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Semifreddo al torroncino

Il semifreddo al torrone (o torroncino) è un dessert classico della cucina del nord Italia, molto apprezzato e gustato soprattutto nel nostro bel Piemonte.

Dolce al cucchiaio, al contempo morbido e croccante, ben si sposa con un merenda tonificante o un fine pasto goloso.

Semplice da preparare, ricco e prelibato, il semifreddo è un dessert perfetto per ogni occasione, sia nella stagione calda che in quella più fresca.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera:

Ingredienti (dosi per un semifreddo da circa 8 porzioni):

  • 200 gr. di torrone
  • 200 ml di panna fresca
  • 3 tuorli d’uovo
  • 80 gr. di zucchero
  • 80 ml di acqua
  • 60 gr. di cioccolato fondente tritato
  • mezza bacca di vaniglia
  • topping al cioccolato (oppure 100 gr. di cioccolato fondente da sciogliere)
  • granella di nocciola q.b.
  • zucchero a velo (facoltativo)

Per prima cosa procuratevi un pentolino dove andrete a sciogliere, mescolando, lo zucchero nell’acqua calda.

Spezzettate il torrone nella ciotola del mixer quindi azionate le lame fino ad ottenere una simil granella.

In una ciotola (oppure con l’ausilio di una planetaria) iniziate a montare i tuorli quindi, un poco alla volta unite lo zucchero sciolto fino ad ottenere un composto omogeneo.

A parte montate la panna aiutandovi con un frullatore.

Tritate il cioccolato fondente fino a ridurlo in scaglie.

Al miscuglio di tuorli, unite prima il torrone in granella, quindi il cioccolato tritato, mescolate con cura fin quando gli ingredienti non saranno perfettamente amalgamati. Incorporate successivamente la panna e spatolate il tutto dal basso verso l’alto evitando così che la panna stessa non si “smonti”.

Versate ora il vostro miscuglio in uno stampo di silicone (se preferite, potete rivestirlo di pellicola trasparente), livellate la superficie con una spatola e mettete in freezer per almeno 8 ore, se poi avete tempo, anche un giorno intero.

Mezz’ora prima di servire, togliete il dolce dal freezer, lasciatelo riposare. Al momento di portare in tavola, estraete il semifreddo dallo stampo (se avete usato la pellicola, l’operazione vi risulterà più facile) quindi dividetelo in porzioni.

Impiattate e guarnite con della granella di nocciola e del fondente (che avrete sciolto a bagnomaria) oppure del topping al cioccolato, volendo pure una spolverata di zucchero a velo.

Pronti per il servizio ai vostri ospiti.

Semifreddo al torroncino

 

 

Tagliolini di farro con pomodorini, aglio, zucchine e nocciole

Oggi vi proponiamo una ricetta davvero adatta a tutti, per coloro che hanno scelto il vegan come modus vivendi, per coloro che vogliono tenersi leggeri e per chi desidera un primo piatto saporito e dal gusto equilibrato.

Facilità di preparazione e rapidità di esecuzione fanno, inoltre, di questo piatto un primo adatto a tutte le occasioni in tutte le stagioni.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 400 gr. di tagliolini di farro
  • 800 gr. di pomodorini cherry o piccadilly
  • 200 gr. di nocciole
  • 2 zucchine medie
  • 4 spicchi d’aglio (meglio se quello di Caraglio P.A.T.)
  • 1 bustina di zafferano
  • Olio extravergine d’oliva q.b.
  • Prezzemolo q.b.
  • Sale q.b.

Per prima cosa lavate con cura le zucchine quindi riducetele a tocchetti molto piccoli. Lavate i pomodorini quindi tagliateli in quarti, pelate l’aglio, privatelo dell’animella interna quindi tritatelo piuttosto finemente.

Mescolate gli ingredienti di cui sopra in una ciotola condendoli leggermente con un po’ di sale e dell’olio extravergine d’oliva.

Procuratevi ora una padella piuttosto capiente, versatevi un filo di olio quindi versatevi le verdure appena preparate.

Accendete la fiamma e fate rosolare per alcuni minuti in modo che i vari ingredienti si amalgamino alla perfezione ed i sapori si fondano.

Mescolate più volte.

Nel frattempo lessate i tagliolini di farro in abbondante acqua salata rispettando le tempistiche di cottura indicate sulla confezione.

Sciogliete lo zafferano in un poco di acqua di cottura della pasta.

Giunti a cottura, trasferite la pasta nella padella dove avete approntato il condimento, unite lo zafferano e fate saltare il tutto per meno di un minuto rimestando con cura in modo che il condimento si confonda bene nei tagliolini.

Spegnete il fuoco, sbriciolate le nocciole, una spolverizzata di prezzemolo tritato, date un’ultima mescolata ed impiattate.

I vostri tagliolini di farro con pomodorini, aglio, zucchine e nocciole sono pronti per essere serviti ai vostri ospiti.

Tagliolini di farro con pomodorini, aglio, zucchine e nocciole

Beggia – P.A.T.

Formaggio a latte ovino crudo ed intero a pasta semimorbida di breve stagionatura di forma
cilindrica. La razza di pecore impiegata per la produzione del latte è la Frabosana-Roaschina.
Il suo peso va da 1,0 a 2,0 kg. La crosta è liscia di colore paglierino. La pasta è bianca, compatta, di media consistenza, con alcune aperture di pasta poco diffuse. Il sapore è dolce di latte ovino, delicato con richiami alle essenze foraggere di montagna.

Fonte: www.piemonteagri.it

Gnocchetti porri, salsiccia e gorgonzola

Se siete alla ricerca di un comfort food, vi consigliamo la ricetta di oggi. Gli gnocchi porri salsiccia e gorgonzola sono quanto di meglio per soddisfare appetiti prorompenti. Il piatto è particolarmente indicato per la stagione fredda ma si può benissimo proporre anche in estate. Di certo non è una preparazione ideale per chi segue una dieta ferrea, però, di tanto in tanto, trasgredire aiuta a vivere.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • per la preparazione degli gnocchi, cliccate qui (serviranno 800 gr. circa di gnocchi pesati crudi)
  • 450 gr. di salsiccia (possibilmente di Bra)
  • 1 bicchiere (piccolo) di vino bianco
  • 1 porro grande (oppure due piccoli)
  • 4 cucchiai di polpa di pomodoro
  • 250 gr. di Gorgonzola dolce
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Per prima cosa pulite con cura il porro ed affettatelo a rondelle piuttosto sottili che poi andrete a far soffriggere in una padella (di adeguate dimensioni) unitamente ad un filo di olio extravergine d’oliva.

Quando la verdura inizierà ad appassirsi, unite la salsiccia a tocchetti , privata del budello(tenetene da parte 70/80 da aggiungere cruda come guarnizione a piatto finito).

Sfumate con il bicchiere di vino bianco quindi rosolate, mescolando, fin quando il porro sarà del tutto appassito e la salsiccia perfettamente dorata.

Aggiungete ora i 4 cucchiai di salsa di pomodoro, lasciate raddensare per un paio di minuti a fiamma media.

Unite quindi  il gorgonzola un poco alla volta, rimestate di tanto in tanto, fin quando gli ingredienti si saranno perfettamente amalgamati.

Assaggiate ed, eventualmente, aggiustate di sale e di pepe.

Nel frattempo, in una pentola di acqua bollente salata, cuocete gli gnocchi per il tempo necessario che questi necessitano per risalire in superficie.

Scolateli e trasferiteli immediatamente nella pentola con il sugo appena preparato. Saltateli per una trentina di secondi a fiamma bassa quindi provvedete ad impiattare.

Prima di servire in tavola guarnite ciascun piatto con alcuni pezzetti di salsiccia cruda.

La vostra non sarà una ricetta ma un trionfo.

Gnocchetti porri, salsiccia e gorgonzola

 

Risotto zafferano e salsiccia

La ricetta che vi proponiamo oggi è una classico della cucina del nord italia, soprattutto in quel territorio che comprende l’est del Piemonte e l’ovest della Lombardia.

Colori vivaci, sapori decisi, aromi intensi non mancheranno in questo primo piatto davvero delizioso e prelibato. Elementare nella preparazione vi permetterà di ben figurare con qualsiasi ospite voi abbiate alla vostra tavola, dal più sofisticato al più schietto.

Particolarmente indicato nel periodo invernale, risulta comunque eccellente e piacevole in tutti i periodi dell’anno.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 320 gr di riso (preferibilmente carnaroli)
  • 200 gr di salsiccia (molto adatta anche al luganega)
  • 1 bustina di zafferano
  • 30 gr. di burro (facoltativo)
  • 1 cipolla bionda (o uno scalogno)
  • 5 cucchiai di formaggio grattugiato
  • 1 bicchiere di vino bianco di qualità
  • brodo vegetale q.b. (700/800 ml.), su come prepararlo, cliccate qui
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b.

Per prima cosa pulite e lavate con cura la cipolla (o lo scalogno) quindi tritatelo piuttosto finemente, unitelo poi in una padella sufficientemente capiente dove precedentemente avrete versato un filo di olio extravergine d’oliva.

Soffriggete per qualche istante quindi aggiungete la salsiccia in precedenza sbriciolata.

Rosolate per alcuni minuti poi aggiungete il riso che tosterete fin quando non sarà diventato “trasparente”.

A questo punto sfumate con il vino bianco, una evaporato, iniziate la cottura vera e propria aggiungendo il brodo vegetale aggiungendone un mestolo ogni qualvolta il precedente si sarà assorbito. Mescolate con regolarità.

Portate a cottura rispettando i tempi indicati sulla confezione.

Prima di versare l’ultimo mestolo, scioglietene lo zafferano all’interno.

A cottura ultimata, spegnete il fuoco, mantecate delicatamente con il burro ed il formaggio grattugiato.

Ultimato il procedimento, assaggiate ed aggiustate di pepe e, se necessario, di sale.

Un’ultima rimestata quindi non vi resta che impiattare e servire in tavola ai vostri ospiti.

Successo assicurato.

Risotto zafferano e salsiccia

 

Risotto salsiccia e funghi

Un primo piatto davvero gustoso ed accattivante, un classico della nostra cucina piemontese, molto apprezzato durante tutto il periodo “buono da funghi”, ovvero dalla primavera fino a tardo autunno. Ovviamente, se usate i porcini, il piatto diventa pura poesia.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 320 gr. di riso (carnaroli)
  • 300 gr. di salsiccia
  • 400 gr. di funghi (possibilmente porcini)
  • 1/2 bicchiere di vino bianco di qualità
  • 1 cipolla bionda
  • 50 gr. di formaggio grattugiato
  • brodo vegetale q.b. (su come prepararlo, cliccate qui)
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • prezzemolo (2 ciuffetti)

Per prima cosa pulite con cura i funghi (su come fare cliccate qui) quindi riduceteli a tocchetti piuttosto piccoli.

Pulite e lavate la cipolla quindi tritatela piuttosto finemente.

Procuratevi ora una pentola sufficientemente capiente dove verserete un filo corposo di olio extravergine d’oliva, accenderete il fuoco (fiamma media) quindi unite prima il trito di cipolla quindi la salsiccia (che precedentemente avrete debudellato e sbriciolato a mano).

Cuocete il tutto fin quando la cipolla non sarà diventata e “trasparente” e la salsiccia ben rosolata. A questo punto aggiungete i funghi a tocchetti. Mescolate con cura, lasciate insaporire per 2/3 minuti quindi sfumate con il vino bianco.

Inglobate ora il riso, fatelo tostare per bene quindi fate assorbire il brodo piano piano ogni qual volta la cottura lo richieda.

Ultimate, a fiamma bassa, rispettando la tempistica indicata sulla confezione del riso.

Spegnete quindi il fuoco, mantecate usando il formaggio grattugiato.

Lasciate riposare un paio di minuti quindi impiattate, spolverizzate con un po’ di prezzemolo tritato grossolanamente e presentate in tavola ai vostri ospiti.

Sarà un indiscusso successo.

 

Agnello delle Dolomiti Lucane – P.A.T.

Carne ottenuta da agnelli, maschi e femmine, nati da pecore e arieti di razza derivata merinos (merinizzata, gentile, sopravvisana). L’agnello viene allevato con sistema brado/semibrado, alimentato esclusivamente con latte materno, foraggi e materie prime (cereali e leguminose) prodotti nell’area di allevamento. Gli agnelli sono distinti in due categorie: 1) Agnello delle Dolomiti Lucane categoria B (peso della carcassa fra 7,1 e 10 kg); 2) Agnello delle Dolomiti Lucane categoria C (peso della carcassa fra 10,1 e 13 kg).

Fonte: sapori-italia.it

Per saperne di più:

Agnello Dolomiti Lucane P.A.T. - per la foto si ringrazia

Agnello Dolomiti Lucane P.A.T. – per la foto si ringrazia

Farina di…grillo.

Alcune industrie alimentari si stanno concentrando sulla produzione di alimenti a base di insetti. Tra le varie Specie, una in particolare sembra prestarsi notevolmente all’allevamento: il grillo di terra (Genere Acheta).

Questo animale pare avvalersi di caratteristiche nutrizionali a dir poco eccellenti, ragion per cui si prevede una rapidissima espansione del suo impiego nell’alimentazione umana già a partire dalla seconda metà del XXI secolo.

L’azienda che per prima ha elaborato un prodotto destinato all’alimentazione umana a base di grillo è la “Tiny Farms”, con sede in California. Questa società, dopo un notevole investimento economico, ha immesso sul mercato una vera e propria farina animale a base di insetti: la farina di grillo.

Farina di Grillo: Caratteristiche

La farina di grillo non sembra avere molte caratteristiche in comune con la maggior parte delle farine di origine animale (farina di pesce, farina di corna ossa zoccoli e sangue ecc.), in quanto risulta:

  • commestibile per l’uomo;
  • igienicamente sicura;
  • eco-sostenibile;
  • anche se per il momento risulta estremamente onerosa.

Da quanto affermano i suoi produttori, la farina di grillo non dovrebbe essere né a rischio di contaminanti (come le diossine e il metilmercurio del pesce), né a rischio di prioni (come quelli responsabili della “Bovine Spongiform Encephalopathy” o BSE o Mucca Pazza).

Il costo della farina di grilli (100% a base di grillo di terra) è di circa 25-45$ a pound (poco meno di mezzo chilogrammo). Ovviamente, si tratta di un prezzo decisamente superiore rispetto sia alla media degli sfarinati di origine animale, sia a quella delle farine alternative destinate al miglioramento dell’apporto proteico per l’uomo. Se ne evince che, per il momento, l’impiego di farina di grilli per l’alimentazione umana o animale risulta del tutto insostenibile (soprattutto contestualizzata in una produzione su larga scala).

Dal canto loro, gli inventori della farina di grillo “puntano tutto” su di una caratteristica decisamente invidiabile e auspicabile, ovvero l’eco-sostenibilità (invece estranea agli altri prodotti della stessa categoria). Non è una novità che il pianeta Terra stia esaurendo le proprie risorse naturali a causa dell’eccessivo sfruttamento da parte dell’uomo; nonostante ciò, si continua a produrre una quantità a dir poco eccessiva di energia ed alimenti.

Basti pensare che, per ottenere 1 libbra di carne (poco meno di mezzo chilogrammo), è necessario impiegare mediamente 25 libbre di mangime. Al contrario, per produrre 1 libbra di grilli, sono sufficienti 2 libbre di mangime. Una bella differenza. Ciò è imputabile al fatto che, rispetto agli animali da macello tradizionali (uccelli e ancor più i mammiferi), gli insetti crescono in maniera esponenzialmente più veloce.

Le previsioni di marketing indicano che, entro il 2054, le fonti alternative supereranno il 33% della produzione globale proteica e, in questo contesto, la farina di grilli giocherà un ruolo fondamentale.

Costi della Farina di Grillo: Ne Vale la Pena?

A questo punto, molti lettori si chiederanno: “Perché la farina di grillo costa così tanto se, per produrla, è necessario utilizzare così poco mangime?”

Sottolineando che si tratta di un prodotto ancora in fase di sviluppo, è necessario tenere in considerazione che le aziende produttrici hanno dovuto investire enormi capitali per: la ricerca, gli impianti all’avanguardia, la formulazione dei mangimi, i software ecc. Ovviamente, le spese verranno ammortizzate nel tempo ed ulteriormente ridotte grazie alla ricerca e all’impegno tecnologico; tuttavia, al momento è necessario continuare ad investire capitale per ottimizzare il metodo di allevamento e il processo di lavorazione.

Personalmente credo che, per quanto l’introduzione sul mercato di un prodotto simile possa risultare difficoltosa, soprattutto a causa dello scetticismo collettivo, un tentativo da parte della popolazione occidentale sia quantomeno doveroso.

La velocità di crescita dei grilli è di molte volte superiore a quella dei grossi mammiferi, ragion per cui il loro impiego nell’alimentazione umana potrebbe costituire una parziale ma efficace soluzione ai problemi di: allevamento intensivo, presenza di farmaci e contaminanti nel prodotto finale, sfruttamento delle risorse terriere e disboscamento a scopo agricolo.

Vantaggi Nutrizionali della Farina di Grillo

Perché mangiare degli insetti?

Effettivamente, leggendo questo articolo, anche i lettori meno schizzinosi si saranno fatti una domanda simile. La risposta è tutt’altro che scontata e, in effetti, ha quasi dell’incredibile.

La maggior parte degli insetti destinati all’alimentazione umana, senza eccezione per i grilli, contiene pochissimi grassi e, oltretutto, si avvale di una concentrazione proteica ad alto valore biologico, che sfiora il 60-70% della massa totale.

Inoltre, i grilli sono ricchissimi di calcio, ferro e vitamina B12 (cobalamina); in conclusione, sembrerebbero un vero e proprio toccasana per l’accrescimento osseo, per la prevenzione all’anemia sideropenica e anche di quella megaloblastica.

Utilizzo della Farina di Grillo nell’Alimentazione Umana

Come si utilizza la farina di insetti nell’alimentazione umana?

Pare che, ad oggi, l’impiego principale della farina di grillo sia come ingrediente nella formulazione di barrette proteiche.

Le aziende che si occupano della commercializzazione di farina di grillo stanno aumentando a vista d’occhio. Oltre alla Tiny Farms, sono oggi (2015) presenti sul mercato americano la Cricket Flours (Oregon), la Next Millennium Farms (Ontario), la Big Cricket Farms (Ohio), l’Aspire Food Group (Texas) e l’All Things Bugs (Georgia).

Inoltre, più di un’azienda sta attualmente producendo alimenti a base di farina di grillo. Le più importanti sono la Chapul (con sede in Salt-Lake City) e la EXO (con base in Brooklyn), grazie alle suddette barrette proteiche.

Anche in questo caso, il mercato della farina di grillo ha dimostrato di essere fertile. Alle suddette aziende, seguono la San Francisco (con sede a Bitty) che produce biscotti alla farina di grillo, e la Six Food (con sede a Cambridge) che produce Chirps, ovvero degli snack a base di legumi, riso e farina di grillo, simili a delle patatine chips.

Fonte: my-personaltrainer.it

Farina di grillo - per la foto si ringrazia

Farina di grillo – per la foto si ringrazia

 

Dice il saggio….

“La gente quando non capisce inventa e questo è molto pericoloso”

Alda Merini

Insalata di finocchi, melagrana, noci e Parmigiano

L’insalata di finocchi, melagrana, noci e Parmigiano è un antipasto leggero e molto saporito. La croccantezza del finocchio e delle noci, ben si abbinano alla dolce acidità della melagrana ed alla sapidità del formaggio grana.

Ottimo per tutte le occasioni, ben si adatta sia a pranzi conviviali tra amici che a cene più formali.

Ora non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone)

  • 1 finocchio di medie dimensioni
  • 1 melagrana
  • 100 gr. di gherigli di noci
  • 100 gr. di Parmigiano Reggiano (o simile) in scaglie
  • 30 gr. di Parmigiano Reggiano grattugiato
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.
  • pepe q.b. (facoltativo)

Per prima cosa pulite e lavate con cura il finocchio. Asciugatelo quindi affettatelo piuttosto sottilmente aiutandovi con una mandolina

Riponete la verdura in una ciotola.

Sgranate la melagrana quindi unitela nella ciotola.

Tagliate i 100 gr di Parmigiano in tocchetti o piccole scaglie che incorporerete agli altri ingredienti.

Aggiungete i 100 gr. di gherigli di noci.

Condite ora il tutto con un poco di olio extravergine d’oliva, un pizzico di sale e (facoltativa) una macinata di pepe.

Mescolate con cura, a questo punto incorporate i 30 gr. di formaggio che avrete grattugiato in precedenza.

Rimestate ulteriormente fino a quando gli ingredienti si saranno perfettamente amalgamati.

Ora non vi resta che impiattare e servire in tavola ai vostri ospiti.

Gradevole leggerezza.

Insalata di finocchi, melagrana, noci e Parmigiano

 

 

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