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Insalata di finocchi, melagrana, noci e Parmigiano

L’insalata di finocchi, melagrana, noci e Parmigiano è un antipasto leggero e molto saporito. La croccantezza del finocchio e delle noci, ben si abbinano alla dolce acidità della melagrana ed alla sapidità del formaggio grana.

Ottimo per tutte le occasioni, ben si adatta sia a pranzi conviviali tra amici che a cene più formali.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone)

  • 1 finocchio di medie dimensioni
  • 1 melagrana
  • 100 gr. di gherigli di noci
  • 100 gr. di Parmigiano Reggiano (o simile) in scaglie
  • 30 gr. di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b. (facoltativo)

Per prima cosa pulite e lavate con cura il finocchio. Asciugatelo quindi affettatelo piuttosto sottilmente aiutandovi con una mandolina

Riponete la verdura in una ciotola.

Sgranate la melagrana quindi unitela nella ciotola.

Tagliate i 100 gr di Parmigiano in tocchetti o piccole scaglie che incorporerete agli altri ingredienti.

Aggiungete i 100 gr. di gherigli di noci.

Condite ora il tutto con un poco di olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale e (facoltativa) una macinata di pepe.

Mescolate con cura, a questo punto incorporate i 30 gr. di formaggio che avrete grattugiato in precedenza.

Rimestate ulteriormente fino a quando gli ingredienti si saranno perfettamente amalgamati.

Ora non vi resta che impiattare e servire in tavola ai vostri ospiti.

Gradevole leggerezza.

Insalata di finocchi, melagrana, noci e Parmigiano

 

 

Insalata di trota salmonata con pomodori e noci

L’insalata di trota salmonata con pomodori e noci è una ricetta tutta nostra, frutto di un momento di estrosità estrema. Gustosa, leggera, fantasiosa ed invitante, racchiude le caratteristiche peculiari di un antipasto ideale per tutte le occasioni conviviali. Perfetta per una cena tra amici come per un pranzo più formale.

Gli ingredienti sono semplici e genuini, le tempistiche di preparazioni rapide, il procedimento assolutamente elementare.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone).

  • 1 trota salmonata
  • 4 pomodori san marzano maturi
  • 2 peperoni california gialli 
  • 12/14 noci (dipende dalla grandezza)
  • 1 cucchiaio di maionese
  • sale q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.

Per prima cosa pulite, lavate e sfilettate la trota salmonata con cura, mettetela in una pirofila, insaporitela con un po’ di sale e poche spezie, un filo d’olio extravergine d’oliva quindi cuocetela in forno a 180° (preriscaldato) per una quindicina di minuti circa.

Trascorso il tempo, sfornate e lasciate raffreddare a temperatura ambiente.

Pulite e lavate i peperoni dunque arrostiteli in forno per una mezz’ora.

Una volta lavati i pomodori, riduceteli a tocchetti aiutandovi con tagliere e coltello. Versateli in una ciotola dove poi aggiungerete i gherigli delle noci.

Quando la trota sarà fredda, tagliatela a pezzi non troppo piccoli ed uniteli nel contenitore agli altri ingredienti.

Stessa cosa farete con i peperoni che, una volta tiepidi, affetterete a quadratini.

Salate, condite con un filo di olio extravergine d’oliva e, volendo, con un cucchiaio di maionese.

Mescolate con cura e delicatezza.

Ora non vi resta che impiattare e servire in tavola ai vostri ospiti.

Antipasto appetitoso.

Insalata di trota salmonata con pomodori e noci

Insalata di trota salmonata con pomodori e noci

Insalata di trota salmonata con pomodori e noci

Insalata di trota salmonata con pomodori e noci

Insalata di trota salmonata con pomodori e noci

Insalata di trota salmonata con pomodori e noci

 

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

La crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola è davvero golosissima, un trionfo di sapori, una delizia per il palato. Se dobbiamo scegliere una torta salata da cucinare, questa è la nostra preferita.

Provatela e ne rimarrete entusiasti, perfetta per una cena tra amici, per un brunch, ideale per un pic-nic oppure un’apericena. Insomma, un antipasto estremamente versatile che si abbina a tutti le occasioni.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Non vi resta che prendere nota e mettevi all’opera.

Ingredienti (dosi per una torta da 24 cm di diametro):

  • 1,5 rotoli di pasta brisée
  • 1 porro di medie dimensioni
  • 550 gr. di zucca
  • 120 gr. di speck a listarelle
  • 250 gr. di ricotta vaccina
  • 100 gr. di formaggio grattugiato (Grana, Parmigiano, etc.)
  • 60 gr. di gorgonzola dolce
  • 1 tuorlo
  • latte q.b. per spennellare
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • semi di sesamo q.b.
  • rosmarino q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Per prima cosa pulite e lavate con cura il porro quindi tagliatelo a rondelle. Pelate la zucca e riducetela a cubetti.

Procuratevi una padella, versatevi un filo di olio extravergine d’oliva, aggiungete il porro, la zucca ed un poco di rosmarino necessario per aromatizzare.

Stufate il tutto fin quando le verdure non si saranno ammorbidite, a questo punto, aiutandovi con i rebbi di una forchetta schiacciate per bene la zucca.

Lasciate asciugare  BENE (in padella) il miscuglio di verdura a fiamma bassa per alcuni istanti quindi trasferite il composto in un contenitore. Una volta che si sarà raffreddato incorporate la ricotta, lo speck a listarelle ed il formaggio grattugiato. Amalgamate tutto aiutandovi con una spatola. Aggiustate di sale e di pepe.

Prendete ora la teglia da forno, foderatela con l’apposita carta quindi stendetene la pasta brisée.

Versate poi il composto di verdure e formaggi ottenuto in precedenza.

Tagliate ora delle strisce di brisée con la pasta avanzata utilizzando l’apposita rotella dentellata e decorate la vostra torta come fosse una crostata formando i classici quadratini in superficie.

A questo punto guarnite ogni quadratino con un poco di gorgonzola.

Chiudete bene la pasta sui bordi e spennellate in superficie con il tuorlo d’ovo ed il latte intiepidito. Terminate la decorazione con i semi di sesamo.

Accendete il forno e portatelo in temperatura a 180° quindi infornate la vostra torta e cuocete (in modalità statica) per 35/40 minuti.

Golosità gourmet.

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

Crostata salata di zucca, porri, speck e gorgonzola

Porri

Il porro è una pianta utilizzata comunemente a scopo alimentare come ortaggio o verdura; quello comune, detto porro delle vigne, appartiene alla famiglia delle Liliaceae ed al Genere Allium, proprio come cipolla, aglio, scalogno ed erba cipollina. La nomenclatura binomiale che lo identifica è Allium ampeloprasum L.

Il porro si presenta di forma allungata, cilindrica, con foglie contrapposte, spesse, di colore verde all’apice e bianco verso il bulbo, dal quale si protendono alcune piccole radici. Il porro produce dei fiori di colore bianco con forma molto simile a quella dell’aglio e della cipolla.
E’ un alimento tipico del bacino del Mediterraneo, anche se la sua provenienza è verosimilmente riconducibile a zone più meridionali ed orientali; le coltivazioni di porro più antiche risalgono infatti all’epoca classica (Romani ed Egizi, ai quali probabilmente si deve la diffusione alle culture occidentali).
Il porro cresce rigoglioso anche con climi differenti da quelli dei territori di origine, come in Gran Bretagna, purché il terreno sia roccioso, drenante e possibilmente sabbioso; per il porro è ideale una disposizione colturale in prossimità delle coste. In Galles, ad esempio, se ne coltivano buone quantità poiché, oltre alla funzione gastronomica, rappresenta il simbolo nazionale.
Dal porro di origine, forse attraverso alcuni incroci, se ne sono poi ricavate altre diverse varietà; di queste, tre sono le più diffuse: porro comune (quello diffuso in quasi tutto il Mondo, anche in Italia), aglio elefante (Asia Centrale) e kurrat o porro egiziano (Africa e Medio-Oriente). In Virginia, il porro è conosciuto col nome di “cipolla di Yorktown” (città degli USA).

Usi Gastronomici

Del porro si mangia quasi tutto, eliminando solo le radici e le punte delle foglie. Dal punto di vista gastronomico, la tendenza comune è quella di scartare tutta la porzione verde utilizzando solo il fusto bianco, poi tagliato a rondelle e stufato o impiegato per fondi di cottura, sughi e brodi; tuttavia, si tratta di uno spreco inutile: delle foglie verdi si dovrebbero scartare solo pochi centimetri all’apice (circa 2-3cm, a seconda delle dimensioni), mentre il resto può essere lavato, bollito, condito ed utilizzato come contorno. E’ bene precisare che si tratta comunque di una preparazione che non si conviene a tutti i palati, per consistenza fibrosa e gusto deciso.
Le proprietà medicamentose del porro sono riferite soprattutto alla capacità diuretica (anche dei semi) e lassativa; è utile nella lotta alla litiasi renale (renella e calcoli), alla ritenzione d’urina, all’idropisia (edema) e alla stipsi. Un tempo si riteneva che potesse aumentare la fecondità femminile.
Il porro è un ortaggio poco calorico e ricco di fibre; le proteine sono scarse e i grassi quasi assenti. L’apporto energetico è conferito prevalentemente dal fruttosio. Tra i sali minerali e le vitamine non si apprezzano quantitativi particolarmente elevati o degni di nota (anche se mancano le traduzioni di sodio – verosimilmente contenuto – e potassio – ipoteticamente in buone quantità).

Fonte: www.my-personaltrainer.it

Porri – per la foto si ringrazia

 

Panna cotta salata al Parmigiano

La panna cotta salata al Parmigiano è un antipasto gustoso, intrigante e molto scenografico. Una ricetta con un procedimento di esecuzione semplice e rapido che vi permetterà di fare un figurone pur senza essere necessariamente degli chef stellati.

Anche gli ingredienti sono pochi e facilmente reperibili.

Un antipasto freddo ideale per tutte le occasioni e per tutte le stagioni con “effetto woow” assicurato.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (15 monoporzioni):

  • 15 stampini monoporzione in plastica monoporzione
  • 250 ml di panna da cucina
  • 150 gr. di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • 20 gr. di acqua
  • 3 gr. di colla di pesce in fogli
  • (per la gelatina al pomodoro)
  • 120 gr. di passata di pomodoro
  • 2 gr. di colla di pesce in fogli
  • 2 cucchiai di olio extravergine d’oliva
  • 1 pizzico di sale

Per prima cosa procuratevi un pentolino dove andrete a versare la panna (se troppo densa, aggiungete un paio di cucchiai di latte) per poi sciogliervi, a fiamma bassa, piano piano, il formaggio grattugiato mescolando  gli ingredienti di tanto in tanto.

Nel frattempo mettete i 3 gr. di colla in ammollo nell’acqua.

Quando il formaggio e la panna si saranno perfettamente amalgamati, aggiungete la colla di pesce e mescolate fino a quando non si sarà completamente assorbita.

Riempite quindi gli stampini con il composto  per ¾ della capienza totale.

Lasciate ora raffreddare il tutto a temperatura ambiente quindi riponete in frigorifero per almeno un paio di ore.

Nel frattempo preparate la salsa di pomodoro versando la passata in un pentolino, facendola scaldare a fuoco lieve per una decina di minuti. Condite con i due cucchiai di olio extravergine d’oliva ed un pizzico di sale.

Contemporaneamente ammollate i due gr. di colla di pesce in acqua.

Una vola pronta la salsa, unite la colla di pesce, mescolate con cura fin quando non si sarà assorbita perfettamente con la passata.

Decorate con un sottile strato tutte le monoporzioni, lasciate raffreddare a temperatura ambiente quindi per alcuni minuti in frigorifero.

Per completare la decorazione finale, noi abbiamo posto in superficie un tarallo con al centro una foglia di basilico.

La panna cotta salata di Parmigiano è ora pronta per essere servita in tavola ai vostri ospiti.

Panna cotta salata al Parmigiano

Panna cotta salata al Parmigiano

Panna cotta salata al Parmigiano

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Panna cotta salata al Parmigiano

Panna cotta salata al Parmigiano

Panna cotta salata al Parmigiano

Panna cotta salata al Parmigiano

Panna cotta salata al Parmigiano

Panna cotta salata al Parmigiano

Panna cotta salata al Parmigiano

Panna cotta salata al Parmigiano

Risotto alla barbabietola e crema di gorgonzola

Il risotto alla barbabietola e crema di gorgonzola è un vero portento, sia dal punto di vista del gusto che da quello visivo/cromatico.

Perfetto il connubio di gusti tra la dolcezza della barbabietola rossa precotta in forno e la forza saporita del gorgonzola.

Anche la preparazione è estremamente semplice e rapida da eseguire.

Un piatto ideale per tutte le stagioni, per tutte le occasioni, per tutti gli ospiti.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 280 gr. di riso carnaroli
  • 300 gr. di barbabietola rossa precotta al forno
  • 200 gr. di gorgonzola dolce
  • 80 gr. di formaggio grattugiato
  • 1 bicchiere di vino bianco di buona qualità
  • 1 cipolla bianca media
  • brodo vegetale q.b. (800 ml. Circa)
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • latte q.b.
  • sale q.b.

Per prima cosa pulite e pelate con cura la cipolla quindi riducetela in un trito piuttosto fine e trasferitela in una padella adeguatamente capiente.

Unite un filo di olio extravergine d’oliva e soffriggete fin quando la verdura non sarà appassita.

A questo punto aggiunte il riso, fatelo tostare prestando attenzione al fatto che la cipolla non bruci.

Sfumate con il vino bianco quindi iniziate la cottura vera e propria aggiungendo il brodo vegetale un mestolo alla volta non appena il precedente si sarà assorbito.

Procedete per 17/18 minuti o comunque fin quando non lo ritenete a puntino per i vostri gusti.

Nel frattempo provvedete a preparate la barbabietola, che va pelata, tagliata a tocchetti quindi ridotta in crema con l’aiuto di un mixer (consigliamo di aggiungere un paio di cucchiai di brodo vegetale per rendere più semplice il procedimento).

Procuratevi poi un pentolino dove andrete a far sciogliere (a fiamma molto bassa) il gorgonzola unitamente ad un poco di latte. Basteranno pochi minuti per ottenere una salsa piuttosto densa e corposa.

Quando mancheranno due/tre minuti al termine cottura del riso, unite in padella la crema di barbabietola e mescolate con estrema cura. Trascorso il tempo, spegnete il fuoco e mantecate con il formaggio grattugiato.

Ora non vi resta che impiattare, condire in decorazione con la salsa di gorgonzola e servire in tavola ai vostri ospiti.

Un successo assicurato.

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Risotto alla barbabietola con crema al gorgonzola

Rösti di cavolfiore

Il rösti è una preparazione tipica della cucina tedesca a base di patate, noi ci siamo permessi di rivisitarla in chiave nostrana sostituendo l’ingrediente principale con il cavolfiore.

Esperimento assolutamente riuscito, la ricetta che vi proponiamo oggi è invitante, gustosa ed economica. Siamo davanti ad un vero e proprio jolly da giocare in caso di cena/pranzo da preparare rapidamente e con pochi ingredienti.

Il rösti attenua molto il sapore del cavolfiore, cosa che vi permette di proporlo anche ai più piccini che spesso non gradiscono molto il gusto di questa verdura.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 1 cavolfiore medio
  • 3 denti di aglio
  • 1 mozzarella da 250 gr. (tagliata a tocchetti)
  • 3 uova
  • 80 gr. formaggio grattugiato
  • 1 cucchiaio di erba cipollina tritata fresca
  • Pepe nero q.b.
  • Sale q.b.

Per prima cosa pulite il cavolfiore premurandovi di eliminarne le parti interne più dure e fibrose quindi provvedete a lavarlo con cura.

Terminata l’operazione disponete la verdura su un canovaccio da cucina ed asciugatela con cura.

Grattugiate ora le cimette con una grattugia a mano (fori grandi) oppure con un mixer da cucina (in questo caso fate comunque in modo che il risultato sia ancora una poltiglia ancora abbastanza grezza).

Riponete ora il tutto in una ciotola, salate e mescolate. A questo punto strizzate il trito ottenuto con un colino oppure tramite un canovaccio pulito in modo da espellere più liquido possibile.

Ritrasferite il risultato nel contenitore precedente.

Unite ora gli altri ingredienti, ovvero le uova, l’olio, l’erba cipollina, l’aglio, il formaggio grattugiato e la mozzarella, aggiustate di sale e di pepe. Mescolate con cura in modo che gli ingredienti si mescolino in maniera uniforme.

Prendete il composto appena ottenuto e stendetelo uniformemente sulla leccarda del forno (foderata in precedenza con della carta da forno).

Infornate (preriscaldato) a 180° per circa 35 minuti o comunque fin quando la superficie del rösti risulterà perfettamente dorata.

Trascorso il tempo, sfornate e lasciate intiepidire.

A questo punto il vostro rosti è pronto per essere porzionato, impiattato e servito in tavola ai vostri ospiti.

Semplice golosità.

Rosti di cavolfiore

Rosti di cavolfiore

Rosti da cavolfiore

Rosti di cavolfiore

 

Tartare di barbabietola con mostarda di Dijon

La tartare di barbabietola rossa con mostarda di Dijon è un antipasto leggero ma nel contempo gustoso ed intrigante.

Molto semplice e rapido da preparare, in questo piatto si fondono alla perfezione la tipica dolcezza della barbabietola con il gusto, la piccantezza e l’acidità della mostarda di Dijon.

Antipasto adatto per tutte le stagioni, ben si adatta sia per un pranzo tra amici che per una cena più formale.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone)

  • 2 barbabietole rosse precotte al forno
  • mostarda di Dijon q.b.
  • 2 denti d’aglio
  • pepe q.b.
  • sale q.b.
  • olio extravergine d’oliva q.b.

Per prima cosa pulite con cura le barbabietole precotte quindi, aiutandovi con un tagliere, riducetele a toccetti piuttosto fini.

Trasferite poi il risultato in una una ciotola da cucina.

Pelate l’aglio, tagliate i denti in due quindi privateli dell’animella interna.

Unite l’aglio alle barbabietole, quindi condite il tutto con un poco di sale, una macinata del pepe nero ed un filo di olio extravergine d’oliva.

Mescolate con cura e lasciate riposare una decina di minuti.

Trascorso il tempo, eliminate l’aglio, impiattate con cura come nella foto, premurandovi di spennellare ai lati della barbabietola con la mostarda di Dijon.

Terminate la composizione aggiungendo due gocce d’olio in superficie.

Servite in tavola ai vostri ospiti ricordando loro di mangiare la tartare di barbabietola accompagnata dalla mostarda affinchè non venga lasciata come mera decorazione.

Tartare di barbabietola rossa con mostarda di Dijon

 

 

Barbabietole rossa

Barbe rosse, barbabietole rosse o, ancora, carote rosse: sono tutti sinonimi dialettali utilizzati nella lingua locale di alcune regioni italiane, tutti riferiti alle rape rosse. Stiamo parlando di un tubero inconfondibile per il suo particolarissimo colore rosso brillante, tant’è che il pigmento caratteristico delle rape rosse, la betanina, viene assai sfruttato anche dall’industria alimentare.Malgrado gli appelli di dietologi e specialisti dell’alimentazione, si tende spesso a dimenticare l’importanza fitoterapica e benefica di alcuni ortaggi come, in questo specifico caso, le rape rosse. Dopo una descrizione generale e botanica, analizzeremo quindi le caratteristiche nutritive e terapiche di questo prezioso tubero di rosso vestito.

Generalità sulle rape rosse

Seppur appartenente alla stessa famiglia, la barbabietola rossa non dev’essere confusa con la barbabietola da zucchero.
La rapa rossa ha origini antiche: tant’è che il suo consumo è menzionato persino in alcuni antichissimi scritti greci risalenti al 420 a.C., periodo in cui il tubero rosso era noto semplicemente come beta.  Secondo il pensiero di altri autori, l’origine delle rape rosse risale addirittura al 2.000 a.C., considerata la presenza di alcuni reperti archeologici che la attestano.
Dai tempi più antichi, quindi, la rapa rossa è sfruttata dall’uomo come alimento che ben si presta ad accompagnare carni e piatti saporiti. Tuttavia, la preziosità della rapa rossa non si ferma solo all’ambito culinario: infatti, come approfondiremo durante la spiegazione dell’articolo, la rapa rossa è importante anche per le proprietà terapiche. Non a caso, si parla di rapa rossa come un concentrato di elementi indispensabili per la salute umana.

Diffusione e coltivazione

La rapa rossa è un tubero originario dei Paesi europei e dell’Africa del Nord, attualmente coltivato in tutte le aree del Mediterraneo.

La rapa rossa, che non richiede condizioni particolari di coltivazione, ben si adatta ad ogni tipolo di terreno, nonostante preferisca quelli leggermente acidi ed argillosi. La rapa rossa viene coltivata sino ad 800 metri di altitudine, ed ama le regioni a clima temperato.

 

Descrizione botanica

Le rape rosse sono tuberi noti in botanica come Beta vulgaris var. rapa forma rubra: si tratta di una pianta appartenente alla famiglia delle Chenopodiaceae ed al genere Beta. Esistono le varietà da foraggio, da orto, e da zucchero.
La rapa rossa è una pianta biennale erbacea, coltivata talvolta come annua (altezza 0,5-1 metro): similmente paragonabile per forma alla barbabietola, la rapa rossa presenta una pellicola rossa; pure la  radice, le foglie ed i piccioli sono dipinti dallo stesso color rubino. Le foglie presentano una particolare forma a cuore e, nelle specie coltivate, raggiungono una lunghezza superiore ai 20 centimetri, mentre i fiori presentano 5 petali e sono riuniti in spighe.
La rapa rossa fiorisce nei mesi caldi, in particolare da luglio a settembre.

Valori nutrizionali e pigmenti

Le rape rosse contengono pochissime calorie (solamente 19 per 100 grammi di prodotto): per questo motivo, rientrano tra i cibi ipocalorici, ottimi alimenti preferibili quindi in diete bilanciate che presuppongono una marcata restrizione calorica.
Le rape rosse sono costituite da una buona quantità di acqua, corrispondente all’incirca al 91%; si conta solo il 4% di carboidrati ed il 2,6% di fibre; il restante è costituito da proteine e, in minima parte, da grassi.
Essendo una radice, la rapa rossa funge da miniera di Sali minerali, sapientemente assorbiti dal terreno: potassio, ferro, calcio, fosforo e sodio. Anche le vitamine rivestono un ruolo da protagonista nella composizione dell’ortaggio: tra queste spiccano la B1, la B2, la B3, la A (tracce) e la C.
Nella radice di rapa rossa si ritrova un glicoside che attribuisce la tipica colorazione rosso vivo alla rapa: si tratta della betanina, sfruttata – come accennato – dall’industria alimentare come colorante naturale (E 162), ricavato dalla radice tramite spremitura od estrazione con acqua da frammenti dell’apparato radicale. Altro pigmento riscontrato nella rapa rossa è la betaxantina, che le conferisce striature giallastre.
Ancora, nella radice di rapa rossa si trovano altre sostanze sfruttate nella fitoterapia e nella cosmesi: saponine, antociani, flavonoidi in genere ed allantoine (proprietà idratanti e disarrossanti).

Rape rosse nell’alimentazione

Le rape rosse vengono generalmente consumate cotte, malgrado sia preferibile mangiarle crude, grattugiate o a fettine sottilissime – al fine di assumere anche tutte le vitamine, i sali minerali e le fibre in esse contenute.
Alcuni amano cuocere al forno le rape rosse, dunque tostate e gratinate.
Nella fitoterapia, è consigliato il decotto di rapa rossa come depurativo, rimineralizzante e digestivo.

 

Proprietà terapiche

Come abbiamo visto, la rapa rossa vanta numerosissime proprietà terapiche, sapientemente sfruttate in ambito erboristico-fitoterapico. Si tratta di un ortaggio dalle proprietà anzitutto depurative e rinfrescanti. Data la ricchezza di minerali, la rapa rossa s’inserisce tra gli alimenti fortemente rimineralizzanti e, per lo stesso motivo – nonché per la ricchezza di ossalati – è sconsigliata in caso di calcolosi renale.
Il consumo di rape rosse è raccomandabile invece agli anemici: infatti, sembra che le sostanze chimiche presenti nell’ortaggio siano in grado di rivitalizzare i globuli rossi e riequilibrare i livelli di ferro nel sangue.
Tra le altre proprietà attribuite alla rapa rossa, si ricordano quelle antisettiche, nutrienti e ricostituenti; per questi motivi, il consumo di rape risulta particolarmente benefico negli stati influenzali.
La radice rossa è utile anche per favorire le funzionalità digestive, poiché stimola la produzione di succhi gastrici: a rigor di ciò, è sconsigliata per chi soffre di acidità di stomaco.
Il consumo di rape rosse è inoltre controindicato per i diabetici, considerato il modesto contenuto in zuccheri (4%) di questo ortaggio.
Nella cosmesi, le rape rosse sono utilizzate sia per estrarre il pigmento rosso, sia per preparare creme ad azione capillarotropa ed antiarrossante.

Ortaggio anticancro?

Nella rivista International Journal of Cancer, si discute sul ruolo delle rape rosse come potenziale alimento anticancro: la questione è per certi versi discutibile ed oscura, e non esiste alcuna dimostrazione indubbia ed inequivocabile che accerti l’ipotesi. In particolare, nella rivista sopraccitata si discute del possibile ruolo delle rape rosse nella prevenzione del tumore al colon; per altri, le rape rosse sarebbero in grado non solo di prevenirne il cancro, ma anche di contrastarlo.

Fonte: www.my-personaltrainer.it

Barbabietola rossa – per la foto si ringrazia

 

Formaggio di colostro ovino – P.A.T.

Questo formaggio viene prodotto con il colostro, denso latte proveniente della seconda mungitura degli ovini che hanno appena filiato.Il colostro è sempre stato considerato particolarmente pregiato, date le sue qualità altamente nutritive ed il suo gusto particolarmente gradevole.

La produzione del colostro dalle pecore che hanno filiato si può ottenere nere solo per 4-5 giorni dalla nascita dell’agnello per cui viene subito raccolto e destinato al consumo diretto di bambini o anziani oppure viene trasformato in una ricotta ed un formaggio particolarmente prelibati.

Il colostro viene riscaldato in un recipiente di acciaio o alluminio, in passato si utilizzava il paiolo di rame, ad una temperatura di 35°C. Raggiunta questa temperatura il colostro viene tolto dalla fiamma e vi si aggiunge il caglio, si effettua una rimestata del tutto per renderlo omogeneo e quindi si attende la “quagliata” quando tutto il composto si addensa in una una forma unica, che appare omogenea e compatta.

Lasciata lievemente raffreddare, la forma viene introdotta in un contenitore cilindrico bucherellato in acciaio e viene pressata per facilitare la fuoriuscita del siero da entrambe le parti di seguito. Il siero fuoriuscito viene raccolto e rimesso nel recipiente per essere utilizzato per la produzione della ricotta.

Si ottiene così una massa caseosa di forma elicoidale dello spessore di circa 15- 20 cm. A questo punto, al siero rimasto si aggiunge del nuovo colostro e viene portato ad ebollizione fino a quando i fiocchi di ricotta non affiorano, la ricotta così formata viene “pescata” e raccolta a parte negli appositi cestelli di plastica (fruscelle) dai quali si effettua la totale eliminazione del liquido in eccesso che, tuttavia, non viene ancora buttato.

Il siero rimasto servirà nuovamente per immergere il formaggio appena prodotto per pochi minuti, poi la forma subisce nuovamente la pressione manuale per l’eliminazione di tutto il liquido in eccesso.

Al termine, viene il formaggio quindi fatto raffreddare ed immerso in una salamoia satura per per ventiquattro ore. Segue un periodo in cui il formaggio viene fatto seccare per 4-5 giorni, infine è pronto per essere consumato.

Nonostante tale elaborata lavorazione, il prodotto deve essere consumato abbastanza fresco, circa 7-8 giorni, anche se attualmente viene anche posto nel congelatore e consumato all’occorrenza, preferibilmente cotto a fette nella brace.

Pur essendo un formaggio molto apprezzato e ricercato viene prodotto solo artigianalmente e direttamente dall’allevatore. La produzione si limita a minicaseifici o piccole strutture generalmente gestite da piccoli gruppi familiari nel totale rispetto delle norme igienico-sanitarie.

Fonte: Atlante Caseario.com

Formaggio di colostro ovino P.A.T. - per la foto si ringrazia

Formaggio di colostro ovino P.A.T. – per la foto si ringrazia

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