topinambur viene generalmente preparato secondo le medesime modalità delle patate: può essere bollito in abbondante acqua salata o, ancor meglio, cotto a vapore, prestandosi così alla preparazione di gustosi – e nel contempo semplici – contorni; in alternativa, può essere anche cucinato in padella o fritto.
Dopo la cottura, sia questa in acqua, in padella, in forno o nell’olio, il sapore del topinambur risulta delicato e dolciastro: come descritto nell’incipit dell’articolo, un altro nome con cui è conosciuto il topinambur è “carciofo di Gerusalemme”: questa associazione di ortaggi non è casuale, poiché il sapore del topinambur è per certi versi simile a quello del carciofo.
Il topinambur, infine, può essere utilizzato anche crudo, grattugiato direttamente nelle insalate. Aggiungendo un po’ di limone alla polpa del topinambur finemente affettata o grattugiata, l’effetto dell’inulina viene potenziato.
È bene ricordare che l’involucro esterno che avvolge il tubero risulta molto digeribile, perciò è sconsigliato eliminarlo.

Proprietà

Anche il topinambur rientra tra gli ortaggi sapientemente sfruttati dalla fitoterapia: come già ampliamente discusso, questo tubero dovrebbe essere apprezzato soprattutto dai diabetici per la consistente quantità di inulina presente. Ma le proprietà benefiche nascoste del topinambur non si fermano qui: le sue radici, tipicamente tuberizzate, sono reputate galattogene, quindi in grado di aumentare e promuovere la secrezione di latte nelle donne che allattano il loro piccolo al seno. Ancora, l’estratto di topinambur si rivela utilissimo in caso di sovrappeso, configurandosi come un valido ausilio per dimagrire: non a caso, il consumo di topinambur non solo facilita la digestione, ma favorisce anche la sensazione di sazietà, frenando gli attacchi incontrollati di fame.
Del topinambur, si sfruttano anche le foglie, utili per alleggerire i disturbi legati all’insufficienza cardiaca. [tratto da Dizionario ragionato di erboristeria e di fitoterapia, di A. Bruni]
In generale, il topinambur viene considerato droga tonica, stomachica, colagoga e diuretica.
Ancora, il topinambur non forma glutine, di conseguenza è asatto alle diete per celiaci.

EFFETTI COLLATERALI

Per le alte concentrazioni di inulina, l’assunzione di topinambur può causare problemi di meteorismo ed eccessiva flatulenza. Per limitare il fenomeno, l’intestino andrebbe abituato gradualmente iniziando col consumo di piccole porzioni, da aumentare poi col passare del tempo.
Fonte: www.my-personaltrainer.it

Topinambur – AGRIBISALTA S.R.L.

 

 

Risotto al topinambur con speck croccante e nocciole

Il risotto al topinambur con speck croccante e nocciole è una ricetta semplice e piuttosto rapida da preparare. Un primo piatto saporito ed avvolgente, dal sapore accattivante  che vi permetterà di sorprendere i vostri ospiti utilizzando il topinambur, tubero ricco di benefici e dal sapore invitante.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 320 gr. di riso (Carnaroli, Arborio, Roma)
  • 300 gr. di topinambur di Agribisalta s.r.l.
  • 80 gr. di nocciole del piemonte I.G.P.
  • 120 gr. di Speck Alto Adige I.G.P.
  • 80 gr. di formaggio duro grattugiato (noi abbiamo usato del Parmigiano Reggiano)
  • 1 scalogno (2 se sono piccoli)
  • 1 bicchiere di vino bianco secco di qualità
  • 1 noce di burro (facoltativa)
  • brodo vegetale q.b. (circa 1 lt.)
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • pepe (se gradito) q.b.

Per prima cosa spazzolate con cura i topinambur quindi lavateli e riduceteli a cubetti di circa un cm di lato (il tubero può essere sbucciato, oppure, ancor meglio lasciato così com’è in quanto l’involucro esterno è ricco di fibra e molto digeribile).

Se non lo sono ancora, tostate le nocciole e spezzettatele (volendo con un giro di lame nel mixer, oppure, come abbiamo fatto noi, rompendole grossolanamente con un batticarne)

Pelate e tritate piuttosto finemente lo scalogno.

In una padella antiaderente, fate “saltare” lo speck senza aggiunta di condimenti fin quando non risulterà croccante ed il grasso sarà diventato trasparente.

Procuratevi ora un’altra padella (antiaderente o di acciaio), versatevi un filo di olio extravergine d’oliva quindi unite lo scalogno tritato. Fate rosolare per 3/4 minuti a fuoco medio basso per poi aggiungere il riso che farete tostare (fin quando non diventerà “trasparente”) premurandovi di mescolare di tanto in tanto.

Incorporate ora il vino bianco, alzate un poco la fiamma del gas e lasciate sfumare. Ad operazione ultimata, aggiungete il topinambur tagliato a cubetti.

Ricoprite il tutto con il brodo vegetale e cuocete a fuoco medio/basso rispettando i tempi di cottura del riso indicati sulla confezione non dimenticandovi di mescolare ed aggiungere altro brodo, un mestolo alla volta quando il precedente si sarà assorbito.

Quando mancheranno circa 5 minuti a fine cottura aggiungete lo speck, rimestate e portate a fine cottura.

Trascorso il tempo spegnete il fuoco, unite il formaggio grattugiato e mantecate unitamente ad una noce di burro.

Il vostro risotto è ora pronto per essere impiattato, guarnito con le nocciole e servito in tavola ai vostri ospiti.

Successo assicurato.

Risotto al topinambur con speck croccante e nocciole

Risotto al topinambur con speck croccante e nocciole

Risotto al topinambur con speck croccante e nocciole

Risotto al topinambur con speck croccante e nocciole

Risotto al topinambur con speck croccante e nocciole

Risotto al topinambur con speck croccante e nocciole

Risotto al topinambur con speck croccante e nocciole

Risotto al topinambur con speck croccante e nocciole

Risotto al topinambur con speck croccante e nocciole

Risotto al topinambur con speck croccante e nocciole

Risotto al topinambur con speck croccante e nocciole

Risotto al topinambur con speck croccante e nocciole

 

 

 

AGRIBISALTA S.R.L. – Gruppo AGRIMOLA S.P.A.

L’Azienda AGRIBISALTA SRL è specializzata nella lavorazione e nel commercio delle castagne fresche, dei marroni freschi provenienti dalla Val Susa e nella lavorazione di frutti di bosco freschi quali fragole, mirtilli, more, lamponi e ribes oltre che fagioli rossi rampicanti di Cuneo e altri prodotti ortofrutticoli freschi Piemontesi.

I prodotti conferiti ad Agribisalta da oltre 500 agricoltori professionisti provengono prevalentemente dalle vallate alpine e prealpine nonché dalla pianura Cuneese con caratteristiche pedoclimatiche e ambientali vocate e salubri.

Per ulteriori e più complete informazioni, vi invitiamo a visitare il sito www.agribisalta.it

Fragole – Agribisalta s.r.l.

 

 

 

 

Pere “Madernassa” – Agribisalta s.r.l.

 

Pere “Martin sec” – Agribisalta s.r.l.

 

Verza, peperoni ed acciughe in insalata con nocciole

Un antipasto? Un contorno? Un piatto unico? Scegliete voi come meglio definire quest’insalata dal sapore deciso, avvolgente, intrigante. Mangiandola si assapora la nostra terra, il Piemonte, la sua forza, il suo calore, la sua tenacia.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone)

  • 250 gr. di verza
  • 8 filetti di acciuga (sotto sale o sott’olio)
  • 10 nocciole del Piemonte I.G.P.
  • 3/4 filetti di peperoni sott’olio (dipende dalla grandezza)
  • formaggio a pasta dura (Grana Padano, Parmigiano, pecorino)
  • glassa di aceto balsamico q.b.
  • 1 o 2 spicchi di agliO (meglio se quello di Caraglio P.A.T.)
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.

Per prima cosa lavate con cura le foglie di verza quindi provvedete a tagliarle sottilmente aiutandovi con coltello e tagliere oppure con una mandolina.

Scolate le acciughe se sono sott’olio oppure dissalatele accuratamente se sono sotto sale.

Tagliate i peperoni a listarelle sottili.

Tritate le nocciole in modo grossolano (noi le abbiamo semplicemente battute su un piano utilizzando un batticarne).

Pelate l’aglio e spartite ogni spicchio in quarti facendo attenzione, se possibile, ad eliminare l’animella interna.

Procuratevi ora una ciotola sufficientemente capiente dove andrete a sistemare la verza quindi unirete i peperoni tagliati a listarelle, i filetti di acciuga infine gli spicchi d’aglio sezionati in quarti.

Condite poi con un pizzico di sale (poco), con della glassa di aceto balsamico ed un filo di olio extravergine d’oliva.

Mescolate ora con cura gli ingredienti e lasciate riposare (se il tempo ve lo concede) per circa un paio d’ore in modo che i vari sapori si fondano perfettamente.

Ora non vi resta che impiattare quindi spolverizzare con le nocciole spezzate ed il formaggio che precedentemente avrete ridotto in scaglie.

Servite in tavola.

 

Verza, peperoni e acciughe in insalata con nocciole

Verza, peperoni e acciughe in insalata con nocciole

Verza, peperoni e acciughe in insalata con nocciole

Verza, peperoni e acciughe in insalata con nocciole

Verza, peperoni e acciughe in insalata con nocciole

Verza, peperoni e acciughe in insalata con nocciole

Verza, peperoni e acciughe in insalata con nocciole

 

 

 

Gnocchi di patate in salsa di baccalà

Gli gnocchi di patate in salsa di baccalà sono un primo piatto invitante e saporito, ideale in qualunque stagione dell’anno. Una validissima alternativa ai tradizionali condimenti proposti solitamente per insaporire questo tipo di pasta. Amici, parenti e commensali gradiranno sicuramente.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • su come preparare gli gnocchi, cliccate qui
  • 350 gr. di baccalà già ammollato e dissalato
  • 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 1 scalogno o cipolla rossa
  • 1 bicchiere di vino bianco secco di buona qualità
  • prezzemolo q.b.
  • sale q.b.

Come prima cosa ammollate e dissalate il baccalà, se questa operazione vi risulta troppo dispendiosa di tempo, procuratevi quello già pronto in pescheria.

Preparate gli gnocchi seguendo la nostra preparazione (clicca qui).

Procuratevi una padella, versatevi l’olio extravergine di oliva quindi portatelo in temperatura, unite poi lo scalogno (o la cipolla rossa) precedentemente pulito e ridotto ad un trito non troppo sottile.

Soffriggete il tutto per un paio di minuti a fiamma bassa quindi incorporate il baccalà tagliato a cubetti (all’incirca delle stesse dimensioni degli gnocchi). Fate rosolare per ulteriori cinque/sei minuti “spadellando” di tanto in tanto in modo che la doratura del pesce rimanga uniforme. Trascorso il tempo aggiungete il vino bianco e fate sfumare, prima che ciò avvenga completamente, aggiungete la farina, mescolate con cura e delicatezza in modo da ottenere una salsa piuttosto cremosa.

Cuocete ora gli gnocchi in abbondante acqua salata, quando saranno saliti in superficie, scolateli direttamente nella padella. Fateli saltare per un  minuto circa a fiamma bassa (se necessario aggiungete 2/3 cucchiai di acqua di cottura per rendere la salsa più fluida) .

I vostri gnocchi sono ora pronti per essere impiattati, spolverizzati con un po’ di prezzemolo tritato e serviti in tavola ancora fumanti ai vostri ospiti.

Gnocchi di patate in salsa di baccalà

Gnocchi di patate in salsa di baccalà

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Gli spaghetti integrali alla carbonara di zucchine sono una saporita ed invitante alternativa alla classica “carbonara” di romana ricetta.

Semplice, rapido ed essenziale, questo primo piatto è molto versatile, ideale quindi per ogni occasione, dalla “mangiata” informale, alla cena più elegante e raffinata.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone) :

  • 320 gr. spaghetti integrali
  • 240 gr. di zucchine verdi
  • 4 tuorli d’uovo
  • 1 uovo intero
  • 200 gr. di guanciale (o pancetta affumicata)
  • 120 gr. di pecorino (meglio se quello Romano D.O.P.)
  • pepe q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.

Come prima cosa pulite e mondate le zucchine, spuntatele alle estremità quindi grattugiatele grossolanamente oppure, se meglio gradite, affettatele a cubetti o listarelle piuttosto sottili (1 cm. circa).

Procuratevi ora una padella dai bordi bassi (oppure un saltapasta), versatevi un filo abbondante di olio extravergine d’oliva, fatelo scaldare quindi aggiungete le zucchine, salate (con parsimonia) e pepate. Lasciate insaporire per una decina di minuti a fuoco medio/basso premurandovi di mescolare di tanto in tanto. Trascorso il tempo, scolate le zucchine e riponetele a raffreddare in un contenitore foderato di carta assorbente.

Nella stessa padella, saltate il guanciale fino a farlo diventare croccante.

Ora rompete le quattro uova separandone gli albumi (che non userete) dai tuorli che andrete a riporre in una ciotola sufficientemente capiente.

Nello stesso recipiente unite quindi il restante uovo intero (albume+tuorlo) ed inizia a sbattere con delicatezza aggiungendo un poco alla volta il pecorino grattugiato.

Mescolate ulteriormente fin quando gli ingredienti saranno perfettamente amalgamati tra loro.

A questo punto cuocete gli spaghetti in abbondante acqua salata rispettando i tempi indicati sulla confezione per una cottura al dente.

Scolate quindi la pasta e trasferitela in un wok o in una padella antiaderente delle giuste dimensioni. Unite le uova sbattute con il pecorino, quindi le zucchine ormai intiepidite ed il guanciale croccante.

Mescolate con cura per non più di un minuto a fuoco spento.

Il calore stesso della pasta provvederà a “cuocere” le uova amalgamando tutti gli ingredienti in un composto comunque cremoso.

A questo punto non vi resterà che impiattare e servire ai vostri ospiti la carbonara ancora fumante.

Suggerimento: se volete rendere questo piatto vegetariano, nulla vi vieta di togliere il guanciale ed il gioco è fatto.

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

Spaghetti integrali alla carbonara di zucchine

 

 

 

Farina di nocciole

In linea generale, la farina di nocciole è ricavata dalla macinatura di frutti appartenenti alla varietà “tonda gentile delle langhe” (Piemonte). Il prodotto non prersenta le caratteristiche nutrizionali tipiche di una farina di legumi o di cereali, dove abbondano i carboidrati, ma si distingue per la prevalenza dei lipidi sugli altri macronutrienti; per tale ragione, nonostante l’essiccazione, la farina di nocciole presenta una conservabilità molto limitata ed è spesso distribuita sotto vuoto.
L’impiego della farina di nocciole è piuttosto vario. Spazia dal confezionamento casalingo di dolci al cucchiaio, da forno secchi e da forno soffici; non mancano gelati, creme fresche o conservate e creme spalmabili con cacao tipo la nutella.

Un utilizzo alternativo della farina di nocciole interessa la panificazione, ma con una percentuale limitata al 10% rispetto al 90% degli sfarinati di grano; se ne ottiene un pane molto energetico e ricco di lipidi. Di recente, come tutti gli altri tipi di farina alternativa, quella di nocciole ha trovato un largo impiego nell’alimentazione vegana; NON contenendo glutine, è parecchio utilizzata anche nella dieta per la CELIACHIA.
Il costo della farina di nocciole al dettaglio è elevato; ciò è dovuto in parte al disciplinare BIO (prediletto, ad esempio, nell’alimentazione naturista) e in parte a questioni commerciali. Quelle BIO sono di provenienza esclusivamente italiana, ma risultano disponibili anche vari prodotti di derivazione europea. Per i consumatori finali, pure on-line, l’acquisto della farina di nocciole BIO scende raramente al di sotto dei 17-18€/kg.

Proprietà Nutrizionali della Farina di Nocciole

Ribadiamo che la farina di nocciole NON contiene glutine e può essere impiegata nei regimi alimentari GLUTEN-FREE.
La farina è estremamente calorica e ricca di grassi; per averne un’idea, basti pensare che dalle nocciole, oltre alla farina, è possibile estratte un olio. Questo, per le relative caratteristiche chimiche, viene anche utilizzato nella sofisticazione dell’extravergine di oliva (si veda l’articolo: olio di nocciola). Grandi quantità di farina di nocciole sono quindi sconsigliate in caso di sovrappeso od obesità.
L’apporto di proteine, che sono di medio valore biologico, non è sufficiente a coprire il fabbisogno di elementi plastici per l’organismo (in quanto carenti di alcuni amminoacidi essenziali). I carboidrati, che risultano prevalentemente semplici, sono contenuti pressappoco nelle stesse quantità delle proteine; sono quindi presenti in misura ben inferiore rispetto al loro contenuto nelle farine di legumi o di cereali. Per questa ragione, la farina di nocciole NON è controindicata in caso di diabete mellito tipo 2 e di ipertrigliceridemia (anche se il sovrappeso, spesso associato a tali malattie, ne impone un utilizzo razionale).
La farina di nocciole contribuisce a strutturare l’apporto lipidico nella dieta. Vantando una prevalenza in acidi grassi di tipo monoinsaturo, ovvero gli omega 9 (anche se non mancano omega 3 e omega 6), si presta all’alimentazione contro le dislipidemie, in particolare dell’ipercolesterolemico; a tal scopo contribuisce anche la ricchezza in fitosteroli.
E’ notevolissima la concentrazione di fibre alimentari, fondamentali contro la stipsi e per moderare il rischio di neoplasie al colon; inoltre, questa componente nutrizionale alimenta la flora batterica intestinale fisiologica e modula la captazione dei nutrienti a livello dell’intestino.
Non sono disponibili informazioni dettagliate sull’apporto vitaminico della farina di nocciole, ma è possibile che sia molto simile a quello delle nocciole secche; ovviamente, nella lavorazione e nella conservazione, le perdite risultano tutt’altro che trascurabili. Alcune molecole ben presenti sono: vitamina E, B6, folati e tiamina. Per quel che concerne i sali minerali, invece, dovrebbero spiccare le concentrazioni di: rame, ferro, manganese e calcio. Tra le vitamine e i sali minerali vi sono diversi nutrienti con proprietà antiossidanti, caratteristica enfatizzata anche da certe molecole fenoliche.
Va infine ricordato che la farina di nocciole è un alimento potenzialmente allergizzante, pertanto dovrebbero essere esclusa dalla dieta della nutrice e della prima infanzia.

Produzione Casalinga della Farina di Nocciole

La farina di nocciole può anche essere prodotta a livello domestico. L’operazione è tutt’altro che complessa e si riassume come illustrato.
Anzitutto, è necessario approvvigionarsi di nocciole pelate, non integrali né intere; ciò significa che, se non si desidera perdere mezza giornata a sgusciare, bollire e pelare i semi, è decisamente consigliabile prediligere quelle semilavorate.
Se precedentemente bollite per la sbucciatura, le nocciole vanno poi lasciate raffreddare ed asciugare. In linea generale, non è mai raccomandabile farle tostare, piuttosto meglio lavorarle da fredde o addirittura congelate. Quindi, inserirle nell’apposito raccoglitore di un robot da cucina e farle frullare (in maniera discontinua per non scaldarle troppo impastandole) fino al raggiungimento della consistenza farinosa.
NB. Alcuni aggiungono dello zucchero semolato in proporzione 1/5, ma ciò vale solo ed esclusivamente nel caso in cui la farina di nocciole debba essere impiegata per ricette di tipo dolce.
La farina di nocciole casalinga può essere conservata in vaso, purché protetta dalla luce, dall’aria aperta e dal calore; tuttavia, la sua conservabilità rimane estremamente limitata (a causa dell’irrancidimento). Un metodo alternativo e molto efficace è quello del congelamento, anche in appositi sacchetti o in bicchierini di plastica.

Altri Utilizzi della Farina di Nocciole

Oltre all’applicazione gastronomica per la nutrizione umana, la farina di nocciole è stata utilizzata anche in ittiocoltura. Per la precisione, venne sperimentata nella dieta di trote iridee al posto della farina di soia in tre percentuali differenti: 10, 20, 30% (miscelata a farina di pesce ecc.). I tre regimi alimentari non hanno mostrato discrepanze significative in termini di accrescimento complessivo o nel coefficiente di crescita specifico; si è evidenziata soltanto una piccola diminuzione dell’utilizzo del cibo con la percentuale più elevata (30%).

All’analisi chimico-fisica, la composizione muscolare e degli altri tessuti delle trote non è cambiata in maniera evidente; sarebbe interessante identificare con maggior precisione la ripartizione degli acidi grassi. E’ quindi logico dedurre che la farina di nocciola sia in grado di rimpiazzare quella di soia nella dieta della trota iridea in proporzioni fino a 300g/kg di mangime commerciale.

Rif. “EFFECTS OF DIETARY HAZELNUT MEAL ON GROWTH PERFORMANCE AND BODY COMPOSITION IN RAINBOW TROUT ONCORHYNCHUS MYKISS REARED IN SEA WATER”. A.A. Tekinay, S. Ergün, D. Güroy, M. Bulut and S. Bilen Resource management. EAS, special pub. N° 37, September. 2008, p. 628.

Fonte: my-personaltrainer.it

Farina di nocciole - per la foto si ringrazia

Farina di nocciole – per la foto si ringrazia

 

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