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Archive for novembre, 2016

Patate in salsa rossa

Siete alla ricerca di un contorno rapido, gustoso e semplice da cucinare? Le patate in salsa rossa sono la risposta al quesito e risulteranno adatte a grandi e piccini, ideali come accompagnamento di carni sia rosse che bianche.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 6 patate di medie dimensioni
  • 1 scalogno o cipolla bionda
  • 2 pomodori maturi
  • 1 confezione di polpa di pomodoro da 300 gr.
  • olio extravergine d’oliva
  • brodo vegetale q.b.
  • sale q.b.

Per prima cosa pulite, pelate e lavate con cura le patate quindi riducetele a cubetti (non troppo piccoli) che poi accantonerete momentaneamente in un recipiente con dell’acqua fredda.

Pelate e tritate piuttosto finemente lo scalogno (o cipolla).

Procuratevi ora una padella dove andrete a versare un filo di olio extravergine d’oliva. Aggiungete poi lo scalogno tritato e soffriggete per un paio di minuti a fuoco medio. Incorporate ora i pomodori tagliati a dadini che farete cuocere fin quando non inizieranno ad “appassire” premurandovi di mescolare il tutto di tanto in tanto.

Giunti a questo punto, aggiungete le patate (che avrete prima scolato dall’acqua fredda ed asciugato con cura), fatele “saltare” per 5/6 a fuoco vivo poi riducete la fiamma ed introducete la polpa di pomodoro.

Mescolate per bene, versate un bicchiere di brodo vegetale (su come prepararlo, cliccate qui) e lasciate cuocere per una mezz’ora, ricordandovi di mescolare con regolarità. Se prima del tempo previsto per una cottura a puntino, le patate dovessero risultare troppo asciutte, non esitate a diluire con altro brodo vegetale.

Trascorso il tempo, aggiustate di sale, un’ultima delicata rimestata, spegnete il fuoco, impiattate e servite fumante ai vostri ospiti.

Consiglio: le patate in salsa rossa possono essere consumate anche il giorno successivo alla preparazione previa conservazione in un contenitore ermetico nel frigorifero.

Patate in salsa rossa

Patate in salsa rossa

 

 

Bianchello del Metauro – D.O.C.

Zona di produzione e storia

La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini di cui all’art. 1 comprende gli interi territori dei comuni di: Fano, Cartoceto, Saltara, Serrungarina, Montefelcino, Isola del Piano, Fossombrone, S. Ippolito, Montemaggiore, S. Giorgio, Piagge, S. Costanzo, Orciano, Barchi, Fratterosa, l’isola amministrativa del comune di Mondavio denominata Cavallara, compresa tra i territori comunali di Serrungarina, Montemaggiore, Piagge, S. Giorgio e Orciano, e parte dei territori comunali di Urbino e di Fermignano.

Dall’unione dei due fiumi che scendono dall’Appennino marchigiano: “Meta” ed “Auro” prende il via nei pressi di Mercatello sul Metauro il fiume Metauro.
Lungo la valle di questo fiume sono presenti dei municipi romani: S. Angelo in Vado, Fossombrone e Fano e la parte verso questo fiume della piana di Urbino L’area fu oggetto d’insediamenti monastici benedettini con la creazione delle abbazie (anni 1050/1122), nella stessa area avvenne l’espansione delle aristocrazie rurali ed il diffondersi della nobiltà rurale. Tutte componenti che trovavano nell’attività agricola e nel mondo rurale il loro sostentamento e la loro ricchezza.
Nei secoli a seguire la presenza politica del Ducato di Urbino, le ricchezze derivanti dalle condotte militari e l’economia agricola creano la capillare diffusione della vigna accanto alle altre colture.
L’istituto mezzadrile, che prevede l’insediamento sul fondo, ben si adatta all’area di che trattasi per la possibilità del controllo, ove i campi sono intersecati da filari di viti sorrette da oppi, aceri, gelsi.
Sante Lancerio, bottigliere del Papa Paolo III nel 1536, di passaggio a Fano esprime “città bella, ma piccola, che fa buon vino”.
Il medico Andrea Bacci, archiatra pontificio, marchigiano, nel 1596 pubblica il “De naturali vinorum historia” in sette libri. Nel collegare l’ambiente al vitigno e nel descrivere il vino derivante dai vitigni distingue Greco e Trebbiano, nota la differenza se coltivati nel Piceno o in Urbino o in Toscana.
Nel V libro “De vinis Italiae” la parte descrittiva “In Picenis” Bacci giunge a Fano che giudica città “deliziosa con vini di alta qualità prodotti anche da viti importate quali Trebbiani e Malvasie”.
Riferisce, inoltre, di aver assaggiato nelle campagne di Urbino, Fano e Pesaro e nei castelli di Mondolfo e San Costanzo “qualificati Trebbiani”.
Da tale realtà storica ed agricola la richiesta della denominazione è stata una ovvia conseguenza sostenuta dai numerosi produttori presenti nel territorio.
La quasi esclusività del vitigno diffuso, le tecniche di produzione delle uve in un territorio omogeneo, con filari e poi vigneti specializzati, tecniche di trasformazione abbastanza semplici applicate in un tessuto sociale mezzadrile con appoderamento diffuso e poi di conduzione diretta con la soppressione -ope legis – del vecchio contratto, hanno consentito la totale partecipazione dei viticoltori allo sviluppo della denominazione.

Vitigni – Grado alcolometrico minimo – Invecchiamento e qualifiche

Base ampelografica
La Denominazione di origine controllata “Bianchello del Metauro” è riservata ai vini ottenuti dalle uve provenienti da vigneti che, nell’ambito aziendale, abbiano la seguente base ampelografica:
– Bianchello (Biancame) almeno per il 95%;
– Malvasia bianca lunga fino ad un massimo del 5%.

I vini a denominazione di origine controllata «Bianchello del Metauro» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Bianchello Del Metauro»:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,50 g/l;
estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

«Bianchello Del Metauro» superiore:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 12,50% vol;
acidità totale minima: 4,50 g/l.
estratto non riduttore minimo: 17,0 g/l.

«Bianchello Del Metauro» spumante:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,50% vol;
acidità totale minima: 4,5 g/l;
estratto non riduttore minimo: 14,0 g/l.

«Bianchello Del Metauro» passito:
titolo alcolometrico volumico totale minimo: 15,00% vol di cui almeno il 12,00% vol effettivo;
acidità totale minima: 4,0 g/l;
estratto non riduttore minimo: 22,0 g/l;
acidità volatile massima: 25 meq/l.

È in facoltà del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali modificare con proprio decreto il limite minimo dell’estratto non riduttore e dell’acidità totale.

Caratteristiche organolettiche

I vini a denominazione di origine controllata «Bianchello del Metauro» all’atto dell’immissione al consumo devono rispondere alle seguenti caratteristiche:

«Bianchello Del Metauro»:
colore: giallo paglierino;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: secco, fresco, armonico, gradevole.

«Bianchello Del Metauro» superiore:
colore: giallo paglierino;
odore: delicato, caratteristico;
sapore: secco, fresco, armonico, gradevole.

«Bianchello Del Metauro» spumante:
spuma: fine e persistente;
colore: paglierino più o meno intenso;
odore: proprio, delicato, fine, ampio, composito;
sapore: da extra dry a brut, sapido, fresco, fine, armonico.

«Bianchello Del Metauro» passito:
colore: dal paglierino intenso all’ambrato;
odore: caratteristico, intenso;
sapore: dolce, armonico, vellutato, caratteristico.

In relazione alla eventuale conservazione in recipienti di legno il sapore dei vini può rilevare lieve sentore di legno.

Abbinamenti e temperatura di servizio

Variano a seconda della tipologia di vino.

Fonte: Agraria.org

Bianchello del Metauro D.O.C. - per la foto si ringrazia

Bianchello del Metauro D.O.C. – per la foto si ringrazia

Mini croissant by Alessandro Cappellero

Una colazione sostanziosa, una merenda tonificante, un dopocena sfizioso. Il tutto in una ricetta, quella propostaci da nostro amico Alessandro.

I croissant possono essere preparati sia usando la pasta frolla (su come farla, cliccate qui) oppure con la sfoglia.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (12/15 mini croissant):

  • 1 rotolo di pasta sfoglia (rotondo)
  • 2 marmellate a vostra scelta
  • crema di cacao
  • zucchero di canna

Come prima cosa, stendente per bene il rotolo di sfoglia (o di frolla), quindi sezionatelo in 12/15 spicchi il più possibile uguali.

A questo punto posizionate un poco di marmellata (mi raccomando non esagerate altrimenti questa uscirà durante la cottura creando un effetto non troppo piacevole) vicino all’estremità esterna del triangolino di pasta (quella arrotondata) quindi ripassate l’intero bordo del perimetro con un pennello imbevuto nell’acqua. Questa operazione vi aiuterà a fare il modo che il vostro mini croissant rimanga sigillato in maniera più salda.

Chiudete, quindi, arrotolando, la porzione di sfoglia partendo dalla base (ovvero il lato arrotondato). Ripetete l’operazione con le altre sezioni di pasta.

Ottenuti i vostri cornetti, disponeteli sulla leccarda del forno quindi infornateli a 180° (forno pre-riscaldato) per circa 20 minuti o comunque fin quando la sfoglia non risulterà perfettamente dorata in superficie.

Sfornate, lasciate riposare qualche minuto.

I vostri mi croissant sono ora pronti per essere gustati.

 

Cornetti mignon con zucchero di canna

Cornetti mignon con zucchero di canna

Cornetti mignon con zucchero di canna

Cornetti mignon con zucchero di canna

Cornetti mignon con zucchero di canna

Cornetti mignon con zucchero di canna

Cornetti mignon con zucchero di canna

Cornetti mignon con zucchero di canna


Castagno roscetta della Valle del Roveto – P.A.T.

I castagneti della Valle Roveto si estendono alla destra del fiume Liri, lungo tutta la valle, e sono localizzati principalmente nei territori dei comuni di Canistro, Capistrello, Morino, Civitella Roveto, Civita d’Antino e Balsorano. La Roscetta della Valle Roveto è di colore bruno rossastro, liscia nella superficie e di volume rilevante, caratterizzata anche dalla particolare dolcezza del sapore dovuto al più alto valore dei glucidi solubili. La sua raccolta, rimasta inalterata nel corso degli anni, comincia in settembre con le operazioni di pulitura del bosco e a metà ottobre si effettua a mano in maniera tradizionale, raccogliendo i frutti nei cesti. Le castagne vengono conservate seguendo un trattamento particolare tramandato di generazione in generazione: dapprima tenute in acqua per circa 18 giorni, poi messe ad asciugare al sole, infine conservate in luogo rigorosamente asciutto. Possono anche essere abbrustolite (cosiddette “infornatelle”) e conservate per tutto l’inverno.

I castagneti che, insieme alle numerose sorgenti di acqua caratterizzano il suggestivo paesaggio naturale dell’alta Valle Roveto, hanno un’età variabile, ma ci sono numerosi esemplari con diametro superiore ai due metri e altezze rilevanti (30/35 metri) che sicuramente superano i 200 anni. È difficile stabilire quando sia iniziata la coltivazione del castagno in questa zona. Esistono documenti che attestano la presenza del castagno nella valle già dalla metà del ’600 come il saggio in cui il Febonio indica le castagne tra i prodotti che le donne rovetane portavano ai mercati romani dentro i famosi “canistri” (cesti realizzati con giunchi di vimini che costituivano la principale attività degli abitanti di Canistro).

L’esistenza lungo l’alta e la media valle del Liri di folte selve, popolate anche da castagni, è testimoniata da alcune iscrizioni rinvenute nel territorio di Antinum (oggi Civita d’Antino), comune della Valle Roveto, antico municipio romano da cui dipendevano tutti i comuni dell’alta Valle Roveto. Inoltre, sulla base delle statistiche murattiane, pubblicate nel 1811 nel capitolo “sussistenza della popolazione”, nell’alta Valle Roveto si rileva che erano abbondanti i raccolti di castagne, che costituivano spesso l’unico cibo della popolazione, accanto alle ghiandaie e ai semi di faggio. La storia, la cultura, l’economia, il paesaggio della valle sono strettamente legati al castagno. L’importanza nel passato dei castagneti è dimostrata anche dall’ampia legislazione comunale ad essi dedicata.

Fonte: Atlante dei prodotti tradizionali D’Abruzzo – ARSSA – Agenzia Regionale per i servizi di sviluppo agricolo-abruzzo

Castagna roscetta della Valle del Roveto P.A.T. - per la foto si ringrazia

Castagna roscetta della Valle del Roveto P.A.T. – per la foto si ringrazia

Finocchi al forno (ricetta light)

Vi serve un contorno veloce, leggero e gustoso? Bene, la ricetta che vi proponiamo oggi è la soluzione ai vostri dilemmi.

Veloce perchè pronta in pochi minuti, leggera perchè i condimenti necessari sono pochi e semplici, gustosa perchè il risultato finale sarà veramente strabiliante.

Quindi, non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 2 finocchi di medie dimensioni
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • origano q.b.
  • sale q.b.

Pulite, lavate ed asciugate con cura il finocchio.

Portata a termine l’operazione, affettate la verdura a tocchetti piuttosto piccoli.

Procuratevi ora una pirofila da forno, oppure una teglia antiaderente, foderatela con della carta antiaderente quindi sistemate il finocchio a pezzetti.

Condite ora con con un poco di sale, una passata di origano secco e terminate con un filo di olio extravergine d’oliva.

Cuocete in forno preriscaldato a 180° per circa 20 minuti premurandovi, se necessario, di mescolare almeno un paio di volte onde evitare che la verdura in superficie cuocia eccessivamente e quella sul fondo rimanga cruda.

Una volta raggiunta la giusta doratura, sfornate, impiattate e servite ancora fumante ai vostri ospiti.

Suggerimento: lo stesso procedimento potete adottarlo con un forno a microonde avente la funzione “crisp”.

Finocchi al forno

Finocchi al forno

Finocchi al forno

Finocchi al forno

 

 

 

 

 

Dice il saggio….

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido”.

Albert Einstein

Albert Einstein

Passato di zucca e ceci

Ingredienti poveri, sapori delicati, profumi d’autunno e di semplicità contadina. Però non fatevi ingannare, il primo piatto che vi proponiamo quest’oggi è davvero piacevole ed appetitoso. Ideale come tonificante nelle uggiose e fredde serate invernali.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 1 litro di brodo vegetale (su come prepararlo, cliccate qui)
  • 1 kg. di zucca
  • 500 gr. di ceci (noi abbiamo usato quelli biologici precotti)
  • 4 cucchiai di misto legumi
  • 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 1 bicchiere di latte, panna o latte di soia
  • sale q.b.

Pelate con cura la zucca, quindi riducetela a dadini.

Scolate i ceci precotti e sciacquateli sotto abbondante getto di acqua fredda (se volete usare i ceci secchi, premunitevi di metterli in ammollo la sera prima).

Per preparare questa ricetta noi abbiamo adoperato la pentola a pressione dove siamo andati a versare il brodo precedentemente approntato (su come cucinarlo, cliccate qui) quindi aggiunto la zucca a cubetti, i ceci precotti ed il misto di legumi unitamente ad i 4 cucchiai di olio.

A questo punto chiudete la pentola, lasciate che giunga in pressione e cuocete per una mezz’ora circa a fuoco basso (se usate pentole tradizionali, quantomeno raddoppiate i tempi).

Trascorso il tempo necessario, spegnete il fuoco, lasciate depressurizzare la pentola, apritela e, con un mixer ad immersione, frullate l’insieme delle verdure.

Ottenuto un composto omogeneo e giustamente denso, aggiungete il latte (o panna o latte di soia).

Mettete ora nuovamente la pentola sul fuoco (a fiamma bassa) e terminate la cottura per una decina di minuti premurandovi di mescolare di tanto in tanto.

Dopo aver eventualmente aggiustato di sale, servite la vostra zuppa ormai pronta in ciotole monoporzione.

Un trionfo di sapori e di profumi.

Passato di zucca e ceci

Passato di zucca e ceci

Passato di zucca e ceci

Passato di zucca e ceci

Passato di zucca e ceci

Passato di zucca e ceci

Passato di zucca e ceci

Passato di zucca e ceci

Passato di zucca e ceci

Passato di zucca e ceci

 

 

 

Farina di spinaci

La farina di spinaci è un prodotto ricavato dalla macinatura delle foglie secche di spinaci freschi (non cotti). Possiede tutte le caratteristiche nutrizionali dell’alimento di origine, eccezion fatta per la vitamina C che, essendo sensibile all’ossidazione, va gradualmente diminuendo nei prodotti conservati.
In merito alle calorie, la farina di spinaci ne contiene circa 9 volte di più, poiché l’acqua è circa 9 volte inferiore. L’energia è fornita principalmente dalle proteine, comunque poco rilevanti in quanto scarse e a basso valore biologico; seguono i carboidrati (glucosio) ed infine i lipidi (insaturi).
La farina di spinaci è un alimento che svolge la funzione principale di apportare: sali minerali (soprattutto ferro), vitamine (acido folico) e fibre. Rispetto agli spinaci freschi, come anticipato, la farina NON contiene acqua e vanta porzioni inferiori di acido ascorbico (vit. C).
Tuttavia, analogamente all’alimento fresco, anche la farina di spinaci non è esente dagli agenti antinutrizionali. In particolare, sembra contenere notevoli quantità di acido ossalico e di ossalati; questi composti, che tendono a ridurre l’assorbimento di certi sali minerali (ad es. il calcio), nei soggetti predisposti, possono favorire anche la formazione di calcoli renali.
La farina di spinaci trova impiego culinario soprattutto nella formulazione di creme e vellutate, come colorante delle paste alimentari (ad es., per ottenere tagliatelle verdi) e per strutturare certi ripieni (ovviamente, previa reidratazione).

Fonte: my-personaltrainer.it

Farina di spinaci - per la foto si ringrazia

Farina di spinaci – per la foto si ringrazia

 

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

La ricetta odierna è un concentrato di sapore, gusto, sostanza e colore. Ideale per quelle giornate in cui hai bisogno di un vero e proprio comford food che tonifichi lo stomaco e l’umore.

Ingredienti poveri ma sostanziosi, di pura e semplice derivazione contadina. Uno di quei primi piatti con cui andare sul sicuro, certi di soddisfare l’appetito ed i gusti dei vostri ospiti.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 320 gr. di riso Carnaroli
  • 1 cespo di radicchio di Chioggia I.G.P.
  • 160 gr. di speck Alto Adige I.G.P. tagliato a listarelle
  • 200 gr. di taleggio
  • 100 gr. di formaggio grattugiato (Grana o pecorino)
  • 1 cipolla bianca o scalogno
  • 1 bicchiere di vino rosso di buona qualità
  • brodo vegetale q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.

Come prima cosa lavate con cura il radicchio quindi riducetelo a listarelle.

Pulite e tritate la cipolla bianca (o scalogno).

Tagliate lo speck a listarelle quindi scottatelo in un pentolino antiaderente fino a renderlo croccante.

Procuratevi ora una padella capiente dove andrete a versare un filo d’olio extravergine d’oliva, poi la cipolla che farete rosolare a fuoco medio fin quando non diventerà “trasparente”.

Aggiungete poi il radicchio tagliato a listarelle che farete appassire (aggiungete mezzo bicchiere d’acqua) a fuoco basso coperchiando la pentola.

Una volta che il radicchio è ben scottato, aggiungete il riso, fatelo tostare a dovere quindi sfumate con il bicchiere di vino rosso.

Mescolate con cura.

Ora iniziate ad irrorare con il brodo vegetale aggiungendone ogni qualvolta si sia assorbito non dimenticando mai di rimestare con dedizione. Portate a cottura rispettando le tempistiche indicate sulla confezione.

Un paio di minuti prima del termine, aggiungete il taleggio a cubetti, lasciatelo sciogliere a fuoco lento rimestando pian piano.

Terminata la cottura, spegnete il fuoco, mantecate con il formaggio grattugianto quindi aggiungete lo speck croccante.

Un’ultima mescolata ed il vostro risotto è pronto per essere servito in tavola ai vostri ospiti.

Goduria del palato.

 

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

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Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

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Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Risotto al radicchio e taleggio con speck croccante

Dice il saggio….

“L’uomo è l’unico animale che rifiuta di essere ciò che è”.

Albert Camus

Albert Camus

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