Crea sito

Risotto alle fragole

Dobbiamo ammetterlo, il risotto alle fragole ci ha sempre, al tempo stesso, intrigato ed intimorito, stuzzicato ed incuriosito. Alla fine ci siamo decisi mettendoci di buona lena ai fornelli sgombrando il campo dalle nostre remore.

Il risultato è stato davvero strabiliante, un primo piatto tipicamente primaverile/estivo dal gusto avvolgente ed invitante.

Semplicissimo da cucinare, vi permetterà si stupire i vostri ospiti senza dover essere per forza degli chef provetti.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 320 gr. di riso (preferibilmente Carnaroli)
  • 250 gr. di fragole di Agribisalta s.r.l.
  • 1 cipolla bianca
  • 100 gr. di crescenza (o stracchino)
  • 60 gr. di vino bianco secco di qualità
  • 1 litro di brodo vegetale (su come prepararlo, cliccate qui)
  • 60 gr. di formaggio grattugiato (Grana o Parmigiano)
  • 20 gr. di burro
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • sale q.b.

Per prima cosa pulite e lavate con cura le fragole quindi asciugatele con un panno da cucina, sbucciate la cipolla che poi andrete a ridurre in un trito.

Procuratevi ora una padella, versatevi un filo di olio extravergine d’oliva, portatelo in temperatura quindi unite la cipolla che soffriggerete fin quando non si sarà dorata.

A questo punto unite il riso, fatelo tostare fin quando non inizierà a diventare “trasparente”.

Nel frattempo, aiutandovi con un tagliere, tagliate le fragole e tocchetti non troppo piccoli (una fragola in 4/6 parti, dipende dalla grandezza).

Tostato il riso, sfumate con il vino bianco, quanto questo sarà evaporato, iniziate la cottura vera e propria aggiungendo al riso, un poco alla volta, il brodo vegetale (su come prepararlo, cliccate qui). Mescolate di tanto in tanto.

Dopo una decina di minuti, incorporate le fragole (ci sono due teorie, chi preferisce inserirle tutte subito e chi metà ora e metà alla fine, noi le abbiamo messe tutte in questo momento della cottura mantenendone alcune per la guarnizione del piatto).

A fuoco basso portate a termine il processo di cottura per ulteriori 10/12 minuti, tempo necessario per mantenere il riso al dente (fate comunque sempre riferimento ai tempi di cottura indicati sulla confezione).

Un paio di minuti prima di spegnere la fiamma, unite la crescenza (o lo stracchino) e, mescolando, fatelo sciogliere in maniera uniforme.

Ottenuta una cottura a puntino, togliete la padella dal fuoco, aggiungete il burro ed il formaggio grattugiato e provvedete alla mantecatura mescolando con delicatezza.

A questo punto il vostro risotto alle fragole è pronto per essere impiattato e servito in tavola ai vostri ospiti.

Successo assicurato.

 

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Risotto alle fragole

Crostini di gorgonzola, fragole e glassa di aceto balsamico

I crostini di gorgonzola, fragole e glassa di aceto balsamico sono un antipasto freddo stuzzicante, intrigante e fuori dall’ordinario. Un modo davvero colorato e simpatico di sorprendere i vostri amici. La forza del gorgonzola, la delicatezza delle fragole e la corposità della glassa creano sul palato un mix di sapori davvero irresistibili.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 6 crostini):

  • 150 gr. di gorgonzola dolce
  • 12/14 fragole di Agribisalta s.r.l.
  • 6 crostini
  • glassa di aceto balsamico q.b.

Il procedimento di preparazione, più che semplice, è elementare.

Per prima cosa, tagliate il pane a fette quindi tostatele su una piastra oppure con l’aiuto di un tostapane. Se volete evitare questo procedimento, come abbiamo fatto noi, procuratevi direttamente dei crostini che si trovano in un qualsiasi supermercato.

Pulite e lavate con cura le fragole quindi sezionatele a tocchetti non troppo piccoli (almeno 1 cm di lato)

Con un coltello spalmate un corposo strato di gorgonzola sul crostino, quindi sistemate sopra le fragole.

Terminate l’opera guarnendo il tutto con un fino sottile di glassa di aceto balsamico.

Il vostro antipasto è ora pronto per essere servito in tavola ai vostri ospiti.

Semplicità e rapidità allo stato puro.

Crostini gorgonzola, fragole e glassa di balsamico

Crostini gorgonzola, fragole e glassa di balsamico

Crostini gorgonzola, fragole e glassa di balsamico

Crostini gorgonzola, fragole e glassa di balsamico

Crostini gorgonzola, fragole e glassa di balsamico

Crostini gorgonzola, fragole e glassa di balsamico

 

 

Susine Santa Clara del Saluzzese – P.A.T.

La S. Clara – nota anche con il nome di Stanley – è un’antica varietà di susino ottenuta nel 1913 negli USA. Fa parte del gruppo dei susini europei (Prunus domestica L.): sono circa un centinaio e vantano una storia ottocentesca. È una varietà rustica e dotata di buona adattabilità a terreni e condizioni difficili; è diffusa in tutto il Saluzzese, dove si spinge anche a altitudini piuttosto elevate.Entrando in vegetazione più tardi rispetto alle altre drupacee, si difende meglio dalle gelate primaverili tardive. Anche per quanto riguarda le esigenze pedologiche questa specie, pur prediligendo i terreni sciolti e profondi e le posizioni soleggiate, dove si sviluppa bene la coltura industriale, si adatta ad una ampia varietà di situazioni sia in collina che in pianura.

Territorio di produzione

La coltivazione è estesa su tutti i comuni dell’areale frutticolo saluzzese, in provincia di Cuneo.

Metodologia di produzione

L’albero è vigoroso o medio vigoroso, a portamento assurgente. L’epoca di fioritura è intermedia e le varietà più utilizzate per l’impollinazione sono President, Prugno d’Italia, Ruth Gerstetter. Si tratta di una varietà produttiva, ma particolarmente soggetta al fenomeno di cascola in pre-raccolta. Il frutto è di buona pezzatura; ha forma ellissoidale lievemente asimmetrica. La buccia è piuttosto spessa; la pruina vela il colore di fondo blu-violetto intenso. La polpa sfuma tra il giallo e il verde, è spicca e discretamente zuccherina. La consistenza soda e la buccia spessa rendono la susina S. Clara del Saluzzese resistente alle manipolazioni in fase di raccolta, confezionamento e commercializzazione. La Susina S. Clara si raccoglie tra agosto e settembre ed è molto apprezzata sui mercati del Piemonte e della Liguria, dove viene consumata preferibilmente fresca. Grazie alla buona presenza di elementi minerali – in particolare Potassio, Calcio e Fosforo – svolge un’importante azione depurativa sull’organismo.

….un po’ di storia

La coltivazione di tale varietà è diffusa da molto tempo nel territorio saluzzese, tanto che non è difficile trovare in tutte le famiglie una ricetta per la conservazione della susina S. Clara.

Curiosità

Le Susine S. Clara, se conservate in condizioni opportune, preservano inalterate le loro caratteristiche anche per 3/4 settimane. Si consuma generalmente allo stato fresco. Le susine possono essere anche essiccate o sciroppate. Una pratica molto diffusa consiste nel cuocere i frutti denocciolati addizionati con zucchero consumandoli ancora caldi. Con le susine si prepara la confettura. Infine, oltre alla conservazione “sotto spirito” e “sotto grappa”, recentemente, si è diffusa la pratica dell’eliminazione del nocciolo e la successiva congelazione dei frutti.

Fonte: www.piemonteagri.it

Susine Santa Clara del Saluzzese P.A.T. – per la foto si ringrazia

Muffin di fragole e cioccolato bianco

Avete a disposizione delle gustose fragole e vi manca un’idea per un dolce veloce ed invitante? Bene, i muffin di fragole e cioccolato bianco sono la ricetta ideale che fa al caso vostro. Ottimi a colazione, eccellenti per una merenda tonificante, sono fantastici anche come fine pasto.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 12/14 muffin):

  • 250 gr. di fragole di Agribisalta s.r.l.
  • 140 gr. di zucchero
  • 140 gr. di cioccolato bianco 
  • 160 gr. di burro
  • 400 gr. di farina
  • 1/2 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 bacca di vaniglia
  • 220 ml di latte intero
  • 1 bustina di lievito in polvere
  • 3 uova
  • 1 pizzico di sale

Per prima cosa, lavate con cura le fragole e tagliatele a tocchetti. Provvedete poi a ridurre il cioccolato bianco in pezzetti. Procuratevi ora una terrina dove andrete ad unire lo zucchero al burro (lasciato ammorbidire a temperatura ambiente). Mescolate il tutto con una frusta (meglio se elettrica) fino ad ottenere un composto cremoso.

A questo punto aggiungete le tre uova, continuate a mescolare incorporando a filo il latte. In un contenitore a parte mescolate il bicarbonato, la farina, i semi della bacca di vaniglia ed il pizzico di sale.

Setacciate ora, un poco alla volta, il miscuglio appena ottenuto unitamente al’impasto di uova, zucchero e burro completato in precedenza. Continuate a miscelare, meglio con un cucchiaio di legno, fin quando gli ingredienti non si saranno perfettamente assorbiti ed avrete ottenuto un composto piuttosto liscio e privo di grumi.

Aggiungete ora prima, il cioccolato bianco, quindi le fragole. Mescolate con cura fino ad ottenere un miscuglio omogeneo.

Procuratevi ora l’apposita teglia da forno con gli stampi da muffin, foderatela con gli appositi pirottini di carta che andrete a riempire (non oltre la metà) con l’impasto ottenuto in precedenza.

Infornate ora a 180° (forno pre-riscaldato) per 35/40 minuti, testatene comunque la cottura usando l’infallibile “metodo dello stecchino”.

Quando i vostri muffin saranno perfettamente dorati in superficie, sfornateli, lasciateli raffreddare, momento in cui saranno pronti per essere serviti ai vostri ospiti.

Una delizia.

Consiglio: i muffin possono essere serviti da soli oppure accompagnati da una marmellata di fragole.

 

 

Muffin di fragole e cioccolato bianco

Muffin di fragole e cioccolato bianco

Muffin di fragole e cioccolato bianco

Muffin di fragole e cioccolato bianco

Muffin di fragole e cioccolato bianco

Muffin di fragole e cioccolato bianco

Muffin di fragole e cioccolato bianco

Muffin di fragole e cioccolato bianco

Muffin di fragole e cioccolato bianco

Muffin di fragole e cioccolato bianco

Muffin di fragole e cioccolato bianco

Muffin di fragole e cioccolato bianco

 

 

Passato di zucca e topinambur

Cercate un primo piatto leggero ma gustoso, rapido ma saziante, delicato ma stuzzicante? Oggi abbiamo trovato la soluzione alla vostre esigenze. Il passato di zucca e topinambur è consigliato per tutte le occasioni, durante tutto il periodo dell’anno. Ottimo se gustato fumante durante la stagione invernale, eccellente se assaporato tiepido nelle stagioni più miti.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4/6 persone)

Per prima cosa pelate la zucca, sbucciare le patate, mondare i porri e pulite con cura i topinambur. Tagliate quindi porri a rondelle, le patate, la zucca ed i topinambur a cubetti.

Procuratevi ora una pentola, piuttosto capiente, dai bordi alti, versatevi un abbondante filo d’olio extravergine d’oliva e poi aggiungete i porri tagliati a rondelle. Fateli appassire a fuoco medio. Unite ora la zucca e le patete a cubetti, mescolate e lasciate insaporire per un paio di minuti quindi ricoprite il tutto con il brodo vegetale.

Coperchiate ora la pentola e cuocete per 35/40 minuti. Se usate una pentola a pressione, le tempistiche di cottura si dimezzano.

Trascorso il tempo, togliete per un attimo la pentola dal fuoco, procuratevi un mixer ad immersione e frullate il miscuglio di verdure fino a renderlo un passato piuttosto denso e cremoso.

Salate e pepate, riportate la pentola sul fuoco e lasciate insaporire per ulteriori 5 minuti.

Il vostro passato di zucca e topinambur è ora pronto per essere servito ai vostri ospiti.

Consiglio: se volete rendere ancora più saporito (anche se molto meno light) il vostro piatto, potete incorporare un cartoccio di panna da cucina.

Passato di zucca e topinambur

Passato di zucca e topinambur

Passato di zucca e topinambur

Passato di zucca e topinambur

Passato di zucca e topinambur

Passato di zucca e topinambur

Passato di zucca e topinambur

 

 

 

Fragolina di San Mauro Torinese – P.A.T.

La Fragolina di S. Mauro è una delle molteplici varietà che appartengono alla specie Fragaria Vesca L., pianta erbacea vivace della famiglia delle Rosacee.
La cultivar presenta frutti di colore rosso vivo a maturazione ed un diametro di 1-1,5 cm. La polpa ha una consistenza carnosa. Il frutto è profumato ed ha un sapore dolce e delicato.

Territorio di Produzione

La zona di produzione comprende i comuni della collina torinese.

Metodologia di coltivazione

La coltivazione della fragolina avviene in terreni collinari ricchi di sostanza organica.
Anticamente, la Fragolina di San Mauro Torinese veniva prodotta coltivando piantine prelevate dai boschi nell’area della collina torinese. L’attuale tecnica colturale prevede il trapianto in tunnel nei mesi di agosto e di settembre, lasciando alcune file senza pacciamatura, per permettere la produzione di stoloni tra le file, che daranno origine alle nuove piantine. Dopo la raccolta, che avviene dalla metà di aprile alla fine di giugno, si procede immediatamente alla cernita ed al confezionamento.

…un po’ di storia

Storicamente, la comparsa della coltivazione della fragolina negli orti della collina torinese risale al 1700. Nel corso degli anni le aree investite si sono ridotte a causa della diminuzione degli agricoltori e ad all’aumento del costo della manodopera.

Fonte: www.piemonteagri.it

Fragolina di San Mauro Torinese P.A.T. – per la foto si ringrazia

Asparago saraceno di Vinchio – P.A.T.

Appartenente alla famiglia delle Liliacee, l’asparago è una specie ortiva perenne le cui parti commestibili sono i turioni, germogli di sapore particolarmente delicato, che si sviluppano dai rizomi sotterranei e possono assumere diverse colorazioni: verdi, bianchi o violetti. I rizomi, detti comunemente zampe, portano le radici e si sviluppano verso l’alto. L’Asparago saraceno di Vinchio ha una colorazione verde scuro ed è carnoso. Si contraddistingue per specifici requisiti di carattere chimico-fisico, organolettico ed estetico che derivano dalla varietà coltivata, dal particolare ambiente pedoclimatico in cui si ottiene e dalla tecnica colturale utilizzata.

Territorio di Produzione

L’area di produzione dell’asparago saraceno coincide con il comune di Vinchio in provincia di Asti.

Metodologia di coltivazione

L’asparago non presenta particolari esigenze in fatto di clima potendo resistere sia alle basse che alle alte temperature; peraltro, va ricordato che ritorni di freddo primaverile possono provocare danni alla qualità dei turioni o ritardo nella fuoriuscita. Sono da preferirsi i terreni sciolti, sabbiosi, ricchi di sostanze organiche, a reazione neutra, profondi, freschi, ben drenati; sono anche tollerati quelli salini. Le operazioni che precedono la preparazione dei solchi comprendono un’aratura profonda, una ripuntura, una lavorazione leggera per interrare i fertilizzanti e l’estirpatura per livellare la superficie. L’asparagiaia necessita di una crescita continua, anche durante l’estate, e per questo motivo si deve irrigare in caso di necessità.
Il primo anno la raccolta dura circa 15 giorni per divenire completa al terzo anno con circa 60 giorni di raccolta.

…un po’ di storia

La denominazione “Saraceno” prende il nome dal “Bricco dei Saraceni” zona vitata in cui ebbe inizio la coltivazione degli asparagi negli interfilari di vite. Durante lo scasso per l’impianto di nuove vigne furono ritrovati resti umani e spade che la fantasia popolare attribuì ai Saraceni. Questo nome fu assegnato da una nota signora della zona che come altri, nel dopoguerra, iniziò a piantare asparagiaie nella speranza di alleviare le difficoltà incontrate col comparto vitivinicolo.

Fonte: www.piemonteagri.it

Asparago Saraceno di Vinchio P.A.T. – per la foto si ringrazia

 

Chips di topinambur al forno microonde

Oggi vi proponiamo una ricetta davvero semplice e rapida da cucinare, un contorno delicato, appetitoso ed un po’ fuori dall’ordinario. Insomma un modo originale per sorprendere i vostri ospiti, grandi o piccoli che siano. Una gustosa e stuzzicante alternativa alle classiche patate fritte o al forno.

Non vi resta che prendere nota e mettervi all’opera.

Ingredienti (dosi per 4 persone):

  • 8 topinambur di medie dimensioni (6/7 grammi in totale) di Agribisalta s.r.l.
  • olio extravergine d’oliva q.b.
  • origano q.b.
  • sale q.b.
  • salse (a piacere)

La preparazione è elementare. Pulite con cura i topinambur, potete scegliere solo di spazzolarli con estrema cura (come si fa con i tartufi), oppure di pelarli.

Ultimata l’operazione, procuratevi una mandolina e riducete la verdura in fette piuttosto sottili.

Foderate ora il piatto da forno del vostro microonde con un foglio dell’apposita carta quindi disponetevi sopra i topinambur affettati, irrorate con un poco di olio extravergine d’oliva, spolverizzate con dell’origano essiccato, salate con moderazione.

Mettete quindi a cuocere (in modalità CRISP) per una dozzina di minuti, mescolando di tanto in tanto le chips, premurandovi di cuocere comunque fin quando i topinambur non risulteranno piuttosto croccanti e dorati.

Spegnete ora il forno ed impiattate (possibilmente meglio di come abbiamo fatto noi…) ed abbinate in accompagnamento le salse che meglio preferite.

Gustosa alternativa.

Chips di topinambur al forno microonde

Chips di topinambur al forno microonde

Chips di topinambur al forno microonde

Chips di topinambur al forno microonde

Chips di topinambur al forno microonde

Fragole di San Raffaele Cimena – P.A.T.

Le Fragole di San Raffaele Cimena sono costituite per lo più da cultivar con frutto di pezzatura grossa e, solo in minima parte, sono presenti fragole di pezzatura piccola, notoriamente denominate “fragole di bosco”. Attualmente sono presenti le varietà Cesena, Addie, Moneoye, fino alle più recenti Favette, Dana, Miss, Idea, Gea e Maya. Quest’ultima costituisce la varietà più interessante: una cultivar precoce dal frutto di forma conico-allungata regolare, di colore rosso brillante e buona consistenza della polpa, con piante di media vigoria e di elevata produttività.

Territorio di produzione

L’area di produzione si concentra nella fertile pianura di San Raffaele Cimena in provincia di Torino, denominata “La Piana”.

Metodologia di coltivazione

La coltura viene praticata su terreno pacciamato da film plastico nero per contenere le malerbe.
La raccolta avviene da metà aprile per le cultivar precoci in coltura protetta e fino a metà giugno per le colture in pieno campo.La coltura annuale è la più diffusa, solo nei piccoli appezzamenti si pratica la coltura biennale.
Le varietà coltivate sono adatte anche ai trasporti e ad eventuale conservazione.

….un po’ di storia

La tradizione ortofrutticola della zona di San Raffaele Cimena risale al Basso Medioevo.
Nel secolo scorso i prodotti locali divennero le primizie dei mercati generali di Torino e del mercato di Chivasso. Nel 1953, viene istituito, nella piazzetta di “San Bernardo”, il “Mercato delle fragole e delle ciliegie”, ora non più esistente, dove, in realtà, venivano commercializzati tutti i prodotti ortofrutticoli del paese. Negli Anni ’70, in occasione della Festa Patronale, si istituì una Mostra Mercato dei prodotti ortofrutticoli locali.

Fonte: www.piemonteagri.it

Fragole di San Raffaele Cimena P.A.T. – per la foto si ringrazia

Fragola Profumata di Tortona – P.A.T.

La Fragola Profumata di Tortona, botanicamente nota come Fragaria moschata – rappresenta una particolare specie di fragola. Originaria delle foreste dell’Europa centrale, questa fragola è più grande della fragolina di bosco (Fragaria vesca), ma più piccola delle comuni varietà commercializzate, che appartengono all’incrocio Fragaria x Ananassa. È una specie dioica, presenta infatti piante con fiori staminiferi (maschili) e piante con soli fiori pistilliferi (femminili). Una delle caratteristiche che più contraddistingue la Fragola profumata di Tortona è il suo peculiare aroma floreale, lievemente speziato, con accenni di miele, muschio e vino, che si discosta decisamente da quello delle altre fragole. Questo aroma è talmente intenso che bastano pochi frutti per avvolgere l’ambiente circostante.

Territorio di produzione

La zona di produzione comprende la collina e la zona montana del Tortonese in provincia di Alessandria.

Metodo di produzione

La Fragola di Tortona può essere coltivata sia in aiuola, metodo tradizionale, sia su suolo pacciamato.
Il periodo di raccolta, che dura 15-20 giorni circa, avviene alla fine del mese di maggio.

…un po’ di storia

La coltivazione della fragola nella campagna tortonese ha origini molto antiche. Già la cronaca di Tortona di Tormeno Berruti, scritta alla fine del Cinquecento (scoperta e pubblicata solo recentemente) ci presenta un interessante e curioso quadro delle coltivazioni agricole allora praticate nel tortonese. Tra i prodotti più significativi sono ricordate le “fravole o magiostre”, come viene indicata nel dialetto locale. Questo termine è diffuso su una ristretta area compresa tra il Monferrato, la Lomellina ed il Piacentino, ma anche in altre zone d’Europa, come ad esempio nei Paesi Baschi e nella Francia meridionale (Linguadoca).In un atto del 1631 è citata la strada tortonese chiamata “Fragolaria”, presso la Chiesa di San Rocco, mentre alla fine del settecento Lorenzo Vechini, nell’opera “La salubrità del clima di Tortona” (1789), ricorda la fragola tra i principali prodotti degli orti tortonesi. Infine in una relazione inviata nel 1877 dal sindaco di Tortona Davide Negro al sottoprefetto, sulla “coltivazione degli orti e dei pomeri”, è citata la fragola tra i prodotti che gli ortolani tortonesi vendono nei vicini mercati della media e dell’alta Valle Scrivia (in particolare a Novi Ligure), un territorio notoriamente povero di terreni coltivati ad orto. Ai primi del novecento la fragola di Tortona gode di una certa notorietà nei territori vicini, dall’Alessandrino al Pavese e risulta molto ricercata.A dare un nuovo impulso ed un nuovo mercato alla fragola contribuirono notevolmente la Mostra di frutticoltura, agricoltura e floricoltura del Circondario di Tortona (1924) ed ancor più la seconda mostra regionale piemontese tenutasi a Tortona nell’autunno del 1926 ed inaugurata dal principe ereditario Umberto di Savoia. In quegli anni la fragola era ricercata dai numerosi ristoratori di Tortona, Novi ed Alessandria, il che contribuì a darle una più ampia fama.Nel 1931 fu costituito un consorzio dei fragolicoltori con apposito regolamento che disciplinava il confezionamento e la commercializzazione del prodotto. La fama della fragola tortonese superò anche i confini locali: richieste del prodotto giunsero da Roma, come pure da Colonia e da Berlino mentre su richiesta di commercianti svizzeri notevoli quantità di fragole venivano spedite via ferrovia nel Canton Ticino. Tale florido periodo durò un ventennio. La sua coltivazione ebbe un declino negli anni del boom economico ma, fortunatamente, la sua coltivazione è stata ripresa negli ultimi anni.

Per saperne di più:

  • Consorzio per la valorizzazione e la tutela della Fragola di Tortona

    c/o Comune – Corso Alessandria, 62 – 15057
    TORTONA (AL)

Fonte: www.piemonteagri.it

Fragola Profumata di Tortona P.A.T. – per la foto si ringrazia

Search
Categories