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Archive for giugno, 2015

Bivongi – D.O.C.

Nell’intero territorio amministrativo di nove comuni della provincia
di Reggio Calabria, tra cui Bivongi (da cui il nome), e in quello di
Guardavalle in provincia di Catanzaro, si produce questo vino nei tipi:
  • Bianco – con le uve di Greco bianco, di Guardavalle (localmente
    detto Uva greca) e Montonico (localmente detto Montonico bianco),
    da sole o congiuntamente (30-50%), con quelle di Malvasia bianca e/o
    Ansonica (30-50%) e con quelle di altri vitigni a bacca bianca della
    zona (massimo 30%); ha colore paglierino più o meno intenso; odore
    vinoso e gradevole; sapore secco, armonico, fruttato. Gradazione
    minima: 10,5°. Uso: da aperitivo o da pesce.

 

  • Rosso – con le uve di Gaglioppo (localmente detto anche Magliocco)
    e Greco nero (localmente detto anche Maglioccone), da sole e con-
    giuntamente (30-50%), con quelle di Nocera e/o Calabrese (local-
    mente detto anche Nero d’Avola o Montonico nero) e/o Castiglione
    (30-50%), a cui possono essere aggiunte quelle di altri vitigni a bacca
    nera (massimo 10%) e a bacca bianca (massimo 15%) della zona; ha
    colore rosso più o meno intenso, tendente al granato con l’invecchia-

    mento; odore vinoso, caratteristico, delicato; sapore secco, armonico,
    gradevole, talvolta fruttato. Gradazione minima: 12°. Uso: da pasto.
    Viene prodotto anche nel tipo “novello” e, con almeno due anni di
    invecchiamento, può fregiarsi della menzione aggiuntiva “riserva”.
  • Rosato – con le stesse uve del rosso; ha colore rosato più o meno
    intenso; odore vinoso, caratteristico; sapore secco, gradevole, frutta-
    to. Gradazione minima: 11,5°. Uso: da pasto.

Fonte: Ente Mostra Vini – Enoteca Italiana, Siena – XVIII edizione – Ottobre 2006 – Arti Grafiche Ticci, Sovicille (SI)

Bivongi D.O.C. - per la foto si ringrazia

Bivongi D.O.C. – per la foto si ringrazia

Dice il saggio….

“Meglio essere folle per proprio conto che saggio con le opinioni altrui”

Friedrich Nietzsche

Friedrich Nietzsche

Piatto unico….

“Dieta Personalizzata”  (Facebook) (website) ci ricorda che….

Sassi d'Abruzzo – P.A.T.

Tipici della provincia di Teramo, in particolare dei comuni della Val Vibrata, i sassi d’Abruzzo sono anche chiamati mandorle “atterrate”.

Si tratta di mandorle che, per la particolare lavorazione, si presentano simili a sassolini ricoperti da uno strato irregolare di colore marroncino che fa appunto pensare alla terra, ed è costituito invece da cacao amalgamato con lo zucchero.

Per ottenere questo risultato si mette a bollire un mezzo bicchiere di acqua e zucchero, si aggiunge quindi il cacao, al cui sciogliersi si uniranno le mandorle, precedentemente abbrustolite con tutta la buccia. Successivamente si mescola tutto finché lo zucchero non si attacca perfettamente alle mandorle. A questo punto bisognerà solo lasciar raffreddare le mandorle sino all’indurimento.

Questa ricetta segue le regole tradizionali da più di 25 anni: è infatti attestata in Gastronomia Teramana di Rino Faranda già dal 1978 (Ed. Tercas, Teramo).

Fonte: Atlante dei prodotti tradizionali D’Abruzzo – ARSSA – Agenzia Regionale per i servizi di sviluppo agricolo-abruzzo

Sassi d'Abruzzo P.A.T. - per la foto si ringrazia

Sassi d’Abruzzo P.A.T.

Sassi d’Abruzzo – P.A.T.

Tipici della provincia di Teramo, in particolare dei comuni della Val Vibrata, i sassi d’Abruzzo sono anche chiamati mandorle “atterrate”.

Si tratta di mandorle che, per la particolare lavorazione, si presentano simili a sassolini ricoperti da uno strato irregolare di colore marroncino che fa appunto pensare alla terra, ed è costituito invece da cacao amalgamato con lo zucchero.

Per ottenere questo risultato si mette a bollire un mezzo bicchiere di acqua e zucchero, si aggiunge quindi il cacao, al cui sciogliersi si uniranno le mandorle, precedentemente abbrustolite con tutta la buccia. Successivamente si mescola tutto finché lo zucchero non si attacca perfettamente alle mandorle. A questo punto bisognerà solo lasciar raffreddare le mandorle sino all’indurimento.

Questa ricetta segue le regole tradizionali da più di 25 anni: è infatti attestata in Gastronomia Teramana di Rino Faranda già dal 1978 (Ed. Tercas, Teramo).

Fonte: Atlante dei prodotti tradizionali D’Abruzzo – ARSSA – Agenzia Regionale per i servizi di sviluppo agricolo-abruzzo

Sassi d'Abruzzo P.A.T. - per la foto si ringrazia

Sassi d’Abruzzo P.A.T.

30 giugno

Oggi si venerano i Santi Primi martiri della Santa Chiesa di Roma.

L’odierna celebrazione introdotta dal nuovo calendario romano universale si riferisce ai protomartiri della Chiesa di Roma, vittime della persecuzione di Nerone in seguito all’incendio di Roma, avvenuto il 19 luglio del 64. Perché Nerone perseguitò i cristiani? Ce lo dice Cornelio Tacito nel XV libro degli Annales: “Siccome circolavano voci che l’incendio di Roma fosse stato doloso, Nerone presentò come colpevoli, punendoli con pene ricercatissime, coloro che, odiati per le loro abominazioni, erano chiamati dal volgo cristiani”.
Ai tempi di Nerone, a Roma, accanto alla comunità ebraica, viveva quella esigua e pacifica dei cristiani. Su questi, poco conosciuti, circolavano voci calunniose. Nerone scaricò su di loro, condannandoli ad efferati supplizi, le accuse a lui rivolte. Del resto le idee professate dai cristiani erano di aperta sfida agli dei pagani gelosi e vendicativi… “I pagani – ricorderà più tardi Tertulliano – attribuiscono ai cristiani ogni pubblica calamità, ogni flagello. Se le acque del Tevere escono dagli argini e invadono la città, se al contrario il Nilo non rigonfia e non inonda i campi, se vi è siccità, carestia, peste, terremoto, è tutta colpa dei cristiani, che disprezzano gli dei, e da tutte le parti si grida: i cristiani ai leoni!”.
Nerone ebbe la responsabilità di aver dato il via all’assurda ostilità del popolo romano, peraltro molto tollerante in materia religiosa, nei confronti dei cristiani: la ferocia con la quale colpì i presunti incendiari non trova neppure la giustificazione del supremo interesse dell’impero. Episodi orrendi come quello delle fiaccole umane, cosparse di pece e fatte ardere nei giardini del colle Oppio, o come quello di donne e bambini vestiti con pelle di animali e lasciati in balia delle bestie feroci nel circo, furono tali da destare un senso di pietà e di orrore nello stesso popolo romano. “Allora – scrive ancora Tacito – si manifestò un sentimento di pietà, pur trattandosi di gente meritevole dei più esemplari castighi, perché si vedeva che erano eliminati non per il bene pubblico, ma per soddisfare la crudeltà di un individuo”, Nerone. La persecuzione non si arrestò a quella fatale estate del 64, ma si prolungò fino al 67.
Tra i martiri più illustri vi furono il principe degli apostoli, crocifisso nel circo neroniano, dove sorge la basilica di S. Pietro, e l’apostolo dei gentili, S. Paolo, decapitato alle Acque Salvie e sepolto lungo la via Ostiense. Dopo la festività congiunta dei due apostoli, il nuovo calendario vuole appunto celebrare la memoria dei numerosi martiri che non poterono avere un posto peculiare nella liturgia.

Fonte: Piero Bargellini su Santi e Beati.

Si festeggiano inoltre:

  • Sant’Adolfo di Osnabruck, vescovo
  • Sant’Andronico e Giunia di Roma, discepoli di San Paolo
  • San Basilide di Alessandria, soldato e martire
  • San Bertrando, vescovo di Le Mans
  • Santa Erentrude, badessa
  • San Ladislao, Re d’Ungheria
  • Santa Lucina, martire
  • San Marziale di Limoges, vescovo e confessore
  • San Pietro di Asti, contadino
  • San Teobaldo di Provins, sacerdote ed eremita
Santi Primi Martiri della Santa Chiesa di Roma - per la foto si ringrazia

Santi Primi Martiri della Santa Chiesa di Roma – per la foto si ringrazia

 

Buon martedì a tutti….

Kazuki Yamamoto

Kazuki Yamamoto

Casolet della Val di Sole – P.A.T.

Carta d’identità

Formaggio grasso a pasta morbida, cruda, stagionato per 20-30 giorni, prodotto con latte intero bovino nel territorio della Val di Sole.

Caratteristiche

  • la forma è cilindrica
  • le facce sono piane con diametro di 10-22 cm
  • lo scalzo è dritto e va dai 7 ai 12 cm.
  • la a superficie presenta una crosta liscia e regolare di colore bianco-giallo
  • la pasta ha una consistenza morbida il cui colore varia dal bianco al giallo chiaro
  • l’occhiatura è piccola e scarsa.
  • le forme sono prodotte in pezzature di circa 2 – 3 kg

La zona di produzione

Il Casolet della Val di Sole prende il nome dalla valle in cui viene prodotto in Trentino Alto Adige

La lavorazione

Durante la lavorazione il latte vaccino intero di 1-2 mungiture viene utilizzato caldo o refrigerato e viene termizzato a 60-65 °C ( processo meno cruento della pastorizzazione) Segue il trasferimento del latte in caldaia

La temperatura all’interno della caldaia viene portata a 40°C e a questo punto vengono aggiunti il latteinnesto e i fermenti insieme al caglio di vitello liquido.

La coagulazione ci mette 5 o 10 minuti a compiersi ed a produrre una cagliata che viene sucessivamente rotta con l’utilizzo dello “Spino” fino a che i grumi della massa casearia non raggiungono le dimensioni di una noce

Nella caldaia la cagliata così rotta viene fatta depositare quindi viene estratto prma il siero e poi la cagliata stessa. Una volta estratta la cagliata viene posta negli stampi di plastica appoggiati a stuoini per sgrondare il siero residuo

Ogni 4 – 5 ore le forme negli stampi vengono rivoltate per un periodo di 12 – 18 ore , quindi vengono liberate dagli stampi . La salatura avviene in salamoia per galleggiamento per 4 giorni alla temperatura di 12 – 13 °C

La stagionatura avviene in cella frigorifera per 20 o 30 giorni a temperatura di
4 – 6 °C.

Fonte: Atlante Caseario.com

Casolet Val di Sole P.A.T. - per la foto si ringrazia

Casolet Val di Sole P.A.T. – per la foto si ringrazia

Oliva Ascolana del Piceno – D.O.P.

Zona di produzione

La zona di coltivazione delle olive destinate alla produzione di “Oliva Tenera Ascolana del Piceno” D.O.P. copre 60 Comuni della provincia di Ascoli Piceno e 26 della provincia di Teramo.

Caratteristiche

La Denominazione di Origine Protetta DOP “Oliva Ascolana del Piceno” designa le olive, in salamoia o ripiene, ottenute dalla varietà d’olivo “Ascolana tenera”. L’oliva in salamoia ha un colore uniforme dal verde al giallo paglierino, il sapore è leggermente acido con un leggero retrogusto amarognolo. L’oliva ripiena ha forma leggermente allungata (ellittica) irregolare con presenza di aree verdi percettibili; è caratterizzata da percezioni olfattive di media intensità con note fruttate di oliva verde e spezie.

Disciplinare di produzione – Oliva Ascolana del Piceno

Articolo 1.
Denominazione
La denominazione di origine protetta “Oliva Ascolana del Piceno” è riservata alla olive, in salamoia o ripiene, che rispondono ai requisiti e alle condizioni stabilite dal Regolamento comunitario n. 2081/92 ed indicate nel presente disciplinare di produzione.

Articolo 2.
Piattaforma varietale
La denominazione d’origine protetta “Oliva Ascolana del Piceno” designa le olive. In salamoia o ripiene, prodotte nella zona delimitata al successivo art. 3 del presente disciplinare, ottenute dalla varietà d’olivo “Ascolana Tenera”.

Articolo 3.
Zona di produzione
La zona di produzione della denominazione d’origine protetta “Oliva Ascolana del Piceno” comprende per intero i territori dei seguenti comuni.
Comuni della provincia di Ascoli Piceno:
Acquaviva Picena, Altidona, Appignano del Tronto, Ascoli Piceno, Belmonte Piceno, Campofilone, Carassai, Castel di Lama, Castignano, Castorano, Colli del Tronto, Cossignano, Cupramarittima, Falerone, Fermo, Folignano, Francavilla d’Ete, Grottammare, Grottazzolina, Lapedona, Magliano di Tenna, Maltignano, Massa Fermana, Massignano, Monsampietro Morico, Monsampolo del Tronto, Montalto delle Marche, Montappone, Monte Rinaldo, Monte S. Pietrangeli, Monte Urano, Monte Vidon Combatte, Monte Vidon Corrado, Montedinove, Montefiore dell’Aso, Montegiberto, Montegiorgio, Montegranaro, Monteleone di Fermo, Montelparo, Monteprandone, Monterubbiano, Montottone, Moresco, Offida, Ortezzano, Pedaso, Petritoli, Ponzano di Fermo, Porto S. Giorgio, Porto S. Elpidio, Rapagnano, Ripatransone, Rotella, Servigliano, Spinetoli, San Benedetto del Tronto, S. Elpidio a Mare, S. Vittoria in Matenano, Torre S. Patrizio, Venarotta;
Comuni della provincia di Teramo:
Martinsicuro, Colonnella, Alba Adriatica, Corropoli, Controguerra, Ancorano, Nereto, Torano Nuovo, S. Egidio alla Vibrata, Civitella del Tronto, S. Omero, Tortoreto, Giulianova, Mosciano S. Angelo, Bellante, Campli, Valle Castellana, Torricella Sicura, Rocca S. Maria, Teramo, Castellalto, Canzano, Notaresco, Morro d’Oro, Roseto degli Abruzzi, Cortino, Montorio al Vomano.

Articolo 4.
Tecniche colturali
Il territorio su cui insiste la produzione della denominazione d’origine protetta “Oliva Ascolana del Piceno” ha le seguenti caratteristiche pedo-climatiche: terreni di natura variabile dal calcareo-argilloso all’arenacco, con pH mediamente sub-alcalini; altitudine delle aree di produzione variabile dai 20 ai 500 metri slm.
Le tecniche colturali adottate sono le seguenti: gli impianti hanno sesti posizionati in modo tale da favorire una buona areazione ed illuminazione per permettere l’allegagione;
la densità di impianto non deve superare le 300 piante/ha (sesto di impianto 6×6). Negli impianti deve essere presente almeno il 60% di ascolana tenera ed un max 40% di piante impollinatici; le
forme di allevamento da utilizzare sono quelle libere (vaso, globo, monocono, ecc); l’irrigazione è consentita, ma va interrotta almeno 20 giorni prima della raccolta; la raccolta va effettuata tra il 10 settembre ed il 20 ottobre.
1. deamarizzazione delle olive con immersione in soluzione di idrato sodico (NaOH) la cui concentrazione può variare dall’1,5 al 3%; la durata del processo è compresa tra un minimo di 8 ed un massimo di 12 ore;
2. lavaggi per la riduzione dell’alente residuo;
3. fermentazione e conservazione in salamoia, alla concentrazione compresa tra l’8 e il 10% di Cloruro di Sodio (NaCl).
E’ ammessa la deamarizzazione delle olive definita “al Naturale” ponendole direttamente in salamoia alla concentrazione compresa tra l’8 e il 10% di Cloruro di Sodio; la durata del processo, legata allo stato di maturazione della varietà, richiede tempi di fermentazione e stoccaggio non inferiori ai 10 mesi.
Caratteristiche della Salamoia: i caratteri della salamoia di conservazione devono essere contenuti nei limiti previsti dalla norma CODEX ALIMENTARIUS STAN 66-1981.
Oliva ripiena
La denominazione “Oliva Ascolana del Piceno” ripiena viene prodotta secondo le modalità tipiche e tradizionali sotto riportate.
a) caratteristiche degli ingredienti
Carni fresche: carni di bovino maturo provenienti dalla zona di cui all’art. 3, minimo 40%, massimo 70%; carni suine mature provenienti dalla zona di cui all’art. 3, minimo 30%, massimo 50%; è tollerata l’aggiunta di carni di pollo provenienti dalla zona di cui all’art. 3 e/o tacchino fino ad un massimo del 10%.
Ingredienti aggiuntivi: uova (da 2 a 4, secondo necessità per kg di impasto); formaggio stagionato grattugiato per aroma ed amalgama, minimo gr 100 per kg di impasto, olio extravergine e/o strutto quanto basta per la cottura delle carni, è consentito l’uso del burro nella cottura delle carni purché indicato in etichetta; vino bianco secco; cipolla, carota, costa di sedano, noce moscata, sale, quanto basta per l’insaporimento delle carni in cottura.
Ingredienti facoltativi: è ammesso l’utilizzo di piccole quantità di salsa di pomodoro per l’insaporimento delle carni; chiodi di garofano, pepe; buccia di limone grattugiata ed altri aromi di minore entità.
Ingredienti per la panatura: uova, farina di grano, pangrattato, in quantità sufficienti per la formazione di una leggera copertura dell’oliva ripiena.
Il prodotto finito deve contenere almeno il 40% in peso di oliva denocciolata.
b) Lavorazione
Le carni sopraccitate, tagliate in pezzi, vengono rosolate con cipolla, carota e sedano in olio extravergine di oliva e/o strutto (è consentito l’uso del burro) e portate a cottura a fuoco lento con aggiunta di vino bianco secco e sale. A cottura ultimata la carne e gli ingredienti aggiuntivi vengono triturati. L’impasto viene legato con uova, formaggio grattugiato e aggiunta di noce moscata.
La produzione unitaria massima di olive per impianti specializzati è di 7 ton/ha, per piante in coltura promiscua è pari a 50 kg/pianta.

Articolo 5.
Elementi storici
Il nucleo originario di diffusione della coltivazione va ricondotto ai comuni di Ascoli Piceno, Folignano, Venarotta, Castel di Lama, in provincia di Ascoli Piceno e S. Egidio alla Vibrana, Civitella del Tronto in provincia di Teramo. Le olive da tavola provenienti da questi territori erano conosciute dai classici latini come <<Olivae Picenae>>. Notevole l’incidenza della tecnica di trasformazione adottata nei comprensori di storica diffusione, sui caratteri del prodotto originario e relativa all’uso di un carbonato alcalino per estrarre dalle olive, insieme al grasso, le sostanze amare. I monaci Benedettini Olivetani del Piceno, furono i primi ad operare la concia delle olive e a testimoniare il carattere di un’industria locale basata proprio sulla preparazione delle olive da tavola. Le prime notizie circa la farcitura dell’oliva ascolana risalgono al 1600, periodo in cui queste, una volta denocciolate, venivano riempite di erbe (olive giudee). La ricetta attuale invece ha origine nel XIX secolo con farcitura a prevalente base di carne, quale specialità in uso in famiglie agiate.

Articolo 6.
Metodo di ottenimento
Oliva in salamoia:
a) caratteristiche del frutto: il frutto fresco ammesso alla lavorazione per la produzione di oliva ascolana tenera deve presentare i seguenti caratteri: frutto sano; lesioni o ammaccature nei limiti previsti dalla norma CODEX ALIMENTARIUS STAN 66-1981 e per ciascuna categoria commerciale, di seguito indicata, la somma delle tolleranze non sarà superiore, in nessun caso, a: Extra il 7%, Prima il 12%, Secondo o Standard il 17%; rapporto polpa nocciolo in peso non inferiore a 4; polpa di facile distacco dal nocciolo; colore verde paglierino, proprio, caratteristico del frutto maturo.
Lavorazione. Il trattamento di deamarizzazione deve iniziare non oltre le 48 ore della raccolta delle olive. La lavorazione ed il confezionamento devono avvenire nell’area di produzione indicate all’art. 3, seguendo le riconosciute e sperimentate tecniche di trasformazione connesse allo stato di maturazione della varietà ed alla temperatura dell’ambiente.
La lavorazione comprende le seguenti fasi: le olive preventivamente denocciolate vengono riempite con l’impasto così ottenuto. Le olive ripiene vengono passate nella farina, nell’uovo battuto ed infine pangrattato. Il prodotto finale è destinato alla frittura.

Articolo 7.
Caratteristiche al consumo
Il prodotto finito deve avere le seguenti caratteristiche, fino alla data di scadenza indicata:
a) Oliva in Salamoia
Caratteristiche organolettiche:
Visive: colore uniforme dal verde al giallo paglierino;
Olfattive: odore caratteristico di fermentato;
Gustative: sapore lievemente acido, leggero retrogusto amarognolo; fragranza e croccantezza in bocca.
Caratteristiche microbiologiche:
Conformi alle disposizioni vigenti in materia di igiene alimentare.
Caratteristiche fisiche:
Polpa piena, fine, compatta, non raggrinzita, non granulosa.
b) Oliva Ripiena
Caratteristiche organolettiche:
Visive: forma leggermente allungata (ellittica) irregolare; presenza di aree verdi percettibili; alla rottura la panatura rimane aderente all’oliva, con impasto che si presenta compatto;
Olfattive: percezioni olfattive di media intensità con note fruttate di oliva verde e spezie; Gustative: il prodotto risulta croccante per la presenza della varietà oliva ascolana tenera, di sapore delicato con retrogusto amaro da intenso a mediamente intenso.
Caratteristiche microbiologiche:
Conformi alle disposizioni vigenti in materia di igiene alimentare.
Caratteristiche fisiche:
1 kg di olive ripiene deve contenere da un minimo di 65 ad un massimo di 95 unità.

Articolo 8.
Conservazione
Alle olive in salamoia possono essere aggiunti acidificanti naturali, parti di pianta come aromatizzanti, infusi di finocchio selvatico, privi di residui cellulosici ottenuti utilizzando piante spontanee o piante provenienti da coltivazioni ricadenti nell’area indicata all’art. 3, è vietata l’aggiunta di coloranti, conservanti ed acidificanti ad eccezione dell’acido L-ascorbico (E300) e dell’acido citrico (E330). Le olive in salamoia ripiene fresche o parzialmente cotte, sono conservate nel rispetto delle condizioni igienico – sanitarie, rispondenti alle vigenti normative in materia alimentare, assicurate dalle tecnologie di produzione e condizionamento adottate. In caso di conservazioni per periodi lunghi debbono essere surgelate immediatamente dopo la produzione, secondo le norme di legge vigenti.

Articolo 9.
Adempimenti
Al fine di garantire la rintracciabilità della denominazione di origine, i singoli componenti la filiera produttiva devono essere identificati attraverso la loro iscrizione nei seguenti appositi elenchi:
a) dei produttori olivicoli con l’identificazione catastale degli oliveti idonei;
b) dei trasformatori con l’ubicazione degli impianti idonei di trasformazione delle olive;
c) degli allevatori di carni bovine, suino e di pollame con l’indicazione del numero dei
capi allevati;
d) dei trasformatori di olive ripiene con l’ubicazione degli impianti idonei di
trasformazione delle olive.
Questi elenchi sono attivati, tenuti ed aggiornati dall’Organismo di controllo.

Articolo 10.
Designazione e presentazione
Il nome della denominazione di origine protetta “Oliva Ascolana del Piceno” deve figurare in etichetta con caratteri chiari, indelebili e di dimensioni almeno doppie rispetto alle indicazioni di ditta, ragione sociale ed altre, in modo da poter essere ben distinguibile. Sull’etichetta dovrà, inoltre, figurare la dicitura “in salamoia”, “in salamoia al naturale” o “ripiena” secondo la tipologia di prodotto cui si riferisce.
La denominazione “Oliva Ascolana del Piceno” è contraddistinta dal logo che segue
MARCHIO
Descrizione:
l’immagine del logo “Oliva Ascolana del Piceno” si presenta come un cubo in prospettiva piatta, visto dal basso. Visualizza n. 3 facce in dimensioni diverse. In quella frontale, quadrato perfetto, vi sono realizzate n. 2 foglie di olivo stilizzate costruite esternamente da un cerchio inscritto al quadrato e internamente delimitate dall’ovale che a sua volta rappresenta un’oliva tagliata orizzontalmente da tre linee ondulate che separano l’oliva stessa in quattro parti, l’asse centrale
dell’oliva (ovale) e la costruzione delle foglie rispetto alla base hanno una inclinazione verso destra di 30_, l’oliva e le foglie sono unite da un rametto che si tronca nello spigolo del quadrato basso a sinistra. Nella faccia sotto a quella centrale, di medio sviluppo, vi è riportata l’immagine grafica di un castello con prospettiva scolpita su trama travertino, con inclinazione d’asse rispetto alla faccia frontale di 30_. Nella terza faccia laterale sinistra, di piccolo sviluppo, con inclinazione d’asse rispetto alla faccia frontale di 60_, vi è riportato solo la trama travertino.
Colore: il logo è in bianco e nero, ma potrà essere riprodotto in qualsiasi colore o combinazione di colori.
La denominazione “Oliva Ascolana del Piceno” in salamoia o ripiena va confezionata con recipienti o involucri conformi alle disposizioni vigenti in materia di igiene alimentare.
L’aggiunta di qualsiasi qualificazione alla denominazione di cui all’art. 1, non espressamente prevista dal presente disciplinare è vietata. Tale divieto è esteso anche ad aggettivi quali eccelsa, fine, superiore, selezionato, genuino, tradizionale, etc.

Fonte: Agraria.org

Oliva Ascolana del Piceno D.O.P. - per la foto si ringrazia

Oliva Ascolana del Piceno D.O.P. – per la foto si ringrazia

Liquore alla genziana – P.A.T.

La zona più antica di produzione del liquore a base di genziana si colloca tradizionalmente nell’area montana abruzzese in corrispondenza dei siti di raccolta della pianta, anche se attualmente esso è prodotto in tutta la regione. Questo liquore si presenta di colore paglierino intenso, di media gradazione alcolica, di sapore e profumo tipici della pianta di genziana, intensi e facilmente identificabili.

È ottenuto per infusione a freddo delle radici di Genziana lutea in alcool etilico puro (95% vol.). La pianta, dalla tipica fioritura gialla, trova il suo areale esclusivamente in Europa; in Italia vegeta solo in determinate aree delle Alpi e degli Appennini centrali, a un’altitudine che varia fra i 1000 e 2000 m. Le radici di genziana, fittonanti e carnose, di color bruno giallastro, contengono principi amari quali il genziopicroside (3,5-15%) e l’amarogentina (0,01- 0,5%), oltre a essere ricche di zuccheri (genzianosio, genziobiosio, e saccarosio) fino al 50-60 % del peso secco. Vengono raccolte nel momento più idoneo, solitamente nel periodo autunnale, da piante di almeno cinque o sei anni, pulite, lavate in acqua corrente per liberarle dalle ultime impurità di terra e infine messe ad asciugare.

Nella produzione domestica sono utilizzate direttamente per l’infusione, mentre nella produzione artigianale sono tagliuzzate e lasciate a essiccare in locali ben areati in modo da poter disporre di materia prima per un lasso di tempo maggiore. L’infusione a freddo in alcool etilico si protrae per un periodo di almeno 40 giorni. Il liquore non necessita di particolare invecchiamento anche se è preferibile imbottigliare il prodotto dopo almeno un mese, in modo da avere una decantazione naturale, prima dell’accurato filtraggio necessario per togliere le ultime eventuali impurità. La diluizione con acqua zuccherata porta ad ottenere una gradazione alcolica media finale intorno al 30% vol. Questo liquore trova la sua antica origine dalla consuetudine, in quasi tutte le case dell’Appennino Abruzzese, di produrre piccole quantità di vino aromatizzato con radici di genziana da usare come ottimo digestivo.

In seguito il vino è stato sostituito con una soluzione idroalcoolica, in modo da accentuare l’estrazione dei principi naturali contenuti nella radice, aumentando così anche la fragranza del prodotto finale. Nel tempo la tradizione erboristica e liquoristica abruzzese si è arricchita di diverse ricette tramandate poi nei secoli, che hanno dato luogo a prodotti di ottima qualità, genuini e altamente digestivi.

Fonte: Atlante dei prodotti tradizionali D’Abruzzo – ARSSA – Agenzia Regionale per i servizi di sviluppo agricolo-abruzzo

Liquore di genziana P.A.T. - per la foto si ringrazia

Liquore di genziana P.A.T. – per la foto si ringrazia

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