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Archive for dicembre, 2016

Crema di funghi, patate e porri

La crema di funghi, potate e porri è un primo piatto corroborante, prettamente indicato nella stagione fredda ma apprezzabilissimo durante tutti gli altri periodi dell’anno.

Ricca di profumi e densa di sapori, questa vellutata è ideale per una cena tra amici ed ancor più per intrigare ospiti dal palato raffinato e sopraffino.

Potete usare i funghi che preferite, noi avevamo a disposizione degli champignon che si sono rivelati ottimi all’utilizzo.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 6 persone):

  • 750 gr. di patate (noi abbiamo usato quelle della Bisalta)
  • 1 scalogno o cipolla rossa
  • 500 gr. di funghi (noi abbiamo usato i champignon)
  • 350 gr. di porri (noi abbiamo usato quelli delicatissimi di Cervere)
  • 800 ml. di brodo vegetale (su come prepararlo, cliccate qui)
  • un bicchiere di latte intero
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • pepe q.b.
  • sale q.b.

Come prima cosa, pulite con cura i funghi (di qualunque varietà siano), privandoli della terra e delle eventuali spore ancora presenti. Affettateli poi non troppo sottilmente.

Pulite e pelate le patate che poi andrete a ridurre a cubetti.

Lavate con cura i porri che priverete delle estremità, ovvero quella con le radice e l’altra troppo verde e dura. Tagliate poi il tutto a rondelle.

Procuratevi ora una pentola dai bordi alti, versatevi un filo d’olio extravergine d’oliva che poi porterete in temperatura. Aggiungete quindi i porri che farete appassire, unite quindi le patate e poi i funghi. Mescolate con cura.

Aggiustate di sale e di pepe quindi mescolate ulteriormente nell’attesa che gli ingredienti prendano gusto ed i sapori si fondano alla perfezione (6/7 minuti a fuoco medio/basso).

Trascorso il tempo, ricoprite le verdure con il brodo vegetale.

Lasciate quindi cuocere per almeno una mezz’ora ovvero fin quanto il brodo si sarà assorbito per 3/4.

Spegnete il fuoco e lasciate riposare circa 10 minuti.

Con un mixer ad immersione, frullate per bene il miscuglio fino a renderlo una crema piuttosto densa ma comunque fluida.

A risultato ottenuto, incorporate il bicchiere di latte.

Accendete nuovamente il fuoco, mescolate con delicatezza e terminate la cottura per altri 5 minuti a fiamma molto bassa.

A questo punto avrete ottenuto una vera e propria delizia pronta per essere impiattata e presentata ai vostri affamati ospiti.

Suggerimento: potete accompagnare la crema con dei crostini oppure con dei taralli, renderanno il piatto ancora più sfizioso ed accattivante.

Crema di funghi e patate

Crema di funghi , patate e porri

Crema di funghi e patate

Crema di funghi, patate e porri

Crema di funghi e patate

Crema di funghi, patate e porri

Crema di funghi e patate

Crema di funghi, patate e porri

Crema di funghi e patate

Crema di funghi, patate e porri

Crema di funghi e patate

Crema di funghi, patate e porri

Crema di funghi e patate

Crema di funghi, patate e porri

Crema di funghi e patate

Crema di funghi, patate e porri

Crema di funghi e patate

Crema di funghi, patate e porri

Crema di funghi e patate

Crema di funghi, patate e porri

Crema di funghi e patate

Crema di funghi, patate e porri

Crema di funghi e patate

Crema di funghi, patate e porri

Crema di funghi e patate

Crema di funghi, patate e porri

 

 

Insalata pollo,emmental, sedano e noci

L’insalata pollo, emmental, sedano e noci è un antipasto creativo e saporito, dal sapore coinvolgente ed invitante, ideale per tutte le occasioni, dalla cena informale in amicizia alla serata più impegnativa con ospiti di riguardo.

Non richiede particolari abilità tecniche, solo un po’ di pazienza nel preparare i vari ingredienti.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4/6 persone):

  • 1/2 pollo arrosto
  • 300 gr. di emmental
  • 200 gr. di sedano bianco
  • 80 gr. di noci sgusciate
  • sale q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • pepe (facoltativo) q.b.
  • glassa di aceto balsamico (facoltativo) q.b.

Per prima cosa togliete la pelle al pollo arrosto quindi riducetelo a dadini oppure, se preferite, a listarelle per poi mettetelo in un contenitore capiente.

Prendete il sedano, pulitelo e lavatelo con cura quindi tagliatelo a cubetti non troppo grandi. Unitelo nel contenitore al pollo.

Sgusciate le noci oppure usate quelle già pronte. Unite ora la frutta secca agli altri ingredienti.

Tagliate il formaggio a pezzetti quindi incorporatelo al resto approntato in precedenza.

Mescolate con cura in modo che tutti i sapori si fondano alla perfezione.

Terminata l’operazione provvedete a condire con un poco di sale (non esagerate in quanto il pollo arrosto solitamente è piuttosto sapido ed anche l’emmental è gustoso di suo), un pizzico di pepe  (se lo gradite) ed irrorate con un filo di olio extravergine d’oliva.

Rimestate nuovamente con cura.

Lasciate riposare in frigo per un paio d’ore (se potete) affinchè i vari ingredienti assorbiscano bene il condimento.

Togliete dal frigo una mezz’ora prima di servire, impiattate e presentate in tavola.

Non mancheranno di certo i complimenti.

Suggerimento: questa insalata può tranquillamente essere presentata come secondo piatto fresco e leggero.

 

Insalata pollo, emmental, sedano e noci

Insalata pollo, emmental, sedano e noci

Insalata pollo, emmental, sedano e noci

Insalata pollo, emmental, sedano e noci

Insalata pollo, emmental, sedano e noci

Insalata pollo, emmental, sedano e noci

Insalata pollo, emmental, sedano e noci

Insalata pollo, emmental, sedano e noci

Insalata pollo, emmental, sedano e noci

Insalata pollo, emmental, sedano e noci

Cipolline borretane in agrodolce

La ricetta delle cipolline borretane in agrodolce che vi proponiamo oggi  è un contorno gustoso ed originale, ottima per stuzzicare l’appetito dei vostri ospiti, grandi o piccini che siano.

Veloce e semplice da cucinare, è ideale per tutte le stagioni.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 2/3 persone):

  • 400 gr. di cipolline bianche borretane
  • 50 gr. di aceto balsamico
  • 60 gr. di zucchero di canna
  • 3 cucchiai di acqua
  • 1 pizzico di sale

Per rima cosa pulite con cura le cipolline, altrimenti comprate quelle già pelate che potete trovare in un supermercato qualsiasi.

Terminata l’operazione, procuratevi una pentola (meglio se antiaderente) dai bordi bassi dove andrete a versare lo zucchero di canna congiuntamente ai tre cucchiai di acqua.

Accendete il fuoco e fate sciogliere il tutto. Aggiungete quindi le cipolle e fatele caramellare a fiamma dolce.

Quando queste saranno ben dorate, aggiungete l’aceto balsamico unitamente ad un pizzico di sale. Lasciate quindi cuocere a fiamma bassa per 15/20 minuti (dipende dalla grandezza delle cipolline) o comunque fin quando non saranno croccanti al punto giusto.

A questo punto non vi resta che impiattare e servire ai vostri ospiti.

Consiglio: le cipolline borretane in agrodolce, possono essere usate anche come antipasto stuzzicante (anche fredde), come accompagnamento di formaggi stagionati oppure di contorno al bollito alla piemontese.

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

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Cipolline borretane in agrodolce

Cipolline borretane in agrodolce

 

 

Insalata di carciofi, patate e peperoni

Tempo di carciofi e per questo, almeno per quanto ci riguarda, anche tempo di saporite insalate con cui gustare questa preziosa pianta erbacea perenne.

Noi prediligiamo i carciofi spinosi ma potete usare tranquillamente le mammole.

La ricetta che vi proponiamo oggi è semplicissima, gustosa e saziante.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 2 persone)

  • 4 cuori di carciofo
  • 3 patate medie
  • 2 filetti di peperoni sottaceto oppure sottolio
  • origano q.b.
  • sale q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • aceto balsamico q.b.

Per prima cosa pulite e pelate i carciofi fino ad ottenerne i “cuori”, oppure, se preferite, comprateli già pronti nelle vaschette che troverete comodamente in ogni supermercato (opzione che abbiamo scelto noi).

Provvedete quindi a lessarli in abbondante acqua salata oppure, meglio ancora, cuoceteli a vapore per circa 12/14 minuti.

Mentre attendete, pulite e pelare le patate quindi lessate anch’esse in abbondante acqua. Ottenuta una cottura adeguata (fate attenzione che non si sfaldino, tastatele con i rebbi di una forchetta), scolatele e lasciatele intiepidire.

Recuperate ora un piatto, disponete a raggiera le singole foglie dei carciofi quindi nel centro le patate che avrete tagliato a tocchetti non troppo piccoli.

Prendete ora i peperoni sottolio (o sottoaceto) e riduceteli a filetti sottili quindi disponeteli sopra le patate.

Provvedete ora a condire il tutto con un po’ di aceto balsamico (può andare benissimo anche la glassa), di olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale e di origano.

Mescolate quindi con delicatezza in modo da non sfaldare gli ingredienti e servite in tavola ai vostri ospiti.

Una sana, delicata e salutare bontà.

Consiglio: se gradite rendere ancora più saporita ed accattivante la nostra insalata, aggiungete qualche scaglia di pecorino o di grana.

Insalata di carciofi, patate e peperoni

Insalata di carciofi, patate e peperoni

Insalata di carciofi, patate e peperoni

Insalata di carciofi, patate e peperoni

Insalata di carciofi, patate e peperoni

Insalata di carciofi, patate e peperoni

Insalata di carciofi, patate e peperoni

Insalata di carciofi, patate e peperoni

 

Cusiè®

Prodotto con latte vaccino, ovino e caprino in percentuali variabili. Ha la forma di un panettone con un’altezza di cm. 18 ed altrettanti di diametro; una volta si produceva con il latte rimasto dalle lavorazioni giornaliere, per questo è stato utilizzato per il nome il termine cusiè che è un termine dialettale che significa “quello che c’è”. Prodotto in quantità limitatissime, ha pasta bianco-avorio leggermente friabile. La tipica forma a “panettone” era dovuta alla stagionatura senza rivoltamenti nelle “muschere”, gabbie aerate in cui il Cusiè passava l’estate su rametti di nocciolo o tralci di vite, acquistando talvolta un’erborinatura naturale.

La crosta è sottile e rugosa dal colore rossastro a chiazze bianche e rosse, dopo una lunga stagionatura. Quest’ultima dura almeno 5 mesi su assi di legno nelle cantine di Val Casotto ed ulteriore 2-3 mesi di affinatura in locali umidi. Prodotto da marzo a giugno nella Langa e valli monregalesi.

Fonte: Atlante Caseario.com

Cusiè® - per la foto si ringrazia

Cusiè® – per la foto si ringrazia

 

Piselli in umido

I piselli in umido sono la classica “ricetta della nonna”, uno di quei contorni che tutti prima o poi abbiamo mangiato ed apprezzato.

Ovviamente, le preparazioni al riguardo sono molteplici come gli ingredienti usati per cucinarle. La versione che vi proponiamo noi è molto gustosa ma al contempo piuttosto light e del tutto utilizzabile da chi segue diete vegetariane o vegane.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera:

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 600 gr. di piselli in grani
  • 300 gr. di polpa di pomodoro
  • 1 cucchiaino di “sette sapori”(su come farlo, cliccare qui)
  • 1 bicchiere di brodo vegetale (su come prepararlo, cliccate qui
  • 3 pomodori tipo San Marzano ben maturi
  • 1 scalogno (o cipolla bionda)
  • 8 foglie di basilico (per la guarnizione del piatto)
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.

Per prima cosa preparate i piselli, ovvero sgusciateli dai loro baccelli se freschi, scolateli e sciacquateli se in scatola oppure decongelateli se usate quelli surgelati.

Pulite, pelate e tritate non troppo finemente lo scalogno

Lavate e tagliate a cubettini i pomodori San Marzano.

Procuratevi una padella, irroratela con un filo di olio extravergine d’oliva quindi unite lo scalogno tritato ed il cucchiaino di “sette sapori”. Soffriggete per un paio di minuti quindi aggiungete i pomodori cubettati. Continuate la cottura per ulteriori 5/6 minuti in modo che gli ingredienti si insaporiscano in maniera adeguata.

A questo punto unite la polpa di pomodoro, abbassate il fuoco e cuocete  a fuoco basso, per non meno di dieci minuti premurandovi di mescolare di tanto in tanto.

Trascorso il tempo aggiungete i piselli ed il bicchiere di brodo vegetale. Per portare ad un cottura a puntino, fate riferimento a quanto indicato sulla confezione oppure, per quanto riguarda l’eventuale  impiego del prodotto fresco, usate le vostre abilità di assaggiatori. Comunque sia necessiterete di un lasso di tempo compreso tra i 6 ed i 15 minuti.

Una volta cotti a dovere, aggiustate di sale, impiattate e servite in tavola ai vostri ospiti.

 

 

Piselli in umido

Piselli in umido

Piselli in umido

Piselli in umido

Fiurì – P.A.T.

Questo prodotto caseario è denominato Fiore di ricotta, originato dalla tradizione al risparmio di una cultura montanara che non prevedeva gli sprechi. E’ un prodotto della valli bresciane e bergamasche, ottenuto durante la lavorazione della ricotta e lo stesso prodotto si ritrova in tutto l’arco alpino (in Friuli si produce il flors in Val Poschiavo, nel cantone dei Grigioni, si trova il flurit.)

Questa comunanza di prodotti deriva dal fatto che in questi posti c’era l’usanza di togliere dal siero in ebolliizione la prima crema che affiorava.

Il Fiurì, di colore bianchissimo, è semiliquido e cremoso, la pasta è densa e leggermente granulosa dal sapore gradevole, dall’aroma caratteristico e di profumo delicarto.

A volte, durante la lavorazione del Fiurì, viene aggiunto del latte rimasto nella zangola dopo la lavorazione del burro, questo allo scopo di aumentare la resa del prodotto; soprattutto in questo caso il Fiurit assume un sapore dolciastro.

Si tratta di un prodotto da consumare freschissimo e di facile deteriorabilità, per questo, una volta, veniva prodotto solo per autoconsumo, vista anche la grande difficoltà alla sua conservazione ancora oggi è difficile la sua commercializzazione al di fuori delle zone di produzione.

Oggi si trova prodotto dai caseifici sociali di montagna, in alpeggio, il caseificio sociale Valsabbino, in particolare lo produce tutto l’anno.

La lavorazione di questo prodotto parte da quella della ricotta e In malga, non richiede l’aggiunta di alcun acidificante, il primo passo è quello della raccolta della crema che affiora nella caldaia prima della produzione della ricotta.

E’ un prodotto che prende il nome proprio dal fatto di essere il fiore della ricotta cioè il prodotto di prima fioritura della lavorazione, quando il siero, portato alla temperatura di 85-90 °C e addizionato ad acido citrico, produce una sorta di “fioritura” , cioè la formazione di coaguli che vengono a galla poco tempo prima della formazione della ricotta.

Il Fiurì viene subito raccolto con una spatola per evitare che si mischi alla ricotta, per cui ovunque si produce ricotta si ottiene anche questo prodotto. Successivamente questa crema viene agitata, utilizzando una frusta di rami d’abete decorticati, che la rende più omogenea.

Il Fiurì viene poi fatto raffreddare a 4°C in frigorifero. Viene venduto in bottiglie.

Il consumo ideale di questo prodotto freschissimo è quello di accompagnarlo alla polenta. Viene anche utilizzato al posto della panna acida dopo essere stato acidificato con l’aggiunta di aceto o adra.

Fonte: Atlante Caseario.com

Fiurì P.A.T. - per la foto si ringrazia

Fiurì P.A.T. – per la foto si ringrazia

Filetti di trota alla mugnaia

Oggi vi proponiamo una ricetta semplice, saporita ed accattivante. La trota alla mugnaia è un secondo di pesce davvero elementare da preparare ma che vi permetterà di ottenere in pochi minuti un piatto gustoso ed invitante.

Ideale per tutte le occasioni, accontenterà anche i palati più esigenti.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 4 trote sfilettate (8 filetti)
  • 100 gr. di burro (meglio se “chiarificato”)
  • 1 limone (succo)
  • farina (noi abbiamo usato quella di tipo 2 ma la 00 può andare benissimo)
  • 1 ciuffo di prezzemolo
  • sale q.b.
  • latte q.b.

Per prima cosa pulite, lavate e sfilettate con cura le trote. Noi abbiamo evitato questo passaggio facendolo fare direttamente dal pescivendolo che ha mani più esperte delle nostre.

Pulite e lavate il prezzemolo quindi provvedete a tritarlo più o meno finemente secondo i vostri gusti personali. Spremete il limone.

Procuratevi ora due contenitori, in uno mettete una giusta quantità di latte, nell’altro un po’ di farina.

Prendete i filetti di trota (curatevi che siano ben asciutti) quindi immergeteli prima nel latte quindi passateli e ripassateli nella farina su entrambi i lati.

In una padella antiaderente fate sciogliere il burro chiarificato per poi adagiarvi i filetti che successivamente farete rosolare 3/4 minuti  per parte o comunque fin quando non risulteranno perfettamente dorati su entrambi i lati.

Quando le trote saranno cotte a puntino, salatele poi scolatele dalla padella in un piatto da portata.

Prima di servire in tavola, provvedete ad irrorare i filetti con il succo di limone quindi spolverizzate con il prezzemolo tritato.

Consigli:

  • fate molta attenzione quando girate i filetti di trota in padella onde evitare che si sfaldino.
  • Noi abbiamo servito i filetti con dell’insalata di songino-pomodorini e delle patate lesse, voi potete sbizzarrirvi con quant’altro vogliate.

 

Filetto di trota alla mugnaia

Filetto di trota alla mugnaia

Liquore al sambuco di Chiaromonte – P.A.T.

E’ un liquore ottenuto per infusione. Si tratta di un processo molto lungo la cui tecnica tramandata di generazione in generazione prevede una cura quasi maniacale di ogni fase della preparazione del liquore al sambuco di Chiaromonte. Molti passaggi sono davvero importanti e appartengono ai segreti che ogni prodotto unico per la sua tipicità conserva. Le fasi principali della sua preparazione sono: la raccolta dei fiori fatta a mano con l’utilizzo di canne; l’essiccazione in cassette di legno all’aria per circa 30 giorni; la macerazione dei fiori in alcool per circa 90 giorni; l’eliminazione dei fiori e travaso in altri contenitori di acciaio; la maturazione dell’infuso per altri 60 giorni; l’imbottigliamento. Dopo la maturazione si presenta con un colore ambrato, dal gusto dolce, tipico liquore da dessert.

Fonte: ssabasilicata.it

Liquore al sambuco P.A.T. - per la foto si ringrazia

Liquore al sambuco P.A.T. – per la foto si ringrazia

Oliva Nocellara del Belice – D.O.P.

Zona di produzione

La zona di produzione delle olive da tavola “Nocellara del Belice” comprende i territori vocati per caratteristiche pedologiche e climatiche, individuati dagli organi tecnici dalla Regione Sicilia, nei comuni di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna in provincia di Trapani.

Caratteristiche

L’Oliva Nocellara del Belice DOP, nella varietà verde o nera, ha una pezzatura grande con polpa consistente. Le sue caratteristiche organolettiche la rendono ideale per la conservazione in salamoia.

Disciplinare di produzione – Oliva Ascolana del Piceno DOP

Articolo 1.
La denominazione d’origine “Nocellara del Belice” è riservata alle olive da tavola che rispondono ai
requisiti stabiliti nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
La denominazione d’origine “Nocellara del Belice” designa le olive da tavola prodotte negli oliveti costituiti dalla omonima varietà con presenza di eventuali doni locali e di varietà impollinatrici autoctone.

Articolo 3.
La zona di produzione delle olive da tavola “Nocellara del Belice” comprende i territori vocati per caratteristiche pedologiche e climatiche, individuati dagli organi tecnici dalla Regione Sicilia, nei comuni di Castelvetrano, Campobello di Mazara e Partanna in provincia di Trapani.

Articolo 4.
I terreni idonei per la coltivazione dell’olivo atto alla produzione della “Nocellara del Belice” sono prevalentemente sciolti, a tessitura sabbiosa ma anche argillosi e profondi. L’utilizzo dell’irrigazione, delle pratiche di concimazione e l’effettuazione delle altre pratiche colturali ed agronomiche devono essere effettuate secondo le modalità tecniche indicate dalla Regione Sicilia.
Sono ammesse forme di allevamento in volume, riconducibili al vaso, di densità massima pari a 300 piante per ettaro; altre forme quali il monocono, il fuso, il monocaule libero, la palmetta e la Y devono essere specificatamente autorizzate per i nuovi impianti da parte dei competenti servizi tecnici della Regione Sicilia. La produzione massima ad ettaro è di 70 quintali. La Regione Sicilia tenuto conto dei sesti di impianto e delle altre condizioni di coltivazione può fissare, di anno in anno, limiti di produzione idonei purché il livello qualitativo sia rispettato. La raccolta delle olive deve essere effettuata a mano (brucatura). È vietato l’impiego di cascolanti. La conservazione e il trasporto delle olive deve avvenire in cassette a rete o graticci, in strati che non superino i 20 cm.
Le olive debbono essere avviate alla lavorazione entro e non oltre 24 ore dalla raccolta. La concia delle olive, ai fini dell’acquisizione delle caratteristiche previste per l’immissione al consumo, deve essere effettuata con uno dei seguenti sistemi nell’ambito territoriale della provincia di Trapani:
Olive verdi
a) fermentazione lattica (sistema sivigliano);
b) cangianti al naturale;
c) sistema Castelvetrano.
Limitatamente ai sistemi a) e b) è consentita la successiva elaborazione ad oliva intera, schiacciata, snocciolata, affettata, incisa, condita.
Olive nere
a) mature senza trattamenti in mezzo alcalino;
b) con trattamento in mezzo alcalino.
Limitatamente al sistema a) è consentita la successiva elaborazione in salamoia al naturale, in salamoia all’aceto, disidratazione al sale secco, infornatura.
Limitatamente al punto b) è consentito il sistema californiano, al sale secco.

Articolo 5.
La sussistenza delle condizioni tecniche di idoneità di cui al precedente art. 4 è accertata dalla Regione Sicilia. Gli oliveti idonei alla produzione della “Nocellara del Belice” sono inseriti in apposito Albo attivato, aggiornato e pubblicato ogni anno. Copia di tale Albo viene depositata presso tutti i comuni compresi nel territorio di produzione. Il Ministero delle Risorse Agricole, Alimentari e Forestali indica le modalità da adottarsi per l’iscrizione, per l’effettuazione delle denunce annuali di produzione e per le certificazioni conseguenti ai fini di un corretto ed opportuno controllo della produzione riconosciuta e commercializzata annualmente con la denominazione d’origine protetta.

Articolo 6.
Le olive da mensa designate con la denominazione d’origine protetta “Nocellara del Belice” all’atto dell’immissione al consumo devono avere le caratteristiche indicate dalle norme di settore, in accordo con le caratteristiche delle olive da tavola contenute nel “Codex Alimentarius”.

Articolo 7.
La commercializzazione delle olive da mensa a denominazione d’origine “Nocellara del Belice” ai fini dell’immissione al consumo deve essere effettuata nel modo seguente: in recipienti di vetro o di banda stagnata; in sacchetti di materiale plastico, quale pellicola termo saldante; in contenitori in plastica per alimenti; in contenitori di terracotta. I contenitori e i recipienti devono consentire l’apposizione di un eventuale specifico contrassegno. In tutti i casi il prodotto deve essere sigillato in modo tale da impedire che il contenuto possa essere estratto senza la rottura del contenitore. Le capacità di tali recipienti e contenitori vengono stabilite seguendo le disposizioni in tal senso adottate dalla Regione Sicilia. Sui contenitori e recipienti dovranno essere indicate in caratteri di stampa delle medesime dimensioni le diciture “Nocellara del Belice”, seguita immediatamente dalla dizione “Denominazione di Origine Protetta”. Nel medesimo campo visivo deve comparire nome, ragione sociale ed indirizzo del confezionatore nonché il peso lordo all’origine. La dizione “Denominazione di Origine Protetta” può essere ripetuta in. altra parte del contenitore o dell’etichetta anche in forma di acronimo “D.O.P.”. A richiesta dei produttori interessati può essere utilizzato un simbolo grafico relativo alla immagine artistica, compresa la base colorimetrica eventuale, del logo figurativo o del logotipo specifico ed univoco da utilizzare in abbinamento inscindibile con la denominazione di origine. Deve inoltre figurare la dizione “prodotto in Italia” per le partite destinate all’esportazione.

Fonte: Agraria.org

Oliva Nocellara del Belice D.O.P. - per la foto si ringrazia

Oliva Nocellara del Belice D.O.P. – per la foto si ringrazia

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