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Archive for ottobre, 2016

Vellutata di radicchio (di Chioggia I.G.P)

La vellutata di radicchio è un piatto saporito, leggero e tonificante. Ideale per una cena tra amici o un pasto in famiglia.

Gli ingredienti sono semplici, economici ed estremamente facili da reperire in qualunque supermercato o mercato rionale.

Un piatto che concilia perfettamente gusto e portafoglio.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 1 cespo di radicchio rosso (noi abbiamo usato quello di Chioggia I.G.P.)
  • 1 porro (noi abbiamo usato quello di Cervere P.A.T.)
  • 2 cipolle rosse (noi abbiamo usato quelle di Tropea I.G.P.)
  • 1 bicchiere di latte intero (o 250 ml. di panna da cucina)
  • 1 bicchiere di vino bianco o rosso di ottima qualità
  • 3 patate medie oppure 4 piccole (noi abbiamo usato quelle della Bisalta)
  • 750 ml. di brodo vegetale (su come prepararlo, cliccate qui)
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.

Per prima cosa preparate il brodo vegetale (su come ottenerlo, cliccate qui), se non avete tempo, potete usare il suo surrogato, ovvero il dado vegetale.

Lavate con cura il radicchio quindi riducetelo a strisce. Affettate la cipolla e tagliate a rondelle il porro. Pelate le patate quindi trasformatele in cubetti.

Procuratevi una pentola dai bordi alti dove verserete un abbondante filo di olio extravergine d’oliva quindi aggiungete la cipolla che farete rosolare per un paio di minuti, unite poi il porro continuando la rosolatura per altri 5 minuti a fuoco medio.

Unite a questo punto il radicchio tagliato ed il vino bianco, lasciatelo sfumare. Abbassate poi il fuoco e fate il modo che il radicchio appassisca mescolando il tutto piuttosto frequentemente impedendo così alla verdura di attaccarsi sul fondo della pentola.

Aggiungete ora le patate cubettate, ricoprite il tutto con il brodo vegetale cucinato in precedenza e continuate la cottura per circa mezz’ora a fuoco medio/basso.

Trascorso il tempo, procuratevi un mixer ad immersione e tritate il tutto. Ottenuta una miscela piuttosto densa, aggiungete infine il latte (o la panna) e terminate la preparazione per ulteriori 5 minuti a fuoco molto basso.

A questo punto la vostra vellutata di radicchio è pronta per essere servita in tavola ai vostri ospiti.

Suggerimento : se gradite, per rendere il passato ancora più corposo, potete aggiungere dell’orzo, del farro oppure del riso.

 

 

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Vellutata di radicchio

Insalata di fagiolini, patate e pesto

La ricetta odierna è una semplice ma saporitissima insalata, ideale per tutte stagioni e per ogni occasione.

Rapida ed elementare nella preparazione, con pochi ingredienti otterrete un piatto sostanzioso, gustoso, dal sapore accattivante e rustico.

L’insalata risulterà ottima se servita tiepida, eccellente se gustata a temperatura ambiente, ancor meglio se qualche ora dopo averla preparata.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 3 patate di grandi dimensioni (4 se sono medie)
  • 80 gr. di pesto (su come prepararlo, cliccate qui)
  • 1 cipolla rossa di Tropea I.G.P.
  • 500 gr. di fagiolini fini
  • prezzemolo q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.

Per prima cosa pulite per bene le patate quindi lessatele (con la buccia) in abbondante acqua per circa 30/35 minuti (a seconda della grandezza) in modo che siano cotte ma che non si sfaldino.

Spuntate i fagiolini e poi lessateli (oppure cuoceteli a vapore, come abbiamo fatto noi).

Pulite la cipolle quindi affettatela in spicchi più o meno sottili a seconda dei vostri gusti personali.

Tagliate ora le patate a cubetti (dopo aver atteso che si siano intiepidite) quindi ponetele in una ciotola con i fagiolini e la cipollata affettata.

Incorporate ora il pesto quindi un filo di olio extravergine d’oliva, se necessario, aggiustate di sale.

Mescolate il tutto con cura e delicatezza. La vostra insalata è ora pronta per essere impiattata e servita non prima di averla spolverizzata con un poco di prezzemolo tritato finemente.

Una leccornìa semplice che sicuramente soddisferà i palati dei vostri commensali, anche i più esigenti.

 

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

Insalata di fagiolini, patate e pesto

 

Triticale

Il triticale è un ibrido di “ultima generazione”, creato intenzionalmente combinando i genomi del frumento con quelli della segale: stiamo parlando di un cereale innovativo, forgiato dall’uomo superando le leggi dettate dalla natura.
Nonostante il triticale sia stato creato già verso la fine del 1800, solo di recente la coltivazione su larga scala ha preso piede in Europa.
Il nome triticale è composto dalla fusione di due parole: precisamente, la radice del cereale rimanda al genere botanico del frumento (Triticum), mentre la desinenza cita il genere della segale (Secale).
Gli incroci tra frumento e segale hanno dato vita a numerose varietà di triticale: tanto per fare un esempio, è stata creata una varietà ottaploide costituita da 56 cromosomi incrociando un frumento esaploide con una segale diploide.
In commercio sono vendute varietà di triticale ottenute incrociando due ibridi: in parole semplici, sono commercializzati ibridi F2, di seconda generazione.

Analisi botanica

Come intuibile, le varietà di triticale possono mostrare una marcata variabilità morfologica, direttamente correlata alle specie e alle varietà di frumento e di segale combinate per creare l’ibrido.
Rispetto al frumento, le foglie del triticale appaiono più larghe e ricche di stomi; il culmo è grosso e vuoto.
Le spighe sono piuttosto grosse e producono un numero variabile di cariossidi (60-150).
Se rapportata ai “genitori” frumento e segale, la capacità di accrescimento del triticale è piuttosto lenta.

Vantaggi di essere ibrido

Il triticale, essendo un ibrido tra segale e frumento, chiaramente presenta caratteristiche affini all’uno e all’altro cereale.
Le varietà di triticale sono diverse in base alle esigenze di mercato: nelle Americhe, per esempio, il triticale è tendenzialmente più simile al frumento, mentre i paesi dell’Europa dell’Est prediligono un triticale affine alla segale.
La possibilità di creare ibridi costituisce un elemento di importanza straordinaria, perché in questo modo è possibile catturare i “migliori” caratteri di più cereali (in questo specifico caso) e di riunirli in un’unica specie.
Avvalendosi della genetica vegetale, è possibile originare una varietà di triticale caratterizzata da una buona percentuale di lisina (aminoacido caratteristico della segale) e da un elevato contenuto proteico: basti pensare che nel frumento la lisina costituisce il fattore limitante dal punto di vista nutrizionale. Attraverso la combinazione con la segale, si ottiene l’ibrido triticale che, pur essendo costituito in parte da frumento, abbonda anche in lisina [tratto da Concetti di genetica, di William S. Klug, Charlotte A. Spencer]
Ma gli aspetti positivi non sono ancora finiti: il triticale racchiude in sé sia la particolare propensione alla panificazione (caratteristica propria del frumento), sia la resistenza e l’adattabilità al clima rigido (elemento distintivo della segale).

Confronto con altri cereali

Vediamo ora di riassumere le principali caratteristiche che definiscono il profilo del triticale, comparandolo con gli altri cereali:

  1. Il triticale resiste abbastanza bene alle temperature rigide, benché la segale sia assai più resistente
  2. Il triticale si adatta a terreni con basso grado di fertilità e sabbiosi, proprio come la segale
  3. Il frumento richiede molta acqua: il triticale, essendo per metà segale, necessita di minori attenzioni idriche
  4. Il triticale si mostra molto resistente alla salinità, molto meglio dell’orzo
  5. Il triticale risponde meno all’azoto rispetto al frumento: non a caso, è necessario prestare particolare attenzione per quanto riguarda le dosi di azoto, dato che potrebbero favorirne l’allentamento.

Composizione nutrizionale

Il triticale fornisce 336 kcal per 100 grammi
Il triticale è costituito da circa il 67 % di carboidrati, il 19,7% di proteine, il 3,1 % di fibre e l’1,6% di grassi; il restante 8,6% è costituito da acqua.
Tra i sali minerali si ritrova il calcio (tracce) ed il fosforo (tracce); tra gli aminoacidi, quelli presenti in maggiore quantità sono la  leucina (1.23%), la valina (0,93%), la fenilalanina (0,85%) e l’arginina (0.80%).
[I valori sono calcolati prendendo come riferimento 100 grammi di cereale, materia secca. La suddetta composizione nutrizionale è tratta dal sito www.hort.purdue.edu].

Riassunto

Triticale: per fissare i concetti

 

Triticale Ibrido di “ultima generazione” creato intenzionalmente combinando i genomi del frumento con quelli della segale
Triticale: etimologia del termine Il nome triticale è composto dalla fusione di due parole:
radice = genere botanico del frumento (Triticum) + desinenza =  genere della segale (Secale)
Varietà di triticale Moltissime: incroci tra molteplici varietà di frumento e di segale
Es. varietà ottaploide con 56 cromosomi: frumento esaploide + segale diploide
Triticale in commercio Sono commercializzati ibridi F2, di seconda generazione
Triticale: analisi botanica
  • Variabilità morfologica: correlata alle specie e alle varietà di frumento e di segale combinate
  • Foglie: più larghe e ricche di stomi del frumento
  • Culmo: grosso e vuoto
  • Spighe: piuttosto grosse; producono un numero variabile di cariossidi (60-150)
  • Capacità di accrescimento: più lenta rispetto a frumento e segale
Triticale: i vantaggi di essere ibrido Ibrido = presenta caratteristiche affini all’uno e all’altro cereale

  • Varietà di triticale diverse in base alle esigenze di mercato
  • Si catturano i caratteri migliori dell’uno e dell’altro cereale
  • Triticale ricco di lisina (aminoacido limitante nel frumento)
  • Triticale: propensione alla panificazione (tipico del frumento) + resistenza al freddo (tipico della segale)
Triticale: confronto con altri cereali Il triticale:

  • Resiste abbastanza bene alle temperature rigide (come la segale)
  • Si adatta a terreni con basso grado di fertilità e sabbiosi (come la segale)
  • Necessita di minori attenzioni idriche (rispetto al frumento)
  • Si mostra molto resistente alla salinità (meglio dell’orzo)
  • Risponde meno all’azoto (rispetto al frumento)
Triticale: composizione nutrizionale 336 Kcal/100 grammi

  • 67% carboidrati
  • 19,7% proteine
  • 3,1% fibre
  • 1,6% grassi
  • 8,6% acqua

Sali minerali: calcio, fosforo
Aminoacidi in quantità maggiore: leucina, valina, fenilalanina, arginina

Fonte: my-personaltrainer.it

Triticale - per la foto si ringrazia

Triticale – per la foto si ringrazia

 

 

Melanzane a funghetto (ricetta light)

Le melanzane a funghetto sono un contorno tipico della cucina campana, il cui nome deriva proprio dal modo di tagliare la verdura in questione a piccoli tocchetti, come se fossero quasi dei funghetti.

La ricetta che vi proponiamo oggi è una variante all’originale che prevede solo una leggera rosolatina delle melanzane invece di quella classica dove la verdura viene fritta in abbondante olio.

Esistono anche altre preparazioni dove sono presenti capperi ed olive che rendono ancora più saporita anche se sicuramente meno leggera la ricetta.

Il piatto è molto semplice da preparare e può essere usato, oltre che come contorno, anche per condire un succulento piatto di pasta.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 500 gr. di melanzane
  • 500 gr. pomodori (ramati o datterini)
  • 4/6 foglie di basilico
  • 1 spicchio d’aglio
  • 1 cipolla rossa di Tropea I.G.P.
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.

Come prima cosa pulite e lavate per bene la melanzana ed i pomodori (noi abbiamo usato i datterini).

Pulite e pelate sia la cipolla che l’aglio.

Aiutandovi con un tagliere, riducete la melanzana a cubetti, smezzate i pomodorini ed affettate a spicchi non troppo sottili la cipolla.

Procuratevi una padella sufficientemente capiente, versatevi un filo d’olio extravergine d’oliva, unite la cipolla e l’aglio quindi fate rosolare il tutto a fuoco medio per qualche minuto.

Incorporate ora i pomodorini e fateli insaporire fin quando non saranno ben “appassiti” premurandovi di mescolare di tanto in tanto con un cucchiaio di legno.

In un pentola a parte, sempre con un filo d’olio extravergine d’oliva, fate rosolare, per tre/quattro minuti i cubetti di melanzana, quindi scolateli ed uniteli nell’altra padella ai pomodori.

Continuate quindi la cottura per una 15ina di minuti a fuoco basso, in caso le verdure dovessero asciugarsi troppo, aggiungete un mestolo di acqua tiepida oppure di brodo vegetale.

Trascorso il tempo, aggiustate di sale, impiattate e servite in tavola ai vostri ospiti.

 

Melanzane a funghetto - versione light

Melanzane a funghetto – versione light

Melanzane a funghetto - versione light

Melanzane a funghetto – versione light

Melanzane a funghetto - versione light

Melanzane a funghetto – versione light

Melanzane a funghetto - versione light

Melanzane a funghetto – versione light

Melanzane a funghetto - versione light

Melanzane a funghetto – versione light

Melanzane a funghetto - versione light

Melanzane a funghetto – versione light

Melanzane a funghetto - versione light

Melanzane a funghetto – versione light

Melanzane a funghetto - versione light

Melanzane a funghetto – versione light

Melanzane a funghetto - versione light

Melanzane a funghetto – versione light

Melanzane a funghetto - versione light

Melanzane a funghetto – versione light

Dice il saggio….

“Fate come gli alberi: cambiate le foglie, ma conservate le radici. Quindi, cambiate le vostre idee ma conservate i vostri princìpi”.

Victor Hugo

Victor Hugo

Danubio – ricetta salata (by Francesca Rabino)

Oggi vi presentiamo una ricetta sorprendente, gustosa, soffice e piacevole che può essere inserita in una serie infinita di contesti. Dall’antipasto, alla merenda, dall’apericena fino ad un dopocena con amici.

Intrigante e non troppo difficile da preparare vi permetterà di fare un figurone con i vostri ospiti. Certo, per cucinare il Danubio non dovete aver fretta, la ricetta necessita di tempo ma come si suol dire…il gioco vale sicuramente la candela.

Ringraziando al nostra amica Francesca che ha preparato e fotografato la ricetta, non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (6/8 persone):

  • Per l’impasto:
    • 500 gr. di farina di Manitoba
    • 8 gr. di lievito di birra secco
    • 25 grammi di zucchero
    • 1 uovo
    • 4 cucchiai di olio extravergine d’oliva
    • 10 gr. di sale fino
  • Per la farcitura:
    • 50 gr. di emmental
    • 50 gr. di fontina
    • 50 gr. di prosciutto cotto
    • pesto
    • filetti di acciuga sott’olio
  • Per spennellare in superficie:
    • 1 uovo
    • 2 cucchiai di latte

Se avete la planetaria, impastare risulterà più semplice e rapido, in caso contrario, dovrete armarvi di santa pazienza e buoni muscoli e mescolare il tutto a mano.

Per prima cosa, fate stemperare il lievito di birra nel latte a fiamma lenta. Sul piano di lavoro setacciate la farina di Manitoba quindi aggiungete il sale, lo zucchero quindi l’uovo intero ed iniziate ad impastare unendo il miscuglio di latte e lievito un poco alla volta. Incorporate poi anche l’olio extravergine d’oliva.

Amalgamate con cura e pazienza gli ingredienti fin quando non otterrete un impasto denso e compatto.

Terminata l’operazione adagiate il composto in una ciotola, ricopritela con un foglio di pellicola trasparente quindi mettetela a lievitare in forno spento ma con la luce accesa per ALMENO un paio d’ore.

Trascorso il tempo, stendete l’impasto lievitato (che sarà quantomeno raddoppiato rispetto alle dimensioni originali), sul piano di lavoro precedentemente infarinato quindi dividetelo in 20 parti il più possibile uguali.

Con ogni porzione, aiutandovi con un mattarello, ottenete dei dischi di pasta di un diametro di circa 10 cm che andrete a farcire singolarmente con le diverse combinazioni di gusti scelti. Richiudete poi l’impasto formando una pallina.

Ripetete l’operazione fin quando non avrete terminato gli ingredienti.

Disponete ora le singole porzioni di pasta in una teglia rotonda da 24/26 facendo attenzione di variare la disposizione e la vicinanza dei ripieni in modo che ogni singolo bocconcino non sia accanto ad un altro del medesimo gusto.

In una ciotolina a parte, sbattete l’uovo con i due cucchiai di latte quindi con il miscuglio ottenuto spennellate abbondantemente la superficie della torta.

Terminata l’operazione, ricoprite la teglia con un foglio di pellicola trasparente e lasciate lievitare l’impasto per un’altra oretta e mezza. Se poi son due ore, meglio ancora.

A questo punto noterete che le palline di pasta si saranno notevolmente volumizzate andando a riempire tutti gli spazi liberi della teglia.

Non vi resta che eliminare la pellicola trasparente, infornare a 180° (forno statico pre-riscaldato) per una mezz’ora mantenendo comunque un vigile controllo sulla cottura facendo in modo che il Danubio ottenga la giusta doratura in superficie. Se, trascorsi i 30 minuti, la torta risultasse ancora non sufficientemente cotta, procedete ancora per poco tempo avendo l’accortezza di coprire la teglia con un foglio di carta stagnola onde evitare che la superficie della torta si scurisca oltre il necessario.

Il vostro Danubio salato sarà ora pronto per essere presentato ai vostri ospiti, sia freddo che ancora tiepido.

 

Danubio - ricetta salata

Danubio – ricetta salata

Danubio - ricetta salata

Danubio – ricetta salata

Danubio - ricetta salata

Danubio – ricetta salata

Danubio - ricetta salata

Danubio – ricetta salata

Dice il saggio….

“La grandezza dell’uomo è nella decisione di essere più forte della sua condizione”.

Albert Camus

Albert Camus

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