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Archive for aprile, 2016

Insalata di asparagi

Oggi vi proponiamo un contorno (che può essere benissimo usato anche come antipasto) molto fresco ed appetitoso, particolarmente indicato per la stagione primaverile, periodo dell’anno ideale per gustare gli asparagi.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 500 gr. di asparagi di pezzatura media
  • 12 pomodorini
  • 4 cucchiai di olive (noi abbiamo usato quelle verdi, ma vanno benissimo anche quelle taggiasche)
  • 1 scalogno
  • Pecorino romano d.o.p.
  • sale q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.

La preparazione è davvero elementare.

Lavate e pulite per bene gli asparagi ed i pomodorini. Pelate lo scalogno. Sgocciolate le olive.

Lessate gli asparagi in abbondante acqua oppure, meglio ancora, come abbiamo fatto noi, a vapore per una dozzina di minuti (il tempo di cottura dipende molto dal calibro della verdura) comunque tenendo sempre presente che devono rimanere croccanti.

In una ciotola sufficientemente capiente, unite ora i pomodorini precedentemente smezzati, lo scalogno tagliato a rondelle sottili, le olive (intere o affettate) ed infine gli asparagi ridotti a tocchetti (tenete da parte qualche punta per la presentazione finale). Condite con sale (poco) ed olio extravergine d’oliva a piacere.

Mescolate con cura e delicatezza.

Non vi resta che impiattare e spolverizzare con abbondante pecorino romano D.O.P.

Delizia per il palato.

Insalata di asparagi

Insalata di asparagi

Insalata di asparagi

Insalata di asparagi

Insalata di asparagi

Insalata di asparagi

Insalata di asparagi

Insalata di asparagi

Insalata di asparagi

Insalata di asparagi

Insalata di asparagi

Insalata di asparagi


 

Dice il saggio….

“Perché voler essere qualcosa quando si può essere qualcuno?”

Gustave Flaubert

Gustave Flaubert

Formaggio Monte Veronese – D.O.P.

Origini e area di produzione

La zona di origine sono i Monti Lessini, al confine tra Trentino e provincia di Verona. L’allevamento del bestiame in questa zona ha origini molto antiche, mentre il nome di questo formaggio è più recente (primi del 1900). Area di produzione: Lessinia (provincia di Verona)
La Denominazione di Origine Protetta è stata riconosciuta il 1 luglio 1996.

Caratteristiche e fasi di produzione

Due sono i tipi di “Monte Veronese”: quello grasso con stagionatura fino a due mesi, e quello magro o d’allevo stagionato da sei mesi fino a due anni.

Gastronomia e vini consigliati

Il “Monte Veronese” è un classico formaggio da taglio e da polenta.
I vini consigliati per l’abbinamento sono: Soave, Greco di Tufo, Valpolicella Classico.

Disciplinare di produzione – Monte Veronese DOP

Articolo 1.
È riconosciuta la denominazione di origine al formaggio “Monte Veronese”, il cui uso è riservato al prodotto avente i requisiti fissati con il presente decreto con particolare riguardo alle caratteristiche derivanti dalla zona di produzione, trasformazione ed elaborazione delimitata all’art. 2.

Articolo 2.
La zona di provenienza del latte di trasformazione e di elaborazione del formaggio “Monte Veronese” è ubicata nella parte settentrionale della provincia di Verona e comprende tutto in parte il territorio dei seguenti comuni:
S.Bonifacio (parte), Soave (parte), Colognola ai Colli (parte), Mezzane di Sotto, Monteforte d’Alpone, Illasi, Cazzano di Tramigna, Caldiero (parte), Montecchia di Crosara, Roncà, Lavagno (parte), San Martino Buon Albcrgo (parte), Verona (parte), Bussolengo (parte), Pescantina, San Pietro in Cariano, Sona (parte), Castelnuovo (parte), Pastrengo, Peschiera del Garda (parte), Lazise, Bardolino, Garda, Cavaion Veronese, Affi, San Giovanni Ilarione, Tregnago, Badia Calavena, Vestenanuova, Selva di Progno, Velo Veronese; San Mauro di Saline, Grezzana, Cerro Veronese, Roveré Veronese, Bosco Chiesanuova, Erbezzo, S. Anna d’Alfaedo, Marano di Valpolicella, Negrar, Fumane, S. Ambrogio di Valpolicella, Dolce, Rivoli Veronese, Costermano, Caprino Veronese, Ferrara di Monte Baldo, Brentino-Belluno, Malcesine, Brenzone, San Zeno di Montagna, Torri del Benaco.
Tale zona è così delimitata: partendo dall’inizio della strada statale n. 11 (Padana Superiore) si entra nel comune di San Bonifacio che viene attraversato, si passa per Villanova; si raggiunge San Martino Buon Albergo e San Michele centro, si attraversa Verona lungo la circonvallazione e si prosegue al km 297 della Croce bianca sino a Caselle, terminando nel comune di Peschiera con i confini delle province di Verona e Brescia.

Articolo 3.
La denominazione di origine “Monte Veronese” é riservata ai formaggi aventi le seguenti caratteristiche, in quanto si intende distinguere la tipologia a latte intero dalla tipologia ottenuta con latte parzialmente scremato e definita “d’allevo”, ferma restando la medesima zona di provenienza del latte nonché di trasformazione ed elaborazione per entrambe le tipologie:
A) “Monte Veronese” latte intero, formaggio da tavola a pasta semicotta prodotto esclusivamente con latte di vacca intero, proveniente da una o due mungiture consecutive, che presenti una acidità con valore compreso tra 3,6-3,8 SH/50 ml, ottenuta naturalmente o indotta con aggiunta di fermenti lattici prodotti nello stabilimento interessato o in altri stabilimenti ubicati nella zona delimitata all’art. 2 e derivanti da lavorazioni precedenti.
Il coagulo si ottiene usando caglio di pellette di vitello per 15-20 minuti e la rottura della cagliata si protrae per pochi secondi fino a che i grumi abbiano raggiunto le dimensioni di un chicco di riso.
Si procede poi al riscaldamento per raggiungere la temperatura di cottura di 43-45 gradi e questa si protrae per circa 10 minuti.
Segue la sosta della cagliata in caldaia per circa 25-30 minuti.
La salatura avviene a secco o in salamoia dopo uno spurgo di circa 24 ore.
La maturazione si compie in circa trenta giorni con un minimo di 25 giorni.
Il formaggio presenta le seguenti caratteristiche:
a) Forma cilindrica a facce quasi piane con scalzo leggermente convesso.
b) Peso compreso da 7 a 10 kg.
c) Dimensioni: altezza dello scalzo cm 7-11, diametro delle facce cm 25-35.
Variazioni in più o in meno del peso e delle dimensioni dipendono dalle condizioni tecniche di produzione e dal periodo di maturazione.
d) Crosta sottile ed elastica, di colore paglierino più o meno intenso.
e) Pasta di colore bianco o leggermente paglierino con occhiatura minuta ed uniformemente diffusa.
f) Sapore delicato e gradevole.
La stagionatura si protrae per un minimo di 90 giorni; se il formaggio è usato da tavola, e per un minimo di sei mesi se usato da grattugia.
g) Grasso sulla sostanza secca non inferiore al 44%.
B)”Monte Veronese” d’allevo,
formaggio da tavola o da grattugia a pasta semicotta prodotto esclusivamente con latte di vacca parzialmente scremato, proveniente da una o due mungiture consecutive, aventi una acidità compresa fra i 3,8-4 SH/50 ml, ottenuta naturalmente o indotta con aggiunta di fermenti lattici prodotti nello stabilimento interessato o in altri stabilimenti ubicati nella zona delimitata all’art. 2 e derivanti da lavorazioni precedenti.
Il coagulo si ottiene usando caglio di pellette di vitello per 25-30 minuti e la rottura della cagliata si protrae per pochi secondi fino a che i grumi abbiano raggiunto le dimensioni di un chicco di riso.
Si procede poi al riscaldamento per raggiungere la temperatura di cottura di 46-48 gradi e questa si protrae per circa 15 minuti.
Segue la sosta della cagliata in caldaia per circa 25-30 minuti.
La salatura avviene a secco o in salamoia dopo uno spurgo di circa 24 ore.
La stagionatura si protrae per un minimo di 90 giorni, se il formaggio è usato da tavola, e per un minimo di sei mesi se usato da grattugia.
Il formaggio presenta le seguenti caratteristiche:
a) Forma cilindrica a facce quasi piane con scalzo leggermente convesso.
b) Peso compreso da 6 a 9 kg.
c) Dimensioni: altezza dello scalzo cm 6-10, diametro delle facce cm 25-35.
Variazioni in più o in meno del peso e delle dimensioni dipendono dalle condizioni tecniche di produzione e dal periodo di maturazione.
d) Crosta sottile ed elastica, di colore paglierino più o meno intenso.
e) Pasta di colore bianco o leggermente paglierino con occhiatura sparsa e di norma di dimensioni da 2 a 3 mm leggermente superiori a quella della tipologia a latte intero.
f) Sapore fragrante, tipico del formaggio stagionato, che tende a leggermente piccante con il protrarsi della stagionatura delicato e gradevole.
g) Grasso sulla sostanza secca non inferiore al 30%.

Articolo 4.
Il formaggio a denominazione di origine “Monte Veronese” deve recare apposto all’atto della sua immissione al consumo il contrassegno specifico, di cui all’allegato A che costituisce parte integrante del presente decreto, nel quale risultano individuati la provenienza geografica e gli estremi della decretazione con cui si è riconosciuta la denominazione stessa, a garanzia della rispondenza alle prescrizioni normative.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Consorzio per la tutela del formaggio Monte Veronese D.O.P.

Vicolo Mattielli 11, 37038 Soave, VR – Italy
tel. e fax +39 045 6199054
P.IVA 02444070235 — info@monteveronese.it

Formaggio Monte Veronese D.O.P. - per la foto si ringrazia

Formaggio Monte Veronese D.O.P. – per la foto si ringrazia

Dice il saggio….

“La modestia cresce in proporzione alla superiorità”.

Alessandro Manzoni

Alessandro Manzoni

Cous cous di mare aromatizzato al curry e salsa di agrumi (by Carlo Cattaneo)

Iniziamo con dare a Carlo ciò che è di Carlo, ovvero tutto quanto andremo ad illustrare di seguito. Ricetta, procedimento e foto sono tutta opera sua. Noi ci siamo semplicemente presi il piacere di raccontare quando egregiamente cucinato da lui.

Prendete nota e mettetevi all’opera.

Ingredienti (4 persone):

  • cous cous
  • 250 gr. calamari
  • 250 gr. totani
  • 250 gr. gamberi
  • 12/14 gamberoni
  • aglio (3 denti)
  • pomodorini cherry
  • 1 peperone
  • 1 bicchiere di vino bianco di qualità
  • cerfoglio q.b.
  • curry q.b.
  • concentrato di pomodoro q.b.
  • olio extravergine d’oliva
  • scorza di limone q.b. (non trattata)
  • scorza di arancia q.b. (non trattata)
  • succo di mezza arancia
  • sale q.b.

Procuratevi una padella a bordo basso dove andrete a far rosolare, in un filo d’olio extravergine d’oliva, due denti d’aglio che, una volta imbiondito, scolerete.

Aggiungete ora i calamari, i totani, ed i gamberi precedentemente mondati a dovere. Unite quindi i pomodorini (smezzati) ed i peperoni ridotti a tocchetti.

Mescolate per bene quindi sfumate con un bicchiere di vino bianco secco di qualità.

A questo punto incorporate la punta di un cucchiaio di concentrato di pomodoro quindi bagnate con un po’ di acqua tiepida.

Lasciate quindi cuocere a fuoco medio per una ventina di minuti curandovi che il composto non si asciughi troppo, trascorso il tempo aggiungete  curry ed il coriandolo (se non lo avete a disposizione, potete adoperare il “cugino” prezzemolo) a piacere.

In una padella a parte, rosolate i gamberoni in filo d’olio extravergine aromatizzato con un dente d’aglio ed un pizzico di curry, pochi minuti ed il pesce sarà cotto a puntino.

Nell’attesa, in un contenitore, emulsionate un po’ di olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale ed il succo di mezza arancia. Mescolate per bene in modo che i sapori dei vari ingredienti si amalgamino alla perfezione.

In una padella cuocete il cous cous.

Prendete poi una ciotola capiente dai bordi alti ed iniziate a comporre il piatto alternando uno strato di cous cous ed uno di pesce fin quando non terminerete gli ingredienti.

Guarnite poi il tutto, in superficie, con i gamberoni messi in bella vista.

Bagnate ora il tutto con l’emulsione di olio e succo d’arancia preparata in precedenza.

Prima di servire in tavola, una grattugiata di scorza di limone e di arancia non trattata.

Il piatto è pronto per meravigliare i vostri ospiti.

Cous cous di mare aromatizzato al curry e salsa agli agrumi

Cous cous di mare aromatizzato al curry e salsa agli agrumi

 

 

Pecorino Romano – D.O.P.

Origini e area di produzione

Pecorino è un termine generico e come tale può essere usato per indicare qualunque formaggio fatto con latte di pecora. E infatti, in Italia esiste una grande varietà di pecorini, tutti caratteristici di particolari aree o di determinate razze ovine. Il Pecorino Romano, la cui antica zona di origine è il territorio dell’Agro Romano, è uno dei formaggi più antichi del mondo. Molti autori romani come Varrone, Plinio il Vecchio, Ippocrate e Columella, parlano dettagliatamente nei loro libri delle antiche tecniche di caseificazione e il confronto con le moderne non evidenzia modifiche sostanziali. Oltre alla zona di origine, fin dal secolo scorso fu la Sardegna a divenire il centro di maggiore produzione. E infatti, ancora oggi, benché “romano” questo pecorino proviene in gran parte da questa regione, ove le tecniche di lavorazione ad esso connesse furono diffuse ad opera di alcuni intraprendenti imprenditori romani e napoletani. Notevole è il successo commerciale del Pecorino Romano che viene esportato soprattutto negli Stati Uniti.
Area di produzione: province di Roma, Rieti, Viterbo, Latina, Grosseto, Cagliari, Nuoro, Oristano, Sassari.
La Denominazione di Origine Protetta è stata riconosciuta il 12 giugno 1996.

Caratteristiche e fasi di produzione

Tipo di formaggio: a pasta compatta bianca, con stagionatura da 8 a 12 mesi.
Il latte, appena munto, viene filtrato e trattato termicamente per eliminare i microrganismi anticaseari. Viene poi messo in caldaia e addizionato con una coltura naturale di fermenti lattici, lo “scotta-innesto”, al fine di avviare la fermentazione lattica.
Immediatamente dopo si procede all’aggiunta del caglio di agnello. Segue poi la fase di rottura del coagulo in piccoli granuli della dimensione di un chicco di mais o di riso. Successivamente la massa così ottenuta viene sottoposta a cottura a 45-48°C ed è poi scaricata nella vasca di drenaggio e porzionatura ove si ha la formazione della pasta e il primo spurgo di siero.
La massa caseosa viene poi messa in stampi, sottoposta a pressatura e successivamente collocata nelle fascere, dove avviene anche la marchiatura che permette di identificare il caseificio produttore e il mese e l’anno di produzione. Caratteristica della lavorazione di questo formaggio è una particolare operazione detta “frugatura”, consistente nell’introdurre una canna al centro della cagliata, nella fase di pressatura, allo scopo di facilitare la liberazione del siero. La salatura si effettua a secco, in più riprese e per una durata di circa due mesi in speciali ambienti un tempo detti “caciare”. La stagionatura deve durare almeno 8 mesi.
Le forme sono cilindriche e hanno un peso variabile dai 22 ai 33 kg. La crosta è di colore paglierino, o marrone più o meno intenso se si è proceduto alla “cappatura” con grasso e terra d’ambra o altro materiale protettivo. La pasta, di colore bianco o paglierino tenue, si presenta generalmente compatta o con una leggerissima occhiatura. L’aroma è fragrante, caratteristico, e il gusto è tipicamente piccante.

Gastronomia e vini consigliati

Nelle campagne romane è tradizione accompagnare il Pecorino Romano con pane casareccio e fave fresche. Il suo impiego da grattugia lo rende insostituibile ingrediente di molti piatti tipici, specie nell’Italia centro-meridionale.
I vini consigliati per il Pecorino Romano fresco sono il Velletri rosso e il Cesanese del Piglio; per quello stagionato il Velletri rosso, Il Brunello di Montalcino e il Carignano del Sulcis Rosso.

Disciplinare di produzione – Pecorino Romano DOP

Articolo 1.
La zona. di. provenienza del latte destinato alla trasformazione del formaggio “Pecorino romano” comprende l’intero territorio delle regione della Sardegna, del Lazio e della provincia di Grosseto;

Articolo 2.
Il formaggio, a pasta dura e cotta, “Pecorino romano” è prodotto esclusivamente con latte fresco di pecora intero, proveniente da allevamenti ubicati nella zona di cui all’art. 1 ed ottenuto nel rispetto di apposite prescrizioni relative al processo di ottenimento, in quanto rispondenti allo standard produttivo seguente:
a) il latte, eventualmente inoculato con colture di fermenti lattici naturali ed autoctoni dell’area di produzione, deve essere coagulato con caglio di agnello in pasta proveniente esclusivamente da animali allevati nella medesima zona di produzione;
b) la salatura può essere effettuata a secco e/o in salamoia: Là stagionatura si protrae per almeno cinque mesi per il formaggio da tavola, per almeno otto mesi per il formaggio da utilizzarsi grattugiato. È prevista in alcuni casi la cappatura con protettivi per alimenti di colore neutro o nera;
c) forma: cilindrica a facce piane;
c) dimensioni: il diametro del piatto e compreso fra 25 cm e 35 cm;
e) peso variabile da 20 kg a 35 kg in relazione alle dimensioni della forma.
Sono tollerate leggere variazioni delle caratteristiche dimensioni e del peso in rapporto alle condizioni tecniche di produzione;
f) aspetto esterno: crosta sottile di colore avorio o paglierino naturale, talora cappata con appositi protettivi;
g) pasta: struttura compatta o leggermente occhiata, al taglio il colore si presenta variabile dal bianco al paglierino più meno intenso, in rapporto alle condizioni tecniche di produzione;
h) sapore: aromatico e lievemente piccante per il formaggio da tavola; piccante, intenso c gradevole a stagionatura avanzata nel formaggio da grattugia. Il formaggio presenta un’aroma caratteristico delle particolari procedure di produzione;
i) grasso sulla sostanza secca: non inferiore al 36%.
Il formaggio si produce, secondo gli usi tradizionali legati alle condizioni ambientali, nel periodo compreso da ottobre a luglio

Articolo 3.
Il formaggio a denominazione di origine “Pecorino romano” deve recare apposto all’atto della sua immissione al consumo il contrassegno di cui all’allegato A, che costituisce parte integrante del presente decreto, a garanzia della rispondenza alle specifiche prescrizioni normative.

Articolo 4.
La legge 10 marzo 1969, n. 116, e il decreto del Presidente della Repubblica 30 ottobre 1955, n. 1263, limitatamente alle disposizioni relative al disciplinare di produzioni del formaggio a denominazione di origine “Pecorino romano” sono sostituiti dalle previsioni di cui ai precedenti articoli. È altresì sostituito dai citati articoli il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 3 agosto 1993 concernente modifiche al disciplinare da produzione del formaggio a denominazione “Pecorino romano”.

Fonte: Agraria.org

Per saperne di più:

Consorzio per la Tutela del Formaggio Pecorino Romano

Corso Umberto I, 226
08015 Macomer
(Nuoro)
Tel: +39 0785 70537
Fax:+39 0785 72215
Email: info@pecorinoromano.com
Email: amministrazione@pec.pecorinoromano.com

Pecorino Romano D.O.P. - per la foto si ringrazia

Pecorino Romano D.O.P. – per la foto si ringrazia

 

Come pulire gli spinaci….

L’operazione è molto semplice ma va effettuata con cura ed attenzione.

Se gli spinaci sono piccoli e teneri, basterà semplicemente eliminarne le piccole radici (con eventuali tracce di terriccio) presenti nell’estremità inferiore della foglie quindi lavarli ripetutamente sotto copioso getto di acqua fredda corrente.

Se invece gli spinaci dovessero essere già più grandi, è preferibile se non necessario privarli della nervatura centrale della foglia.

In questo caso vi consigliamo di prendere la foglia stessa, piegarla in due lungo la parte rigida centrale quindi con una mano tenete l’estremità del gambo e con l’altra staccate la foglia verde dalla nervatura che poi andrete a gettare.

Terminata l’operazione è importante lavare accuratamente la parte verte che poi andrete ad utilizzare.

Spinaci puliti - per la foto si ringrazia

Spinaci puliti – per la foto si ringrazia

Spinaci

Gli spinaci sono ortaggi appartenenti al VII gruppo degli alimenti. Dal punto di vista botanico, invece, appartengono alla famiglia delle Chenopodiaceae, Genere Spinacia, Specie oleracea; la nomenclatura binomiale degli spinaci è Spinacia oleracea.
Queste piante erbacee sono native dei territori asiatici. Si presentano basse, con foglie lobate e di colore verde; hanno un ciclo vitale annuale e, al di fuori delle radici, risultano interamente commestibili (purché raccolte prima che abbiano sviluppato i fiori o i frutti).
Gli spinaci hanno un’applicazione alimentare e culinaria multipla. Possiedono infatti la funzione gastronomica primaria di “contorno”, crudo o cotto, ma non mancano le loro applicazioni nei primi piatti asciutti (come farcitura o condimento) o brodosi (nelle zuppe), nei secondi piatti (di nuovo come farcitura, ad esempio negli arrosti arrotolati o nelle frittate) e nei piatti unici (torte salate, pizza ecc.).

Fonte: my-personaltrainer.it

Spinaci - per la foto si ringrazia

Spinaci – per la foto si ringrazia

Insalata mari e monti

Oggi vi presentiamo un antipasto/contorno gustosissimo e semplice da preparare. Poche e rapide operazioni per portare in tavola un piatto sano e leggero.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (4 persone):

  • radicchio di Chioggia I.G.P.
  • lattuga (o insalata gentilina)
  • 4 cucchiai di olive taggiasche
  • 2 foglie di verza (di medie dimensioni)
  • 16 filetti di acciughe
  • 8/10 pomodorini cherry o piccadilly
  • sale q.b.

Per prima cosa pulite e mondate con cura il radicchio, l’insalata gentilina e la verza. Sgocciolate i filetti di acciuga e le olive taggiasche. Lavate i pomodorini.

Procuratevi un asse da cucina ed un coltello affilato con cui andrete a tagliare in maniera non troppo fine l’insalata che poi riporrete in un contenitore a parte.

Procedete ora a sminuzzare in maniera piuttosto fine la verza (potete farlo usando il coltello  o meglio ancora una mezzaluna oppure  un tritatutto manuale).

Smezzate i pomodorini.

Prendete ora un piatto ed iniziate la composizione mettendo un po’ di verza, poi un po’ di radicchio e di gentilina. Unite quindi i pomodorini, 4 filetti di acciughe, un cucchiaio di olive taggiasche.

Condite il tutto con un pizzico di sale ed un filo di olio extravergine d’oliva.

Servite in tavola.

Consiglio: per rendere ancora più golosa l’insalata, potete spolverizzare il tutto con una manciata di formaggio grattugiato (grana o pecorino).

 

Insalata mari e monti

Insalata mari e monti

 

Caprino di Baceno

Formaggio prodotto con latte intero di capra di razza camosciata nel periodo da maggio a luglio a Baceno, in provincia di Verbania.Le forme sono cilindriche, con facce piane di 25 cm di diametro e scalzo dritto di 5-8 cm. Il peso è variabile ma generalmente le forme raggiungono 5 kg. La crosta è di colore giallo più o meno scuro a seconda della stagionatura che può durare fino a 3 mesi. La pasta è bianca, morbida e compatta.
Caprino di Baceno - per la foto si ringrazia

Caprino di Baceno – per la foto si ringrazia

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